ARJUNA

 

ARJUNA, il Pandava

Si parla, nella storia, di due Arjuna: Karttavirya Arjuna, re di Haihaya, e Arjuna il Pandava, nonno del piccolo Pariksit. Entrambi sono celebri per l’impareggiabile abilità nel maneggiare l’arco.

Arjuna il Pandava, figlio putativo (ksetraja) del re Pandu, è il grande eroe della Bhagavad-gita. La regina Kunti, sposa di Pandu, aveva il potere di far venire accanto a sé qualunque essere celeste desiderasse, e fu cosí che da un incontro con Indra nacque Arjuna. Arjuna, dunque, è un’emanazione plenaria del re dei pianeti celesti. Il bambino nacque nel mese di Phàlguna (febbraio-marzo) ed è quindi chiamato anche Phalguni. A1 momento della sua venuta al mondo, messaggi celesti proclamarono la sua grandezza futura. Vennero per la cerimonia della sua nascita tutti i piú importanti personaggi dell’universo -esseri celesti, Gandharva, Adita (gli abitanti del sole), Rudra, Vasu, Naga e grandi rsi; le Apsara, cortigiane dei pianeti celesti, affa­scinarono tutti i presenti con i loro canti e le loro danze. Vasudeva, padre di Sri Krsna e zio materno di Arjuna, aveva mandato il suo sacerdote, Kasyapa, per rappresentarlo e per compiere tutti i samskara, i sacrifici purificatori prescritti. I rsi di Satasrnga lo assistettero per il samskara nel quale si dà il nome al bambino. In seguito Arjuna sposò quattro donne -Draupadi, Subhadra, Citrangada e Ulupi- che gli diedero quattro figli, rispettivamente Srutakirti, Abhimanyu, Babhruvahana e Iravan.

Durante gli anni della giovinezza dedicati allo studio, Arjuna ebbe per precettore, come i suoi fratelli Pandava e i Kuru, il grande Dronacarya, che nutriva verso il giovane un particolare affetto per il forte senso della disci­plina che mostrava di avere. L’acarya riconobbe ben presto in lui un’intel­ligenza eccezionale, perciò ebbe cura di trasmettergli la propria maestria nella scienza delle armi. Arjuna aveva un tale desiderio d’imparare che si eserci­tava a maneggiare l’arco perfino di notte, cosí Dronacarya decise di farne il piú grande arciere del mondo. Venne il giorno in cui Arjuna fu capace di colpire qualsiasi bersaglio, e Dronacarya vide cosí raggiunta la sua aspirazione. I legami tra i due si erano rafforzati quando Arjuna salvò dall’ attacco mortale di un coccodrillo il suo precettore, che per riconoscenza gli regalò un’arma speciale chiamata brahma-sira. Anche in un’altra occasione Arjuna intervenne, quando Maharaja Drupada, che nutriva sentimenti di ini­micizia verso Dronacarya, tentò di assalirlo. Non solo Arjuna fece prigio­niero Drupada conducendolo davanti al proprio maestro, ma in seguito prese d’assedio la città di Ahicchattra che apparteneva a Maharaja Drupada, e dopo averla conquistata la diede in dono a Dronacarya. Questi, insegnando ad Arjuna l’uso segreto del brahma-sira, gli aveva fatto promettere di servirsi di quell’arma solo in caso di necessità, specialmente quando lui stesso, il suo maestro, fosse diventato il suo nemico: l’acarya profetizzava in questo modo la battaglia di Kuruksetra, che lo avrebbe visto in campo contro i Pandava. Sebbene vinto da Arjuna, Maharaja Drupada, desideroso di far piacere a Dronacarya, decide di dare la mano di sua figlia Draupadi al giovane e valo­roso guerriero; ma prima che si celebrino le nozze gli giunge la falsa notizia che Arjuna è morto nell’incendio della casa di lacca in cui si erano ritirati i Pandava, incendio provocato su istigazione di Duryodhana. In realtà, Arjuna e i suoi fratelli si erano salvati, ma Maharaja Drupada, non sapen­dolo, vuole dare a sua figlia un altro sposo. Organizza cosí un torneo duran­te il quale i pretendenti dovranno trapassare con una freccia l’occhio di un pesce sospeso a grande altezza. Ma era solo uno stratagemma perché sol­tanto Arjuna avrebbe potuto riuscire in quell’impresa. E Arjuna venne, tra­fisse l’occhio del pesce e Maharaja Drupada poté cosí realizzare il desiderio che sua figlia Draupadi sposasse il grande guerriero di cui era degna. Arjuna e i suoi fratelli vivevano allora in incognito, secondo un’intesa con Duryo­dhana; essi assistettero al torneo travestiti da brahmana. Tutti i re ksatriya riuniti per l’occasione si meravigliarono vedendo che Draupadi aveva messo la sua ghirlanda al collo di un povero brahmana, indicando così di accettarlo come sposo. “Trascendentale alle passioni del mondo, libero dalla schiavitù del desiderio e della collera, con gli occhi tanto simili ai petali del fiore di loto, Krishna osservava la scena. Sembrava quasi divertito, e sorrideva: sapeva bene chi fossero quei brahmana in realtà” e già lo aveva svelato a Balarama.

