KUNTI DEVI

Gli insegnamenti della Regina Kunti

KUNTI DEVI

Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

CAPITOLO 1

La persona originale

kunty uvaca

namasye purusam tvadyam

isvaram prakrteh param

alaksyam sarva-bhútànam

antar bahir avasthitam

Srimati Kunti disse: O Krsna offro il mio rispettoso omaggio a Te, che sei l’Essere Supremo nella Sua forma originale e vivi al di là delle influenze della natura materiale. Sebbene Tu viva in ogni essere e anche fuori di ogni essere, nessuno Ti vede. -Srimad-Bhagavatam 1.8.18-

Benché interpretasse la parte di suo nipote, Srimati Kuntidevi sapeva bene che Krsna é Dio, la Persona Suprema. Una donna cosí illuminata non avrebbe potuto commettere l’errore di offrire i suoi omaggi a un nipote. Perciò si rivolse a Lui come al purusa originale, situato al di là del cosmo materiale. Sebbene anche tutti gli esseri individuali siano trascendentali, non sono né originali né infallibili. Gli esseri individuali sono inclini a cadere sotto il controllo della natura materiale, ma per il Signore non è cosí. Nei Veda Egli è definito quindi il piú importante tra tutti gli esseri individuali (nityo nityanàm cetanas cetananam). Inoltre, è chiamato anche isvara, Colui che esercita il controllo. Anche gli esseri individuali o gli esseri celesti come Candra e Súrya sono in qualche misura isvara, ma nessuno di loro è il supremo isvara, Colui che esercita il supremo controllo. Krsna è il paramesvara, l’Anima Suprema, e risiede sia all’interno che all’esterno. Pur essendo presente dinanzi a Srímati Kuntí come suo nipote, Egli era anche dentro di lei e in tutti gli altri esseri. Nella Bhagavad-­gita (15.15) il Signore afferma: “Sono nel cuore di ogni essere, e soltanto da Me viene il ricordo, la conoscenza e l’oblío. Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi, perché Io sono l’autore dei Veda e Colui che insegna il Vedanta.” La regina Kunti afferma che il Signore, pur trovandoSi all’interno e all’esterno di tutti gli esseri individuali, è sempre invisibile. In un certo senso il Signore è un mistero per l’uomo comune. La regina Kuntí sperimentava personalmente che Sri Krsna era presente dinanzi a lei, eppure era entrato nel grembo di Uttara per salvare il suo bambino non ancora nato dall’attacco del brahmastra di Asvatthama. Kunti stessa era confusa; non riusciva a stabilire se Sri Krsna è onnipresente o localizzato. In realtà Egli è sia l’uno che l’altro, ma Si riserva il diritto di non manifestarsi alle persone che non sono anime sottomesse. Questo diaframma di controllo, che è definito l’energia maya del Signore Supremo, regola la visione limitata dell’anima ribelle. Esso è spiegato nel modo seguente.

CAPITOLO 2

Oltre i sensi

maya javanikacchannam

ajnadhoksajam avyayam

na laksyase mudha-drsa

nato natya-dharo yatha

Situato al di là della limitata percezione dei sensi, Tu, l’eternamente irreprensibile, nascosto dal velo dell’energia illusoria, rimani invisibile agli occhi dello stolto, proprio come un attore è reso irriconoscibile dal suo travestimento.

-Srimad-Bhagavatam 1.8.19

Nella Bhagavad-gita il Signore, Sri Krsna afferma che le persone meno intelligenti s’ingannano sul Suo conto, pensando che Egli sia un uomo comune come noi, e quindi Lo deridono. Qui, la regina Kunti ribadisce la medesima affermazione. Le persone meno intelligenti sono coloro che si ribellano all’autorità del Signore. Queste persone sono definite asura. Gli asura non possono riconoscere l’autorità del Signore. Quando il Signore appare in persona tra noi, nelle forme di Rama, di Nrsimha, di Varaha, o nella Sua forma originale di Krsna, compie molte gesta meravigliose che sono umanamente irrealizzabili. Come vedremo nel decimo Canto di questa grande opera, il Signore Sri Krsna manifestò le Sue attività, che umanamente non è possibile realizzare, fin dai giorni in cui stava ancora sulle ginocchia di Sua madre. Egli uccise la strega Pútana, che pure aveva unto il suo seno col veleno allo scopo di uccidere il Signore. Come un bambino comune, Krsna succhiò il suo latte e succhiando la privò anche dell’energia vitale. Similmente, proprio come un bambino solleva un fungo, Krsna sollevò la collina Govardhana, e la sostenne per sette giorni consecutivi al solo fine di dare protezione agli abitanti di Vrndavana. Queste sono alcune tra le gesta sovrumane del Signore, la cui descrizione si trova in Scritture vediche autorevoli come i Purana, le Itihasa (i racconti storici) e le Upanisad. Il Signore ha fornito meravigliosi insegnamenti nella forma della Bhagavad-gita, e ha esibito meravigliose abilità di guerriero, di marito, di maestro e di persona dedita alla rinuncia. Egli è accettato come Dio, la Persona Suprema, da personalità autorevoli come Vyasa, Devala, Asita, Nàrada, Madhva, Sankara, Ramanuja, Srì Caitanya Mahaprabhu, Jìva Gosvami, Visvanatha Cakravarti, Bhakti­siddhanta Sarasvatì, e da tutte le altre autorità nella successione dei maestri spirituali. Inoltre, Egli stesso Si proclamò tale in molti brani delle Scritture autentiche. Eppure, esistono persone dalla mentalità demoniaca che sono sempre riluttanti ad accettare il Signore come 1a Verità Suprema e Assoluta. Ciò è dovuto in parte alla loro scarsa conoscenza e in parte alla loro tremenda ostinazione, imputabile alle cattive azioni compiute nel passato e nel presente. Queste persone non poterono riconoscerLo nemmeno quando Egli Si trovava presente di fronte a loro. Un’altra difficoltà consiste nel fatto che le persone che dipendono in maggior misura dai propri sensi imperfetti non possono realizzare che Lui è il Signore Supremo. Tra queste persone si possono annoverare, per esempio, alcuni scienziati moderni, che vogliono conoscere ogni cosa mediante la conoscenza sperimen­tale. Tuttavia, non è possibile conoscere la Persona Suprema attraverso una conoscenza sperimentale imperfetta. In questo verso il Signore è definito adhoksaja, cioè “al di là della portata della conoscenza sperimentale”. Tutti i nostri sensi sono imperfetti, ma noi pretendiamo di sottoporre a osservazione qualsiasi cosa, mentre dovremmo ammettere che tale osserva­zione è possibile soltanto secondo determinate condizioni, e queste condizioni sono al di là del nostro controllo. Il Signore è al di là della percezione dei sensi. La regina Kunti ammette questa carenza dell’anima condizionata, specialmente per quanto riguarda le donne che generalmente sono dotate di minore intelligenza. Per le ‘persone meno intelligenti sono necessarie facilitazioni quali i templi, le moschee o le chiese, affinché sia possibile cominciare a ‘riconoscere l’autorità del Signore e ad ascoltare ciò che Lo riguarda da persone autorevoli in questi luoghi santi. Per le persone meno intelligenti l’inizio della vita spirituale è essenziale, e soltanto gli sciocchi sminuiscono l’importanza di questi luoghi di adorazione che sono necessari per elevare il livello delle qualità spirituali nelle masse. Per le persone meno intelligenti inchinarsi davanti all’autorità del Signore, come si fa generalmente nei templi, nelle moschee o nelle chiese, è tanto benefico quanto per i devoti avanzati meditare su dì Lui mediante il servizio attivo.

CAPITOLO 3

La donna piú intelligente

tatha paramahamsanam

muninam amalatmanam

bhakti yoga-vidhanartham

katham pasyema hi striyah

Tu discendi personalmente in questo mondo per introdurre la scienza trascendentale del servizio di devozione nel cuore degli spiritualisti elevati e in quello dei pensatori che si sono purificati fino al punto di distinguere lo spirito dalla materia. Ma noi donne come possiamo conoscerTi perfettamente?

-Srimad-Bhagavatam 1.8.20

Neppure i piú grandi studiosi di filosofia possono accedere alla sfera del Signore. È detto nelle Upanisad che la Verità Suprema, Dio, la Persona Sovrana e Assoluta, è al di là della portata del pensiero del piú grande filosofo. Non può essere conosciuto neppure con la più grande erudizione o col piú grande cervello. Soltanto chi ha ricevuto la Sua misericordia potrà conoscerLo. Gli altri potranno continuare a speculare su di Lui per anni, senza per altro riuscire a conoscerLo. Questa realtà è confermata qui dalla regina che interpreta la parte – di una semplice donna. Generalmente le donne non sono portate alla speculazione filosofica, ma sono benedette dal Signore perché sono pronte a credere alla Sua superiorità e alla Sua onnipotenza e Gli offrono i loro omaggi senza riserve. II Signore è cosí buono che non manifesta un favore speciale solo ai grandi filosofi. Egli conosce la sincerità delle intenzioni. È soltanto per questa ragione che generalmente le donne si riuniscono molto numerose nelle funzioni religiose di ogni genere. In ogni paese e in ogni forma di religione, le donne si mostrano piú interessate degli uomini. Questa semplicità nell’accettare l’autorità del Signore è piú efficace di un’esibizione di fervore religioso poco sincero.

