SRI BRAHMA-SAMITA

Sri Brahma-samita

SUA DIVINA GRAZIA

SRILA BHAKTISIDDHANTA SARASVATI GOSVAMI THAKURA

PREFAZIONE

La condotta materialistica non può estendersi fino a raggiungere l’Autocrate trascendentale, che da sempre invita le anime cadute e condizionate ad associarsi con Lui attraverso la devozione, ossia l’eterno spirito di servizio. Le attrazioni fenomeniche spesso inducono gli esseri senzienti a godere di una situazione variegata che è proprio l’opposto del monismo indifferenziato. Le persone sono così abituate a indulgere in speculazioni transitorie che lo fanno anche quando devono educare se stesse ad andare oltre l’ambito empirico o l’area sperimentale. Spesso l’aspetto esoterico le sprona a individuare l’immanenza nella loro ricerca esterna delle cose mutevoli e transitorie. Questo impulso le porta a fissare la posizione dell’immanente in un’entità impersonale e indeterminata, della quale non è possibile trovare traccia neanche smuovendo cielo e terra con i sensi organici.

I versi di quest’opuscolo aiuteranno certamente tali anime confuse nel loro cammino verso la personalità dell’immanente che si trova al di là del loro potere d’investigazione sensoriale. La prima stanza di questa pubblicazione rivoluzionerà le loro idee preconcette, quando la denominazione dell’Assoluto sara presentata come “Krsna”. Probabilmente la loro mente speculativa mostrerà la tendenza a proporre una denominazione attributiva diversa per designare l’oggetto sconosciuto. Preferiranno etichettarLo secondo la loro esperienza come ‘il creatore dell’universo”, “l’entità oltre il fenomenico” – ben lontano dall’assomigliare a un qualunque oggetto presente in natura e privo di qualsivoglia trasformazione. Insisteranno sul fatto che la sorgente di ogni cosa non ha alcuna designazione concepibile, tranne che mostrare l’indicazione di un oggetto invisibile, inudibile e intoccabile, impercettibile e inodore. Tuttavia non desisteranno dall’esaminare quell’oggetto con la loro scarsa esperienza. Il ricercatore interessato si troverà ad anelare alle testimonianze lasciate da dotti eruditi su visioni allucinatorie di natura barbara. Mettendo a confronto i differenti nomi proposti dalle diverse correnti di pensiero, un particolare giudice deciderà in favore di un appellativo che si adatti meglio di tutti gli altri alle sue specifiche e limitate fantasie. La mentalità schiava di un individuo lo indurrà a lanciare invettive contro coloro che gli chiederanno di rivelare i motivi della sua decisione. Per porre rimedio a questo male gli Inni del progenitore riconosciuto dei fenomeni sarebbero di grande aiuto nella questione della terminologia, perché possiedono il potere necessario a dissipare ogni sorta d’immaginazione scaturita da una sperimentazione dei fenomeni basata sui tentativi di sfruttamento degli stessi.

II primo Inno stabilirà la supremazia della Verità Assoluta, se il substratum di quest’ultima non sarà colpito dai proiettili del tempo limitato, dell’ignoranza, del senso di malessere nonché dal riconoscere nella Stessa l’effetto piuttosto che la causa prima. Ci si compiacerà allora di osservare che l’oggetto della definizione comune è l’eccellente Signore Supremo Sri Krsna, che Si è incarnato eternamente nella Sua onnipresenza, nella conoscenza perfetta, onnipervadente e piena di felicità, come la sorgente stessa di tutte le cause prime del tempo infinito e senza inizio, Colui che provvede alle necessità di tutti gli esseri, sia mondani che trascendentali.

Le linee che seguono definiranno i diversi aspetti dell’Assoluto, nient’altro che emanazioni della sorgente suprema, Krsna, l’Entità attraente per eccellenza. Inoltre, la proclamazione derivativa della terminologia indicherà il piano della felicità trascendentale illimitata e ininterrotta, e la terminologia stessa è la fonte delle due componenti che vanno sotto i nomi di causa efficiente e causa materiale. Il nome trascendentale “Krsna” è conosciuto come la personificazione di tutti gli eterni rasa trascendentali e anche come l’origine di tutte le concezioni eclissate di rasa interrotti, presenti nella mentalità degli esseri animati, concezioni che vengono rappresentate con successo dai letterati e dai rétori per la nostra speculazione mondana.

I versi della Brahma-samhita sono una delucidazione completa sull’origine delle concezioni fenomeniche e noumeniche. Gli Inni della prima potenza incarnata hanno affrontato in pieno le speculazioni immaginative delle diverse scuole di pensiero occupate a fornire un’apparenza esterna a un’elucubrazione esoterica che non ha alcuna attinenza con il vero aspetto eterno della manifestazione dell’immanente trascendentale, immutabile e immortale. Gli Inni trattano inoltre dei differenti aspetti parziali della Personalità dell’Assoluto, il Quale è alquanto lontano dalla concezione di coloro che godono di questo mondo fenomenico.

Un’attenzione accurata e uno studio comparato delle preminenti concezioni e scuole di pensiero darà sollievo e illuminazione a tutti – sia che si tratti di materialisti, di atei convinti, di agnostici, di scettici, di naturalisti o di panteisti – occupati coi loro sforzi speculativi nella conoscenza di sole tre dimensioni.

Quest’opuscolo è soltanto il quinto capitolo degli Inni di Brahma, riportati in cento capitoli. Il Signore Supremo, Sri Caitanya, ha preso questo capitolo dal tempio di Adi Kesava, a Tiruvattar, un villaggio dipendente dal governo di Travancore, per il conforto di tutti coloro che amano Dio, e in special modo per coloro che amano Krsna in questa giurisdizione condizionata. La Brahma-samhita può essere facilmente paragonata a un altro libro che va sotto il nome di Srimad Bhagavatam. Sebbene gli sia stato dato un posto nel pantheon dei Purana, il Bhagavatam avvalora la stessa idea di questo Pancaratra. I devoti dovrebbero considerare che questi due libri si riferiscono all’identico Krsna, la sorgente di tutte le entità trascendentali e mondane, che possiede la potenza di manifestazione della varietà totale.

Le aspersioni di calunnia sono confinate al mondo limitato, mentre la trascendenza non può dare accesso a simili angolosità, perché è un angolo di centottanta gradi, ossia privo di discrepanze angolari.

L’editore è trascinato nella dimensione della gratitudine quando si esaminano i magazzini della sua pubblicazione. Thakura Bhaktivinoda ha dato un commento chiarificatore in lingua bengali sul concetto della più sublime sorgente di tutte le entità, e uno dei suoi fedeli seguaci l’ha reso in inglese allo scopo di diffonderlo. Le traduzioni e le spiegazioni si rifanno ai precedenti scritti di Srila Jiva Gosvami, un seguace contemporaneo del Signore Supremo, Sri Krsna Caitanya. Le aspirazioni emotive di chiunque sia interessato a conseguimenti teologici puri troverà onesta quando leggerà attentamente i testi di quest’opuscolo. L’indagine materialista spesso continua affermando che la concezione provinciale di teismo ha reso la rappresentazione dell’unità trascendentale con una faccia diversificata, alquanto opposta alla considerazione etica della regione limitata. Ma noi ci dissociamo da tali considerazioni erronee quando otteniamo una prospettiva della trascendenza manifestata allontanando ogni storicità o iniziativa allegorica di sorta. Tutto il nostro spirito di godimento dovrebbe prendere una direzione diversa quando teniamo conto dell’Entità trascendentale che ha esasperato le fragilità e le limitazioni della natura. Sollecitiamo dunque lo spirito più gioioso dei lettori attenti a concentrarsi in modo particolare sull’importanza della trascendenza manifesta in Krsna.

Si è creduto necessario pubblicare questo libretto per coloro che conoscono l’inglese e sono interessati all’apice delle verità trascendentali nelle loro fasi manifeste. Il tema delineato nei testi di questo libro è del tutto diverso dalla montagna di letteratura poetica mondana, in quanto quest’ultima è confinata nell’ambito della nostra limitata aspirazione sensoriale. Il libro fu trovato nel Sud circa quattro secoli fa ed è nuovamente portato alla luce nello stesso Paese dopo un lungo lasso di tempo, proprio come l’adorazione della dea Ganga Devi si compie offrendole la sua stessa acqua.

SIDDHANTA SARASVATI

Shri Gaudiya Math, Calcutta,

1 agosto 1932

VERSO 1

isvarah paramah krsnah

sac-cid-ananda-vigrahah

anadir adir govindah

sarva-karana-karanam

isvarah: il controllore; paramah: supremo; krsnah: Sri Krsna; sat: che include l’esistenza eterna; cit: la conoscenza assoluta; ananda: e la felicita assoluta; vigrahah: la cui forma; anadih: senza inizio; adih: l’origine; govindah: Sri Govinda; sarva-karana-karanam: la causa di tutte le cause.

TRADUZIONE

Krsna, conosciuto col nome di Govinda, è Dio, la Persona Suprema. Ha un corpo spirituale eterno di beatitudine. È l’origine di ogni cosa, ma non ha origi­ne. È la causa prima di tutte le cause.

SPIEGAZIONE

Krsna è la nobile Entità Suprema che possiede un nome eterno, una forma eterna, attributi eterni e divertimenti eterni. Il nome stesso, “Krsna”, sottintende il Suo carattere di attrattiva amorosa, perché con il Suo nome eterno Egli esprime l’apogeo dell’essere. Il Suo corpo eterno, di una stupenda carnagione blu-paradisiaco e risplendente con l’intensità della conoscenza sempre viva, porta un flauto in entrambe le mani. Mentre la Sua inconcepibile energia spirituale si estende ovunque, Egli conserva la Sua affascinante altezza media grazie ai Suoi peculiari strumenti spirituali. La Sua individualità suprema, in cui tutto si accomoda, si manifesta amabilmente nella Sua forma eterna. La presenza concentrata della totalità del tempo, la conoscenza rivelata e la felicità inebriante hanno la loro bellezza in Lui. La porzione di Se stesso manifestata nella sfera mondana è conosciuta come Paramatma onnipresente, Isvara (il Signore Supremo), o Visnu (il Sostegno Supremo). È evidente dunque che Krsna è il solo Dio Supremo. Il Suo corpo spirituale unico e senza rivali, di un fascino insuperabile, è eternamente svelato con i Suoi innumerevoli strumenti spirituali (sensi) e incalcolabili attributi che mantengono la loro posizione specifica e nel contempo si adattano per il Suo inconcepibile potere di conciliazione. Questa stupenda figura spirituale è identica a Krsna, e l’entità spirituale Krsna è identica alla Sua figura.

La stessa entità intensamente armonizzata di presenza eterna e di felice cognizione è l’affascinante punto di arrivo o icona trascendentale. Ne consegue che la concezione di una magnitudine indistinta e senza forma (Brahman), che è una rappresentazione apatica e sbiadita della felicità cognitiva, è una mera penombra dello splendore intensamente armonico dei tre fattori concomitanti, cioè la beatitudine, la sostanza e la conoscenza. L’icona trascendentale manifestata, Krsna nel Suo aspetto originale, è lo sfondo primordiale dell’infinito e immenso Brahman e dell’Anima Suprema onnipresente. Krsna, nella vera visione dei Suoi variegati divertimenti, quali il proprietario di mucche trascendentali, il capo dei mandriani, il consorte delle giovani mungitrici, il governatore della dimora trascendentale in Terra (Gokula) e l’oggetto di adorazione per i residenti trascendentali delle bellezze di Goloka, è Govinda. Egli è la causa prima di tutte le cause che sono gli agenti dominanti e dominati dell’universo. Lo sguardo della Sua porzione frazionaria proiettata che dimora nella sacra acqua originale, l’Anima Suprema in persona o Paramatma, dà luogo a una potenza secondaria, la natura creatrice di questo universo materiale. Questa energia intermedia dell’Anima Suprema genera le anime individuali come il sole espande i suoi raggi.

Questo libro è un trattato su Krsna; il proemio inizia dunque con l’invocazione del Suo nome.

VERSO 2

sahasra patra-kamalam

gokulakhyamkhyarrc mahat padam

tat-karnikaram tad-dhama

tad-anantamsa-sambhavam

sahasra patra: che possiede mille petali; kamalam: un loto; gokula-akhyam: conosciuta come Gokula; mahat padam: la localita eletta; tat: di quel (loto); karnikaram: il centro; tat: Sua (di Krsna); dhama: la dimora; tat: quella (Gokula); ananta: del Suo aspetto infinito, Balarama; amsa da una parte; sambhavam: prodotta.

TRADUZIONE

[Nel secondo verso è descritto il luogo spirituale dei passatempi trascendentali di Krsna]. L’eccelsa resi­denza di Krsna, conosciuta come Gokula, ha migliaia di petali e una corolla simile a quella di un fiore di loto che si apre da una parte del Suo aspetto infinito, il cui centro è la dimora stessa di Krsna.

SPIEGAZIONE

Gokula, come Goloka, non è un piano materiale creato, ma una natura sconfinata che da forma all’espressione della potenza senza limiti di Krsna e della Sua manifestazione di espansione. Baladeva è il sostegno principale di tale energia. L’entità trascendentale di Baladeva ha due aspetti: una manifestazione spirituale infinita e uno spazio dall’infinita capacità di accogliere oggetti grossolani non senzienti. Il delineamento uni-quadrantale dell’universo materiale sara trattato al momento opportuno; ora parliamo dell’estensione tri-quadrantale dell’infinito campo trascendentale cui appartengono le onnipotenti, illacrimate, imperiture, inafferrabili e illimitate situazioni di luce, che sono una maestosa fogliazione del tutto spirituale. Proprio questa estensione maestosa rappresenta l’aspetto manifestato nobile e ricco dell’ancor più vasta regione senza limiti, ossia di una più ampia atmosfera, che ha la sua posizione di splendore completamente al di là della dimensione mondana, sull’altra riva del Viraja, circondata dalla radiosità del Brahman, l’entità indifferenziata. Questo maestoso potere di spirito illimitato si dispiega sulla porzione superiore della sfera luminosa estendendosi nella bellissima Gokula, o nell’eternamente esistente Goloka, abbellita oltre ogni immaginazione dallo spettacolo variegato della luce. Alcuni indicano questa regione come la dimora del Narayana Supremo, la sorgente originale. Gokula, che è identica a Goloka, è dunque il piano supremo. La stessa dimensione risplende come Goloka e come Gokula rispettivamente per la loro collocazione superiore o trascendentale e inferiore o mondana.

Nel suo Brhad-bhagavatamrta, che racchiude l’essenza finale di tutti i libri istruttivi, Sri Sanatana Gosvami ci ha detto: “Egli mostra i Suoi divertimenti qui, su questa Terra, come ha l’abitudine di fare a Goloka. La differenza tra i due piani sta solo nella loro posizione, rispettivamente in alto e in basso; in altre parole, Krsna ricopre esattamente lo stesso ruolo sia a Goloka, sia sul piano mondano di Gokula. Non c’è praticamente alcuna diversità tra Gokula e Goloka, a parte il fatto che ciò che esiste nella forma di Goloka nella regione superiore esiste come Gokula sul piano mondano quando Krsna vi esibì le Sue variegate attività. “Anche Sri Jiva Gosvami ha impresso la stessa verità nel Bhagavat sandarbha (parte dei sei trattati che vanno sotto il nome di Sandarbha), al fine di affermare che il piano di Goloka-Vrndavana è la dimora eterna di Krsna. Sebbene Goloka e Vrndavana siano tutt’uno, non differenti l’una dall’altra, l’energia inconcepibile di Krsna ha reso Goloka l’apice del regno spirituale e ha fatto di Gokula, nel distretto di Mathura, una parte del piano mondano, anch’essa manifestazione della vibhúti (maestosita primaria) tri-quadrantale.

La scarsa comprensione umana non può in alcun modo concepire come l’estesa dimensione tri-quadrantale, che si trova al di là di ogni umano intendimento, possa essere accolta nel limitato e inferiore universo materiale dall’ampiezza uni-quadrantale. Gokula è un piano spirituale, perciò la sua posizione di conformità alla regione dello spazio e del tempo materiale non è ristretta in alcun modo, bensì è manifestata illimitatamente con la sua proprietà di totale sconfinatezza. Tuttavia, le anime condizionate sono inclini a sostenere una concezione materiale di Gokula basandosi sui loro miseri sensi, per trascinarla sotto il loro livello intellettivo.

Sebbene l’occhio dell’osservatore sia impedito dal vedere il sole a causa della presenza di una nuvola, e benché la piccola nuvola non possa mai veramente coprire il sole, la visione offuscata percepisce in apparenza il sole coperto da una nuvola. Nello stesso identico modo, le anime condizionate accettano Gokula come un pezzo di terra misurabile, e ciò a causa della loro intelligenza e delle loro decisioni ottenebrate, come lo sono i loro sensi. Possiamo vedere Gokula da Goloka, che è eterna. Anche questo è un mistero. Il conseguimento della beatitudine finale implica il successo nel conseguimento del proprio sé eterno. Il successo nell’identificare il vero sé è, in ultima analisi, raggiunto quando la copertura delle spire grossolane e sottili che avvolgono le anime condizionate è rimossa per il dolce volere di Krsna. In ogni caso, la visione di Goloka diversa da Gokula rimarrà finché non si sarà raggiunto il successo nella devozione pura. Il piano trascendentale della manifestazione spirituale infinita, con migliaia di petali e una corolla come quella del fiore di loto, è Gokula, l’eterna dimora di Krsna.

VERSO 3

karnikaram mahad yantram

sat-konam va jra-kilakam

sad-anga-sat padi-sthanam

prakrtya purusena ca

premananda-mahananda­-

rasenavasthitam hi yat

jyoti-rúpena manuna

kama-bijena sangatam

karnikaram: il centro; mahat: grande; yantram: figura; sat konam: un esagono; vajra: come un diamante; kilakam: il supporto centrale; sat-anga-sat-padi: del mantra di diciotto sillabe con sei divisioni; sthanam: il luogo della manifestazione; prakrtya: insieme all’aspetto predominato dell’Assoluto; purusena: insieme all’aspetto predominante dell’Assoluto; ca: anche, prema-ananda: della felicita nell’amore per Dio; maha­ananda: del grande giubilo trascendentale; rasena: con il rasa (l’emozione spirituale); avasthitam: situato; hi: certamente; yat: il quale; jyotih-rúpena: trascendentale; manuna: con il mantra; kama-bijena: con il kama-bija (klim); sangatam: unito.

TRADUZIONE

Il centro di quel trascendentale fiore di loto è il re­gno in cui dimora Krsna. Ha una configurazione esa­gonale la residenza dell’aspetto predominato e di quel­lo predominante dell’Assoluto insiti in Esso. Come un diamante, la figura portante centrale di Krsna, che risplende di luce propria, si erge come sorgente spi­rituale di tutte le potenze. Il santo nome, costituito da diciotto lettere trascendentali, si manifesta in una struttura esagonale con sei divisioni.

SPIEGAZIONE

I passatempi trascendentali di Krsna sono di due tipi: manifestati e non manifestati. I passatempi di Vrndavana visibili agli occhi mortali sono i lila manifestati di Sri Krsna, e ciò che non è visibile è il Suo lila non manifestato. Il lila non manifestato è sempre visibile a Goloka e lo stesso lila è visibile agli occhi umani in Gokula, se Krsna lo desidera. Nel suo Krsna-sandarbha, Sri Jiva Gosvami Prabhu dice: “I passatempi non manifestati sono espressi nei krsna-lila manifestati e i goloka-lila sono i passatempi non manifestati di Krsna visualizzati dal piano mondano”. Quest’affermazione è corroborata anche da Sri Rupa nel suo Bhagavatamrta. La progressiva manifestazione trascendentale di Gokula è Goloka. Perciò Goloka è la stessa maestosa manifestazione di Gokula. I passatempi eterni di Sri Krsna, sebbene invisibili a Gokula, sono manifestati eternamente a Goloka. Goloka è la maestosa manifestazione trascendentale di Gokula. Le manifestazioni dei passatempi invisibili di Krsna in relazione alle anime condizionate sono di due tipi:

1) L’adorazione attraverso il canale dei mantra (suoni trascendentali auto-dedicatori, liberatori e recitati in modo impercettibile).

2) Il flusso spontaneo dell’amore spirituale per Krsna che sgorga dal cuore.

Sri Jiva Gosvami ha detto che l’adorazione mediante il mantra è possibile se compiuta in modo continuativo nel posto giusto, quando è limitata a un passatempo. Questa manifestazione meditativa di Goloka è il passatempo a cui si assiste con l’adorazione di Krsna mediante il mantra. Inoltre, i passatempi svolti su piani diversi e in differenti stati d’animo sono autocratici in modi diversi; da cui svarasiki, cioè flusso spontaneo d’amore spirituale per Krsna che sgorga dal cuore. Questo sloka contiene un duplice significato. Il primo indica che nel passatempo a cui si assiste con l’adorazione mediante il mantra che consiste di diciotto lettere trascendentali, le parole trascendentali contenute nel suddetto mantra rappresentano la manifestazione di un unico lila di Krsna anche quando non sono allineate. Per esempio, klim krsnaya govindaya gopiijana-vallabhaya svaha. Si tratta di un mantra esagonale che consiste di sei parole trascendentali: (1) krsnaya; (2) govindaya; (3) gopijana; (4) vallabhaya; (5) sva; (6) ha. Queste sei parole trascendentali, quando messe in giustapposizione, indicano il mantra.

Il grande e trascendentale meccanismo esagonale è come segue. Il seme principale, klim, è situato nel congegno come perno centrale. Chiunque abbia nella sua mente l’idea di un simile strumento e concentri il suo pensiero su tali entità spirituali può ottenere, come Candradhvaja, la conoscenza del principio cognitivo. Il termine sva indica ksetrajna, cioè colui che ha familiarita con il proprio sé interiore, e il termine ha indica la natura trascendentale. Questo significato del mantra è stato confermato anche nello Sri Hari-bhakti-vilasa. Il significato generale è il seguente: chiunque desideri entrare nei passatempi esoterici di Krsna deve praticare il Suo servizio trascendentale e parallelamente coltivare la conoscenza devozionale a Lui relativa. (1) krsna-svarúpa -il Sé di Krsna; (2) krsnasya cin-maya-vraja-lila-vilasa- svarupa – la vera natura dei passatempi trascendentali di Krsna a Vraja; (3) tat-parikara-gopijana-svarúpa – la vera natura dei Suoi compagni spirituali a Vraja, ossia i mandriani e le mandriane spirituali; (4) tad-vallabha – la vera natura dell’auto-sottomissione a Krsna sulle orme delle mungitrici spirituali di Vraja; (5) Krsna cid-(jnana)-svarúpa – la vera natura della conoscenza spirituale presente nell’anima individuale pura; (6) cit-prakrtir arthat krsna-seva-svabhava – la vera natura del trascendentale servizio a Krsna è tale che la relazione esoterica si stabilisce al risveglio della propria cognizione pura. Il significato è che il rasa è unicamente il servizio trascendentale al rifugio centrale, Sri Krsna, come aspetto predominante dell’Assoluto, servizio reso dal proprio ego nel ruolo di servitrice spirituale appartenente alla meta predominata del tutto assoluto, e offerto con devozione pura nella forma della completa auto-sottomissione. Il passatempo a Goloka o a Gokula durante la fase del progresso devozionale è l’adorazione meditativa mediante il mantra, mentre nello stadio di perfezione i passatempi si manifestano come sfrenate esultanze trascendentali. Questo è l’autentico aspetto di Goloka o Gokula, che verra reso più esplicito a tempo debito. Le parole jyoti rúpena manuna [Brahma­-samhita 5.3] indicano che il significato trascendentale viene espresso nel mantra, grazie al quale, sulla base del desiderio trascendentale di amare Krsna e in più servendoLo, ci si stabilisce nell’amore eterno per Krsna. Tali passatempi eterni sono sempre manifesti a Goloka.

VERSO 4

tat-kinjalkam tad-amsanam

tat-patrani sriyam api

tat: di quel (loto); kinjalkam: i petali; tat-amsanam: delle Sue (di Krsna) minute porzioni o frammenti; tat: di quel (loto); patrani: le foglie; sriyam: delle gopi (capeggiate da Srimati Radharani); api: anche.

TRADUZIONE

Il centro di quell’eterno regno di Gokula è la dimo­ra esagonale di Krsna. I suoi petali sono la residenza delle gopi, parti integranti di Krsna, al Quale sono de­vote nel modo più amorevole e col Quale condividono una similitudine nell’essenza. I petali brillano mera­vigliosamente come tante pareti. Le foglie che si esten­dono da quel loto sono il dhama o dimora spirituale, simile a un giardino, di Sri Radhika, la più amata da Krsna.

