IL NETTARE DELLA DEVOZIONE

IL NETTARE DELLA DEVOZIONE

A. C. Bhaktivedanta Swami

PREFAZIONE

Il Nettare della Devozione è uno studio riassuntivo del Bhaktirasamrta – sindhu, opera sanscrita di Srila Rupa Gosvami Prabhupada. Rupa Gosvami era a capo dei sei Gosvami di Vrndavana, intimi discepoli di Sri Caitanya Mahaprabhu. Quando incontrò per la prima volta Sri Caitanya si chiamava Dabira Khasa ed occupava il posto di ministro nel governo musulmano del Bengala, allora retto dal Nawab Husena Saha; suo fratello Sanatana, conosciuto a quell’epoca col nome di Sakara Mallika, svolgeva funzioni analoghe.

A quel tempo, circa cinquecento anni fa, le strutture sociali indù erano molto rigide, e se un brahmana accettava di servire un governatore musulmano veniva subito allontanato dalla classe brahminica. Questa era dunque la posizione dei due fratelli, Dabira Khasa e Sakara Mallika: dal momento in cui entrarono al servizio di Husena Saha furono allontanati dall’ordine molto elevato dei sarasvata- brahmana a cui appartenevano. Ma ciò non impedì a Sri Caitanya, nella Sua infinita misericordia, di accettarli in seguito come Suoi discepoli ed elevarli alla posizione di Gosvami, il più alto grado della cultura brahminica. Così fu anche per Haridasa Thakura, un’altra grande personalità vaisnava; sebbene Haridasa fosse nato in una famiglia musulmana, Sri Caitanya lo accettò come discepolo e in seguito lo nominò acarya del canto dei santi nomi del Signore:

Hare Krsna Hare Krsna Krsna Krsna Hare Hare

Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

Il principio di Sri Caitanya è universale: chiunque conosca la scienza di Krsna e sia impegnato nel servizio del Signore è considerato più elevato di colui che è nato in una famiglia di brahmana. Questo principio è confermato in tutte le Scritture vediche, specialmente nella Bhagavad gita e nello Srimad Bhagavatam. Il principio del Movimento di Sri Caitanya, secondo cui tutti possono essere educati ed elevati alla posizione di Gosvami, è sviluppato nel Nettare della Devozione.

Dopo aver incontrato Sri Caitanya a Ramakeli, un villaggio del distretto di Maladh, i due fratelli, Dabira Khasa e Sakara Mallika, decisero di ritirarsi dalla loro carica per unirsi a Sri Caitanya. Dabira Khasa, che in seguito porterà il nome di Rupa Gosvami, riunì subito tutto il denaro che aveva accumulato durante il suo servizio. Il Caitanya – caritamrta c’informa che la sua ricchezza, valutata in monete d’oro, equivaleva a centinaia di milioni di lire e poteva riempire una grande barca. Egli divise il denaro in modo esemplare, modo che dovrebbe essere seguito dai devoti in particolare e dall’umanità in generale. Il cinquanta per cento fu distribuito alle persone coscienti di Krsna, cioè i brahmana e i vaisnava, il venticinque per cento ai membri della sua famiglia, e l’altro venticinque per cento lo tenne per far fronte a ogni eventualità. In seguito, quando anche Sakara Mallika – che diventerà Sanatana Gosvami – presentò le sue dimissioni, il Nawab divenne furioso e lo fece imprigionare. Ma suo fratello, usando il denaro personale depositato presso un banchiere del villaggio, riuscì a farlo evadere dalla prigione, così entrambi poterono raggiungere Caitanya Mahaprabhu.

Rupa Gosvami incontrò per la prima volta il Signore nella città santa di Prayaga (oggi Allahabad, in India), nel luogo conosciuto col nome di Dasasvamedha – ghata. Là il Signore lo istruì per dieci giorni consecutivi nella scienza di Krsna. In seguito Srila Rupa Gosvami elaborò questi insegnamenti del Signore avvalendosi di una profonda conoscenza delle Scritture vediche. Nelle sue preghiere ai sei Gosvami, Srila Srinivasa Acarya descrive i Gosvami come persone dotate di una vasta erudizione, non solo nella lingua sanscrita, ma anche nelle lingue straniere, come il persiano e l’arabo. Essi studiarono molto attentamente tutte le Scritture vediche per stabilire il culto di Sri Caitanya Mahaprabhu sulla base della conoscenza assoluta che questi Testi racchiudono. Il Movimento per la Coscienza di Krsna è basato sull’insegnamento autentico dei sei Gosvami, specialmente di Srila Rupa Gosvami. Perciò i seguaci di questo Movimento sono conosciuti generalmente col nome di rupanuga, “coloro che seguono le orme di Srila Rupa Gosvami prabhupada”. Allo scopo di offrirci una guida, Srila Rupa Gosvami scrisse il Bhakti – rasamrta – sindhu, che noi presentiamo ora nella forma del Nettare della Devozione. Si tratta di un’opera molto importante, che permette a tutti coloro che adottano la Coscienza di Krsna di situarsi molto fermamente in essa.

Bhakti significa servizio devozionale. Tutti gli esseri in questo mondo accettano di servire in un modo o nell’altro spinti dall’attrazione che esercita su di loro questa o quella forma di servizio, oltre che dai benefici che ne derivano. Così, spinto dall’affetto per la moglie e i figli, il padre di famiglia lavora giorno e notte, lo stesso fa il nazionalista per amore della patria, e il filantropo per amore dell’umanità. La forza che spinge il filantropo, il padre di famiglia e il nazionalista è chiamata rasa, una specie di dolce sentimento. Ma il bhakti – rasa è differente dal rasa che cercano i materialisti faticando giorno e notte. Il gusto di questo rasa, che procura soddisfazione solo ai sensi materiali, non dura a lungo, perciò i materialisti sono sempre alla ricerca di nuovi mezzi di soddisfazione. Un uomo d’affari, per esempio, dopo aver lavorato tutta la settimana, vorrà isolarsi per qualche giorno in un luogo dove poter dimenticare le sue preoccupazioni. Ma dopo questa fuga dovrà tornare di nuovo ai sui affari. Impegno materiale significa accettare una particolare situazione per un certo periodo di tempo e quindi cambiarla. Questo alternarsi di ricerca del piacere e di rinuncia è detto bhoga-tyaga. Un essere vivente non può rimanere in modo permanente né nel godimento dei sensi né nella rinuncia. Questa successione di stati transitori non può procurare la felicità che corrisponde alla natura eterna dell’essere vivente. Il piacere materiale non dura a lungo, perciò è chiamato capala – sukha, o felicità evanescente. Per esempio, un padre che lavora duramente giorno e notte riuscendo ad assicurare una situazione agiata alla sua famiglia, ottiene una certa soddisfazione, ma la sua scalata alla felicità materiale termina col corpo, appena la sua vita finisce. Per gli atei, dunque, Dio è rappresentato dalla morte. Il devoto realizza la presenza di Dio attraverso il servizio devozionale che Gli offre, mentre l’ateo realizza la presenza di Dio nella forma della morte. Alla morte tutto finisce e comincia un nuovo capitolo di vita in una nuova situazione, forse superiore o forse inferiore alla precedente. In qualsiasi campo di attività – politica, sociale, nazionale o internazionale – il risultato delle azioni di un uomo finirà con la fine della sua vita. Questo è certo.

Ma il bhakti – rasa, il dolce sentimento che si prova servendo il Signore con amore e devozione, non finisce con la fine della vita. Continua anche dopo la morte, perciò è chiamato amrta, eterno. Questo fatto è confermato in tutti gli Scritti vedici, in particolare nella Bhagavad- gita, in cui si afferma che sviluppando il bhakti-rasa, anche in piccole proporzioni, ci si può salvare dal pericolo più grande, quello di non saper approfittare della vita umana per raggiungere la perfezione spirituale. Invece, i rasa materiali che le nostre occupazioni familiari o sociali ci procurano non possono neppure garantirci una forma umana nella prossima vita. Le azioni compiute in questa vita dietro hanno la natura del nostro prossimo corpo, e ci permettono di rinascere in condizioni più o meno favorevoli. L’essere vivente si vedrà offrire un particolare tipo di corpo come risultato delle azioni compiute nel corpo attuale. Queste azioni sono valutate da un’autorità superiore, conosciuta come daiva, l’autorità di Dio. La bhagavad- gita definisce il daiva come la causa prima di ogni cosa, e lo Srimad- Bhagavatam aggiunge che l’anima si riveste di un corpo per la forza del daiva – netra, cioè sotto il controllo dell’Autorità Suprema. Si parla generalmente di destino per tradurre l’idea di questa forza. E’ questa forza che dirige l’essere verso una delle 8.400.000 specie vivevi. La scelta non dipende dalla nostra preferenza, ma il corpo ci è dato secondo il nostro destino. Tuttavia, colui che consacra ogni azione a Krsna ha la garanzia di ottenere almeno un corpo umano nella prossima vita. Infatti, quelle persone che adottano la coscienza di Krsna senza raggiungere la perfezione in questa vita hanno la sicurezza di rinascere in un ambiente favorevole al completamento della loro realizzazione spirituale. Per questo motivo le azioni compiute nella coscienza di Krsna sono amrta, cioè portano frutti duraturi. Questo è il tema trattato nel Nettare della Devozione.

Grazie a quest’opera, lo studente sincero potrà capire il significato profondo di un impegno totale nel bhakti – rasa; sviluppando questo rasa nella coscienza di Krsna si giunge a un’esistenza divina, felice e libera da ogni angoscia. Ed anche il desiderio di liberazione si trova sminuito nel suo valore, poiché il bhakti – rasa, per il fatto che attrae Sri Krsna, la Persona Suprema, è sufficiente a procurare il sentimento della liberazione. Generalmente i neofiti nella pratica del bhakti – yoga sono molto impazienti di vedere Krsna o Dio, ma ignorano che Dio non può essere visto con i sensi materiali limitati. Tuttavia, il servizio di devozione, così com’è descritto in queste pagine, dà la possibilità di elevarsi gradualmente dalla condizione materiale al piano spirituale, al di là di ogni condizionamento e di ogni limitazione. Con la pratica del servizio di devozione i sensi del devoto si purificano ed agiscono solo per la soddisfazione del Signore; allora il devoto gusta la perfezione del bhakti – rasa. Da quel momento ogni minima azione diventa per lui fonte di felicità eterna, e tutti i rasa si trasformano in sentimenti spirituali.

All’inizio il devoto segue i principi regolatori della vita spirituale sotto la direzione di un maestro spirituale (acarya), finché sviluppa un’attrazione spontanea per il servizio di devozione. Infine ristabilisce la sua relazione con Krsna in uno dei cinque principali rasa (quest’opera ne descrive dodici), raggiungendo così un’esistenza eterna, piena di conoscenza e felicità.

Ogni essere vivente, per natura, ha il desiderio di amare. In realtà, nessuno può vivere senza amore; questa tendenza si riscontra anche negli animali, seppure allo stato latente. Ma come dirigere il nostro amore in modo che tutti possano trovare la felicità. La società moderna insegna l’amore per la patria, per la famiglia, per sé stessi, ma non ci illumina affatto sull’arte di usare questa tendenza ad amare per fare la felicità di tutti gli esseri. Il Nettare della Devozione, invece, ci rivela quest’arte: si tratta di risvegliare il nostro amore per Krsna e ritrovare così la felicità eterna inerente alla nostra natura.

Il bambino ama prima i suoi genitori, poi divide questo amore con i fratelli e le sorelle, e in seguito lo estendo a tutta la sua famiglia, al suo Paese ed infine al mondo intero. Ma anche a questo livello è impossibile trovare la soddisfazione completa. Il nostro bisogno di amare può essere appagato solo a contatto col supremo oggetto d’amore: Krsna. Questo amore per Krsna, espresso attraverso i cinque differenti rasa, è l’essenza del Nettare della Devozione. Quest’opera c’insegna come amare tutti gli esseri viventi semplicemente amando Krsna.

Il nostro potere di amare si propaga come un’onda luminosa o sonora, di cui noi stessi ignoriamo la portata. Se l’uomo fallisce in tutti i suoi tentativi di trovare pace ed armonia, anche all’interno di una vasta organizzazione come le Nazioni Unite, è poiché ignora il metodo giusto. Il metodo è molto semplice, ma merita una seria considerazione; si tratta di amare Krsna. Il Nettare della Devozione c’insegna come amare Krsna, Dio, la Persona Suprema. Se impariamo ad amare Krsna diventa facile amare simultaneamente tutti gli altri esseri. Quando s’innaffiano le radici di un albero o si nutre lo stomaco, il principio è lo stesso. E’ scientificamente provato e risaputo che quando mangiamo, l’energia trasformata dallo stomaco è ridistribuita in tutte le parti del corpo. Allo stesso modo, quando innaffiamo le radici di un albero, l’energia così creata si diffonde in tutti i rami dell’albero, anche di quello più grosso; innaffiare a una a una ogni foglia ed ogni ramoscello sarebbe fatica sprecata, così come sarebbe inutile cercare di nutrire separatamente ogni parte del corpo. Il Nettare della Devozione ci insegnerà dunque a far scoccare quella scintilla che illuminerà immediatamente ogni cosa, ovunque. Ogni allo metodo è destinato all’insuccesso.

Senza dubbio la società attuale può ampiamente soddisfare tutti i bisogni materiali dell’uomo, ma poiché le manca “l’essenziale”, non può procurargli la felicità e la pace. Le comodità materiali non sono sufficienti a rendere felice l’uomo. L’America ne è un esempio evidente: la nazione più ricca del mondo, col tenore di vita più elevato, crea una generazione confusa e frustrata. Per questo motivo invito tutti coloro che la vita materiale rende insoddisfatti a imparare l’arte del servizio devozionale, così com’è insegnata dal Nettare della Devozione, e sono sicuro che il fuoco dell’esistenza condizionata che brucia nel loro cuore si spegnerà subito. La nostra frustrazione deriva dal fatto che nonostante siano stati fatti passi da gigante sulla strada del progresso materiale, il nostro desiderio di amare resta inappagato; per porvi rimedio il Nettare della Devozione ci dà indicazioni pratiche sul modo di soddisfare tutti i nostri desideri, sia materiali sia spirituali, in questa vita e nell’altra, attraverso il servizio d’amore a Sri Krsna. Tuttavia non dobbiamo credere che quest’opera condanni in qualche modo il progresso materiale; essa vuole piuttosto istruire gli uomini ad amare il Signore Supremo per aggiungere questo amore alla loro vita. Non c’è niente di male a godere di una certa agiatezza, se allo stesso tempo s’impara l’arte di amare Krsna. Sebbene oggi ci vengano offerte molte occasioni per usare la nostra tendenza ad amare, nessuna di esse è in relazione con Krsna, l’unico vero oggetto d’amore. Stiamo innaffiando tutte le parti dell’albero, eccetto le radici; stiamo cercando con ogni mezzo di mantenere in salute il corpo, ma trascuriamo di nutrire lo stomaco. Ignorare Krsna vuol dire ignorare sé stessi. Infatti, la realizzazione del sé spirituale e di Krsna vanno di pari passo. Per poter distinguere il proprio corpo alla luce del giorno è necessario anche poter vedere il sole, senza il quale è impossibile vedere sé stessi. Allo stesso modo, non è possibile realizzare la propria identità spirituale senza prima realizzare Krsna.

Il Nettare della Devozione si rivolge in particolare a coloro che praticano la coscienza di Krsna, ed io tengo a ringraziare qui tutti i miei amici e discepoli per l’aiuto che mi danno nel propagare questo Movimento in Occidente.

Hare Krsna

A. C. Bhaktivedanta Swami

INTRODUZIONE

Desidero innanzitutto invocare la grazia infinitamente propizia di Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema, Causa di tutte le cause. Egli è la fonte inesauribile di tutti i rasi, i dolci sentimenti che Lo uniscono ad ogni essere e che prendono la forma di dodici relazioni: la neutralità o adorazione contemplativa, il servizio, l’amicizia, l’affetto parentale, l’amore, l’umorismo, la compassione, la paura o l’orrore, il coraggio, la collera, la meraviglia e lo sconvolgimento. Il Suo aspetto sublime ed infinitamente affascinante ha conquistato le gopi, tra cui le più per importanti, Taraka, Palika, Syama, Lalita e Srimati Radhrani.

Che il Signore ci accordi la Sua misericordia affinché non sopraggiungano ostacoli nella stesura di questo Nettare della Devozione, opera che fu ardentemente desiderata da Sua Divina Grazia Sri Srimad Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Prabhupada.

Offro inoltre il mio rispettoso omaggio ai piedi di loto di Srila Rupa Gosvami Prabhupada e di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Prabhupada, che mi sono stati di grande ispirazione nella preparazione di questo studio riassuntivo del Bhakti – rasamrta- sindhu, in cui è rivelata la scienza sublime del servizio devozionale (bhakti – yoga) così come lo insegnò Sri Caitanya Mahaprabhu quando apparve sulla Terra cinquecento anni fa, nel Bengala Occidentale, allo scopo di propagare il Movimento per la Coscienza di Krsna.

Srila Rupa Gosvami inizia il Bhakti – rasamrta – sindhu offrendo il suo rispettoso omaggio a Sri Sanatana Gosvami (a suo fratello maggiore e maestro spirituale), e prega nella speranza che l’opera lo soddisfi pienamente. Egli prega inoltre che Sri Sanatana Gosvami, immerso in questo oceano di nettare, possa sempre nuotare nella felicità trascendentale che nasce dal servizio offerto a Radha e Krsna.

Da parte nostra, offriamo il nostro rispettoso omaggio a tutti i grandi devoti ed acarya (maestri spirituali) che nuotano come grandi squali in questo oceano di nettare, indifferenti ai fiumi secondari della liberazione. Anche la liberazione è paragonata ad un oceano, e le diverse vie verso la liberazione sono altrettanti fiumi che confluiscono in esso. Gli impersonalisti, simili a innumerevoli fiumi, aspirano a gettarsi nell’oceano della il liberazione, attratti dalla prospettiva di fondersi nell’Assoluto. Gli impersonalisti nuotano solo alla superficie dell’acqua, ignorando che in profondità, come nelle profondità dell’oceano, vivono innumerevoli esseri marini. Gli squali che abitano le profondità dell’oceano non sono attratti dai fiumi che vi affluiscono. Allo stesso modo, i devoti che vivono eternamente nell’oceano del servizio di devozione non sono interessati ai fiumi della liberazione. In altre parole, i puri devoti del Signore nuotano nelle profondità dell’oceano dell’amore devozionale senza preoccuparsi delle altre vie di realizzazione spirituale, che come affluenti secondari scorrono lentamente verso l’oceano.

Srila Rupa Gosvami prega anche il suo maestro spirituale, Srila Sanatana Gosvami, di proteggere il bhakti – rasamrta – sindhu (“L’Oceano del puro Nettare della Devozione”) dalle polemiche dei logici che si intromettono nella scienza devozionale. Egli paragona i loro sofismi ad eruzioni vulcaniche sottomarine, perché come queste eruzioni che avvengono in mezzo all’oceano non possono causare grandi danni, così coloro che si oppongono al servizio di devozione elaborando tesi contraddittorie sull’aspetto ultimo della realizzazione spirituale, non possono veramente turbare il vasto oceano della devozione al Signore.

In tutta umiltà Srila Rupa Gosvami cerca di diffondere la coscienza di Krsna attraverso il mondo, sebbene egli non si senta affatto qualificato per compiere questa missione. Questo dev’essere l’atteggiamento di coloro che cercano di diffondere la coscienza di Krsna seguendo le orme di Rupa Gosvami. Noi non dovremmo mai considerarci grandi predicatori, ma al contrario dovremmo sempre ricordare che stiamo operando in qualità di rappresentanti degli acarya della nostra successione, e solo camminando umilmente sulle loro orme potremo servire la causa dell’umanità sofferente.

Come l’oceano si apre sui quattro punti cardinali, così l’oceano del bhakti- rasamrta – sindhu comporta quattro divisioni principali, che si suddividono a loro volta in sezioni, paragonate ad onde. La prima parte dell’opera comprende quattro “onde”: la prima descrive gli aspetti principali del servizio di devozione, la seconda tratta dei principi regolatori che lo reggono, la terza descrive l’estasi devozionale, e l’ultima espone l’amore per Dio, fine ultimo del bhakti – yoga. Ognuna di queste divisioni sarà trattata ampiamente in queste pagine.

La vera bhakti, così come l’hanno descritta i grandi acarya, rivela la sua essenza in queste parole di Srila Rupa Gosvami:

“Si può riconoscere la perfezione devozionale dalla ferma determinazione a essere pienamente impegnati nella coscienza di Krsna servendo il Signore in modo favorevole.”

Si può anche servire il Signore senza preoccuparsi veramente di soddisfarLo, ma in questo caso la devozione rimane impura. Il servizio di devozione puro dev’essere libero da ogni desiderio materiale, da ogni ricerca di piacere nell’ambito del karma (l’azione interessata) e del jnana (la speculazione intellettuale). In generale gli uomini agiscono solo allo scopo di ottenere benefici materiali, mentre i filosofi elaborano i loro metodi di realizzazione spirituale con interminabili speculazioni e sofismi. Ma la pura devozione dev’essere esente da ogni attività interessata e da ogni speculazione filosofica. Dev’essere sviluppata a contatto con i puri devoti e con la pratica spontanea del servizio d’amore offerto al Signore.

Il servizio di devozione si coltiva. Non è sinonimo di inazione, e non è fatto per i pigri o per gli adepti della meditazione silenziosa. Costoro possono seguire numerose altre vie, ma la pratica della coscienza di Krsna seguendo le orme dei grandi acarya, anusilana, per usare le parole di Srila Rupa Gosvami, è differente da tutte le altre vie. “Coltivare” implica “attività”, perché la conoscenza soltanto non può veramente elevare il nostro livello di coscienza. Esistono due tipi di attività: quelle che mirano al conseguimento di un beneficio, e quelle che permettono di sottrarsi a una situazione sfavorevole. In sanscrito, questi due tipi di attività sono indicate rispettivamente coi termini pravrtti e nivrtti. Tutti conoscono numerosi esempi di queste forme di attività, ma citiamo qui, per illustrare un caso di azione preventiva, quella dell’uomo che, colpito da malattia, si premunisce contro un’ulteriore complicazione prendendo i rimedi necessari.

Coloro che coltivano la realizzazione spirituale e praticano il servizio di devozione sono sempre attivi, sul piano fisico o mentale. Pensare, sentire e volere sono le attività della mente, e mediante la volontà esse prendono una forma concreta attraverso gli organi di azione. La mente dev’essere sempre usata per pensare a Krsna e per cercare di soddisfarLo sempre di più. Le attività del corpo grossolano sono tre, le attività fisiche, quelle sensoriali e quelle verbali, e tutte e tre devono essere messe al servizio di Krsna. Così, la persona cosciente di Krsna parlerà solo per diffondere le glorie del Signore, attività indicata col termine kirtana, ed userà la mente solo per pensare ai numerosi divertimenti del Signore, sul campo di battaglia di Kuruksetra o a Vrndavana, in compagnia dei suoi puri devoti. Questo è il comportamento che ogni persona deve assumere se vuole sviluppare in sé la coscienza di Krsna seguendo le orme dei grandi acarya e del proprio maestro spirituale. Infatti, questa coscienza può essere acquisita solo con l’aiuto di una guida autentica, di un rappresentante diretto di Krsna nella successione dei maestri spirituali. Per poter essere in relazione con Krsna, ogni azione del corpo e della mente deve dunque essere compiuta sotto la direzione di un maestro spirituale, e con una viva fede. Quanto al legame che unisce l’essere a Krsna, esso viene ristabilito solo a partire dal momento in cui si accetta l’iniziazione dal maestro spirituale. Senza questa iniziazione è impossibile riallacciare il contatto con la coscienza di Krsna.

Il Signore possiede tre energie principali, l’energia esterna, quella interna e quella marginale. Gli esseri viventi costituiscono l’energia marginale, l’universo materiale appartiene all’energia esterna, e il mondo spirituale è una manifestazione dell’energia interna. Gli esseri viventi, quando cadono sotto l’influenza dell’energia esterna o inferiore del Signore, agiscono sul piano materiale, ma quando si pongono sotto la protezione della potenza interna diventano coscienti di Krsna. Ciò significa che i grandi devoti, i mahatma, non subiscono più l’influenza dell’energia materiale, ma agiscono completamente sotto la protezione dell’energia spirituale. Tutte le attività devozionali o coscienti di Krsna sono sotto il diretto controllo dell’energia spirituale. L’azione è una forma di energia, una forza, ed è possibile spiritualizzarne gli effetti per la misericordia di Krsna e del maestro spirituale autentico.

Nel Caitanya – caritamrta di Snadasa Kaviraja Gosvami (madhya, 19. 151) Sri Caitanya afferma che chiunque entri a contatto con un maestro spirituale autentico è estremamente fortunato perché ha ricevuto la misericordia di Krsna. D’altra parte, colui che prende seriamente la vita spirituale riceverà dal Signore l’intelligenza necessaria per avvicinare un maestro spirituale qualificato, la cui grazia gli permetterà di avanzare nella coscienza di Krsna. La coscienza di Krsna è completamente sotto la protezione di Krsna e del maestro spirituale; essa è dunque perfettamente spirituale, senza la minima traccia materiale.

Quando diciamo “Krsna” ci riferiamo a Dio, la Persona Suprema, e alle Sue molteplici emanazioni. Infatti, da Dio provengono le emanazioni plenarie, le emanazioni parziali, distinte da Lui, e le Sue differenti energie. In altre parole, Krsna è tutto ed include tutto. Da Lui emanano Baladeva, Sankarsana, Vasudeva, Aniruddha, Pradyumna, Rama, Nrsimha, Varaha e un numero incalcolabile di altri avatara ed emanazioni di Visnu. Lo Srimad- Bhagavatam afferma che le emanazioni del Signore sono innumerevoli come le onde dell’oceano. Tutte queste emanazioni, come tutti i puri devoti, sono in Krsna, la Persona Suprema, e la Brahma – samhita li descrivere come esseri perfetti in eternità, in felicità e in conoscenza.

Il servizio di devozione consiste nell’agire in coscienza di Krsna per il piacere trascendentale del Signore Supremo; se un’azione non è destinata al Suo piacere non può essere definita devozionale. Per esempio, esseri demoniaci come Ravana, Kamsa e Hiranyakasipu, che pensavano sempre a Krsna, non possono essere considerati devoti di Krsna perché vedevano in Lui un nemico. Gli impersonalisti, privi di ogni comprensione su ciò che riguarda il servizio devozionale, giungono perfino a separare Krsna dai suoi compagni, dalle Sue attività e da ciò che Lo circonda. Essi affermano, per esempio, che il luogo in cui fu enunciata la bhagavad- gita, cioè il campo di battaglia di Kuruksestra, non ha alcuna importanza particolare, poiché solo Krsna merita considerazione. I devoti, invece, realizzano che per “Krsna” non s’intende Krsna soltanto, ma s’intende Krsna e tutto ciò che Lo circonda. Se si dice per esempio: “date da mangiare a quell’uomo che porta il bastone”, è evidente che sarà l’uomo e non il bastone a ricevere il cibo. Allo stesso modo, l’attenzione del devoto si volge prima di tutto al Signore, ma anche gli avvenimenti o ai luoghi particolari, come il campo di battaglia di Kuruksestra, che sono in relazione diretta con Lui. Un qualsiasi campo di battaglia non risveglierà nel devoto alcun interesse, ma la presenza del Signore sul campo di battaglia di Kuruksetra ha reso importante questo luogo. Il devoto, dunque, non ha attaccamento solo per Krsna, ma anche per tutto ciò che Lo riguarda, come le Sue parole, il Suo insegnamento, e così via. Questo non è che un breve accenno alla mentalità della persona cosciente di Krsna; senza questi elementi di facile comprensione sarebbe impossibile capire perché i devoti considerino così seriamente il campo di battaglia di Kuruksetra. In realtà, chi è interessato in Krsna sviluppa interesse anche per le Sue attività e i Suoi divertimenti.

La definizione del puro devoto data da Rupa Gosvami si può riassumere in queste parole: il puro devoto è colui che è sempre legato a Krsna con un servizio compiuto in uno stato d’animo favorevole. Per mantenere la purezza in queste attività devozionali è indispensabile essere liberi da ogni desiderio materiale e da ogni speculazione intellettuale. Per desiderio materiale s’intende ogni desiderio che non sia quello di servire il Signore, e per speculazione intellettuale s’intende ogni sistema di pensiero che sfoci nel nichilismo o nell’impersonalismo. Per l’uomo cosciente di Krsna queste conclusioni filosofiche non hanno alcun valore. La bhagavad- gita stessa afferma che la speculazione intellettuale conduce raramente all’adorazione di Vasudeva, o Krsna. Il fine ultimo di ogni sistema filosofico è dunque quello di realizzare che Krsna è tutto, che è la Causa di tutte le cause e che ci si dovrebbe abbandonare a Lui. Se prende questa direzione, la speculazione intellettuale assume un carattere favorevole, ma se conduce al nichilismo o all’impersonalismo perde ogni legame con la bhakti e dev’essere rifiutata.

Talvolta il karma, o azione interessata, viene considerato come una delle attività rituali, e numerosi sono coloro che provano una forte attrazione per i riti vedici. Ma le azioni della persona che si limita a questi riti, senza conoscere Krsna, sono sfavorevoli allo sviluppo della sua coscienza di Krsna. Lo Srimad- Bhagavatam (7. 5. 23) descrive nove attività spirituali, tra cui l’ascolto, il canto e il ricordo di ciò che riguarda Krsna; queste attività formano una base sufficiente per lo sviluppo della coscienza di Krsna, e al di fuori di esse ogni cosa è sfavorevole a questo sviluppo e deve dunque essere evitata.

Nella sua definizione della bhakti, Srila Rupa Gosvami ha anche usato i termini jnana – karmadi. Quest’ultima parola, karmadi, o azione interessata, si riferisce a tutte quelle azioni che non ci sono di alcun aiuto nel raggiungimento del servizio di devozione puro, comprese le numerose forme della cosiddetta rinuncia.

Srila Rupa Gosvami dà anche un’altra definizione del servizio devozionale, tratta dal Narada – pancaratra:

“Ci si deve liberare da ogni identificazione materiale e purificare da ogni contaminazione grazie alla coscienza di Krsna, per ritrovare così la propria identità pura ed impegnare i propri sensi al servizio del vero maestro dei sensi.”

Allo stato condizionato i nostri sensi obbediscono agli ordini del corpo, ma dal momento in cui sono impegnati a servire i desideri di Sri Krsna la nostra attività prende il nome di bhakti.

Finché continuiamo a identificarci con una particolare persona, famiglia o nazione, ci attribuiamo designazioni illusorie; invece, quando realizziamo nel profondo del nostro essere di non appartenere veramente ad alcuna famiglia o nazione particolare, ma di avere un legame eterno solo con Krsna, diventa evidente che dobbiamo impiegare le nostre energie per servire gli interessi di Krsna e di nessun altro. Questo è ciò che si deve intendere per purezza di intenzioni, questo è il livello in cui si pratica il servizio di devozione puro, nella perfetta coscienza di Krsna.

PARTE PRIMA

CAPITOLO 1

CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO DI DEVOZIONE PURO

Nello Srimad- Bhagavatam (3. 29. 12 – 13) Srila Kapiladeva rivela a Sua madre, con le seguenti parole, le caratteristiche del servizio di devozione puro:

“Cara madre, sappi che i Miei puri devoti, liberi da ogni desiderio di guadagno o di conoscenza speculativa, sono così assorti nel pensiero di servirMi che non sono interessati a chiederMi nient’altro se non di poter continuare il loro servizio di devozione. Non chiedono neppure di vivere in Mia compagnia, nel Mio regno assoluto. Ci sono cinque tipi di liberazione:

1) diventare Uno col Signore;

2) vivere sullo stesso pianeta del Signore;

3) avere lo stesso aspetto fisico del Signore;

4) godere delle stesse opulenze del Signore;

5) vivere in compagnia del Signore.

Oltre a rifiutare i piaceri dei sensi, il devoto non accetta per sé nessuna di queste forme di liberazione; è completamente soddisfatto di servire con amore il Signore; questa è la caratteristica della devozione pura.”

Nei versi dello Srimad- Bhagavatam citati sopra, Kapiladeva descrive chiaramente la posizione del puro devoto e definisce le principali caratteristiche del servizio di devozione. Avvalendosi di differenti Scritture, Srila Rupa Gosvami definisce altre sei caratteristiche del servizio di devozione puro:

1) il servizio di devozione puro può immediatamente alleviare ogni angoscia materiale;

2) genera ogni buona fortuna;

3) procura la felicità trascendentale;

4) è raramente raggiungibile;

5) coloro che lo praticano si disinteressano perfino della liberazione;

6) è l’unico modo di attrarre Krsna.

Krsna è infinitamente affascinante, ma il servizio di devozione puro affascina perfino Krsna. Ciò significa che la potenza spirituale del servizio di devozione puro supera quella di Krsna stesso, perché il servizio di devozione è la Sua potenza interna.

Il servizio di devozione puro allevia ogni angoscia materiale

Nella Bhagavad- gita (18. 66) il Signore raccomanda di lasciare ogni altra forma di occupazione e di abbandonarsi a Lui. Egli promette che le anime sottomesse saranno liberate dalle conseguenze di tutte le loro attività peccaminose. Srila Rupa Gosvami precisa che le sofferenze legate alle attività peccaminose hanno due origini: le attività stesse e le attività compiute nelle vite precedenti. Generalmente l’origine delle attività peccaminose è l’ignoranza. Ma il fatto d’ignorare che un’azione è peccaminosa non permette di evitare le sue conseguenze indesiderabili, che danno luogo ad altre azioni peccaminose. Le attività peccaminose sono di due tipi: quelle che sono “mature” e quelle che non lo sono. Le attività peccaminose “mature” sono quelle di cui subiamo attualmente le conseguenze; le altre sono quelle che si sono accumulate in noi e non hanno ancora prodotto i loro frutti di sofferenza. Per esempio, l’uomo che commette un crimine può non essere immediatamente arrestato e condannato, ma prima o poi lo sarà. Similmente, dovremo soffrire nel futuro per alcune nostre colpe, così come soffriamo oggi di altre colpe che sono già “mature”. In questo modo si forma una catena di attività peccaminose e sofferenze concomitanti, che immergono nel dolore l’anima condizionata vita dopo vita. Essa subisce in questa vita le conseguenze delle attività commesse nella vita precedente e si prepara, con le attività presenti, nuove sofferenze nel futuro. Le attività peccaminose “mature” possono avere come frutto una malattia cronica, implicazioni con la giustizia, una bassa nascita, educazione insufficiente o un brutto aspetto fisico.

Le nostre attività peccaminose passate ci fanno soffrire oggi, e le nostre attività presenti ci preparano sofferenze future. Ma questa catena può essere spezzata di colpo da colui che adotta la coscienza di Krsna. Srila Rupa Gosvami cita a questo proposito un verso dello Srimad Bhagavatam (11. 14. 19) tratto dagli insegnamenti di Sri Krsna a Uddhava:

“Caro Uddhava, il servizio di devozione offerto a Me è come un fuoco ardente che può continuamente ridurre in cenere tutto ciò che vi si getta.”

Ciò significa che il servizio di devozione offerto a Sri Krsna è in grado di annientare ogni impurità. La Bhagavad- gita ci dà l’esempio di Arjuna: all’inizio egli pensava che combattere fosse un’attività peccaminosa, ma alla fine, seguendo la volontà di Krsna, finì coll’impegnarsi nel combattimento, e la sua lotta diventò così servizio di devozione. Arjuna non dovette subire dunque alcuna reazione negativa. Srila Rupa Gosvami cita un altro verso dello Srimad- Bhagavatam (3. 33. 6), in cui Devahuti si rivolge a suo figlio Kapiladeva:

“Ci sono nove forme di servizio devozionale, e tra queste le prime sono l’ascolto e il canto delle Tue glorie, o Signore. E chiunque ascolti il racconto dei tuoi divertimenti, canti le Tue glorie, Ti offra il suo omaggio o mediti su di Te, impegnandosi così in una di queste nove attività – anche se è nato in una famiglia di mangiatori di cani [i più degradati tra gli uomini] – si qualifica subito per compiere i sacrifici vedici.”

Com’è possibile, dunque, che colui che in piena coscienza di Krsna s’impegna in modo autentico nel servizio di devozione puro non diventi purificato? Senza dubbio sarà liberato da ogni contaminazione dovuta alle sue attività materiali passate. Il servizio di devozione ha dunque il potere di annullare tutte le conseguenze delle nostre attività peccaminose. Tuttavia il devoto sta sempre attento a non commettere peccati. Questo è ciò che distingue un devoto. Per questo motivo lo Srimad- Bhagavatam afferma che anche una persona nata in una famiglia di mangiatori di cani può, compiendo il servizio di devozione, qualificarsi per prendere parte alle cerimonie rituali raccomandate nei veda. E’ implicito in questa affermazione che come regola generale nessun uomo nato in una famiglia così degradata è adatto a compiere sacrifici, o yajna. Sono chiamati brahmana i sacerdoti incaricati di eseguire i riti vedici, e se non si è brahmana non si possono portare a buon fine queste cerimonie.

Sono le azioni passate di una persona che determinano le condizioni della sua nascita. Se un uomo nasce tra i mangiatori di cani, si deve concludere che Le sue attività passate furono tutte colpevoli; ma se anche lui s’impegna nel servizio di devozione e comincia a cantare i santi nomi del Signore,

Hare Krsna hare Krsna Krsna Krsna hare hare

Hare rama hare rama rama rama hare hare

si qualifica subito per compiere ogni cerimonia sacrificale; ciò significa che ha neutralizzato col canto dei santi nomi, tutte le conseguenze delle sue azioni peccaminose.

Il Padma Purana afferma che ci sono quattro tipi di conseguenze prodotte dalle azioni peccaminose:

1) quelle che non hanno ancora portato frutto;

2) quelle che sono ancora allo stato di seme;

3) quelle che sono mature;

4) quelle che sono quasi mature.

Questo Scritto afferma inoltre che colui che si abbandona a Visnu, o Krsna, il Signore Supremo, e s’impegna nel servizio di devozione in piena coscienza di Krsna, può annientare di colpo questi quattro tipi di conseguenze.

Tre le conseguenze dei nostri peccati, “quelle che sono quasi mature” si riferiscono alle sofferenze che subiamo attualmente; e “quelle che sono ancora allo stato di seme” sono nel cuore, dove si trova un ammasso di desideri materiali che sono come semi. Il termine sanscrito kuta li designa come tanti semi che sono sul punto di germogliare. Nel caso delle azioni peccaminose “che non hanno ancora portato frutto”, lo sviluppo non è ancora cominciato. Questo verso del Padma Purana ci fa capire quanto sia sottile la contaminazione materiale. La sua origine, il suo sviluppo e le sue conseguenze, manifestate sotto forma di sofferenze, formano una grande catena. Spesso è difficile determinare la causa esatta di una malattia, precisarne l’origine e prevederne lo sviluppo. Ma la malattia non nasce all’improvviso. E come un medico, per prevenzione, inietta nel paziente il vaccino destinato a impedire lo sviluppo della malattia, così è possibile prevenire efficacemente lo sviluppo delle azioni peccaminose “iniettandosi” la coscienza di Krsna.

Sukadeva Gosvami racconta a questo proposito, nello Srimad- Bhagavatam (6. 2. 17), l’episodio di Ajamila. Ajamila era un giovane brahmana beneducato e coscienzioso, ma in seguito cadde nelle mani di una prostituta che gli fece perdere tutta la sua purezza. Visse una vita degradata, tuttavia al momento di morire riuscì a pronunciare il nome di Narayana (Krsna) ed ottenne così la salvezza, nonostante tutti i peccati commessi nel corso della sua vita. Sukadeva Gosvami sotto linea che l’austerità, gli atti caritatevoli e il compimento dei riti vedici sono raccomandati per l’uomo che desidera riscattare i propri peccati, tuttavia queste attività non possono eliminare dal cuore il seme profondo dei desideri peccaminosi. Questa era la condizione di Ajamila. Soltanto la coscienza di Krsna può eliminare questo seme nefasto; e il canto del maha – mantra, del mantra Hare Krsna, così come fu insegnato da Sri Caitanya Mahaprabhu, permette di raggiungere la coscienza di Krsna molto facilmente. In altre parole, se non si adotta la via del servizio di devozione non è possibile liberarsi completamente da tutte le conseguenze dei propri peccati. Col compimento dei riti vedici, con gli atti caritatevoli e l’austerità, l’uomo può liberarsi da queste conseguenze per un certo periodo di tempo, ma, passato questo periodo, sarà nuovamente spinto verso il peccato. Per esempio, colui che soffre di una malattia venerea dovuta a una vita sessuale eccessiva deve sottoporsi a una dolorosa cura da cui esce momentaneamente guarito; ma se non ha allontanato dal cuore la lussuria, e cede di nuovo al desiderio sessuale, diventa vittima della stessa malattia. Se non si comprende che la vita sessuale è abominevole, non si può sfuggire a queste ripetute sofferenze; le cure mediche porteranno solo un aiuto temporaneo. Similmente, i riti vedici, la carità e le austerità, tutti metodi raccomandati dai veda, possono momentaneamente mettere fine ai nostri peccati, ma finchè il cuore non sarà purificato, dovremo, ad ogni modo, continuare a commettere attività peccaminose.

Lo Srimad- Bhagavatam dà un altro esempio, quello dell’elefante che entra nelle acque di un lago, si bagna con grande cura, pulendo ogni parte del corpo, ma appena fuori dell’acqua si copre di nuovo di polvere. Similmente, colui che non adotta la coscienza di Krsna non può liberarsi completamente dai desideri peccaminosi. Né le pratiche yoga, né la speculazione filosofica, né l’azione interessata possono distruggere il seme dei desideri peccaminosi. Solo il servizio di devozione potrà distruggere questo seme.

Un dialogo tra Sanat- kumara e il re Prthu, nello Srimad- Bhagavatam (4. 22. 39), mette in evidenza questa verità:

“Caro re, il falso ego è così potente che rendo l’uomo prigioniero dell’esistenza condizionata come si vi fosse legato da una corda robusta. Soltanto i devoti sanno spezzarne il nodo senza difficoltà, impegnandosi nella coscienza di Krsna. Invece, coloro che la trascurano, e cercano di diventare grandi yogi o compiono sacrifici vedici, non raggiungono il successo dei devoti. E’ dunque dovere di ognuno agire nella coscienza di Krsna per sciogliere il solido nodo formato dal falso ego e dall’azione materiale.”

Il nodo del falso ego è dovuto all’ignoranza. Finchè l’uomo ignora la sua vera identità agisce certamente nella direzione sbagliata e s’intrappola così nelle reti della contaminazione materiale. Ma il Padma Purana afferma che questa ignoranza può essere dissipata dalla coscienza di Krsna:

“Il servizio di devozione puro, compiuto nella coscienza di Krsna, rappresenta la più grande fonte di luce. E la sua luce brilla dello splendore ardente di una foresta in fiamme, che riduce in cenere tutti i serpenti nefasti che sono i desideri materiali.”

Quando un incendio distrugge una foresta, le foglie secche che coprono il terreno prendono fuoco di colpo e i numerosi rettili che strisciano al suolo muoiono immediatamente. I quadrupedi possono correre e cercare di sottrarsi alle fiamme, ma i serpenti muoiono subito. I serpenti dell’ignoranza subiscono la stessa sorte davanti al fuoco ardente della coscienza di Krsna.

La coscienza di Krsna genera ogni buona fortuna

Srila Rupa Gosvami ha dato della buona fortuna la seguente definizione: l’azione è veramente propizia quando serve il bene di tutti gli esseri. Oggi alcuni gruppi di persone cercano, con opere di beneficenza, di migliorare le condizioni di una comunità, di una società o di uno Stato. Esiste anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che si propone di venire in aiuto del mondo intero. Ma gli sforzi intrapresi, anche su scala nazionale, restano per lo più insufficienti, perciò un progetto così vasto è quasi irrealizzabile. Il Movimento per la Coscienza di Krsna, invece, è così meraviglioso che può portare il più grande beneficio all’umanità intera. Questo Movimento può attrarre tutti gli esseri, e tutti possono apprezzarne i benefici. Per questo motivo Rupa Gosvami e numerosi altri eruditi sono d’accordo nell’affermare che una vasta diffusione, su tutta la Terra, del Movimento per la Coscienza di Krsna e del servizio di devozione costituisce la più alta opera di beneficenza.

Il Padma Purana spiega perché la coscienza di Krsna può attrarre l’attenzione universale e procurare gioia a tutti:

“Colui che s’impegna nel servizio di devozione in piena coscienza di Krsna dev’essere considerato il più grande benefattore; con la sua opera porta la gioia a tutti gli esseri, non solo agli uomini, ma anche agli animali e alle piante, perché anch’essi rimangono attratti dalla coscienza di Krsna.”

Sri Caitanya Mahaprabhu è un esempio vivente di questo verso: mentre viaggiava attraverso le giungle di Jharikhanda, nell’India centrale, per diffondere il Suo Movimento di Sankirtana, le tigri, gli elefanti, i cervi ed altri animali selvaggi si univano a Lui e partecipavano a modo loro alle Sue danze estatiche e al canto del mantra Hare Krsna.

Occorre aggiungere inoltre che colui che s’impegna nella coscienza di Krsna ed agisce nell’ambito del servizio di devozione sviluppa tutte le qualità che si trovano generalmente negli esseri celesti. Sukadeva Gosvami afferma nello Srimad – Bhagavatam (5. 18. 12):

“L’uomo che è animato da una fede ferma nel Signore, Sri Krsna, ed è senza duplicità acquisisce tutte le qualità degli esseri celesti.”

Grazie alla sua elevata coscienza di Krsna, perfino gli esseri celesti desiderano vivere in sua compagnia; il che ci permette di capire che le qualità degli esseri celesti si sono manifestate nel corpo del puro devoto.

Invece, colui che è fuori della coscienza di Krsna non possiede nessuna vera qualità. Anche le persone che sono dotate delle più alte conoscenze accademiche si mostrano, nel loro comportamento, inferiori agli animali. Infatti, anche se avesse la più vasta erudizione, colui che non riesce a superare le sfere dell’attività mentale è costretto ad agire solo sul piano materiale restando inevitabilmente contaminato. Oggi molti ricevono un insegnamento superiore nelle università materialiste, eppure non sono capaci di aderire al Movimento per la Coscienza di Krsna e di sviluppare in sé le qualità degli esseri celesti.

Possiamo vedere invece che un giovane cosciente di Krsna, e non necessariamente provvisto di diplomi universali, può facilmente abbandonare ogni attività sessuale illecita, il consumo di carne, l’uso di eccitanti e sostanze inebrianti, e i giochi d’azzardo; mentre altri, provvisti di una cosiddetta “educazione eccellente”, ma privi di coscienza di Krsna, sono spesso avidi di sostanze alcoliche, di carne animale, di piaceri sessuali e di giochi d’azzardo. Questa è dimostrazione pratica di come una persona cosciente di Krsna sviluppi in sé tutte le qualità divine, qualità che i non – devoti non possono pretendere di avere. La nostra esperienza personale ci dimostra che colui che adotta la coscienza di Krsna perde, anche nella giovinezza, ogni attrazione per il cinema, i locali notturni, gli spogliarelli, i ristoranti, i bar, e così via. Tale persona si distacca completamente da tutte queste sciocchezze e sta attenta a non perdere tempo prezioso nel fumo, negli alcolici, nei divertimenti futili o in altre stravaganze.

Lo yoga dei poteri mistici promette che con la pratica del silenzio l’uomo realizzerà di essere Dio. Tale promessa potrà sembrare allettante ai materialisti, ma per quanto tempo essi potranno rimanere silenziosi. L’uomo privo di coscienza di Krsna è generalmente incapace di restare seduto in silenzio anche solo mezz’ora. Egli può certamente darsi alla “meditazione”, ma appena finita la seduta di yoga ricade nelle sue abituali sciocchezze: attività sessuale illecita, il consumo di carne, il gioco, e così via. Invece, la persona cosciente di Krsna si eleva in modo graduale e sicuro, e senza cercare il sostegno artificiale della meditazione silenziosa. Per il semplice fatto di agire nella coscienza di Krsna abbandona ogni assurdità e sviluppa un carattere perfetto. Diventando puri devoti di Krsna si sviluppa il carattere più elevato. In conclusione, nessuno può avere buone qualità se non è cosciente di Krsna.

La coscienza di Krsna

procura la felicità spirituale

Srila Rupa Gosvami, dopo aver studiato in modo approfondito le differenti fonti della felicità, le ha divise in tre gruppi:

1) la felicità che deriva dai piaceri materiali;

2) la felicità che deriva dall’identificarsi col brahman impersonale;

3) la felicita che deriva dalla coscienza di Krsna.

Nel Tantra – sastra Siva si rivolge così alla sua sposa Sati:

“Colui che si abbandona ai piedi di loto di Govinda, e sviluppa così la pura coscienza di Krsna, ottiene facilmente tutte le perfezioni ambite dagli impersonalisti, ed inoltre gode della felicità che provano i puri devoti.”

La felicita che deriva dal servizio di devozione puro supera tutte le altre perché è eterna. Invece, la felicità che deriva dalle diverse perfezioni materiali o anche dall’identificazione col brahman è inferiore perché è temporanea. Infatti, niente può impedire che la felicità materiale ci sfugga; similmente, l’impersonalista ha ogni probabilità di perdere, prima o poi, la felicità spirituale che gli Procura l’identificazione col brahman.

Molti grandi sannyasi mayavadi – impersonalisti di grande erudizione, quasi anime liberate – si allontanano dalla loro pratica per dedicarsi alla politica o alla filantropia. Ciò significa che nella realizzazione impersonale dell’Assoluto essi non trovano la felicità trascendentale ultima, perciò sono costretti a scendere di nuovo al livello materiale e a dedicarsi alle occupazioni di questo mondo. L’India, soprattutto, ce ne offre numerosi esempi. Ma l’uomo cosciente di Krsna non regredirà mai in questo modo. Egli è sempre consapevole che nessun’azione di beneficenza materiale, per quanto bella sia, può essere paragonata alle attività spirituali della coscienza di Krsna.

Lo yogi, quando arriva alla conclusione dei suoi sforzi, acquisisce gli otto poteri mistici. Si chiama anima – siddhi il potere di diventare infinitamente piccolo, tanto da penetrare nella pietra. Anche i progressi della scienza moderna permettono all’uomo di compiere questa impresa quando scava gallerie sotterranee, trafora montagne e così via. Si può dunque affermare che anche la scienza ha sviluppato l’anima – siddhi. Tutti i poteri mistici, o yoga – siddhi, sono dunque esclusivamente arti materiali. Per esempio, un altro di questi poteri può rendere una persona infinitamente leggera al punto di farla fluttuare nell’aria e sull’acqua. Ma anche la scienza permette di volare nel cielo, di navigare sull’acqua e perfino sott’acqua. Se esaminiamo ad uno ad uno i differenti yoga – siddhi potremo capire che essi rappresentano le stesse perfezioni materiali che la scienza ricerca. Non esiste dunque alcuna differenza tra i benefici dello yoga mistico e quelli della scienza materiale. Un ricercatore tedesco di grande erudizione, notando in giorno che i benefici dello yoga mistico erano già stati raggiunti dagli scienziati materialisti, concluse che gli yoga siddhi non presentavano più alcun interesse per lui. Egli agì in modo intelligente e si recò in India per imparare un’altra arte, quella che gli permetteva di capire la natura del suo legame col Signore Supremo praticando il servizio di devozione, il bhakti – yoga.

Esistono naturalmente alcuni poteri mistici che gli scienziati non hanno ancora sviluppato, per esempio il laghima – siddhi, che permette agli yogi di penetrare nel globo solare usando i raggi del sole come veicolo.

Lo yogi può anche toccare la luna col dito. Gli astronauti vanno forse sulla luna con i loro mezzi spaziali, ma al prezzo di enormi difficoltà, mentre per lo yogi si tratta semplicemente di stendere la mano. Questo è il “potere di acquisizione” (prapti), che permette di ottenere ogni cosa desiderata. Grazie a questo potere lo yogi non solo può toccare la luna, ma può anche stendere la mano in qualsiasi direzione ed afferrare tutto ciò che desidera. Così potrà cogliere un frutto in un giardino lontano migliaia di chilometri. Questo è il prapti – siddhi.

La scienza ha messo a punto numerose armi nucleari, capaci di annientare una parte del pianeta, ma l’isita – siddhi permette di creare o distruggere un pianeta intero semplicemente con la forza di volontà.

Il vasita – siddhi, che consiste in una specie di ipnosi quasi irresistibile, permette di esercitare la propria volontà su qualunque essere. Talvolta si vedono yogi che hanno sviluppato questo potere e se ne servono per sfruttare la gente riempiendola di assurdità prima di scomparire col portafoglio rigonfio.

Un altro potere mistico, il prakamya – siddhi, consiste in una specie di magia (prakamya) che permette di compiere qualsiasi meraviglia. Colui che lo possiede può, per esempio, far entrare dell’acqua nell’occhio e quindi farla uscire dall’occhio semplicemente con un gioco di volontà.

Anche il più elevato di questi poteri mistici, il kamavasayita – siddhi, è una forma di magia; ma al contrario del pracamya – siddhi, che agisce in modo meraviglioso nei limiti della natura, il kama- vasayita – siddhi permette di rompere l’ordine naturale, cioè di realizzare l’impossibile. Chi possiede questi poteri potrà certamente godere di una grande felicità, che rimarrà però temporanea.

Abbagliati dal chiarore che il progresso materiale fa luccicare ai loro occhi, alcuni credono a torto che il Movimento per la Coscienza di Krsna sia destinato alle persone meno intelligenti. Pensano che sia più importante ricercare le “dolcezze” della vita – un comodo appartamento, una prospera vita familiare e piacevoli rapporti sessuali. Ciò significa che essi ignorano che in qualsiasi momento possono vedersi privati della loro attuale condizione materiale. Avvolti dall’ignoranza, non sanno che la vera vita è eterna. Lo scopo dell’esistenza non è quello di circondare il corpo di comodità materiali che dopotutto sono temporanee; solo l’ignoranza più nera fa che una persona si lasci prendere dal fascino di un progresso illusorio.

Per questo motivo Srila Bhaktivinoda Thakura sosteneva che lo sviluppo della conoscenza materiale non fa che rendere l’uomo sempre più stupido perché, col suo luccichio, gli fa dimenticare la sua vera natura. Ed è questa una vera e propria maledizione, poiché la forma umana ha il preciso scopo di far riprendere coscienza all’essere della sua vera identità affinché possa liberarsi dal suo condizionamento materiale. Ma più la conoscenza materiale si sviluppa, più stringe l’anima condizionata nelle reti dell’esistenza materiale fino a toglierle ogni possibilità di liberazione.

Nell’Hari – bhakti – sudhodaya, Prahlada Maharaja, grande devoto del Signore, rivolge questa preghiera a NrSimhadeva, l’avatara – mezzo – uomo mezzo – leone:

“Senza fine, O Signore, prego ai Tuoi piedi di loto per acquisire maggiore fermezza nel compimento del servizio di devozione. Ti prego di rafforzare la mia coscienza di Krsna, perché la felicità che ne deriva è così grande che dà accesso a tutti i benefici che si ottengono dal compimento di attività pie, dall’accumulo di ricchezze, dal piacere dei sensi ed anche dalla liberazione dall’esistenza condizionata.”

In realtà, il puro devoto non cerca nessuna di queste perfezioni, poiché la felicità nata in lui con la pratica del servizio di devozione nella coscienza di Krsna è così grande e sublime che non può essere paragonata a nessun’altra forma di felicità. Si dice che neppure un oceano di felicità che provenga da altre attività può essere paragonato a una goccia della felicità che si prova nella coscienza di Krsna. Colui che ha sviluppato anche solo una piccola parte del servizio di devozione puro non ha difficoltà a rifiutare tutte le altre forme di felicità che si basano sul compimento di attività pie, sull’accumulo di ricchezze, sul piacere dei sensi e sulla liberazione.

C’era un grande devoto di Sri Caitanya Mahaprabhu, di nome Kholaveca Sridhara, che viveva in grande povertà. Fabbricava e vendeva piccole scodelle fatte di foglie di banano, e il suo guadagno era ben misero. Tuttavia ne usava la metà per il culto del Gange e con l’altra metà si manteneva alla meno peggio. Un giorno, Sri Caitanya Si manifestò davanti a Kholaveca Sridhara, il Suo intimo devoto, e gli offrì tutte le ricchezze che avrebbe potuto desiderare. Sridhara rispose al Signore che non desiderava alcun bene materiale. Era soddisfatto della sua condizione e desiderava solo aumentare sempre più la sua fede e la sua devozione per i piedi di loto di Sri Caitanya. Questa è la posizione del puro devoto. Se gli viene accordato d’impegnarsi ininterrottamente, giorno dopo giorno, nel servizio di devozione, è pienamente soddisfatto e non desidera nient’altro, neppure la felicità che procura la liberazione, cioè la felicità di fare Uno con l’Assoluto.

Il narada – pancaratra afferma inoltre che chiunque s’impegni anche solo parzialmente nel servizio di devozione al Signore perde ogni attrazione per i piaceri che derivano dal compimento di attività pie, dall’accumulo di ricchezze, dalla gratificazione dei sensi e dalle cinque forme di liberazione. In realtà, il desiderio stesso di queste gioie materiali non osa entrare nel cuore del puro devoto. Per quale motivo il devoto dovrebbe desiderare queste gioie, quando le possiede già poiché accompagnano il servizio di devozione come servitrici fedeli accompagnano la regina? In altre parole, nessuna felicità, di qualunque natura essa sia, manca al puro devoto. Egli desidera solo servire Krsna. Ma anche se avesse altri desideri, il Signore Si affretterebbe a soddisfarli, senza che il devoto abbia a formularli.

Il servizio di devozione puro

si raggiunge raramente

I primi passi nella vita spirituale sono accompagnati da austerità, da diversi sacrifici e da altre pratiche che mirano a favorire la realizzazione spirituale. Tuttavia non è sufficiente compiere queste attività, pur liberandosi da ogni desiderio materiale, per accedere al servizio di devozione. Inutile sarà anche cercare di giungervi da soli, senza alcun aiuto; infatti Krsna non accorda facilmente la possibilità di servirLo. Appagherà facilmente colui che desidera benefici materiali o la liberazione, ma non accorda altrettanto agevolmente la possibilità di servirLo. Appagherà facilmente colui che desidera benefici materiali o la liberazione, ma non accorda altrettanto facilmente la possibilità di servirLo con devozione. In realtà, il servizio di devozione si ottiene solo attraverso la misericordia di un puro devoto del Signore. Il Caitanya – caritamrta (Madhya, 19. 151) insegna a questo proposito:

“Per la misericordia del maestro spirituale, puro devoto del Signore, e per la misericordia di Krsna stesso, si raggiunge il servizio di devozione. Non c’è altro modo.”

Anche il Tantra – sastra conferma la rarità del servizio di devozione attraverso questa affermazione di Siva:

Cara Sati, un grande filosofo che analizzi i diversi rami del sapere potrà liberarsi dalle reti della materia. Col compimento di riti e sacrifici raccomandati dai veda, un’altra persona elevarsi al piano della virtù e godere al massimo dei piaceri materiali. Ma nessuno di loro, anche se rinascesse e continuasse questi sforzi per migliaia di vite, otterrebbe la possibilità di servire il Signore con devozione.

Anche Prahlada Maharaja conferma, nello Srimad- Bhagavatam, che nessuno può accedere al servizio di devozione puro da solo o con l’aiuto degli insegnamenti autorità superiori. Vi giungerà solo colui che sarà stato benedetto dalla polvere dei piedi di loto di un puro devoto, che è sempre libero dalla contaminazione dei desideri materiali.

Lo Srimad- Bhagavatam (5. 6. 18) contiene le seguenti parole di Sukadeva Gosvami al re Yudhisthira:

“Sappi, o re, che Mukunda [Sri Krsna], Dio, la Persona Suprema, protegge eternamente i componenti della dinastia Pandava e Yadu. Egli rappresenta anche, e sotto tutti gli aspetti, il tuo maestro spirituale e il tuo precettore, l’unico oggetto della tua adorazione, il tuo amico affettuoso e la tua guida in tutte le tue azioni, sul piano individuale come su quello familiare. Talvolta Egli ubbidisce perfino ai tuoi ordini come un semplice messaggero! Grande è la tua fortuna, o re, poiché tutti questi privilegi di cui ti fa grazia il Signore, chi oserebbe anche solo sognarli?”

In conclusione, il Signore accorda facilmente la liberazione, ma molto raramente offre il servizio di devozione, poiché Egli rimane conquistato dalla devozione del Suo devoto.

La felicità di fare Uno con l’Assoluto

Srila Rupa Gosvami spiega che, anche se moltiplicato milioni di volte, il brahmananda – la felicità che si prova a fare Uno con l’Assoluto – non può neppure essere paragonato a una goccia della felicità che deriva dall’oceano del servizio di devozione.

Nell’hari – bhakti – sudhodaya Prahlada Maharaja pronuncia queste parole mentre sionatna Sri NrSimhadeva con le sue preghiere:

“Così intensa è la gioia che provo in Tua presenza, o Signore dell’universo, che un oceano di felicità mi sommerge. Paragonato a quest’oceano, il brahmananda appare come l’acqua contenuta nell’orma dello zoccolo di una mucca.”

Similmente, Sridhara Svami precisa nel Bhavartha – dipika, il suo commento sullo Srimad- Bhagavatam:

“O Signore, l’anima fortunata che nuota nell’oceano del nettare della devozione che Ti offre, e gusta il nettare del racconto dei tuoi divertimenti, conosce certamente un’estasi che offusca la felicità generata dalle attività pie, dall’accumulo di ricchezze, dalla gratificazione dei sensi e dalla liberazione. Per questo devoto, situato al livello spirituale, ogni forma di felicità che non sia nata dal servizio di devozione non è più importante di un filo di paglia nella strada.”

Solo il servizio di devozione

permette di attrarre Krsna

Srila Rupa Gosvami afferma che il servizio di devozione affascina perfino Krsna. Krsna affascina tutti, ma è affascinato dal servizio di devozione. Krsna è chiamato Madana – mohana a indicare che la Sua grazia ineffabile ha più fascino di mille Cupidi riuniti, ma Krsna stesso è affascinato dal servizio di devozione. L’immagine della perfezione devozionale si trova nella persona di Srimati Radharani, che è ancora più affascinante dell’Infinitamente Affascinante. Perciò i devoti La chiamano Madana – mohana – mohani – colei che affascina Colui che affascina Cupido.

Praticare il servizio di devozione significa dunque seguire le orme di Srimati Radharani. Perciò tutti i devoti di Vrndavana si mettono sotto la Sua protezione per raggiungere la perfezione del loro servizio devozionale. Essendo sotto il diretto controllo di Srimati Radharani, il servizio di devozione non ha nulla in comune con le attività di questo mondo. La bhagavad- gita (9. 13) spiega che la potenza interna di Krsna, la daivi – prakrti, o Srimati Radharani, assicura protezione alle grandi anime, i mahtma. Posto sotto la protezione diretta della Sua potenza interna, il servizio di devozione ha il potere di attrarre anche Krsna.

Krsna stesso lo conferma nello Srimad- Bhagavatam(11. 14. 20). con questo insegnamento:

“Mio caro Uddhava, sappi da Me che la pratica dello yoga, la speculazione filosofica, il compimento di riti sacrificali o di rigide austerità, lo studio del Vedanta o gli atti di carità non riescono a suscitare in Me la stessa attrazione che esercita il servizio di devozione offerto dai miei puri devoti. Tutte queste attività sono certamente propizie, ma non Mi attirano tanto quanto il servizio d’amre trascendentale che Mi offrono i Miei devoti.”

Il fascino che esercita su Krsna il servizio di devozione che Gli offrono i Suoi devoti è spiegato da Narada nello Srimad – Bhagavatam (7. 10..48-49). Narada si rivolge a Yudhisthira Maharaja che esprimeva la sua ammirazione per le glorie e il nobile carattere di Prahlada Maharaja. Questa grande ammirazione di Yudhisthira Maharaja per le qualità di prahlada si spiega col fatto che un devoto, e a maggior ragione un puro devoto, apprezza sempre le caratteristiche sublimi manifestate dagli altri devoti del Signore. Un puro devoto non pensa mai di essere elevato, ma pensa sempre che gli altri devoti siano più elevati di lui. Yudhisthira, dunque, pensava: “Prahlada Maharaja è veramente un devoto del Signore, io, invece, non sono nulla.” Mentre era assorto in questi pensieri Narada gli disse:

“Caro re Yudhisthira, voi – i Pandava – siete senza dubbio le persone più fortunate dell’universo, poiché il Signore ha scelto di apparire su questo pianeta e di vivere in mezzo a voi come un uomo comune in ogni circostanza. Lui, che come Signore Supremo rimane nascosto agli occhi di tutti, divide con voi la vita di ogni giorno, Si comporta con voi come cugino, come amico, o addirittura come semplice messaggero. Chi dunque, in questo mondo, è più fortunato di voi?”

Nella bhagavad- gita (11. 41 – 42) Arjuna si rivolge così a Krsna nel momento in cui il Signore gli rivela la Sua forma universale:

“Ignorando le Tue glorie, in passato Ti ho chiamato ‘Krsna’, ‘Yadava’, ‘amico mio’.. quante volte Ti ho mancato di rispetto! Ma tu sei così grande, non potevo capire.”

Questa è dunque la condizione dei pandava. Sebbene Krsna sia Dio, la Persona Suprema, sovrano tra tutti i sovrani, visse insieme con questi fratelli di sangue reale, attirato dallo loro devozione, dalla loro amicizia e dal loro amore per Lui. Ciò dimostra meglio di qualsiasi altra cosa la potenza del servizio di devozione, che affascina perfino Krsna. Dio è certamente grande, ma più grande ancora è il servizio di devozione, perché ha il potere di conquistare il Signore. Il non – devoto non potrà mai capire l’importanza del servizio offerto al Signore.

CAPITOLO 2

LE PRIME FASI DELLA DEVOZIONE

Nel Bhakti – rasamrta – sindhu Srila Rupa Gosvami distingue tre livelli di servizio di devozione: l’apprendimento è la pratica dei principi, il livello in cui compaiono diversi sentimenti di estasi spirituale, e quello del puro amore per Dio. Analizzate più in profondità, queste divisioni manifestano a loro volta nuovi gradi. Così, l’apprendimento del servizio di devozione presenta due ramificazioni, quello in cui compaiono i sentimenti di estasi si ramifica in quattro vie, e quello in cui si è immersi nel puro amore per Dio in sei. Srila Rupa Gosvami analizzerà ulteriormente queste vie.

A questo proposito, Srila Rupa Gosvami mostra che ogni candidato al servizio di devozione, alla coscienza di Krsna, è portato verso una di queste categorie secondo il sentimento che lo anima. Egli dice infatti che vi è una continuità del servizio di devozione, che prosegue da un’esistenza all’altra. Nessuno può accedere al servizio di devozione se non è già stato in contatto con esso. Supponiamo che in questa vita io pratichi il servizio di devozione in modo ancora imperfetto: nessuno dei miei sforzi sarà stato vano, nessun beneficio acquisito sarà perduto. Nella mia prossima vita riprenderò la pratica del servizio di devozione dal punto stesso in cui l’avevo lasciata. Così si manifesta la continuità delle attività devozionali. Tuttavia, anche se non si fosse mai compiuta alcuna azione devozionale, se per una grazia particolare succede di provare interesse per gli insegnamenti di un puro devoto si potrà, beneficiando della sua misericordia, progredire sulla via devozionale. Notiamo così che le persone dotate di una tendenza naturale per lo studio di Testi come la Bhagavad- gita e lo Srimad- Bhagavatam troveranno la via del servizio di devozione più facile rispetto a quelle persone che sono incapaci di rinunciare alle loro abitudini di speculazione intellettuale e al loro gusto per la polemica.

Numerosi saggi, nelle varie epoche, confermarono questo punto con la loro autorevolezza. Il loro pensiero comune ci dimostra l’inutilità della speculazione intellettuale: supponiamo che un uomo sia guidato da determinate convinzioni costruite su ragionamenti e conclusioni proprie; un altro logico, più abile di lui, potrà demolirle a vantaggio delle proprie tesi. E’ dunque facile capire che la via della logica speculativa è sempre rischiosa e non porta ad alcuna conclusione. Per questo motivo lo Srimad- Bhagavatam raccomanda di seguire le tracce delle autorità in materia di scienza spirituale.

Le pagine seguenti descrivono il servizio di devozione così com’è spiegato da Srila Rupa Gosvami nel suo Bhakti – rasamrta – sindhu. Come abbiamo già detto, il servizio di devozione si divide in tre categorie; Srila Rupa Gosvami si propone ora di approfondire la prima, quella del servizio di devozione nella pratica.

Il termine “pratica” implica l’impegno dei sensi in una certa forma di azione. Così l’adottare la pratica del servizio devozionale significa usare i diversi organi di senso al servizio di Krsna. Alcuni di questi organi servono alla percezione, cioè all’acquisizione della conoscenza; gli altri servono a mettere in atto le conclusioni generate in noi dal pensare, dal sentire e dal volere. L’apprendimento del servizio di devozione consiste dunque nell’apprendere come impiegare la mente e i sensi per servire il Signore in maniera concreta. Questa pratica non mira a sviluppare artificialmente qualche nuova facoltà. Il bambino, per esempio, con una certa pratica impara presto a camminare; si tratta di un esercizio del tutto naturale per lui, perché egli possiede già in origine la facoltà di camminare. Similmente, il servizio di devozione al Signore Supremo è la tendenza naturale di ogni essere vivente. Anche le popolazioni più primitive s’inchinano davanti alle meraviglie della natura e riconoscono una presenza suprema dietro le leggi e le manifestazioni della sua grandezza. Questa coscienza del Divino, per quanto impercettibile nell’uomo contaminato dalla materia, si trova in ogni essere vivente. Una volta purificata, essa non è altro che la coscienza di Krsna.

Esistono alcuni metodi prescritti per impiegare i sensi e la mente in modo da riprendere coscienza del legame d’amore che ci unisce a Krsna, metodi paragonabili a quelli che accompagnano i primi passi del bambino e gli permettono ben presto di camminare. Se la tendenza a camminare non fosse già presente nel bambino, tutti gli sforzi del mondo non sarebbero sufficienti a farlo camminare. Similmente, qualsiasi metodo pratico non sarebbe sufficiente a far germogliare nell’essere vivente la coscienza di Krsna, se questa non fosse già latente in lui. Tutti noi siamo dotati, nel più profondo del nostro essere, della tendenza al servizio di devozione, ma quando desideriamo svilupparla dobbiamo seguire il metodo preciso che è stato creato a questo scopo. Questa pratica si chiama sadhana – bhakti.

Ogni essere soggetto al fascino dell’energia materiale si trova in uno stato anormale, in una forma di follia. Lo Srimad- Bhagavatam (5. 5. 1) spiega:

“In generale si può dire che l’essere condizionato soffre di pazzia perché è sempre impegnato in attività che gli procurano solo schiavitù e sofferenza.”

L’anima spirituale è in origine eterna, piena di conoscenza e di felicità. Solo quando si lascia coinvolgere nell’azione materiale diventa miserabile ed è preda dell’ignoranza e del tempo. Questi mali non hanno altra origine che il vikarma, il compimento di azioni condannabili. Per combattere il vikarma bisogna dedicarsi alla Sadhana – bhakti, le cui principali caratteristiche sono: offrire alle murti (le forme del Signore nel tempio) la cerimonia mattutina del mangala arati, astenersi da alcune attività materiali, rendere omaggio al maestro spirituale e vivere secondo i principi e le regole che saranno enunciati in queste pagine. Queste pratiche permetteranno di sottrarsi alla condizione di follia di cui abbiamo parlato prima. Come le cure di uno psichiatra possono guarire un uomo che soffre di malattie mentali, la sadhana – bhakti guarisce l’anima condizionata dalla follia provocata in lei da maya, l’illusione materiale. La Sadhana – bhakti è menzionata nel settimo Canto dello Srimad- Bhagavatam (7. 1. 32), quando Narada Muni, rivolgendosi al re Yudhisthira, dichiara:

“O re, è assolutamente necessario fissare la mente in Krsna”

Questa è la coscienza di Krsna, e l’acarya, il maestro spirituale, ha il dovere di trovare i mezzi che permetteranno al suo discepolo di fissare la mente in Krsna. Questo è l’inizio della sadhana – bhakti.

Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha trasmesso un metodo autentico, che ha come base il canto del mantra Hare Krsna: questo canto è così potente che permette di sviluppare subito un attaccamento per Krsna. Questo è l’inizio della sadhana – bhakti. In un modo o nell’altro bisogna imparare a fissare i pensieri in Krsna. Il grande santo Ambarisa Maharaja, sebbene avesse la responsabilità di un regno, fissava in Krsna tutti i suoi pensieri; come lui, chiunque si sforzi di fissare la mente in Krsna giunge rapidamente a ritrovare la sua condizione originale, a risvegliare in sé la coscienza di Krsna.

Come abbiamo visto all’inizio di questo capitolo, l’apprendimento del servizio di devozione, o sadhana – bhakti, si divide in due parti. La prima consiste nel seguire rigidamente, senza alcuna variazione o opposizione, i diversi principi regolatori enunciati dal maestro spirituale o dalle Scritture autorizzate in materia. Questa prima parte della sadhana – bhakti è chiamata vaidhi, o “regolata”. L’altra parte prende il nome di raganuga, e designa lo stadio in cui, osservando i principi regolatoli, si manifesta un maggiore attaccamento per Krsna e ci si dedica al servizio di devozione mossi da amore spontaneo. Così, al devoto può essere chiesto di alzarsi presto il mattino e di offrire la cerimonia dell’arati, che è uno dei modi di adorazione della murti. All’inizio, dunque, il devoto si alzerà presto per obbedire al desiderio del suo maestro spirituale, ma verrà il momento in cui svilupperà un’attrazione diretta per l’adorazione della murti.

Egli penserà allora ai diversi modi di ornarla e di vestirla ed elaborerà spontaneamente un piano per intensificare il suo servizio di devozione. Benché questo servizio di devozione sia ancora nella fase dell’apprendistato, è diventato spontaneo. Queste sono dunque le divisioni della sadhana – bhakti, l’apprendimento del servizio di devozione: prima l’osservanza delle regole, poi l’esecuzione spontanea.

Rupa Gosvami definisce la vaidhi – bhakti, la prima fase del servizio di devozione, nel modo seguente:

“E’ detto vaidhi – bhakti il servizio di devozione che è ancora privo di attaccamento, di amore spontaneo, ma è compiuto solo per dovere, secondo l’ordine del maestro spirituale o seguendo i precetti delle Scritture.”

I principi della vaidhi – bhakti sono descritti anche nello Srimad- Bhagavatam (2. 1. 5). Sukadeva Gosvami li enunciò a Maharaja Pariksit quando quest’ultimo, preparandosi a morire, gli domandò quale fosse il suo dovere. Il re Pariksit aveva incontrato Sukadeva Gosvami una settimana prima di morire, nel momento in cui s’interrogava inquieto sul modo di agire al momento di lasciare il corpo, numerosi saggi erano attorno a lui, ma nessuno aveva saputo indicargli la giusta via. Arrivò in seguito Sukadeva Gosvami che gliela indicò in questi termini:

“O re, se desideri affrontare senza paura la morte che ti attende tra sette giorni – poiché in realtà la paura assale ogni essere al momento della morte – devi adottare subito la pratica dell’ascolto, del canto e del ricordo del Signore.”

Colui che rimane assorto nel canto e nell’ascolto del maha – mantra Hare Krsna e nel ricordo di Krsna, certamente perderà ogni paura davanti alla morte, che può giungere in qualsiasi momento.

Con le sue parole, Sukadeva Gosvami lascia chiaramente intendere che Krsna è Dio, la Persona Suprema. Perciò egli raccomanda di ascoltare sempre ciò che riguarda Krsna, e non di cantare ed ascoltare le glorie degli esseri celesti. I mayavadi, gli impersonalisti, affermano che cantando il nome degli esseri celesti e il nome di Krsna si ottiene lo stesso risultato. Ma la verità è un’altra. Secondo la versione autentica dello Srimad- Bhagavatam si deve ascoltare e cantare solo il nome di Visnu, o Krsna.

Sukadeva Gosvami insegna dunque a Pariksit Maharaja che per liberarsi da ogni paura di fronte alla morte bisogna ascoltare, glorificare e ricordare Krsna, Dio, la Persona Suprema, in tutti i modi possibili. Egli precisa inoltre che il Signore è sarvatma, l’Anima Suprema in ogni essere, ed isvara, il controllore supremo situato nel cuore di ognuno. Perciò, se in un modo o nell’altro sviluppiamo un attaccamento per Krsna, Egli Si preoccuperà di proteggerci da ogni pericolo. Anche la Bhagavad- gita (9. 31) insegna che chiunque diventi devoto del Signore non perirà mai, al contrario di tutti gli altri. Perire in questo caso significa restare incatenati al ciclo di nascite e morti, lasciandosi sfuggire la rara opportunità che rappresenta la forma umana. Ignorando il destino che le leggi della natura ci riservano, chi non usa la forma umana per sviluppare in sé la coscienza di Krsna sarà preso nel turbine di nascite e morti successive; dovrà così riprendere un corpo materiale in una delle 8.400.000 specie di esseri viventi ed allontanarsi sempre più dalla sua condizione spirituale. La molteplicità delle specie viventi è così vasta che l’uomo non può sapere sotto quale forma – vegetale o animale – dovrà rinascere. Occorre dunque ravvivare la propria coscienza originale, la coscienza di Krsna. Rupa Gosvami raccomanda a questo fine d’impegnarsi in un modo o nell’altro a fissare la mente in Krsna con la più grande serietà, così si diventerà liberi da ogni paura di fronte alla morte. L’uomo ignora il suo destino dopo la morte perché è completamente sotto il controllo delle leggi della natura. Solo Krsna, Dio, la Persona Suprema, controlla le leggi della natura, perciò, prendendo seriamente rifugio in Lui, non si avrà più la paura di ricadere nel ciclo delle molteplici specie di vita. Il devoto sincero è sicuro, come afferma la bhagavad- gita, di raggiungere la dimora di Krsna.

Anche il Padma Purana afferma che bisogna sempre ricordare Visnu. Ricordarsi sempre di Krsna è il significato del termine dhyana, o meditazione. Il Padma Purana ingiunge di rimanere assorti nel pensiero di Visnu e, meditando così sulla Sua forma, non dimenticarLo, mai neppure per un istante. Questo stato di coscienza è detto samadhi, estasi spirituale.

Dobbiamo vivere in modo tale da ricordare sempre Visnu, o Krsna. Questa è la coscienza di Krsna. E non c’è differenza tra il concentrare la mente sulla forma di Visnu, a quattro braccia, o sulla forma di Krsna, a due braccia. L’essenziale, sottolinea il Padma Purana, è pensare sempre a Visnu in un modo o nell’altro e non dimenticarLo mai, in nessuna circostanza. Questo insegnamento è il più importante di tutti i principi regolatori. Un ordine è sempre accompagnato da un divieto. Qui l’ordine consiste nel ricordare sempre Krsna, e il divieto consiste nel non dimenticarLo mai. In quest’ordine e relativo divieto è contenuta la somma di tutti i principi regolatori.

Questo principio vale per tutti i varna e gli asrama. I varna sono quattro, i brahmana (sacerdoti ed intellettuali), gli ksatriya (guerrieri e uomini di Stato), i vaisya (uomini d’affari e agricoltori) e i sudra (operai e domestici); e quattro sono anche gli asrama: il brahmacarya (vita di studio e di controllo dei sensi), il grhastha (vita di famiglia), il vanaprastha (vita ritirata) e il sannyasa (vita di rinuncia). I principi regolatori non sono destinati solo ai brahmacari, ma si applicano a tutti. Che ci si trovi al gradino più basso degli asrama – allo stadio del brahmacari – o al gradino più alto – quello del sannyasi -, si deve ad ogni costo rispettare il principio che consiste nel ricordare sempre il Signore senza dimenticarLo neppure per un istante.

Se questo principio è rispettato sono rispettate automaticamente tutte le altre regole, che sono subordinate ad esso. Nello Srimad – Bhagavatam (11. 27. 2 – 3) Camasa Muni, uno dei dove saggi che istituirono il re Nimi, parla al re, suo discepolo, in questi termini:

“I quattro varna – brahmana, ksatriya, vaisya e sudra – emanarono dalla forma universale del Signore Supremo nel seguente ordine: i brahmana dalla Sua testa, gli ksatriya dalle Sue braccia, i vaisya dal Suo addome e i sudra dalle Sue gambe. Altrettanto fu per i quattro asrama: i sannyasi emanarono dalle Sua testa, i vanaprastha dalle Sue braccia, i grhastha dal Suo addome e i brahmacari dalle Sue gambe.”

Queste divisioni sociali e spirituali corrispondono alle caratteristiche che distinguono i loro componenti. La Bhagavad- gita (4. 13) conferma che esse furono create dal Signore stesso, considerando le qualità di ognuno. Come le diverse parti del corpo hanno funzioni proprie, così i diversi varna ed asrama hanno funzioni specifiche, determinate dalle qualità e dalla posizione di ogni individuo. Ma lo scopo di tutte le attività legate ai diversi varna ed asrama è sempre Dio, la Persona Suprema, come sottolinea la Bhagavad- gita: “Egli è il beneficiario supremo”. Perciò tutti, brahmana o sudra, devono soddisfare il Signore Supremo con le loro azioni. A questo proposito lo Srimad- Bhagavatam (1. 2. 13) afferma che ognuno deve adempiere i propri doveri, e che l’azione è perfetta nella misura in cui ha saputo soddisfare il Signore. Ogni persona deve agire dunque in accordo alla propria posizione e allo scopo di soddisfare la Persona Suprema con le proprie azioni, altrimenti cadrà in una condizione inferiore.

Quale sarà il ruolo di un brahmana, per esempio? Egli è nato dalla testa del Signore, perciò il suo dovere sarà quello di diffondere il messaggio dei Veda, vibrazione spirituale detta sabda – brahman, ed accettare diversi alimenti in nome del Signore Supremo. Infatti, secondo i precetti vedici, quando i brahmana sono nutriti, l’Essere Supremo mangia attraverso la loro bocca. Sarebbe tuttavia un errore concludere che il brahmana possa accontentarsi di mangiare in nome del Signore, trascurando di diffondere il messaggio della Bhagavad- Gita su tutta la Terra. La Bhagavad- gita (18. 69) insegna e molto caro a Krsna colui che porta il Suo messaggio attraverso il mondo. Tale predicatore è un vero brahmana, ed offrirgli del cibo è come nutrire direttamente il Signore Supremo.

Lo ksatriya, invece, deve proteggere gli uomini dagli attacchi di maya. Maharaja Pariksit, per esempio, vedendo un giorno un uomo dalla pelle nera, chiamato Kali, sul punto di ammazzare una mucca, sguainò subito la sciabola per ucciderlo. Questo è il dovere di uno ksatriya l’uso della violenza è necessario a chi ha il compito di dare protezione. Nella Bhagavad- gita Krsna ordina a Arjuna di usare la violenza sul campo di battaglia di Kuruksetra per assicurare protezione agli uomini in generale.

La funzione dei vaisya è quella di coltivare la terra per ricavarne diversi prodotti, distribuirli e farne commercio. Il sudra, infine, che non ha la facoltà intellettuale che possiedono i componenti degli altri varna, contribuirà al benessere sociale col suo lavoro manuale. Questa organizzazione permette che s’instauri un’armonia perfetta nella società dando quindi a tutti i cittadini la possibilità di progredire sulla via spirituale; senza quest’armonia, basata sulla cooperazione, la società intera cadrà nella decadenza. ed è proprio questa la condizione del mondo attuale, il mondo dell’età di Kali, l’era della discordia. Nessuno compie più il suo dovere, ognuno si gonfia di orgoglio e si orna di titoli usurpati, chi di brahmana e chi di ksatriya. Nessuno possiede più uno stato sociale preciso; tutti sono separati da Dio, la Persona Suprema, poiché nessuno è cosciente di Krsna. Il Movimento per la Coscienza di Krsna si propone dunque di ristabilire l’ordine nella società; il suo scopo è quello di fare in modo che ognuno possa vivere felice e sviluppare in sé la coscienza di Krsna.

Krsna insegna a Uddhava che si può soddisfare Dio, la Persona Suprema, applicando i principi del varnasrama; in cambio la società intera riceve in abbondanza tutti i beni necessari all’esistenza e tutte le sue difficoltà sono risolte. Il Signore Supremo non è forse il sostegno di tutti gli esseri viventi? Se ogni membro della società si dedica all’occupazione che gli è propria e allo stesso tempo coltiva la coscienza di Krsna, senza dubbio regneranno la pace e la felicità universali. Libero dalla preoccupazione delle necessità vitali, il mondo intero si trasformerà in Vaikuntha, in una dimora spirituale. Senza bisogno di essere trasportata nel regno di Dio, l’umanità intera conoscerà la felicità perfetta se applica gli insegnamenti dello Srimad- Bhagavatam e compie i doveri legati allo sviluppo della coscienza di Krsna.

Sri Krsna, rivolgendosi a Uddhava, dice nello Srimad- Bhagavatam (11. 27. 49):

“Ogni uomo si dedica a diverse attività, conformi o no alle Scritture rivelate. Ma sappi, caro Uddhava, che è sufficiente impiegare il frutto di queste attività allo scopo di adorarMi nella coscienza di Krsna per diventare subito felici in questa vita e nella prossima, in questo mondo e nell’altro. Su questo non c’è alcun dubbio”.

Queste parole del Signore ci permettono di concludere che le attività compiute nella coscienza di Krsna assicurano a tutti la perfetta soddisfazione di ogni desiderio.

Il Movimento per la Coscienza di Krsna è così meraviglioso che in esso sparisce anche la necessità d’identificarsi con una delle divisioni del varnasrama – brahmana, ksatriya, vaisya, sudra, brahmacari, grhastha, vanaprastha o sannyasi. Ognuno continui pure ad agire secondo la sua posizione presente, ma dedichi la sua adorazione a Sri Krsna offrendoGli i frutti di attività ormai compiute nella coscienza di Dio. Non c’è bisogno di nient’altro per ristabilire l’equilibrio generale e fare che ognuno, in questo mondo, sia felice e in pace. Quanto ai principi regolatori del servizio di devozione, il Narada – pancaratra li descrive nel modo seguente:

“I santi maestri riconoscono come principio regolatore del servizio di devozione ogni atto che sia riconosciuto dalle Scritture rivelate e miri a soddisfare Dio, la Persona Suprema. Colui che serve così il Signore con assiduità, e sotto la guida di un maestro spirituale autentico, si eleva gradualmente fino al livello del puro amore per Dio.”

CAPITOLO 3

QUALITA` RICHIESTE

PER PRATICARE IL SERVIZIO

DI DEVOZIONE

Grazie alla compagnia dei mahatma, grandi anime votate interamente nel servizio del Signore, è possibile far nascere in sé un attaccamento iniziale per Sri Krsna, pur mantenendo un forte attaccamento per l’azione interessata e il piacere dei sensi. In questo spirito non si è ancora disposti a praticare le diverse forme di rinuncia. Ciò nonostante, se l’attaccamento per Krsna si rafforza e non vi sono più cedimenti, è possibile qualificarsi per compiere il servizio di devozione.

In realtà, questa attrazione per la coscienza di Krsna, acquisita a contatto con i puri devoti, è il segno di una grande fortuna. Sri Caitanya Mahaprabhu lo conferma quando dice che solo una persona fortunata può, per la grazia di Krsna e di un maestro spirituale autentico, ricevere il seme del servizio di devozione (C. c. Madhya 19.151). Krsna stesso dichiara a Uddhava nello Srimad- Bhagavatam (11.20.8):

“Sappi che soltanto per una fortuna eccezionale una persona si attacca a Me. Ed anche se non è ancora completamente distaccata dall’azione interessata, o non è ancora totalmente legata al servizio di devozione, può essere sicura che la pratica di questo servizio porterà rapidamente i suoi frutti.”

Si possono distinguere tre ordini di devoti. Il più elevato dei tre è molto esperto nello studio delle Scritture essenziali e nell’esposizione dei loro insegnamenti. Può abilmente portare conclusioni definitive con una saggezza realizzata e scrutare con occhio penetrante le vie della devozione. Realizza pienamente che il fine ultimo della vita consiste nel raggiungere il servizio d’amore sublime a Krsna, e riconosce Krsna come l’oggetto ultimo di adorazione e di amore. Questo devoto di prim’ordine ha osservato fin dall’inizio, e senza mai deviare, i diversi principi regolatori sotto la guida di un maestro spirituale autentico, verso il quale ha dato prova di una fedeltà totale. Un devoto di prim’ordine ha osservato fin dall’inizio, e senza mai deviare, i diversi principi regolatoli sotto la guida di un maestro spirituale autentico, verso il quale ha dato prova di una fedeltà totale. Lo si considera come un devoto di prim’ordine perché, avendo ricevuto una formazione perfetta, può lui stesso insegnare e diventare maestro spirituale. Un devoto di prim’ordine non si allontana mai dalle norme stabilite dalle autorità spirituali e sviluppa una ferma fede nelle Scritture a forza di deduzioni e ragionamenti diversi, che a loro volta sono basati sulle Scritture. Non mostra alcun interesse per il sentiero inutile ed arido della speculazione. In breve, può essere considerato un devoto di prim’ordine colui che ha sviluppato una determinazione incrollabile nella pratica del servizio devozionale.

Il devoto di second’ordine si distingue per le seguenti caratteristiche: sebbene non abbia una particolare abilità nel convincere gli altri sulla base degli insegnamenti delle Scritture, possiede una fede ferma nello scopo da raggiungere. In altre parole, nonostante abbia una fede ferma nel servizio di devozione a Krsna, egli non sempre riesce a tradurla in argomenti decisivi, capaci di imporre la verità delle Scritture di fronte ad un eventuale oppositore. Egli possiede tuttavia la certezza interiore che Krsna rappresenta l’oggetto supremo di adorazione.

Il devoto di terz’ordine, il neofita, non possiede né una ferma fede né una grande conoscenza delle scritture; la sua fede vacillante può facilmente essere scossa dalla forza di argomenti opposti. Come il devoto di second’ordine, egli non è molto abile a servirsi delle verità e degli argomenti contenuti nelle Scritture, e gli manca inoltre la fede risoluta nel fine da raggiungere.

La descrizione del neofita è più precisa nella Bhagavad- gita (7. 16), che ne enumera quattro tipi: l’infelice, il curioso, colui che cerca la ricchezza e il saggio che desidera conoscere l’Assoluto. Tutti e quattro s’impegnano nel servizio di devozione ed avvicinano il Signore per soddisfare i loro propri interessi. Si recano in qualche luogo di culto e pregano Dio di alleviare le loro sofferenze materiali, o di accrescere le loro ricchezze, o di soddisfare la loro curiosità. E’ considerato neofita anche l’uomo saggio che si limita a riconoscere la grandezza di Dio. Qualsiasi tipi di neofita può elevarsi al secondo livello ed anche al primo se entra in contatto con i puri devoti.

Un esempio di devoto neofita è Maharaja Dhruva, che all’inizio intraprese la pratica del servizio di devozione per ottenere il regno di suo padre, ma dopo essersi completamente purificato rifiutò di ricevere dal Signore qualsiasi benedizione di carattere materiale. Similmente Gajendra, colpito dalla sofferenza, pregò Krsna di proteggerlo, ma divenne in seguito un puro devoto. Citiamo anche Sanaka, Sanatana, Sananda e Sanat- Kumara, grandi saggi pieni di virtù che furono anch’essi attratti dal servizio di devozione, e i saggi di Naimisaranya, con a capo Saunaka Rsi, che per aver continuamente rivolto domande su Krsna a Suta Gosvami, beneficiarono della presenza di un puro devoto come Suta Gosvami e diventarono essi stessi puri devoti del Signore. Questa è la via del progresso spirituale. In qualsiasi condizione ci si trovi, se si ha la fortuna di entrare a contatto con un puro devoto, ci si eleva rapidamente alle sfere più alte del servizio di devozione.

Il settimo capitolo della Bhagavad- gita, che descrive le quattro categorie di neofiti, li presenta come persone pie. Infatti, nessuno, se non è virtuoso, può accedere al servizio di devozione. A questo proposito la Bhagavad- gita (7. 28) spiega che solo chi ha compiuto innumerevoli azioni virtuose ed è completamente libero dalle conseguenze delle sue azioni colpevoli adotta la coscienza di Krsna. Nessun altro può adottarla. Così si può determinare a quale categorie appartiene un devoto neofita dal livello delle sue attività virtuose. L’infelice che non ha compiuto nessun atto in virtù diventa semplicemente un agnostico o un comunista o qualcosa di simile. Poiché la sua fede in Dio è troppo debole, egli crede di poter rifiutare l’idea stessa dell’esistenza di Dio e di poter rimediare da solo alla sua sofferenza.

Krsna spiega tuttavia nella Bhagavad- gita (7. 17) che tra queste categorie di neofiti – l’infelice, il curioso, l’uomo che cerca la ricchezza e il saggio che desidera conoscere l’Assoluto – il più caro a Lui è il saggio, il cui unico fine è quello di conoscerLo, perché quando il saggio sviluppa attaccamento per Lui non lo fa col desiderio di ricevere in cambio benefici materiali, come il sollievo dalla sofferenza o la ricchezza. Ciò significa che fin dall’inizio il principio fondamentale del suo attaccamento a Krsna é in qualche modo l’amore. Di conseguenza, la sua saggezza, unita allo studio degli sastra (Scritture), gli permette di capire perfettamente che Krsna è Dio, la Persona Suprema.

La Bhagavad- gita (7. 19) conferma che la vera saggezza, acquisita dopo numerose esistenze, è quella di colui che si abbandona a Krsna, Vasudeva, nella piena consapevolezza che Krsna è l’origine di tutto e la causa di tutte le cause. Di conseguenza, il saggio resta attaccato ai piedi di loto di Krsna e sviluppa a poco a poco il suo amore per Lui. La persona dotata di tale saggezza è dunque particolarmente cara a Krsna, ma non per questo bisogna considerare meno magnanimi coloro che, afflitti dalla sofferenza o dalla povertà, cercano rifugio in Krsna per riceverNe soddisfazione. Anch’essi sono considerati grandi anime (mahatma).

Nessuno può adorare con costanza la Persona Suprema se non raggiunge il livello del janani, l’uomo di saggezza. Le persone d’intelligenza inferiore, accecate dall’illusione, dall’incantesimo di maya, si attaccano soprattutto a qualche essere celeste, secondo l’influenza materiale a cui sono soggette. Il saggio è colui che ha perfettamente realizzato di essere un’anima spirituale, e non un semplice corpo di materia. Poiché sa di essere un’anima spirituale e sa che Krsna è l’Essere Spirituale Supremo, capisce che deve stabilire una relazione profonda con Krsna e non con il proprio corpo di materia. Al contrario, l’infelice e coloro che cerca la ricchezza hanno entrambi una coscienza materiale dell’esistenza perché le loro aspirazioni sono strettamente legate al corpo. Il curioso si situa forse leggermente più in alto, ma anche lui è a livello materiale. Il saggio, invece, che è alla ricerca di Krsna, sa perfettamente di essere un’anima spirituale, brahman, e sa che Krsna è l’anima Spirituale Suprema, il para- brahman. Inoltre sa che l’anima spirituale, dipendente e limitata com’è, deve dedicarsi a Krsna, l’Anima Suprema e illimitata. Questa è la relazione che unisce il saggio a Sri Krsna.

Per concludere diciamo che l’uomo liberato dalla falsa concezione che lo lega al corpo si qualifica per compiere il servizio di devozione puro. La Bhagavad- gita (18. 54) lo conferma quando spiega che solo dopo aver realizzato il brahman ad essersi liberati dalle angosce materiali per raggiungere il livello dove tutti gli esseri sono visti con occhio uguale, si diventa qualificati per entrare nel regno del servizio di devozione.

Come abbiamo già menzionato, ci sono tre forme di felicità: materiale, spirituale e devozionale. Il servizio di devozione e la felicità che ne deriva restano inaccessibili finchè si è soggetti dall’influenza della materia. E chi aspira ai piaceri materiali o chi desidera diventare Uno col Supremo è sicuramente legato a una visione materiale. Infatti, l’impersonalista ha come scopo ultimo quello di fondersi col Signore perché non può o non sa gustare la felicità spirituale che procurano la compagnia e gli scambi d’amore con Dio, la Persona Suprema. Questa concezione impersonale non è che il prolungamento della coscienza materiale. Nel mondo materiale ognuno tenta di elevarsi più in alto possibile per poter dominare gli altri. Questa competizione, dove ognuno si sforza di diventare il più grande, si osserva a tutti i livelli – nelle comunità, nelle città e nelle nazioni. La sete di grandezza può estendersi all’infinito, ed è a questo punto che l’essere desidera diventare Uno col Signore Supremo, il grande tra i grandi. Questa aspirazione è senz’altro propria di una persona un po’ più evoluta della massa, tuttavia è ancora una visione materiale.

La perfetta comprensione spirituale si basa sulla realizzazione completa della nostra condizione originale, e con questa conoscenza l’essere s’impegna nel sublime servizio d’amore al Signore. Occorre comprendere quanto siamo limitati, mentre il Signore è illimitato. E’ impossibile, dunque, fare Uno con Lui, non importa quanto ci sforziamo. Finchè rimarrà in noi anche la più piccola traccia di desiderio di soddisfare i sensi diventando sempre più importanti sul piano materiale o su quello spirituale, non potremo assaporare la vera dolcezza del servizio di devozione. Perciò Srila Rupa Gosvami paragona questi desideri di godimento materiale (bhukti) e di liberazione (mukti) ai malefici sortilegi di una strega; sia l’uno che l’altro portano solo sofferenza. La sete di piaceri materiali, come anche il desiderio di liberarsi dalle angosce che ne derivano per fondersi col Signore, sono paragonati ad un sortilegio perché fintanto che si trovano nell’essere gli impediscono di gustare il vero sapore del servizio di devozione.

Un puro devoto non si preoccupa mai di raggiungere la liberazione. Sri Caitanya Mahaprabhu pregava Krsna così:

“O Signore onnipotente! Non aspiro alle ricchezze, non desidero belle donne e non voglio discepoli. Desidero solo impegnarmi incondizionatamente nel Tuo servizio d’amore vita dopo vita.”

Il puro devoto è così assorto nella glorificazione del nome, della forma, delle qualità e dei divertimenti del Signore che non si preoccupa più della mukti. Bilvamangala Bhakura precisa a questo proposito:

“Quando Ti servo con devozione, o Signore, vedo la Tua presenza in tutti i luoghi e in tutte le cose. Quanto alla liberazione, penso che essa stia alla mia porta, a mani giunte, pronta a servirmi”

Nello Srimad- Bhagavatam (3. 25. 36) Kapiladeva dice a Sua madre Devahuti:

“I miei puri devoti sono affascinati alla vista delle Mie diverse forme, dello splendore del Mio volto e della grazia ineffabile del Mio corpo. Il Mio sorriso, i Miei divertimenti e il Mio sguardo li affascinano tanto che essi pensano sempre a Me ed abbandonano a Me la loro vita. Sebbene essi non aspirino ad alcuna forma di liberazione o di godimento materiale, Io li porto con Me, nel Mio regno assoluto, tra i Miei compagni eterni.”

Lo Srimad- Bhagavatam garantisce dunque al puro devoto che un giorno potrà vivere in compagnia del Signore Supremo. Srila Rupa Gosvami sottolinea a questo proposito che chiunque provi attrazione per i piedi di loto di Sri Krsna o per il servizio di devozione, e abbia il cuore traboccante di estasi spirituale grazie a questa attrazione, non proverà naturalmente nessun desiderio per la liberazione, così cara agli impersonalisti.

Nello Srimad- Bhagavatam (3. 4. 15) c’è un passo simile in cui Uddhava si rivolge a Krsna dicendo:

“O Signore, chi s’impegna nel Tuo servizio d’amore sublime non ha più niente da aspettarsi dalla religione, dall’accumulo di ricchezze, dalla gratificazione dei sensi o dalla liberazione, piaceri che gli sarebbero comunque facilmente accessibili. Anche se Tu mi offrissi queste grazie, o Signore, non avrei il desiderio di accettarle. La mia unica preghiera è che io possa acquisire una ferma fede e devozione al servizio dei Tuoi piedi di loto.”

Nello Srimad- Bhagavatam (3. 25. 34 e 3. 29. 13) Kapiladeva dice ancora a Sua madre:

“I Miei devoti che servono di tutto cuore i Miei piedi di loto sono pronti, in ogni momento, a fare qualsiasi cosa per il Mio piacere; ciò è vero in particolare per quei fortunati devoti che si riuniscono per studiare la natura sublime della Mia forma, dei Miei divertimenti e delle Mie qualità. Così essi Mi glorificano, traendo da questi atti una gioia tutta spirituale, che fa perdere loro ogni desiderio di fondersi in Me o di avere un posto simile al Mio sul Mio regno, di possedere ricchezze simili alle Mie o anche di vivere in Mia compagnia con un aspetto fisico simile al Mio. Essi rifiutano questi benefici anche se Io li offro loro, perché il servizio di devozione li appaga completamente.”

Nello Srimad- Bhagavatam (4. 9. 10) il re Dhruva afferma:

“O Signore, il piacere che prova l’impersonalista attraverso la realizzazione spirituale non può essere paragonato alla felicità spirituale che provano i puri devoti che meditano sui Tuoi piedi di loto. Come può dunque colui che si dedica all’azione interessata, e la cui massima aspirazione è quella di raggiungere i pianeti celesti, conoscere Te, e come pensare che egli possa godere di una felicità simile a quella del devoto?”

CAPITOLO 4

IL SERVIZIO DI DEVOZIONE

TRASCENDE

OGNI FORMA DI LIBERAZIONE

Maharaja Prthu (Adi – raja) descrive nella seguente preghiera l’attaccamento profondo che il devoto prova per il servizio di devozione alla Persona Suprema:

“O Signore, come potrei avere il minimo desiderio di ottenere la liberazione se questa cosiddetta emancipazione spirituale mi deve privare di un nettare sublime: ascoltare i Tuoi puri devoti che Ti glorificano dal più profondo del loro cuore? O Signore, che la Tua grazia mi accordi piuttosto milioni di bocche e di orecchi in modo che io possa cantare ed ascoltare senza interruzione le Tue glorie divine.” (S.B., 4.20:24)

L’impersonalista desidera fondersi nell’Assoluto perdendo in Esso la propria individualità; come potrebbe quindi ascoltare o cantare le glorie del Signore Supremo? Poiché egli non riesce a concepire la forma spirituale del Signore, resta incapace di ascoltare o di cantare le Sue attività sublimi. In altre parole, nessuno, se non ha già superato la liberazione, può gustare le glorie del Signore o comprendere la Sua forma trascendentale.

Trattando il medesimo argomento, Sukadeva Gosvami si rivolge così a Maharaja Pariksit:

“Il re Bharata, grande anima, aveva un così grande attaccamento per il servizio ai piedi di loto di Krsna che rinunciò senza difficoltà non solo al potere sovrano che esercitava sul pianeta intero, ma anche al suo profondo affetto per i figli, per i sudditi, per gli amici, per l’opulenza regale e per la sua bellissima sposa. La dea della fortuna stessa si compiaceva di colmarlo di tutti i benefici materiali, ma egli non li accettò mai” (S. B., 5. 14. 44)

Sukadeva Gosvami continua in questi termini l’elogio del re Bharata:

“Chiunque abbia il cuore attratto dalle sublime qualità di Madhusudana, Dio, la Persona Suprema, non si preoccupa più della liberazione a cui i grandi saggi aspirano con grande ardore. Come potrebbe quindi cercare ancora la ricchezza materiale?”

Vrtrasura si rivolge così al Signore:

“Se abbandonassi il Tuo servizio trascendendale, o Signore, forse potrei raggiungere Dhruvaloka [la stella polare] o potrei diventare il sovrano di tutti i sistemi planetari dell’universo. Ma tutto ciò non mi attira. Non desidero neppure i poteri dello yoga o la liberazione. Il mio unico desiderio è quello di poter vivere accanto a Te, o Signore, per servirTi eternamente.” (S. B., 6. 17. 28)

Indra, il re dei cieli, rivolge a sua madre, Diti, parole analoghe:

“Cara madre, l’uomo che abbandona ogni desiderio per impegnarsi solo nel servizio di devozione al Signore ha saputo riconoscere il suo vero interesse. E poiché agisce per il suo proprio bene, è considerato maestro nell’arte di progredire sulla via della perfezione” (S. B., 6. 18. 74)

Citiamo anche le parole di Maharaja Prahlada:

“Amici miei, figli di atei, niente è più prezioso in questo mondo che soddisfare Krsna, il Signore Supremo. Infatti, se voi riuscite a soddisfare il Signore, Egli esaudirà senza alcun dubbio ogni vostro desiderio, anche il più segreto. A che serve dunque cercare di elevarsi con le attività interessate, quando in ogni momento le influenze della natura materiale ve ne offrono sicuramente il frutto? E a che serve la liberazione dai legami della materia? Cantate senza fine le glorie del Signore Supremo e gustate il nettare che emana dai Sui piedi di loto, realizzerete così la futilità di ogni altra aspirazione.” (S.B., 7. 6. 25)

Risulta chiaro da queste parole che colui che prova piacere nel cantare e nell’ascoltare il racconto sublime delle glorie trascendentali del Signore ha già superato non solo ogni forma di benedizione materiale – tra cui i frutti dell’azione interessata e quelli dei diversi sacrifici -, ma anche la liberazione dalle reti della materia.