Kuntìdevi rivolse le sue preghiere al Signore in modo molto sottomesso, e questa è la caratteristica di un vaisnava. I1 Signore, Krsna, era andato a offrire il Suo rispetto a Kuntìdevì raccogliendo la polvere dei suoi piedi. Poiché considerava Kuntìdevì Sua zia, Krsna era solito toccare i suoi piedi, ma pur trovandosi in una posizione cosí elevata, praticamente al medesimo livello di Yasodamayi, la madre di Krsna, Kuntidevi era cosí sottomessa che pregava Krsna con queste parale: “Krsna, Tu puoi essere conosciuto dai paramahamsa, i trascendentalisti piú elevati, ma io sono una donna; come posso vederTi?”

Secondo il sistema vedico esistono quattro divisioni sociali (catur-varnyam maya srstam). Le persone che appartengono alle classi sociali piú elevate sono i brahmana (gli intellettuali), poi seguono gli ksatriya (i militari e gli amministratori), i vaisya (gli agricoltori e i commercianti), e infine i sudra (i lavoratori comuni). La posizione di ogni persona in questo sistema sociale è determinata dalle qualità individuali e dal lavoro di ognuno (guna-karma). La Bhagavad-gita afferma: striyo vaisyas tatha súdràh, e lo Srimad-Bhagavatam parla di stri-sudra-dvijabandhunam. Secondo questi riferimenti, le donne, i sudra e i dvijabandhu sono considerati appartenenti alla medesima categoria. Il termine dvija-bandhu si riferisce a una persona nata in una nobile famiglia di brahmana o di ksatriya, ma priva delle qualità proprie di quella categoria. La posizione sociale di un individuo, secondo il sistema vedico, è determinata dalle sue qualità. Questo è un criterio di grande utilità. Supponiamo che un uomo sia figlio di un giudice della Corte Suprema. Ciò non significa che anche lui sia un giudice. Eppure chi nasce in una famiglia di brahmana, anche se non possiede alcuna qualità, anzi, anche se è un mascalzone fatto e finito ha la pretesa di essere un brahmana; benché sia dotato di qualità inferiori a quelle di un sudra, la gente lo considera un brahmana. Questa fu la causa della degradazione nella civiltà vedica. Talvolta i brahmana in India si oppongono recisamente al mio movimento per il fatto che io educo e accetto brahmana dall’Europa e dall’America, ma noi non ci preoccu­piamo delle loro obiezioni, come farebbe del resto qualsiasi altra persona ragionevole. Sri Caitanya Mahaprabhu disse: prthivite ache yata nagaradi grama sarvatra pracàra haibe mora nama.

“In ogni città e villaggio del mondo sarà predicato il movimento per la coscienza di Krsna.” Perché allora gli Europei e gli Americani non potrebbero diventare brahmana? In realtà, chi viene alla coscienza di Krsna ha già superato il brahmanesimo.

È affermato nella Bhagavad-gita (14.26):

mam ca yo ‘vyabhicarena

bhakti yogena sevate

sa gunan samatityaitan

brahma-bhúyaya kalpate

Chi s’impegna nel bhakti yoga supera le influenze della natura materiale e si eleva immediatamente al livello trascendentale (brahma-bhuta).”

La persona che s’impegna pienamente nel bhakti yoga raggiunge il piú alto livello trascendentale; a maggior ragione quindi potrà essere considerata un brahmana.

L’idea stereotipata e preconcetta che soltanto una persona nata in una famiglia di brahmana possa diventare un brahmana ha ucciso la civiltà vedica, ma ora noi stiamo riportando in vita la giusta conclusione che a tutti è concesso di raggiungere la perfezione. Nella Bhagavad-gita (9.32) Sri Krsna dice:

mam hi partha vyapasritya

ye ‘pi syuh papa-yonayah

striyo vaisyas tathà sudras

te ‘pi yanti param gatim

“O figlio di Prthà, coloro che prendono rifugio in Me -anche se di bassa nascita, donne, vaisya o sudra- possono raggiungere la destinazione suprema.” Benché le donne, i súdra e i vaisya siano generalmente considerati appartenere a una categoria inferiore, quando diventano devoti superano tali designazioni. General­mente le donne, i súdra e i vaisya sono considerati meno intelligenti, ma la persona che si dedica alla coscienza di Krsna è considerata la piú intelligente, come è affermato nella Caitanya­caritamrta (krsna- yei -bhaje sei bada catura). E Caitanya Mahaprabhu dice:

ei rupe brahmanda bhramite konabhagyavan jiva

guru-krsna prasade paya bhakti-lata-bìja

“Tra tutti gli esseri che vanno errando per l’universo intero una persona molto fortunata riceve il seme del servizio devozionale per la misericordia del maestro spirituale e di Krsna.” (C.c. Madhya 19.151). Il Movimento per la Coscienza di Krsna non è fatto di miserabili e diseredati. No. Anzi è composto di persone molto fortunate. Chi si è rivolto alla coscienza di Krsna dev’essere considerato il piú fortunato perché ha trovato il modo di rendere perfetta la propria vita. Una persona cosciente di Krsna che compie bene i suoi doveri é la persona piú fortunata e piú perfetta, come umilmente afferma qui Kuntidevi.

Pur vivendo in un corpo di donna, Kunti era una devota; non era quindi poco intelligente come le donne comuni. Era anzi estremamente intelligente perché riconosceva che Krsna è Dio, la Persona Suprema: ” venuto da me per offrirmi i Suoi rispetti, perché da un punto di vista materiale sembra essere mio nipote, ma Egli è Dio, la Persona Suprema.” Per questa ragione nel verso precedente, diceva, alaksyarm sarva-bhutanam antar bahir avasthitam: “Tu non puoi essere visto dagli uomini comuni, benché Tu sia in ogni luogo, all’interno come all’esterno.” In un altro verso diceva ancora, na lakayase mudha-drsa: “Gli sciocchi e i malvagi non possono vederTi.” Questo sta a indicare che Kunti poteva vederLo. Se non fosse stata in grado di vedere Krsna cosí com’è, come avrebbe potuto dire, na laksyase mudha. Disse anche, prakrteh param: “Tu trascendi questa creazione materiale.”

Ora anche qui, in questo verso, Kunti continua a esprimersi con umiltà, qualità che è molto importante nel servizio devozionale. È per questa ragione che Caitanya Mahaprabhu ci insegna, trnad api sunicena taror api sahisnuna: “Bisogna essere piú tolleranti di un albero e piú umili di un filo d’erba per progredire nella vita spirituale.” Ciò è necessario perché il fatto di vivere in questo mondo materiale comporta innumerevoli difficoltà, proprio come la traversata dell’oceano. Non ci si può aspettare di trovare una situazione tranquilla nel mezzo dell’oceano; anche un vascello molto grande può trovarsi in difficoltà, e in ogni momento possono alzarsi onde terribili. Similmente, in questo mondo materiale dobbiamo sempre aspettarci di dover affrontare situazioni pericolose: non ci si può aspettare una vita tranquilla in questo mondo materiale. Gli sastra, le Scritture vediche, insegnano, padam padam yad vipadàm (S.B., 10.14.58): a ogni passo c’è un pericolo, ma chi diventa devoto può salvarsi (maydm etam taranti te).

Se una persona sceglie la coscienza di Krsna, all’inizio dovrà affrontare molte difficoltà causate da Maya, l’energia materiale illusoria. Maya ci metterà alla prova per valutare la nostra stabilità nella coscienza di Krsna. Poiché agisce per conto di Krsna, Maya non permette a nessuno di disturbarLo liberamente. Per questa ragione mette alla prova molto severamente le persone per vedere se cercano la coscienza di Krsna allo scopo di disturbare Krsna oppure sono veramente serie. Questo è l’incarico di Maya. Perciò, all’inizio Maya ci metterà alla prova, e incontreremo innumerevoli ostacoli durante il nostro progresso nella coscienza di Krsna. Tuttavia, se seguiamo le regole e cantiamo regolarmente il mantra com’è stato prescritto, rimarremo stabili. Se invece trascuriamo questi principi, Maya ci catturerà immediatamente. Maya è sempre pronta. Noi siamo nell’oceano e possiamo essere disturbati in ogni momento. La persona che non si lascia turbare è detta paramahamsa.

Kuntidevi afferma quindi, tatha paramahamsanam: “Tu puoi essere compreso dai paramahamsa.” La parola parama significa “supremo”, e hamsa significa “cigno”. Paramahamsa significa dunque “il cigno perfetto”. Se offriamo a un cigno del latte mischiato con acqua, il cigno prenderà solo il latte e lascerà l’acqua. Similmente, questo mondo materiale è composto di due nature -quella inferiore e quella superiore. La natura superiore é la vita spirituale, e la natura inferiore è 1a vita materiale: Cosí una persona che lascia la parte materiale di questo mondo e accetta solo la parte spirituale é definita paramahamsa.

Dobbiamo sapere che le attività del corpo sono dovute all’anima presente nel corpo. Questa è la realtà. Il corpo è soltanto 1a copertura esterna. Similmente, si deve sapere che Krsna é il vero centro di tutte le attività, e chi ne è cosciente è un paramahamsa. Il bhakti-yoga è quindi destinato al paramahamsa, a colui che sa che Krsna è il vero centro. Krsna afferma nella Bhagavad-gita, aham sarvasya prabhavo mattah sarvam pravartate: “Io sono l’origine di ogni cosa; da Me tutto emana.” Chi dunque sa non solo teoricamente ma anche praticamente che Krsna è la causa di tutte le cause -e ne è fermamente convinto- è un paramahamsa.

Kuntidevi afferma: “Tu sei destinato ai paramahamsa, non agli sciocchi e ai malvagi. Sei per i paramahamsa e i muni.” Il termine muninam si riferisce alle persone riflessive o ai pensatori, mentre amalatmanam si riferisce a chi ha il cuore libero dalla sporcizia. Il cuore di un materialista è pieno di sporcizia nella forma di lussuria e avidità. Poiché sono avidi e lussuriosi, tutti i materialisti hanno il cuore pieno di sporcizia, ma amalatmanam si riferisce a coloro che sono liberi da queste due forme di contaminazione.

Il bhakti-yoga è destinato a coloro che hanno il cuore pulito, non alle persone avide e lussuriose. Naturalmente queste persone possono cercare di progredire, e gradualmente sarà loro possibile elevarsi, ma una volta che il bhakti-yoga é raggiunto, la lussuria e l’avidità non sono piú presenti. Viraktir anyatra ca (S.B., 11.2.42): Questa è la prova: quando una persona è libera dalla lussuria e dall’avidità, é situata nel bhakti-yoga ed è veramente un paramahamsa. Kuntidevi dice umilmente: “Tu sei la mèta dei paramahamsa e dei muni, le persone che hanno il cuore pulito e sono impegnate nel bhakti-yoga. Ma noi? Siamo soltanto donne e apparteniamo a una categoria inferiore. Come possiamo comprenderTi?” Sebbene comprendesse ogni cosa, prendeva la posizione di una donna comune e diceva: “Come posso capirTi?” Questa è umiltà.

CAPITOLO 4

Avvicinare Krsna, la verità onnipresente

krsnaya vasudevaya

devaki-nandanaya ca

nanda-gopa-kumaraya

govindaya namo namah

O Signore, Tu che sei diventato il figlio di Vasudeva, la gioia di Devaki, il bambino di Nanda e degli altri pastorelli di Vrndàvana, la fonte di piacere per le mucche e per i sensi di tutti gli esseri, Ti offro il mio rispettoso omaggio.

-Srimad-Bhagavatam 1.8.21

Poiché non può essere avvicinato grazie a qualche risorsa materiale, il Signore, nella Sua misericordia illimitata e incondizionata, discende sulla Terra cosí com’è per mostrare un favore speciale ai Suoi puri devoti e piegare l’orgoglio delle persone demoniache. In particolare, la regina Kunti piú di tutte le altre incarnazioni, adora l’incarnazione o discesa di Sri Krsna, perché in questa particolare manifestazione Egli è piú accessibile. Nella manifestazione di Rama Egli restò sempre il figlio di un re fin dall’infanzia, ma quando venne nella forma di Kprna, pur essendo il figlio di un re, subito dopo la Sua apparizione lasciò il rifugio dei Suoi veri genitori (il re Vasudeva e la regina Devaki) per andare tra le braccia di Yasodamayi e interpretare la parte di un comune pastorello nella benedetta Vrajabhúmi, supremamente santificata dai Suoi divertimenti d’infanzia. Per questa ragione Sri Krsna è piú misericordioso di Sri Rama. Senza dubbio il Signore era molto misericordioso col fratello di Kunti, Vasudeva, e con la sua famiglia. Se non fosse diventato il figlio di Vasudeva e Devaki, la regina Kunti non avrebbe potuto considerarLo suo nipote e rivolgersi a Lui con affetto materno. Tuttavia Nanda e Yasoda furono piú fortunati perché poterono gustare i divertimenti d’infanzia del Signore, divertimenti che tra tutti sono i piú affascinanti. Non possono esistere paralleli per i Suoi divertimenti d’infanzia manifestati a Vrajabhúmi. Essi sono il prototipo esatto delle relazioni eterne da Lui scambiate nella Krsnaloka originale, definita cintamani-dhama nella Brahma­ Samhita. Sri Krsna discese personalmente a Vrajabhúmi con tutto il Suo seguito trascendentale. Srì Caitanya Mahaprabhu confermò che non esiste persona fortunata quanto gli abitanti di Vrajabhúmi, e in particolare furono fortunate le pastorelle che dedicarono tutto ciò che avevano alla soddisfazione del Signore. I Suoi divertimenti con Nanda e Yasoda e i Suoi divertimenti con i pastori, specialmente con i pastorelli e le mucche, L’hanno reso famoso col nome di Govinda. Sri Krsna nella Sua forma di Govinda è molto affettuoso verso i brahmana e le mucche, il che sta a indicare che la prosperità umana dipende soprattutto da questi due fattori, la cultura braminica e la protezione delle mucche. Sri Krsna non è mai soddisfatto quando questi due principi sono trascurati.

Le parole iniziali nelle preghiere di Kuntideví furono, namasye purusam tvadyam isvaram prakrteh param: “Offro i miei omaggi alla persona, purusa, che è prakrteh param, cioè è situata al di là di questa manifestazione materiale.” Sin dall’inizio Kuntidevi afferma che Dio è il supremo purusa, la Persona Suprema. Dio non è impersonale, è una persona, ma non una persona di questo mondo materiale o di questa creazione materiale, perché il Suo corpo non è materiale. È importante capirlo. A causa della loro scarsa conoscenza, gli impersonalisti non riescono a comprendere, come la Verità Suprema e Assoluta possa essere una persona; infatti, quando pensano ad una persona intendono sempre una persona di questo mondo materiale. Questo è il loro difetto. Perché mai Dio dovrebbe essere una persona di questo mondo? Per questa ragione Kuntidevi afferma fin dall’inizio che i1 Signore è prakrteh param, al di là di questa creazione materiale. Nondimeno Egli è una persona, e ora per la grazia di Kunti possiamo capire che questa Persona Suprema, pur essendo alaksyam, invisibile, Si è manifestata in modo visibile nella forma di Krsna.

Kuntidevi dice, krsnaya vàsudevaya. Talvolta il termine vàsudeva ha il significato di “onnipresente”. Poiché gli impersonalisti hanno questa concezione di Vasudeva, Kuntidevi fa rilevare: “Quel Vasudeva, l’onnipresente, è Krsna.” Isvarah sarva-bhútanam hrd-dese ‘rjuna tisthati: Krsna, il Signore Supremo, è presente nel cuore di ognuno. Quindi è onnipervadente.

Krsna, la Persona originale, esiste in tre aspetti: Dio, la Persona Suprema, il Paramatma onnipresente (l’Anima Suprema) e la radiosità impersonale dei Brahman. Coloro che s’interessano del bhakti-yoga non sono attratti dalla radiosità impersonale del Brahman, che è destinata alla gente comune. Per un abitante del sole che interesse potrebbero avere i raggi solari? Sarebbero del tutto insignificanti per lui. Similmente, le persone avanzate nella vita spirituale non s’interessano molto della radiosità impersonale del Brahman. Sono attratti invece dal purusa, dalla Persona Suprema, Vasudeva. Come è affermato nella Bhagavad-gita, questa realizzazione della Persona Suprema avviene dopo innumerevoli vite (bahunam janmanàm -ante). I jnani, gli impersonalisti che sono attaccati alla radiosità del Brahman, cercano di capire la Verità Assoluta dipendendo dalla loro conoscenza, ma non sanno che la loro conoscenza é imperfetta è limitata, mentre Krsna, la Verità Assoluta, è illimitato. Noi non possiamo avvicinare ciò che è illimitato con la nostra conoscenza limitata. Questo non è possibile.

Per la grazia di devoti come Kuntidevi possiamo comprendere che la Verità Suprema e Assoluta, Vasudeva, Paramatma, è presente come Krsna (krsnaya vasudevàya). A questa realiz­zazione di Vasudeva gli impersonalisti non possono facilmente accedere. Krsna afferma nella Bhagavad-gita (7.19):

bahunam janmanam ante

jnanavan mam prapadyate

vasudevah sarvam iti

sa mahatma sudurlabhah

“Dopo numerose nascite e morti colui che ha la vera conoscenza si sottomette a Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e tutto ciò che esiste. Un’anima cosí grande è molto rara.” Il termine mahatma indica una persona dotata di mente aperta. Chi non riesce a capire Krsna non ha una mente aperta, ma una mente contorta. Chi rende aperta la propria mente, per la grazia di Krsna potrà capire Krsna.

Il metodo per comprendere Krsna è sevonmukha -l’offerta di servizio. Sevonmukhe hi jihvadau. La realizzazione di Vasudeva è possibile quando si offre un servizio, a cominciare dalla lingua. La lingua ha due funzioni -emettere suoni e gustare. Perciò, se si ascolta e si ripete spesso il mantra Hare Krsna e si gusta il prasada, il cibo offerto a Krsna, sarà possibile comprendere Krsna, Vasudeva, con questo semplice metodo. Krsna Si rivelerà. Ciò non significa che il nostro sforzo sarà sufficiente a farci comprendere Krsna, dobbiamo invece qualificarci col nostro sforzo nel servizio di devozione, e Krsna allora Si rivelerà (svayam eva sphuraty adah).

Krsna è molto ansioso di riportarci a casa da Lui, nella nostra dimora originale, ma noi siamo ostinati e non vogliamo tornare. Perciò il Signore sta sempre cercando l’opportunità di riportarci a casa. È proprio come un padre affettuoso. Quando un figlio ribelle lascia il padre e vagabonda per la strada, senza cibo o rifugio, tra mille sofferenze, il padre è sempre ansioso di ricondurre a casa il figlio. Similmente, Krsna è il padre supremo e tutti gli esseri viventi in questo mondo materiale sono simili ai figli confusi di un uomo ricco che sono fuggiti da casa e ora vivono per la strada. Perciò il piú grande beneficio che si può dare ai nostri simili consiste nel far loro conoscere la coscienza di Krsna. Nessun genere di guadagno materiale potrà soddisfare l’essere individuale, ma chi riceverà la coscienza di Krsna sarà veramente soddisfatto. Se vediamo un ragazzo confuso che vaga senza mèta per la strada, possiamo ricordargli: “Mio caro ra­gazzo, perché soffri tanto? Tu sei figlio di un uomo ricco che possiede molti beni. Perché fai il vagabondo per la strada?” E se capirà di essere figlio di quell’uomo importante, troverà assurdo vivere come un vagabondo e tornerà a casa. La piú grande opera di beneficenza consiste dunque nell’incontrare le persone che hanno dimenticato Krsna e dire loro: “Tu sei un frammento di Krsna. Sei figlio di Krsna, Colui che possiede ogni opulenza. Perché te ne stai qui a marcire in questo mondo materiale?” Questo è il piú grande servizio. Maya, l’illusione, è molto forte, ma per ogni devoto di Krsna il dovere consiste nel cercare di illuminare tutti nella coscienza di Krsna; Kuntidevi, per esempio, affermò prima di ogni altra cosa che sebbene Krsna, la Persona Suprema, sia all’interno e all’esterno, resta invisibile per gli scioc­chi e i malvagi. Perciò puntualizza: “Lui è il Signore, Krsna.”

Krsna è Dio, la Persona Suprema e onnipresente Krsnaya vasudevaya), ma è molto lieto di diventare il figlio di Devaki (devaki-nandanaya). Devakí-nandana è menzionato anche nell’Atharva Veda. Krsna discende come Devaki-nandana e Suo padre Nanda-gopa, Nanda Maharaja. Krsna ama legarSi ai devoti che agiscono come Suo padre e Sua madre. Benché qui, in questo mondo materiale, noi cerchiamo di stabilire una relazione col Supremo considerandoLo come padre, Krsna vuole diventare il figlio. Prova piacere nel diventare figlio del devoto. Gli uomini comuni vogliono Dio come padre, ma questa relazione non è gradita a Krsna, perché è cosa abituale per il figlio disturbare sempre il padre chiedendogli questo e quello.

Certamente Krsna possiede immense potenze, grazie alle quali può fornire a ogni essere tutto ciò che desidera. Eko bahunam yo vidadhati kamam. Fornisce il cibo all’elefante, cosí come alla formica; perché dunque non dovrebbe provvedere ai bisogni degli esseri umani? Ma i mascalzoni non lo sanno. Lavorano come asini giorno e notte per il pane, e se vanno in chiesa, anche là pregano i1 Signore affinché conceda loro il pane. Si preoccupano soltanto del problema del pane.

Benché l’essere individuale sia figlio della persona piú ricca e opulenta, si è creato il problema del pane. Questo atteggiamento è definito ignoranza. L’essere pensa: “Se non risolvo questo problema del pane, se non guiderò i miei camion giorno e notte, come potrò vivere?” Questa è l’assurdità della civiltà moderna. Ma dov’è il problema del pane? Krsna può fornire quantità illimitate di pane. Ci sono migliaia di elefanti in Africa, e a tutti fornisce il cibo. Perciò, se può sfamare gli elefanti, perché non dovrebbe sfamare gli esseri umani? Il Bhagavatam afferma quindi di non sprecare il tempo prezioso col problema del pane:

tasyaiva hetoh prayateta kovido

na labhyate yad bhramatam upary adhah

Non dovremmo sprecare il nostro tempo nel cercare di risolvere i problemi di carattere economico. Lo sviluppo economico è un’assurdità. Certo, la nostra proposta è veramente rivolu­zionaria, e la gente potrebbe arrivare a odiarmi per questo. “Ma che dice Svamiji?”, si chiederanno. Eppure è la realtà. Questo sviluppo economico è una pazzia: Supponiamo di avere un padre ricco e cibo a sufficienza. Supponiamo di sapere che nostro padre è l’uomo piú ricco della città. In quel caso che problemi economici avremmo? In realtà, la nostra posizione è proprio questa. Non abbiamo problemi economici. Ogni cosa ci è fornita in modo completo. Abbiamo bisogno di acqua. Ma guardate ci sano oceani di acqua. Naturalmente, vogliamo acqua da bere, e benché nell’oceano ci sia una grande quantità d’acqua, se 1a siccità arriva ‘dobbiamo dipendere dall’aiuto di Krsna. Egli farà evaporare l’acqua sotto forma di nuvole, e quando la pioggia cadrà avremo acqua dolce. Altrimenti, non potremmo bere quell’acqua.

Ogni cosa è sotto controllo, e ogni cosa -acqua, luce, calore e il resto- è completa.

om purnam adah púrnam ìdam púrnat purnam udacyate púrnasya púrnam adàya púrnam evavasisyate

“Dio, la Persona Suprema, è perfetto e completo, e poiché Egli è completamente perfetto, tutto ciò che emana da Lui, come questo mondo fenomenico, è perfettamente completo in sé. Poiché è il Tutto completo, anche se molte unità complete emanano da Lui, Egli rimane completo in Sé.” (Isopanisad, Invocazione).

Le riserve di Krsna non si esauriscono mai. Noi dobbiamo soltanto obbedirGli, e riceveremo il necessario. Una persona cosciente di Krsna quindi non ha problemi economici; tutto è fornito da Krsna in quantità sufficiente. A Los Angeles le persone che abitano in prossimità dei tempio si rivelano talvolta molto invidiose. “Voi non lavorate,” dicono ai devoti coscienti di Krsna. “Non avete ansietà. Avete quattro automobili. Mangiate bene. Com’è possibile?” In realtà, hanno ragione. In un modo o nell’altro, riceviamo tutto ciò che ci serve e non abbiamo problemi, perché diventando sinceri servitori di Krsna, si riceve tutto il necessario. Ci invidiano perché, pur non lavorando abbiamo tante cose. Ma perché non vengono a stare con noi? Non vogliono. “Venite con noi,” diciamo. “Cantate Hare Krsna:” “No, no. Non posso farlo.” “Va bene, allora lavorate con i vostri camion.” Correndo di qua e di là con le loro auto e i loro camion hanno reso pericolosa la propria vita e hanno messo in pericolo anche quella degli altri. In qualsiasi momento può succedere un incidente. Tuttavia essi dicono che questa è civiltà. Assurdo. Questa non è civiltà. Civiltà significa tranquillità, prosperità e santi, pace. Nella pace e nella prosperità si dovrebbe essere sempre coscienti di Krsna.

Solo per un po’ di cibo gli uomini lavorano così duramente, giorno e notte, senza sapere che il loro nutrimento è già stato predisposto. Avidya karma-samjnanya trtiya saktir isyate ( Visnu Purana 6.7.61). Questo mondo materiale è pieno d’ignoranza (avidya). Perciò il nostro sforzo dovrebbe consistere nel liberarci da questa ignoranza. Per questa ragione soltanto dovremmo lavorare, per uscire dall’ignoranza. Noi pensiamo: “Sono questo corpo materiale. Devo lavorare giorno e notte per ottenere il cibo che mi serve per vivere.” Questa è ignoranza. Abbiamo vissuto immersi in questa ignoranza in forme che non erano umane. Abbiamo vissuto come uccelli, come animali, e in altre forme ancora, ma adesso, in questa vita, dovremmo essere sereni, in piena tranquillità, e usare il tempo per indagare sulla Verità Assoluta (Jivasya tattva jijnasa, athato brahma jijnasa). Questa dovrebbe essere la nostra occupazione.

Quello che facciamo è restare seduti a parlare di Krsna, e questo è ciò che bisogna fare. Questa è vita: Perché dovremmo lavorare giorno e notte come asini? Che razza di vita è questa? No. Questa non è vita. Per questa ragione il Bhagavatam informa le persone intelligenti (kovida), affermando che la vita dev’essere dedicata a questa missione, a comprendere la Verità Assoluta. Come risolvere, allora, il problema economico? La risposta è che la felicità che si cerca di trarre dallo sviluppo economico verrà automaticamente col tempo. Tal labhyate duhkhavad anyatah (S.B., 1.5:18) Noi cerchiamo la felicità. State forse cercando la sofferenza? No, certamente. E allora, perché incontrate la sofferenza? Se non desiderate calamità e sofferenza, perché mai dovete subirle? Sulla base del nostro karma la vita ci riserva una parte di felicità e una parte di sofferenza. Perciò, se la sofferenza viene senza bisogno di cercarla, anche la felicità arriverà dei tutto naturalmente.

Noi siamo già destinati ad avere una certa quantità di gioia e una certa quantità di dolore, e non possiamo cambiare la situazione. L’unica cosa che possiamo fare per cambiare consiste quindi nel cercare di liberarci da questa condizione materiale di vita. Questa dovrebbe essere la nostra unica occupazione. Secondo i1 nostro karma talvolta nasciamo in un sistema planetario superiore come esseri celesti, e talvolta come cani e gatti o come vermi negli escrementi. Per questa ragione Caitanya Mahaprabhu disse:

ei rupe brahmànda bhramite kona bhagyavàn jiva

guru-krsna prasade paya bhakti-lata-bija

“Secondo il loro karma, alcuni esseri individuali vagano per l’intero universo. Alcuni vengono elevati ai sistemi planetari superiori e altri cadono in quelli inferiori. Tra molti milioni di esseri vagabondi, uno particolarmente fortunato, per la grazia di Krsna ottiene l’opportunità dì entrare in contatto con un maestro spirituale autentico. Per la misericordia di Krsna e del maestro spirituale questa persona riceve il seme della pianta del servizio devozionale.” (C.c. Madya, 19.151) Soltanto un essere fortunato ottiene la compagnia di Krsna e del devoto di Krsna, e in questo modo riceve il seme del servizio devozionale, il canto dei mantra Hare Krsna. Allora la sua vita diventa sublime.

Kuntidevi dirige quindi la nostra attenzione verso Krsna, la Persona Suprema, che è alaksya, invisibile a tutti. Chi è questa persona invisibile? Questa persona è Krsna. “Oh, Krsna,” potrà dire qualcuno, “Ci sono tanti Krsna.” Perciò Kuntidevi dice: “Offro le mie preghiere a Vasudeva, il figlio di Vasudeva.” “Ci sono molti Vasudeva.” No. Nanda-gopa-kumaraya: rivolgo le mie preghiere al figlio adottivo di Maharaja Nanda.” In questo modo, per tre volte Kunti fa rilevare: “Questo è Krsna.”

Krsna nasce ufficialmente come figlio di Devaki e Vasudeva, ma nella Sua infanzia gode della compagnia di madre Yasoda e Nanda Maharaja. Questo è il divertimento di Krsna. Ananda lilamaya-vigrahàya: i divertimenti di Krsna sono per natura pieni di gioia. Anandamayo ‘bhyasat (Vedanta-sutra 1.1.12): Egli è per natura pieno di felicità. Non potremo mai vedere Krsna infelice. Krsna è sempre felice, e chiunque entri in contatto con Lui a sua volta diventa felice. Per questo Egli è chiamato Govinda. La parola go significa “sensi”. Noi cerchiamo la gratificazione dei sensi, e se entriamo a contatto con Krsna godremo a sazietà dei sensi, proprio come le gopi che danzano con Krsna. Non vi è dunque mancanza di gratificazione dei sensi, ma la gratificazione dei sensi in compagnia di Krsna non è grossolana; è la gratificazione dei sensi spirituali che si sperimenta nel mondo spirituale. Ànanda-cinmaya-sad-ujjvala-vigrahasya. Questo piacere, detto ananda, non è l’ananda di terz’ordine che si sperimenta attraverso i sensi del corpo materiale. Il piacere dovuto al corpo non è ananda, ma è illusione. Noi pensiamo di godere, ma questo ananda non è reale, perché non possiamo godere di questo piacere materiale dei sensi per lungo tempo. Ognuno di noi ha sperimentato che il piacere materiale ha fine. II piacere spirituale, invece, non finisce, è in continuo accresci­mento. Questa è la differenza. Ànanda-cinmaya-sad-ujjyala­vigrahasya govindam adi purusam tam aham bhajami (Brahma­samhita 5.32). Per questo dobbiamo stare in compagnia di Govinda.

Questo verso dice ancora, govindaya namo namah: “Offro i miei rispettosi omaggi a Govinda.” Il movimento per la coscienza di Krsna è così sublime che ci pone in diretto contatto con Govinda. Anche l’adorazione della Divinità di Krsna nel tempio è un contatto diretto con Govinda. Sri-vigraharadhana nitya –nana- srngara-tan-mandira-marjanadau (Sri-gurv-astaka 3). La vigraha, la Divinità di Krsna, appare per la misericordia di Krsna. Essendo alaksya, invisibile, Krsna Si rende visibile per darci la possibilità di vederLo. Non dobbiamo pensare che Krsna sia pietra, legno o metallo; Krsna è sempre Krsna, ma poiché noi non siamo in grado di vedere al di là degli elementi materiali come i1 legno, la pietra e il metallo, Egli appare in una forma costituita di questi elementi, ma non per questo diventa legno, metallo o pietra. Quando entriamo in contatto con la Divinità, entriamo in contatto con Krsna personalmente. Poiché e invisibile, Krsna nella Sua bontà assume una forma che i nostri occhi possano vedere. Questa è misericordia di Krsna. Non dovete mai pensare: “Questo è un Krsna di pietra.” Poiché Krsna è ogni cosa, Krsna è anche la pietra, ma non è quel tipo di pietra che non é in grado di agire. Perfino nella forma di pietra o metallo Krsna può sempre agire come Krsna, e chi adora la Divinità può percepirlo. Svayam eva sphuraty adah. La Divinità, pur apparendo come pietra, può parlare col devoto, come è accaduto molte volte.

Sono dunque molto contento quando vedo i miei discepoli che vestono con cura la Divinità, Le offrono del buon cibo, e tengono il tempio molto pulito. Sri-mandira-marjanàdau. Marjana significa “pulizia”. Sia vestendo Krsna che pulendo il tempio, il beneficio spirituale che si ottiene è uguale. Non dovete pensare: “Io sono soltanto uno che pulisce, lui invece veste:” No. La persona che veste la Divinità, non è diversa dalla persona che pulisce il tempio, perché Krsna è assoluto. Bisogna dunque impegnarsi al servizio di Krsna in ogni modo, e allora rag­giungeremo il successo della vita. Questo è il movimento per la coscienza di Krsna.

Per la grazia di Kuntidevi possiamo capire che Krsna, Vasudeva, è Dio, la Persona Suprema, La parola vasudeva indica inoltre che il Signore può essere compreso quando si raggiunge il livello della pura virtú, detto vasudeva, o visuddha-sattva. Sattvam visuddham vasudeva-sabditam (S.B., 4.3.23). Per comprendere i1 Signore Supremo dobbiamo prima raggiungere il livello di sattva, la virtú, ma in questo mondo materiale la virtú è contaminata dalle influenze inferiori, l’ignoranza e la passione. Tuttavia, ascoltando ciò che riguarda Krsna è possibile elevarsi al livello della pura virtú. Srnvatam sva-kathah krsnah punya-sravana-kirtanah. Dovremmo cercare di ascoltare e di ripetere ciò che riguarda Krsna sempre, giorno e notte; in questo modo il nostro cuore sarà purificato dalla sporcizia. Non basta partecipare a un bhàgavata-saptaha, a una lettura ufficiale dello Srímad-Bhagavatam per sette giorni. Questa è un’altra forma di sfruttamento. Nel Bhagavatam è detto, nasta prayesv abhadresu nityam bhagavata-sevaya. Nityam significa “ogni giorno”, o “giorno e notte”. Bisogna leggere sempre lo Srimad Bhagavatam ed eseguire gli ordini del maestro spirituale: Il termine bhagavata può riferirsi sia al maestro spirituale che al libro, lo Srimad Bhagavatam. Bisogna dunque servire sempre la persona bhagavata o il libro bhagavata. Bhagavaty uttama-sloke bhaktir bhavati naisthiki. Allora ci si potrà stabilire in modo irremovibile (naisthiki) nel servizio devozionale offerto a Dio, la Persona Suprema.

In questo modo, mediante il metodo spirituale prescritto, si devono realizzare i benefici del movimento per la coscienza di Krsna e cercare di distribuire tali benefici anche agli altri. Risvegliare la coscienza di Krsna latente negli altri è l’attività benefica piú grande del mondo. Possiamo in realtà vedere che devoti non coscienti di Krsna, in quattro o cinque anni lo sono diventati, dopo essere stati risvegliati. Nello stesso modo, anche altre persone possono essere risvegliate. Non ci sono difficoltà. Il metodo è il medesimo.

Seguendo le orme di devoti come Kunti riusciremo a comprendere l’identità di Krsna. Come, per esempio, possiamo informarci dell’identità di una persona chiedendole: “Come si, chiama tuo padre?” Cosí, lo Srimad Bhagavatam presenta Dio fornendoci il nome di Suo padre, di Sua madre e perfino il Suo indirizzo. Noi non siamo impersonalisti che hanno soltanto una vaga idea di Dio. Chi si avvantaggia del movimento per la coscienza di Krsna potrà capire Dio perfettamente e completamente.

CAPITOLO 5

La visione dei fiori di loto

namah pankaja-nabhaya

namah pankaja-maIine

namah pankaja-netraya

namas te pankajanghraye

“Il mio rispettoso omaggio a Te, o Signore, il cui addome è ornato da una depressione a forma di loto, che sei sempre decorato con una ghirlanda di loto, il cui sguardo ha la freschezza del fiore di loto e la cui pianta dei piedi porta impresso il loto.”

-Srimad Bhagavatam 1:8.22

Questi sono alcuni degli specifici segni simbolici del corpo spirituale di Dio, la Persona Suprema, che Lo distinguono dal corpo dì tutti gli altri. Sono tutte caratteristiche esclusive del corpo del Signore. Il Signore potrà forse apparire come uno di noi, ma Si distingue sempre per le Sue caratteristiche corporee. Per il fatto di essere una donna, Srimati Kunti si considera indegna di vedere il Signore. Questo perché le donne, i sudra (gli operai) e i dvija-bandhu, i discendenti degradati delle tre categorie sociali superiori, generalmente non possiedono l’intelligenza necessaria per comprendere gli argomenti trascendentali relativi al nome, alla fama, alle qualità e alle forme della Verità Suprema e Assoluta. Queste persone, pur non essendo in grado di penetrare le relazioni spirituali del Signore, possono vederLo come arca-vigraha, che discende nel mondo materiale al solo fine di mostrare il Suo favore alle anime degradate, tra cui le donne, i súdra e i dvija-bandhu. Poiché tali anime cadute non riescono a vedere nulla al di là della materia, il Signore acconsente a entrare in ognuno degli innumerevoli universi come Garbhodakasayi Visnu, il Quale fa germogliare dalla depressione centrale del Suo addome trascendentale un fiore di loto che darà vita a Brahma, il primo essere vivente dell’universo. Per questa ragione il Signore è chiamato Pankajanabhi. Il Signore, Pankajanabhi, accetta l’arcavigraha (la Sua forma trascendentale) costituita di diversi elementi, cioè assume una forma all’interno della mente, o una forma di legno, di terra, di metallo, di gemme preziose, oppure dipinta o tracciata sulla sabbia. Tutte queste forme del Signore sono sempre ornate di ghirlande di fiori di loto; nel tempio, dove esse vengono adorate, dovrebbe regnare sempre un’atmosfera tranquilla per attrarre l’attenzione ardente dei non-devoti, sempre impegnati in contese materiali. Le persone dedite alla meditazione adorano una forma concepita nella mente. Il Signore mostra dunque la Sua misericordia anche alle donne, ai sudra e ai dvija-bandhu, a patto che queste persone si rechino a visitare il tempio e a offrire la loro adorazione alle differenti forme che si sono manifestate per loro. Coloro che visitano i templi non sono idolatri, come insinuano alcuni uomini dotati di scarsa conoscenza. Tutti i grandi acarya fondarono templi di questo genere al fine di promuovere l’adorazione in ogni località e favorire cosí le persone meno intelligenti; non bisogna far credere di aver già trasceso la fase dell’adorazione nel tempio, mentre in realtà si è ancora nella categoria dei sudra e delle donne, o ancora piú in basso. Bisogna cominciare a contemplare il Signore dai Suoi piedi di loto, risalendo alle gambe, alla vita, al petto e infine al Suo volto. Non bisogna cercare di guardare il volto del Signore senza essersi abituati a contemplare i Suoi piedi di loto. Poiché era la zia del Signore, Srimati Kunti non cominciò a contemplare il Signore dai Suoi piedi di loto perché Egli avrebbe potuto sentirSi imbarazzato. Per evitarGli questo fastidio Kuntidevi cominciò a contemplare il Signore poco al di sopra dei Suoi piedi di loto, cioè fissando la Sua vita e risalendo al volto, infine scendendo ai Suoi piedi di loto. In questo cerchio, tutto rimane in ordine.

Quando si vede un fiore di loto si può immediatamente ricordare Krsna. Se, per esempio, vediamo un oggetto che appartiene a un bambino che ci è molto caro -qualche suo vestito, le sue scarpe o uno dei suoi giocattoli- ci ricorderemo immediatamente di lui: “Ecco le scarpe del mio bambino. E questi sono i suoi giochi e i suoi abiti.” Questa è la natura dell’amore. Così, se davvero amiamo Dio, Krsna, potremo ricordarci sempre di Lui.

Non è difficile ricordare Krsna. Qui Kuntidevi descrive Krsna facendo riferimento ai fiori di loto. Similmente, quando parla di Sé stesso, nella Bhagavad-gita, Krsna dice, raso ‘ham apsu kaunteya: “Io sono il sapore dei liquidi.” Possiamo dunque ricordare Krsna assaporando l’acqua. Se perfino bevendo liquori, una persona pensa: “Il sapore di questa bevanda è Krsna,” un giorno diventerà un grande santo. Posso quindi chiedere anche ai bevitori di diventare coscienti di Krsna… – e agli altri a maggior ragione- perché Krsna dice, raso ‘ham apsu ‘ kaunteya, “Io sono il sapore dei liquidi.” Generalmente, in questa contesto, “liquidi” viene tradotto con acqua. Tuttavia, anche i liquori sono un liquido; non sono che una mistura di zucchero e melassa, o qualche altra combinazione fermentata e distillata. Naturalmente, non sono una cosa buona perché sono intossicanti. Anche se in un certo senso non esiste nulla che sia cattiva in sé, i liquori non sono una buona cosa perché producono effetti negativi. In America ci sono moltissimi alcolizzati. Non mancano certo. Ma posso chiedere anche ad un ubriacone: “Quando bevi del vino, per favore, ricorda che il sapore di quello che bevi è Krsna. Puoi cominciare sem­plicemente cosí, e un giorno diventerai una persona santa, cosciente di Krsna.

Krsna può dunque essere raggiunto in qualsiasi circostanza, se vogliamo raggiungerLo. Krsna afferma nella Bhagavad-gita:

tesam satata yuktanam bhajatam priti púrvakam dadami buddhi yogam tam yena màm upayanti te (B.g., 10.10)

“A coloro che sempre Mi servono e Mi adorano con amore e devozione dò l’intelligenza con la quale potranno venire a Me.” Se siamo veramente seri nella nostra ricerca di Krsna, Krsna è in ogni luogo. Andantarastha paramanu-cayantara-stham govindam adi purusam tam aham bhajami (Brahma-samhita 5.35). Krsna è presente nell’universo, nel nostro cuore, e perfino nell’atomo. Non è dunque difficile trovarLo, ma bisogna conoscere il metodo per raggiungerLo. È un metodo molto semplice, e per ordine di Sri Caitanya Mahaprabhu noi lo offriamo a tutti, senza far pagare alcun prezzo. Il metodo consiste nel cantare Hare Krsna. Non appena si canta Hare Krsna, si comprende immediatamente Krsna.

Nello stesso modo, per purificarsi è sufficiente ascoltare o recitare i versi dello Srimad-Bhagavatam. Ogni conoscenza del mondo è contenuta nello Srimad-Bhagavatam: letteratura, poesia, astronomia, filosofia, religione e amore per Dio. Srimad-bhagavatam pramanam amalam. Basta leggere lo Srimad­Bhagavatam per ottenere la cultura piú vasta e piú elevata; infatti studiando lo Srimad Bhagavatam diventeremo esperti in ogni argomento. Anche supponendo di non capire una sola parola dei mantra dello Srimad-Bhàgavatam, le sue vibrazioni sonore hanno in sé un potere tale da purificare chi le pronuncia. Srnvatam sva-kathah krsnah punya-sravana-kirtanah. Il termine punya significa “virtuoso”, sravana significa “ascoltare” e kirtana “cantare”. Chi canta o ascolta i versi dello Srimad-Bhagavatam diventa automaticamente virtuoso. Generalmente, per raggiun­gere il livello della virtú bisogna fare grandi sforzi, ma anche limitandosi ad ascoltare i versi dello Srimad-Bhagavatam o della Bhagavad-gita raggiungeremo questo livello, senza altra fatica. È quindi un principio inderogabile in ogni tempio del nostro movimento per la coscienza di Krsna che ogni giorno si tenga una lezione allo scopo di ascoltare e di ripetere. Il nostro movimento è destinato a educare delle guide spirituali, ma senza ascoltare e ripetere non è possibile diventare dei capi. Certo, nel mondo materiale è possibile, ma non nel mondo spirituale.

mali hanà sei bija kare àropana Sravana-kirtana jale karaye secana (Cc. Madhya, 19.152)

L’ascolto e il canto innaffiano il seme del servizio devozionale, che sviluppa la nostra coscienza originale.

In queste preghiere Kuntidevi, da grande devota, ci offre l’opportunità di diventare coscienti di Krsna mediante la semplice concentrazione dei nostri pensieri su pankaja, il fiore di loto. Panka significa “fango” e ja “generato”. Benché nasca dal fango, il fiore di loto è il fiore piú importante ed è il fiore piú amato da Krsna. Kuntidevi descrive quindi le varie parti del corpo di Krsna facendo riferimento ai fiori di loto, in modo che alla sola vista di un fiore di loto, ricorderemo immediatamente Sri Krsna: “L’ombe­lico di Krsna è proprio come un fiore di loto, e dall’ombelico di Krsna spunta lo stelo del loto sul quale nacque Brahma, il creatore di questo universo. Questo universo racchiude numerosissimi pianeti, con mari, montagne, città, automobili e mille altre cose, ma l’intero universo è nato da questo loto.”

Namah pankaja-maline. Da Krsna nasce il meraviglioso fiore di loto che contiene il seme dell’intero universo. Ma Egli non dà origine a un solo fiore. Krsna non è cosí povero che può produrre un solo fiore di loto, e basta. No. Proprio come con molti fiori si può fare una ghirlanda, cosí Krsna è l’origine d’innumerevoli universi che possono essere paragonati a un’immensa ghirlanda di fiori di loto. Questo è Dio. Yasyaika-nisvasita-kalam athavalambya/ javanti loma-vilaja jagadanda-nathah (Brahma-­samhita 5.48). Krsna è illimitato. Noi ci preoccupiamo molto di questo unico pianeta, ma la creazione di Krsna contiene un numero illimitato di pianeti. Noi non siamo in grado di contare quanti pianeti ci sono, cosí come non siamo in grado di contare i capelli sulla nostra testa. Questa è la natura della creazione di Krsna. Per fare un altro esempio, come un albero porta un numero illimitato di foglie, cosí esiste un numero illimitato di pianeti ed esistono illimitati universi. Krsna è dunque illimitato.

L’ombelico di Krsna assomiglia a un loto, Egli indossa una ghirlanda di fiori di loto, e anche i Suoi devoti sono paragonati ai petali di un fiore di loto (alola-candraka-lasad-vanamàlya-vamsi, Brahma-samhita 5.31). Anche se ci limitiamo a pensare a quest’unico verso che descrive il corpo di Krsna facendo riferimento al fiore di loto, possiamo meditare per tutta la vita sulla bellezza e sulla saggezza di Krsna e sul modo in cui Krsna manifesta la Sua creazione. Questa è meditazione -pensare a Krsna. Dhyanavasthita-tad-gatena manasa pasyanti ‘yam yoginah.

Uno yogi è colui che pensa sempre a Krsna.

Coloro che fissano sempre il pensiero su qualcosa d’imperso­nale non sono yogi. La loro meditazione li sottopone a fatiche sempre maggiori (kleso ‘dhikaras te~ avyaktasakta-cetasam) e non riescono a ottenere nulla di sostanziale. Per questo, dopo aver “meditato”, dicono: “Bene, dammi una sigaretta. Su, ho la gola secca, dammi una sigaretta.” Questa non e meditazione. Meditazione significa pensare sempre a Krsna (satatam cintayanto mam) e sforzarsi di avanzare nella coscienza di Krsna con grande determinazione (yatantas ca drdha-vratah).

Dobbiamo purificarci. Param brahma param dhama pavitram paramam bhavan. Poiché Krsna è puro, non è possibile avvicinarsi a Krsna in modo impuro. Ma se pensiamo sempre a Krsna e meditiamo su di Lui, ci purificheremo. Punya-sravana-kirtanah. Questa meditazione diventa possibile grazie al canto e all’ascolto, e in tal modo il fatto di pensare a Krsna diventerà automatico. Questo è il metodo della coscienza di Krsna. Sravanam kirtanam visnoh smaranam.

La parola smaranam significa “ricordare”. Se cantiamo e ascoltiamo, ricordare diventerà facile, e allora c’impegneremo nell’adorazione dei piedi di loto di Krsna (sevanam), nell’adorazione nel tempio (arcanam) e nell’offerta di preghiere (vandanam). Saremo servitori di Krsna (dasyam), diventeremo amici di Krsna (sakhyam), e offriremo ogni cosa a Krsna (atma-nivedanam). Questo è il metodo della coscienza di Krsna.

CAPITOLO 6

Il Signore dei sensi

yatha hrsikesa khalena devaki

kamsena ruddhaticiram sucarpita

vimocitaham ca sahatmaja vibho

tvayaiva nathena muhur vipad-ganat

“O Hrsikesa, maestro dei sensi di tutti gli esseri, o Signore dei signori, Tu hai liberato Tua madre, Devaki, da lungo tempo prigioniera e tormentata da Kamsa, l’invidioso monarca. E hai protetto me e i miei figli da continui pericoli.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.23

Devaki, madre di Krsna e sorella del re Kamsa, fu imprigionata insieme a suo marito, Vasudeva, perché il malvagio re aveva paura di essere ucciso dall’ottavo figlio di Devaki (Krsna). Il re aveva ucciso tutti i figli di Devaki che erano nati prima di Krsna, ma Krsna sfuggì all’infanticida perché fu portato di nascosto a casa di Nanda Maharaja, il padre adottivo di Sri Krsna. Anche Kuntidevi, insieme coi suoi figli, fu salvata da una lunga serie di pericoli. Tuttavia, Kuntidevi ricevette un favore molto piú grande, perché Sri Krsna salvò i figli di Kuntidevi, mentre non salvò gli altri figli di Devaki. La ragione di ciò sta nel fatto che mentre il marito di Devaki, Vàsudeva, era ancora vivo, Kuntìdevi era vedova e non aveva nessuno che l’aiutasse, all’infuori di Krsna. La conclusione che se ne può derivare è che Krsna concede una maggiore misericordia a un devoto che si trova in maggiore pericolo. Talvolta mette i Suoi puri devoti in una posizione di tale pericolo che il devoto si attacca ancora di piú a Lui. E quanto piú il devoto è attaccato al Signore, tanto maggiore sarà il suo successo.

Devaki, la devota che diventò madre di Krsna, non era una donna comune. Dopo tutto, chi può diventare la madre di Dio, la Persona Suprema? Krsna accetta di diventare figlio solo dei devoti piú elevati. Nella loro vita precedente, Devaki e suo marito si erano sottoposti a grandi austerità, e quando Krsna apparve davanti a loro per offrire loro le Sue benedizioni, essi Gli dissero che volevano un figlio come Dio. Ma dove si può trovare un’altra persona uguale a Dio? Non è possibile. Dio è asamaurdhva; in altre parole, non c’è nessuno che possa essere uguale o superiore a Lui. Non ci può essere competizione. Non si può dire: “Io sono Dio, tu sei Dio, lui è Dio, tutti siamo Dio.” No. Chi fa un’affermazione del genere, è un cane, non è Dio, perché Dio è grande e non ha rivali. Nessuno Lo uguaglia; tutti sono subordinati e inferiori a Lui. Ekale isvara krsna ara saba bhrtya: l’unico padrone è Krsna Dio, e tutti gli altri sono Suoi servitori, compresi i grandi esseri celesti quali Brahma, Visnu e Siva, e a maggior ragione gli altri. Siva-virinci-nutam. Negli sàstra, le Scritture vediche, è scritto che a Sri Krsna è offerto rispetto anche da Siva e Brahma, gli esseri celesti piú elevati.

A1 di sopra degli esseri umani ci sono gli esseri celesti. Come noi, esseri umani, siamo superiori agli animali, cosi gli esseri celesti, i piú importanti dei quali sono Brahma e Siva, sono superiori a noi. Brahma è il creatore di questo universo, Siva è colui che lo distrugge, e Sri Visnu, che è Krsna stesso, è il suo sostegno. Per il mantenimento di questo mondo materiale ci sono tre guna, tre influenze della natura materiale -sattva-guna (la virtú), rajo-guna (la passione) e tamo-guna (l’ignoranza). Sri Visnu, Brahma e Siva hanno l’incarico di presiedere a queste tre influenze -Sri Visnu s’incarica del sattva-guna, Brahma del rajo­-guna e Siva del tamo-guna. Eppure essi non sono soggetti all’influenza dei guna. Come il sovrintendente della prigione non è un detenuto, ma ha una funzione di controllo, cosí Siva, Visnu e Brahma controllano queste influenze, ma non sono soggetti al loro controllo.

Tuttavia, al di sopra di tutti gli altri c’è Krsna, che ha il supremo controllo ed è conosciuto come Hrsikesa. La parola hrsika significa “sensi”. Noi godiamo dei sensi, ma in ultima analisi il padrone dei sensi è Krsna. Consideriamo le nostre mani, ad esempio. Io dichiaro: “Queste sono le mie mani, con queste mani posso fare a pugni:” Ne sono molto orgoglioso. Tuttavia, non siamo noi a controllare, ma Krsna, perché se Krsna toglie dalle nostre mani il potere di agire, le mani rimarranno paralizzate. Io posso affermare: “La mia mano è mia, e la uso come voglio,” ma se sopravviene una paralisi, non potrò piú fare nulla. Bisogna capire quindi che sebbene per la grazia di Krsna siamo dotati di queste mani, non siamo noi che le controlliamo. Questa è coscienza di Krsna.

Un uomo sano di mente penserà: “Se in ultima analisi questa mano è controllata da Krsna, significa che è fatta per Krsna.” Questo è semplice buon senso. Sostengo: “Questa è la mia mano, la mia gamba, il mio orecchio.” Anche un bambino si esprimerà cosí. Se chiediamo a un bambino: “Cos’è questa?” risponderà: “È la mia mano.” Ma nonostante le nostre affermazioni, in realtà non si tratta della “nostra” mano, perché ci è stata data. Per il nostro desiderio di usare le mani in tanti modi, Krsna ci ha fornito di mani: “Va bene, prendi queste mani e usale.” Poiché si tratta di un dono di Krsna, un uomo di buon senso pensa sempre: “Tutto ciò che possiedo, a cominciare da questo corpo e dai miei sensi, non è veramente mio. Mi sono state date tutte queste cose affinché io le usi, e se in ultima analisi ogni cosa appartiene a Krsna, perché non usare ogni cosa per Krsna?” Questa è intel­ligenza; questa è coscienza di Krsna.

Ognuno é parte di Krsna (mamaivamso jiva-loke jlva-bhútah), perciò anche i sensi di ogni essere appartengono a Krsna. Quando usiamo i sensi al servizio di Krsna, raggiungiamo la perfezione della vita. Perciò, hrsikena hrsikesa-sevanam bhaktir ucyate: quando con i nostri sensi (hrsikena) serviamo Hrsikesa, il vero padrone dei sensi, il nostro servizio è detto bhakti. Questa è una definizione molto semplice di bhakti. Hrsikesa-sevanam, non hrsika-sevanam -servizio al supremo maestro dei sensi, non ai sensi stessi. Quando usiamo i nostri sensi per la nostra grati­ficazione, siamo in maya (illusione), mentre quando usiamo i nostri sensi per la gratificazione del maestro dei sensi, il nostro servizio è definito bhakti.

In questo mondo materiale tutti usano generalmente i sensi per la gratificazione materiale. Questa è maya, illusione, ed è la causa del nostro imprigionamento. Quando invece si arriva alla coscienza di Krsna, quando ci si purifica e si comprende che questi sensi sono in realtà destinati a soddisfare Krsna, allora diventiamo persane liberate (mukta-purusa).

iha yasya harer dasye

kurmana manasa gira

nikhilasv apy avasthasu

jvan-muktah sa ucyate

“Una persona che agisce al servizio di Krsna con il corpo, la mente, l’intelligenza e le parole è una persona liberata, anche nel mondo materiale.” Si deve arrivare alla comprensione che i sensi sono fatti per servire il maestro dei sensi, Hrsikesa. II maestro dei sensi risiede nel cuore di ogni essere. Nella Bhagavad-gita (15. 15) il Signore dice, sarvasya caham hrdi sannívisto: “Mi trovo nel cuore di ogni essere.” Mattah smrtir jnanam apohanam ca: “E da Me vengono il ricordo, la conoscenza e l’oblío.”

Krsna è cosí misericordioso che se vogliamo usare i nostri sensi in un determinato modo, ci darà la possibilità di farlo. I sensi non sono nostri, sono di Krsna, ma Krsna ci dà l’opportunità di usarli secondo i nostri desideri. Ognuno di noi, per, esempio, ha una lingua, supponiamo che qualcuno voglia mangiare escrementi. Possiamo dire: “Krsna, voglio mangiare escrementi,” e Krsna dirà: “Va bene, prendi un corpo di maiale e mangia escrementi.” Il padrone è sempre presente -Krsna. Egli ci fornirà un corpo appropriato e ci ricorderà: “Mio caro essere vivente, volevi mangiare escrementi. Ora hai il corpo adatto per farlo.” Similmente, se qualcuno desidera diventare un essere celeste, Krsna gli darà anche questa opportunità. Esistono 8.400.000 forme di vita, e se qualcuno vuole impegnare i propri sensi vivendo in una particolare forma corporea, Krsna gli darà questa possibilità: “Vieni, questo è il corpo che volevi. Prendilo.” Ma alla fine, usando i nostri sensi, saremo esasperati e finiremo con l’essere privati dei sensi. Per questo Krsna dice, sarva­dharman parityajya mam ekam saranam vraja: “Non agire in questo modo. I tuoi sensi sono fatti per servire Me. Tu stai usando male i tuoi sensi, e per questa ragione sei intrappolato in differenti specie di corpi. Perciò, per trovare sollievo da questo tedioso impegno di accettare un corpo e di lasciarlo, per doverne poi accettare un altro perpetuando cosí l’esistenza materiale, lascia questa ricerca di gratificazione dei sensi e sottomettiti a Me. Allora sarai salvo.” Questa è coscienza di Krsna.

Attualmente, i nostri sensi sono contaminati. Qualcuno pen­sa: “Sono americano, e i miei sensi dovrebbero essere usati al servizio del mio paese, della mia società, della mia nazione.” Oppure pensa: “Sono indiano, i miei sensi sono indiani, perciò dovrebbero essere usati per l’India.” L’ignoranza non ci permette di capire che i sensi appartengono a Krsna. Pensiamo invece di avere sensi americani, sensi indiani, o sensi africani, il che è definito maya, illusione. Nella vita materiale i sensi sono coperti da designazioni quali “americano”, “indiano”, “africano”, ma quando i nostri sensi non saranno piú contaminati da tutte queste designazioni (sarvopadhi-vinirmuktam), la bhakti ha inizio.

È sciocco pensare: “Io sono italiano. Perché dovrei dedicarmi alla coscienza di Krsna e adorare un Dio indú?” E’ illusione pensare: “Sono musulmano,” “sono cristiano,” oppure “sono indú,” Bisogna purificare i sensi per poter comprendere di essere un’anima spirituale, e per capire che l’Anima spirituale suprema è Krsna. Io sono parte di Krsna, perciò il mio dovere consiste nel servire Krsna.” Quando si pensa in questo modo, ci si libera immediatamente. Allora non si é piú Italiani, Americani, Indiani, Africani, questo o quello. Si è Krsna-izzati, ossia coscienti di Krsna, È questo che si vuole. Perciò Kuntidevi dice: “Mio caro Krsna, Hrsikesa, Tu sei il maestro dei sensi.”

Per cercare il piacere materiale siamo caduti in questa condizione materiale e soffriamo nelle diverse specie di vita. Poiché questo è il mondo materiale, perfino la madre di Krsna dovette soffrire. Devaki era cosí elevata da diventare la madre di Krsna, eppure dovette affrontare grandi avversità a causa del suo stesso fratello, Kamsa. Questa è la natura del mondo materiale. Gli esseri viventi in questo mondo sono cosí invidiosi che non appena l’interesse personale viene ostacolato ci si sente subito pronti a creare problemi agli altri, anche ai parenti piú prossimi.

La parola khala significa “invidioso”. Questo mondo materiale è un mondo di odio e d’invidia. Io invidio te, e tu invidi me. Il movimento per la coscienza di Krsna, invece, è fatto per chi non è piú invidioso, e non nutre piú odio. Liberandosi dall’invidia e dall’odio è possibile diventare persone perfette. Dharmah projjhita-kaitavo ‘tra paramo nirmatsaranam satam (S.B., 1.1.2). Le persone invidiose e malvage appartengono a questo mondo materiale, e coloro che non lo sono si trovano nel mondo spirituale. Possiamo dunque mettere alla prova noi stessi. Se siamo invidiosi o vogliamo male ai nostri amici o al nostro prossimo, allora siamo situati nel mondo materiale; se non siamo invidiosi, siamo nel mondo spirituale. Non ci possono essere dubbi sul grado del nostro avanzamento. Possiamo metterci alla prova: Bhaktih paresanubhavo viraktir anyatra ca (S.B., 11.2.42). Quando mangiamo, sentiamo che la nostra fame è soddisfatta, non abbiamo bisogno di averne la garanzia da altri. Similmente, possiamo giudicare da soli se siamo situati nel mondo materiale o nel mondo spirituale. Se siamo invidiosi o gelosi, siamo nel mondo materiale, se non lo siamo, ci troviamo nel mondo spirituale.

Chi non è invidioso può servire Krsna molto bene, perché l’odio e l’invidia nascono dall’invidia verso Krsna. Alcuni filosofi, per esempio, pensano: “Perché solo Krsna dovrebbe essere Dio? Anch’io sono Dio.” Questo è l’inizio della vita materiale -essere invidiosi di Krsna. “Perché dovrebbe essere Krsna a godere?” pensano. “Anch’io voglio godere. Perché Krsna dovrebbe godere delle gopi? Io voglio essere Krsna, e mi farò il mio gruppo di gopi.” Questa è maya. Nessun altro all’infuori di Krsna può essere il beneficiario. Krsna dice dunque nella Bhagavad-gita, bhoktàram yajna: “Io sono l’unico benefi­ciario.” Se procuriamo gli ingredienti per il piacere di Krsna raggiungeremo la perfezione della vita, ma se vogliamo invece imitare Krsna pensando: “Voglio diventare Dio e godere come Lui,” allora siamo in maya. La nostra posizione naturale è quella di procurare piacere a Krsna. Nel mondo spirituale, per esempio, Krsna gode e le gopi, le pastorelle trascendentali, offrono gli ingredienti per il piacere di Krsna. Questa è bhakti.

Bhakti é una relazione tra padrone e servitore. Il dovere del servitore consiste nel servire il maestro, e il padrone fornisce al servitore tutto ciò di cui ha bisogno.

nityo nityànam cetanas cetananam

eko bahunam yo vidadhati kaman (Katha Up., 2-2.13)

Le Scritture vediche ci informano che Krsna può fornire tutto il necessario per la vita. Non c’è scarsità, non c’è alcun problema economico. Dobbiamo soltanto cercare di servire Krsna e tutto sarà perfetto.

Se Krsna desidera, ci sarà grande abbondanza. In America, per esempio, c’è una grande abbondanza di tutto il necessario, a differenza di altri paesi. Quando sono andato in Svizzera ho visto, per esempio, che là ogni cosa è importata. L’unica cosa che non c’è bisogno di importare è la neve. Ogni cosa é soggetta al controllo di Krsna. Chi diventa devoto otterrà cibo in abbondanza, ma chi non diventa devoto sarà coperto dalla neve. Ogni cosa è soggetta al controllo di Krsna perciò in realtà non c’è scarsità. L’unica cosa che manca è la coscienza di Krsna.

Certo, il mondo é pieno di pericoli. Ma Kuntidevi dice: “Poiché Devaki è Tua devota, l’hai salvata dalle sofferenze che le sono state imposte dal suo malvagio fratello.” Non appena il fratello di Devaki ebbe sentito che l’ottavo figlio di sua sorella l’avrebbe ucciso, si preparò immediatamente a uccidere Devaki. Ma il marito di Devaki riuscí a calmarlo. Il marito ha il dovere di proteggere la moglie, perciò il marito di Devaki disse: “Mio caro cognato, perché nutri tanto odio verso tua sorella? Dopo tutto non è tua sorella che ti ucciderà; sarà tutt’al piú suo figlio. Questo è il problema. Ti consegnerò dunque tutti i bambini, e tu farai di loro ciò che vorrai. Perché uccidere questa ragazza innocente nel giorno delle sue nozze? È tua sorella minore, e tu dovresti proteggerla proprio come proteggeresti una figlia. Perché dovresti ucciderla?” In questo modo riuscí a placare Kamsa, il quale credette alle parole di Vasudeva. Vasudeva aveva promesso che gli avrebbe portato tutti i suoi figli affinché Kamsa potesse ucciderli. Vasudeva pensava: “Salviamo la situazione presente. Dopo tutto, se in futuro Kamsa avrà un nipote, forse dimenticherà il suo odio.” Ma Kamsa non dimenticò mai. Tenne invece Devaki e Vasudeva chiusi in prigione per lunghi anni (aticiram) e uccise tutti i loro figli. Alla fine Krsna apparve e salvò Vasudeva e Devaki.

Dobbiamo dunque dipendere da Krsna, come fecero Devaki e Kunti. Quando Kunti rimase vedova, il malvagio Dhrtarastra cominciò a fare piani per uccidere i suoi figli, i cinque Pandava. “Poiché mi è capitato di nascere cieco”, pensava, “non ho potuto ereditare il trono del regno che è andato invece a mio fratello minore. Ora che lui è morto, almeno i miei figli potrebbero salire al trono.” Questa è la tendenza del materialista. Egli pensa: “Sarò felice. I miei figli saranno felici. La mia comunità sarà felice. La mia nazione sarà felice.” