Il Piano Sottile

Il Piano Sottile

Questo libretto è tratto da discorsi informali di

Srila Bhakti Raksaka Sridhara Deva-Goswami Mahàràja

 Fondatore-Achàrya della Sri Chaitanya Sàraswat Math Attualmente sotto la direzione del Presidente-Sevaite-Acharya.

Srila Bhakti Sundar Govinda  Dev-Goswami Mahàràj

INDICE

Prima parte

I TRE PIANI DI ESISTENZA

Seconda parte

CASA DOLCE CASA

Terza parte

IL PIANO SOTTILE

Quarta parte

AVANZARE VERSO IL CENTRO

Quinta parte

SRI GURU e LA SUA GRAZIA

Nota sull’autore

Srila Bhakti Raksak Sridhar Dev-Goswami Mahàràj è un santo ascetico, precettore della tradizionale e sacra successione ordinata da Sri Chaitanya Mahàprabhu, ed è il fondatore Àcharya del santo tempio di pura devozione che si trova a Nabadwip, nel Bengala occidenta­le in India, conosciuto come Sri Chaitanya Sàraswat Math. Fondato da Srila Sridhar Mahàràj nel 1941, questo sacro luogo di adorazione è diventato la gemma del pellegrinaggio per devoti di tutto il mondo che aspirano ad ottenere un ingresso nella divina terra dell’abbandono al Bene Assoluto. La sua personalità spirituale è indicata negli annali della spiritualità indiana, non solo per la sua enciclopedica conoscenza delle scritture rivelate, ma per il suo incontestabile genio quale sincero commentatore dei tesori scritturali rivelati dai venerabili santi precettori dell’oriente. Egli è un oracolo senza precedenti, capace di estrarre il più alto significato e sostanza delle Scritture in una concezione sempre progressiva, espansa, dinamica e vivente.

Nel 1985, tre anni prima della sua dipartita da questo mondo mortale, Srila Sridhar Mahàràj soddisfò un personale desiderio del suo cuore, che ebbe caro per più di quaranta anni, conferendo l’ordine di sannyàsa al suo più amato, confidente e più elevato servitore: Srimad Bhakti Sundar Govinda Mahàràj. Srila Sridhar Maharaj, famoso per il suo penetrante intelletto e visione spirituale, potè prevedere le gravi necessità della sua missione in futuro. Egli quindi nominò Srimad B.S. Govinda Mahàràj come suo successore e Presidente- Acharya della Sri Chaitanya Sàraswat Math e dei rami affiliati.

Prefazione

Mi sento davvero fortunato di aver avuto la personale compagnia di Srila Bhakti Raksak Sridhar Dev­Goswami Mahàràj, il nostro Srila Guru Mahàràj, e ora di avere l’opportunità di pre­sentare questo libretto intro­duttivo. Lungo tutta la sua esistenza, Guru Mahàràj ha praticato ciò che ha predi­cato. I praticanti sinceri sono essi stessi un’introduzione a una vita spirituale genuina e gioiosa ma non sono in grado di visitare tutti personalmente. Per cui coglia­mo l’opportunità fornite dalla moderna era scientifica per divulgare ampiamente tale conoscenza attraverso libri stampati. La vibrazione emanata da un libro stampato può avere influenza benefica non solo in questo piano materiale, ma può persino conquistare anime già stabilite nel piano spirituale. Mi dà quindi vera gioia e soddisfazione la manifestazione di questa pubblicazione, “Il piano sottile”. È una selezione di discorsi del nostro Divino Maestro che introducono il tema di una vita spirituale teista e, come servizio alla sua Missione Divina, sono state riprodotte in forma stampata grazie al sincero sforzo degli studenti qui praticanti.

Fino ai suoi ultimi giorni Srila Guru Mahàràj ha elargito, ora dopo ora, la sua misericordia alle anime condizionate attraverso continue lezioni e discorsi. Dal suo esempio possiamo capire l’ingiunzione delle scritture quando affermano che fino al nostro ultimo respiro dobbiamo cercare di dedicarci al trascendentale mondo del servizio e dare questa stessa opportunità ad altri.

Chiunque leggerà questo libretto con sincerità sarà sicuramente beneficiato e riceverà, oltre che ispirazio­ne, l’opportunità di raggiungere quella vita di reale soddisfacimento interiore.

Umilmente,

 Swàmi B.S. Govinda Sri Chaitanya Sàraswat Math

 8 Febbraio 1992

Prima parte

I TRE PIANI DI ESISTENZA

Per favore ascolta attentamente. Cercherò di spie­garti scientificamente il soggetto in generale, indipendentemente da qualsiasi concezione religiosa.

Prima di tutto dobbiamo capire che ci sono tre piani di vita: il piano dei piaceri materiali, il piano della rinuncia, il piano della devozione. II piano del piacere mondano è quello in cui, più o meno, siamo ora. Godimento materiale significa sfruttamento; senza sfruttamento niente può esistere in questo piano:

ahastàni sahastànàm

apadàni catuspadàm

laghuni tatra mahatàm

jívo jívasya jívanam

“Chi ha le mani sopravvive a chi non le ha. Gli animali a quattro zampe vivono dell’erba, e il grande vive a scapito del piccolo”. Tutto è pieno di vita: gli alberi, le piante rampicanti e anche l’erba, ma senza sfruttamento nessuno può mantenere il suo corpo qui. Questo è il piano dello sfruttamento e, come dice Newton nella sua terza legge, ad ogni azione corri­sponde una reazione uguale e contraria. Attraverso lo sfruttamento si contrae un debito e per estinguere questo debito si dovrà andare giù. In questo modo ci sono tantissime jiva (anime) che vanno su e giù, su e giù in base alle azioni e alle reazioni nel piano dello sfruttamento. Anche la società umana si basa sul­l’estremo sfruttamento; dappertutto c’è il tentativo di vivere a costo della vita di altri. Senza di questo la vita qui è impossibile.

I Buddisti, i Giainisti, i seguaci di Sankara e tanti altri cercano di uscire da questa trappola e di trovare una vita dove non ci siano né azione né reazione. Per evitare azione e reazione costoro provano a stabilirsi in una posizione di rinuncia, ed arrivano ad una con­cezione simile a un sonno senza sogni, ilsamadhidistaccarsi completamente dal mondo oggettivo e rimanere in un piano soggettivo. Non permettendo ai propri sentimenti di spostarsi nel piano più basso, essi mantengono sempre una posizione soggettiva, e que­sto è qualcosa di simile ad un sonno senza sogni.

I Vaisnava (coloro che servono la Suprema Personalità di Dio) sono dell’opinione che ci sia un altro mondo, quello della devozione. La devozione è proprio l’opposto dello sfruttamento. Nel piano mondano ogni unità vuole sfruttare l’ambiente, ma nel piano della devozione ogni unità vuole servire l’am­biente; e non solo l’ambiente, ma la vera chiave della vita in questo piano è quella di servire il Centro.

Viviamo in un insieme organico, di conseguenza ogni punto deve essere collegato al Centro organico. La spiegazione è data nello Srimad-Bhàgavatamcon l’analogia di servire la radice di un albero:

yatha taror mula-nisecanena

trpyanti tat-skandha bhujopasakhah

prànopahàràc ca yathendriyanàm

tathaiva sarvàrhanam acyutejyà

(Bha: 4.31.14)

Anche nella letteratura Vedica lo troviamo detto: “Cerca di trovare l’Uno conoscendo il quale tutto è conosciuto”.

yasmin jnate servvamidam vijnatam bhavati

yasmin pràpte sarvvamidam pràptam bhavati

tad vijijnasasva tadeva brahma

C’è un punto centrale conoscendo il quale tutto è conosciuto, ottenendo il quale tutto è ottenuto. Il con­siglio di tutti i Veda è di cercare di scoprire il Centro. Cerca perciò di identificare questo Centro. All’inizio alcuni possono pensare che questa sia un’affermazio­ne ridicola: “Solo un pazzo può dire una tale assurdità!” Un’analogia è data nello Srimad-Bhagavatam: quando tu versi dell’acqua alla radice dell’albero, l’intero albero è nutrito, e se tu metti il cibo nello sto­maco l’intero corpo è nutrito, similmente se tu servi il Centro tutto è servito. Fare questo è possibile e signi­fica entrare nel piano della devozione. Evita il piano dello sfruttamento e anche quello della rinuncia, ma cerca di entrare in quello della devozione. La tua atma, la tua anima, è un membro di quel piano. Quello è il mondo reale, mentre questo ne è un rifles­so distorto.

Il mondo reale è quello in cui ogni unità si dedica al tutto, rappresentato dal Centro, proprio come in un corpo sano ogni atomo lavora per il benessere dell’intero organismo. Se un atomo inizia a lavorare solo per se stesso, comincia lo sfruttamento, e un tale lavoro localizzato per un interesse localizzato è chiaramente negativo. Ogni parte del corpo, ogni atomo, deve lavorare per il benessere dell’intero sistema. C’è un Centro, e sotto la sua guida dovremmo lavorare.

Ma qual è dunque, la posizione del Centro? È menzionato nella Bhagavad-gita:

sarvva-dharmman parityajya,

mam ekam saranam vraja

(Bg. 18.66)

Krsna spiega la Sua posizione: “Abbandona ogni dharma (dovere) e semplicemente abbandonati a Me”.

Ora voglio presentare questo concetto da un altro punto di vista.

Hegel era un grande filosofo tedesco e la sua filo­sofia è conosciuta come perfezionismo. Egli ha dato un’idea: la Verità Assoluta, la Causa Prima di tutto, deve avere due qualifiche per essere tale. Deve essere: da se stessa per se stessa.

Ti prego di prestare attenzione. Da se stesso significa che Egli è la Sua stessa causa, nient’altro lo ha creato. Se qualcosa lo avesse creato, quel creatore avrebbe la primaria importanza. Di conseguenza, per essere Assoluto deve essere anadi, eternamente esistente e non creato da alcuno. L’Assoluto deve avere questa qualifica. L’altra qualità è che la Verità Assoluta è per se stessa. Esiste solo per la propria soddisfazione, non per soddisfare qualcun altro. Se la Sua esistenza fosse in funzione di soddisfare qualche altra entità, avrebbe un’importanza secondaria, e colui per la soddisfazione del quale Egli vive, assumerebbe la posizione primaria.

Di conseguenza, l’Assoluto deve avere queste due qualifiche: Egli è la Sua stessa causa, ed Egli esiste solo per soddisfare Se stesso, per perseguire il Suo scopo. Se un filo d’erba si muove, lo fa per compiere lo scopo dell’Assoluto. Tutto – ogni accadimento, e qualsiasi cosa succeda – deve esistere per la Sua soddisfazione. Così la vera corrente è il Suo lila, il Suo Passatempo. Noi siamo guidati da altri interessi: interessi familiari, interessi nazionali, sociali, umanitari ecc… Ma se rapportate all’infinito, queste attività sono solo una piccola cosa, una piccola parte, e noi siamo continuamente impegnati ad agire per questi interessi separati. Tra innumerevoli interessi separati ci sono logicamente dei conflitti e quindi si generano problemi. Ma noi dobbiamo lasciare tutti questi cosiddetti interessi particolari, uscire dal fraintendimento, e cercare di raggiungere la funzione di unità attive per la causa dell’insieme.

La conclusione della Bhagavad-gita data da Krsna è “Sarvva-dharmmàn parityajya: Abbandona tutti i doveri che credi ora di dover compiere e màm ekam saranam vraja: abbandonati ai Miei piedi”.

aham tvàm sarvva-pàpebhyo / moksayisyàmi mà sucah

“Ti libererò da tutti i problemi che tu possa mai immaginare”.

In altre parole devi ricordare di essere fedele al Centro. Attualmente, tutte le tue attività sono rivolte verso un interesse locale; abbandona questa locale identificazione dei tuoi interessi e fondili, armonizzali totalmente nell’interesse del tutto organico.

Vediamo un esempio: se un ufficiale di polizia prende anche solo tre rupie per un suo scopo personale, viene punito, ma se uccide anche più persone per l’interesse del paese, viene premiato. Allo stesso modo, qualunque cosa fatta per la soddisfazione dell’insieme è buono, ma se l’azione è diretta ad un tuo beneficio personale o per favorire un tuo amico, dovrai essere punito. In una fabbrica, non abbiamo nessun diritto di prendere una bustarella per il nostro tornaconto personale, allo stesso modo non abbiamo nessun diritto di indire uno sciopero, cioè di far man­care la forza lavorativa, perché in quel caso la fabbri­ca sarà distrutta.

Né lo sfruttamento né la rinuncia serviranno. Lo sfruttamento è evidentemente negativo e, poiché non abbiamo nessun diritto di astenerci dall’agire, di scioperare, anche la rinuncia è negativa. In un insieme organico l’interesse comune è che ognuno deve dedicarsi al Centro, e al Centro significa al tutto. Quando mettiamo del cibo nello stomaco, lo stomaco lo distribuirà adeguatamente ad ogni parte secondo le necessità. Questo modo di vivere e di pensare è Vaisnavismo: esiste un insieme organico, e noi ne siamo una parte. Abbiamo il nostro particolare dovere in connessione con il tutto e questo consiste nella devozione per l’insieme. Non dobbiamo mettere il cibo nell’occhio, o nel naso, o nell’orecchio, o in qualsiasi altro posto che non sia lo stomaco; solo allora sarà distribuito correttamente e tutto l’organismo sarà sano. Ognuno di noi è parte dell’intero universo e il nostro compito è quello di lavorare per il tutto; questo significa devozione, dedizione, abbandono. E come possiamo venire a conoscenza di questo? Riceveremo l’aiuto dalle Scritture rivelate e dai molti santi e agenti che arrivano da quel piano per riportar­ci in armonía.

La religione della più alta armonia è stata data da Mahàprabhu Sri Chaitanyadeva che spiegò la devo­zione sulla base dello Srimad-Bhàgavatam, il libro che è riconosciuto come la vera conclusione di tutte le Scritture rivelate. In questo modo Egli spiega che l’energia o il potere non è l’ottenimento più elevato, ma la conoscenza gli è superiore. La conoscenza può controllare il potere e dare risultati benefici; ma la stessa conoscenza occupa una posizione inferiore: sopra di essa ci sono amore e affetto, e questo è il piano più elevato. Né la conoscenza né il potere, ma solo l’amore può appagare la nostra vita.

La misericordia è più elevata della giustizia: La giustizia esiste solamente dove c’è la necessità di leggi, regole, ecc… ma nel regno dell’Autocrate Assoluto, il quale è il Bene Assoluto, non c’è ragione di dubitare di Lui. Egli è il Bene Assoluto, e il Bene Assoluto è Assoluto Amore e Affetto, e questa è la nostra casa! Torna verso Dio, torna a casa. Cosa signi ra sarà distribuito correttamente e tutto l’organismo sarà sano. Ognuno di noi è parte dell’intero universo e il nostro compito è quello di lavorare per il tutto; questo significa devozione, dedizione, abbandono. E come possiamo venire a conoscenza di questo? Riceveremo l’aiuto dalle Scritture rivelate e dai molti santi e agenti che arrivano da quel piano per riportarci in armonía.

La religione della più alta armonia è stata data da Mahàprabhu Sri Chaitanyadeva che spiegò la devo­zione sulla base dello Srimad-Bhàgavatam, il libro che è riconosciuto come la vera conclusione di tutte le Scritture rivelate. In questo modo Egli spiega che l’energia o il potere non è l’ottenimento più elevato, ma la conoscenza gli è superiore. La conoscenza può controllare il potere e dare risultati benefici; ma la stessa conoscenza occupa una posizione inferiore: sopra di essa ci sono amore e affetto, e questo è il piano più elevato. Né la conoscenza né il potere, ma solo l’amore può appagare la nostra vita.

La misericordia è più elevata della giustizia: La giustizia esiste solamente dove c’è la necessità di leggi, regole, ecc… ma nel regno dell’Autocrate Assoluto, il quale è il Bene Assoluto, non c’è ragione di dubitare di Lui. Egli è il Bene Assoluto, e il Bene Assoluto è Assoluto Amore e Affetto, e questa è la nostra casa! Torna verso Dio, torna a casa. Cosa significa casa? È dove sentiamo di essere in mezzo a persone che ci vogliono bene; dove se non ci curiamo del nostro stesso benessere, ci saranno tanti che si prenderanno cura di noi; tutto l’ambiente avrà cura di noi: quella è casa! Quello è il dominio dell’Assoluto, e noi possiamo entrare al Suo servizio, la posizione più elevata, e quindi vedere l’affetto, l’amore, l’armonia e la bellezza che esistono là. Tutte queste qualità costituiscono la natura della Causa Prima, verso la quale stiamo andando. Utilizzando male il nostro libero arbitrio abbiamo in qualche modo deviato, ma ora veniamo chiamati, “Vieni a casa, torna verso Dio, la posizione più elevata, la terra dell’amore”.

Questo che ti ho presentato è in generale e in breve il sunto complessivo. Questa è la concezione di Krsna nella Bhagavad-gita e nello Srimad-Bhagavatam, ed è la concezione che è stata data da Sri Chaitanyadeva. La “SriChaitanya Sàraswat Math” e tutta la Missione Goudiya predicano solo questo: “Vai al Centro, dedica tutta la tua vita per il Centro; il Centro è totalmente al di sopra della giustizia. Esso è tutto misericordia, affetto, amore e bellezza.”

Questa è un’esposizione generale della religione Vaisnava, della Srimad Bhagavad-gita e dello Srimad-Bhàgavatam e una breve storia di ciò che sono le varie concezioni religiose: cioè che sfrutta­mento, rinuncia e devozione sono i tre piani della vita, e l’anima propriamente è un membro della terra della devozione. Tutte le anime sono unità dedicate, ma per qualche motivo, male utilizzando la loro parziale libertà di scelta, sono entrate nel mondo dello sfruttamento. Buddha, Jain, Paresanàth e altri hanno aiutato coloro che vogliono allontanarsi da qui, slegarsi dalle catene dello sfruttamento (dell’azione e della reazio­ne) attraverso la pratica della completa rinuncia. Essi hanno detto che, se si ritrae, l’anima può vivere feli­cemente. Ma in questo modo può esserci la possibili­tà di ritrovarsi di nuovo impigliati in questa trappola, mentre dove vivono le anime veramente libere, cia­scuna di esse è un’unità dedicata, e quando cerchere­mo di scoprire ciò che le armonizza e che le mantie­ne in quel piano vedremo che tutte lavorano per l’in­sieme, e l’insieme è rappresentato dall’unico Bene Assoluto. Dobbiamo capire tutte queste cose, per que­sto la nascita umana è davvero preziosa. In connessio­ne con i sadhu (i santi, gli agenti) tenteremo di fare del nostro meglio per liberarci da questi legami ed entrare nella terra dell’amore, della dedizione e del­l’affetto.

Abbiamo già pubblicato diversi libri, e ci sono molte antiche scritture che ci aiutano a capire corret­tamente e in modo più dettagliato tutti gli aspetti ontologici della religione.

Seconda parte

 CASA DOLCE CASA

La nostra casa è un luogo di libertà, è il luogo più confortevole, è il luogo dove c’è tutto ciò che serve; è il luogo dove fede, amore e affetto fluiscono spontaneamente. Questo luogo è inconcepibile. Le Upanisad dicono: “Non ti avventurare con la ragione a tentare di fare esperienza del piano impensabile; quel piano è davvero al di là della capacità del tuo pensiero; è sotto il controllo di altre leggi. In questo momento tu sei un uomo nel mondo dei solidi; in questo mondo i tuoi calcoli matematici si riferiscono a punti, piani e solidi dei quali riesci ad avere solo una vaga e astratta conoscenza, per cui che calcoli puoi fare intorno a cose più elevate delle quali non hai alcuna conoscenza? I modi di vivere e le leggi di quel paese ti sono completamente sconosciuti, quindi non puoi tentare di discuterne. Quel piano è di natura alquanto diversa”.

Se la tua comprensione è limitata alle leggi dell’acqua come puoi conoscere l’aria? Allo stesso modo se sei a conoscenza delle leggi dell’aria come puoi fare alcun calcolo sulla sfera dell’etere? Non aver fretta di portare nel tuo laboratorio sperimentale oggetti che sono al di là della capacità del tuo pensiero, sarebbe una sciocchezza.

Cose superiori esistono, ma l’uomo comune in questo mondo non ne ha conoscenza. Siamo sì sperimentatori e abbiamo svariate conoscenze ma solo fino ad un certo livello; non possiamo spingerci oltre al nostro intendimento. Ma se coloro che hanno veramente esperienza di quel piano dovessero venire a noi e darci delle informazioni allora potremmo fare delle comparazioni: “Costui ha una sua personale esperien­za dell’etere e ne da questa descrizione; quest’altra persona ha fatto altre esperienze dell’etere e ne forni­sce quest’altra particolare descrizione”. In questo modo noi possiamo comprendere qualcosa, partendo dalle loro investigazioni e dalla loro reale connessio­ne con il soggetto in questione.

Nell’ambito di coloro che investigano con i1 tele­scopio è possibile fare delle comparazioni tra le loro scoperte. L’esperienza di un ricercatore con il suo telescopio è di un certo tipo ma noi possiamo trarre insegnamento anche da altri ricercatori con i loro par­ticolari telescopi. Con le informazioni raccolte saremo in grado di concludere che probabilmente certi telescopi erano più potenti di altri, o che certi telesco­pi erano più potenti in un particolare campo ecc… Quindi anche se noi non possediamo direttamente un telescopio possiamo comprendere, seppur limitata­mente, cosa si può scoprire al di là dei nostri sensi attraverso di esso.

Cose più elevate sono state scoperte dal “telescopio mentale” o “telescopio dell’anima” e trattate nelle scritture. Tale soggetto è conosciuto dai Santi e noi dobbiamo accettare il loro aiuto per ottenere un ingresso in quella terra. Nella nostra attuale posizione non possiamo avere esperienza del piano più alto, ma in futuro, quando con l’aiuto dei Santi e delle Scritture, avremo ottenuto noi stessi quel tipo dì telescopio, saremo in grado di avere una tale elevata esperienza:

sve svehadhikare yà nistha sàgunah parikirttitah

“Prestare attenzione al proprio piano è ammirevole”.

acintyah khalu ye bhàvà na tams tarkena yojayet

Non lasciare che lo spirito argomentativo eclissi ogni cosa. L’argomentazione non è tutto, non è l’uni­ca sorgente di ogni convinzione. II regno spirituale è acintya, inconcepibile, ma nonostante ciò dobbiamo cercare di comprendere questa realtà in accordo con le nostre capacità, la nostra fede e la nostra realizzazione. Soprattutto dovremmo tenere presente che la dolcezza è dolce e la verità è verità e, per quanto forte possa essere un modello qui, non dovremmo cercare di applicarlo al regno più elevato. Se un uomo non ha occhi ma un altro può vedere, l’uomo cieco cercherà naturalmente aiuto da chi ci vede. Anche noi siamo ciechi rispetto a ciò che abbiamo dentro di noi, altri­menti che bisogno ci sarebbe di consultare un medi­co? Il medico può vedere ciò che noi non possiamo: lui farà la diagnosi e noi ci sottoporremo alla cura. Naturalmente noi lo rispetteremo e gli daremo qual­che cosa per la sua assistenza. Tutto ciò non è insen­sato.

Il Guru è lo specialista e noi capiremo le sue qua­lifiche nel momento in cui vedremo che ciò che dice è reale e non immaginario. Una tale visione dipende­rà dal grado di risveglio dei nostri occhi. Se un uomo cieco è curato da un dottore capace, gradualmente potrà constatare in prima persona: “Sì comincio a vedere qualcosa, ora ho delle esperienze visive”. Da quel momento in poi egli non presterà più attenzione alle opinioni speculative di altre persone cieche, ma sarà in grado di vedere direttamente. Con la venuta della vista egli può capire che l’applicazione della medicina ha avuto qualche effetto reale.