Quando Sri Nrsimhadeva apparve, gli esseri celesti Gli offrirono le loro preghiere, e questa fu la preghiera che Indra rivolse al Signore:

“O Essere Supremo, i demoni contestano la nostra partecipazione ai riti sacrificali, ma il Tuo avvento sotto questa forma di metà-uomo-metà leone ci ha liberato dalle paure più profonde. In realtà, solo per la Tua grazia noi otteniamo la nostra parte di sacrificio, perché Tu solo sei il beneficiario supremo di ogni sacrificio, l’Anima Suprema in ogni essere e il proprietario legittimo di tutto ciò che esiste. A lungo il nostro cuore ha tremato davanti al demone Hiranyaksasipu, ma la Tua bontà verso di noi è così grande che Tu lo hai annientato e hai allontanato ogni nostra paura; così ora possiamo sostituirla nel nostro cuore con la Tua immagine, o Signore. Per colui che s’impegna nel Tuo servizio d’amore sublime, le nostre ricchezze, come quelle che ci hanno rubato i demoni, non sono niente. I devoti non si preoccupano nemmeno della liberazione, che dire dunque delle ricchezze materiali! In realtà, noi non siamo i beneficiari del frutto dei sacrifici: il nostro unico dovere è quello di servirTi, poiché Tu sei il solo beneficiario di ogni cosa.” (S. B., 7. 8. 42)

Ciò significa che da Brahma fino alla minuscola formica, nessuno è destinato a godere dei beni materiali, che devono invece essere offerti a Dio, il proprietario supremo. Questo è il vero modo di ricavarne un bene immediato. Così, secondo una famosa analogia, le varie parti del corpo lavorano per lo stomaco, ma questo ridistribuisce il nutrimento al corpo intero ed ogni parte ne ricava il pieno beneficio. Similmente, il dovere di ogni essere consiste nel soddisfare il Signore Supremo, che senza alcun dubbio ci ricompenserà per questo atto e automaticamente tutti saranno soddisfatti.

Un altro verso dello Srimad- Bhagavatam (8. 3. 20), pronunciato da Gajendra, esprime lo stesso pensiero:

“O Signore, Ti ho chiesto qualche grazia materiale solo perché non ho mai gustato la felicità spirituale che deriva dal servirTi con devozione. Ma so che i puri devoti, liberi da ogni desiderio materiale per avere servito i piedi di loto delle grandi anime, sono sempre immersi in un oceano di felicità spirituale e provano una soddisfazione completa nel glorificare le Tue caratteristiche divine. In realtà, essi non chiedono e non desiderano nient’altro”.

Il Signore di Vaikuntha si rivolge in questi termini a Durvasa Muni:

“I Miei puri devoti sono pienamente soddisfatti nel compiere il servizio di devozione, tanto che non desiderano nemmeno la liberazione in una delle sue cinque forme: fondersi in Me, vivere sul Mio pianeta, godere delle Mie stesse opulenze, possedere il Mio stesso aspetto fisico e vivere in Mia compagnia. E se non sono interessati a questi benefici così preziosi, saranno ancora meno interessati alle ricchezze di questo mondo o alla liberazione dai legami della materia.” (S. B., 9. 4. 67)

Le naga – patni – le mogli del serpente Kaliya – pronunciarono le seguenti preghiere:

“O Signore, la polvere dei Tuoi piedi di loto è meravigliosa. Chiunque abbia la fortuna di essere toccato da questa polvere perde ogni attrazione per i piaceri paradisiaci, per il dominio su tutti i sistemi planetari dell’universo, per le perfezioni dello yoga e perfino per la liberazione dall’esistenza materiale. In realtà, chi adora la polvere dei Tuoi piedi di loto non prova più la minima attrazione per nessun’altra perfezione.” (S. B., 10.16.37)

i Veda personificati, Gli Sruti, pregarono anch’essi in questo modo:

“O Signore, realizzare la conoscenza spirituale è molto difficile. Ma il Tuo avvento ha lo scopo di chiarire per noi la complessità di questa conoscenza. Così i Tuoi devoti, che abbandonarono le comodità della casa per godere della compagnia di acarya liberati, ora si dedicano completamente al servizio di devozione e non si preoccupano più di raggiungere qualche cosiddetta liberazione.” (S: B: 10.87.21)

In questo verso, per “conoscenza spirituale” s’intende il fatto di comprendere chi sono l’anima e l’Anima Suprema. Entrambe sono chiamate brahman, o spirito, perché sono qualitativamente della stessa natura. Ma la scienza del brahman è molto difficile da capire. Numerosi filosofi cercano di percepire l’anima, ma tutti restano incapaci di realizzare qualche progresso tangibile su questa via. Secondo la Bhagavad- gita, solo qualcuno, tra milioni e milioni di uomini, cercherà di capire che cos’è la conoscenza spirituale, e tra essi uno solo forse raggiungerà la conoscenza di Dio, la Persona Suprema. Questa conoscenza è dunque molto difficile da raggiungere, ma il Signore Supremo, per renderla più accessibile, scelse di apparire in persona nella Sua forma originale di Sri Krsna e di istruire direttamente uno dei suoi compagni, Arjuna, affinché tutti gli uomini ne traessero beneficio. Il verso citato sopra spiega inoltre che raggiungere la liberazione significa rinunciare ad ogni forma di benessere materiale. Mentre l’impersonalista si accontenta di tenersi lontano dalle circostanze materiali, il devoto può facilmente rinunciare all’esistenza materiale e godere anche del piacere trascendentale che procurano l’ascolto e il canto delle attività meravigliose di Sri Krsna.

Krsna dice nello Srimad- Bhagavatam (11.20.34):

“Caro Uddhava, i devoti che hanno preso completo rifugio nel Mio servizio di devozione vi si stabiliscono con tanta fermezza che perdono ogni altro desiderio. Essi rifiutano anche le quattro forme di perfezione spirituale, che dire dunque delle cose materiali!”

In un altro passo dello Srimad- Bhagavatam (11. 14. 14) Sri Krsna dice ancora a Uddhava:

“Colui che pensa ed agisce in piena coscienza della Mia Persona non aspira affatto a raggiungere la posizione di Brahma o di Indra, né a diventare il sovrano di tutti i pianeti o il maestro delle otto siddhi [poteri soprannaturali], e non desidera neanche la liberazione.”

E Siva dice alla sua sposa:

“Cara Devi, Saggio brahmana Markandeya ha sviluppato una fede e una devozione inflessibili verso Dio, la Persona Suprema; egli non ricerca dunque nessuna benedizione, neanche quella di uscire dall’universo materiale.” (S. B., 12.10.6)

Nel Padma Purana, che descrive i diversi riti osservati nel mese di karttika (ottobre – novembre), si afferma che in questo mese, a Vrndavana, Sri Krsna dev’essere adorato ogni giorno nella Sua forma di Damodara. Questa forma ricorda il divertimento d’infanzia di Krsna in cui Sua madre Yasoda Lo legò con una corda. Il termine dama significa “corda” ed udara “addome”. Yasoda, turbata dalle birichinate di Krsna, Lo immobilizzò passandoGli una corda attorno all’addome; da qui il Suo nome di Damodara. Ecco alcune preghiere che si offrono a Damodara durante il mese di karttika:

“O Signore, Tu sei il controllore di tutti gli esseri e la sorgente di ogni benedizione.”

Notiamo a questo proposito che esistono numerosi esseri celesti, come Brahma o Siva, che conferiscono anch’essi diverse benedizioni a chi li adora. Ravana, per esempio, ricevette molte benedizioni da Siva, e Hiranyakasipu da Brahma. Ma Siva e Briahma ricevono le loro benedizioni da Sri Krsna; per questo motivo si dice che il Signore è il benefattore ultimo. Egli può dunque esaudire tutti i desideri del Suo devoto. La preghiera continua così:

“Non desidero affatto che Tu mi accordi benefici materiali, e neppure la liberazione, che tra questi benefici è il più elevato. Vorrei invece che Tu mi accordassi la grazia di pensare sempre alla Tua forma di Damodara, come la contemplo ora. La Tua forma, o Signore, è così bella ed affascinante che io non desidero altro che contemplarla senza fine.”

“O Damodara, o Signore, un giorno, mentre giocavi nella casa di Nanda Maharaja, rompesti il vaso che conteneva lo yogurt, e per punirTi made Yasoda decise di legarTi ad un pesante mortaio. Fu allora che liberasti Nalakuvara e Manigriva, i due figli di Kuvera, che avevano preso la forma di alberi arjuna nel cortile del re Nanda che anch’io possa essere liberato in modo simile durante i Tuoi divertimenti pieni di misericordia.” (Damodarastakam, IV e VII)

Le due persone ricordate in questo verso erano i due figli di Kuvera, il tesoriere degli esseri celesti; resi orgogliosi dalla ricchezza del loro padre, si bagnavano un giorno in un giardino paradisiaco in compagnia di ragazze meravigliose e senza veli. Mentre sono immersi in queste delizie, passa il grande saggio Narada che si rammarica della loro bassezza. Le giovani donne, alla vista del santo, si coprono subito, ma i due esseri celesti, i figli di Kuvera, troppo ebbri non hanno questa decenza. Vedendoli così degradati, Narada si irrita e li maledice: “Poiché siete privi di ogni buon senso, figli di Kuvera, diventate due alberi!” A queste parole, i due giovani ritornano in sé e implorano il saggio di perdonarli. “Va bene, egli disse. Prenderete la forma di alberi arjuna, ma crescerete nel cortile di Nanda Maharaja, dove, venuto il momento, Krsna in persona apparirà come figlio adottivo del re e vi libererà dalla vostra condizione.” la maledizione di Narada ai figli di Kuvera fu piuttosto una benedizione perché indirettamente annunciava loro la grazia di Sri Krsna. I due fratelli furono dunque trasformati in due alberi Arjuna e restarono nel cortile di Nanda Maharaja finchè Damodara, il Signore, fece in modo che si avverasse la profezia di Narada; avanzando verso i due alberi, Krsna supera facilmente lo spazio che li separa, ma il grande mortaio che trascina dietro di Sé si blocca orizzontalmente tra i due tronchi. Allora Sri Krsna tira con forza la fune che Lo tiene legato al mortaio e i due alberi si abbattono al suolo con immenso frastuono. Dai due alberi abbattuti escono Nalakuvara e Manigriva, diventati ormai grandi devoti del Signore.

Nell’Hayasirsa. pancaratra si trova questa affermazione:

“O Signore, o Persona Suprema, non desidero nessuna benedizione in cambio delle mie pratiche religiose, come non desidero le ricchezze, il piacere dei sensi e la liberazione. Prego solo di poter servire senza fine i Tuoi piedi di loto. Abbi la bontà di accordarmi questa benedizione.”

Lo stesso Testo afferma inoltre che Maharaja Prahlada rifiutò dal Signore ogni beneficio materiale, sebbene Nrsimhadeva gli avesse offerto qualsiasi tipo di benedizione; egli chiese umilmente di poter rimanere per sempre il Suo devoto e nient’altro. Prahlada Maharaja citò allora l’esempio di Hanuman, l’eterno servitore di Sri Ramacandra, che non chiese mai al Signore alcun favore materiale e rimase sempre attaccato al suo servizio. Questa è la caratteristica di Hanuman che lo rende degno della venerazione di tutti i devoti, e di Prahlada Maharaja stesso. Una preghiera di Hanuman è restata famosa:

“Se questo è il Tuo desiderio, o Signore, Tu puoi darmi la salvezza e sottrarmi all’esistenza materiale, o accordarmi il privilegio di fondermi nella Tua esistenza, ma sappi che io non desidero nessuno di questi benefici. Non desidero niente che possa sciogliere il legame di servizio che mi unisce a Te, neppure dopo la liberazione.”

Si trova un passo analogo nel Narada – pancaratra:

“O Signore, non aspiro a nessuna delle perfezioni legate all’esecuzione dei riti religiosi, alla ricerca di ricchezze, alla gratificazione dei sensi o alla liberazione. Ti prego soltanto di accordarmi il favore di poter restare sotto i Tuoi piedi di loto. Non desidero la liberazione in nessuna delle sue forme, che si tratti di vivere sul Tuo pianeta (salokya) o di avere il Tuo stesso aspetto fisico (sarupya). Il mio unico desiderio è quello di poter essere sempre impegnato nel Tuo servizio d’amore.”

Lo Srimad- Bhagavatam (6. 14. 5) riporta la domanda che Maharaja Pariksit rivolse a Sukadeva Gosvami:

“O brahmana, so che il demoniaco Vrtrasura era un essere molto peccaminoso, completamente dominato dalla passione e dall’ignoranza. Come ha potuto adesso dunque raggiungere una così alta perfezione devozionale al servizio di Narayana? Ho sentito dire che perfino grandi personaggi, che si sottoposero a rigide austerità, anime per sempre liberate e perfette nella conoscenza, dovettero lottare duramente per diventare devoti del Signore. Queste persone sono molto rare altre per lo più rimangono nascoste ai nostri occhi, perciò sapere che Vrtrasura è diventato un così grande devoto non finisce di stupirmi!”

E’ importante notare in questo verso che mentre sono numerosi coloro che hanno potuto fondersi nel brahman impersonale dopo aver ottenuto la liberazione, molto raro è invece il devoto di Narayana, il Signore Supremo. Tra milioni di uomini che raggiungono la liberazione, uno solo forse avrà la fortuna di diventare un devoto.

Nello Srimad- Bhagavatam (1. 8. 20), mentre Krsna sta partendo per Dvaraka, la regina Kunti offre al Signore queste preghiere:

“Caro Krsna, così grande è il Tuo splendore che Tu resti inaccessibile ai più grandi eruditi e ai Paramahansa, le anime pienamente realizzate. Se questi saggi, che sono liberi dalle conseguenze dell’esistenza condizionata sono incapaci di conoscerti, come possiamo noi, semplici donne, realizzare le Tue glorie? Come possiamo conoscerTi?”

Da questo verso possiamo capire che il Signore resta sconosciuto anche alle grandi anime liberate, ma si Rivela ai puri devoti e solo a loro, come alla regina Kunti, grazie alla sua grande umiltà. Benché fosse una semplice donna, e come tale fosse considerata di minore intelligenza, Kunti poté realizzare le glorie di Krsna.

Un altro verso importante si trova nello Srimad- Bhagavatam (1. 7. 10); si tratta del verso detto atmarama, che spiega che anche l’essere perfettamente libero dalla contaminazione materiale si sente attratto dalle qualità trascendentali di Krsna. L’anima liberata non ha più il minimo desiderio di godimento materiale, tuttavia sente il desiderio irresistibile di ascoltare e comprendere i divertimenti del Signore. Si può così concludere che le glorie e i divertimenti del Signore non hanno niente di materiale. Altrimenti, come sarebbe possibile che gli esseri liberati, detti atmarama, che trovano in sé stessi la piena soddisfazione, si sentano attratti dai Suoi divertimenti? Questo è ciò che dobbiamo comprendere.

Il devoto non è alla ricerca di alcuna forma di liberazione. Come abbiamo già visto, esistono cinque forme di liberazione: fare Uno col Signore, vivere sul Suo stesso pianeta, avere il Suo stesso aspetto fisico, godere della Sua stessa opulenza e vivere in Sua compagnia. Di queste cinque, il devoto non accetta mai quella conosciuta come sayuijta, che consiste nel fondersi col Signore. Le altre quattro, sebbene il devoto non le desideri, non si oppongono all’ideale devozionale. Le anime liberate che hanno raggiunto queste quattro forme di liberazione e risiedono sui pianeti Vaikuntha possono sviluppare il loro amore per Krsna e raggiungere il Suo regno di Goloka Vrndavana, o Krsnaloka, nel mondo spirituale. Ciò spiega come alcune anime liberate possano conoscere ancora diverse forme di esistenza. Può darsi che all’inizio esse desiderino godere delle stesse opulenze di Krsna, ma quando raggiungono la piena maturità, l’amore innato che provano per Krsna, quello che manifestano molto bene gli abitanti di Vrndavana, riprende il primo posto nel loro cuore. Il devoto, dunque, non accetta mai la forma di liberazione che consiste nel diventare Uno col Signore, benchè possa considerare favorevoli le altre quattro.

Tra le diverse categorie di devoti si considera superiore il devoto che è attratto dalla forma originale del Signore, quella di Sri Krsna a Vrndavana. Egli non prova mai attrazione per l’opulenza di Vaikuntha, né per quella di Dvaraka, la città regale dove Krsna regnò. La conclusione di Srila Rupa Gosvami è che il devoto, attratto dai divertimenti del Signore a Gokula, Vrndavana, è certamente il più elevato.

Il devoto che sviluppa attaccamento per una particolare forma del Signore non prova più il desiderio di orientare la sua devozione verso qualche altra forma del Signore. Per esempio, Hanuman, il devoto di Ramacandra, ebbe una devozione esclusiva per Ramacandra, benché sapesse che Ramacandra non è differente da Narayama. Ciò è dovuto all’attrazione particolare che il devoto prova per il Signore. Tuttavia, tra le innumerevoli forme del Signore, quella di Krsna è la prima. Similmente, benché tutti i devoti che adorano le diverse forme del Signore siano considerati uguali, coloro che adorano Krsna sono i più grandi.

CAPITOLO 5

LA PUREZZA DEL SERVIZIO DI DEVOZIONE

L’insieme delle istruzioni particolareggiate che Srila Rupa Gosvami ci ha dato nei capitoli precedenti può essere così riassunto: chi aspira ancora a godere della materia o desidera fondersi nella radiosità spirituale del Signore non può raggiungere il servizio di devozione puro.

Rupa Gosvami afferma poi che il servizio di devozione è al di là di ogni considerazione di carattere materiale e non può essere confinato ad un paese, a una categoria di uomini, a una data cultura o a qualsiasi altra condizione restrittiva. Lo Srimad- Bhagavatam (1. 2. 6) afferma che il servizio di devozione è assoluto e incondizionato. Si compie senza la speranza di un guadagno e nessuna circostanza materiale può ostacolarlo. Si offre a tutti, senza distinzione alcuna, ed è l’occupazione naturale, originale ed eterna dell’essere individuale.

Nel Medio Evo, dopo la scomparsa di Sri Chityananda, celebre compagno di Sri Caitanya Mahaprabhu, si affermò una classe di sacerdoti che dicevano di appartenere alla stirpe di Nityananda e di formare la “casta dei Gosvami”, o Nityananda – vamsa. Essi si riservarono inoltre il diritto esclusivo di praticare e di diffondere il servizio di devozione. Esercitarono così la loro influenza ingannevole per qualche tempo, fino al giorno in cui Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, potente acarya della Gaudiya – Vaisnava – sampradaya, confutò definitivamente le loro idee. Dopo una lotta accanita e sostenuta ma fruttuosa, egli stabilì in modo giusto e concreto che il servizio di devozione non può essere patrimonio esclusivo di un gruppo ristretto di persone. Inoltre, chiunque lo pratichi raggiunge subito il livello di perfetto brahmana. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura condusse dunque con successo la lotta per la gloria del Movimento di Sri Caitanya.

Grazie alla posizione ferma di questo grande acarya, ogni uomo può oggi diventare un vaisnava gaudiya, da qualsiasi parte della Terra – o anche dell’universo – provenga. E poiché il puro vaisnava trascende ogni condizionamento materiale, è già stabilito nella virtù, la più alta delle influenze materiali. Il Movimento per la coscienza di Krsna, come esiste nei paesi dell’occidente, si basa sull’insegnamento di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Prabhupada, nostro maestro spirituale, e in base all’autorità delle sue parole noi raggruppiamo aderenti da tutti i ceti della società occidentale. Alcuni cosiddetti brahmana sostengono che è impossibile ricevere il filo sacro e diventare perfetti vaisnava se non si proviene da una famiglia di brahmana. Ma noi rifiutiamo questa teoria, perché non è sostenuta né da Rupa Gosvami né dall’autorità delle Scritture.

Al contrario, Srila Rupa Gosvami sottolinea qui che ogni uomo gode del diritto legittimo di praticare il servizio di devozione e di diventare cosciente di Krsna. Egli sostiene le sue affermazioni citando numerose Scritture, come il Padma Purana, dove il saggio Vasistha si rivolge così al re Dilipa:

“O re, ognuno ha il diritto di compiere il servizio di devozione proprio come ha il diritto di fare un bagno mattutino durante il mese di magha (dicembre – gennaio).”

E il Kasi – Khanda dello Skanda Purana afferma:

“Nel paese di Mayuradhvaja si vedono uomini di classi inferiori, più bassi dei sudra, che ricevono l’iniziazione al culto vaisnava del servizio di devozione. E quando sono vestiti come si deve, col corpo segnato dal tilaka o col mala intorno al collo e tra le mani, si direbbe che vengano da Vaikuntha. In realtà, il loro splendore è tale che supera facilmente quello dei brahmana ordinari”.

Un vaisnava è dunque automaticamente un brahmna. Anche Sanatana Gosvami sostiene questo fatto nell’Hari – bhakti – vilasa, che serve da guida pratica ai vaisnava. Egli spiega chiaramente che, come il bronzo (kamsa) si trasforma in oro a contatto con un amalgama a base di mercurio, chiunque riceva debitamente l’iniziazione al culto vaisnava diventa certamente un brahmana. Il maestro spirituale autentico può, sotto la direzione di autorità vaisnava, iniziare ogni uomo al servizio devozionale e permettere così a tutti di raggiungere il piano più elevato, quello di brahmana.

Srila Rupa Gosvami ci avverte, tuttavia, precisando che anche se abbiamo ricevuto l’iniziazione da un maestro spirituale autentico non dobbiamo credere di essere giunti al termine dei nostri sforzi. Bisogna continuare a seguire con grande cura tutti i principi regolatori del servizio di devozione, altrimenti si cadrà nuovamente. Bisogna sempre essere molto attenti, ricordarsi che siamo un frammento infinitesimale che emana dal corpo trascendentale di Krsna, e che è nostro dovere servire il Tutto perfetto, cioè Krsna. Senza servire Krsna ricadremo senz’altro ad un livello inferiore. In altre parole, non è sufficiente ricevere l’iniziazione spirituale per diventare un brahmana qualificato; bisogna anche compiere il proprio dovere ed aderire rigidamente ai principi regolatori.

Srila Rupa Gosvami spiega inoltre che la pratica assidua del servizio di devozione preserva da ogni caduta. Ed anche se, accidentalmente, si allontana dai principi devozionali, il vaisnava non è tenuto a ricorrere ai riti espiatori del prayascitta per riscattare il suo errore. Infatti, è sufficiente che applichi di nuovo le regole e i principi propri del servizio di devozione per tornare sulla giusta via. Questa è la potenza misteriosa della devozione vaisnava.

In pratica ci sono tre vie per raggiungere il livello della coscienza spirituale: il karma, il jnana, e la bhakti. Il karma consiste in esercizi rituali e il jnana in metodi speculativi. Ma colui che adotta la bhakti non ha bisogno del karma e del jnana. Abbiamo già spiegato che il servizio di devozione puro non comporta la minima traccia di speculazione intellettuale (jnana) o di pratiche rituali (karma).

Srila Rupa Gosvami cita a questo proposito l’undicesimo Canto dello Srimad- Bhagavatam (11. 21. 2) dove Krsna rivolge a Uddhava il seguente discorso:

“Si può giudicare come segue il valore di una persona: chi ha perfezionato la pratica del servizio di devozione non prenderà mai più rifugio delle vie dell’azione interessata o della speculazione filosofica. Se sviluppa attaccamento per questo servizio e si lascia guidare dai principi regolatori dati dagli acarya e dalle autorità in campo spirituale diventerà certamente il più qualificato degli uomini”.

Ciò è confermato da un altro verso dello Srimad- Bhagavatam (1. 5. 17) in cui Sri Narada muni si rivolge a Vyasadeva in questo modo:

“Anche se una persona trascura i suoi obblighi materiali per prendere direttamente rifugio ai piedi di loto di Sri Hari [Krsna], non si rende colpevole di alcun errore e la sua posizione resta sicura in tutte le circostanze. Anche se cadrà dalla pratica devozionale a causa di cattive compagnie o sarà sorpresa da una morte improvvisa prima di aver concluso la sua evoluzione spirituale, non perderà niente. Invece,, colui che si limita a compiere i suoi doveri materiali nell’ambito di un determinato varna ed asrama, senza la minima coscienza di Krsna, perde il vero beneficio che offre la forma umana.”

In realtà, l’anima condizionata che cerca con frenesia il piacere dei sensi, ignorando che questa via non le permetterà mai di sottrarsi alla contaminazione materiale, non ottiene altro “beneficio” che quello di ricadere nel ciclo di nascite e morti.

RsaBhadeva spiega chiaramente questo concetto nel quinto Canto dello Srimad- Bhagavatam (5. 5. 6) quando insegna ai suoi figli:

“Chi compie attività interessate deve continuamente morire e rinascere in questo mondo, e finchè non avrà sviluppato l’affetto per Vasudeva gli sarà impossibile sottrarsi alle inflessibili leggi della natura materiale.”

Così, l’uomo che adempie coscienziosamente i suoi doveri secondo il varna e l’asrama a cui appartiene, ma trascura di sviluppare il suo amore per il Signore Supremo, Vasudeva, non fa che sprecare la sua vita umana.

Krsna conferma questo punto nello Srimad- Bhagavatam (11. 11. 32) quando dice a Uddhava:

“O Uddhava, l’uomo di prim’ordine è colui che trova in Me il suo rifugio nell’abbandono più totale, e vive nell’abbandono più totale, e vive secondo il Mio insegnamento rinunciando ad ogni forma di occupazione materiale.”

Queste parole del Signore ci fanno capire che gli uomini che si dedicano alla filantropia, alle opere di beneficenza di carattere sociale, all’etica, alla moralità, alla politica, all’altruismo e così via, sono lodevoli solo sul piano materiale. Numerose Scritture vediche, tra cui lo Srimad- Bhagavatam, insegnano che una persona cosciente di Krsna e impegnata nel servizio di devozione supera di gran lunga tutti questi “benefattori dell’umanità”.

Karabhajana Muni ribadisce con maggiore enfasi questa idea nello Srimad- Bhagavatam (11. 5. 41) quando dice a Maharaja Nimi:

“O re, l’uomo che tralascia i doveri propri del suo varna o del suo asrama per abbandonarsi completamente al Signore e prende rifugio ai Suoi piedi di loto non è più il debitore di nessuno; egli è libero da ogni dovere verso i saggi, gli antenati, i membri della sua famiglia e della società. Non deve neppure più preoccuparsi di compiere i cinque tipi di yajna, o sacrifici, che permettono di sfuggire alla contaminazione delle attività peccaminose. Semplicemente praticando il servizio di devozione si libera da ogni obbligo.”

Dal momento della sua nascita l’uomo diventa debitore di una moltitudine di persone. Per esempio, ha un debito verso i grandi saggi per i benefici che egli ricava dalla lettura delle loro opere autorevoli di spiritualità. Vyasadeva, a cui dobbiamo tutte le Scritture vediche, è uno di questi saggi. Prima che egli li mettesse per iscritto, i Veda erano trasmessi solo oralmente, e i discepoli ne imparavano i mantra con l’ascolto e non con la lettura. Ma Vyasadeva pensò fosse opportuno dare ai Veda una forma scritta, poiché gli uomini di questa età hanno la memoria particolarmente corta, che li rende incapaci di ricordare tutte le istruzioni del loro maestro spirituale. Perciò Vyasadeva ci trasmise la conoscenza vedica sotto forma di opere scritte, come i Purana, il Vedanta, il Mahabharata e lo Srimad- Bhagavatam.

Ci sono molti altri saggi, tra cui Sankaracarya, Gautama Muni e Narada Muni, che ci permettono di beneficiare della loro conoscenza e verso i quali noi siamo ugualmente debitori. Abbiamo anche un debito verso i nostri antenati, perché nascendo in una famiglia noi ereditiamo la sua tradizione e il suo patrimonio; così dobbiamo offrire agli antenati, dopo la loro partenza da questo mondo, una specie di cibo consacrato, o prasada, che è chiamato pinda. Siamo anche debitori nei confronti di tutti coloro che in un modo o nell’altro ci rendono servizio, si tratti di parenti, di amici, o anche di animali come la mucca e il cane. E’ nostro dovere pagare tutti questi debiti – verso gli esseri celesti, i saggi, gli antenati, gli animali e la società nel suo insieme – servendo ognuno come conviene. Ma il solo fatto d’impegnarsi nel servizio di devozione e di abbandonarsi a Dio, la Persona Suprema, lasciando ogni altra forma di occupazione, cancella ogni debito e libera da ogni obbligo verso qualsiasi fonte di benefici che non sia il Signore stesso.

Sri Krsna insegna nella Bhagavad- gita (18. 66):

“Lascia ogni altra forma di occupazione ed abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le conseguenze dei tuoi peccati. Non temere”.

Si potrà obiettare che abbandonandosi al Signore Supremo non saremo più in grado di adempiere i nostri obblighi. Ma il Signore insiste: “Non esitare. Non pensare che tralasciando ogni altra attività la tua vita sarà incompleta o che tu ti esporrai a qualche mancanza. Io ti accorderò ogni protezione, non temere.” questa è la promessa fatta da Krsna nella bhagavad- gita.

L’Agastya – samhita aggiunge a questo proposito:

“Come un’anima liberata non è tenuta ad osservare i principi regolatori contenuti nelle Scritture, così colui che debitamente serve Sri Ramacandra non ha bisogno di sottomettersi ai riti prescritti dai supplementi vedici.”

In altre parole, i devoti di Sri Ramacandra, o Krsna, sono già liberati e non hanno bisogno di ubbidire a tutti i principi regolatori enunciati nella sezione dei Veda che tratta delle cerimonie rituali.

Nello Srimad- Bhagavatam (11. 5. 42) Karabhajana Muni dice ancora a Maharaja Nimi:

“O re, l’uomo che smette di adorare gli esseri celesti per impiegare tutta la sua energia a servire il Signore Supremo con amore e devozione è certamente molto caro al Signore. Ed anche se per caso gli capita di commettere un errore non ha bisogno di sottomettersi ai riti prescritti per la purificazione. Il Signore, situato nel suo cuore, mosso a compassione per il Suo devoto, lo corregge dall’interno.”

La Bhagavad- gita conferma in numerosi passi che Krsna, Dio, la Persona Suprema, ha per il Suo devoto un interesse particolare; Krsna stesso proclama che mai niente potrà far cadere il Suo devoto perché Egli lo protegge in ogni istante.

CAPITOLO 6

L’ARTE DI COMPIERE IL SERVIZIO DI DEVOZIONE

Srila Rupa Gosvami spiega che suo fratello maggiore, Sanatana Gosvami, compilò l’Hari – bhakti – vilasa affinché i numerosi principi e regole che vi sono contenuti servissero da guida ai vaisnava. Alcuni di questi principi sono molto importanti, e per il nostro beneficio egli li descriverà nelle pagine seguenti. Srila Rupa Gosvami esporrà solo i principi fondamentali, senza dilungarsi in particolari di minore rilievo. Per esempio, accettare un maestro spirituale è un principio di base, ma il modo preciso di seguire i suoi insegnamenti costituisce un particolare. Può accadere che un discepolo segua l’insegnamento del suo maestro spirituale, e che questo insegnamento differisca leggermente da quello di un altro maestro spirituale; questa differenza, però, è solo marginale. Infatti, nonostante questa differenza, accettare un maestro spirituale è essenziale sotto tutti gli aspetti. Srila Rupa Gosvami non intende entrare nei particolari, perciò spiega qui solo i principi fondamentali. Questi principi sono:

1) prendere rifugio ai piedi di loto di un maestro spirituale autentico;

2) ricevere da lui l’iniziazione spirituale e imparare sotto la sua direzione la pratica del servizio devozionale;

3) sottomettersi alle istruzioni del maestro spirituale con fede e devozione;

4) seguire le orme dei grandi acarya sotto la guida del maestro spirituale;

5) rivolgere domande al maestro spirituale sul modo di progredire nella coscienza di Krsna;

6) essere pronti a rinunciare ad ogni cosa materiale per soddisfare il Signore Supremo, Sri Krsna (ciò significa che la persona impegnata nel servizio di devozione deve poter rinunciare anche a ciò che non vorrebbe lasciare e deve accettare anche ciò che non desidera);

7) vivere in un luogo di pellegrinaggio, come Dvaraka o Vrndavana;

8) intrattenere rapporti col mondo esterno solo quando è strettamente necessario (o accettare per sé solo l’essenziale);

9) rispettare il digiuno di ekadasi;

10) dedicare un culto agli alberi sacri, come il baniano.

Questi dieci principi sono necessari per chi desidera apprendere il servizio di devozione secondo le regole. Il devoto neofita che osserva fin dall’inizio questi dieci principi farà certamente un rapido progresso nella coscienza di Krsna.

In seguito c’è un secondo gruppo di principi:

1) si deve rigorosamente evitare la compagnia dei non – devoti;

2) non si deve istruire una persona che non manifesta alcun desiderio di accettare il servizio di devozione;

3) non si deve avere un eccessivo entusiasmo per la costruzione di templi e monasteri costosi;

4) non si deve leggere un eccessivo numero di opere, né pensare alla possibilità di provvedere alle proprie necessità spiegando o recitando per professione lo Srimad- Bhagavatam o la Bhagavad- gita;

5) non si deve essere negligenti nelle attività quotidiane;

6) non si deve soffrire davanti alla perdita né gioire davanti al guadagno;

7) non si deve mancare di rispetto agli esseri celesti;

8) non si deve causare sofferenza a nessun essere vivente;

9) si devono evitare le offese relative al canto dei santi nomi o all’adorazione delle murti nel tempio;

10) Non si deve mai tollerare che si bestemmi Krsna, la Persona Suprema o il Suo devoto.

Nessuno, se non osserva questi principi, può elevarsi in modo sicuro al piano della sadhana – bhakti, il servizio di devozione nella pratica. Srila Rupa Gosvami raggruppa dunque un totale di venti principi, che sono tutti molto importanti. Tra questi, i primi tre – prendere rifugio in un maestro spirituale autentico, ricevere da lui l’iniziazione spirituale e servirlo con rispetto e venerazione – sono i più importanti.

Egli ci introduce poi a una serie di altri principi, che sono ugualmente importanti:

1) si deve segnare il proprio corpo col tilaka, che è il segno dei vaisnava (Il tilaka dà a chiunque lo veda la possibilità di ricordare Krsna. Sri Caitanya Mahaprabhu diceva che un vaisnava è colui la cui vista ci fa ricordare Krsna. E’ dunque essenziale per un vaisnava segnare il proprio corpo col tilaka.);

2) applicando il tilaka si possono anche scrivere sul corpo le parole Hare Krsna;

3) si devono accettare e portare sul corpo i fiori e le ghirlande offerte alla murti o al maestro spirituale;

4) si deve imparare a danzare davanti alla murti;

5) ci si deve prosternare appena si vede la murti o il maestro spirituale;

6) si deve restare in piedi mentre si visita un tempio di Sri Krsna;

7) quando la murti esce in processione per le strade, il devoto deve subito seguire il corteo (Notiamo che in India, nei templi, e in particolare in quelli consacrati a Visnu, oltre alle murti installate permanentemente nella parte centrale del tempio, vi sono altre murti più piccole che la sera sono condotte fuori in processione. E’ usanza, in alcuni grandi templi, fare processioni notturne accompagnate da gruppi di musicisti; la murti è fatta sedere su un trono decorato e sormontato da un ombrello, il tutto posato su un carro o su un palanchino portato dai devoti. Quando la murti passa per le strade, ognuno esce dalla propria casa e va ad offrirle del cibo. Tutti si uniscono al corteo formando così un quadro meraviglioso. I servitori della murti le presentano allora i conti del giorno, gli incassi e le spese. Ciò si spiega col fatto che la burti è considerata il proprietario del tempio e di tutto ciò che lo circonda, e i sacerdoti, come tutte le persone adibite al servizio del tempio, sono considerati i suoi servitori. Questa pratica risale a tempi molto antichi ed è tuttora in vigore. Si raccomanda dunque di seguire la murti quando esce in processione per le strade.);

8) il devoto deve visitare un tempio di Visnu almeno una o due volte al giorno, la mattina e la sera (A Vrndavana si osserva questa regola in modo molto rigoroso. I devoti vanno ogni mattina ed ogni sera in uno dei cinquemila templi di Vrndavana, il che crea una grande folla in tutto il paese. E’ impossibile visitare tutti i templi di Vrndavana, ma ci sono almeno una dozzina di templi più grandi e più importanti degli altri, che furono eretti dai Gosvami e che conviene visitare.);

9) si deve girare almeno tre volte attorno al tempio (In tutti i templi esiste un corridoio costruito a questo scopo. Alcuni fanno il giro del tempio almeno dieci o quindici volte, o anche di più, secondo il voto che hanno fatto. I Gosvami facevano il giro della collina Govardhana. Si raccomanda anche di fare il giro dell’intera area di Vrndavana.);

10) Si deve adorare la murti nel tempio seguendo i principi che regolano questa adorazione (offrire regolarmente la cerimonia dell’arati, che accompagna l’offerta di diversi cibi, vestire la murti e così via);

11) offrire un servizio personale alla murti;

12) intonare canti devozionali;

13) compiere il sankirtana;

14) cantare i nomi del Signore sul japa – mala (Rosario di centootto grani);

15) offrire preghiere;

16) recitare preghiere conosciute;

17) gustare il maha – prasada (alimenti consacrati che provengono direttamente dal piatto offerto alla murti);

18) bere il caranamrta (l’acqua che è servita a lavare la murti e che si offre agli ospiti);

19) odorare il profumo dell’incenso e dei fiori offerti alla murti;

20) toccare i piedi di loto della murti;

21) contemplare la murti con grande devozione;

22) compiere la cerimonia dell’arati in diversi momenti della giornata;

23) ascoltare ciò che riguarda il Signore e i Suoi divertimenti dallo Srimad- Bhagavatam, dalla Bhagavad- gita e da altre Scritture autentiche;

24) pregare la murti che ci accordi la sua misericordia;

25) ricordare la murti;

26) meditare sulla murti;

27) offrire spontaneamente i propri servizi al Signore;

28) considerare il Signore come un amico;

29) offrire tutto al Signore;

30) offrire al Signore un oggetto che ci è caro (un alimento, un vestito, e così via);

31) essere pronti a affrontare ogni rischio e ad intraprendere qualsiasi sforzo ci venga richiesto per il piacere di Krsna;

32) essere un’anima sottomessa in tutte le circostanze;

33) versare dell’acqua ai piedi della pianta tulasi;

34) ascoltare regolarmente lo Srimad- Bhagavatam ed altre Scritture autentiche;

35) vivere in un luogo sacro come Mathura, Vrndavana o Dvaraka;

36) servire i vaisnava, i devoti del Signore;

37) organizzare il proprio servizio di devozione secondo le proprie possibilità;

38) compiere servizi speciali nel corso del mese di karttika (ottobre – novembre);

39) offrire un servizio particolare al Signore in occasione del janmastami (il giorno che celebra l’avvento di Krsna in questo mondo);

40) fare con grande cura e devozione tutto ciò che dev’essere fatto per la murti;

41) apprezzare la lettura dello Srimad- Bhagavatam in compagnia dei devoti e non di estranei;

42) cercare la compagnia dei devoti spiritualmente elevati;

43) cantare i santi nomi del Signore;

44) vivere nella regione di Mathura.

Si ottiene così un totale di sessantaquattro principi che regolano la pratica del servizio di devozione, di cui i primi dieci sono la base. Ad essi si aggiungono dieci principi secondari e in seguito altri quarantaquattro. Di questi sessantaquattro principi, cinque hanno un’importanza maggiore – adorare la murti, ascoltare lo Srimad- Bhagavatam, vivere in compagnia dei devoti, compiere il sankirtana e risiedere a Mathura.

Ogni nostra azione fisica, mentale o verbale deve inserirsi nel quadro di questi sessantaquattro principi devozionali. Come abbiamo già spiegato, la regola fondamentale del servizio di devozione vuole che ognuno dei nostri sensi sia impegnato al servizio del Signore. Il modo per impegnare i sensi è descritto in questi sessantaquattro punti. Srila Rupa Gosvami citerà ora diverse Scritture per confermare l’autenticità dei principi qui enunciati.

CAPITOLO 7

DIMOSTRAZIONE DEI PRINCIPI DEVOZIONALI

Prendere rifugio

in un maestro spirituale autentico

Nell’undicesimo Canto dello Srimad- Bhagavatam (11. 3. 31) Prabuddha si rivolge a Maharaja Nimi in questi termini:

“Sappi, o re, che non esiste la felicità nel mondo materiale. Sbaglia sicuramente chi crede di trovarla qui, perché questo mondo è pieno solo di sofferenza. Chiunque desideri seriamente raggiungere la vera felicità deve cercare un maestro spirituale autentico e prendere rifugio in lui mediante l’iniziazione. Per essere qualificato, un maestro spirituale deve avere realizzato la conclusione delle Scritture con mature riflessioni e giusti ragionamenti, e dev’essere capace di convincere gli altri di questa conclusione. Sono queste grandi anime completamente dipendenti dal Signore e distaccate da ogni considerazione di carattere materiale che devono essere ritenuti maestri spirituali autentici. Ognuno deve cercare tale maestro per poter portare a termine la sua missione di uomo, quella di elevarsi al piano della felicità spirituale.”

Il significato di questo verso è che nessuno deve accettare come maestro spirituale uno stolto, che non agisce in accordo agli insegnamenti delle Scritture e che ha un carattere equivoco, che non segue i principi del servizio di devozione o che non ha dominato i sei impulsi materiali che tendono al piacere dei sensi – l’impulso della parola, della mente, della collera, della lingua, dello stomaco e degli organi genitali. Invece, chi ha controllato questi sei impulsi è qualificato per fare discepoli su tutta la Terra. Accettare una simile guida è la chiave del progresso nella vita spirituale. Chi ha la fortuna di trovare rifugio in un maestro spirituale autentico camminerà con passo sicuro sul sentiero che conduce alla liberazione.

Ricevere l’iniziazione e

l’insegnamento di un maestro spirituale

Il saggio Prabuddha continua in questi termini il suo colloquio con Maharaja Nimi:

“O re, il discepolo non deve limitarsi a considerare il suo maestro spirituale come una guida, ma deve anche sapere che egli rappresenta il Signore, l’Anima Suprema; deve vedere Dio in lui, perché il maestro spirituale è la manifestazione esterna di Krsna, come confermano tutte le Scritture. Il discepolo deve inoltre dedicarsi ad uno studio serio dello Srimad- Bhagavatam dando prova di grande rispetto e venerazione nei confronti del suo maestro spirituale, perché attraverso l’ascolto e la recitazione dello Srimad- Bhagavatam ci si eleva al piano del servizio e dell’amore per Dio, la Persona Suprema.” (S. B. 11. 3. 22)

L’atteggiamento del discepolo deve essere quello di soddisfare il maestro spirituale autentico. Gli sarà facile allora accedere alla conoscenza spirituale. I Veda confermano questa verità, e Rupa Gosvami aggiunge che ogni cosa si rivela facilmente a chi possiede una ferma fede in Dio e nel maestro spirituale.

Servire con fede il maestro spirituale

Per quanto riguarda l’iniziazione ricevuta da un maestro spirituale, nell’undicesimo Canto dello Srimad- Bhagavatam (11. 17. 27) Krsna afferma:

“Caro Uddhava, non si deve solo vedere il maestro spirituale come il Mio rappresentante, bensì riconoscere in lui la Mia stessa Persona. Non si deve mai vedere in lui un uomo ordinario e invidiarlo o mancargli di rispetto, poiché chiunque lo serva serve automaticamente tutti gli esseri celesti.”

Camminare sulle orme dei grandi saggi

Lo Skanda Purana raccomanda al devoto di seguire le tracce dei saggi e degli acarya che lo hanno preceduto perché in questo modo egli raggiungerà lo scopo desiderato, senza alcun rischio di cadere in preda allo sconforto o di vedere frenato il proprio progresso.

“Chi si atteggia a grande devoto, ma rifiuta di seguire le autorità in materia di Scritture rivelate, non riuscirà a progredire sulla via del servizio devozionale. Non farà che creare confusione tra coloro che aspirano sinceramente al servizio devozionale.”

In generale sono chiamati sahajiya coloro che prendono alla leggera il servizio di devozione; essi obbediscono solo alle loro speculazioni mentali e trascurano gli insegnamenti delle Scritture, intralciando così la giusta pratica del servizio di devozione.

Coloro che non praticano il servizio di devozione e ignorano le Scritture rivelate solleveranno forse un’obiezione. I buddisti, per esempio. Ricordiamo qui che Buddha apparve nella dinastia di un nobile re Ksatriya, ma la sua filosofia fu rifiutata perché si opponeva alle conclusioni vediche. Vi fu un re indù, Maharaja Asoka, che operò per diffondere il buddismo attraverso l’India intera e nei paesi vicini, ma con l’avvento del potente maestro Sankara Acarya, il buddismo fu respinto al di là delle frontiere indiane. A volte alcuni buddisti, sostenuti da altri falsi spiritualisti che rifiutano le Scritture rivelate, dicono di essere animati da una certa devozione per Buddha e vogliono essere considerati devoti. In risposta, Rupa Gosvami spiega perché i buddisti non possono essere accettati come devoti: benché Buddha sia considerato una manifestazione di Krsna, coloro me lo venerano hanno scarsa conoscenza dei Veda. Infatti, lo studio dei Veda deve condurci a stabilire la supremazia assoluta del Signore Supremo; ogni “principio religioso” che non consideri questa conclusione è ateismo e non può essere accettato. Ateismo significa rifiutare l’autorità dei Veda e sottovalutare i grandi acarya che diffondono il messaggio delle Scritture vediche per il bene di tutti gli uomini.

Mo Srimad- Bhagavatam accetta Buddha come una manifestazione di Krsna, ma aggiunge che egli apparve con lo scopo di confondere gli atei. La filosofia di Buddha è dunque una forma di ateismo e deve perciò essere rifiutata. Qualcuno domanderà: perché Krsna avrebbe diffuso una forma di ateismo? Perché Dio, la Persona Suprema, voleva mettere fine alle violenze commesse in nome dei Veda. Alcuni cosiddetti aderenti ai principi della religione giustificavano in modo scorretto, cioè attraverso i Veda, atti violenti come il consumo di carne animale, e Buddha apparve per distogliere la gente da un’interpretazione così errata dei Veda. Egli predicò quindi una forma di ateismo in modo che tutti gli empi lo seguissero e fossero condotti, con un inganno divino, a servire lui che non era altri che Krsna.

Informarsi sui principi eterni della spiritualità

Il Naradiya Purana insegna:

“Colui che è veramente serio nella pratica del servizio di devozione vedrà presto realizzarsi tutti i suoi progetti”

Essere pronti a rinunciare ad ogni cosa materiale per la soddisfazione di Krsna

Si trova nel Padma Purana il seguente verso:

“la ricchezza di Visnuloka, il regno di Dio, attende certamente colui che rinuncia al piacere dei sensi ed adotta i principi del servizio di devozione.”

Vivere in un luogo di pellegrinaggio

Secondo lo Skanda Purana, chi è vissuto a Dvaraka sei mesi, o un mese, o anche solo quindici giorni, sarà certamente elevato ai pianeti Vaikuntha e avrà tutti i benefici della liberazione detta sarupya (che permette di ottenere una forma o quattro braccia, simile a quella di Narayana).

E il Brahma Purana afferma:

“Chi potrebbe esprimere la portata spirituale di Purusottama – ksetra, questo luogo di circa duecento chilometri quadrati dove vive Sri Jagannatha, il Signore in persona? Perfino gli esseri celesti dei pianeti superiori notano che l’aspetto fisico degli abitanti di Jagannatha Puri assomiglia esattamente a quello degli abitanti di Vaikuntha – cioè li vedono dotati di quattro braccia.”

Suta Gosvami, che narrava lo Srimad- Bhagavatam nella foresta di Naimisaranya, dove si erano radunati i grandi saggi, descrive in questi termini l’importanza del Gange:

“Le acque del Gange trasportano da sempre il profumo delle foglie di tulasi offerte ai piedi di loto di Sri Krsna e scorrono così per l’eternità, diffondendo le glorie del Signore. Ovunque arrivino le sue acque, là tutti saranno purificati all’esterno come all’interno.” (S. B., 1. 19. 6)

Accettare per sé solo l’essenziale

Il Naradiya Purana ci istruisce:

“Colui che vuole compiere con serietà il servizio di devozione non deve mai accettare per sé più di quanto gli sia necessario.”

E’ implicito in questo verso che non si deve trascurare di seguire i principi del servizio di devozione e non si deve nemmeno cercare di applicare quei principi che superano le nostre capacità. Per esempio, è detto che si dovrebbe recitare il nome di Krsna almeno centomila volte al giorno sul japa – mala. Ma se risulta impossibile mettere in pratica questa istruzione, conviene ridurne il numero secondo la capacità di ciascuno. Perciò noi raccomandiamo generalmente ai nostri discepoli di recitare ogni giorno il maha – mantra sedici volte su ognuna delle contootto perle che compongono il japa – mala. Questa regola dev’essere rispettata; i giri di japa che per una ragione o per l’altra non sono completati in un giorno devono essere completati il giorno seguente. Il discepolo, infatti, deve rimanere rigidamente fedele al suo voto, altrimenti diventerà negligente e commetterà un’offesa nel servizio al Signore. Bisogna cercare di evitare queste offese se non vogliamo che il nostro progresso spirituale sia frenato. La cosa migliore è imporsi una regola di condotta che sia al livello delle proprie capacità ed osservarla rigidamente; in queste condizioni il progresso spirituale è assicurato.

Rispettare il digiuno di ekadasi

Il Brahma – vaivarta Purana insegna:

“Colui che digiuna nel giorno di ekadasi si libera dalle conseguenze dei suoi atti colpevoli e progredisce verso un’esistenza virtuosa.”

Il digiuno non è fine a sé stesso, bensì deve permetterci di accrescere in noi la fede e l’amore per Govinda (Krsna). Il vero scopo del digiuno di ekadasi è quello di ridurre le richieste del corpo per usare il tempo così guadagnato nel servizio del Signore col canto delle Sue glorie o con qualsiasi altra attività devozionale. Ricordare i divertimenti di Govinda ed ascoltare costantemente il suo santo nome è la cosa migliore da farsi nei giorni di digiuno.

Dedicare un culto agli alberi sacri

Lo Sicuranda Purana afferma:

“Il devoto deve offrire dell’acqua alle piante tulasi ed amalaka. Deve innanzitutto rendere omaggio alle mucche e ai brahmana e servire i vaisnava, offrendo loro rispettosi omaggi e meditando sulla loro persona. Queste attività lo aiuteranno a diminuire le conseguenze delle sue colpe passate.”

Evitare rigorosamente la compagnia dei non – devoti

Un padre di famiglia, discepolo di Sri Caitanya Mahaprabhu, Lo interrogò un giorno sul comportamento che deve avere un vaisnava. A questa domanda il Signore rispose che il vaisnava deve rifiutare la compagnia dei non – devoti. Egli descrisse poi due tipi di non – devoti; l’uno che si oppone alla supremazia di Krsna, e l’altro che è troppo attaccato alla materia. Coloro che appartengono a una di queste due categorie sono detti avaisnava, e la loro compagnia dev’essere assolutamente evitata.

La Katyayana – samhita dichiara:

“Piuttosto che vivere in compagnia di non – devoti, che si oppongono alla supremazia di Dio, è meglio vivere in una gabbia di ferro in mezzo ad un fuoco ardente.”

Anche il visnu – rahasya afferma:

“E’ meglio abbracciare un serpente, una tigre o un coccodrillo piuttosto che vivere insieme a persone che, animate da desideri materiali, adorano gli esseri celesti.”

Le Scritture consigliano di adorare gli esseri celesti se si desidera ottenere qualche particolare beneficio materiale. Per esempio, a colui che desidera guarire da una malattia si raccomanda il culto del Dio del sole. Chi desidera una bella moglie può adorare Uma, la compagna di Siva, e chi vuole un’educazione elevata può adorare Sarasvati. Nello Srimad- Bhagavatam sono descritti i differenti esseri celesti, che ognuno adora secondo i propri desideri materiali. Ma nonostante il loro fervore altre la loro devozione, questi adoratori non sono mai considerati devoti del Signore e vengono annoverati tra i non – devoti.

I mayavadi (impersonalisti) sostengono che non importa adorare una forma del Signore piuttosto che un’altra perché alla fine tutti raggiungono lo stesso scopo. Ma la Bhagavad- gita (9. 25) precisa chiaramente che coloro che adorano gli esseri celesti raggiungeranno i pianeti degli esseri celesti, mentre i devoti del Signore saranno elevati alla dimora di Dio, nel Suo regno assoluto. La Bhagavad- gita condanna dunque gli adoratori degli esseri celesti, e spiega che a causa della loro avidità essi hanno perso l’intelligenza e proprio per questa ragione hanno adottato il culto di differenti esseri celesti. Perciò il visnu – rahasya li condanna con forza quando dice che è meglio vivere con animali feroci piuttosto che stare in loro compagnia.

Non accettare discepoli indegni,

non aspirare a costruire numerosi templi,

non leggere un eccessivo numero di opere

Un’altra regola stabilisce che un maestro può avere numerosi discepoli, ma non deve mai agire in modo da diventare obbligato verso qualcuno di loro per un servizio reso o per un favore accordato. Non deve neppure mostrarsi troppo entusiasta nel costruire nuovi templi, né deve desiderare di leggere numerose opere, tranne quelle che favoriscono il progresso sulla via del servizio di devozione. A tutti i fini pratici una lettura attenta della Bhagavad- gita, dello Srimad- Bhagavatam, dell’Insegnamento di Sri Caitanya Mahaprabhu e del Nettare della Devozione offre un sapere sufficiente per comprendere la scienza della coscienza di Krsna. Non è necessario leggere altre opere

In un colloquio riportato dallo Srimad- Bhagavatam (7. 13. 8), Narada Muni enumera a Maharaja Yudhsthira i doveri relativi ai diversi varna e rasrama, e descrive con particolare cura le regole che si riveriscono al sannyasa, l’ordine di rinuncia. E’ proibito a chi abbraccia quest’ordine prendere come discepolo chiunque non se ne mostri degno. Il sannyasi deve valutare innanzitutto se il suo aspirante discepolo desidera veramente diventare cosciente di Krsna, altrimenti dovrà rifiutare di accettarlo come discepolo. Tuttavia, nella Sua misericordia incondizionata, Sri Caitanya Mahaprabhu chiese che ogni maestro spirituale autentico diffondesse ovunque la coscienza di Krsna con la sua predicazione (C. c. madhya 7. 128). Così, nella successione di Sri Caitanya anche i sannyasi possono andare in ogni luogo per parlare della coscienza di Krsna, e se incontrano qualcuno che desidera seriamente diventare un discepolo, essi lo accettano sempre. Infatti, è impossibile espandere la coscienza di Krsna senza accrescere il numero dei discepoli. Perciò il sannyasi che appartiene alla successione di Sri Caitanya Mahaprabhu si assumerà perfino il rischio di accettare un candidato che non è ancora del tutto pronto a diventare suo discepolo. In seguito, per la grazia di questo maestro spirituale, il discepolo si eleverà progressivamente. Invece, colui che aspira ad un numero sempre maggiore di discepoli per una questione di prestigio e per godere di onori immeritati cadrà certamente dalla posizione che ha raggiunto nella coscienza di Krsna.

Inoltre, un maestro spirituale qualificato non deve mai perdersi nella lettura di numerose opere per far mostra della sua conoscenza o per farsi un nome tenendo conferenze in differenti luoghi. Tale condotta è da evitare. E’ stato stabilito anche che il sannyasi non deve cercare di costruire templi, principio che numerosi acarya appartenenti alla successione di Sri Caitanya Mahaprabhu hanno dimostrato con l’esempio della loro vita. Tuttavia, se qualcuno si mostra desideroso di offrire loro qualche servizio, gli stessi acarya, restii a dirigere di persona tale impresa, lo incoraggeranno ad erigere templi costosi. Citiamo a questo proposito l’esempio di Rupa Gosvami, che accettò che Maharaja Mansingh, capo dell’esercito dell’imperatore Achabar, costruisse sotto la sua direzione un tempio maestoso alla gloria di Govindaji, tempio che richiese somme considerevoli.

Il vero maestro spirituale non deve mai assumersi la responsabilità di costruire templi, ma se qualcuno possiede delle ricchezze e desidera usarle al servizio di Krsna, un acarya come Rupa Gosvami saprà fare uso dei beni del suo discepolo per costruire un tempio ricco e maestoso dove si possa servire il Signore. Purtroppo, succede spesso che i cosiddetti guru, privi delle qualità del maestro autentico, avvicinino ricchi personaggi per chiedere loro di contribuire alla costruzione di templi. Essi li adibiranno poi a proprio domicilio ed approfitteranno del lusso così offerto senza veramente dedicarsi ad alcuna forma di predica, il che è assolutamente inaccettabile. In breve, il maestro spirituale non deve preoccuparsi di erigere templi in nome di un cosiddetto sviluppo spirituale. La sua prima occupazione dev’essere piuttosto quella di predicare. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Maharaja raccomandava ad ogni maestro spirituale di pubblicare opere di spiritualità. Se si possiede del denaro, piuttosto che spenderlo nella costruzione di templi costosi è meglio usarlo per la pubblicazione, in tutte le lingue del mondo, di opere autentiche che favoriscano la diffusione del Movimento per la Coscienza di Krsna.

La rettitudine nelle azioni quotidiane

e l’equilibrio davanti alla perdita e al guadagno

Nel Padma Purana si trova il verso seguente:

“Colui che s’impegna nella coscienza di Krsna non deve mai essere turbato dalla perdita o dal guadagno di qualche oggetto materiale. Non deve mai affliggersi e deve sempre mantenere nel cuore il ricordo di Krsna”

L’anima condizionata è sempre immersa in pensieri materiali; deve dunque liberarsi da questi pensieri e portare la sua attenzione sulla coscienza di Krsna. Infatti, come statò spiegato precedentemente, il primo principio della coscienza di Krsna consiste nel ricordare sempre il Signore. Non ci si deve dunque rattristare per alcuna perdita materiale, ma piuttosto si deve fissare la mente sui piedi di loto di Krsna.

Un devoto non dev’essere soggetto al lamento o all’illusione. Il Padma Purana insegna:

“Krsna non può manifestarsi nel cuore di una persona sopraffatta dal dolore o dalla collera.”

Il rispetto agli esseri celesti

Non si deve mancare di offrire il dovuto rispetto agli esseri celesti. Non ci si deve mostrare irrispettosi nei loro confronti, anche se essi non costituiscono l’oggetto del nostro culto. Il vaisnava, per esempio, non adora né Brahma né Siva, ma è suo dovere offrire il rispetto dovuto a questi elevati esseri celesti. Secondo la filosofia vaisnava, si deve offrire il proprio omaggio ad ogni essere vivente, fosse anche una formica; che dire quindi di personaggi nobili come Brahma e Siva?

A questo proposito il Padma Purana spiega:

“Krsna, o Hari, è il maestro di tutti gli esseri celesti, perciò è l’eterno oggetto dell’adorazione universale. Ciò non significa che si debba mancare di rispetto agli esseri celesti.”

Non essere causa di sofferenza per nessuno

Nel Mahabharata si trova la seguente affermazione:

“Colui che non è causa di angoscia o di turbamento per alcun essere vivente, ma adotta verso tutti l’atteggiamento benevolo di un padre verso i figli, e il cui cuore è puro, sarà sicuramente favorito della grazia del Signore.”

In una società che si definisce civilizzata si protesta a volte contro la crudeltà esercitata verso alcune specie animali, ma allo stesso tempo si continuano a mantenere i mattatoi. Il vaisnava non si comporta così; egli non sarebbe capace di provocare neppure il minimo dolore ad un essere vivente, che dire quindi di sostenere tali crimini!

CAPITOLO 8

OFFESE DA EVITARE

Nelle Scritture vediche complementari si trova la seguente serie di trentadue offese relative al servizio del Signore:

1) entrare nel tempio su un palanchino o su qualsiasi altro veicolo, oppure con le scarpe;

2) non partecipare alle diverse feste celebrate per il piacere del Signore Supremo, come il janmastami e il ratha – yatra;

3) non prostrarsi davanti alla murti;

4) entrare nel tempio per adorare il Signore senza aver purificato mani e piedi dopo aver mangiato;

5) entrare nel tempio in uno stato contaminato (Le Scritture vediche insegnano che quando muore un membro della famiglia, questa diventa contaminata per un certo periodo di tempo, che varia secondo il gruppo sociale a cui essa appartiene. Una famiglia di brahmana sarà considerata contaminata per dodici giorni, una famiglia di ksatriya e di vaisya per quindici giorni, e una famiglia di sudra per trenta giorni.);

6) prostrarsi posando una mano sola sul pavimento;

7) girare in tondo davanti a Sri Krsna (Questo giro dev’essere compiuto all’esterno del tempio, a partire dalla destra delle murti e in senso orario; si raccomanda di effettuare questo giro almeno tre volte al giorno.);

8) stendere le gambe davanti alla murti;

9) sedersi davanti alla murti tenendosi le caviglie, i gomiti o i ginocchi; 10) Sdraiarsi davanti alla murti;

11) accettare prasada davanti alla murti;

12) mentire davanti alla murti;

13) parlare a voce alta davanti alla murti;

14) chiacchierare davanti alla murti;

15) piangere o gridare davanti alla murti;

16) discutere o venire alle mani davanti alla murti;

17) rimproverare qualcuno davanti alla murti;

18) fare la carità ai mendicanti davanti alla murti;

19) usare un linguaggio duro davanti alla murti;

20) Indossare una pelliccia davanti alla murti;

21) fare l’elogio di qualcuno davanti alla murti;

22) usare cattive parole davanti alla murti;

23) emettere aria davanti alla murti;

24) trascurare di adorare la murti secondo le proprie possibilità (La Bhagavad- gita (9. 26) insegna che il Signore è soddisfatto quando il Suo devoto Gli offre anche solo una foglia o un po’ d’acqua. In questo modo Egli dà a tutti, anche al più povero, la possibilità di servirLo. Ciò non significa che colui che ha i mezzi per servire il Signore non maggiore sfarzo debba limitarsi ad offerte così misere. Dovrebbe, se ne ha la possibilità, vestirlo con ricchi ornamenti, offrirGli magnifici fiori e cibi delicati, e compiere tutte le cerimonie legate al culto della Sua persona. Soprattutto non si deve offrire al Signore qualche foglia e un po’ d’acqua, e spendere poi tutto il proprio denaro nella gratificazione dei sensi.);

25) mangiare cibi che non siano stati offerti a Krsna;

26) non offrire a Krsna i frutti e i cereali di stagione;

27) offrire a qualcuno cibi che non siano stati offerti a Krsna;

28) sedersi voltando la schiena alla murti;

29) offrire silenziosamente gli omaggi al maestro spirituale (Le preghiere offerte al maestro spirituale nel Rendergli omaggio devono essere pronunciate a voce alta.);

30) Non lodare il maestro spirituale quando ci si trova in sua presenza;

31) elogiare sé stessi in presenza del maestro spirituale;

32) denigrare gli esseri celesti davanti alla murti.

Oltre a queste trentadue offese il Varaha Purana ne menziona numerose altre, tra cui quelle che seguono:

1) toccare la murti nell’oscurità;

2) trascurare di osservare tutte le regole dell’adorazione della murti;

3) entrare nel tempio senza aver emesso un suono qualsiasi;

4) offrire alla murti cibi che siano stati contaminati dallo sguardo di un cane o di altre creature di basso livello;

5) rompere il silenzio durante l’adorazione della murti;

6) interrompere l’adorazione per andare ad urinare o defecare;

7) offrire incensi senza offrire fiori;

8) offrire fiori non profumati e quindi senza valore;

9) non pulirsi con cura i denti ogni giorno;

10) Entrare nel tempio subito dopo aver avuto rapporti sessuali;

11) toccare una donna durante il suo periodo mestruale;

12) entrare nel tempio dopo aver toccato un cadavere;

13) entrare nel tempio vestiti di rosso o di blu, o anche con vestiti sporchi o non lavati;

14) entrare nel tempio dopo aver visto un cadavere;

15) emettere aria nel tempio;

16) provare collera nel tempio;

17) entrare nel tempio dopo essere stati in un crematorio;

18) ruttare davanti alla murti (Bisogna dunque evitare di entrare nel tempio prima di aver digerito.);

19) fumare marijuana o ganja;

20) fare uso di oppio o di altre sostanze inebrianti;

21) entrare nella stanza della murti o toccare la murti dopo aver unto il proprio corpo di olio;

22) mancare di rispetto a una Scrittura che proclama la supremazia del Signore;

23) introdurre nel tempio scritti contrari ai principi devozionali;

24) masticare betel davanti alla murti;

25) offrire un fiore tenuto in un recipiente sporco;

26) sedersi sul pavimento nudo per adorare il Signore (E’ necessaria una stuoia o un tappeto.);

27) toccare la murti prima di aver fatto un bagno completo;

28) segnare la fronte col tilaka fatto di tre linee orizzontali;

29) entrare nel tempio senza essersi lavati mani e

Altre regole stabiliscono che non si devono offrire al Signore cibi cucinati da un non – devoto, che non si deve adorare la murti davanti ad un non – devoto e che non si deve guardare un non – devoto mentre si adora la murti.

Ognuno dovrebbe cominciare ad adorare Ganapati, l’essere celeste che allontana gli ostacoli che possono ergersi sulla via del servizio di devozione. La Brahma – samhita (5.50) spiega che l’adorazione che egli offre ai piedi di loto di NrSimhadeva gli dà la facoltà di allontanare tutti gli ostacoli che sorgono davanti al devoto. Ogni devoto deve dunque adorare Ganapati.

Ricordiamo inoltre che non si può bagnare la murti con un’acqua che è stata toccata con le dita o con le unghie. Ci si deve anche astenere dall’adorare la murti quando si suda. Ci sono numerose altre proibizioni, secondo cui, per esempio, non si possono scavalcare i fiori offerti alla murti o fare un giuramento in nome del Signore. Non rispettare queste regole significa commettere un’offesa nel compimento del servizio di devozione, perciò bisogna stare attenti ad evitare tali errori.

Il Padma Purana spiega che il Signore proteggerà chiunque si abbandoni a Lui, anche se ha condotto un’esistenza molto degradata. Chi si abbandona a Dio, la Persona Suprema, si libera dunque da tutte le conseguenze dei propri peccati. Ed anche se una persona si rende colpevole di offese nei confronti del Signore potrà essere salvata se prende rifugio nei Sui santi nomi:

Hare Krsna hare Krsna Krsna Krsna hare hare Hare rama hare rama rama rama hare hare

In altre parole, il canto del mantra Hare Krsna ha il potere di cancellare tutti i peccati commessi, ma chi commette offese nei confronti dei santi nomi del Signore perde ogni possibilità di essere liberato.

Ecco la lista delle offese che si devono evitare quando si canta o si recita il maha – mantra Hare Krsna:

1) ingiuriare un devoto che ha dedicato la sua vita alla diffusione del canto dei santi nomi del Signore;

2) mettere il nome degli esseri celesti, come Siva o Brahma, sullo stesso piano del nome di Visnu, o crederli indipendenti da sesso (Gli atei credono a volte che ogni essere celeste sia uguale a Dio, Visnu. Il devoto, invece, sa che nessuno di loro, per quanto potente sia, può uguagliare il Signore Supremo né può essere indipendente da Lui. Credere dunque che il canto dei nomi di “Kali, Kali” o “Durga, Durga equivalga a quello del mantra Hare Krsna vuol dire commettere la più grave offesa.);

3) trascurare le istruzioni del maestro spirituale;

4) bestemmiare le Scritture vediche o gli altri Scritti che le sostengono;

5) considerare immaginarie le glorie del maha – mantra;

6) interpretare i santi nomi del Signore;

7) compiere coscientemente atti colpevoli scontando sul canto del maha – mantra per annullarne le conseguenze (Poiché il canto dei santi nomi ha il potere di cancellare le conseguenze di tutti i peccati commessi, può succedere che si continuino a commettere azioni colpevoli e si canti poi Hare Krsna per neutralizzarne gli effetti. Bisogna sapere che tale mentalità è pericolosa e molto offensiva; occorre dunque evitarla.);

8) considerare il canto del maha – mantra uno dei riti propiziatori che i Veda propongono nell’ambito dell’azione interessata (karma – kanda);

9) parlare delle glorie del maha – mantra ai non – credenti (Tutti possono cantare i santi nomi, ma non conviene rivelare subito la potenza assoluta del Signore. Gli uomini troppo immersi nel peccato non possono apprezzare le glorie trascendentali del Signore, perciò è meglio non istruirli su questo argomento.);

10) Non avere una fede totale nel canto dei santi nomi e rimanere attaccati alla vita materiale anche dopo aver compreso gli insegnamenti del maestro spirituale.

Chiunque dica di essere un vaisnava deve guardarsi dal commettere queste offese se vuole raggiungere rapidamente il fine desiderato.

CAPITOLO 9

STUDIO APPROFONDITO DEI PRINCIPI DEVOZIONALI

L’intolleranza della bestemmia

Non si deve mai tollerare che il Signore e i Suoi devoti siano ingiuriati. A questo proposito Sukadeva Gosvami rivolge a Maharaja Pariksit le seguenti parole:

“O re, colui che sente proferire ingiurie contro il Signore e i Suoi devoti e non si allontana immediatamente da quel luogo perde i frutti di tutte le sue attività virtuose.”

Nel Siksastaka di Sri Caitanya Mahaprabhu si legge la seguente preghiera:

“Più tollerante dell’albero e considerandosi inferiore ad un filo di paglia nella strada, il devoto deve offrire agli altri i suoi omaggi e non desiderare per sé stesso alcuna forma di considerazione.” (Siks., III)

Sri Caitanya Mahaprabhu, nel Suo ruolo di devoto, fu l’esempio di questa umiltà, ma quando seppe che Nityananda era stato ferito da Jagai e Madhai, accorse sul luogo dove stavano gli offensori con la ferma intenzione di ucciderli. Questo comportamento di Sri Caitanya è molto significativo; dimostra infatti che il vaisnava, umile e tollerante, pronto a perdonare ogni offesa diretta alla sua persona, non può per nessun motivo tollerare un insulto all’onore di Krsna o del Suo devoto.

Ci sono tre comportamenti da adottare di fronte a tali offese. Se l’offesa è verbale bisogna essere abbastanza abili da vincere la parte opposta col ragionamento, altrimenti, non è il caso di restare sul luogo ed ostentare un’aria sotto messa, bisogna togliersi la vita. Se è impossibile agire in uno di questi due modi, ci si deve subito allontanare. Se non adotta uno di questi tre comportamenti, il devoto cade dal livello devozionale in cui si trova.

Portare il tilaka e il tulasi – mala

Il Padma Purana spiega come i vaisnava ornano il loro corpo di tilaka e di tulasi – mala:

“Coloro che portano al collo perle di tulasi, che consacrano il loro corpo in dodici punti, segnandoli con gli emblemi che Visnu tiene nelle quattro mani [la conchiglia, la mazza, il disco e il fiore di loto] – trasformando così le membra del loro corpo in altrettanti templi di Visnu – e che segnano la fronte col visnu – tilacka devono essere riconosciuti come devoti di Visnu. La loro presenza in questo mondo è sufficienze a purificarlo, e i luoghi deve essi abitano diventano identici a Vaikuntha.”

Nello Skanda Purana si trova un’affermazione simile:

“Coloro il cui corpo è ornato di tilaka e di gopi – candana ed è segnato ovunque coi santi nomi del Signore, e il cui collo e petto sono ornati di tulasi – mala, non sono mai avvicinati dai Yamaduta.”

Gli Yamaduta sono gli agenti di Yamaraja, il signore della morte, che punisce gli esseri contaminati dal peccato. Questi assistenti di Yama non vengono mai a prendere un vaisnava. Lo Srimad- Bhagavatam (6. 3. 27), riportando la storia di Ajamila, spiega che Yamaraja proibì esplicitamente ai suoi uomini di avvicinare i vaisnava perché essi sono fuori del suo potere.

Il Padma Purana afferma inoltre:

“Colui che ha il corpo ornato con i santi nomi del Signore, disegnati con la polpa di sandalo, è liberato dalle conseguenze di tutte le sue azioni peccaminose; così, dopo la morte, torna direttamente a Krsnaloka per vivere in compagnia del Signore Supremo.”

Portare ghirlande di fiori

Un’altra istruzione consiste nel portare ghirlande di fiori che sono state offerte alla murti. A questo proposito Uddhava dice:

“Caro Krsna, mi sono appropriato gli oggetti, ormai santificati, da cui Tu traesti piacere: ghirlande di fiori, vestiti, ornamenti e così via, e vivo solo con i resti del Tuo cibo, perché sono il Tuo umile servitore. Così sono sicuro che non sarò mai soggetto al fascino dell’energia materiale.” (S. B., 11.6.46)

Si può capire da questo verso che chiunque aderisca semplicemente a queste regole – segnare il corpo di tilaka, di gopi – candana o di polpa di sandalo, e portare al collo le ghirlande di fiori offerti a Krsna – non deve avere paura di rimanere preda dell’energia materiale o di essere portato via dagli agenti di Yamaraja al momento della morte. Inoltre, chi onora i resti del cibo offerto a Krsna, il Krsna – prasada, anche se non ha adottato tutti i principi devozionali, si qualificherà ben presto per elevarsi al piano del vaisnava.

Similmente, Brahma dice nello Skanda Purana:

“Caro Narada, chiunque porti al collo una ghirlanda di fiori offerti a Krsna è liberato da tutti i mali ed anche dalle conseguenze di tutte le sue azioni peccaminose, e a poco a poco si sottrae alla contaminazione della materia.”

Danzare davanti alla murti

Nello Dvaraka – mahatmya Sri Krsna sottolinea l’importanza di danzare davanti alla murti:

“Colui che danza con gioia davanti a Me, colmo di una profonda estasi devozionale, e imprime al suo corpo diversi movimenti espressivi, consuma le conseguenze di peccati accumulati da millenni.”

Narada aggiunge più avanti:

“Dal corpo di chiunque batta le mani e danzi in estasi davanti alla murti si possono vedere volar via gli uccelli che sono gli atti colpevoli.”

Come un semplice battito delle mani è sufficiente a mettere in fuga uno stormo di uccelli, così danzare e battere le mani davanti alla forma di Krsna ha l’effetto di mettere in fuga i neri uccelli dei nostri peccati, appollaiati sul nostro corpo.

Prosternarsi ed alzarsi

in segno di rispetto verso la murti

Il Naradiya Purana insegna:

“Chi ha compiuto un grande sacrificio rituale e chi semplicemente si prosterna davanti al Signore, offrendogli il suo rispettoso omaggio, non possono essere considerati sullo stesso piano”

L’autore di numerosi grandi sacrifici godrà certamente dei frutti delle sue attività virtuose, ma esauriti i suoi meriti dovrà rinascere su questa Terra. Invece, colui che si è prosternato davanti alla murti e le ha reso il suo rispettoso omaggio, anche una sola volta, non dovrà più tornare in questo mondo perché raggiungerà direttamente la dimora di Krsna.

Il Brahmanda Purana insegna:

“Colui che vede il ratha – yatra, il festival del carro, e si alza per accogliere il Signore, purifica il suo corpo dalle conseguenze di ogni specie di azione peccaminosa.”

Il Bhavisya Purana afferma:

“Anche se di bassa nascita, colui che si pone davanti o dietro i ratha, i carri che portano mure ti, ed accompagna il corteo del ratha – yatra, otterrà certamente la perfezione che consiste nell’avere le stesse opulenze di Visnu”.

Visitare il tempio di Visnu

o i luoghi di pellegrinaggio

I Purana insegnano:

“Gloriosi sono colui che intraprendono la visita dei santi luoghi di pellegrinaggio, come Vrndavana, Mathura e Dvaraka, perché possono superare così il deserto dell’esistenza materiale.”

L’Hari – bhakti – sudhodaya mette in rilievo i benefici acquisiti con la visita ai templi di Krsna. Come abbiamo spiegato precedentemente, i devoti traggono vantaggio dai loro viaggi a Vrndavana, Mathura e Dvaraka per visitare i diversi templi situati in questi luoghi santi. Questo testo insegna:

“Colui che, mosso da un sentimento di pura devozione per il servizio del Signore nella coscienza di Krsna, si reca al tempio di Visnu per vedervi la murti non dovrà più essere imprigionato nel grembo di una madre.”

Al momento della nascita, l’anima condizionata dimentica le sofferenze che ha dovuto subire nel grembo della madre, ma ciò non toglie che si tratti di una condizione dolorosa e infernale. Per sfuggire a questa penosa condizione materiale si raccomanda di visitare il tempio di Visnu animati da un sentimento di devozione.

Girare intorno al tempio di Visnu

L’Hari – Bhakti – sudhodaya spiega:

“Chiunque giri attorno alla murti di Visnu mette fine al ciclo di morti e nascite ripetute. “

L’anima condizionata, prigioniera dell’esistenza materiale, si trova impigliata nel turbine di nascite e morti successive, ma può liberarsi da questo ciclo infernale girando attorno alla murti nel tempio.

In India c’è una celebrazione, il caturmasya, che comincia nel mese di sravana e prosegue nei quattro mesi delle piogge (dal luglio ad ottobre). In questo periodo, gli uomini santi che hanno l’abitudine di viaggiare da un luogo all’altro per diffondere la coscienza di Krsna rimangono in un luogo fisso, di solito in un luogo di pellegrinaggio, e si dedicano rigorosamente ad alcune ascesi particolari. Lo Skanda Purana afferma che colui che in questo momento dell’anno fa almeno quattro volte il giro del tempio di Visnu dev’essere considerato come una persona che ha percorso l’universo intero. Girando attorno al tempio di Visnu si ottengono gli stessi benefici della visita a tutti i luoghi santi dove scorre il Gange, ed osservando i principi regolatori del caturmasya si può essere rapidamente elevati al piano del servizio di devozione.

L’adorazione della murti nel tempio (arcana)

L’arcana consiste nell’adorazione della murti nel tempio. La sua pratica ci permette di realizzare che non siamo corpi materiali ma anime spirituali. Lo Srimad- Bhagavatam (10.81.19) riporta a questo proposito ciò che diceva tra sé Sudama, un amico intimo di Krsna, mentre andava nella dimora di un brahmana:

“Semplicemente adorando Krsna si ottengono facilmente tutte le opulenze paradisiache, la liberazione, la supremazia su tutti i sistemi planetari e tutte le ricchezze di questo mondo, come anche i poteri soprannaturali che la pratica dello yoga conferisce.”

Sri Krsna aveva chiesto al Suo amico Sudama di andare dai brahmana per farsi dare un po’ di cibo. Essi erano affaccendati nei preparativi di un grande sacrificio, e Sudama doveva informarli che Krsna e Balarama avevano fame e desideravano qualcosa da mangiare. Alla richiesta di Sudama, i brahmana rifiutarono ogni offerta, ma le loro mogli, sentendo che Krsna desiderava mangiare, si affrettarono verso di Lui con le braccia cariche di gustose pietanze.

Nel Visnu – rahasya si trova questo passo:

“Chiunque in questo mondo s’impegni nell’adorazione di Visnu raggiunge senza difficoltà Vaikuntha, il regno di eterna felicità del Signore.”

Offrire un servizio personale al Signore

Sempre nel Visnu – rahasya è detto:

“Chiunque possa offrire al Signore un servizio simile a quello che un re riceve dai sui servitori è certamente elevato, dopo la morte, alla dimora di Krsna.”

In realtà, in India i templi non hanno niente delle comuni abitazioni, ma sembrano veri e propri palazzi reali. Infatti, Krsna dev’essere adorato proprio come un re. A Vrndavana si trovano numerose centinaia di questi templi fastosi dove Krsna è adorato come un grande re. Il Naradiya Purana insegna inoltre:

“Colui che resta nel tempio del Signore anche solo per qualche istante può certamente raggiungere il Suo regno assoluto.”

In conclusione, chi possiede una certa ricchezza dovrebbe erigere templi fastosi e promuovervi l’adorazione di Visnu, in modo che tutti possano essere attratti da questi luoghi di culto e abbiano l’occasione di danzare davanti al Signore, di cantare, o almeno ascoltare il Suo santo nome. Tutti avranno così la possibilità di elevarsi al regno di Dio. In altre parole, anche gli uomini comuni riceveranno da questi pellegrinaggi i più grandi benefici; che dire allora dei devoti, sempre assorti nel servizio di devozione al Signore, in piena coscienza di Krsna!

Il seguente discorso di Maharaja Prthu, contenuto nel quarto Canto dello Srimad- Bhagavatam (4. 21. 31), si riferisce all’argomento che stiamo trattando:

“Cari cittadini, sappiate che Sri Hari, il Signore Supremo, è il solo che può liberare tutte le anime condizionate cadute in questo mondo. Gli esseri celesti non possono farlo perché sono anch’essi condizionati dalla materia. Infatti un’anima condizionata non può salvarne un’altra. Solo Krsna o il Suo degno rappresentante hanno questo potere. Le acque del Gange, che scorrono dall’alluce di Visnu, cadono sulla Terra e su altri pianeti e liberano così tutte le anime condizionate dalla materia, preda del peccato. Perché dubitare dunque del destino di coloro che sono sempre impegnati a servire il Signore? La loro liberazione è fuori dubbio, anche se essi avessero accumulato un numero illimitato di atti peccaminosi nel corso di ripetute esistenze.” In altre parole, colui che s’impegna nell’adorazione della murti vede diminuire in sé il cumulo delle conseguenze di azioni peccaminose provenienti da numerose vite anteriori. Abbiamo precedentemente enunciato i principi che regolano questa adorazione, ed ognuno deve sforzarsi di applicarli molto seriamente.

Il sankirtana

Per quanto riguarda la glorificazione del Signore, il Linga Purana insegna:

“Il brahmana che canta sempre le glorie del Signore Supremo è certamente elevato al pianeta dove vive il Signore. Infatti i suoi canti piacciono al Signore più delle preghiere di Siva.”

La glorificazione a voce alta delle attività, delle qualità e della forma del Signore è detta sankirtana. Con questo nome si designa anche il canto collettivo dei senti nomi del Signore.

Il Visnu, dharma glorifica così il sankirtana:

“O re, la parola ‘Krsna’ è così piena di buon augurio che chiunque la canti si libera subito dalle conseguenze di attività peccaminose compiute durante innumerevoli vite.”

Anche il Caitanya – caritamrta sostiene questa affermazione:

“Colui che canta o recita anche una sola volta il santo nome di Krsna può liberarsi dalle conseguenze di un numero di peccati più grande di quello che non avrebbe mai potuto commettere.”

Un peccatore può commettere innumerevoli atti colpevoli, ma non potrà mai commetterne un numero tale da non poter essere annullato pronunciando una sola volta il nome “Krsna”.

Cantare le glorie del Signore

Prahlada Maharaja offre al Signore la seguente preghiera:

“Se posso essere elevato alla posizione dei tuoi servitori, o NrSimha, o Signore, allora mi sarà possibile ascoltare il racconto delle Tue gloriose attività. Tu sei l’amico supremo e a Te è rivolta ogni adorazione. I Tuoi divertimenti sono sublimi e il solo fatto di ascoltarli è sufficiente a neutralizzare gli effetti di ogni peccato. Perché allora dovrei preoccuparmi delle mie azioni peccaminose se con l’ascolto dei tuoi divertimenti mi libererò dalla contaminazione degli attaccamenti materiali?” (S.B., 7,9.18)

Numerosi sono gli inni alla gloria delle attività del Signore; la Brahma – samhita, per esempio, composta da Brahma, il Narada- pancaratra di Narada Muni e lo Srimad- Bhagavatam, cantato da Sukadeva Gosvami. Chiunque ascolti o reciti questi inni può sfuggire facilmente alla contaminazione della materia. Non dovrebbe dunque esserci alcun ostacolo all’ascolto di questi canti di Dio; gli uomini raccolgono ancora oggi i benefici di questi canti, che esistono da numerosi milioni di anni. Perché non fare altrettanto ed ottenere di essere per sempre liberati?

Narada Muni insegna inoltre al suo discepolo Vyasadeva:

“Circoli di eruditi realizzati sono giunti alla ferma conclusione che lo sviluppo della conoscenza attraverso l’austerità, lo studio dei veda, i sacrifici, il canto degli inni, la speculazione filosofica e la carità trova il suo fine ultimo nella descrizione delle glorie del Signore in compagnia dei devoti.” (S. B., 1. 5. 22)

Risulta chiaro da questo verso che la glorificazione del Signore è l’attività suprema dell’essere vivente.

Il japa

Con questa parola, japa, si designa la recitazione individuale, lenta e a bassa voce, di un inno o mantra. Il canto dello stesso mantra a voce alta è detto kirtana. Così, quando si recita sottovoce, per il proprio ascolto, il maha – mantra

Hare Krsna hare Krsna Krsna Krsna hare hare

Hare rama hare rama rama rama hare hare

Si pratica il japa. Durante il kirtana, invece, il canto sarà effettuato a voce alta affinché sia udito da tutti. Il maha – mantra può dunque essere usato per il japa ed anche per il kirtana. Riassumendo, il japa mira solo al beneficio di colui che recita il mantra, mentre il kirtana permette ad un maggior numero di persone di ascoltarlo e di trarne beneficio.

Il Padma Purana aggiunge:

“Per chi canta o recita il santo nome, sottovoce o a voce alta, si spalancano subito le porte della liberazione e dei piaceri paradisiaci.”

La sottomissione

Lo Skanda Purana insegna che il saggio devoto può offrire la sua sottomissione ai piedi di loto di Krsna in tre modi:

1) samprarthanatmika: con l’offerta di preghiere sentite;

2) dainyavodhika: con un atteggiamento di profonda umiltà;

3) lalasamayi; esprimendogli il desiderio di raggiungere una particolare perfezione.

Notiamo qui che il desiderio di raggiungere un determinato livello di perfezione, nella vita spirituale, non ha niente in comune con la gratificazione dei sensi. L’uomo che prende coscienza della relazione originale che lo lega ma Dio, la Persona Suprema, si risveglia alla sua natura profonda e desidera allora essere ristabilito nella sua condizione naturale, come servitore, amico, genitore o amante di Krsna. Il termine lalasamayi significa desiderare ardentemente di ritrovare la propria condizione naturale. Questa forma di sottomissione si manifesta al livello della liberazione perfetta, detta svarupa – siddhi, in cui l’essere realizza, grazie alla rivelazione e a un’evoluzione spirituale completa, la relazione originale che lo unisce al Signore.

Il Padma Purana riporta le parole che un devoto rivolge al Signore e che sono un esempio di preghiera sentita:

“So che un naturale sentimento di affetto avvicina i giovani di sesso opposto, ed io prego ai tuoi piedi di loto che un affetto altrettanto spontaneo porti verso di Te i miei pensieri.”

Il parallelo è molto appropriato. Infatti, quando un ragazzo e una ragazza s’incontrano, nasce tra loro un’attrazione spontanea. Senza aver ricevuto un’educazione particolare, essi sono spontaneamente attratti l’uno all’altra dalla forza istintiva del sesso. Questo esempio materiale serve a illustrare la spontaneità con cui il devoto desidera sviluppare in sé un attaccamento per il Signore Supremo, libero da ogni aspirazione per un guadagno qualsiasi e da ogni altra motivazione personale. In questa spontanea attrazione per il Signore risiede la perfezione della realizzazione spirituale.

Il Padma Purana ci offre anche un esempio di sottomissione caratterizzata da un profondo sentimento di umiltà:

“Non c’è peccatore peggiore di me. Nessuno ha mai commesso tante offese. Così grandi sono le mie colpe e così numerose le mie offese che quando le confesso davanti a Te ne ho vergogna, o Signore.”

Ecco un atteggiamento legittimo per un devoto. Non ci si deve stupire che un’anima condizionata si sia resa colpevole, nel corso delle sue vite passate, di un certo numero di azioni peccaminose; quest’anima deve ammettere i suoi torti e confessarli davanti al Signore, che perdona sempre i peccati del Suo devoto sincero. Ma non si deve abusare della misericordia incondizionata del Signore, commettendo di nuovo gli stessi errori nella speranza di ottenere ogni volta il Suo perdono. Questa mentalità è propria di una persona impudente al massimo grado. La preghiera citata sopra esprime invece un sentimento di vergogna. Colui che non prova questa vergogna davanti ai suoi peccati, ma conta sul perdono illimitato del Signore, commette certamente l’errore più grossolano. Nessun passo delle Scritture vediche approva un comportamento simile. E’ vero che cantando il santo nome del Signore ci si libera da ogni peccato commesso nelle vite passate, ma ciò non significa che una volta raggiunto un certo grado di purificazione si possa di nuovo cominciare a commettere attività peccaminose ed aspettarsi di ricevere continuamente il perdono. Queste assurdità non trovano posto nel servizio di devozione. Alcuni pensano: “Posso peccare tutta la settimana e poi andare al tempio o in chiesa per confessarmi e farmi assolvere, dopodiché potrò continuare a peccare.” Coloro che pensano così commettono una grave offesa e rivelano la loro grande stupidità; l’autore del Bhakti, rasamrta – sindhu condanna decisamente questa mentalità.

Il Narada – pancaratra contiene la preghiera di un devoto che esprime la sottomissione caratterizzata dal vivo desiderio di raggiungere una particolare perfezione:

“O Signore, quando verrà il giorno in cui mi chiederai di sventagliarTi? Quando Ti piacerà dirmi: ‘SventagliaMi in questo modo’?”

Questo verso ci mostra il desiderio di un devoto che aspira a sventagliare personalmente il corpo del Signore Supremo o, in altre parole, aspira a diventare il Suo intimo compagno. Ogni devoto ha una relazione diretta, personale, con il Signore, o come servitore o come amico o come amante. Ma secondo il particolare gusto del sentimento che prova, il devoto desidererà stabilirsi in una sola di queste relazioni. Egli desidera qui diventare un servitore di Krsna per rinfrescarLo con un ventaglio, proprio come fa Laksmi, la dea della fortuna, la Sua energia interna. Egli desidera anche vedere il Signore che prova piacere a dirigerlo nel suo gesto. Questa sottomissione accompagnata da desideri trascendentali si chiama lalasamayi vijnapti ed è il più alto di realizzazione spirituale.

Il Narada – pancaratra ci dà un altro esempio di sottomissione:

“O Signore dagli occhi di loto, quando verrà il giorno in cui, sulle rive della Yamuna, canterò costantemente il Tuo santo nome, folle d’amore e con gli occhi inondati da un flusso incessante di lacrime?”

Questo è un altro grado di perfezione. Anche Sri Caitanya Mahaprabhu espresse questo sentimento:

“O Govinda, Ti sento così lontano da me che ogni istante mi sembra dodici anni o più, un’eternità, e torrenti di lacrime scorrono dai miei occhi. L’universo intero mi sembra vuoto in Tua assenza.” (siks., VII)

Tutti devono offrire preghiere sincere al Signore ed avere il desiderio ardente di servirlo in un modo particolare. Questo è l’insegnamento di tutti i grandi devoti e specialmente di Sri Caitanya.

In breve, bisogna saper piangere per il Signore. Bisogna imparare questo segreto, e con le lacrime esprimere a Krsna il vivo desiderio di offrirGli un servizio particolare. Questo è ciò che si chiama laulya. Queste lacrime sono il prezzo della perfezione più Alta. Per accedere al regno di Dio dobbiamo sviluppare questo laulya, questo ardente desiderio, questa bruciante impazienza d’incontrare il Signore e servirLo in un modo preciso. Nient’altro che questo ardente desiderio, questa avidità spirituale (laulyam lalasamayi), il cui valore non può essere stimato in termini materiali, può farci entrare nella dimora del Signore.

Recitare preghiere conosciute

Secondo gli eruditi di vasta conoscenza, in tutta la Bhagavad- gita si trovano numerose preghiere autentiche, e in particolare nell’undicesimo capitolo, dove Arjuna si rivolge alla forma universale del Signore. Ciò vale anche per il Gautamiya Tantra, in cui ogni verso è considerato una preghiera. Anche lo Srimad- Bhagavatam contiene centinaia di preghiere rivolte al Signore. Il devoto dovrebbe sceglierne alcune e recitarle. Queste preghiere sono lodate nello Skanda Purana:

“I devoti le cui labbra sono costantemente ornate di preghiere rivolte a Sri Krsna sono sempre rispettati dai grandi saggi e dai santi. In verità, questi devoti sono degni anche dell’adorazione degli esseri celesti.”

Le persone di minore intelligenza, invece di adorare Krsna, adorano gli esseri celesti per ricavarne qualche beneficio materiale. Ma questo verso ci informa che perfino gli esseri celesti venerano coloro che sono sempre impegnati ad offrire preghiere al Signore. I puri devoti non hanno niente da chiedere agli esseri celesti; sono piuttosto questi ultimi che desiderano ardentemente offrire preghiere ai puri devoti.

Il Nrsimha Purana spiega:

“Chiunque canti diverse preghiere davanti alla murti, la forma di Sri Krsna nel tempio, si libera subito delle conseguenze di tutti i suoi atti peccaminosi e senza ombra di dubbio si qualifica per raggiungere Vaikunthaloka.”

Onorare il prasada e il caranamrta

Nel Padma Purana si trova questa specifica affermazione:

“Colui che onora il prasada e lo mangia in modo regolare, un po’ distante dalla murti, e beve il caranamrta [l’acqua offerta ai piedi di loto del Signore, a cui si aggiungono semi di tulasi] raggiunge immediatamente i frutti di attività virtuose che richiederebbero il compimento di diecimila sacrifici rituali.”

Il caranamrta si ottiene la mattina, nel momento in cui si bagna il Signore, prima che Egli sia vestito. Profumata di essenze e petali di fiori, l’acqua che scorre sui piedi di loto del Signore è raccolta e mischiata a yogurt. Quest’acqua, che prende così un gusto molto delicato, racchiude un formidabile potere spirituale. Il Padma Purana spiega che anche colui che non ha mai compiuto atti di carità o grandi sacrifici, che non ha mai potuto dedicarsi allo studio dei veda né ha potuto rendere culto al Signore – cioè colui che non ha mai compiuto nessun atto di virtù – può entrare nel regno di Dio se solo assaggia il caranamrta nel tempio. Di solito, nei templi si tiene il caranamrta in un grosso recipiente, e i devoti che vanno a visitare la murti e ad offrirle i loro omaggi prendono con molto rispetto tre gocce di caranamrta traendone una profonda estasi.

Odorare il profumo dell’incenso E dei fiori offerti alla murti

A proposito dell’incenso offerto nel tempio, l’Hari – bhakti- sudhodaya afferma:

“Quando i devoti odorano il dolce profumo dell’incenso offerto alla murti guariscono dai effetti tossici della contaminazione materiale, così come aspirando l’odore di alcune erbe medicinali si guarisce dagli effetti del morso di un serpente.”

Esiste un’erba che spunta nella giungla e di cui alcuni esperti conoscono il potere; è sufficiente aspirarne il profumo per allontanare subito gli effetti nefasti del morso di un serpente e riprendere coscienza. Similmente, colui che entrando nel tempio odora l’incenso offerto alla murti si libera subito da ogni contaminazione materiale.

Quando il devoto entra nel tempio deve sempre fare un’offerta alla murti. Questa offerta può essere fatta in denaro o in natura – frutti, fiori, incenso, anche una manciata di farina o qualche grano di riso. In India, per esempio, il costume vuole che uomini e donne si rechino al tempio la mattina e vi facciano diverse offerte. Una regola stabilisce che nessuno deve presentarsi davanti ad un saggio o davanti alla murti nel tempio senza qualche offerta, che sia di valore inestimabile oppure molto modesta – si può offrire anche solo un fiore, un frutto o un po’ d’acqua. Così, quando il devoto si reca al tempio la mattina per fare un’offerta alla murti è sicuro di sentire il profumo dell’incenso che brucia e di sottrarsi così all’avvelenamento provocato dall’esistenza materiale. Nel Tantra – sastra si afferma:

“Colui che non è purificato dalle conseguenze di tutti i suoi peccati non può essere un puro devoto. Il puro devoto non ha più il minimo dubbio sulla supremazia del Signore Sovrano, perciò s’impegna nel servizio di devozione nella coscienza di Krsna.”

L’agastya – samhita aggiunge:

“Per purificare i nostri organi olfattivi dobbiamo odorare i resti dei fiori offerti a Krsna nel tempio.”

Toccare la murti

Riguardo al fatto di toccare i piedi di loto del Signore, il Visnu- dharmottara spiega:

“Solo chi ha ricevuto l’iniziazione vaisnava e pratica il servizio di devozione nella coscienza di Krsna ha il diritto di toccare il corpo della murti.”

Il movimento politico di Gandhi provocò in India una certa agitazione, perché secondo il codice vedico agli uomini di bassa nascita, spazzini, candala ed altri, è vietato l’ingresso nei templi. Per le loro abitudini poche igieniche questi uomini non sono ammessi nel tempio, tuttavia godono di altri vantaggi, grazie a cui possono elevarsi al più alto livello del servizio di devozione a contatto con puri devoti. Non si tratta dunque di bandire l’uomo di bassa origine, ma di purificarlo. Gandhi voleva che si operasse tale purificazione semplicemente designando questi uomini col nome fittizio di hari – jana (bambini di Dio), il che non mancò di far nascere una violenta controversia tra i responsabili dei diversi templi e i seguaci di Gandhi.

La legge attuale è quella che prevale in tutte le Scritture: chiunque sia purificato può entrare nel tempio. Infatti, solo chi ha ricevuto una regolare iniziazione ed osserva correttamente le regole prescritte può avvicinare e toccare la murti. E colui che, fedele a questi principi regolatori, tocca il corpo della murti sii libera immediatamente dalla contaminazione dei suoi atti colpevoli e ben presto vede esauditi tutti i suoi desideri.

Contemplare la murti

Il Varaha Purana glorifica anche l’atto di contemplare nel tempio la forma di Sri Krsna. Un devoto dice:

“O Vasundhara, chiunque vada a Vrndavana e veda la forma di Govindadeva, sfugge alla corte di Yamaraja e può raggiungere il sistema planetario più elevato, là dove regnano gli esseri celesti.”

Da questa affermazione si può capire che chiunque si rechi a Vrndavana, anche solo per curiosità, e ha la fortuna di visitare il tempio della murti, in particolare quello di Govindadeva, anche se non è elevato al mondo spirituale, è sicuro di raggiungere i pianeti superiori. Il semplice fatto di contemplare, a Vrndavana, la forma di Govindadeva è sufficiente ad elevare una persona al piano della virtù.

Partecipare all’arati

E alle feste celebrate in onore del Signore

Lo Skanda Purana descrive in questi termini il risultato che si ottiene assistendo all’arati offerto alla murti nel tempio:

“Colui che durante l’arati vede il viso del Signore può liberarsi dalle conseguenze di tutte le sue azioni colpevoli, accumulate da milioni e milioni di anni. E’ perfino assolto dalla colpa di aver ucciso un brahmana o da altre colpe equivalenti.”

Come abbiamo già spiegato, ci sono molte cerimonie che dobbiamo osservare, come i giorni che commemorano l’avvento di Krsna, di Sri Ramacandra o di importanti vaisnava, la cerimonia del jhulana- yatra, dove il Signore è seduto su un’altalena, e quella del dolayatra che celebra i divertimenti del Signore durante il mese di marzo. In ognuna di queste feste s’invita il Signore a prendere posto su un carro che sfida per le vie della città in modo da dare a tutti la possibilità di contemplarLo. Il bhavisya Purana insegna:

“Se anche un candala [un mangiatore di cani], spinto dalla curiosità, vede durante queste feste il Signore seduto sul Suo carro, è contato tra i compagni di visnu.”

L’Agni Purana afferma:

“Chiunque osservi con gioia l’adorazione della murti nel tempio ottiene tutti i risultati conferiti dalla pratica del kriya – yoga, così com’è descritta nel Pancaratra.”

Il kriya – yoga è molto simile al servizio di devozione nel a pratica, ma è destinato agli yogi, che con l’aiuto di questo metodo graduale possono elevarsi fino al servizio di devozione al Signore.

CAPITOLO 10

LE VIE DELL’ASCOLTO E DEL RICORDO

L’ascolto

L’inizio della coscienza di Krsna e del servizio di devozione è l’ascolto, detto in sanscrito sravana. Tutti dovrebbero avere la possibilità di unirsi ad un gruppo che si dedica ad atti di devozione per poter essere guidati all’ascolto. Infatti, l’ascolto è molto importante per progredire nella coscienza di Krsna. Chi ascolta le vibrazioni sonore trascendentali può rapidamente liberare il cuore da tutte le impurità. Sri Caitanya stesso ha affermato l’importanza dell’ascolto, che ha il potere di purificare il cuore dell’anima contaminata dalla materia in modo da renderla rapidamente adatta a impegnarsi nel servizio di devozione e a capire la coscienza di Krsna.

Il Garuda Purana descrive con molta efficacia l’importanza dell’ascolto:

“L’esistenza condizionata nell’universo materiale può essere paragonata allo stato di un uomo che giace privo di sensi per il morso di un serpente. Infatti, entrambe queste forme d’incoscienza possono essere dissolte dalle vibrazioni di un mantra”.

Un uomo morsicato da un serpente generalmente non muore subito, ma cade in una profonda incoscienza e rimane in uno stato di coma. Anche chi vive nel mondo materiale è in un simile stato di torpore poiché ignora la sua vera natura, il suo dovere e il suo legame con Dio. Esistenza materiale significa, dunque, soffrire del morso di maya, il serpente dell’illusione, e essere quasi come morti, poiché si è completamente privi della coscienza di Krsna. Ma colui che sembra già morto a causa del morso di un serpente può essere riportato in vita col canto di un particolare mantra. Coloro che conoscono l’arte di usare questi mantra possono compiere tali prodigi. Allo stesso modo, l’ascolto del maha – mantra

Hare Krsna hare Krsna Krsna Krsna hare hare

hare rama hare rama rama rama hare hare

risveglia la coscienza di Krsna in colui che è piombato in uno stato d’incoscienza mortale a causa dell’esistenza materiale.

L’importanza di ascoltare i divertimenti del Signore è sottolineata anche nello Srimad- Bhagavatam (4.29.40) dove Sukadeva Gosvami rivolge le seguenti parole a Maharaja Pariksit:

“O re, bisogna vivere là dove i grandi acarya (santi maestri) descrivono le attività sublimi del Signore ed ascoltare con molta attenzione le loro parole, che come fiumi di nettare scorrono dal loro viso simile alla luna. Colui che ascolta con entusiasmo e costanza questi insegnamenti spirituali sarà sicuramente liberato dalla fame, dalla sete, dalla paura, dal lamento e da ogni illusione legata all’esistenza materiale.”

Anche Sri Caitanya Mahaprabhu raccomanda la pratica dell’ascolto come mezzo per raggiungere la realizzazione spirituale nella nostra epoca, il kali – yuga. In questa era, infatti, è molto difficile aderire rigidamente ai principi regolatori e allo studio dei veda, metodi di realizzazione spirituale un tempo raccomandati. Tuttavia, il semplice fatto di ascoltare il messaggio dei grandi devoti ed acarya è sufficiente a dissipare ogni contaminazione materiale. Perciò Caitanya Mahaprabhu aggiunge che si devono ascoltare solo i devoti del Signore, uniche vere autorità in campo spirituale. Prestare orecchio alle parole di un qualunque oratore professionale non ci sarà di alcun aiuto. Ascoltare invece le anime veramente realizzate significa lasciare entrare nelle orecchie fiumi di nettare, simili a quelli che scorrono sulla luna. Questa è la metafora usata nel verso citato sopra.

La Bhagavad- gita (2. 59) insegna che il materialista potrà spezzare il suo attaccamento alla materia solo se diventa cosciente di Krsna. Infatti, come potrebbe abbandonare le sue basse abitudini senza aver gustato i benefici di attività superiori? In questo mondo ognuno si dedica alle attività illusorie dell’energia inferiore, ma chi ha l’occasione di assaporare le attività di Krsna, sul piano dell’energia superiore, dimentica tutti i piaceri inferiori. Quando Krsna parla sul campo di battaglia di Kurukestra, il materialista vi vede solo un dialogo tra amici, mentre è un vero e proprio fiume di nettare che scorre dalle labbra di Sri Krsna. Arjuna ascolta questo messaggio sublime e si libera così da ogni illusione legata alle preoccupazioni di ordine materiale.

Lo Srimad- Bhagavatam (12. 3. 15) conclude:

“Colui che aspira a servire con devozione pura Sri Krsna, che è glorificato con inni sublimi, deve sempre ascoltare il racconto delle Sue glorie e delle Sue qualità trascendentali. Così distruggerà certamente ogni macchia che intacca il suo cuore.”

Pregare il Signore per avere la Sua misericordia

Nello Srimad- Bhagavatam (10.14.8) si afferma:

“O Signore, l’uomo che arde continuamente dal desiderio di essere benedetto dalla Tua misericordia infinita, e sopporta con pazienza le conseguenze italiane sue colpe passate, offrendoti dal più profondo del cuore il suo rispettoso omaggio, si qualifica certamente per ottenere la liberazione, che da quel momento gli spetta di diritto.”

Questa affermazione dello Srimad- Bhagavatam deve servire da guida a tutti i devoti che, non dovranno mai aspettarsi di essere subito alleggeriti delle conseguenze delle loro colpe passate. Nessun’anima condizionata è libera da questo fardello, poiché l’esistenza materiale consiste nel soffrire e nel godere senza tregua delle conseguenze delle azioni compiute nel passato. Ma l’uomo che mette fine alle sue attività materiali non deve più rinascere in questo mondo. Questa liberazione, però, è possibile solo dal momento in cui si comincia ad agire in coscienza di Krsna, perché solo questo tipo di azione non produce alcuna conseguenza materiale. Perciò, appena si diventa perfetti nell’arte di agire per Krsna non si rinasce più nel mondo materiale. Il devoto che non è ancora completamente libero dalle conseguenze delle sue azioni dovrà dunque continuare a impegnarsi seriamente nella coscienza di Krsna, nonostante i numerosi ostacoli che potrà incontrare. Quando gli ostacoli si presenteranno, egli dovrà semplicemente pensare a Krsna ed aspettare la Sua misericordia. E’ questo il suo unico rifugio. Il devoto che trascorre la vita in questa coscienza raggiungerà certamente il regno di Dio, poiché le sue azioni compiute in questo modo gliene conferiscono il diritto. Le esatte parole usate nel verso citato sopra sono daya – bhak; esse si riferiscono ad un figlio che è diventato l’erede legittimo dei beni del padre. Similmente, il puro devoto, pronto a affrontare ogni sorta di prove nell’adempimento del suo dovere verso Krsna, ottiene il pieno diritto di entrare nella Sua dimora suprema.

Il ricordo

Il ricordo di Krsna consiste nel mantenere, in un modo o nell’altro, i propri pensieri costantemente legati a Krsna. Il visnu Purana tratta questo argomento:

“Il semplice fatto di ricordare Dio, la Persona Suprema, è fonte di ogni buona fortuna. Che io possa sempre conservare in me il ricordo del Signore, che è non – nato ed eterno.”

A proposito del ricordo il Padma Purana afferma:

“Offro il mio rispettoso omaggio al Signore Supremo, Sri Krsna. Colui che si ricorda di Lui, o durante la sua vita o al momento della morte, si libera dalle conseguenze di tutti i suoi peccati.”

La meditazione

Per meditazione s’intende portare i propri pensieri sulla forma, le qualità e le attività del Signore, o sul servizio offerto alla Sua Persona. La meditazione non ha niente di impersonale e non deve portare sul vuoto. Anzi, le Scritture vediche insegnano che essa deve essere diretta verso la forma di Visnu.

Ecco ciò che il Nrsimha Purana dice alla meditazione sulla forma di Visnu:

“La meditazione sui piedi di loto del Signore Supremo è stata riconosciuta trascendentale, cioè al di là delle sensazioni legate alle gioie e ai dolori di questo mondo. Praticando questa meditazione anche il più basso dei miscredenti potrà liberarsi dalle conseguenze di tutte le attività peccaminose della sua vita.”

Il Visnu – dharma parla così della meditazione sulle qualità sublimi del Signore:

“Coloro che agiscono sempre nella coscienza di Krsna, ricordando le qualità sublimi del Signore, si liberano dalle conseguenze di tutti i loro peccati. Così purificati, essi si qualificano per entrare nel regno di Dio.

Comprendiamo così che nessuno può entrare nel regno dell’Assoluto senza essersi prima liberato dalle conseguenze di tutte le azioni peccaminose. Si può evitare ogni azione peccaminosa semplicemente ricordando la forma, le qualità, i divertimenti e tutte le caratteristiche proprie del Signore.

Riferendosi al ricordo delle attività del Signore, il Padma Purana insegna:

“Colui che sempre medita sui dolci divertimenti del Signore e sulle Sue meravigliose attività, si libera certamente da ogni contaminazione materiale.”

Alcuni Purana dimostrano che colui che si limita anche solo a meditare sulle attività devozionali raggiunge lo scopo desiderato ed ottiene d’incontrare a tu per tu il Signore Supremo. Il Brahma- vaivarta Purana riporta a questo proposito la storia di un Brahmana che viveva nella città di Pratisthanapura, nell’India del Sud. Benchè non godesse di una grande agiatezza, il brahmana era ugualmente soddisfatto, poiché pensava che il fatto di essere privo di ricchezze era dovuto alle sue colpe passate e alla volontà di Krsna. Non si affliggeva affatto per la sua povertà materiale e viveva una vita tranquilla, molto sincero ed aperto, andava talvolta ad ascoltare i discorsi delle grandi anime realizzate. Durante uno di questi discorsi, mentre ascoltava con fede le descrizioni delle attività vaisnava, apprese che queste attività potevano essere compiute anche solo con la meditazione. In altre parole, colui che si trova nell’impossibilità di compiere fisicamente un’attività vaisnava può meditare su di essa e ricavarne gli stessi benefici. Poiché era povero, il nostro brahmana decise di meditare su attività devozionali compiute con un fasto regale. Ecco il suo modo di procedere.

Di tanto in tanto egli andava a fare il bagno nel fiume Godavari, poi si sedeva sulla riva, in un luogo appartata, e si dedicava agli esercizi yoga del pranayama, che mirano a controllare la respirazione per concentrare meglio i pensieri. Questi esercizi respiratori, così come gli asana (posizioni diverse), permettono di fissare la mente su un determinato oggetto con un procedimento meccanico. Un tempo, anche gli uomini comuni sapevano fissare i loro pensieri sul ricordo del Signore, e questo fu il metodo seguito dal Brahmana. Dopo aver fissato nella mente la forma del Signore, egli immaginava, nel corso della meditazione, di vestirlo meravigliosamente con vesti costose, preziosi gioielli, corone ed altri fastosi ornamenti. Dopo aver vestito il Signore, Gli offriva il suo rispettoso omaggio prosternandosi davanti a Lui; poi, sempre in meditazione, puliva il tempio con grande cura. Immaginava di possedere numerosi vasi d’oro e d’argento e di trasportarli fino al fiume per riempierli di acque sacre. Non raccoglieva solo le acque della Godavari, ma anche quelle del Gange, della Yamuna, della Narmada e della Kaveli. Generalmente, il vaisnava che è impegnato nell’adorazione del Signore raccoglie le acque di questi diversi fiumi chiamandoli con alcuni mantra. Invece di recitare questi mantra, il brahmana immaginava di raccogliere con le sue stesse mani le acque sacre per versarle nei suoi vasi d’oro e d’argento. Lo stesso faceva poi per tutti i tipi di accessori che servono all’adorazione del Signore – fiori, frutta, incensi e polpa di sandalo. Raccoglieva tutto con cura e lo portava davanti alla murti. Con queste acque, fiori ed oggetti profumati, faceva poi un’offerta meravigliosa per la soddisfazione della murti. Dopodiché celebrava la cerimonia dell’arati e, aderendo ai principi regolatori, completava i suoi atti devozionali in perfetto accordo con i metodi prescritti per l’adorazione del Signore.

Egli continuò a compiere questi atti ogni giorno per numerosi anni. Poi un giorno il brahmana, nella sua meditazione, immaginò di cucinare del riso al latte per offrirlo alla murti. Ma la sua offerta lo lasciò insoddisfatto, perché il suo dolce era appena terminato e rischiava di essere ancora troppo caldo. Il riso al latte, infatti, non dev’essere servito caldo; più è freddo e più è buono. Volendo dunque assicurarsi di poter offrire il dolce al Signore, il brahmana avvicina la mano al recipiente. Ma appena lo tocca sente sul dito un forte bruciore che gli fa interrompere la meditazione. Stupito, si guarda il dito bruciato e si domanda come ciò sia potuto succedere, poiché aveva toccato il recipiente del riso al latte solo in meditazione!

Mentre il brahmana era immerso in questi pensieri, a Vaikuntha, seduto vicino a Laksmi (la dea della fortuna) Sri Narayana sorride. Vedendo l’aria divertita del Signore, tutte le dee della fortuna, impegnate a servirLo, si domandano, vinte dalla curiosità, la ragione di quel sorriso. Senza rispondere il Signore ordina che si vada a prendere il Brahmana. Immediatamente un’aeronave di Vaikuntha lo conduce da Narayana, e quando il brahmana si trova in Sua presenza Sri Narayana racconta tutta la storia alle dee della fortuna. Il brahmana ottenne da allora la grazia di vivere eternamente a Vaikuntha in compagnia del Signore e delle Sue Laksmi.

Questo episodio illustra bene l’onnipresenza del Signore, che sebbene abiti a Vaikuntha, nella Sua dimora assoluta, era anche presente nel cuore del brahmana che Lo adorava con la sua meditazione. Possiamo così capire che il Signore accetta tutto ciò che il Suo devoto gli offre, anche in meditazione; e queste offerte permettono di raggiungere il fine dell’esistenza.

CAPITOLO 11

MANIFESTAZIONI DEL SERVIZIO TRASCENDENTALE

L’atteggiamento di servizio

Per il non – devoto (karmi), che agisce con uno scopo interessato, l’atteggiamento di servizio consiste nell’offrire i frutti del suo karma. Ma gli acarya vaisnava, come Rupa Gosvami, c’insegnano che l’atteggiamento di servizio deve esprimersi con l’offerta di un servizio costante al Signore.

Lo Skanda Purana afferma che si possono considerare devoti coloro che seguono le prescrizioni rituali date per i diversi varna ed asrama. Invece, coloro che s’impegnano a servire direttamente il Signore sono considerati bhagavata, o puri devoti. Non si possono considerare puri devoti coloro che compiono azioni interessate o svolgono solo i doveri prescritti per ciascun individuo nell’ambito del Varnasrama – dharma. Ciò nonostante, se essi offrono al Signore il frutto delle loro azioni, potranno essere considerati ugualmente devoti. Quando un devoto non ha più alcun desiderio materiale e serve spontaneamente il Signore per amore verso di Lui, allora dev’essere accettato come un puro devoto. Le anime condizionate, venute a contatto con l’energia materiale in questo mondo, provano tutte il desiderio più o meno intenso di dominare la natura materiale. Ma l’istituzione del vanasrama, con i doveri che assegna a ciascuno, è concepita in modo da permettere all’essere condizionato di godere dell’universo materiale secondo il suo desiderio, pur conducendolo progressivamente alla conoscenza spirituale. A questo scopo numerose attività devozionali proprie della coscienza di Krsna s’inseriscono nei doveri prescritti per i differenti varna ed Asrama. Inoltre, coloro che tra i devoti hanno la responsabilità di una famiglia osservano a volte i rituali prescritti dai veda per i capifamiglia oltre agli obblighi devozionali, poiché lo scopo comune ad entrambi è la soddisfazione di Krsna. Così, quando un devoto che ha famiglia (grhastha) si sottomette a qualche prescrizione vedica è sempre al fine di soddisfare Krsna. Ogni azione, dunque, compiuta per la soddisfazione del Signore Supremo appartiene, come abbiamo spiegato precedentemente, al servizio di devozione.

Srila Rupa Gosvami descrive poi l’atteggiamento richiesto per avvicinarsi al servizio di devozione. Egli spiega che il neofita che sviluppa un po’ di affetto per il Signore vede decrescere in sé ogni attrazione per il piacere dei sensi in proporzione alla crescita della sua devozione. Ma se conserva qualche attaccamento per le azioni materiali, deve offrire il frutto di queste azioni a Krsna. Questo significa ugualmente servire il Signore, come il servitore serve il suo maestro.

Il naradiya Purana afferma infine che questo atteggiamento di servizio è trascendentale, e spiega che chiunque pratichi ininterrottamente il servizio di devozione con gli atti, le parole e i pensieri, o anche colui che non lo pratica direttamente ma desidera farlo, dev’essere considerato un’anima liberata.

Il servizio di devozione compiuto

in un sentimento di amicizia

Esso si divide in due categorie secondo che si agisca verso il Signore come un intimo servitore o come un amico benevolo. Nel primo caso il devoto ha fede nel servizio di devozione offerto al Signore e ne segue rigorosamente le regole e i principi, fiducioso di raggiungere così l’esistenza spirituale. Nel secondo caso il sentimento d’amicizia che il devoto prova per il Signore lo porta a vegliare al Suo benessere.

La Bhagavad- gita (18. 69) afferma che il Signore considera come il Suo servitore più caro colui che diffonde il Sue glorie. Infatti, il devoto che insegna agli uomini il messaggio “confidenziale” della Bhagavad- gita diventa così caro a Krsna che nessuno al mondo può eguagliarlo.

Troviamo nel Mahabharata queste parole di Draupadi:

“O Govinda, secondo la Tua promessa, il Tuo devoto non perirà mai “ed io ripongo la mia fiducia nelle Tue parole. Così qualunque tipo di disgrazia mi colpisca, mi ricordo di questa promessa e grazie ad essa continuo a vivere.”

Draupadi rivolse questa preghiera al Signore mentre lei e i suoi mariti, i cinque Pandava, si trovavano oppressi dal loro fratellastro Durryodhana e da altri sui complici. Tale era l’oppressione che perfino Bhismadeva, un valoroso guerriero che rimase brahmacari durante tutta la vita, a volte piangeva pensando alla loro condizione e si mostrava sempre molto stupito del fatto che nonostante la virtù dei pandava e la purezza di Draupadi, purezza che la rendeva paragonabile alla dea della fortuna, e nonostante l’amicizia di Krsna, essi dovessero soffrire tanto. Tuttavia, nonostante l’intensità poco comune delle loro tribolazioni, Draupadi non si perse mai di coraggio; lei sapeva che Krsna, il loro amico, un giorno li avrebbe salvati.

Similmente, lo Srimad- Bhagavatam (11. 2. 53) riporta le parole che Havi, il figlio del re Rsabha, rivolge a Maharaja Nimi:

“O re, chi non si allontana mai, nemmeno per un istante, dalla via del servizio offerto ai piedi di loto della Persona Suprema – servizio a cui aspirano perfino grandi esseri celesti come Indra -, animato dalla ferma convinzione che non esiste nella di più desiderabile o più degno di adorazione, dev’essere considerato un devoto di prim’ordine.”

Sri Rupa Gosvami spiega che un devoto neofita, anche se ha sviluppato solo un debole sentimento per Dio, possiede già, almeno in potenza, tutte le qualità richieste per praticare il servizio di devozione. E quando si stabilirà fermamente in questo servizio, la sua costanza stessa diventerà una delle caratteristiche essenziali del suo servizio devozionale. Accade talvolta di vedere un puro devoto che riposa nel tempio, vicino al Signore, per servirLo come un amico benevolo. In questa manifestazione di amicizia si può riconoscere l’espressione della spontaneità, la raganuga. Sebbene secondo i principi regolatori nessuno possa sdraiarsi nel tempio del Signore Supremo, questo slancio d’amore spontaneo per Dio s’inserisce nel servizio devozionale caratterizzato da un sentimento di amicizia.

Abbandonare tutto al Signore

Nello Srimad- Bhagavatam (11. 29. 34) il Signore descrive molto bene l’abbandono totale di sé stessi:

“Colui che si abbandona interamente a me e rinuncia ad ogni altra impresa è protetto da Me personalmente, in questa vita e nell’altra. In breve, Io desidero aiutarlo ad avanzare sempre più sulla via spirituale. E si può affermare di lui che si è già meritato la perfezione detta sarsti [che permette di godere di un’opulenza uguale e quella del Signore].”

La Bhagavad- gita (18. 66) insegna inoltre che dall’istante in cui ci si abbandona ai piedi di loto di Krsna, Egli ci prende sotto la Sua tutela e ci assicura la Sua protezione contro le conseguenze di tutte le nostre colpe. Il Signore guida il Suo devoto dall’interno affinché progredisca a grandi passi verso la perfezione spirituale.

Questo abbandono di sé si chiama atma – nivedana. Le autorità in materia definiscono questo “sé” in modo differente. Con questa parola si designa talvolta il sé spirituale, l’anima, ed altre volte il corpo e la mente. L’abbandono totale non consiste dunque soltanto nell’abbandonarsi come anima spirituale, ma anche nell’abbandonare il corpo e la mente al servizio del Signore. Srila Bhaktivinoda Thakura ha composto su questo argomento un bellissimo canto in cui offre sé stesso al Signore come anima completamente Sottomessa. Egli dice:

“I miei pensieri, la mia casa, il mio corpo, tutto ciò che possiedo, o Signore, lo offro a Te e lo consacro al Tuo servizio. Tu puoi disporne a Tuo piacere. Tu sei il proprietario supremo di tutto ciò che esiste, perciò puoi prendere anche la mia vita o puoi darmi la Tua protezione. Tutto appartiene a Te, come posso quindi affermare che qualcosa è mio?”

Sri Yamunacarya offre al Signore una preghiera in cui esprime un sentimento analogo:

“O Signore, non m’importa vivere in un corpo di uomo o di essere celeste, poiché so che tutte le forme di vita sono prodotte dalle tre influenze della natura materiale, o io, l’anima che abita questi corpi, mi abbandono semplicemente a Te.”

L’Hari – bhakti – viveka insegna come praticare l’abbandono di sé con l’offerta del corpo. Un devoto prega così:

“O Signore, come l’animale che trova un padrone non deve più preoccuparsi del cibo e del riparo, così io, che mi sono abbandonato a Te anima e corpo, non devo più preoccuparmi della mia sopravvivenza.”

In altre parole, non bisogna preoccuparsi del mantenimento della propria persona o della propria famiglia. L’anima interamente abbandonata al Signore deve sempre ricordarsi che il servizio di devozione rappresenta la sua sola ed unica preoccupazione.

Srila Rupa Gosvami aggiunge che le vie del servizio di devozione compiuto in un sentimento di amicizia o nell’abbandono completo del sé sono difficili da percorrere. Perciò si vedono ben pochi devoti legati al Signore in questi due modi; solo i devoti avanzati possono intraprendere senza difficoltà queste due vie. Concludendo, l’abbandono unito a una devozione sincera e fonte di estasi è visibile solo raramente, perché per giungere a questo livello bisogna arrendersi completamente alla volontà del Signore.

Offrire al Signore un oggetto che ci è caro

Nello Srimad- Bhagavatam (11. 11. 41) Krsna dice a Uddhava:

“Amico Mio, colui che Mi offre ciò a cui tiene di più, o qualsiasi altro oggetto a cui è affezionato, ottiene un beneficio eterno.”

Fare tutto ciò che è necessario per il piacere di Krsna

Il Narada – pancaratra insegna che dobbiamo cercare di soddisfare il Signore con tutte le nostre azioni. E’ spiegato in quest’opera che colui che pratica il servizio di devozione deve impegnarsi in ogni tipo di attività, quelle previste dalle Scritture, ma anche quelle che si compiono per far fronte alle necessità della vita. In altre parole, non solo il devoto deve adempiere gli obblighi devozionali dettati dalle Scritture, ma deve anche compiere nella coscienza di Krsna i doveri che gli impone la vita quotidiana. Il proprietario di una grande azienda, per esempio, se è devoto, devolverà al servizio del Signore i benefici acquisiti grazie ai suoi possessi materiali.

Diventare un’anima sottomessa.

Nell’Hari – bhakti – vilasa troviamo il seguente passo:

“O Signore, chi si sottomette a Te ed è fermamente convinto di appartenerTi, ed inoltre esprime questa sottomissione con gli atti, le parole e i pensieri, può veramente gustare l’estasi spirituale.”

Nel NrSimbha Purana Sri NrSimhadeva afferma:

“Colui che Mi offre le sue preghiere e prende rifugio in Me è sotto la Mia tutela e Io m’impegno a proteggerlo sempre da tutti i pericoli.”

Servire la pianta tulasi

Lo Skanda Purana glorifica la pianta tulasi con le seguenti parole:

“Offro il mio rispettoso omaggio a tulasi, che ha il potere di distruggere immediatamente numerosissimi atti colpevoli. Il semplice fatto di guardare o di toccare questa pianta è sufficiente a liberare una persona da tutte le angosce e da tutti i mali. Il solo gesto di renderle omaggio o di versare un po’ d’acqua ai suoi piedi libera dalla paura di essere inviati alla corta di Yamaraja, il re della morte che castiga gli empi. Colui che pianta in qualche luogo un seme di tulasi diventa certamente un devoto di Sri Krsna. E quando le foglie di tulasi sono offerte con devozione ai piedi di loto di Krsna sboccia, nella sua pienezza, l’amore per Dio.”

In India, tutte le famiglie indù – anche quelle che non sono vaisnava – si prendono particolare cura della pianta tulasi. Anche nelle grandi città, dove questa pianta cresce difficilmente, le è riservata un’attenzione particolare. Le viene offerta dell’acqua e ci si prosterna davanti a lei, perché l’adorazione di tulasi è molto importante nel compimento del servizio di devozione.

Nello Skanda Purana si trovano anche altre parole che glorificano tulasi:

“Tulasi è certamente portatrice dei migliori auspici. Vederla, toccarla, ricordarsi di lei, offrire preghiere, prosternarsi davanti a lei, sentir parlare di lei o piantare il suo seme – ciascuno di questi atti porta ogni buon augurio. Chiunque entri in contatto con tulasi in uno di questi modi vive eternamente nel regno di Vaikuntha.”

CAPITOLO 12

ALTRE MANIFESTAZIONI DEL SERVIZIO TRASCENDENTALE

L’ascolto delle Scritture rivelate

Per Scrittura rivelata, Srila Rupa Gosvami intende ogni opera che illumini la via del progresso devozionale. Srila Madhvacarya designava precisamente, come Scritture rivelate, il Ramayana, il Mahabharata, i Puranpa, le Upanisad- il Vedanta ed ogni altro testo che fosso in accordo con queste opere. Lo Skanda Purana afferma:

“Colui che è sempre assorto nella lettura delle Scritture che indicano la via in cui si sviluppa il servizio di devozione vaisnava è per sempre glorioso tra gli uomini ed è certamente molto caro a Sri Krsna. Colui che tiene gelosamente queste Scritture nella sua dimora, ed offre loro il suo rispettoso omaggio, si libera dalle conseguenze di tutti i suoi peccati e alla fine diventa degno dell’adorazione degli esseri celesti.”

Similmente, un giorno fu detto a Narada Muni:

“O Narada, il Signore, Sri Narayana, vive sempre con chi scrive o tiene nella sua casa le opere vaisnava.”

Lo Srimad- Bhagavatam (12. 13. 15) insegna inoltre:

“Questo Srimad- Bhagavatam contiene l’essenza di tutta la filosofia del Vedanta. Chiunque, in un modo o nell’altro, prenda gusto alla lettura di questo Scritto con può più avere attrazione per leggere altre opere. Ciò significa che colui che ha gustato il nettare nello Srimad- Bhagavatam non può più trovare soddisfazione nel leggere la letteratura profana.”

Risiedere in un luogo santo

Nel Varaha Purana Sri Varaha si rivolge agli uomini della Terra glorificando con queste parole la città di Mathura:

“Chiunque si lasci affascinare da un luogo che non sia Mathura diventerà certamente preda dell’energia illusoria.”

E il Brahmanda Purana afferma che semplicemente toccando la terra sacra di Mathura si ottengono i benefici della visita a tutti i luoghi di pellegrinaggio dei tre mondi. Numerosi altri sastra ribadiscono che il semplice fatto di ascoltare, cantare o ricordare le glorie di Mathura, vederla, toccarla o anche solo desiderare di vivere in questo luogo, ha il potere di soddisfare tutti i desideri.

Servire i vaisnava

Nel Padma Purana Siva loda il servizio offerto ai vaisnava:

“Cara Parvati, esistono numerose forme di adorazione, a fra tutte, quella che si rivolge alla Persona Suprema è considerata a più alta. Ma più elevata ancora dell’adorazione del Signore è quella rivolta ai suoi devoti.”

Similmente, lo Srimad- Bhagavatam (3. 7. 19) riporta questa preghiera:

“Che io possa diventare un servitore sincero dei devoti, perché servendoli si raggiunge il servizio di devozione puro ai piedi di loto del Signore. Servire i devoti riduce il peso degli obblighi materiali e fa nascere in noi un profondo sentimento d’amore e di devozione per il Signore Supremo.”

Anche lo Skanda Purana afferma:

“Vedendo anche una sola volta coloro il cui corpo è segnato di tilaka, ornato con i simboli della conchiglia, del disco, della mazza e del fiore di loto, e sempre decorato di gopi, candana, e che portano sulla testa foglie di tulasi, ci si libera da tutte le colpe.”

Se lo Srimad- bhagavatam (1. 19. 33) aggiunge:

“Il solo ricordo della tua persona [di un vaisnava] santifica le nostre case e ci libera dalle conseguenze di tutte le nostre colpe. Che dire allora di vederti, toccarti, lavare i tuoi piedi di loto ed offrirti un seggio nella nostra casa, o qualche altro servizio personale?”

Infine, nell’Adi Purana si trovano queste parole di Krsna ad Arjuna:

“Sappi, o Partha, che chi dice di essere Mio devoto non lo è affatto. Solo chi dice di essere il devoto del Mio devoto è veramente Mio devoto.”

Nessuno, infatti, può avvicinare direttamente Dio, la Persona Suprema, senza la mediazione dei suoi devoti. Perciò, il primo dovere da compiere nella scala delle attività vaisnava è quello di accettare tra i devoti un maestro spirituale e servirlo.

Srila Rupa Gosvami apre qui una parentesi per dire che tutte le citazioni contenute nel Bhakti – rasamrta – sindhu e tratte dalle diverse Scritture sono accettate dai grandi acarya e devoti del Signore.

Servire il Signore secondo i propri mezzi

Il Padma Purana spiega che ognuno deve, secondo le proprie risorse personali, glorificare il Signore con diverse cerimonie impiegando tutti i mezzi possibili.

Il servizio di devozione

durante il mese di karttika

Una delle più importanti manifestazioni dell’anno porta il nome di urja, vrata e si svolge durante il mese di karttika (ottobre – novembre), in particolare nei templi di Vrndavana, in cui il Signore è adorato nella sua forma di Damodara. Damodara designa Krsna come figlio di Yasoda, che Lo legò un giorno con una corda. Le Scritture affermano che come il Signore, Sri Damodara, è molto caro ai suoi devoti così lo è anche il mese di karttika, conosciuto anch’esso col nome di Damodara. Durante questo mese si raccomanda in particolare di osservare l’urja – vrata, praticando il servizio di devozione nella regione di Mathura. Numerosi sono i devoti che ancora oggi rimangono fedeli a questa usanza; si recano a Mathura o a Vrndavana e vi risiedono durante tutto il mese di karttika con lo scopo di dedicarsi a varie attività devozionali.

Il Padma Purana insegna a questo proposito:

“Il devoto può certamente ottenere dal Signore i piaceri di questo mondo o anche la liberazione, ma se compie qualche servizio di devozione durante il mese di karttika, e più precisamente a Mathura, non desidererà altro che il servizio di devozione puro.”

Da questo verso si può capire che il Signore non concede il Suo servizio di devozione agli uomini comuni, che non mostrano alcun interesse per Lui. Ma se queste stesse persone, per quanto poco sincere siano, si dedicano alle attività devozionali nel mese di karttika seguendo i principi regolatori, e lo fanno nella regione di Mathura, in India, si meriteranno senza difficoltà il servizio personale del Signore.

Celebrare le feste che commemorano

i divertimenti del Signore

Il Bhavisya Purana parla così delle diverse feste da celebrare in onore del Signore, feste che commemorano il Suo avvento o i Suoi divertimenti sublimi:

“O Janardana [Krsna], Ti preghiamo di dirci il giorno in cui sei nato dal grembo di Devaki – devi. Se Tu vorrai informarci su questa data, noi la celebreremo con grande fasto. O vincitore di Kesi, noi ci siamo completamente abbandonati ai tuoi piedi di loto e desideriamo soltanto soddisfarTi con le nostre cerimonie”.

Questa citazione del Bhavisya Purana dimostra che colui che celebra queste diverse cerimonie può essere sicuro di rendersi gradito al Signore.

Servire il Signore con profonda devozione

Si può leggere nell’Adi Purana:

“Colui che senza interruzione canta il santo nome e prova una gioia sublime praticando il servizio di devozione ottiene certamente tutte le facilitazioni richieste per lo sviluppo di questo servizio e non solamente la liberazione [mukti].”

La Mukti è la liberazione dal condizionamento materiale; chi la raggiunge non deve più rinascere in questo mondo. L’impersonalista desidera fondersi nell’energia spirituale per perdervi la sua individualità, ma lo Srimad- Bhagavatam (2.10.6) afferma che la mukti è solo l’inizio del ritorno alla nostra condizione naturale. E questa condizione naturale è la stessa per tutti: servire il Signore con devozione. Il verso dell’Adi Purana sopra citato dimostra che la pratica del servizio di devozione è sufficiente in sé stessa a soddisfare il devoto, tanto che egli non aspira ad alcuna forma di liberazione per sottrarsi all’esistenza condizionata. In altre parole, chiunque pratichi il servizio di devozione sfugge al condizionamento materiale, anche se può sembrare che vi sia ancora soggetto.

Leggere lo Srimad- Bhagavatam

in compagnia dei devoti

Lo Srimad- Bhagavatam rappresenta l’albero dei desideri della saggezza vedica. Il Veda è la somma di tutto il sapere, e lo Srimad- Bhagavatam presenta in modo perfetto tutta la conoscenza necessaria all’uomo. Le Scritture vediche trattano i diversi rami del sapere – le scienze sociali, politiche, mediche, militari e molte altre – e li descrivono in modo perfetto. Anche la scienza spirituale vi è perfettamente spiegata. Lo Srimad- Bhagavatam è considerato il frutto maturo di questo albero dei desideri. Un albero è onorato per i frutti che produce; per esempio, l’albero del mango è considerato prezioso per la qualità del suo frutto, il mango, il re dei frutti. Perciò il dono più prezioso che possa fare l’albero del mango è un mango ben maturo. Similmente, lo Srimad- Bhagavatam rapra il frutto maturo dell’albero dei veda. E come un frutto maturo diventa ancora più gustoso quando è toccato dal becco di un suka, un pappagallo, così il messaggio dello Srimad- bhagavatam diventa ancora più delizioso quando è trasmesso dalle labbra sublimi di Sukadeva Gosvami.

Inoltre, lo Srimad- Bhagavatam dev’essere ricevuto attraverso una successione ininterrotta di maestri spirituali. Un frutto maturo colto sulla cima di un albero non rischierà di ammaccarsi se è passato con cura, da una mano all’altra, fino a terra. Similmente, lo Srimad- Bhagavatam, quando è trasmesso da una successione di maestri qualificati, che costituisce ciò che si chiama la parampara, resterà intatto. Come insegna la Bhagavad- gita (4. 2), questo è il modo giusto di ricevere la conoscenza spirituale: attraverso una successione di saggi realizzati che conoscono la vera portata degli sastra.

Anche Sri Caitanya Mahaprabhu disse che l’insegnamento dello Srimad- Bhagavatam dev’essere ricevuto da un’anima realizzata, da un bhagavata. Bhagavata significa “in relazione col Signore Supremo (bhagavan)”. Si designano dunque nel termine bhagavata sia i devoti del Signore sia il libro che tratta del servizio di devozione al Signore. In breve, Sri Caitanya Mahprabhu raccomandò di gustare il vero sapere dello Srimad- bhagavatam ricevendone il messaggio da una persona Bhagavatam. Lo Srimad – Bhagavatam è di una tale dolcezza che affascina anche le anime liberate. Lo stesso Sukadeva Gosvami ammise di essere diventato un grande devoto solo dopo aver gustato il nettare dello Srimad- Bhagavatam, sebbene fosse già liberato mentre era ancora nel grembo di sua madre. In conclusione, chi desidera avanzare nella coscienza di Krsna deve gustare il messaggio dello Srimad- Bhagavatam (2. 1. 9) che nonostante la sua forte attrazione per la meditazione impersonale, quando udì da suo padre, Vyasadeva, il racconto dei divertimenti trascendentali di Dio, la Persona Suprema, sviluppò all’improvviso un’attrazione più forte per lo Srimad- Bhagavatam che per il brahman impersonale. Da ciò comprendiamo che Vyasadeva potè direttamente trasmettere a Sukadeva Gosvami la sua matura realizzazione della scienza spirituale solo perché era un’anima realizzata.

Ricercare la compagnia dei devoti avanzati

In occasione della riunione di Naimisaranya, e in presenza di Suta Gosvami, Saunaka Muni spiegò l’importanza di discorrere sullo Srimad- Bhagavatam in compagnia di puri devoti. Suta Gosvami ne confermò l’importanza precisando che se una persona ha la fortuna di stare anche un solo istante a contatto con un puro devoto, quell’istante è così prezioso che non può essere neppure paragonato agli atti di virtù che permettono di accedere ai pianeti paradisiaci o di liberarsi dalle sofferenze materiali. In altre parole, colui che sviluppa attaccamento per lo Srimad- Bhagavatam diventa indifferente a tutti i benefici che si possono ottenere dall’elevazione ai pianeti superiori o dalla liberazione così com’è concepita dagli impersonalisti. La compagnia dei puri devoti è così preziosa e sublime che non può essere paragonata a nessun tipo di felicità materiale.

Nell’Hari – bhakti – Sudhodaya Hiranyakasipu si rivolge in questi termini a prahlada Maharaja:

“Sappi, figlio mio, che la compagnia delle persone che frequenti è molto importante; agisce come un pezzo di cristallo che riflette ciò che lo circonda.”

I devoti sono simili ai fiori, ed ammettendo che il nostro cuore abbia la purezza del cristallo, il loro contatto lascerà trasparire in noi le loro qualità. Un altro esempio illustra questo principio. Se l’uomo è virile e la donna è feconda, dalla loro unione nascerà un figlio; similmente, se chi trasmette la conoscenza spirituale e chi la riceve sono entrambi qualificati e sinceri, il loro incontro produrrà buoni frutti.

Cantare i santi nomi del Signore

Sukadeva Gosvami mette fortemente in rilievo l’importanza del maha – mantra

hare Krsna hare Krsna Krsna Krsna hare hare

Hare rama hare rama rama rama hare hare

Quando nello Srimad- bhagavatam (2. 1. 11.) dice a Maharaja Pariksit:

“O re, colui che prova un’attrazione spontanea per il canto del maha – mantra Hare Krsna dev’essere considerato come una persona che ha raggiunto il più alto livello di perfezione.”

Egli insiste in particolare sul fatto che i karmi avidi dei frutti delle loro azioni, gli impersonalisti che cercano la salvezza e mirano a diventare Uno con la Persona Suprema, e gli yogi che aspirano ai poteri soprannaturali possono ottenere i risultati di tutte queste perfezioni semplicemente col canto del maha – mantra. Sukadeva usa a questo proposito il termine nirnitam, che indica una verità irrevocabile. Egli era un’anima liberata e non avrebbe mai preso in considerazione un fatto che non rivestisse in carattere assoluto; perciò egli afferma con insistenza che si tratta di un fatto irrevocabile: colui che giunge a cantare con determinazione e costanza il mantra Hare Krsna ha definitivamente chiuso con l’azione interessato, la speculazione intellettuale e la pratica dello yoga. Krsna conferma la stessa cosa davanti a Arjuna nell’Adi Purana:

“Colui che canta il Mio nome trascendentale dev’essere visto come sempre unito a me. E devo riconoscere che da questo devoto Mi lascio facilmente conquistare.”

Nel Padma Purana si afferma:

“Il canto del mantra Hare Krsna si trova solo sulle labbra di coloro che hanno adorato Vasudeva durante numerose vite.”

Sempre nel Padma Purana è detto:

“Non c’è nessuna differenza tra il Signore e il Suo santo nome. Perciò il santo nome possiede gli stessi attributi di pienezza, di purezza e di eternità del Signore. Il suo suono non è una vibrazione materiale né può essere contaminato dalla materia.”

Colui che non ha purificato i sensi non potrà cantare il santo nome senza commettere offese; in altre parole, i sensi contaminati dalla materia non possono far vibrare correttamente i santi nomi del mahamantra Hare Krsna. Tuttavia, la pratica stessa di questo canto dà a tutti la possibilità di purificarsi e di cantare i santi nomi senza commettere offese.

Caitanya Mahaprabhu raccomanda dunque a tutti di cantare il mantra Hare Krsna affinché la polvere che ricopre il cuore sia spazzata via. Infatti, solo quando il cuore è purificato è possibile cogliere l’importanza del santo nome. Coloro che non hanno il desiderio di purificare il cuore, ma desiderano che le cose rimangano come sono, non potranno mai gustare i benefici sublimi del canto del mantra Hare Krsna. Perciò ogni persona dev’essere incoraggiata a sviluppare la propria tendenza a servire il Signore, perché ciò la aiuterà a liberare il suo canto da ogni offesa. Così, sotto la guida di un maestro spirituale, il discepolo impara a servire il Signore, perché ciò lo aiuterà a liberare il suo canto da ogni offesa. Così, sotto la guida di un maestro spirituale, il discepolo impara a servire il Signore e a cantare il mantra Hare Krsna. Ed appena si sviluppa in lui un sentimento di servizio spontaneo, egli diventa capace di cogliere la natura trascendentale dei santi nomi del maha – mantra.

Vivere a Mathura

Il Padma Purana descrive in questi termini l’importanza di vivere in un luogo santo, come Mathura o Dvaraka:

“Recarsi nei vari luoghi di pellegrinaggio significa liberarsi dalla schiavitù alla materia. Ma questa emancipazione non rappresenta la perfezione più alta. Giunti a questo livello del brahmabhuta, della liberazione, ci si deve impegnare nel servizio di devozione al Signore, e in ciò risiede il vero fine dell’esistenza. Per giungervi senza difficoltà è sufficiente vivere nella regione di Mathura, o Mathura – mandala, anche solo per qualche istante.”

E’ detto inoltre:

“Chi rifiuterà di adorare la terra di Mathura, che può soddisfare tutti i desideri di coloro che aspirano ai frutti delle loro azioni, come di coloro che aspirano alla salvezza e desiderano diventare Uno col Brahman Supremo? E’ facile quindi capire che questa terra di Mathura si arrende subito al desiderio del devoto che cerca solo di servire il Signore con devozione.”

Nelle Scritture vediche si trovano anche le seguenti parole:

“Non è meraviglioso che il fatto di vivere a Mathura, anche solo per un giorno, sia sufficiente a far nascere un sentimento di amore trascendentale per il Signore supremo? La terra di Mathura dev’essere certamente più gloriosa di Vaikuntha – dhama, il regno di Dio!”

CAPITOLO 13

LE CINQUE MANIFESTAZIONI PIU` POTENTI DEL SERVIZIO DI DEVOZIONE

Rupa Gosvami spiega che cinque tra le diverse attività devozionali, cioè:

1) risiedere a Mathura,

2) adorare la forma del Signore nel tempio,

3) recitare lo Srimad-Bhagavatam,

4) servire i devoti,

5) cantare il mantra Hare Krsna,

contengono tanta potenza spirituale che una leggera attrazione per una di esse è sufficiente a provocare l’estasi devozionale anche in un neofita.

Riguarda all’adorazione della murti, la forma del Signore nel tempio, Rupa Gosvami ha composto il verso seguente:

“Caro amico, se provi ancora qualche desiderio di godere della compagnia dei tuoi amici in questo mondo materiale, allora non guardare la forma di Krsna, che sta sulla riva della Yamuna, a Kesi – ghata. Il Suo nome è Govinda, una piuma di pavone orna il Suo capo e i Suoi occhi sono molto affascinanti. Suona il flauto, e la luna, con la luce dei suoi raggi, illumina il Suo corpo.”

La persona che sviluppa attaccamento per la Sri – murti, la forma arca di Krsna, e le dedica un culto nella sua dimora, dimenticherà tutto dei suoi legami sociali, dell’amicizia e dell’amore materiale, tutti illusori. E’ dunque il dovere di ogni capofamiglia installare nella sua dimora la Sri – murti per adorarla in compagnia dei suoi familiari. In questo modo ognuno sarà protetto da tutte le attività indesiderabili, come l’abitudine a frequentare caffè, cinema e locali notturni. Se si pone l’accento sull’adorazione della murti nella propria casa, tutte queste futilità saranno dimenticate.

Rupa Gosvami scrive ancora:

“Caro amico, per quanto insensato tu sia, credo che tu abbia già prestato orecchio al felice messaggio dello Srimad- Bhagavatam, che rifiuta la ricerca dei frutti dell’azione, della ricchezza e della liberazione. Perciò è sicuro che i versi del decimo Canto di quest’opera, in cui sono descritti i divertimenti del Signore, giungeranno al tuo orecchio per poi toccare il tuo cuore.”

All’inizio dello Srimad- Bhagavatam è spiegato che nessuno può comprendere il suo messaggio se non allontana da sé, come se fossero rifiuti, il desiderio di godere dei frutti delle cerimonie rituali, il desiderio di ricchezze e quello di ottenere la liberazione facendo Uno con l’Assoluto. Infatti, lo Srimad- Bhagavatam tratta esclusivamente del servizio di devozione. Perciò, solo colui che affronta lo studio di quest’opera in uno spirito di rinuncia potrà comprendere i divertimenti del Signore descritti nel decimo Canto. In altre parole, nessuno deve cercare di capire i temi trattati nel decimo Canto – come la rasa lila – se non ha già un’attrazione spontanea per lo Srimad- Bhagavatam. Prima di poter gustare il vero sapore di quest’opera occorre stabilirsi nel servizio di devozione puro.

I due versi di Rupa Gosvami citati sopra presentano delle metafore che condannano indirettamente la vita sociale, l’amicizia e l’amore materiali. La maggior parte della gente è attratta dalla vita sociale dall’amicizia e dall’amore e fa grandi progetti e sforzi per propagare queste tre fonti di contaminazione. Tuttavia, contemplando le Sri- murti, le forme divine di Radha e Krsna, si perde ogni interesse per la ricerca di relazioni materiali. Il primo dei due versi citati sopra è composto in modo tale che sembra condannare un’attività lodevole – l’adorazione della Sri- murti, di Govinda – e sembra lodare invece ciò che dovrebbe essere condannato – i rapporti materiali. Ma in realtà dobbiamo capire che chiunque desideri sinceramente dimenticare le futilità della vita sociale, dell’amicizia e dell’amore materiali deve a qualsiasi costo contemplare la forma di Govinda.

Srila Rupa Gosvami descrive anche la natura trascendentale dei dolci argomenti che si riferiscono a Krsna, così come sono gustati in compagnia dei vaisnava. Un devoto disse un giorno:

“Non è sorprendente che dall’istante in cui ho visto questa Persona Suprema io trascuri, con gli occhi pieni di lacrime e il corpo in preda ai tremiti, i miei obblighi materiali e sia incapace di risiedere tranquillamente a casa mia? In ogni istante vorrei solo correre verso di Lei.”

Questo verso rivela quale dev’essere il comportamento di una persona che ha la fortuna d’incontrare un puro devoto: deve subito sviluppare un forte desiderio di ascoltare ed imparare ciò che riguarda Krsna, e di diventare pienamente cosciente di Lui. Segue la glorificazione dell’ascolto e del canto del maha – mantra:

“Si dice che i saggi possono ascoltare i canti che Narada intona alla gloria di Krsna accompagnandosi con la sua vina. Oggi queste stesse vibrazioni sonore sono giunte alle mie orecchie ed io sento costantemente accanto a me la presenza del Signore Supremo. A poco a poco mi sto liberando da ogni attaccamento per i piaceri di questo mondo.”

Infine, Srila Rupa Gosvami descrive Mathura – mandala:

“Rivedo il Signore, in piedi sulla riva del fiume Yamuna, Lui così meraviglioso tra gli alberi Kadamba, in quei giardini dove cinguettano numerosi gli uccelli. Queste immagini sublimi evocano sempre in me bellezza e felicità.”

Il sentimento che esprime qui Rupa Gosvami nei confronti di Mathura – mandala e di Vrndavana può essere provato anche da un non – devoto. Infatti, i luoghi che costeggiano la Yamuna, nella regione di Mathura – con una superficie totale di duecentodiciotto chilometri quadrati – sono così pieni d’incanto che colui che vi si reca non vorrà mai più tornare nel mondo materiale. Queste descrizioni di Rupa Gosvami sono il frutto di profonde realizzazioni sui luoghi di Mathura e di Vrndavana e ne dimostrano il carattere trascendentale. Se non fosse così, come sarebbe possibile che questi luoghi risveglino in noi sentimenti spirituali? Questi sentimenti nascono immancabilmente in noi appena arriviamo a Mathura o a Vrndavana.

Può sembrare da queste affermazioni che gli effetti del servizio devozionale siano stati un può esagerati; ma non è così. Sebbene non si verifichi in tutti i casi, alcuni devoti, come confermano le Scritture, ebbero risultati immediati dal loro contatto con queste attività devozionali. I Kumara, per esempio, subito dopo aver odorato il profumo dell’incenso offerto a Krsna nel tempio, diventarono devoti di Krsna. E a Bilvamangala Thakura bastò sentir parlare di Krsna per rinunciare subito alla sua dolce e bella amica e prendere la strada di Mathura e poi di Vrndavana, dove diventò un perfetto vaisnava. Le affermazioni che precedono non comportano dunque alcuna esagerazione e non sono semplici storie. Sono affermazioni autentiche, tuttavia resta il fatto che esse si applicano ad alcuni devoti e non necessariamente ad altri. Ma anche se si considerassero esagerate, occorre accettarle alla lettera in modo da distogliere la nostra attenzione dal fascino fugace della materia ed orientarla verso l’eterno splendore della coscienza di Krsna. Del resto, per colui che vive già a contatto con la coscienza di Krsna gli effetti del servizio di devozione descritti sopra sono cose del tutto normali.

Alcuni filosofi teorici sostengono che è sufficiente seguire i principi che regolano i varna e gli asrama per elevarsi gradualmente alle perfezioni ottenute con la pratica del servizio devozionale. Ma questa tesi non è accettata dalle grandi autorità in materia. Anche Sri Caitanya Mahaprabhu la condannò durante il Suo colloquio con Ramananda Raya sullo sviluppo progressivo del servizio di devozione. Quando Ramananda Raya tentò di sottolineare l’importanza del varnasrama – dharma, Caitanya Mahaprabhu respinse la sua idea, dicendo che l’espansione dei varna e degli asrama è una semplice preoccupazione di ordine esteriore. Esiste infatti un principio superiore: Sri Krsna raccomanda nella Bhagavad- gita di abbandonare ogni altro metodo di elevazione per dedicarsi unicamente alla coscienza di Krsna. Questo atteggiamento permetterà di raggiungere la più alta perfezione dell’esistenza. Il Signore afferma inoltre nello Srimad- Bhagavatam (11.20.9):

“L’uomo deve compiere i doveri che gli sono stati assegnati nell’ambito del varnasrama – dharma finchè non si è sviluppata in lui un’attrazione spontanea per ascoltare il racconto delle Mie attività e del i Miei divertimenti.”

In breve, l’insieme dei Varna e degli asrama si basa sull’osservanza dei riti religiosi che hanno come oggetto l’acquisizione di ricchezze, la soddisfazione dei sensi e la liberazione, tutti benefici a cui aspirano coloro che non hanno ancora sviluppato in sé la coscienza di Krsna. In realtà, la sola ragione d’essere di queste pratiche, raccomandate dalle Scritture, è quella di condurre l’uomo alla coscienza di Krsna. Perciò colui che ha già un attaccamento spontaneo per Krsna non è tenuto a compiere i doveri prescritti nei testi rivelati.

CAPITOLO 14

CONDIZIONI NECESSARIE PER IL SERVIZIO DI DEVOZIONE

Alcuni eruditi affermano che la conoscenza e la rinuncia sono fattori fondamentali per elevarsi al servizio di devozione. E’ vero che è utile coltivare la conoscenza e la rinuncia per stabilire solide basi nella coscienza di Krsna, ma in ultima analisi questi fattori potranno anche essere messi da parte perché il servizio di devozione dipende solo dal sentimento, cioè dal desiderio che ci spinge a praticarlo. Solo la sincerità è necessaria.

I devoti realizzati concordano nel dire che la speculazione intellettuale e le austerità forzate, legate alla pratica dello yoga, benché possano favorire la liberazione da ogni contaminazione materiale, tendono a indurire sempre più il cuore di chi le pratica. Inoltre non sono utili al progresso devozionale, allo sviluppo del sublime servizio d’amore al Signore. In realtà, la coscienza di Krsna – il servizio di devozione in sé – è l’unico modo per progredire sulla via della bhakti. Poiché il servizio di devozione è assoluto, in esso si trovano contemporaneamente la causa e l’effetto. Dio, la Persona Suprema e Assoluta, rappresenta la causa e l’effetto di tutto ciò che esiste; per avvicinarLo si dovrà dunque adottare la via assoluta della coscienza di Krsna. Ciò è confermato dal Signore in persona nella Bhagavad- gita (18. 55):

“Solo attraverso il servizio di devozione è possibile conoscerMi così come sono.”

E fin dall’inizio del Suo insegnamento a Arjuna Krsna dice:

“Io ti svelo questi segreti perché su sei Mio devoto.” (B. g. 4. 3)

Il fine ultimo della conoscenza vedica è far conoscere il Signore Supremo, e il servizio di devozione è il mezzo per entrare nel Suo regno. Tutte le Scritture vediche concordano su questo punto. Gli speculatori mentali rinnegano il servizio di devozione, ed impegnati come sono in varie discussioni filosofiche, non potranno scoprire l’estasi devozionale.

Krsna insegna nello Srimad- Bhagavatam (11.20.31):

“Caro Uddhava, la speculazione filosofica e la rinuncia forzata non presentano alcun interesse per chi Mi serve con serietà. Infatti, chi diventa Mio devoto ottiene automaticamente i frutti della rinuncia ai piaceri materiali, come anche la conoscenza necessaria per comprendere la verità Assoluta.”

Così si giudica l’avanzamento nel servizio di devozione. Il devoto non può mai essere avvolto dalle tenebre, perché il Signore lo benedice personalmente con la Sua grazia e lo illumina dall’interno.

Il Signore continua così il Suo insegnamento a Uddhava:

“Amico Mio, sappi che i Miei devoti, legati a Me dal servizio d’amore che Mi offrono, ottengono subito i frutti dell’azione interessata, dell’austerità, dello sviluppo della conoscenza filosofica, della rinuncia, della pratica dello yoga, delle azioni caritatevoli ed anche di ogni altra attività benefica. Tuttavia, benché tutto sia loro accessibile, essi non desiderano nulla eccetto il Mio servizio di devozione. E se capita che un devoto desideri qualche beneficio materiale – come quello di raggiungere i pianeti superiori – o anche spirituale – come quello di entrare nei pianeti Vaikuntha -, i suoi desideri saranno facilmente esauditi dalla Mia misericordia incondizionata.” (S. B., 11.20.32-33)

In realtà, colui che coltiva la coscienza di Krsna, ma è ancora contaminato da qualche desiderio di godimento materiale, sarà presto liberato da questi desideri praticando regolarmente il servizio di devozione sotto la guida di un maestro spirituale autentico.

Srila Rupa Gosvami raggiunge qui che non si deve ricercare il piacere dei sensi materiali, ma che si deve tuttavia godere di ogni cosa piacevole in relazione con Krsna. Mangiare, per esempio, è necessario, ed ognuno desidera soddisfare il palato con cibi gustosi. Perciò, dopo aver preparato questi cibi, li offriremo a Krsna per la Sua soddisfazione e non per il piacere della nostra lingua. Questa è la vera rinuncia. Possiamo cucinare piatti squisiti, ma se non sono stati offerti a Krsna non si possono accettare. Questo preciso voto di rifiutare tutto ciò che non è stato offerto a Krsna è la vera rinuncia. E questa rinuncia permette di soddisfare i bisogni dei sensi.

Gli impersonalisti, cercando di allontanarsi da tutto ciò che è materiale, possono compiere rigide austerità, ma non raggiungono la perfezione; la loro rinuncia, infatti, resta incompleta perché essi non s’impegnano al servizio del Signore.

Questi materialisti che si dedicano alla rinuncia forzata ed evitano ogni contatto col servizio devozionale spesso cadono dalla loro posizione per soccombere di nuovo alla contaminazione materiale. Ancora oggi sono numerosi i cosiddetti rinunciatari che accettano formalmente il titolo di sannyasi e proclamano reale l’esistenza spirituale ed irreale l’esistenza materiale. Essi si vantano così di aver rinunciato al mondo materiale, ma poiché sono incapaci di praticare il servizio di devozione, falliscono nel tentativo di raggiungere il fine ultimo e tornano alle attività materiali diventando filantropi o uomini politici: ci sono molti esempi di presunti sannyasi che abbandonarono il mondo considerandolo irreale, ma che furono costretti a tornarvi perché non avevano cercato il loro vero rifugio ai piedi di loto del Signore.

Non si deve rifiutare niente di ciò che può essere usato al servizio del Signore; questo è uno dei segreti del servizio di devozione. Si deve accettare tutto ciò che può favorire il progresso nella coscienza di Krsna e nel servizio di devozione. Così noi ci serviamo, tra l’altro, di numerosi apparecchi moderni – macchine da scrivere, dittafoni, registratori, microfoni, e così via – per diffondere il nostro Movimento per la Coscienza di Krsna. A volte ci domandano: “Perché fate uso di oggetti materiali se condannate lo sviluppo della civiltà moderna?” In realtà, noi non la condanniamo. Che l’uomo continui pure le sue attività, ma diventi cosciente di Krsna. Questo è tutto. Sulla base di questo stesso principio Krsna ordina a Arjuna nella Bhagavad- gita (3.30) di usare le sue capacità di guerriero per servirLo. Similmente, noi usiamo tutti questi apparecchi per servire Krsna. In questo spirito, in questa coscienza di Krsna, tutto può essere usato. Perciò, se la macchina da scrivere, o qualsiasi altro strumento, può contribuire a far progredire il Movimento per la Coscienza di Krsna, noi dobbiamo trarne vantaggio. Noi comprendiamo che Krsna è tutto, la causa come l’effetto, e che niente appartiene a noi. Perciò quello che appartiene a Krsna dev’essere usato al Suo servizio. Questo è il nostro punto di vostra.

Ciò non significa però che dobbiamo rifiutare i principi del servizio di devozione o trascurare le sue regole. Il neofita che ha appena intrapreso il sentiero devozionale deve osservare tutti i principi regolatori che il maestro spirituale ha stabilito per lui. Infatti, è in base a questi principi, e non secondo qualche opinione personale, sempre relativa, che si deve accettare o rifiutare qualcosa, qualunque essa sia. Di conseguenza, è necessaria per il devoto la guida di un maestro spirituale, che è la manifestazione visibile di Krsna ed agisce in Sua vece.

Il maestro spirituale autentico non si lascia mai trasportare dall’idea di accumulare ricchezze o di accettare un grande numero di discepolo. Ma accade a volte che falsi maestri che si autodefiniscono guru si lascino attrarre dal desiderio di ricchezza e di una moltitudine di discepoli. Queste persone non sono ad un livello spirituale molto elevato, tanto più che lasciarsi trascinare così causa un rilassamento del servizio di devozione. E’ meglio aderire rigidamente ai principi enunciati dalla successione dei maestri spirituali.

La persona cosciente di Krsna, pura per natura, non è venuta a sottomettersi a nessun altro metodo per purificare le attività e i pensieri. Grazie al suo alto livello di coscienza di Krsna, possiede già tutte le qualità e segue già tutte le regole prescritte per la pratica dello yoga. Prendiamo un esempio concreto, quello della non – violenza. Questa qualità, apprezzata da tutti, il devoto la possiede per natura, perciò non deve fare sforzi indipendenti per acquisirla. Similmente, alcuni sperano di purificarsi aderendo ad un movimento che favorisce la dieta vegetariana; ma il devoto è già vegetariano, perciò non ha bisogno di unirsi a un’associazione che abbia questo fine ed intraprendere sforzi particolari per essere vegetariano.

Numerosi altri esempi dimostrano che il devoto non ha bisogno di praticare nient’altro che la coscienza di Krsna perché appaiano naturalmente in lui tutte le qualità degli esseri celesti. Colui che opera in modo specifico nel campo del vegetarianesimo o della non – violenza avrà senz’altro qualità lodevoli secondo un criterio di ordine materiale, ma queste qualità non bastano a fare di lui un devoto. Un vegetariano o una persona non violenta non è dunque necessariamente un devoto del Signore, mentre un devoto è per natura vegetariano e non – violento. Dobbiamo così concludere che il vegetarianesimo e la non – violenza non sono la causa della devozione.

Lo Skanda Purana riporta a questo proposito la storia di un cacciatore convertito in un grande devoto grazie agli insegnamenti di Narada Muni. Dopo essere diventato un devoto perfetto, quel cacciatore non avrebbe ucciso neppure una formica. E Parvata Muni, un amico di Narada, notando questa meravigliosa trasformazione, disse:

“Caro cacciatore, non è affatto strano che ora non desideri più uccidere nemmeno una formica. Infatti, colui che acquisisce un sentimento devozionale vede subito manifestarsi in sé tutte le qualità degli esseri celesti. Così, un devoto non è mai causa di sofferenza per nessuno.”

Sri Rupa Gosvami afferma qui che la purificazione della coscienza e delle attività relative al corpo, così come le austerità e la serenità della mente, si manifestano subito nella persona che s’impegna nel servizio di devozione. Egli spiega inoltre che esistono nove forme di servizio devozionale: ascoltare, cantare e ricordare le glorie del Signore, servire i Suoi piedi di loto -, adorarLo nella Sua forma arca, offrirGli preghiere, eseguire i Suoi ordini, legarsi d’amicizia con Lui e sacrificare tutto per Lui. La potenza di ognuno di questi metodi è tale che colui che pratica anche uno solo di essi può essere sicuro di raggiungere la perfezione dell’esistenza. Così, se un devoto sviluppa attaccamento ad ascoltare ciò che riguarda il Signore, e un altro a cantare le glorie del Suo nome, entrambi raggiungeranno il loro scopo nel servizio di devozione. Il Caitanya – caritamrta spiega che si può praticare uno solo di questi metodi, oppure due o tre o anche adottarli tutti, e raggiungere così il fine dell’esistenza: stabilirsi nel servizio di devozione.

Alcuni esempi concreti illustrano come numerosi devoti raggiunsero la perfezione adottando uno solo di questi metodi devozionali. Il re Pariksit raggiunse il fine dell’esistenza semplicemente ascoltando lo Srimad- Bhagavatam; Sukadeva Gosvami recitando lo Srimad- Bhagavatam; Prahlada Maharaja ottenne il successo nel suo servizio di devozione ricordando costantemente il Signore; Laksmi, la dea della fortuna, massaggiando i piedi di loto di Sri Krsna; il re Prthu adorando nel tempio la forma arca del Signore; Akrura offrendoGli preghiere; Hanuman diventando l’intimo servitore di Ramacandra; Arjuna legandosi d’amicizia col Signore; e Bali Maharaja facendo dono a Krsna di tutto ciò me possedeva.

Altri esempi mostrano che alcuni devoti praticarono tutte le nove forme del servizio di devozione. Sukadeva Gosvami parla così di Maharaja Ambarisa, di cui lo Srimad- Bhagavatam (9. 4. 18 – 19) loda le qualità:

“Il re Ambarisa fissava i pensieri sui piedi di loto di Sri Krsna, poi con le parole descriveva le attività e i divertimenti del Signore; usava le mani per pulire il tempio del Signore, le orecchie per ascoltare le glorie trascendentali del Signore, gli occhi per contemplare nel tempio la meravigliosa forma arca del Signore, e il corpo per entrare in contatto con i puri devoti del Signore [quando ci troviamo in compagnia di una persona e dobbiamo dividere il suo pasto, o sederci accanto a lei, è inevitabile un contatto fisico. Ambarisa Maharaja si circondava solo di puri devoti e non permetteva ad altri di toccare il suo corpo]. Usava il naso per odorare il profumo dei fiori e delle foglie di tulasi offerte a Krsna, e la lingua per gustare il Krsna – prasada [cibo preparato per essere offerto a Krsna e di cui i devoti onorano i resti santificati].”

Nella sua qualità di re, Maharaja Ambarisa non mancava di niente, perciò poteva offrire a Krsna i piatti più sontuosi, degni delle tavole regali; dopodiché ne onorava i resti sotto forma di Krsna – prasada. Nessuna scarsezza veniva a turbare il servizio fastoso che il re offriva al Signore, poiché egli possedeva un tempio meraviglioso, dove ornava la murti con gli ornamenti più costosi e le offriva i cibi più delicati. Egli disponeva di tutto il necessario e le sue attività erano sempre compiute nella più perfetta coscienza di Krsna. Bisogna dunque seguire le orme dei grandi devoti. Se ci troviamo nell’impossibilità di compiere tutte le nove attività devozionali, dobbiamo sforzarci di compierne almeno una, sull’esempio degli acarya precedenti. Compiendole tutte, come fece Maharaja Ambarisa, otterremo con ognuna di esse la certezza di raggiungere la perfezione del servizio devozione. La prima di queste attività che il devoto riesce a compiere in modo perfetto lo libera subito dalla contaminazione materiale, dopodichè la liberazione diventa sua servitrice. Anche Bilvamangala Thakura ha confermato questo fatto: la liberazione segue come una servitrice colui che sviluppa una devozione pura per il Signore.

Srila Rupa Gosvami conclude dicendo che le autorità in materia vedono a volte l’aderenza ai principi regolatori del servizio di devozione come la via del servizio offerto al Signore nell’opulenza.

CAPITOLO 15

IL SERVIZIO DI DEVOZIONE SPONTANEO

E’ facile trovare esempi di servizio di devozione spontaneo tra gli intimi compagni di Krsna e Vrndavana. Questi scambi spontanei tra gli abitanti di Vrndavana e Krsna si chiamano raganuga. Gli intimi compagni di Krsna non hanno niente da imparare sul servizio di devozione; essi hanno già seguito perfettamente tutti i principi regolatori e hanno acquisito un’attrazione spontanea per il servizio d’amore al Signore Supremo. I giovani pastori che giovano con Krsna, per esempio, non hanno alcun bisogno di compiere austerità e penitenze o dedicarsi alla pratica dello yoga per imparare a giocare con Krsna. Hanno già superato con successo, nelle loro vite passate, tutti gli ostacoli che si ergono sulla via dei principi regolatori, e come risultato dei loro sforzi godono ora della compagnia di Krsna, il loro carissimo amico. La loro spontaneità nel servirLo è detta raganuga- bhakti.

Srila Rupa Gosvami parla di un’attrazione spontanea il cui oggetto occupa tutti i nostri pensieri e suscita in noi un potente slancio d’amore. Il servizio di devozione caratterizzato da questi sentimenti d’amore spontaneo è detto raganuga – bhakti e si divide in due rami: l’attrazione sensuale e il sentimento di parentela.

Nello Srimad- Bhagavatam (7. 1. 30) si trovano a questo proposito le seguenti parole di Narada muni a Yudhisthira:

“O re, sono numerosi i devoti che si rivolgono dapprima al Signore Sovrano per soddisfare i loro desideri materiali, per invidia, per paura di Lui, o infine perché desiderano scambiare con Lui sentimenti affettuosi. Queste motivazioni sono destinate a essere purificate da ogni contaminazione materiale per dare la possibilità al devoto di sviluppare in sé un amore esclusivamente spirituale e raggiungere il fine ultimo dell’esistenza, quello a cui aspirano i puri devoti del Signore.”

Le gopi ci offrono un esempio di affetto spontaneo caratterizzato dall’attrazione sensuale; poiché esse sono giovani ragazze e Krsna è un giovane ragazzo, sembra, almeno a prima vista, che la loro attrazione per Lui nasca dalla lussuria. L’attrazione del re Kamsa per Krsna era invece motivata dalla paura; infatti, una predizione lo aveva avvertito che egli sarebbe morto per mano del figlio di sua sorella – Krsna -, perciò Lo temeva continuamente. Sisupala si mostrò sempre invidioso di Krsna; e i discendenti del re Yadu, poiché erano uniti a Krsna da legami familiari, Lo vedevano sempre come loro parente. Tutti questi personaggi provavano per Krsna un’attrazione spontanea, sebbene di natura differente, e raggiunsero così lo stesso fine, la perfezione dell’esistenza.

L’attrazione delle gopi per Krsna e l’affetto che Gli portano i componenti della dinastia Yadu sono considerati entrambi “spontanei”, o raganuga. Invece l’attrazione di Kamsa e di Sisupala, motivata rispettivamente dalla paura e dall’invidia, non può essere compresa tra i sentimenti devozionali per il suo carattere sfavorevole. Srila Rupa Gosvami spiega questo punto dicendo che il servizio di devozione dev’essere compiuto solo in uno spirito favorevole. Egli analizza poi i sentimenti degli Yadu; si parlerà di amore spontaneo solo se l’affetto è suscitata dall’amicizia, e non se si basa sui principi regolatoli. Per far parte del servizio di devozione puro, i sentimenti affettuosi devono raggiungere il piano dell’amore spontaneo.

Può essere difficile capire perché Kamsa e le gopi raggiunsero lo stesso scopo, e effettivamente questo è un punto che dev’essere chiarito. Infatti, l’atteggiamento di Kamsa e di Sisupala è nettamente differente da quello delle gopi. Benché in tutti gli esempi citati qui, l’attrazione sia centrata su Dio, la Persona Suprema, e tutti questi personaggi siano elevati al mondo spirituale, si devono distinguere tra loro due tipi di devoti. Il primo Canto dello Srimad- Bhagavatam (1. 2. 11) insegna:

“La Verità Assoluta forma un principio unico, che è manifestato sotto tre aspetti diversi – il brahman impersonale, il paramatma, o l’Anima Suprema, e Bhagavan, la Persona Suprema.”

Si tratta di distinzione spirituale. Anche se il brahman, il Paramatma e Bhagavan rappresentano tutti e tre la Verità Assoluta, una ed indifferenziata, esseri come Kamsa e Sisupala non realizzarono il Paramatma o Bhagavan, e questo è ciò che li distingue dai devoti capaci di elevarsi al di là del brahman.

Prendiamo per esempio il sole e i suoi raggi. Il fatto di esporsi ai raggi solari non significa affatto che si è raggiunto il sole; la temperatura sulla superficie del sole è notevolmente differente da quella dei suoi raggi. Neppure colui che attraversa i raggi solari a bordo di un aereo o di un veicolo spaziale può affermare di essere stato sul sole. Infatti, sebbene nessuna differenza fondamentale li separi, il sole si distingue dai suoi raggi perché ne è l’origine. Similmente, la verità Assoluta e lo sfolgorio che emana dal Suo corpo sono una cosa sola, ma allo stesso tempo sono differenti. Kamsa e Sisupala raggiunsero la verità Assoluta, ma non poterono entrare nel regno di Goloka Vrndavana, la dimora assoluta. Gli impersonalisti e i nemici del Signore, poiché trovano per Lui una certa attrazione, possono raggiungere il mondo spirituale, ma non possono entrare nei pianeti Vaikuntha o nel Suo pianeta personale, detto Goloka Vrndavana. Entrare nel regno non è come entrare nel palazzo del re.

Srila Rupa Gosvami cerca qui di chiarire la differenza che esiste tra la realizzazione degli impersonalisti e quella dei personalisti. Gli impersonalisti, come anche coloro che sono ostili nei confronti della Persona Suprema, generalmente raggiungono solo il Brahman impersonale, qualora arrivino alla perfezione spirituale. I filosofi impersonalisti sono dunque in qualche modo simili ai nemici del Signore perché entrambi possono accedere solo al brahmajyoti, lo sfolgorìo impersonale che emana dal corpo della Verità Assoluta. In realtà, gli impersonalisti sono veri e propri nemici del Signore, perché non vogliono ammettere la Sua opulenza ineguagliabile. Essi cercano sempre di porti allo stesso livello del Signore perché sono invidiosi di Lui. Sri Caitanya Mahaprabhu mise in luce il loro atteggiamento offensivo. Ma il Signore, infinitamente magnanimo, li accoglie ugualmente nel Suo regno assoluto e permette loro di rimanere nel brahmajyoti impersonale, che forma il Suo sfolgorio non differenziato.

Può accadere a volte che un impersonalista si elevi graduale fino alla comprensione della Persona del Signore. Ciò è confermato dalla Bhagavad- gita (7. 19):

“Dopo numerose nascite il vero saggio si abbandona a Me.”

Con questo abbandono di sé, l’impersonalista può essere elevato a Vaikuntha – loka, dove otterrà un corpo simile a quello del Signore.

Il Brahmananda Purana afferma:

“Coloro che raggiungono la liberazione dopo essersi sottratti alla contaminazione materiale, e gli esseri demoniaci uccisi per mano del Signore, si fondono nell’esistenza impersonale del brahman e rimangono da quel momento nell’atmosfera spirituale del brahmajyoti.”

La Bhagavad- gita (8.20) descrive questo mondo spirituale, dicendo che al di là del mondo materiale esiste un altro mondo, di natura eterna. Anche gli impersonalisti e i nemici del Signore possono essere ammessi nello sfolgorio del brahman, ma i devoti saranno elevati ai pianeti spirituali. Poiché hanno sviluppato un amore spontaneo per il Signore, i puri devoti possono realmente godere della felicità spirituale in compagnia del Signore, su uno dei pianeti del mondo spirituale.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.87.23) i Veda personificati rivolgono al Signore la seguente preghiera:

“O Signore, meditando sul Tuo aspetto ‘localizzato’, gli yogi raggiungono la perfezione spirituale che consiste nel fondersi nel brahmajyoti impersonale. Anche coloro che vedono in Te un nemico raggiungono la stessa perfezione, e senza dover meditare. Le gopi, strette alle Tue braccia come da serpenti, e i cui sentimenti nascono dall’attrazione sensuale, ottengono anche loro la stessa perfezione. Quanto a noi, esseri celesti incaricati dei diversi settori della conoscenza vedica, camminiamo sempre sulle orme delle gopi sperando così di raggiungere la loro stesso perfezione spirituale.”

Quando parliamo della “stessa perfezione”, dobbiamo tenere ben presente l’esempio del sole e dei suoi raggi. Gli impersonalisti si fondono nello sfolgorio del brahmajyoti, mentre coloro che hanno un sentimento d’amore per il Signore Sovrano entrano nella Sua dimora suprema, Goloka Vrndavana.

L’attrazione sensuale delle gopi per Krsna non si riferisce ad alcuna forma di lussuria. Srila Rupa Gosvami spiega che questo atteggiamento traduce in modo esatto il sentimento che anima il devoto nella sua relazione con Krsna. Ogni devoto, quando raggiunge il suo proprio livello di perfezione, prova per il Signore un’attrazione spontanea, ed è questo particolare sentimento che viene definito talvolta desiderio lussurioso; esso si manifesta nel devoto a causa di un estremo desiderio di servire il Signore secondo le proprie tendenze. Questa è la “lussuria” del devoto! Tale desiderio sembra voler fare del Signore l’oggetto del proprio piacere, ma in realtà esprime solo la volontà di servirLo in un sentimento particolare. Prendiamo un esempio. Un devoto può provare il desiderio di essere unito al Signore come uno dei pastorelli che Lo attorniano amichevolmente e di servire il Signore aiutandolo a sorvegliare le mucche nei pascoli. Può sembrare quindi che si tratti di un desiderio di godere della compagnia del Signore, ma in realtà questa volontà di servirLo aiutandolo a condurre una mandria di mucche trascendentali è l’effetto di un amore spontaneo.

L’attrazione sensuale

Questo estremo desiderio di servire il Signore, così com’è stato descritto sopra, si trova manifestato nella terra spirituale di Vraja, e in particolare nelle gopi, il cui amore per Krsna si pone ad un livello così elevato che per facilitare la nostra comprensione viene definito a volte desiderio lussurioso.

Kaviraja Krsnadasa, l’autore del Sri Caitanya, caritamrta, spiega come distinguere la vera lussuria dall’atteggiamento di servizio:

“Per lussuria s’intende il desiderio di soddisfare i propri sensi, mentre i desideri spirituali sono quelli che portano a servire i sensi del Signore”.

Nel mondo materiale non si trova il sentimento di voler soddisfare solo l’essere amato; ognuno cerca piuttosto il proprio piacere. Ma le gopi hanno un unico desiderio, quello di soddisfare i sensi del Signore, desiderio che non esiste nel mondo materiale. Perciò gli eruditi paragonano talvolta l’amore estatico delle gopi per Krsna alla lussuria. Ma qui non conviene leggere questa parola nel suo significato letterale, poiché essa deve semplicemente servire a illustrarci il contesto sublime dell’Assoluto.

Grandi devoti, anche del livello di Uddhava, legati al Signore da una profonda amicizia, desiderano seguire le orme delle gopi. Si può così capire con certezza che l’amore delle gopi per Krsna non è assolutamente paragonabile alla lussuria grossolana di questo mondo. Se non fosse così, come potrebbe aspirare Uddhava a seguire le orme delle gopi? Anche Caitanya Mahaprabhu illustra molto bene questa verità. Dal giorno in cui accettò l’ordine di rinuncia, il sannyasa, egli evitò con estrema attenzione ogni contatto con le donne, tuttavia insegnò che non esiste adorazione più elevata di quella delle gopi per Krsna. Sri Caitanya Mahaprabhu lodò dunque personalmente, e nei termini più elevati, l’atteggiamento delle gopi, quello stesso che si diceva motivato dalla lussuria. Ciò significa che l’attrazione delle gopi per Krsna, sebbene sembri sensuale, è sempre libera da ogni contaminazione materiale. Tuttavia, se non si è fermamente stabiliti al livello spirituale, è molto difficile capire la natura del legame che unisce Krsna e le gopi. Poiché assomiglia ai rapporti tra ragazzi e ragazze, questo legame è spesso confuso con l’amore carnale che si trova in questo mondo. Ed è una grande sfortuna che uomini incapaci di cogliere la natura degli scambi d’amore tra Krsna e le gopi considerino materiali questi scambi e li rappresentino a volte con dipinti licenziosi di gusto moderno.

D’altra parte, i saggi eruditi hanno definito “quasi lussuriosa” l’attrazione sensuale di Kubja per Krsna. Kubja era una ragazza gobba e voleva unirsi a Krsna in un profondo sentimento di amore estatico. Ma poiché il suo desiderio era quasi materiale, il suo amore per il Signore non può essere paragonato a quello delle gopi. Il suo affetto per Krsna è stato definito kama – praya, o “quasi simile a quello delle gopi”.

CAPITOLO 16

STUDIO PIU` APPROFONDITO DEL SERVIZIO DI DEVOZIONE SPONTANEO

Il sentimento di parentela.

Nel comportamento degli abitanti di Vrndavana, come Nanda Maharaja e madre Yasoda, risiede la perfezione del sublime sentimento che anima il padre e la madre di Krsna, l’originale Persona Divina. A dire il vero, nessuno può diventare il padre o la madre di Krsna, ma i sentimenti trascendentali del devoto che si comporta come se fosse il padre o la madre del Signore prende il nome di affetto parentale. Simili sono anche i sentimenti che provano i Vrsni, i parenti di Krsna a Dvaraka. Questo tipo particolare di affetto spontaneo per Krsna si trova dunque negli abitanti di Vrndavana e in quelli di Dvaraka, membri della dinastia Vrsni. Essi sono eternamente pieni di questo amore spontaneo per Krsna. Per coloro che si trovano ancora al livello del servizio di devozione retto dall’osservanza dei principi regolatori non è necessario approfondire le sottigliezze di questo sentimento, poiché esso deve svilupparsi da sé a uno stadio devozionale più elevato.

Eleggibilità al servizio di devozione spontaneo

Coloro che desiderano seguire le orme degli eterni devoti del Signore, abitanti di Dvaraka e di Vrndavana, sono definiti raganuga bhakta perché aspirano alla loro stesso perfezione. I raganuga – bhakta non aderiscono rigidamente ai principi regolatori del servizio di devozione, ma si sentono spontaneamente attratti verso alcuni devoti eternamente legati al Signore – come Nanda e Yasoda – e si sforzano di seguire la via da loro tracciata. Con questa parola – raganuga – si designa l’aspirazione crescente a sviluppare lo stesso sentimento di un devoto riconosciuto.

Ricordiamoci però che questo intenso desiderio di procedere sulle orme degli abitanti di Vraja (Vrndavana) può essere raggiunto solo dopo essersi liberati da ogni contaminazione materiale. Praticando il servizio di devozione secondo i principi regolatori si giunge ad uno stadio che si chiama anartha – nivrtti e che coincide con l’annullamento di ogni contaminazione materiale. Talvolta alcuni imitano questi sentimenti devozionali, ma senza essersi purificati dai loro anartha, dalle loro cattive abitudini. E’ capitato, a volte, d’incontrare questi cosiddetti devoti che si proclamavano seguaci di Nanda, di Yasoda o italiane gopi, mentre era ancora visibile in loro una forte attrazione per i piaceri sessuali. Tale dimostrazione d’amore per Dio si riduce dunque a una misera imitazione, priva di ogni valore. Infatti, in colui che è animato da un’attrazione veramente spontanea per l’amore sublime delle gopi non si manifesta alcuna traccia di contaminazione materiale.

All’inizio ognuno deve seguire rigidamente i principi regolatori del servizio di devozione, così come le Scritture e il maestro spirituale insegnano. Solo dopo essersi liberati dalla contaminazione materiale si potrà realmente aspirare a seguire le tracce dei devoti di Vrndavana.

Sri Rupa Gosvami insegna:

“Chi si è veramente liberato dalla contaminazione materiale può ricordare sempre un devoto che vive eternamente a Vrndavana, in modo da sviluppare un affetto per Krsna simile al suo, coltivando quest’arte egli stesso potrà vivere eternamente a Vrndavana, anche solo col pensiero.”

Se si presenta l’occasione, si deve andare a Vrajabhumi, a Vrndavana, per servire eternamente il Signore sull’esempio dei devoti di Vraja – dhama, il regno spirituale di Vraja. Ma nel caso in cui questo viaggio non sia possibile fisicamente, dovunque ci si trovi si potrà vivere a Vraja – dhama attraverso la meditazione. Ovunque vada, il devoto deve continuare a pensare alla vita di Vraja, e nel compimento del suo servizio di devozione deve procedere sulle tracce di un devoto riconosciuto.

Il devoto che è veramente avanzato nella coscienza di Krsna ed è costantemente impegnato nel servizio di devozione non deve svelarsi, anche se ha raggiunto la perfezione. Finchè avrà un corpo materiale dovrà continuare a comportarsi come un neofita, almeno per quanto riguarda il compimento regolato del servizio di devozione, seguendo i principi regolatori, che anche i puri devoti sono tenuti ad osservare. Ma quando realizza la natura profonda del legame che lo unisce a Krsna, può, pur servendo il Signore in modo regolato, meditare su di Lui sotto la direzione di uno dei compagni personali del Signore e sviluppare così sentimenti trascendentali.

Dobbiamo diffidare però di una pratica cosiddetta devozionale, il siddha – pranai, inventata di sana pianta da una classe di uomini senza grande autorità. I suoi seguaci immaginano di essere diventati compagni del Signore per il semplice fatto di credersi tali. Questo comportamento del tutto superficiale non si accorda affatto con i principi regolatori del servizio di devozione. Sono i prakrta – sahajiya, una setta di pretesi vaisnava, che si dedicano per lo più al siddha- pranai, e secondo Rupa Gosvami queste pratiche non fanno altro che turbare il corso normale del servizio di devozione.

Srila Rupa Gosvami insegna che gli acarya di grande conoscenza raccomandano di osservare i principi regolatori anche dopo aver sviluppato per Krsna un amore spontaneo. Questi principi comprendono l’adesione a una delle nove vie devozionali precedentemente menzionate, secondo la forma che meglio corrisponde alle proprie tendenze naturali. Così, un devoto sarà portato verso l’ascolto, mentre un altro preferirà glorificare il Signore, e un terzo servire nel tempio. Non importa quale attività si sarà scelta tra le nove, bisognerà dedicarvisi con grande fervore. Ognuno dovrebbe seguire questa via ed agire secondo la propria natura.

Il sentimento amoroso

Si dice che il servizio di devozione è animato da un sentimento amoroso quando è compiuto seguendo l’esempio delle gopi di Vrndavana o delle regine di Dvaraka. Esso può esprimersi in due forme: una diretta e l’altra indiretta. Ma entrambe queste forme richiedono che si proceda sulle tracce di una gopi particolare, impegnata nel servizio al Signore a Goloka Vrndavana. L’attaccamento diretto per il Signore in un sentimento amoroso si traduce tecnicamente col termine keli. Vi sono però ai devoti che non aspirano ad un contatto diretto con la Persona Suprema, ma che gustano ugualmente gli scambi d’amore del Signore con le gopi semplicemente ascoltando i loro divertimenti.

Questi sentimenti amorosi nascono solo nel cuore di coloro che seguono già i principi regolatori del servizio di devozione, e in particolare ciò che riguarda l’adorazione di Radha e Krsna nel tempio. Questi devoti sviluppano a poco a poco un sentimento d’amore spontaneo per la murti e gradualmente, ascoltando il racconto degli scambi d’amore tra il Signore e le gopi, diventano attratti da questi divertimenti. E a partire dal momento in cui questa attrazione spontanea si accentua fortemente, il devoto si stabilisce in una delle categorie menzionate sopra.

Lo sviluppo di questi sentimenti amorosi verso Krsna non è qualcosa che si riferisce solo al sesso femminile. Infatti, il corpo materiale non interviene in nessun modo negli scambi trascendentali. Una donna può avere il desiderio di diventare un amico di Krsna e un uomo può diventare una gopi ma Vrndavana. Questo è spiegato nel Padma Purana:

“Nella foresta di Dandakaranya, dove Sri Ramacandra si ritirò per quattordici anni dopo essere stato esiliato da Suo padre, vivevano un tempo numerosi saggi. In quella stessa epoca numerosi grandi asceti rimasero affascinati dalla bellezza di Sri Ramacandra ed espressero il desiderio di diventare in giorno donne per poter abbracciare il Signore. In seguito, al tempo dell’avvento di Krsna, questi saggi presero nascita a Gokula Vrndavana, questa volta sotto la forma di gopi, le compagne di Krsna. Così raggiunsero la perfezione della vita spirituale.”

La storia dei saggi di Dandakaranya può essere spiegata nel seguente modo: quando Ramacandra, il Signore, abitava in questa foresta, i saggi che si dedicavano al servizio di devozione si sentirono attratti dalla Sua bellezza e immediatamente pensarono alle gopi di Vrndavana, che scambiavano con Krsna sentimenti d’amore. Benché i saggi avessero conosciuto il Signore nelle Sue finanze di Krsna e di Ramacandra, risulta chiaramente da questo racconto che essi desiderarono provare i sentimenti amorosi che le gopi hanno per Krsna. Essi sapevano che Ramacandra, se esemplare, non poteva accettare più di una sposa, mentre Krsna, dotato di tutti gli attributi propri della Persona Suprema, avrebbe potuto soddisfare a Vrndavana tutti i loro desideri. Essi conclusero inoltre che la forma di Krsna è più affascinante di quella di Sri Ramacandra; perciò pregarono di rinascere come gopi per potersi unire a Krsna. A questa richiesta dei saggi, Sri Ramacandra non rispose, dimostrando così di acconsentire alle loro preghiere. Benedetti dal Signore, essi nacquero tra le gopi di Gokula e, come avevano desiderato nella loro vita anteriore, poterono godere della compagnia di Sri Krsna, che era personalmente presente a Gokula Vrndavana. Così, il loro sublime desiderio di scambiare sentimenti amorosi con Sri Krsna permise a questi saggi di raggiungere la perfezione della loro vita umana.

I sentimenti amorosi possono manifestarsi sotto due agli aspetti: quelli che uniscono gli sposi e quelli che uniscono gli amanti. Il devoto che ha per Krsna un amore di tipo coniugale si eleverà al regno di Dvaraka, dove diventerà una delle regine del Signore. Invece Colui che ha per Krsna un sentimento esclusivamente amoroso raggiungerà Goloka Vrndavana, dove godrà degli scambi d’amore con Krsna in compagnia delle gopi. Ricordiamoci che questi scambi d’amore non sono accessibili solo alle donne; anche un uomo può sviluppare questi sentimenti, come mostra l’esempio dei saggi di Dandakaranya. Coloro che desiderano stabilirsi in questa relazione amorosa, senza tuttavia seguire le orme delle gopi, otterranno di vivere in compagnia del Signore a Dvaraka.

Il maha – kurma Purana insegna inoltre:

“Grandi saggi, figli del Dio del fuoco, aderirono rigidamente a tutti i principi regolatoli, animati dal desiderio di unirsi a Krsna in una relazione amorosa. Così, nel corso della vita seguente, poterono vivere in compagnia del Signore che li accettò come Sue spose, Lui, Krsna, Vasudeva, origine di tutta la creazione.”

L’affetto parentale e l’amicizia

I devoti animati dagli stessi sentimenti dei genitori o degli amici di Krsna devono rispettivamente seguire le orme di Nanda Maharaja e di Subala. Nanda Maharaja è il padre adottivo di Krsna, e Subala è il Suo più intimo amico a Vrajabhumi.

Vi sono due modi di sviluppare una relazione parentale con Krsna (lo stesso principio si applica anche alla relazione di amicizia). L’uno consiste nel cercare di diventare direttamente il padre o la madre del Signore, e l’altro consiste nel seguire le tracce di Manda Maharaja nutrendo il desiderio di diventare il padre di Krsna. Tra queste due vie la prima è sconsigliata, perché può tingersi di impersonalismo, di mayavadismo. I mayavadi, o monisti, credono di essere diventati loro stessi Krsna. Similmente, se una persona pensa di essere Nanda Maharaja il suo affetto parentale si macchierà subito del pensiero mayavada. Questo modo di pensare è offensivo, e nessun offensore può entrare nel regno di Dio e godere della compagnia di Krsna. Lo Skanda Purana riporta la storia di un uomo anziano che abitava a Hastinapura, la capitale del regno degli dei Pandu, e desiderava che Krsna diventasse il suo amato figlio. Narada andò da lui per insegnargli come procedere sulle orme di Nanda Maharaja ed egli ottenne il successo.

Le preghiere del Narayana – vyha – stava affermano che chiunque pensi continuamente al Signore come suo sposo, suo amico, suo padre o suo benefattore si rende degno dell’adorazione di tutti. Questo amore spontaneo per Krsna può sboccare solo per la misericordia speciale di Krsna o del Suo puro devoto. Questo metodo devozionale viene talvolta chiamato pusti – marga; pusti significa “nutrire” e marga “via”. Lo sviluppo di un simile sentimento d’amore nutre al massimo grado il servizio di devozione, da cui il suo nome di pusti marga, “la via che nutre”. La Vallabha – sampradaya, che è un ramo della comunità vaisnava di Visnusvami, rende a Krsna un culto simile. In generale, i devoti del Gujarat adorano, sotto il segno del pusti – marga, la forma di Krsna detta Bala – Krsna.

CAPITOLO 17

L’AMORE ESTATICO

Il compimento regolato del servizio di devozione permette di superare le influenze della natura materiale e di elevarsi al livello spirituale; allora il cuore diventa risplendente come un sole radioso. Il sole, alto nel cielo, non può essere coperto dalle nuvole; così, quando il devoto diventa puro come il sole, dal suo cuore purificato si diffondono raggi di amore estatico, ancora più brillanti di quelli del sole. Allora soltanto l’attaccamento per Krsna diventa perfetto. Mosso da questo amore estatico, il devoto prova ormai un desiderio ardente e spontaneo di servire il Signore. Raggiunto questo livello di devozione perfetta, il devoto diventa un uttama – adhikari. Non è più turbato da alcun affetto materiale, e il suo unico desiderio è quello di servire Radha e Krsna.

Ricordiamo che i precedenti capitoli hanno descritto le diverse caratteristiche del servizio di devozione, e hanno precisato il modo di praticarlo con i nostri sensi attuali, per elevarsi gradualmente al livello dell’estasi propria dell’amore spontaneo. Essi hanno anche definito le due finanze del servizio di devozione – quello che si fonda sui principi regolatori e quello che è motivato da un amore spontaneo. Il servizio di devozione compiuto secondo i principi regolatori si divide in altri due rami – l’esecutivo e l’effettivo. L’aspetto detto effettivo del servizio di devozione prende anche il nome di bhava e corrisponde all’estasi spirituale. I Tantra spiegano a questo proposito che l’estasi spirituale è il primo sintomo del puro amore per Dio, e colui che raggiunge questo stadio a volte piange o è scosso da tremiti. Questi segni non sono sempre visibili, ma si manifestano in alcune occasioni. Per esempio, quando il re Ambarisa si trovò in pericolo a causa di Durvasa e volse i suoi pensieri ai piedi di loto del Signore, il suo corpo mostrò alcune trasformazioni e lacrime gli scesero dagli occhi. Lacrime e tremiti sono segni di estasi spirituale. Dopo la loro espressione visibile, queste manifestazioni si fissano nella mente; questo prolungamento dell’estasi è detto samadhi. Da questi sentimenti nasceranno altri scambi d’amore con Krsna.

Ci sono due modi di accedere all’estasi spirituale. Il primo modo, il più naturale, consiste nel vivere continuamente in compagnia di puri devoti; l’altro, molto più raro, dipende dalla misericordia speciale di Krsna o del Suo puro devoto. Comprendiamo dunque che per elevarsi in modo sicuro al livello dell’estasi spirituale bisogna rigorosamente praticare il servizio di devozione in compagnia di altri devoti. Ciò non esclude il fatto che in alcuni casi isolati Krsna permetta di accedervi per una misericordia speciale; ma anche se noi dobbiamo sempre sperare in questa misericordia speciale del Signore, non bisognerà sprofondare nell’ozio in attesa di ricevere un favore così raro; il devoto deve sempre adempiere i suoi dovei. A volte un uomo che non ha mai frequentato nessuna scuola viene riconosciuto come un grande erudito o riceve un diploma onorario da una grande università, ma ciò non significa che si possa trascurare la propria educazione ed aspettarsi ugualmente di ricevere un riconoscimento universitario. Bisogna dunque seguire con sincerità i principi regolatori del servizio di devozione e contemporaneamente sperare nella grazia di Krsna o del Suo puro devoto.

La vita di Narada, che egli stesso descrisse a Vyasadeva nello Srimad- Bhagavatam, illustra bene come ci si possa elevare al piano dell’amore estatico seguendo i principi regolatori del servizio di devozione. Narada rivela come, nella sua vita precedente, giunse a conoscere questo amore. Egli era intento a servire alcuni grandi devoti ed ascoltava i loro canti e le loro parole. Così, per avere ascoltato detenute bocca di questi puri devoti il racconto dei divertimenti di Krsna e i canti che Lo glorificano, sentì crescere nel suo cuore una forte attrazione per questi argomenti. E l’ardore che manifestava nell’ascolto produsse gradualmente in lui l’amore estatico per Krsna, sentimento che precede il puro amore per Dio. Narada stesso lo conferma nel verso seguente, dove spiega che ascoltando i grandi saggi si sviluppò in lui l’amore per Dio.

“Per due stagioni, la stagione delle piogge e l’autunno, ebbi l’occasione di ascoltare, mattina e sera, questi grandi saggi e mahatma che cantavano costantemente il mantra Hare Krsna alla gloria immacolata del Signore. Il flusso nascente del mio servizio devozionale dissipò allora in me le influenze della passione e dell’ignoranza ed io mi situai fermamente nel servizio di devozione al Signore.” (S. B., 1. 5. 28)

Questo è uno degli esempi che illustrano come ci si possa elevare al piano dell’amore estatico semplicemente stando a contatto con i puri devoti. E’ essenziale dunque vivere sempre in compagnia dei puri devoti. E’ essenziale dunque vivere sempre in compagnia dei puri devoti, che mattina e sera cantano il mantra Hare Krsna. In questo modo il nostro cuore si purificherà e svilupperemo un amore estatico per Krsna.

Questo fatto è confermato anche da Sri Kapila nello Srimad- Bhagavatam (3. 25. 25 ):

“Cara madre, colui che vive direttamente in compagnia di puri devoti può conoscere la potenza spirituale del servizio di devozione offerto alla Mia Persona.”

Ciò significa che le parole di un puro devoto agiscono direttamente sul cuore di coloro che lo ascoltano. In che cosa consiste dunque il segreto dell’ascolto e della glorificazione? Un oratore professionale non può far nascere l’estasi nel cuore di coloro che lo ascoltano, ma le parole di un’anima realizzata che s’impegna nel servizio del Signore hanno il potere di fare nascere la vita spirituale in coloro che le ascoltano. Si rivela quindi indispensabile cercare la compagnia di questi devoti, perché il neofita che s’impegna così a servirli svilupperà sicuramente attaccato, amore e devozione per il Signore Supremo.

Il Padma Purana riporta inoltre la storia di una ragazza che per conoscere l’estasi spirituale invocò la misericordia del Signore danzando tutta la notte.

A volte succede che anche senza l’aiuto di alcuna pratica devozionale si diventi pieni di devozione per Krsna. In questa improvvisa manifestazione di sentimento devozionale si deve vedere una misericordia speciale di Krsna o del Suo devoto. Questo sbocciare, in apparenza fortuito, di sensazioni estatiche, dovute in realtà alla misericordia incondizionata di Krsna, può verificarsi in tre occasioni: per una serie di parole, per un semplice sguardo o per benevoli auguri.

Il Naradiya Purana offre un esempio di amore estatico suscitato da una serie di parole che Krsna rivolge a Narada:

“O migliore tra i brahmana, ti auguro che tu possa sviluppare, per offrirlo a Me, in servizio di devozione puro, pieno di felicità spirituale e di buoni auspici.”

Lo Skanda Purana offre un altro esempio di risveglio di amore estatico suscitato da un semplice sguardo:

“Quando gli abitanti della provincia di Jangala scorsero Krsna, il Signore Supremo, la loro emozione fu tale che essi non poterono più staccare da Lui il loro sguardo.”

Quanto agli auguri benevoli, la Suka – samhita riporta le seguenti parole di Narada a Srila Vyasadeva:

“Tuo figlio è certamente il più grande devoto del Signore, perché anche se non ha mai seguito alcun principio regolatore del servizio di devozione posso già vedere in lui molti segni che di solito compaiono solo dopo innumerevoli vite dedicate al servizio di devozione.”

Riguardo all’amore estatico per Krsna, lo Srimad- Bhagavatam (7. 4. 36) riporta queste parole di Narada al re Yudhisthira:

“O re, è molto difficile definire il carattere di Prahlada, perché in lui è nata un’attrazione turale per Krsna, ed ogni tentativo di analisi a questo livello si tradurrebbe in una vana sequela di parole. A dire il vero, il suo carattere profondo resta impossibile da descrivere.”

Ciò significa che Narada stesso riconosce che la naturale fioritura di amore estatico per Krsna in prahlada è dovuta alla grazia di Sri Krsna. Ma era stato Narada stesso che, con la sua misericordia, aveva risvegliato in Prahlada un’attrazione naturale per Krsna. Infatti, quando Prahlada si trovava ancora nel grembo di sua madre, Narada aveva affettuosamente trasmesso da quest’ultima la scienza del servizio di devozione, augurandosi che anche il bambino potesse, la dove si trovava, avvantaggiarsi del suo insegnamento. E poiché Narada, un grande devoto ed intimo compagno del Signore, aveva desiderato la fortuna del bambino, apparvero in Prahlada tutte le caratteristiche di un devoto elevato. Questo è ciò che si designa col nome di attrazione naturale per Krsna; questa attrazione è dovuta solo alla grazia speciale del Signore Supremo o di un grande devoto come Narada.

Nello Skanda Purana Parvata Muni dice a Narada:

“Caro Narada, tra tutti i saggi e i santi tu sei così grande e così glorioso che i tuoi auguri benevoli sono sufficienti a trasformare perfino un cacciatore di bassa nascita in un grande devoto del Signore.”

L’amore estatico per Krsna si suddivide in cinque rami, che Rupa Gosvami descriverà in seguito.

CAPITOLO 18

LE CARATTERISTICHE DI COLUI CHE E’ ANIMATO DA AMORE ESTATICO

Rupa Gosvami descrive qui le caratteristiche del devoto in cui si manifesta l’amore estatico per Krsna:

1) ha sempre un forte desiderio di impiegare il suo tempo per servire con devozione il Signore, non gli piace essere ozioso, ma cerca sempre di servire, giorno e notte, senza mai deviare;

2) è sempre paziente e perseverante;

3) non prova alcuna attrazione per le cose materiali;

4) non aspira ad alcuna forma di riconoscimento materiale per le sue azioni;

5) vive sempre nella certezza che Krsna gli accorderà la Sua misericordia;

6) manifesta un ardore costante nel servire il Signore con fede;

7) prova un’attrazione irresistibile per il canto dei santi nomi del Signore;

8) manifesta sempre molto entusiasmo nel descrivere le qualità trascendentali del Signore;

9) prova molto piacere a vivere in un luogo dove si svolgono i divertimenti del Signore – come Mathura, Vrndavana o Dvaraka.

Il giusto impiego del tempo

Il puro devoto che ha sviluppato in sé un amore estatico per Krsna usa sempre le sue parole per rivolgere preghiere al Signore; usa la mente per pensare sempre a Krsna e il corpo per prosternarsi davanti alla murti o compiere qualche altro servizio. A volte, durante queste attività piene di estasi, piange. Così, senza mai lasciarsi distrarre da altre preoccupazioni impiega ogni istante della sua vita a servire il Signore.

La perseveranza

Si definisce paziente e perseverante colui che non è turbato neanche in presenza di varie cause di disturbo. Il re Pariksit è un esempio di queste qualità; nell’ora della sua morte si rivolge ai saggi presenti davanti a lui con queste parole:

“O brahmana, consideratemi sempre come il vostro servitore sottomesso. Sono venuto sulla riva del Gange al solo scopo di abbandonarmi completamente ai piedi di loto di Sri Krsna. Perciò vi prego, accordatemi la grazia di poter riuscire gradito a madre Gange. Che si avveri pure la maledizione lanciata su di me dal figlio del brahmana [Srngi]; non ha importanza. Ho una sola richiesta: che nel momento del mio ultimo respiro voi cantiate il santo nome di Visnu in modo che io possa realizzare le Sue qualità trascendentali.” (S. B.., 1. 19. 15)

Maharaja Pariksit, con questa esemplare dimostrazione di costanza e di pace profonda fino all’istante stesso della sua morte, illustra bene che cos’è la perseveranza. Questa è una delle caratteristiche del devoto animato da un sentimento di amore estatico per Krsna.

Il distacco

I sensi cercano costantemente il piacere, ma se un devoto sviluppa in sé un amore assoluto per Krsna, i desideri materiali cesseranno di turbare i suoi sensi. Questo è ciò che si chiama distacco. L’esempio seguente lo chiarisce molto bene:

“L’imperatore Bharata era così affascinato dalla bellezza dei piedi di loto di Krsna che, nonostante la sua giovane età, perse ogni attrazione per la sposa, i figli, gli amici e il regno come se si trattassero di escrementi intoccabili (S. B., 5. 14. 43)

L’imperatore Bharata è l’esempio stesso del distacco. Benché possedesse tutto ciò che si può desiderare in questo mondo, egli rinunciò a tutto. Bisogna capire che il distacco non consiste nel tenersi forzatamente lontani dalle lusinghe dell’attaccamento, ma nel non sentirne più l’attrazione, neanche in loro presenza. Naturalmente è meglio che il neofita si tenga lontano da ogni forma di attaccamento illusorio, ma un devoto giunto a maturità non si sentirà in alcun modo attratto dagli oggetti di piacere, neanche in loro presenza. Questo è il vero segno del distacco.

La modestia, o l’assenza di orgoglio

Si definisce modesto il devoto che possiede tutte le qualità proprie della realizzazione perfetta, ma non è orgoglioso della sua posizione. Il Padma Purana insegna a questo proposito che c’era un re di nome Bhagiratha che regnava, come imperatore, su tutti gli altri re. Egli provava per Krsna un amore così estatico che decise di vivere come un mendicante e partì per chiedere l’elemosina, bussando anche alla porta dei suoi nemici politici e degli intoccabili. Così grande era la sua umiltà che andava a prosternarsi rispettosamente davanti a loro.

La storia dell’India ci offre numerosi fatti simili. Non più di duecento anni fa, un ricco proprietario di Calcutta di nome Lal Babu diventò un vaisnava ed andò a vivere a Vrndavana. Anche lui andava a mendicare a tutte le porte, anche a quella dei suoi nemici politici. Chi chiede la carità dev’essere pronto a tollerare gli insulti di coloro che va a visitare; è naturale. Deve tollerare questi oltraggi in nome di Krsna. Il devoto può dunque accettare qualsiasi posizione per servire il Signore.

La convinzione profonda

Si designa col termine sanscrito asa – bandha la ferma convinzione che si riceverà la grazia del Signore. Colui che è animato dall’asabandha pensa tra sé: “Poiché mi sto sforzando di osservare nel miglior modo possibile i principi quotidiani del servizio di devozione, sono sicuro di tornare ma Dio, ha mia dimora originale.

Una preghiera di Rupa Gosvami è sufficiente a descrivere questa speranza:

“Non ho alcun amore per Krsna, né sono attratto da ciò che suscita quest’amore, cioè l’ascolto e il canto delle glorie del Signore. Quanto ai al bhakti, yoga, che permette di rimanere sempre assorti in Krsna e di custodire nel cuore i piedi di loto del Signore, non ne trovo alcuna traccia in me. Non intravedo neppure il momento in cui potrò coltivare la conoscenza filosofica o dedicarmi a attività virtuose. Ma soprattutto non sono neppure nato in una buona famiglia. Perciò non posso che pregare Te, Gopijana – vallabha [Krsna, il sostegno e il prediletto delle gopi]. Spero solo di poter avvicinarmi in un modo o nell’altro milioni tuoi piedi di loto. Ma in realtà questa speranza mi tormenta perché so di essere inadatto a procedere verso questa trascendentale perfezione dell’esistenza.”

Comprendiamo così che sostenuti dall’asa – bandha, dobbiamo continuare a sperare fino all’ultimo di poter avvicinare un giorno i piedi di loto del Signore Supremo.

L’ardente desiderio di raggiungere

lo scopo prestabilito

Si chiama samutkantha il desiderio ardente e totale di raggiungere il successo nel servizio di devozione. In realtà, questo desiderio ardente è il prezzo per raggiungere il successo nella coscienza di Krsna. Ogni oggetto ha un determinato valore, e per acquistarlo bisogna pagarne il prezzo. Le Scritture vediche insegnano che per ottenere il bene più prezioso – la coscienza di Krsna – bisogna sviluppare in intenso desiderio di ottenerlo. Bilvamangana Thakura ha espresso in modo molto efficace questo desiderio ardente nel suo Krsna – karnamrta. Egli scrive:

“Ardo nell’atteso di vedere quel bambino di Vrndavana la cui bellezza conquista l’universo intero, e i cuoi occhi, ornati di nere sopracciglia, si aprono come petali di loto, Lui che posa sempre il Suo sguardo benevoli sui Suoi devoti e Sui muove dolcemente qua e là. I Suoi occhi sono sempre umidi di lacrime e dalle sue labbra color rame emana un canto che rende più pazzi di un elefante ebbro. Desidero tanto vederLo, a Vrndavana!”

L’attaccamento al canto

dei santi nomi del Signore

Nel Krsna – karnamrta una compagna di Radharani descrive così il canto di Radahrani:

“O Govinda, la figlia del re Vrsabhanu piange e canta ansiosamente il Tuo santo nome – Krsna! Krsna!”

L’entusiasmo nel descrivere le qualità

trascendentali del Signore

Sempre nel Krsna – karnamrta è espresso così il desiderio intenso di glorificare il Signore:

“Che cosa posso fare per Krsna, il cui fascino supera ogni nozione di piacere, Lui il più birichino tra i bambini più turbolenti? Il mio cuore si commuove al pensiero delle Sue attività meravigliose e non so più che cosa fare!”

Il desiderio di vivere in un luogo dove Krsna

manifesta i Suoi divertimenti

Rupa Gosvami, nel suo padyavani parla in questi termini di Vrndavana: “In questo luogo, presso Suo padre che era il re di tutti i pastori, viveva il figlio di Nanda Maharaja. Là Krsna ruppe il carro dove si era nascosto il demone Sakatasura. E sempre in questo luogo Lui, Damodara, che può spezzare il nodo che si trattiene all’esistenza materiale, fu legato da madre Yasoda.”

Il puro devoto di Krsna preferisce abitare nella regione di Mathura o di Vrndavana, dove può vistare tutti i luoghi che furono teatro dei divertimenti di Krsna. In questi luoghi sacri Krsna manifestò i Suoi divertimenti d’infanzia in compagnia dei pastori e di Sua madre Yasoda. E’ ancora in uso presso i devoti di Krsna fare un giro intorno ad ognuno di questi luoghi. E tutti coloro che vanno ma mathura e a Vrndavana vi trovano in piacere spirituale sempre nuovo. In realtà, colui che si reca in questi luoghi prova subito il dolore di essere separato da Krsna, che quando Si provava presente là Si dedicò a innumerevoli attività meravigliose.

Questa attrazione per il ricordo delle attività di Krsna è il segno di chi ha sviluppato attaccamento per Krsna. Vi sono però alcuni filosofi impersonalisti e yogi che ostentano un atteggiamento devozionale, ma in realtà desiderano fondersi nell’esistenza del Signore Supremo. Essi cercano a volte di imitare i sentimenti che il puro devoto prova nel vistare i luoghi santi in cui Krsna manifestò i Suoi divertimenti, ma in tutte le loro attività mirano solo alla liberazione. Essi non sono affatto legati a Krsna.

Rupa Gosvami spiega che i karmi, o coloro che si attaccano ai frutti delle loro azioni, e i janani, o coloro che si dedicano alla speculazione intellettuale, non potranno mai approfondire nel loro cuore il sentimento che unisce il puro devoto a Krsna, perché questo attaccamento nella più pura coscienza di Krsna è così raro che neppure le persone liberate sono capaci di raggiungerlo. Ma bhagavad- gita (7. 28) insegna del resto che sono dal momento in cui si è liberi dalla contaminazione materiale è possibile ottenere il servizio di devozione. Colui che aspira solo alla liberazione, o a fondersi nel brahmajyoti, non potrà mai provare attaccamento per Krsna. Krsna custodisce gelosamente questo attaccamento per la Sua Persona e lo concede solo ai puri devoti. neppure quei devoti che non mostrano caratteristiche devozionali precise possono ottenerlo. Com’è possibile dunque che lo attengano coloro che hanno ancora il cuore contaminato dall’azione interessata e da svariate speculazioni intellettuali?

Numerosi cosiddetti devoti meditano in modo sbagliato sui divertimenti di Krsna raggruppati sotto il nome di asta – kalika – lila. Alcune persone imitano questi divertimenti in modo falso, e fingono d’intrattenersi con Krsna nel Suo aspetto di bambino, o pretendono che Krsna e Radharani Si siano entrambi intrattenuti con loro. Tali esibizioni sono visibili a volte tra gli impersonalisti e può succedere che essi ingannino gli ingenui che ignorano la scienza del servizio di devozione. Ma se un devoto esperto ha l’occasione di assistere a queste ridicole esibizioni può subito smascherare gli impostori. Anche se un simulatore sembra mosso da un certo attaccamento per Krsna, non si può accordare un valore reale al suo sentimento. Tuttavia, ciò fa sperare che un giorno egli possa Elevarsi al servizio di devozione puro.

Questa parvenza di attaccamento può presentare due aspetti, l’uno detto attaccamento – ombra e l’altro detto para, o spirituale. Il primo si riferisce a una persona che non ha mai seguito i principi regolatori del servizio di devozione né ha ottenuto le istruzioni di un maestro spirituale autentico. Può capitare che un uomo avido di piaceri materiali o di liberazione abbia la fortuna di entrare a contatto con dei puri devoti impegnati a cantare i senti nomi del Signore. Se per la grazia del Signore egli si unisce a loro e partecipa il loro canto, sarà avvolto dai dolci raggi simili a quelli della luna che emanano dal loro cuore; così può succedere che grazie alla loro influenza egli mostri i segni di un certo attaccamento per Krsna, nato soprattutto dalla curiosità, e per questo molto fragile. Se però questo inizio di attaccamento provoca l’annullamento di ogni ansietà materiale, allora acquista qualità spirituale e diventa para.

Questi due tipi di attaccamento si formano a contato con un puro devoto o con la visita ai luoghi santi come Vrndavana o Mathura. Anche un uomo ordinario in cui si sviluppi un tante attaccamento per Krsna, se ha inoltre la fortuna di compiere atti devozionali in compagnia di puri devoti, può elevarsi al livello del servizio di devozione puro. Per concludere, l’attaccamento spirituale è così potente che quando è acceso a contatto con puri devoti permette di elevarsi alla più alta perfezione, anche se si manifesta nel cuore del più comune degli uomini. Ma se una persona non è sufficientemente benedetta dalla presenza di puri devoti, niente potrà suscitare in lei questo attaccamento per Krsna.

La compagnia dei puri voti fa dunque nascere in noi l’attaccamento per il Signore, e, inversamente, le offese commesse ai loro piedi di loto distruggono. Per chiarire, il contatto dei puri devoti può far nascere in noi un attaccamento per il Signore, ma il fatto di offendere un devoto può facilmente annullare entrambi i tipi di attaccamento che abbiamo descritto. Questo annullamento è paragonabile al progressivo declino della luna, che finisce con lo scomparire completamente. Perciò, in presenza dei puri devoti del Signore dobbiamo stare molto attenti a non commettere neanche la più piccola offesa ai loro piedi di loto.

L’attaccamento spirituale diminuirà in proporzione alla gravità dell’offesa commessa. Un’offesa molto grave annullerà quasi totalmente l’attaccamento al Signore, mentre un’offesa minore ridurrà l’attaccamento ad un sentimento di secondo o terz’ordine.

Colui che desidera la propria salvezza la fusione col brahmajyoti vede gradualmente decrescere in sé i sentimenti di estasi spirituale finchè cade di nuovo al livello degli attaccamenti primari – attaccamento. ombra e para – o anche dell’ahangrahopasana. Quest’ultimo termine si riferisce a colui che comincia l’opera della realizzazione spirituale identificandosi col Signore Supremo. Questa tappa nella ricerca della realizzazione spirituale è conosciuta anche col nome di monismo. Il monista crede di essere Uno col Signore Supremo, e poiché secondo lui nessuna differenza lo separa dal Signore, conclude che adorando sé stesso egli adora il Tutto supremo.

Si vede a volte un neofita che partecipa con grande entusiasmo ai canti e alle danze alla gloria del Signore, mentre all’interno di sé crede di essere diventato Uno col Tutto supremo. Questa concezione monista è totalmente differente da quella del servizio di devozione spirituale. D’altra parte, se si nota che una persona ha raggiunto un alto livello di devozione senza neppure aver applicato i principi regolatori, si deve vedere in questa manifestazione poco comune del sentimento devozionale il frutto di un’evoluzione intrapresa nel corso di una vita passata e che per una ragione o per l’altra fu momentaneamente interrotta, probabilmente a causa di un’offesa commessa ai piedi di loto di un devoto per ora, con uno slancio rinnovato, in condizioni favorevoli, essa viene ripresa. In conclusione, solo la compagnia dei puri devoti dà la possibilità di fare un progresso continuo nella pratica del servizio di devozione.

Se gradualmente si progredisce sul sentiero della devozione, bisogna sapere che ciò avviene per la misericordia incondizionata di Krsna stesso. Perciò, nessuno dovrebbe invidiare il devoto che è perfettamente distaccato dai piaceri materiali e ha sviluppato una devozione pura, anche se può capitare a volte che egli non si mostri all’altezza delle norme stabilite per il servizio di devozione. La Bhagavad- gita (9.30) lo conferma quando spiega che bisogna sempre contare tra i puri devoti colui che ha una fede e una devozione inflessibili verso il Signore, anche se sfortunatamente gli può capitare di allontanarsi dalle regole del servizio di devozione puro. Infatti, una fede ferma nel servizio di devozione, in Sri Krsna e nel maestro spirituale permette di fare grandi progressi sulla via del servizio di devozione.

Il Nrsimha Purana afferma:

“Se, esteriormente, si nota qualche azioni condannabile nella persona che impegna perfettamente la mente, il corpo gli atti nel servizio del Signore Supremo, bisogna capire che queste azioni saranno ben presto annullate dalla sua incrollabile potenza devozionale.”

A questo proposito si fa l’esempio della luna piena, che nonostante le macchie di apparenti ammaccature, risplende sempre in tutte le direzioni. Similmente, non ci si deve soffermare su in piccolo errore che si perde in una grande quantità di attività devozionali. Attaccarsi Krsna significa conoscere l’estasi spirituale. E in un oceano di estasi spirituale quale effetto può avere una goccia d’imperfezione materiale?

CAPITOLO 19

IL SERVIZIO DI DEVOZIONE NEL PURO AMORE PER DIO

Quando il desiderio di amare Krsna secondo il legame che ci unisce a Lui diventa intenso è definito puro amore per Dio. All’inizio il devoto aderisce principi regolatori del servizio di devozione sull’ordine del suo maestro spirituale. Ma appena è completamente purificato da ogni contaminazione materiale grazie a questa disciplina, nasce in lui un certo attaccamento e una certa attrazione per il servizio devozionale. Questi sentimenti, intensificandosi, si trasformano a poco a poco in amore. Questa parole, “amore”, si usa in realtà solo per designare l’unione con Dio; non si può applicare in nessun modo nel contesto materiale. Infatti, ciò che si chiama amore nel mondo materiale non è altro che lussuria. Come l’oro si distingue dal ferro, così un abisso separa l’amore dalla lussuria. Il Narada- pancaratra precisa che si può parlare di puro amore per Dio solo quando il Signore diventa l’unico oggetto della nostra lussuria o di ogni sentimento di parentela che possa nascere in noi. Questo è ciò che hanno affermato i saggi realizzati, come Bhisma, Prahlada, Uddhava e Narada.

Bhisma spiega che l’amore per Dio è caratterizzato dall’abbandono di ogni altro cosiddetto amore. Egli aggiunge che amare significa portare tutto il proprio affetto verso una persona in modo esclusivo. Questo puro amore può essere diretto verso il Signore secondo due vie: sotto l’effetto dell’estasi spirituale o per la misericordia incondizionata di Dio stesso.

L’estasi spirituale

L’amore estatico per Dio, latente in ognuno, può essere risvegliato semplicemente seguendo, sotto la direzione di un maestro spirituale autentico, i principi regolatori del servizio di devozione contenuti nelle Scritture. Lo Srimad- Bhagavatam (11. 2. 40) afferma:

“Il devoto che aderisce ai principi regolatori del servizio di devozione ravviva in sé la sua originale coscienza di Krsna, innata in lui, e col cuore intenerito si mette a cantare e a danzare come se fosse preso da follia. Lodando il santo nome del Signore a volte piange, altre volte parla in modo insensato, oppure canta, oppure, senza preoccuparsi di chi potrebbe osservarlo, danza come un uomo che ha perso la ragione.”

Il Padma Purana descrive così il sentimento d’amore estatico nato da un affetto spontaneo per il Signore: Candrakanti, una ragazza nota per la sua bellezza, osservò un rigido celibato per poter avere Krsna come marito. Ella meditava sempre sulla forma trascendentale del Signore e cantava sempre le Sue glorie. Non voleva nessun altro come marito; questa era la sua ferma decisione.

L’eccezionale misericordia del Signore

Quando un devoto gode della costante compagnia del Signore, amore estatico per Lui, si deve sapere che questa benedizione gli è stata accordata dalla misericordia incondizionata ed eccezionale del Signore stesso. Mo Srimad- Bhagavatam (11. 12. 7 ) se ne offre un esempio in queste parole di Sri Krsna a Uddhava:

“Per ottenere Me le gopi colui Vrndavana non hanno dovuto studiare mi veda o visitare i vari luoghi di pellegrinaggio. Esse non hanno neppure seguito alcun principio regolatore e non si sono sottoposte ad alcuna austerità. Sono grazie al Mio contatto hanno potuto raggiungere la più alta perfezione del servizio devozionale.”

Questi due esempi – quello di Candrakanti nel Padma Purana e quello delle gopi hanno Srimad- Bhagavatam – dimostrano che in qualunque condizione si trovi, il devoto che pensa sempre a Krsna e canta le Sue glorie, animato da un sentimento di amore estatico per Lui, aggiungerà la più alta perfezione del puro amore devozionale per la grazia straordinaria di Sri Krsna. Queste parole dello Srimad- Bhagavatam lo confermano:

“Comprendiamo che colui che dedica al Signore Sri Hari, il suo culto, la sua adorazione e il suo amore, ha già compiuto tutte le finanze di austerità, di ascesi e di altri simili metodi di realizzazione spirituale. Al contrario, se dopo aver compiuto tutte le austerità ed essersi dedicati a tutti gli esercizi di yoga, non si sviluppa amore per Hari, queste pratiche saranno state un’inutile perdita di tempo. In altre parole, colui che vede sempre Krsna, all’interno come all’esterno di sé stesso ha certamente superato ogni austerità ed ascesi destinata alla realizzazione spirituale. Ma inutile sarà lo sforzo di colui che, dopo essersi dedicato a tutti i tipi di austerità e penitenza, non può vedere Krsna all’interno e all’esterno di sé.”

L’attrazione spontanea per Krsna che deriva dalla Sua eccezionale misericordia può essere a sua volta divisa in due categorie: una prende la finanza di venerazione profonda per la grandezza del Signore, e l’altra di attrazione immediata per Krsna, senza considerazioni di altro genere.

Il Narada – pancaratra insegna che colui che, grazie alla profonda venerazione per l’onnipotenza del Signore Supremo, giunge a nutrire una delle quattro forme di liberazione vaisnava – avere lo stesso aspetto fisico del Signore, godere della stessa opulenza del Signore, vivere sullo stesso pianeta del Signore, e vivere eternamente in compagnia del Signore. La liberazione vaisnava è completamente differente da quella mayavada, che consiste semplicemente nel fondersi nella radiosità del Signore.

Il Narada – pancaratra spiega inoltre che il servizio di devozione puro è quello compiuto senza alcuna motivazione personale. Il devoto che ama Krsna di un amore ininterrotto e fissa sempre in Lui i suoi pensieri manifesta l’unico atteggiamento devozionale capace di attirare l’attenzione del Signore. In altre parole, chi medita senza interruzione sulla forma di Sri Krsna è considerato un puro vaisnava.

Il devoto che ha meritato la misericordia incondizionata del Signore per aver rigidamente osservato le regole del servizio devozionale si sente per lo più attratto dalla magnificenza suprema del Signore, dalla Sua bellezza trascendentale e dalla pratica spontanea del servizio di devozione. In altre parole, il fatto di aderire ai principi regolatori del servizio di devozione permette di apprezzare in pieno le caratteristiche sublimi del Signore. In tutti i casi, posizioni così elevate sono accessibili solo per l’eccezionale misericordia del Signore verso il Suo devoto.

La compagnia dei puri devoti

Srila Rupa Gosvami ha già descritto numerosi procedimenti che permettono di sviluppare l’amore per Dio. Egli si propone ora di descrivere in modo globale il metodo migliore per giungere ad un livello così elevato. Alla base, l’amore estatico trae origine dalla fede. Esistono numerosi gruppi ed associazioni di puri devoti, e se si ha anche solo un po’ di fede, è sufficiente stabilire un contatto con loro per fare un rapido progresso verso il servizio di devozione puro. Infatti, l’influenza del puro devoto è così potente che se ci avviciniamo a lui con un minimo di fede, saremo in grado di capire ciò che le Scritture autentiche, come la Bhagavad- gita e lo Srimad – bhagavatam, dicono sul Signore. Poi, per la misericordia del Signore, situato nel cuore di ognuno, si otterrà una fede sempre più ferma nelle descrizioni offerte da queste Scritture. Questo è il primo gradino che si raggiunge nella compagnia dei puri devoti. In un secondo tempo, dopo aver fatto qualche progresso ed aver raggiunto una certa maturità, il candidato stesso propone di seguire i principi del servizio di devozione sotto la guida di un puro devoto, che egli accetterà come maestro spirituale. Nello stadio successivo, il devoto, guidato dal suo maestro spirituale, compie il servizio di devozione seguendo le regole e si libera ben presto da ogni azione indesiderabile. Allora la sua fede si rafforza ed egli sviluppa un gusto spirituale per il servizio di devozione. Compaiono poi l’attaccamento e l’estasi devozionale, ed infine, all’ultimo gradino, sboccia il puro amore per Dio. E’ così che si sviluppa, in diverse tappe, l’amore puro.

Solo le persone più fortunate possono vedere la loro esistenza coronata da tale successo. Coloro che si dedicano solo ad uno studio accademico delle Scritture vediche non sapranno apprezzare questa evoluzione. A questo proposito nel Narada – pancaratra si trovano le seguenti parole di Siva e Parvati:

“Cara dea, suprema tra tutte, sappi che colui che ha sviluppato l’estasi dell’amore per Dio, la Persona suprema, e grazie a questo amore è sempre pieno di felicità trascendentale, non percepisce più le gioie e i dolori che provengono dal corpo e dalla mente.”

L’affetto e gli scambi amorosi di cui si parla qui rappresentano i diversi rami dell’albero dell’amore originale, e precedono numerose altre manifestazioni della stessa natura, che non saranno descritte qui. Tuttavia, sebbene rivestano un carattere molto intimo, Sanatana Gosvami ha descritto nei particolari questi scambi d’amore e questi segni d’affetto nel suo Bhagavatamrta.

Così Srila Rupa Gosvami conclude la prima parte del Bhakti- rasamrta – sindhu. Dedicando la sua opera a Sanatana Gosvami – che seppe descrivere la bellezza sublime del Signore -, a Gopala Bhatta Gosvami, a Sri Raghunata Bhatta Gosvami e a Raghunatha Dasa Gosvami, egli si augura di fare il loro piacere trascendentale. Secondo queste parole di Rupa Gosvami, sembra che il grande Srila Jiva Gosvami non si fosse ancora rivelato al tempo in cui il bhakti – rasamrta – sindhu fu composto.

Così termina lo studio riassuntivo di Bhaktivedenta sulla prima parte del Bhakti – rasamrta – sindhu che giunge fino alla descrizione dell’amore estatico per Dio, descrizione che sarà l’oggetto della seconda parte dell’opera.

PARTE SECONDA

CAPITOLO 20

DOLCI SENTIMENTI SPIRITUALI

Questa seconda parte del Bhakti – rasamrta – sindhu si apre con l’offerta, da parte dell’autore, di rispettosi omaggi a Sanatana. Questo Sanatana può riferirsi sia alla Persona di Sri Krsna sia a Sanatana Gosvami, fratello maggiore e maestro spirituale di Rupa Gosvami. Sia l’Uno che l’altro sono degni di venerazione: Sri Krsna per il Suo aspetto naturalmente magnifico, ed anche perché è il vincitore del mostro Agha, e Sanatana Gosvami per il favore ineguagliabile che riceve da Rupa Gosvami, che è sempre pronto a servirlo, ed anche perché annienta ogni tipo di azione peccaminosa. In questa parte del Bhakti – rasamrta – sindhu l’autore desidera descrivere le principali caratteristiche dei dolci sentimenti spirituali colmi d’amore, legati al compimento del servizio di devozione.

Saranno elaborati cinque temi di base:

1) vibhava: sintomi o cause caratteristiche dell’estasi;

2) anubhava: l’estasi conseguente;

3) sattvika – bhava: l’estasi naturale, o intrinseca;

4) vyabhicari – bhava: l’estasi impulsiva;

5) sthayi – bhava: l’estasi fervente o duratura.

Il termine rasa usato nel Bhakti – rasamrta – sindhu è oggetto di varie interpretazioni, secondo gli autori, poiché è molto difficile trovare il termine equivalente nella lingua che ci interessa. Tuttavia, il nostro maestro spirituale traduce questo termine con “dolce sentimento” e noi abbiamo scelto di seguire le sue orme adottando la stessa terminologia.

Si indica con questo nome, rasa, o dolce sentimento, l’atmosfera affettuosa in cui si svolgono gli scambi d’amore che uniscono l’essere individuale al Signore Supremo. I diversi tipi di rasa, quando si combinano tra loro, permettono di assaporare la dolcezza del servizio di devozione al culmine dell’estasi spirituale. Sebbene questa esperienza si svolga ad un livello molto superiore a quello italiane nostre percezioni, tenteremo in queste pagine di descriverla per quanto sarà possibile, seguendo le orme di Srila Rupa Gosvami.

Nessuna persona può continuare a compiere attività che non suscitino in lei alcun affetto o gusto particolare. La stessa cosa accade al livello spirituale della coscienza di Krsna e del servizio di devozione, che devono generare dolci sentimenti e prendere un gusto particolare per chi s’impegna in essi. Generalmente, l’esperienza di questo gusto soave si fa attraverso il canto, l’ascolto, l’adorazione nel tempio e il servizio offerto al Signore. E di colui che prova una felicità trascendentale si dirà che “gusta il nettare” della coscienza di Krsna. Precisiamo inoltre che i diversi sentimenti di gioia che procura la pratica del servizio di devozione possono essere chiamate le “dolcezze” del servizio di devozione.

Non tutti possono gustare il nettare sublime del servizio di devozione, perché i dolci sentimenti d’amore di cui si compone si sviluppano solo dalle attività di virtù compiute in una vita precedente a contatto con i puri devoti. Come abbiamo spiegato precedentemente, la compagnia dei puri devoti fa nascere la fede nel servizio di devozione. Solo dopo aver sviluppato questa fede o aver compiuto atti di devozione in una vita passata si può veramente gustare il nettare del servizio di devozione. Solo dopo aver sviluppato questa fede o aver compiuto atti di devozione in una vita passata si può veramente gustare il nettare del servizio di devozione. In altre parole, l’uomo comune non può gustare questa felicità trascendentale a meno che per una fortuna eccezionale non venga a contatto con i devoti e continui le sue attività devozionali passate.

Lo Srimad- Bhagavatam (1. 2. 18) descrive il cammino progressivo che ci eleva al livello del servizio di devozione:

“Occorre innanzitutto ascoltare ciò che riguarda Krsna in compagnia dei devoti che hanno già purificato il loro cuore grazie al contatto con altri devoti. Dopo questo ascolto nascerà un sentimento di felicità costante [sulle cui basi si stabilisce fermamente il servizio di devozione].”

La bhagavad- gita (18. 54) insegna inoltre che il primo sintomo da cui si riconosce colui che ha veramente raggiunto il livello spirituale è una gioia costante. Si raggiunge questa esistenza di felicità con la letteratura della bhagavad- gita e dello Srimad- Bhagavatam, o beneficiando della compagnia di persone che s’interessano profondamente alla vita spirituale nella coscienza di Krsna – e in particolare di coloro che hanno deciso di ottenere il favore di Govinda impegnandosi nel servizio d’amore sublime offerto ai suoi piedi di loto. Colui che, incoraggiato da questo sentimento, aderisce in modo continuato ai principi regolatori del servizio di devozione per soddisfare il Signore Supremo, sviluppa in sé due principi di forza compulsiva, che fanno parte del vibhava. Egli gusta così la felicità trascendentale. L’attrazione irresistibile che prova allora per Krsna può trarre origine da numerose fonti: Krsna in persona, i Suoi devoti, il suono del Suo flauto, e così via, questa attrazione Si trasforma talvolta in amore per lui, e altre volte la sua crescita è ostacolata.

Otto sintomi trascendentali possono apparire sul corpo quando sopraggiunge l’estasi spirituale, e sono tutti prodotti dalla combinazione dei cinque principi d’estasi enunciati all’inizio di questo capitolo. Infatti, la felicità spirituale non può essere gustata se non è presente almeno una combinazione di questi cinque principi d’estasi.

Per Vibhava s’intende precisamente la base, la fonte da cui scaturisce l’esperienza del “nettare” trascendentale. Questa causa, questo vibhava, comprende due aspetti – uno detto fondamentale e l’altro stimolante. L’Agni Purana definisce il vibhava con queste parole:

“Ciò che fa nascere l’amore estatico è detto vibhava, e si manifesta secondo due categorie – fondamentale e stimolante.”

In altre parole ci sono due forme d’amore estatico. Krsna è l’oggetto dell’amore estatico detto fondamentale, e il Suo puro devoto, ricettacolo di questo amore, è l’oggetto dell’amore estatico detto stimolante. L’amore estatico stimolante è dunque quello che nasce alla vista di un oggetto che fa ricordare Krsna.

Sri Krsna, che possiede inconcepibili potenze, oltre alle qualità del sapere e della felicità trascendentali, è la causa fondamentale dell’amore estatico. Ma Egli diventa anche il ricettacolo di questo amore, cioè il fattore stimolante, attraverso le Sue diverse emanazioni ed Avatara. Nello Srimad- Bhagavatam si trova un passo che riguarda il brahma – vimohana – lila, dove si trovano rivelate alcune delle caratteristiche proprie di questo aspetto dell’amore estatico stimolante. Vedendo Brahma preciso dal gioco illusorio di Krsna, che Si era moltiplicato in numerosissimi pastori, mucche e vitelli, Sri Baladeva fratello maggiore di Krsna ed emanazione diretta dello Sua Persona, ebbe queste parole di stupore:

“Com’è meraviglioso vedere l’amore estatico che Io provo generalmente per Krsna risvegliarsi oggi alla vista di tutti questi pastori, mucche e vitelli!”

Così pensando, Egli rimase attonito. Questo è uno degli esempi che illustrano come Krsna diventi contemporaneamente l’oggetto e il ricettacolo dell’amore estetico nella sua forma stimolante.

CAPITOLO 21

LE QUALITA` DI KRSNA

L’aspetto fisico di una persona può presentarsi in due modi: l’uno è detto velato e l’altro manifestato. Per esempio, quando Krsna indossa differenti tipi di abiti, il Suo aspetto fisico è velato, come illustrano le pagine dello Srimad- Bhagavatam che riguardano il Suo Dvaraka – lila, cioè i Suoi divertimenti mentre regnava sulla città di Dvaraka. La Sri Krsna Si divertiva talvolta a travestirSi da donna. Vedendolo così vestito, uddhava disse:

“Non è meraviglioso che questa donna susciti in me un sentimento d’amore estatico proprio come fa Krsna! Credo che si tratti proprio di Krsna, nascosto sotto questi vestiti femminili”.

Un altro devoto glorificò Sri Krsna con queste parole quando vide il Suo aspetto fico nella forma manifestata:

“Com’è meraviglioso l’aspetto di Sri Krsna! Il Suo collo fa ricordare una conchiglia! I Suoi occhi sono così belli che fidano la bellezza del fiore di loto, e il Suo corpo, molto scuro, è come l’albero tamala. I Suoi capelli, come un baldacchino, proteggono la Sua testa, il marchio srivatsa risalta sul Suo petto, e la Sua conchiglia riposa nella Sua mano. Con queste nobili caratteristiche, il nemico del mostro Madhu ha un aspetto così attraente che mi sommerge di felicità permettendomi di contemplare le Sue qualità trascendentali.”

Dopo aver consultato diverse Scritture, Srila Rupa Gosvami dà il seguente elenco delle qualità trascendentali di Sri Krsna:

1) il Suo corpo ha un aspetto estremamente affascinante;

2) porta su di Sé tutti i segni di buon auspicio;

3) ha un fascino irresistibile;

4) è radioso;

5) ha una forza straordinaria;

6) è eternamente giovane;

7) è maestro di tutte le lingue;

8) è veritiero;

9) parla in modo piacevole;

10) è dotato di un’eloquenza ammirabile;

11) possiede la più alta erudizione;

12) ha un’intelligenza straordinaria;

13) possiede un genio eccezionale;

14) è un artista;

15) è estremamente ingegnoso;

16) è dotato di una grande abilità;

17) è riconoscente;

18) ha una determinazione inflessibile;

19) è un perfetto giudice del tempo e delle circostanze;

20) Vede e parla secondo l’autorità dei veda, delle Scritture rivelate;

21) è perfettamente puro;

22) maestro di Sé;

23) perseverante;

24) tollerante;

25) indulgente;

26) grave;

27) soddisfatto in Sé stesso;

28) equanime con tutti;

29) magnanimo;

30) Religioso;

31) eroico;

32) compassionevole; 33) rispettoso;

34) cortese;

35) liberale;

36) riservato;

37) protegge le anime sottomesse;

38) è felice;

39) è benevolo con i Suoi devoti;

40) è conquistato dall’amore;

41) è la fonte di ogni buona fortuna;

42) possiede una potenza eccezionale;

43) gode di una fama illimitata;

44) è amato da tutti;

45) favorisce i devoti;

46) affascina tutte le donne;

47) è degno dell’adorazione di tutti;

48) possiede tutte le opulenze;

49) è infinitamente onorabile;

50) E’ il controllore supremo.

Il Signore possiede queste cinquanta qualità trascendentali in una pienezza profonda come l’oceano. Ciò significa che la portata di queste qualità è inconcepibile.

Poiché ogni essere individuale è parte integrante del Signore Supremo, se diventa un puro devoto del Signore può possedere anche lui tutte queste qualità, ma in una quantità infinitesimale, mentre il Signore le possiede da sempre nella più perfetta pienezza. Nel Padma Purana Siva descrive a Parvati altre qualità trascendentali, e nello Srimad- Bhagavatam (1. 16. 26. – 29) si trovano le seguenti parole scambiate tra la divinità della Terra e Yamaraja, il signore della religione, a proposito delle qualità di cui deve ornarsi l’uomo che desidera diventare un grande personaggio:

“In lui devono risiedere la veridicità, la purezza, la compassione, il controllo della collera, la soddisfazione interiore, l’integrità, l’equilibrio mentale, il controllo dei sensi, il senso di responsabilità, l’uguaglianza d’anima, la tolleranza, l’equanimità, la lealtà, la conoscenza, il distacco dai piaceri dei sensi, il potere, il coraggio, l’influenza, la capacità di rendere ogni cosa possibile, il compimento del giusto dovere, l’indipendenza totale, l’ingegnosità, la bellezza perfetta, la serenità, la benevolenza, la franchezza, la gentilezza, la magnanimità, la determinazione, l’onniscienza, la giustizia, il possesso di tutti gli oggetti di piacere, la gioia, l’immutabilità, la fedeltà, la fama, l’adorazione universale, l’umiltà, la divinità, l’eternità, e numerose altre qualità spirituale, come la perseveranza, la pace, l’austerità, la semplicità, la memoria, il tatto, la pazienza, la costanza, l’assenza di falso ego, e così via.

Chi desidera diventare un’anima un’anima nobile deve possedere tutte queste qualità. A maggior ragione, dunque, queste qualità sono presenti in Sri Krsna, l’Anima Suprema.

Oltre alle cinquanta qualità menzionate sopra, Sri Krsna non possiede altre cinque, che talvolta si manifestano parzialmente nella persona di Brahma e di Siva:

51) è immutabile;

52) è onnisciente;

53) gode di una freschezza eterna;

54) possiede un corpo costituito di eternità, conoscenza e felicità (sac – cid- ananda);

55) possiede tutti i poteri soprannaturali.

Krsna possiede cinque altre qualità, che si trovano anche nel corpo di Narayana:

56) possiede inconcepibili potenze;

57) emana dal Suo corpo innumerevoli universi;

58) è la fonte originale di tutti gli avatara;

59) dà la liberazione ai nemici che uccide;

60) attrae anche le anime liberate.

Tutte queste qualità trascendentali appaiono meravigliosamente nell’aspetto personale di Sri Krsna.

Tuttavia, oltre a queste sessanta qualità trascendentali, Krsna ne possiede ancora quattro, che non si trovano neppure in Narayana, tantomeno quindi negli esseri celesti e in quelli comuni:

61) è l’autore di un’infinità di divertimenti meravigliosi (in particolare nella Sua infanzia);

62) è attorniato da devoti che hanno per Lui un amore sublime;

63) attira ma sé, col suono del Suo flauto, gli esseri di tutti gli universi;

64) la Sua bellezza non ha rivali in tutta la creazione.

Aggiungendo queste quattro eccezionali caratteristiche di Sri Krsna a quelle precedenti, le qualità del Signore sono sessantaquattro in tutto. Srila Rupa Gosvami cerca qui di presentarle riferendosi a diverse Scritture.

1. Il Suo aspetto meraviglioso

Qualsiasi paragone si voglia fare tra le diverse parti del corpo di Krsna e i differenti oggetti materiali sarebbe sempre imperfetto. Se si fanno questi accostamenti è solo per poter permettere agli uomini comuni, incapaci di comprendere la natura sublime delle qualità del Signore, di avere per esse un certo apprezzamento. Così si dice che il viso di Krsna risplende come la luna, che le Sue cosce sono forti come proboscidi di elefanti, che le Sue braccia sono simili a due pilastri, che le palme delle Sue mani si aprono come i fiori di loto, che il Suo petto è simile ad un portale, che i Suoi fianchi formano vere e proprio caverne, e che la parte centrale del Suo corpo somiglia a una terrazza.

2. I segni di buon auspicio che porta su di Sé

Ci sono differenti segni che, quando caratterizzano alcune parti del corpo, sono considerati di buon auspicio. Tutti questi segni sono pienamente presenti nel corpo del Signore.

A questo proposito un amico di Nanda Maharaja disse un giorno:

“Caro re dei pastori, noto sul corpo di tuo figlio trentadue segni di buon auspicio, e mi domando come un simile bambino sia potuto nascere in una famiglia di pastori.”

Sri Krsna appare di solito in famiglie di ksatriya – come fece Ramacandra – e talvolta anche in famiglie di brahmana. Ma Krsna accettò il ruolo di figlio di Maharaja Nanda, nonostante quest’ultimo appartenesse alla comunità vaisya. I vaisya si occupano di commercio e di scambi, e provvedono alla protezione della mucca. Perciò l’amico di Nanda, nato probabilmente in una famiglia di brahmana, espresse la sua meraviglia per l’umile origine di un bambino così prodigioso. Comunque, egli enumerò in presenza del padre adottivo del piccolo Krsna i segni di buon auspicio che si trovavano sul Suo corpo:

“sette parti del corpo di questo bambino brillano di una luminosità rosseggiante – gli occhi, le palme delle mani, le piante dei piedi, il palato, le labbra, la lingua e le unghie. Tale colorazione in queste parti del corpo ha un carattere molto propizio. Tre parti del Suo corpo sono larghe – la vita, la fronte e il petto; tre sono corte – il collo, le cosce e gli organi genitali -, e tre molto profonde – la voce, l’intelligenza e l’ombelico. Cinque parti del Suo corpo sono alte e rialzate – il naso, le braccia, gli orecchi, la fronte e le cosce. Cinque altre sono fini – la pelle, i capelli, i peli del Suo corpo, i denti e le estremità delle dita. L’insieme di questi segni appare solo sul corpo di un personaggio eccezionale.”

Anche le linee della mano possono formare segni propizi. Una gopi anziana disse al re Nanda:

“Le linee che solcano le palme di tuo figlio formano diversi segni – fiori di loto, ruote, e così via – e sulla pianta dei suoi piedi uno stendardo, una folgore, un pesce, un bastone per guidare gli elefanti e un fiore di loto. Nota il carattere estremamente favorevole di questi segni.”

3. Il Suo fascino irresistibile

E’ detto rucira, o piacevole, l’aspetto fisico affascinante che attrae subito gli sguardi. Krsna possiede questo aspetto, come illustra lo Srimad- Bhagavatam (3. 2. 13):

“Vestito in modo piacevole, Signore Supremo avanzava nell’arena del sacrificio rajasuya organizzato da Maharaja Yudhisthira. Erano stati invitati tutti i personaggi importanti dell’universo, e alla vista di Krsna, il loro parente fu unanime: il Creatore aveva raggiunto il culmine della Sua arte nella realizzazione del meraviglioso corpo di Krsna.”

Si afferma inoltre che otto parti del corpo di Krsna sono simili al fiore di loto – il Suo viso, i Suoi occhi, le Sue mani, Suo ombelico e i Suoi piedi. Le gopi e gli altri abitanti di Vrndavana vedevano ovunque splendore dei fiori di loto, e a malapena riuscivano a distoglierne lo sguardo.

4. La Sua radiosità

La luce che pervade tutta la creazione è la radiosità del Signore Supremo. Infatti, la dimora suprema di Krsna proietta da sempre la luce del brahmajyoti, e questa luce emana dal corpo di Sri Krsna.

Sebbene lo sfolgorio dei mille gioielli che ornano il petto del Signore eclissi anche il fulgore del sole, quando è paragonato alla luce che emana dal corpo di Krsna, questo sfolgorio assomiglia al chiarore di una stella nella notte. L’influenza spirituale di Krsna è così grande che supera ogni cosa. Quando Krsna Si trovava nell’arena sacrificale del Suo nemico, il re Kamsa, i lottatori presenti, sebbene apprezzassero la dolcezza del corpo di Sri Krsna, si sentirono spaventati e turbati al pensiero che avrebbero dovuto affrontarlo nel combattimento.

5. La Sua forza straordinaria

E’ definito baliyan colui che possiede una forza fisica straordinaria.

Quando Aristasura fu ucciso da Krsna, alcune tra le gopi dissero:

“Amiche carissime, avete visto come Krsna ha ucciso Aristasura? Sebbene fosse più potente di una montagna, Krsna lo ha afferrato come se fosse un fiocco di cotone e lo ha gettato lontano senza la minima difficoltà!”

In un altro passo si legge:

“Cari devoti di Krsna, possa la mano sinistra del Signore, che sollevò come un pallone la collina Govardhana, proteggervi da tutti i pericoli.”

6. La Sua eterna giovinezza

Krsna è bello a tutte le età, durante l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza. Di queste tre fasi, la giovinezza è il ricettacolo di piaceri infiniti ed è l’età in cui egli accetta la più grande varietà di servizio devozionali. In questa età Krsna è completo di tutte le qualità trascendentali e Si dedica ai suoi divertimenti sublimi. Perciò i devoti considerano l’inizio della Sua giovinezza come la più affascinante fonte di amore estatico. Così è descritto Krsna in questa età:

“La potenza della Sua giovinezza si univa al Suo meraviglioso sorriso, che superava in bellezza la luna piena. Sempre piacevolmente vestito, egli vinceva col Suo fascino Cupido stesso, e continuamente attraeva a Sé la mente delle gopi, che provavano così un continuo piacere.”

7. la Sua conoscenza di tutte le lingue

Rupa Gosvami spiega che una persona è padrona di tutte le lingue quando conosce le lingue dei diversi popoli, in particolare il sanscrito, che si parla nelle città degli esseri celesti, ma anche gli altri linguaggi di questo mondo, compreso quello degli animali.

Da queste parole risulta che Krsna poteva comprendere e parlare anche il linguaggio degli animali. Una donna anziata che viveva a Vrndavana al tempo in cui Krsna rivelava i Suoi divertimenti, disse un giorno con stupore:

“Com’è meraviglioso vedere Krsna, che ha conquistato il cuore di tutte le giovani ragazze di Vrajabhumi, mentre parla con loro il dialetto di Vraja, poi Si rivolge agli esseri celesti in lingua sanscrita, e quindi alle mucche e ai bufali nel loro linguaggio. Parla perfino il dialetto del Kashmir, discorre con i pappagalli e gli altri uccelli, e sa usare altrettanto bene tutti gli altri linguaggi comuni, sempre con la più grande espressività.”

Ella domandò alle gopi come Krsna fosse potuto diventare così esperto nel parlare tante lingue diverse.

8. La sua veridicità

E’ definito veritiero colui che non manca mai alla sua parola d’onore.

Un giorno Krsna promise ma kunti, la madre dei Pandava che avrebbe riportato i suoi cinque figli sani e salvi dalla battaglia di Kuruksetra. Dopo la battaglia, quando tutti i suoi figli furono tornati, kunti lodò Krsna per aver mantenuto ma sua promessa:

“I raggi del sole potranno un giorno raffreddarsi e quelli della luna riscaldarsi, ma non succederà mai che la Tua promessa non venga mantenuta.”

Similmente, quando Krsna, accompagnato da Bhima e Arjuna, andò a sfidare Jarasandha, gli confessò francamente di essere Krsna, l’Eterno, accompagnato da due dei Pandava. L’episodio si svolse in questo modo: Krsna e i due Pandava. L’episodio si svolse in questo modo: Krsna e i due Pandava – Bhima e Arjuna – erano tutti e tre ksatriya. Anche Jarasandha era uno ksatriya e era molto incline a fare la carità ai brahmana. Avendo deciso di combattere con lui, Krsna Si presentò davanti a Jarasandha insieme con Bhima e Arjuna, tutti e tre vestiti da brahmana. Quando Jarasandha, volendo soddisfarli, li pregò di esprimere il loro desiderio, essi gli chiesero di poterlo sfidare in combattimento. Fu allora che Krsna, nelle vesti di un brahmana, gli dichiarò di essere Krsna, il suo eterno nemico.

9. Il Suo piacevole modo di parlare

Si dice che una persona sa parlare in modo piacevole quando sa essere dolce anche con i nemici in modo da rappacificarli.

Krsna era così esperto in quest’arte che disse al Suo nemico Kaliya, dopo averlo vinto nelle acque della Yamuna:

“O re dei serpenti, sebbene ti abbia fatto soffrire tanto, per favore, non Me ne volere. E’ mio dovere proteggere queste mucche, che sono adorate perfino dagli esseri celesti. Soltanto per salvare dal pericolo che rappresenta per loro la tua presenza in questi luoghi Mi vedi oggi costretto a cacciarti via.”

Infatti, da quando Kaliya abitava nelle acque della Yamuna, quella parte del fiume era diventata così contaminata dal veleno che tutte le mucche venute a dissetarsi là erano morte. Allora Krsna, sebbene avesse solo quattro o cinque anni, Si tuffò nel fiume per punire severamente Kaliya e costringerlo ad abbandonare quei luoghi.

Krsna aveva allora spiegato che anche gli esseri celesti veneravano la mucca, e Lui stesso aveva dato l’esempio di come proteggerla. Perciò almeno gli uomini coscienti di Krsna devono seguire le orme del Signore ed accordare ogni protezione alle mucche, poiché non solo gli esseri celesti, ma Krsna stesso le adorò in numerose occasioni, e in particolare nei giorni di gopastami e di Govardhana – puja.

10. La Sua ammirabile eloquenza

E’ definito vavaduka, o eloquente, colui che si esprime con parole piene di significato, pronunciate con grande gentilezza e rivelatrici di buone qualità.

Lo Srimad- bhagavatam descrive in modo meraviglioso le parole gentili che Krsna rivolse a Suo padre, Nanda Maharaja, allo scopo di fargli abbandonare il compimento del sacrificio rituale a Indra, il Dio della pioggia. La moglie di uno dei pastori ne rimase affascinata e raccontò più tardi alle sue amiche:

“Krsna Si rivolgeva a Suo padre con tanta gentilezza e tenerezza che sembrava versare nettare nelle orecchie di tutti i presenti. Dopo aver ascoltato parole così dolci dalle labbra di Krsna, chi non sarebbe attratto da Lui?”

Uddhava descrive così le parole di Krsna, a cui si attribuiscono le qualità più sublimi del mondo:

“Le parole di Krsna sono così attraenti che possono immediatamente trasformare il cuore del Suo nemico. Le Sue parole possono di colpo risolvere tutte le questioni e i problemi dell’universo. Nonostante i Suoi discorsi siano concisi, ogni parola che esce dalla Sua bocca è ricca di significato. Le parole di Krsna sono molto dolci al mio cuore.”

11. La Sua grande erudizione

Si dice che una persona possiede una grande erudizione quando ha ricevuto una vasta educazione ed agisce rigidamente sulla base dei principi morali. Avere un’educazione significa essere esperti nei vari rami del sapere, ed agire secondo i principi morali significa avere una ferma moralità. Insieme, questi due fattori costituiscono ciò che si chiama erudizione.

Sri Narada Muni descrive con queste parole l’insegnamento che Krsna ricevette da Sandipani Muni:

“Brahma ed altri personaggi elevati possono essere paragonati a nuvole formate in origine da un’evaporazione d’acqua proveniente dal grande oceano di Krsna. Infatti, brahma ricevette la conoscenza vedica da Krsna, come una nuvola attinge l’acqua dall’oceano. Questa conoscenza, che in seguito fu trasmessa al mondo da Brahma, si è depositata sulla montagna di Sandipani Muni. L’insegnamento di Sandipani Muni a Krsna è paragonato ad un luogo le cui acque scorrono come un fiume verso la sua sorgente originale, l’oceano di Krsna.”

Per essere più chiari precisiamo che Krsna non può essere istruito da nessuno, così come l’oceano non può ricevere acqua se non quella che proviene da sé stesso; infatti solo in apparenza i fiumi versano nuove acque nell’oceano. E’ chiaro dunque che Brahma ricevette da Krsna la conoscenza vedica e che la trasmise in seguito attraverso la successione di maestri spirituali. Sandipani Muni è simile al fiume che scorre dalla montagna per raggiungere l’oceano originale di Krsna.

I Siddha, abitanti di Saddhaloka – dove ognuno nasce dotato di poteri soprannaturali perfettamente sviluppati -, e i Carana, abitanti di un pianeta simile, pregano Krsna in questi termini:

“La dea della conoscenza è ornata con i quattordici gioielli dell’erudizione, enumerati come segue. La sua intelligenza penetra le quattro divisioni del Veda e la sua attenzione è sempre sui libri di legge compilati dai grandi saggi come Manu. E’ esperta nei sei rami del sapere specializzato – la scienza dell’interpretazione vedica, la grammatica, l’astrologia, la retorica la conoscenza del vocabolario e la conoscenza dei riti. Ha come compagni costanti i supplementi dei veda, cioè i Purana; è scortata dalla logica e porta come ornamento la conclusione finale di tutta la conoscenza. Ma ora ha ottenuto la grazia di sedersi accanto a Te come una compagna di scuola e servirTi, o Govinda.”

Krsna, il Signore Supremo, non ha bisogno di ricevere alcuna educazione, tuttavia dà alla dea del sapere la possibilità di servirLo. Certamente, poiché è sufficiente in Sé stesso Krsna non ha bisogno del servizio di nessuno, nonostante abbia un grande numero di devoti. Solo grazie alla Sua bontà e alla Sua misericordia egli dà a tutti la possibilità di servirLo, come se dipendesse dal servizio che i Suoi devoti gli offrono.

Per quanto riguarda il Suo senso morale, le Scritture affermano che agli occhi dei briganti Krsna regna su Vrndavana come la morte in persona; per i giusti Egli è la fonte di una dolce felicità; per le ragazze sembra Cupido in persona infinitamente affascinante, e per i poveri rappresenta la persona più magnanima. Per i suoi Amici è rinfrescante come la luna piena, e per mi suoi nemici è bruciante come il fuoco devastatore generato da siva. Si può dire dunque che Egli dia prova della più perfetta moralità nei suoi rapporti con gli altri. Quando, di fronte ai malfattori, egli appare come la morte in persona, non è per mancanza di moralità o per crudeltà: al contrario, uccidendo gli empi, Egri dà prova della più sublime forma di moralità per Krsna insegna del resto nella Bhagavad- gita (4. 11) che Egli mi comporta con una persona secondo l’atteggiamento che questa persona ha con Lui. Ma i rapporti che scambia con i devoti e con i non – devoti, sebbene siano differenti, possiedono lo stesso valore. Poiché Krsna è infinitamente buono, le Sue azioni sono sempre per il bene di tutti.

12. La Sua straordinaria intelligenza

Un uomo è detto intelligente quando ha una memoria acuta e una fine capacità di discriminare

La memoria di Krsna era così acuta che quando studiava alla scuola di Sandipani Muni, a Avantipura, bastava che ascoltasse una sola volta l’insegnamento del Suo precettore, qualunque fosse per impararlo perfettamente. In realtà, Krsna frequentò la scuola di Sandipani Muni per mostrare al mondo che ogni uomo, per quanto importante o intelligente sia, deve avvicinare un maestro per ricevere un insegnamento generale. Ogni persona, per quanto grande sia, deve accettare un maestro spirituale.

Krsna rivelò ma sua fine discrezione mentre combatteva contro il re intoccabile che aveva preso d’assolto la città di Mathura. Le leggi vediche vietano ai re ksatriya di avere anche il minimo contatto con un intoccabile, sia pure per ucciderlo. Così, quando Kalayavana – questo era il nome del Suo nemico – volle conquistare la città di Mathura, Krsna non ritenne opportuno ucciderlo con le proprie mani, ma poiché doveva essere ucciso, decise molto saggiamente di fuggire dal campo di battaglia in modo che l’intoccabile Lo inseguisse. In questo modo poté attirarlo nella grotta dove dormiva Mucukunda, che aveva ricevuto da Karttikeya la benedizione di poter ridurre in cenere la prima persona su cui egli avrebbe posato lo sguardo, qualora il suo sonno fosse stato interrotto. Così Krsna pensò bene di condurre il re intoccabile fino a questa grotta in modo che, svegliato dalla sua presenza, Mucukunda lo riducesse immediatamente in cenere.

13. Il Suo genio eccezionale

E’ definito genio colui che può sconfiggere ogni avversario con argomenti sempre nuoci.

Il Padyavali riporta a questo proposito una conversazione tra Radha e Krsna. Un mattino che Krsna era andato da Radha la Gli domandò: “Mio caro Kesava, dove si trova adesso il Tuo vasa?” La parola sanscrita vasa può indicare sia il luogo di residenza, sia il profumo, sia i vestiti. Radha si riferiva al vestito di Krsna, ma Lui, fingendo di capire: “Dove hai stabilito il Tuo luogo di residenza?”, rispose a Radhrani: “O tu che sei attratta da Me, ho scelto di stabilire la Mia residenza nei tuoi occhi splendidi.” Radhrani insistette dicendo: “Piccolo malizioso, non mi riferivo affatto alla tua dimora, ma al Tuo vestito.” Allora Krsna diede a vasa il significato di profumo e disse: “Cara amica fortunata, se ho adottato questo profumo è solo per poter entrare in contatto col tuo corpo.”

Srimati Radharani domandò allora a Krsna: “Dove hai trascorso la notte? Yaminyamusitah è l’esatto termine sanscrito che Radahrani usò. Yaminyam significa “la notte”, ed usitah “trascorsa”. Ma Krsna divise la parola yaminyamusith in due termini differenti, cioè ayminya e musitaha. Così divisa, la parola yaminyamusith significa che Egli era stato rapito da Yamini, la notte. Krsna rispose dunque a Radhrani: “Cara Radhrani, come la notte avrebbe potuto impadronirsi di Me?” Così Egli rispose a tutte le domande di Radhrani con tanta astuzia che colmò di gioia la gopi che fra tutte Gli è più cara.

14. I Suoi talenti d’artista

Colui che sa parlare e vestirsi con arte è detto vidagdha, artista. Questa caratteristica esemplare si trova anche nella personalità di Sri Krsna. Radhrani ne parla in questi termini:

“Cara amica, guarda l’arte con cui Krsna compone canti meravigliosi, danza, scherza e suona il flauto. GuardaLo, ornato di belle ghirlande e vestito in modo così attraente, come se avesse vinto mille avversari agli scacchi! Tutta la Sua esistenza riflette il culmine dell’espressione artistica.”

15. La Sua estrema ingegnosità

E’ definito ingegnoso colui che può compiere più cose alla volta. Una gopi disse un giorno:

“Amiche mie, guardate l’ingegnosità di Krsna! Compone canti melodiosi alla gloria dei pastori e soddisfa le mucche. Combatte contro demoni come Aristasura e allo stesso tempo affascina le gopi con i movimenti milioni suoi occhi. Si comporta in modi diversi in presenza di esseri diversi e ne trae sempre un piacere assoluto.”

16. La Sua grande abilità

E’ definito abile colui che può compiere rapidamente un lavoro difficile.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.59.17) Sukadeva Gosvami parla così a Maharaja Pariksit della grande abilità di Krsna:

“O migliore dei kuru, Sri Krsna rapidamente ridusse in polvere le molteplici armi che i combattenti avversari brandivano.”

Un tempo si combatteva lanciando varie frecce, ciascuna dotata di un particolare potere. Per ostacolare una freccia che aveva il potere di provocare la pioggia, per esempio, bisognava lanciarne un’altra capace di trasformare subito l’acqua in nuvola. Si può capire dunque dal verso citato sopra che Krsna era molto abile a neutralizzare le frecce dei Suoi nemici.

Similmente, durante la danza rasa, ogni gopi chiese a Krsna di farle da cavaliere, e Lui, per soddisfarle tutte, Si moltiplicò in modo da trovarSi accanto a ciascuna gopi. Così ogni gopi ebbe Krsna che danzava al Suo fianco.

17. La Sua riconoscenza

Colui che è consapevole dei benefici che ha ricevuto da un amico e non li dimentica mai può essere definito riconoscente.

Krsna dice nel Mahabharata:

“Quando Mi allontanai da Draupadi ella Mi chiamò: ‘O Govinda!’ Al suo richiamo contrassi nei suoi confronti un debito che gradualmente cresce nel Mio cuore.”

Queste parole di Krsna mostrano fino a che punto si può far piacere al Signore Supremo semplicemente chiamandolo “O Krsna! O Govinda!”

Il Maha – mantra

Hare Krsna hare Krsna Krsna Krsna hare hare

Hare rama hare rama rama rama hare hare

E’ un’invocazione rivolta al Signore e alla Sua energia. Perciò possiamo immaginare quanto il Signore Supremo Si sentirà debitore nei confronti di colui che Lo invoca continuamente insieme con la Sua energia. In realtà è impossibile che il Signore dimentichi tale devoto. Questo verso afferma chiaramente che chiunque invochi il Signore attira subito la Sua attenzione, e il Signore Si sentirà sempre in debito nei suoi confronti.

Anche l’atteggiamento di Krsna verso Jambavan illustra un simile sentimento di riconoscenza. Quando il Signore era presenta sulla Terra nella forma di Sri Ramacandra, Jambavan, l’illustre re delle scimmie, Lo servì con grande lealtà in cambio il Signore, quando apparve nella sua forma di Sri Krsna, sposò sua figlia e gli offrì tutto il rispetto che si concede di solito ai superiori. Qualsiasi persona onesta si sentirà grata verso un amico che gli ha offerto qualche servizio; e poiché Krsna è l’essere più onesto che esista, come potrebbe dimenticare il debito che ha verso il Suo servitore?

18. La Sua determinazione inflessibile

E’ definito determinato colui che osserva i principi regolatori e mantiene le sue promesse in modo concreto.

L’Hari – vamsa dà un esempio della determinazione del Signore quando riferisce che Krsna combattè contro Indra, il re dei cieli, per sottrargli il fiore parijata – una particolare varietà di fiore di loto che cresce sui pianeti celesti.

Un giorno Satyabhama, una delle regine di Krsna, desiderò questo fiore, e Krsna le promise di farglielo avere. Ma Indra rifiutò di separarsene; ne seguì una grande battaglia che oppose Krsna e i Pandava a tutti gli esseri celesti. Krsna finì col vincerli tutti, e S’impadronì del parijata per offrirlo alla Sua regina. Ricordando questo episodio, Krsna rivolse queste parole a Narada Muni:

“O nobile saggio tra gli esseri celesti, tu puoi proclamare ora a tutti i devoti, ma soprattutto ai non – devoti, che quando ho colto il fiore parijata, tutti gli esseri celesti – i gandharva, i Naga, i demoniaci Raksasa, gli Yaksa e i Pannaga – tentarono di sconfiggerMi nel combattimento, ma nessuno potè farMi mancare alla promessa che avevo fatto alla Mia regina.”

Un’altra promessa di Krsna si trova nella Bhagavad- gita (9. 31), dove Egli assicura che mai nessuno dei suoi devoti sarà vinto. Perciò il devoto sincero che è costantemente impegnato nel servizio d’amore trascendentale al Signore può avere la certezza che Krsna non mancherà mai alla Sua promessa e che in qualsiasi circostanza egli proteggerà sempre il Suo devoto.

Krsna dimostrò più volte di mantenere sempre la Sua promessa, come quando consegnò a Satyabhama il fiore parijata quando protesse Draupadi dall’insulto dei kuru e quando salvò Arjuna dagli attacchi dei suoi nemici.

La determinazione di Krsna a mantenere la Sua promessa di proteggere sempre mi suoi devoti era già stata riconosciuta da Indra dopo la sua sconfitta all’epoca del Govardhana – lila. Infatti, quando Krsna ebbe convinto gli abitanti di Vraja ad interrompere il loro culto a Indra, questi infuriato, fece abbattere su Vrndavana una pioggia ininterrotta che inondò tutte le terre. Krsna protesse allora tutti gli abitanti e tutti gli animali di Vrndavana sollevando la collina Govardhana e tenendola sopra le loro teste come un ombrello. Dopo l’incidente Indra si sottomise a Krsna e Gli offrì molte preghiere in cui ammetteva:

“Sollevando La collina Govardhana per proteggere gli abitanti di Vrndavana, Ti sei mostrato fedele alla promessa che i Tuoi devoti non periranno mai.”

19. Perfetto giudice del tempo e delle circostanze

Nelle Sue relazioni con gli altri Krsna sa perfettamente tener conto delle circostanze di tempo e di luogo come delle persone che Gli stanno intorno. Lo lascia capire a Uddhava quando gli parla della Sua danza rasa:

“La notte della luna piena d’autunno, come questa notte, è il momento più opportuno per la danza rasa. In tutto l’universo il luogo migliore è Vrndavana e le compagne più belle sono le gopi. Perciò, carissimo Uddhava, amico mio, credo che dovrei approfittare di tutti questi elementi favorevoli per abbandonarMi a questa danza.”

20. La Sua opinione autorevole, basata sulle Scritture

E’ definito sastra – caksus colui che adisce in perfetto accordo con gli insegnamenti delle Scritture. Le parole sastra – caksus significano precisamente colui che vede attraverso gli occhi delle Scritture autentiche. Ogni uomo di conoscenza e di esperienza dovrebbe vedere ogni cosa attraverso questi Testi. Per esempio, ad occhio nudo, il sole sembra una massa luminosa, ma alla luce dei libri di scienza e di altre opere che sono autorità in materia possiamo capire che il sole è ben più grande della Terra ed è fonte di un’energia molto potente. Vedere solo attraverso i nostri occhi non è dunque vedere veramente; il modo corretto di vedere si attua attraverso le opere e i maestri autorevoli. Krsna stesso, che è Dio in persona e vede il passato, il presente e il futuro, Si riferiva sempre alle Scritture allo scopo di istruire gli uomini. Nella bhagavad- gita, dove Egli parla come autorità suprema, Krsna cita l’autorità del Vedanta – sutra. C’è anche un passo dello Srimad- Bhagavatam in cui un personaggio dice scherzosamente che Krsna, il vincitore di kamsa, è considerato come Colui che vede sempre attraverso l’autorità dei sastra; in quel momento, però, per stabilire la sua autorità, stava guardando le gopi, che erano diventate come pazze sotto l’effetto del Suo sguardo.

21. La Sua purezza perfetta

Ci sono due tipi di purezza perfetta. Una permette a colui che la possiede di liberare dai peccati un’anima caduta, e l’altra non fa compiere alcuna azione impura. Si dice che ha una purezza perfetta chiunque possieda una di queste qualità, e Krsna le possiede entrambe: può liberare tutte le anime condizionate e allo stesso tempo non compie mai nessun’azione impura.

Un Giorno, mentre cercava di troncare gli attaccamenti familiari di suo fratello maggiore Dhrtarastra, Vidura gli disse:

“Caro fratello, concentra semplicemente i pensieri sui piedi di loto di Krsna, che è adorato dai grandi saggi e dagli uomini santi con versi meravigliosi e pieni di erudizione. Infatti, tra tutti coloro che hanno il potere di liberare gli esseri dai loro mali, Krsna è il più grande. Senza dubbio ci sono grandi esseri celesti, come Siva e Brahma, che hanno questo potere, ma essi possono accordare sollievo solo nella misura in cui la grazia di Krsna glielo permette.

Così Vidura consigliò a Dhrtarastra, suo fratello maggiore, di volgere i suoi pensieri Krsna e di adorare Lui soltanto. Colui che semplicemente canta il santo nome di Krsna vedrà questo santo nome sorgere nel suo cuore come un potente sole che dissiperà subito le tenebre dell’ignoranza. Perciò Vidura consigliò ma Dhrtarastra di pensare a Krsna in modo da eliminare senza indugio tutta la contaminazione che i peccati gli avevano fatto accumulare. Similmente, nella Bhagavad- gita Arjuna si rivolge a Krsna con le parole param brahma param dhama pavitram – il purificatore sovrano. Molti sono gli esempi che dimostrano la purezza perfetta di Krsna.

22. Il Suo controllo di Sé

Colui che possiede un perfetto controllo dei sensi è detto vasi, o maestro di sé.

A questo proposito lo Srimad- Bhagavatam (1. 11. 36) insegna:

“Le regine [mogli di Krsna], con i loro sorrisi incantevoli e i loro sguardi furtivi, profondi, puri e conturbanti, avrebbero potuto sedurre perfino i più grandi esseri celesti, come Siva. Ma l’incanto del loro fascino non aveva alcuna presa sui sensi di Krsna.”

Ciascuna delle sedicimila mogli di Krsna Lo credeva dominato dal suo fascino, ma non era così. Krsna è dunque il supremo maestro dei sensi, da cui il nome di Hrsikesa che Gli attribuisce giustamente la Bhagavad- gita.

23. La Sua perseveranza

E’ definito perseverante colui che continua a compiere la sua opera fino a raggiungere lo scopo che si è prefisso.

Krsna andò a combattere contro il re Jambavan per riprendergli il prezioso gioiello syamantaka. Il gioiello era stato nascosto nella foresta, ma Krsna, senza perderSi di coraggio, Si mise alla sua ricerca con una perseveranza esemplare, fino a quando lo scoprì e lo riprese al re.

24. La Sua tolleranza

E’ tollerante colui che può sopportare tutte le difficoltà, anche quelle che sembrano insopportabili.

Così più per Krsna, che nonostante la Sua costituzione delicata e la morbidezza della Sua pelle, non ebbe paura di affrontare qualsiasi difficoltà per servire il Suo maestro spirituale all’epoca in cui viveva nel suo asrama. Infatti, il discepolo deve servire il maestro spirituale in ogni circostanza, nonostante gli ostacoli che può incontrare. Vivendo sotto la sua tutela, egli deve mendicare di porta in porta e consegnargli tutto ciò che ha raccolto. Poi, quando il prasada è servito, il maestro spirituale deve chiamare ciascuno dei suoi discepoli a prendere il pasto. Se si dimenticasse di chiamarne uno, questi dovrà digiunare tutto il giorno, come ingiungono le Scritture, piuttosto che cercare di procurarsi il cibo di propria iniziativa. Esistono numerose regole simili. Per esempio, Krsna dovette andare nella foresta a tagliare la legna per il fuoco.

25. La Sua indulgenza

Colui che sa tollerare tutte le offese ricevute dal suo nemico dà prova d’indulgenza.

Il Sisupala – vadha descrive l’indulgenza di Krsna quando narra come il Signore impedì l’uccisione di Sisupala. Sebbene fosse cugino di Krsna, Sisupala, il re di Cedi, aveva sempre nutrito invidia verso Krsna. Ogni volta che s’incontravano, Sisupala faceva del suo meglio per insultare Krsna ed ingiuriarLo in vari modi. Così, quando nell’arena del sacrificio rajasuya organizzato da Maharaja Yudhisthira, Sisupala cominciò a insultare Krsna, Questi non vi diede molta importanza e rimase silenzioso. Alcuni testimoni della scena erano sul punto di uccidere Sisupala, ma Krsna li fermò. Questa è la Sua indulgenza. Si dice che quando il tuono rimbomba tra le nuvole, il leone, col suo potente ruggito, risponde immediatamente all’appello del cielo, ma resta indifferente quando gli sciacalli lanciano i loro insignificanti latrati.

Sri Yamunacarya glorifica con queste parole l’indulgenza di Krsna:

“O Ramacandra, amato Signore, la Tua indulgenza è così grande che semplicemente per essersi prosternato davanti a Te, il corvo che aveva graffiato il seno colui janaki ottenne il Tuo perdono. “

Un giorno Indra, il re del Cielo, prese la forma di un corvo ed assalì Sita (Janaki), la moglie di Ramacandra, graffiandole il seno. Questa era certamente un’offesa ma sita, la madre universale, perciò Ramacandra era pronto ad uccidere il corvo. Ma quando il corvo andò a prosternarsi ai suoi piedi, il Signore gli perdonò l’offesa. Sri Yamunacarya continua la sua preghiera dicendo che l’indulgenza di Sri Krsna supera perfino quella di Sri Ramacandra, poiché Sisupala aveva preso l’abitudine di coprire Krsna d’insulti, e non solo nel corso di una vita, ma per ben tre vite consecutive. Tuttavia, Krsna fu così indulgente che accordò la salvezza a Sisupala, permettendogli di fondersi nella Sua Persona. Possiamo Quindi dedurre che lo scopo dei monisti – fondersi nella radiosità dell’Assoluto – non è molto difficile da raggiungere, poiché anche esseri come Sisupala, profondamente ostili a Krsna, possono ottenere la stessa forma di liberazione.

26. La Sua gravità

E’ definito grave colui che non rivela il suo pensiero a chiunque, o la cui attività mentale e piani azione sono molto difficili da capire.

Dopo aver offeso Sri Krsna, Brahma Lo pregò di perdonarGli l’offesa. Ma nonostante l’ardore delle sue preghiere, egli non poté chiaramente capire se Krsna fosse soddisfatto o no. In altre parole, Krsna fu così grave da non considerare molto seriamente le preghiere di Brahma. Altrove è descritta la gravità di cui Krsna diede prova nelle Sue relazioni d’amore con Radahrani. Krsna circondava queste relazioni con Radha di un silenzio tale che neppure Baladeva, Suo fratello maggiore e compagno costante, poteva percepire le trasformazioni che avvenivano in Lui.

27. La Sua soddisfazione interiore

E’ definito soddisfatto in sé stesso colui che conosce una perfetta soddisfazione interiore, che è libero da ogni desiderio e non è mai turbato, neanche in presenza di serie cause di afflizione.

Krsna diede prova di questa soddisfazione quando, accompagnato da Arjuna e da Bhima, andò a sfidare Jarasandha, il temibile re di Magadha, ed attribuì poi a Bhima tutto il merito della sua uccisione. Possiamo comprendere da ciò che Krsna, sebbene sia il più glorioso di tutti, non ricerca mai la gloria.

Similmente, Egli non fu affatto turbato quando Sisupala cominciò a insultarLo. I re e i brahmana riuniti nell’arena del sacrificio organizzato da Maharaja Yudhsthira, indignati, vollero subito soddisfare Krsna con l’offerta di dolci preghiere, ma non poterono scoprire in Lui la minima traccia di turbamento.

28. La Sua equanimità

E’ definito equanime in ogni circostanza colui che non è colpito è dall’attaccamento né dall’invidia.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.16.33) ci dà un esempio dell’equanimità di Krsna. Mentre Krsna castigava duramente Kaliya, il serpente delle cento teste, le mogli del mostro si presentarono davanti al Signore e gli rivolsero questa preghiera:

“Caro Signore, Tu discendi in questo mondo per punire tutti i tipi di esseri demoniaci. Senza dubbio Kaliya, nostro marito, ha molto peccato, ed è giusto che Tu lo punisca in questo modo. Noi sappiamo che i castighi che infliggi milioni tuoi nemici e l’affetto che prodighi ai tuoi figli hanno lo stesso valore. E non comprendiamo che Tu punisci questo essere maledetto pensando al suo bene futuro.”

Un’altra preghiera dice:

“O Krsna, amato Signore, il migliore della dinastia Kuru, Tu sei così imparziale che sei pronto a ricompensare anche il Tuo nemico se lo merita, e sei pronto a punire Tuo figlio se è colpevole. Agisci così perché sei Tu l’autore supremo dell’universo. Tu non sei parziale. E certamente sbaglia colui che crede di trovare in Te la minima traccia di parzialità.”

29. La Sua magnanimità

E’ definito magnanimo chiunque sia portato a fare grandi atti di carità.

Quando Krsna regnava su Dvaraka non c’era limite alla Sua magnanimità, alla Sua tendenza a compiere atti caritatevoli. In realtà, Dvaraka superava in opulenza perfino il regno spirituale con le sue pietre cintamani, gli alberi italiani desideri e le mucche surabhi. Nel regno spirituale di Sri Krsna, Goloka Vrndavana, si trovano le mucche dette surabhi, capaci di dare latte in quantità illimitata. Ci sono anche gli alberi dei desideri, i cui rami offrono a tutti, nella quantità desiderata, ogni varietà di frutta, e la terra è fatta di pietre filosofali, che trasformano il ferro in oro. Ma benché il regno spirituale, la dimora di Krsna goda di un’opulenza senza pari, Krsna, con i Suoi doni caritatevoli, rese Dvaraka ancora più opulenta di Goloka Vrndavana. Ovunque Si trovi Krsna c’è anche l’opulenza illimitata di Goloka Vrndavana.

E’ detto inoltre che quando Sri Krsna abitava da Governaraka Si moltiplicato in 16.108 forme ed ognuna di esse abitava in un palazzo in compagnia di una regina così, non solo Egli viveva una vita felice con me sue regine, ma offriva anche in carità, da ciascuno dei suoi 16.108 palazzi 13.054, mucche ornate di stoffe preziose e ornamenti vari. Così, ogni giorno Krsna regalava 13.054 x 16.108 mucche. Chi potrebbe anche solo immaginare il valore di doni così preziosi? Queste erano le abitudini quotidiane di Krsna durante il Suo regno a Dvaraka.

30. La Sua religiosità

E’ definito religioso colui che osserva personalmente i principi della religione così come li prescrivono gli sastra e insegna agli altri questi stessi principi. Una semplice professione di fede non è il segno di una persona religiosa. Si deve agire secondo i principi della religione e mostrarne la via con l’esempio. Questa è la vera pratica religiosa.

Quando Krsna era presente sulla Terra, non c’era traccia di empietà. A questo proposito Narada Muni disse a Krsna in tono scherzoso:

“O amato Signore dei pastori, I tuoi buoi – simboli della religione – camminando sulle loro quattro zampe hanno certamente brucato tutta l’erba dell’irreligione.”

In altre parole, i quattro principi fondamentali della religione erano così ben custoditi per la grazia di Krsna che non si poteva trovare la minima traccia d’irreligione.

Le Scritture affermano che poiché Krsna compiva costantemente vari sacrifici a cui invitava gli abitanti dei pianeti superiori, le mogli di questi ultimi erano quasi sempre lontane dai loro mariti. Mentre si trovavano sole, in assenza dei loro compagni, esse si misero a pregare per l’apparizione di Buddha, il nono avatara, che doveva manifestarsi nell’età di Kali. Invece di rallegrarsi per la presenza di Krsna sulla terra, esse pregavano affinché venisse Buddha, la nona manifestazione di Krsna in questo mondo, poiché egli doveca porre fine a tutte le cerimonie rituali e a tutti i sacrifici raccomandati dai veda allo scopo di scoraggiare l’abbattimento degli animali. Le mogli degli esseri celesti pensavano che, poiché l’avvento di Buddha doveva far cessare ogni sacrificio, i loro mariti non sarebbero più stati invitati a queste cerimonie e sarebbero naturalmente rimasti accanto a loro.

Ci si domanda a volte come mai gli abitanti dei pianeti superiori non vengano più sulla Terra ai giorni nostri. La risposta è semplice. Dopo che Buddha apparve e fece cessare l’offerta di sacrifici allo scopo di mettere fine all’abbattimento degli animali su questo pianeta, gli abitanti dei pianeti celesti non desiderano più visitare la Terra.

CAPITOLO 22

ALTRE QUALITA` DI KRSNA

31. Il Suo eroismo

E’ detto eroico colui che mostra un vivo entusiasmo nel combattimento ed è esperto nell’arte di adoperare diversi tipi di armi.

A proposito dell’eroismo di Krsna nel combattimento, le Scritture affermano:

“O vincitore del nemico, come un elefante che si bagna in un lago distrugge tutti i fiori agitando la proboscide, così Tu annienti innumerevoli nemici col solo movimento delle Tue braccia.”

Quanto all’abilità di Krsna nel maneggiare le armi, possiamo dire che quando Jarasandha, accompagnato da tredici diversamente armate, prese d’assalto le truppe del Signore, fu incapace di colpire anche uno sono dei soldati del Signore, e questo grazie all’ottima preparazione militare di Krsna. Un fatto simile è certamente unico nella storia.

32. La Sua compassione

E’ definito compassionevole colui che non può tollerare che qualcuno soffra.

Krsna mostrò una simile compassione quando liberò tutti i re che erano stati imprigionati da Magadhendra. Steso sul suo letto di morte, l’anziano Bhisma rivolse Krsna alcune preghiere in cui Lo paragonò al sole che dissipa le tenebre. Infatti, i prigionieri di Magadhendra erano stati rinchiusi dentro buie prigioni; ma appena Krsna apparve, simile al sole che sorge, le tenebre si dissiparono immediatamente. Così, sebbene Magadhendra avesse potuto tenere prigionieri tanti re, Krsna, soltanto con la Sua presenza, li liberò tutti. Questo gesto di Krsna mostra la Sua profonda compassione per gli infelici.

Krsna mostrò la Sua compassione anche all’anziano Bhisma, mentre questi giaceva su un letto di frecce che gli trapassavano il corpo. Così disteso, Bhisma desiderava ardentemente vedere il Signore, e Krsna apparve davanti a lui. Vedendo Bhisma in una condizione così pietosa, Krsna Si rivolse a Lui con le lacrime agli occhi; e non solo pianse, ma dimenticò Sé stesso tanta era la compassione che provava per l’anziano Bhisma. Perciò, invece di offrire i suoi omaggi direttamente a Krsna, il devoto li offrire prima di tutto alla Sua natura compassionevole. In realtà, poiché Krsna è il Signore Supremo, è molto difficile avvicinarLo. Ma il devoto trae sempre beneficio dalla Sua natura compassionevole, rappresentata da Radharani, rivolgendosi a lei per ottenere la misericordia del Signore.

33. Il Suo rispetto

E’ definito rispettoso colui che sa mostrare il dovuto riguardo ad un maestro spirituale, ad un brahmana e a una persona anziana.

Quando elevati personaggi si riunivano intorno a Krsna, egli offriva prima i Suoi rispettosi omaggi al Suo maestro spirituale, poi a Suo padre ed infine a Balarama, Suo fratello maggiore. Così Krsna, dagli occhi simili ai fiori di loto, godeva di una felicità perfetta e manteneva un cuore puro in tutti i Suoi rapporti con gli altri.

34. La Sua cortesia

E’ definito cortese colui che non è mai insolente e non ha una natura orgogliosa.

Krsna manifestò questa qualità al Suo arrivo nell’arena del sacrificio rajasuya organizzato da Maharaja Yudhisthira, Suo cugino maggiore. Quest’ultimo sapeva che Krsna è la Persona Suprema, perciò si accinse a scendere dal carro per riceverLo. Ma non fece in tempo a muoversi che Sri Krsna era già sceso dal Suo carro per prosternarSi ai piedi del re. Sebbene Egli sia Dio, la Persona Suprema, Krsna non dimentica mai di uniformarSi all’etichetta sociale in tutti i Suoi rapporti con gli altri.

35. La Sua liberalità

E’ definito liberale colui che ha una natura molto dolce. Le parole che Uddhava pronunciò dopo che fu rubato il gioiello syamantaka dimostrano che Krsna ha una natura così dolce e benevola che anche quando qualcuno dei suoi servitori è accusato di gravi offese, Egli non ne tiene conto. Considera soltanto il servizio che il Suo devoto gli offre.

36. La Sua riservatezza

E’ definito riservato colui che talvolta lascia trapelare una certa umiltà e timidezza.

Il Lalita – madhava spiega come Krsna manifestò questa qualità quando sollevò la collina Govardhana col mignolo della mano sinistra. Tutte le gopi contemplano la Sua fantastica impresa, e Lui le guarda sorridendo. Ma quando il Suo sguardo si sposta sul loro seno, la Sua mano si mette a tremare leggermente, il che non manca di seminare il panico tra i pastori che si sono rifugiati sotto la collina. Poi riecheggia un boato tumultuoso e tutti pregano Krsna di salvarli. In quel momento Balarama sorride nel vedere i pastori così spaventati per il tremolio della collina Govardhana. Ma vedendolo sorridere, Krsna crede che Balarama abbia indovinato il Suo pensiero quando posava lo sguardo sul seno delle gopi, e subito Si sente pieno d’imbarazzo.

37. La protezione che accorda alle anime sottomesse

Krsna protegge tutte le anime che si sottomettono a Lui. Uno dei suoi nemici si sentiva incoraggiato al pensiero che non aveva nulla da temere da Krsna perché sarebbe stato sufficiente abbandonarsi a Lui per avere ogni protezione dal Signore. Talvolta Krsna è paragonato alla luna, che non esita a diffondere i suoi dolci raggi anche sulla dimora dei candala e di altri intoccabili.

38. La Sua felicità

E’ felice colui che vive costantemente nella gioia e non è mai turbato da alcun dolore.

Ma proposito della felicità disoccupi Krsna, è detto che i gioielli che ornano il Suo corpo e quello delle Sue regine superano i sogni di Kuvera, il tesoriere degli esseri celesti. Quanto alle danze che si svolgono ininterrottamente davanti alle porte dei suoi palazzi, esse vanno al di là dell’immaginazione degli esseri celesti. Nel suo regno paradisiaco, Indra contempla sempre le danze delle cortigiane, ma neppure lui può immaginare la grazia delle danze eseguire alle porte dei palazzi di Krsna. Infine, la sposa di Siva si chiama Gauri, nome che sta i indicare il candore della sua carnagione. Ma le donne meravigliose che abitano nei palazzi di Krsna sono talmente più bianche di lei che la loro carnagione può essere paragonata allo splendore della luna, e Krsna poteva ammirarle continuamente. In breve, nessuno può essere più felice di Krsna. Generalmente un uomo è considerato felice se ha belle donne, ornamenti e ricchezze. Tutte queste opulenze sono presenti nei favolosi palazzi di Krsna, e superano in splendore l’immaginazione stessa di Kuvera, di Indra e di Siva.

Inoltre Krsna non è soggetto ad alcuna sofferenza, per quanto piccola sia. Un giorno alcune gopi si recarono nel luogo dove i brahmana compivano i loro sacrifici, e dissero:

“Care mogli di brahmana, sappiate che neanche la minima traccia di sofferenza può colpire Krsna; egli non conosce né la perdita, né il disonore, né la paura, né l’angoscia, né la sfortuna. E’ attorniato solo dalle danzatrici di Vraja e gode della loro compagnia nel cuore della danza rasa.”

39. La Sua benevolenza verso i devoti

Così grande è la benevolenza di Visnu Per i Suoi devoti che si dice che Visnu stesso Si dà a Colui che Gli offre con devozione anche solo un po’ d’acqua o una foglia di tulasi.

Mentre combatteva contro Bhisma, Krsna mostrò quanto egli sia incline verso il Suo devoto. L’anziano generale, morente su un letto di frecce, ricorda, in presenza del Signore, quanta benevolenza Krsna gli ha mostrato sul campo di battaglia. Infatti, prima della battaglia di Kuruksetra Krsna aveva dato la Sua parola che non avrebbe toccato nessun’arma, né a favore di un campo né a favore dell’altro, ma che sarebbe rimasto neutrale. Così, sebbene Egli fosse il conduttore del carro di Arjuna, non doveva impugnare nessun’arma, neppure per venirgli in aiuto. Ma un giorno, per indurre Krsna a rompere la Sua promessa, bhisma manifestò contro Arjuna uno spirito combattivo così eccezionale che Krsna dovette scendere dal carro, afferrare la ruota di un carro spezzato e correre verso l’anziano Bhisma come un leone si avventa su un elefante per ucciderlo. Bhisma ricorda la scena e loda Krsna per la Sua gloriosa predilezione nei confronti di Arjuna, il Suo devoto, anche a rischio di mancare alla Sua parola.

40. Conquistato dall’amore dei suoi devoti

Krsna Si sente grato verso il Suo devoto per il sentimento d’amore che questi Gli manifesta, e non in particolare modo per il servizio che gli è offerto. Infatti, nessuno può veramente servire Krsna in modo completo, perché egli è così perfetto e sufficiente in Sé stesso che non ha alcun bisogno di essere servito dal suo devoto. E’ piuttosto l’atteggiamento affettuoso ed amorevole del devoto che Lo fa sentire riconoscente. La visita di Sudama Vipra al palazzo di Krsna è un bellissimo esempio di questo sentimento di riconoscenza che il Signore prova nei confronti del Suo devoto. Sudama, che era stato in passato un compagno di scuola di Krsna, a causa della sua povertà fu indotto da sua moglie ad andare da sua moglie per chiederGli aiuto. Quando Sudama giunse al palazzo di Krsna, il Signore lo ricevette molto cortesemente. Assistito dalla Sua regina, gli lavò i piedi, mostrandogli così il rispetto dovuto ai brahmana. Poi, ricordando l’affetto che avevano avuto l’Uno per l’altro durante l’infanzia, Krsna Si commosse.

Sukadeva Gosvami, rivolgendosi a Maharaja Pariksit, ci dà un altro esempio del sentimento di riconoscenza che lega Krsna al Suo devoto:

“O Re, quando Krsna vide il sudore che bagnava la fronte di Yasoda, Sua madre, che si sentiva esausta per i tentativi di legarLo con una corda, Egli Si lasciò legare. ” (S. B., 10.9.18)

Krsna, da piccolo, infastidiva Sua madre con le Sue birichinate, tanto che ella decise di legarLo. Madre Yasoda prese dunque un pezzo di corda trovata in casa e tentò di legare il bambino; ma invano poiché la fune era troppo corta per poterla annodare. Ella si mise allora a legare insieme alcuni pezzi di corda, ma la corda era sempre troppo corta per legare il bambino. Alla fine Yasoda sentì una grande stanchezza e cominciò a sudare. Allora Krsna accettò di lasciarSi legare da Sua madre. In altre parole, niente può legare Krsna se non l’amore che si ha per Lui. Krsna è legato solo dal sentimento di riconoscenza che Egli prova verso i Suoi devoti per i sentimenti d’amore estatico che essi Gli manifestano.

41. Fonte di ogni buona fortuna

E’ fonte di ogni buona fortuna colui che è sempre impegnato in attività benefiche per tutti.

Dopo che Sri Krsna ebbe lasciato il pianeta, Uddhava, ricordando le attività del Signore, pronunciò queste parole:

“Con i Suoi divertimenti incomparabili, Krsna ha soddisfatto tutti i grandi saggi. Egli ha messo fine di colpo alle attività demoniache dei re crudeli. Ha protetto i virtuosi e ha annientato i feroci combattenti riuniti sul campo di battaglia. Di conseguenza, Egli è per tutti fonte di buona fortuna.”

42. La Sua potenza eccezionale

E’ definito potente colui che riesce sempre a gettare il nemico nell’avversità.

Come il sole potente allontana ogni oscurità e la costringe a rifugiarsi nelle grotte, così Krsna, quando era presente sulla Terra, allontanò tutti i Suoi nemici, che dovettero fuggire come gufi, lontano dal Suo sguardo.

43. La Sua fama illimitata

Si può definire famoso colui che è conosciuto da tutti per il suo carattere irreprensibile.

Le Scritture affermano che la forma di Krsna si estende come il chiaro di luna, trasformando le tenebre in bianco chiarore. In altre parole, se la coscienza di Krsna si diffonde in tutto il mondo, le tenebre dell’ignoranza e l’angoscia legate all’esistenza materiale faranno spazio alla purezza, alla serenità e alla prosperità irradianti.

Un giorno, mentre il grande saggio Narada cantava le glorie del Signore, Siva vide sparire le linee bluastre che segnano di solito il suo collo. Allora Guari, la moglie di Siva, credendo che si trattasse di un impostore che aveva assunto le sembianze di suo marito, su sopraffatta dalla paura e lo lasciò senza esitare. Similmente, sentendo cantare il nome di Krsna, Sri Balarama vide sbiancarsi il Suo vestito, che generalmente è azzurro. Le gopi videro tutta l’acqua della Yamuna trasformarsi in latte e cercarono di frullarla per fare il burro. In altre parole, quando si espande la coscienza di Krsna, o la gloria di Krsna, tutto diventa puro ed immacolato.

44. La Sua popolarità

Si dice popolare colui che è amato da tutti.

Quando Krsna era lontano dalla Sua capitale in occasione della battaglia di Kuruksetra, tutti gli abitanti di Dvaraka precipitarono in una profonda tristezza. Poi, quando Krsna tornò dalla città di Hastinapura, tutto il popolo, pieno di allegria, Lo accolse dicendo:

“O amato Signore, finchè eri lontano dalla nostra città, passavamo i giorni nelle tenebre della notte. Come nella notte ogni istante sembra durare in tempo lunghissimo, così in Tua assenza ogni momento ci sembrava milioni di anni. Non potevamo sopportare di vivere separati da Te.” (S. B., 1. 11. 9)

Ciò dimostra quanto Krsna fosse amato da tutti nel Suo regno.

Un episodio simile accadde quando Krsna entrò nell’arena del sacrificio che il re Kamma aveva organizzato con lo scopo di farLo uccidere. Appena Krsna fece il Suo ingresso, tutti i saggi esclamarono: “Jaya! Jaya! Jaya! “(“Vittoria!”). Krsna, allora ragazzo, ricevette dai saggi le loro benedizione piene di rispetto. Gli esseri celesti presenti per l’occasione Gli offrirono preghiere meravigliose, e in tutta l’arena le Signore e le ragazze Gli espressero la loro gioia. In altre parole, in quel luogo non c’era una sola persona che non amasse Krsna.

45. La Sua parzialità verso i devoti

Sebbene Krsna sia Dio, la Persona Suprema, e quindi imparziale con tutti, la Bhagavad- gita (9. 29) insegna che Krsna mostra una spiccata predilezione per i devoti che adorano il Suo nome con affetto ed amore.

Quando Krsna era presente sulla Terra, un devoto espresse questo sentimento:

“O Signore, Se Tu non fossi apparsi su questo pianeta, gli asura [i demoni] e gli atei avrebbero certamente provocato grandi agitazioni per ostacolare le attività dei devoti. Non posso neppure immaginare le gravità di queste devastazioni se il Tuo avvento non le avesse impedite.”

Infatti, fin dall’inizio della Sua permanenza in questo mondo, Krsna Si mostrò il nemico implacabile di tutte le persone demoniache. Dobbiamo capire, però, che la Sua avversione per i demoni è in sostanza paragonabile al Suo affetto per i devoti. Infatti, qualunque essere demoniaco sia ucciso da Krsna riceve immediatamente la liberazione.

46. Il fascino che esercita su tutte le donne

Chiunque abbia meriti eccezionali affascina le donne.

Un devoto descrisse le regine di Dvaraka con le seguenti parole:

“Come potrei descrivere le glorie delle regine di Dvaraka, personalmente impegnate a servire il Signore? Krsna è così grande che tutti i grandi saggi – come Narada – provano una felicità trascendentale semplicemente cantando il Suo nome. Che dire quindi di queste regine che in ogni istante contemplano il Signore e Lo Servono di persona?”

A Dvaraka Krsna aveva 16.108 mogli, e ciascuna di loro si sentiva attratta da Krsna come il ferro dalla calamita. A questo proposito un altro devoto afferma:

“O Signore, Tu sei simile alla calamita, e le ragazze di Vraja sono come il ferro: in qualunque direzione Tu vada esse Ti seguono affascinate, come il ferro che non può resistere alla forza magnetica della calamita.”

47. Degno dell’adorazione di tutti

E’ definito Sarvaradhya, degno dell’adorazione di tutti, colui che riceve il rispetto e la venerazione delle diverse classi di uomini e di esseri celesti.

Krsna non riceve solo l’adorazione di tutti gli esseri viventi di questo mondo, fino ai grandi esseri celesti come Siva e Brahma, ma anche quella delle manifestazioni di Visnu, come Baladeva e Sesa. Baladeva, nonostante sia un’emanazione diretta di Krsna, lo considera ugualmente degno della Sua adorazione. Quando Krsna apparve nell’arena del sacrificio rajasuya di Maharaja Yudhisthira, diventò il centro d’attrazione per tutti i presenti, compresi i grandi saggi e gli esseri celesti, e tutti Gli offrirono i rispetti che Gli sono dovuti.

48. La Sua infinita opulenza

Krsna possiede pienamente tutte le perfezioni: la bellezza, la ricchezza, la fama, la potenza, la saggezza e la rinuncia. Quando era presente ma Dvaraka, la Sua famiglia – la dinastia Yadu – contava 560 milioni di persone e tutte Gli erano fedeli ed obbedienti. Abitavano in più di 900.000 palazzi, tutti imponenti, dove ognuno venerava Krsna come la Persona degna della più alta adorazione. In realtà, i devoti rimanevano sbalorditi dall’opulenza di Krsna. Lo conferma Bilvamangala Bhakura quando si rivolge a Krsna con queste parole:

“O amato Signore, che cosa posso dire dell’opulenza della Tua Vrndavana? Solo gli ornamenti che le gopi portano alle caviglie hanno più valore delle pietre cintamani, e i loro vestiti sono preziosi come i parijata, i fiori dei pianeti celesti. Quanto alle mucche, esse somigliano esattamente alle mucche surabhi del regno spirituale. La Tua opulenza, dunque, è simile ad un vasto oceano di cui nessuno può misurare l’estensione.”

49. La Sua perfetta onorabilità

Colui che domina i personaggi più importanti può essere definito perfettamente onorabile.

Quando Krsna abitava a Dvaraka, gli esseri celesti – come Siva, Brahma, Indra il re dei cieli, e numerosi altri – avevano l’abitudine di fargli visita. Un giorno di grande affluenza, il portiere che si occupava di ricevere tutti questi ospiti disse:

“Caro Brahma, e Siva, vogliate, vi prego, sedervi ed attendere un istante. Caro Indra, rinunci, la prego, a leggere le sue preghiere, turbano l’ordine generale; voglia attendere in silenzio. Caro Varuna, torni un’altra volta. Cari esseri celesti, non perdete il vostro tempo, Krsna è molto occupato, non potrà ricevervi!”

50. La Sua supremazia assoluta

Esistono due tipi di controllori, o signori: colui che è indipendente e colui i cui ordini non possono essere ignorati da nessuno.

Per quanto riguarda l’indipendenza assoluta di Krsna, lo Srimad Bhagavatam racconta che il Signore manifestò la Sua misericordia a Kaliya calpestandogli la testa con i Suoi piedi di loto, nonostante questi Lo avesse gravemente offeso, mentre Brahma, che aveva offerto a Krsna preghiere composte di versi bellissimi, non riuscì ad attrarre la Sua attenzione.

Questi atteggiamenti contraddittori di Krsna si adattano bene alla Sua posizione di indipendenza assoluta, che tutte le Scritture vediche mettono in evidenza. All’inizio dello Srimad- Bhagavatam (1. 1. 1) Krsna è definito svarat, termine che indica la Sua completa indipendenza. Questa è la posizione della Verità Suprema e Assoluta: Essa non è solo senziente, ma gode anche di un’indipendenza totale.

In queste parole che Uddhava rivolge a Vidura, lo Srimad- Bhagavatam (3. 2. 21) dimostra che nessun ordine di Krsna può essere ignorato:

“Sri Krsna dirige l’azione delle tre influenze della natura materiale. E poiché Egli gode di tutte le opulenze, nessuno Gli è superiore e neppure uguale. Re e imperatori vanno ad offrirGli i loro doni e Gli rendono omaggio toccando i Suoi piedi con le loro corone.”

Un devoto disse ancora:

“O Krsna, quando Tu ordini a Brahma di creare l’universo e a Siva di annientarlo, Tu stesso assicuri la sua creazione e la sua distruzione. Semplicemente per Tuo ordine, e attraverso Visnu, rappresentazione parziale della Tua persona, tu mantieni tutti gli universi. Perciò, o Krsna, o nemica di kamsa, brahma, Siva e tutti gli altri esseri non fanno che eseguire i Tuoi ordini.”

51. La Sua immutabilità

Krsna non cambia mai la Sua posizione originale, neppure quando appare in questo universo materiale. Gli esseri comuni vedono talvolta la loro natura spirituale velarsi, dimenticano la loro condizione originale e si rivestono successivamente di corpi differenti per agire secondo differenti concetti di esistenza. Krsna, invece, non cambia corpo, appare così com’è, e non è mai toccato dalle influenze della natura materiale.

Lo Srimad – Bhagavatam (1. 11. 38 ) insegna che la speciale prerogativa del Signore Supremo consiste nel fatto che Egli non è in alcun modo soggetto all’influenza della natura materiale. La prova è che i devoti protetti dal Signore non sono neppure loro soggetti alla contaminazione dell’influenza materiale. Sebbene sia molto difficile vincere questa influenza, i devoti, persone sante che si mettono sotto la protezione del Signore, non la subiscono mai. Che dire quindi del Signore stesso? In breve, sebbene il Signore appaia talvolta in questo universo materiale, Egli non subisce affatto l’influenza della natura materiale ed agisce con una perfetta indipendenza, in accordo con la Sua posizione trascendentale. Questa è la particolare caratteristica del Signore.

52. La Sua onniscienza

E’ definito onnisciente colui che conosce i sentimenti e i movimenti di tutti gli esseri, in ogni istante e in ogni luogo.

Lo Srimad- Bhagavatam (1. 15. 11) offre un chiaro esempio dell’onniscienza del Signore. Secondo un astuto piano di Duryodhana, Durvasa Muni fu mandato, con i suoi diecimila discepoli, a chiedere l’ospitalità dei pandava, che allora vivevano nella foresta. Duryodhana fece in modo che il saggio e il suo seguito arrivassero alla casa dei Pandava subito dopo che questi ultimi avevano finito di pranzare, pensando che i Pandava si sarebbero trovati così nell’impossibilità di ricevere convenientemente un numero così grande di ospiti. Krsna, che conosceva il piano di Duryodhana, andò dai Pandava e domandò a Draupadi, la loro moglie, se fosse rimasto qualche avanzo di cibo. Draupadi Gli portò allora una pentola in cui era rimasto attaccato un pezzetto di verdura che lei stessa aveva cucinato, e Krsna lo inghiottì subito. Nel frattempo, Durvasa e tutti i saggi che lo accompagnavano stavano facendo il bagno nel fiume vicino, ed appena Krsna si sentì soddisfatto dell’offerta di Draupadi, anch’essi si sentirono sazi. Così, incapaci di inghiottire anche un solo boccone, decisero di partire senza neppure tornare alla casa dei Pandava. Fu così che i Pandava furono protetti dalla collera di Durvasa. Infatti, Duryodhana aveva elaborato questo piano affinché Durvasa, sentendosi offeso dall’ospitalità inadeguata dei Pandava, si arrabbiasse e le maledicesse, ma Krsna li salvò da questa maledizione con la Sua onniscienza.

53. La Sua eterna freschezza

Milioni di devoti cantano senza fine il nome di Krsna e si ricordano sempre di Lui, ma nessuno di loro si stanca. Anziché perdere interesse per il ricordo di Krsna e per il canto del Suo santo nome, i devoti del Signore sviluppano un entusiasmo sempre nuovo per queste attività. Possiamo quindi affermare che Krsna possiede un’eterna freschezza; e non solo la Persona di Krsna, ma anche la conoscenza di Krsna è sempre fresca. La Bhagavad- gita, per esempio, enunciata circa 5.000 anni fa, è ancora oggi letta ripetutamente da una moltitudine di uomini che attingono da essa sempre nuovi insegnamenti. Il nome di Krsna, la Sua fama, le Sue qualità e tutto ciò che è in relazione a Lui possiede un’eterna freschezza.

Tutte le regine di Dvaraka erano dee della fortuna. Lo Srimad- Bhagavatam (1. 11. 33) descrive le dee della fortuna come capricciose ed instabili, tanto che nessuno può attirare a lungo la loro attenzione. Ciò significa che prima o poi la fortuna deve inevitabilmente cambiare. Ma quando abitavano a Dvaraka in compagnia di Krsna, le dee della fortuna non potevano lasciarLo neanche per un istante. E se le dee della fortuna sono incapaci di lasciarLo, significa che Krsna esercita un fascino che ha un’eterna freschezza.

Nel Lalita – madhava Radharani parla della freschezza sempre nuova dell’aspetto affascinante di Krsna. Ella paragona Krsna allo scultore più abile perché Egli è esperto nell’arte di scalfire la castità delle donne. In altre parole, sebbene le donne caste seguano i principi vedici per essere sempre fedeli al marito, Krsna può, col cesello della Sua bellezza, incidere la pietra impenetrabile della loro castità. La maggior parte delle compagne di Krsna erano sposate, ma poiché aveva conosciuta Krsna e si erano legate a Lui d’amicizia prima del loro matrimonio, esse non potevano dimenticare il Suo aspetto incantevole e continuavano a subirne il fascino.

54. La Sua forma di eternità, conoscenza

e felicità (sac- cid- ananda – vigraha)

Il corpo trascendentale di Krsna è eterno, pieno di conoscenza e felicità. Il termine sat indica che Krsna esiste da sempre, in tutti i tempi e in tutti i luoghi; in altre parole, Egli Si trova in ogni particella di tempo e di spazio. Cit significa che Egli è pieno di conoscenza. Krsna non ha niente da imparare da nessuno: possiede in Sé stesso tutta la conoscenza. Ed ananda significa che Krsna è la fonte di ogni piacere. Gli impersonalisti aspirano a fondersi nello sfolgorio di eternità e di conoscenza del brahman, ma in questo modo si allontanano dalla parte maggiore di felicità trascendentale, presente in Krsna. Si può conoscere la soddisfazione spirituale di fondersi nello sfolgorio del brahman quando si è liberi dalla contaminazione generata dall’illusione materiale, dalla falsa identificazione del sé col corpo, dall’attaccamento, dal distacco e dall’assorbimento nella materia. Queste sono le condizioni preliminari per la realizzazione del brahman. La Bhagavad- gita (18. 54) precisa che l’individuo giunto a questo livello si sentirà colmo di gioia, ma di una gioia che non è veramente reale; si tratterà piuttosto della sensazione di essere liberi da ogni angoscia. Essere liberi da ogni angoscia può essere il primo stadio di felicità, ma non è la soddisfazioni perfetta. In questo modo, l’uomo che realizza la propria identità spirituale, e diventa quindi brahma – bhuta, si sta soltanto preparando a raggiungere il livello di felicità reale che si può gustare a contatto con Krsna. La coscienza di Krsna è così perfetta che già contiene in sé il piacere spirituale che nasce dalla realizzazione impersonale del brahman, tanto che perfino l’impersonalista rimarrà attratto dall’aspetto personale di Krsna, nella Sua forma di Syamasundara. La brahma – samhita (5.40) afferma d’altra parte che lo sfolgorio del Brahman è costituito dai raggi che emanano dal corpo di Krsna e non è altro che la manifestazione della Sua energia. Krsna è la fonte di questo sfolgorio, come Lui stesso sostiene nella Bhagavad- gita (14. 27). Possiamo dunque concludere che l’aspetto impersonale della Verità Assoluta non rappresenta il fine ultimo; è Krsna questo fine ultimo.

I seguaci della scuola vaisnava non tentano mai, nella loro ricerca della perfezione spirituale, di fondersi sfolgorio del brahman, perché essi riconoscono in Krsna il fine ultimo della realizzazione spirituale. Krsna è definito dunque param brahman (il brahman Supremo) e paramesvara (il controllore supremo). Sri Yamunacarya Gli rivolge la seguente preghiera:

“O amato Signore, il gigantesco universo, con lo spazio e il tempo compresi in esso, è coperto di sette strati di elementi materiali, ciascuno dieci volte più spesso del precedente. Io so che questo universo e le tre influenze della natura materiale, poi Garbhodakasayi Visnu, Ksirodaksayi Visnu e Maha Visnu, e al di là del mondo spirituale con i suoi pianeti spirituali – iVaikunthaloka – e il suo sfolgorio – il brahman-, l’insieme di tutti questi elementi non formano che una manifestazione infinitesimale della Tua potenza.”

55. I Suoi poteri soprannaturali

Esistono numerosi gradi di perfezione. Le perfezioni materiali più alte sono otto e sono accessibili ai perfetti yogi:

1) anima – siddhi: il potere di diventare infinitamente piccolo:

2) laghima – siddhi: quello di diventare infinitamente leggero:

3) prapti – siddhi: quello di ottenere tutto ciò che si desidera:

4) prakamya – siddhi: quello di compiere ogni meraviglia;

5) mahima – siddhi: quello di diventare infinitamente grande;

6) isita – siddhi: quello di creare o distruggere qualsiasi cosa;

7) vasita – siddhi: quello di dominare qualsiasi essere;

8) kamavasayita – siddhi: quello di realizzare l’impossibile.

Krsna possiede pienamente questi poteri, come tutte le altre perfezioni materiali e spirituali.

56. Le Sue inconcepibili potenze

Krsna è presente ovunque, non solo in questo universo e nel cuore di ogni essere vivente, ma anche all’interno di ogni atomo. La regina Kunti, nelle preghiere che offrì a Krsna, parlava delle Sue inconcepibili potenze. Infatti, mentre conversava con Kunti, Krsna penetrò simultaneamente nel grembo di Uttara per proteggere suo figlio dall’arma nucleare di Asvatthama. Krsna può anche immergere nell’illusione esseri come Brahma e Siva, o proteggere dalle conseguenze dei loro peccati i devoti che si abbandonano a Lui. Riportiamo qui alcuni esempi delle Sue inconcepibili potenze.

Srila Rupa Gosvami offre a Krsna i suoi omaggi con queste parole:

“Krsna, visibile nella Sua forma umana, ha come ombra l’intera natura materiale. Egli Si è moltiplicato in una moltitudine di mucche, vitelli e pastori, per manifestarSi poi in ognuno di loro come Narayana a quattro braccia. Ha insegnato la realizzazione spirituale a milioni di Brahma, perciò non solo è degno dell’adorazione di coloro che dirigono tutti gli universi, ma anche dell’adorazione di tutti gli altri esseri. Che io sempre riconosca in Lui il Signore Supremo.”

Quando Indra fu vinto da Krsna, che gli portò via il fiore parijata, Narada lo incontrò e lo rimproverò così:

“O indra, potente re dei cieli, se Brahma e Siva sono già stati sconfitti da Krsna, che dire di un essere celeste mediocre come te!”

Naturalmente l’osservazione di Narada era piuttosto scherzosa, e Indra ne fu divertito. Le parole del saggio confermano che Krsna può immergere nell’illusione anche Brahma, Siva e Indra. Perciò non c’è dubbio che la Sua potenza possa agire allo stesso modo sugli esseri meno importanti.

La Brahma – samhita (5. 54) descrive con le seguenti parole il potere che Krsna ha di alleviare le sofferenze dovute alle conseguenze di attività peccaminose:

“Dal grande re dei cieli alla più piccola formica, tutti devono subire le conseguenze delle loro attività passate. Ma il devoto è alleviato da questo fardello per la grazia di Krsna.”

Questa verità fu chiaramente dimostrata quando Krsna andò alla corte di Yamaraja, il principe della morte, per riprendere il figlio scomparso del Suo maestro. Alla richiesta del Suo maestro, Krsna era andato da Yamaraja per riprendere l’anima che Yamaraja aveva condotto là e che teneva sotto la sua custodia. Krsna gli rivolse queste parole: “Che tu sia benedetto dal Mio ordine: restituisciMi quest’anima!” Ciò significa che anche una persona che vive sotto il dominio dei “principi regolatori” della natura materiale, ed è quindi soggetta al castigo di Yamaraja secondo le leggi universali, può, per la grazia di Krsna, beneficiare di una totale amnistia.

Sukadeva Gosvami descrive con queste parole le potenze inconcepibili di Krsna:

“Krsna confonde la mia intelligenza. Egli è il non nato, ma appare come il figlio di Nanda Maharaja. E’ onnipresente, ma sta sulle ginocchia di madre Yasoda; è onnipervadente, ma è limitato dall’amore di Yasoda. Nonostante abbia innumerevoli forme, egli Si muove davanti a Suo padre, Nanda, e Sua madre, Yasoda, come se fosse un unico bambino.”

La brahma – samhita (5. 37) aggiunge che sebbene Krsna abiti eternamente nel Suo regno trascendentale, Goloka Vrndavana, egli è presente ovunque, anche nell’atomo.

57. la Sua capacità di creare innumerevoli universi

Nello Srimad- Bhagavatam (10.14.11) Brahma insegna:

“L’ego materiale, l’intelligenza, la mente, l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra costituiscono gli elementi materiali del nostro universo, che può essere paragonato ad un vaso gigantesco. All’interno di questo vaso il mio corpo appare infinitesimale, senza contare che fuori di questo universo che ho potuto creare, altri universi emanano dai pori della Tua pelle e si riassorbono in essi, innumerevoli come le particelle atomiche che a volte si vedono fluttuare attraverso un raggio di sole. Davanti alla Tua grandezza, o Signore, mi sento veramente insignificante. Perciò, Ti supplico, accordami il Tuo perdono. Sii misericordoso con me.”

Anche considerando un solo universo, si possono trovare riuniti in esso innumerevoli fenomeni meravigliosi, tra cui gli astri, in numero infinito, o i luoghi, anch’essi infiniti, dove vivono e regnano gli esseri celesti. Questo universo, che ha un diametro di 640 milioni di chilometri, è pieno di regioni insondabili, chiamate patala, o sistemi planetari inferiori. Sebbene Krsna sia all’origine di tutta manifestazione, Egli può sempre essere visto a Vrndavana, dove manifesta le Sue inconcepibili potenze. Chi dunque potrebbe adorare adeguatamente questo Signore onnipotente, che possiede energie così inconcepibili?

58. Fonte originale di tutti gli avatara

Nella Gita – govinda di Jayadeva Gosvami si trova il seguente canto:

“Il Signore salvò i Veda assumendo la forma di un pesce, e nella forma di tartaruga sostenne sulla Sua corazza l’intero universo. Nell’aspetto di cinghiale sollevò la Terra dagli abissi. Nella Sua forma di Nrsimha uccise Hiranyakasipu, e nella forma di Vamana ingannò Maharaja Bali. Apparso come Parasurama, annientò tutte le dinastie Ksatriya, e nella forma di Sri Rama eliminò tutti i demoni. Nella forma di Balarama portava una pesante piccozza, e nella forma di Buddha protesse le bestie innocenti. Infine, quando verrà come Kalki, ucciderà tutti i miscredenti.”

Così sono descritte alcune manifestazioni di Krsna, ma alla luce dello Srimad- Bhagavatam (1. 3. 26.) bisogna comprendere che, simili alle onde dell’oceano, innumerevoli avatara emanano incessantemente dal corpo di Krsna. Come nessuno può contare le onde dell’oceano, così nessuno può concepire la moltitudine degli avatara che emanano dal corpo del Signore.

59. La liberazione che accorda ai nemici che uccide

Il termine “liberazione” si traduce in sanscrito con apavarga. Contrario di apavarga è pavarga, che indica le miserabili condizioni dell’esistenza materiale. Questa parola, pavarga, indica un gruppo di cinque lettere sanscrite: pa, pha, ba, bha e ma, che formano rispettivamente l’inizio dei nomi di cinque condizioni materiali. La prima lettera, pa, viene dalla parola parabhava, che significa “sconfitta”, quella che incontriamo costantemente nella lotta per la sopravvivenza nell’ambito della materia. Dobbiamo affrontare la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte, e poiché sotto l’illusione di maya non c’è nessuna probabilità di trionfare su queste miserabili condizioni, siamo sicuri d’incontrare ad ogni passo la sconfitta, o parabhava. La lettera successiva, pha, trae la sua origine dalla parola phena, che indica la schiuma che si forma sulla bocca di un essere esausto dalla stanchezza (come si vede comunemente nei cavalli). La lettera ba proviene dalla parola bandha, che significa “schiavitù”. Bha deriva da bhiti, la paura. Ma deriva da mrti,, la morte. Così la parola pavarga indica la lotta per l’esistenza con le sue conseguenze – la sconfitta, l’abbattimento, la schiavitù, la paura e la morte. Apavarga significa dunque ciò che può annullare l’effetto di tutte queste condizioni materiali, e Krsna dice di essere Colui che dà l’apavarga, la via della liberazione.

Per gli impersonalisti, come per i nemici di Krsna, la liberazione consiste nel fondersi nell’Assoluto. Sia gli uni sia gli altri disprezzano Krsna, ma Lui, nella Sua infinita bontà, accorda loro la liberazione che desiderano.

a Questo proposito c’è la seguente affermazione:

“O Murari [Krsna]! Non è meraviglioso che i demoni, sempre invidiosi degli esseri celesti, nonostante non siano riusciti a penetrare le linee del Tuo esercito, abbiano potuto raggiungere il sole [mitra]?”

La parola mitra si traduce con “sole” ed anche con “amico”, ma qui è usata in senso allegorico. I demoni, nemici di Krsna, tentarono di forzare le linee del Suo esercito, ma fallirono e morirono nel combattimento, dopodiché poterono raggiungere il pianeta di Mitra, il sole. In realtà, essi penetrarono nello sfolgorio del brahman. E’ usata qui l’immagine del sole perché il sole brilla da sempre, come il mondo spirituale, dove risplendono gli innumerevoli pianeti Vaikuntha. I nemici di Krsna furono dunque annientati, e invece di penetrare le Sue formazioni militari, essi penetrarono nell’atmosfera amichevole e sfolgorante del brahman impersonale. Questa è la misericordia di Krsna che Lo ha reso celebre come il liberatore dei suoi nemici.

60. L’attrazione che esercita sulle anime liberate

Numerosi esempi mostrano che Krsna poté attrarre a Sé grandi anime liberate, come Sukadeva Gosvami e i Kumara. Queste sono le parole dei kumara:

“E’ meraviglioso! Siamo perfettamente liberati, privi di ogni desiderio e situati al livello di paramahamsa, eppure aspiriamo a gustare i divertimenti di Radha e Krsna.”

61. I Suoi meravigliosi divertimenti

Nel Brhad- vamana Purana il Signore rivela:

“Sebbene i Miei affascinanti divertimenti siano numerosi, quando penso alla rasa – lila, a cui Mi abbandono in compagnia delle gopi, provo un ardente desiderio di gustarla ancora.”

Un devoto disse:

“Conosco Narayana, il marito della dea della fortuna, e conosco anche numerose altre manifestazioni del Signore. Naturalmente tutti i Lori divertimenti mi appassionano, ma quello della danza rasa, compiuto da Sri Krsna in persona, accresce in modo meraviglioso la mia felicità spirituale.”

62. Attorniato da devoti affettuosi

Un re è sempre attorniato dai suoi ministri, segretari, generali e da numerose altre persone della sua corte. Similmente, Krsna è una persona, e non è mai solo. Infatti, non si può separare Krsna dal Suo nome, dalle Sue qualità, dalla Sua fama, dai suoi amici e da tutto ciò che Lo circonda. Specialmente a Vrndavana, dove si svolgono i Suoi divertimenti (lila), egli è sempre attorniato dalle gopi, dai pastori, da Suo padre, da Sua madre e da tutti gli abitanti del villaggio.

Così si lamentavano le gopi:

“o amato Krsna, di giorno, quando vai con le Tue mucche nella foresta di Vrndavana, ogni istante ci sembra dodici anni, ed è molto difficile per noi vivere così a lungo separate da Te. Perciò, quando al tramonto rientri al villaggio, siamo così attratte dal Tuo meraviglioso viso che ci è impossibile distoglierne lo sguardo anche solo per un istante. In questi momenti, se ci capita di battere le ciglia, malediciamo Brahma, il creatore, e lo consideriamo un incapace per non averci saputo dare occhi senza difetti.” (S. B., 10.31.15)

Le gopi erano contrariate per i battiti delle loro palpebre, perché nell’istante in cui chiudevano gli occhi non potevano vedere Krsna. Esse amavano Krsna di un amore così intenso ed estatico che erano turbate anche solo per questa breve assenza. E, paradossalmente, quando infine lo vedevano erano ugualmente turbate.

Una gopi si rivolse a Krsna dicendo:

“La notte, quando T’incontriamo, il tempo passa in un lampo. Ma perché parlare di queste notti terrestri? Anche se ci fosse concessa una notte di Brahma in Tua compagnia, ci sembrerebbe sempre un istante troppo breve!”

Un verso della Bhagavad- gita (8. 17) ci permette di calcolare la durata di un giorno di Brahma:

“Un giorno di Brahma dura mille ere conosciute dagli uomini, ed altrettante dura la sua notte.”

Le gopi affermarono che anche se la notte durasse così a lungo sarebbe ancora troppo corta per saziare la loro sete d’incontrare Krsna.

63. L’incanto del Suo flauto

Nello Srimad- Bhagavatam (10.35.15) le gopi rivolgono queste parole a madre Yasoda:

“Quando tuo figlio suona il flauto, Siva, Brahma e Indra – che sono considerati i personaggi più nobili ed anche i più eruditi – rimangono confusi. Benché occupino un’alta posizione, quando sentono il suono del flauto di Krsna si prosternano umilmente e si raccolgono con gravità, assorti nello studio di questa vibrazione.”

Nel suo Vidagdha – madhava, Sri Rupa Gosvami descrive così il suono del flauto di Krsna;

“Che meraviglia, le vibrazioni del flauto di Krsna hanno immobilizzato Siva mentre suonava il suo dindima, e hanno turbato la meditazione di grandi saggi come i quattro Kumara. Questo suono ha reso attonito anche Brahma, che era seduto sul fiore di loto allo scopo di adempiere le sue funzioni di creatore. E Anantadeva, che di solito porta tranquillamente tutti i pianeti sulle sue teste, si è messo a scandire con un movimento oscillante la vibrazione trascendentale del flauto di Krsna, vibrazione che ha penetrato gli strati dell’universo e ha raggiunto il mondo spirituale.”

64. La Sua bellezza perfetta

Lo Srimad- Bhagavatam (3. 2. 12) riporta queste parole di Uddhava a Vidura:

“Meravigliosamente affascinante era la forma di Krsna quando Egli apparve su questo pianeta per rivelarci il gioco della Sua potenza interna; Egli manifestò questa forma, che non ha paragoni in bellezza, durante i Suoi divertimenti, e attraverso la Sua potenza interna mostrò la Sua opulenza, facendo sbalordire tutti gli esseri. Così grande era la bellezza di Krsna che Egli non aveva bisogno di alcun ornamento per rendere più attraente il Suo corpo. A dire il vero, non erano gli ornamenti ad abbellire Krsna, ma era la Sua bellezza a valorizzare gli ornamenti.”

A Proposito dell’aspetto attraente di Krsna e del suono del Suo flauto, le gopi rivolsero a Krsna queste parole:

“Sebbene il nostro sentimento per Te sia simile a quello che si ha per un amante, noi non possiamo che rimanere sbalordite dal fatto che nessuna donna può rimanere casta dopo aver ascoltato il suono del Tuo flauto. Questo non succede solo alle donne; anche gli uomini dal cuore duro cadono dalla loro posizione e soccombono al suono del Tuo flauto. In realtà, abbiamo potuto notare che a Vrndavana anche le mucche, i cervi, gli uccelli e gli alberi rimangono incantati dalla dolce vibrazione del Tuo flauto e dalla Tua affascinante bellezza.” (S. B. 10.29.40).

Nel Lalita – madhava di Rupa Gosvami si trova il seguente verso:

“un giorno Krsna vide su una parete incastonata di gioielli il riflesso della Sua meravigliosa forma e a questa vista esclamò: ‘Che meraviglia! Non avevo mai visto una forma così bella! E sebbene Io sappia che questa forma è la Mia, desidero ugualmente abbracciarla, come fa Radharani, per trarne una felicità celestiale’.”

Queste parole dimostrano che Krsna e il riflesso della Sua immagine partecipano di un’unica sostanza. Questa è la posizione assoluta di Krsna: nessuna differenza Lo separa da un riflesso o da un’immagine della Sua forma.

I versi citati sopra descrivono alcune delle meravigliose fonti di piacere che esistono in Krsna e alcune delle Sue qualità trascendentali. Queste qualità sono paragonabili ad un oceano: nessuno può calcolarne l’estensione o la profondità. Ma come analizzando una sola goccia d’acqua di mare si può conoscere il contenuto dell’intero oceano, così questi versi permettono una certa comprensione della natura e delle qualità trascendentali di Krsna.

Brahma disse:

“O amato Signore, nessun mezzo materiale di misura può calcolare le meraviglie, le attività e le qualità inconcepibili che Tu rivelasti quando eri presente su questo pianeta. Ugualmente inutile sarebbe lo sforzo di mi tentasse anche solo d’immaginare come Tu sei. Forse verrà il giorno in cui lo scienziato, dopo numerosi anni e numerose vite, potrà dare una valutazione della struttura atomica dell’universo, o stabilire il numero delle particelle atomiche che riempiono lo spazio, ma non potrà mai calcolare le qualità trascendentali contenute nel Tuo oceano di felicità spirituale.” (S. B., 10.14.7)

CAPITOLO 23

LA PERSONALITA` DI KRSNA

Srila Rupa Gosvami spiega che sebbene Sri Krsna sia la fonte inesauribile di tutti i piaceri e il più grande di tutti i capi, dipende dai suoi devoti che, secondo il loro grado di sentimento per Lui, lo considerano perfetto, molto perfetto o il più perfetto. Quando Si manifesta in tutta la Sua pienezza, i grandi saggi eruditi Lo definiscono il più perfetto. Quando rivela un po’ meno il Suo splendore Lo si definisce molto perfetto, e quando ne rivela ancora meno Lo si definisce perfetto. Questi tre livelli di perfezione, secondo cui i devoti apprezzano Krsna, sono manifestati come segue: a Goloka Vrndavana Krsna appare con le sue qualità trascendentali più perfette, a Dvaraka rivela quelle qualità che Lo rendono molto perfetto, e a Mathura quelle che Lo rendono perfetto.

La personalità di Krsna comprende le caratteristiche del dhirodatta, del dhira – lalita, del dhira – prasanta e del diroddhata. Possiamo domandarci come questi aspetti propri di quattro tipi di personalità così diverse, addirittura opposte, possano essere presenti in una sola persona. In risposta si può dire che Krsna è il ricettacolo di tutte le qualità e di tutte le attività trascendentali, perciò i Suoi svariati aspetti possono essere studiati in funzione degli innumerevoli divertimenti che Egli rivela, e questo senza la minima contraddizione.

Dhirodatta

E’ dhirodatta una persona che per natura è molto grave, gentile, indulgente, misericordiosa, determinata, umile, altamente qualificata, coraggiosa ed attraente.

A questo proposito, le parole seguenti, pronunciate da Indra, il re dei pianeti celesti, sono molto significative:

“Caro Signore, riconosco di aver commesso gravi offese nei tuoi confronti, ma sono incapace di esprimere il mio dispiacere, perché sono rimasto stupefatto davanti al Tuo incomparabile coraggio, ai tuoi sforzi nel proteggere i Tuoi devoti, alla Tua determinazione, alla costanza di cui desti prova quando sollevasti la collina Govardhana, al Tuo meraviglioso aspetto fisico e alla Tua sbalorditiva particolarità di provare soddisfazione nel semplice ascolto delle preghiere che Ti offrono i Tuoi devoti e coloro che Ti hanno offeso.”

Le parole del re dei pianeti celesti sottolineano in tutti i punti la natura dhirodatta di Krsna. Numerosi saggi, dotati di grande conoscenza, sono d’accordo nel riconoscere anche in Ramacandra un dhirodatta, ma tutte le qualità di Sri Ramacandra si trovano nella personalità di Sri Krsna.

Dhira – lalita

E’ detta dhira – lalita una persona che per natura è molto spiritosa, sempre piena di vigore giovanile, abile allo scherzo e libera da ogni ansietà. E’ generalmente docile e molto sottomessa all’amato.

Nella personalità di Krsna è presente anche la caratteristica del dhira – lalita, come indica lo Srimad- Bhagavatam, dove una yajna – patni, la moglie di uno dei brahmana impegnati nel compimento dei sacrifici a Vrndavana, racconta alle sue amiche:

“Un giorno che Srimati Radharani si riposava nel suo giardino con le amiche, Sri Krsna le Si avvicinò, e dopo essersi seduto cominciò a descrivere con grande impudenza i divertimenti della notte precedente in compagnia di Radharani. Mentre Krsna parlava, Radharani si sentì invadere da un profondo imbarazzo. Vedendola così imbarazzata e pensierosa, Krsna ne approfittò per dipingerle il seno con diversi tipi di tilaka, arte in cui Si rivelò molto esperto.”

E’ così che a Krsna piacque intrattenersi con le gopi, rivelando le Sue qualità di dhira – lalita.

Generalmente i grandi scrittori di opere teatrali sono d’accordo nell’attribuire a Cupido il titolo di perfetto dhira – lalita, ma Krsna riflette molto di più questa qualità.

Dhira – prasanta

Una persona che è molto serena, tollerante, riflessiva e cortese è detta dhira – prasanta.

Krsna mostrò queste qualità nei suoi rapporti con i Pandava. Grazie alla devozione e alla lealtà dei Pandava, egli accettò di diventare non solo il conduttore del loro carro, ma anche il loro consigliere, amico, messaggero e talvolta la loro guardia del corpo. Questo è un esempio del risultato che si ottiene servendo con devozione Visnu. Intrattenendosi con Maharaja Yudhisthira sui principi della religione, Krsna diede prova di una vasta erudizione, ma poiché giocava il ruolo di cugino minore di Yudhisthira, parlò in tono molto dolce e ciò rese ancora più affascinante il Suo aspetto fisico. I Suoi sguardi e il Suo modo di parlare rivelarono la Sua grande abilità nell’impartire insegnamenti morali. Alcuni saggi ed eruditi riconoscono anche in Maharaja Yudhisthira un dhira – prasanta.

Dhiroddhata

I grandi eruditi definiscono dhiroddhata una persona che è molto invidiosa, orgogliosa, facilmente irritabile, agitata e presuntuosa.

Queste caratteristiche furono visibili nella personalità di Krsna quando nella Sua lettera a Kalayavana Si rivolse a lui chiamandolo rospo peccaminoso. Gli raccomandò inoltre di andare ad abitare al più presto in fondo a qualche pozzo buio, perché c’era un serpente nero di nome Krsna che desiderava ardentemente divorare tutti i rospi peccaminosi. Krsna ricordò anche a Kalayavana che Egli avrebbe potuto ridurre in cenere tutti gli universi con un solo sguardo.

Queste parole di Krsna sembrano di natura invidiosa, ma secondo i Suoi divertimenti, secondo il luogo e il momento in cui si svolgono, questo atteggiamento può essere considerato molto elevato. E la natura dhiroddhata di Krsna è considerata tale perché Egli la usa per proteggere i Suoi devoti. In altre parole, anche alcuni aspetti considerati indesiderabili possono essere impiegati nel servizio di devozione.

Talvolta anche Bhima, il secondo fratello dei Pandava, è descritto come dhiroddhata.

Un giorno, mentre combatteva contro un demone che aveva preso la forma di un cervo, Krsna lo sfidò con queste parole:

“Il Mio nome è Krsna, o Io Mi presento oggi davanti a te come un elefante colossale. Devi riconoscerti vinto e lasciare il campo di battaglia, oppure la morte ti attende.”

Questo spirito di sfida in Krsna non contraddice in alcun modo la Sua natura sublime, poiché essendo Krsna l’Essere Supremo tutte le contraddizioni si risolvono nella Sua personalità.

C’è un bellissimo passo nel Kurma Purana che descrive questi aspetti apparentemente contraddittori di Krsna. E’ detto che il Signore Supremo non è né esile né robusto, ma trascende ogni qualità materiale; tuttavia, la Sua carnagione è scura e i Suoi occhi brillano di un rosso luminoso. Egli possiede inoltre tutte le potenze e tutte le opulenze. Nessuno dovrebbe vedere contraddizioni reali nella personalità di Krsna, la Persona Suprema. Infatti, in Lui anche le contraddizioni più evidenti non hanno niente di strano. Bisogna semplicemente imparare a coglierle nella loro giusta luce da coloro che sono autorità in materia, cercando di comprendere come il Signore le usa secondo il Suo volere assoluto.

Il Maha – varaha Purana afferma chiaramente che il corpo del Signore Supremo e quello delle Sue emanazioni esistono eternamente. Questi corpi non sono materiali; sono di natura perfettamente spirituale e sono pieni di conoscenza. Essi racchiudono tutte le qualità divine. Il Visnu – yamala Tantra precisa che il corpo della Persona Suprema e delle Sue diverse emanazioni sono sempre pieni di conoscenza, di felicità e di eternità, perciò sono sempre liberi dalle diciotto forme di contaminazione materiale:

1) l’illusione,

2) la fatica,

3) l’errore,

4) la rudezza,

5) la lussuria,

6) l’agitazione,

7) l’orgoglio,

8) l’invidia,

9) la violenza,

10) Il disonore,

11) la spossatezza,

12) la falsità,

13) la collera,

14) l’avidità,

15) la dipendenza,

16) il desiderio di dominare,

17) la concezione dualistica,

18) l’astuzia.

Alla luce di queste affermazioni possiamo comprendere che Maha – Visnu rappresenta l’origine di tutti gli avatara che appaiono nell’universo materiale. Ma possiamo anche comprendere che, nella Sua opulenza straordinaria, il figlio di Nanda Maharaja, Krsna, è l’origine stessa di Maha – Visnu. La Brahma – samhita (5. 48) lo conferma:

“Offro i miei rispettosi omaggi a Govinda, di cui Maha – visnu è una rappresentazione parziale.”

La forma gigantesca di Maha – Visnu è quella da cui sono generati innumerevoli universi. Incalcolabili universi emanano dal Suo respiro, e quindi si riassorbono in Lui, aspirati dal Signore. Questo Maha – Visnu è un’emanazione plenaria di un’emanazione di Krsna.

CAPITOLO 24

ALTRE CARATTERISTICHE DELLA PERSONALITA` DI KRSNA

Dopo aver descritto le varie perfezioni di Krsna, Srila Rupa Gosvami cerca di descrivere ulteriormente le bellezze e le qualità trascendentali del Signore – la Sua magnificenza, il Suo carattere allegro, la Sua natura piacevole, la Sua fidatezza, la Sua fermezza e la Sua personalità dominante. La cura che mette nel vestirSi e la Sua magnanimità sono altre Sue caratteristiche. In generale, queste qualità si trovano nei personaggi più grandi.

La Sua magnificenza

Una persona è definita grande quando la sua personalità è arricchita da una grande compassione verso gli sfortunati, da una potenza notevole, da una spiccata superiorità sugli altri, e dalle qualità di valore, entusiasmo, abilità e veridicità.

Krsna manifestò queste qualità nel Suo Govardhana – lila. Mentre tutta Vrndavana era inondata dalle piogge inviate da Indra, Krsna pensò dapprima di rispondere alla vendetta di Indra distruggendo il suo regno celeste, ma considerando la meschinità del re dei pianeti celesti tornò sulla Sua decisione e provò compassione per lui. Nessuno può sostenere la collera di Krsna; così, invece di castigare Indra, Krsna manifestò la Sua misericordia verso i Suoi amici di Vrndavana sollevando l’intera collina Govardhana per proteggerli dalla pioggia devastatrice.

Il Suo carattere allegro

Quando una persona ha un aspetto sempre felice e il suo modo di parlare è naturalmente sorridente, è considerata allegra per il godimento che trae dalla vita.

Questa caratteristica era visibile in Krsna quando entrò nell’arena sacrificale del re Kamsa. Le Scritture riferiscono che Krsna, i cui occhi sono simili al fiore di loto, Si presentò ai lottatori senza commettere alcun atto sgarbato nei loro confronti, poi lanciò nella loro direzione uno sguardo deciso; sembrò loro un elefante che attacca un gruppo di piante qualsiasi. Anche quando rivolse loro la parola, Krsna mantenne il Suo sorriso e Si erse coraggiosamente sul palco preparato per il combattimento.

La sua natura piacevole

Di colui che possiede caratteristiche particolare dolci e desiderabili si dice che ha una natura piacevole.

Lo Srimad- Bhagavatam dà un esempio della natura piacevole di Krsna:

“Un giorno, mentre attendeva sulle rive della Yamuna l’arrivo di Srimati Radharani, Krsna Si mise a fare per lei una ghirlanda di fiori kadamba. Mentre era così affaccendato, arrivò Srimati Radharani, e Murari [Krsna], il nemico di Mura, diresse verso di lei uno sguardo dolcissimo.”

La Sua fidatezza

Una persona di cui si può aver fiducia in qualsiasi circostanza è detta fidata.

Rupa Gosvami spiega a questo proposito che perfino i demoni contavano sulla fidatezza di Krsna, sicuri che Egli non li avrebbe mai attaccati senza un motivo valido. Perciò, animati da una ferma fede, lasciavano sempre aperte le loro porte. E gli esseri celesti, pur temendo i demoni, erano fiduciosi nella protezione di Krsna, tanto che perfino nel cuore del pericolo si divertivano liberamente. Allo stesso modo, coloro che non hanno mai potuto beneficiare dei riti purificatori raccomandati da Veda, poiché hanno fiducia nel fatto che Krsna accetta in realtà solo la fede e la devozione, s’impegnano nella coscienza di Krsna e si liberano da ogni ansietà. In breve, ogni essere umano, dall’abitante dei pianeti superiori fino all’ignorante, può affidarsi alla misericordia incondizionata del Signore Supremo.

La Sua fermezza

Si dice che una persona ha un carattere fermo quando non è turbata neppure nelle avversità.

Krsna manifestò la Sua fermezza quando castigò il mostro Bana. Banasura aveva numerose braccia e Krsna gliele tagliò a una a una. Siva e Durga, ai quali il demone offriva la sua adorazione, s’infuriarono col Signore, ma Krsna non Se ne preoccupò minimamente.

La Sua personalità dominante

Una personalità che può influenzare la mente di tutti è detta dominante.

A proposito della natura dominante di Krsna, Sukadeva Gosvami dà al re Pariksit la seguente descrizione:

“O re, per i lottatori Krsna rappresenta la folgore. Per l’uomo comune Egli è l’essere umano dall’aspetto più affascinante. Agli occhi delle ragazze è del tutto simile a Cupido. Per i pastori e le loro mogli è il parente più intimo, e per i re empi è il governatore supremo. Per i Suoi genitori, Nanda Yasoda, è il loro bambino. Per Kamsa, re dei Bhoja, è la morte in persona. Agli stolti e agli ottusi sembra una pietra. Agli yogi appare come la Verità suprema e Assoluta. E per i Vrsni è Dio, la Persona Suprema. Fu così che Krsna, superiore a tutti, apparve nell’arena accompagnato da Suo fratello maggiore Balarama.” (S. B., 10.43.17)

Quando Krsna, ricettacolo di tutti i dolci sentimenti, era presente nell’arena di Kamsa, apparve in modi diversi alle diverse persone presenti, unite a Lui da sentimenti diversi. La Bhagavad- gita (4. 11) lo conferma dicendo che Krsna appare ad ogni persona secondo la relazione che questa persona ha con Lui.

Alcuni saggi eruditi precisano che questa parola “, dominante”, indica talvolta una persona che non sopporta di essere ignorata. Questa caratteristica si riscontra anche in Krsna, per esempio quando Kamsa insultò Nanda Maharaja, e Vasudeva pregò Krsna di uccidere il re empio. Krsna diresse allora su Kamsa uno sguardo mellifluo, come quello di una prostituta, e mi si affrettò ad assalire il re.

La cura che mette nel vestirSi

Una persona a cui piace molto vestirsi bene è detta lalita, cioè si veste con cura.

Questa caratteristica appariva in Krsna in due modi differenti: talvolta ornava Srimati Radharani con vari segni ed altre volte, quando si preparava ad uccidere un mostro, come Aristasura, Gli piaceva aggiustarSi bene la cintura.

La Sua magnanimità

Colui che può darsi a chiunque è detto magnanimo.

Nessuno può essere più magnanimo di Krsna, perché Egli è sempre pronto a dare tutto Sé stesso ai suoi devoti. Nella Sua forma di Sri Caitanya, Egli Si offre persino ai non – devoti, per poterli liberare.

Sebbene non dipenda da nessuno, grazie alla Sua misericordia incondizionata Krsna Si affida a Garga Rsi per ciò che riguarda lo studio dei principi religiosi, a Satyaki per lo studio dell’arte marziale, e al Suo amico Uddhava per i saggi consigli che Gli prodiga.

CAPITOLO 25

I DEVOTI DI KRSNA

Si chiama devoto di Krsna colui che è sempre assorto nella coscienza di Krsna. Srila Rupa Gosvami afferma che in lui si trovano tutte le qualità sublimi che sono state descritte precedentemente. Egli precisa inoltre che esistono due categorie di devoti: coloro che coltivano il servizio di devozione per entrare nel regno assoluto, e coloro che hanno già raggiunto il piano del servizio di devozione perfetto.

Colui che prova attrazione per Krsna, ma non è ancora uscito dalla prigione materiale, nonostante si sia qualificato per entrare nel regno di Dio, è detto sadhaka, cioè coltiva la devozione nella coscienza di Krsna. Lo Srimad- Bhagavatam (11. 2. 46) lo descrive come un devoto animato da una fede e da un amore incrollabile per Dio, la Persona Suprema, legato d’amicizia con i devoti di Krsna, misericordioso verso gli ignoranti – che cerca di elevare al piano del servizio di devozione – ed incurante dei non – devoti. Si dice che questo tipo di devoto coltiva il servizio di devozione.

Quando il devoto si commuove all’ascolto dei divertimenti del Signore, si può capire che queste lacrime spegneranno in lui il fuoco dell’esistenza materiale. E se il suo corpo è scosso da brividi e i peli gli si rizzano sulla pelle, significa che è vicino alla perfezione. Bilvamangala Thakura, per esempio, presenta le caratteristiche del sadhaka, cioè di colui che è impegnato nello sviluppo del servizio di devozione.

E’ definito perfetto il devoto che non si stanca mai di compiere il servizio di devozione ed è sempre impegnato nella coscienza di Krsna gustando ad ogni istante il dolce nettare della sua relazione col Signore Supremo. Due vie conducono a questo stadio di perfezione: l’evoluzione progressiva nel servizio di devozione, oppure la misericordia incondizionata di Krsna, che può essere ottenuta anche da chi non ha seguito fin nei minimi particolari la pratica del servizio di devozione.

Lo Srimad- Bhagavatam (3. 15. 25) descrive molto bene come un devoto possa giungere alla perfezione compiendo con costanza il servizio devozionale:

“L’uomo che è libero dall’egotismo, la tendenza illusoria legata all’esistenza materiale, cioè lo yogi elevato, si qualifica per raggiungere Vaikuntha, il regno di Dio. Così grande è la gioia che egli prova mantenendosi sempre fedele ai principi regolatori del servizio devozionale, che ottiene in questo modo il favore speciale del Signore Supremo.”

Yamaraja, il potente Dio della morte, ha paura di avvicinare tale devoto. Si può dunque facilmente comprendere la potenza del servizio di devozione elevato, soprattutto quando è compiuto dai devoti che si riuniscono per parlare tra loro dei divertimenti del Signore Supremo. Questi devoti manifestano i loro sentimenti in modo tale che subito si fondono nell’estasi e vari sintomi trascendentali si manifestano sul loro corpo. Chiunque desideri progredire sulla via del servizio di devozione deve seguire le orme di questi devoti. Prahlada Maharaja insegna a questo proposito che nessuno può giungere alla perfezione del servizio devozionale se non si prosterna davanti ai grandi devoti. Aderendo a questi principi regolatoli, i saggi eruditi, come Markandeya Rsi, raggiunsero la perfezione del servizio devozionale.

Lo Srimad- Bhagavatam spiega come sia possibile giungere a questa perfezione per la sola misericordia incondizionata del Signore. Quando i brahmana impegnati a compiere i loro sacrifici (yajna) capirono che le loro mogli avevano ricevuto la grazia di Sri Krsna e avevano d’un tratto gustato l’estasi dell’amore per Dio, dissero tra loro:

“E’ meraviglioso! Sebbene queste donne non si siano sottoposte alle cerimonie purificatrici come quella del filo sacro, e non abbiano mai abitato nell’asrama di un maestro spirituale, né praticato la rigida continenza, né compiuto austerità o filosofato sull’osservanza dei riti sacrificali, hanno potuto ugualmente meritarsi il favore di Krsna, quel favore a cui aspirano anche i più grandi saggi e yogi! Non è sbalorditivo che queste donne abbiano potuto giungere ad un tale livello di perfezione mentre noi, brahmana sottomessi a tutti i riti purificatori, non possiamo arrivare alla stessa meta?”

Narada rivolse a Sukadeva Gosvami parole analoghe:

“Mio caro Sukadeva, tu non in ti sei mai curato di vivere sotto la tutela di un maestro spirituale, eppure hai raggiunto ugualmente un altissimo livello di conoscenza spirituale. Inoltre, non ti sei mai preoccupato di compiere rigide austerità, perciò è meraviglioso come tu abbia potuto raggiungere la più alta perfezione dell’amore per Dio.”

L’esempio di Sukadeva Gosvami e delle mogli dei brahmana impegnati nel compiere i yajna (sacrifici) illustra molto bene come il devoto possa raggiungere la perfezione del servizio devozionale per la sola grazia di Dio, la Persona Suprema.

Coloro che sono eternamente perfetti

Coloro che hanno raggiunto un’esistenza eterna e piena di felicità, allo stesso livello di Krsna, e col servizio d’amore trascendentale sono riusciti ad attrarre a sé il Signore, sono chiamati tecnicamente nitya – siddha, o eternamente perfetti. Gli esseri si dividono in tue categorie: i nitya – siddha e i nitya – baddha. I primi sono eternamente coscienti di Krsna e non si dimenticano mai di Lui, gli altri sono eternamente condizionati e sempre dimentichi della relazione che li unisce a Krsna.

Il Padma Purana spiega la posizione dei nitya – siddha riportando questo discorso di Krsna a Satyabhama – devi:

“Cara Satyabhama, sono disceso su questa Terra su richiesta di Brahma e di esseri celesti. Coloro che sono apparsi con Me all’interno della dinastia Yadu sono tutti Miei compagni eterni. Perciò, cara moglie, non devi mai considerarli separati da Me, perché essi emanano dalla Mia stessa Persona, e sappi che la loro potenza è questi uguale alla mia. Le loro qualità trascendentali li rendono infinitamente cari a Me, così come Io sono caro a loro.”

Chiunque si senta vivificato dall’ascolto dei divertimenti che Sri Krsna rivelò in questo mondo in presenza dei suoi compagni deve essere considerato un nitya – siddha, o eternamente perfetto. Nello Srimad- Bhagavatam (10.14.32) si trovano le seguenti parole:

“Come sono meravigliosi i fortunati abitanti di Vrndavana, come Nanda e gli altri pastori! Dio in persona, il Brahman Supremo, è veramente diventato il loro intimo amico!”

Similmente, quando Sri Krsna sollevò la collina Govardhanpa, i pastori, protetti dal Signore, rimasero attoniti per lo stupore, e domandarono a Nanda Maharaja:

“Caro re Nanda, come mai siamo così attaccati a Krsna, e Krsna è così affettuoso con noi? Che sia l’Anima Suprema situata in ogni essere?”

Tutti gli abitanti di Vrndavana e di Dvaraka – i pastori e i componenti della dinastia Yadu – sono da sempre devoti perfetti del Signore. Il Signore, nella Sua misericordia incondizionata verso questo pianeta, scende quaggiù e questi devoti Lo seguono per assisterLo nei Suoi divertimenti. Perciò essi non hanno niente in comune con gli esseri ordinari, semplici anime condizionate, ma sono eternamente liberati, compagni stessi della Persona Suprema. Come Sri Krsna Si comporta da uomo comune quando viene sulla Terra, così i componenti della dinastia Yadu e gli abitanti di Vrndavana appaiono in questo mondo come uomini comuni, ma non hanno niente di comune, poiché sono liberi come il Signore.

La Sezione Uttara – khanda del Padma Purana insegna:

“Come Laksmana – un’emanazione di Sankarsana – e Bharata – un’emanazione di Pradyumna – accompagnano Sri Ramacandra quando scende in questo mondo, così i componenti della dinastia Yadu e i pastori di Vrndavana vengono sulla Terra per partecipare ai divertimenti sublimi del Signore. Quando poi il Signore torna nella Sua dimora eterna, i Suoi compagni tornano con Lui nei loro rispettivi luoghi di residenza. Perciò questi vaisnava eternamente liberati non sono in alcun modo soggetti alle leggi materiali che regolano la nascita e la morte in questo mondo.”

Come afferma il Signore stesso nella Bhagavad- gita (4. 9), il Suo avvento e le Sue attività sono trascendentali. Similmente, l’avvento e le attività di coloro che Lo accompagnano hanno la stessa natura trascendentale. Perciò, com’è un’offesa pretendere di essere Krsna, così è un’offesa immaginare di essere Yasoda, Nanda o qualche altro compagno o parente del Signore. Bisogna ricordare sempre la loro natura assoluta: queste anime non sono mai condizionate.

Krsna, il nemico di kamsa, possiede sessantaquattro qualità sublimi, e sciano delle anime eternamente liberate che accompagnano il Signore possiede senza dubbio le prime cinquantacique qualità. Questi devoti sono legati al Signore Supremo da una delle cinque forme di rasa nel dolce sentimento di neutralità, di servizio, di amicizia, di affetto parentale e di amore coniugale. Queste relazioni che uniscono l’essere al Signore sono eterne, perciò i nitya – siddha non hanno bisogno di sforzarsi per raggiungere la perfezione seguendo i principi regolatori della devozione; essi sono eternamente qualificati per servire Krsna.

CAPITOLO 26

FATTORI CHE STIMOLANO L’AMORE ESTATICO

Le qualità trascendentali di Krsna, le Sue attività prodigiose, il Suo viso sorridente, i Suoi abiti ed ornamenti, le Sue ghirlande di fiori, il Suo flauto, il Suo corno di bufalo, i campanellini alle Sue caviglie, la Sua conchiglia, le impronte dei suoi piedi, i luoghi dei suoi divertimenti – come Vrndavana -, tulasi – la Sua pianta preferita -, i Suoi devoti e le celebrazioni periodiche che favoriscono il ricordo della Sua Persona – come l’ekadasi che si celebra due volte al mese, l’undicesimo giorno della luna crescente e calante (in questa occasione i devoti digiunano tutta la notte e cantano continuamente le glorie del Signore) – sono alcuni dei fattoli che stimolano l’amore estatico per Krsna.

Le qualità trascendentali di Krsna,

le Sue attività prodigiose e il Suo sorriso

Le qualità trascendentali di Krsna possono essere divise in tre gruppi: quelle che si riferiscono rispettivamente al Suo corpo trascendentale, alla Sua parola e alla Sua mente anch’esse trascendentali.

La Sua età, il Suo aspetto fisico, la Sua bellezza e la Sua dolcezza fanno parte delle qualità che riguardano il Suo corpo. Non c’è differenza tra Krsna e il Suo corpo, perciò le caratteristiche divine che si riferiscono al Suo corpo sono identiche alla Persona stessa di Krsna. Ma poiché queste qualità stimolano l’amore estetico del devoto, sono analizzate come cause indipendenti di questo amore. Essere attratti quelle qualità di Krsna significa essere attratti da Krsna stesso, poiché nessuna vera differenza li separa. Anche il nome di Krsna, la Sua fama, i Suoi compagni, in breve tutto ciò che è in relazione con Lui e stimola l’amore per la Sua Persona, è Krsna, ma per facilitare la nostra comprensione conviene studiarli separatamente.

Krsna è il ricettacolo di tutta la felicità trascendentale. Nonostante le apparenze, dunque, nessuna vera differenza separa Krsna dai fattori che stimolano il nostro amore per Lui. Sul piano tecnico, i termini sanscriti che traducono le qualità di Krsna – il Suo nome, la Sua fama, e così via – sono accettati sia come ricettacoli dell’amore per Krsna sia come fattori che stimolano l’amore per Krsna.

L’età di Krsna è considerata secondo tre periodi distinti: kaumara, che va dal giorno del Suo avvento fino alla fine del quinto anno; pauganda, che va dal sesto anno fino al decimo; e kaisora, che va dall’undicesimo al quindicesimo anno. All’inizio del sedicesimo anno Krsna diventa uno yauvana, un giovane, e rimane così senza più cambiare.

I divertimenti trascendentali di Krsna si svolgono soprattutto nei periodi kaumara, pauganda e kisora. I divertimenti affettuosi che Egli scambia con i Suoi genitori hanno luogo nel periodo kaumara, la Sua amicizia con i pastori si manifesta nel periodo pauganda, e i Suoi amori con le gopi appartengono al periodo kaisora. Alla fine del Suo quindicesimo hanno Krsna conclude i Suoi divertimenti di Vrndavana; Si reca quindi a Mathura e a Dvaraka, dove rivela tutti gli altri Suoi divertimenti.

Nel suo Bhakti – rasamrta – sindhu Srila Rupa Gosvami dà una vivida descrizione di Krsna come ricettacolo di tutta la felicità. Ne riportiamo qui qualche passo. Nell’età kaisora si distinguono tre fasi. Nella prima fase, all’inizio dei suoi undici anni, il corpo di Krsna diventa così radioso che suscita l’amore estatico. I Suoi occhi si ornano di un contorno rosso, e una peluria soffice copre alcune parti della Sua pelle. Mentre descriveva questa prima fase dell’età kaisora, Kundalata, un’abitante di Vrndavana, disse alla sua amica:

“Mia cara amica, vedo apparire nella Persona di Krsna una bellezza straordinaria. La carnagione scura del Suo corpo ha preso la luminosità della pietra indraninpra, i Suoi occhi hanno dei riflessi rossi e una soffice peluria ricopre la Sua pelle. La comparsa di questi segni Gli conferisce una bellezza senza pari.”

A questo proposito, nello Srimad- Bhagavatam (10.21.5) si trovano le parole di Sukadeva Gosvami al re Pariksit:

“O re, vorrei cercare di descrivere come la mente delle gopi era assorta in Krsna. Esse meditavano su di lui che Si veste come un attore danzante ed entra nella foresta di Vrndavana lasciando sul terreno le impronte del i Suoi piedi. Meditavano su Krsna che porta una corona con una piuma di pavone, gli orecchini ed abiti giallo – ora coperti di perle e pietre preziose. Meditavano anche su Krsna che suona il flauto e sui canti dei pastori che glorificano il Signore.”

Questa era la meditazione delle gopi. Talvolta pensavano anche alle Sue unghie delicate, ai movimenti delle Sue sopracciglia e ai suoi denti tinti di catecù per aver masticato il betel. Una gopi descrive questo ritratto a una sua amica:

“Amica mia guarda il meraviglioso aspetto che ha assunto il nemico di Agha! Le Sue sopracciglia sono paragonabili a quelle di Cupido e sembra che danzino. L’estremità delle Sue unghie è così soffice che ricorda le foglie secche di bambù. I Suoi denti, tinti di rosso, simulano la collera. Com’è possibile che una giovane ragazza non si senta attratta da un aspetto così meraviglioso e non abbia paura di soccombere a tanto fascino?”

Vrnda, la gopi da cui Vrndavana prende il nome, descrive anch’essa l’aspetto affascinante di Krsna quando Gli dice:

“O Madhava, caro amato, il Tuo sorriso dalla freschezza sempre nuova attrae talmente il cuore delle gopi che esse non riescono più ad esprimersi chiaramente. In preda al turbamento, rifiutano di parlare a chiunque. Così profonda è la loro emozione che sembra che abbiano già gettato tre spruzzi d’acqua sulla loro vita e abbiano abbandonato ogni speranza di prolungarla.”

In India si usa spruzzare con l’acqua il corpo di un defunto; così Vrnda mostra con le sue parole che le gopi erano così affascinate dalla bellezza di Krsna, che vedendosi nell’incapacità di esprimere i loro pensieri, avevano deciso di togliersi la vita.

Quando Krsna raggiunse l’età che va dai tredici ai quattordici anni, le Sue braccia e il Suo petto assunsero una grazia ineffabile; in realtà tutta la Sua forma divenne semplicemente incantevole. A questa età le cosce di Krsna possono competere con le proboscidi degli elefanti, il Suo petto alto si sforza di intavolare trattative di pace con portali incastonati di pietre preziose, e la potenza delle Sue braccia minimizza quella dei cardini delle porte. Chi può definire la squisita bellezza del Suo aspetto meraviglioso? Il Suo dolce sorriso, i Suoi occhi inquieti e i Suoi canti, che affascinano l’universo, sono aspetti precisi che caratterizzano la bellezza incantevole di Krsna in questa età.

Si dice inoltre che in questi teneri anni la forma di Krsna mostra tanta grazia che Cupido si diverte nei suoi occhi inquieti, e che il Suo dolce sorriso diventa simile al fiore di loto appena nato. L’affascinante vibrazione dei suoi canti turba profondamente le giovani ragazze che devono rimanere caste e fedeli al loro marito.

E’ in questa età che Krsna gode della Sua rasa – lila, mostrando la Sua abilità a scherzare con le gopi e a godere della loro compagnia nei boschetti dei giardini che costeggiano le rive della Yamuna:

“Le impronte dei piedi di Krsna e delle gopi erano impresse su tutto il terreno di Vrndavana, e piume di pavone erano sparse qua e là. Nei giardini di Vrndavana alcuni boschetti celavano comodi giacigli, e in altri luoghi c’erano cumuli di polvere sollevata dalla danza di Govinda e delle gopi.”

Questi sono alcuni aspetti dei numerosi divertimenti creati da Krsna a Vrndavana.

Una gopi descrive così l’affascinante aspetto di Krsna in questa età:

“Cara amica, guarda come nel cielo di Krsna è sorto d’un tratto un potente sole che offusca i raggi lunari della nostra castità. Così bruciante è l’attrazione esercitata da Krsna su di noi che fa gradualmente seccare il fiore di loto del nostro discernimento, rendendoci incapaci di decidere se preservare la nostra castità oppure soccombere alla bellezza di Krsna. Cara amica, credo che non ci sia più speranza per noi in questa vita.”

Nell’età kaisora – dall’undicesimo anno alla fine del quindicesimo – tre linee solcano la braccia, le gambe e le cosce di Krsna. In questa età il petto di Krsna sfida lo splendore di una collina di pietre marakata, e le Sue braccia sfidano le colonne di pietre indranila; le tre linee che si notano intorno alla Sua vita competono con le onde del fiume Yamuna, e le Sue Cosce, per la loro forma, con appetitose banane. Una gopi disse:

“Con tutti questi splendidi segni che ornano il Suo corpo, Krsna è di una bellezza troppo grande, ed io non posso smettere di concentrare su di Lui i miei pensieri affinché mi protegga, Lui che è il vincitore di tutti i demoni.”

Questo verso ci lascia intendere che le gopi paragonavano l’attrazione che provavano Krsna ad un attacco di demoni, e per proteggersi dal fascino che la bellezza di Krsna esercitava su di loro si rivolgevano ancora a Krsna con grande speranza, poiché Lui è il distruttore di tutti gli esseri demoniaci. Esse erano per così dire confuse, perché da una parte si sentivano attratte dalla bellezza di Krsna, e dall’altra Gli chiedevano di allontanare da loro il demone di questa attrazione.

L’età kaisora può anche essere tradotta con adolescenza. Alla fine di questo periodo tutte le gopi dicevano:

“il fascino di Krsna annulla il fascino di Cupido e turba così la pazienza delle giovani ragazze appena sposate. L’aspetto fisico di Krsna è di una perfezione così delicata che sembra manifestare il più fine senso artistico. La danza dei suoi occhi offusca lo splendore del danzatore più esperto, tanto che non c’è più niente ormai che possa essere paragonato alla Sua bellezza.”

I saggi eruditi definiscono gli aspetti del corpo di Krsna in questa età col termine nava – yauvana, “di una giovinezza sempre nascente”. In questo stadio dello sviluppo dell’aspetto fisico di Krsna Sono preminenti le Sue relazioni d’amore con le gopi ed altri simili divertimenti.

Lo scambio di sentimenti amorosi comprende sei aspetti diversi: la riconciliazione, il litigio, l’appuntamento con l’amato, l’incontro a tu per tu, la separazione e il sostegno. Di queste sei forme di scambi amorosi, Sri Krsna eresse un imputato e Se ne dichiarò Lui stesso il re. Qui Egli litigava con le gopi, là le accarezzava con unghie di pappagallo: altrove Si apprestava a far visita alle gopi, e più in là ancora, attraverso la mediazione dei suoi amici pastori, S’impegnava in negoziati che miravano ad accordarGli il rifugio delle gopi.

Alcune gopi Gli fecero questo discorso:

“Caro Krsna, ora che sei adolescente sei diventato il maestro spirituale di queste giovani ragazze, alle quali insegni l’arte di bisbigliare tra loro, ed anche quella di offrire solenni preghiere. Inoltre insegni loro a ingannare il marito e a incontrarti di notte nei giardini senza tener conto delle raccomandazioni dei loro superiori. Tu le ecciti con la vibrazione del Tuo flauto incantatore, e come loro maestro li inizi a tutti i segreti dell’amore.”

Si dice che Krsna manifestò questi slanci, tipici dell’adolescenza, mentre non aveva ancora cinque anni; ma i grandi eruditi non forniscono alcuna precisazione su questo argomento, vista la precocità della loro apparizione. La bellezza di Krsna risiede nella perfetta armonia di tutte le parti del Suo corpo, senza alcun difetto. Questa ne è la descrizione:

“O nemico di Kamsa, i Tuoi grandi occhi, il Tuo petto alto, le Tue braccia forti come pilastri e la Tua vita sottile affascinano continuamente tutte le belle ragazze dagli occhi di loto.”

In realtà i gioielli che ornano corpo di Krsna non valorizzano affatto la Sua bellezza; è piuttosto il contrario: Krsna valorizza gli ornamenti che porta.

Una persona è considerata delicata e sensibile quando non sopporta nemmeno il contatto delle sostanze più soffici. Ogni parte del corpo di Krsna è così delicata che solo al contatto di una tenera foglia, la Sua pelle cambia colore. Nel corso dell’età kaisora gli sforzi di Krsna mirano a preparare la danza rasa e a distruggere i mostri malefici che infestavano la foresta di Vrndavana. Infatti, mentre Krsna godeva della compagnia dei suoi giovani amici ed amiche nella foresta di Vrndavana, Kamsa inviava là i suoi sbirri per ucciderlo; ma Krsna, dando prova del Suo valore, li sconfiggeva tutti.

I Suoi ornamenti e le Sue ghirlande di fiori

Generalmente i vestiti di Krsna si compongono di quattro parti: la camicia, il turbante, la cintura e la veste. A Vrndavana la Sua veste è rossa, la Sua camicia dorata, il Suo turbante arancione, e le Sue diverse cinture si combinano col Suo sorriso incantevole accrescendo senza fine la felicità del i Suoi compagni. Questo modo di vestire di Krsna è detto sfarzoso. Con questi abiti dai colori sgargianti che coprono le diverse parti del Suo corpo, Krsna mostra la Sua magnificenza come un piccolo elefante addobbato con drappi multicolori.

Il termine akalpa si riferisce alla Foggia dei capelli di Krsna, al Suo corpo piacevolmente vestito, spalmato di polpa di sandalo ed ornato di ghirlande di fiori, al Suo tilaka e al betel che Egli mastica. Krsna è sempre vestito in questo modo, detto akalpa. I Suoi capelli sono ornati di fiori alla sommità del capo ed altre volte scendono sulle spalle. Krsna adotta diverse pettinature secondo le circostanze. Quanto alla polpa di sandalo di cui è spalmato il Suo corpo, essa è generalmente bianca, ma diventa gialla se è mischiata con lo zafferano.

Intorno al collo Krsna porta una ghirlanda vaijayanti, composta di fiori di almeno cinque colori differenti, che Gli scende fino alle ginocchia o anche fino ai piedi. Oltre a questa, Krsna Si orna anche di altri tipi di ghirlande, che porta attorno alla testa o attorno al collo o sul petto. Sul Suo corpo sono disegnati motivi artistici con polpa di sandalo pura o colorata.

Una gopi loda davanti a un’amica l’aspetto fisico di Krsna: la Sua carnagione scura, il colore rosso dovuto al fatto di masticare il betel e che accresce centinaia di volte la Sua bellezza, i Suoi capelli ondulati, i segni rossi di kunkuma Sul Suo corpo e il tilaka sulla sua fronte.

La corona, gli orecchini, la collana, le quattro parti che compongono il Suo vestito, i bracciali, gli anelli, i campenellini alle caviglie e il flauto sono i diversi ornamenti di Krsna, il nemico di Agha. Grande è la Sua bellezza quando porta la Sua corona eccezionale, gli orecchini di diamanti, la collana di perle, i bracciali, gli anelli e i Suoi vestiti ricamati.

Talvolta Krsna è detto vanamali. Vana significa “foresta”, e mali “giardiniere”; vanamali indica dunque colui che fa grande uso di ghirlande e di fiori sul suo corpo. Krsna Si ornava in questo modo non solo a Vrndavana, ma anche sul campo di battaglia di kruksetra. Alla vista dei suoi abiti variopinti e delle Sue ghirlande di fiori diversi alcuni grandi saggi dissero:

“Krsna è andato sul campo di battaglia di Kuruksetra non per combattere, ma per onorare tutti i devoti con la Sua presenza.”

Il Suo flauto

Il la vibrazione che emana da questo meraviglioso strumento ha il potere di distogliere dalla meditazione i più grandi saggi, e Krsna, diffondendo così le Sue glorie trascendentali in tutto l’universo, sfidò anche Cupido.

Krsna suona tre tipi di flauti. Il primo si chiama venu, il secondo murali e il terzo vamsi. Il Venu è molto corto, non supera i quindici centimetri e ha sei fiori. Il murali è lungo circa quarantacinque centimetri e ha un foro all’estremità ed altri quattro lungo la canna. Produce un suono che è tra i più incantevoli. Il vamsi è lungo trentasette- trentotto centimetri e ha nove fori. Krsna suona questi flauti secondo le occasioni. Egli possiede anche un vamsi più lungo, che si chiama mahananda o sanmohini, e un altro ancora più lungo chiamato akarsini.

Ma il più lungo di tutti è l’anandini. Quest’ultimo affascina moltissimo i pastori ed è conosciuto col nome più tecnico di vamsuli. Questi flauti possono essere incastonati di pietre preziose, oppure fatti di marmo ed anche di una canna vuota di bambù. Quando un flauto è fatto di pietre preziose è un sanmohini, quando invece è d’oro è un akarsini.

Il Suo corno di bufalo

Krsna usa come corno un corno di bufalo. Questo strumento, provvisto di un foro al centro, brilla sempre di una lucentezza delicata ed è cerchiato di anelli d’oro. A proposito di questo strumento, una gopi chiamata Taravali fece la seguente allegoria. Morsa dal flauto di Krsna, serpente tra i più velenosi, e desiderosa di neutralizzarne il veleno, ella bevve il latte uscito dal corno di bufalo che Krsna teneva nella mano. Ma invece di diminuire l’effetto del veleno, ne accrebbe migliaia di volte la potenza. Così la gopi fu colpita dalla più mortale intossicazione.

I campanellini alle Sue caviglie

Un giorno una gopi disse alla sua amica:

“Cara amica, quando le mie orecchie udirono i campanellini che ornano le caviglie di Sri Krsna, mi apprestai subito ad uscire di casa per andarGli incontro. Purtroppo, però, i miei parenti si trovavano davanti a me, perciò non potei uscire.”

La Sua conchiglia

La conchiglia di Krsna si chiama Pacajanya. La Bhagavad- gita la menziona perché Krsna vi soffiò dentro prima della battaglia di Kuruksetra. E’ detto che quando Egli soffia nella Sua conchiglia divina, le mogli dei demoni abortiscono, mentre le mogli degli esseri celesti sono benedette con ogni buona fortuna. Così, in tutto l’universo si diffondeva il suono della conchiglia di Krsna.

Le impronte dei suoi piedi

Lo Srimad- Bhagavatam racconta che mentre Akrura andava a Vrndavana per prendere Krsna e condurLo a Mathura, vide le impronte dei piedi di Krsna sulla terra di Vrndavana, e il suo amore estatico per Lui crebbe al punto che i peli gli si rizzarono sulla pelle. Con gli occhi inondati di lacrime saltò giù dal carro e cadde con la faccia a terra; pieno di questa estasi, si mise a cantare: “E’ meraviglioso! E’ meraviglioso!”

Le gopi esprimevano sentimenti simili quando, sulle sponde della Yamuna, vedevano sulla sabbia le impronte dei piedi di Krsna. Quando Krsna passeggiava per Vrndavana lasciava impressi sul terreno i simboli che ornano le piante suoi piedi – lo stendardo, la folgore, il pesce, il bastone per condurle gli elefanti e il fiore di loto. Semplicemente vedendo questi simboli impressi nella polvere, le gopi rimanevano sconvolte.

I luoghi dei suoi divertimenti

Un devoto esclamò:

“Ahimè, non ho ancora visitato i meravigliosi luoghi dove si svolsero i divertimenti del Signore, ma semplicemente sentendo pronunciare il nome di Mathura sono rimasto sopraffatto dalla gioia!”

Tulasi, la Sua Pianta preferita

Krsna apprezza molto i boccioli e le foglie di tulasi. Poiché i boccioli di tulasi sono sempre offerti ai piedi di loto di Krsna, un giorno un devoto pregò questi boccioli affinché gli dessero qualche informazione sui piedi di loto del Signore. Si aspettava, infatti, questi boccioli di tulasi fossero a conoscenza delle glorie dei piedi di loto di Sri Krsna.

I Suoi devoti

Talvolta, alla vista di un devoto del Signore, si può sentire una gioia traboccante invadere il proprio cuore. Quando Dhruva Maharaja vide avvicinarsi i due messaggeri di Narayana, immediatamente si alzò, mosso da un profondo sentimento di rispetto e di devozione, e a mani giunte rimase fermo davanti a loro; ma a causa del suo amore estatico non potè offrire loro l’accoglienza dovuta.

Una gopi si rivolse a Subala, in amico di Krsna:

“Mio caro Subala, so che Krsna è tuo amico e che tu scambi con Lui sorrisi e frasi scherzose. L’altro giorno vi ho visto insieme, la tua mano sulla spalla di Krsna, entrambi sorridenti di gioia. A vedervi così, uno vicino all’altro, in lontananza, gli occhi mi si riempirono improvvisamente di lacrime.”

Le celebrazioni che favoriscono

il ricordo di Krsna

Sono menzionati in numerosi passi i giorni di festa che commemorano le differenti attività di Krsna. Uno di questi giorni è il janmastami, che ricorda l’avvento di Krsna e rappresenta per i devoti la celebrazione più sfarzosa ancora oggi, infatti, in tutte le case indù è celebrato con grande fasto. A volte anche gli adepti di altre comunità religiose approfittano di questo felice giorno e prendono parte ai festeggiamenti del janmastami. I giorni di ekadasi, che sono altre occasioni di celebrazioni gioiose legate al Signore, suscitano ugualmente l’amore estatico per Krsna.

CAPITOLO 27

SINTOMI DI AMORE ESTATICO

Le diverse trasformazioni che appaiono sul corpo del devoto animato da amore estatico per Krsna sono definite anubhava. Danzare, rotolarsi per terra, cantare a voce molto alta, stirarsi, piangere forte, sbadigliare, respirare pesantemente, dimenticare la presenza altrui, emettere saliva, ridere come un pazzo, avere giramenti di testa ed eruttare sono esempi concreti di anubhava. Quando si manifesta un’eccezionale sovrabbondanza di sintomi di amore estatico e compaiono queste trasformazioni fisiche si prova un sollievo trascendentale.

Questi sintomi si dividono in due gruppi: quando sono accompagnati da sbadigli sono detti sita, e quando sono accompagnati da movimenti di danza sono detti ksepana.

Danzare

Mentre contemplava la danza rasa di Krsna e delle gopi, Siva notò il viso radioso del Signore e immediatamente si mise a danzare e a battere sul suo piccolo tamburo dindima. E mentre Siva danzava in estasi, Ganesa, suo figlio maggiore, si unì a lui.

Rotolarsi per terra

Nello Srimad- Bhagavatam (3. 1. 32) Vidura chiede a Uddhava:

“Amico mio, Akrura è felice? Più che un saggio e un’anima immacolata egli è un devoto di Sri Krsna. Prova per Krsna un amore estatico così grande che l’ho visto rotolarsi come un pazzo sulle impronte lasciate sul suolo dai piedi di loto di Krsna.”

Similmente, una gopi riferì a Krsna che Radharani, sentendosi lontana da Lui, ed inebriata dal profumo della Sua ghirlanda di fiori, si rotolava per terra, coprendo di graffi il Suo corpo delicato.

Cantare a voce molto alta

Una gopi informò Krsna che quando Srimati Radharani cantava le Sue glorie immergeva le sue compagne in una tale estasi che esse diventavano immobili come rocce, prive di vita, mentre, non lontano, le pietre cominciavano a sciogliersi per l’amore estatico.

Quando Narada Muni cantava il mantra Hare Krsna, l’ardore della sua voce era così potente che sembrava fosse apparso Sri Nrsimhadeva. Perciò tutti i demoni fuggivano di qua e di là.

Stirarsi

Si dice che talvolta, quando Narada, che porta sempre una vina, ricorda Krsna, animato da una profonda estasi, si stira con una tale veemenza che sotto quella tensione il suo filo sacro si spezza.

Piangere forte

Una gopi disse un giorno a Krsna:

“Caro figlio di Nanda Maharaja, al suono del Tuo flauto Srimati Radharani si strugge nei lamenti e si riempie di paura; con voce tremante piange come l’uccello kurari”.

E’ detto che ascoltando le vibrazioni del flauto di Krsna, Siva, molto turbato, si mette a piangere nello spazio con tanta forza che i demoni sono immediatamente vinti e i devoti sono sopraffatti dalla gioia.

Sbadigliare

Si dice che al sorgere della luna piena sbocciano i petali del fiore di loto. Allo stesso modo, quando Krsna apparve a Radharani, il viso di lei, simile al fiore di loto, sbocciò in uno sbadiglio.

Respirare pesantemente

Si legge:

“La gopi Lalita somiglia esattamente all’uccello cataki, che si disseta solo con l’acqua che scende direttamente dalle nuvole e da nessun’altra fonte.”

Krsna è paragonato qui a una scura nuvola di pioggia, e Lalita al cataki, perché desidera solo la Sua compagnia. La metafora continua in questi termini:

“come un vento impetuoso allontana talvolta una grossa nuvola, così il pesante respiro di Lalita le ha fatto perdere Krsna, il Quale è scomparso prima che ella abbia avuto il tempo di riprendersi.”

Dimenticare la presenza altrui

Quando le mogli dei brahmana che erano occupati nei sacrifici seppero che Krsna Si trovava non lontano da loro, lasciarono immediatamente le loro case senza preoccuparsi dei loro dotti mariti. Questi ultimi si scambiarono allora queste parole:

“Quanto è meravigliosa l’attrazione per Krsna! Ha fatto andare queste donne lontano da noi, lasciandoci privi di aiuto.”

Tale è il fascino di Krsna. Chiunque rimanga affascinato da Lui può sfuggire al ciclo di nascite e morti, che si può paragonare alle dimore chiuse che furono abbandonate con noncuranza dalle mogli dei brahmana.

Nel padyavali i devoti si esprimono con queste parole:

“Noi non ci cureremo affatto dei profani, anche se dovessero deriderci. Gusteremo semplicemente i dolci sentimenti spirituali che nascono dal canto del mantra Hare Krsna e ci rotoleremo per terra e danzeremo in estasi. Così godremo eternamente della felicità trascendentale.”

Emettere saliva

Le Scritture raccontano che quando Narada Muni cantava il mantra Hare Krsna, a volte rimaneva attonito per un certo periodo di tempo e la saliva gli scendeva dalla bocca.

Ridere come un pazzo

Quando un devoto ride molto forte, come un pazzo, significa che un eccezionale slancio di amore estatico scuote il suo cuore. Questo folle riso è l’espressione di un vivo sentimento del cuore che si chiama tecnicamente atta – hasa. Il devoto che è sommerso da questa condizione esprime il suo amore attraverso le labbra. Gli scoppi di risa che si susseguono sulle sue labbra sono paragonabili a una pioggia di fiori che cade dalla pianta della devozione, che cresce nel cuore del devoto. Infatti, il caitanya – caritamrta (Madhya 19. 151 – 162) paragona il servizio di devozione offerto al Signore al Signore a una pianta che cresce fino a raggiungere i piedi di loto di Krsna a Goloka Vrndavana.

Avere giramenti di testa

Una gopi disse a un’amica:

“Sembra che Krsna, il nemico del demone Agha, abbia lasciato uscire dalla Sua bocca un tornado che agisce ora sulla tua testa e si dirige progressivamente verso quella delle altre gopi dagli occhi di loto.”

Eruttare

L’eruttazione rappresenta a volte un sintomo di amore estatico per Krsna, come dimostrano le parole di paurnamasi a un’amica piangente di Radhrani:

“Bambini mia, non ti preoccupare se Srimati Radharani erutta; vado subito a preparare un rimedio per il suo male. Non piangere così. I suoi rutti non sono un sintomo d’indigestione, ma piuttosto di amore estatico per Krsna. Non preoccuparti, vado subito a curarla.”

Queste parole di Paurnamasi dimostrano chiaramente che l’eruttazione può essere una manifestazione di amore estatico per Krsna.

I sintomi di amore estatico rivestono talvolta l’aspetto di tremiti convulsi di tutto il corpo e producono la fuoriuscita di sangue da alcune sue parti, ma questi sintomi d’amore sono molto rari, perciò Srila Rupa Gosvami non si dilunga su questo punto.

CAPITOLO 28

L’AMORE ESTATICO ESISTENZIALE

Quando un amore intenso per Krsna anima continuamente il devoto unito al Signore da una relazione diretta – o anche lievemente indiretta -, il suo sentimento può essere definito d’amore estatico esistenziale. Le caratteristiche di questo amore si dividono in tre gruppi, il primo è detto umido, il secondo consumato, e il terzo arido.

L’amore esistenziale umido, nato a contatto con Krsna, si divide a sua volta in due parti: diretto ed indiretto. Radharani intrecciava una ghirlanda di fiori kunda, ma sentendo il suono del flauto di Krsna smise subito il suo lavoro. Questo è un esempio di amore esistenziale umido diretto. Quello indiretto si manifesta come segue: Krsna, chiamato anche Purusottama, è agli occhi di madre Yasoda ciò che le nuvole sono agli occhi dell’uccello cataki. Perciò, quando Krsna fu condotto a Mathura, madre Yasoda, assalita dall’angoscia e dalla collera, si mise a rimproverare il re di quella città.

L’amore esistenziale consumato si divide a sua volta in tre parti. Eccone un esempio. Un giorno madre Yasoda sognò che l’enorme strega Putana era sdraiata nel cortile della sua casa, e subito si preoccupò per Krsna e volle andare a cercarLo.

Quando sintomi d’estasi appaiono sul corpo di un non – devoto sono definiti sintomi di amore estatico arido. La verità è che i non – devoti sono contaminati da una coscienza materiale, ma può accadere che a contatto con un puro devoto manifestino alcuni sintomi di estasi, che i saggi in materia di devozione definiscono aridi.

Si contano otto sintomi di amore estatico esistenziale: lo sbalordimento, la sudorazione, il rizzarsi dei peli sul corpo, l’alterazione della voce, il tremito, il cambiamento di colore, le lacrime e la devastazione. Rupa Gosvami ci fornisce la seguente spiegazione scientifica: lo sbalordimento è prodotto dall’incontro dell’energia vitale con l’elemento terra. Le lacrime, invece, sono provocate dall’incontro di questa stessa energia con l’acqua. A contatto col fuoco questa energia provoca la sudorazione; a contatto con lo spazio provoca la devastazione totale, e a contatto con l’aria provoca il tremito, l’alterazione della voce e il rizzarsi dei peli sul corpo.

Questi sintomi si manifestano sia all’interno sia all’esterno. Un puro devoto sente sempre in sé la presenza di questi sintomi, ma per timore di turbare i profani non li lascia trasparire.

Lo sbalordimento

Lo sbalordimento nasce da manifestazioni estatiche come la disperazione, la paura, la meraviglia, il lamento e la collera. E’ caratterizzato da una sospensione della parola e del movimento, da una sensazione di vuoto interiore e da un profondo sentimento di separazione dalla persona amata.

Nello Srimad- Bhagavatam (3. 2. 14), quando Uddhava descrive a Vidura i divertimenti di Krsna, dice:

“Un giorno le gopi rimasero sbalordite: Krsna, travestito da giardiniere, era entrato nella serra dove esse si trovavano e le allietava con parole scherzose e risate. Quando Krsna lasciò la serra, la vista di Lui le riempì di una tale estasi che esse l’accompagnarono, per così dire, col pensiero e con gli occhi.”

Questi sintomi mostrano che le gopi, lasciando il loro lavoro incompiuto, rimasero atti attonite sotto l’influenza del loro amore estatico per Krsna.

Similmente, quando madre Devaki vide Krsna circondato da numerosi lottatori nell’arena sacrificale di kamsa, rimase di sasso e i suoi occhi s’inaridirono. Lo Srimad- Bhagavatam (10.13.56) racconta quanto Brahma stesso rimase sbalordito appena capì che quel giovane pastore, Krsna, non era altri che Dio, la Persona Suprema. Quando egli vide che tutti i pastori non avevano mai smesso di accompagnare Krsna, i suoi sensi sospesero completamente ogni attività. Brahma era così sbalordito che sembrava una statua dorata con quattro teste. Anche gli abitanti di Vraja rimasero sbalorditi quando si accorsero che Krsna aveva sollevato con la mano sinistra la collina Govardhana.

Un esempio di stupore causato dal lamento ci è fornito dagli esseri celesti, abitanti dei pianeti superiori, che appena videro Krsna inghiottito dal mostruoso Bakasura, conobbero il più doloroso stupore. Uno stupore simile fu visibile in Arjuna quando vide Avatthama che si apprestava a lanciare il suo brahmastra contro Krsna.

La sudorazione

Lo Srimad- Bhagavatam dà il seguente esempio di sudorazione provocata da un sentimento di gioia. Una gopi si rivolse a Radharani con queste parole:

“Cara Radharani, è inutile che incolpi il calore del sole, perché so bene che non è questo che ti fa sudare, ma è la lussuria che si risveglia in te alla vista di Krsna.”

Raktaka, uno dei servitori di Krsna, si coprì di sudore sotto l’effetto della paura. Un giorno Krsna Si vestì esattamente come Abhimanyu, il marito di Radharani. Abhimanyu non approvava i rapporti tra Krsna e Radharani, così, quando Raktaka vide Krsna vestito da Abhimanyu, Lo scambiò per quest’ultimo e si mise a rimproverarlo severamente. Ma appena si accorse di trovarsi in presenza di Krsna travestito da Abhimanyu si mise a sudare dalla paura.

Un esempio di sudorazione provocata dalla collera fu mostrato da Garuda, l’aquila che porta Visnu, quando Indra, re del cielo, versò su Vrndavana una pioggia torrenziale. Osservando l’incidente dall’alto delle nuvole. Garuda si mise a sudare per la collera.

Il rizzarsi dei peli sul corpo

Quando madre Yasoda vide nella bocca di Krsna tutti i sistemi planetari dell’universo si sentì rizzare i peli sul corpo. Aveva chiesto a Krsna di aprire la bocca per vedere se avesse mangiato della terra, ed appena il bambino l’aprì, ella vide dentro quella bocca non solo la Terra intera, ma anche numerosi altri pianeti, e questo le fece rizzare i peli sul corpo.

Questo sintomo appare talvolta sotto l’effetto di una grande gioia, come quella provata dalle gopi durante la danza rasa. Lo Srimad- Bhagavatam (10.30.10) afferma che durante questa danza Krsna scomparve all’improvviso conducendo con Sé Radharani, e le gopi si misero a cercarLi. Rivolgendosi alla Terra, le gopi dissero:

“Caro pianeta Terra, chissà quante austerità e penitenze devi aver compiuto per poter avere costantemente i piedi di loto di Krsna sul tuo corpo! Possiamo immaginare la tua gioia guardando questi alberi e queste piante, che si ergono gloriosamente come peli sul tuo corpo. Possiamo domandarti quando questi sintomi si manifestarono in te per la prima volta? Godi di questa felicità da quando sei stata toccata dall’avatara Vamana o da quando l’avatara Varaha ti salvò dal pericolo che ti minacciava?”

Krsna m’impegnava a volte in finte battaglie con i pastori. Nel corso di queste piccole guerre Krsna soffiava nel Suo corno, e Sridama, nel campo opposto, sentiva i peli rizzarsi. Fu così anche per Arjuna quando vide l’immensa forma universale di Krsna.

L’alterazione della voce

Quando Krsna salì sul carro di Akrura per andare a Mathura, Yasoda e tutte le gopi tentarono di fermarLo bloccando la strada. In quel momento Radharani era così turbata che con voce fioca pregò madre Yasoda di fermare Akrura.

A Brahma si alterò la voce per la meraviglia. Lo Srimad- Bhagavatam (10.13.64) afferma che dopo essersi prosternato davanti a Sri Krsna, Brahma si rialzò e rivolse le sue preghiere al Signore con voce tremante.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.29.30) descrive un’altra manifestazione di questo sintomo, visibile nelle gopi quando andarono da Krsna col vivo desiderio di danzare con Lui. Ma quando Krsna chiese loro di tornare alle loro case, dai loro mariti, pare che esse si arrabbiassero molto e si rivolgessero a Krsna con voce alterata.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.39.56) c’informa che anche la voce di Akrura si alterò per l’immensa felicità nel vedere, dentro il fiume Yamuna, tutti i pianeti Vaikuntha. Quando Akrura capì che Krsna era Dio, la persona Suprema, chinò il capo fino a toccare i piedi di loto del Signore e a mani giunte Gli offrì alcune preghiere con voce tremante.

Questo sintomo può anche essere provocato dalla paura. Un amico di Krsna Lo lodò con queste parole:

“Amico mio, il Tuo flauto era stato affidato al Tuo servitore patri, e quando io gli chiesi di restituirlo, lui si mise a parlare con voce alterata diventando giallo in viso.”

Il tremito

Quando Krsna tentò di catturare il mostro Sankha, Radharani si mise a tremare di paura. E quando Sahadeva, il fratello minore di Arjuna, vide Sisupala che insultava Krsna con veemenza, si mise a tremare per la collera.

La sofferenza fece anche tremare Radharani, che disse a una delle gopi:

“Non scherzare più con Krsna, questo truffatore. E digli, per favore, di non avvicinarSi più o me, perché Lui è per noi fonte di continue sofferenze.”

Il cambiamento di colore

Talvolta, in seguito ad un profondo abbattimento dovuto al comportamento di Krsna, il corpo assume un allo colore. A questo proposito, le gopi rivolsero a Krsna queste parole:

“Caro Krsna, a causa del dolore di essere separati da Te, tutti gli abitanti di Vrndavana hanno cambiato colore. Da allora, Narada vede Vrndavana come un’isola bianca nell’oceano di latte.”

Quando Krsna e Balarama erano presenti nell’arena di Kamsa il corpo di quest’ultimo cambiò colore. Anche il viso di Indra cambiò colore quando vide Krsna che proteggeva tutti gli abitanti di Vraja sollevando la collina Govardhana. Sotto l’effetto di una grandissima gioia, il corpo può diventare rosso, ma poiché queste trasformazioni sono molto rare, Srila Rupa Gosvami non approfondisce questo argomento.

Le lacrime

Le lacrime possono essere causate dalla gioia, dalla collera o dalla separazione dall’amato. Quando sono dovute alla gioia sono fredde, quando invece sono dovute alla collera diventano brucianti. Tuttavia, qualunque sia la loro natura, le lacrime sono accompagnate da violenti movimenti dell’occhio e generalmente da rossore. Inoltre, una sensazione di prurito spinge a strofinarsi gli occhi.

A Rukmini dagli occhi di loto, la prima regina di Krsna a Dvaraka, non piacevano le lacrime che i suoi sentimenti di gioia estatica le facevano versare. C’è un passo nell’Hari vamsa che descrive saty- bhama mentre versa per Krsna lacrime provocate da un amore profondo.

Bhima versò lacrime di collera quando vide Sisupala che insultava Krsna nell’arena del sacrificio rajasuya. Bhima desiderava uccidere Sisupala immediatamente, ma poiché Krsna non gliene dava l’ordine, l’infuriò e sentì un profondo risentimento. Come una sottile nuvola copre talvolta la luna, il suo sguardo si coprì di lacrime brucianti. Mentre versava lacrime di rabbia, Bhima aveva tutta la grazia della luna leggermente velata da una nuvola notturna.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.60.23) descrive meravigliosamente Rukmini bagnata da lacrime di tristezza. Mentre s’intratteneva con Krsna, Rukmini fu improvvisamente assalita dalla paura di essere separata da Lui e si mise a grattare Il suolo con le unghie dei piedi, simili ai petali rossi del fiore di loto. Le lacrime che versava scioglievano il mascara nero dei suoi occhi e scivolando giù annerivano il suo petto coperto di kunkuma. Rukmini era così addolorata che la voce le si spezzò in gola.

La devastazione

La persona in cui si manifestano simultanemente sentimenti di gioia e di tristezza cade in una confusione tale che non sa più come agire. Questo stato è detto pralaya, o devastazione. In questa condizione di pralaya una persona può cadere al suolo e manifestare tutti i sintomi dell’amore estatico. Quando le gopi che cercavano Krsna Lo videro uscire all’improvviso dai Boschetti, rimasero sbalordite e quasi persero conoscenza. In quella condizione le gopi erano molto belle. Questo è un esempio di devastazione nella gioia, o pralaya.

Si trovano anche esempi dove il pralaya si manifesta nella tristezza. Nello Srimad- Bhagavatam (10.39.15) Sukadeva Gosvami dice al re Pariksit:

“O re, quando le gopi non erano con Krsna s’immergevano in una meditazione così profonda su di lui che tutti i loro sensi sospendevano ogni attività, ed esse perdevano coscienza del loro corpo, come se fossero state liberate da ogni condizione materiale”.

Gradazione dei sintomi d’estasi

Tra tutte le trasformazioni che il corpo subisce sotto l’effetto dell’estasi trascendentale, lo sbalordimento ha un’importanza particolare. Infatti, secondo la forza di questo sentimento, l’energia vitale si trova più o meno disturbata, e a causa di questa condizione le altre manifestazioni di amore estatico subiscono alcune alterazioni. Questi sintomi d’estasi spirituale si sviluppano progressivamente e rivestono, nel corso di questo sviluppo, un carattere ora fumoso, ora fiammeggiante, ora irradiante. Queste manifestazioni si prolungano per molti anni e si estendono a diverse parti del corpo. A differenza delle lacrime e dell’alterazione della voce, che sono sintomi localizzati, lo sbalordimento si diffonde in tutto il corpo.

Le lacrime fanno talvolta gonfiare gli occhi rendendoli molto pallidi oppure offuscano la vista. L’alterazione della voce, invece, può provocare soffocamento ed ansietà estrema. Poiché i sintomi di queste diverse manifestazioni d’estasi appaiono in modo localizzato, sono accompagnate da diverse reazioni ugualmente locali. Così, produrre una specie di “ghra” sonoro. Questo suono, ed altri di natura simile, strozzano la voce e, accompagnati da un’estrema angoscia, possono manifestarsi in modi diversi. Tutti questi sintomi si raggruppano sotto la condizione esistenziale detta arida, nella sua espressione fumosa, ed appaiono sotto vari aspetti.

Danze estatiche sono talvolta eseguite durante le cerimonie che commemorano i divertimenti di Krsna o semplicemente in compagnia di devoti. Tali manifestazioni d’amore sono dette fiammeggianti.

Nessuna delle trasformazioni fisiche descritte sopra può manifestarsi in assenza del principio essenziale dell’attaccamento profondo per Krsna. Al livello della loro espressione fumosa, i sintomi dell’estasi potrebbero essere nascosti. Il sacerdote Gargamuni, che compiva alcune cerimonie rituali nella dimora di Nanda Maharaja, conobbe questi sintomi d’estasi. Appena seppe che Krsna aveva ucciso il mostro Aghasura, i suoi occhi si riempirono di lacrime, la sua gola tremò e il suo corpo si coprì di sudore. Fu così che il nobile viso del sacerdote si ornò meravigliosamente.

Si definisce fiammeggiante la manifestazione simultanea di numerosi sintomi d’estasi, come dimostrano queste parole, rivolte a Krsna da uno dei suoi amici:

“amico mio, appena udii venire dalla foresta il suono del Tuo flauto, le mie mani diventarono quasi inerti e i miei occhi si riempirono di lacrime tanto che non riuscii più a distinguere la Tua piuma di pavone. Le mie gambe, colpite da una paralisi questi totale, non mi permisero neanche il minimo movimento. Perciò caro compagno, devo riconoscere in tutto questo l’effetto delle meravigliose vibrazioni del Tuo flauto sublime.”

Similmente, una gopi disse a un’altra:

“Cara amica, appena sentii il suono del flauto di Krsna tentai di sottrarmi a quelle vibrazioni incantatrici, ma non potei impedire al mio corpo di fremere, perciò tutti i miei parenti che in quel momento si trovavano in casa poterono accorgersi senza il minimo dubbio del mio attaccamento per Krsna.”

Si definisce irradiante il livello d’amore estatico in cui non possono essere nascosti i sintomi dell’estasi, che appaiono allora in quattro o cinque modi differenti. Si può citare a questo proposito l’esempio del saggio Narada: appena vide Sri Krsna in piedi davanti a sé, il suo corpo fu preso da un tale stupore che smise di suonare la vina. La voce rotta dall’emozione non gli permise di offrire a Krsna nessuna preghiera, e i suoi occhi si riempirono di lacrime impedendogli di contemplare il Signore.

Quando questi sintomi si manifestarono in Srimati Radharani, alcune sue amiche le fecero queste critiche:

“Cara amica, quando le lacrime riempiono i tuoi occhi, tu accusi il profumo dei fiori, e quando i peli si rizzano sul tuo corpo, tu accusi la freschezza dell’aria. Tu maledici anche la tua passeggiata nella foresta accusandola di aver reso immobili le tue gambe. Ma la tua voce tremante rivela che la causa di questi mali è ben altra: è solo il tuo attaccamento per Krsna.”

Srila Rupa Gosvami sottolinea che quando i vari sintomi dell’estasi si manifestano in modo accentuato, la condizione del devoto può essere definita molto irradiante. Un esempio di questa condizione ci è dato dalle parole rivolte a Krsna da uno dei suoi amici:

“Caro Pitambara, afflitti per la Tua assenza, tutti gli abitanti di Goloka Vrndavana sono ora coperti di sudore. Essi esprimono il loro dispiacere con vari discorsi, e i loro occhi sono inondati di lacrime. In realtà, tutti si trovano nella più profonda confusione.”

C’è una manifestazione suprema dell’amore estatico, che si chiama mahabhava. Questa manifestazione poteva apparire solo nella persona di Radharani, ma in seguito, quando Sri Caitanya Mahprabhu apparve col desiderio di gustare i sentimenti provati da Radharani, tutti i sentimi del Mahabhava si manifestarono in Lui. Sri Rupa Gosvami spiega che il Mahbhava è l’espressione più irradiante dei sentimenti d’amore estatico. Egli approfondisce ulteriormente l’analisi delle manifestazioni dell’amore estatico dividendole secondo quattro ordini, chiamati sattvikbhasa.

Accade a volte che anche alcuni impersonalisti, estranei al servizio di devozione, mostrino questi sintomi d’estasi, che però non sono accettai come manifestazioni reali, ma solo come riflessi. A Varanasi, per esempio, città considerata sacra dagli eruditi impersonalisti, può succedere di vedere un sannyasi che scoppia in lacrime all’ascolto delle glorie del Signore. Alcuni impersonalisti cantano anche il mantra Hare Krsna ed accompagnano i loro canti con danze, ma il loro scopo non è quello di servire il Signore, bensì di fondersi in Lui. Perciò Rupa Gosvami insegna che anche se vediamo apparire sul corpo dell’impersonalista gli effetti di questo canto, non dobbiamo considerarli come il sintomo di un attaccamento reale, ma piuttosto come semplici riflessi, simili a quelli del sole che un pezzo di vetro levigato fa brillare in una stanza buia. Ciò nonostante il canto del mantra Hare Krsna è così sublime e potente che alla fine farà sciogliere anche il cuore degli impersonalisti.

Talvolta si può notare che i più fermi logici, in cui non si trova alcuna traccia di devozione e che non hanno alcuna vera comprensione delle glorie sublimi del Signore, quando si riuniscono per ascoltare il canto delle glorie di Krsna sembrano sciogliersi in estasi e piangono. Un devoto si rivolge al Signore con queste parole:

“Caro Mukunda, non riesco a descrivere in modo adeguato le glorie dei tuoi divertimenti. Essi sono così sublimi che anche un non – devoto, se ascolta il racconto delle Tue gloriose attività, si sente commosso, piange e comincia a sentire brividi.”

I non – devoti non si fondono veramente nell’estasi perché il loro cuore è estremamente duro; ciò non toglie, però, che le glorie del Signore esercitino un’influenza tale che a volte fanno piangere perfino i non – devoti.

Si verifica talvolta che un non – devoto, privo di qualsiasi sentimento sincero per qualsiasi ed incurante dei principi regolatori del servizio di devozione, riesca con la pratica a fare mostra di sentimenti devozionali, ed anche a piangere in un’assemblea di devoti. Tuttavia, questi sintomi non sono vere manifestazioni di amore estatico. A dire il vero si tratta solo di una pratica simulata. Sebbene non sia affatto necessario descrivere questi semplici riflessi d’estasi, Rupa Gosvami cita qualche esempio di queste manifestazioni, dove non si trova alcuna vera espressione devozionale.

CAPITOLO 29

MANIFESTAZIONI D’AMORE PER KRSNA

Alcuni sintomi fisiologici sono la manifestazione di un amore estatico sconvolgente (vyabhicari – bhava). Se ne contano trentatrè:

1) la delusione,

2) lo sconforto,

3) l’umiltà,

4) il senso di colpa,

5) la stanchezza,

6) l’ebbrezza,

7) l’orgoglio,

8) il dubbio,

9) la paura,

10) l’emozione profonda,

11) la pazzia,

12) l’amnesia,

13) la malattia,

14) la confusione,

15) la morte,

16) la pigrizia,

17) l’inerzia,

18) la timidezza,

19) la simulazione dei sentimenti,

20) Il ricordo,

21) la disposizione al ragionamento,

22) l’ansietà,

23) la riflessione,

24) la costanza,

25) la felicità,

26) l’impetuosità,

27) la violenza,

28) l’arroganza,

29) l’invidia,

30) l’impudenza,

31) le vertigini,

32) il sonno,

33) la vivacità.

La delusione

Un senso di delusione appare quando colui che è costretto a compiere azioni proibite, o è impedito ad agire in modo conveniente, si sente invadere dal rimorso e dal disonore. Colui che prova una simile delusione è preso dall’angoscia, piange, prova un sentimento di umiltà, vede cambiare il colore del corpo e respira pesantemente.

Quando sembrava che Krsna fosse annegato nelle acque avvelenate della Yamuna mentre puniva il serpente Kalijta, Nanda Maharaja si rivolse così a Yasoda – devi:

“Cara sposa, Krsna è scomparso sotto le onde; a che serve dunque mantenere in vita i nostri corpi, contaminati dal peccato? Entriamo anche noi nelle acque avvelenate della Yamuna e riscattiamo così le colpe commesse nel corso della nostra vita.”

Questo è un esempio di emozione violenta, che il devoto può provare sotto l’effetto di una profonda delusione. Quando Krsna lasciò Vrndavana, Subala, Suo intimo amico, decise di fare altrettanto. Mentre lasciava quei luoghi, Subala pensava che senza Krsna Vrndavana non offriva più alcuna gioia. Simile all’ape che lascia un fiore privo di nettare, Subala lasciò Vrndavana quando non trovò più in essa alcun piacere trascendentale.

Nel dana – keli – kaumudi Srimati Radhrani si rivolge a una delle sue amiche con queste parole:

“Cara amica, se non posso ascoltare il racconto delle glorie attività di Krsna, è meglio che diventi sorda. E poiché ora non posso contemplarLo sarebbe senz’altro meglio che io fossi cieca.”

Questo è un esempio di delusione causata dall’assenza di Krsna.

C’è un passo nell’Hari – vamsa in cui Satyabhama, una delle regine di Krsna a Dvaraka, rivolgendosi al marito dice:

“Caro Krsna, da quando ho sentito Narada che lodava Rukmini davanti a Te, ho capito che ormai è inutile parlare di me.”

Questo è un esempio di delusione generata dalla gelosia. Poiché Rukmini e Satyabhama avevano entrambe Krsna come marito, era naturale che sentissero l’una verso l’altra qualche sentimento di gelosia femminile. Satyabhama si sentì dunque delusa all’ascolto delle glorie di Rukmini.

Si trova nello Srimad- Bhagavatam ( 10.51.47) il verso che segue:

“O Krsna, non posso dire che soltanto gli altri sprofondano nell’esistenza materiale, poiché io sono immerso più di tutti in un concetto errato dell’esistenza, centrato sul corpo. La mia famiglia, la mia casa, mia moglie, le mie ricchezze, le mie terre e il mio regno sono per me fonte di grandissime preoccupazioni. In realtà, vivere in un simile ambiente materiale ha provocato in me una follia tale che ora penso di avere inutilmente sprecato la mia vita.”

Questo è un esempio di delusione generata dallo sconforto.

Secondo Bharata muni, una simile delusione sarebbe di cattivo augurio. Ma altri saggi eruditi la pongono tra i sentimenti neutri e precisano che essa alimenta l’amore estatico.

Lo sconforto

Questo sentimento si manifesta in colui che vede fallire gli sforzi per raggiungere lo scopo che si era prefissato, o non ottiene alcun risultato dalle sue azioni presenti, o deve affrontare una situazione pericolosa, oppure è assillato da un senso di colpa. Prigioniera del suo sconforto, questa persona diventa inquisitrice, pensierosa, triste, piena di rimpianti, respira a fatica, cambia colore e sente la bocca seccarsi.

Un devoto anziano si rivolge a Krsna con queste parole:

“O Krsna, uccisore del demone Agha, gli anni hanno tolto ogni vitalità alle mie membra. Non posso più parlare con grande eloquenza, la mia voce trema, la mia mente s’indebolisce e ho spesso vuoti di memoria. Ma Tu, amato Signore, sei simile al chiaro di luna; ci il mio unico vero dispiacere è di non aver fatto progressi nella coscienza di Krsna durante la mia vita, per non aver saputo gustare il Tuo benefico fulgore.”

Questo esempio illustra un sentimento di sconforto che trae origine dal fatto di non aver potuto raggiungere lo scopo desiderato.

Un devoto disse:

“Questa notte ho sognato di raccogliere fiori diversi in un giardino per fare una ghirlanda che desideravo offrire a Krsna. Ma la mia sfortuna è così grande che all’improvviso il mio sogno svanì senza che io potessi realizzare il mio desiderio.”

In questo esempio il devoto si rattrista per non aver potuto adempiere i suoi doveri.

Vedendo che suo figlio adottivo, Krsna, Si trovava in difficoltà nell’arena sacrificale di Kamsa, Nanda Maharaja esclamò:

“Che disgrazia non aver saputo tenere mio figlio chiuso a chiave in una stanza! Purtroppo Gli ho permesso di venire a Mathura, ed eccoLo ora alle prese col mostruoso elefante Kuvalaya. E’ come se l’ombra della terra velasse la luna di Krsna.”

In questo esempio il sentimento di sconforto trae origine da una situazione pericolosa.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.14.9) si trovano queste parole di Brahma:

“O Signore, guarda la mia impudenza! Tu sei Dio, la Persona originale, l’Illimitato, l’Anima Suprema, e il maestro delle più perfette energie illusorie. Guarda solo come sono impudente! Volevo sostituirmi a Te con la mia potenza personale, così piccola, ma da cui traggo tanto orgoglio. Come una semplice scintilla non può nulla davanti ad un fuoco ardente, così la mia potenza illusoria non ha potuto opporsi alla Tua energia illusoria superiore. Eccomi qui, dunque, il più deriso ed anche il più inutile tra gli esseri.”

Queste parole di Brahma mostrano uno sconforto nato dal senso di colpa in seguito a un’offesa commessa.

L’umiltà

L’umiltà nasce da un senso di debolezza prodotto dalla sofferenza, dalla paura o da un’offesa commessa. Si diventa allora loquaci, pieni di ansietà, inattivi, il cuore s’immiserisce e la mente si contamina.

Lo Srimad – Bhagavatam (10.51.57) riporta queste parole del re Mucukunda:

“O Signore, le colpe che ho commesso in passato sono oggi per me la causa di continui dispiaceri. I miei desideri mi fanno costantemente soffrire, eppure i miei sensi non si stancano mai dei piaceri materiali. Ma ora, in un modo o nell’altro, la Tua grazia mi accorda sollievo e questo, per aver preso rifugio ai tuoi piedi di loto, che sono sempre liberi dallo sconforto, dalla paura e dalla morte. O sostegno sovrano, maestro sovrano, Anima Suprema, Ti prego, proteggimi perché tante preoccupazioni mi opprimono.”

Questo è un sentimento di umiltà che nasce da una grande sofferenza legata all’esistenza materiale.

Mentre era minacciata dal brahmastra di Asvatthama, Uttara ebbe paura di perdere il bambino che portava nel grembo – Maharaja Pariksit- e subito si abbandonò a Krsna:

“Signore, ella disse, non m’importa di essere uccisa dal brahmastra di Avatthama, ma Ti prego, salva mio figlio!”

In questo esempio l’umiltà è suscitata dalla paura.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.14.10) riporta queste parole di Brahma:

“O infallibile! Sono nato sotto l’influenza della passione e mi sono inorgoglito per aver creato l’universo materiale. Il mio orgoglio, simile alle più dense tenebre, mi ha reso così cieco che ho creduto di potermi misurare con Te, la Persona Suprema. E sebbene io sia considerato il creatore dell’universo, o amato Signore, sono eternamente il Tuo servitore. Perciò, ti prego, mostrati sempre compassionevole verso di me ed accordami il Tuo perdono.”

Queste parole di Brahma rivelano un sentimento di umiltà nato da un’offesa.

L’umiltà può anche avere origine dalla timidezza. Per esempio, quando Krsna rubò i vestiti delle gopi che si bagnavano in un fiume, esse Lo supplicarono di non commettere una simile ingiustizia nei loro confronti.

“Caro Krsna, sappiamo che Tu sei il figlio di Nanda Maharaja e che sei il più amato in tutta Vrndavana. Certamente, anche noi Ti vogliamo molto bene. Perché dunque ci maltratti in questo modo? Restituiscici i nostri vestiti; non vedi come stiamo tremando dal freddo?”

Questo sentimento di umiltà derivava dal fatto che essi si trovavano nude davanti a Krsna.

Il senso di colpa

Il senso di colpa deriva dal sentirsi responsabili di un errore commesso. un giorno, Srimati Radharani stava facendo del formaggio fresco per Krsna. Mentre era intenta alla sua opera, i braccialetti di pietre preziose le giravano intorno ai polsi, e lei cantava il santo nome di Krsna. Ma all’improvviso le venne questo pensiero:

“Sto cantando il santo nome di Krsna col rischio di farmi sentire dai miei parenti – mia suocera e mia cognata!”

A questo pensiero Radharani fu presa da una viva inquietudine. In questo esempio la devozione per Krsna suscita un senso di colpa.

Un altro giorno, Srimati Radharani dal dolce sguardo entrò nella foresta per cogliere dei fiori e fare una ghirlanda da offrire a Krsna. Mentre coglieva i fiori fu assalita dalla paura; e se qualcuno l’avesse vista in quel momento? Allora fu sopraffatta dalla fatica e dalla debolezza. Così si manifesta il senso di colpa che accompagna un’attività compiuta per Krsna.

Il Rasa – sudhakara racconta che dopo aver trascorso la notte con Krsna, Radharani si sentì così debole che non potè alzarsi dal letto su cui riposava. E quando Krsna le tese la mano per aiutarla. Radharani si sentì colpevole di essere rimasta con Lui tutta la notte.

La stanchezza

Si prova stanchezza dopo aver percorso una strada molto lunga, dopo aver danzato e dopo aver avuto un rapporto sessuale. Questo senso di stanchezza lascia apparire segni di stordimento, sudore, inerzia, sbadigli e un respiro molto pesante.

Un giorno, nel cortile della sua casa, Yasoda inseguiva Krsna che l’aveva offesa. Dopo un po’ di tempo Yasoda si sentì molto stanca, sudava e i suoi capelli si sciolsero. Questo è un esempio di stanchezza provocata da una fatica eccessiva.

Talvolta, nel corso di una cerimonia, i pastorelli, amici di Krsna, e Balarama si univano in una danza. Le ghirlande che portavano al collo dondolavano e a a forza di danzare in estasi i ragazzi si coprivano il sudore. In questo caso si tratta di stanchezza suscitata dalla danza.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.33.20) rivela che dopo i loro amori con Krsna, le gopi, si sentivano talvolta molto stanche per aver tanto danzato e scambiato baci ed abbracci. Ma Krsna, con la Sua misericordia incondizionata e la Sua compassione, accarezzava i loro visi con le Sue mani di loto. In questo esempio la stanchezza ha origine dalla danza rasa.

L’ebbrezza

In colui che prova un orgoglio arrogante dopo essersi ubriacato con bevande alcoliche o con emozioni sensuali, la voce diventa confusa, gli occhi si gonfiano e macchie rosse appaiono sul corpo. Il Lalita – madhava racconta che Sri Baladeva, ebbro per aver bevuto troppo miele liquido, Si rivolse alle formiche con queste parole:

“O re delle formiche! Perché ti nascondi in questi buchi?”

Poi rivolgendosi al re dei pianeti celesti, disse:

“E tu, re Indra! Giocattolo nelle mani di Saci! Perché ridi così? Sappi che sono sul punto di distruggere l’intero universo, e so che Krsna non sarebbe in collera con Me.”

Infine, volgendoSi verso Krsna, disse:

“Caro Krsna, dimmi subito perché tutta la terra trema in questo modo, e dimmi anche perché la luna si è tanto allungata. E voi tutti, membri della dinastia Yadu, perché ridete di Me? RestituiteMi il Mio liquore fatto col miele del fiore kadamba!”

Srila Rupa Gosvami prega affinché tutti noi possiamo piacere a Sri Balarama mentre parla come se fosse ubriaco.

Balarama, sentendosi stanco, Si sdraiò. Generalmente, le persone elevate, quando sentono gli effetti dell’ubriachezza, si sdraiano; le persone mediocri, invece, ridono e cantano, e gli uomini di bassi costumi usano un linguaggio volgare e a volte si mettono a piangere. Gli effetti dell’ubriachezza si manifestano dunque in modi differenti secondo l’età e il carattere. Srila Rupa Gosvami conclude qui l’argomento, trovando inutile soffermarvisi più a lungo.

I segni dell’ebbrezza si manifestano anche quando Srimati Radharani volge lo sguardo verso Krsna: ubriacata da questa visione, ella vaga qua e là, vacillante, oppure si mette a ridere o si copre il viso. A volte dice parole senza senso, altre volte si mette a implorare le sue amiche gopi. Queste ultime, vedendo in Radharani questi sintomi di ebbrezza, dicono tra loro:

“Guardate quanto Radhrani si ubriaca alla vista di Krsna!”

Questo è un esempio di amore estatico impregnato di ebbrezza.

L’orgoglio

Le manifestazioni dell’orgoglio che accompagnano l’amore estatico possono nascere dal fatto di possedere immense ricchezze, una grande bellezza fisica, un’abitazione di gran classe, o anche dal fatto di aver realizzato un ideale caro al proprio cuore. Si definisce orgoglio anche colui che rimane indifferente davanti alla mancanza di considerazione verso la propria persona.

Bilvamangala Thakura disse:

“O Krsna, Tu mi lasci ora, sfuggendo al mio abbraccio. Ma rimarrò stupito della Tua forza solo quando saprai fuggire dal più profondo del mio cuore dove io Ti tengo prigioniero.”

Questo esempio illustra un sentimento d’orgoglio nell’amore estatico per Krsna.

Una volta, durante la danza rasa, dopo che Radharani ebbe abbandonato il cerchio della danza e Krsna stava per andare a cercarla, una gopi Gli rivolse queste parole:

“Caro Krsna, Tu sei certamente stato molto gentile a servire la forma della nostra cara Srimati Radharani, ed ora Tu lasci tutte le gopi per andare a cercarla. Permettimi di domandarTi come vorresti che lei si comportasse con Te.”

In questo esempio l’orgoglio è generato dal fatto di possedere una bellezza squisita.

Radharani, che talvolta sentiva nascere in sé l’orgoglio diceva:

“Nonostante i pastorelli si sforzino di fare per Krsna bellissime ghirlande di fiori, quando io Gli offro la mia, Egli rimane meravigliato e Si affretta ad accettarla e a stringerla sul cuore.”

Lo Srimad- Bhagavatam (10.2.33) riporta queste parole di Brahma:

“O Madhusa Madhusudana. I Tuoi puri devoti sentono l’effetto dell’amicizia piena d’estasi che Tu nutri per loro, perciò non sono mai vinti da alcun nemico. Sanno che Tu li proteggi sempre, perciò possono superare con la più grande facilità l’ostacolo che un nemico può opporre.”

In breve, colui che ha preso completo rifugio sotto i piedi di loto del Signore è sempre orgoglioso di poter vincere ogni volta il nemico.

Un tessitore di Mathura rivolse a Krsna queste parole:

“Caro re di Vrndavana, sono così orgoglioso di ricevere la Tua misericordia che non attendo neppure quella che potrebbe conferirmi il Signore di Vaikuntha, questa misericordia tanto ricercata dai numerosi saggi assorti in profonde meditazioni.”

Infatti, sebbene gli yogi e i grandi saggi meditino su Visnu, che risiede a Vaikuntha, un devoto di Krsna, a causa del suo orgoglio spirituale, non darà molta importanza a questa meditazione. Questo sentimento deriva dal fatto di aver raggiunto Krsna, il fine supremo dell’esistenza.

Il dubbio

Mentre Brahma si preparava a partire, conducendo con sé le mucche, i vitelli e gli amici di Krsna, improvvisamente cominciò a dubitare dell’opportunità del suo furto e a gettare in tutte le direzioni il suo sguardo multiplo. Infatti, essendo dotato di quattro teste, brahma ha otto occhi. Questo è un esempio di amore estatico nel dubbio, quest’ultimo provocato dall’atto di rubare. Similmente, per far piacere a Krsna, Akrura s’impadronì del Syamantaka – mani, un gioiello che ha il dono di produrre ora all’infinito, ma poi si pentì del suo gesto. Questo è un altro esempio di amore estatico per Krsna nel dubbio provocato dall’atto di rubare. Anche Indra, il re dei pianeti celesti, che aveva fatto cadere sulla terra di Vraja una pioggia torrenziale, fu assalito dal dubbio che gli oscurò il viso quando gli fu consigliato di abbandonarsi ai piedi di loto di Krsna.

La paura

Si dice che una persona prova paura quando ha il cuore turbato da un fulmine che solca il cielo, da un animale feroce o da un rumore tumultuoso. Questa persona cerca allora rifugio in ciò che potrebbe garantirle una qualsiasi forma di sicurezza. Quando si è in preda alla paura, i peli si rizzano e il corpo comincia a tremare. Si possono anche commettere errori e le membra possono rimanere paralizzate per lo stupore.

Si trovano nel padyavali le seguenti parole:

“Amico mio, mi riempio di una grande inquietudine al pensiero che Krsna abiti nella regione di Mathura, ormai resa demoniaca da kamsa, il re dei demoni.”

Questo è un esempio in cui si teme un pericolo per Krsna sotto l’effetto dell’amore estatico.

Quando il demoniaco Vrsasura entrò in Vrndavana sotto forma di un toro minaccioso, le gopi furono colpite da una forte paura. Profondamente turbate, esse si misero ad abbracciare gli alberi tamala. Questo fatto denota un sentimento di paura suscitato dalla presenza di un animale feroce, e in cui la vittima, animata da amore estatico, cerca rifugio nel ricordo di Krsna. Similmente, quando made Yasoda sentiva gridare gli sciacalli nella foresta di Vrndavana, sorvegliava il piccolo Krsna con raddoppiata attenzione. Questo è un allo esempio di paura carica di amore estatico per Krsna e provocata da un urlo stridente. Queste diverse forme di apprensione differiscono leggermente dalle abituali manifestazioni di paura. Colui che ha paura continua ad avere la nozione del tempo, ma quando la paura è di origine estatica non c’è posto per questa nozione.

L’emozione profonda

L’emozione può essere provocata da qualcosa di molto piacevole o di molto spiacevole. Può essere suscitata anche da un incendio, da un vento impetuoso, da una pioggia torrenziale, da uno sconvolgimento naturale, dalla vista di un grande elefante o dalla vista di un nemico. Quando l’emozione è provocata dal fatto di vedere una cosa molto piacevole, si parla con un linguaggio vivo, ornato di parole gentili. Quando invece è suscitata dalla vista di una cosa molto spiacevole dà origine ai lamenti. Per esempio, durante un incendio l’emozione ci spinge a sottrarci alla minaccia delle fiamme. Sotto la sua influenza il corpo è scosso da tremiti, gli occhi si chiudono per il terrore o si riempiono di lacrime. Colui che è assalito dall’emozione a causa di un vento impetuoso affretta il passo e si stropiccia gli occhi. Sotto la pioggia, l’emozione fa prendere un ombrello e fa contrarre le membra. L’emozione causata da uno sconvolgimento improvviso fa impallidire il viso, fa tremare il corpo e fa rimanere attoniti. Colui che alla vista di un elefante è preso da emozione, trasalisce, mostra diversi segni di paura e a volte continua a gettare dietro di sé sguardi di apprensione. Agitata dalla presenza di un nemico, una persona si mette alla ricerca di un’arma micidiale o tenta di fuggire.

Quando Krsna tornava dalla foresta di Vrndavana, madre Yasoda provava un’emozione così forte nel vedere suo figlio che il latte le gocciolava dal seno. In questo esempio l’emozione è suscitata dalla presenza di una persona cara.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.23.18) Sukadeva Gosvami rivolge a Maharaja Pariksit queste parole:

“Amato re, le mogli dei brahmana erano molto attratte a glorificare Krsna ed avevano sempre sperato ardentemente che si presentasse loro l’occasione di vederLo. Così, quando seppero che Krsna non era lontano, ansiose di incontrarLo, lasciarono immediatamente la loro casa.”

Questo esempio illustra un’emozione provocata dalla presenza di una persona amata.

Quando Putana, la strega demoniaca, si accasciò al suolo dopo essere stata uccisa da Krsna, madre Yasoda rimase attonita e con voce rotta dall’emozione disse: “Oh, Ma che succede?” Quando vide Krsna, l’oggetto del suo amore, che giocava sul petto senza vita della strega, madre Yasoda, comportandosi in modo incoerente sotto l’effetto dell’emozione, si mise a vagare qua e là. In questo esempio l’emozione è suscitata da una scena orribile.

Quando Krsna sradicò i due alberi Arjuna, e Yasoda sentì il fragore della loro caduta, l’emozione s’impadronì di lei e la immerse in una tale confusione che ella rimase con lo sguardo fisso verso l’alto, incapace di qualsiasi movimento. Questo fatto sottolinea l’emozione provocata da un rumore tumultuoso.

Quando scoppiò un incendio nella foresta di Vrndavana, i pastori si riunirono e disperatamente pregarono Krsna di proteggerli. Questa è l’emozione causata da un incendio.

Trnavarta, il mostro dalla forma di tornado, un giorno rapì Krsna e Lo fece volteggiare nell’aria insieme con alcuni grossi alberi. Non trovando più suo figlio, madre Yasoda fu così turbata che si mise a vagare qua e là. Questa emozione è suscitata da un vento impetuoso.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.25.11) c’è l’episodio di Indra che fece abbattere su Vrndavana una pioggia torrenziale: il vento e il freddo opprimevano talmente i pastori e le mucche che tutti andarono a rifugiarsi ai piedi di loto di Krsna. Questa è l’emozione provocata da una pioggia torrenziale.

Quando Krsna abitava nella foresta di Vrndavana ci furono anche fortissime grandinate. Allora le persone di una certa età Lo esortavano così:

“Krsna, non muoverTi assolutamente! Guarda! Anche gli uomini che Ti sono superiori in forza e in età sono incapaci di affrontare questa tempesta, e tu non sei che un piccolo ragazzo. Suvvia, resta dove sei!

In questo esempio l’emozione è suscitata da una forte grandinata. Mentre Krsna castigava Kaliga nelle acque avvelenate della Yamuna, madre Yasoda, presa dall’emozione, disse:

“Guardate, sembra che la terra tremi! Si direbbe un terremoto, e ci sono lacrime che solcano il cielo! Il mio amato figlio è entrato nelle acque avvelenate della Yamuna. Che cosa mi resta da fare adesso?”

Qui l’emozione è provocata da uno sconvolgimento naturale. Nell’arena di Kamsa, quando Krsna fu attaccato da grandi elefanti, tutte le signore presenti Gli fecero questo discorso:

“Caro ragazzo, per favore, lascia immediatamente questo luogo! Si, Ti supplichiamo, parti Subito! Non vedi questi mostruosi pachidermi che Ti stanno piombando addosso? Il modo innocente con cui li guardi ci sommerge di emozioni troppo violente!”

Allora Krsna, volgendosi verso madre Yasoda disse:

“mia cara madre, non ti allarmare alla vista di questi elefanti e di questi cavalli che corrono verso di Me sollevando nuvole di polvere, che accecano queste signore dagli occhi di loto. Che venga pure anche il mostro kesi; le mie braccia saranno sempre adatte a riportare la vittoria. Perciò, ti prego, non essere inquieta.”

Nel Lalita – madhava un’amica si rivolge così a madre Yasoda:

“Non è sbalorditivo che quando il demone Sankhacuda, potente e grande come una montagna, si avventò sul tuo bambino, la cui bellezza fa ricordare quella di Cupido, nessuno in tutta Vrndavana potesse venirGli in aiuto? Ciò nonostante, il bambino riuscì da solo ad uccidere quel mostro. Sembra dunque che tuo figlio sia potuto scampare a quel pericolo grazie alla austerità che tu hai compiuto nelle tue vite passate.”

La stessa opera racconta anche il rapimento di Rukmini da parte di Krsna durante la celebrazione regale del suo matrimonio. Tutti i principi presenti là dissero tra loro:

“Noi disponiamo di elefanti, cavalli, carri, archi, frecce e sciabole, che cosa abbiamo da temere da Krsna? Attacchiamolo, questo semplice pastore assetato d’amore! Egli non ha alcun diritto di rapire così una principessa. Inseguiamolo! “

In questo esempio l’emozione è suscitata dalla presenza di nemici.

Con questi numerosi esempi, Srila Rupa Gosvami cerca di dimostrare che in tutto ciò che riguarda Krsna e le relazioni che si possono stabilire con Lui non ci può essere questione di impersonalismo. Infatti, gli avvenimenti menzionati sopra sono tutti legati a Krsna in modo molto personale.

La pazzia

Nell’opera di Srila Bilvamangala Thakura si trova la seguente preghiera:

“possa Srimati Radharani purificare l’intero universo con la forza del suo perfetto abbandono a Krsna. Piena di amore estatico per Lui, ella agiva talvolta come farebbe una persona confusa, e un giorno voleva fare il burro in un recipiente senza latte. Vedendo questo gesto di Radharani, Krsna fu così affascinato da lei che cominciò a mungere un toro scambiandolo per una mucca.”

Questi sono alcuni esempi di pazzia collegata agli scambi amorosi tra Radha e Krsna. Lo Srimad- Bhagavatam c’informa che quando Krsna entrò nelle acque avvelenate della Yamuna, Srimati Yasoda – devi fu sconvolta da una pazzia simile. Invece di raccogliere le erbe medicinali, si mise a fare dei discorsi agli alberi, come se fossero incantatori di serpenti. Si prosternò a mani giunte davanti a loro ed espresse la seguente richiesta:

“Qual è la pianta medicinale che può impedire che Krsna muoia per quest’acqua avvelenata?”

Questo esempio esprime la pazzia generata da un grande pericolo. Lo Srimad- Bhagavatam (10.30.4), quando descrive le gopi che cercano Krsna nella foresta di Vrndavana, dimostra che l’amore estatico ha il potere d’immergere il devoto in uno stato di pazzia. Le gopi cantavano a voce alta le glorie di Krsna e vagavano da una foresta all’altra in cerca di Lui. Sapevano che Egli è onnipresente e non Si trova solo in un luogo. Egli è presente nello spazio, nell’acqua e nell’aria; è l’Anima Suprema nel cuore di ogni essere. Così, le gopi chiedevano notizie di questa Persona Suprema a tutte le varietà di alberi e piante.

L’amore estatico può provocare anche sintomi di malattia. I saggi eruditi danno a questa condizione il nome di Mahabhava. Questa condizione molto elevata prende anche il nome di divyonmada, o pazzia trascendentale.

L’amnesia

Quando Krsna lasciò Vrndavana per andare ad abitare a Mathura, Srimati Radharani Gli fece giungere un messaggio informandolo che sua madre, la regina di Vraja, si sentiva così sola in Sua assenza che dalla sua bocca usciva una schiuma simile a quella dell’oceano, che talvolta alzava le braccia come si alzano le onde del mare, e che straziata dai profondi sentimenti di separazione, si rotolava per terra provocando un rumore assordante. Altre volte ella restava ferma, senza dire parola, muta come un mare calmo. Questi sintomi provocati dalla separazione da Krsna sono detti apasmara, cioè colui che li manifesta, spinto da amore estatico, dimentica la sua condizione esteriore.

Un giorno giunge a Krsna un altro messaggio che Lo informava che dopo che egli aveva ucciso Kamsa, uno dei compagni demoniaci di Kamsa era diventato pazzo. Il demone aveva la schiuma alla bocca, agitava le braccia e si rotolava per terra. Queste manifestazioni demoniache nascono dal contatto con Krsna attraverso un sentimento di orrore. Questo rasa, o gusto particolare, rappresenta una delle relazioni indirette che possono unire l’essere a Krsna. Si definiscono dirette le cinque relazioni principali, ed indirette le altre sette. In un modo o nell’altro, il demone doveva aver avuto qualche legame col Signore poiché egli ne manifestò i sintomi quando seppe che Krsna aveva ucciso kamsa. Srila Rupa Gosvami ci fa osservare che questo tipo di manifestazione comporta anch’esso una certa superiorità trascendentale.

La malattia

Dopo che Krsna ebbe lasciato Vrndavana e Si fu stabilito a Mathura, alcuni Suoi amici Lo informarono con queste parole:

“Caro Krsna, separati da Te, gli abitanti di Vraja conoscono un dolore tale che sembra siano stati colpiti da una malattia. Sono indeboliti dalla febbre e si muovono con difficoltà. In breve, giacciono per terra e respirano a fatica.”

Lo Srimad- Bhagavatam (10.12.44) riporta che quando Maharaja Pariksit chiese a Sukadeva Gosvami di parlargli di Sri Ananta, il Saggio cominciò a manifestare alcuni sintomi di abbandono estatico. Tuttavia si trattenne e rispose con voce dolce al re Pariksit. Questo cedimento è definito come uno stato febbrile nato da una felicità trascendentale estremamente intensa.

Nello Srimad- Bhagavatam si trova anche descritto l’incontro delle ragazze di Vraja e di Krsna nel luogo santo di Kuruksetra, quando già molti anni erano trascorsi dai loro divertimenti d’infanzia. Essi si ritrovarono in quel luogo di pellegrinaggio in occasione di un’eclisse di sole, e le gopi rimasero stordite dall’emozione. Smisero di respirare e di battere le palpebre e stettero davanti a Krsna immobili come statue. Questo è un allo esempio in cui lo stato morboso proviene da un’intensa gioia trascendentale.

CAPITOLO 30

ALTRE MANIFESTAZIONI DELL’AMORE ESTATICO PER KRSNA

La confusione

Nell’Hamsaduta si trovano queste parole:

“Un giorno Srimati Radharani, che provava un profondo dolore per l’assenza di Krsna, andò sulla riva della Yamuna con alcune amiche. Là vide una capanna dove un tempo aveva conosciuto, in compagnia di Krsna, molti momenti felici del loro amore. Ricordando questi momenti fu subito presa da una forte vertigine.”

In questo esempio lo stato di confusione è provocato dalla separazione dalla persona amata.

Ci sono anche esempi in cui è la paura a provocare la confusione. Arjuna manifestò questi tre segni mentre contemplava la forma universale di Krsna sul campo di battaglia di Kuruksetra. In quel momento la sua confusione fu così grande che l’arco e le frecce gli scivolarono dalle mani e la sua vista si appannò.

La morte

Il demone Bakasura prese un giorno l’aspetto di un uccello mostruoso, ed aprendo il becco si tenne pronto a ingoiare Krsna e tutti i pastorelli. Quando il demone afferrò Krsna stringendolo nel suo becco, Balarama e gli altri pastori furono sul punto di svenire; sembrava che la vita li avesse lasciati. Ma anche se i devoti sono vittime di un’illusione provocata da qualche scena orribile, di un qualsiasi incidente o di un terribile pericolo, essi non dimenticano mai Krsna. Il beneficio che si deriva dalla coscienza di Krsna è tale che etc. all’istante della morte, quando tutte le funzioni fisiologiche sono sconvolte, il devoto si ricorda di Krsna nel più profondo di sé stesso, e questo ricordo lo protegge dal cadere di nuovo nell’esistenza materiale. Perciò, chi adotta la coscienza di Krsna è subito elevato dal livello materiale al piano spirituale.

Su questo argomento troviamo il seguente discorso riferito a coloro che muoiono a Mathura:

“Essi sentono il loro respiro che si anima leggermente di una gioia singolare e spalancano gli occhi; la loro pelle cambia colore, poi essi pronunciano il santo nome di Krsna. Così lasciano il loro corpo materiale.”

Questi segni precedono la morte.

La pigrizia

E’ definito pigro colui che per autocompiacimento o per avversione verso l’eccesso di lavoro si sottrae al dovere, sebbene abbia l’energia necessaria per compierlo. Sentimento di pigrizia possono anche manifestarsi nell’amore estatico per Krsna. Per esempio quando Nanda Maharaja chiese ad alcuni brahmana di fare il giro attorno alla collina Govardhana, questi ultimi risposero che si sentivano più portati a dare benedizioni che a fare il giro della collina Govardhana. Questo è un esempio di pigrizia suscitata dall’autocompiacimento.

Un giorno, mentre Krsna era impegnato in un finto combattimento con i Suoi amici pastori, Subala mostrò segni di fatica. Allora Krsna disse agli altri compagni:

“Subala si è stancato troppo nella lotta con Me. Vi chiedo di non importunarlo più: non lo sfidate più ad altri combattimenti.”

In questo esempio la pigrizia deriva dall’avversione per l’eccesso di fatica.

L’inerzia

Nello Srimad- Bhagavatam (10.21.13) le gopi apprezzano l’inerzia delle mucche di Vrndavana. Esse notano infatti che le mucche vendono l’orecchio al dolce canto del flauto di Krsna e sembra che si dissetino col nettare di queste vibrazioni sublimi. I vitelli si fermano incantati e dimenticano di succhiare il latte dalle mammelle; sembrano abbracciare Krsna col loro sguardo, che si riempie subito di lacrime. Questo è un esempio d’inerzia generata dall’ascolto delle vibrazioni trascendentali emesse dal flauto di Krsna.

Similmente, quando Laksmana si sentì turbata per aver udito parole dirette contro Krsna, rimase immobile senza battere ciglio. E’ questo un altro esempio d’inerzia nata dall’ascolto.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.39.36) dà un esempio simile quando descrive lo sgomento delle gopi alla partenza di Krsna per Mathpura. Nel vedere il Suo carro che si allontanava, esse restarono come pietrificate, finchè non poterono più vedere il Suo stendardo e la nube di polvere che il carro del Signore sollevava in lontananza.

Un giorno, gli amici di Krsna Gli dissero:

“Caro Mukunda, sconvolti per la Tua assenza, i pastori sembrano murti trascurate nella dimora di un brahmana di professione.”

Esiste infatti un gruppo di brahmana detti di professione perché fanno dell’adorazione della murti un mezzo di sostentamento. I brahmana di questo tipo hanno solo uno scarso interesse per la murti in sé, sono interessati soprattutto al denaro che ricavano sfruttando il loro titolo di sacerdote. Essi trascurano di ornare la murti in modo adeguato, non cambiano mai i suoi abiti né puliscono il suo corpo, e ciò dà alla murti un aspetto scialbo e poco attraente. L’adorazione della murti, invece, dev’essere compiuta con la più grande cura: ogni giorno bisogna cambiarle gli abiti ed arricchirla di begli ornamenti. Tutto dev’essere pulito e ordinato in modo che coloro che vanno a contemplare la murti si sentano attratti da essa. Qui si fa allusione alle murti installate nella casa di un brahmana di professione perché esse non esercitano alcuna attrazione, e questo era anche l’aspetto che presentavano gli amici di Krsna in Sua assenza.

La timidezza

Quando Radharani fu introdotta per la prima volta a Krsna fu presa da una grande timidezza. Una delle sue compagne le parlò così:

“Cara amica, tu hai già ceduto a Govinda la tua persona e la tua bellezza, a che serve essere così timida? Ti prego, guardalo con cuore gioioso. Quando si cede un elefante a qualcuno non si sta a discutere sul fatto di cedere o non cedere il pungolo che serve a dirigere l’animale.”

Questo genere di timidezza deriva da un incontro nuovo nell’amore estatico per Krsna.

Dopo essere stato sconfitto da Krsna durante un combattimento per il possesso del fiore parijata, Indra, il re dei pianeti celesti, mi sentì invadere dalla vergogna. Mentre chinava la testa davanti a Krsna, questi gli disse:

“Va’ Indra, e prendi con te questo fiore, il parijata, altrimenti non potrai più presentarti davanti a tua moglie, Sacidevi.”

La Krsna di Indra era dovuta alla sua sconfitta. Altri esempi ci mostrano Uddhava che, lodato da Krsna per le sue numerose qualità elevate, abbassa modestamente la testa.

Nell’Hari – vamsa, Satyabhama, offesa per la posizione elevata di cui godeva Rukmini, ebbe queste parole:

“Caro Krsna, il monte Raivataka è sempre cosparso di fiori primaverili, ma a che mi serve contemplarli ora che non Ti sono gradita?”

In questo esempio la timidezza nasce dal sentimento di sconfitta.

La simulazione dei sentimenti

C’è un sintomo di amore estatico che consiste nel nascondere i sentimenti ostentando un atteggiamento completamente diverso da quello che si dovrebbe avere. Colui che cerca di mascherare il suo stato interiore girerà altrove lo sguardo, s’impegnerà senza motivo in qualcosa che è impossibile realizzare o userà parole che avranno l’effetto di mascherare i suoi veri pensieri. Gli acarya esperti di psicologia insegnano che questo tentativo di nascondere le proprie emozioni rappresenta un’altra forma di sentimento estatico per Krsna.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.32.15) Sukadeva Gosvami descrive la scena seguente:

“O re, sempre ornate di vestiti attraenti e di sorrisi discreti, le gopi erano molto belle. Tra i gesti che volevano risvegliare emozioni voluttuose, esse premevano contro il loro corpo la mano di Krsna, oppure tenevano sul loro petto i Suoi piedi di loto. Compiuti questi gesti, si rivolgevano a Krsna con parole che volevano sembrare piene di collera.”

Si trovano anche altri esempi dove l’amore estatico maschera i sentimenti. Così, quando Krsna, l’umorista supremo, piantò l’albero parijata nel giardino di Satyabhama, Rukmini, la figlia del re di Vidarbha, fu assalita da una profonda collera, ma la dolcezza naturale dei suoi gesti non lo fece apparire. Nessuno poteva immaginare la sua condizione interiore. E’ questo un esempio di simulazione di sentimenti opposti.

Un altro esempio è dato nello Srimad- Bhagavatam (1.11.32). Di ritorno a Dvaraka, Krsna ricevette un’accoglienza diversa da ognuno dei membri della Sua famiglia. Vedendo in lontananza il loro marito, le regine di Dvaraka Lo abbracciarono subito col pensiero e dolcemente portarono verso di Lui il loro sguardo. Quando Krsna fu più vicino, esse mandarono i loro figli ad abbracciarLo. Alcune cercavano timidamente di non piangere, ma non riuscivano trattenere le lacrime. Qui la simulazione dei sentimenti è provocata dalla timidezza.

Un’altra volta, credendo che Krsna Si fosse legato a un’altra donna, Srimati Radharani si rivolse così alla sua amica:

“Cara amica, appena mi soffermo a pensare che Krsna, il pastore, Si è legato a un’altra donna, la paura mi assale e i peli mi si rizzano sul corpo. Devo stare attenta che Krsna non mi sorprenda in quei momenti.”

Questo esempio mostra un sentimento simulato, nato dalla timidezza e da un atteggiamento circospetto.

E’ detto:

“Nonostante il profondo sentimento d’amore che Srimati Radharani nutriva per Krsna, ella nascondeva le sue emozioni nel più profondo del cuore perché nessuno potesse scoprire la sua vera condizione.”

Qui il sentimento simulato è suscitato dalla delicatezza.

Un giorno Krsna e i Suoi amici pastori stavano piacevolmente conversando, e Krsna m’intratteneva familiarmente con i Suoi compagni. Patri, un servitore di Krsna, godeva anche lui della conversazione ma, ricordandosi del suo ruolo di servitore, si prosternò davanti al suo maestro e, pieno di un profondo rispetto e di un grande controllo di sé, smorzò il suo sorriso. Questo è un esempio di simulazione causata da un atteggiamento di rispetto.

Il ricordo

Vi sono numerosi sintomi di amore estatico risvegliati dal ricordo di Krsna. Per esempio, un amico di Krsna Lo informò in questi termini:

“Caro Mukunda, dopo aver visto nel cielo una nuvola dai riflessi blu Radharani dagli occhi di loto si ricordò subito di te, e alla sola vista di quella nuvola sentì bruciare in sé il desiderio della tua presenza”

Si dimostra qui come il fatto di contemplare un oggetto che somiglia a Krsna evochi, sotto l’influenza dell’amore estatico, il ricordo della Sua Persona. La carnagione scura di Krsna si avvicina molto a riflessi bluastri di una nuvola, e questa è la ragione per cui Srimati Radhrani si ricorda di Lui vedendo una semplice nuvola.

Un devoto rivelò che anche quando non era particolarmente attento sentiva a volte risvegliarsi nel cuore, senza alcun motivo, il ricordo dei piedi di loto di Krsna. Qui il ricordo è il frutto di una pratica assidua. In altre parole, il devoto che rimane continuamente assorto nel pensiero dei piedi di loto di Krsna, anche se in qualche momento è disattento, vede spontaneamente apparire nel suo cuore la forma di Sri Krsna.

La disposizione al ragionamento

Madhumangala, amico intimo di Krsna, apparteneva al gruppo dei brahmana. I compagni di Krsna erano per lo più pastori che appartenevano al gruppo vaisya, alcuni, tuttavia, erano di origine brahminica. A Vrndavana si attribuisce una grande importanza a questi due varna. Un giorno, dunque, Madhumangala si rivolge a Krsna con queste parole:

“Caro amico, ho notato che non Ti curi affatto delle Tue piume di pavone che cadono per terra, né delle ghirlande di fiori che Ti sono offerte. Ma credo di poter capire l’origine di questa distrazione quando vedo i Tuoi occhi che volano verso quelli di Radhrani, come due nere api verso un fiore di loto.”

Questo è un esempio di suggerimento ragionato nell’amore estatico.

Un giorno, mentre Krsna stava passeggiando, una delle amiche di Radharani parlò così:

“Mia dolce amica, credi di veder camminare un albero tamala? Ma com’è possibile che questo tamala cammini e mostri tanta bellezza? Potrebbe anche essere una nuvola. Ma allora dov’è la luna che questa nuvola nasconde? Date le circostanze, credo che dobbiamo concludere che si tratti della stessa incantevole Persona Suprema che affascina i tre mondi col suono del Suo flauto. Dev’essere quello stesso Mukunda che stava vicino alla collina Govardhana.”

Questo è un altro esempio di espressione ragionata nell’amore estatico.

L’ansietà

Lo Srimad- Bhagavatam (10.29.29) narra che quando Krsna chiese alle gopi di tornare alle loro case, esse non furono affatto contente. Rattristate da questa richiesta, tirarono lunghi sospiri e i loro bei visi sembrarono inaridirsi. Rimasero silenziose e si misero a disegnare delle linee sul terreno con la punta del piede mentre le lacrime scioglievano il trucco dei loro occhi mischiandolo al rosso kunkuma del loro petto. Questa è una manifestazione di ansietà nell’amore estatico.

Uno degli amici di Krsna Lo informò con queste parole:

“O vincitore del demone Mura, poiché Tu non sei più tornato casa, Tua madre, così buona e dolce, si consuma nell’angoscia e, addolorata, trascorre le sue sere seduta sulla terrazza della Tua casa. E’ certamente sorprendente come Tu possa dimenticare Tua madre per abbandonarTi a occupazioni leggere.”

Questo è un altro esempio di profonda ansietà nell’amore estatico.

Mentre madre Yasoda, angosciata, aspettava che Krsna tornasse dalla città di Mathura, Maharaja Nanda la consolava con queste parole:

“Mia cara Yasoda, ti prego, non essere inquieta ed asciuga il tuo viso, bello come un fiore di loto. Perché il tuo respiro è diventato così caldo? Andrò senza indugio al palazzo di Kamsa, accompagnato da Akrura, e ti riporterò tuo figlio.”

In questo esempio l’ansietà, piena di amore estatico, è suscitata dalla condizione pericolosa in cui Si trovava Krsna.

La riflessione

Nella divsione Vaisakha – mahatmya del Padma Purana, un devoto afferma che anche se alcuni dei diciotto Purana non menzionano affatto la glorificazione di Visnu, ma suggeriscono la glorificazione di alcuni esseri celesti, quest’ultima dovrà tuttavia essere continuata per milioni di anni. Infatti, lo studio approfondito dei purana rivela che solo il visnu è Dio, la Persona suprema. Qui l’amore estatico si è sviluppato con la riflessione.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.60.39) racconta che Rukmini – devi scrisse una lettera a Krsna in cui Lo pregava di andare a rapirla prima che fosse data un sposa a qualcun altro. L’affetto particolare che Rukmini provava per Krsna fu espresso con queste parole:

“O Krsna, mio amato Signore, le Tue glorie sublimi sono cantate dai grandi saggi che sono liberi da ogni contaminazione materiale, e in risposta alla loro glorificazione, Tu, con la Tua bontà, dai te stesso a questi devoti. Come ci si può elevare solo attraverso la Tua grazia, così solo sotto la Tua direzione l’uomo si vede privato di ogni benedizione a causa dell’influenza del tempo eterno. Ecco perché, Signore, Io Ti ho scelto come marito, rifiutando personaggi come Brahma mindra, per non parlare degli altri, che desideravano avermi come moglie.”

Il solo fatto di pensare a Krsna fu sufficiente perché Rukmini sentisse crescere dentro di sé il suo amore per Lui. Questo è un altro esempio di riflessione nell’amore estatico. K

La costanza

colui che trova una completa soddisfazione per aver ottenuto la conoscenza e trascende ogni sventura, o colui che raggiunge il fine dell’esistenza attraverso il servizio di devozione assoluto offerto al Signore, raggiunge una costanza, o stabilità interiore, che viene definita dhrti. A questo livello una persona non è più turbata da alcuna perdita, né le sembra di essere priva di qualcosa. Secondo il saggio erudito Bhartrhari, colui che si eleva ad un tale livello di costanza pensa in questo modo:

“Non aspiro affatto a una carica importante negli uffici governativi e sarò sempre soddisfatto, anche se dovessi mendicare il mio cibo. A dire il vero, preferisco essere nudo, senza abiti decorosi, e dormire sulla nuda terra, senza stuoia, preferisco sopportare tutti i disagi piuttosto che essere il servitore di qualcuno, anche del governo.”

In altre parole, colui che è pieno di amore estatico per la Persona Suprema gode di una costanza tale che può sopportare tutto ciò che, secondo una concezione materiale, è definito scomodità.

Nanda Mahraja, il padre di Krsna, pensava così:

“In qualche parte delle mie terre si trova la dea della fortuna, e con lei più di un milione di mucche che pascolano liberamente. Ma soprattutto ho come figlio Krsna, che compie attività potenti e meravigliose. Così, benché io sia un uomo sposato, provo un’immensa soddisfazione.”

In questo esempio la costanza interiore è prodotta dall’assenza di ogni sfortuna.

Ci sono altri esempi simili in cui un devoto si esprime così:

“Poiché nuoto sempre nell’oceano nettareo dei divertimenti del Signore Supremo, l’attrazione per i riti religiosi, per l’accumulo di ricchezze, per i piaceri materiali, o anche per la liberazione finale, che porta a fondersi nell’esistenza del brahman, non ha più alcun interesse per me.”

Questo è un esempio di costanza interiore acquisita da colui che ha ottenuto la cosa più preziosa che ci sia: essere assorti nella coscienza di Krsna.

La felicità

Il Visnu Purana informa che quando Akrura andò a Vrndavana per condurre Krsna e Balarama a Mathura, si riempì di una gioia così grande alla vista dei loro visi che su tutto il suo corpo si manifestarono segni di amore estatico. Questo è ciò che si chiama felicità.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.33.11)

afferma:

“Vedendo che Krsna aveva appoggiato il braccio sulla sua spalla, una gopi che stava danzando con Lui nella danza rasa si sentì invadere da una felicità così piena d’estasi che baciò Krsna sulla guancia.”

Qui il sentimento di felicità nasce dall’aver raggiunto il fine desiderato.

L’impetuosità

Nello Srimad- Bhagavatam (10.71.33) è scritto:

“Quando Krsna lasciò Dvaraka, il Suo regno, ed andò per la prima volta a Indraprastha, le giovani donne della città ardevano tanto dal desiderio di vederLo che anche di notte, sdraiate accanto ai loro mariti, non riuscivano a contenersi. Sebbene non fossero vestite in modo conveniente e i loro capelli fossero in disordine, e nonostante avessero numerosi impegni domestici, abbandonarono ogni cosa ed uscirono per vedere Krsna.”

Qui viene illustrata l’impetuosità nell’amore estatico.

Nella sua opera, lo Stavali, Srila Rupa Gosvami prega Radharani di accordargli la sua misericordia, lei che fu tanto affascinata dalle vibrazioni del flauto di Krsna che corse a domandarne la provenienza alle creature che popolano la foresta di Vrndavana. E quando vide Krsna per la prima volta, nella gioia e nell’amore estatico che la riempivano, si grattò timidamente l’orecchio. Radharani e le altre giovani ragazze di Vraja erano esperte nell’arte di scambiarsi discorsi astuti e maliziosi. Così, notando la presenza di Krsna, esse si mettono subito a discorrere alla loro maniera, ma Lui, facendo finta di cogliere qualche fiore per loro, le lascia subito e sparisce in una grotta scavata nel fianco della montagna. Questo è un altro esempio di impetuosi scambi d’amore tra Krsna e le gopi.

La violenza

Mentre Krsna lottava contro il serpente Kaliya danzando sulle sue teste, questi Lo morsicò a una gamba. Allora Garuda si sentì invadere da una grande collera e disse con voce sorda:

“La potenza di Krsna è tale che la Sua voce, simile a quella del tuono, è stata sufficiente a far abortire le mogli di Kaliya. Poiché questo rettile ha insultato il mio maestro, vorrei poterlo divorare in questo istante, ma non posso far niente in presenza del Signore, per paura che Egli Si arrabbi con me”.

Questo sentimento d’impetuosità ad agire, pieno di amore estatico, nasce da un insulto fatto a Krsna.

Quando, nell’arena sacrificale del rajasuya che Maharaja Yudhisthira aveva organizzato, Sisupala si oppose all’adorazione di Krsna, Sahadeva, il fratello minore di Arjuna, disse queste parole:

“La persona che non accetta che si adori Krsna si rivela mia nemica e possiede certamente una natura demoniaca. Vorrei poterla colpire in piena testa col mio piede sinistra ed infliggerle un castigo più severo di quanto non sia capace lo scettro di Yamaraja stesso.”

Poi, indignato, Baladeva Si mise a dire:

“Che Sri Krsna sia benedetto con ogni felice fortuna! Mi stupisco di vedere gli ignobili discendenti della dinastia Kuru, che usurparono in modo così vile il trono del regno, condannare ora Krsna per mezzo di ripieghi diplomatici. Tutto ciò Mi è intollerabile!”

Qui l’impetuosità deriva da un insulto nei confronti di Krsna.

L’arroganza che porta all’insulto

Nel Vidagdha – madhava, Jatila, la suocera di Radharani, rimprovera Krsna con queste parole:

“Eccoti qui Krsna, nel luogo dove si trova anche Radharani, che si è appena sposata con mio figlio. Oh, vi conosco bene voi due! Come potrei con preoccuparmi di proteggere mia nuora dalla danza agile dei tuoi occhi?”

Questo è un esempio di discorso ingiurioso che mira a criticare Krsna in modo indiretto. Similmente, un giorno alcune gopi rivolsero a Krsna queste parole indegne:

“Krsna, Tu sei un malfattore di prim’ordine. Ti preghiamo dunque di lasciare questo luogo immediatamente. Sappiamo che Tu ami Candravali più di quanto ami noi, ma non Ti sarà di alcun vantaggio lodarla di fronte a noi! Ti preghiamo quindi di non contaminare, in questo luogo, il nome di Radhrani.”

Queste sono parole ingiuriose rivolte a Krsna sotto l’effetto dell’amore estatico.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.31.16) racconta che quando le gopi lasciarono le loro dimore per andare a incontrare Krsna nella foresta di Vrndavana, Egli rifiutò di accoglierle e dopo aver impartito loro insegnamenti di morale, le consigliò di tornare a casa. Allora una delle gopi disse:

“caro Krsna, vivere separate da Te ci causa atroci sofferenze, ma il solo fatto di poterTi contemplare ci riempie di una gioia inesprimibile. Per questa ragione noi abbiamo lasciato i mariti, i genitori, i fratelli e gli amici e siamo venute da Te, attratte dal suono del Tuo flauto sublime. O infallibile, è bene che Tu sappia il motivo della nostra presenza qui. Francamente, siamo venute perché siamo state conquistate dalle dolci vibrazioni del Tuo flauto. Noi siamo tutte molto graziose; come puoi essere così sciocco da rifiutare la nostra compagnia? Tra quelli che conosciamo Tu sei il solo che possa lasciarsi sfuggire una simile occasione nel cuore della notte”.

Questo è un altro esempio di insulto indirettamente rivolto a Krsna a causa dell’amore estatico.

L’invidia

Nel Padyavali si trovano queste parole che un’amica di Radharani le rivolse un giorno:

“Mia cara amica, ti prego, non ti gonfiare troppo di orgoglio se Krsna ha dipinto la tua fronte con la Sua stessa mano. Questo potrebbe essere il segno che un’altra bella ragazza lo affascina. Infatti, le linee che ornano la tua fronte, tracciate con tanta precisione, denotano una certa indifferenza. Krsna non era certamente molto emozionato, altrimenti come queste linee potrebbero essere così perfette?”

Questo è un esempio d’invidia suscitata dalla buona fortuna di Radha.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.30.30) riferisce:

“Dopo la danza rasa, mentre tentavano di trovare Krsna e Radha, le gopi scambiarono tra loro queste parole: ‘Abbiamo visto sulla terra di Vrndavana le impronte che hanno lasciato Krsna e Radha, e queste impronte sono per noi fonte di grande dolore; infatti, benché Krsna sia tutto per noi, questa furba lo ha portato via con sé e gode da sola dei suoi baci, senza neppure dividerli con noi.”

Questo è un altro esempio d’invidia suscitata dalla buona fortuna di Radharani.

Quando i pastori giocavano nella foresta di Vrndavana si dividevano a volte in due gruppi: Krsna Si univa ad un gruppo e Balarama all’altro. Allora si dava il via ai tornei e alle finte battaglie, e quando il gruppo di Balarama vinceva quello di Krsna, i vinti esclamavano:

“Se il gruppo di Balarama è vincitore significa che in questo mondo non c’è nessuno più debole di noi.”

E’ rivelato qui un altro sentimento d’invidia mosso dall’amore estatico.

L’impudenza

Si trova nello Srimad- Bhagavatam (10.52.41) questa lettera di Rukmini a Krsna:

“Caro Krsna, Tu che sei invincibile, domani è il giorno fissato per le mie nozze. Ti prego, dunque, Introduciti in segreto nella città di Vidarbha e cogli di sorpresa, con le Tue truppe e i Tuoi generali, le forze del re di Magadha e vincile. Poi, secondo l’uso dei demoni, rapiscimi e sposami.”

Secondo il sistema vedico ci sono otto tipi di matrimonio; uno di questi è detto raksasa – vivaha e consiste nel rapire una ragazza e sposarla per forza. Questo metodo è considerato demoniaco. Così quando Rukmini stava per essere sposata a Sisupala, secondo la decisione di suo fratello maggiore, ella fece giungere a Krsna una lettera in cui Gli chiedeva di essere rapita. Questo è un esempio d’impudenza nell’amore estatico per Krsna.

Una delle gopi dichiarò:

“Che il dolce flauto di Krsna sia portato via dalle onde della Yamuna e si perda nell’oceano! A causa della soavità del suo suono, questo impudente ci fa perdere ogni contegno davanti ai nostri anziani.”

Le vertigini

Ogni sera al crepuscolo Krsna rientrava dai pascoli dove aveva sorvegliato le mucche. A volte, quando non sentiva la dolce melodia del Suo flauto, madre Yasoda si riempiva di un’inquietudine così forte che veniva presa da vertigini. E’ possibile quindi che l’inquietudine, nata dall’amore estatico, provochi le vertigini.

Un giorno Yasoda legò Krsna, dopodichè si mise a pensare:

“Il corpo di Krsna è così soffice e delicato, come ho potuto legarlo con delle corde?”

A questo pensiero la sua mente si turbò ed ella fu colta da vertigini.

Le gopi avevano ricevuto dai loro anziani la raccomandazione di chiudere a chiave la porta di notte, ma nella loro leggerezza esse non si curavano molto di questa raccomandazione. A volte il pensare a Krsna dava loro tanta sicurezza di non correre alcun pericolo che esse andavano la notte a dormire nel cortile della loro casa. In questo esempio la vertigine, piena di amore estatico, è nata da un affetto naturale per Krsna.

Ci si può domandare perché i devoti di Krsna siano soggetti a crisi di vertigini, che generalmente sono considerate manifestazioni dell’ignoranza. Per rispondere a questa domanda Sri Jiva Gosvami spiega che i devoti di Krsna trascendono le influenze della natura materiale, e quando sentono le vertigini o si addormentano non si deve pensare che il loro sonno sia dominato da queste influenze. Essi sono immersi in una forma di estasi propria del servizio di devozione. Nel garuda Purana si trova un passo autorevole riferito ai yogi che sono direttamente sotto la protezione del Signore Sovrano:

“In ciascuno dei tre stati di coscienza – veglia, sogno e sonno profondo – i devoti s’immergono nel pensiero di Dio, la Persona Suprema. Perfettamente assorti in Krsna, essi non conoscono mai il sonno.”

Il sonno

Un giorno baladeva Si mise a parlare durante il sonno:

“O Krsna, i cui occhi sbocciano come il fiore di loto, solo per Tua volontà si manifestano i Tuoi divertimenti d’infanzia. Perciò, Ti prego spezza l’orgoglio tenace di questo serpente che si chiama Kaliya.”

Con queste parole Sri Baladeva fece piombare gli Yadu nello stupore e li fece sorridere. Poi, sbadigliando fino a formare sul ventre tre pieghe di carne, Sri Baladeva, che porta la piccozza, ripiombò di nuovo in un sonno profondo. Questo è un esempio di sonno nell’amore estatico per Krsna.

La vivacità

Un devoto parlò così:

“Ho già vinto l’influenza dell’ignoranza, e sono giunto al livello della conoscenza trascendentale. Ora la mia unica ricerca sarà quella che mi condurrà a Dio, la Persona Suprema.”

Questo è un esempio di vivacità nell’amore estatico. La manifestazione di una vivacità sublime è possibile solo se si è perfettamente liberi dall’illusoria condizione materiale. Raggiunto questo stadio, quando il devoto entra in contatto con gli elementi materiali attraverso il suono, l’odorato, il tatto e il gusto, saprà riconoscere in essi la presenza trascendentale del Signore Supremo. Allora compaiono in lui molto visibili i segni di estasi menzionati sopra – i peli che si rizzano, gli occhi che roteano, il risveglio spontaneo, e così via.

Quando Srimati Radhrani vide Krsna per la prima volta, gustò all’improvviso la felicità assoluta nella sua manifestazione più totale, e le sue articolazioni si irrigidirono. Allora Lalita, la sua compagna costante, le sussurò all’orecchio il santo nome di Krsna e subito Radharani spalancò gli occhi. Qui la vivacità nasce dall’ascolto del nome di Krsna.

Un giorno Krsna disse a Radharani in tono scherzoso:

“Mia cara Radharani, sto per lasciarti.”

Non finì di pronunciare queste parole che disparve, lasciando sola Radharani. Ella ne fu talmente scossa che cambiò colore e si accasciò di colpo sul terreno di Vrndavana. Aveva quasi cessato di respirare, quando le giunse il profumo dei fiori, allora, tornò in sé e si alzò colpita dall’estasi. Qui è espressa una vivacità sublime, provocata dall’odorato.

Mentre Krsna toccava il corpo di una giapponesi, questa disse alla sua compagna:

“Dolce amica, di chi è questa mano che tocca il mio corpo? Alla vista della buia foresta che costeggia la Yamuna ero stato assalita dalla paura, ma ecco che all’improvviso il contatto di questa mano mi salva da questa paura isterica.”

In questo esempio la vivacità è risvegliata dal contatto.

Una delle gopi rivolse a Krsna queste parole:

“Caro Krsna, quando abbandonasti il cerchio della danza rasa, Radharani, la nostra più cara compagna, si accasciò al suolo e perse conoscenza. Ma dopo che le furono offerti i resti della noce di betel che Tu avevi masticato, tornò subito in sé e nel suo corpo apparvero i segni della felicità.”

Questo esempio descrive una vivacità prodotta dal gusto.

Una notte Srimati Radharani si mise a parlare durante il sonno:

“Caro Krsna, ella disse, Ti prego, non fare più di me la vittima dei tuoi scherzi. Per piacere, smettila! E non toccarmi più i vestiti, altrimenti informerò i miei anziani delle Tue maniere villane.”

Mentre parlava così nel sogno improvvisamente si svegliò e vide intorno a sé gli anziani. Vergognosa, Radharani abbassò gli occhi a terra. Qui la vivacità sopraggiunge dopo il sonno.

Si trova a questo proposito un altro esempio. Mentre Srimati Radharani stava dormendo arrivò un messaggero di Krsna ed ella si svegliò di colpo. Similmente, la notte, quando Krsna portava il Suo flauto alle labbra, tutte le gopi, le splendide figlie dei pastori, subito interrompevano il sonno. C’è a questo proposito una meravigliosa metafora:

“Il fiore di loto è visitato a volte da cigni bianchi, e talvolta è attorniato anche da nere api che ne raccolgono il nettare. Quando il tuono rimbomba nel cielo i cigni volano via, ma le scure api restano e godono da sole del fiore di loto.”

I cigni bianchi simboleggiano qui il sonno delle gopi, e le api nere il suono del flauto di Krsna. Così, quando vibra il flauto di Krsna, i cigni bianchi del sonno volano via lasciando che le api sonore del flauto godano da sole della bellezza delle gopi, simile ad un fiore di loto.

CAPITOLO 31

MANIFESTAZIONI ESTATICHE COMPLEMENTARI

Ciascuna delle trentatrè manifestazioni di amore estatico citate precedentemente è detta vyabhicari, o perturbatrice. Infatti esse sembrano esprimere stati d’animo molto turbati, tuttavia si trova in ciascuna di esse il più profondo amore per Krsna. Queste manifestazioni si dividono in tre gruppi. Ne esistono numerose, come l’invidia, l’angoscia, l’orgoglio, la gelosia, la conclusione, la codardia, l’indulgenza, l’impazienza, il desiderio ardente, il dispiacere, il dubbio e l’impudenza, che s’inseriscono nelle prime trentatré manifestazioni di amore estatico. Srila Rupa Gosvami ha analizzato a fondo questi sintomi d’estasi, e sebbene sia molto difficile trovare l’equivalente italiano dei numerosi termini sanscriti che compongono il testo tenteremo ugualmente di presentare questa analisi.

Si dice che sente invidia colui che davanti alla prosperità altrimenti prova risentimento. L’angoscia, invece, deriva da una paura simile a quella provocata dall’apparire improvviso di una folgore nel cielo perciò i sentimento di paura e di angoscia hanno una natura identica. Si definisce avahittha, simulato, il desiderio di voler mascherare la propria vera condizione interiore, e l’orgoglio è il desiderio di fare mostra di superiorità. Entrambi questi sentimenti possono collocarsi sotto lo stesso titolo: la presunzione – perché in essa si trovano sia l’avahittha sia il sentimento di orgoglio. Si chiama amarsa il fatto di non poter tollerare un’ingiuria, e gelosia l’incapacità di ammettere l’opulenza degli altri. I sentimenti di gelosia e di amarsa trovano dunque la loro origine comune nell’intolleranza. l’atto di definire il vero significato di una parola nasce dal potere conclusivo. Ma per stabilire la definizione di un qualsiasi termine occorre dapprima sottoporlo ad un esame ragionato. Questo significa che l’esame e la conclusione sono strettamente collegati. Si chiama umiltà il sentimento di colui che si considera ignorante, e si definisce codardo colui che manca di audacia, di entusiasmo. Perciò si possono riscontrare nell’umiltà tracce di codardia. Si definisce tollerante colui che ha la mente ferma e stabile, e si definisce con lo stesso termine chi sa tollerare le ingiurie. Così l’indulgenza e la tolleranza si ricongiungono. Desiderare ansiosamente che il tempo passi è dare prova di impazienza, e vedere qualcosa di meraviglioso immerge nello stupore. Così, poiché l’impazienza può essere suscitata anche dallo stupore, questi due sentimenti saranno considerati analoghi. Si congiungono anche l’ansietà e il desiderio ardente, poiché quest’ultimo non è allo che l’ansietà in potenza. La modestia nasce dal dispiacere di aver commesso un’offesa qualunque. Il dispiacere e la modestia sono dunque analoghi. Similmente, il dubbio e il ragionamento sono strettamente collegati perché il dubbio è uno degli aspetti del ragionamento. Infine, l’impudenza genera la turbolenza, perciò anche l’impudenza e la turbolenza si ricongiungono.

Quando tutte queste manifestazioni si uniscono all’amore estatico prendono il nome di sancari, o manifestazioni permanenti dell’estasi. Questi sintomi di estasi hanno una natura trascendentale, si manifestano in vari modi – secondo che agiscano separatamente o si combinino sotto diverse condizioni – ed assomigliano agli scambi d’amore tra i giovani.

Colui che prova invidia o è calunniato può cambiare colore; questo è ciò che chiameremo vibhava, o questi estasi per talvolta si considerano vibhava anche l’illusione, lo svenimento e i sintomi di ansietà profonda. Quando molti di questi sintomi si manifestano contemporaneamente sono semplicemente raggruppati sotto l’insegna dell’amore estatico.

Srila Rupa Gosvami spiega che il terrore, il sonno, la stanchezza, la pigrizia e la pazzia dovuta all’ebbrrezza si collocano talvolta tra i sintomi permanenti dell’amore estatico e trovano la loro fonte comune in una profonda attrazione.

Il falso ragionamento, la determinazione, la costanza, il ricordo, la gioia, l’ignoranza, l’umiltà e l’incoscienza sono anch’essi sintomi di amore estatico. Quanto al sentimento di dipendenza, è anch’esso un sintomo di amore estetico, ma si divide in due gruppi: uno indica la dipendenza superiore, l’altro la dipendenza inferiore. La spiegazione dettagliata che ne dà Srila Rupa Gosvami per chiarire ciò che la rende superiore o inferiore sarà presentata nel corso dell’opera. Un devoto esclamò:

“Oh, non posso vedere Mathura! Benchè semplicemente ascoltando il nome di Mathura i peli si rizzino sul mio corpo, non mi è concesso di vedere questo luogo santo. A che mi servono dunque questi occhi?”

Queste parole rivelano un desiderio ansioso di vedere Mathura e i suoi dintorni, desiderio suscitato da una forte attaccamento per Krsna. Un allo esempio di forte attaccamento per Krsna si trova nelle parole seguenti che Bhima pronunciò con voce sorda:

“Sebbene le mie braccia siano come folgori, non ho potuto annientare Sisupala quando insultava Krsna. A che mi serve dunque possedere braccia così potenti?

Bhima provò una tale collera, che trasformatasi in disperazione, fece nascere in lui un forte attaccamento per Krsna. Questo è un esempio di forte attaccamento per Krsna nato da un sentimento di collera.

Quando Arjuna vide la forma universale di Krsna, i cui denti sfolgoranti sembravano triturare l’universo intero, sentì la bocca seccarsi e dimenticò perfino la propria identità: benchè dipendesse costantemente dalla misericordia di Krsna, aveva dimenticato di essere Arjuna, l’amico di Krsna, aveva dimenticato di essere Arjuna, l’amico di Krsna. Questo episodio illustra un sentimento di dipendenza inferiore.

Anche i sentimenti di orrore possono animare un vivo amore estatico per Krsna. Questa condizione interiore è definita paura estatica illusoria.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.23.40) riferisce le parole dei brahmana occupati nei loro sacrifici:

“Siamo stati dotati fin dalla nascita di tre notevoli vantaggi: discendiamo da una elevata famiglia brahminica, abbiamo ricevuto il filo sacro secondo il rito e siamo stati debitamente iniziati da un maestro spirituale. Purtroppo, però nonostante tutti questi vantaggi, siamo vittime di un nero destino. Ugualmente inutile è il nostro brahmacarya, il nostro impegno nel celibato.”

Con queste parole i brahmana disapprovarono le loro stesse azioni e capirono che nonostante la loro nobile discendenza, la loro educazione e la loro cultura, essi continuavano a subire il fascino dell’energia illusoria. Essi riconobbero che anche coloro che sono grandi yogi, ma non sono devoti del Signore, cadono sotto l’influenza dell’energia materiale. La forma di disperazione che provavano questi brahmana che aderivano al rituale non lascia apparire questi nessun sintomo di attaccamento per Krsna. Esiste tuttavia un’altra forma di disperazione che lascia apparire questo attaccamento: quella delle ragazze di Vraja che, assalite da un demone dalla forma di toro, asclamarono:

“Krsna, per favore, vieni in nostro aiuto! Siamo perdute!”

Qui la disperazione manifesta un profondo attaccamento per Krsna.

Similmente, quando Krsna annientò il mostro kesi, la disperazione s’impadronì di Kamsa:

“Kesidaitya mi era caro come la vita stessa, ed è stato assassinato da un volgare pastore senza educazione, che ignora tutto dell’arte di combattere. Posso vincere senza difficoltà il re dei pianeti celesti, ma ignoro anche il valore della vita.”

Poiché questa disperazione mostra una lieve attrazione per Krsna, è considerata un riflesso dell’amore estatico nato dalla disperazione.

Un’altra volta, Kamsa mosse a Akrura la seguente accusa:

“La tua stupidità è così grande che solo per il fatto che questo pastorello ha domato un volgare ed inoffensivo serpente d’acqua, tu Lo consideri Dio, la Persona Suprema. Può darsi che questo ragazzo abbia sollevato un sasso che porta il nome di collina Govardhana, ma ciò che stupisce di più è che tu affermi che Egli è Dio, la Persona Sovrana!”

Questo esempio descrive un sentimento contrario e pieno di malignità prodotto dalla disperazione nell’amore estatico per Krsna.

Un devoto tentava di consolare un albero Kadamba che si lamentava perché Krsna non aveva toccato neppure la sua ombra:

“Mio caro kadamba, non preoccuparti. Appena avrà vinto il serpente kaliya nelle acque della Yamuna, Krsna verrà a soddisfare il tuo desiderio.”

Questo esempio illustra una disperazione fuori luogo, suscitata dall’amore estatico per Krsna.

Garuda, l’aquila che porta Visnu, disse un giorno:

“Chi può essere più puro di me? Esiste un altro uccello che possa essere paragonato a me per destrezza e capacità? Che io piaccio o no a Krsna, che Egli desideri o no unirsi a me, dovrà ugualmente ricorrere alle mie ali!”

Qui la disperazione è legata al sentimento neutro dell’amore estatico. I sintomi di amore estatico possono essere divisi in quattro gruppi: la generazione, la congiunzione, la concentrazione e la soddisfazione.

Un giorno Krsna rivolse a Radharani le seguenti parole:

“O amata, quando volevi rimanere sola con Me questa mattina, mekhala, la tua amica, era verde d’invidia. Guarda la sua faccia!”

A queste maliziose parole di Krsna, Radharani volse lo sguardo verso l’amica con un lieve movimento delle sopracciglia. Rupa Gosvami prega affinché tutti siano benedetti da questa graziosa danza delle sopracciglia di Radharani. In questo esempio si trova la generazione di un sentimento di malizia nell’amore estatico per Krsna.

La sera, dopo che ebbe ucciso la strega Putana, Krsna Si mise a giocare sul suo petto. Davanti a quello spettacolo, Yasoda rimase attonita per un istante. Si trova qui la congiunzione di numerose manifestazioni di amore estatico. Una simile congiunzione può essere considerata di buono o di cattivo augurio. Il fatto che la strega Putana fosse stata uccisa era certamente di buon augurio, ma era piuttosto di cattivo augurio vedere Krsna, indifeso, che al tramonto giocava sul petto della strega. Così Yasoda fu presa tra due sentimenti opposti.

Krsna aveva appena imparato a camminare che già entrava ed usciva frequentemente di casa. Sorpresa, Yasoda disse:

“Questo bambino è un po’ troppo turbolento, è impossibile tenerlo a freno! Eccolo che corre da un capo all’altro di Gokula [Vrndavana], poi eccolo di nuovo che rientra in casa. So che non ha pura di niente, ma nonostante la Sua intrepidezza, temo sempre più che Gli capiti qualche disgrazia.”

Questo è ancora un esempio di congiunzione di due sentimenti opposti: l’intrepidezza di Krsna e la paura di Yasoda che Krsna possa trovarSi in pericolo. In questa circostanza il pericolo provoca in Yasoda sentimenti discordi sotto l’influenza congiunta di due segni opposti. In altre parole, Yasoda provava insieme felicità, dubbio e paura crescente.

Quando, nell’arena di Kamsa, Devaki vide Krsna, suo figlio, allegro in presenza dei lottatori, due tipi di lacrime, quelle calde e quelle fredde, le scivolarono simultaneamente lungo le guance. Questa è una congiunzione di gioia e di tristezza che trae origine da varie cause di amore estatico.

Un giorno in cui Srimati Radhrani stava passeggiando nella foresta di Vrndavana lungo le sponde della Yamuna fu assalita da Krsna, molto più forte di lei. Nonostante il gesticolare e gli sforzi che faceva per apparire turbata, dentro di sé sorrideva perché si sentiva molto felice, ma non per questo smise di aggrottare le sopracciglia e far finta di respingere Krsna. Mentre provava questo sentito, Radhrani era infinitamente bella, e Srila Rupa Gosvami glorifica la sua bellezza. Questo esempio contiene sentimenti diversi di amore estatico, ma tutti hanno un’unica origine: Krsna.

Nella casa di Nanda Maharaja si tenevano a volte grandi feste, a cui partecipavano tutti gli abitanti di Vrndavana. Durante una di queste feste Srimati Radharani portava una collana d’oro regalatale da Krsna, particolare che madre Yasoda e la madre di Radharani notarono subito, perché la collana era troppo grande per il suo collo. Nello stesso tempo Radharani vide Krsna non lontano da lei, e Abhimanyu, suo marito. Queste circostanze riunite la fecero sentire molto imbarazzata, e il suo viso imbronciato diventò ancora più bello. Si trova qui un insieme di sentimenti di timidezza, di collera, di gioia e di tristezza. Questo è un esempio di concentrazione di sintomi di amore estatico.

Un giorno kamsa parlò così:

“Che male può farmi questo bambino? Non ha alcun potere”

Un istante dopo gli fu annunciato che tutti i suoi amici erano stati uccisi dal “bambino”. I pensieri di Kamsa si accavallarono. Avrebbe dovuto abbandonarsi immediatamente a Lui. Ma ciò sarebbe stato degno di un guerriero? Poi gli venne quest’altro pensiero:

“Perché dovrei avere paura di Lui? Ho ancora molti lottatori pronti a sostenere la mia causa.”

Ma, esitando di nuovo, egli considerò:

“Questo bambino non è certamente un bambino comune poiché ha potuto sollevare la collina Govardhana con la mano sinistra. Che fare, Andrò personalmente a gettare la disgrazia su tutti gli abitanti di Vrndavana. Eppure non oso neanche uscire dal mio palazzo tanto il mio cuore trema per la paura che m’incute questo bambino.”

Lo stato in cui si trova Kamsa lascia apparire tracce di orgoglio, di sofferenza, di umiltà, di determinazione, di ricordo, di dubbio, di collera e di paura. Insieme questi otto sentimenti formano lo stato mentale di Kamsa. Questo è un altro esempio di concentrazione di sentimenti centrati sulla disperazione che suscita l’amore estatico.

Un devoto, padre di famiglia, disse un giorno:

“La mia condizione è così bassa, Signore, che i miei occhi non aspirano mai a contemplare la gloriosa città di Mathura. In realtà, questi occhi sono maledetti. Ho ricevuto un’ottima educazione, ma l’ho usata solo per servire i dirigenti di questo Paese. Non ho tenuto conto del tempo, la cui potenza colossale ed invincibile costruisce e distrugge ogni cosa. A chi lascerò i miei beni e la mia fortuna? Gli anni avanzano, che cosa mi resta da fare? Dovrò compiere il servizio di devozione a casa mia? Non posso, perché la mia mente è affascinata dalla terra trascendentale di Vrndavana.”

Questo è un esempio in cui sono concentrate sette diverse manifestazioni di amore estatico per Krsna – la disperazione, l’orgoglio, il dubbio, la pazienza, il dispiacere, la determinazione e il desiderio ardente.

Un proverbio sanscrito dice che “la delusione conduce alla più alta soddisfazione”; ciò significa che quando i sentimenti o le aspirazioni di un uomo sono così elevati che possono essere soddisfatti solo dopo numerose prove che sembrano far perdere ogni speranza, la soddisfazione finale è la più profonda. Un giorno, a Vrndavana, i pastori avevano a lungo ed invano cercato Krsna, tanto che i loro visi si erano oscurati e il loro colorito sembrava aver perso ogni luminosità. In quel preciso istante essi sentirono giungere dalla collina il suono appena percettibile del flauto di Krsna. Allora tutti furono trasportati dalla gioia. Questo è un esempio di sentimento di soddisfazione che sopraggiunge al culmine della delusione.

Srila Rupa Gosvami spiega che sebbene egli non abbia una grande conoscenza della profondità e della dolcezza che i sintomi di amore estatico emanano, ha cercato di portarne qualche esempio per illustrare le diverse manifestazioni di amore per Krsna. Egli precisa che l’insieme dei trentatrè sintomi detti perturbatori e degli altri otto che li seguono formano una base di quarantuno manifestazioni di amore estatico. Questi sintomi di amore possono modificare sia l’atteggiamento fisico sia l’impiego dei sensi durante l’azione, e tutti riflettono sentimenti diversi che provengono dal cuore. Talvolta, alcuni di questi sintomi si manifestano naturalmente, altre volte hanno solo un effetto passeggero. I sintomi più naturali accompagnano sempre il devoto, all’interno o all’esterno della sua persona.

Come guardando una stoffa si può indovinare la colorazione del bagno che le ha dato quel colore, così si può riconoscere la vera posizione di un devoto notando i particolari sintomi che accompagnano le diverse manifestazioni dei suoi sentimenti. In altre parole, l’attaccamento a Krsna forma un principio unico, ma poiché esistono molti tipi di devoti, questo attaccamento potrà manifestarsi in numerose e diverse maniere. Come una stoffa tinta di rosso lascia apparire il colore rosso, così le manifestazioni passeggere di un sentimento particolare si distinguono per i sintomi d’estasi che sono caratteristici di quel sentimento. Infatti, ad ogni emozione e rasa provata dal devoto corrisponde un sentimento interiore ben definito. Secondo questa varietà, i sintomi di amore estatico mostreranno ogni volta un aspetto e un’ampiezza differente. In una persona che ha il cuore nobile, sobrio e magnanimo, o in un’altra che ha il cuore duro e brutale, sintomi diversi d’estasi si manifesteranno secondo l’influenza esercitata dalla condizione del cuore. In realtà, è raro che una persona possa capire questa varietà di sentimenti, ma quando il cuore si è considerevolmente addolcito, questi sintomi diventano facilmente visibili ed è possibile coglierne la profondità. Il cuore puro e sobrio è paragonato all’oro, e il cuore molto dolce ad un fiocco di cotone. Così quando sopraggiunge un’emozione d’estasi, il cuore d’oro non ne sarà turbato, ma il cuore dolce ne sarà subito agitato. Un allo esempio paragona il cuore magnanimo a una grande città, e il cuore dolce a un’umile capanna. Se una grande città è illuminata da miriadi di luci o è popolata da grandi elefanti, nessuno vi presterà attenzione perché è cosa normale; ma se questi stessi elementi appaiono attorno a una capanna, saranno notati moltissimo.

Inoltre, si paragona il cuore alla folgore, all’oro e alla lacca, secondo il suo grado di durezza. Come la folgore possiede una grande potenza e non è mai clemente, così è molto difficile addolcire il cuore di chi si dedica a grandi austerità e a dure ascesi. Un cuore d’oro, invece, può fondere sotto l’effetto di un altissimo calore, come quello che genera l’amore estatico. Ma il cuore di lacca si scioglierà al minimo calore.

Per quanto riguarda la dolcezza, il cuore può essere paragonato al miele, al burro e al nettare. La condizione interiore è paragonata allora ai raggi del sole. Come il miele e il burro fondono al minimo raggio di sole, così colei che hanno il cuore dolce fonderanno facilmente. Il nettare, invece, è già liquido per natura, e il cuore di coloro che provano per Krsna un puro amore estatico ha sempre una fluidità simile a quella del nettare.

Il puro devoto di Krsna è sempre dotato delle qualità del nettare, e talvolta anche di quelle del burro e del miele. In breve, qualunque sia la natura del cuore, tutti giungono a fondere come può fondere anche un diamante sotto l’effetto di particolari prodotti chimici.

A questo proposito il dana – keli – kaumudi afferma:

“Quando l’amore si manifesta nel cuore del devoto, questi non può impedire la trasformazione dei suoi sentimenti, come al sorgere della luna è impossibile trattenere il flusso della marea, sempre accompagnata da alte ondate.”

Nonostante l’oceano sia abitualmente calmo ed immutabile, quando sorge la luna, niente può impedire che si agiti. Similmente, i puri devoti non possono in alcun modo frenare il loro slancio interiore.

CAPITOLO 32

MANIFESTAZIONI DELL’ESTASI PERMANENTE

L’estasi permanente dell’amore regna come un potente sovrano su tutte le altre manifestazioni temporanee dell’amore e su ogni elemento contrario governato dalla collera. L’estasi permanente è definita diretta o indiretta, secondo le sue manifestazioni. Queste manifestazioni di amore estetico appaiono solo in colui che si è pienamente stabilito al livello trascendentale. L’amore estatico diretto si divide in due rami detti interessato e disinteressato.

Quando appaiono distintamente alcune manifestazioni analoghe di amore estatico, ogni sintomo opposto o contrario forma un sentimento di disgusto. Questo amore estatico contrario è definito interessato. Invece “l’amore estatico aperto a tutte le manifestazioni, sia analoghe sia contrarie, è definito amore diretto disinteressato. Le manifestazioni di questa estasi disinteressata si dividono ancora in cinque altre ramificazioni – neutralità, atteggiamento di servizio, amicizia, affetto parentale e relazione amorosa. Questo amore estatico riveste dunque forme differenti secondo l’oggetto verso cui si orienta.

La neutralità

Il Sentimento di neutralità si divide a sua volta nei sentimenti chiamati generali, trasparenti e pacifici. L’attrazione che la maggior parte degli uomini o dei bambini prova per Krsna non può essere definita in modo preciso Talvolta può suscitare tremiti o dare agli occhi un colore differente (rosso, bianco, e così via) sebbene non compaia alcuna traccia di affetto particolare.

Un ragazzo disse ad un anziano:

“Guarda come questo bambino è pieno di vita, sebbene abbia solo tre anni! Guarda! Solo per aver visto Krsna egli corre così svelto e provoca un tale tumulto!”

Questo è un esempio di amore estatico neutro che si manifesta nel cuore di un bambino senza tuttavia appartenere a una particolare suddivisione.

Secondo le diverse forme di attrazione per Krsna esistono diversi gruppi di devoti, e i loro sintomi, simili a gioielli, si manifestano con la stessa limpida trasparenza. Si racconta che un brahmana, che era anche un grande devoto, si rivolgeva talvolta a Dio, la Persona Suprema, come se si rivolgesse al suo maestro, a volte scherzava col Signore usando con Lui un linguaggio familiare, altre volte, colmo di un affetto paterno, desiderava proteggerLo, altre volte ancora invocava il Signore come il suo amato oppure meditava su di Lui nella Sua qualità di Anima Suprema. Ciò indica che in differenti momenti il brahmana esprimeva i suoi sentimenti di amore estatico in differenti modi, ma ogni volta, grazie al suo amore estatico, s’immergeva in un oceano di felicità e si stabiliva al livello dell’amore puro. Così, come intermediario trasparente, egli trasmetteva i suoi sentimenti nello stesso modo in cui un gioiello riflette svariati Colori secondo la propria natura.

Quando il grande saggio Narada glorificava sulla sua vina i divertimenti del Signore, i quattro Kumara, che avevano alla loro testa Sanaka, sebbene fossero profondamente assorti nella concezione impersonale del brahman, furono scossi da tremiti. Un altro devoto disse un giorno:

“Sebbene il servizio offerto ai devoti sia sufficiente per ottenere la liberazione, la mia mente è impaziente di contemplare il Signore Supremo, il cui corpo ha il colore di una nuvola scura.”

Quando un devoto è così ansioso di unirsi alla Persona Suprema, il suo sentimento si colloca sotto il segno dell’amore neutrale.

I gusti semplici ed intrecciati

Ci sono tre gruppi di devoti di Krsna ed ogni devoto appartiene generalmente ad uno di questi tre gruppi. Il primo gruppo è formato da coloro che dipendono totalmente dall’affetto misericordioso del Signore Supremo; il secondo raggruppa i devoti che negli scambi con Krsna si stabiliscono al livello dell’amicizia; e il terzo comprende coloro che agiscono con Krsna come fanno i Suoi anziani, colmi di un amore parentale. Questi tre tipi di devoti sviluppano gradualmente diverse forme di legami che li uniranno alla Persona Suprema e Assoluta In rasa sublimi.

Si definisce pura, o kevala, l’attrazione per Krsna che contiene una sola emozione spirituale. Colui che ha raggiunto questa purezza del servizio devozionale manifesta sempre più il desiderio di camminare sulle tracce dei compagni eterni di Krsna, come Rasala, il Suo servitore personale a Goloka Vrndavana, Sridama e Sudama, i Suoi amici, o Nanda e Yasoda, legati a Krsna da un affetto parentale. Tuttavia occorre notare che l’amore estatico per Krsna non si manifesta mai direttamente con la Persona stessa di Krsna; il devoto deve seguire le tracce degli eterni compagni di Krsna a Goloka Vrndavana.

Si dicono emozioni o gusti intrecciati l’unione di sentimenti trascendentali che si riferiscono a Krsna – per esempio, quando si uniscono insieme l’amicizia, l’atteggiamento di servizio e l’amore parentale per Krsna. Devoti come Uddhava, Bhima e Mukhara, intima servitrice di madre Yasoda, manifestano questi gusti spirituali intrecciati. Benchè le emozioni devozionali siano talvolta intrecciate, c’è sempre una di esse che predomina in permanenza, ed è in essa che bisogna riconoscere il legame principale che unisce il devoto a Krsna. Per esempio, si nota in Uddhava un legame di amicizia con Krsna, ma nel suo atteggiamento si riscontrano anche sintomi che lo uniscono a Krsna in una relazione di servizio. Un simile sentimento di amicizia porta il nome di amicizia accompagnata da venerazione. Invece, l’amicizia che Sridama e Sudama manifestano con tanta perfezione rappresenta sotto ogni punto di vista l’amicizia libera da ogni traccia di venerazione.

L’amore estatico animato

da un sentimento di subordinazione

Il devoto che pensa sempre a Krsna come suo superiore prova per Lui un amore estatico animato da un sentimento di subordinazione. In questo devoto il desiderio di assoggettamento al Signore è molto sentito, perciò è raro che egli si volga verso un’altra forma di emozione trascendentale per il Signore.

Nel Mukunda – mala – stotra del re Kulasekhara si trova la seguente preghiera:

“O amato Signore, Tu liberi gli esseri dall’infernale condizione dell’esistenza materialistica, ma ciò non m’interessa molto. Che Io sia promosso ai pianeti celesti, trattenuto su questa Terra o spedito su qualche pianeta infernale non ha per me alcuna importanza. La mia unica richiesta è che al momento della morte io possa semplicemente ricordare i Tuoi piedi meravigliosi, simili ai fiori di loto che sbocciano in autunno.”

L’amicizia

I grandi devoti che occupano un posto quasi uguale a quello di Krsna sono grandi autorità in ciò che riguarda il sentimento di amicizia per il Signore Supremo. A questo livello di amicizia si tengono diverse conversazioni allegre e piene di umorismo. Lo Srimad- Bhagavatam rivela questi aspetti dell’amicizia trascendentale. Un giorno Krsna pensò:

“Oggi, mentre sorvegliavo le mucche nei pascoli di Vrndavana, sono andato a cogliere qualche fiore in un meraviglioso giardino. I Miei amici pastorelli, che non potevano stare separati da Me neppure per un breve istante, si sono messi a cercarMi ed appena Mi hanno visto abbiamo fatto a gara a chi toccava Per primo l’altro con i fiori che tenevano in mano.”

Un amico rimproverò Krsna in questo modo:

“Mio caro Damodara, sebbene Tu sia stato sconfitto da Sridama e abbia perso molte forze, sei riuscito in qualche modo a coprire la vergogna del Tuo insuccesso mediante una falsa dimostrazione di potenza.”

L’affetto parentale,

o il sentimento di superiorità

Quando madre Yasoda seppe che i robusti servitori di Kamsa stavano portando via con la forza le mucche di Krsna e che i giovani pastori tentavano di proteggerle, ella pensò:

“Come posso proteggere questi poveri ragazzi dall’attacco dei servitori di Kamsa?”

Questo è un esempio di sentimento di superiorità nel devoto.

Appena madre Yasoda ebbe ritrovato Krsna, suo figlio, che tornava dai pascoli, Gli accarezzò le guance con la punta delle dita.

Il sentimento amoroso

Al di là dell’affetto parentale per Krsna si trova il sentimento amoroso, sentimento che Krsna e le giovani gopi esprimono in molti modi – dolci sguardi, movimenti delle sopracciglia, parole dolcissime e sorrisi.

Si trova scritto nel Govinda – vilasa:

“In preda all’angoscia e quasi delusa, Srimati Radharani cercava Krsna.”

Quando il sentimento amoroso si manifesta in modo così indiretto, nascono il sorriso, la meraviglia, il coraggio, il lamento, la collera, la paura e talvolta l’orrore. Questi sette tipi di scambi di sentimenti amorosi danno origine a una nuova forma di amore estatico. Invece, in una manifestazione diretta del sentimento amoroso si trova il riso, la meraviglia, il coraggio, il lamento, la collera e la paura, ma non c’è mai l’orrore. Questi scambi di amore estatico sono considerati grandi fontane di gioia che,, quando scaturiscono insieme, raggiungono un livello di stabilità che fa crescere il sapore dei sentimenti amorosi.

CAPITOLO 33

MANIFESTAZIONI INDIRETTE DELL’AMORE ESTATICO

Il riso

Dopo aver rubato il formaggio dai vasi di due giapponesi, Krsna disse a una di loro:

“O dolce e bella amica, sono pronto a giurarti che non ho mai rubato neppure un po’ del tuo formaggio! Ma ecco che Radharani, la tua amica, si avvicina senza alcun ritegno alla Mia bocca per odorare il Mio alito. Ti prego, impediscile di usare questo pretesto per avvicinare il suo viso al Mio.”

Mentre Krsna parlava così le amiche di Radhrani non poterono trattenersi dal ridere. Questo è un esempio di riso che accompagna l’amore estatico.

La meraviglia

Un giorno, Brahma vide le mucche e i pastori vestiti di giallo, ornati con preziosi gioielli, dotati di quattro braccia ed adorati da molte centinaia di ai Brahma. Tutti i pastori esprimevano la loro gioia di essere insieme a Krsna, il Brahman Supremo. Allora, Brahma, meravigliato esclamò:

“Ma cosa sto vedendo qui?”

Questo è un esempio di meraviglia che accompagna l’amore estatico.

Il coraggio

Un giorno, sulle rive della Yamuna si sentivano il fruscio delle foglie secche, le risa in sordina dei pastori e il brontolio del cielo. Sridama si aggiustò la cintura: si preparava a affrontare Krsna, il vincitore del mostro Agha. Questo è un esempio di coraggio nell’amore estatico.

Il lamento

Lo Srimad- Bhagavatam (10.7.25) racconta che Trnavarta, dopo aver assunto l’aspetto di un tornado, rapì Krsna. Mentre Krsna Si alzava nell’aria trasportato dal mostro, le gopi si misero a gridare forte. Correndo verso Madre Yasoda, le dissero che il figlio di Nanda era stato portato via da un tornado e che non riuscivano più a vederLo. Questo è un esempio di lamento suscitato dall’amore estatico.

Mentre Krsna stava lottando contro Kaliya, madre Yasoda esclamò:

“Krsna è prigioniero tra le spire del serpente Kaliya ed io non sono ancora stata schiacciata dal peso della sofferenza; devo dunque riconoscere l’incredibile potere di conservazione del corpo materiale!”

Questo è un altro esempio di lamento nato dall’amore estatico.

La collera

Quando Jatila, la madre di Abhimanyu, vide la collana che Krsna portava capì che quel gioiello ornato di pietre preziose Gli era stato regalata da Radharani. Allora si arrabbiò molto e cominciò a muovere le sopracciglia, sottolineando così la sua collera carica di amore estatico.

L’orrore

Yamunacarya disse:

“Da quando conosco questi scambi d’amore trascendentale, provo una gioia sempre nuova ed ogni volta che un pensiero sessuale s’insinua nella mia mente ci sputo sopra, e le mie labbra hanno una smorfia di disgusto.”

Questo è un esempio di amore estatico espresso con un sentimento di orrore.

La paura

Un devoto anziano disse:

“O Signore, quando siamo lontani da Te, i nostri giorni sono pieni di sofferenza e siamo ansiosi di rivederTi ancora. Poi, quando appari di nuovo davanti a noi, siamo subito assaliti dalla paura di essere separati da Te. In questo modo siamo continuamente preda di ogni tipo di sofferenza.”

In questo esempio si uniscono sentimenti contrari di amore estatico per Krsna. Un simile estatico si rivela molto gradevole, e i commentatori esperti paragonano il delicato sapore di questi sentimenti contrari ad un insieme di formaggio fresco e zucchero candito, con l’aggiunta di un pizzico di pepe nero.

CAPITOLO 34

IL NETTARE DELLA DEVOZIONE

E’ detto vibhava il sentimento di amore estatico che anima il cuore di un devoto, e sono dette anubhava le manifestazioni esteriori che ne derivano e che sono state descritte precedentemente – i movimenti delle sopracciglia, la paura, la meraviglia e i sorrisi. Perciò è nell’estasi costante, o sancari – bhava, che la manifestazione dell’anubhava e del vibhava trova le sue diverse origini.

Durante le letture poetiche o le rappresentazioni teatrali in cui sono rievocati i divertimenti di Krsna, l’uditorio manifesta diverse emozioni trascendentali: gusta allora le diverse forme di Vibhava, di Anubhava e di sancari – bhava.

Nessuno, se si trova ancora ad un livello materiale, deve discutere le diverse descrizioni di Bhava e di anubhava sulla base delle affermazioni delle Scritture, perché queste descrizioni sono manifestazioni della potenza trascendentale di felicità del Signore. Si dovrà piuttosto cercare di comprendere che esistono al livello trascendentale numerose forme di scambi amorosi che non devono mai essere considerate materiali. L’Udyama – parva del Mahabharata avverte che ciò che è inconcepibile non dev’essere oggetto di discussione, e gli scambi che si effettuano nel mondo spirituale sono inconcepibili nella nostra condizione attuale. Anime liberate come Rupa Gosvami hanno tentato di lasciarci intravedere alcune attività sublimi che si svolgono nel mondo spirituale, ma nell’insieme questi scambi ci saranno per il momento inaccessibili. Infatti, è possibile penetrare il significato degli scambi con Krsna nel servizio d’amore trascendentale solo quando si è stabilito un legame diretto con la potenza di felicità del Signore Supremo.

Sri Rupa Gosvami fa a questo proposito il seguente paragone: dall’oceano si formano le nuvole, che sotto forma di pioggia cadono sulla terra e ritornano poi all’oceano. L’oceano rappresenta la potenza di felicità di Krsna, e la nuvola il puro devoto, che è pieno di questa felicità propria nel servizio d’amore trascendentale e la fa scendere come una pioggia sotto forma di misericordia. Così la potenza di felicità ritorna all’oceano di Krsna.

L’attrazione diretta ed indiretta per Krsna

Il piacere trascendentale che deriva dal servizio di devozione si manifesta in modo diretto ed indiretto. Il servizio di devozione compiuto in modo diretto comprende cinque emozioni o gusti spirituali – la neutralità, l’atteggiamento di servizio, l’amicizia, l’affetto parentale e il sentimento amoroso – e quello che si compie in modo indiretto ne comprende sette – il riso, la compassione, la collera, il coraggio, la paura, la meraviglia e l’orrore. Il servizio di devozione riveste così dodici aspetti che hanno, ognuno, un colore proprio – bianco, multicolore, arancione, rosso, verde chiaro, grigio, giallo, opalino, fuligginoso, rosa, nero e nebuloso. Similmente, questi dodici tipi di emozioni spirituali sono governati dai seguenti avatara ed emanazioni del Signore: Kapila, madhava, Upendra, NrSimha, Nanda – nandana, Balarama, Kurma, Kalki, Raghava, Bhargava, Varaha e Matsya.

Il sostegno, la manifestazione, l’estensione, la riflessione e il lamento sono i cinque sintomi visibili negli scambi di amore estatico, e servono da rivelatori del servizio di devozione. Così, il servizio di devozione caratterizzato dalla neutralità è accompagnato dal sostegno, il coraggio è accompagnato dall’estensione, la compassione dalla riflessione, la collera dal lamento, e così via.

Allo studente inesperto può sembrare che una condizione apparentemente triste nel quadro del servizio di devozione sia fonte di sofferenza, ma il devoto esperto sa che i sentimenti di un devoto immerso in una condizione di sofferenza sono gli stessi che generano l’estasi. Per esempio, talvolta il Ramayada è considerato un’opera che evoca tristezza e dolore, mentre in realtà non è così. Quest’opera descrive come Sri Rama fu esiliato dal padre nella foresta nel momento stesso in cui sarebbe dovuto salire trono. Dopo la partenza di Sri Rama, Suo padre, Maharaja Dasaratha, morì di dolore. Durante l’esilio nella foresta, la sposa di Sri Rama, Sitadevi, fu rapita dal Mostro Ravana, incidente che diede origine a una guerra terribile. Quando infine Sitadevi fu liberata dalle mani di Ravana, quest’ultimo morì, e con lui tutto il suo regno e la sua famiglia. Di ritorno alla capitale, Sita dovette subire la prova del fuoco, e qualche giorno più tardi dovette nuovamente andare in esilio nella foresta. Questi episodi del Ramayana sembrano molto pietosi e fonte di tristezza per il lettore, ma la verità è un’altra. Altrimenti perché Hanuman, grande devoto di Ramacandra, leggerebbe ogni giorno il Ramayana, questa raccolta delle attività di Sri Rama? Questo ci fa comprendere che in ognuna delle dodici emozioni trascendentali del servizio di devozione tutto genera una gioia sublime ed assoluta.

Srila Rupa Gosvami si rammarica al pensiero di coloro che sono consumati dalla fiamma della falsa rinuncia, arida abitudine speculativa, e che non prendono in considerazione il servizio devozionale. Infatti, coloro che si attaccano ai riti vedici e al brahman impersonale sono incapaci di gustare la gioia trascendentale che nasce dal servizio di devozione. Sri Rupa Gosvami incita dunque i devoti che gustano già il nettare della devozione a proteggere il servizio devozionale dall’offesa di questi aridi speculatori, da coloro che cercano di elevarsi per mezzo di cerimonie rituali e da coloro che aspirano a una salvezza impersonale. I devoti devono proteggere il prezioso gioiello del loro amore spirituale da queste mani predatrici; ciò significa che il puro devoto non deve far partecipi del servizio di devozione, e dei diversi elementi che lo compongono, gli aridi speculatori e i falsi rinunciatari.

I non – devoti non potranno mai conoscere i benefici che conferisce il servizio di devozione. Per loro, la devozione rimarrà sempre un tema tra i più difficili da capire. Solo coloro che hanno deposto la vita stessa ai piedi di loto del Signore Supremo possono gustare il vero nettare della devozione. Se una persona raggiunge il livello trascendentale dell’amore estatico e si stabilisce così al livello più alto della pura virtù, significa che ha liberato il cuore da ogni contaminazione materiale. Raggiunto questo livello della più pura esistenza, può gustare questo nettare. Questa capacità di gustare è detta rasa, dolce emozione trascendentale.

Così termina lo studio riassuntivo di Bhaktivedanta sulla seconda parte del Bhakti – rasamrta – sindhu che tratta del servizio di devozione nel suo insieme.

PARTE TERZA

CAPITOLO 35

IL SENTIMENTO DI AMORE NEUTRO PER DIO

Srila Rupa Gosvami offre rispettosamente le sue preghiere a Dio, la Persona Suprema ed eterna, l’infinitamente affascinante, al Quale i puri devoti dedicano da sempre il loro servizio di amore trascendentale. Questa terza parte del Bhakti – rasamrta – sindhu descrive le cinque manifestazioni principali del servizio di devozione – la neutralità, l’atteggiamento di servizio, l’affetto fraterno, l’affetto parentale e il sentimento amoroso. Questi cinque argomenti descritti metaforicamente come le cinque onde del lato ovest dell’oceano nettareo della devozione, saranno analizzati in modo approfondito.

Per neutralità nel servizio di devozione s’intende lo stato di colui che è veramente capace di mantenersi al livello trascendentale. Alcuni grandi saggi hanno raggiunto questo stato col compimento di austerità, di ascesi, e con la meditazione, che ha lo scopo di controllare i sensi. Questi saggi si chiamano generalmente yogi. Per lo più sono portati a gustare la gioia spirituale che deriva dalla realizzazione impersonale della Verità Assoluta ed ignorano quasi del tutto la felicità trascendentale che nasce del contatto personale col Signore Supremo.

In realtà, questa felicità spirituale che accompagna il contatto con la Persona Suprema, poiché nasce da un’unione diretta con l’eterna forma del Signore, è di gran lunga superiore alla gioia che Procura la realizzazione del brahman. L’impersonalista è incapace di percepire direttamente la felicità trascendentale che proviene dalla presenza del Signore attraverso l’ascolto dei Suoi divertimenti, perciò non trae alcun piacere trascendentale dalle parole della Bhagavad- gita, in cui il Signore Si rivolge personalmente a Arjuna. Il principio stesso su cui si basa il suo atteggiamento impersonale gli impedirà di gustare la felicità trascendentale provata dal devoto, per il quale la Persona Suprema forma l’oggetto principale della realizzazione. Perciò si dovrà considerare senz’altro negativa l’interpretazione impersonale della Bhagavad- gita, perché in essa l’impersonalista ha tentato di presentare la propria interpretazione senza aver gustato la felicità trascendentale che quest’opera contiene. Tuttavia, se l’impersonalista avrà l’opportunità di entrare in contatto con un puro devoto potrà elevare la sua condizione spirituale. Si raccomanda dunque ai grandi saggi di adorare il Signore nella Sua forma personale per accedere alla più alta felicità trascendentale. Senza l’adorazione dell’arca – vigraha, la murti del Signore, nessuno può penetrare il significato di Scritture come la Bhagavad- gita e lo Srimad – Bhagavatam. Questi grandi saggi situati al livello della neutralità spirituale devono prima di tutto prendere rifugio in Sri Visnu, il Signore Supremo, nella Sua forma eterna, dotata di quattro braccia. Si consiglia dunque agli yogi di meditare sulla forma personale di Sri Visnu come raccomanda Kapila Muni nel suo insegnamento sul sankhya – yoga. Purtroppo, numerosi yogi tentano di meditare sul vuoto, ma, come insegna la Bhagavad- gita, essi non guadagnano allo che sofferenze e difficoltà, e non raggiungono nessun risultato positivo.

Quando alcuni saggi elevati, che avevano compiuto austerità e penitenze, videro la forma trascendentale di Sri Visnu, con le Sue quattro braccia, dissero:

“Questa forma a quattro braccia del Signore, dal colore bluastro, è la fonte di ogni felicità e il centro della nostra forza vitale. In realtà, quando insieme con numerosi ai paramahamsa contempliamo questa forma eterna di Visnu, il Signore, subiamo immediatamente il fascino della Sua bellezza”.

Questo elogio che i saggi offrono a Sri Visnu è un esempio dei sentimenti propri del santa – rasa, il livello di neutralità devozionale.

Inizialmente, coloro che aspirano alla liberazione si sforzano di liberarsi dai legami della materia con la pratica di dure austerità, che alla fine permetteranno loro di raggiungere la realizzazione impersonale. Come la Bhagavad- gita afferma, si può riconoscere colui che si è liberato dalla schiavitù materiale e ha raggiunto il livello di brahma – bhuta per il fatto che manifesta una gioia che trascende ogni desiderio ed ogni sofferenza, e per il fatto che vede tutti gli esseri con occhio uguale. Il devoto stabilito nel santa – rasa, la neutralità del servizio devozionale, apprezza il Signore nella Sua forma di Visnu.

In realtà, lo scopo dell’intera cultura vedica è comprendere Sri Visnu. Un mantra del Rg-veda insegna che i grandi saggi aspirano sempre a fissare la loro meditazione sui piedi di loto di Visnu.

D’altra parte lo Srimad- Bhagavatam insegna che gli sciocchi ignorano che Visnu è il fine supremo dell’esistenza. Secondo la conclusione di tutte le Scritture vediche autentiche, colui che giunge al punto di apprezzare Visnu sta iniziando la pratica del servizio di devozione. Coltivando sempre più il servizio devozionale sotto una guida sicura, altri aspetti di questo servizio si manifesteranno progressivamente agli occhi del devoto. E’ a questo livello di santa – rasa che una persona può contemplare Sri Visnu, Dio, la Persona Suprema, che libera anche gli esseri demoniaci. Questo devoto in potenza vede il Signore e Lo venera come l’eterna forma spirituale, il maestro di tutte le anime realizzate, l’Anima suprema, il Brahman Supremo, in cui la pace è totale, in cui il controllo di sé e la purezza sono perfetti; Lo venera inoltre come Colui che mostra misericordia verso i devoti e non è mai toccato dalla contaminazione materiale. Questa venerazione mista al timore è il sintomo che questi saggi sono situati al livello del santa – rasa, la neutralità devozionale.

L’impersonalista raggiungerà il santa – rasa solo se beneficia della compagnia di puri devoti, e in nessun altro modo. Se dopo aver raggiunto la realizzazione del brahman, l’anima liberata incontra un puro devoto di Sri Krsna, ed accetta con sottomissione l’insegnamento di Krsna senza false interpretazioni, si stabilisce al livello di neutralità del servizio devozionale. I fratelli Kumara – Sanaka, Sanatana, Sanon da e Sanat- kumara – sono il più bell’esempio di saggi situati nel santa – rasa. Questi quattro saggi, conosciuti anche col nome di Catuh- sana, sono figli di Brahma. Alla nascita ricevettero dal loro padre l’ordine di diventare padri di famiglia ed accrescere la moltitudine degli uomini, ma essi rifiutarono di obbedire. Comunicarono la loro decisione di vivere come saggi Brahmacari ed impegnarsi a raggiungere la perfezione, senza rimanere coinvolti nella vita familiare. Questi grandi saggi che vivono da milioni di anni hanno conservato l’aspetto di bambini di quattro o cinque anni, sono sempre nudi e non si separano quasi mai; uno sfolgorio emana dal loro corpo che ha una carnagione molto chiara.

In una delle preghiere che essi rivolgono al Signore, si trovano queste parole:

“O Mukunda [Krsna, Colui che accorda la liberazione], l’aspetto impersonale della Verità Assoluta, il brahman, sarà gradito al saggio solo fino al giorno in cui gli capiterà di vedere la Tua forma eterna, piena di felicità e di conoscenza, il cui riflesso bluastro ricorda quello di un giovane albero tamala”

Il bhakti – rasamrta – sindhu accenna qui alle qualità della persona dotata di saggezza: il saggio è colui che comprende perfettamente che il solo fatto di compiere il servizio di devozione gli assicurerà la liberazione. Egli aderisce sempre ai principi regolatoli del vita devozionale, e allo stesso tempo aspira a liberarsi dai legami materiali.

Così pensa il saggio:

“Quando potrò vivere solo nelle grotte di montagna? Quando, vestito di un semplice panno, sarà felice di nutrirmi solo con qualche frutto e un po’ di verdura? Quando mi sarà possibile fissare sempre nella mente i piedi di loto di Mukunda, l’origine stessa dello sfolgorio del brahman? E, infine, in questa condizione spirituale, quando potrò capire che i miei giorni e le mie notti non sono che attimi fuggenti nell’eternità del tempo?”

Occupati a diffondere le glorie del Signore, il devoto e la persona che ha realizzato il suo vero sé mantengono sempre nel cuore un amore estatico per il Signore. Perciò si dicono saggi coloro che ricevono i benefici che conferisce loro questa luna di felicità. L’impulso del saggio è quello d’impegnarsi nello studio dei veda e soprattutto delle Upanisad. Egli vive sempre in luoghi dove non giunge il tumulto degli uomini, e mantiene sempre il pensiero sulla forma eterna di Sri Krsna. Portato a approfondire la sua conoscenza della Verità Assoluta, egli si distingue sempre nella capacità di comunicare la conoscenza, contempla il Signore Supremo nella Sua forma universale (la visva – rupa), vive costantemente in compagnia di devoti di grande erudizione e discute con loro la conclusione dei veda. Tutte queste qualità aiutano il saggio ad elevarsi al livello del santa – rasa.

Il Bhakti – rasamrta – sindhu afferma che tutti coloro che si riunirono intorno a Brahma in un rispettoso incontro col desiderio di dedicarsi allo studio delle Scritture vediche come le Upanisad diventarono pieni di amore estatico per Krsna, il capo della dinastia Yadu. In realtà, il fine dello studio delle Upanisad è conoscere Dio, la Persona Suprema. La negazione dell’esistenza materiale è solo uno dei temi trattati nelle Upanisad. Un allo tema spiega come stabilirsi al livello della realizzazione impersonale. E se dopo aver penetrato il velo del brahman impersonale, si accede al livello in cui si può godere della presenza stessa di Dio, la Persona Suprema, si raggiunge allora il fine ultimo nello studio delle Upanisad.

Coloro che sono situati al livello del santa – rasa ricevono lo stimolo per progredire nel servizio di devozione respirando il profumo delle foglie di tulasi offerte ai piedi di loto del Signore, ascoltando la vibrazione della sua conchiglia, visitando un luogo santo su qualche montagna, ammirando foreste come quelle di Vrndavana, andando in un luogo di pellegrinaggio, contemplando il corso del Gange, superando gli impulsi del corpo – mangiare, dormire, riprodursi e difendersi -, realizzando la potenza devastatrice del tempo eterno, e rimanendo costantemente in compagnia dei devoti impegnati nella coscienza di Krsna. Queste attività aiutano i saggi situati nel santa – rasa ad elevarsi al piano superiore del servizio di devozione.

Lo Srimad- Bhagavatam (3. 15. 43) rivela che quando i quattro saggi chiamati Catuh- sana, che hanno alla loro testa Sanat- Kumara, fecero visita al Signore di Vaikuntha nel mondo spirituale e si prosternarono davanti a Lui, il profumo delle foglie di tulasi miste a quello dello zafferano entrò nelle loro narici e subito attrasse la loro mente. Sebbene questi quattro saggi fossero sempre assorti nel brahman impersonale, la presenza del Signore e il profumo delle foglie di tulasi fecero subito rizzare i peli del loro corpo. Ciò dimostra che anche colui che è situato nella realizzazione del brahman si sentirà immediatamente attratto dall’aspetto personale del Signore se ha la possibilità di beneficiare della presenza dei devoti impegnati nel puro servizio di devozione.

Alcuni sintomi caratterizzano i grandi saggi situati nella relazione santa – rasa del servizio di devozione: questi saggi fissano lo sguardo sull’estremità del naso e si comportano come gli avadhuta, gli yogi molto elevati che vanno al di là delle convenzioni sociali, religiose o vediche. Si distinguono inoltre per la cura me mettono nell’esprimersi con tono deciso quando si rivolgono ad un uditorio. Essi accompagnano le loro parole con un gesto detto jnana – mudra, che consiste nell’unire insieme il pollice e l’indice. Non si oppongono agli atei, né sono particolarmente favorevoli ai devoti. Mettono l’accento sulla liberazione e sul distacco dall’esistenza condizionata dalla materia sempre neutrali, essi non hanno alcun affetto materiale, né s’identificano con qualcosa di materiale. Sempre sobri, essi concentrano tutti i loro pensieri in Dio, la Persona Suprema. Queste caratteristiche poco comuni si manifestano dunque nei devoti stabiliti nel santa – rasa.

Un passo del Bhakti – rasamrta – sindhu riferisce le parole di un devoto che vide uno yogi che meditava con lo sguardo fisso sull’estremità del proprio naso:

“Dal suo atteggiamento, sembra che questo grande saggio abbia già realizzato in sé l’eterna forma del Signore.”

Talvolta un devoto situato nel Santa – rasa sbadiglia, si stira, insegna il servizio di devozione, si prosterna rispettosamente davanti alla forma del Signore, Gli offre belle preghiere e manifesta il desiderio di usare il suo corpo direttamente al Suo servizio. Questi sono alcuni sintomi comuni nel devoto situato nella neutralità. Un devoto disse ad un altro vedendolo sbadigliare:

“O yogi credo che nel tuo cuore ci sia un grande amore devozionale che ti fa sbadigliare.”

Talvolta può succedere che un devoto stabilito nel santa – rasa cada a terra, i suoi peli si rizzino e il suo corpo tremi. Egli lascia così apparire naturalmente diversi sintomi d’estasi.

Il Bhakti – rasamrta – sindhu insegna che quando Sri Krsna ebbe soffiato nella Sua conchiglia detta Pancajanya, numerosi grandi saggi che vivevano nelle grotte di montagna trasalirono, distolti dalla loro profonda meditazione, e sentirono immediatamente i peli rizzarsi sul corpo. I devoti situati nel santa – rasa sono di volta in volta stupefatti, tranquilli, gioiosi, accorti, riflessivi, ansiosi, abili o ragionatori. Questi sintomi rivelano un’estasi continua, un’emozione permanente.

Un giorno, in grande saggio, che era un’anima realizzata, si rammaricava perché sebbene Sri Krsna, il Signore Supremo, abitasse a Dvaraka, non aveva mai saputo approfittare della Sua presenza facendoGli visita. A questo pensiero, il saggio fu subito colpito da stupore, realizzando che la sua meditazione era una perdita di tempo dal momento che era presente la Persona stessa del Signore.

Il livello in cui lo yogi trascende ogni forma di speculazione intellettuale e si stabilisce nel Brahman è il livello dell’estasi che supera l’influenza del concetto materiale dell’esistenza. Raggiunto questo studio, colui che ascolta il racconto dei divertimenti trascendentali del Signore sente talvolta brividi in tutto il corpo. Quando un devoto che ha raggiunto la realizzazione del Brahman e il livello dell’estasi costante entra in contatto con l’eterna forma di Krsna, sente la sua felicità trascendentale accrescersi milioni di volte. Un giorno un grande saggio chiese ad un altro:

“Amico mio, pensi che dopo aver raggiunto la perfezione dello yoga in otto fasi potrò contemplare finalmente la forma eterna di Dio, la Persona Suprema?”

Questa domanda del saggio è un esempio di curiosità in un devoto situato al livello della neutralità del servizio devozionale.

Quando Sri Krsna, Balarama, Suo fratello maggiore, e Subhadra, Sua sorella, saliti su un medesimo carro, andarono a Kuruksetra nell’occasione di un’eclissi di sole, vi andarono anche numerosi yogi. E quando questi ultimi videro Krsna e Balarama affermarono che, avendo contemplato lo sfolgorio trascendentale che emanava dai loro corpi, avevano quasi dimenticato la felicità che deriva dalla realizzazione del Brahman impersonale. A questo proposito, uno degli yogi si avvicinò a Krsna e Gli disse:

“O Signore, Tu sei sempre pieno di felicità assoluta, superiore ad ogni alla posizione trascendentale. Così, quando Ti ho visto ho compreso, nonostante la distanza che ci separava, che non mi è più necessario essere situato nella felicità trascendentale del brahman impersonale.”

Un giorno un grande yogi fu distolto dalla sua meditazione dal suono della conchiglia di Krsna, Pannajanya. Egli si mise allora a battere la testa per terra, con gli occhi bagnati di lacrime di amore estatico, infrangendo così tutti i principi della pratica del suo yoga. Quindi abbandonò immediatamente la via che lo conduceva alla realizzazione del brahman.

Nella sua opera, il Krsna – karnamrta, Bilvamangala Thakura insegna:

“Che l’impersonalista veneri il brahman impersonale, e che continui così il suo cammino verso la realizzazione spirituale. Da parte mia, sebbene fossi anch’io iniziato a questo via, ne sono stati distolto da un bambino birichino ed astuto, che prova per le gopi un profondo attaccamento e che ha fatto di me il Suo servitore. Ora ho completamente dimenticato la via che conduce alla realizzazione del brahman.”

Bilvamangala Thakura aveva ricevuto l’iniziazione spirituale per la realizzazione impersonale della Verità Assoluta, ma grazie alla compagnia di Krsna, a Vrndavana, diventò un grande devoto. La stessa cosa capitò ma Sukadeva Gosvami che, purificato per la grazia del Signore, intraprese il sentiero del servizio di devozione, abbandonando quello della realizzazione impersonale. Sukadeva Gosvami e Bilvamangala Thakura, che abbandonarono la concezione impersonale della Verità Assoluta per adottare il servizio di devozione, sono i migliori esempi di devoti situati nel livello della neutralità. Secondo le affermazioni di autorità in materia, non si può considerare la neutralità come una delle emozioni trascendentali, o rasa. Ma Srila Rupa Gosvami precisa che anche se la escludiamo dal cerchio dei rasa, dobbiamo riconoscerla come il punto di partenza del servizio di devozione. Tuttavia, colui che non ha progredito fino a compiere un vero servizio per il Signore non si può dire che abbia raggiunto il piano dei dolci sentimenti trascendentali. Sri Krsna istruì personalmente Uddhava su questo argomento nell’undicesimo Canto dello Srimad- Bhagavatam:

“E’ detto santa – rasa il livello di chi ha raggiunto la realizzazione della Mia forma personale. Senza aver prima raggiunto questo livello, nessuno può progredire fino al servizio di devozione puro.”

In altre parole, nessuno potrà elevarsi alla realizzazione dell’aspetto personale di Dio, la Persona Suprema, se non ha prima raggiunto il santa – rasa.

CAPITOLO 36

L’AFFETTO SPIRITUALE, L’ATTEGGIAMENTO DI SERVIZIO

Autorità come Sridhara Svami riconoscono nel dolce sentimento spirituale dell’affetto uno dei livelli di perfezione del servizio devozionale. L’affetto spirituale, che viene subito dopo il sentimento di neutralità, è indispensabile allo sviluppo dell’atteggiamento di servizio. Scritture come il Nama – kaumudi riconoscono in questo stato di esistenza un affetto permanente, un’attrazione definitiva per Krsna. Altre autorità come Sukadeva pongono questo affetto allo stesso livello della neutralità, ma resta il fatto che esso è gustato da devoti animati da sentimenti diversi, perciò si attribuisce generalmente a questo sentimento il semplice nome di affetto, o pure affetto per Krsna.

I devoti che hanno verso Krsna un atteggiamento di servizio si uniscono a Lui con un affetto improntato alla venerazione. Alcuni abitanti di Gokula – manifestazione terrestre di Vrndavana – sono legati a Krsna in questo modo. Queste sono le loro parole:

“Krsna Si rivela sempre a noi con la Sua carnagione scura, simile al colore di una nuvola di temporale, e con un flauto meraviglioso tra le mani, che sono simili ai fiori di loto. E’ vestito di seta gialla e una piuma di pavone orni i Suoi capelli. Quando Krsna va alla collina Govardhana ornato con queste Sue caratteristiche personali, gli abitanti dei pianeti celesti e quelli della Terra si sentono invasi da una felicità trascendentale e si considerano servitori eterni del Signore.”

Un devoto può essere animato dalla stessa timorosa venerazione nel vedere un’immagine di Visnu, il cui colore e i cui vestiti ricordano quelli di Krsna. In realtà Visnu Si distingue da Krsna solo per le Sue quattro mani che portano la conchiglia, il disco, la mazza e il fiore di loto. Sri Visnu è sempre ornato di numerose pietre preziose come le pietre candrakanta e Suryakanta.

Il Lalita – madhava di Rupa Gosvami riporta queste parole di Daruka, un servitore di Krsna:

“Visnu è certamente magnifico con la Sua collana di pietre Kaustubha, le Sue quattro mani ornate con la conchiglia, il disco, la mazza e il fiore di loto, e mi suoi splendidi gioielli. La Sua bellezza è grande anche quando sale su Garuda. Ora questo stesso Visnu Si manifesta oggi come il nemico di Kamsa, e contemplando il Suo aspetto personale dimentico completamente l’opulenza di Vaikuntha.”

Un Altro devoto si espresse con queste parole:

“Dio, la Persona Suprema, che fa continuamente uscire dai pori della Sua pelle milioni di universi, Lui oceano di misericordia, possessore di inconcepibili energie, ricco di ogni perfezione ed origine di tutti gli avatara, Lui che affascina le anime liberate, questo Signore Sovrano è il controllore supremo ed è degno della più alta adorazione. E’ onnisciente, possiede una determinazione perfetta e un’opulenza totale. E’ il simbolo stesso della clemenza, il rifugio delle anime sottomesse, generoso, fedele alla Sua Promessa, abile, fonte di ogni buona fortuna, potente, religiose, rigido seguace delle Scritture, amico dei devoti, magnanimo, influente, riconoscente, degno di stima e di rispetto, pieno di un infinito vigore e sottomesso all’amore puro. per i devoti uniti a Lui dall’affetto in un atteggiamento di servizio, Egli è certamente l’unico rifugio.”

I devoti uniti al Signore da un atteggiamento di servizio si dividono in quattro gruppi: quelli che compiono un servizio particolare (come Brahma e Siva, incaricati di governare le influenze materiali della passione e dell’ignoranza), quelli che il Signore tiene sotto la Sua protezione, qualunque Lo accompagnano sempre, e quelli che camminano semplicemente sulle Sue orme.

I servitori incaricati di compiere

un particolare servizio per il Signore

Durante una conversazione tra Jambavati, una sposa di Krsna, e la sua amica Kalindi, Jambavati domanda:

“Chi sta girando attorno al nostro Krsna in segno di rispetto?”

E Kalindi risponde:

“E’ Ambika, la responsabilmente dell’ordine universale.

– E chi trema così alla vista di Krsna?

– E’ Siva. – Chi è quello che Gli sta offrendo preghiere?

– Brahma.

– Ma chi è quest’altro, prosternato per terra, che offre a Krsna i suoi rispettosi omaggi?

– è Indra, il re dei pianeti celesti.

– E chi sta arrivando accompagnato dagli esseri celesti, con i quali scambia parole scherzose?”

E Kalindi risponde:

“E’ mio fratello maggiore, Yamaraja, il principe della morte.”

Questo dialogo dà una descrizione degli esseri celesti, tra cui Yamaraja; essi servono il Signore in un modo da Lui stabilito e portano dunque il nome di Adhikrta – devata, cioè esseri celesti incaricati di dirigere un determinato settore dell’universo.

I devoti che il Signore tiene sotto la Sua protezione

Un abitante di Vrndavana disse un giorno a Krsna:

“O Krsna, gioia di Vrndavana, temendo questa esistenza materiale, abbiamo preso rifugio in Te perché Tu puoi proteggerci completamente. Noi conosciamo la Tua grandezza, perciò abbiamo lasciato i nostri desideri di liberazione e abbiamo scelto di prendere completo rifugio ai tuoi piedi di loto. Dopo aver udito le glorie del Tuo amore trascendentale e sempre crescente, ci siamo spontaneamente impegnati nel Tuo servizio sublime.”

Queste sono le parole di un devoto che è sotto la protezione di Krsna e trova in Lui il suo rifugio.

Quando Krsna ebbe punito kaliya calpestandogli la testa, il serpente nero della Yamuna tornò in sé e fece la seguente confessione:

“O Signore, ho commesso una grave offesa nei tuoi confronti, ma Tu sei così misericordioso che hai segnato la mia fronte con l’impronta dei tuoi piedi di loto.”

In questo esempio vediamo come l’essere vivente può prendere rifugio al i piedi di loto di Krsna.

Nell’Aparadha – bhanjana si trovano espressi i sentimenti di un puro devoto:

“O amato Signore, ho vergogna di confessarTi che mi sono arreso agli ordini dei miei padroni: la lussuria, la collera, l’avidità, l’illusione e l’invidia. Talvolta eseguivo i loro ordini nel modo più abominevole. Ma nonostante tutti i miei sforzi per servirli fedelmente, essi non si sono mai mostrati soddisfatti, mai si sono degnati di concedermi un attimo di tregua, e non provano il minimo rimorso per avermi fatto tanto soffrire. Ma adesso, o Signore, maestro della dinastia Yadu, ritorno alla ragione e desidero prendere rifugio ai tuoi piedi di loto. Permettimi di servirTi.”

Questo è un altro esempio di abbandono ai piedi di loto di Krsna per trovarvi rifugio.

Le scritture vediche offrono numerosi esempi di saggi che desideravano ottenere la liberazione attraverso la conoscenza speculativa, ma che in seguito abbandonarono questa via per prendere completo rifugio all’ombra dei piedi di loto di Krsna. Tra questi saggi citiamo brahmana della foresta di Naimisaranya, guidati dal saggio Saunaka. Gli uomini altamente eruditi li considerano devoti ricchi di una saggezza perfetta. Un passo dell’Hari – bhakti – sudhodaya riporta i discorsi che questi grandi saggi e brahmana tennero a Suta Gosvami:

“O anima nobile e generosa, contempla questo prodigio! Sebbene la nostra condizione umana ci contamini con tante impurità materiali, il semplice fatto di parlare del Signore supremo è sufficiente per farci perdere ogni interesse per la liberazione.”

Nel Padyavali un devoto dice:

“Coloro che sono attratti dal sapere speculativo che conduce alla realizzazione spirituale e che si sono stabiliti nella virtù, avendo concluso che ma verità Assoluta si estende al di là della meditazione, continuino pure tranquillamente il loro cammino. Per quanto ci riguarda, noi ci leghiamo semplicemente a Dio, la Persona Suprema, che per Sua natura suscita tanta felicità, Lui che ha una carnagione che assomiglia a una nuvola scura, che è vestito di giallo e i cui occhi stupendi sono simili ai fiori di loto. Noi desideriamo soltanto meditare su di Lui.”

Coloro che fin dall’inizio della realizzazione spirituale si sono legati al servizio di devozione sono definiti sevanistha. Questo è il significato stesso della parola. Siva, il re Ministridra, Bahulasava e Iksvaku, Srutadeva e Pundarika sono i migliori esempi di questo genere di devoti.

Un devoto pronunciò queste parole:

“Con le Tue qualità, o Signore, Tu affascini anche le anime liberate e le trasporti dove si riuniscono i Tuoi devoti, là dove si cantano costantemente le Tue glorie. In realtà, le Tue glorie affascinano anche i grandi saggi che sono abituati a vivere in luoghi isolati. E da quando ho contemplato le Tue qualità trascendentali sono rimasto anch’io talmente affascinato che da allora ho deciso di dedicare la mia vita al Tuo servizio d’amore”.

I devoti che accompagnano sempre il Signore

Alcuni devoti come Uddhava, Daruka, Satyaki, Srutadeva, Satrujitt, Nanda, Upananda, e Bhadra, sono, a Dvaraka, intimi compagni di Krsna. Sebbene svolgano il ruolo di consiglieri presso il Signore, essi Lo servono a volte in modo personale. Tra i membri della dinastia Kuru, Bhisma, Maharaja Pariksit e Vidura sono considerati parenti di Sri Krsna. Si trova scritto:

“I compagni di Krsna hanno un aspetto luminoso e i loro occhi sono simili ai fiori di loto. Superano in potenza gli sui celesti e si distinguono per i ricchi ornamenti che portano tutti i giorni.”

Krsna Si trovava a Indraprastha, la capitale, quando Gli furono rivolte queste parole:

“O Signore, i Tuoi compagni eterni, e Uddhava alla loro testa, vegliano continuamente alle porte di Dvaraka ed attengono il tuo ordine. Essi hanno sempre gli occhi colmi di lacrime e sono così entusiasti di servirTi che non temono nemmeno il fuoco devastatore di Siva. Sono anime completamente abbandonate ai tuoi piedi di loto.”

Tra i numerosi compagni intimi di Sri Krsna, Uddhava è considerato il più elevato:

“Il suo corpo è scuro come il fiume Yamuna, di cui possiede anche la freschezza. Sempre ornato di ghirlande di fiori portate prima da Sri Krsna, egli va vestito da seta gialla. Le sue braccia hanno la resistenza di enormi spranghe e i suoi occhi assomigliano ai fiori di loto. Tra tutti i devoti che accompagnano il Signore, Uddhava è il primo. Rendiamo i nostri rispettosi omaggi ai suoi piedi di loto.”

Uddhava descrive così le qualità sublimi di Krsna:

“Sri Krsna – il nostro maestro, l’oggetto della nostra adorazione, maestro anche di Siva e di Brahma, maestro dell’universo intero – accetta di arrenderSi agli ordini dell’anziano Ugrasena, Suo nonno. Sebbene possieda milioni di universi, mendicò un pezzo di terra dall’oceano. Sebbene sia un oceano di saggezza, viene talvolta a consultarmi; e sebbene sia così grande e magnanimo, Si dedica a attività diverse, come un uomo comune.”

I servitori che camminano sulle orme del Signore

Si designano col termine anuga i servitori intimi di Krsna che, come Sucandra, Mandana, Stamba e Sutamba, Lo servono in modo permanente. Tutti abitano a Dvaraka e sono vestiti ed ornati come gli altri compagni di Krsna. Ad ogni anuga è affidato un particolare tipo di servizio. Per esempio, Mandana regge sempre un parasole sopra la testa del Signore. Sucandra sventaglia Krsna con un bianco e folto camara, e Sutamba Gli offre noci di betel. Sono tutti devoti molto elevati, sempre attenti al servizio di amore trascendentale che offrono al Signore.

Come a Dvaraka, anche a Vrndavana ci sono numerosi anuga: Raktaka, Patraka, Patri, Madhukantha, Madhuvrata, Rasala, Suvilasa, premakanda, Maradaka, Ananda, Candrahasa, Payoda, Bakula, Rasada e Sarada.

Il loro aspetto è descritto come segue:

“Offriamo i nostri rispettosi omaggi al i compagni costanti del figlio di Maharaja Nanda. Essi non lasciano mai Vrndavana. Il loro corpo è ornato di collane di perle, e i loro polsi di braccialetti d’oro. La loro carnagione va da quella dell’ape nera a quella della luna dorata, e i loro vestiti sono fatti in modo da adattarsi al loro particolare aspetto.”

Madre Yasoda descrive con queste parole i doveri affidati ad ognuno di loro:

“Bakula, ti prego, pulisci i vestiti gialli di Krsna. Varida, profuma di aguru il bagno di Krsna. E tu, Rasala, prepara le noci di betel. Ecco Krsna che rientra; non vedete quella nuvola di polvere e le mucche che ora si scorgono molto distintamente?”

Tra gli anuga, Raktaka è il primo. Il suo aspetto fisico è descritto così:

“E’ vestito di giallo e la sua carnagione ha il colore dell’erba appena nata. Canta a meraviglia e si occupa di servire sempre il figlio di Maharaja Nanda. Possiamo noi tutti diventare i servitori di Raktaka nel compimento del servizio d’amore sublime offerto a Krsna.”

Raktaka mostra quanto egli sia attaccato a Sri Krsna con queste parole che rivolge a Rasada:

“Ascolta la mia richiesta! Mettimi in condizione che io possa sempre servire Krsna, che ora è celebrato da tutti come Colui che ha sollevato la collina Govardhana.”

I devoti di Krsna occupati a servirLo personalmente sono sempre molto attenti, perché sanno che essere intimi servitori di Krsna non è una cosa comune. Colui che mostra rispetto anche solo a una formica impegnata al servizio del Signore diventa eternamente felice; che dire allora di colui che mostra rispetto a chi serve Krsna direttamente? Un giorno Raktaka disse tra sé:

“Krsna non è il solo a cui devo tutta la mia adorazione e tutto il mio servizio, perché devo anche offrire adorazione e servizio alle Sue compagne, le gopi, e a chiunque Lo serva. So bene che devo stare attento a non inorgorglirmi di essere tra i servitori e i devoti del Signore.”

Queste parole rivelano che i puri devoti, coloro che s’impegnano veramente nel servizio di devozione al Signore, sono sempre molto attenti e non s’inorgogliscono per il servizio che Gli offrono. Questo sentimento dei servitori diretti di Krsna si definisce dhurya.

Studi analitici approfonditi sugli intimi compagni del Signore hanno permesso a Srila Rupa Gosvami di separarli in tre categorie – dhurya, dhira e vira. Raktaka appartiene alla categorie dei dhurya, coloro che sono legati in modo permanente al servizio delle gopi più care a Krsna.

Il figlio della nutrice di Satyabhama è un compagno dhira di Krsna. Quando Satyabhama fu sposata con Krsna e diventò una delle Sue regine a Dvaraka, fu permesso al figlio della sua nutrice di accompagnarla, perché fin dall’infanzia erano vissuti insieme come fratello e sorella. Questo ragazzo viveva dunque in compagnia di Krsna come Suo cognato e, come tale, gli piaceva scherzare e ridere con Lui. Un giorno rivolse a Krsna queste parole:

“Caro Krsna, non ho mai cercato le benedizioni della dea della fortuna, che diventò Tua sposa, tuttavia ho l’immensa fortuna di essere considerato uno dei membri della Tua casa, come fratello di Satyabhama.”

Un giorno, un compagno vira manifestò il suo orgoglio con queste parole:

“Può darsi che Sri Baladeva sia il grande nemico di Pralambasura, ma io non ho niente da temere da Lui. Quanto a Pradyumna, non è che un ragazzo, perciò non ho nessuna richiesta da fargli. In breve, non mi aspetto niente da nessuno. Desidero soltanto che si posi su di me lo sguardo benevolo di Krsna, così non ho niente da temere neanche da Satyabhama, che è così cara a Krsna.”

Nello Srimad- Bhagavatam (4.20.28) il re Prthu si rivolge al Signore con queste parole:

“Può darsi che la dea della fortuna si dimostri insoddisfatta per le mie attività e che debba così nascere un disaccordo, ma io non pieno fiducia in Te, Signore. Tu mostri sempre una misericordia incondizionata verso i Tuoi servitori e dagli una grande importanza al minimo servizio che essi Ti offrono. Dunque ho fiducia che Ti degnerai di accettare il mio umile servizio, sebbene esso non meriti la Tua considerazione. Poiché Tu sei sufficiente in Te stesso, Signore, non hai bisogno dell’aiuto di nessuno. Perciò, anche se la dea della fortuna non sarà soddisfatta di me, so che Tu accetterai ugualmente il servizio che Ti offro.”

I devoti legati al servizio di amore trascendentale sono definiti anime sottomesse, anime elevate nella conoscenza devozionale, o anime pienamente impegnate nel servizio di amore assoluto. Essi sono considerati rispettivamente neofiti, perfetti ed eternamente perfetti.

CAPITOLO 37

I FATTORI CHE STIMOLANO IL SERVIZIO OFFERTO A KRSNA

La misericordia incondizionata di Krsna, la polvere dei suoi piedi di loto, il suo prasada e la compagnia dei suoi devoti sono fattori che incoraggiano il devoto nel compimento del servizio di amore sublime offerto al Signore.

Krsna mostrò la Sua misericordia incondizionata quando assistette l’anziano Bhisma negli ultimi istanti della sua vita. Dopo la battaglia di Kuruksetra il nonno di Arjuna, Bhismadeva, giaceva su un letto di frecce sul punto di lasciare questo mondo. Quando gli si avvicinarono Sri Krsna, Maharaja Yudhisthira e gli altri Pandava, Bhismadeva espresse a Krsna la propria riconoscenza e disse a Krpacarya, Brahmana e capo degli eserciti:

” O Krpacarya, guarda la sbalorditiva ed incondizionata misericordia di Sri Krsna! In realtà, sono l’uomo più sfortunato e sono privo di ogni capacità: ho dovuto combattere contro Arjuna, il più caro compagno di Krsna, e ho anche tentato di ucciderlo. Ma nonostante la mia incapacità, il Signore mostra tanta benevolenza che è venuto a vedermi al termine della mia vita. Egli è degno dell’adorazione di tutti i grandi saggi, ma è così misericordioso che è venuto a benedire con la Sua presenza un essere detestabile come me.”

Anche il suono del corno di Krsna, la vibrazione del Suo flauto, il Suo sorriso, l’impronta dei suoi piedi sul terreno, il sublime profumo del Suo corpo e il formarsi di una nuvola nel cielo possono diventare fattori che stimolano l’amore estatico per Krsna.

Nel Vidagdha – madhava si trovano queste parole:

“Mentre Krsna suonava il flauto, Baladeva Si affrettò a fare questa osservazione: ‘Guardate come, al suono sublime del flauto di Krsna, Indra, il re dei cieli, piange nel suo regno celeste. Le sue lacrime che cadono al suolo danno a Vrndavana l’aspetto di un luogo paradisiaco degno degli esseri celesti.”

L’amore estatico per Krsna conosciuto col nome di anubhava si distingue per le seguenti manifestazioni: il devoto s’impegna in maniera esclusiva nel servizio del Signore sforzandosi di obbedire fedelmente ai suoi ordini; diventa calmo e libero dall’invidia, pienamente assorto nel servizio d’amore trascendentale al Signore, e si lega d’amicizia con i devoti che servono fedelmente il Signore. Questi sono i sintomi caratteristici dell’anubhava, dell’amore estetico.

Si riscontra il primo sintomo Di anubhava in Daruka, un servitore di Krsna che Lo sventagliava con un camara. Mentre Daruka, colmo di amore estetico per il Signore, lo serviva in questo modo, sintomi d’estasi si risvegliarono in lui. Ma Draruka compiva il suo servizio con tanta serietà che represse tutte le manifestazioni di amore estatico, considerandole ostacoli al servizio che stava offrendo al Signore. Egli non diede loro alcuna importanza, sebbene esse si manifestassero naturalmente in lui.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.86.38) racconta che Srutadeva, un brahmana che veniva dal paese di mithila, nel nord dell’India, esultò di un gioia così grande alla vista di Krsna che dopo essersi prosternato ai suoi piedi di loto si alzò e si mise a danzare con le braccia levate verso il cielo.

Un giorno un devoto si rivolse a Krsna con queste parole:

“O Signore, sebbene Tu non sia un danzatore di professione, i movimenti della Tua danza ci hanno così meravigliato Che noi Ti conosciamo ora come il maestro perfetto di quest’arte, che Tu hai certamente imparato sotto la guida personale della dea dell’amore.”

Quando un devoto danza sotto l’effetto dell’amore estatico, si manifestano in lui alcuni sintomi che sono definiti sattvika, il che significa che essi appartengono alla trascendenza. Infatti, questi sintomi non sono in alcuni modo legati alle emozioni materiali, ma provengono dall’anima stessa.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.85.38) Sukadeva Gosvami dice a Maharaja Pariksit che dopo aver deposto tutto ai piedi di loto di Vamanadeva, Bali Maharaja afferrò immediatamente i piedi di loto del Signore e se li strinse al petto. Esultante di gioia, con gli occhi bagnati di lacrime e la voce rotta, egli lasciò apparire tutte le manifestazioni dell’amore estatico.

Quando l’amore estatico si esprime in questo modo è accompagnato da numerosi altri sintomi complementari come l’allegria, l’inaridimento, il silenzio, la delusione, la malinconia, la venerazione, la riflessione, il ricordo, il dubbio, la fiducia, il desiderio ardente, l’indifferenza, l’agitazione, l’impudenza, la timidezza, l’ozio, l’illusione, la pazzia, l’orrore, la contemplazione, il sogno, la malattia e i sintomi della morte. Quando un devoto incontra Krsna manifesta segni di allegria, di orgoglio e di costanza. L’orrore, la malattia e i sintomi della morte accompagnano un sentimento di profonda separazione per l’assenza di Krsna.

Lo Srimad- Bhagavatam (1. 11. 5) afferma che quando Sri Krsna rientrò dal campo di battaglia di Kuruksetra a Dvaraka, la Sua dimora, tutti gli abitanti della capitale Lo accolsero con parole affettuose, proprio come fanno i bambini quando il padre rientra da luoghi lontani. Questo è un esempio di allegria. Similmente, quando Bahulasva, il re di Mithila, vide Krsna nel suo palazzo, avrebbe voluto offrirgli il suo rispettoso omaggio prosternandosi almeno cento volte, ma fu talmente sopraffatto dai sentimenti d’amore che dopo essersi prosternato una polizia volta dimenticò sé stesso e non potè più rialzarsi.

Nello Skanda Purana un devoto si rivolge così a Sri Krsna:

“O amato Signore, come il sole fa evaporare l’acqua della terra con i suoi raggi ardenti, così lo stato d’animo provocato dalla Sua assenza inaridisce il mio viso e il mio corpo privandoli della loro luminosità.”

Questo è un esempio di inaridimento causato dall’amore estatico.

Indra, il re dei pianeti celesti, manifestò un sentimento di delusione quando disse al Dio del sole:

“O luminoso deva, i tuoi raggi sono gloriosi perché giungono fino ai piedi di loto di Sri Krsna, il maestro della dinastia Yadu. Io possiedo migliaia di occhi, ma sono tutti inutili perché sono incapaci di vedere anche per un solo istante i Suoi piedi di loto.”

La devozione reverenziale per il Signore cresce progressivamente fino a trasformarsi in amore estatico, quindi in affetto e in attaccamento.

Nello Srimad – Bhagavatam (10.38.6) Akrura dice:

“Poiché oggi vado a fare visita a Sri Krsna tutti i segni di cattivo augurio sono già stati eliminati dalla mia esistenza. Anzi, la mia vita sarà illuminata dal successo perché potrò offrire il mio rispettoso omaggio ai piedi di loto del Signore Supremo.”

Un altro devoto animato da amore estatico misto a venerazione disse un giorno:

“Quando verrà quel giorno glorioso in cui potrò finalmente andare sulle rive della Yamuna per contemplare Krsna, che gioca come un pastorello?”

Quando questo amore estatico non subisce alcun declino ed è libero da ogni dubbio si definisce amore permanente. I sentimenti di infelicità che il devoto prova sono Detti anubhava, o sintomi di amore estatico. L’affetto estatico misto a venerazione che provava Bali Maharaja è espresso in questa preghiera:

“O Signore, Tu mi hai punito e contemporaneamente mi hai mostrato la Tua misericordia incondizionata. Posso così concludere che prendendo rifugio ai tuoi piedi di loto non soffrirò più, qualunque sia la mia condizione. Che Tu mi dia l’opportunità di godere di tutte le perfezioni dello yoga, Che Tu mi faccia cadere nell’esistenza più internale, niente potrà turbare la mia pace.”

Dopo aver incontrato Bali Maharaja, Krsna disse a Uddhava:

“Amico Mio, come posso descrivere le gloriose qualità di Bali Maharaja, figlio di Virocana? L’ho appena visto nel suo regno. Una vita, poiché aveva maledetto il re degli esseri celesti, andai, nella forma dell’avatara Vamana, a ingannarlo ed impadronirMi del suo imputato che comprendeva tutto l’universo, ed inoltre lo accusai di non saper mantenere la sua promessa. Nonostante ciò, egli Mi ricevette col più profondo affetto.”

Quando questo sentimento d’amore s’intensifica prende il nome di affetto. Raggiunto questo livello di perfezione, non si può tollerare di essere separati da Krsna, neanche per un istante.

un devoto si rivolse a Daruka, il servitore di Krsna:

“O Daruka, non c’è da meravigliarsi del fatto che in assenza di Krsna tu diventi come una statua di legno. Infatti, ogni devoto sentirà gli occhi riempirsi di lacrime in presenza di Krsna e, separato da Lui, rimarrà immobile come te, simile a una statua di legno. In tutto questo non c’è nulla di sorprendente.”

I sintomi di amore manifestati da Uddhava sono descritti come segue: quando Uddhava vide Krsna, i suoi occhi si riempirono di lacrime che come un fiume scorrevano verso l’oceano di Krsna per renderGli omaggio, così come una donna rende omaggio al marito: i brividi davano al suo corpo l’aspetto di un fiore kadamba, e quando egli offrì le sue preghiere si distinse fra tutti i devoti.

Quando l’affetto è accompagnato da gioie e sofferenze immediate diventa attrazione. Il devoto colmo di questa attrazione nata dall’amore estatico supera con serenità ogni ostacolo. Anche se fosse in pericolo di morte, il devoto animato da un simile sentimento non smetterà di servire il Signore con un amore completamente spirituale. Mentre il re Pariksit si preparava a morire mostrò in modo glorioso questo sentimento di amore estetico. Sebbene fosse stato privato del suo regno, che comprendeva tutto il pianeta, e non avesse bevuto neanche una goccia d’acqua durante i sette giorni che gli restavano da vivere, Maharaja Pariksit non provò il minimo turbamento perché era assorto ad ascoltare da Sukadeva Gosvami il racconto dei divertimenti del Signore. Anzi, la compagnia di Sukadeva Gosvami lo riempiva di una felice estasi trascendentale.

Un devoto espresse segretamente il suo pensiero:

“Che mi sia concessa una goccia soltanto della misericordia di Sri Krsna, ed io sarò libero da ogni preoccupazione, anche se mi trovassi tra le fiamme o in pieno oceano. Ma, privato della Sua misericordia incondizionata, anche se diventassi il re di Dvaraka, sarei in preda a continue sofferenze.”

I devoti come Maharaja Pariksit e Uddhava sono situati al livello dell’attrazione estatica, nata dall’affetto che conduce al sentimento di amicizia. Così, quando Uddhava fu libero da ogni contaminazione materiale, vide il Signore e la sua voce si strozzò, nessuna parola poté uscire dalle sue labbra, e con lo sguardo abbracciò il Signore. Alcuni saggi di grande conoscenza dividono questo amore estatico in due gruppi: quello dell’addizione e quello della sottrazione. L’amore del devoto che non può gustare direttamente la presenza del Signore nasce dalla sottrazione. Colmo di questo amore, il devoto fissa il pensiero sui piedi di loto del Signore e desidera ardentemente conoscere ciò che riguarda le Sue qualità trascendentali. In realtà, la sua prima preoccupazione sarà quella di ottenere la compagnia del Signore.

Un passo del Nrsimha Purana illustra questo amore estatico quando descrive il carattere del re Iksvaku. Il re Iksvaku provava per Krsna un affetto così grande che s’innamorava di una nuvola scura, di un cervo nero, degli occhi neri del cervo e del fiore di loto, che è sempre paragonato agli Occhi del Signore. Lo Srimad- Bhagavatam (10.38.10) rivela con queste parole i pensieri di Akrura:

“Poiché il Signore appare per alleviare il mondo dal suo pesante fardello ed è ora visibile a tutti nella Sua forma personale ed assoluta, non è forse la più alta perfezione per i nostri occhi vederLo così manifestato?”

In altre parole, Akrura realizza che la più alta perfezione degli occhi è contemplare Sri Krsna. Perciò, tutti coloro che sulla Terra furono testimoni della Sua manifestazione diretta conobbero certamente la perfezione della vista.

Nel Krsna – karnamrta, opera di Bilvamangala Thakura, gli ardenti sentimenti di amore estatico sono espressi così:

“che sofferenza, o Krsna, amico degli infelici. O misericordioso Signore, come posso trascorrere queste vuote giornate senza vederTi?”

Uddhava espresse un sentimento simile in questa lettera a Krsna:

“O supremo re di Vraja, vedere Te è un nettare per gli occhi, Quando non posso più contemplare i Tuoi piedi di loto e lo sfolgorio del Tuo corpo, i miei pensieri si riempiono di tristezza. Non ho più pace, ed ogni secondo senza di Te mi sembra durare lunghissimi anni.”

Il Krsna – karnamrta dice ancora:

“O Signore, Tu sei un oceano di misericordia. Con le mani giunte sulla fronte mi prosterno davanti a Te. Accompagno questo gesto con i miei più umili e sinceri sentimenti. O Signore, ti rivolgo questa preghiera: che l’acqua rinfrescante del Tuo sguardo cada come una pioggia leggera sulla mia persona riempiendola così di un profondo benessere.”

Un devoto di Krsna pronunciò queste parole:

“Se lo stesso Sasisekhara [Siva ] non può vederTi, quale possibilità no, io, che sono più basso di un verme e ho compiuto solo attività peccaminoso? So di essere del tutto indegno di offrirTi le mie preghiere, ma poiché tu porti il nome di Dinabandhu, l’amico dei più caduti, prego umilmente che Tu mi purifichi con i raggi che emanano dal Tuo sguardo sublime. Che questo sguardo di misericordia mi avvolga e mi salvi”.

CAPITOLO 38

L’INDIFFERENZA E IL SENTIMENTO DI SEPARAZIONE

Un giorno il grande devoto Uddhava scrisse questa lettera a Krsna:

“Caro Krsna, ho appena concluso lo studio di numerose opere filosofiche, compresi i versi dei veda che trattano dello scopo dell’esistenza, e ciò mi permette di beneficiare di una certa fama. Ma nonostante gli onori, la mia conoscenza si rivela inutile, perché sebbene io goda della luce della conoscenza vedica, non ho potuto apprezzare quella che emana dalle unghie dei tuoi piedi di loto. Così quando prima vincerò l’orgoglio della mia erudizione vedica, tanto meglio sarà.”

Questo è un esempio di indifferenza.

Un allo devoto espresse la sua ansietà con queste parole:

“La mia mente vacilla, tanto che non posso fissare i miei pensieri Sui Tuoi piedi di loto. Davanti alla mia incapacità provo una vergogna così profonda che la notte non riesco a dormire.”

Nel Krsna – karnamrta Bilvamangala Thakura descrive così l’agitazione febbrile che lo assilla:

“In tutti e tre i mondi, la Tua irrequietezza di bambini rappresenta ciò che c’è di più sublime. O Signore, come Tu conosci la Tua natura irrequieta, così Ti è altrettanto facile comprendere la mia mente febbrile. Noi condividiamo questo segreto, perciò sono ansioso di sapere come potrò fissare i miei pensieri sui tuoi piedi di loto.”

Un allo devoto rivela così la sua impudenza:

“Senza neppure tener conto della mia bassa nascita, devo confessarTi, Signore, che i miei occhi sono come api nere che aspirano a ronzare attorno ai tuoi piedi di loto.”

Nello Srimad- Bhagavatam (7. 4. 37) il grande saggio Narada informa Maharaja Yudhisthira che Prahlada Maharaja era stato un devoto fin dalla nascita. Nonostante la sua giovane età, Prahlada non partecipava ai giochi dei suoi compagni, ma aveva sempre un vivo desiderio di diffondere le glorie del Signore. Questo è il sintomo della sua devozione innata. Invece di unirsi ai divertimenti dei suoi turbolenti compagni, Prahlada sembrava un bambino introverso perché era sempre assorto in una profonda meditazione su Krsna. Ciò lo rese immune dagli attacchi del mondo esterno.

La descrizione seguente si riferisce all’atteggiamento di un brahmana vaisnava:

“questo brahmana è molto abile in tutto, ma non capisco ciò che lo spinge a guardare il cielo in questo modo, col corpo e lo sguardo immobili come quelli di una statua. Da questi sintomi credo di indovinare che deve aver subito il fascino della bellezza trascendentale di Sri Krsna, l’abile flautista, ed essendosi legato alla Sua Persona, egli sta semplicemente fissando il cielo burrascoso che gli ricorda la Sua carnagione bluastra.”

Questo esempio mostra come un devoto può diventare inerte a causa dell’amore estatico.

Nello Srimad- Bhagavatam (7. 4. 40) Prahlada Maharaja spiega che da bambino, mentre diffondeva ad alta voce le glorie del Signore, danzava con la disinvoltura di chi è colpito da pazzia, e mentre era assorto nei divertimenti del Signore talvolta si metteva a mimarli. Questo esempio mostra l’atteggiamento di un devoto preso da pazzia. Similmente, è detto che l’amore che il grande saggio Narada provava per Krsna era accompagnato da un’estasi così evidente che talvolta egli danzava nudo, ed altre volte tutto il suo corpo s’irrigidiva e diventava immobile. Altre volte ancora scoppiava in sonore risate, o piangeva molto forte, o sprofondava nel silenzio, o sembrava colpito da qualche male, sebbene in realtà non soffrisse di alcuna malattia. Questo è un altro esempio di pazzia provocata dall’estasi devozionale.

L’Hari – bhakti – sudhodaya afferma che quando Prahlada Maharaja si considerava indegno di avvicinare il Signore Supremo, sprofondava in un oceano di dolorosa amarezza, piangeva e si accasciava al suolo come se fosse svenuto.

Un giorno i discepoli di un grande devoto scambiarono tra loro queste parole:

“Amati confratelli, dopo aver contemplato i piedi di loto del Signore il nostro maestro spirituale è precipitato nelle fiamme della disperazione, fiamme che hanno quasi prosciugato l’acqua della sua vita. Versiamo dunque nelle sue orecchie il nettare del santo nome e rianimiamo così il cigno dei suoi giorni.”

Quando Sri Krsna andò nella città di Sonitapura per combattere contro Bana, il figlio di Bali, ed amputargli le sue innumerevoli braccia, Uddhava, soffrendo per l’assenza di Krsna e pensando al combattimento che il Signore avrebbe dovuto affrontare, preso dallo stordimento cadde in un’incoscienza quasi totale.

Separato dal Signore, il devoto che prova per Lui un amore perfetto manifesterà i seguenti sintomi: la febbre, l’inaridimento del corpo, l’insonnia, il distacco, l’inerzia, la malattia, la pazzia, la perdita della coscienza e talvolta la morte.

Si trova un esempio di delirio causato dalla febbre in queste parole di Uddhava a Narada:

“O grande saggio, il fiore di loto che è amico del sole può essere per noi fonte di sofferenza, il fuoco nell’oceano può far nascere in noi qualche sensazione di bruciore, ed Indivara, l’amico di un demone, può farci soffrire in molti modi, ma poco importa. Il fatto più allarmante è che tutte queste cose suscitano in noi il ricordo di Krsna, ed è questo un dolore troppo intenso.”

In questo esempio sono visibili gli effetti della febbre provocata dalla separazione da Krsna.

Alcuni devoti che andarono a vedere Krsna a Dvaraka, ma che furono fermati alle porte, dissero:

“O amato Krsna, amico dei pandu, come il cigno ama nuotare tra le ninfee e morirebbe se ne venisse separato, così noi non desideriamo altro che stare con Te. Poiché Tu ci sei stato portato via, le nostre membra s’indeboliscono e s’inaridiscono.” Nonostante tutti gli agi del suo palazzo, il re di Bahura trovava lunghe e penose le sue notti senza Krsna. Il re Yudhisthira disse un giorno:

“Nei tre mondi, non ho allo parente che Krsna, il conduttore del carro di Arjuna. Così, giorno e notte, la mia mente è esasperata per l’assenza dei i suoi piedi di loto, e mi domando dove e come potrò ritrovare l’equilibrio della mente.”

Questi sono esempi d’insonnia.

Alcuni pastori, compagni di Krsna, si rivolsero a Lui con queste parole:

“Caro Krsna, nemico del mostro Mura, solamente per aver visto una piuma di pavone, Raktaka, il Tuo servitore, ha chiuso gli occhi e ha smesso di sorvegliare le mucche. Egli le ha lasciate in un pascolo lontano, senza neanche preoccuparsi di prendere con sé un bastone per dirigerle.”

In questo esempio lo squilibrio dei pensieri è suscitato dall’assenza di Krsna.

Quando Sri Krsna andò nella capitale del re Yudhisthira, Uddhava soffriva tanto per la fiamma della separazione dal Signore che il suo corpo bruciante trascudava acqua e le lacrime gli scendevano a fiotti; fu così che Uddhava sprofondò in un abbattimento totale.

Un’altra volta, Sri Krsna aveva lasciato la città di Dvaraka per andare alla ricerca del gioiello syamantaka e tardava a tornare. Uddhava ne soffrì talmente che manifestò segni di malattia. In realtà, l’ardore del suo amore estatico per Krsna gli aveva procurato, a Dvaraka, la fama di essere pazzo. Da quel giorno questa fama si affermò in modo irrevocabile, rendendo ancora più alta la gloria di Uddhava. Lui stesso la confermò salendo sulla cima del monte Raivataka per osservare nei minimi particolari l’ammassarsi delle nuvole scure. Sconvolto, Uddhava si mise a rivolgere preghiere alle nuvole e manifestò la sua gioia prosternandosi davanti ad esse.

Uddhava informò Krsna con queste parole:

“O amato maestro della dinastia Yadu, di notte, i Tuoi servitori a Vrndavana sono talmente assillati dal ricordo di Te che non possono dormire e restano distesi, quasi paralizzati, sulle sponde della Yamuna. per l’estrema lentezza della loro respirazione, essi sembrano già morti.”

Questo esempio mostra la perdita di coscienza provocata dalla separazione da Krsna.

Un giorno fu detto a Krsna:

“Tu sei la vita stessa di tutti gli abitanti di Vrndavana. Perciò, da quando lasciasti questo villaggio, tutti coloro che hanno servito i Tuoi piedi di loto sono sprofondati nel più intenso dolore. La loro desolazione è simile a quella di un lago una volta pieno di fiori di loto ed ora prosciugato dal bruciante calore della Tua assenza.”

Questo esempio paragona gli abitanti di Vrndavana a laghi cosparsi di fiori di loto, e l’assenza di Krsna ad un calore torrido che ne avrebbe prosciugato l’acqua e seccato i fiori di loto. La vita degli abitanti di Vrndavana è paragonata ai cigni, che per l’intenso calore non desiderano più vivere in questi luoghi. Questa metafora è usata per descrivere la condizione dei devoti separati da Krsna.

CAPITOLO 39

INCONTRARE KRSNA

L’incontro di Krsna con i Suoi devoti è designato col termine yoga, o unione col Signore. Questi incontri si dividono in tre categorie caratterizzate alla perfezione, dalla soddisfazione e dalla costanza.

Quando il devoto si unisce a Krsna animato da un profondo ardore, questo incontro si dice perfetto. Nella sua opera, il Krsna – narnamrta, Bilvamangala Thakura dà una descrizione di Krsna durante questi incontri:

“Il Suo capo è ornato di una piuma di pavone, il Suo petto di pietre marakata. I Suoi occhi sono vivaci e le Sue membra delicate; il Suo sorriso esercita un fascino sempre più grande.”

Nello Srimad- Bhagavatam (10.28.34) Sukadeva Gosvami si rivolge al re Pariksit con queste parole:

“O re, appena Akrura vide a Vrndavana Krsna e Suo fratello maggiore, Balarama, si gettò giù al carro che conduceva, sconvolto dall’amore per il Signore Supremo. In questo modo offrì Il suo rispettoso omaggio ai suoi piedi di loto.”

Questi sono alcuni esempi di incontri perfetti con Krsna.

Quando un devoto si unisce a Krsna dopo una lunga separazione, questo incontro avviene nella soddisfazione. Lo Srimad- bhagavatam (1.11.10) riporta le parole che gli abitanti di Dvaraka rivolsero a Krsna quando Egli rientrò nella Sua capitale:

“Quando noi che Ti serviamo eternamente contempliamo il Tuo viso, siamo perfettamente soddisfatti, e tutte le nostre sofferenze immediatamente scompaiono. Ma se rimani in paesi lontani, assentandoTi a lungo da Dvaraka, come potremo sopravvivere, privati del Tuo viso sorridente?”

In questo esempio la soddisfazione nasce dall’incontro con Krsna dopo una lunga assenza. Similmente, quando Daruka, il servitore di Krsna, vide il Signore alle porte di Dvaraka, dimenticò di giungere le mani e di offrirGli e suoi omaggi.

Infine, se il devoto rimane in compagnia di Krsna, la sua posizione è di costanza nel servizio di devozione. Questa caratteristica si trova descritta nell’Hamsaduta. Quest’opera racconta che Akrura – considerato dalle gopi il terrore in persona – era solito descrivere a Krsna le attività della dinastia Kuru. Similmente, Uddhava, discepolo di Brhaspati, manteneva una simile posizione di costanza perché massaggiava sempre i piedi di loto di Krsna inginocchiandosi davanti a Lui.

Si dice che un devoto ha raggiunto lo yoga quando s’impegna nel servizio del Signore. In lingua italiana il termine yoga si traduce col verbo unirsi. Così, la vera unione con Krsna, la Persona Suprema, si realizza quando il Suo devoto Lo serve con devozione. Questi devoti, che si uniscono al Signore attraverso il rasa trascendentale del servizio, Lo servono ogni volta che se ne presenta la minima occasione. Talvolta vanno perfino a sedersi davanti al Signore per ricevere i Suoi ordini. Tuttavia, alcuni esitano a considerare questo livello dei del servizio di devozione come una vera e propria forma di Bhakti – yoga, ed anche in alcuni Purana l’atteggiamento di servizio non è incluso nel processo del bhaki – yoga. Ma lo Srimad- Bhagavatam sostiene chiaramente che è attraverso l’atteggiamento di servizio che inizia veramente la realizzazione dello yoga.

Lo Srimad- Bhagavatam (11. 3. 32) insegna che i devoti impegnati nella pratica del bhakti – yoga talvolta piangono o ridono al pensiero di Krsna, oppure manifestano una grande allegria o fanno i discorsi più insoliti. Talvolta danzano, cantano, o si mettono a servire il Signore, o rimangono seduti, in silenzio, come se si perdessero nella loro estasi.

Similmente, nello Srimad- Bhagavatam (7. 7. 34) Prahlada Maharaja si rivolge ai suoi compagni con queste parole:

“Cari amici, appena il puro devoto del signore sente il racconto delle attività sublimi di Sri Krsna – l’eterna fonte di divertimenti trascendentali – o ciò che riguarda le Sue qualità divine, trabocca di una gioia senza limiti, e sul suo corpo appaiono diverse manifestazioni d’estasi. Egli piange, parla con voce rotta, loda il Signore a voce alta, canta, danza, e così via. In realtà queste estasi sono sempre presenti nel puro devoto, ma talvolta vanno al di là di ogni limite, fino a manifestarsi agli occhi di tutti.”

L’abbandono al Signore Supremo è definito secondo sei punti:

1) accettare tutto ciò che è favorevole al compimento del servizio di devozione:

2) rifiutare tutto ciò che è sfavorevole al compimento del servizio di devozione;

3) avere fede nella protezione del Signore;

4) identificarsi con i devoti del Signore, o non avere alcun altro desiderio che fare la volontà del Signore;

5) dipendere interamente dalla misericordia del Signore in qualsiasi cosa;

6) mantenere sempre un comportamento umile nei confronti di Krsna, e ciò, nonostante le proprie capacità materiali.

Il sentimento di colui che ha la ferma convinzione che Krsna lo protegge in ogni circostanza corrisponde dunque a una devozione reverenziale per Dio, la Persona Suprema, che si pratica in compagnia di altri devoti, posti anch’essi sotto la Sua protezione. Quando Krsna abitava a Dvaraka, e gli anziani della dinastia Yadu Gli sottoponevano alcuni argomenti di primaria importanza, Krsna vi prestava la più grande attenzione, e se le loro parole avevano qualche nota di umorismo, Krsna rispondeva con un sorriso. Altre volte, quando svolgeva i Suoi doveri all’interno dell’assemblea Sudharma, Egli consultava gli anziani per ricevere i loro consigli. In questo modo Krsna rappresentava il maestro spirituale supremo, il più grande dirigente, l’intelligenza più penetrante, la potenza assoluta, il sostegno e il rifugio di tutti gli esseri.

CAPITOLO 40

LA DEVOZIONE REVERENZIALE DEI FIGLI E DEI SERVITORI DI KRSNA

La vera devozione reverenziale è quella dei figli di Krsna e di colei che provano per Lui un sentimento di subordinazione. Sarana, Gada e Subhadra sono i migliori esempi del sentimento di subordinazione. Erano tutti membri della dinastia Yadu e si sentivano sempre protetti da Krsna. Pradyumna, Carudesna e Samba, figli di Krsna, provavano lo stesso sentimento. A Dvaraka, Krsna aveva numerosi figli. Infatti da ognuna delle 16.108 regine del Signore nacquero dieci figli, e tutti, con a capo Pradyumma, carudesna e Samba, sapevano di essere sempre sotto la protezione di Krsna. Quando pranzavano con Lui, a volte essi aprivano la bocca affinché Krsna stesso li nutrisse. In altre occasioni Krsna mostrava il suo affetto ad uno dei suoi figli, lo prendeva sulle Sue ginocchia e benediceva la sua testa respirandone il profumo; gli altri lo guardavano e piangevano al pensiero delle innumerevoli azioni virtuose che il loro fratello aveva dovuto compiere nella sua vita passata per godere di un tale privilegio. Tra i numerosi figli di Krsna, pradyumna è considerato il primo; pradyumna è figlio di Rukmini, la prima regina del Signore. Il suo aspetto fisico ricorda esattamente quello di Krsna, e i puri devoti lo celebrano per la sua fortuna eccezionale. Si dice: “Quale il padre, tale il figlio.”

L’Hari – vamsa descrive le attività di Pradyumna quando questi rapì Prabhavati. Pradyumna le disse allora:

“Cara Prabhavati, guarda Sri Krsna, il capo della nostra dinastia. Egli è visnu in persona, il padrone sovrano di Garuda ed anche il nostro maestro assoluto. Noi siamo così orgogliosi e fiduciosi della sua protezione che a volte non si preoccupiamo neppure di dover combattere contro Tripurari [Siva ].”

Ci sono due tipi di devoti che compiono il servizio devozionale in un sentimento di venerazione, i servitori del Signore e i Suoi figli. Coloro che servono Krsna a Dvaraka Lo adorano sempre come Persona Suprema con grande venerazione. Essi sono affascinati dalle infinite perfezione di Krsna. Coloro che confidano sempre nella sua protezione ebbero l’occasione di verificare in modo concreto che la loro convinzione era giusta. Infatti, i figli di Krsna si comportavano spesso in modo illegale, ma Krsna e Balarama assicurarono loro una protezione completa.

Capitò che anche Balarama, il fratello maggiore di Krsna, offrisse inconsciamente i Suoi omaggi al Signore. Un giorno che Krsna Si era avvicinato a Balarama desiderando offirGli i suoi omaggi, si vide la mazza di Balarama abbassarsi ai piedi di loto di Krsna. Ciò significa che la mazza offrì spontaneamente il suo omaggio a Krsna. Come abbiamo già spiegato, questi sentimenti di subordinazione si manifestano talvolta come anubhava.

Quando gli sui celesti dei pianeti superiori andarono a far visita a Krsna, furono seguiti da tutti i figli di Krsna, e benedetti da Brahma che spruzzò su di loro l’acqua del suo kamandala. Durante questo incontro degli esseri celesti con Krsna, i figli del Signore non si sedettero sui seggi dorati, ma sul pavimento che era stato coperto con pelli di daino.

A volte l’atteggiamento dei figli di Krsna sembra confondersi con quello dei suoi servitori. Per esempio, i figli offrivano il loro omaggio o restavano silenziosi in atteggiamento umile e sottomesso, e si tenevano sempre pronti ad ubbidire agli ordini di Krsna, anche a rischio della loro vita. Davanti a Krsna essi si prosternavano fino a terra. Discreti e controllati, evitavano di tossire o di ridere davanti al Signore. Inoltre, non scambiavano mai discorsi che riguardassero i divertimenti amorosi di Krsna. Di conseguenza, il devoto che s’impegna nel servizio di devozione reverenziale non deve parlare degli scambi amorosi di Sri Krsna. non si può pretendere il conoscere il legame eterno che ci unisce a Krsna prima di aver raggiunto la liberazione. Finchè resta allo stato condizionato, il devoto deve compiere i doveri prescritti dalle norme del servizio di devozione. E quando infine diventa un’anima liberata, quando raggiunge la maturità del servizio di devozione, allora può comprendere la natura del legame eterno che lo unisce personalmente a Krsna. Nessuno deve cercare di stabilire artificialmente qualche legame col Signore. All’inizio è possibilità che una persona condizionata e lussuriosa cerchi a volte di stabilire in modo artificiale una relazione amorosa con Krsna, ma questo tentativo avrà solo l’effetto di trasformarla in prakrta- sahajiya. Si chiamano così coloro che sottovalutano il valore di ogni cosa tenendo conto solo dell’aspetto esteriore, superficiale. Nonostante il loro ardente desiderio di stabilire una relazione d’amore con Krsna, la loro vita condizionata nel mondo materiale è ignobile, invece, colui che è veramente unito a Krsna è incapace di compiere azioni materiali, e nessuno potrà criticare il suo comportamento.

Quando un giorno Cupido andò da Krsna, alcuni devoti gli fecero questo discorso:

“O Cupido, poiché la tua grande fortuna ti ha permesso di portare lo sguardo sui piedi di loto di Krsna, le piccole gocce di sudore che imperlano il tuo corpo si sono raprprese, dandoti l’aspetto del frutto kantaki”

Questi sono segni di estasi e di venerazione per Dio, la Persona Suprema. Quando i principi della dinastia yadu udirono la vibrazione emessa da Pancajanya, la conchiglia di Krsna, i loro peli si rizzarono sotto l’effetto di una felicità piena d’estasi. A dire il vero, sul corpo dei principi i peli danzavano per l’estasi.

I segni di delusione si uniscono a volte a sentimenti di gioia. Pradyumna si rivolse così a Samba:

“O amato Samba, così grandi sono le tue glorie! Mi ricordo di quando, bambino giocavi per terra, e nostro padre, Sri Krsna, ti prese sulle ginocchia nonostante il tuo corpo fosse coperto di polvere. Io, invece, sono così sfortunato che non sono mai stato degno di tanto affetto da parte di nostro padre.”

Questo è un esempio di delusione causata dall’amore.

Il sentimento che consiste nel vedere Krsna come proprio superiore si chiama dunque venerazione, e quando si aggiunge nel devoto la percezione che Krsna è anche Colui che lo protegge, l’amore spirituale per Krsna cresce a formare ciò che si chiama devozione reverenziale. Quando quest’ultima a sua volta s’intensifica è definita amore puro per Dio nella devozione reverenziale. Giunti a questo livello, l’attrazione e l’affetto sono i sintomi preminenti. Pieno di questo atteggiamento di devozione reverenziale, pradyumna non si rivolgeva mai a suo padre a voce alta, al massimo schiudeva le labbra e non si mostrava mai col volto bagnato di lacrime. Si limitava sempre a guardare solo i piedi di loto di suo padre.

Un allo esempio dell’amore costante ed irremovibile per Krsna ci è offerto dalle parole di Arjuna, quando annunciò al Signore la morte del proprio figlio, Abhimanyu, che era anche il nipote di Krsna. Infatti Abhimanyu era il figlio di Subhadra, la sorella minore di Krsna. Egli fu ucciso nella battaglia di Kuruksetra per lo sforzo congiunto di tutti i generali dell’esercito del re Duryodhana – Karna, Asvatthama, Yayadratha, Bhisma, Krpacarya e Dronacarya. Per rassicurare Krsna che l’amore che Sua sorella nutriva per Lui non era affatto cambiato, Arjuna Lo informò di questi termini:

“Benchè Abhimanyu sia stato ucciso quasi sotto i Tuoi occhi, sappi che l’amore di Subhadra per Te non ne è stato minimamente scosso e il suo colore originale non si è in alcun modo alterato.”

Krsna stesso espresse l’affetto che nutre per i Suoi devoti quando chiese a Pradyumna di non essere così timido davanti a Lui:

“Mio caro figlio, lascia da parte i tuoi sentimenti d’inferiorità ed alza la testa. ParlaMi con voce chiara ed asciuga le lacrime. Puoi guardarMi negli occhi e toccarMi senza esitazione. A che serve mostrare tanta venerazione verso tuo padre?”

L’attaccamento di Pradyumna per Krsna si vedeva chiaramente in tutte le sue azioni. Ogni volta che suo padre gli affidava qualche compito, pradyumna lo eseguiva immediatamente e ne traeva un grande piacere, come se fosse nettare, anche se aveva il gusto del veleno. Ma se si accorgeva che qualcosa non era gradita a suo padre, la rifiutava subito come se fosse veleno, anche se aveva il gusto del nettare.

Pradyumna espresse a sua moglie, Rati, l’attaccamento misto ad un sentimento di ansietà che provava per Krsna;

“Sambara, nostro nemico, è già stato ucciso ed io sono ansioso di rivedere mio padre, che è anche il mio maestro spirituale e porta la conchiglia detta Pancajanya.”

Provando un forte sentimento di separazione da Krsna, che aveva lasciato Dvaraka per andare al campo di battaglia di Kuruksetra, Pradyumna disse:

“Da quando mio padre ha lasciato Dvaraka non mi diverto più ad esercitarmi nel combattimento e non ho più alcun interesse per le attività sportive. Ma a che serve fare queste considerazioni visto che, in assenza di mio padre, non desidero nemmeno più vivere a Dvaraka?”

Quando, dopo aver ucciso Sambarasura, Pradyumna tornò a casa e vi trovò suo padre, si riempì subito di una gioia così grande che non riusciva nemmeno lui a capacitarsene. Questo è un esempio di gioia che conclude la separazione da Krsna. Una simile gioia si poté notare a Dvaraka quando Krsna tornò dal campo di battaglia di Kuruksetra. La gioia dei suoi figli era tale che l’estasi fece loro ripetere molte volte gli stessi errori. Questi errori erano il segno di una gioia perfetta.

Ogni giorno Pradyumna volgeva il suo sguardo pieno di lacrime ai piedi di loto di Krsna. I segni di devozione reverenziale manifestati da Pradyumna sono considerati simili a quelli che furono descritti per altri devoti.

CAPITOLO 41

LA DEVOZIONE FRATERNA

Si definisce amore per Dio in un atteggiamento fraterno il sentimento di un devoto che si è stabilito in modo permanente nel servizio di devozione e ha maturato un dolce sentimento di fraternità per Dio, la Persona Suprema, attraverso le diverse manifestazioni di estasi.

Il Signore stesso è il fattore stimolante di tale relazione fraterna. In realtà, quando il devoto raggiunge la liberazione e scopre il legame eterno che lo lega a Dio, il Signore stesso diventa l’incentivo che stimolerà questo affetto fraterno. Così si esprimono a Vrndavana i compagni eterni di Krsna:

“La carnagione di Hari [il Signore] è paragonata ai riflessi della pietra indranila. Il Suo sorriso eguaglia in bellezza il fiore kunda, i Suoi vestiti di seta hanno il giallo delle foglie d’autunno. Egli suoni sempre il flauto e ha il petto ornato di ghirlande di fiori. E’ il nemico del mostro agha ed affascina continuamente i nostri cuori quando passeggia per Vrndavana.

Si trovano manifestazioni di fraternità simili a queste anche fuori della regione di Vrndavana. Per esempio, quando sul campo di battaglia di Kuruksetra i figli di Pandu, con Maharaja Yudhisthira a capo, contemplarono Krsna, dotato di quattro braccia che reggevano la conchiglia, il disco, la mazza e il fiore di loto, dimenticarono completamente sé stessi e si fusero nell’oceano nettareo della felicità. Questo fatto mostra quanto i figli di Pandu – il re Yudhisthira, Bhima, Arjuna, Nakula e Sahadeva – fossero presi da un sentimento d’amore fraterno per Krsna.

A volte sono i differenti nomi del Signore, le Sue forme, le Sue qualità sublimi e tutto ciò che Lo circonda a suscitare il sentimento di fraternità. Ciò vale anche per mi suoi bei gioielli, la robustezza delle Sue membra, i felici segni sul Suo corpo, la sua conoscenza delle diverse lingue, i saggi insegnamenti che impartisce nella Bhagavad- gita, il Suo genio ineguagliabile in tutte le sfere dell’azione, la dimostrazione di una conoscenza perfetta, la Sua misericordia, il Suo coraggio, il Suo atteggiamento nei rapporti amorosi, la Sua intelligenza, la sua indulgenza, il fascino che esercita su tutti gli esseri, la Sua opulenza e la sua felicità.

E’ naturale che anche i compagni di Krsna a Vrndavana stimolino il sentimento di fraternità perché il loro aspetto, le loro qualità e i loro ornamenti sono uguali a quelli di Krsna, sempre felici di servire Krsna e pienamente fiduciosi nella sua protezione, questi compagni sono generalmente chiamati vayasya perché sono amici della stessa età di Krsna. Così pregano a volte i devoti:

“Offriamo il nostro rispettoso omaggio ai vayasya di Krsna che nutrono una ferma fede nella Sua amicizia e nella Sua protezione; la loro devozione per Lui è irremovibile. Essi compiono il loro sublime servizio d’amore e di devozione senza alcun timore, considerandosi allo stesso livello di Krsna. Così pregano a volte i devoti:

“Offriamo il nostro rispettoso omaggio ai vayasya di Krsna che nutrono una ferma fede nella Sua amicizia e nella Sua protezione; la loro devozione per Lui è irremovibile. Essi compiono il loro sublime servizio d’amore e di devozione senza alcun timore, considerandosi allo stesso livello di Krsna.”

Questi vayasya si trovano anche al di fuori della regione di Vrndavana, in luoghi come Dvaraka e Hastinapura. Eccetto Vrndavana, tutti i luoghi in cui si svolsero i divertimenti di Krsna sono chiamati pura, o città. Così è per Mathura e Hastinapura, la capitale dei kuru. In questi pura, personaggi come Arjuna, Bhima, Draupadi e Sridama Brahmana sono annoverati tra i devoti legati a Krsna da un sentimento di fraternità.

E’ descritto qui come i Pandava, i figli di Pandu, godono della compagnia di Krsna:

“Quando Sri Krsna arrivò a Indraprastha, la capitale dei kuru, Maharaja Yudhisthira Gli si avvicinò subito per respirare il profumo della Sua testa.”

Il costume vedico vuole che un superiore odori la testa dei suoi subordinati quando questi ultimi gli offrono il loro omaggio toccando i suoi piedi. Quanto a Arjuna e Bhima, essi abbracciarono Krsna con grande gioia, mentre i due fratelli minori Nakula e Sahadeva, con gli occhi bagnati di lacrime, offrirono il loro omaggio a Krsna toccando i Suoi piedi di loto. Così i cinque fratelli Pandava godevano di un dolce sentimento spirituale che li legava a Krsna in un’amicizia fraterna. Tra i cinque Pandava, Arjuna è il più intimamente unito a Krsna. Il suo arco meraviglioso si chiama Gandiva, le sue cosce hanno la potenza di proboscidi di elefanti e i suoi occhi hanno sempre dei riflessi rossi. Quando Krsna e Arjuna salivano sullo stesso carro, la loro bellezza sublime riempiva gli occhi di tutti. Si racconta che un giorno Arjuna, mentre riposava sul suo letto, aveva posato la testa sulle cosce di Krsna e scambiava con Lui parole scherzose in un’atmosfera di profonda distensione, sorridendo molto felice e godendo della Sua compagnia.

Ma torniamo ai vayasya di Vrndavana che si riempiono di amarezza quando non possono vedere Krsna, anche per un solo istante. Un devoto offre loro questa preghiera:

“Gloria ai vayasya di Sri Krsna che dividono con Lui l’età, le qualità, i divertimenti, l’abbigliamento e la grazia. Essi hanno l’abitudine di suonare flauti fatti con foglie di palma, possiedono corni come quello di Krsna, fatti di corno di bufalo e decorati con oro, corallo e pietre preziose come l’indranila, e sono sempre allegri come lo è Krsna. Che questi gloriosi compagni del Signore ci proteggano sempre!”

I Vayasya di Vrndavana sono legati a Krsna da un’amicizia fraterna così profonda che credono a volte di uguagliarLo. Si trova esempio di questo sentimento nelle parole che i vayasya dissero a Krsna che sosteneva con la mano sinistra la collina Govardhana:

“Caro compagno, sono almeno sette giorni e sette notti che stai qui senza mai riposarti. Questo ci causa un grande dolore perché possiamo vedere come sia arduo il compito che Ti sei assunto. Secondo il nostro parere, non dovresti più sostenere questa collina ma dovresti farla passare dalla Tua mano e quella di Sudama. Noi soffriamo molto nel vederTi così, e se Tu credi che Sudama sia incapace di sostenere la collina Govardhana, almeno cambia mano, passala sulla Tua mano destra, così noi potremo massaggiarTi la sinistra”

Questo esempio di intima amicizia mostra fino a che punto i vayasya credono di poter uguagliare Krsna.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.12.11) Sukadeva Gosvami riporta questo discorso al re Pariksit:

“O re, per il saggio spiritualista Krsna è Dio, la Persona Suprema, per l’impersonalista è la felicità suprema, per il devoto è l’oggetto della più perfetta adorazione, e per colui che è soggiogato dal fascino di maya è solo un bambino comune. Ed ora guarda questi pastori che giocano con la Persona Suprema come se fossero sul Suo stesso piano! E’ chiaro che questi bambini hanno accumulato in grande numero i frutti delle loro azioni virtuose per poter godere della compagnia del Signore Supremo in un’amicizia così intima.”

Il sentimento che Krsna prova verso i vayasya di Vrndavana è descritto in questo discorso che Egli fece un giorno a Balarama:

“Fratello mio, quando vidi il mostro Aghasura che divorava i Miei compagni, lacrime brucianti bagnarono le Mie guance. Caro fratello maggiore, almeno per un istante rimasi completamente confuso.”

I Vayasya di Krsna a Gokula si dividono generalmente in quattro gruppi:

1) gli amici benevoli;

2) gli amici;

3) gli amici confidenziali;

4) gli amici intimi.

Gli amici benevoli sono un po’ più grandi di Krsna in età e provano per lui un certo affetto parentale; infatti cercano sempre di proteggere Krsna da ogni pericolo, perciò a volte portano delle armi che usano contro chiunque voglia fargli del male. Tra questi amici benevoli ci sono Subhadra, Madalibhadra, Bhadravardhana, Gobhata, Yaksa, Indrabhata, Bhadranga, Virabhadra, Mahaguna, Vijaya e Balabhadra. Più grandi di Krsna, essi vegliano continuamente al Suo benessere.

Uno di loro si espresse con queste parole:

“Caro Mandalibhadra, perché fai roteare così la tua spada lucente come se dovessi attaccare Aristasura ed ucciderlo? E Tu caro Baladeva, perché porti senza ragione questa pesante piccozza? E tu Vijaya, non agitarti inutilmente. O bhadravardhana, non c’è alcun bisogno di fare questi gesti minacciosi. Osservando con più attenzione vedrete che si tratta solo di una nuvola di pioggia che sovrasta la collina Govardhana, e non di Aristasura sotto la forma di un toro, come immaginate voi.”

Mentre i benevoli compagni più grandi di Krsna credevano di veder comparire Aristasura, nascosto sotto le sembianze di un toro, uno di loro, mentre l’agitazione era al culmine, accertò che si trattava solo di una nuvola che sovrastava la collina Govardhana, e che in assenza di aristatura non c’era motivo di preoccuparsi per il benessere di Krsna. Tra questi amici benevoli Mandalibhadra e Balabhadra occupano il primo posto. Così è descritto Mandalibhadra: la sua carnagione è gialla e porta un abito molto bello. Ha sempre in mano un bastone di vari colori, ha il capo ornato di una piuma di pavone e ha sempre un aspetto molto attraente. Le sue parole rivelano il suo carattere:

“Miei cari amici, il nostro amato Krsna è molto stanco per aver portato a pascolare le mucche ed aver camminato a lungo nella foresta. Posso vedere quanto è stanco, perciò mentre si Riposerà nella Sua casa Gli massaggerò la testa, in silenzio, e tu, Subala, Gli massaggerai le cosce.”

Un devoto descrive così la bellezza di Baladeva:

“prende rifugio ai piedi di loto di Balarama, la cui bellezza è esaltata dagli orecchini che Gli accarezzano le guance. Il Suo viso è ornato di tilaka fatto di muschio kasturi e sul Suo petto ampio scende una ghirlanda di gunja [piccole conchiglie ]. La Sua carnagione è bianca come una fresca nuvola autunnale, il Suo vestito è blu e la Sua voce è molto profonda. Le Sue braccia, molto lunghe, raggiungono le cosce. Egli mostrò la Sua grande forza quando annientò il mostro Pralamba. Che io possa prendere rifugio nel coraggioso Balarama.”

L’affetto di Baladeva per Krsna si rivela in queste parole che Egli rivolge a Subala:

“O amato compagno, va’ a dire a Krsna di non andare al lago di Kaliya. Oggi è il giorno del Suo compleanno, perciò madre Yasoda e Io vorremmo farGli il bagno. Digli che oggi non dovrebbe uscire di casa.”

Ciò dimostra quanto Balarama Si prendesse cura di Krsna, il Suo giovane fratello, e quanto fosse pieno per Lui di un amore parentale nell’ambito dell’affetto fraterno.

I compagni più giovani di Krsna, che sono sempre con Lui e Gli offrono continuamente ogni tipo di servizio, sono considerati Suoi amici abituali, o su semplicemente i Suoi amici. Essi sono detti sakha e di questo gruppo fanno parte Visala, Vrsabha, Ojasvi, Devaprastha, Varuthapa, Maranda, Kusummapida, Manibandha e Karandhama. Ognuno di questi sakha cerca solo di servire Krsna. Alcuni, a volte, si alzano di buon mattino e vanno subito ad aspettare Krsna alla porta della Sua casa perché desiderano andare con Lui ai pascoli. Nel frattempo madre Yasoda veste Krsna, e vedendo uno di loro vicino alla porta, lo chiama così:

“Visala, perché resti là? Entra!”

Così, col permesso di madre Yasoda, egli entra svelto nella casa. E mentre madre Yasoda continua a vestire suo figlio, il bambino cerca di mettere i campanellini alle caviglie di Krsna, che a questo sforzo risponde in modo birichino dandogli piccoli colpi col Suo flauto. Ma ecco che interviene madre Yasoda:

“Krsna, che fai? Perché fai dispetti al Tuo amico?”

Allora Krsna si mette a ridere, e il Suo amico ride con Lui. Queste sono alcune attività dei sakha. Altre volte essi riuniscono le mucche che si disperdono e dicono a Krsna:

“Le Tue mucche se ne vanno di qua e di là!”

E Krsna li ringrazia.

Quando Krsna andava ai pascoli accompagnato dai suoi sakha, Kamsa inviava a volte un demone per ucciderLo. Così quasi ogni giorno c’era una battaglia con un nuovo demone. Dopo aver lottano con un demone, Krsna, coi capelli scompigliati, sentiva un po’ di stanchezza; allora i sakha Gli si facevano subito attorno e cercavano di alleviare la Sua fatica in vari modi. Qualcuno diceva:

“Caro visala, prendi questo ventaglio di foglie di loto e sventaglia Krsna in modo che Si rilassi. Varuthapa, scosta le ciocche dei capelli dal viso di Krsna, e tu, Vrsabha, smetti di chiacchierare inutilmente e massaggia il corpo di Krsna: le Sue braccia sono stanche per aver combattuto contro quel demone. Guardate come la fatica ha indebolito il nostro amico Krsna.”

Questi sono alcuni esempi delle cure che i sakha avevano per Krsna.

Uno di loro, Devaprastha, è descritto così: è molto forte, ricco di una vasta conoscenza e molto esperto nel gioco del pallone. E’ vestito di bianco e una cordicella lega sul capo i suoi capelli. Ogni volta che scoppia una lotta tra Krsna e i demoni, Devaprastha è il primo a portare aiuto e a combattere con la forza di un elefante.

Una gopi disse un giorno alla sua compagna:

“Cara e bella amica, quando Krsna, il figlio di Maharaja Nanda, Si riposava in una grotta sul fianco della collina, posava il capo tra le braccia di Sridama e la mano sinistra sul petto di Dama. Approfittando di questo momento opportuno, Devaprastha, mosso dall’intenso amore che prova per Krsna, si mise a massaggiare le Sue gambe.”

Queste sono le attività degli amici di Krsna quando sono sui pascoli.

Gli amici confidenziali di Krsna si chiamano priya – sakha e hanno press’a poco la Sua età. Grazie alla loro relazione molto confidenziale, il loro comportamento è dettato dalla pura amicizia. Mentre gli altri compagni agiscono sulla base dell’affetto paterno e dell’atteggiamento di servizio, il sentimento che muove gli amici confidenziali di Krsna è su un piano di parità col Signore. Fanno parte di questo gruppo: Sridama, Sudama, Dama, Vasudama, Kinkini, Stoka – Krsna, Amsu, Bhadrasena, Vilasi, Pundarika, Vitanka e Kalavinka. Tutti, con le loro varie attività, danno a Krsna un piacere trascendentale nel compimento dei suoi numerosi divertimenti.

Una compagna di Radharani descrive così il comportamento di questi amici confidenziali:

“Cara e delicata Radharani, Krsna, il tuo intimo compagno, riceve anche il servizio che i Suoi amici confidenziali Gli offrono. Alcuni, con voce dolce, Gli fanno discorsi divertenti, e ciò Gli Procura una grande gioia.”

Un compagno di Krsna di nome Madhumangala si divertiva a imitare l’atteggiamento di un brahmana ghiotto. Quando era l’oro del pranzo mangiava più di tutti, soprattutto laddu, di cui era golosissimo. Dopo aver inghiottito più laddu di tutti i suoi compagni, Madhumangala, non ancora soddisfatto, diceva a Krsna:

“Se mi dai un altro laddu sarò contento di fare in modo che non la mia benedizione Tu possa attirare su di Te i favori di Radharani, La tua amica.”

E’ naturale che i brahmana accordino benedizioni ai vaisya. Krsna, figlio di Maharaja Nanda, apparteneva in apparenza all’ordine dei vaisya; era dunque appropriato che il bambino brahmana Gli accordasse le sue benedizioni, e Krsna, soddisfatto, lo contraccambiava con una quantità sempre maggiore di laddu.

A volte uno degli amici confidenziali di Krsna Lo abbraccia con molto amore, mentre un altro Gli giunge alle spalle e Gli copre gli occhi con le mani. Krsna trae sempre un grande piacere da questi scambi con i Suoi amici confidenziali.

Tra loro Sridama è il primo. Sridama si veste di giallo, porta un corno di bufalo ed indossa un turbante color rame. Il suo colorito è scuro e dal suo collo prende una bella ghirlanda di fiori. La sua gaia amicizia lo spinge sempre a sfidare Krsna alla lotta. Preghiamo Sridama di conferirci la sua misericordia!

Sridama si rivolge talvolta a Krsna in questi termini:

“Come sei stato crudele a lasciarci soli sulle rive della Yamuna, dove siamo diventati pazzi perché non potevamo più vederTi. Ora che la nostra grande fortuna ci ha permesso di vederTi di nuovo, se vuoi calmare la nostra agitazione devi prenderci tra le Tue braccia ed abbracciarci ad uno ad uno. Ma credimi, caro amico, un momento solo della Tua assenza provoca in noi, e perfino nelle mucche, un grande sconvolgimento. Tutto diventa confuso e il nostro amore per Te si trasforma in pazzia.”

Altri compagni di Krsna che sono legati a Lui da un’amicizia ancora più confidenziale si chiamano priya – narma, amici intimi. Tra loro c’è Subala, Arjuna, Gandharva, vasanta e Ujjvala. Alcune parole scambiate tra le gopi, le compagne di Radharani, c’illuminano su questo argomento. Una di loro disse a Radharani:

“”O Krsangi [delicata], guarda come Subala bisbiglia il tuo messaggio all’orecchio di Krsna, e come Gli consegna la lettera confidenziale di Syamadasi facendoGliela scivolare silenziosamente nella mano. Guarda come Gli mette in bocca la noce di betel preparata da Palika e come orna Krsna con la ghirlanda che Taraka ha preparato. Sapevi, cara compagna, che questi amici, i più intimi di Krsna, sono sempre intenti a servirLo così?”

Tra i numerosi intimi detti Priya – narma, Subala e Ujjvala sono considerati i più importanti.

Così viene descritto Subala:

“La sua carnagione è come l’oro fuso. E’ molto caro a Krsna, porta una ghirlanda di fiori al collo e si veste di giallo. I suoi occhi sono simili ai petali del fiore di loto e la sua intelligenza è così elevata che i tuoi discorsi e le sue istruzioni morali soddisfino pienamente tutti gli altri pastori. Offriamo i nostri rispettosi omaggi a Subala, l’amico di Krsna.”

Si può comprendere fino a che punto sia stretto il legame di amicizia che unisce Krsna e Subala dal fatto che soltanto loro possono cogliere il significato dei discorsi che si scambiano.

Così è descritto Ujjvala, un altro amico intimo di Krsna:

“Ujjvala porta sempre vestiti color arancione e il suo sguardo è molto vivo. Gli piace ornarsi di ogni tipo di fiori. La sua carnagione è quasi uguale a quella di Krsna e una collana di perle orna il suo collo. Egli è sempre molto caro a Krsna. Rivolgiamo la nostra adorazione a Ujjvala, il più intimo amico di Krsna.”

A proposito del servizio particolare che ujjvala offre a Krsna, si trovano queste parole di Radharani a una delle sue compagne:

“Amica mia, è impossibile che io riesca a salvaguardare il mio onore! Vorrei non parlare mai più a Krsna, ma ecco di nuovo Ujjvala, il Suo amico, che viene verso di me con le sue proposte allettanti. Le sue sollecitazioni sono così pressanti che una gopi trova molta difficoltà a reprimere il suo amore per Krsna, e ciò, nonostante la sua grande riservatezza, il suo attaccamento ai doveri domestici e la sua fedeltà al marito.”

Le parole che seguono sono di Ujjvala e rivelano il suo carattere allegro:

“O Krsna, vincitore di Aghasura, Tu hai tanto esteso i Tuoi scambi amorosi che ora può essere paragonato all’oceano senza limiti. E le ragazze che cercano in questo mondo l’amante perfetto diventano simili a fiumi che vanno a gettarsi in questo oceano. E’ possibile che i fiumi di queste fanciulle tentino di deviare il corso verso altri luoghi, ma le loro onde finiranno sempre col raggiungerTi.”

Alcuni gruppi di compagni di Krsna sono stati resi celebri dalle Diverse Scritture ed altri dalla tradizione popolare. Si possono notare tre tipi di amici di Krsna – alcuni sono eternamente legati a Lui da un sentimento di amicizia, altri sono grandi esseri celesti, ed altri ancora sono devoti che hanno raggiunto la perfezione. All’interno di ognuno di questi gruppi ci sono alcuni che, per natura, servono eternamente Krsna come Suoi consiglieri, ci sono quelli che amano scherzare e fanno sorridere Krsna con i loro discorsi, ed altri, molto semplici per natura, che piacciono a Krsna per la loro semplicità. Alcuni di questi compagni creano bellissime situazioni di gioco che sembrano opporsi a Krsna; altri ancora, molto loquaci, chiacchierano continuamente con Krsna creando un’atmosfera di dibattito; altri, infine, molto gentili, fanno piacere a Krsna con le loro dolci parole. Insieme, questi compagni molto intimi di Krsna mostrano la loro abilità ad agire nei modi più svariati, sempre con lo scopo di far piacere a Krsna.

CAPITOLO 42

SCAMBI FRATERNI

L’età di Krsna, la Sua bellezza, il Suo corno, il Suo flauto, la Sua conchiglia e i Suoi modi piacevoli risvegliano sentimenti di amicizia per Krsna. La Sua eccezionale abilità a scherzare – che Egli esprime a volte giocando il ruolo di giovane principe, o anche quello di Dio, la Persona Suprema – risveglia nel Suo devoto sentimenti di amicizia per Lui.

Saggi eruditi hanno diviso la vita di Krsna in tre periodi: il periodo detto kaumara, che va dalla nascita al Suo quinto anno, quello detto pauganda, che va dal sesto al decimo anno, e quello detto kisora che va dall’undicesimo al quindicesimo anno. L’epoca in cui Krsna agisce come un piccolo pastore si svolge nei periodi kaumara e pauganda. Nell’età kaisora Krsna è pastore a Gokula, poi a sedici anni va a Mathura per uccidere kamsa.

Il periodo kaumara è perfettamente adatto agli scambi d’amore di Krsna bambino con Sua madre, Yasoda: nello Srimad- Bhagavatam (10.13.11) Sukadeva Gosvami si rivolge così al re Pariksit:

“O re, benchè sia il beneficiario supremo di ogni felicità e di ogni cerimonia sacrificale, Krsna divideva il suo pasto con i Suoi amici pastori. La ragione sta nel fatto che a quell’epoca Egli giocava a essere un bambino simile agli altri, con un flauto sotto il braccio, un corno infilato nella cintura, a destra, vicino al Suo bastone di pastore; nella mano sinistra aveva una pallina di pasta di riso allo yogurt, e tra le dita un pilu, il re tra i frutti. Quando Si sedeva, così in mezzo ai suoi amici, sembrava il cuore di un fiore di loto chiuso tra i numerosi petali. Mentre essi si abbandonavano a gustosi scambi di parole scherzose, gli abitanti dei pianeti celesti, colpiti dallo stupore, contemplavano la scena con aria attonita.”

Il Periodo pauganda della vita di Krsna si suddivide a sua volta in tre parti, che corrispondono rispettivamente all’inizio, alla metà e alla fine. All’inizio del periodo pauganda le labbra di Krsna brillano di uno splendore rosso, la Sua vita è sottile e sul Suo collo si delineano pieghe simili a quelle di una conchiglia. Quando la gente di altri luoghi, passando per Vrndavana rivedeva Krsna, esclamava:

“Caro Mukunda, la Tua bellezza cresce come si vede crescere una foglia di baniano. Caro Krsna dagli occhi di loto, alcune linee si disegnano sul Tuo collo come su una conchiglia, e sotto il riflesso dei chiari raggi di luna, i Tuoi denti e le Tue guance sfidano in bellezza un meraviglioso accostamento di pietre Padmaraga. Certamente lo sbocciare del Tuo aspetto fisico dà grande piacere a tutti i Tuoi amici.”

In questa età Krsna porta ghirlande di fiori diversi e Si veste di sete variopinte. Per Krsna questi meravigliosi ornamenti sono solo semplici accessori, ed è così che Egli va nella foresta per custodire le mucche. A volte Krsna S’impegna in finte battaglie con i Suoi amici ed altre volte danzano tutti insieme nella foresta. Queste sono alcune attività del periodo pauganda.

I pastori, amici di Krsna, sono molto felici di stare in Sua compagnia ed ognuno esprime tra sé e sé questi sentimenti sublimi:

“O amato Krsna, Tu custodisci sempre le mucche, che sono numerose a Vrndavana, paese meraviglioso. La Tua bella ghirlanda, la Tua piccola conchiglia, la piuma di pavone sul Tuo turbante, I Tuoi vestiti di seta gialla, le decorazioni di fiori karnikara che ornano le Tue orecchie e la ghirlanda di mallika che scende sul Tuo petto: ornato di così grande bellezza tu fingi, come un attore, di combattere con noi e ci riempi di una illimitata felicità trascendentale.”

Quindi Krsna fu un po’ più grande e raggiunse la metà del periodo pauganda, le Sue unghie si fecero più fini e le Sue guance si arrotondarono e diventarono radiose. Tre leggere pieghe di carne, dette trivali, Gli cingevano la vita, sopra la cintura.

Gli amici di Krsna erano molto orgogliosi di godere della Sua compagnia. A quest’epoca la punta del Suo naso vince la bellezza del fiore di sesamo, le Sue guance radiose sono più lisce delle perle, e i Suoi fianchi sono di una bellezza squisita. Krsna Si veste di una seta brillante come il lampo, Si orna il capo con un turbante di seta con guarnizioni d’oro e porta un bastone. I divertimenti propri di questo periodo si svolgono nella foresta Bhandiravana. Questa foresta ed altre undici foreste, o vana, si trovano nei luoghi adiacenti Vrndavana, e la loro bellezza si offre ancora oggi ai devoti che fanno il giro intorno a Vrndavana. Il vedendo Krsna vestito in modo così affascinante, un devoto dice al suo compagno:

“Amico mio, guarda Krsna! Guarda come la Sua mano tiene un bastone decorato con un cerchio d’oro alle estremità. Guarda come il Suo turbante, ornato di un nastro d’oro, brilla di un uno splendore meraviglioso, e come il Suo vestito riempie i Suoi compagni della più alta felicità trascendentale!”

Alla fine del periodo pauganda i capelli di Krsna Gli scendono a volte fino ai fianchi o volano sparsi. Le Sue spalle si fanno più larghe, e il Suo viso è sempre segnato col tilaka. Quando i Suoi capelli sono sciolti sulle spalle sembra che la dea della fortuna Lo abbracci, e questo abbraccio è profondamente gustato dai suoi amici. Subala Gli rivolge queste parole:

“Caro Kesava, il Tuo turbante rotondo, il fiore di loto che tieni tra le dita, le linee verticali del tilaka che ornano la Tua fronte, il Tuo muschio profumato di kunkuma e tutte le graziose linee del Tuo corpo oggi mi hanno sconfitto, benchè io sia di solito più forte di Te e di qualsiasi allo Tuo compagno. Non so come l’orgoglio delle ragazze di Vrndavana potrà resistere. Se la Tua bellezza ha potuto trionfare su di me, quanto più potrà prevalere su chi, per natura, è semplice e docile.”

Questa è anche l’età in cui Krsna prova piacere nel bisbigliare all’orecchio dei suoi amici commenti sulla bellezza delle gopi che indugiano davanti a loro. Un giorno Subala Gli disse:

“Caro Krsna, Tu sei molto furbo e puoi capire il pensiero degli altri. Ecco perché mormoro al Tuo orecchio che ognuna di queste cinque incantevoli gopi è stata affascinata dal Tuo aspetto, ma credo che Cupido abbia dato loro il compito di conquistarTi.”

In altre parole, la bellezza delle gopi è capace di conquistare Krsna, Lui che conquista tutti gli universi.

I segni che caratterizzano il periodo kaisora sono già stati descritti, ed è in questo periodo che Krsna è generalmente più apprezzato dai devoti. Essi Lo adorano in compagnia di Radharani e designano questa Coppia divina col nome di Kisora – kisora. In realtà, Krsna non invecchia mai oltre la Sua forma detta kaisora; la Brahma – samhita lo conferma: benchè Egli sia l’essere più antico e possieda innumerevoli finanze, la Sua forma originale è di una giovinezza eterna i dipinti che mostrano Krsna sul campo di battaglia di Kuruksetra lasciano vedere questa giovinezza. Eppure a quel tempo Egli era vissuto sufficientemente a lungo per avere gli figli, nipoti e pronipoti. I pastori, compagni di Krsna, gli fecero un giorno questo discorso:

“Krsna, non è necessario che orni il Tuo corpo con tanti gioielli, perché il Tuo aspetto trascendentale è così bello che Tu non hai bisogno di alcun ornamento.”

Durante questo periodo, quando all’alba Krsna fa vibrare il Suo flauto, tutti i Suoi amici si alzano subito per raggiungerLo sul sentiero che conduce ai pascoli. Uno dei suoi compagni disse un giorno queste parole:

“Miei cari amici pastori, il suono del flauto di Krsna che ci giunge alla cima della collina Govardhana ci informa che è inutile cercarLo sulle rive della Yamuna.”

Parvati disse a Siva, suo marito:

“Caro Pancamukha [colui che possiede cinque volti], guarda i Pandava. Udendo la vibrazione della conchiglia di Krsna, chiamata Pancajanya, ritrovano la loro potenza e diventano come leoni.”

Un giorno Krsna volle portare l’allegria tra i Suoi compagni, e Si vestì esattamente come Radhrani. Si mise anelli d’oro alle orecchie, e poiché la Sua carnagione è scura, la coprì con polpa di kunkuma per renderla chiara come quella di Radha. VedendoLo vestito così, il Suo amico Subala rimase stupefatto.

Krsna Si diverte a volte con i Suoi amici nella lotta o in finte battaglie. A volte essi giocano col pallone o a portarsi l’un l’altro sulle spalle, oppure s’impegnano in tornei di scacchi, o mostrano la loro abilità nel far roteare i loro bastoni. A loro va, i pastori amano divertire Krsna salendo con Lui sul carro o all’altalena; dividono anche lo stesso giaciglio e nuotano nazionale. Tutte queste attività sono dette anubhava. E’ sufficiente che tutti i compagni di Krsna si radunino intorno a Lui perché nascano subito il gioco e soprattutto la danza. Riferendosi alla lotta, un compagno di Krsna Gli disse un giorno:

“O vincitore del mostro Agla, Tu passeggi orgoglioso davanti ai tuoi amici cercando di mostrare loro la forza delle Tue braccia. Sei forse invidioso di me! So che sei incapace di vincermi alla lotta e so anche che trascorri molto tempo seduto, inattivo, senza la speranza di potermi vincere.”

Tutti i compagni di Krsna sono molto audaci e non esitano davanti a nessun ostacolo, perché hanno fede che Krsna li aiuterà sempre ad uscire vittoriosi da qualsiasi avventura. A volte si consigliano tra loro e si esortano a vicenda a compiere azioni destinate alla felicità altrimenti. Altre volte si offrono noci di betel, si ornano il viso di tilaka o si spalmano l’un l’altro con pasta di candana. Altre volte ancora, per divertirsi, si truccano il viso in strane maniere. Un’altra attività comune a tutti consiste nel voler sempre vincere Krsna. A volte Gli portano già il vestito o si appropriano furtivamente i fiori che Krsna tiene in mano. Se uno di loro chiede ad un altro di ornare il suo corpo e la risposta è negativa, la battaglia può scoppiare all’improvviso perché essi si tengono sempre pronti a “combattere”. Queste sono, in breve, le attività di Krsna e dei suoi amici.

Un altro dei divertimenti preferiti dagli amici di Krsna consiste nel fare da messaggero tra Krsna e le gopi. Infatti, essi introducono le gopi a Krsna e fanno proposte in Suo favore. E quando sorge una controversia tra le gopi e Krsna, i compagni prenderanno la parte di Krsna in sua presenza e passeranno poi dalla parte delle gopi in Sua assenza. Il fatto di sostenere a volte l’uno a volte l’altro da luogo a numerosi gruppetti di amici in cui si fa molto bisbigliare, benchè nessuno degli argomenti trattati abbia grande importanza.

I servitori di Krsna vanno talvolta a cogliere dei fiori per Lui, abbelliscono il Suo corpo con preziosi ornamenti e gioielli, danzano, cantano per Lui, lo aiutano a pascolare le mucche, massaggino il Suo corpo, fanno per Lui ghirlande di fiori e rinfrescano le Sue membra con un ventaglio. Questi sono i loro primi doveri. Amici e servitori, uniti, servono Krsna nel medesimo slancio, e l’insieme delle loro attività si chiama anubhava.

Quando Krsna uscì dalla Yamuna dopo aver punito il kaliya – naga, Sridama voleva essere il primo ad abbracciarLo, ma il profondo sentimento di rispetto che provava per Krsna lo rese incapace di tendere le braccia verso di Lui.

Quando Krsna suona il flauto, la vibrazione emessa è simile al rombo delle nuvole che riempie il cielo sotto la costellazione di Svati. Secondo l’astronomia vedica, se piove mentre predomina la costellazione della stella Svati, ogni goccia di pioggia caduta nell’oceano formerà delle perle, e le gocce che scivolano sulla pelle dei serpenti formerà delle perle, e le gocce che scivolano sulla pelle dei serpenti produrranno pietre preziose. Similmente, quando il flauto di Krsna risuona come il rombo di una nuvola di pioggia sotto la costellazione di svati, il corpo di Sridama si copre di goccioline di sudore simili a perle.

Mentre Krsna e Subala si abbracciavano, Srimati Radharani, che provava un leggero sentimento d’invidia, dissimulò la sua collera e disse:

“Mio caro Subala, tu sei molto fortunato perché anche in presenza degli anziani tu e Krsna non esitate in alcun modo a posare ciascuno le braccia sulle spalle dell’altro. Posso concludere dunque che nelle vite precedenti hai portato a termine con successo numerose austerità.”

Infatti, benchè anche Radharani avesse l’abitudine di porre le braccia sulle spalle di Krsna, non poteva permettersi questo gesto in presenza degli anziani, mentre Subala non era ostacolato da alcun impedimento ; Radharani glorifica dunque la sua fortuna.

Quando Krsna entrò nel lago di Kaliya, i Suoi intimi amici ne furono così sconvolti che impallidirono, emisero orribili gorgoglii e si accasciarono al suolo come se avessero perso conoscenza. Similmente, quando scoppiò un incendio nella foresta, tutti i compagni di Krsna non pensarono alla propria sicurezza, ma si riunirono intorno a Lui per proteggerLo dalle fiamme. Questo comportamento degli amici di Krsna è stato chiamato da saggi poeti vyabhicari. Questa forma particolare di amore estatico per Krsna suscita a volte follia, abilità, paura, pigrizia, allegria, orgoglio, vertigine, meditazione, malattia, oblio ed umiltà. Questi sono alcuni segni frequenti in colui che è al livello dell’amore estatico detto vyabhicari.

Quando gli scambi tra Krsna e i Suoi compagni sono perfettamente liberi da ogni sentimento di rispetto poiché ognuno considera l’altro come suo eguale, questo sentimento di amicizia estatica prende il nome di sthayi. Chi si stabilisce in questa relazione di amicizia confidenziale con Krsna lascia apparire segni d’amore come l’attrazione, l’affetto, la rassomiglianza e l’attaccamento. Si trova un esempio del livello di sthayi quando Arjuna dice a Akrura:

“O amato figlio di Gandini, ti prego, domanda a Krsna quando potrò stringerLo tra le mie braccia.”

Si designa col termine affetto il sentimento di chi, pur essendo pienamente cosciente della sovranità di Krsna, non è in alcun modo limitato dal sentimento di rispetto negli scambi di amicizia col Signore. Questo affetto è illustrato qui in modo brillante: quando tutti gli esseri celesti, con Siva a capo, andarono, pieni di rispetto, ad offrire a Krsna le loro preghiere che celebravano le gloriose perfezioni del Signore, Arjuna – lo stesso menzionato sopra – si mise davanti a Krsna, posò la mano sulla Sua spalla e tolse la polvere caduta sulla Sua piuma di pavone.

Quando i Pandava, cacciati da Duryodhana, dovettero vivere nascosti nella foresta, nessuno poté scoprire il luogo dove risiedevano. Il grande saggio Narada incontrò allora Sri Krsna e Gli disse:

“O Mukunda, benché Tu sia Dio, l’onnipotente Persona Suprema, i Pandava, legandosi a Te con un sentimento di amicizia, sono stati privati del diritto legittimo di governare il loro regno che si estendeva su tutta la Terra, e per di più devono vivere nascosti nella foresta. A volte sono costretti a lavorare nella casa altrimenti come volgari domestici. Benché sul piano materiale questi segni siano di cattivo augurio, è certamente meraviglioso vedere che nonostante tutti questi ostacoli i Pandava non hanno perso niente della loro fede e del loro amore per Te. In realtà essi Ti pensano sempre e cantano continuamente il Tuo nome, pieni per Te di un’amicizia estatica.”

Lo Srimad- Bhagavatam (10.15.18) dà un altro esempio di affetto profondo per Krsna. Krsna, sui pascoli, Si sentì un po’ stanco e volendo riposare Si sdraiò per terra. Allora i pastori si riunirono numerosi attorno a Lui e, mossi da un affetto profondo, si misero a cantare per conciliarGli il sonno.

Il campo di battaglia di Kuruksetra offre un allo esempio significativo di amicizia tra Krsna ed Arjuna. Mentre si svolgeva la battaglia, Asvatthama, il figlio di Dronacarya, piombò su Krsna senza alcun riguardo, benché le regole più elementari della cavalleria proibiscano che si attacchi un conduttore di carro. Ma le azioni di Asvatthama erano così piene di odio che egli non esitò a dirigere la sua offensiva verso Krsna, che in quel momento agiva come conduttore del carro di Arjuna. Quando Arjuna vide me Asvatthama voleva ferire Krsna lanciando contro di Lui ogni sorta di frecce, si protesse subito in avanti nel tentativo di intercettarle. Ma mentre le frecce lo colpivano egli sentiva un tale amore estatico per Krsna che il morso ripetuto delle frecce gli sembrò simile a una pioggia di fiori.

Ecco un altro esempio di amore estatico per Krsna in un sentimento di amicizia: un giorno che un pastore di nome Vrsabha coglieva dei fiori nella foresta per fare una ghirlanda a Krsna, il sole raggiunse lo zenith. Ma per Vrrsabbha gli ardenti raggi del sole erano dolci come il chiaro di luna. Questa è l’arte di compiere il servizio d’amore assoluto al Signore. Quando il devoto vede ergersi davanti a sé grandi ostacoli – come successo ai Pandava -, egli considera queste condizioni difficili come altrettante condizioni favorevoli che lo aiuteranno a servire meglio il Signore.

Un allo esempio dell’amicizia di Arjuna per Krsna è descritto da Narada al Signore in questi termini:

“Quando Arjuna imparava l’arte del tiro all’arco non poté vederTi per numerosi giorni. Ma non appena Ti vide arrivare fermò all’istante ogni sua attività e immediatamente Ti abbracciò.”

Arjuna si era dedicato a imparare l’arte marziale, ma non aveva mai cessato, neppure per un istante, di pensare a Krsna; così, appena si presentò l’occaso di vederLo, subito Lo abbracciò. Patri, uno dei servitori di Krsna, Gli rivolse un giorno le seguenti parole:

“O amato Signore, Tu salvasti i pastori dalla voracità del mostro Aghasura, dagli effetti nocivi del serpente Kaliya e da una foresta in fiamme. Ma in Tua assenza il mio dolore è più grande dell’appetito di Aghasura, più terribile del veleno che riempiva il lago di kaliya e più bruciante di una foresta in fiamme. Perché non mi salvi dunque dal dolore di essere separato da Te?”

Un altro compagno parlò così a Krsna:

“o nemico di Kamsa, adesso quando ci hai lasciato, il fuoco della Tua assenza è aumentato terribilmente. I si allarga ancora di più quando noi realizziamo che nella foresta Bhandiravana sei rinfrescato dalle onde del riposante fiume Bhanu- tanaya [Radharani].”

Quando Krsna era in compagnia di Radharani, i pastori, con Subala a capo, sentivano in Sua assenza un dolore tale che per loro era impossibile sopportarlo.

Un altro amico di Krsna Gli rivolse le seguenti parole:

“O Krsna, vincitore di Aghasura, quando lasciasti Vrndavana per andare ad uccidere il re Kamsa a Mathura, tutti i pastori furono privati dei loro quattro bhuta [la terra, l’acqua, il fuoco e l’etere ]. Il quinto bhuta, l’aria, passava rapidamente attraverso le loro narici.”

Quando Krsna andò a Mathura per uccidere il re Kamsa, la Sua assenza addolorò tanto i pastori che essi quasi persero la vita. Si dice di chi è morto che ha lasciato i cinque elementi (bhuta) poiché questi elementi, che formano il suo corpo, tornano a fondersi nei cinque elementi primordiali. Qui, la situazione è tale che nonostante la scomparsa dei primi quattro elementi – la terra, l’acqua, il fuoco e l’etere – il quinto, l’aria, sempre manifesta, entrava ed usciva con forza dalle loro narici per in altre parole, dopo che Krsna ebbe lasciato Vrndavana, i pastori erano sempre in preda all’angoscia per l’esito del Suo combattimento col re Kamsa.

Un altro degli amici di Krsna Lo informò in questi termini:

“Una volta uno dei tuoi compagni sentiva così intensamente la separazione da Te che i suoi occhi di loto si riempirono di lacrime a tal punto che le nere api del sonno persero ogni speranza di penetrarvi e volarono lontano.”

Alle api nere piace raccogliere il nettare dei fiori di loto. Si paragonano gli occhi del compagno di Krsna ai fiori di loto sbocciati, così pieni di lacrime che le nere api del sonno non poterono raccogliervi il nettare e dovettero volare altrove. Ciò significa che il suo dolore era tanto grande che riempiva i suoi occhi di lacrime impedendogli di dormire. Questo è un esempio d’insonnia notturna per la separazione da Krsna.

Il passo seguente offre un esempio di disperazione:

“Quando Krsna lasciò Vrndavana per Mathura, i pastori, che Gli sono così cari, sentirono i loro pensieri farsi sempre più leggeri. Ciascuno si sentiva come un batuffolo di cotone più leggero dell’aria che fluttua sospinto dal vento, senza alcun rifugio.”

In altre parole, la solitudine dei pastori assenza di Krsna era tale che la loro mente si svuotò di ogni pensiero. Quando Krsna partì per Mathura, i pastori mostrarono un sentimento d’impazienza. Presi dal dolore per la Sua assenza, si disinteressarono di custodire le loro mandrie e tentarono di cancellare dalla loro memoria i canti melodiosi che avevano cantato un tempo sui pascoli. Infine, non desiderarono nemmeno più vivere se dovevano restare separati da Krsna.

Troviamo un esempio di immobilità nel racconto di un amico di Krsna quando Gli riferisce, a Mathura, che tutti i pastori stavano immobili come alberi senza vita sulla cima di una Collina. Così magri e così fragili, sembravano quasi nudi, e non avevano né frutti né fiori. I pastorelli di Vrndavana se ne stavano immobili come alberi morti sulla cima di una collina. A volte, la solitudine che provavano nell’essere separati da Krsna assumeva l’ampiezza di una malattia e, oppressi dalla tristezza, essi erravano qua e là sulle rive della Yamuna.

Si trova anche un esempio di una follia causata dall’assenza di Krsna. Quando Krsna lasciò Vrndavana tutti i pastorelli piombarono nella confusione. Sospesa ogni attività, essi davano l’impressione di essere diventati pazzi e di aver dimenticato completamente i loro lavori abituali. A volte si stendevano per terra, si rotolavano nella polvere, ridevano o correvano molto velocemente, dando l’impressione di essere presi da pazzia. Un amico di Krsna Lo rimproverò con queste parole:

“O Signore, dopo aver ucciso Kamsa, Tu sei diventato il re di Mathura per la nostra grande felicità, ma a Vrndavana tutti gli abitanti hanno pianto la Tua assenza al punto che sono diventati ciechi. In preda all’angoscia, essi non provano certamente alcuna felicità nel sapere che ora sei il re di Mathura.”

A volte i sentimenti provati in assenza di Krsna lasciano anche apparire segni di morte. Un giorno qualcuno si rivolse a Krsna così:

“O nemico di Kamsa, soli in Tua assenza, i giovani pastori sono oppressi da un dolore troppo intenso. Sono distesi nelle vallate e respirano molto debolmente. Sensibile al loro dolore, anche il cervo, compagno delle foreste, piange.”

Il capitolo Madhura – khanda dello Skanda Purana offre una descrizione di Krsna e Mabalarama attorniati da tutti i giovani pastori e continuamente impegnati a pascolare le mucche e i vitelli. Quando Arjuna e Krsna si videro per la prima volta nel negozio di un vasaio nella città di Drupadanagara, si assomigliavano tanto che si legarono subito in una profonda amicizia. Questo è un esempio di amicizia nata dall’attrazione esercitata da un aspetto fisico simile.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.71.27) informa che quando Krsna fece il Suo ingresso nella città di Indraprastha, Bhima fu preso da tanta gioia che con gli occhi pieni di lacrime e il volto sorridente abbracciò senza indugio il cugino materno. Dietro a lui, i suoi giovani fratelli – Arjuna, Nakula e Sahadeva – dividevano la sua esultanza nel vedere Krsna e, pieni di felicità, abbracciarono il Signore, chiamato anche Ajtuta, l’infallibile. Un passo simile si riferisce al ai giovani pastori di Vrndavana. Infatti, quando Krsna era sul campo di battaglia di Kuruksetra, tutti i pastori, ornati di orecchini incastonati di pietre preziose, andarono a vederlo. Trasportati dalla gioia, tendevano le braccia ed abbracciavano Krsna, il loro amico d’un tempo. Questi sono esempi di una felicità perfetta provocata dal sentimento di amicizia per Krsna.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.12.12) afferma che anche dopo essersi dedicati a severe austerità e rigide ascesi, ed aver applicato i principi dello yoga, i grandi yogi sono appena degni di ottenere la polvere dei piedi di loto di Krsna, ma questa stessa Persona Suprema e Divina Si rivela facilmente agli occhi degli abitanti di Vrndavana. Ciò indica che niente è paragonabile alla fortuna di questi devoti del Signore. Il legame di amicizia estatica che unisce i pastorelli e Krsna è un’estasi spirituale particolare, quasi identica a quella della relazione amorosa, ed è certamente difficile spiegarne la natura. Grandi devoti ricchi di conoscenza, come Rupa Gosvami, esprimono il loro stupore di fronte alla natura inconcepibile dei sentimenti che Krsna e i Suoi compagni provano.

Questa particolare forma di amore estatico divisa da Krsna e dai suoi compagni intimi continua la sua evoluzione fino all’affetto parentale, e di qui può crescere ulteriormente fino alla relazione amorosa, il più sublime sentimento, il più dolce rasa d’amore estatico che possono scambiarsi Krsna e mi suoi devoti.

CAPITOLO 43

L’AFFETTO PARENTALE

Si chiama vatsalya – rasa l’amore estatico che si manifesta come affetto parentale, stabilizzandosi in modo permanente. Il servizio di devozione del vatsalya – rasa appare nei rapporti tra Krsna e i Suoi devoti che, come Suo padre, Sua madre e i Suoi precettori, giocano il ruolo di superiori.

Grandi saggi hanno descritto i fattori che stimolano l’affetto parentale, così come lo provano i personaggi anziani che sono uniti al Signore in questa relazione:

“Vedendo la Persona Suprema che passeggiava per le vie di Vrndavana, la carnagione simile ad un fiore di loto blu appena sbocciato, il corpo delicato, gli occhi simili ai fiori di loto ed incorniciati dai capelli sciolti il cui colore era come quello delle api nere, madre Yasoda, l’amata sposa di Nanda Maharaja, sentì subito il latte che le affluiva al seno e le bagnava il corpo.”

La carnagione scura di Krsna, molto attraente e piacevole a vedersi, la Sua fisionomia, fonte di ogni buona fortuna, la Sua dolcezza, le Sue dolci parole, la Sua semplicità, la Sua riservatezza, la Sua umiltà, la Sua premura nell’offrire i Suoi omaggi agli anziani e i Suoi atti caritatevoli sono altrettanti stimoli capaci di suscitare l’affetto parentale per Krsna.

Sukadeva Gosvami spiega nello Srimad- Bhagavatam (10.8.45) che sebbene i Veda considerino Krsna il re delle sfere celesti, e le Upanisad vedano in Lui il brahman impersonale, sebbene Egli rappresenti, nella filosofia, il principio maschile supremo, e sebbene Egli sia per gli yogi l’Anima Suprema, e per i devoti Dio, la Persona Suprema, madre Yasoda vedeva Krsna come suo figlio.

Un giorno Yasoda disse a una delle sue amiche:

“Mi sono unita a Nanda Maharaja, il capo dei pastori, per adorare Sri Visnu, e questo culto ha avuto l’effetto di preservare Krsna dalle grinfie di Putana e degli altri demoni. Quanto ai due alberi Arjuna essi furono evidentemente abbattuti da un vento impetuoso, e benché Krsna sembrasse sostenere la collina Govardhana nazionale con il Balarama, penso che in realtà fosse Nanda Maharaja a sostenerla. Altrimenti come sarebbe stato possibile per un bambino sollevare una collina così grande?”

Questo è un esempio di estasi propria dell’affetto parentale. Questo sentimento nasce nel devoto convinto dal suo amore che egli è superiore a Krsna, e che senza le sue cure Krsna non potrebbe sopravvivere. Si trova perciò questa preghiera che un devoto rivolge ai genitori di Krsna:

“Prendo rifugio nei devoti di Sri Krsna che sono pieni per Lui di un sentimento di affetto parentale. Senza sosta affaccendati a servirLo e a provvedere ai suoi bisogni, essi sentono sempre per Lui un grande affetto. Per la dolcezza che essi mostrano verso la Persona Suprema, il padre dell’intero universo, rendiamo loro il nostro rispettoso omaggio.”

Un brahmana formulò questa preghiera:

“Coloro che temono l’esistenza materiale e vogliono liberarsene adorino pure i Veda, le Upanisad e il Mahabharata. Da parte mia, non desidero allo che adorare Nanda Maharaja, poiché Krsna, la Persona Suprema e Assoluta, commina carponi nel cortile della sua casa come se fosse suo figlio.”

Quello che segue è un elenco di personaggi degni di rispetto che hanno per Krsna un affetto parentale:

1) madre Yasoda, la regina di Vraja;

2) Nanda Maharaja, il re di Vraja;

3) madre Rohini, la madre di Balarama;

4) tutte le gopi anziane, i cui figli furono rapiti da Brahma;

5) Devaki, la moglie di Vasudeva;

6) le altre quindici mogli di Vasudeva;

7) kunti, la madre di Arjuna;

8) Vasudeva, il vero padre di Krsna;

9) Sandipani Muni, il precettore di Krsna.

Tutti provano per Krsna un affetto parentale e sono enumerati secondo il loro grado d’importanza. Così possiamo vedere che madre Yasoda e Nanda Maharaja sono i più elevati tra gli anziani.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.9.3) Sukadeva Gosvami rivela a Maharaja Pariksit la bellezza di madre Yasoda:

“O re, stoffe di seta e di Lino avvolgevano i suoi larghi fianchi e il suo amore faceva gocciolare abbondantemente il latte dal suo seno. Quando faceva il burro, tenendo saldamente le corde della zangola, i suoi gesti ritmati facevano muovere i suoi braccialetti e i suoi orecchini, e i fiori che le ornavano i capelli si allentavano e cadevano al suolo. La fatica copriva di sudore il suo viso.”

La preghiera di un devoto ci offre un altro quadro di madre Yasoda:

“Mi pongo sotto la protezione di madre Yasoda. I suoi capelli ondulati sono legati con dei fili e la scriminatura dei suoi capelli è ornata di un rosso vivo. Le linee armoniose del suo corpo eclissano lo splendore dei suoi ornamenti, e poiché i suoi occhi si dirigono continuamente verso il viso di Krsna sono sempre pieni di lacrime. La sua carnagione ricorda un fiore di loto blu, e un vestito dai colori brillanti ne accentua la delicatezza. Che il suo sguardo pieno di misericordia scenda su di noi e ci protegga dalle grinfie di maya, in modo che possiamo avanzare senza interruzione sulla via del servizio devozionale.”

E’ descritto così l’affetto di madre Yasoda per Krsna:

“Al suo risveglio, di buon mattino, madre Yasoda nutre subito Krsna col latte del suo seno, poi recita alcuni mantra destinati a proteggerLo. Orna quindi la Sua fronte e lega alle Sue braccia dei talismani protettori. Tutti questi gesti confermano con certezza che ella è il simbolo più perfetto dell’amore materno per Krsna.”

Così è descritto l’aspetto fisico di Nanda Mahraja:

“I suoi capelli neri cominciano a diventare grigi, i suoi abiti sono verdi come le foglie nuove di un albero baniano, la sua carnagione è simile alla luna piena, il suo ventre è rotondo e i suoi baffi sono splendidi. Un giorno, quando non era che un bambino, Krsna trotterellava nel giardino e cercava di afferrare il dito di Suo padre, ma poiché i Suoi passi erano ancora insicuri, sembrava che perdesse l’equilibrio. Mentre Nanda Maharaja proteggeva in vari modi il suo trascendentale figlio, sentì all’improvviso gli occhi riempirsi di lacrime e fu preso da una gioia immensa. Offriamo il nostro rispettoso omaggio ai piedi di loto del re Nanda.”

La tenera età dell’infanzia, i vestiti, i movimenti e le parole di bambino, tenere ed ingenue, il Suo grazioso sorriso e i Suoi occhi vispi sono fattori che hanno il potere di accrescere l’affetto parentale per Krsna. L’infanzia di Krsna si divide in tre parti, cioè l’inizio, la metà e la fine del periodo kaumara. All’inizio e alla metà di questo periodo le cosce di Krsna sono rotondette e nei suoi occhi la parte interna è di un bianco puro. Ci sono segni di piccoli denti che spuntano e tutto il Suo essere è pieno di dolcezza e delicatezza:

“Krsna ha solo tre o quattro denti che Gli Spuntano dalle gengive, le Sue cosce sono grassocce e Egli è ancora molto piccolo. Con le Sue mosse infantili fa crescere l’affetto parentale di Nanda Maharaja e di madre Yasoda. A volte agita le Sue piccole gambe, altre volte piange, sorride, Si succhia il pollice o resta sdraiato. Questi sono alcuni movimenti del piccolo Krsna. Quando è sdraiato, a volte si succhia le dita dei piedi, lancia in aria le gambe, piange o sorride, e madre Yasoda, che è presente ai divertimenti di suo figlio, non sembra affatto volerLo trattenere nei suoi movimenti, anzi prova un vivo piacere a guardarlo mentre è assorto nei suoi giochi d’infanzia.

All’inizio del periodo kaumara Krsna porta al collo delle unghie di tigre incastonate in una collana d’oro. Porta sulla fronte un tilaka protettore, del cosmetico nero agli occhi e un filo di seta attorno alla vita. Questi sono alcuni ornamenti che Krsna porta all’inizio del periodo kaumara.

Nanda Maharaja non si stanca mai di contemplare la bellezza del piccolo Krsna, il Suo petto ornato di unghie di tigre, la Sua carnagione simile ad un giovane albero tamala, la sua fronte ornata di un tilaka fatto di urina di mucca, le braccia cinte dal da fili di seta e la vita avvolta da stoffe, anch’esse di seta.

Verso la metà del periodo kaumara i capelli di Krsna Gli scendono intorno agli occhi. A volte un tessuto copre la parte inferiore del Suo corpo, altre volte Egli va completamente nudo. A volte prova a fare qualche passo, ed altre volte con la Sua voce dolce tenta qualche incerto balbettio. Questi sono alcuni segni che caratterizzano la metà del periodo kaumara. A quest’epoca madre Yasoda Lo contempla così: i Suoi capelli sciolti raggiungono le sopracciglia, i Suoi occhi sono vispi e sebbene Egli non possa ancora trovare le parole per esprimere i suoi sentimenti, è così dolce ascoltarLo. Quando madre Yasoda guarda le Sue orecchie delicate, e quando Lo vede. Tutto nudo, che prova a correre svelto con le Sue gambette s’immerse in un oceano di nettare. A quest’epoca Krsna porta una perla tra le narici, le sue palme simili a fiori di loto sono unte di burro, e dei campanellini Gli cingono la vita. Si dice che madre Yasoda provi una gioia senza pari nel vedere suo figlio muoversi al suono dei campenellini che ornano la Sua vita, nel vederlo sorridere, con quella piccola perla tra le narici e le mani unte di burro.

Quando Krsna raggiunge la metà del periodo kaumara, la Sua vita si fa più sottile, il petto più ampio, la testa si orna di capelli ricciolini come la piuma delle ali di un corvo. Le linee armoniose del Suo corpo non mancano mai di meravigliare Yasoda. Alla fine di questo periodo, detto kaumara, Krsna porta un piccolo bastone, i Suoi vestiti sono un po’ più lunghi e sono tenuti da una cintura di stoffa il cui nodo assomiglia alla testa di un serpente. Vestito così Krsna va a sorvegliare i vitellini vicino alla casa e a volte va a giocare con i pastorelli che hanno press’a poco la Sua età. Ha con Sé un flauto sottile e delicato, un corno fatto di corno di bufalo e a volte suona un flauto fatto con foglie d’albero. Queste sono alcune caratteristiche che segnano la fine del periodo kaumara di Krsna.

Diventato un po’ più grandicello, Krsna sorveglia i vitellini e va spesso vicino alla foresta. Se tardava un poco a rientrare, Nanda Maharaja saliva subito sul candra – salika – una piccola torre costruita sul tetto da cui si ha una visuale panoramica dei luoghi circostanti – e scrutava l’orizzonte. Preoccupandosi per il ritardo del suo piccolo figlio, Nanda Maharaja restava sul candra – salika finchè poteva annunciare a sua moglie che Krsna stava tornando coi vitelli, attorniato dai suoi giovani amici pastori. Riconoscendo la piuma di pavone che orna la testa del suo bambino, diceva alla sua amata sposa quanto i suoi occhi fossero soddisfatti di vederLo.

Madre Yasoda dice a Nanda Maharaja:

“Guarda dunque il mio amato figlio, i Suoi occhi chiari e limpidi, il Suo capo coperto da un turbante, il Suo corpo vestito con in ampio tessuto e le sue caviglie ornate di campanellini che tintinnano dolcemente. GuardaLo come Si avvicina, accompagnato dalle mucche surabhi, e come cammina sulla sacra terra di Vrndavana!”

Similmente, Nanda Maharaja dice a sua moglie:

“Cara Yasoda, guarda Krsna, tuo figlio. Contempla la Sua carnagione scura, i Suoi occhi dai riflessi rossi, il Suo ampio petto ornato di una stupenda collana d’oro. Quant’è grande la Sua bellezza e quanto Egli fa crescere in me una gioia sempre più sublime!”

Quando Krsna, l’amato figlio di Nanda Maharaja, entra nel periodo detto kisora, che va dai dieci ai quindici anni, e diventa ancora più bello, i Suoi genitori Lo vedono ancora come se fosse nell’età pauganda. Nel periodo pauganda, viceversa, alcuni servitori di Krsna Lo considerano come se Egli avesse già raggiunto l’età kaisora. Durante i Suoi divertimenti d’infanzia Krsna ha l’abitudine di rompere i vasi di latte e di yogurt per poi gettare il contenuto nel cortile di casa, oppure ruba la crema del latte. A volte spezza il manico della zangola o getta il burro nel fuoco. Così Egli accresce la gioia trascendentale di Sua madre, Yasoda: Yasoda disse un giorno a Mukhara, la sua servitrice:

“Guarda Krsna che lancia intorno a Sé sguardi furtivi mentre esce dai cespugli a passi felpati. Sembra che venga qui solo per rubare il burro. Non farti vedere, altrimenti capirà subito che Lo stiamo sorvegliando; io, invece, voglio contemplare a mio agio la danza birichina delle Sue sopracciglia, i Suoi occhi timorosi e il Suo viso meraviglioso.”