SPIEGAZIONE

La Gokula trascendentale ha la forma di un fiore di loto. Il mondo eterno è come una figura esagonale; al centro si trovano le entità di Sri Radha-Krsna, che appaiono nella forma di un mantra costituito di diciotto lettere trascendentali. Le molteplici manifestazioni che emanano dalla potenza cit vi sono presenti con al centro le suddette entità. Sri Radha-Krsna è la causa prima, il seme stesso. La Gopala-tapani afferma che “omkara” sta a indicare il Gopala onnipotente con la Sua potenza, e che “klim” equivale a omkara. Ne deriva che il kama bija, ossia la causa primaria dell’amore totale, è connotativo delle entità di Sri Radha-Krsna.

VERSO 5

catur-asram tat-paritah

svetadvipakhyam adbhutam

catur-asram catur-múrtes

catur-dhama catus-krtam

caturbhih purusarthais ca

caturbhir hetubhir vrtam

súlair dasabhir anaddham

úrdhvadho dig-vidiksv api

astabhir nidhibhir justam

astabhih siddhibhis tatha

manu-rúpais ca dasabhir

dik-palaih parito vrtam

syamair gaurais ca raktais ca

suklais ca parsadarsabhaih

sobhitam saktibhis tabhir

adbhutabhih samantatah

catuh-asram: sito quadrangolare; tat: quella (Gokula); paritah: che circonda; sveta-dvipa: Svetadvipa (l’isola bianca); akhyam: denominata; adbhutam: misteriosa; catuh-asram: quadrangolare; catuh-múrteh: delle quattro espansioni primarie (Vasudeva, Sankarsana, Pradyumna e Aniruddha); catuh-dhama: consistente in quattro dimore; catuh-krtam: divisa in quattro parti; caturbhih: dei quattro; purusa-arthaih: requisiti umani; ca: e; caturbhih: delle quattro; hetubhih: cause, o basi di conseguimento; vrtam: avvolta; súlaih: con tridenti; dasabhih: dieci; anaddham: fissata; úrdhva-adhah: in alto e in basso (lo zenith e il nadir); dik: (nelle) direzioni (nord, sud, est e ovest); vidiksu: e nelle direzioni intermedie (nord est, sud est, sud ovest e nord ovest); api: anche; astabhih: di otto; nidhibhih: gioielli; justam: dotata; astabhih: di otto; siddhibhih: perfezioni mistiche (anima, laghima, prapti, prakamya, mahima, isitva, vasitva e kamavasayita); tatha: anche; manu-rúpaih: nella forma di mantra; ca: e; dasabhih: da dieci; dik-palaih: protettori delle direzioni; paritah: tutt’intorno; vrtam: circondata; syamaih: blu; gauraih: gialla; ca: e; raktaih: rossa; ca: e; suklaih: bianca; ca: anche; parsada rsabhaih: con i compagni più elevati; sobhitam: brillante; saktibhih: con potenze; tabhih: quelle; adbhutabhih: straordinarie; samantatah: da ogni lato.

TRADUZIONE

[In questo verso è descritto il piano esterno che circonda Gokula]. Esiste un luogo misterioso di for­ma quadrangolare chiamato Svetadvipa, che circon­da la parte periferica di Gokula. Svetadvipa è divisa in quattro parti su ogni lato. Le dimore di Vasudeva, Sankarsana, Pradyumna e Aniruddha sono situate se­paratamente in ognuna di queste quattro parti. Que­ste quattro residenze distinte sono avvolte ciascuna dai quattro requisiti umani, la pieta, la ricchezza, la passione e la liberazione, e anche dai quattro Veda, cioè il Rg, il Sama, lo Yajur e l’Atharva, che trattano del mantra e che sono la base del conseguimento dei quattro requisiti mondani. Dieci tridenti sono fissati nelle dieci direzioni, inclusi lo zenith e il nadir. Le otto direzioni sono decorate con gli otto gioielli Mahapad­ma, Padma, Sankha, Makara, Kacchapa, Mukunda, Kunda e Nila. Dieci sono i protettori [dik pala] delle dieci direzioni, nella forma di mantra. Le personalità dalla carnagione blu, gialla, rossa e bianca e le straor­dinarie potenze che portano il nome di vimala, e altre, brillano su ogni lato.

SPIEGAZIONE

Gokula è innanzitutto la sede dell’amore trascendentale e della devozione. Perciò Yamuna, Sri Govardhana, Sri Radha-kunda e altri siti del Vraja-mandala terrestre si trovano all’interno di Gokula. Ricordiamo che tutta la maestosita di Vaikuntha vi è manifestata e si estende in tutte le direzioni. I passatempi delle quattro manifestazioni propagatrici esistono tutti la nelle loro collocazioni appropriate. Il paravyoma Vaikuntha si estende dall’esternazione delle quattro manifestazioni propagatrici. La liberazione così com’è a Vaikuntha e la pieta, la ricchezza e la passione della gente dei mondo hanno la loro giusta collocazione a Gokula come seme originale, ossia come la loro causa primaria. Anche i Veda sono impegnati nel cantare la canzone del Signore di Gokula. Nelle dieci direzioni ci sono dieci tridenti che ostacolano, vanificandone i tentativi, tutti coloro che aspirano a entrare a Goloka mediante la meditazione, senza la grazia di Krsna. I presuntuosi che cercano di raggiungere questa regione percorrendo i sentieri dello yoga (la meditazione) e del jnana (la conoscenza empirica) sono fermati nei loro tentativi dalle punte dei dieci tridenti. L’ annientamento di sé giunge al suo apice a Brahma-dhama, che rappresenta la copertura esterna di Goloka nella forma di tridenti. Sula significa “tridente”; le tre influenze mondane e le tre divisioni del tempo rappresentano il tridente. Gli astanga-yogi, gli asceti che praticano lo yoga in otto fasi, sono coloro che cercano la liberazione non differenziata, e quando provano a dirigersi verso Goloka precipitano a testa in giù in un abisso di frustrazione, trafitti e fatti a pezzi da questi tridenti posti nelle dieci direzioni. Quelli che procedono nella direzione di Goloka percorrendo il canale della devozione mista a idee di maestosita, restano affascinati dalla bellezza di Vaikuntha, il piano di copertura esterna di Sri Goloka, alla visione delle otto perfezioni mistiche (anima, ecc.) e delle magnificenze quali mahapadma ecc. Chi ha un’intelligenza meno avanzata ricade nel mondo settuplo situato sotto il controllo dei dieci protettori (delle dieci direzioni) nella forma di mantra. In questo modo Goloka è diventata inconoscibile e inaccessibile. Soltanto le divine Personalità di Dio, i promulgatori delle leggi divine adatte a ogni particolare epoca, sono sempre inclini a favorire quei devoti che si avvicinano cercando l’entrata nel regno di Goloka attraverso il canale del puro amore devozionale. Queste divine forme di Dio sono attorniate la da collaboratori provvisti delle loro rispettive nature. La Svetadvipa di Goloka è il loro luogo di residenza. Perciò Srila Vrndavana Thakura, la manifestazione di Vyasa nella caitanya-lila, ha descritto il villaggio di Navadvipa con il nome di Svetadvipa. In questa Svetadvipa le porzioni conclusive dei passatempi di Gokula esistono eternamente come passatempi di Navadvipa. Ne consegue che la regione di Navadvipa, quella di Vraja e il regno di Goloka sono la stessa indivisibile entità; l’unica differenza sta nella manifestazione dell’infinita varietà di sentimenti, corrispondenti alla diversa natura del loro amore devozionale. In questo c’è un principio segretissimo, che solo le anime più grandi, possedute dal più elevato amore trascendentale, sono in grado di realizzare per la grazia diretta di Krsna. La verità è come segue: in questo mondo materiale ci sono quattordici sfere disposte in ordine gerarchico dalla più alta alla più bassa. Le persone che vivono con moglie e figli e desiderano i risultati piacevoli delle loro azioni fruttifere vanno su e giù nell’ambito limitato dei tre mondi di Bhuh, Bhuvah e Svah. I brahmacari che compiono grandi austerita, gli asceti e le persone dedite alla verità ipotetica, coloro che hanno un atteggiamento neutrale e adottano attivita non fruttifere con un’attitudine di ricerca della liberta da tutti i desideri mondani, vanno su e giù nell’ambito limitato dei mondi di Mahah, Janah, Tapah e Satya. Sopra questi mondi si trova la dimora di Brahma a quattro teste, e ancora più in alto si trova l’illimitato regno Vaikuntha di Ksirodakasayi Visnu, che giace sull’oceano di latte. Quando i sannyasi paramahamsa e i demoni uccisi da Sri Hari attraversano il Viraja dopo essere passati oltre i quattordici mondi, entrano nel regno luminoso del Brahman e raggiungono il nirvana nella forma di sospensione temporanea dell’ego transitorio. Ma il devoto mosso dalla conoscenza ( jnana-bhakta), il devoto mosso da un’attitudine devozionale pura (suddha-bhakta), il devoto colmo di devozione amorosa (prema-bhakta), il devoto saturo di amore puro (premapara-bhakta) e il devoto spinto da un amore travolgente (prematura-bhakta), tutti occupati a servire la maestà di Dio, hanno le loro posizioni a Vaikuntha, il regno trascendentale di Sri Narayana.

I devoti pregni di un amore totale che seguono le orme delle fanciulle spirituali di Vraja sono i soli a raggiungere il regno di Goloka. Le diverse collocazioni dei devoti a Goloka secondo le rispettive differenze nella natura del loro rasa, la qualità dell’emozione, sono determinate dal potere inconcepibile di Krsna. I puri devoti che seguono i devoti di Vraja e quelli che seguono i puri devoti di Navadvipa sono situati rispettivamente nel regno di Krsna e in quello di Gaura. Gli stessi devoti di Vraja e di Navadvipa ottengono simultaneamente i piaceri del servizio nel regno di Krsna e in quello di Gaura. Sri Jiva Gosvami scrive nel suo Gopala-campu: “Il regno trascendentale supremo è chiamato Goloka perché è la dimora delle go, le mucche trascendentali, e dei gopa, i mandriani trascendentali. È questa la sede dei passatempi rasa dell’assoluto Sri Krsna. Ancora una volta, quel regno è chiamato Svetadvipa a causa della realizzazione di alcuni rasa, manifestazioni inconcepibili che scaturiscono dalla purezza inviolata di quel regno supremo. La duplice entità della Goloka suprema e della suprema Svetadvipa forma l’indivisibile regno di Goloka”.

L’essenza dell’intero argomento è questo: Goloka è eternamente manifestata come Svetadvipa perché i piaceri del rasa non potevano essere gustati appieno nell’ambito dei passatempi di Krsna a Vraja. Krsna accetta l’emozione e la radiosita della Sua meta predominata, Sri Radhika, e attua lì un passatempo eterno per godere del krsna-rasa. Desiderando gustare i seguenti piaceri – (1) la natura della grandezza dell’amore di Sri Radha; (2) la natura della meravigliosa dolcezza del Suo amore [di Krsna] che Sri Radha gusta; (3) la natura della gioia sublime che Sri Radha deriva dalla realizzazione della dolcezza del Suo amore [di Krsna] – Sri Krsnacandra prese nascita, come la luna, nell’oceano del grembo di Sri Saci-devi. Il desiderio esoterico di Sri Jiva Gosvami Prabhu è qui reso manifesto. Nei Veda è anche detto, “Lasciate che vi racconti il mistero. A Navadvipa, regno identico a Goloka, sulle rive del Gange, Gauracandra che è Govinda stesso, l’entità di pura cognizione, con due mani, l’Anima di tutte le anime, dotato della suprema personalità del grande sannyasin meditativo, situato al di la delle tre influenze materiali, rende manifesto in questo mondo il metodo della devozione pura e immacolata. Egli è l’unico Dio, la sorgente di ogni forma, l’Anima Suprema e Dio che manifesta Se stesso nei colori giallo, rosso, blu e bianco. Egli è la diretta entità di pura cognizione piena della potenza spirituale (cit). È la figura del devoto, l’Elargitore della devozione, conoscibile soltanto con la devozione. Lo stesso Gauracandra, che altri non è che Krsna stesso, allo scopo di gustare il rasa dei passatempi di Radha-Krsna a Goloka, Si manifesta nel regno eterno di Navadvipa, che è identico a Goloka”. Questo appare chiaro anche da dichiarazioni vediche quali, asan varnas trayah, krsna-varnam tvisakrsnam, yatha pasyah pasyati rukma-varnam, mahan prabhur vai, e da varie altre affermazioni delle Scritture teistiche.

Proprio come Krsna nacque nella Gokula di questo mondo attraverso l’azione di Yogamaya, l’energia primordiale del Signore Supremo, così Krsna manifesta, con l’ausilio di quest’ultima, il lila della Sua nascita nel grembo di Saci-devi a Navadvipa, sul piano mondano.

Queste sono le verità assolute della scienza spirituale e non il risultato della speculazione immaginativa sotto la schiavitù dell’energia illusoria di Dio.

VERSO 6

evam jyotir-mayo devah

sad-anandah parat parah

atmaramasya tasyasti

prakrtya na samagamah

evam: così; jyotih-mayah: trascendentale; devah: il Signore; sat-anandah: il Sé delle estasi eterne; parat parah: superiore a tutti i superiori; atma-aramasya: impegnato nei divertimenti del regno trascendentale; tasya: di Lui; asti: c’è; prakrtya: con la potenza materiale; na: non; samagamah: associazione.

TRADUZIONE

Il Signore di Gokula è il trascendentale Dio supre­mo, l’esistenza stessa delle estasi eterne. Egli è supe­riore a tutti i superiori ed è attivamente impegnato nei divertimenti del regno trascendentale senza alcuna unione con la Sua potenza materiale.

SPIEGAZIONE

La potenza esclusiva di Krsna, che è spirituale e funziona come il potere personale di Krsna, manifesta i Suoi passatempi di Goloka o Gokula. Per la sua grazia le anime individuali, costituenti della potenza marginale, possono essere ammesse persino in quei passatempi. L’energia illusoria, riflesso distorto della potenza spirituale (cit), è situata sull’altra sponda del fiume Viraja, che circonda il Brahma-dhama, formando i confini di Maha-Vaikuntha, come involucro esterno di Goloka. Dal momento che la posizione di Goloka non è in alcun modo connessa con l’energia materiale illusoria, lontana dall’avere una qualche relazione con Krsna, questa si vergogna di apparire davanti ai Suoi occhi.

VERSO 7

mayayaramamanasya

na viyogas taya saha

atmana ramaya reme

tyakta-kalam sisrksaya

mayaya: con l’energia illusoria; aramamanasya: di Lui, che mai Si unisce; na: non; viyogah: separazione completa; taya: sua [di lei]; saha: da; atmana: con la Sua; ramaya: potenza spirituale, Rama; reme: Si associa; tyakta-kalam: lanciando il Suo sguardo nella forma dell’energia-tempo; sisrksaya: con il desiderio di creare.

TRADUZIONE

Krsna non Si unisce mai alla Sua energia illusoria, anche se la connessione di quest’ultima con la Verità Assoluta non è del tutto recisa. Quando Egli intende creare il mondo materiale, il passatempo amoroso con cui Si unisce alla Sua potenza spirituale Rama [cit], lanciando il Suo sguardo all’energia illusoria nella forma dell’invio della Sua energia-tempo, è un’attivita ausiliaria.

SPIEGAZIONE

L’energia illusoria non ha alcun contatto diretto con Krsna, tuttavia ha con Lui un contatto indiretto. Visnu, la causa prima, sdraiato sull’Oceano Causale, porzione plenaria di Maha-Sankarsana, il Quale risiede a Maha-Vaikuntha, la sfera dei passatempi trascendentali di Krsna, getta il Suo sguardo sull’energia illusoria. Neppure mentre lancia il Suo sguardo su di lei, Egli ha un contatto con l’energia illusoria, perché la potenza spirituale Rama (cit) assume la funzione del Suo sguardo come Sua potenza incontaminata e sempre subordinata. L’energia illusoria, in qualità di servitrice della potenza spirituale Rama (cit), serve la porzione plenaria manifestata di Dio unita a Rama, l’energia del tempo, che rappresenta la forza dell’attivita e della funzionalita di Rama; è lì dunque che si trova la funzione della mascolinita, ovvero la forza creativa.

VERSO 8

niyatih sa rama devi

tat priya tad-vasam tada

tal-lingam bhagavan sambhur

jyoti-rúpah sanatanah

ya yonih sapara saktih

kamo bijam mahad dhareh

niyatih: colei che regola; sa: ella; rama: la potenza spirituale; devi: la dea; tat: di Lui; priya: amata; tat: di Lui; vasam: sotto il controllo; tada: allora (al tempo della creazione); tat: di Lui; lingam: il simbolo maschile, o emblema manifestato; bhagavan: che possiede opulenze; sambhuh: Sambhu; jyotih rúpah: alone; sanatanah: eterno; va: il quale; yonih: il simbolo della produttivita femminile mondana; sa: quella; apara: non assoluta, saktih: potenza; kamah: il desiderio; bijam: il seme; mahat: la facolta della cognizione distorta; hareh: del Signore Supremo.

TRADUZIONE

[La procedura secondaria dell’unione con Maya è qui descritta.]

Ramadevi, la potenza spirituale [cit], amata con­sorte del Signore Supremo, è la regolatrice di tutti gli esseri. La divina porzione plenaria di Krsna crea il mondo materiale. Al momento della creazione appa­re un alone divino che partecipa della natura stessa della Sua porzione soggettiva [svamsa]. Questo alone è il divino Sambhu, simbolo maschile o emblema mani­festato del Signore Supremo. Questo alone è il pallido riflesso dell’eterna radiosita suprema. Questo simbo­lo maschile è la porzione soggettiva della divinità che funziona come progenitore del mondo materiale, su­bordinato alla regolatrice suprema [niyati]. La poten­za di concepimento relativa alla creazione materiale fa la sua comparsa dalla regolatrice suprema. Si tratta di Maya, la potenza limitata e non assoluta [apara], sim­bolo della produttivita femminile mondana. Il rappor­to tra i due produce la facolta di cognizione distorta, il riflesso del seme del desiderio generativo insito nel Signore Supremo.

SPIEGAZIONE

Sankarsana, dotato del desiderio creativo, è la porzione soggettiva di Krsna che prende l’iniziativa di dar luogo alla nascita del mondo materiale. Sdraiato sulle acque causali in qualità di primo purusa-avatara, Egli getta il Suo sguardo su Maya (la potenza limitata). Questo sguardo è la causa efficiente della creazione materiale. Sambhu, il simbolo maschile della procreazione mondana, è il pallido alone di questa luminosita riflessa. È questo simbolo che viene applicato all’organo riproduttivo di Maya, l’ombra di Rama, la potenza divina. La prima fase della comparsa del desiderio materiale creato da Maha-Visnu è detta principio seminale del mahat, o facolta cognitiva distorta. Esso è identico al principio mentale maturo per l’atto di procreazione. Il concetto di base sta nella volonta del purusa che crea utilizzando il principio efficiente e quello materiale. L’ efficienza è Maya, l’organo produttivo femminile. Il principio materiale è Sambhu, l’organo generativo maschile. Maha-Visnu è il purusa, cioè la persona divina dominante che esercita la volonta. Pradhana, il principio sostanziale nella forma delle entità mondane, è il principio materiale. La natura che incarna il principio di accoglimento (adhara) è Maya. Il principio di volonta personificato che da luogo al rapporto tra i due è la persona divina dominante (purusa), porzione soggettiva di Krsna, Colui che manifesta il mondo materiale. Tutti e tre sono creatori. Il seme del desiderio amoroso creativo a Goloka è la personificazione della cognizione pura. Il seme del desiderio sessuale presente in questo mondo è quello di Kali e simili, ombre della potenza divina. Il primo, sebbene sia il prototipo del secondo, è situato molto lontano da quest’ultimo. Il seme del desiderio sessuale mondano è il riflesso distorto in questo mondo materiale del seme del desiderio creativo originale. Il modo in cui Sambhu appare è descritto nel decimo e nel quindicesimo sloka.

VERSO 9

linga-yoni-atmika jata

ima mahesvari-prajah

linga: degli organi materiali maschili di riproduzione; yoni: e degli organi materiali femminili di riproduzione; atmikah: come l’incarnazione; jatah: nata; imah: questa; mahesvari: della consorte del grande signore di questo mondo materiale; prajah: la prole.

TRADUZIONE

Tutta la prole della consorte del grande signore [Mahesvara] di questo mondo materiale ha la natura della personificazione degli organi materiali di ripro­duzione, maschili e femminili.

SPIEGAZIONE

La piena estensione quadrantale del Signore Supremo è la Sua maestosita. Di questa, le estensioni tri-quadrantali che comprendono le situazioni che sono al di la del dolore, della distruzione e della percezione, costituiscono le opulenze dei regni di Vaikuntha, di Goloka, e così via. In questo regno temporaneo di Maya, deva, uomini e tutto il resto, assieme ai mondi materiali, sono le grandi opulenze della potenza limitata. Tutte le suddette entità sono personificazioni degli organi riproduttivi maschili e femminili, secondo la distinzione dei princìpi di causa efficiente e materiale, in altre parole, esse sono prodotte col metodo del rapporto sessuale tra gli organi riproduttivi maschili e femminili. Tutte le informazioni accumulate grazie alle scienze di questo mondo possiedono la natura dell’unione sessuale. Gli alberi, le piante e persino le entità non senzienti sono rappresentazioni dell’unione tra maschio e femmina. L’aspetto particolarmente significativo è che sebbene espressioni quali “organi riproduttivi maschili e femminili” siano indecorose, nella letteratura scientifica questi termini, esplicativi dei princìpi sopra citati, sono estremamente morali e hanno una durevole importanza. La sconvenienza è solo un’entità che appartiene al costume sociale esteriore, ma la scienza, in special modo quella più elevata, non può annientare l’entità vera per deferenza al costume sociale. Per questo motivo, al fine di spiegare il seme del desiderio sessuale mondano, principio basilare di questo mondo fenomenico, l’utilizzo di questi stessi termini è indispensabile. L’uso di questi termini deve esclusivamente servire a comprendere l’energia maschile, o potenza attiva predominante, e l’energia femminile, o potenza attiva predominata.

VERSO 10

saktiman purusah so ‘yam

linga-rupi mahesvarah

tasminn avirabhúl linge

maha-visnur jagat-patih

saktiman: unito alla sua consorte femminile; purusah: persona; sah: egli; ayam: questo; linga-rupi: nella forma dell’organo riproduttivo maschile; maha-isvarah: Sambhu, il signore di questo mondo materiale; tasmin: in quello; avirabhút: manifestato; linge: nell’emblema manifestato; maha-visnuh: Maha-Visnu; jagat patih: il Signore del mondo.

TRADUZIONE

La persona che incarna il principio di causa mate­riale, ossia il grande signore di questo mondo mate­riale [Mahesvara], Sambhu, nella forma dell’organo riproduttivo maschile, è unito alla sua consorte fem­minile, l’energia limitata [Maya], il principio di causa efficiente. Il Signore del mondo, Maha-Visnu, Si mani­festa in lui con la Sua porzione soggettiva nella forma del Suo sguardo.

SPIEGAZIONE

Nell’atmosfera trascendentale (para-vyoma), in cui la maestosita spirituale è preponderante, è presente Sri Narayana che non è differente da Krsna. Maha-­Sankarsana, porzione soggettiva plenaria della personalità estesa di Sri Narayana e perfettamente simile a Lui, è anche la divina espansione plenaria dell’incarnazione di propagazione di Sri Krsna. Grazie al potere della Sua energia spirituale una porzione soggettiva plenaria del Signore, eternamente sdraiata nella corrente neutrale del Viraja, il fiume che forma il confine tra il regno spirituale e quello materiale, getta il Suo sguardo, al momento della creazione, sulla limitata potenza d’ombra, Maya, collocata molto lontano da Lui. Dopodiché Sambhu, signore del pradhana e incarnazione del principio sostanziale di tutte le entità materiali, identico a Rudra, che è il pallido riflesso dello sguardo divino del Signore Supremo, consuma il suo rapporto con Maya, il principio di causa efficiente materiale. Tuttavia, egli non può fare niente indipendentemente dall’energia di Maha-Visnu, il Quale rappresenta il potere spirituale diretto di Krsna. Perciò il principio del mahat, la facolta cognitiva distorta, è prodotto solo quando la porzione soggettiva plenaria di Krsna, ovvero il primo divino avatara, Maha-Visnu, che è una porzione soggettiva di Sankarsana, che a sua volta è porzione soggettiva di Krsna, è favorevole nei confronti dei mutui sforzi attivi di Maya, la consorte di Siva (sakti), e nei confronti del pradhana, il principio di causa materiale sostanziale. D’accordo con l’iniziativa di Maha-Visnu, la consorte di Siva crea in successione l’ego materiale (ahankara), i cinque elementi materiali (bhúta), cioè lo spazio, l’aria, ecc., i loro attributi (tan­mantra), e i sensi limitati dell’anima condizionata (jiva). Le particelle costituenti, nella forma di fili di luce di Maha-Visnu, sono manifestate come anime individuali (jiva). Questo argomento sara elaborato in seguito.

VERSO 11

sahasra-sirsa purusah

sahasraksah sahasra-pat

sahasra-bahur visvatma sahasramsah sahasra-súh sahasra-sirsa: che possiede migliaia di teste; purusah: Sri Maha-Visnu, il primo purusa-avatara; sahasra aksah: che possiede migliaia di occhi; sahasra-pat: che possiede migliaia di gambe; sahasra-bahuh: che possiede migliaia di braccia; visva-atma: l’Anima Suprema dell’universo; sahasra-amsah: la sorgente di migliaia di avatara; sahasra-súh: il creatore di migliaia di anime individuali.

TRADUZIONE

Il Signore del mondo materiale, Maha-Visnu, pos­siede migliaia e migliaia di teste, occhi e mani. È la sorgente di migliaia e migliaia di avatara nelle Sue mi­gliaia e migliaia di porzioni soggettive. È il creatore di migliaia e migliaia di anime individuali.

SPIEGAZIONE

Maha-Visnu, l’oggetto di adorazione negli inni di tutti i Veda, possiede un’infinita di sensi e di potenze, ed è il primo purusa-avatara, la sorgente di tutti gli avatara

.

VERSO 12

narayanah sa bhagavan

apas tasmat sanatanat

avirasit karanarno

nidhih sankarsanatmakah

yoga-nidram gatas tasmin

sahasramsah svayam mahan

narayanah: chiamato Narayana; sah: quello; bhagavan: Dio, la Persona Suprema, Maha-Visnu; apah: acqua; tasmat: da quello; sanatanat: persona eterna; avirasit: è scaturito; karana-arnah: l’Oceano Causale; nidhih: distesa d’acqua; sankarsana-atmakah: la porzione soggettiva di Sankarsana; yoga-nidram gatah: nello stato di sonno profondo; tasmin: in quella (acqua); sahasra­amsah: con migliaia di porzioni; svayam: Egli stesso; mahan: la Persona Suprema.

TRADUZIONE

A questo stesso Maha-Visnu ci si rivolge nel mondo materiale col nome di `Narayana’. Da quella Perso­na eterna è scaturita la vasta estensione d’acqua del­lo spirituale Oceano Causale. La porzione soggettiva di Sankarsana che dimora nel paravyoma, il suddetto purusa supremo con migliaia di espansioni soggettive, riposa nello stato di sonno divino [yoga-nidra] nelle ac­que dello spirituale Oceano Causale.

SPIEGAZIONE

Dello yoga-nidra (sonno divino) si parla come di una trance estatica che ha la natura della beatitudine inerente alla vera personalità individuale. La sopra citata Ramadevi è lo yoga-nidra nella forma di Yogamaya.

VERSO 13

tad-roma-bila jalesu

bijam sankarsanasya ca

haimany andani jatani

maha-bhútavrtani tu

tat: di Lui (Maha-Visnu); roma-bila jalesu: nei pori della pelle; bijam: i semi; sankarsanasya: di Sankarsana; ca: e; haimani: dorati; andani: uova o spermatozoi; jatani: nati; maha-bhúta: dai cinque grandi elementi; avrtani: coperti; tu: certamente.

TRADUZIONE

I semi spirituali di Sankarsana presenti nei pori della pelle di Maha-Visnu sono nati come tanti sper­matozoi dorati. Questi spermatozoi sono coperti dai cinque grandi elementi.

SPIEGAZIONE

Il primo avatara divino che è sdraiato sullo spirituale Oceano delle Cause è talmente grande che dai pori della Sua forma divina spuntano miriadi di universi in forma di semi. Questi innumerevoli universi sono il riflesso distorto dell’infinita regione trascendentale. Finché restano racchiusi nella Sua forma divina incarnano il principio del riflesso spirituale con la forma di uova dorate. Tuttavia, per il desiderio creativo di Maha-Visnu, le minute particelle degli elementi grossolani, che costituiscono i princìpi di causa efficiente e materiale, li avvolgono. Quando quegli spermatozoi dorati, che fuoriescono con l’espirazione di Maha-Visnu, entrano nella cavità infinitamente accogliente della potenza limitata (Maya), s’ingrossano per l’azione dei grandi elementi non agglomerati.

VERSO 14

praty-andam evam ekamsad

ekamsad visati svayam

sahasra-múrdha visvatma

maha-visnuh sanatanah

prati: ogni; andam: universo dalla forma ovoidale; evam: così; eka-amsat eka-amsat: come le Sue porzioni soggettive distinte; visati: entra; svayam: personalmente; sahasra-múrdha: che possiede migliaia di teste; visva­atma: l’Anima Suprema dell’universo; maha-visnuh: Maha-Visnu; sanatanah: eterno.

TRADUZIONE

Lo stesso Maha-Visnu entrò in ogni universo nella forma delle Sue porzioni soggettive distinte. Le porzio­ni divine che penetrarono ognuno degli universi pos­siedono la Sua estensione maestosa, cioè sono l’eterna Anima universale, Maha-Visnu, con migliaia e mi­gliaia di teste.

SPIEGAZIONE

Maha-Visnu, che giace sull’Oceano Causale spirituale; è la porzione soggettiva di Maha-Sankarsana. Nella forma delle Sue porzioni soggettive Egli è entrato in quegli universi. Queste porzioni individuali rappresentano tutte il secondo purusa divino, che giace sull’Oceano della concezione ed è identico a Maha-Visnu sotto ogni aspetto. Si parla di Lui anche come della guida divina di tutte le anime, presente nel loro interno.

VERSO 15

vamangad asrjad visnum

daksinangat prajapatim

jyotir-linga-mayam sambhum

kurca-desad avasrjat

vama-angat: dal Suo arto sinistro; asrjat: Egli creò; visnum: Sri Visnu; daksina-angat: dal Suo arto destro; prajapatim: Brahma Hiranyagarbha; jyotih-linga: il divino alone maschile manifestato; mayam: che comprende; sambhum: Sambhu; kúrca-desat: dallo spazio tra le due sopracciglia; avasrjat: Egli creò.

TRADUZIONE

Lo stesso Maha-Visnu creò Visnu dal Suo lato sini­stro, Brahma, il primo progenitore di tutti gli esseri, dal Suo lato destro, e dallo spazio compreso tra le Sue sopracciglia creò Sambhu, la manifestazione del divi­no alone maschile.

SPIEGAZIONE

Il purusa divino, sdraiato sull’Oceano di latte, lo stesso che regola tutte le anime individuali, è Sri Visnu. Hiranyagarbha, il principio seminale, porzione del Signore Supremo, è il primo progenitore ed è diverso dal Brahma a quattro teste. Questo stesso Hiranyagarbha è il principio dell’energia seminale creativa di ogni Brahma presente in ognuno degli infiniti universi. La manifestazione del divino alone maschile, Sambhu, è l’espansione plenaria del Sambhu originale, uguale al primario divino simbolo generativo maschile Sambhu, la cui natura è gia stata descritta. Visnu è la porzione soggettiva integrale di Maha-Visnu, quindi è il grande Signore di tutti gli altri signori. Il progenitore, Brahma, e Sambhu sono le porzioni dislocate di Maha-Visnu, essi sono dunque divinità con funzioni delegate. Essendo la Sua potenza situata sul lato sinistro di Dio, Visnu appare dalla parte sinistra di Maha-­Visnu, dall’essenza pura della Sua potenza spirituale (cit). Visnu, che è Dio stesso, è l’Anima Suprema che guida interiormente ogni anima individuale. Egli è Dio, la Persona Suprema, descritto nei Veda come avente la dimensione di un pollice. È Lui a fornire il nutrimento. I karmi (coloro che agiscono per un’elevazione) Lo adorano come Narayana, il Signore dei sacrifici, e gli yogi desiderano fondere la loro identità in Lui come Paramatma grazie al metodo della trance meditativa.

VERSO 16

ahankaratmakam visvam

tasmad etad vyajayata

ahankara: il principio egotistico materiale; atmakam: che racchiude; visvam: l’universo; tasmat: da quello (Sambhu); etat: questo; vyajayata: è originato.

TRADUZIONE

La funzione di Sambhu in relazione alle jiva risiede nel fatto che questo universo, nel quale è racchiuso il principio egotistico materiale, è stato originato da lui.

SPIEGAZIONE

Il principio di base è il Signore Supremo stesso, che rappresenta il principio di esistenza di tutte le entità libere dall’egotismo separatista. In questo mondo materiale l’apparizione delle entità individuali come simboli egotistici separati è il riflesso distorto e limitato della potenza spirituale inalterata (cit) e, in rappresentanza della primaria, divina funzione generativa mascolina Sambhu, questi simboli sono uniti al principio ricettivo, l’organo femminile materiale, che è il riflesso distorto della potenza spirituale (cit), Ramadevi. In questa funzione Sambhu non è altro che il mero principio causale materiale che incarna l’estensione nella forma d’ingrediente materiale. Mentre è dunque in corso l’evoluzione progressiva della creazione mondana, e ogni singolo universo viene manifestato, nel principio di Sambhu, nato dallo spazio compreso tra le due sopracciglia di Visnu, appare la manifestazione della personalità di Rudra; in ogni circostanza, comunque, Sambhu racchiude pienamente in sé il principio egotistico mondano. Le innumerevoli jiva, come particelle spirituali emananti dall’Anima Suprema nella forma di raggi di luce, non hanno alcuna relazione con il mondo materiale quando giungono a conoscere se stesse come servitori eterni del Signore Supremo. Sono allora integrate nel regno di Vaikuntha. Ma quando desiderano avere il dominio su Maya dimenticando la loro identità reale, il principio egotistico Sambhu penetra la loro essenza facendole identificare con il ruolo di goditori separati di entità materiali. Sambhu è dunque il principio primo dell’universo egotistico materiale e dell’egotismo distorto in quelle jiva che s’identificano con i loro corpi materiali limitati.

VERSO 17

atha tais tri-vidhair vesair

lilam udvahatah kila

yoga-nidra bhagavati

tasya srir iva sangata

atha: in seguito; taih: con quella; tri-vidhaih: triplice; vesaih: forma; lilam: passatempi; udvahatah: che portano avanti; kila: in verità; yoga-nidra: Yoganidra; bhagavati: piena della condizione estatica della beatitudine eterna; tasya: di Lui; srih: la dea della fortuna; iva: come; sarigata: unito a.

TRADUZIONE

In seguito, la medesima grande Persona di Dio, as­sumendo la triplice forma di Visnu, Prajapati e Sam­bhu, entra nell’universo materiale e gioca a mantenere, a creare e a distruggere questo mondo. Questo gioco è contenuto nella sfera mondana, ed essendo quest’ulti­ma una realta distorta, il Signore Supremo, identico a Maha-Visnu, preferisce unirSi alla dea Yoganidra, la componente della Sua potenza spirituale (cit), piena del rapimento estatico della beatitudine eterna ineren­te alla propria divina personalità.

SPIEGAZIONE

Le porzioni dislocate della Divinità, ossia Prajapati e Sambhu, che s’identificano entrambi come entità separate dall’essenza divina, si dilettano con le loro rispettive consorti non spirituali (acit), Savitri-devi e Uma-devi, riflessi distorti della potenza spirituale (cit). Il Signore Supremo, Visnu, è l’unico Signore della potenza spirituale (cit), Rama o Laksmi.

VERSO 18

sisrksayam tato nabhes

tasya padmam viniryayau

tan-nalam hema-nalinam

brahmano lokam adbhutam

sisrksayam: quando vi fu la volonta di creare; tatah: allora; nabheh: dall’ombelico; tasya: di Lui; padmam: un fiore di loto; viniryayau: fuoriuscì; tat-nalam: il suo stelo; hema-nalinam: come un loto dorato; brahmanah: di Brahma; lokam: la dimora; adbhutam: meravigliosa.

TRADUZIONE

Quando Visnu, sdraiato sull’oceano di latte, vuole creare questo universo, un fiore di loto dorato spunta dal Suo cavo ombelicale. Quel loto dorato con il suo stelo è la dimora di Brahma, denominata Brahmaloka o Satyaloka.

SPIEGAZIONE

“Oro” sta a indicare qui il pallido riflesso della cognizione pura.

VERSO 19

tattvani púrva-rúdhani

karanani parasparam

samavayaprayogac ca

vibhinnani prthak prthak

cic-chaktya sajjamano ‘tha

bhagavan adi-púrusah

yojayan mayaya devo

yoga-nidram akalpayat

tattvani: elementi; púrva-rúdhani: creati in precedenza; karanani: cause; parasparam: reciprocamente; samavaya: del processo di aggregazione; aprayogat: della mancata applicazione; ca: e; vibhinnani: separati; prthak prthak: l’uno dall’altro; cit-saktya: con la Sua potenza spirituale; sajjamanah: associandosi; atha: poi; bhagavan: Dio, la Persona Suprema; adi-púrusah: il Dio primordiale; yojayan: causando l’unione; mayaya: con Maya; devah: il Signore; yoga-nidram: Yoganidra; akalpayat: con cui Egli Si unì.

TRADUZIONE

Prima della loro conglomerazione, gli elementi primari nel loro stato nascente esistevano in origine come entità distinte. La non-applicazione del processo di aggregazione è la causa della loro esistenza separa­ta. Il divino Maha-Visnu, il Dio primordiale, a contat­to con la Sua potenza spirituale [cit], diede impulso a Maya, e mediante l’applicazione del principio di aggregazione creò quelle entità diversificate nel loro stato di cooperazione. Dopodiché Lui stesso Si unì a Yoganidra in virtù della Sua eterna relazione amorosa con la potenza spirituale [cit].

SPIEGAZIONE

Mayadhyaksena prakrtih, súyate sa-caracaram: [Bg. 9.10] “L’energia materiale, prakrti, da nascita a questo universo di esseri animati e inanimati sotto la Mia direzione”. La spiegazione di questo sloka contenuto nella Gita è che Maya, il riflesso distorto della potenza spirituale (cit), era inizialmente inattiva e che la sua estensione di materia, che costituisce la causa materiale, era anch’essa dislocata separatamente. Secondo la volonta di Krsna questo mondo si manifesta come il risultato dell’unione tra i princìpi di causa efficiente e causa materiale di Maya. Tuttavia, il Signore Supremo resta congiunto alla Sua potenza cit, Yoganidra. Il termine yoganidra o yogamaya indica ciò che segue: la natura della potenza cit è una manifestazione della Verità Assoluta, mentre la natura del suo riflesso distorto, Maya, è avvolta nell’oscurita dell’ignoranza. Quando Krsna desidera manifestare qualcosa nell’ambito della sfera mondana avviluppata dall’ignoranza, lo fa grazie all’unione della Sua potenza spirituale con la Sua potenza non-spirituale inerte. Si tratta di Yogamaya; essa comporta due aspetti, quello trascendentale e quello materiale inerte. Krsna stesso, le Sue espansioni soggettive e quelle jiva che sono Sue particelle distinte allo stato inalterato, realizzano l’aspetto trascendentale in quell’unione, mentre le anime condizionate avvertono l’aspetto materiale inerte. La copertura esterna di conoscenza trascendentale nella attivita coscienti delle anime condizionate porta il nome di Yoganidra. È anch’essa un influsso della potenza cit della Divinità. Questo concetto sara elaborato in seguito con maggiore accuratezza.

VERSO 20

yojayitva tu tany eva

pravivesa svayam guham

guham praviste tasmims tu

jivatma pratibudhyate

yojayitva: dopo aver conglomerato; tu: poi; tani: loro; eva: certamente; pravivesa: Egli entrò; svayam: Egli stesso; guham: la cavità nascosta; guham: la cavità nascosta; praviste: dopo essere entrato; tasmin: all’interno di quella; tu: poi; jiva-atma: le jiva; pratibudhyate: furono risvegliate.

TRADUZIONE

Conglomerando tutte quelle entità distinte, Egli manifestò gli innumerevoli universi materiali, poi en­trò personalmente nel più intimo recesso di ogni ag­gregato espanso [virad-vigraha]. In quel momento le jiva che erano rimaste dormienti durante il cataclisma vennero risvegliate.

SPIEGAZIONE

La parola guha (cavità nascosta) ha varie interpretazioni negli sastra. In alcune parti i passatempi non manifestati del Signore sono detti guha e altrove è detto guha il luogo di riposo dello spirito intrinseco di tutte le anime individuali. Molto spesso i più intimi recessi del cuore di ogni individuo sono definiti guha. Il punto rilevante è che quel luogo nascosto alla vista degli uomini è designato col nome di guha. Le jiva che furono immerse in Hari alla fine della vita di Brahma, durante il grande cataclisma sopravvenuto nella grande era universale precedente, riapparvero in questo mondo secondo i loro desideri fruttiferi precedenti.

VERSO 21

sa nityo nitya-sambandhah

prakrtis ca parai va sa

sah: quella (jiva); nityah: eterna; nitya-sambandhah: che possiede una relazione eterna; prakrtih: potenza; ca: e; para: spirituale; eva: certamente; sa: quella.

TRADUZIONE

La jiva stessa è eterna ed è per l’eternita e senza ini­zio unita al Signore Supremo da un legame di eterna affinita. La jiva è potenza spirituale trascendentale.

SPIEGAZIONE

Proprio come il sole è eternamente accompagnato dai suoi raggi, così il trascendentale Signore Supremo è eternamente unito alle jiva. Le jiva sono particelle infinitesimali della Sua radiosita spirituale e sono quindi immortali, al contrario degli oggetti materiali. Le jiva, come particelle dei raggi luminosi di Dio, esibiscono in minima proporzione le qualità della Divinità. Perciò le jiva sono identiche ai princìpi di conoscenza, di colui che conosce, di egoismo, di colui che gode, di colui che medita e di colui che agisce. Krsna è il Signore Supremo onnipresente e onnipervadente, mentre le jiva hanno una natura diversa dalla Sua, essendo Sue particelle atomiche. Questa relazione eterna consiste nel fatto che il Signore Supremo è il maestro eterno e le jiva sono Sue servitrici eterne. Le jiva possiedono inoltre sufficiente idoneita riguardo lo scambio di dolci sentimenti con la Divinità. Apareyam itas tv anyam, prakrtim viddhi me param. Con questo verso della Gita si evidenzia il fatto che le jiva sono la Sua potenza trascendentale. Tutte le qualità dell’anima pura si trovano al di sopra delle otto qualità, quali l’egotismo e altre, inerenti alla Sua potenza acit. La potenza jiva, dunque, sebbene di magnitudo molto piccola, è superiore alla potenza acit, ovvero a Maya. Tale potenza ha un altro nome, tatastha, o potenza marginale, essendo situata sulla linea di demarcazione tra la potenza spirituale e quella della potenza La jiva è soggetta all’influsso dell’energia a causa della sua piccola magnitudo, ma finchè resta sottomessa a Krsna, il Signore di Maya, non è esposta all’influenza di Maya. Le afflizioni di questo mondo, le nascite e le rinascite, sono le cause della condizione asservita delle anime cadute nella morsa della potenza illusoria sin da tempo immemorabile.

VERSO 22

evam sarvatma-sambandham

nabhyam padmam harer abhut

tatra brahmabhavad bhúyas

catur-vedi catur-mukhah

evam: così; sarva-atma: con tutte le anime; sambandham: in relazione; nabhyam: dall’ombelico; padmam: un fiore di loto; hareh: di Visnu; abhut: spuntò; tatra: la; brahma: Brahma; abhavat: nacque; bhuyah: di nuovo; catuh-vedi: esperto nei quattro Veda; cathu-mukhah: a quattro facce.

TRADUZIONE

Il divino fiore di loto che spunta dal cavo ambelicale di Visnu è sotto ogni aspetto collegato con tutte le anime grazie al legame spirituale, ed è l’origine Brahma a quattro facce, esperto nei quattro Veda.

SPIEGAZIONE

Lo stesso divino fiore di loto originato dalla Persona Divina entrò nei recessi più nascosti ed è il piano superiore di aggregazione di tutte le anime individuali. Il Brahma a quattro facce, immagine dell’auto-godimento, ha la sua fonte nel Brahma prototipo, o Hiranyagarbha, il principio seminale mondano, che considera l’aggregato di tutte le entità materiali come il suo stesso corpo. Il divino ruolo affidato a Brahma, come anche la sua identità di porzione dislocata di Krsna, sono anch’essi stabiliti qui.

VERSO 23

sanjato bhagavac-chaktya

tat-kalam kila coditah

sisrksayam matim cakre

púrva-samskara-samskrtah

dadarsa kevalam dhvantam

nanyat kim api sarvatah

sanjatah: mentre nasce; bhagavat-saktya: grazie alla potenza divina; tat-kalam: in quel momento; kila: in verità; coditah: essendo guidato; sisrksayam: all’atto della creazione; matim: la sua mente; cakre: si rivolse; purva-samskara-samskrtah: sotto l’impulso delle impressioni precedenti; dadarsa: egli vide; kevalam: soltanto; dhvantam: oscurita; na: non; anyat: altro; kim api: alcunché; sarvatah: in tutte le direzioni.

TRADUZIONE

Uscendo dal fiore di loto, Brahma, guidato dalla potenza divina, volse la mente all’atto creativo sotto l’impulso delle impressioni precedenti. Tuttavia non poté vedere altro che tenebre in ogni direzione.

SPIEGAZIONE

L’ impulso di Brahma a creare scaturisce esclusivamente dalle sue impressioni precedenti. Tutte le jiva ottengono la loro natura conformemente alle impressioni lasciate dalle nascite precedenti ed è su questa base che la loro attivita può avere inizio. Ciò è detto ‘il non-visto’, ed è il risultato delle azioni precedenti. L’impulso naturale di ogni jiva si forma secondo la natura delle azioni da lei svolte nel precedente kalpa. Alcune jiva idonee ricoprono la carica di Brahma secondo lo stesso criterio.

VERSO 24

uvaca puratas tasmai

tasya divya sarasvati

kama-krsnaya govinda

he gopi jana ity api

vallabhaya priya vahner

mantram te dasyati priyam

uvaca: disse; puratah: di fronte; tasmai: a lui; tasya: di Lui (il Signore Supremo); divya: divina; sarasvati: la dea del sapere; kama: il kama-bija (klim); krsnaya: a Krsna; govinda: govindaya, a Govinda; he: O; gopi jana: delle gopi; iti: così; api: anche; vallabhaya: a colui che è caro; priya vahneh: la moglie di Agni, Svaha (la parola svaha viene pronunciata durante l’offerta di oblazioni); mantram: mantra; te: a te; dasyati: dara; priyam: il desiderio del cuore.

TRADUZIONE

Allora la dea del sapere, Sarasvati, divina consorte del Signore Supremo, parlò a Brahma che non vede­va altro che oscurita in tutte le direzioni: “O Brahma, questo mantra, klim krsnaya govindaya gopi jana-val­labhaya svaha, esaudirà sicuramente il desiderio del tuo cuore.

SPIEGAZIONE

Il mantra che consiste di diciotto divine lettere precedute dal kama-bija è il più elevato di tutti i mantra ed ha un duplice aspetto. Il primo è che tende a far sì che l’anima pura rincorra Sri Krsna dal fascino infinito, il Signore di Gokula, con le Sue mungitrici divine. Questo è l’apice della tendenza spirituale delle jiva. Quando il devoto è libero da ogni sorta di desideri mondani e vuole servire il Signore, raggiunge la realizzazione del suo desiderio più ambìto, l’amore per Krsna. Ma anche nel caso in cui il devoto abbia ancora un’attitudine mista, questo eccellente mantra esaudirà comunque il suo desiderio. Il trascendentale kama-bija appartiene al logos divino situato a Goloka; lo stesso kama-bija riflesso in modo distorto sul piano delle vicende mondane soddisfa ogni sorta di desideri attinenti a questo mondo materiale.

VERSO 25

tapas tvam tapa etena

tava siddhir bhavisyati

tapah: austerita spirituale; tvam: tu; tapa: pratica; etena: con questa; tava: tu e; siddhih: realizzazioni; bhavisyati: saranno.

TRADUZIONE

O Brahma, pratica il contatto spirituale mediante questo mantra, e ogni tuo desiderio sara esaudito.

SPIEGAZIONE

Il significato del verso è chiaro.

VERSO 26

atha tepe sa suciram

prinam govindam avyayam

svetadvipa-patim krsnam

goloka-stham parat param

prakrtya guna-rúpinya

rúpinya paryupasitam

sahasra-dala-sampanne

koti-kinjalka-brmhite

bhúmis cintamanis tatra

karnikare mahasane

samasinam cid-anandam

jyoti-rúpam sanatanam

sabda-brahma-mayam venum

vadayantam mukhambuje

vilasini-gana-vrtam

svaih svair amsair abhistutam

atha: allora; tepe: praticò austerita; sah: egli (Brahma); suciram: per lungo tempo; prinam: soddisfacendo; govindam: Govinda; avyayam: imperituro; svetadvipa patim: il Signore di Svetadvipa; krsnam: Krsna; goloka­stham: situato a Goloka; parat param: il più grande di tutti; prakrtya: per mezzo dell’energia esterna; guna-rupinya: che incarna tutte le qualità materiali; rupinya: che possiede una forma; paryupasitam: adorato dall’esterno; sahasra­dala-sampanne: su un fiore di loto dai mille petali; koti­kinjalka: da milioni di filamenti; brmhite: accresciuto; bhúmih: la terra; cintamanih: magica pietra filosofale; tatra: lì; karnikare: sulla parte centrale; maha-asane: su un grande trono; samasinam: seduto; cit-anandam: la forma della beatitudine trascendentale; jyotih-rúpam: la forma di luce radiosa; sanatanam: eterna; sabda-brahma: suono divino; mayam: che include; venum: il flauto; vadayantam: che suona; mukha ambhuje: alla Sua bocca di loto; vilasini-gana: dalle gopi; vrtam: circondato; svaih svaih: le proprie rispettive; amsaih: dalle porzioni soggettive; abhistutam: adorato.

TRADUZIONE

Brahma, desideroso di soddisfare Govinda, prati­cò a lungo gli atti di cultura tesi a Krsna in Goloka, Signore di Svetadvipa. La sua meditazione era come segue: “Nella terra trascendentale di Goloka esiste un divino fiore di loto dai mille petali, accresciuto da mi­lioni di filamenti. Posato sul suo centro c’è un grande trono divino sul quale è seduto Sri Krsna, la forma dell’eterno sfolgorio della beatitudine trascendentale. Con la Sua bocca di loto Egli suona il Suo divino flau­to, da cui emana una vibrazione sublime, ed è ado­rato dalle Sue amorevoli mungitrici assieme alle loro rispettive porzioni ed estensioni soggettive, e anche dalla Sua energia esterna [che resta fuori], personifi­cazione di tutte le qualità materiali”.

SPIEGAZIONE

Sebbene l’oggetto di meditazione sia completamente trascendentale, con la sua natura permeata dalla qualità propria del desiderio materiale attivo, Maya, la potenza non spirituale di Krsna, che incarna in sé i principi misti di sattva, rajas e tamas, nella forma di Durga e di altre potenze non spirituali, meditò sul Supremo Sri Krsna come oggetto della sua adorazione. Finché nel proprio cuore permane una qualsivoglia traccia di desiderio mondano è necessario adorare l’oggetto di adorazione di Mayadevi (Durga), anche se la realizzazione del proprio desiderio non deriva dall’adorazione di Mayadevi in sé, bensì da quella diretta all’oggetto della sua adorazione. Questo concorda con lo sloka: akamah sarva-kamo va, moksa-kama udara-dhih, tivrena bhakti-yogena, yajeta purusam param. [S.B. 2.3.10] Il significato di questo sloka del Bhagavatam è il seguente: sebbene altri dèi, manifestazioni distinte del Signore Supremo, concedano svariati doni, una persona sensibile dovrebbe adorare con devozione pura il Signore Supremo e onnipotente, l’elargitore di ogni bene, ed evitare di adorare quelle divinità che accordano doni materiali. Secondo questo principio Brahma meditò su Krsna a Goloka, ossia sull’oggetto che Mayadevi adora da lontano. Vera devozione è pura attivita devozionale libera da tutti i desideri materiali. La devozione di Brahma non è ancora del tutto pura, tuttavia, anche nella devozione esiste un livello di predilezione pura in cui si può realizzare un desiderio egoistico. Tutto ciò è stato descritto appieno nei cinque sloka conclusivi di quest’opera. Si tratta del metodo più facile di servizio divino per le anime cadute e precede il conseguimento dell’auto-realizzazione.

VERSO 27

atha venu-ninadasya

trayi-múrti-mayi gatih

sphuranti pravivesasu

mukhabjani svayambhuvah

gayatrim gayatas tasmad

adhigatya sarojajah

samskrtas cadi-guruna

dvijatam agamat tatah

atha: allora; venu-ninadasya: del suono del flauto; trayi-múrti-mayi: la madre dei tre Veda; gatih: il mezzo (il mantra Gayatri); sphuranti: resa manifesta; pravivesa: entrò; asu: velocemente; mukha-abjani: i visi di loto; svayambhuvah: di Brahma; gayatrim: la Gayatri; gayatah: che risuona; tasmat: da Lui (Sri Krsna); adhigatya: avendo ricevuto; saroja jah: colui che è nato dal fiore di loto (Brahma); samskrtah: iniziato; ca: e; adi-guruna: del precettore originario; dvijatam: lo status di nato-due­volte; agamat: ottenne; tatah: dopodiché.

TRADUZIONE

Allora Gayatri, madre dei Veda, resa manifesta o rivelata dal divino suono del flauto di Sri Krsna, entrò nella bocca di loto di Brahma, nato da sé, attraverso i fori dei suoi otto orecchi. Dopo aver ricevuto la Ga­yatri scaturita dalla melodia del flauto di Sri Krsna, il Brahma nato dal fiore di loto conseguì lo status di nato-due-volte, essendo stato iniziato dal precettore originario supremo, Dio in persona.

SPIEGAZIONE

Il suono del flauto di Krsna è la gioiosa vibrazione sonora trascendentale, perciò in esso è presente l’archetipo di tutti i Veda. La Gayatri è ritmo vedico; essa contiene una breve meditazione e una preghiera. La kama-gayatri è la più elevata di tutte le Gayatri, perché la meditazione e la preghiera contenute in essa sono sature dei divertimenti trascendentali perfetti che non si trovano in nessun’altra Gayatri. La Gayatri che si ottiene come risultato del mantra di diciotto lettere è la kama-gayatri, che recita così: klim kama-devaya vidmahe puspa-banaya dhimahi tan no ‘nangah pracodayat. In questa Gayatri sono indicate sia la realizzazione dei passatempi trascendentali di Sri Gopijana-vallabha dopo una meditazione perfetta, sia la preghiera per il raggiungimento del trascendentale dio dell’amore. Nel mondo spirituale non c’è modo migliorenel tentativo di assicurarsi il supremo amore intriso di rasa. Non appena quella Gayatri entrò negli orecchi di Brahma, questi divenne nato-due-volte e cominciò a cantare la Gayatri. Chiunque abbia effettivamente ricevuto questa stessa Gayatri ha ottenuto la sua rinascita spirituale. Lo status di nati-due-volte conseguito secondo la natura materiale ed ereditaria delle anime incatenate in questo mondo è di gran lunga inferiore a quello di colui che, nato-due-volte, ottiene di essere ammesso nel mondo trascendentale. Infatti l’iniziazione o l’acquisizione della nascita trascendentale come risultato dell’iniziazione spirituale è la gloria più elevata, in quanto la jiva è in questo modo messa nella posizione di raggiungere il regno trascendentale.

VERSO 28

trayya prabuddho ‘tha vidhir

vijnata-tattva-sagarah

tustava veda-sarena

stotrenanena kesavam

trayya: dalla personificazione dei tre Veda; prabuddhah: illuminato; atha: poi; vidhih: Brahma; vijnata: a conoscenza di; tattva-sagarah: l’oceano della verità; tustava: adorò; veda-sarena: l’essenza di tutti i Veda; stotrena: con l’inno; anena: questo; kesavam: Sri Krsna.

TRADUZIONE

Illuminato dal ricordo di quella Gayatri, personi­ficazione dei tre Veda, Brahma venne a conoscenza della distesa oceanica della verità. Adorò quindi Sri Krsna, l’essenza di tutti i Veda, con questo inno.

SPIEGAZIONE

Dentro di sé Brahma pensava: “Richiamando alla memoria la kama-gayatri mi sembra di essere l’eterna servitrice di Krsna.” Sebbene gli altri misteri riguardanti la condizione di servitrice di Krsna non gli fossero rivelati, Brahma, grazie al suo sforzo di ricerca del sé, divenne ben consapevole dell’oceano della verità. Tutte le verità dei Veda gli furono svelate e con l’aiuto di quelle verità essenziali egli offrì quest’inno al Signore Supremo, Sri Krsna. Sriman Mahaprabhu ha insegnato quest’inno ai Suoi discepoli preferiti, perché esso contiene tutte le verità trascendentali relative alla filosofia Vaisnava. Si richiede ai lettori di studiare l’inno di Brahma con grande cura e attenzione, cercando di penetrarne lo spirito, come regolare funzione quotidiana.

VERSO 29

cintamani-prakara-sadmasu kalpa-vrksa­

laksavrtesu surabhir abhipalayantam

laksmi-sahasra-sata-sambhrama-sevyamanam

govindam adi-purusam tam aham bhajami

cintamani: pietra filosofale; prakara: gruppi composti da; sadmasu: in dimore; kalpa-vrksa: di alberi dei desideri; laksa: da milioni; avrtesu: circondate; surabhih: mucche Surabhi; abhipalayantam: che bada a ; laksmi: di dee della fortuna; sahasra: di migliaia; sata: da centinaia; sambhrama: con grande rispetto; sevyamanam: è servito; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, il primo progenitore. Egli porta al pascolo le mucche, accon­discende a tutti i desideri, e in dimore costruite con gemme spirituali, circondate da milioni di alberi dei desideri, è sempre servito con grande reverenza e af­fetto da centinaia di migliaia di laksmi o gopi.

SPIEGAZIONE

Con la parola cintamani s’intende la ‘gemma trascendentale’. Proprio come Maya costruisce questo universo materiale con i cinque elementi grossolani, così la potenza spirituale (cit) ha costruito il mondo spirituale con le gemme trascendentali. La cintamani che serve per costruire la dimora del Supremo Signore di Goloka è un’entità di gran lunga più rara e attraente della pietra filosofale. L’albero dei desideri concede solo i frutti della religiosita, della ricchezza, del godimento e della liberazione, ma gli alberi dei desideri che crescono nella dimora di Krsna elargiscono innumerevoli frutti nella forma di variegato amore divino. Le kama-dhenu (mucche che concedono la realizzazione del desiderio) danno latte quando vengono munte, ma le kama-dhenu di Goloka fanno scorrere oceani di latte nella forma di fontane d’amore che versano una felicita trascendentale capace di estinguere la fame e la sete di tutti i puri devoti. Le parole laksa e sahasra-sata indicano numeri infiniti. Il termine sambhrama o sadara significa “essere saturi d’amore”. Qui laksmi significa gopi. Adi-purusa indica “il Signore primordiale”.

VERSO 30

venum kvanantam aravinda-dalayataksam­-

barhavatamsam asitambuda-sundarangam

kandarpa-koti-kamaniya-visesa-sobham

govindam adi purusam tam aham bhajami

venum: il flauto; kvanantam: che suona; aravinda­dala: (come) petali di loto; ayata: in fiore; aksam: i cui occhi; barha: una piuma di pavone; avatamsam: il cui ornamento sulla testa; asita-ambuda: (sfumata con il colore delle) nuvole blu; sundara: bello; angam: la cui figura; kandarpa: di Cupidi; koti: milioni; kamaniya: che incanta; visesa: unica; sobham: la cui avvenenza; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, intento a suonare il flauto; i Suoi occhi sbocciano come petali di loto e il suo capo è ornato da una piuma di pavone. La Sua forma di bellezza ha il colore delle nuvole blu e la Sua avvenenza unica incanta milioni di Cupìdi.

SPIEGAZIONE

La bellezza impareggiabile di Krsna, il Supremo Signore di Goloka, è qui descritta. Krsna, la cognizione onnipervadente, ha una Sua propria forma spirituale. La forma di Krsna non è una creazione fantasiosa dell’immaginazione, scaturita dalla visualizzazione delle belle cose di questo mondo. Quello che Brahma vide nel suo rapimento estatico di pura devozione è qui oggetto di descrizione. Krsna è intento a suonare il flauto; con la sua incantevole vibrazione sonora quel flauto attrae il cuore di tutti gli esseri viventi. Proprio come un petalo di loto è piacevole alla vista, così i due bellissimi occhi di Krsna che causano la manifestazione della nostra visione, spirituale, mostrano l’illimitato splendore e fascino del Suo viso di luna. La leggiadria che orna il Suo capo con composizioni di piume di pavone è l’aspetto che corrisponde alla bellezza spirituale di Krsna. Come un insieme di nuvole blu offre una visione piacevole e riposante, così è anche per la carnagione di Krsna, che è di un colore spirituale blu scuro. La bellezza e la grazia di Krsna sono assai più incantevoli di quelle di Cupìdo moltiplicate per un milione di volte.

VERSO 31

alola-candraka-lasad-vanamalya-vamsi­-

ratnangadam pranaya-keli-kala-vilasam

syamam tri-bhariga-lalitam niyata-prakasam

govindam adi-purusam tam aham bhajami

alola: pendente; candraka: con un medaglione di luna; lasat: abbellita; vana-malya: una ghirlanda di fiori; vamsi: flauto; ratna-angadam: decorate con gioielli ornamentali; pranaya: d’amore; keli-kala: in passatempi; vilasam: che sempre si diletta; syamam: Syamasundara; tri-bhanga: piegata in tre punti; lalitam: graziosa; niyata: eternamente; prakasam: manifesta; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, che porta al collo una ghirlanda di fiori impreziosita da un me­daglione di luna e ha le mani decorate con il flauto e altri gioielli ornamentali. Egli Si delizia sempre in pas­satempi d’amore e la Sua aggraziata forma di Syama­sundara, curva in tre punti, è eternamente manifesta.

SPIEGAZIONE

Nello sloka che comincia con cintamani prakara sono stati descritti la regione trascendentale e i nomi spirituali di Govinda, e nello sloka che inizia con venum kvanantam è descritta la bellissima forma eterna di Govinda. Nel presente sloka sono descritti i passatempi amorosi di Govinda, la personificazione stessa delle Sue sessantaquattro perfezioni. Tutte le vicende spirituali che rientrano nell’ambito descrittivo della narrazione del rasa, la qualità di emozione estatica, sono incluse negli amorosi divertimenti spirituali di Govinda.

VERSO 32

angani yasya sakalendriya-vrtti-manti

pasyanti panti kalayanti ciram jaganti

ananda-cinmaya-sad-ujjvala-vigrahasya

govindam adi-purusam tam aham bhajami

angani: le membra; yasya: del quale; sakala-indriya: di tutti gli organi; vrtti-manti: che possiedono le funzioni; pasyanti: vede; panti: mantiene; kalayanti: manifestano; ciram: eternamente; jaganti: gli universi; ananda: felicita; cit: verità; maya: piena di; sat: esistenza reale; ujjvala: piena di radioso splendore; vigrahasya: la cui forma; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, la cui for­ma trascendentale è piena di felicita, di verità, di so­stanzialita ed è quindi colma dello splendore più ra­dioso. Qualsiasi parte di quella figura trascendentale possiede in sé le funzioni complete di tutti gli organi ed Egli eternamente vede, mantiene e manifesta gli universi infiniti, sia spirituali che materiali.

SPIEGAZIONE

A causa della mancanza di gusto per le cose spirituali, un grave dubbio sorge nella mente di coloro che sono incatenati alla conoscenza materiale. Quando ascoltano un racconto dei passatempi di Krsna essi pensano che la verità (tattva) riguardante Krsna sia la speculazione mentale di alcuni studiosi eruditi, una creazione dei loro cervelli immaginativi, elaborata sulla base di modelli materiali. Allo scopo di rimuovere questo dannoso dubbio, Brahma, in questo sloka e nei tre successivi, dopo aver fatto la distinzione tra lo spirito e la materia in modo razionale, ha cercato di far comprendere il puro lila di Krsna, che ha potuto realizzare nel suo puro rapimento estatico. Brahma vuole dire che la forma di Krsna è la totalità dell’esistenza, della conoscenza e della Krsna mentre tutte le esperienze mondane sono piene di tangibile ignoranza. Nonostante vi sia una specifica differenza tra le due, la verità fondamentale è che le vicende spirituali costituiscono la sorgente assoluta. Specificità e varietà sono sempre presenti in essa e su questi due princìpi si basano la dimora trascendentale, la forma, il nome, le qualità e i divertimenti di Krsna. I passatempi amorosi di Krsna possono essere apprezzati soltanto da una persona che possiede la conoscenza spirituale pura e la liberta da qualsiasi relazione con Maya. La dimora spirituale, sito dei passatempi, emanata dalla potenza cit e formata da cintamani (trascendentali pietre filosofali), e la figura di Krsna sono entrambe spirituali. Proprio come Maya è il riflesso distorto della potenza spirituale, così la varietà creata da Maya (l’ignoranza) è anch’essa un riflesso distorto della varietà spirituale. In questo mondo materiale si può notare dunque solo una mera parvenza della varietà spirituale. Nonostante tale parvenza, le due varietà sono totalmente diverse l’una dall’altra. Il difetto della materia è la sua corruttibilità, ma nello spirito esiste una varietà libera da imperfezione e contaminazione. L’anima e il corpo di Krsna sono identici, mentre l’anima e il corpo delle creature cadute non sono tali. Nella sfera spirituale non esiste, come in questo mondo, differenza tra l’anima e il corpo, tra gli arti e il loro proprietario, tra gli attributi e l’oggetto che li possiede. Nel caso delle anime condizionate, invece, questa differenza sussiste realmente. Sebbene Krsna sia provvisto di arti, ogni Suo arto è l’entità intera. Egli svolge tutte le varietà di funzioni spirituali divine con ciascuno dei Suoi arti. Perciò Egli è un tutto indivisibile e un’entità trascendentale perfetta. Sia la jiva che Krsna sono trascendentali e appartengono alla stessa categoria, ma differiscono per il fatto che gli attributi trascendentali esistono nella jiva, cioè nell’anima, a livelli infinitesimali, mentre in Krsna si trovano nella loro massima perfezione. Quegli attributi si manifestano nella loro giusta infinitesimalita solo quando l’anima ottiene il suo status spirituale non adulterato. L’anima raggiunge la posizione più vicina all’identità assoluta solo quando la forza spirituale dell’energia estatica appare in lei per la grazia di Krsna. Krsna resta comunque l’oggetto della venerazione universale, perché possiede alcuni attributi esclusivi; questi quattro attributi impareggiabili non si manifestano né in Narayana, il Signore di Vaikuntha, né nei purusa avatara primordiali o in divinità elevate come Siva, né tantomeno nelle jiva.

VERSO 33

advaitam acyutam anadim ananta-rúpam

adyam purana-purusam nava-yauvanam ca

vedesu durlabham adurlabham atma-bhaktau

govindam adi-purusam tam aham bhajami

advaitam: senza secondi; acyutam: libero dal decadimento; anadim: senza inizio; ananta-rúpam: la cui forma è infinita, o che possiede infinite forme; adyam: l’inizio; purana-purusam: la persona più antica; nava­yauvanam: una gioventù in fiore; ca: anche; vedesu: mediante i Veda; durlabham: inaccessibile; adurlabham: non difficile da ottenere; atma-bhaktau: mediante la pura devozione dell’anima; govindam: Govinda; adi purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, inacces­sibile ai Veda, ma raggiungibile grazie alla pura de­vozione dell’anima. Egli è l’Uno senza secondi, non è soggetto a decadimento, è senza inizio e la Sua forma è infinita. È il principio e l’eterno purusa, cionono­stante è una persona che possiede la bellezza della gioventù in fiore.

SPIEGAZIONE

Advaita significa `verità indivisibile che è conoscenza assoluta’. Il Brahman, l’infinito, emana da Lui come Sua radiosita, e il Dio immanente (il Paramatma) emana da Lui come Sua parte costitutiva, tuttavia Egli rimane Uno e indivisibile. Acyuta significa che sebbene miriadi di avatara emanino da Lui come Sue porzioni soggettive e milioni di jiva come Sue particelle spirituali distinte, Egli resta intatto come il tutto indiviso, colmo di ogni perfezione. Anche se indulge nell’esibire passatempi come quello della nascita, Egli non ha inizio, e sebbene scompaia dopo il passatempo della Sua apparizione, Egli è eterno. Benché senza origine, Egli ha un’origine nel passatempo della Sua apparizione, e sebbene eterno nell’essenza, è una persona nel pieno fiore della giovinezza. Il nocciolo della questione è che sebbene Egli possieda qualità diversificate e apparentemente in mutua contraddizione, le stesse si trovano in armonico e universale accordo grazie alla Sua potenza inconcepibile. Questo è ciò che s’intende per cid-dharma, natura trascendentale, distinta da quella materiale. La Sua leggiadra forma curva in tre punti, con il flauto nelle mani, possiede l’eterno fiore delle gioventù ed è al di sopra della corruttibilità che si trovano nel tempo e nello spazio limitati. Nel regno trascendentale non ci sono né passato né futuro, ma solo il presente inalterato e immutabile. Nella sfera trascendentale non esiste distinzione tra l’oggetto e le sue qualità e neppure un’identità così come la troviamo nella limitata regione mondana. Perciò quelle qualità che sembrano apparentemente contraddittorie alla luce della concezione materiale limitata dal tempo e dallo spazio, esistono nel regno spirituale in gradevole e squisita armonia. Come può la jiva realizzare una simile esistenza senza precedenti? La limitata funzione intellettiva della jiva è sempre contaminata dall’influenza del tempo e dello spazio e non è quindi nella posizione di sbarazzarsi di questo limite. Se la potenza di funzione cognitiva non si estende alla realizzazione della trascendenza, che cos’altro può farlo? In risposta Brahma dice che l’Assoluto trascendentale si trova oltre la portata dei veda. I Veda hanno origine nel suono e il suono ha origine nell’etere materiale, perciò i Veda non ci possono presentare una visione diretta del mondo trascendentale (Goloka). Solo quando i Veda sono imbevuti della potenza cit sono in grado di esporre la trascendenza. Ma Goloka si rivela a ogni singola jiva quando questa è situata sotto l’influsso della potenza cognitiva spirituale unita all’essenza dell’energia estatica. La funzione estatica della devozione è sconfinata e carica di conoscenza trascendentale pura. Questa conoscenza, unitamente alla devozione, rivela goloka-tattva, il principio della trascendenza più elevata, senza però affermarsi separatamente, ma come sussidiaria alla devozione pura.

VERSO 34

panthas tu koti-sata-vatsara-sampragamyo

vayor athapi manaso muni-pungavanam

so ‘py asti yat-prapada-simny avicintya-tattve

govindam adi-purusam tam aham bhajami

panthah: il sentiero; tu: tuttavia; koti-sata: migliaia di milioni; vatsara: di anni; sampragamyah: che si protrae per; vayoh: del vento; atha api: o; manasah: della mente; muni-pungavanam: dei più grandi jnani; sah: quel (sentiero); api: soltanto; asti: è; yat: del quale; prapada: dell’alluce; simni: alla punta; avicintya-tattve: al di la della concezione materiale; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, dei Cui piedi di loto soltanto la punta dell’alluce viene av­vicinata dagli yogi, che aspirano alla trascendenza e intraprendono la pratica del pranayama esercitando la respirazione, o dai jnani che cercano di trovare il Brahman non-differenziato mediante l’esclusione di tutto ciò che è mondano, pratica che si protrae per migliaia e milioni di anni.