La comprensione scientifica è simile: quando Faraday scoprì l’elettricità molte persone risero: “Cos’è questa cosa, è solo una cosa curiosa, che utili­tà possiamo trarre da questa elettricità?” Una volta lessi un rapporto dove Faraday dimostrava con un esperimento l’effetto della sua scoperta: con una mac­china generò l’elettrîcità e quindi mostrò come picco­li pezzi di carta venivano mossi dalla corrente elettri­ca. Molti furono soddisfatti nel vedere la nuova sco­perta ma una signora osservò “Ma dopo tutto, signor Faraday, quale beneficio pratico potremo trarre da questo suo gioco costoso?” Faraday rispose “Signora, può per favore dirmi qual è l’utilità di un bambino appena nato?” Egli intendeva dire che quando nasce un bambino dobbiamo avere cura di lui poi, quando sarà cresciuto, la sua energia sarà impiegata piena­mente. Similmente qualcuno considera che avere coscienza di Dio sia una cosa superflua, una moda o qualcosa di simile a un gioco, qualcosa senza applica­zione pratica o utilità diretta. Ma quando la coscienza di Dio diventa intensa, coloro che ne fanno esperien­za vedranno tutte le altre attività, per quanto apparen­temente importanti, come prive di valore. Perché? Perché in ultima istanza noi vogliamo vivere, non vogliamo morire.

Vivere è la principale e generale necessità di tutti noi. Nessuno può negare di voler vivere e non solo vivere, ma vivere felicemente, in modo degno e con­sapevolmente; inoltre vogliamo evitare ogni afflizio­ne, ogni miseria, ecc…

Quando la coscienza di Dio si manifesta dentro qualcuno, egli può vedere chiaramente: “Perché tutti sono impegnati a inseguire un miraggio? Ognuno desidera la felicità ma tutti corrono dietro ad un’immaginaria fantasmagoria”.

La felicità non potrà mai essere con ciò che è mor­tale. Ci stiamo rapportando con il mondo mortale ma questo non può darci soddisfazione, può solo disper­dere le nostre energie. Ciò che raccogliamo da un lato sparisce dall’altro. Un uomo saggio non dovrebbe tol­lerare come principio di vita un tale spreco di energia. Una persona dotata di una tale saggezza può vedere un altro piano di vita. Può vedere che non appartiene a questo mondo mortale che è come il luogo di recita di una commedia. Egli sentirà “Io sono immortale, sono un membro di un mondo eterno ma in qualche modo sono rimasto impigliato in questo aspetto mor­tale dell’esistenza. Così, prima riuscirò a sbarazzarmi di questo legame, prima sarò in grado di stare in quel­la che è la mia naturale posizione”. Costui scoprirà che egli stesso (l’anima, colui che sente e pensa) è un membro di un’altra terra ma è venuto a impigliarsi in questo mondo che produce sofferenza e morte; questo è un mondo miserabile!

Con la forza della sua realizzazione egli può incre­mentare il suo progresso verso il piano immortale. Quando la prova positiva si presenterà di fronte a noi, ne saremo sicuri: “Ora vedo queste cose e ascol-

to queste cose, questa esperienza è- più reale del mondo intorno a me. Il mondo è vago, ma ciò che ora vedo e sento è reale”. Una transazione diretta è possi­bile con l’anima, con Dio e con la terra di Dio. Dove stiamo vivendo adesso è il piano delle transazioni indirette: inizialmente l’occhio, l’orecchio, ecc… rac­colgono i dati percettivi, i quali poi vanno alla mente prima che noi possiamo avere esperienza di questo mondo. Ma nel caso dell’anima possiamo sentire ogni cosa direttamente da noi stessi senza l’ausilio di alcu­no strumento.

Attraverso il microscopio vediamo una cosa e a occhio nudo vediamo qualcos’altro. C’è una differen­za. Noi abbiamo, attraverso i sensi, alcune esperienze di questo mondo ma, per quanto riguarda l’anima, possiamo distaccarci da ciò che è progresso nel lato negativo e sviluppare la capacità di sentire “Oh! Questa è la natura dell’anima!” Percepiremo diretta­mente noi stessi chi siamo, senza l’aiuto dì nessun altro strumento.

L’anima può vedere se stessa; può focalizzarsi su se stessa e attraverso l’introspezione realizzare la sua vera natura. Percepirà tutte le possibili concezioni di se stessa direttamente; capirà quindi qual è il luogo che le è proprio: arriverà a concepire un luogo più ele­vato e su quel versante positivo scoprirà: “Io non muoio!”

II piano materiale è il piano della rappresentazione errata e del fraintendimento, ma nel piano più elevato non esiste fraintendimento. Una volta ammessi lì, la nostra comprensione, per quanto possa essere parzia­le, sarà chiara e vera. Chiunque abbia questa esperien­za sarà determinato a proseguire.

Socrate sentiva che l’anima era immortale. La sua sensazione era così intensa che non dava nessun valo­re alla sua vita in questo mondo materiale. Egli, con totale indifferenza, si distaccò da questo mondo per­ché era estremamente convinto dell’immortalità del­l’anima.

Anche Gesù Cristo era così convinto dell’esisten­za del suo Signore che non prestò nessuna attenzione ai piaceri e alla felicità di questo mondo, li trascurò e li rigettò del tutto.

Esistono molte cose invisibili a questi occhi materiali che sono visibili con l’occhio della conoscenza. Bisogna ammettere che l’occhio della conoscenza può vedere molte cose che l’occhio di carne non può. Similmente esiste una visione profonda grazie alla quale possiamo vedere in un modo diverso, con più speranza: “Vieni a vedere!” Un occhio non può vedere quando è coperto dalla cataratta, ma quando la cataratta è rimossa l’occhio vede; l’ignoranza è come la cataratta che ci causa la cecità. La nostra visione è solo superficiale ma una visione più profonda può vedere molte cose. Questi nostri occhi con l’aiuto dell’occhio della conoscenza, possono vedere molte cose, sempre più in profondità.

La nostra visione è apparente, non ha valore. Il valore reale è presente in colui che ha una visione profonda. Non tutti sono uguali: esiste una gradazio­ne, e il grado di visione è in accordo alle proprie capacità di vedere: c’è chi è saggio, chi è più saggio e chi lo è ancora di più.

È facile capire che al momento noi siamo membri di questo mondo mortale, ma cos’è che ci collega? È il nostro corpo che ne è membro. Se riuscissimo ad andare oltre il corpo arriveremmo alla mente, poi all’intelligenza e quindi all’anima. Scopriremo che il piano dove vivono le anime è eterno e che l’anima stessa è eterna. Da lì potremmo proseguire alla ricer­ca dell’Anima Suprema, l’origine di tutto il nostro pensiero. L’Anima Suprema è paragonata al sole che è l’origine di tutti i raggi di luce. Una volta trovato un raggio possiamo arrivare al sole dal quale è emanato. Allo stesso modo, dal concetto del nostro vero sé, sapendo di essere particelle di coscienza, possiamo procedere alla ricerca del piano della super-coscienza, super-conoscenza e super-esistenza. In questo modo possiamo progredire verso la causa ultima, la sorgen­te di tutto. Non possiamo però progredire seguendo solo i nostri capricci e la nostra libertà: un aiuto da quel piano è indispensabile. Tale aiuto viene a noi nella forma di Guru, dei Vaisnava (i devoti del Signore) e di altri agenti di quella terra. Con il loro aiuto possiamo davvero avanzare verso la meta.

A1 momento siamo come i monarchi di ciò che osserviamo, ma tutto ciò è transitorio, mortale e rea­zionario. Se osserviamo attentamente vediamo che tutto è reazionario. Ciò che è piacevole oggi si tra­sformerà in dolore domani: perciò dobbiamo cercare altrove una buona posizione, un buon posto dove costruire la nostra casa. Nel corso di questa ricerca scopriremo che abbiamo la nostra casa altrove ed è perfetta in tutto e per tutto.