Provando piacere nel vedere Krsna che ruba furtivamente il burro madre Yasoda vive l’estasi dell’affetto materno. A volte ella respira anche il profumo della Sua testa o carezza il Suo piccolo corpo, lo benedice, Gli dà anche degli ordini, lo contempla, provvede ai suoi bisogni e Gli prodiga saggi consigli affinché non diventi un ladruncolo. In realtà, queste azioni derivano dall’affetto materno estatico.

Notiamo che la tendenza dei bambini a rubacchiare si trova anche in Dio, la Persona Suprema, perciò essa è del tutto naturale. Ma quando si manifesta nel quadro dello scambio spirituale, questa tendenza non ha niente di negativo, contrariamente a quanto avviene nel mondo materiale

Nello Srimad- Bhagavatam (10.13.33) Sukadeva Gosvami si rivolge così a Maharaja Pariksit:

“O re, appena le gopi anziane videro arrivare i loro figli furono prese da un ineffabile affetto materno e furono sopraffatte da un amore profondo. Prima avevano pensato di rimproverare i loro figli perché avevano rubato il burro, ma appena li videro avvicinarsi dimenticarono la collera e furono travolte dall’amore. Si misero allora ad abbracciarli e a respirare il profumo della loro testa. Così facendo diventarono quasi pazze d’amore.”

Assorti nei loro divertimenti d’infanzia, tutti i pastorelli si univano a Krsna e con Lui rubavano il burro. Ma invece di arrabbiarsi, madre Yasoda si sentiva bagnare dal latte che fluiva quel suo seno. Mossa da un profondo amore materno per Krsna, ella respirava senza fine il profumo della Sua testa.

Per le madri dei giovani pastori, i gesti quotidiani consistono nell’abbracciare e baciare i loro figli, chiamarli per nome, e a volte rimproverarli leggermente per la loro abitudine di rubacchiare. Queste manifestazioni di affetto parentale sono definite estasi sattvika, in cui compaiono visibilmente, e nella loro pienezza, le otto manifestazione dell’estasi. Nello Srimad- Bhagavatam (10.13.22) Sukadeva Gosvami si rivolge così a Maharaja Pariksit:

“Avvolte dal velo dell’illusione della potenza yoga – maya del Signore Supremo, esse si alzavano appena giungeva alle loro orecchie il suolo del flauto dei loro figli, e col pensiero abbracciavano questi figli, nati direttamente dall’energia interna di Krsna. Vedendoli come la loro propria prole, esse prendevano i loro piccoli corpi e se li stringevano al petto. Le emozioni che nascevano da questi episodi erano più dolci del nettare distillato in una bevanda inebriante e deliziosa, e i bambini bevevano avidamente il latte che sgorgava dal seno materno.”

Nel Lalita – madhava, opera di Srila Rupa Gosvami, Krsna Si sente rivolgere le seguenti parole:

“Caro Krsna, quando conduci al pascolo le mucche e i vitelli, la polvere sollevata dai loro zoccoli cade sul Tuo bel viso artisticamente ornato di tilaka. Quando torni a casa, il latte abbondante che sgorga dal seno di Tua madre bagna il Tuo viso, ne toglie la polvere e sembra purificarti come si purifica la murti durante la cerimonia di abhiseka.”

Nei templi si usa bagnare la murti di latte in seguito a qualche avvenimento impuro. Anche Krsna, Dio stesso, la persona Suprema, fu bagnato dal latte di madre Yasoda e pulito della polvere che lo Copriva.

In alcune occasioni madre Yasoda rimane immobilizzata per l’estasi. Ciò avvenne, per esempio, quando vide suo figlio che sollevava la collina Govardhana. Mentre Krsna sostiene da solo la collina madre Yasoda esita ad abbracciarlo e rimane immobile. Nel vederlo in una situazione così pericolosa i suoi occhi si velano di lacrime. Resa cieca dal pianto, Yasoda non riesce più a vedere Krsna, e con la gola stretta dall’angoscia è incapace anche di suggerirGli come comportarsi in una simile circostanza. Questo è un esempio di immobilità nell’amore estatico.

Madre Yasoda prova a volte estasi spirituali piene di felicità, per esempio quando suo figlio sfugge a situazioni pericolose, come quelle provocate da Putana e da altri demoni. Sukadeva Gosvami afferma nello Srimad- Bhagavatam (10.17.19) che in quei momenti madre Yasoda si sente la persona più fortunata per aver ritrovato il bambino che credeva perso. Allora Lo prende sulle sue ginocchia e Lo abbraccia a non finire. Torrenti di lacrime scorrono dai suoi occhi, tanto che ella rimane incapace di esprimere con parole la sua felicità trascendentale. Si trovano nel Vidagdha – madhava di Srila Rupa Gosvami le seguenti parole:

“O Krsna, le carezze di Tua madre sono così dolci e piacevoli che superano in freschezza la colpa di sandalo e quella della radice di usira a cui si venga a raggiungere uno splendente chiaro di luna.”

L’usira è una radice che, immersa nell’acqua, possiede qualità molto rinfrescanti; infatti è usata in modo particolare sotto i raggi ardenti del sole.

L’affetto parentale che madre Yasoda prova per Krsna subisce un’evoluzione crescente e può dunque essere definito affetto intenso, o attaccamento irreprimibile. Lo Srimad Bhagavatam (10.6.43) offre un esempio di attaccamento per Krsna accompagnato da intenso affettò. Sukadeva Gosvami dice a Maharaja Pariksit:

“O re, quando il magnanimo Nanda Maharaja tornò da Mathura respirò il profumo della testa di suo figlio e s’immerse nell’estasi dell’affetto parentale.”

Un passo simile racconta che madre Yasoda attendeva con grande ansietà che Krsna rientrasse dai pascoli, rientro che era annunciato dal suono del Suo flauto. Quanto più lei pensava che si faceva tardi, tanto più la sua impazienza di sentire il flauto di Krsna cresceva e il latte si metteva a gocciolare dal suo seno. Così tormentata, entrava ed usciva di casa sperando continuamente di vedere apparire in lontananza Govinda. Una volta, mentre numerosi grandi saggi offrivano a Sri Krsna preghiere che celebravano le Sue attività, madre Yasoda, la regine di Cokula, superò il limite del campo di battaglia di Curuksetra col sari bagnato del latte che le fluiva abbondante dal seno. Questa visita di Yasoda a Kuruksetra non ebbe luogo al tempo della battaglia di Kuruksetra, ma in un altro momento, durante un’eclissi di sole. Quella volta Krsna era andato a Kuruksetra partendo da Dvaraka, la capitale di Suo padre. E per vederLo, anche gli abitanti di Vrndavana avevano raggiunto Kuruksetra, luogo di pellegrinaggio. Quando Krsna arrivò, tutti coloro che si trovavano là ebbero un unico argomento di conversazione: l’arrivo di Krsna, il figlio di Devaki. Allora Devaki, madre affettuosa, accarezzò il viso di Krsna. Quando di nuovo tutti proclamarono a gran voce che Krsna, il figlio di Vasudeva, era arrivato, il re Nanda e madre Yasoda furono entrambi invasi dall’affetto ed esultarono di felicità.

Mentre madre Yasoda, la regina di Gokula, si recava a Kuruksetra per vedere Krsna, suo figlio, una delle sue amiche le disse:

“O mia regina, il latte che sgorga dalla collina Del tuo seno ha già reso bianco il corso del Gange, e le tue lacrime a cui si è mescolato il nero dei tuoi occhi hanno già scurito la Yamuna. Credo che tu non abbia più bisogno di soffrire nell’attesa di vedere il viso di tuo figlio, perché questi due fimi che scorrono ai tuoi piedi certamente Gli hanno già portato la testimonianza del tuo affetto materno.”

Questa stessa amica di made Yasoda si rivolse a Krsna in questi termini:

“O Mukunda, se madre Yasoda, la regine di Gokula, fosse obbligata a camminare su un braciere ardente, ma le fosse permesso di contemplare il Tuo viso simile al fiore di loto, questo fuoco le sembrerebbe fresco come le nevi dell’Himalaya. Similmente, se essa si bagnasse in un oceano di nettare, ma non potesse contemplare il Tuo viso di loto, questo nettare le sembrerebbe un oceano di arsenico.”

Che l’ansietà di madre Yasoda, che desidera sempre contemplare il viso di loto di Krsna, possa essere glorificata in tutto l’universo!

Kuntidevi si rivolse a Akrura con queste parole:

“Caro Akrura, fratello mio, Mukunda, mio nipote, ci ha lasciato ormai da molto tempo. Abbia la bontà di dirGli che Sua zia Kunti vive i Suoi giorni circondata dai nemici, e desidererebbe sapere quando le sarà data di nuovo la possibilità di contemplare il Suo viso simile al fiore di loto.”

Un passo dello Srimad- Bhagavatam (10.46.28) afferma:

“Mentre Uddhava, durante il suo soggiorno a Vrndavana, riferiva le attività di Krsna a Dvaraka, madre Yasoda, ascoltando questo acconto, pianse e il latte si mise a sgorgare dal suo seno.”

Un allo episodio rivela l’affetto profondo di Yasoda per Krsna quando Questi dovetti partire per Mathura, il regno di Kamsa. Sola e separata da Krsna, madre Yasoda contemplava gli oggetti personali di Krsna e si abbatteva al suolo con grande rumore, quasi priva di sensi. rotolando per terra il suo corpo si copriva di numerose scalfitture, e in questa triste condizione Yasoda si colpiva il petto con le mani gemendo: “Amore mio! Figlio mio!” questi gesti di madre Yasoda sono definiti dai devoti avanzati manifestazioni di amore estatico, nati dal sentimento di separazione in assenza di Krsna. A volte sorgono numerosi ai segni: grande ansietà, lamento, frustrazione, immobilità, umiltà, agitazione, pazzia ed illusione.

L’ansietà di made Yasoda è descritta nelle parole che un devoto le rivolse un giorno in cui Krsna era ai pascoli, lontano da casa:

“Mi sembra che i tuoi gesti siano diventati fiacchi e che tu ti faccia prendere dall’ansietà. I tuoi occhi mi sembrano fissi e il tuo respiro è così caldo che farà ben presto bollire il latte del tuo seno. Questi segni mostrano che, separata da tuo figlio, tu soffri di un terribile mal di testa.”

Queste sono alcune manifestazioni dell’ansietà di madre Yasoda per Krsna.

Quando Akrura visitò Vrndavana e raccontò le attività di Krsna a Dvaraka, disse a madre Yasoda che Krsna aveva sposato molte regine e era molto occupato nei suoi numerosi obblighi familiari. A questo racconto, madre Yasoda si lamentò della sua sfortuna di non aver potuto far sposare suo figlio al termine dei suoi anni detti kaisora, e di non poter quindi riceverLo a casa sua insieme con sua nuora. Poi ella gridò:

“Akrura, le tue parole sono come folgori che mi spaccano la testa!”

Questi sono i segni del lamento mostrati da madre Yasoda in assenza di Krsna.

Yasoda provò un sentimento di frustrazione quando questo pensiero le si presentò alla mente:

“Benchè io possieda milioni di mucche, il loro latte non ha potuto soddisfare Krsna. Che questo latte sia dunque maledetto! Ma anch’io sono vittima di una maledizione, poiché nonostante tutta la mia prosperità materiale, non poso respirare il profumo della testa di mio figlio, né posso nutrirLo col latte del mio seno, come quando Egli era qui, a Vrndavana.”

Questo è un segno di frustrazione espressa la made Yasoda nell’assenza di suo figlio.

Un amico di Krsna disse al Signore:

“O Krsna dagli occhi di loto, quando abitavi a Gokula portavi sempre un bastone nella mano. Ora, invece, esso giace immobile nella casa di madre Yasoda, che tutte le volte che lo guarda diventa immobile proprio come quel bastone.”

Così si manifesta l’immobilità provocata dal sentimento di separazione in assenza di Krsna. Animata da questo stesso sentimento, con gli occhi bagnati di lacrime, madre Yasoda, presa da umiltà, indirizzò a Brahma, il creatore dell’universo la seguente richiesta:

“O amato creatore, avrai la bontà di fare in modo che Krsna ritorni affinché io possa vederLo, anche solo per un istante?”

A volte, nervosa al punto di perdere la ragione, madre Yasoda se la prendeva con Nanda Maharaja:

“Che cosa fai in questo palazzo, Non ti vergogni? Perché la gente ti chiama re di Vraja? Padre dal cuore di acciaio, è certamente sorprendente come tu possa ancora vivere a Vrndavana nonostante l’assenza di Krsna, il tuo amato figlio!” S’informa anche dagli uccelli e dai calabroni domandando loro se non Ti hanno visto passare o se non hanno qualche informazione su di Te. Caduta così sotto l’influenza dell’illusione, madre Yasoda chiede di Te a tutti e va errando per tutta Vrndavana.”

Questa è la pazzia dovuta alla separazione da Krsna.

Dopo aver sentito Yasoda che lo accusava di essere un uomo dal cuore di acciaio, Nanda Maharaja le rispose in questo modo:

“Mia cara Yasoda perché ti agiti così, Guarda con maggiore attenzione. Non vedi che Krsna, Tuo figlio, è davanti a Te? Metti fine a questa follia e non turbare più la pace della mia casa.”

Così un amico informò Krsna che anche suo padre era preda dell’illusione, tanta era la sofferenza che provava nell’essere separato da Lui.

Riunite nell’arena di Kamsa, le mogli di Vasudeva, piene di affetto parentale, scorsero la forma attraente di Krsna e subito il latte fluì così abbondante dal loro seno che i loro sari ne furono bagnati. Questa manifestazione di amore estatico illustra l’appagamento di un desiderio.

Lo Srimad- Bhagavatam (1. 11. 29) insegna:

“Quando, dopo la battaglia di Kuruksetra, Krsna entrò a Dvaraka, vide dapprima Sua madre accompagnata dalle Sue madri adottive ed offrì il Suo rispettoso omaggio ai loro piedi. Esse Lo presero subito tra le braccia, piene di un così grande affetto parentale che il latte sgorgò dal loro seno. E questo latte, mescolato alle lacrime, diventò la loro prima offerta a Krsna.”

Questo esempio può essere incluso tra quelli che esprimono un sentimento di felicità che segue una lunga separazione dall’essere amato.

Il Lalita – madhava offre un passo simile:

“E’ meraviglioso vedere come Yasoda, la moglie del re Nanda, animata da un grande affetto parentale, bagni suo figlio Krsna col suo latte in cui si mischiano le lacrime che cadono a fiotti dai suoi occhi.”

Nel Vidagdha – madhava un devoto si rivolge così a Sri Krsna:

“O Mukunda, dal momento in cui made Yasoda vide il Tuo viso che ha il profumo del fiore di loto e fu affascinata dalla luce che ne emana, simile a quella della luna, fu trasportata dalla luce che ne emana, simile a quella della luna, fu trasportata per il suo amore da una gioia così profonda che dai suoi seni, simili a giare d’acqua, il latte si mise a fluire.”

In questo modo ella allattava sempre Krsna dopo aver bagnato la stoffa che ricopriva la “giara”.

Questi sono alcuni segni d’affetto parentale per Krsna presenti in Sua madre, in Suo padre e in altri personaggi anziani. Le manifestazioni d’amore estatico che derivano dall’affetto parentale nascono dal fatto di vedere Krsna come proprio figlio. Queste costanti emozioni spirituali nei confronti di Krsna costituiscono l’estasi permanente dell’affetto parentale.

Srila Rupa Gosvami spiega che, secondo alcuni saggi di vasta conoscenza, i tre rasa descritti finora, cioè l’atteggiamento di servizio, la fraternità e l’affetto parentale, si congiungono a volte tra loro per formare unioni di emozioni spirituali. Per esempio, al sentimento di fraternità che prova Balarama si unisce a volte l’atteggiamento di servizio e l’affetto parentale. Similmente, il re Yudhisthira prova per Krsna un’attrazione in cui si uniscono l’affetto parentale e l’atteggiamento di servizio. Il dolce sentimento che prova Ugrasena, il nonno di Krsna, consiste in una fusione dell’atteggiamento di servizio con l’affetto parentale. L’affetto che provano le gopi anziane di Vrndavana è formato dall’unione dell’affetto parentale con l’atteggiamento di servizio e la fraternità. Nakula e Sahadeva, figli di Madri, come anche il saggio Narada, sentono un affetto che nasce dall’unione del sentimento di fraternità con l’atteggiamento di servizio. L’affetto di Siva, di Garuda e di Uddhava nasce dall’unione dell’atteggiamento di servizio col sentimento di fraternità.

CAPITOLO 44

LA RELAZIONE AMOROSA NEL SERVIZIO DI DEVOZIONE

Si chiama relazione amorosa nel servizio di devozione l’attrazione che prova per Krsna un puro devoto animato da sentimenti amorosi. Sebbene questi sentimenti non abbiano niente di materiale, esiste una certa somiglianza tra l’amore spirituale e i sentimenti materiali. Perciò coloro che s’interessano solo alle attività materiali non saranno capaci di cogliere l’essenza della relazione amorosa spirituale, e questi scambi devozionali sembreranno loro molto misteriosi. Per questo motivo la descrizione che ne fa Rupa Gosvami è molto breve.

I fattori che stimolano la relazione amorosa sono Krsna e le sue carissime amiche – Radharani e le sue compagne intime. Nessuno può competere con Sri Krsna perché nessuno è superiore e nemmeno uguale a Lui. Anche la sua bellezza non ha uguali, e poiché Egli supera tutti gli esseri con i Suoi divertimenti amorosi, Krsna è l’oggetto originale di ogni relazione amorosa.

Nella Gita – Govinda di Jayadeva Gosvami una gopi si rivolge così alla sua compagna:

“Krsna è la fonte da cui scaturisce tutto il piacere dell’universo. Il Suo corpo è soffice come il fiore di loto, e il Suo comportamento libero e disinvolto con le gopi, del tutto simile alle manifestazioni dell’affetto tra un ragazzo e una ragazza, è il tema della relazione amorosa trascendentale.”

Il puro devoto cammina sulle orme delle gopi e dedica loro questa adorazione:

“Offro il mio rispettoso omaggio a tutte queste giovani pastorelle dall’aspetto estremamente affascinante. In realtà, semplicemente con la bellezza dei lori lineamenti esse adorano Krsna, la Persona Suprema.”

Tra tutte le giovani gopi, Srimati Radharani è la prima.

La bellezza di Srimati Radharani è descritta così:

“I Suoi occhi superano in bellezza la linea attraente degli occhi dell’uccello cakori. Colui che guarda il viso di Radharani

disprezza senza esitazione il fascino della luna. La carnagione di Radharani supera la finezza dell’oro più puro. Auguriamoci di poter contemplare la bellezza assoluta di Srimati Radharani.”

Krsna descrive con queste parole l’attrazione che Radharani esercita su di Lui:

“Quando invento frasi scherzose per godere della sua bellezza, Radharani le ascolta con grande attenzione, con la sua espressione e le sue parole misurate sembra che ignori la Mia presenza. Anche questo disinteresse Mi Procura una gioia infinita, perché in quei momenti ella diventa così bella che la Mia felicità aumenta cento volte di più.”

Vi è un’affermazione simile nella Gita – Govinda, dove è detto che quando Krsna, il nemico di Kamsa, abbraccia Radharani, Si scioglie d’amore ed abbandona la compagnia di tutte le altre gopi.

Il Padyavali di Rupa Gosvami afferma che quando il flauto di Krsna giunge all’orecchio delle gopi, esse dimenticano di colpo tutti i rimproveri e le accuse dei loro anziani, ed anche la rudezza dei loro mariti. Il loro unico pensiero è correre incontro a Krsna. L’insieme degli sguardi, delle risa e delle parole scherzose che essi si scambiano in questi incontri è chiamato anubhava, la quasi estasi amorosa.

Nel Lalita – madhava Rupa Gosvami spiega che le sopracciglia di Krsna danzano come le onde della Yamuna e che il sorriso di Radharani brilla come il chiaro di Luna. Quando la yamuna e il chiaro di luna s’incontrano sulle rive del fiume, l’acqua prende il gusto del nettare e il berla Procura una soddisfazione profonda, una freschezza paragonabile a quella della neve. Similmente, nel Padyavali si trova questo discorso di una compagna costante di Radharani:

“Cara Radharani dal viso dolce come la luna, il tuo corpo splende di una gioia singolare, tuttavia posso scorgere nei tuoi occhi l’inizio delle lacrime. Le parole si spezzano in gola e il tuo seno palpita. Da questi segni posso intuire che hai sentito il suolo del flauto di Krsna e che il tuo cuore si sta ora sciogliendo d’amore.”

La stessa opera, il padyvali, descrive un sentimento di frustrazione nato dalla relazione amorosa. Srimati Radharani parlò così:

“Caro Signore Cupido, non turbarmi più lanciandomi le tue frecce! E tu, Signora aria, ti prego, non inebriarmi più col profumo dei fiori. Privata di Krsna e dei suoi gesti d’amore, a che mi serve mantenere questo corpo inutile, che non serve a nessuno?”

Questo è un segno di frustrazione generata dall’amore estatico per Krsna.

Similmente, nel Dana – keli – kumudi Srimati Radharani, additando Krsna, dice:

“Questo furbo ragazzo della foresta ha la bellezza di un fiore di loto blu e può affascinare tutte le ragazze dell’universo. Ora che mi ha fatto assaporare il Suo corpo trascendentale, mi ha riempita di desiderio, e ciò è più di quanto io possa sopportare. Mi sento ora come una elefantessa provocata da un elefante maschio.”

Questo è un sentimento di allegria risvegliata dall’amore estatico per Krsna.

L’estasi permanente della relazione amorosa è la causa originale del piacere fisico. Il Padyavali illustra questa causa primaria di unione nelle parole che Radharani rivolge a una delle sue compagne costanti:

“Amica mia, chi è questo ragazzo le cui palpebre, con la loro danza incessante, accrescono la bellezza del Suo viso ed accendono il mio desiderio d’amore? Le Sue orecchie sono ornate di boccioli di fiori asoka e il Suo vestito è giallo. Col suono del Suo flauto questo ragazzo mi ha già resa impaziente.”

Nessuna considerazione personale può mai turbare il legame amoroso che unisce Radha e Krsna. Così è descritta la natura inalterabile del Loro amore:

“Non lontano si trovava madre Yasoda, e Krsna era attorniato da tutti i Suoi amici. Candravali era presente a qualche passo da Lui, e nello stesso momento un demone di nome Vrsasura si teneva ritto su una roccia, all’entrata di Vraja. Nonostante queste circostanze, quando Krsna percepì la presenza di Radharani dietro un fitto cespuglio, subito, con la rapidità di un lampo, rivolse verso di lei il Suo bellissimo sguardo.”

Si trova anche un altro esempio:

“In un lato del giardino giaceva il cadavere di Sankhasura circondato da numerosi sciacalli. Dall’altro lato numerosi saggi brahmana, maestri dei loro sensi, facevano offerta di belle preghiere, piacevoli come una fresca brezza d’estate. Davanti a Krsna Si trovava Balarama, dal Quale emanava una simile sensazione di freschezza. Nonostante queste circostanze, che ispiravano contemporaneamente il turbamento e la calma, il fiore di loto del sentimento d’amore estatico che Krsna provava per Radharani non potè appassire.”

Si paragona spesso l’amore di Krsna per Radharani ad un fiore di loto sbocciato, con la sola differenza che questo amore sboccia sempre di più, e per l’eternità.

La relazione amorosa si divide in due rami: vipralambha, quella che si manifesta in assenza dell’essere amato, e sambhoga, la relazione amorosa per contatto diretto. Il vipralambha si divide a sua volta in tre rami detti:

1) purva – raga: l’attrazione preliminare;

2) mana: la collera simulata;

3) pravasa: l’assenza fisica dell’amato.

Quando due persone che si amano esitano a incontrarsi si tratta di purva – raga, dell’attrazione preliminare. Nel Padyavali Radharani dice alla sua compagna:

“Amica mia, stavo andando trinquillamente alla riva della Yamuna quando ad un tratto vidi apparire davanti a me un bellissimo ragazzo dalla carnagione simile al colore di una nuvola scura. Egli posò su di me il Suo sguardo in un modo che non posso descrivere. Ma ora sono triste perché dopo questo incontro non riesce più a impegnarmi seriamente nei miei lavori domestici”.

Questo esempio mostra un’attrazione preliminare per Krsna.

Nello Srimad – bhagavatam (10.53.2) Krsna Si rivolge così al brahmana che portava il messaggio di Rukmini:

“Caro brahmana, proprio come Rukmini non riesce a prender sonno di notte, Io non dormo pensando a lei. Ma so quanto avversione prova per Me Rukmi, suo fratello; con la sua forza di persuasione egli riuscì a fare annullare il nostro matrimonio.”

Questo è un altro esempio di attrazione preliminare.

Per quanto riguarda mana, la collera simulata, la gita – govinda riporta il seguente episodio:

“Quando Srimati Radharani vide Krsna che Si divertiva in compagnia di numerose gopi, provò un po’ di gelosia perché sentiva diminuire la considerazione particolare di cui godeva. Lasciò subito quei luoghi e prese rifugio in un grazio boschetto fiorito, dove ronzavano le api nere. Così nascosta, ella confidò il suo dolore a una delle sue amiche.”

Questo è un esempio di apparente disaccordo.

Il Padyavali dà il seguente esempio di pravasa, cioè il dolore che si trova per l’assenza di una persona amata che abita in un luogo lontano:

“Dopo il felice giorno in cui Krsna prese il cammino di Mathura, Srimati Radharani, con la testa appoggiata a una mano, ha pianto in continuazione. Poiché ora il suo viso è sempre umido, ella non ha alcuna speranza di trovare un solo istante di sonno.”

Bagnandosi il viso si allontanano subito gli effetti del sonno, perciò Radharani, che piangeva continuamente per l’assenza di Krsna, non poteva avere alcuna speranza di riposarsi. Nella Prahlada – samhita si trovano le seguenti parole di Uddhava:

“Immerso nel dolore che Gli causano le frecce di Cupido, Govinda, il Signore Supremo, non fa altro che pensare a tutte voi [le gopi ]; egli rifiuta anche i pasti quotidiani e non riesce più a riposarSi in modo appropriato.”

Quando l’amante e l’amata si riprovano e godono della loro reciproca compagnia con un contatto diretto, questo è ciò che viene definito sambhoga. Nel Padyavali si trova il seguente passo:

“Krsna abbracciò Srimati Radharani con tanta arte che sembrava stesse eseguendo la danza rituale dei pavoni.”

Srila Rupa Gosvami termina così la quinta onda del Suo Oceano del nettare della devozione, ed offre il suo rispettoso omaggio a Dio, la Persona Suprema, che apparve nella Sua forma eterna di Gopala.

Così termina lo studio riassuntivo di Bhaktivedanta sulla terza parte del Bhakti – rasamrta – sindhu che tratta delle cinque relazioni primarie che uniscono l’essere a Krsna.

PARTE QUARTA

CAPITOLO 45

IL RISO ESTATICO

Nella quarta parte del Bhakti – rasmrta – sindhu Srila Rupa Gosvami descrive sette tipi di estasi indiretta del servizio di devozione: il riso, la meraviglia, il coraggio, la compassione, la collera, la paura e l’orrore. In questa parte dell’opera Srila Rupa Gosvami analizza queste estasi del sentimento devozionale di cui alcune sono dette compatibili ed altre incompatibili tra loro. Quando, per esempio, una forma di estasi devozionale si accavalla a un’altra che è incompatibile, il risultato prende il nome di rasabhasa, cioè espressione distorta di dolci sentimenti.

Saggi ed esperti eruditi insegnano che il riso si trova generalmente nei giovani, o quando anziani e bambini s’incontrano. A volte si trova anche il riso d’amore estatico in colui che possiede una natura molto grave. Un giorno che un vecchio mendicante giunse alla porta di madre Yasoda, Krsna le disse:

“O madre, non voglio avvicinarMi a questo scarno mendicante perché potrebbe mettermi nel suo sacco delle elemosine e portarMi lontano da te.”

Così Krsna, bambino meraviglioso, guardò Sua madre mentre il mendicante che stava sulla porta tentava di dissimulare il suo sorriso, ma ne fu incapace e finì col farlo apparire. In questo esempio Krsna stesso è l’oggetto del riso.

Un’altra volta un amico di Krsna Gli disse:

“Mio caro Krsna, apri la bocca, che Ti voglio dare un delizioso dolce allo yogurt.”

Krsna aprì subito la bocca, ma invece di DarGli dolce, l’amico vi fece cadere un fiore. Al contatto col fiore Krsna fece una smorfia e quelli che assistevano alla scena si misero a ridere fragorosamente.

Un giorno, un chiromante giunse alla casa di Nanda Maharaja, e questi gli domandò:

“O saggio, avresti la bontà di leggere la mano di mio figlio, Krsna? Dimmi quanti anni vivrà, e se diventerà il padrone di migliaia di mucche.”

Ascoltando questo discorso, il chiromante sorrise. Nanda Maharaja gli domandò allora:

“Perché ridi? Perché ti copri così il viso?”

Questo riso di amore estatico ha origine in Krsna o in ciò che si riferisce a Lui. Il servizio di devozione che è accompagnato dal riso provoca segni di allegria, di pigrizia, di sentimenti nascosti ed altre simili manifestazioni apparentemente perturbatrici.

Secondo Srila Rupa Gosvami, il riso accompagnato da amore estatico si manifesta in sei modi che corrispondono alle diverse intensità dei sorrisi, che la lingua sanscrita definisce smita, hasita, vihasita, avahasita, apahasita ed atihasita. Queste sei divisioni del riso si raggruppano in seguito in due ordini: le risate smita, hasita e vihasita sono dette maggiori, e le risate avahasita, apahasita ed atihasita minori.

Il sorriso che non lascia apparire i denti, ma provoca una netta trasformazione degli occhi e italiane guance, è definito smita. Un giorno Krsna rubava dello yogurt quando fu sorpreso da Jarati, la governante in capo, che si affrettò verso di Lui per acchiapparLo. Molto spaventato, Krsna andò subito a cercare Balarama, Suo fratello maggiore, e Gli disse:

“Fratello Mio, ho preso dello yogurt e vedo Jarati che sta venendo in fretta verso di me per acchiapparMi!”

Mentre Krsna, inseguito da Jarati, cercava rifugio in Balarama, tutti i grandi saggi dei pianeti celesti abbozzarono un sorriso. Questo sorriso è chiamato smita.

Il sorriso in cui i denti si vedono appena è detto hasita. Un giorno Abhimanyu, il “marito” di Radhrani, tornava a casa e non si accorse della presenza di Krsna. Krsna, vedendolo arrivare, cambiò velocemente vestito per somigliare a lui nei minimi particolari ed avvicinandosi a Jatila, la madre di Abhimanyu, le disse:

“Cara madre, non sono forse Io Abhimanyu, tuo figlio? Guarda quando Krsna che si avvicina, vestito come Me!”

Jatila, credendo che Krsna fosse suo figlio, fu presa da una gran collera, che scatenò contro il suo vero figlio che stava tranquillamente tornando a casa. Si mise a inseguirlo, e lui a gridare:

“Madre! Madre! Che cosa fai?”

Testimoni della scena, tutte le compagne di Radharani abbozzarono un sorriso che lasciava intravedere i denti. Questo è un esempio di sorriso hasita.

Si chiama vihasita il sorriso in cui i denti sono visibili distintamente. Un giorno Krsna, che aveva l’intenzione di rubare il burro e lo yogurt nella casa di Jarati, rassicurò i Suoi compagni dicendo:

“Miei cari amici, so che ora questa vecchia dorme di un sonno pesante perché il suo respiro è molto profondo. Prendiamo dunque in silenzio il burro e lo yogurt.”

Ma la vecchia Jarati non dormiva, e non potè trattenere il sorriso, che subito lasciò apparire distintamente tutti i denti. Questo è un esempio di sorriso vihasita.

Quando, nel sorriso, le narici si dilatano e gli occhi luccicano un po’, si tratta del sorriso avahasita. Un giorno, di buon mattino, Krsna tornava a casa dopo aver compiuto la Sua danza rasa, e madre Yasoda, guardando il Suo viso Gli rivolse queste parole:

“Mio caro figlio, come mai i Tuoi occhi sembrano truccati? Hai indossato i vestiti blu di Balarama?”

Mentre Yasoda parlava così a Krsna, una compagna che era lì vicino sorrise, con le narici dilatate e gli occhi che luccicavano di felicità. Questo è un esempio di sorriso avahasita. La gopi sapeva che Krsna aveva goduto della danza rasa e che madre Yasoda, non potendo indovinare le attività di suo figlio con le gopi, non poteva capire come mai Egli portasse su di Sé tracce di trucco. Il suo sorriso era del tipo avahasita.

Quando il riso scuote le spalle e si mischia alle lacrime si chiama apahasita. Narada rimase stupefatto quando vide il piccolo Krsna che danzava in risposta ai canti di Jarati, la vecchia governante. Dio, la Persona Suprema, che dirige i movimenti dei grandi esseri celesti come Brahma, danzava al passo dettato dai canti di una vecchia domestica. Vedendo il piacere che ne traevano, Narada si unì alla danza. Il suo riso gli scuoteva le spalle, gli faceva roteare gli occhi e gli scopriva i denti, il cui splendore abbagliante dava alle nuvole un riflesso argenteo.

Quando, sotto l’effetto del riso, si battono le mani e si salta di gioia, questo riso si chiama atihasita, cioè riso incontenibile, come è illustrato nel seguente episodio. Krsna Si Rivolge un giorno ma jarati in questi termini:

“Mia cara signora, ben flaccida è la pelle del tuo viso, che assomiglia ora a quello di una scimmia. Balimukha, il re delle scimmie, ti giudicherà sicuramente degna di diventare sua moglie.”

Ai discorsi canzonatori di Krsna, Jarati risponde che lei ha bene informata del fatto che il re delle scimmie la volesse in moglie ma che avendo già preso rifugio in Krsna, il vincitore di numerosi e potenti demoni, aveva deciso di unirsi a Lui piuttosto che al re delle scimmie. A questa pronta risposta della loquace Jarati, tutte le pastorelle che si trovavano là si misero a ridere rumorosamente e a battere le mani. Questo riso, accompagnato dal battito italiane mani, è detto atihasita.

Anche il sarcasmo indiretto può suscitare l’atihasita. Se ne trova un esempio in questo discorso che una delle gopi rivolge a Kutila, figlia di Jatila e sorella di Abhimanyu, il “marito” di Radharani:

“Mia cara Kutila, figlia di Jatila, i tuoi seni sono lunghi e secchi come fagioli, e il tuo naso magnifico supera in bellezza quello delle rane, per non parlare dei tuoi occhi, più dolci di quelli di un cane. Le tue labbra hanno il rosso delle braci ardenti e il tuo ventre è bello come un grosso tamburo. Perciò, bella Kutila, tu sei certamente la più carina di tutte le pastorelle di Vrndavana, ed io penso che grazie alla tua bellezza ineffabile tu sia ormai al di là dell’attrazione che esercita il soffio leggero del flauto di Krsna…”

CAPITOLO 46

LA MERAVIGLIA E IL CORAGGIO

La meraviglia

L’estasi di meraviglia nel servizio di devozione deriva da due fonti distinte: l’una, diretta, poggia sull’esperienza visiva, l’altra, indiretta, della testimonianza ricevuta da altri.

Quando Narada andò a Dvaraka per osservare le attività del Signore in quella città, rimase attonito nel vedere Krsna che Si trovava simultaneamente in ognuno dei Suoi palazzi in una forma identifica e Si dedicava a occupazioni diverse. Queste è un esempio di meraviglia devozionale che proviene da una fonte diretta. Similmente, un’amica di madre Yasoda le parlò così:

“O Yasoda, contempla questo prodigio! Da una parte il tuo bambino continuamente attratto dal latte del tuo seno, e dall’altra la grande collina Govardhana che ferma le nuvole nella loro corsa. Non è meraviglioso vedere questa immensa collina che poggia sul dito della Sua mano sinistra, come se si trattasse di un giocattolo? Non è questo un grande mistero?”

Queste parole illustrano la meraviglia devozionale percepita da una fonte diretta.

Si ha un esempio di meraviglia, che proviene questa volta da una fonte indiretta, nel racconto che Sukadeva Gosvami fece a Maharaja Pariksit per spiegargli come Krsna aveva ucciso Narakasura, che aveva opposto al Signore undici aksauhini, ognuna formata da numerose migliaia di elefanti, cavalli, carri e numerose centinaia di migliaia di guerrieri. Narakasura possedeva undici Aksauhini che lanciavano su Krsna una pioggia di frecce, ma Krsna riuscì a distruggerle tutte con tre frecce soltanto. Dopo aver sentito il racconto di questa vittoria strepitosa, Maharaja Pariksit dovette subito asciugare le lacrime che gli riempivano gli occhi, tanta era la gioia che provava. Questo è un esempio di meraviglia devozionale indiretta, prodotta dall’ascolto.

Si trova anche un altro esempio di questa meraviglia indiretta. Una volta Brahma, che desiderava mettere alla prova la natura divina ed assoluta di Krsna, rapì tutti i giovani pastori e le mucche che Lo accompagnavano; ma quale secondo più tardi egli vide vicino a Krsna tutti i pastori, le mucche e i vitelli esattamente com’erano prima del rapimento. In seguito, quando Brahma raccontò l’accaduto ai suoi compagni sul pianeta Satyaloka, tutti rimasero meravigliati. Egli spiegò loro che dopo aver sottratto tutti i giovani pastori, vide Krsna che giocava ancora con gli stessi pastori esattamente come stava facendo prima che egli intervenisse nei loro giochi. La loro carnagione era scura, simile a quella di Krsna, e tutti avevano quattro braccia. Brahma credette di vedere davanti a sé le stesse mucche e gli stessi vitelli. E mentre stava descrivendo la scena Brahma si sentì di nuovo invadere dal turbamento. “La cosa più meravigliosa, egli aggiunse, è che numerosi altri Brahma, provenienti da una moltitudine di altri universi, vennero ad adorare Krsna e mi suoi compagni.”

Similmente, quando un incendio stava divorando la foresta Bhandiravana, Krsna chiese ai suoi compagni di chiudere gli occhi, e tutti Gli ubbidirono. Poi, quando Krsna ebbe spento l’incendio, i pastori aprirono gli occhi e videro che erano salvi e che le mucche e i vitelli erano ormai fuori pericolo. Allora si misero a riflettere su ciò che era avvenuto; capirono che Krsna li aveva salvati e ne rimasero stupefatti. Questo è un altro esempio di meraviglia devozionale suscitata da percezione indiretta.

Anche se non hanno niente di eccezione, le attività di un amico fanno nascere nel cuore e nel pensiero un dolce sentimento di meraviglia. Viceversa, anche le azioni più straordinarie, se non sono compiute da una persona cara, non susciteranno alcuna emozione, perché è l’amore che si trova per chi compie l’atto a suscitare l’emozione nella mente.

Il coraggio

Quando l’amore e il servizio di devozione offerti al Signore s’ispirano ad un entusiasmo eroico, l’azione che ne deriva è detta di coraggio. Simulare un combattimento, dare in carità, mostrare misericordia e compiere i doveri religiosi sono considerati manifestazioni di coraggio. Si chiama yuddha – vira colui che manifesta il suo coraggio in battaglia, dana – vira colui che si dedica a attività pie, daya – vira colui che dà prova di una misericordia eccezionale, e dharma – vira colui che si dedica con grande generosità al compimento di riti. Tutte queste manifestazioni di coraggio trovano in Krsna il loro oggetto comune.

Quando un amico di Krsna vuole farGli piacere manifestando per Lui qualche atto di coraggio, diventa allora il provocatore, e Krsna stesso diventa l’avversario oppure si limita ad assistere al combattimento, permettendo che un altro diventi l’avversario, se questo è il Suo desiderio. Un amico Gli lanciò un giorno questa sfida:

“O Madhava, credere che nessuno possa vincerTi Ti rende molto impetuoso. Ma se non scappi subito, Ti farò vedere io come posso vincerTi, con grande gioia di tutti i miei amici!”

Krsna e Sridama sono compagni molto intimi, eppure Sridama, in un sentimento di collera, sfidò Krsna. Quando cominciò la lotta sulle rive della Aymuna, tutti i loro compagni si divertirono molto a contemplare il meraviglioso combattimento dei due amici. Essi prepararono le frecce per questo combattimento simulato, e Krsna le lanciò verso Sridama che dovette difendersi facendo roteare il suo bastone: Krsna fu soddisfatto del coraggio di Sridrama. Queste lotte oppongono generalmente persone coraggiose e suscitano grande eccitazione in coloro che vi assistono.

Un passo dell’Hari – vamsa ci informa che Arjuna e Krsna lottavano a volte in presenza di Kunti, e Krsna usciva vittorioso da queste lotte. Quando questi combattimento cavallereschi si svolgono tra amici nasce a volte la spavalderia, la sufficienza, l’orgoglio, la potenza, la presa d’armi, la provocazione e l’antagonismo. Questi sentimenti servono da impulso per il servizio di devozione compiuto nel coraggio.

Un compagno di Krsna Lo sfidò in questi termini:

“Caro Damodara, amico mio, Tu sei esperto solo nel mangiare. Se tu hai potuto vincere Subala, è solo perché lui è gracile e Tu hai impiegato tattiche sleali. E’ inutile dunque che Ti atteggi a grande combattente solo per questo gesto. Ti vanti di essere scattante come un serpente, ma io sono il pavone che saprà vincerTi”

I grandi saggi definiscono “quasi estasi” il fatto di mettere in rilievo il proprio valore nel corso di questi combattimenti tra amici. Inoltre, sono definiti “quasi estasi” i sentimenti di coraggio che accompagnano una sfida lanciata con clamore, particolari atteggiamenti di lotta, l’entusiasmo, il fatto di essere senza armi e di rassicurare i testimoni in preda alla paura.

Un compagno rivolse a Krsna queste parole:

“O Madhusudana, benchè Tu conosca la mia forza, invece di incoraggiare me a combattere il potente Baladeva, Tu incoraggi Bhadrasena. Questo è un insulto a me, che ho la braccia robuste come i catenacci di una grossa porta!”

Un devoto disse un giorno:

“O Krsna, che il Tuo avversario Sridama conosca la gloria per il suo coraggio quando rimbomba come il tuono e ruggisce come un leone. Gloria alle valorose imprese di Sridama!”

Quando il coraggio si esprime nel combattimento, nel compimento di atti di carità, o di riti religiosi, oppure nel fatto di essere misericordiosi, è detto costituzionale. Le manifestazioni di coraggio che suscitano orgoglio, emozione, tolleranza, bontà, determinazione, gioia, entusiasmo, gelosia e ricordo sono dette incostituzionali. Quando Stokakrsna, uno dei numerosi amici di Krsna, si diverte a combattere contro il Signore, suo padre lo rimprovera per il suo desiderio di battersi con Colui che è la vita e il respiro stesso di tutti gli abitanti di Vrndavana. Rimproverato da suo padre, Stokakrsna mette fine alle “sue gesta guerresche”. Ma Krsna lo provoca più di prima, e lui risponde alla sfida afferrando il bastone e facendolo roteare con grande destrezza.

Un’altra volta Sridama sfidò Bhadrasena in questi termini:

“Caro amico, hai nulla da temere da me per il momento. Vado prima a vincere nostro fratello Balarama, poi andrò a battere Krsna; solo allora verrò a lottare con te.”

Sridama lascia quindi il campo di Balarama e si unisce a quello di Krsna, dove agita i Suoi compagni, come il monte Mandara agitò le onde dell’oceano. Tutti sono assordati dalla sua voce ruggente. Così, con i suoi atti di valore, Sridama ispira Krsna nei suoi divertimenti.

Un giorno Krsna lancia questa sfida ai suoi compagni:

“Miei cari amici, guardate come Mi lancio coraggiosamente. Ma vi prego, non fuggite per questo!”

A queste parole provocatorie, Varuthapa, un compagno del Signore, coglie la Sua sfida e lotta contro di Lui.

Uno dei pastori fece un giorno questa osservazione:

“Sridama s’impegna con tutte le sue forze per vincere Damodara [Krsna], ed io penso che se il nostro potente Subala si unisce a lui, la loro unione formerà in insieme meraviglioso, come un gioiello prezioso incastonato nell’oro.”

Nel quadro di queste manifestazioni di coraggio, solo i compagni di Krsna sono considerati Suoi avversari. Quanto ai suoi nemici, essi non possono mai essere veri avversari del Signore. Questo è il motivo per cui le sfide lanciate a Krsna dai suoi compagni fanno parte del Servizio di devozione compiuto in un sentimento di coraggio.

Il coraggio manifestato sotto forma di atti caritatevoli, o danavira, si divide in due rami: quello della munificenza e quello della rinuncia. Si chiama munifico colui che può sacrificare tutto per il piacere di Krsna. Quando, dopo aver contemplato Krsna, nasce il desiderio di compiere un sacrificio, Krsna è considerato il fattore che ha stimolato l’atto di munificenza. Per esempio, all’avvento di Krsna come figlio di Nanda Maharaja, il re Nanda, in piena coscienza, augurò a suo figlio ogni buona fortuna e fece dono ai brahmana di mucche preziose. E i brahmana ne furono così soddisfatti che dovettero riconoscere che questo atto di carità superava quelli degli eri di un tempo, come Maharaja Prthu e il re Nrga.

Colui che conosce le glorie del Signore nella loro pienezza, ed è pronto a sacrificarGli tutto, è definito sampradanaka, o colui che dà in carità tutto ciò che possiede per il piacere di Krsna.

Quando Maharaja Yudhisthira fu in presenza di Krsna nell’area del sacrificio rajasuya, col pensiero si mise a spalmare il corpo di Krsna con polpa di sandalo, ad offrirGli una ghirlanda di fiori lunga fino ai ginocchi, abiti finemente ricamati d’oro e gioielli tempestati di pietre preziose, elefanti sontuosamente decorati, carri e cavalli. Egli desiderò anche farGli dono del Suo regno, della sua famiglia e della sua propria persona. Dopo aver formulato questi desideri, senza però poter offrire niente in modo concreto, Maharaja Yudhisthira fu preso da un grande turbamento e da una profonda angoscia.

Similmente, Maharaja Bali disse un giorno al suo sacerdote Sukracarya:

“O saggio, tu sei perfettamente esperto nella conoscenza dei veda, perciò tu adori Visnu, il Signore Supremo, attraverso i riti vedici. Per quanto riguarda questo nano brahmana [l’avatara Vamanadeva], Che Egli sia Visnu in persona, che sia un semplice brahmana o anche un nemico, ho deciso di farGli dono di tutta la terra che mi ha chiesto.”

Così grande era la fortuna di Maharaja Bali che il Signore gli tese la Sua mano, resa rossa dal Kunkuma che la dea della fortuna porta sempre sul petto. In altre parole, benché la potenza del Signore sia tale che la dea della fortuna resta sempre docile al Suo piacere, il Signore tese la mano per chiedere qualcosa in carità a Bali Maharaja.

E’ definita vera rinuncia quella di colui che offre tutto a Krsna senza chiedere niente in cambio. Perciò il devoto rifiuta ogni forma di liberazione, anche se fosse offerta dal Signore stesso. Il vero amore per Krsna si manifesta quando Krsna stesso diventa il destinatario dell’atto di carità, e il devoto colui che dona.

L’Hari – bhakti – sudhodaya ci offre un altro esempio, in cui Maharaja Dhruva dice:

“Se ho compiuto dure austerità era per ottenere da Te qualche favore, o Signore. Ma ora tu mi permetti di contemplarTi, tu che rimani nascosto anche ai Grandi saggi e ai santi. Cercavo il luccichio di un pezzo di vetro, e ho trovato invece il gioiello più prezioso. Ora la mia felicità è completa, o Signore, e non desidero chiederTi nient’altro.”

Similmente, nello Srimad- Bhagavatam (3. 15. 48) i quattro grandi saggi, con Sanaka Muni a capo, si rivolgono così al Signore:

“O persona Suprema, la Tua fama affascina ed è al di là di ogni contaminazione materiale. Tu sei degno di essere glorificato, e in Te si riuniscono tutti i luoghi di pellegrinaggio. Le persone che hanno la fortuna di glorificare le Tue qualità e di conoscere veramente la Tua posizione assoluta non sono interessate neppure alla liberazione che Tu offri loro. Esse sono così ricche spiritualmente che non accetterebbero nemmeno il posto di Indra, il re delle regioni celesti, perché sanno che egli è ancora preda della paura. Invece, coloro che si dedicano a glorificare le Tue qualità spirituali non gustano altro che la gioia e sono liberi da ogni paura. Perché esseri con una tale conoscenza dovrebbero aspirare a una qualsiasi posizione nel regno celeste?”

un devoto descrive i suoi sentimenti relativi alla carità compiuta dal re Mayuradhvaja:

“La mia voce trema appena cerco di descrivere le attività di Maharaja Mayuradhvaja, a cui offro il mio rispettoso omaggio.”

Questo re di grande intelligenza potè comprendere perché un giorno Krsna l’avesse avvicinato vestito da Brahmana. Krsna esigeva da lui la metà del suo corpo, che avrebbe dovuto essere tagliato da sua moglie e dai suoi figli. Il re acconsentì. Mosso da profondi sentimenti devozionali, il re Mayuradhvaja pensava sempre a Krsna, e quando capì che era Lui che veniva, travestito da brahmna, per sollecitare questo atto di carità, non esitò a farsi tagliare in due. Il sacrificio di Mayuradhvaja resta unico nella storia del mondo, e noi dobbiamo Rendergli il nostro più rispettoso omaggio. Questo re aveva piena conoscenza del Signore Supremo che appariva sotto le sembianze di un brahmana, perciò è considerato il rinunciatario più perfetto o dana – vira.

Chiunque sia sempre pronto a soddisfare Krsna, e compia il servizio di devozione con abilità, è detto dharma – vira, cioè coraggioso nell’eseguire i riti religiosi. Questo livello di dharma – vira è accessibile solo ai devoti elevati che si sono dedicati al compimento dei riti religiosi. Essi raggiungono questo livello con lo studio delle Scritture autentiche, con la fedeltà ai principi morali, la lealtà, la tolleranza e il controllo dei sensi. Votandosi al compimento dei riti spirituali che mirano alla soddisfazione di Krsna, essi si stabiliscono fermamente nel servizio di devozione, contrariamente ad altre persone che, eseguendo i riti religiosi senza l’intenzione di soddisfare Krsna, possono solo essere considerate pie.

Maharaja Yudhisthira offre certamente il migliore esempio di un dharma – vira. Un devoto disse un giorno a Krsna:

“O Krsna, vincitore di tutti i demoni, il re Yudhisthira, figlio maggiore del re Pandu, compì numerosi sacrifici con l’unico scopo di soddisfarTi ed invitò sempre Indra, il re dei pianeti celesti. Ma poiché Indra doveva, per questo motivo, lasciare troppo frequentemente la sua sposa Sacidevi, questa passava gran parte del tempo a sospirare in sua assenza, tenendosi il viso tra le mani.”

Il compimento dei diversi yajna offerti agli esseri celesti è paragonato al fatto di adorare le membra del Signore Supremo. Gli esseri celesti rappresentano le differenti parti del corpo universale del Signore, perciò il fine ultimo del culto che viene offerto loro è quello di soddisfare il Signore con l’adorazione delle Sue membra. Maharaja Yudhisthira non nutriva desideri materiali. Egli compiva ogni sacrificio sotto la direzione stessa di Krsna e mai con lo scopo di ricavarne qualche beneficio personale. Desiderava solo soddisfare Krsna, e per questo motivo fu considerato il migliore dei devoti, sempre immerso nell’oceano del servizio devozionale.

CAPITOLO 47

LA COMPASSIONE E LA COLLERA

La compassione

Quando l’estasi prodotta dal servizio di devozione genera sentimenti di tristezza per Krsna è definita estasi di compassione. Le qualità spirituali di Krsna, la Sua forma e le Sue attività sono i fattori che stimolano questo servizio di devozione. Chi prova questa estasi a volte si rammarica, respira pesantemente, piange, cade al suolo e si batte il petto. Si presentano anche altre manifestazioni: pigrizia, frustrazione, diffamazione, umiltà, ansietà, malinconia, desiderio ardente, turbolenza, pazzia, morte, oblio, malattia ed illusione. Quando il devoto ha il cuore tormentato dal timore che Krsna possa essere vittima di qualche sventura, il servizio di devozione è definito nell’abbandono. Questo abbandono è un altro sintomo del servizio di devozione animato dal sentimento di compassione.

Lo Srimad- Bhagavatam (10.16.10) ci offre la seguente descrizione: quando, nella Yamuna, Krsna castigava il Kaliya – naga, Si fece avvolgere completamente dalle spire del grande serpente. Vedendo Krsna in quella situazione, i Suoi amici pastori provarono un’angoscia profonda. Abbandonati, infelici e pieni di paura, essi caddero al suolo sgomenti. Non è strano che i pastori, presi com’erano dall’illusione che Krsna potesse essere vittima di qualche sventura, abbiano lasciato apparire questi sintomi; infatti essi avevano dedicato tutto a Krsna: la loro amicizia, i loro beni, i loro desideri e la loro stessa persona.

Quando Krsna entrò nelle acque del fiume Yamuna rese velenose dalla presenza di Kaliya, madre Yasoda cominciò a temere ogni genere di disgrazia. Il suo respiro era bruciante, le lacrime che le scendevano dagli occhi le bagnavano i vestiti: Yasoda era sull’orlo del collasso. Similmente, quando il demoniaco Sankasura assalì, una dopo l’altra, le regine di Krsna, la carnagione di Balarama si fece di un blu sempre più scuro.

Nell’Hamsaduta si trova descritto il seguente episodio: le gopi chiesero a Hamsaduta di andare a cercare le impronte dei piedi di loto di Krsna e di accettarle alla maniera di Brahma, che le posò sulle sue tiare (copricapi) dopo che ebbe rapito i pastori, compagni di Krsna. Infatti, brahma si era pentito di aver sfidato Krsna, e mentre si prosternava davanti al Signore le sue tiare furono segnate con l’impronta dei suoi piedi di loto. Le gopi ricordarono inoltre a Hamsaduta che alla vista di quelle impronte anche il grande saggio Narada provava una profonda estasi, e che perfino i grandi saggi, anime liberate, desideravano contemplarle. Così le gopi lo spronarono:

“Va’, dunque, e cerca ardentemente l’impronta dei piedi di Krsna.”

Questo è un altro esempio di servizio devozionale compiuto nel sentimento di compassione. Si trova ancora un altro esempio nelle parole di Sahadeva, il fratello minore di Nakula, che, invaso da una gioia profonda nel vedere lo sfolgorio che emanava dall’impronta dei piedi di loto di Krsna, esclamò:

“Madri! Pandu, cari genitori, dove siete? Come rimpiango il fatto che voi non siate qui e non possiate contemplare le impronte lasciate dai piedi di Krsna!”

A volte nel servizio di devozione privo di un’attrazione profonda per il Signore possono trovarsi segni come il sorriso, ma non segni di angoscia o di lamento, che si trovano solo nel servizio di devozione animato da un sentimento di compassione, sentimento che riposa sempre sull’amore estatico. Per quanto riguarda la paura che Krsna o le Sue amate regine possano andare incontro a qualche sventura, come la paura che provano Baladeva e Yudhisthira, essa è stata descritta sopra. Questa apprensione non è dovuta al fatto che essi ignorano le potenze inconcepibili di Krsna, bensì al loro intenso amore per Lui. La paura che succeda qualche disgrazia a Krsna si manifesta prima come una fonte di lamento, ma gradualmente si sviluppa in una tale estasi permanente di compassione che prende ben presto un’altra via e diventa fonte di felicità spirituale.

La collera

Nel servizio di amore estatico compiuto in un sentimento di collera, Krsna resta sempre l’oggetto di questo amore. Nel Vidagdhamadhava – trentasettesimo verso del secondo atto), rivolgendosi a Srimati Radharani, Lalita. gopi esprime un sentimento di collera risvegliato da Krsna:

“Amica mia, ora i miei desideri più profondi sono stati contaminati. Per questo motivo sarò certamente inviata da Yamaraja, ma ciò che mi fa soffrire di più è vedere che Krsna non smette di sorridere per averti ingannata. Non so come tu abbia potuto riporre tutto il tuo amore in questo giovane lussurioso, venuto dalla comunità dei pastori.”

Scorgendo Krsna, Jatila Gli disse:

“Ehi Tu, ladro che derubi le ragazze, vedo bene che stai indossando il velo di mia nuora!”

Poi si mise a gridare a tutti gli abitanti di Vrndavana che il figlio del re Nanda stava rovinando la vita matrimoniale di sua nuora.

Rohini – devi mostrò un simile sentimento di collera pieno di amore estatico per Krsna quando sentì il fragoroso abbattersi dei due alberi Arjuna a cui Krsna era legato. Tutti accorsero sul luogo del disastro, e Rohini rimproverò così madre Yasoda:

“Tu sei molto brava a correggere tuo figlio legandoLo con delle corde, ma perché non ti accerti se il luogo in cui Si trova non nasconde qualche pericolo? Gli alberi si abbattono al suolo e Lui è lasciato là, ad aspettare!”

Qui Krsna stesso è la causa del sentimento di Rohini – devi, un sentimento di collera colmo di amore estatico.

Un giorno in cui Krsna faceva pascolare le mucche in compagnia dei suoi amici pastorelli, fu invitato da loro ad andare nella foresta Talavana, rifugio di Gardabhasura, un essere malefico dalla forma di asino. I compagni di Krsna desideravano mangiare i frutti che offrivano gli alberi di questa foresta, ma non osavano avvicinarsi per paura del demone. Chiesero dunque a Krsna di andare ad uccidere Gardabhasura. Compiuta l’impresa, tutti tornarono alle loro case. Ma quando ebbero terminato il racconto delle loro attività giornaliere, madre Yasoda ne fu grandemente turbata: Krsna era stato mandato da solo nella foresta a fatturare un simile pericolo. Allora Yasoda lanciò ai ragazzi uno sguardo pieno di collera.

Si conosce un altro esempio di collera, espressa questa volta da una compagna di Radharani. Irritata per l’atteggiamento di Krsna, Radharani non voleva più rivolgerGli la parola. DispiacendoSi molto di averla contrariata e desiderando il suo perdono, Krsna cade ai suoi piedi, ma lei, insoddisfatta, resta muta. Allora una delle compagne di Radharani le fa il seguente rimprovero:

“Amica mia, tu ti lasci agitare dalla zangola dell’insoddisfazione. Che cosa posso dirti. Ti posso dare solo un consiglio: lascia subito questo luogo perché il tuo cattivo comportamento mi fa soffrire troppo. Non posso sopportare il tuo atteggiamento, perché sebbene Krsna abbia toccato i tuoi piedi con la piuma di pavone che orna il Suo capo, le tue guance sono ancora rosse di collera.”

Gli atteggiamenti di insoddisfazione e di collera citati sopra, nell’ambito del servizio di devozione, si chiamano irsyu.

Quando Akrura lasciò Vrndavana, alcune delle gopi più anziane gli rivolsero questo rimprovero:

“O figlio di Gandini, con la tua crudeltà tu macchi il nome della dinastia del re Yadu. Tu porti lontano Krsna e, privandoci di Lui, ci condanni a una condizione molto pietosa. Ancora prima che tu parta, il soffio vitale di tutte le gopi si è già quasi spento.”

Quando Sisupala insultò Krsna nell’assemblea del rajasuya – yajuna convocata da Maharaja Yudhisthira, si creò una grande agitazione tra i Pandava e tra i Kuru, e l’anziano Bhisma ne fu coinvolto. Nakula disse allora pieno di rabbia:

“Krsna è Dio, la Persona Suprema, e nelle unghie dei suoi piedi si riflette lo scintillio delle preziose corone portate dai maestri dei veda. Se qualcuno osa denigrare Krsna, sono pronto a dichiarare sul mio onore di Pandava che sarà colpito al casco dal mio piede sinistro e sarà trafitto dalle mie frecce che sono simili allo yamadanda, lo scettro di Yamaraja [il signore della morte]! “

Questo è un altro esempio di collera piena di amore estatico per Krsna.

Quando sono espressi questi sentimenti di collera spirituale nascono a volte punte di ironia, sguardi ostili e parole ingiuriose. Questo sentimento conduce anche ad altre manifestazioni come strofinarsi le mani, battere i denti, stringere le labbra, aggrottare le sopracciglia, grattarsi le braccia, abbassare la testa, respirare affannosamente, usare parole mordaci, tentennare il capo, lasciare apparire nell’angolo dell’occhio un colore giallastro e far tremare le labbra. A volte gli occhi s’iniettano di sangue o perdono il loro splendore. Altre volte ci sono rimproveri o anche silenzio. Tutti questi sintomi di collera possono essere raggruppati in due ordini: i sintomi costituzionali o permanenti e quelli incostituzionali o temporanei. Tra i sintomi incostituzionali si trovano anche l’emozione profonda, la confusione, l’orgoglio, la frustrazione, l’illusione, l’impotenza, la gelosia, l’abilità, la negligenza e i segni di un grande sforzo, in tutti questi sentimenti di amore estatico la collera resta sempre un fattore costante.

Quando il focoso Jarasandha prese d’assolto la città di Mathura lanciò verso Krsna sguardi pieni d’ironia. Vedendo ciò, Baladeva afferrò la Sua piccozza e fissò Jarasandha con occhi rossi di collera.

In un passo del Vidagdha – madhava Srimati Radharani, in un sentimento di collera, si rivolge a Paurnamasi, sua madre, che l’accusava di essere andata da Krsna:

“Mia cara madre, ella disse, che posso dirti? Krsna è così crudele che molte volte mi assale per la strada. Se provo a gridare, questo ragazzo dal capo ornato di una piuma di pavone mi copre la bocca in modo che non possa uscirne alcun grido. E se tento di scappare, Lui allarga subito le braccia e si sbarra il passaggio. Se cado pietosamente ai suoi piedi, questo nemico del mostro Madhu Si irrita e mi morde la guancia. Madre, cerca di capire la mia situazione e non arrabbiarti con me senza motivo. Dimmi piuttosto come posso fare per difendermi da Krsna e dai suoi terribili attacchi.”

Si notano a volte nei contemporanei di Krsna manifestazioni di estasi legate alla collera ma provocate da un sentimento di amore per Lui. Una discussione tra Jatila, la suocera da Radharani, e Mukhara, la sua bisnonna, illustra bene questa collera. Jatila dice:

“O Mukhara dal viso crudele, le Tue parole gettano il mio cuore in un fuoco ardente.”

E mukhara risponde:

“E Tu jatila, macchiata di peccati, le tue parole mi rompono la testa. Tu non puoi provarmi in alcun modo che Krsna ha attaccato Radharani, la figlia di mia nipote Kirtida.”

Un giorno che Radhrani si stava togliendo la collana che le era stata offerta da Krsna, Jatila, sua suocera, disse a una compagna:

“Amica mia, guarda quella meravigliosa collana che Radharani ha avuto in dono da Krsna. Sebbene tenga questa collana tra le mani, ella si ostinerà a farci credere che non intrattiene alcuna relazione con Krsna. Col suo comportamento questa ragazza ha disonorato la nostra famiglia.”

Notiamo qui che una gelosia naturale nei confronti di Krsna, come quella di Sisupala, non per può essere considerata un sentimento di collera nell’amore estatico per Krsna.

CAPITOLO 48

LA PAURA E L’ORRORE

La paura

Nel sentimento di paura colmo di amore estatico per Krsna l’apprensione ha due cause: la prima è Krsna stesso, l’altra è qualche situazione pericolosa per Krsna. Così, quando un devoto sente che si è reso colpevole di offese verso i piedi di loto di Krsna, Krsna stesso diventa l’oggetto di una paura piena di amore estatico. E quando amici e benefattori di Krsna, pieni di amore estatico per Lui, temono qualche pericolo per la Sua persona, la situazione stessa diventa l’oggetto della loro apprensione.

Quando Rksaraja, lottando a più per tu con Krsna, capì improvvisamente che stava lottando contro Dio, la Persona Suprema, Krsna gli disse:

“Mio caro Rksaraja, perché il tuo viso s’inaridisce in questo modo? Non hai niente da temere da me, è inutile che il tuo cuore batta così forte. Ti prego, calmati, non provo nessuna collera nei tuoi confronti. Ma, se lo desideri, tu puoi arrabbiarti con Me quanto vuoi, combattendo contro di Me accrescerai il tuo servizio e stimolerai anche il Mio carattere gioviale.”

Qui Krsna stesso è l’oggetto di una paura piena di amore estatico. C’è anche un altro esempio in cui Krsna diventa la causa dell’apprensione. Dopo essere stato sufficientemente castigato dal piccolo Krsna nel fiume Yamuna, il serpente Kaliya disse al Signore:

“O vincitore del mostro Mura, con le mie ascesi e le mie austerità ho ottenuto numerosi poteri sovrannaturali, ma davanti a Te non sono più niente e mi accorgo di coprirmi di ridicolo. Imploro dunque la Tua benevolenza sulla mia miserabile persona e Ti prego di non mostrarmi la Tua collera. Ignoravo chi Tu fossi veramente e, spinto da questa ignoranza, ho commesso offese abominevoli. Salvami, Ti prego. Sono l’essere più sfortunato e il più stupido. Ti prego, sii misericordioso con me.”

Quando il mostro Kesi, che aveva assunto la forma di un cavallo così grande che poteva scavalcare gli alberi coi suoi salti, seminava lo scompiglio a Vrndavana, madre Yasoda disse a Nanda Maharaja, suo marito:

“Il nostro bambino è troppo turbolento, perciò è meglio chiuderLo in casa. Sono molto preoccupata per il disordine che ha provocato recentemente il mostro kesi nel suo aspetto di cavallo gigantesco.”

Quando si sparse la notizia che il demone aveva rabbiosamente superato i confini di Gokula, madre Yasoda desiderò talmente proteggere suo figlio che il suo viso s’inaridì e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Questi sono alcuni segni di paura estatica nel servizio di devozione, paura sorta alla vista o all’ascolto di una minaccia per Krsna.

Dopo l’uccisione di Putana, alcune amiche di madre Yasoda andarono a informarmi da lei sull’incidente. Ma Yasoda rispose subito:

“Basta, basta, non parliamo più di questa Putana. Il solo ricordo di questo incubo mi getta nell’angoscia. La strega Putana, venuta per divorare mio figlio, m’ingannò e fece in modo che io glielo lasciassi prendere tra le braccia. Poi è morta provocando un grande frastuono col suo corpo gigantesco.”

Nell’estasi del servizio di devozione compiuto in un sentimento di paura, i segni incostituzionali sono l’inaridirsi della bocca, l’esuberanza, la confusione, il fatto di gettare dietro di sé sguardi furtivi, di nascondersi e di cercare, gridando forte, la persona amata in preda al pericolo. Altri segni incostituzionali sono l’illusione, l’obliò e il fatto di prevedere un pericolo. In ognuno di queste manifestazioni la paura estatica è il fattore costante. Questa paura trae origine da offese o da circostanze terribili. Queste offese possono essere commesse in diversi modi, e la persona che le commette diventa preda della paura. Quando questa paura è causata da qualcosa di temibile, spesso è un essere che spaventa per il suo aspetto, per il suo carattere e la sua influenza a provocare la paura. La strega Putana è un esempio molto chiaro di manifestazione che suscita la paura estatica. In realtà questa paura può essere suscitata da esseri malvagi e demoniaci come il re Kamsa, ma anche da grandi e potenti esseri celesti come Indra e Sankara.

Demoni come Kamsa temono Krsna, ma i loro sentimenti non possono essere confusi con la paura estatica del servizio di devozione.

L’orrore

Si apprende da fonti autentiche che un attaccamento per Krsna nato da sentimenti di disgusto può provocare un’estasi di orrore nel servizio di devozione. Colui che prova questo tipo di amore estatico per Krsna si trova quasi sempre al livello della neutralità del servizio di devozione, o santa – rasa. Le seguenti parole descrivono questo amore estatico suscitato dall’orrore:

“Un tempo quest’uomo non aveva altro interesse che la lussuria e i piaceri materiali; egli aveva messo a punto la sua arte di abusare delle donne per soddisfare i propri desideri carnali. Ma è sorprendente vedere ora questa stessa persona che canta i nomi di Krsna con le lacrime agli occhi e si riempie di disgusto alla vista di un volto di donna. Dalla sua espressione si direbbe che egli detesti il piacere sessuale.”

In questo sentimento di orrore devozionale, le manifestazioni di quasi estasi consistono nel disprezzare profondamente gli interessi della vita passata, contorcere il viso, chiudersi il naso e lavarsi le mani. Si vede anche il corpo tremare, torcersi e sudare. Si notano anche altre manifestazioni come la vergogna, l’esaurimento, la pazzia, l’illusione, la frustrazione, l’umiltà, l’autocommiserazione, l’agitazione, la sollecitudine e lo sbalordimento che paralizza.

Il sentimento di un devoto che si lamenta per aver commesso in passato azioni abominevoli, e il cui corpo lascia anche apparire alcuni segni particolari, deriva da un’estasi devozionale nell’orrore. Questa estasi nasce quando si risveglia nel devoto la coscienza di Krsna, come illustrano le parole che seguono:

“Come si può trovare qualche piacere nell’atto sessuale con questo corpo che non è altro che un sacco di carne e di ossa, pieno di sangue e ricoperto di pelle, che secerne muco ed esala odori fetidi?”

Questa percezione è accessibile solo a chi si è risvegliato alla coscienza di Krsna ed è quindi pienamente cosciente della natura ripugnante del corpo materiale.

Un bambino molto fortunato pregò così Krsna mentre si trovava ancora nel grembo della madre:

“O nemico di Kamsa, soffro molto a causa di questo corpo materiale, ora prigioniero nel grembo di mia madre, dove si mischiano il sangue, l’urina e l’escremento liquido. La vita in questa condizione è terribilmente penosa. Perciò, o divino oceano di misericordia, coprimi con la Tua bontà; non posso impegnarmi nel Tuo servizio d’amore e di devozione, ma, Ti prego, salvami!”

Troviamo questi stessi concetti espressi nella preghiera che una persona caduta in un’esistenza infernale rivolge al Signore Supremo:

“O Signore, sono stato gettato da Yamaraja, in questo luogo dagli odori immondi, dove innumerevoli vermi ed insetti brulicano negli escrementi lasciati da uomini affetti da malattie diverse. Davanti a questo orribile spettacolo i miei occhi sono diventati infetti tanto che sono quasi cieco. Perciò rivolgo a Te la mia preghiera, o Signore, Tu che puoi liberare gli esseri dalle condizioni infernali. Sono caduto in questo inferno, ma cercherò di ricordare sempre il Tuo santo nome e in questo modo terrò uniti la mia anima e il mio corpo.”

Questo è un altro esempio di amore estatico per Krsna in una circostanza di orrore.

Bisogna capire che colui che canta costantemente i santi nomi del Signore

Hare Krsna hare Krsna Krsna Krsna hare hare

Hare rama hare rama rama rama hare hare

Ha raggiunto il livello dell’amore spirituale per Krsna, perciò, pieno di questo amore estatico, è pienamente soddisfatto semplicemente ricordando il nome del Signore in qualunque condizione si trovi.

Concludendo, notiamo che l’amore estatico per Krsna accompagnato da un sentimento di orrore diventa manifesto durante il passaggio dalla neutralità latente al sentimento d’amore giunto a maturità.

CAPITOLO 49

L’UNIONE DEI RASA

Come abbiamo visto precedentemente, esistono dodici tipi di rasa, o relazioni di estasi scambiate con Krsna. Cinque sono considerati rasa diretti e sono la neutralità, l’atteggiamento di servizio, la fraternità, l’affetto parentale e il sentimento amoroso. Gli altri sette sono considerati indiretti e sono l’umorismo, la meraviglia, il coraggio, la compassione, la collera, la paura e l’orrore. I cinque rasa diretti sono eternamente manifestati a Vaikuntha, nel mondo spirituale, e i sette rasa indiretti sono a volte manifestati e a volte non manifestati in un ciclo senza fine a Gokula Vrndavana, nell’universo materiale, dove Krsna rivela i Suoi divertimenti assoluti.

Molto spesso a un rasa primario si aggiunge un altro rasa, e l’unione di questi sentimenti d’amore sarà a volte compatibile, o gradevole, e a volte incompatibile, o sgradevole. Quello che segue è uno studio tecnico dei casi di compatibilità ed incompatibilità di queste unioni di rasa, o sentimenti d’amore.

Quando nel rasa di neutralità (santa – rasa) compaiono tracce di orrore o di meraviglia l’unione è detta compatibile. Ma quando a questo affetto neutro si uniscono espressioni di sentimenti amorosi, di coraggio, di collera o di paura, il risultato è detto incompatibile.

Nell’estasi di un atteggiamento di servizio, le manifestazioni di paura, di neutralità e di coraggio (come dharma – vira e dana – vira) sono compatibili. L’estasi devozionale accompagnata dal sentimento di coraggio, che prende il nome di yuddha – vira, e quella accompagnata dalla collera emanano direttamente da Krsna.

Nell’estasi di una relazione di amicizia o di fraternità l’unione del sentimento amoroso, dell’umorismo o del coraggio è altamente compatibile. Ma se vi si aggiunge la paura o l’affetto parentale l’intreccio sarà estremamente incompatibile.

Benchè una differenza incalcolabile li separi, l’estasi dell’affetto parentale è compatibile con l’umorismo, la compassione e la paura.

Con l’estasi devozionale del sentimento amoroso sono compatibile l’umorismo e la fraternità.

Secondo l’opinione di autorità in materia, i sentimenti di coraggio yuddha – vira e dharma – vira sono i soli compatibili con l’estasi del sentimento amoroso. Esclusi questi due sentimenti, ogni altra manifestazione sarà incompatibile col sentimento amoroso.

Con l’estasi devozionale dell’umorismo sono compatibili la paura, il sentimento amoroso e l’affetto parentale, mentre la compassione e l’orrore con lo sono affatto.

Con l’estasi di meraviglia devozionale sono compatibili il coraggio e la neutralità, mentre la collera e alla paura sono sempre incompatibili. Alcuni grandi autorità affermano che l’amore neutro è sempre compatibile col servizio di devozione compiuto in un sentimento di coraggio.

Con l’estasi devozionale della compassione sono compatibili la collera e l’affetto parentale, mentre l’umorismo, il sentimento amoroso e la meraviglia sono sempre incompatibili.

Con la collera devozionale sono compatibili la compassione e il coraggio, mentre l’umorismo, il sentimento amoroso e la paura vi si oppongono radicalmente. L’intreccio della paura devozionale con l’orrore o la compassione è compatibile.

Con l’estasi dell’orore devozionale sono compatibili i sentimenti di neutralità, di umorismo e di atteggiamento di servizio, ma il sentimento amoroso e la fraternità non lo sono affatto.

Questa analisi costituisce un estratto dello studio dei rasa – bhasa, o unioni di rasa incompatibili. La scienza spirituale può spiegare i particolari dei sentimenti di amore estatico che sono o no compatibili tra loro. Quando Sri Caitanya Mahaprabhu abitava a Jaganatha Puri Numerosi poeti e devoti andavano ad offrirgli le loro poesie, ma la regola voleva che il segretario di Sri Caitanya, Svarupa Damodara, ne studiasse prima il contenuto molto attentamente. Solo se gli scritti non comportavano alcuna incompatibilità di rasa, Svarupa Damodara permetteva ai poeti di avvicinare Caitanya Mahaprabhu per recitarGli i loro versi.

L’incompatibilità dei rasi è un tema estremamente importante, e coloro che sono puri devoti del Signore si augurano sempre d’incontrare una compatibilità perfetta nelle descrizioni nei dei diversi scambi con Dio, la Persona Suprema. Lo studio della compatibilità dell’incompatibilità diventa a volte un argomento molto complesso, e l’accenno che segue ne rivela il perché. Quando due amici s’incontrano il dolce sentimento che questo incontro suscita è generalmente molto piacevole. Ma nel corso di questi incontri tra amici i sentimenti che compaiono sono così numerosi che è molto difficile capire fino a che punto saranno o no compatibili tra loro.

Saggi esperti in materia analizzarono i rasi compatibili distinguendoli con la qualifica di coloro o parziale. Secondo questo metodo, il sentimento predominante è definito coloro, e il sentimento subordinato parziale. Un esempio servirà a chiarire questo punto:

“Tutti gli esseri sono simili a scintille che scaturiscono dal medesimo fuoco supremo, ed io, scintilla infinitesimale, non so se avrò la capacità d’impegnarmi nel servizio d’amore sublime di questo fuoco assoluto che è Sri Krsna.”

Qui il sentimento di neutralità è completo e quello dell’atteggiamento di servizio è parziale. In realtà, nello sfolgorio del brahman non c’è alcuna speranza di scambio di estasi amorosa tra il Signore e il Suo devoto.

Un devoto si lamenta con queste parole:

“Ahimè, persisto ancora nel voler godere dei piaceri del corpo, che in fondo non è altro che un sacco di carne pieno di muco, sperma e sangue. In questo stato di coscienza la mia condanna è tale che mi rende incapace di gustare l’estasi trascendentale del ricordo della Persona Suprema.”

In questo esempio ci sono due sentimenti di amore estatico; l’uno, quello di neutralità, è completo, l’altro, l’orrore, è parziale. Si trovano anche queste parole di un altro devoto:

“Ora inizierò il mio servizio devozionale rinfrescando con un ventaglio il Signore Supremo, Sri Krsna, che è seduto su un trono d’oro. Egli è il Param Brahman, il Brahman Supremo nella Sua forma spirituale ed eterna, dalla carnagione scura come una nuvola di temporale. Da oggi rinuncio all’affetto che legava al corpo, semplice ammasso di carne e di sangue.”

Qui si trovano riuniti l’atteggiamento di servizio e l’orrore; il primo è coloro, il secondo è parziale.

Consideriamo quest’altra citazione:

“Quando sarò libero dall’influenza dell’ignoranza! E quando, così purificato, potrò ottenere di servire Krsna eternamente? Allora soltanto potrò adorarLo contemplando per si i Suoi occhi di loto e il Suo viso radioso.”

In questo esempio la neutralità estatica è completa e l’atteggiamento di servizio è parziale.

Leggiamo un altro esempio:

“guardate come questo devoto del Signore danza al ricordo dei piedi di loto di Krsna! Se soltanto contemplate la sua danza perderete ogni attrazione anche per le donne più belle.”

Anche qui la neutralità è completa e l’orrore è parziale.

Un devoto dice apertamente:

“O Signore, ho allontanato da me ogni pensiero di stare in compagnia di una giovane donna. Immerso nel pensare a Te, mi sono disinteressato anche della realizzazione del brahman impersonale. Felicemente assorto in Te, ho perduto ogni altro desiderio, perfino quello di acquisire poteri soprannaturali. Ora la mia mente è attratta solo dall’adorazione dei tuoi piedi di loto.”

In queste parole l’estasi della neutralità è completa e quella del coraggio è parziale.

Un giorno qualcuno parlò così a Subala:

“Caro Subala, le ragazze di Vrndavana che poterono gustare i baci di Krsna sono le donne più fortunate del mondo.”

In quello esempio l’estasi della fraternità devozionale è completa e quella del sentimento amoroso è parziale.

Krsna Si rivolse così alle gopi:

“O dolci anime incantate, non guardateMi più con questi occhi pieni di desiderio. Siate soddisfatte e tornate a Vrndavana, nelle vostre case. La vostra presenza qui non è di alcuna utilità”

Mentre Krsna intratteneva con questi discorsi conzonatori le ragazze di Vraja, venute con l’ardente speranza di godere con Lui della danza rasa, Subala, che era anche lui presente, girò verso Krsna i suoi grandi occhi ridenti. Nei sentimenti di Subala la fraternità devozionale è completa e l’umorismo è parziale.

Anche l’esempio che segue mostra un’unione di fraternità completa e di umorismo parziale. Quando Krsna vide Subala, vestito come Radharani e silenziosamente nascosto nell’ombra di un meraviglioso albero asoka, sulle rive della Yamuna, rimase così stupefatto che balzò immediatamente dal Suo seggio. Subala cercò allora di dissimulare il suo riso coprendosi le guance.

Nel servizio di devozione si trova anche un esempio di intreccio di affetto parentale e di compassione. Al pensiero che suo figlio camminava nella foresta senza scarpe né parasole, Yasoda rimase molto turbata immaginando tutti i disagi che Egli avrebbe dovuto affrontare. Qui l’affetto parentale è completo e il sentimento di compassione è parziale.

Quello che segue è un esempio di unione di affetto parentale e di umorismo. Un’amica di made Yasoda le disse:

“Cara Yasoda, sappi che tuo figlio è venuto di soppiatto a rubare un pane di burro a casa mia, e volendo farmi credere che la colpa era di mio figlio, gli ha imbrattato il viso di burro durante il sonno.”

A queste parole madre Yasoda inarcò le sopracciglia e non potè fare a meno di guardare la sua amica con un viso sorridente. Che madre Yasoda possa benedire tutti gli esseri col suo sorriso. Qui l’affetto parentale è completo e l’umorismo è parziale.

Un altro esempio in cui sono uniti diversi sentimenti devozionali è il seguente:

“Quando Krsna sosteneva la collina Govardhana con la mano sinistra aveva i capelli sciolti che Gli coprivano le spalle e sembrava che sudasse. Vedendo ciò madre Yasoda ebbe un brivido. Ma mentre osservava la scena con occhi sgranati vide Krsna che le faceva mille smorfie divertenti. Allora si sentì invadere da un’onda di felicità e s’illuminò di un sorriso. Ma subito dopo, al pensiero che Krsna stava tenendo la collina da molto tempo, si sentì completamente bagnato di sudore. Che madre Yasoda, Vrajesvari, possa proteggere l’universo intero con la sua misericordia infinita!”

In questo esempio l’affetto parentale è completo, mentre i sentimenti di paura, di meraviglia, di umorismo, di compassione ed altri ancora sono parziali.

Si trova un’unione di sentimenti amorosi e di affetto fraterno in queste parole di Srimati Radharani:

“Mie care amiche, guardate come Krsna posa la mano sulla spalla di Subala travestito da ragazza! Penso che voglia inviarmi un messaggio attraverso di lui.”

Infatti, poiché i superiori di Radharani non vogliono vederla in compagnia di Krsna e dei suoi amici pastori, succede a volte che questi ultimi si travestano da ragazze per farle giungere i messaggi di Krsna. Qui il sentimento amoroso è completo e la fraternità è parziale.

Quella che segue è un’unione di sentimento amoroso e di umorismo nel servizio di devozione. Krsna, vestito da ragazza, disse a Radharani:

“O ragazza dal cuore duro, non vedi che sono tua sorella? Perché non Mi riconosci? Suvvia, famMi la grazia di stringerMi tra le tue braccia e di abbracciarMi con affetto!”

Krsna, vestito di tutto punto come Radharani, le rivolse queste belle parole, e Radharani potè capire il Suo piano. Ma poiché ella si trovata in presenza di numerosi superiori si limitò a sorridere e non aprì bocca. In questo esempio il sentimento amoroso completò e l’estasi di umorismo è parziale.

Il seguente esempio descrive l’unione di più sentimenti. Quando una delle compagne intime di Candravali si accorse che Krsna andava a combattere contro il mostro Vrsasura, si mise a pensare:

“Com’è meraviglioso Krsna! I Suoi pensieri sono rapiti dalle sopracciglia ridenti di Candravali, e il Suo braccio, simile ad un serpente, si posa sulle spalle del Suo amico; Egli ruggisce come un leone e così incoraggia Vrsasura a combattere con Lui!”

In questo esempio sono uniti il sentimento amoroso, la fraternità e il coraggio. Il sentimento amoroso è completo, mentre la fraternità e il coraggio sono parziali.

Quando Kubja, che sentiva il desiderio lussurioso di unirsi a Krsna, afferrò il Suo vestito giallo, Krsna semplicemente chinò il capo, arrossendo poiché si trovava davanti a tanta gente che Lo guardava ridendo. In questo esempio dove si uniscono il sentimento amoroso estatico e quello di umorismo, il primo è considerato parziale e il secondo completo.

Visala, un giovane pastore che si apprestava a combattere contro Bhadrasena, si sentì rivolgere queste parole da un altro pastore:

“Perché cerchi di far mostra del tuo coraggio davanti a me? Poco fa hai perfino tentato di batterti con Sridama, ma sappi che Sridama può affrontare senza difficoltà centinaia di Balarama. Perché dunque mostrare tanta foga quando in realtà non sei niente?”

In questo esempio il sentimento di coraggio è completo e la fraternità è parziale.

Sisupala, che aveva l’abitudine di coprire Krsna di ingiurie, irritava i figli di Pandu più di quanto non turbasse Krsna stesso. I Pandava si munirono dunque di ogni tipo di armi allo scopo di uccidere Sisupala. Nei loro sentimento si uniscono la collera estatica e la fraternità: la prima è considerata completa, la seconda parziale.

Un giorno Krsna contemplava la destrezza di Sridama che, armato del suo bastone, si batteva contro Balarama. Balarama era un campione di combattimento con la mazza, con cui aveva perfino annientato il mostro Pralambasura. Ma quando Sridana vinse Balarama con l’aiuto di un semplice bastone, Krsna, trasportato dalla gioia, guardò Sridama con occhi meravigliati. Si trova qui l’unione di sentimenti di meraviglia, di fraternità e di coraggio nel servizio di devozione. La fraternità e il coraggio sono parziali, la meraviglia è completa.

I saggi che si dedicano sullo studio di questi sentimenti diversi ci insegnano che quando essi si accavallano, il sentimento considerato completo – quello che predomina – rappresenta l’estasi permanente. Il Visnu – dharmottara conferma inoltre che quando numerosi sentimenti di estasi devozionale s’intrecciano, il sentimento predominante, o completo, è chiamato l’estasi continua del servizio devozionale. Il sentimento subordinato si manifesterà per un certo tempo, ma alla fine si fonderà col sentimento completo, cioè con quello che predomina. Questo è ciò che viene definito estasi incostituzionale del servizio di devozione.

Si può portare la seguente analogia per illustrare i rapporti tra i sentimenti parziali e quelli completi. Smi Vamanadeva non è altri che il Signore Supremo in persona, ma sembra essere “nato” come uno dei fratelli di Indra. E benchè Lo si consideri a volte come un essere celeste di minore importanza, è Lui che in realtà sostiene Indra, il re di tutti gli esseri celesti. Così, anche se è considerato a volte come un essere celeste subordinato, Vamanadeva rimane il Tutto completo ed assoluto, l’origine di tutta la gerarchia degli esseri celesti. Similmente, può sembrare a volte che un rasa predominante si manifesti in modo subordinato, mentre in realtà rappresenta il sentimento principale di un devoto.

Quando un’estasi incostituzionale legata al servizio di devozione si manifesta in primo piano per un certo periodo di tempo è sempre considerata parziale. Se la sua manifestazione non è molto pronunciata, apparirà solo debolmente per tornare quasi subito a fondersi nel sentimento completo. Perciò non si accorderà ad essa alcuna importanza, così come non si presta attenzione ad un filo d’erba che si mischia per caso alle vivande di un pranzo sontuoso: nessuno potrà percepirne il gusto né cercherà di sentirne il sapore.

CAPITOLO 50

STUDIO PIU` APPROFONDITO SULL’UNIONE DEI RASA

Come è stato spiegato precedentemente, quando si uniscono alcuni sentimenti contrari, la situazione diventa incompatibile, come se si volesse gustare del riso al latte in cui fosse caduta qualche sostanza acida o salata. Il miscuglio ottenuto, molto sgradevole, sarà definito incompatibile.

Un esempio di incompatibilità si trova in questi lamenti che un impersonalista proferisce ad alta voce:

“Ho avuto attaccamento solo per l’aspetto impersonale del brahman e ho trascorso inutilmente i miei giorni nella pratica dell’estasi meditativa. Non ho saputo dare la giusta attenzione a Sri Krsna, che è l’origine del brahman impersonale e la fonte di ogni felicità spirituale.”

In queste affermazioni compaiono segni di neutralità e di sentimento amoroso che danno luogo a incompatibilità.

A volte in luoghi come Vrndavana si trovano persone che manifestano uno scarso atteggiamento devozionale nell’affetto neutro per Krsna, ma vorrebbero subito, e in modo artificiale, raggiungere il livello del sentimento amoroso. In questo caso l’incompatibilità della neutralità e del sentimento amoroso li farà cadere dalla norma stabilita per il servizio di devozione.

L’incompatibilità traspare in questa preghiera ironica di un grande devoto situato al livello della neutralità:

“Sono molto ansioso di vedere Krsna, il Signore Supremo, adorato senza fine dai grandi saggi e dagli esseri celesti, e il cui supera milioni di volte quello dei pita [antenati] di Piautorloka. Tuttavia mi stupisco che Krsna, il marito della dea della fortuna, abbia spesso il corpo segnato dalle unghie di cortigiane ordinarie.”

Questo è un esempio di incompatibilità generata dall’unione della neutralità con un alto sentimento amoroso.

Una gopi disse:

“Caro Krsna, Tu dovresti prima di tutto abbracciarmi con le Tue forti braccia. Poi, amico mio, respirerò il profumo della Tua testa e in seguito godrò della Tua compagnia.”

Questo è un esempio di incompatibilità in cui il sentimento amoroso è completo e l’atteggiamento di servizio è parziale.

Un devoto disse:

“O Krsna, come posso rivolgermi a te come ad un figlio, quando Tu sei la Verità Assoluta per i grandi Vedantisti, e sei Dio, la Persona Suprema, per i vaisnava che seguono i principi enunciati nel Narada – pancaratra? Anch’io Ti considero come la Persona Sovrana, perciò come la mia lingua potrebbe avere l’incredibile audacia di rivolgersi a Te come ad un figlio ordinario?”

Queste parole lasciano apparire l’unione della neutralità e dell’affetto parentale; il risultato è dunque incompatibile.

Una devota si espresse così:

“Amica mia, la bellezza della mia gioventù è fugace come il lampo nel cielo; a che mi serve dunque avere un aspetto affascinante? Io non ho mai incontrato Krsna, vorrei dunque che tu organizzassi subito il nostro incontro.”

In queste parole c’è l’incompatibilità di un sentimento di neutralità e di un sentimento amoroso.

Un giorno, a Kailasa, una donna presa da lussuria disse a Krsna: “o Krsna, Ti auguro di vivere a lungo!” quando Lo abbracciò. In questo esempio l’incompatibilità deriva dall’unione dell’affetto parentale e del sentimento amoroso.

Lo studio a cui ci dedichiamo ha lo scopo di mostrare che nell’unione di diversi sentimenti o scambi d’amore estatico tra Krsna e i Suoi devoti, se l’effetto che si produce non è puro, ci sarà incompatibilità. Secondo l’opinione di devoti perfetti, come Rupa Gosvami, appena intervengono sentimenti contrari, il risultato è incompatibile.

Una giovane devota disse un giorno a Krsna:

“So che il corpo è solo un’amalgama di carne e sangue, e che Tu non potrai mai trovare in esso alcun piacere. Ma io sono stata così affascinata dalla Tua bellezza che vorrei che Tu facessi di me la Tua amata.”

Qui l’incompatibilità è prodotta dall’unione dell’orrore col sentimento amoroso nel servizio di devozione.

Srila Rupa Gosvami mette in guardia i devoti dall’introdurre queste incompatibilità nei loro scritti o nei rapporti tra loro. La presenza di sentimenti contrari si chiama rasabhasa. Se una qualsiasi opera della coscienza di Krsna contenesse qualche rasabhasa non potrebbe essere accettata da nessun erudito o devoto di conoscenza.

Nel Vidagdha – madhava (diciassettesimo verso del secondo atto) Paurnamasi si rivolge così a Nandimukhi:

“Guarda com’è strano! Da una parte i grandi saggi che dopo essersi liberati da ogni legame materiale portano su Sri Krsna la loro meditazione e con grandi sforzi cercano di fissarLo nel loro cuore, dall’altra parte questa ragazza che si sforza di staccare i suoi pensieri da Krsna per poterli dirigere verso il piacere materiale. Che sfortuna voler cacciare dal cuore lo stesso Krsna che i grandi saggi cercano a prezzo di grandi sforzi e di dure austerità!”

Nonostante l’opposizione dei sentimenti di estasi devozionale, il risultato qui non è incompatibile perché il sentimento amoroso è così elevato che vince l’influenza di tutti gli altri. Srila Jiva Gosvami spiega in proposito che questo atteggiamento amoroso non è accessibile a tutti, ma è possibile solo nel caso delle gopi di Vrndavana.

Ci sono molti altri esempi di sentimenti contrari dove non si trova traccia di contaminazione relativa al rasabhasa. Un essere celeste di minore importanza fece questa osservazione:

“Krsna, le cui parole scherzose suscitavano un tempo tante risate tra gli abitanti di Vraja, è stato attaccato da Kaliya, il re dei serpenti, ed ora è diventato per tutti l’oggetto di pianti irreprimibili.”

In questo esempio si trova l’unione dell’umorismo e della compassione, ma non c’è alcuna incompatibilità perché ognuno di questi rasa fa crescere l’amore per Krsna.

Un giorno qualcuno disse a Srimati Radharani che anche se lei aveva completamente cessato di agire, era pur sempre la fonte suprema d’ispirazione per tutte le forme di servizio devozionale. Queste sono le parole che le furono rivolte:

“Cara Radharani, in assenza di Krsna tu sei là, immobile come l’albero più meraviglioso, la cui grazia non può essere offuscata da foglia alcuna. Nel vederti così calma si direbbe che tu ti sia totalmente immersa nella realizzazione del Brahman.”

Questo esempio comporta un intreccio del sentimento amoroso e della neutralità, ma qui il sentimento amoroso supera ogni altro sentimento, perché la realizzazione del brahman è solo uno stato limitato di esistenza. Queste parole sono di Krsna stesso:

“Srimati Radharani è diventata per Me la personificazione stessa della pace. Grazie a lei ora ho perso il sonno. Rimango sempre con gli occhi aperti, senza battere le ciglia, e sono sempre immerso in un sentimento di contemplazione. Tale è la sua influenza che sono perfino andato a vivere in una grotta.”

Questo è un esempio di sentimento amoroso a cui si unisce la neutralità, ma non vi è alcuna incompatibilità.

Quello che segue è un dialogo in cui Rambha, famosa per la sua bellezza, risponde alle domande che le vengono rivolte:

“Rambha, chi sei?

– Sono la pace in persona.

– Ma perché fluttui nell’aria?

– Sono nell’aria per vivere l’esperienza della Verità Suprema e Assoluta.

– Allora perché il tuo sguardo è così fisso?

– Per poter contemplare la bellezza suprema della Verità Assoluta.

– Ma perché dunque sembri così turbata?

– Questa è opera di Cupido…”

Anche in questo esempio non si trova alcuna manifestazione distorta di sentimenti, perché l’estasi del sentimento amoroso ha superato completamente la neutralità devozionale.

Nello Srimad- Bhagavatam (10.60.45) si trovano queste parole di Rukmini – devi:

“Mio caro marito, una donna che non ha mai provato la felicità trascendentale che suscita il Tuo contatto dovrà certamente essere attirata da un marito che all’esterno è fatto di baffi, barba, peli, unghie e capelli, e all’interno di muscoli, ossa, sangue, vermi intestinali, escrementi, muco, bile ed altre sostanze simili. A dire il vero tale marito non è altro che un cadavere, ma poiché questa donna non ha mai conosciuto l’attrazione per la Tua forma trascendentale si vedrà obbligata ad accettare come sposo questo miscuglio di escrementi ed urina.”

Questo elenco degli elementi che compongono il corpo materiale non è, nel quadro della realizzazione spirituale, un sentimento distorto, perché permette di distinguere correttamente l’energia materiale da quella spirituale.

Nel Vidagdha Madhava (trentunesimo verso del secondo atto) Krsna dice ad un compagno:

Caro amico, com’è meraviglioso che dal giorno in cui ho visto i magnifici occhi di Srimati Radharani, simili a fiori di loto, Io sputi con disprezzo sulla luna e sul fiore di loto.”

Questo è un esempio di sentimento amoroso unito a quello di orrore, ma senza traccia di incompatibilità.

L’esempio che segue offre un quadro di sentimenti diversi legati al servizio di devozione:

“Nonostante Krsna fosse assolutamente invincibile, i giovani pastori di Vrndavana diventarono quasi neri dallo stupore quando videro sul campo di battaglia di Kuruksetra i Suoi meravigliosi ornamenti regali e le Sue valorose imprese guerresche”.

Nonostante l’unione di paura devozionale e di atti valorosi, nessun sentimento si riflette qui in modo distorto.

Una ragazza che abitava a Mathura chiese al padre di chiudere a chiave le porte, poi di condurla alla scuola di Sandipani Muni dove avrebbe potuto trovare Krsna. Ella si lamentava che Krsna aveva completamente rapito la sua mente. In questo esempio si nota l’unione del sentimento amoroso e dell’affetto parentale, ma senza incompatibilità.

Un brahmanandi (impersonalista) espresse così il suo desiderio:

“Quando potrò contemplare questa Persona Suprema e Assoluta, piena di felicità e di conoscenza eterna, il cui petto è rosso di polvere Kunkuma per aver toccato il petto di Rukmini?”

Qui si trovano uniti la neutralità e il sentimento amoroso. Benché questa sia un’unione di elementi contrari, non è affatto incompatibile perché anche un brahmanandi potrà essere affascinato da Krsna.

Nanda Maharaja disse a sua moglie:

“Mia cara Yasoda, benché tuo figlio, Krsna, sia delicato e soffice come il fiore mallika, è partito per uccidere il mostro Kesi, che è forte come una montagna. Certamente ciò mi sgomenta, ma non temere; che ogni buona fortuna scenda su mio figlio! Io solleverò questo braccio, potente come un pilastro, ed abbatterò il mostro Kesi per liberare dall’angoscia gli abitanti di Vraja.”

Si trovano qui due sentimenti: il coraggio e la paura. Benché essi si oppongano, stimolano entrambi l’affetto parentale, perciò non si è alcuna incompatibilità.

Il Lalita – madhava di Srila Rupa Gosvami afferma:

“Quando Krsna apparve nell’arena di Kamsa, il sacerdote di Kamsa gli lanciò uno sguardo carico di odio. A dire il vero, l’arena si era riempita della paura di kamsa e del suo sacerdote, paura a cui si univano le espressioni animate che ornavano di felicità il viso dei compagni di Krsna. I Suoi rivali, pieni d’invidia, manifestavano la loro frustrazione. I saggi erano immersi nella loro meditazione, calde lacrime sgorgavano dagli occhi di Devaki e delle altre signore dai sentimenti materni, e i pelli si rizzavano sul corpo dei guerrieri esperti. Esseri celesti, come Indra, sentivano nel cuore la meraviglia. I servi danzavano e gli occhi furtivi di tutte le ragazze si posavano su Krsna.”

Qui sono raggruppati numerosi sentimenti, ma nessuno di essi è incompatibile.

Non si trova traccia di incompatibilità neppure quando nel Lalita – Madhava l’autore benedice così tutti coloro che leggono la sua opera:

“Sebbene possa sollevare una montagna con un dito della mano sinistra, il Signore Supremo è sempre umile e dolce. Egli mostra sempre tanta tenerezza verso i Suoi devoti affettuosi. Ha frustrato Indra rifiutandogli il sacrificio dell’Indra – yajna, ed è per tutte le ragazze la fonte della felicità. Che egli vi mostri sempre la Sua compassione!”

CAPITOLO 51

MANIFESTAZIONI DISTORTE DI RASA

Il rasabhasa, o unione di sentimenti incompatibili, si divide in uparasa – sentimenti falsi -, anurasa – sentimenti simulati – e aparasa – sentimenti distorti.

Queste sono le parole di un impersonalista che ha appena visto Krsna:

“Colui che si libera completamente da ogni contaminazione relativa all’esistenza materiale può gustare la felicità spirituale dell’estasi meditativa. Ma dall’istante in cui ho visto Te, o Persona Suprema ed originale, ho sentito in me questa stessa felicità.”

Questo riflesso distorto di sentimenti è chiamato santa – uparasa, cioè il riflesso distorto di un un’unione di impersonalismo e personalismo.

Si trovano altre espressioni come la seguente:

“Ovunque posi lo sguardo vedo solo la Tua Persona. So dunque che Vu sei lo sfolgorio del brahman, libero da ogni contaminazione, la Causa suprema di tutte le cause, e credo che non esista niente all’infuori di Te e in tutta questa manifestazione cosmica.”

Questo è un altro esempio di uparasa, cioè un riflesso distorto di impersonalismo e personalismo. Madhumangala, un amico intimo di Krsna, danzava allegramente davanti a Lui, e vedendo che nessuno gli prestava attenzione disse in tono scherzoso:

“O Signore, sii misericordioso con me. Io prego per avere la Tua misericordia.”

Questo è un esempio di uparasa nell’ambito dell’amore fraterno e della neutralità.

Un giorno Kamsa si rivolge così a sua sorella Devaki:

“Cara sorella, ho visto il tuo amato figlio, Krsna, e penso che sia tanto potente da poter annientare lottatori forti come montagne. Perciò non mi preoccuperei per Lui anche se dovesse affrontare un terribile combattimento.”

Questo è un esempio di uparasa nel riflesso distorto dell’affetto parentale.

Nel Lalita – madhava Srila Rupa Gosvami afferma:

“Le spose dei brahmana affaccendati nel compimento dei sacrifici erano tutte molto giovani e tutte furono attratte da Krsna come lo furono le gopi di Vrndavana. Affascinate, esse offrirono del cibo a Krsna.”

In questo esempio i due rasa sono il sentimento amoroso e l’affetto parentale, da cui nasce l’uparasa del sentimento amoroso.

Una delle amiche di Srimati Radharani le disse:

“Mia cara Gandharvika [Radharani], tu eri la ragazza più casta del nostro villaggio, ma ora, sebbene da un lato tu lo sia ancora, dall’altro non lo sei più. Fu certamente tutta opera di Cupido dopo che tu vedesti Krsna e sentisti il suono del Suo flauto.”

Questo è un altro esempio di uparasa suscitata da cause diverse nel sentimento amoroso.

Secondo alcuni saggi molto esperti in materia, i sentimenti che uniscono l’amante e l’amata dando luogo a numerosi riflessi distorti di rasa.

“Purificati dallo sguardo di Krsna, i corpi delle gopi rivelano distintamente l’influenza di Cupido.”

Sebbene nell’universo materiale lo sguardo di un ragazzo verso una ragazza sia qualcosa di impuro, quando Krsna posa il Suo sguardo trascendentale sulle gopi, esse ne sono purificate. In altre parole, Krsna è la Verità Assoluta, perciò qualsiasi Suo atto è di una purezza assoluta.

Dopo che Krsna ebbe castigato il Kaliya – naga danzando sulle sue teste del fiume Yamuna, le mogli del serpente si rivolsero così al Signore:

“Caro pastorello, noi siamo solo le giovani mogli di Kaliya – naga: perché turbarci così col suono del Tuo flauto?”

Le mogli di Kaliya volevano adulare Krsna affinché Egli risparmiasse il loro marito. Questo è un esempio di uparasa, o falso sentimento.

Una devota disse al Signore:

“O Govinda, eccoci qui a Kailasa, vicino ad un meraviglioso boschetto fiorito. Io sono una ragazza, e Tu un giovane poeta. Che potrei dire di più? Considera Tu…”

Questo è un esempio di uparasa nato dall’impudenza nel sentimento amoroso.

Mentre Narada muni attraversava Vrndavana si trovò a passare per la foresta Bhandiri Bhandiravana, e là vide su un albero la celebre coppia di pappagalli che accompagna sempre Krsna. La coppia stava imitando una discussione che aveva ascoltato sulla filosofia del Vedanta e sembrava che stesso discutendo su alcuni punti filosofici. Narada Muni, stupefatto, li fissò senza battere ciglio. Questo è un esempio di anurasa, o imitazione.

Mentre Krsna fuggiva dal campo di battaglia, Jarasandha Lo sorvegliava da lontano con uno sguardo inquieto, e rideva continuamente, orgoglioso della sua vittoria. Questo è un esempio di aparasa.

Tutto ciò che si riferisce a Krsna prende il nome di amore devozionale estatico, benchè possa manifestarsi in modi differenti – a volte nell’armonia, a volte in un riflesso distorto. Secondo l’opinione di devoti realizzati, in tutto ciò che suscita il risveglio dell’amore estatico per Krsna si deve vedere un fattore che stimola lo scambio di rasa spirituali.

Così termina lo studio riassuntivo di Bhaktivedanta sul Bhaktirasamrta – sindhu di Srila Rupa Gosvami.

EPILOGO

Srila Rupa Gosvami conclude dicendo che gli uomini comuni avranno molte difficoltà a capire il Bhakti – rasammrta – sindhu, tuttavia egli spera che la sua opera sia gradita al Signore Supremo e Eterno, Sri Krsna.

Secondo un calcolo approssimativo, Srila Rupa Gosvami terminò il suo Bhakti – rasamrta – sindhu intorno all’anno 1552 a Gokula Vrndavana. Durante la sua vita Srila Rupa Gosvami abitò in diversi luoghi di Vrndavana, ma si stabilì in particolare nel tempio di Radha- damodara, nell’attuale villaggio di Vrndavana. Ancora oggi è ricordato il luogo in cui Rupa Gosvami svolgeva il suo servizio di devozione, il suo luogo di bhajana. Il tempio di Radha – Damodara comporta due piccoli edifici adiacenti, a forma di monumenti funerari; l’uno è detto il luogo di bhajana di Rupa Gosvami, e l’altro è il luogo in cui il suo corpo è stato sepolto. Dietro questo sepolcro c’è il mio luogo di bhajana. Ho dovuto lasciarlo nel 1965, ma i miei discepoli lo occupano tuttora. Per la volontà di Krsna abito attualmente nel tempio dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna a Los Angeles. Ho concluso questo studio oggi, 30 giugno 1969.