SPIEGAZIONE

Il raggiungimento dei piedi di loto di Govinda consiste nella realizzazione della devozione pura. Il kaivalya (stato realizzato non-alternativo) raggiunto dagli astanga-yogi con la pratica della meditazione per migliaia di milioni di anni, e lo stato d’immersione nell’aspetto impersonale non­differenziato di Dio, al di la della sfera del limitato, ottenuto dai monisti dopo un analogo lasso di tempo trascorso a distinguere tra lo spirituale e il non-spirituale eliminando tutto ciò che appartiene alla sfera limitata, una cosa dopo l’altra, con la formula del ‘non questo, non quello’, sono soltanto la periferia dei piedi di loto di Krsna e non i piedi di loto in sé. In sintesi, il kaivalya, ossia l’immersione nel Brahman, costituisce la linea di demarcazione tra il mondo dei limiti e il mondo trascendentale. Se non scavalchiamo quella linea non potremo provare alcun gusto per la varietà della sfera trascendentale. Il kaivalya è solo una condizione di assenza di quelle miserie che nascono dall’affinita con la materia, ma non è vera gioia o felicita. Se l’assenza di miseria può significare un po’ di piacere, quel poco è di dimensioni minime e del tutto irrilevante. Non è sufficiente distruggere la condizione di materialita, perché la vera conquista della jiva è la sua esistenza eterna allo stato di auto-realizzazione. Quest’ultima è raggiungibile solo per la grazia della devozione pura, che è essenzialmente cit, ovvero di natura trascendentale. A questo fine la speculazione mentale astratta e noiosa non è di alcuna utilita.

VERSO 35

eko ‘py asau racayitum jagad-anda-kotim

yac-chaktir asti jagad-anda-caya yad-antah

andantara-stha-paramanu-cayantara-stham­-

govindam adi-purusam tam aham bhajami

ekah: uno; api: sebbene; asau: Egli; racayitum: per creare; jagat-anda: di universi; kotim: milioni; yat: la cui; saktih: potenza; asti: c’è; jagat-anda-cayah: tutti gli universi; yat-antah: all’interno del quale; anda-antara­stha: sparpagliati in tutto l’universo; parama-anu-caya: gli atomi; antara-stham: situato all’interno; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Egli è un’entità non differenziata in quanto non c’è distinzione tra la potenza e chi la possiede. Nella sua opera di creazione di milioni di mondi, la Sua potenza resta inseparabile. Tutti gli universi esistono in Lui ed Egli è simultaneamente presente nella Sua pienezza in ogni singolo atomo dell’universo. Questo è il Signore primordiale che io adoro.

SPIEGAZIONE

Krsna è l’essere più elevato. In Lui esiste un’entità detta cit (spirituale), distinta dal principio della limitazione. Grazie alla Sua potenza inconcepibile Egli può creare innumerevoli universi con un atto di volonta. Tutti gli universi materiali devono la loro origine alla trasformazione della Sua potenza esterna. La Sua dimora si trova tuttavia al di la della concezione umana, perché tutti i mondi, limitati e spirituali (cit), esistono in Lui ed Egli risiede simultaneamente nella Sua pienezza e interezza in tutti gli atomi di tutti i mondi. L’onnipresenza è solo un aspetto localizzato della maestosità di Krsna, il Signore di tutto. Sebbene Egli sia onnipresente, la Sua Signoria spirituale va oltre ogni umana concezione a causa della Sua esistenza onnipervadente in una forma di media grandezza. Questo punto sostiene la dottrina dell’inconcepibile e simultanea distinzione e non distinzione, e abbatte l’inquinante filosofia Mayavada e tutte le altre dottrine ad essa collegate.

VERSO 36

yad-bhava-bhavita-dhiyo manujas tathaiva

samprapya rúpa-mahimasana-yana-bhúsah

súktair yam eva nigama-prathitaih stuvanti

govindam adi purusam tam aham bhajami

yat: per il quale; bhava: con devozione; bhavita: sono impregnati; dhiyah: i cui cuori; manujah: uomini; tatha eva: similmente; samprapya: avendo conquistato; rapa: bellezza; mahima: grandezza; asana: troni; yana: mezzi di trasporto; bhúsah: e ornamenti; súktaih: con inni vedici; yam: al quale; eva: certamente; nigama: dai Veda; prathitaih: narrati; stuvanti: offrono lode; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, lo stesso a cui le persone sature di devozione offrono lodi can­tando i mantra-súkta enunciati dai Veda, mentre con­quistano la loro legittima bellezza, la loro grandezza, i loro troni, veicoli e ornamenti.

SPIEGAZIONE

Nella dissertazione sul rasa incontriamo cinque tipi di devozione o servizio: santa, il distacco, dasya, il servizio volontario in un sentimento reverenziale, sakhya, l’amicizia, vatsalya, l’amore dei genitori per i figli, e srngara, l’amore giovanile.

I devoti immersi nell’idea del loro rispettivo servizio servono Krsna eternamente e alla fine ottengono il frutto dei loro rispettivi ideali. Essi conseguono la vera natura del loro sé nell’ambito dei rispettivi rasa, ottengono le loro glorie, facilitazioni e situazioni adatte ai loro sacri servizi e inoltre qualità trascendentali, che come ornamenti esaltano la bellezza della loro vera natura. Coloro che si riconoscono nel santa-rasa raggiungono la regione del Brahma-Paramatma, il sito della pace eterna. Coloro che appoggiano il dasya-rasa vanno a Vaikuntha, la maestosa residenza spirituale di Sri Narayana. Coloro che sono in sakhya, vatsalya e madhurya-rasa (amore giovanile) raggiungono Goloka-dhama, la dimora di Krsna, al di sopra di Vaikuntha. In quelle regioni essi adorano Krsna seguendo i súkta descritti nei Veda, con gli ingredienti e gli oggetti adatti ai rispettivi rasa. Sotto l’influsso della potenza spirituale, i Veda parlano in alcuni passaggi dei passatempi del Signore Supremo. Le anime liberate cantano il nome, le qualità e i passatempi del Signore Supremo sotto la guida della stessa potenza spirituale.

VERSO 37

ananda-cinmaya-rasa pratibhavitabhis

tabhir ya eva nija-rupataya kalabhih

goloka eva nivasaty akhilatma-bhúto

govindam adi-purusam tam aham bhajami

ananda: felicita; cit: e conoscenza; maya: che consiste di; rasa: emozioni; prati: ogni secondo; bhavitabhih: che sono assorti; tabhih: in quelle; yah: chi; eva: certamente; nijarúpataya: con la Sua propria forma; kalabhih: che sono parti di porzioni della Sua potenza di piacere; goloke: a Goloka Vrndavana; eva: certamente; nivasati: risiede; akhila-atma: come l’anima di tutti; bhútah: che esiste; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, che risie­de nel Suo regno, Goloka, con Radha, la cui figura spirituale assomiglia alla Sua. Radha è la personifi­cazione della potenza di estasi, completa delle sessan­taquattro arti, ed è in compagnia delle sue amiche intime [sakhi, personificazioni delle estensioni della sua forma corporea, permeate e animate dalla gioia infinita del rasa spirituale di Govinda.

SPIEGAZIONE

Sebbene il Signore Assoluto e la Sua potenza siano la stessa e unica esistenza, esistono eternamente come entità separate nelle forme di Radha e Krsna. Sia nell’energia d’estasi sia nel trascendentale Sri Krsna esiste lo srngara­rasa (amore intrigante), la cui qualità è inconcepibile. La vibhava (estensione) di quel rasa (qualità di dolcezza) è di due tipi, alambana (il sostegno) e uddipana (lo stimolo). Alambana a sua volta si divide in due, asraya (il sostenuto) e visaya (il sostegno). Asraya si riferisce a Radhika stessa e alle estensioni della sua forma, e visaya indica Krsna. Krsna è Govinda, il Signore di Goloka. Le gopi sono le copie asraya di quel rasa; con loro Krsna Si abbandona agli eterni passatempi di Goloka. Nija-rúpataya significa `con gli attributi manifestati dall’energia d’estasi’.

Le sessantaquattro attivita artistiche e artigianali sono le seguenti: (1) gita -l’arte del canto; (2) vadya – l’arte di suonare strumenti musicali; (3) nrtya – l’arte della danza; (4) natya – l’arte teatrale; (5) alekhya – l’arte della pittura; (6) visesakacchedya – l’arte di dipingere il viso e il corpo con unguenti colorati e cosmetici; (7) tandula-kusuma-bali-vikara -l’arte di preparare offerte di riso e fiori; (8) puspastarana – l’arte di fare una coperta di fiori per un letto; (9) dasana-vasananga-raga -1′ arte di applicare preparati per la pulizia dei denti, degli abiti e per tingere il corpo; (10) mani-bhumika-karma – l’arte di creare modelli di gioielleria; (11) sayya-racana –1′ arte di coprire il letto; (12) udaka-vadya –1′ arte di suonare musica nell’acqua; (13) udaka-ghata – l’arte di fare schizzi d’acqua; (14) citra-yoga -l’arte di applicare praticamente una mistura di colori; (15) malya-grathana­vikalpa – l’arte di disegnare composizioni di ghirlande di fiori; (16) sekharapida-yojana – l’arte di ornare il capo con un diadema; (17) nepathya-yoga – l’arte di vestirsi in camerino; (18) karnapatra-bhanga – l’arte di decorare il trago dell’orecchio; (19) sugandha-yukti –1′ arte dell’applicazione pratica di sostanze aromatiche; (20) bhúsana-yojana – l’arte di applicare o sistemare ornamenti; (21) aindra jala – l’arte di giocare con le

parole; (22) kaucumara – un genere di arte; (23) hasta­laghava – l’arte del prestigiatore; (24) citra-sakapúpa­bhaksya-vikara-kriya – l’arte di preparare varietà di insalate, pani, torte e altre prelibatezze; (25) panaka-rasa­ragasava-yojana -1′arte di preparare bevande gustose e di tingere i liquidi di rosso; (26) súci-vaya-karma –1′arte del ricamo e della tessitura; (27) sútra-krida – l’arte di giocare con il filo; (28) vina-damuraka-vadya – l’arte di suonare il liuto e un piccolo tamburo a forma di X; (29) prahelika -1′ arte di creare e risolvere indovinelli; (29a) pratimala – l’arte di rispondere a versi citati con altri appropriati o recitare un verso dietro l’altro per l’esercizio della memoria o per destrezza; (30) durvacaka-yoga – l’arte di praticare un linguaggio al quale gli altri hanno difficolta a rispondere; (31) pustaka-vacana – l’arte di declamare libri; (32) natikakhyayika-darsana – l’arte di recitare brevi commedie e aneddoti; (33) kavya­samasya-púrana -l’arte di risolvere versetti enigmatici; (34) pattika-vetra-bana-vikalpa – l’arte di progettare un sistema di scudi, bastoni e frecce; (35) tarku-karma – l’arte di filare col fuso; (36) taksana – l’arte della carpenteria; (37) vastu-vidya – l’arte dell’ingegneria; (38) raupya-ratna-pariksa -l’arte di esaminare argento e gioielli; (39) dhatu-vada – l’arte della metallurgia; (40) mani-raga jnana – l’arte di tingere i gioielli; (41) akara jnana – l’arte della mineralogia; (42) vrksayur­veda-yoga – l’arte di praticare la medicina o le cure mediche con le erbe; (43) mesa-kukkuta-lavaka-yuddha­vidhi -l’arte di conoscere il modo in cui combattono gli agnelli; i galli e gli uccelli; (44) suka-sarika prapalana (o pralapana) – l’arte di conoscere o tenere una conversazione tra il maschio e la femmina del pappagallo cacatua; (45) utsadana – l’arte di guarire o pulire una persona con gli aromi; (46) kesa-marjana-kausala – l’arte di pettinare i capelli; (47) aksara-mustika-kathana – l’arte di parlare con lettere e dita; (48) mlecchita- kutarka-vikalpa – l’arte d’inventare sofismi barbari o stranieri; (49) desa-bhasa jnana – l’arte di conoscere i dialetti provinciali; (50) puspa-sakatika-nirmiti jnana – l’arte di conoscere le profezie fatte da voci celesti o come si preparano carri-giocattolo con i fiori; (51) yantra­mdtrka – l’arte della meccanica; (52) dharana-matrka – l’arte dell’uso degli amuleti; (53) samvacya – l’arte della conversazione; (54) manasi kavya-kriya – l’arte di comporre versi mentalmente; (55) kriya-vikalpa -1′ arte di ideare un’opera letteraria o un rimedio medicamentoso; (56) chalitaka-yoga -1′ arte di dedicarsi alla costruzione di santuari che portano il proprio nome; (57) abhidhana­kosa-cchando jnana -1′ arte dell’uso della lessicografia e della metrica; (58) vastra-gopana -l’arte di nascondere i vestiti; (59) dyúta-visesa -l’arte di conoscere specifici giochi d’azzardo; (60) akarsa-krida – l’arte di giocare con i dadi o con i magneti; (61) balaka-kridanaka -1′ arte di usare i giocattoli dei bambini; (62) vainayiki-vidya – l’arte d’imporre la disciplina; (63) vaijayiki vidya- l’arte di conseguire la vittoria; 64) vaitaliki vidya – l’arte di svegliare il proprio signore all’alba con la musica.

Tutte queste arti nelle loro forme eterne sono sempre visibili nella regione di Goloka come ingredienti del rasa, mentre nella sfera mondana sono state esibite copiosamente dalla potenza spirituale (cit) Yogamaya, durante i passatempi di Vraja. Sri Rupa dice sadanantaih … santi tah, “Krsna è sempre manifesto nella Sua bellezza a Goloka con i Suoi passatempi infiniti. Talvolta una variante di quei passatempi diventa visibile sul piano mondano. Sri Hari, il Signore Supremo, manifesta anche il passatempo della Sua nascita e molti altri, accompagnato da tutto il Suo séguito. La divina potenza di godimento riempie il cuore di tutto il Suo séguito con i giusti sentimenti spirituali, conformemente al Suo volere. Quei passatempi che si manifestano sul piano mondano sono i Suoi passatempi visibili; ognuno di essi esiste nella

sua forma non-visibile a Goloka, al di la della percezione mondana. Nei Suoi passatempi visibili Krsna dimora a Gokula, a Mathura e a Dvaraka. I passatempi che non sono visibili in queste tre localita sono visibili nei loro siti spirituali di Vrndavana.

Dalle conclusioni appena esposte appare chiaro che non c’è distinzione tra i passatempi visibili e quelli invisibili. Nel suo commentario a questo sloka, così come anche nel commento all’ Ujjvala-nilamani e nel Krsna-sandarbha, l’apostolo riva Gosvami osserva: “I passatempi visibili di Krsna sono creati dalla Sua potenza cit (spirituale); essendo connessi al rapporto con la funzione mondana, essi manifestano certe caratteristiche che sembrano vere per l’influsso della potenza limitativa (Maya), ma che non possono esistere nella realta trascendentale. La distruzione dei demoni, l’illecita relazione tra amanti, la nascita, eccetera, sono esempi di questa peculiarita. Le gopi sono le estensioni dell’energia estatica di Krsna e sono quindi straordinariamente Sue. Come può esservi unione illecita nel loro caso? L’adulterio delle gopi che si trova nel Suo passatempo visibile non è altro che il riflesso materiale della realta trascendentale.” Il significato celato nelle parole di Sri Jiva Gosvami, quando reso esplicito, non lascera alcun dubbio nella mente dei lettori. Sri Jiva Gosvami è il nostro predicatore della verità trascendentale, perciò gode sempre dell’influenza di Sri Rupa e di Sanatana. Inoltre, nei passatempi di Krsna, Sri riva è una delle manjari; egli è dunque esperto in tutte le realta della trascendenza.

Ci sono alcuni che, essendo incapaci di capire il significato delle sue affermazioni, forniscono versioni di loro invenzione e indulgono in controversie inutili. Sri Rúpa e Sanatana dicono che non c’è una distinzione vera ed essenziale tra i Ma visibili e quelli invisibili, la sola differenza è che gli uni sono manifestati nella sfera mondana, mentre gli altri non lo sono. Nella manifestazione soprannaturale c’è purezza assoluta in colui che vede e in colui che è visto. Una persona particolarmente fortunata, quando è favorita da Krsna, può liberarsi dalle catene e dalle connessioni materiali ed entrare nella regione trascendentale dopo avere ottenuto il gusto realizzato della varietà di rasa disponibili durante il periodo di noviziato. Solo tale persona può avere la visione e il gusto del perfetto e assolutamente puro lila di Goloka. Simili nature ricettive si trovano di rado. Anche colui che esiste nella sfera mondana può realizzare il gusto del cid-rasa per la grazia di Krsna, che lo rende capace di raggiungere lo stato realizzato di servizio. Questa persona può avere la visione dei passatempi di Goloka manifestati nel lila mondano di Gokula. C’è sicuramente differenza tra queste due categorie di idonei ricercatori della verità. Finché non si raggiunge lo stadio perfettamente trascendentale non si può non essere ostacolati da persistenti limitazioni nella visione dei passatempi di Goloka. La visione della realta trascendentale varia secondo il livello di realizzazione individuale; la visione di Goloka deve anch’essa variare secondo lo stesso criterio.

Soltanto quelle anime incatenate ed eccessivamente dedite al materialismo sono prive degli occhi della devozione; tra esse alcune sono irretite dalla varietà dell’energia illusoria, mentre altre aspirano all’auto­distruzione sotto l’influsso della conoscenza centrifuga. Sebbene possano avere una visione dei passatempi del Signore Supremo manifestati sul piano mondano, sono in grado di avere soltanto una concezione materiale di quei passatempi visibili, essendo la loro concezione priva di realta trascendentale. Perciò la realizzazione di Goloka appare in proporzione all’idoneita, la quale dipende dal livello della propria realizzazione spirituale. Il principio di base è che sebbene Gokula sia sacra e libera da scorie quanto lo è Goloka, essa viene manifestata sul piano mondano grazie all’influsso della potenza cit, Yogamaya. Nelle vicende visibili e invisibili delle regioni trascendentali non c’è alcuna impurita, contaminazione o imperfezione inerente al mondo dei limiti; c’è qualche differenza solo nell’ambito della realizzazione, che varia in proporzione all’avanzamento spirituale dei ricercatori dell’Assoluto. L’impurita, la corruttibilità, gli elementi estranei, l’illusione, l’ignoranza, il profano, la totale inadeguatezza, l’insignificanza, la grossolanita – queste caratteristiche appartengono all’occhio, all’intelletto, alla mente e all’ego delle anime condizionate istupidite dalla natura materiale, e non hanno niente a che fare con la natura essenziale della trascendenza. Più si è liberi da questi difetti, più si è capaci di realizzare l’Assoluto che è al di la di ogni attributo. La verità rivelata dalle Scritture è libera da scorie, ma le realizzazioni di coloro che cercano la conoscenza di queste realta sono con o senza imperfezioni secondo il grado della rispettiva realizzazione.

Le sessantaquattro arti che sono state enumerate sopra in realta esistono illimitatamente solo a Goloka. La corruttibilità, l’insignificanza e la grossolanita sono presenti in quelle arti secondo il grado di auto-realizzazione degli aspiranti alla conoscenza dell’Assoluto. Secondo Srila Rúpa e Srila Sanatana tutti quei passatempi che sono stati visibili a Gokula esistono in tutta la loro purezza e liberta da ogni traccia di limitazione a Goloka. Anche l’autocratica relazione trascendentale tra amanti esiste a Goloka in una purezza inconcepibile, giudicata secondo la stessa misura e la stessa logica. Tutte le manifestazioni della potenza cit, Yogamaya, sono pure, perciò, dal momento che la suddetta relazione trascendentale tra amanti è creazione di Yogamaya, è necessariamente libera da ogni contaminazione e appartiene alla realta assoluta.

Fermiamoci a considerare che cos’è la realta assoluta in Sé. Sri Rupa Gosvami dice púrvokta … saratah. Su questi sloka Sripada Jiva Gosvami, dopo matura riflessione, ha stabilito la relazione trascendentale tra amanti come vibhrama-vilasa, qualcosa che sembrerebbe diverso da

ciò che appare. Tali sono i passatempi della nascita e altri, manifestati da YogaMaya.

Con la spiegazione tathapi … vraja-vanitanam, Srila riva Gosvami ha espresso il suo profondo coinvolgimento. I passatempi gioiosi mediati dall’errore apparente, vibhrama-vilasa, come espediente di YogaMaya, sono anch’essi inclusi nelle affermazioni conclusive di Rupa e Sanatana. Ciò nonostante, poiché Sripada riva Gosvami ha stabilito l’uguaglianza tra Goloka e Gokula, si deve ammettere che c’è una realta trascendentale alla base di tutti i passatempi di Gokula.

Un marito è colui che si lega a una ragazza in matrimonio, mentre un amante è colui che, al fine di ottenere con il proprio amore l’amore dell’altrui moglie, oltrepassa le convenzioni morali sotto l’impulso di un sentimento che guarda all’amore di lei come se fosse la totalità e il fine dell’esistenza. A Goloka non esiste assolutamente una relazione come quella nuziale, perciò non c’è un ruolo di marito caratterizzato da un’unione del genere. D’altra parte, poiché le gopi, entità autonome reali, non hanno alcun legame matrimoniale, non possono avere un legame di concubinato. Inoltre, non possono esservi entità separate nella forma di condizione svakiya (coniugale) e parakiya (adultera). Nei passatempi visibili sul piano mondano esiste la funzione nella forma di relazione nuziale, ma Krsna è al di la della sfera di quella funzione, quindi la suddetta funzione del cerchio d’amore totale è un espediente di YogaMaya. Krsna gusta il rasa trascendentale simile all’amore adultero scavalcando quella funzione. Questo passatempo di andare al di la del limite dell’apparente funzione morale manifestato da YogaMaya è, in ogni caso, osservabile anch’esso solo sul piano mondano da un occhio avviluppato dalla copertura materiale, perché in realta simile frivolezza non c’è nei passatempi di Krsna. Il rasa tra amanti è certamente l’essenza scelta di tutti i rasa. Se si dovesse dire che esso

non esiste a Goloka, ciò sarebbe altamente deplorevole per Goloka. Non è un fatto che non vi sia una completezza suprema nel gustare il rasa nel sommo regno di Goloka. Krsna, la sorgente di tutti gli avatara, gusta nello stesso modo in una forma distinta a Goloka e in un’altra forma distinta a Gokula. Perciò, nonostante le apparenze, che all’occhio materiale mostrano uno sconfinamento dai limiti della funzione legittima nella forma di adulterio, persino a Goloka dev’essere presente questa verità in una qualche forma. Atmaramo py ariramat, atmany avaruddha­sauratah, reme vraja-sundaribhir, yatharbhakah pratibimba-vibhramah, questo e altri versi delle Scritture mostrano che il provare gioia in Se stesso è la qualità essenziale e distintiva di Krsna. Nel Suo maestoso regno cit, Krsna causa la manifestazione della Sua potenza cit nella forma di Laksmi e gode di lei come Sua legittima sposa. Poiché in quel luogo prevale questo sentimento di unione matrimoniale, il rasa si espande in una forma completa solo fino allo stadio di servizio (dasya-rasa). Ma a Goloka Krsna divide la Sua potenza cit in migliaia di gopi e S’impegna eternamente in passatempi d’amore con loro dimenticando i sentimenti di appartenenza. Con i sentimenti di appartenenza verrebbe meno l’estrema inaccessibilita del rasa. Le gopi naturalmente hanno, sin dall’eternita, la sensazione innata di essere mogli di qualcun altro. Krsna, in risposta a quel sentimento, reciprocando il sentimento di amante, esprime il rasa e gli altri passatempi d’amore con l’ausilio del flauto, il Suo più caro amico. Goloka è il sito trascendentale del rasa eternamente auto-realizzato, al di la della concezione limitata. Perciò a Goloka c’è la realizzazione dell’assunto sentimentale del rasa amoroso.

La natura del principio di maestà è tale che nel regno di Vaikuntha non c’è traccia di rasa d’amore paterno e materno nei confronti della sorgente di tutti gli avatara. Ma a Goloka, sito della delizia suprema, altro non c’è che l’assunto egoistico, sentimentale e originale dello stesso rasa. La Nanda e Yasoda sono visibilmente presenti, ma non ha luogo alcuna nascita. Per mancanza dell’evento della nascita, il sentimento egoistico di amore paterno e materno assunto da Nanda e Yasoda non ha alcun fondamento nell’esistenza effettiva di entità quali il padre e la madre, ma ha piuttosto la natura di un assunto sentimentale da parte loro, jayati jana-nivaso devaki­janma-vadah, eccetera. Al fine della realizzazione del rasa, il sentimento egoistico assunto è comunque eterno. Se nel rasa d’amore extra-coniugale e i corrispondenti sentimenti egoistici di concubinato e d’amore illecito sono semplici assunti eterni, non vi è in essi alcuna colpa né essi vanno contro le Scritture. Quando quelle entità trascendentali di Goloka si manifestano a Vraja, allora quei due sentimenti egoistici diventano in qualche modo più palpabili alla visione materiale del mondo fenomenico e questa è l’unica differenza tra le due espressioni. Nel rasa d’amore paterno e materno i sentimenti di Nanda e Yasoda come genitori si esplicano nella loro forma più tangibile con i passatempi della nascita e altri, mentre nel rasa d’amore extra-coniugale i corrispondenti sentimenti di concubinato delle singole gopi si esplicano nella forma del loro matrimonio con Abhimanyu, con Govardhana, eccetera. In realta non c’è un’entità separata come il matrimonio delle gopi né a Goloka né a Gokula, perciò gli sastra dichiarano che non c’è unione sessuale tra le gopi e i loro mariti. È per questa stessa ragione che anche Sri Rupa, il precettore autorizzato del principio del rasa, scrive che nel trascendentale rasa amoroso l’eroe è di due diversi tipi, il marito e l’amante, patis copapatis ceti prabhedav iha visrutav iti. Sri Jiva nel suo commentario, con le parole patih pura-vanitanam dvitiyo vraja-vanitanam riconosce l’eterno ruolo di amante che Krsna ha a Goloka, e il Suo ruolo di marito a Vaikuntha, a Dvaraka e così via. Nel Signore di Goloka e nel Signore di Gokula il carattere della relazione tra amanti si trova nella sua forma più completa. Il fatto che Krsna oltrepassi deliberatamente la Sua capacita di auto-deliziarSi è causato dal desiderio di unione con l’altrui moglie. La condizione di essere la moglie di un altro non è che il corrispondente sentimento assunto dalle gopi. In realta, le gopi non hanno un marito che abbia un’esistenza indipendente e separata, tuttavia il loro stesso sentimento egoistico fa sì che esse abbiano la natura di legittime mogli di qualcun altro. Tutte le caratteristiche, come per esempio, “il desiderio che porta l’amante a oltrepassare i confini del dovere”, e via dicendo, sono eternamente presenti nella residenza della delizia infinita. A Vraja questa verità si rivela, fino a un certo punto, in una forma più tangibile per chi ha occhi terreni.

A Goloka c’è un’inconcepibile distinzione e non­distinzione tra i rasa analoghi al concubinato e al matrimonio mondani. Si può dire inoltre con altrettanta verità che a Goloka non esiste distinzione tra i due rasa, ma che allo stesso tempo questa distinzione esiste. L’essenza dell’amore illecito è la cessazione di ogni senso di appartenenza, e la mancanza del senso di appartenenza è il godimento della Sua potenza cit nella forma di sospensione del senso di amore illecito, o godimento senza la ratifica del legame coniugale. L’unione dei due esiste là come un rasa che include entrambe le varietà. A Gokula è davvero lo stesso, con la differenza che la cosa produce un’impressione diversa sugli osservatori che appartengono alla sfera mondana. In Govinda, l’eroe di Goloka, coesistono i ruoli di marito e di amante al di sopra di ogni pieta o empieta e liberi da ogni grossolanita. Lo stesso vale per l’eroe di Gokula, anche se c’è una diversita nella realizzazione a causa di YogaMaya.

Se s’insiste sul fatto che le manifestazioni di YogaMaya sono la più alta verità, essendo la creazione della potenza cit, e che quindi l’impressione dell’amore illecito è anch’essa vera, la risposta è che può esistere un’impressione di egoismo sentimentale analogo nel gusto del rasa, ma libero da offese perché non è privo di fondamento nella verità. Tuttavia, l’impressione dissennata prodotta nell’ambito del giudizio mondano è offensiva, e come tale non può esistere nel puro regno cit. In effetti Sripada Jiva Gosvami è giunto alla vera conclusione, e nello stesso tempo la scoperta della parte opposta è anch’essa inconcepibilmente vera. Sono le vane discussioni empiriche sulla condizione di matrimonio legittimo e di concubinato a essere false e piene di prolissita capziose. Chi percorre i commentari di Sripada Jiva Gosvami e quelli della fazione opposta con un’attitudine di giudizio imparziale non può mantenere un atteggiamento di disapprovazione generato da un qualsiasi dubbio reale. Quello che il puro devoto del Signore Supremo dice è del tutto vero e indipendente da considerazioni insane sui pro e sui contro. C’è comunque l’elemento di mistero nelle loro controversie verbali. Coloro il cui giudizio è composto da sostanza materiale, essendo essi incapaci di penetrare lo spirito delle controversie amorose tra puri devoti perché mancanti di devozione pura, sono portati ad attribuire ai devoti i propri difetti di partigianeria e di punti di vista contrastanti. Commentando lo sloka del Rasa-pancadhyayi, “gopinam tat-patinam ca”, eccetera, ciò che Sripada Sanatana Gosvami ha asserito in modo conclusivo nel suo Vaisnava-tosani è stato accettato con riverenza e senza alcuna contestazione dal devoto autentico Sripada Visvanatha Cakravarti.

Ogniqualvolta nasce una disputa sui puri passatempi cognitivi, come quelli di Goloka, faremmo bene a ricordare il prezioso suggerimento scaturito dalle sacre labbra di Sriman Mahaprabhu e dei Suoi seguaci, i Gosvami, ossia che la Verità Assoluta è sempre caratterizzata dalla varietà spirituale che trascende la varietà dei fenomeni materiali, ma non è mai priva di caratteristiche. Il rasa divino è bello nella sua variegata distinzione in quattro stadi: vibhava, anubhava, sattvika e vyabhicari, e il rasa è sempre presente a Goloka come a Vaikuntha.

Il rasa di Goloka si manifesta a beneficio dei devoti sul piano mondano come vraja-rasa grazie al potere di YogaMaya. Ogni cosa osservabile nel Gokula-rasa è visibile nel Goloka-rasa in una forma chiaramente esplicita. Ecco dunque la distinzione tra l’amore illecito e il concubinato, la varietà dei rispettivi rasa di cui godono le diverse personalità, il suolo, l’acqua, il fiume, la collina, il portico, il pergolato, le mucche, e così via. Tutte le caratteristiche di Gokula esistono a Goloka disposte in modo adeguato. C’è solo una peculiarita: le concezioni mondane degli esseri umani con criteri materiali di giudizio che si riferiscono a quelle entità trascendentali, la non esistono. La concezione di Goloka si manifesta differentemente in proporzione al livello di realizzazione dei molteplici passatempi di Vraja, ed è molto difficile formulare un criterio preciso che possa discernere quali porzioni siano mondane e quali incontaminate. Più l’occhio della devozione si tinge con il balsamo dell’amore, più il concetto trascendentale gradualmente si manifestera. Non c’è quindi alcun bisogno di ulteriori speculazioni ipotetiche che non accrescono l’apprezzamento spirituale, in quanto la conoscenza essenziale di Goloka è un’entità inconcepibile. Cercare di perseguire l’inconcepibile con il procedimento concettuale è come battere la pula vuota del grano, tentativo che avra sicuramente un finale infruttuoso. È dunque sacro dovere di ognuno, nell’astenersi dallo sforzo di conoscere, cercare di conseguire l’esperienza della trascendenza con la pratica della devozione pura. Qualunque sentiero il cui percorso tenda a produrre l’impressione del vuoto dev’essere evitato con ogni mezzo. Il parakiya-rasa puro e libero da concezioni materiali è una realizzazione estremamente rara, ed è questo che è stato descritto nel racconto dei passatempi di Gokula. I devoti che seguono i dettami del loro puro amore spontaneo dovrebbero basare i loro sforzi devozionali su quel racconto. Raggiungeranno allora il principio fondamentale più completo nel momento in cui otterranno lo stadio di realizzazione. Le attivita devozionali caratterizzate dall’amore illecito, così come vengono praticate dalle anime condizionate dalla mentalita materialista, sono empieta mondane proibite. Il cuore del nostro apostolo Sripada riva Gosvami era molto turbato da simili pratiche e ciò lo indusse a darci le sue dichiarazioni conclusive sull’argomento. È dovere di un Vaisnava puro accettare lo spirito autentico delle sue affermazioni. È una grande offesa mancare di rispetto all’acarya cercando di stabilire una dottrina diversa che si oppone alla sua.

VERSO 38

premanjana-cchurita-bhakti-vilocanena

santah sadaiva hrdayesu vilokayanti

yam syamasundaram acintya-guna-svarúpam

govindam adi purusam tam aham bhajami

prema: dell’amore; anjana: dal balsamo; churita: unti; bhakti: della devozione; vilocanena: con gli occhi; santah: i puri devoti; sada: sempre; eva: invero; hrdayesu: nei loro cuori; vilokayanti: vedono; yam: il quale; syama: blu scuro; sundaram: bello; acintya: inconcepibile; guna: con attributi; svarúpam: la cui natura è dotata; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, Syama­sundara, Krsna stesso con innumerevoli attributi inconcepibili, che i puri devoti vedono nel profondo del loro cuore con gli occhi della devozione, unti dal balsamo dell’amore.

SPIEGAZIONE

La forma Syamasundara di Krsna è la Sua inconcepibile forma auto-contraddittoria, simultaneamente personale e impersonale. I devoti autentici vedono questa forma nel loro cuore purificato, sotto l’influsso dell’estasi devozionale. La forma Syama non ha il colore blu visibile nel mondo materiale, ma ha il variegato colore trascendentale che produce beatitudine eterna e non è visibile all’occhio mortale. Considerando l’estasi di Vyasadeva come descritta nello sloka, bhakti-yogena manasi …, è chiaro che la forma di Sri Krsna è Dio, la Persona Suprema, nella Sua pienezza e può essere visibile solo nel cuore di un devoto sincero, perché è in questo cuore, nello stato di trance sotto l’influsso della devozione, la Sua vera sede. Quando Krsna Si manifestò a Vraja, sia i devoti che i non­ devoti Lo videro con i loro occhi, ma soltanto i devoti Lo custodirono, eternamente presente a Vraja, come il gioiello inestimabile del loro cuore. Ancora oggi i devoti Lo vedono a Vraja nei loro cuori saturi di devozione, sebbene non Lo vedano con gli occhi. L’occhio della devozione non è altro che l’occhio del puro immacolato sé spirituale della jiva. La forma di Krsna è visibile a quell’occhio in proporzione alla sua purificazione attuata con la pratica della devozione. Quando la devozione del neofita raggiunge lo stadio di bhava-bhakti, l’occhio puro di quel devoto si copre con l’unguento dell’amore per la grazia di Krsna e gli permette di vedere Krsna faccia a faccia. La frase “nel loro cuore” significa che Krsna è visibile in proporzione a quanto i cuori sono purificati con la pratica della devozione. L’essenza di questo sloka è che la forma di Krsna, che è Syamasundara, Natavara (il migliore danzatore), Muralidhara (il suonatore di flauto) e Tribhanga (curvato in tre punti), non è un’elucubrazione mentale, bensì è una forma trascendentale ed è visibile con l’occhio dell’anima da un devoto in uno stato di rapimento estatico.

VERSO 39

ramadi-múrtisu kala-niyamena tisthan

nanavataram akarod bhuvanesu kintu

krsnah svayam samabhavat paramah puman yo

govindam adi-purusam tam aham bhajami

rama-adi: l’incarnazione di Sri Rama, eccetera; múrtisu: in differenti forme; kala-niyamena: per ordine delle porzioni plenarie; tisthan: esistenti; nana: varie; avataram: incarnazioni; akarot: eseguirono; bhuvanesu: all’interno dei mondi; kintu: ma; krsnah: Sri Krsna; svayam: personalmente; samabhavat: apparve; paramah: la suprema; puman: persona; yah: il quale; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, che Si ma­nifestò personalmente nel mondo come Krsna e come i diversi avatara, nelle forme di Rama, Nrsimha, Vama­na, e molte altre, tutte Sue porzioni soggettive.

SPIEGAZIONE

Le Sue porzioni soggettive nella forma di avatara quali Rama e innumerevoli altri, appaiono da Vaikuntha, mentre la Sua forma personale di Krsna, che si manifesta in questo mondo con Vraja, proviene da Goloka. Il senso racchiuso qui è che Krsna Caitanya, identico a Krsna stesso, determina anche Lui con la Sua apparizione la manifestazione diretta di Dio stesso.

VERSO 40

yasya prabha prabhavato jagad-anda-koti­

kotisv asesa-vasudhadi vibhúti-bhinnam

tad brahma niskalam anantam asesa-bhútam

govindam adi-purusam tam aham bhajami

yasya: del quale; prabha: la radiosita; prabhavatah: di chi eccelle in potenza; jagat-anda: di universi; koti-kotisu: in milioni di milioni; asesa: illimitata; vasudha-adi: con pianeti e altre manifestazioni; vibhúti: con opulenza; bhinnam: si differenzia; tat: quello; brahma: Brahman; niskalam: senza parti; anantam: illimitato; asesa-bhútam: essendo completo; govindam: Govinda; adi purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, la cui ra­diosita è la sorgente del Brahman non-differenziato descritto nelle Upanisad. Essendo distinto dalle glorie infinite dell’universo materiale, Egli appare come la verità indivisibile, illimitata e inesauribile.

SPIEGAZIONE

L’universo materiale creato da Maya è una delle infinite manifestazioni esterne che ospitano lo spazio, il tempo e gli oggetti grossolani. L’aspetto impersonale di Dio, il Brahman non-differenziato, è ben oltre questo principio di creazione materiale. Tuttavia, persino il Brahman non­differenziato è soltanto la radiosita esterna che emana dal muro di cinta del regno trascendentale di Vaikuntha, il quale mostra la gloria tri-quadrantale di Govinda. Il Brahman non-differenziato è indivisibile, quindi è anche uno senza secondi, ed è l’infinita entità residua.

VERSO 41

maya hi yasya jagad-anda-satani súte

traigunya-tad-visaya-veda-vitayamana

sattvavalambi-para-sattvam visuddha-sattvam

­govindam adi purusam tam aham bhajami

maya: la potenza esterna; hi: invero; yasya: di cui; jagat-anda: degli universi; satani: centinaia; súte: produce; trai-gunya _ che incarna le tre influenze materiali; tat: di quello; visaya: l’argomento; veda: la conoscenza vedica; vitayamana: che diffonde; sattva-avalambi: il sostegno di ogni esistenza; para-sattvam: l’entità ultima; visuddha­sattvam: il principio sostanziale assoluto; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, il principio sostanziale assoluto, l’entità finale nella forma del so­stegno di ogni esistenza, la cui potenza esterna incarna le tre influenze materiali – sattva, rajas e tamas – e diffonde la conoscenza vedica che concerne il mondo materiale.

SPIEGAZIONE

L’influenza materiale attiva del rajas produce o genera tutte le entità mondane. L’influenza del sattva (principio di manifestazione materiale), insieme con il rajas, si cura del mantenimento dell’esistenza degli esseri che sono così prodotti, e l’influenza del tamas rappresenta il principio distruttivo. Il principio sostanziale, misto alle tre influenze materiali, è materiale, mentre la sostanza non mista è trascendentale. La qualità dell’esistenza eterna è il principio dell’entità assoluta. La persona la cui vera forma dimora in quell’essenza è la sola entità pura, immateriale, sovrannaturale e libera da ogni qualità mondana. Ella è felicita cognitiva. È l’energia illusoria ad aver elaborato i Veda, la conoscenza regolatrice che è in relazione con le tre influenze materiali.

VERSO 42

ananda-cinmaya-rasatmataya manahsu

yah praninam pratiphalan smaratam upetya

lilayitena bhuvanani jayati ajasram­

govindam adi purusam tam aham bhajami

ananda: gioioso; cit-maya: cognitivo; rasa: del rasa; atmataya: essendo l’entità; manahsu: nelle menti; yah: Colui il quale; praninam: delle entità viventi; pratiphalam: essendo riflessa; smaratam upetya: che ricordano; lilayitena: dai passatempi; bhuvanani: il mondo materiale; jayati: domina trionfante; ajasram: sempre; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, la cui glo­ria per sempre domina trionfante sul mondo mate­riale grazie all’azione dei Suoi passatempi, riflessi nella mente delle anime che Lo ricordano come l’entità trascendentale del rasa cognitivo fonte di eterna felicità.

Coloro che ricordano costantemente, secondo le istruzioni spirituali, il nome, l’aspetto, gli attributi e i passatempi della forma di Krsna così come appare nel rasa amoroso, forma la cui avvenenza conquista il deva dell’amore materiale, conquistatore di tutti i cuori in questo mondo, solo quelli meditano su Krsna. Krsna, colmo di passatempi, manifesta Se stesso e il Suo regno sempre e unicamente nella pura cognizione ricettiva di quelle persone. I passatempi di quel divino regno manifestato dominano trionfanti e in modo completo su tutta la maestosita e la bellezza del mondo materiale.

VERSO 43

goloka-namni nija-dhamni tale ca tasya

devi mahesa-hari-dhamasu tesu tesu

te te prabhava-nicaya vihitas ca yena

govindam adi purusam tam aham bhajami

goloka-namni: sul pianeta conosciuto come Goloka Vrndavana; nija-dhamni: la dimora personale di Dio, la Persona Suprema; tale: nella parte sottostante; ca: anche; tasya: di quella; devi: della dea Durga; mahesa: di Siva; hari: di Narayana; dhamasu: sui pianeti; tesu tesu: su ognuno di essi; te te: quei rispettivi; prabhava-nicayah: opulenze; vihitah: stabilito; ca: anche; yena: del quale; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Nel luogo più basso si trova Devi-dhama [il mon­do materiale]; appena sopra c’è Mahesa-dhama [la dimora di Mahesa]; sopra ancora c’è Hari-dhama [la dimora di Hari], e sopra tutti questi luoghi c’è il regno personale di Krsna, chiamato Goloka. Adoro il Signore primordiale, Govinda, che ha assegnato i rispettivi ruoli di autorita ai sovrani di questa gerar­chia di regni.

SPIEGAZIONE

Il regno di Goloka si erge sopra tutti gli altri. Brahma, guardando su verso la posizione più elevata di Goloka, parla degli altri regni dal punto di vista del suo. Il primo per ordine è questo mondo materiale, chiamato Devi­dhama, mondo che consiste di quattordici divisioni, cioè Satyaloka, e via dicendo. Sopra Devi-dhama c’è Siva­dhama, una porzione del quale, chiamata Mahakala-dhama, è avvolto dalle tenebre; penetrando all’interno di questa porzione di Siva-dhama si vede risplendere Sadasivaloka, traboccante di luce. Sopra ques’ultima appare Hari­dhama, ossia la Vaikunthaloka trascendentale. La potenza di Devi-dhama, nella forma di estensione di Maya, e quella di Sivaloka, che consiste nel tempo, nello spazio e nella materia, sono le potenze delle particelle individuali permeate dal riflesso ombrato della porzione soggettiva della Divinità. Ma Hari-dhama brilla sempre di maestà trascendentale e il grande splendore della dolcezza piena predomina a Goloka su ogni altra opulenza. Govinda, il Signore Supremo, ha istituito le rispettive potenze di quei regni con il Suo potere diretto e indiretto.

VERSO 44

srsti-sthiti-pralaya-sadhana-saktir eka

chayeva yasya bhuvanani bibharti durga

icchanurúpam api yasya ca cestate sa

govindam adi purusam tam aham bhajami

srsti: creazione; sthiti: mantenimento; pralaya: e distruzione; sadhana: l’agente; saktih: potenza; eka: una; chaya: l’ombra; iva: come; yasya: di cui; bhuvanani: il mondo materiale; bibharti: mantiene; durga: Durga; iccha: il volere; anurúpam: secondo il; api: certamente; yasya: di cui; ca: e; cestate: si comporta; sa: ella; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

La potenza esterna, Maya, l’ombra naturale della potenza cit, è adorata dalla gente come Durga, la causa che crea, preserva e distrugge questo mondo materia­le. Adoro Govinda, il Signore primordiale, al Cui vole­re Durga conforma il suo comportamento.

SPIEGAZIONE

(La suddetta divinità che presiede Devi-dhama è qui descritta). Il mondo nel quale Brahma si colloca e canta inni al Signore di Goloka è Devi-dhama, che consiste di quattordici divisioni planetarie, e Durga è la divinità che lo presiede. Durga ha dieci braccia, che rappresentano le dieci attivita fruttifere, cavalca un leone, che rappresenta la sua prodezza eroica, e calpesta Mahisasura, ponendosi così come colei che doma tutti i vizi. È la madre di due figli, Karttikeya e Ganesa, che incarnano rispettivamente la bellezza e il successo. La sua posizione è tra Laksmi e Sarasvati, personificazioni l’una dell’opulenza mondana e l’altra della conoscenza mondana. Impugna venti armi, che rappresentano le varie attivita pie ingiunte dai Veda per la soppressione dei vizi, e stringe un serpente, che rappresenta la bellezza del tempo distruttore. Questa è Durga, con tutte le sue molteplici forme. Durga possiede durga, che significa prigione. Quando le jiva scaturite dall’energia marginale (tatastha sakti) dimenticano il servizio a Krsna vengono confinate nella prigione materiale, la cittadella di Durga. In questo luogo lo strumento di punizione è la ruota del karma, e purificare queste jiva penalizzate è il compito assegnato a Durga. Lei è impegnata incessantemente nello svolgimento di questo compito per il volere di Govinda. Quando, per fortuna, la dimenticanza di Govinda da parte delle jiva imprigionate viene da queste stesse notata grazie al contatto con le anime realizzate e la loro naturale attitudine per il servizio a Krsna si risveglia, Durga stessa diventa l’agente della loro liberazione per il volere di Govinda. È dunque nell’interesse di tutti ottenere la grazia genuina di Durga, la padrona di questa prigione, propiziandola con un servizio disinteressato a Krsna. I doni ricevuti da Durga nella forma di ricchezze, proprieta, guarigione dalle malattie, moglie e figli, si devono intendere come la sua gentilezza illusoria. Le gioie psichiche di questo mondo, dasa-maha­vidya, ossia le dieci dee o forme di Durga, sono elaborate per illudere le anime incatenate alla materia. La jiva è un’atomica parte spirituale di Krsna. Quando dimentica il suo servizio a Krsna viene subito indirizzata dal potere di attrazione di Maya in questo mondo e viene gettata nel vortice dell’attivita fruttifera materiale (karma), essendo stata confinata in un corpo grossolano costituito dai cinque elementi materiali, dai loro cinque attributi e dagli undici sensi, corpo che assomiglia alla divisa di un prigioniero. In questo vortice la jiva sperimenta gioie e miserie, paradiso e inferno. Oltre a questo corpo, ne esiste un altro, sottile, fatto di mente, intelligenza ed ego, che si trova all’interno del corpo grossolano. Servendosi del corpo sottile la jiva abbandona un corpo grossolano e ricorre a un altro corpo. La jiva non può sbarazzarsi del corpo sottile, pieno d’ignoranza e di desideri infausti, finché non raggiunge la liberazione. Dopo essersi sbarazzata del corpo sottile ella si bagna nelle acque del Viraja e sale su fino ad Hari­dhama. Questi sono i compiti svolti da Durga secondo il volere di Govinda. Nel Bhagavata sloka, vilajyamanaya … durdhiyah, è stata descritta la relazione tra Durga e le anime condizionate.

Durga, adorata dalla gente di questo mondo materiale, è la Durga appena descritta, ma la Durga spirituale menzionata nel mantra, che è l’involucro esterno del regno spirituale del Signore Supremo, è la servitrice eterna di Krsna ed è dunque la realta trascendentale la cui ombra, la Durga di questo mondo, funziona nel mondo materiale come la sua servitrice (Vedi la spiegazione dello sloka 3).

VERSO 45

ksiram yatha dadhi vikara-visesa-yogat

sanjayate na hi tatah prthag asti hetoh

yah sambhutam api tatha samupaiti karyad

govindam adi purusam tam aham bhajami

ksiram: latte; yatha: come, dadhi: yogurt; vikara-visesa: di una speciale trasformazione; yogat: con l’applicazione; sanjayate: è trasformato in; na: non; hi: invero; tatah: dal latte; prthak: separato; asti: è; hetoh: che è la causa; yah: il quale; sambhutam: la natura di Siva; api: anche; tatha: così; samupaiti: accetta; karyat: per svolgere un compito particolare; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Come il latte si trasforma in yogurt per l’azione di sostanze acide, ma lo yogurt prodotto non è né ugua­le né differente dalla sua causa, il latte, così io adoro Govinda, il Signore primordiale, del Quale lo status di Sambhu è una trasformazione intesa a svolgere l’atto di distruzione.

SPIEGAZIONE

(È qui descritta la reale natura di Sambhu, la divinità che presiede Mahesa-dhama). Sambhu non è un secondo Dio oltre Krsna. Chi coltiva una simile attitudine discriminante commette una grave offesa nei confronti del Signore Supremo. La supremazia di Sambhu è dipendente da quella di Govinda, perciò essi non sono veramente differenti l’uno dall’altro. La non-distinzione è spiegata dal paragone del latte, che trattato con una sostanza acida si trasforma in yogurt; così Dio diventa un subordinato quando Lui stesso ottiene una personalità distinta per l’aggiunta di un particolare elemento adulterante. Questa personalità non ha iniziativa indipendente. Il suddetto principio adulterante è costituito da una combinazione della qualità istupidente dell’energia illusoria, della qualità d’incompletezza dell’energia marginale e di un leggero tocco del principio cognitivo-estatico appartenente alla potenza spirituale plenaria. Questo specifico riflesso adulterato del principio di porzione soggettiva della Divinità è Sadasiva, nella forma della radiosa divinità­simbolo della mascolinita, Sambhu, da cui viene manifestato Rudradeva. Nell’atto creativo dei mondi come causa materiale, nell’atto di preservazione con l’uccisione di svariati asura e nell’atto distruttivo c’è Govinda, che per condurre l’intera operazione Si manifesta come guna-­avatara nella forma di Sambhu, la porzione separata di Govinda intrisa del principio della Sua porzione plenaria soggettiva. La personalità del principio distruttivo nella forma del tempo è stata identificata con quella di Sambhu dalle testimonianze scritturali che sono state menzionate nel commentario. La spiegazione degli sloka Bhagavata – vaisnavanam yatha sambhuh, eccetera – è che Sambhu, confacendosi al volere di Govinda, agisce in unione con la sua consorte Durga-devi attraverso la sua energia tempo. Nei vari tantra-sastra e altrove egli insegna i doveri della pieta (dharma) come gradini progressivi per il raggiungimento del servizio spirituale, doveri adatti alle jiva nei loro diversi livelli di vita condizionata. Obbedendo alla volonta di Govinda, Sambhu mantiene e promuove la religione della devozione pura, predicando il culto dell’illusionismo (Mayavada) e gli agama-sastra speculativi. I cinquanta attributi delle anime individuali sono presenti in misura ben più ampia in Sambhu, e in lui si trovano parzialmente anche cinque attributi addizionali non ottenibili dalle jiva. Sambhu non può dunque essere definito una jiva. Egli è il signore delle jiva, tuttavia partecipa della natura di porzione separata di Govinda.

VERSO 46

diparcir eva hi dasantaram abhyupetya

dipayate vivrta-hetu-samana-dharma

yas tadrg eva hi ca visnutaya vibhati

govindam adi purusam tam aham bhajami

dipa-arcih: la fiamma di una candela; eva: come; hi: certamente; dasa-antaram: un’altra candela; abhyupetya: che si espande; dipayate: illumina; vivrta-hetu: con la sua causa espansa; samana-dharma: ugualmente potente; yah: il quale; tadrk: similmente; eva: invero; hi: certamente; ca: anche; visnutaya: con la Sua espansione di Sri Visnu; vibhati: illumina; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

La fiamma di una candela trasmessa ad altre can­dele è la stessa in qualità, sebbene arda separatamente in ognuna di esse. Adoro Govinda, il Signore primor­diale, che Si manifesta in modo uguale e con la stessa versatilita nelle Sue svariate manifestazioni.

SPIEGAZIONE

Le Divinità che presiedono Hari-dhama, cioè Hari, Narayana, Visnu e così via, porzioni soggettive di Krsna, sono qui descritte. La manifestazione della maestosita di Krsna è Narayana, il Signore di Vaikuntha, la cui porzione soggettiva è Karanodakasayi Visnu, la causa prima, la cui porzione soggettiva è Garbhodakasayi Visnu. Ksirodakasayi è a sua volta la porzione soggettiva di Garbhodakasayi Visnu. Il termine “Visnu” indica la personalità onnipervadente, onnipresente e onnisciente. In questo sloka le attivita delle porzioni soggettive della Divinità sono enunciate specificando la natura di Ksirodakasayi Visnu. La personalità di Visnu, personificazione della qualità illuminante (sattva­guna), è ben distinta da quella di Sambhu, essendo questi adulterato da qualità materiali. La personalità soggettiva di Visnu è sullo stesso livello di quella di Govinda; entrambe consistono del principio sostanziale non adulterato. Visnu nella forma del principio causale manifesto è qualitàtivamente identico a Govinda. La qualità illuminante (sattva-guna) che si trova nella triplice influenza materiale è un’entità adulterata, essendo mischiata con le qualità dell’azione mondana e, dell’inerzia. Brahma è la porzione dislocata della Divinità, manifestata nel principio dell’azione materiale e dotata della natura funzionale della Sua porzione soggettiva; Sambhu è la porzione dislocata della Divinità manifestata nel principio dell’inerzia mondana, e provvista anch’essa della natura funzionale della Sua porzione soggettiva. La ragione per la quale essi sono porzioni dislocate è che i due principi di azione e d’inerzia materiale mancano del tutto di essenza spirituale perciò ogni entità che si trova in essi è situata a grande distanza dalla Divinità stessa o dalle Sue espansioni dirette. Sebbene la qualità materiale illuminante sia di genere adulterato, Visnu, la manifestazione della Divinità nella qualità materiale della chiarezza, fa la Sua apparizione nel principio illuminante non adulterato, che è un elemento costitutivo della qualità materiale della chiarezza. Perciò Visnu è la piena porzione soggettiva e appartiene alla categoria degli isvara superiori. Egli è il Signore della potenza illusoria e non è unito o alterato da lei. Visnu è l’agente della natura soggettiva di Govinda nella forma di causa prima. Tutti gli attributi maestosi di Govinda, che assommano a sessanta di numero, sono presenti pienamente nella Sua manifestazione di maestosita, Narayana. Brahma e Siva sono entità adulterate da qualità mondane. Visnu, invece, anche se è presenza divina nella qualità mondana (guna­-avatara), non è adulterato. L’apparizione di Narayana nella forma di Maha-Visnu, l’apparizione di Maha-Visnu nella forma di Garbhodakasayi e l’apparizione di Visnu nella forma di Ksirodakasayi sono esempi della funzione ubiquitaria della Divinità. Visnu è Dio stesso e gli altri due guna-avatara, come tutti gli altri dèi, sono entità in possesso di un’autorita a Lui subordinata. Dalla maestosa manifestazione soggettiva del supremo e irradiante Govinda emanano Karanodakasayi, Garbhodakasayi, Ksirodakasayi e tutte le altre divine discese individuali (avatara), come Rama e così via, analoghe alla luce comunicata che appare in diverse candele e che brilla grazie all’opera della potenza spirituale di Govinda.

VERSO 47

yah karanarnava jale bhajati sma yoga­-

nidram ananta jagad-anda-sa-roma-kúpah

adhara-saktim avalambya param sva-múrtim

govindam adi-purusam tam aham bhajami

yah: Colui che; karana-arnava: dell’Oceano Causale; jale: nell’acqua; bhajati: gode; sma: invero; yoga-nidram:sonno creativo; ananta: illimitati; jagat-anda: universi; sa: con; roma-kupah: i pori della Sua pelle; adhara-saktim: la potenza che tutto contiene; avalambya: assumendo; param: grande; sva-múrtim: la propria forma individuale; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, che assu­mendo la propria grande forma soggettiva di nome Sesa, colma della potenza di accettazione infinita, e ri­posando nell’Oceano Causale con l’infinita dei mondi nei pori della Sua pelle, gode del sonno creativo [yoga­-nidra].

SPIEGAZIONE

(La natura individuale di Ananta, che ha la forma del giaciglio di Maha-Visnu, è descritta qui). Ananta, Colui che è l’infinito giaciglio sul quale Maha-Visnu riposa, è un aspetto distinto della Divinità che porta il nome di Sesa, avendo la natura intrinseca del servitore di Krsna.

VERSO 48

yasyaika-nisvasita-kalam athavalambya

jivanti loma-vilaja jagad-anda-nathah

visnur mahan sa iha yasya kala-viseso

govindam adi-purusam tam aham bhajami

yasya: del quale; eka: uno; nisvasita: del respiro; kalam: tempo; atha: così; avalambya: prendendo rifugio in; jivanti: vivi; loma-vila jah: cresciuti dai pori della pelle; jagat­anda-nathah: i signori degli universi (i Brahma); visnuh mahan: il Signore Supremo Maha-Visnu; sah: quello; iha:qui; yasya: del quale; kala-visesah: particolare porzione o espansione plenaria; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Brahma e gli altri signori dei mondi materiali, che appaiono dai pori della pelle di Maha-Visnu, restano vivi per la durata di un’espirazione di quest’ultimo [Maha-Visnu]. Adoro Govinda, il Signore primordia­le, la Cui personalità soggettiva, Maha-Visnu, è la por­zione della porzione.

SPIEGAZIONE

La maestà suprema della natura soggettiva di Visnu è qui mostrata.

VERSO 49

bhasvan yathasma-sakalesu nijesu tejah

sviyam kiyat prakatayati api tadvad atra

brahma ya esa jagad-anda-vidhana-karta

govindam adi-purusam tam aham bhajami

bhasvan: il sole che illumina; yatha: come; asma­sakalesu: i vari tipi di pietre preziose; nijesu: la sua propria; tejah: luminosita; sviyam: il suo proprio; kiyat: in una certa misura; prakatayati: manifesta; api: anche; tadvat: similmente; atra: qui; brahma: Sri Brahma; yah: il quale; esah: egli; jagat-anda-vidhana-karta: il capo dell’universo; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, dal Quale Brahma, porzione soggettiva e distinta, riceve il suo potere per l’amministrazione del mondo materiale, proprio come il sole manifesta una porzione della sua luce in tutte le gemme risplendenti, quali il súryakanta e molte altre.

SPIEGAZIONE

Brahma è di due tipi: in alcuni kalpa, quando la potenza del Signore Supremo s’infonde in una jiva idonea, quest’ultima ricopre la carica di Brahma e crea l’universo; in quei kalpa nei quali non c’è disponibilita di jiva adatte, dopo che il Brahma del kalpa precedente viene liberato, Krsna, con la procedura di distribuzione della Sua potenza personale crea il Brahma che ha la natura dell’avatara (discesa) della Divinità nel principio materiale attivo (rajo­guna). Per natura Brahma è superiore alle jiva ordinarie, ma non è la Divinità diretta. La natura divina è presente in misura maggiore in Sambhu che in Brahma. Il significato fondamentale di quanto appena affermato è che l’insieme dei cinquanta attributi appartenente alla jiva è presente in misura maggiore in Brahma, che possiede, in grado minore, cinque ulteriori attributi che non sono reperibili nelle jiva. In Sambhu, invece, sono presenti sia i cinquanta attributi della jiva, sia i cinque attributi addizionali che si trovano in Brahma, e in misura persino maggiore che in Brahma.

VERSO 50

yat-pada-pallava-yugam vinidhaya kumbha-

­dvandve pranama-samaye sa ganadhirajah

vighnan vihantum alam asya jagat-trayasya

govindam adi-purusam tam aham bhajami

yat: del quale; pada-pallava: i piedi di loto; yugam: due; vinidhaya: avendo tenuto; kumbha-dvandve: sul paio di protuberanze; pranama-samaye: al momento di offrire gli omaggi; sah: egli; gana-adhirajah: Ganesa; vighnan: ostacoli; vihantum: distruggere; alam: capace, asya: di questi; jagat-trayasya: tre mondi; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, i Cui piedi di loto sono sempre tenuti da Ganesa sul paio di pro­tuberanze che sporgono dalla sua testa di elefante, al fine di ottenere il potere necessario a compiere la sua funzione di distruttore di tutti gli ostacoli che si ergo­no sulla via del progresso dei tre mondi.

SPIEGAZIONE

Il potere di distruggere tutti gli ostacoli sulla via della prosperita materiale è stato delegato a Ganesa, il quale è oggetto di adorazione per coloro che sono idonei ad adorarlo. Egli ha ottenuto una collocazione tra le cinque divinità che come Brahma possiedono qualità mondane. Lo stesso Ganesa è un’entità divina che possiede un potere delegato per infusione divina. Tutta la sua gloria poggia interamente sulla grazia di Govinda.

VERSO 51

agnir mahi gaganam ambu marud disas ca

kalas tathatma-manasiti jagat-trayani

yasmad bhavanti vibhavanti visanti yam ca

govindam adi-purusam tam aham bhajami

agnih: fuoco; mahi: terra; gaganam: etere; ambu: acqua; marut: aria; disah: direzioni; ca: anche; kalah:tempo; tatha: così come; atma: anima; manasi: e mente; iti: così; jagat-trayani: i tre mondi; yasmat: dal quale; bhavanti: essi hanno origine; vibhavanti: esistono; visanti: entrano; yam: il quale; ca: anche; govindam: Govinda; adi purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

I tre mondi sono composti da nove elementi: fuo­co, terra, etere, acqua, aria, direzione, tempo, anima e mente. Adoro Govinda, il Signore primordiale dal Quale essi hanno origine, nel Quale esistono e nel Quale entrano al momento del cataclisma universale.

SPIEGAZIONE

Non c’è nulla nei tre mondi eccetto i cinque elementi, le dieci direzioni, il tempo, l’anima-jiva e il principio mentale collegato al corpo sottile, che consiste di mente, intelligenza ed ego condizionato. Coloro che aspirano all’elevazione ai pianeti superiori (karmi) fanno la loro offerta sacrificale nel fuoco. Le anime condizionate non conoscono niente che vada oltre questo mondo percettibile composto di nove elementi. La jiva è la stessa anima al cui piacere estatico aspirano i ricercatori senza gioia della liberazione (jnani). Entrambi i princìpi, descritti rispettivamente come atma e prakrti dal sistema del Sankhya, sono inclusi negli elementi sopra menzionati. In altre parole, tutti i princìpi che sono stati enunciati dai filosofi speculativi (tattva-vadil sono inclusi in questi nove elementi. Sri Govinda è la sorgente dell’apparizione, della durata e della fine di tutti questi princìpi.

VERSO 52

yac-caksur esa savita sakala-grahanam

raja samasta-sura-múrtir asesa-tejah

yasyajnaya bhramati sambhrta-kala-cakro

govindam adi purusam tam aham bhajami

yat: del quale; caksuh: l’occhio; esah: il; savita: sole; sakala-grahanam: di tutti i pianeti; raja: il re; samasta­sura: di tutti gli esseri celesti; múrtih: l’immagine; asesa­tejah: colmo di radiosita infinita; yasya: del quale; ajnaya: per ordine di; bhramati: compie il suo viaggio; sambhrta: completo; kala-cakrah: la ruota del tempo; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Il sole, re di tutti i pianeti, colmo di radiosità infi­nita e immagine dell’anima buona, è come l’occhio di questo mondo: Adoro Govinda, il Signore primordiale, al cui ordine il sole obbedisce per compiere il suo viag­gio cavalcando la ruota del tempo.

SPIEGAZIONE

Alcuni professori di religione vedica adorano il sole come Brahman. Il sole fa parte della gerarchia dei cinque dèi. Alcuni individuano nel calore la fonte di questo mondo, perciò designano il sole, ossia l’unico sito del calore, come la causa profonda di questo mondo. Nonostante tutto ciò che si possa dire per provare il contrario, il sole è dopotutto soltanto la divinità che presiede a una sfera del calore materiale totale ed è quindi un dio al quale è stato delegato un esercizio di autorita. Il sole svolge la sua funzione specifica di servizio certamente per ordine di Govinda.

VERSO 53

dharmo ‘tha papa-nicayah srutayas tapamsi

brahmadi-kita patagavadhayas ca jivah

yad-datta-matra-vibhava-prakata-prabhava

govindam adi-purusam tam aham bhajami

dharmah: virtù; atha: anche; papa-nicayah: tutti i vizi; srutayah: i Veda; tapamsi: penitenze; brahma-adi: a cominciare da Brahma; kita-pataga: insetti; avadhayah: fin giù a; ca: e; jivah: le jiva; yat: dal quale; datta: conferito; matra: esclusivamente; vibhava: grazie al potere; prakata: manifestate; prabhavah: potenze; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, dal Cui po­tere conferito sono mantenute tutte le potenze manife­state che si possono trovare in ogni virtù, in ogni vizio, nei Veda, nelle penitenze e in tutte le jiva, da Brahma fino all’insetto più insignificante.

SPIEGAZIONE

Per dharma s’intendono le funzioni assegnate di varna e di asrama manifestate dai venti dharma-sastra sulla base dell’autorita dei Veda. Di queste due divisioni il varna­dharma è la funzione risultante dalle nature specifiche dei quattro varna, ossia brahmana, ksatriya, vaisya e súdra, e l’asrama-dharma è la funzione appropriata per i rispettivi asrama, o tappe di coloro che appartengono ai quattro stadi di vita, cioè il brahmacarya, il grhastha, il vanaprastha e il sannyasa. Tutte le attivita consuete dell’umanita sono state incanalate in questa duplice divisione. Peccato significa nescienza, che è la radice di ogni peccato e di ogni desiderio peccaminoso, anche delle più grandi iniquita e dei peccati che da queste scaturiscono, così come dei peccati comuni, ossia di ogni forma di comportamento privo di princìpi. La categoria delle sruti è composta dal Rg, Sama, Yajur e Atharva e dalle Upanisad, che formano i più bei gioielli dei Veda. Tapa indica tutte quelle pratiche regolari apprese con la prospettiva di raggiungere la giusta funzione del sé. In molti casi, come per esempio nella forma conosciuta come panca-tapa, queste pratiche sono di difficile natura (yoga), con le otto fasi che le costituiscono e la devozione alla conoscenza del Brahman non-differenziato in esse inclusa. Tutte queste sono altrettante caratteristiche nell’ambito del cerchio rotante delle attivita fruttifere compiute dalle anime condizionate. Le anime condizionate sono imbarcate in un soggiorno di nascite successive da ottomilioni quattrocentomila differenti varietà di organi riproduttivi. Esse si differenziano per ordini di esistenza in deva, danava, raksasa, manava, naga, kinnara e gandharva. Queste jiva, da Brahma fino al piccolo insetto, sono innumerevoli. Esse formano l’aggregato delle anime condizionate, dal livello di Brahma fino a quello della piccola mosca, e costituiscono gli aspetti distintivi nell’ambito della ruota del karma. Ognuna di esse è dotata di poteri specifici, inerenti a una sfera particolare. Tuttavia, per loro stessa natura, questi poteri non sono in esse pienamente sviluppati. Il grado del loro potere e la natura del loro dominio variano secondo l’estensione della manifestazione di possesso individuale conferita loro da Sri Govinda.

VERSO 54

yas tv indragopam athavendram aho sva-karma­-

bandhanurúpa-phala-bhajanam atanoti

karmani nirdahati kintu ca bhakti-bhajam

govindam adi-purusam tam aham bhajami

yah: Colui che (Govinda); tu: ma; indra-gopam: fino al piccolo insetto rosso chiamato indragopa; atha va: o persino; indram: fino a Indra, il re dei cieli; aho: oh; sva­karma: delle proprie attivita fruttifere; bandha: schiavitù; anurúpa: secondo la; phala: di reazioni; bhajanam: godendo o soffrendo; atanoti: elargisce; karmani: tutte le attivita interessate e le loro reazioni; nirdahati: distrugge; kintu: ma; ca: anche; bhakti-bhajam: di persone impegnate nel servizio di devozione; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, che brucia alla radice tutte le attivita fruttifere di coloro che sono permeati di devozione e stabilisce in modo imparziale il dovuto godimento dei frutti dell’attivita per tutti co­loro che camminano sul sentiero dell’azione, secondo la catena delle opere compiute in precedenza, sia nel caso del minuscolo insetto che porta il nome di indra-­gopa sia nel caso di Indra, re dei deva.

SPIEGAZIONE

Con imparzialita Dio induce le anime cadute ad agire in maniera conseguente alle opere da esse compiute nelle loro vite precedenti e a godere dei frutti del loro lavoro, ma per misericordia verso i Suoi devoti, Egli estirpa, mettendoli a dura prova, la radice di ogni karma, ossia l’ignoranza e i desideri nefasti. Benché senza inizio, il karma ha una fine. Il karma delle persone che agiscono nella speranza di godere dei frutti del loro lavoro diventa eterno e senza fine, e non è mai distrutto. La funzione del sannyasa è anch’essa una sorta di karma inerente a un asrama e non piace a Krsna quando è finalizzata alla liberazione, ossia al desiderio di elevazione. Anche i sannyasi ricevono i frutti del loro karma e quand’anche fosse disinteressato il loro karma sfocia nell‘atma-mamata, il piacere personale. Ma i puri devoti servono sempre Krsna gratificando i Suoi sensi, rinunciando a ogni tentativo di karma e jnana e liberandosi da tutti i desideri eccetto quello di servire Krsna. Krsna ha totalmente distrutto il karma, i desideri che da esso scaturiscono e l’ignoranza di quei devoti. È sorprendente che Krsna, imparziale com’è, sia del tutto parziale con i Suoi devoti.

VERSO 55

yam krodha-kama-sahaja pranayadi-bhiti­-

vatsalya-moha-guru-gaurava-sevya-bhavaih

sancintya tasya sadrsim tanum apur ete

govindam adi-purusam tam aham bhajami

yam: sul quale; krodha: collera; kama: passione amorosa; sahaja-pranaya: naturale amore tra amici; adi: e così via; bhiti: paura; vatsalya: affetto parentale; moha: illusione; guru-gaurava: riverenza; sevya-bhavaih: e con l’attitudine di servizio volontario; sancintya: meditando; tasya: di quello; sadrsim: idonee; tanum: forma corporea; apuh: ottenuta; ete: queste persone; govindam: Govinda; adi-purusam: la persona originale; tam: Lui; aham: io; bhajami: adoro.

TRADUZIONE

Adoro Govinda, il Signore primordiale, sul Quale meditano persone spinte dalla collera, dalla passione amorosa, dal naturale amore amichevole, dalla paura, dall’affetto parentale, dall’illusione, dalla reverenza e dal servizio volontario, e tutte ottengono forme corpo­ree adatte alla natura della loro contemplazione.

SPIEGAZIONE

La devozione è di due tipi: (1) di natura deferente alle regole, oppure (2) basata sul sentimento naturale. La bhakti viene risvegliata seguendo con un pizzico di fede le regole degli sastra e l’istruzione dei precettori. Questa bhakti ha una natura leale verso le regole delle Scritture e continua a essere operativa finché il sentimento naturale corrispondente non è risvegliato. Se una persona ama Krsna con una tendenza naturale vige il principio del raga, che altro non è che un forte desiderio di servire, che si trasforma in bhava, o sentimento sostanziale. Quando questo sentimento si è risvegliato il devoto diventa oggetto della misericordia di Krsna. Occorre molto tempo per raggiungere questo stadio. La devozione di natura spontanea è superiore a quella connessa con le regole scritturali; essa conduce rapidamente allo stato realizzato e attrae Krsna. I suoi diversi aspetti sono descritti in questo sloka. Santa-bhava, il sentimento di reverenza per il superiore, dasya-bhava, il sentimento di servizio nel portare a compimento gli ordini dell’oggetto di adorazione, sakhya-bhava, il naturale amore tra amici, vatsalya-bhava, l’affetto parentale, e madhura­bhava, l’amore tra innamorati, sono tutti inclusi nella categoria della devozione che partecipa della natura dell’attaccamento istintivo. Ma la collera, la paura e l’illusione, sebbene siano impulsi istintivi, non sono devozione nel senso stretto del termine, perché non sono amichevoli, bensì ostili all’oggetto. La collera si trova in asura come Sisupala, la paura si trova in Kamsa, e l’illusione nei pandita della scuola panteistica. Tutti loro hanno sentimenti di collera, di paura e d’impulso istintivo contraddistinti dalla completa identificazione col Brahman non-differenziato nell’oblio del proprio sé. Comunque, quando non c’è un sentimento favorevole verso l’oggetto della devozione non c’è bhakti. Inoltre, tra i sentimenti di santa, dasya, sakhya, vatsalya e madhura – santa, benché neutro e latente nel raga, è anch’esso considerato bhakti in quanto ha una connotazione favorevole. Nelle quattro restanti varietà emozionali è presente una quantità immensa di raga. Secondo la promessa contenuta nella Gita, ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajami aham [Bg. 4.11] (“Io reciproco in proporzione al grado di sottomissione”), coloro che si lasciano muovere da sentimenti di collera, di paura e d’illusione raggiungono la sayujya-mukti (l’immersione nell’Assoluto). I santa ottengono forme corporee con un’inclinazione verso il Brahman e il Paramatma; le categorie di adoratori dasya e sakhya ottengono forme corporee caratterizzate da una tendenza maschile o femminile secondo i loro rispettivi livelli di idoneita. La categoria di adoratori vatsalya riceve forme corporee adatte al sentimento paterno e materno. Gli amanti di Krsna ottengono forme pure di gopi (le mungitrici spirituali di Vraja).

VERSO 56

sriyah kantah kantah parama purusah kalpa-taravo

druma bhúmis cintamani-gana-mayi toyam amrtam

katha ganam natyam gamanam api vamsi priya-sakhi

cid-anandam jyotih param api tad asvadyam api ca

sa yatra ksirabdhih sravati surabhibhyas ca su-mahan

nimesardhakhyo va vrajati na hi yatrapi samayah

bhaje svetadvipam tam aham iha golokam iti yam

vidantas te santah ksiti-virala-carah katipaye

sriyah: le Laksmi, dee della fortuna; kantah: consorti amorevoli; kantah: colui che gode, l’amante; parama­purusah: Dio, la Persona Suprema; kalpa-taravah: alberi dei desideri; drumah: tutti gli alberi; bhúmih: la terra; cintamani-gana-mayi: composta da trascendentali gioielli di pietre filosofali; toyam: l’acqua; amrtam: nettare; katha: discorsi; ganam: canzone; natyam: danza; gamanam: passò; api: anche; vamsi: il flauto; priya-sakhi: compagno costante; cit-anandam: gioia trascendentale; jyotih: radiosita; param: suprema; api: anche; tat: quella; asvadyam: percepita ovunque; api ca: anche; sah: quello; yatra: dove; ksira-abdhih: oceano di latte; sravati: fluisce; surabhibhyah: dalle mucche Surabhi; ca: e; su-mahan: molto grande; nimesa-ardha: mezzo istante; akhyah: chiamato; va: o; vrajati: muore; na: non; hi: certamente; yatra: dove; api: persino; samayah: tempo; bhaje: adoro; sveta-dvipam: Svetadvipa; tam: quello; aham: io; iha: qui; golokam: Goloka; iti: così; yam: la quale; vidantah: conosciuta; te: essi; santah: le anime realizzate; ksiti: in questo mondo; virala: raramente; carah: andare; katipaye: pochi.

TRADUZIONE

Adoro quel seggio trascendentale conosciuto come Svetadvipa, dove le Laksmi, come consorti amorevoli, praticano nella loro pura essenza spirituale il servizio d’amore al Signore Supremo, Krsna, il Loro unico amante; dove ogni albero è un sublime albero dei de­sideri; dove il suolo è la gemma filosofale, l’acqua è nettare, ogni parola è un canto, ogni passo è una dan­za; dove il flauto è l’assistente prediletto, la radiosita è colma di gioia ineffabile e le supreme entità spiritua­li sono tutte piacevoli e deliziose; dove innumerevoli mucche lasciano sgorgare sublimi oceani di latte; dove esiste eternamente il tempo trascendentale, sempre presente, e quindi senza passato o futuro, non soggetto a trascorrere neppure per lo spazio di mezzo istante. Quel regno è conosciuto come Goloka soltanto a po­chissime anime realizzate in questo mondo.

SPIEGAZIONE

Quella regione che le jiva raggiungono compiendo nel modo migliore il loro rasa-bhajana, sebbene perfettamente trascendentale, non è affatto priva di varietà. La regione non-differenziata si raggiunge indulgendo nella collera, nella paura e nell’illusione. I devoti raggiungono Goloka, la regione trascendentale sopra Vaikuntha, secondo la qualità del rasa inerente al loro rispettivo servizio. In realta quella regione non è altro che Svetadvipa, ossia “l’Isola Bianca”, perché eccezionalmente pura. Coloro che ottengono il rasa più elevato in questo mondo realizzando la devozione pura, nel vedere la realta di Svetadvipa a Gokula, a Vrndavana e a Navadvipa all’interno di questo mondo, designano quella realta come “Goloka”. In quella sublime regione di Goloka sono sempre visibili, nella loro bellezza suprema, tutte le entità distinte che sono incluse nel principio cognitivo puro, ossia l’amante e i Suoi amati, alberi e rampicanti, montagne, fiumi e foreste, acqua, parola, movimento, la musica del flauto, il sole e la luna, ciò che si gusta e il gusto in sé (le impensabili meraviglie delle sessantaquattro arti estetiche), mucche che danno un nettareo flusso di latte e il tempo trascendentale e imperituro.

Descrizioni che forniscono un’indicazione di Goloka si trovano in varie parti dei Veda e in altri sastra come i Purana, i tantra, eccetera. La Chandogya dice: brúyad yavan va ayam akasas tavan esa antar hrda akasah ubhe asmin dyava prthivi antar eva samahite. ubhav agnis ca vayus ca súrya: candramasav ubhau vidyun naksatrani yac casyehasti yac ca nasti sarvam tad asmin samahitam iti. In sostanza tutta la varietà di questo mondo materiale e molto di più, al di la del piano mondano, è presente a Goloka. La varietà nel mondo trascendentale è totalmente centralizzata, mentre nel mondo materiale non lo è, ed è quindi apportatrice di gioie e dolori. La varietà centralizzata di Goloka è pura e piena di gioia trascendentale cognitiva. I Veda e i sadhu che praticano la devozione rivelata dai Veda, servendosi del sostegno della loro attitudine cognitiva individuale attivata dalla devozione, possono avere una visione del regno divino e col potere della grazia di Krsna la loro minuta facoltà cognitiva ottiene la qualità dell’immensità, permettendo loro di situarsi sul piano dei divertimenti di Krsna.

C’è un significato nascosto nella proposizione “perfino il Supremo è, nonostante tutto, oggetto di godimento” (param api tad asvadyam api ca). Il termine param api indica che Sri Krsna è la sola Verità Assoluta in tutti i trascendentali princìpi gioiosi, e tad asvadyam api indica il Suo oggetto di godimento. La gloria dell’amore di Radha per Krsna, la squisita qualità (rasa) di Krsna gustata da Radha e la beatitudine di cui Radha è cosciente nel corso di questa realizzazione, questi tre bhava (entità emozionali) diventano disponibili per il godimento di Krsna, ed è allora che Egli acquisisce la Sua personalità di Sri Gaurasundara. È anche tutto questo ciò che costituisce la felicita trascendentale del delizioso servizio d’amore (rasa) manifestato da Sri Gaurasundara. Anch’esso esiste eternamente soltanto nella stessa Svetadvipa.

VERSO 57

athovaca maha-visnur

bhagavantam prajapatim

brahman mahattva-vijnane

praja-sarge ca cen matih

panca-slokim imam vidyam

vatsa dattam nibodha me

atha: allora; uvaca: disse; maha-visnuh: il Signore Supremo; bhagavantam: al glorioso; prajapatim: Sri Brahma; brahman: o Brahma; mahattva: della gloria (di Dio); vijnane: nella vera conoscenza; praja-sarge: nella creazione della prole; ca: e; cet: se; matih: l’inclinazione; panca-slokim: cinque sloka; imam: questa; vidyam: scienza; vatsa: o amato; dattam: dato; nibodha: ascolta; me: da Me.

TRADUZIONE

Udendo questi inni che contenevano l’essenza della verità, il Supremo Sri Krsna disse a Brahma: “Brahma, se senti la propensione a generare una discendenza dopo essere stato dotato della vera conoscenza sulla gloria di Dio, ascolta, mio caro, la scienza che esporrò nei prossimi cinque sloka.”

SPIEGAZIONE

II Signore Supremo divenne favorevole quando Brahma cantò con grande ardore i nomi “Krsna” e “Govinda”, che esprimono la Sua forma, i Suoi attributi e i Suoi passatempi. Quando Brahma fu mosso dal desiderio di creazione materiale, Krsna gli spiegò come la devozione pura e incondizionata può essere praticata dalle anime impegnate in occupazioni mondane combinando queste ultime con il desiderio di eseguire la volonta del Signore Supremo. “La conoscenza assoluta è conoscenza della gloria di Dio; se vuoi generare una prole dopo essere stato dotato di questa conoscenza, ascolta attentamente la scienza della devozione contenuta nei prossimi cinque sloka”.

(Si descrive qui come la bhakti possa essere praticata compiendo i doveri materiali nella forma di esecuzione degli ordini del Signore Supremo).

VERSO 58

prabuddhe jnana-bhaktibhyam

atmany ananda-cin-mayi

udety anuttama bhaktir

bhagavat-prema-laksana

prabuddhe: quando stimolata; jnana: dalla cognizione o conoscenza; bhaktibhyam: e dal servizio di devozione; atmani: nell’anima spirituale pura; ananda-cit-mayi: piena di conoscenza e di felicita; udeti: è risvegliata; anuttama: eccelsa; bhaktih: devozione; bhagavat: per Krsna; prema: dall’amore; laksana: caratterizzata.

TRADUZIONE

Quando l’esperienza spirituale pura è stimolata dalla conoscenza e dal servizio [bhakti], un’immaco­lata ed eccelsa devozione caratterizzata dall’amore per Dio si risveglia nei confronti di Krsna, l’Amato di tutte le anime.

SPIEGAZIONE

La vera conoscenza non è altro che la conoscenza della propria relazione con l’Assoluto. La vera conoscenza è identica alla conoscenza della natura soggettiva di cit (l’animato), di acit (l’inanimato), di Krsna e della loro mutua relazione. Qui non si allude alla speculazione mentale, perché questa è in antitesi con il servizio (bhakti). La conoscenza che abbraccia solo i primi sette dei dieci princìpi di base (dasa-mala) è la conoscenza della relazione. La natura sostanziale della funzione spirituale (abhidheya), infusa dalla scienza della devozione attraverso l’ascolto, il canto, la meditazione, la cura dei santi piedi di Krsna, l’adorazione con rituali, il prosternarsi, l’umile servizio, la pratica dell’amicizia e la resa di se stessi, è identica alla ricerca di Krsna. Essa è descritta in modo particolareggiato nel Bhakti-rasamrta­sindhu. La devozione (bhakti) caratterizzata dall’amore per Dio fa la sua apparizione quando è risvegliata da questa conoscenza e da questa pratica. Tale devozione è bhakti eccelsa e non è altro che il traguardo finale di tutti gli sforzi spirituali in cui è stata impegnata l’anima individuale (jiva).

VERSO 59

pramanais tat-sad-acarais

tad-abhyasair nirantaram

bodhayan atmanatmanam

bhaktim apy uttamam labhet

pramanaih: attraverso la testimonianza delle Scritture; tat: di essi; sat-acaraih: attraverso una condotta teista; tat: di loro; abhyasaih: con la pratica; nirantaram: costantemente; bodhayan: risvegliando; atmana: con la propria intelligenza; atmanam: il sé; bhaktim: devozione; api: certamente; uttamam: la più alta; labhet: si può ottenere.

TRADUZIONE

La devozione più alta si ottiene con lenta gradua­lità impiegando uno sforzo costante teso all’auto-rea­lizzazione e con l’ausilio della testimonianza scrit­turale, di una condotta teistica e della perseveranza nella pratica.

SPIEGAZIONE

La testimonianza è nelle Scritture devozionali come lo Srimad-Bhagavatam, i Veda, i Purana, la Gita, eccetera. La condotta teistica è il comportamento delle persone pie (sadhu), i puri devoti, e la condotta di quelle persone pie che praticano la devozione per Dio mosse dall’amore spontaneo. La pratica consiste nell’apprendere dagli sastra ciò che riguarda i dieci princìpi di base (daga-mala), nel ricevere il nome di Hari così com’è stabilito negli sastra, ossia come l’incarnazione stessa del nome, della forma, delle qualità e delle attivita della Divinità, e nel praticare il canto del nome servendoLo giorno e notte. Lo studio degli sastra e la compagnia dei sadhu sono intesi in questo senso. Le dieci offese al santo nome cessano servendo il nome di Hari e praticando simultaneamente una condotta pia. La “pratica” non è altro che il seguire le modalita del servizio al nome così come viene praticato senza offese dai sadhu. Perseverando in questa pratica, la devozione caratterizzata dall’amore, frutto dello sforzo spirituale, fa la sua apparizione nell’essenza pura dell’anima.

VERSO 60

yasyah sreyas-karam nasti

yaya nivrtim apnuyat

ya sadhayati mam eva

bhaktim tam eva sadhayet

yasyah: oltre la quale; sreyah-karam: benessere superiore; na: non; asti: c’è; yaya: grazie a cui; nivrtim: felicita suprema; apnuyat: si può raggiungere; ya: chi; sadhayati: conduce; mam: a Me; eva: certamente; bhaktim: devozione amorosa; tam: quella; eva: invero; sadhayet: si dovrebbe eseguire.

TRADUZIONE

Queste preliminari pratiche di devozione [sadha­na-bhakti] conducono alla realizzazione della devo­zione amorosa. Tale devozione, oltre alla quale non esiste benessere superiore, va di pari passo con il rag­giungimento dello stato esclusivo di beatitudine su­prema e può condurre a Me.

SPIEGAZIONE

Non c’è per l’anima, la jiva, un benessere superiore alla devozione amorosa. In essa si realizza la beatitudine finale della jiva. I piedi di loto di Krsna si ottengono unicamente con la devozione amorosa. Soltanto la persona che coltiva le attivita preliminari della devozione, anelando sempre a quello stato realizzato di devozione, può raggiungere l’oggetto di ogni suo sforzo. Nessun altro può ottenerlo.

VERSO 61

dharman anyan parityajya

mam ekam bhaja visvasan

yadrsi yadrsi sraddha

siddhir bhavati tadrsi

kurvan nirantaram karma

loko ‘yam anuvartate

tenaiva karmana dhyayan

mam param bhaktim icchati

dharman: prestazioni meritorie; anyan: altre; parityajya: abbandonando; mam: Me; ekam: soltanto; bhaja: servono; visvasan: avendo fede; yadrsi yadrsi: proprio come; sraddha: fede; siddhih: realizzazione; bhavati: nasce; tadrsi: corrispondente; kurvan: svolgendo; nirantaram: incessantemente; karma: attivita; lokah ayam: la gente di questo mondo; anuvartate: persegue; tena: da quelli; eva: invero; karmana: azioni; dhyayan: meditando; mam: su di Me; param: suprema; bhaktim: devozione, icchati: si ottiene.

TRADUZIONE

Abbandonando ogni atto meritorio serviMi con fede; la realizzazione corrispondera alla natura del­la fede. La gente del mondo agisce incessantemente perseguendo qualche ideale. Meditando su di Me per mezzo di quelle stesse azioni si otterra la devozione caratterizzata dall’amore nella forma del servizio supremo.

SPIEGAZIONE

La funzione caratterizzata dalla devozione pura è la vera funzione di tutte le anime individuali (jiva); tutte le altre funzioni sono attivita degli involucri esterni. Questi dharma (funzioni) essoterici ed esoterici sono di vario genere: la conoscenza non-differenziata del Brahman tesa all’estinzione dell’individualita; l’astanga-yoga-dharma, il cui traguardo è il conseguimento dello stato unificato di esistenza (kaivalya); i rituali fruttiferi ateistici finalizzati al godimento materiale; il jnana-yoga-dharma, che cerca di combinare la conoscenza con l’attivita fruttifera; e infine la pratica dell’arido ascestismo. “Liberandoti di tutto questo, serviMi con devozione pura, radicata nella fede. Fede esclusiva in Me è fiducia.” La fede nella forma di fiducia costruita sul metodo della graduale purificazione tende a diventare un impegno costante (nistha), un oggetto di gusto (ruci), di attaccamento (asakti) e di sentimento reale (bhava). Più la fede è trasparente, più alto è il grado di realizzazione. Se ti chiedi: “Come sara possibile preservare e portare avanti gli affari del mondo se si è costantemente impegnati nello sforzo di realizzare la bhakti? Quale sara inoltre la natura dello sforzo per realizzare la bhakti quando il corpo perira a causa della cessazione di ogni funzione corporea e sociale?”

Per demolire alla radice questo timore il Signore Supremo dice: “Questo mondo sussiste grazie al continuo compimento di alcune attivita. Riempi queste attivita con la meditazione su di Me e questo distruggera in esse la natura che le rende apparentemente svolte da te. Esse assumeranno allora la natura del servizio offerto a Me (bhakti).

L’umanita sussiste sulla triplice attivita svolta dal corpo, dalla mente e dalla societa. Mangiare, sedersi, camminare, riposare, dormire, pulire il corpo, coprirlo, e così via, sono le diverse attivita corporee. Pensare, ricordare, conservare un’impressione, essere consapevoli, sentire piacere e dolore, e così via, sono gli aspetti mentali. Sposarsi, reciprocare una relazione tra monarca e suddito, praticare la fratellanza, partecipare alle assemblee sacrificali, offrire oblazioni, scavare pozzi, cisterne e altro, per il bene della gente, mantenere le proprie relazioni, praticare l’ospitalita, osservare un’appropriata condotta civica, mostrare il dovuto rispetto agli altri, sono le diverse attivita sociali. Quando questi atti sono compiuti per un godimento egoistico prendono il nome di karma-kanda; quando il desiderio di ottenere la liberta dall’azione mediante la conoscenza è alla base delle azioni stesse, esse sono chiamate jnana-yoga o karma-yoga. E quando queste attivita sono gestite in modo da contribuire al nostro sforzo di realizzazione della bhakti, prendono il nome di jnana-bhakta-yoga, pratiche devozionali ausiliarie. Tuttavia, solo quelle attivita caratterizzate dal principio dell’adorazione pura sono chiamate bhakti.

“La meditazione su di Me è presente in ogni azione quando la vera bhakti si pratica nel tempo col compimento di azioni devozionali ausiliarie mentre s’interagisce con la gente empia di questo mondo. In tale posizione una jiva non diventa indifferente nei confronti di Dio neanche mentre svolge quelle attivita mondane. Questa è la pratica del guardare all’interno, ossia del volgersi verso il proprio vero sé, com’è affermato nell’Isopanisad:

isavasyam idam sarvam

yat kinca jagatyam jagat

tena tyaktena bhunjitha

ma grdhah kasya svid dhanam

Il commentatore dice a questo riguardo, tena isa­tyaktena visrstena. Ciò significa che quando ogni cosa viene accettata come un favore ricevuto dal Signore Supremo e da Lui concesso, l’attivita materiale cessa di essere tale e si trasforma in servizio a Dio (bhakti). Perciò l’isavasya dice kurvann eveha karmani … karma lipyate nare.

Se le azioni mondane vengono compiute nella suddetta maniera non ci s’impiglia nel karma neppure in centinaia di anni di vita materiale. Dal punto di vista del jnana questi due mantra significano rinuncia ai frutti delle proprie attivita mondane, ma dal punto di vista della bhakti essi indicano il raggiungimento del favore di Krsna (prasadam) grazie al trasferimento delle attivita sul Suo conto. Secondo questo metodo, che è il sentiero dell’arcana, dovresti compiere i tuoi doveri nel mondo meditando sull’adorazione di Dio. Brahma serba nel cuore il desiderio di creare; se quel desiderio creativo viene praticato unendolo alla meditazione su come ubbidire all’ordine del Signore Supremo, allora sara una funzione spirituale ausiliaria (gauna-dharma), perché sara di aiuto alla crescita dell’attitudine di servizio alla Divinità essendo caratterizzata dalla ricerca della protezione di Dio. Era certamente giusto istruire Brahma in questo modo. Non c’è motivo, invece, di dare tale istruzione a una jiva nella quale l’avversione spontanea per entità che non siano Krsna si manifesta con il raggiungimento dell’entità sostanziale, ossia la devozione spirituale (bhava).

VERSO 62

aham hi visvasya caracarasya

bijam pradhanam prakrtih pumams ca

mayahitam teja idam bibharsi

vidhe vidhehi tvam atho jaganti

aham: Io; hi: certamente; visvasya: del mondo; cara­acarasya: degli oggetti animati e inanimati; bijam: il seme; pradhanam: la sostanza della materia; prakrtih: la causa materiale; puman: il Purusa; ca: e; maya: da Me; ahitam: conferita; tejah: energia ardente; idam: questa; bibharsi: tu sostieni; vidhe: o Brahma; vidhehi: regoli; tvam: tu; atha: ora; jaganti: i mondi.

TRADUZIONE

Ascolta, o Vidhi, lo sono il seme, il principio fon­damentale, di questo mondo di oggetti animati e ina­nimati. Sono il pradhana [la sostanza della materia], sono la prakrti [la causa materiale] e il purusa [la cau­sa efficiente]. Questa energia ardente che appartiene in special modo al Brahman, ed è insita in te, è stata anch’essa conferita da Me. È custodendo questa ener­gia ardente che tu regoli questo mondo fenomenico di oggetti animati e inanimati.

SPIEGAZIONE

Certi pensatori sostengono che il Brahman non­differenziato sia l’entità suprema e che sottoponendosi all’auto-suggestione (vivarta) esso esibisca la coscienza della differenziazione; oppure che il principio stesso di limitazione (Maya), quando viene limitato, sia il mondo fenomenico e s’identifichi col Brahman stesso nella sua posizione illimitata; oppure che il Brahman sia la sostanza e che questo mondo fenomenico ne sia il riflesso; oppure che tutto sia un’illusione della jiva. Alcuni pensano che Dio sia evidentemente un’entità separata, che la jiva sia ancora un’altra entità e che il mondo fenomenico, benché principio singolare, esista separatamente come entità eternamente indipendente; oppure che Dio sia l’entità sostanziale e che tutte le altre entità, come attributi cit e acit, siano uno in essenza. Alcuni ipotizzano che per la forza di una potenza inconcepibile, a volte il principio monista e altre volte quello dualista assurga a verità. Altri ancora giungono alla conclusione che la teoria del non-dualistico meno tutta la potenza non abbia alcun significato, da cui deriva che il Brahman è l’unica entità eterna e inalterata investita di potenza pura.

Queste speculazioni hanno origine dai Veda e si basano sul sostegno del Vedanta-sútra. In queste speculazioni è presente una certa misura di verità, sebbene non ve ne sia abbastanza da colmare tutte le lacune. Per non parlare delle speculazioni anti-vediche del Sankhya, del Patanjala, del Nyaya e del Vaisesika, e neppure del Púrva-mimamsa, che tanto acclama l’esclusivita dell’azione fruttifera in conformita con l’insegnamento di una porzione dei Veda. Le suddette differenti teorie sono anch’esse venute a esistere sulla base dell’aspetto esterno del Vedanta stesso. Rifiutando tutte queste speculazioni, tu e la tua autorevole comunita dovreste adottare il principio finale identico alla dottrina dell’acintya-bhedabheda (inconcepibile e simultanea differenza e non-differenza). Questo ti rendera idoneo a essere un devoto vero. Il principio di base è che il mondo animato è costituito di jiva e che quello inanimato è costituito di materia. Le jiva sono state manifestate dalla Mia potenza suprema (para) e il mondo fenomenico è stato manifestato dalla Mia potenza secondaria (apara). Io sono la causa di tutte le cause, in altre parole, li regolo entrambi col potere della Mia volonta, sebbene lo non sia un’entità differente dalla potenza marginale e da quella materiale (tatastha e acit). Con la trasformazione di queste due distinte potenze sono stati prodotti il pradhana (il principio materiale sostanziale), la prakrti (la causa materiale) e il purusa (la causa efficiente). Tuttavia, sebbene per quanto riguarda la natura soggettiva di tutta la potenza lo sia pradhana, prakrti e purusa, come proprietario del potere sono eternamente distinto da tutte queste potenze. Questa simultanea differenza e non differenza è anch’essa scaturita dal Mio potere inconcepibile.

dunque che il raggiungimento dell’amore per Krsna mediante la pratica della pura devozione, basata sulla conoscenza della mutua relazione esistente tra jiva, jada (la materia) e Krsna – relazione fondata sul principio dell’inconcepibile e simultanea differenza e non-differenza – sia la Mia istruzione da tramandare nell’ordine della successione spirituale di maestri nella tua comunità (la SriBrahma-sampradaya).