“Casa. Ritorna a Dio, ritorna a casa; dolce, dolce casa:” avvertiremo in noi questa specie di sensazione se avremo la fortuna di avere una piccola partecipa­zione, per la grazia dei messaggeri di quella terra: i messaggeri del Signore. Saremo così condotti verso quella terra e otterremo un’idea più ferma ríguardo alle caratteristiche della nostra vera casa. In questo modo proseguiremo nel nostro cammino.

All’inizio potremo pensare che ci stiamo dirigen­do verso qualche luogo sconosciuto: “In questo mondo innumerevoli esseri viventi sono intorno a me, ma dove sto cercando di andare nulla è certo, sembra immaginario ed astratto”.

Ad ogni modo, quando cominciamo il nostro viaggio, gradualmente troviamo che quasi tutto ciò che esiste è su quel lato, il lato dove tutto è vero. Scopriremo che questo lato materiale è davvero molto scarno e limitato e che qui c’è solo una minuscola rappresentazione della verità.

Da questo punto di osservazione potremmo pensa­re che la maggior parte dell’esistenza è qui, e che solo alcune anime speciali (come Socrate, Mohammed, Buddha, ecc…), vanno da qui al mondo immortale. Ma gradualmente ci renderemo conto che il mondo spirituale è infinitamente più grande della porzione di mondo che vediamo qui. Gradualmente capiremo che, così come in una nazione alcune persone sono confinate in un ospedale o in una prigione e stanno soffrendo, similmente solo poche persone sono qui in questo piano materiale come per punizione. Non appena questa visione diventerà chiara avremo più coraggio nel procedere e a gran velocità correremo verso casa. Stiamo andando a casa e più ci avvicinia­mo più la nostra velocità aumenta ancora e ancora: “Oh! Questa è la mia terra natale!” A1 momento ne siamo fuori e anche la nostra mente è focalizzata all’esterno; ci stiamo muovendo senza guida. La nostra sola speranza è riposta nella grazia degli agen­ti divini. Vengono a prenderci e ad avvertirci: “Cosa stai facendo? Non andare da quella parte, è una terra pericolosa, un luogo di morte. Vieni con me, ti porterò nel luogo del nettare eterno”. Quegli agenti vengo­no a risvegliarci dal nostro sonno, dalla nostra igno­rante follia.

Costoro sono i Vaisnava, i quali ci danno anche le Scritture che raccontano della terra eterna e dei santi che ci sono andati. Attraverso le scritture la nostra fede si svilupperà gradualmente e la nostra frequenta­zione dei sadhu sarà più stretta. Così facendo la nostra fede si svilupperà sempre di più.

Il nostro stesso sentire interiore sarà la garanzia dell’autenticità dei nostri progressi. Hrdayenàbhya­nujnato. Se davvero stiamo facendo progressi, riceve remo l’approvazione dal nostro cuore. Senza questo riscontro un qualunque uomo può essere indotto a prendere una particolare direzione e poco tempo dopo sentire solo frustrazione: una tale transazione non è genuina, è falsa, è solo una beffa. In nome della reli­gione molte cose di questo tipo accadono, come in un commercio, ma questo non significa che la vera rea­lizzazione e la vera emancipazione non esistano. Hrdayenàbhyanujnàto: l’ultima approvazione è quel­la del tuo cuore, “Sì! E’ veramente questo che deside­ro. Dal più profondo del mio cuore sento i1 desiderio di danzare, di scoprire che un tale progresso è possi­bile!”

Terza parte

IL PIANO SOTTILE

Normalmente in questo mondo siamo uomini che agiscono, uomini che sfruttano l’ambiente esterno e la natura per ottenere energia. Siamo costantemente impegnati ad accumulare sempre più energia da usare a nostro piacimento e da conservare in modo tale che sia disponibile nel momento del bisogno.

Generalmente questa è la natura di coloro che vivono qui. Se qualcosa ostacola questo tentativo, si è portati a credere che le circostanze siano negative in quanto si oppongono allo scopo della nostra vita qui: accumulare energia. In realtà il vero danno è rappre­sentato dalla pigrizia della nostra natura interiore, dall’indifferenza con cui tralasciamo di arricchire la nostra esistenza interiore. Dobbiamo prestare atten­zione a questo punto: ciò che viene da fuori non è così importante, tutto va e viene; persino il corpo, che al momento è al centro dei nostri pensieri, svanirà; quin­di qual è la necessità di raccogliere così tanta energia in relazione a questo corpo? Risveglia dal profondo della tua anima il vero sè che è dentro di te. Cerca di trovarlo e tenta di raccogliere aiuti per lui. Questa campagna è possibile solo con la connessione con il sadhu, il Santo. Saranno persi tutti quei giorni non spesi in compagnia di un santo e nei quali non ascolteremo alcuna discussione sul profondo significato e valore della vita. Sii cosciente di questo. Su tutti i fronti e ad ogni costo abbi cura della tua persona. Occupati del tuo interesse cercando te stesso. Non dare peso al mondo e alle circostanze esteriori e immergiti profondamente nella realtà: nella tua ric­chezza interiore. Trova il tuo sé interiore e il mondo in cui esso vive, cerca di trovare quella casa; torna a casa, torna a Dio. Utilizza la tua energia solo per diri­gerti verso casa e non per vagare senza meta in terra straniera: la terra della morte. Cerca di evitare ad ogni costo la terra della morte e cerca sempre di trovare il luogo eterno. Devi capire che tu sei un membro di quel luogo. Cerca di comprendere che cosa è casa tua, perché quella è la tua confortevole dimora. Cosa significa essere a proprio agio in una casa? Significa che quella è, per diritto di nascita, il nostro posto naturale. Dobbiamo affrontare il fatto che qui non siamo a casa; ma se troviamo dentro di noi il deside­rio di cercarla, siamo fortunati.

La nostra necessità è scoprire come placare questa sete interiore: “Il mondo è qui e io sono qui, ma sono insoddisfatto. Come può la mia anima sentirsi soddi­sfatta?” Noi siamo nel bisogno, perciò attraverso quale processo può essere rimosso questo bisogno? In questo momento possediamo un corpo materiale, ma conoscere come è fatto (le ossa, il sistema nervoso, il sangue ecc…) non è necessario. La nostra domanda dovrebbe essere formulata nel modo seguente: “Chi sono, e perché sono inquieto? Non so come sbarazzarmi di questi problemi”. Queste sono le domande generali delle quali dovremmo preoccuparci. “Athàtobrahma jijnàsà: da dove vengo, come sto vivendo e qual è il mio futuro?” Queste sono le principali questioni che dovrebbero riguardarci e dobbia­mo concentrare tutta la nostra energia per trovare la soluzione. Questo non riguarda solo una persona (me stesso), ma coinvolge tutta la creazione.

Ricercare la sorgente di ogni cosa è la natura di una giusta indagine, invece ricercare il significato di questo e di quello, di centinaia di cose differenti, è semplicemente una perdita di energia. La domanda scritturale (sàstric) è stata espressa nel modo seguen­te: “Da dove vengo, che cosa mi sostiene, qual è il mio futuro? Perché mi sento a disagio, come posso ottenere un soddisfacimento interiore?” Tutta la nostra indagine dovrebbe seguire questa linea genera­le, altrimenti significa che c’è qualche anomalia nella ricerca: l’indagine non sarà appropriata. Sempre più curiosità possono presentarsi senza fine, perciò dobbiamo imparare come formulare le domande, come eseguire l’indagine e in quale modo la nostra energia potrà essere valorizzata e non sprecata.

L’indagine è autentica quando è orientata al raggiungimento dello scopo finale, quindi dobbiamo risparmiare la nostra energia e indirizzarla nel canale appropriato.

In questa epoca di Kali-Yuga, l’epoca della discor­dia, l’unica cosa che ci può realmente aiutare nella vita è la compagnia di autentici santi e il Santo Nome di Krsna (sàdhu-sange krsna-nàma). Altrimenti, se deviamo da questo, possiamo essere sviati ad ogni passo.

sàdhu-sange krsna-nàma ei màtra cài samsàra jinite àra kona astu nài

Questa è l’essenza di tutti i consigli dataci da Sri Chaitanya Mahàprabhu e non c’è niente di più utile di questo per aiutarci a uscire da questa situazione inde­siderabile. Egli dice che sarà molto difficile per noi procedere senza la compagnia dei sadhu anche can­tando krsna-nama. In una parola la soluzione sì trova quindi in sadhu-sanga. Dobbiamo assicurarci la com­pagnia di un’anima realizzata, quindi ogni cosa verrà da sé. II re dei sadhu è il Guru. Gurudeva è il re di tutti i migliori uomini, colui che può darci una guida. Essere Guru significa avere la capacità di guidarci in modo soddisfacente; se così non fosse, a chi potremmo affidare la nostra realizzazione e a chi potremmo abbandonarci e sottometterci completamente? Guru è dove la nostra domanda è soddisfatta al massimo. Attraverso di lui scenderà dall’alto l’indicazione più elevata, dalla più alta sfera d’amore. Dobbiamo con­netterci con quella sottile e più elevata onda e saremo beneficiati maggiormente; questa è l’idea genera­le. Nel contesto totale, dobbiamo cercare di essere sempre a disposizione dell’agenzia più alta, dei più alti pensatori delle province più elevate. In questo modo saremo in connessione con il più alto e il più sottile piano di vita. Esistono diverse onde che presentano differenti qualità e vantaggi, ottenimenti e perdite, ma connettersi con l’onda più alta dovrebbe essere il nostro obiettivo. Dobbiamo constatare che l’incanto dì questa vita è terminato, abbiamo già avuto sufficienti esperienze: tutto questo è stantio. Dopotutto, ovunque sono presenti i quattro nemici: janma, mrtju, jarà, vyàdhi, ossia nascita, morte, vec­chiaia e malattia, non può esistere alcuna vera felici­tà. Ovunque ci sia morte non può esserci vera felicità. In un tale piano siamo sempre minacciati di morte per cui tutto l’incanto svanisce completamente; di conseguenza dovremmo anelare ad un luogo dove saremo in grado di vivere. Dobbiamo scegliere un piano più elevato dove possiamo realmente vivere.

yad gatvà na nivartante, tad dhàma paramam mama

                                                                                                 (Bg. 15.6)

Nella Srimad Bhagavad-gita Krsna dice: “II luogo dal quale non si fa ritorno a questo piano mortale è la Mia dimora suprema”.

àbrahma-bhuvanal lokàh, punar àvartino’rjjuna màm upetya tu kaunteya, punar janma na vidyate (Bg. 8.16)

Egli istruisce Arjuna: “Una posizione permanente è possibile solo nel Mio regno”. Tutte le occupazioni in questo piano, persino quella di re, sono come un sogno. Perciò, se vuoi uscire da questa vita di sogni ed entrare nella realtà, devi elevarti a quel piano che, per quanto sottile possa essere, non può essere divorato dalla morte. Raccogli le tue energie per costruire qualcosa di permanente; in questo momento stai inve­stendo le tue energie in qualcosa che, da un momento all’altro, verrà demolito: uno stupido tentativo.

uddhared àtmanàtmànam, nàtmànam avasàdayet àtmaiva hy àtmano bandhur, àtmaiva ripur àtmanah

(Bg. 6.5)

“Fai attenzione, tu sei tuo amico, ma sei anche tuo nemico. Sei tuo nemico se non ti curi del tuo reale progresso. Ma se lo fai, nessuno può esserti amico tanto quanto tu stesso puoi essere”.

bandhur àtmàtmanas tasya, yenaivàtmàtmanà jitah (Bg. 6.6)

“Se riesci a praticare un certo autocontrollo, raccogli le energie disperse e dirigile verso il canale appro­priato dove puoi davvero progredire; così sarai il tuo vero amico. Invece sarai tuo nemico se lasci che ti conducano i sensi di natura inferiore; questi sensi cer­cano sempre di muoversi nella terra dello sfruttamen­to, della reazione e della sofferenza. Considera tutte queste cose”.

vimrsyaitad asesena, yathecchasi tathà kuru (Bg. 18.63)

“Considera, e considera profondamente ciò che ho detto, quindi agisci come credi”. La vita umana è dav­vero preziosa. Tu hai il potere di discriminazione, ma questo ti sarà negato se, costretto da un’onda reazio­naria, dovrai andare nel corpo di un albero, di un animale male, o altro; puoi dire per certo che nella prossima vita non sarai degradato in un corpo animale? Quale garanzia c’è che non sarà così?

Non è che tutte le azioni e i progressi hanno luogo nel regno della morte. Il progresso non è limitato al regno delle tenebre e dell’ignoranza, ma se realmente partecipi ad un progresso positivo sarai in grado di sentire che cosa è il vero progresso. Hrdayenàbhya­nujnato: sentirai e concepirai il progresso attraverso la tua approvazione interiore, l’approvazione del tuo cuore. Non si tratta di una falsa speranza che ti viene data e che sarai portato in una strana terra dove sarai maltrattato, torturato o assassinato… Questo senza dubbio non accadrà!

bhaktih paresanubhavo viraktir anyatra caisa trika eka-kalah prapadyamànasya yathàsnatah syus tustih pustih ksud-apayo’nu-ghasam (Bha: 11.2.42)

Questo famoso sloka dello Srimad-Bhagavatam spiega che quando mangi qualcosa la tua pancia ne è testimone. Essa dirà: “Sì sto mangiando”. La fame sarà quietata, il corpo nutrito e ci sarà la soddisfazione di aver mangiato. II corpo acquisterà forza e insie­me a questo ci sarà la tua stessa approvazione interiorere per aver mangiato. Inoltre non sussisterà più a lungo la necessità di mangiare. Similmente nella vita spirituale, molti sintomi verranno a dare prova del tuo progresso.

Adesso abbiamo un corpo umano e questo è il momento più prezioso per noi, ma sta andando perso a causa di un errato investimento. La nostra energia più preziosa si sta perdendo per un uso inappropriato. Uttisthatah jagratah prapyo vàran nibodatahquindi svegliati, alzati e impegna non solo te stesso ma indi­rizza anche altri in questa campagna e questo ti darà di ritorno un aiuto ulteriore.

II punto principale è che, sotto la guida di un agen­te più elevato dovremmo impegnare noi stessi in attività devozionali e avere un intenso programma, in modo da non avere alcun tempo libero per intrattenerci in nessuna insignificante materia mondana. Un pro­gramma così intenso, in compagnia con i devoti, ci sarà di grande aiuto.

Quarta parte

AVANZARE VERSO IL CENTRO

L’ essere soddisfatti in se stessi, il non badare alle circostanze esterne di questo mondo di problemi, è una qualità di valore. È vicina alla sfera dell’anima. Vera bhakti, devozione, è ahaituki: senza causa; essa è la sua stessa causa. È senza causa ed è “da se stes­sa”. Come disse Hegel, la realtà è “da se stessa”. La realtà non è una cosa astratta; realtà significa un siste­ma, un sistema che esiste da se stesso. Essa è anàdi ahaituki: è eterna e niente può produrla.Bhakti è la causa di se stessa. Queste sono le definizioni che sono state date per aiutarci a capire cosa sia la bhakti. Non è stata creata da qualche altra cosa, è là da sempre, eternamente; è solo celata, ma dovrebbe essere sco­perta. È lì in forma potenziale. Con un aiuto esterno verrà progressivamente fuori: è come se stesse dor­mendo; è necessario risvegliarla. Anyabhilàsa, karma, jnàna:effimeri desideri e tentativi organizza­ti, tanto per lo sfruttamento quanto per l’indifferenza e la rinuncia, sono i veli che la celano. Dobbiamo rimuovere questi veli così che la bhakti emerga in tutta la sua immacolata gloria.

Avere affinità e attrazione verso la Verità Suprema è davvero una cosa rara da trovare, specialmente in questa era moderna dove le direzioni di pensiero sono tutte orientate verso lo sfruttamento, anche della conoscenza. Essendo anche la conoscenza sottomessa allo sfruttamento si crea un’enorme disfacimento. L’energia atomica e così tanti altri tipi di ricerche scientifiche sono causa di grande apprensione: il mondo è minacciato di distruzione in ogni momento. Questa conoscenza scientifica ci ha portato ad una posizione tale che ad ogni momento tutto quanto può finire! Questa conoscenza è suicida! L’incrementare tale conoscenza dà come risultato il suicidio. Lo sfrut­tamento comporta una reazione quindi, se accettiamo il generale e totale sfruttamento, il risultato sarà pra­laya, mahà-pralaya, la distruzione totale. In qualun­que modo, vuoi per la bomba atomica o per qualun­que altra catastrofe naturale, pralayaarriverà, e dopo di quella ancora creazione, nascita e morte… Ogni individuo nascerà e morirà ancora, l’intero sistema solare nascerà e morirà ancora e ancora senza fine.

Se vogliamo uscire da questo ingarbugliamento, dobbiamo lasciare questa atmosfera esperita tramite i nostri sensi. Nella Bhagavad-gita e nelle Upanisad èmenzionato: indriyàni paràny àhur. I nostri sensi occupano la posizione principale perché se occhi, orecchie, naso e tatto vanno via, l’intero mondo va via da noi. Abbiamo il nostro mondo perché abbiamo i sensi. Nel mondo dell’esperienza i nostri sensi sono tutto ciò che conta. Quindi indriyebhyah pararam manah: la mente è all’interno. Ma cos’è la mente? È la facoltà dentro di noi che discerne: “Voglio questo, non voglio quello”. Proviamo attrazione per qualcosa e indifferenza per qualcos’altro, questa è la principa­le funzione della mente. È più importante dei sensi perché, per esempio, una persona può camminare di fronte a me ma posso dire “Oh, non l’ho notata, non l’ho vista, non l’ho sentita, non stavo prestando atten­zione”. Quindi è la mente che è centrale ed è più importante dei sensi: i sensi sono più importanti del mondo esterno e la mente è ancora più importante dei sensi perchè se la mente non riceve, i sensi, che sono come tante porte, saranno inutili. Inoltre, manasas tu parà buddhir: c’è un altro principio che si trova trac­ciato in noi, una cosa molto fine che si chiama ragione: buddhi. Quale è la sua caratteristica? La mente dirà “Potrei assaggiare quello” ma buddhi dirà “Oh no, non prenderlo, ti farà male, piuttosto prendi que­sto che ti darà beneficio”. Questa facoltà di scelta, la ragione, è un principio superiore presente in noi.

Proseguendo, buddher yah paratas tu sah: ciò che è superiore persino all’intelligenza è l’anima stessa.

Possiamo così tracciare l’ordine degli elementi di cui disponiamo: più importante del mondo esterno sono i nostri sensi, più importante dei nostri sensi è la nostra mente e, sopra alla mente è la ragione che è ancora più importante, raffinata e affidabile; e c’è ancora un altro elemento sopra a buddhi: è la nostra anima. E qual é la sua natura, la sua caratteristica? Essa è come luce.

Nelle scritture è stato dato l’esempio di come in una notte rischiarata dalla luna è possibile che una nuvola nel cielo copra la luna; ma la nuvola è vista grazie alla luce della luna. Colui che ha compilato i Veda, Vyasadeva, dice che l’atma è come quella luna illuminante. Oppure come il sole: una nuvola ha coperto il sole ma essa è visibile proprio grazie alla luce del sole. In modo analogo l’atma è un punto di luce al nostro interno ed è proprio grazie al fatto che essa sta dietro, nello sfondo, che possiamo sentire il nostro sistema mentale. Se la luce andasse via, allora ogni cosa sarebbe morta. I1 sistema mentale, l’intelligenza, la facoltà di scelta e tutti quei canali attraverso i quali acquisiamo conoscenza dall’esterno, non avrebbero alcun valore se quella luce fosse tolta. Quella luce è l’atma, un punto di un raggio di luce, ed è categoricamente diversa da qualsiasi altra cosa si trovi qui. L’anima è una particella di luce e c’è una terra di luce fatta di anime. In questo modo possiamo fare un altro passo avanti: dal soggettivo al super-soggettivo, dall’anima all’Anima Suprema e da atma a paramatma. Proprio come in questo mondo troviamo etere, aria, fuoco, acqua, quindi terra e poi pietra e in tal modo c’è uno sviluppo nell’esistenza materiale, similmente anche nel mondo sottile c’è sviluppo: dal­l’intelligenza all’anima, quindi alla Super-anima e alla Super-super-anima. In questo modo la parte sog­gettiva procede verso l’infinito, il quale è super-sog­gettivo.

Darwin, nella sua teoria sull’evoluzione, dice che tutto proviene dalla materia. Dice che anche all’interno dell’utero, prima c’è qualcosa di materico che cre­sce e che dalla crescita di quella materia gradualmen­te si sviluppa anche la coscienza. In termini generali egli crede che la coscienza venga dalla materia. Ma i seguaci della verità rivelata non credono in questo. Dicono che la coscienza è onnicomprensiva, e tutto galleggia nell’oceano della coscienza. Questa è l’evo­luzione soggettiva. Darwin parla dell’evoluzione oggettiva, ma le Scritture Vediche dicono che tutto proviene dalla categoria dell’evoluzione soggettiva. Come disse Bishop Berkeley, un filosofo europeo: “Non è la mente ad essere nel mondo, ma è il mondo che è nella mente”. Tutto galleggia nel piano della coscienza. La coscienza presuppone tutto.

I darwinisti dicono che in principio era il “fossile”; ma cosa è un fossile? “Fossile” è un concetto partico­lare, cioè una parte di coscienza. Per cui noi sostenia­mo che la coscienza è il soggetto più originario. Qualunque cosa tu possa indicare come iniziale, prima di questa esiste la coscienza, altrimenti non sarebbe possibile alcuna affermazione a proposito di niente. Quindi la verità vedica afferma che il Brahman (l’aspetto impersonale dell’assoluto che pervade ogni cosa) è la sorgente delle anime; cioè che al disopra dell’anima, atma, c’è l’Anima Suprema, il Paramatma. Nel mondo materiale tutto lo sviluppo avviene sul lato oscuro; ma c’è anche un lato luminoso: il mondo eterno, il quale esiste con così tante attività colme di gioia, così tante onde in un oceano pieno di estasi e gioia.

In questo modo dobbiamo arrivare a capire quale dovrebbe essere il nostro dovere in questa vita, qual è la speciale importanza della vita umana e come utiliz­zarla. Ci sono talmente tante opinioni religiose ma noi, cercatori della verità, dobbiamo trovare una solu­zione che le armonizzi tra loro, per questo dobbiamo un po’ avventurarci in una sorta di studio comparato.

È menzionato nelle scritture che non dovremmo cambiare la nostra posizione troppo facilmente. Per esempio: un comandante dirà al suo esercito “Non cambiate posizione, piuttosto morite per mantenerla”, ma quando si presenterà l’occasione, dirà “Avanzate!” Similmente è detto: “Ovunque tu sia nato, in accordo con il precedente karma, da qualun­que punto tu sia partito non cercare di lasciarlo, altri­menti cadrai; ma allo stesso tempo, quando una giu­sta occasione arriva, marcia verso l’Assoluto! Fai ulteriori progressi”. Così nellaBhagavad-Gita è detto: “Non lasciare facilmente la tua posizione attua­le che hai conquistato con l’azione precedente, piutto­sto muori lì. Ma poi ancora Krishna arriva a dire:

sarvva-dharmmàn parityajya, màm ekam saranam vraja

“Quando si presenta la possibilità di avanzare verso il centro, devi farlo a tutti i costi”. Questo è il metodo rivoluzionario. Esistono il metodo costituzio­nale e il metodo rivoluzionario. Metodo rivoluziona­rio significa prendersi il rischio di qualsiasi cosa e marciare diritto verso la verità centrale; dal momento che questa vita umana ci dà la migliore opportunità, dovremmo fare qualunque cosa necessaria a raggiun­gere lo scopo.

Praticamente è solo nella forma umana che si ha la facoltà di discriminare e decidere; se perdi questa possibilità e prendi una vita animale o vegetale, nes­suno sa quando tornerai ad essere indipendente e ad avere la possibilità di decidere volontariamente. Percìò questa vita umana è la più importante e non dovresti utilizzarla male, cioè solo in pratiche che sono proprie della vita animale: ahara, nidra, bhaya, maithuna, mangiare, dormire, essere in apprensione in ogni momento e soddisfare i tuoi sensi, perché questo sto potrai farlo in ogni luogo. Se andrai nel mondo animale potrai godere dì tutto ciò che in quel luogo hai a disposizione, ma la cultura dell’anima, della religione, di ciò che è il tuo vero scopo, quella possi­bilità non l’avrai in nessun altro posto al di fuori della forma di vita umana. In compagnia dei santi, la tua posizione intera può essere discussa e in questo modo puoi fare progressi nella tua vita e salvare te stesso. Ma se, avendo ricevuto una nascita umana, perdi que­sta occasione, stai commettendo suicidio o anche peg­gio! Una persona commette suicidio se, pur avendo l’occasione di una nascita umana, non cerca di aiuta­re se stessa adeguatamente, se non cerca un soccorso definitivo.

Quinta parte

SRI GURU e LA SUA GRAZIA

Sbagliare è umano. Sbagliare è inevitabile per tutti, essendo imperfetti. Eppure, nessuno vuole rima­nere imperfetto. C’è un elemento dentro tutto ciò che è animato che tende verso la perfezione. Se così non fosse noi non proveremmo nessun desiderio. La nostra tendenza alla perfezione è certamente molto debole e limitata; altrimenti potremmo raggiungere l’obiettivo all’istante. La nostra limitata capacità e tendenza alla perfezione fanno spazio alla guida o Guru.

L’imperfetto non sarebbe tale se non avesse biso­gno di aiuto, e questo aiuto proverrà dal di fuori di se stesso. Il perfetto non sarebbe perfetto se non potesse asserire Se stesso o aiutare gli altri, di propria iniziativa. Quindi la capacità di guidare verso la perfezione o la Verità Assoluta è necessariamente una funzione dell’Assoluto stesso, e il divino agente attraverso il quale questa funzione si manifesta, è il Guru la Guida Divina.

Per colui che cerca la verità assoluta la sottomis­sione al Guru è inevitabile. Una certa tipologia di pensatori crede tuttavia che dal momento in cui la ricerca scientifica è possibile, allora anche una più alta conoscenza spirituale può evolversi partendo dal soggetto ricercatore. Queste persone ignorano la natu­ra essenziale della conoscenza assoluta, cioè che Egli solo è il Soggetto Assoluto e tutto il resto, inclusi noi stessi, costituzionalmente siamo solo oggetti della Sua onnisciente visione. È impossibile per gli occhi vedere la mente; si può avere una certa connessione con la mente solo quando quest’ultima lo permette. Similmente, la nostra connessione con l’assoluto dipende principalmente dal Suo dolce volere. Noi dobbiamo solamente dipendere dal suo agente o il Maestro spirituale, attraverso il quale ad Egli piace distribuire Se Stesso.

La nostra società umana con le sue più sofisticate forme culturali è solo una infinitesima parte della dinamica assoluta. Oltre che attraverso il diretto e positivo metodo della rivelazione, con quale modali­tà possiamo sperare di comprendere o sviluppare la conoscenza soprannaturale dell’infinito incondiziona­to? Tutti i giganti intellettuali si sentono come pigmei dì fronte all’onnisciente onnipotenza assoluta che Si riserva il diritto di darSi solo attraverso i Suoi agenti.

Tuttavia, per una sincera e proficua conoscenza, dobbiamo cercare di non sottometterci ad un falso agente. Qui naturalmente non possiamo aiutare molto noi stessi, perché nel nostro stato presente siamo gui­dati principalmente dal nostro precedente samskara o natura acquisita. “Gli uccelli dalla stessa piuma migrano insieme”. Tuttavia, nonostante siamo gene­ralmente sopraffatti dalle abitudini, esiste, fino a un certo punto, la possibilità di una libera scelta, in par­ticolar modo nella specie umana. Se così non fosse, il miglioramento sarebbe impossibile e la punizione pura vendetta. La Realtà può affermare se stessa. La luce non ha bisogno dell’oscurità per una prova posi­tiva. Il sole da solo può stabilire la sua supremazia sopra tutte le altre luci. Di fronte a un occhio aperto e privo di pregiudizi, il sad Guru (la vera guida) risplende al di sopra di tutti i professori di fenomeni.

Sri Guru si manifesta principalmente in due modi: come il direttore dall’interno e come il precettore dal­l’esterno. Entrambe le funzioni dell’assoluto aiutano un’anima individuale, un discepolo, a raggiungere l’obiettivo assoluto. Nello stato in cui siamo caduti, non possiamo afferrare la giusta direttiva data dalla guida interiore, così la manifestazione misericordiosa del precettore esterno è il nostro solo aiuto e speranza. Ma allo stesso tempo è soltanto attraverso la gra­zia del Guru interiore che noi possiamo riconoscere il vero precettore esterno e sottometterci ai suoi santi piedi.

Un discepolo sincero deve sempre rimanere piena­mente consapevole del fatto che la sua più alta fortuna spirituale non è nient’altro che una misericordiosa concessione del Signore Assoluto e non una questione di diritto che debba essere chiesta o pretesa. Costituzionalmente noi siamo equipaggiati solo per essere gli appropriati contenitori del favore di Dio. In questa relazione dovrebbe essere chiaramente compreso che un’anima individuale non potrà mai essere sostanzialmente come la Persona Assoluta. Nemmeno nella condizione liberata o pienamente realizzata un’anima individuale può essere “uno con Dio”. La concezione errata della “unicità” è stata introdotta a causa della scelta di non discriminare (per pigrizia mentale) la Personalità Assoluta dall’alone lumine­scente attorno alla Sua eterna, spirituale dimora colma di estasi. Infatti un’anima individuale costitui­sce solo una parte dì una particolare potenza di intermedio valore del Signore Supremo e, in quanto tale, è possibile che sia convertita da entrambe le parti, cioè sia nel piano spirituale che in quello materiale. Si dif­ferenzia dall’Entità Assoluta sia in quantità che in qualità, ed è meramente un’entità dipendente dall’Assoluto. In altre parole il Signore Assoluto Krsna è il padrone, e l’anima individuale (jiva) è per costituzione la Sua subordinata o servitrice.

Tale relazione è costante e veramente salutare per la jîva. Nessuna sensazione di schiavitù si manifesta perché è una sua libera scelta ed è un ottenimento immenso e positivo. La libertà e l’individualità della jiva non sono affatto intaccate dall’abbandono al Dio Assoluto, ma anzi prosperano realmente solo in Lui. Per propria libertà individuale e interesse queste jiva fanno parte dell’assoluto e si trovano quindi a casa lì, come un pesce è a casa nell’acqua o un animale in un’atmosfera salubre. Ma la libertà e le altre qualità della Personalità Suprema sono illimitate e trascendentali e solo attraverso le loro parziali funzioni armonizzano tutte le entità relative.

Sri Guru non solo non è differente dal Signore Supremo in persona, ma rappresenta anche pienamen­te l’essenza di tutta la Sua potenza divina e incarna il più completo ed eccelso servizio e affetto per il Signore. Dato che egli è il servitore più caro del Signore, a lui è data la potenza dal Signore per correggere tutte le anime che hanno deviato dal loro migliore interesse. Quindi il Guru è il divino messag­gero della speranza e della gioia immortale in questo mondo mortale e miserabile. II suo avvento auspicioso è un felice evento per le anime sofferenti, e può essere paragonato al sorgere della stella del mattino che può guidare il viaggiatore perso nel deserto. Un tocco gentile della compassionevole mano di Sri Guru può spazzare via le incessanti lacrime da tutti gli occhi piangenti. Un patriota o un filantropo rende il problema ancora più complicato nel suo tentativo folle e futile di alleviare i dolori radicati di un’anima sofferente, come un dottore ignorante può fare nel trattare frettolosamente un paziente infortunato. Oh, il giorno in cui questa povera anima realizzerà la grazia senza causa di Sri Gurudeva!