Una volta Arjuna incontrò sul suo cammino, a Haridvara, UIupi, che veniva dal pianeta Nàgaloka. Egli si senti attratto da lei, e dalla loro unione nac­que Iràvàn; conobbe poi Citrangada, figlia del re di Manipura, e dalla loro unione nacque Babhruvàhana (le famiglie reali di Mani pura e di Tripura discendono da Babhruvàhana). Sri Krsna mise poi in atto un piano per aiu­tare Arjuna a rapire Sua sorella Subhadra, che Baladeva voleva invece da­re in sposa a Duryodhana. Yudhisthira si mostrò favorevole al piano di Krsna e come previsto Subhadra fu rapita e sposata da Arjuna. Dalla lo­ro unione nacque Abhimanyu, padre di Maharaja Pariksit, che sarebbe nato postumo.

Incendiando la foresta Khandava, Arjuna si accattivò i favori di Agni, il dio del fuoco, che gli fece dono di una potente arma. Ma irritato alla vi­sta della foresta in fiamme, Indra, assistito da tutti gli altri esseri celesti, prese a combattere contro Arjuna per punire il suo gesto di sfida. Arjuna usci vittorioso dalla lotta e Indra tornò nel suo regno celeste. Una volta, per aver offerto la sua protezione al demoniaco Mayasura, ricevette da lui una preziosa conchiglia, celebrata col nome di Devadatta. Indra stesso, che apprezzava il suo coraggio, regalò ad Arjuna molte altre armi di grande valore.

Quando Maharaja Yudhisthira si affliggeva per la ribellione di Jara­sandha, re di Magadha, Arjuna soltanto riuscí a rassicurarlo, prima di partire insieme a Bhima e Sri Krsna alla volta di Magadha per uccidere il ribelle Jara­sandha. Quando Arjuna percorse il mondo -com’è d’uso dopo l’incoro­nazione di un nuovo imperatore- per sottomettere tutti gli altri re alla su­premazia dei Pàndava, conquistò la provincia di Kelinda e assoggettò il suo re, Bhagadatta. Percorse poi altre province, come Antagiri, Ulukpura e Modapura riducendo all’obbedienza tutti i loro principi.

A un certo stadio della sua vita, Arjuna si sottopose a severe austerità che gli valsero la benevolenza di Indra. Siva, che voleva mettere alla prova la sua forza, assunse la forma di un uomo primitivo e lo provocò. Combatterono ferocemente finché Siva, soddisfatto dal valore di Arjuna, gli svelò la propria identità. Arjuna molto umilmente gli rivolse delle preghiere, e Siva, dop­piamente soddisfatto, gli offri l’arma pasupata. Anche altri esseri celesti gli fecero dono di numerose armi: il dandastra, offerto da Yamaràja, il pasastra da Varuna, e l’antardhandstra da Kuvera, il tesoriere del regno celeste. Indra lo invitò sul suo pianeta, Indraloka, situato al di là della luna, nel regno celeste. Qui Arjuna ricevette calorose accoglienze e fu ufficialmente ricevuto nell’ assemblea reale di Indra, che non solo gli offri la propria arma vajra, ma gli insegnò anche la scienza della guerra e della musica come si pratica nei pianeti superiori. Indra, che era il padre di Arjuna, volendo in qualche modo di­strarre suo figlio, inviò da lui una cortigiana dei pianeti celesti, famosa per la sua bellezza, Urvasi. Di natura lussuriosa, come tutte le cortigiane celesti, Urvasi, molto ansiosa d’incontrare Arjuna, il piú potente tra gli esseri umani, si recò nei suoi appartamenti e gli espresse l’ardore del suo desiderio. Ma Arjuna le oppose un animo incorruttibile, e chiudendo gli occhi davanti alla sua bellezza si rivolse a lei chiamandola madre della dinastia dei Puru, ponendola allo stesso livello delle proprie madri, Kunti, Madri e Sacidevi, la sposa di Indra. Vistasi frustrata nel suo desiderio, Urvasi lo maledisse e se ne andò. Sui pianeti celesti Arjuna ebbe anche l’occasione d’incontrare il celebre e potente asceta Lomasa, e lo pregò di proteggere Maharaja Yudhi­sthira.

Quando suo cugino Duryodhana, che nutriva un profondo odio verso di lui, cadde prigioniero dei Gandharva, Arjuna volle venirgli in aiuto chie­dendo ai guardiani di lasciarlo libero. Al loro rifiuto Arjuna intervenne con le armi e ottenne la liberazione di Duryodhana.

Durante il periodo in cui tutti i Pandava vivevano in incognito, Arjuna si presentò come eunuco alla corte del re Virata, che lo assunse al proprio ser­vizio per insegnare musica a sua figlia Uttara -la principessa che sarebbe diventata in seguito la nuora di Arjuna. Il re aveva anche un figlio, Uttara, per conto del quale Arjuna combatté e sconfisse i Kuru sotto la falsa identità di Brhannala. Dronacarya, tuttavia, fu informato della presenza di Arjuna nel campo nemico. Le sue armi segrete erano state nel frattempo tenute al sicuro in un albero somi ed è a Uttara -a cui piú tardi sarà svelata la vera identità dei cinque fratelli- che Arjuna affidò la missione di riportargliele. Durante la battaglia di Kuruksetra Arjuna sconfisse molti dei piú grandi generali nemici, come Karna e altri. Conclusa l’immane battaglia, puní Asvatthàmà, colpevole di avere ucciso i cinque figli di Draupadi. In seguito i cinque Pandava andarono al capezzale di Bhismadeva.

Grazie ad Arjuna il Signore enunciò di nuovo il celebre canto filosofico della Bhagavad-gita, sul campo di battaglia di Kuruksetra. Le prodigiose ge­sta del principe durante questa guerra sono vividamente descritte nel Maha­bharata. Un giorno, però, Arjuna fu sconfitto a Manipura dal suo stesso fi­glio Babhruvahana e perse coscienza. Ma Ulupi lo salvò.

Dopo la scomparsa di Sri Krsna dalla Terra, fu Arjuna a portarne il messaggio a Mahàràja Yudhisthira. Poi andò a Dvaraka, dove le vedove del Signore erano venute a piangere davanti a lui la scomparsa del loro amato sposo. Egli le condusse da Vasudeva e le consolò tutte. Quando a sua volta Vasudeva lasciò questo mondo, fu Arjuna, in assenza di Krsna, che eseguì i riti funebri. È rilevante il fatto che mentre Arjuna conduceva le spose di Krsna a Indraprastha il convoglio fu attaccato ed egli fu incapace di pro­teggere le regine, di cui aveva la responsabilità. Infine, su consiglio di Vyasa­deva, lui e i suoi fratelli intrapresero il viaggio (mahaprasthana) al cui termine avrebbero lasciato il pianeta. Durante il viaggio, su richiesta dei fratelli, abbandonò tutte le sue preziose armi, ormai inutili, e le gettò nelle profonde acque di un fiume.

(Dal commento di Srila Prabhupada a S.B. 1, 12.21)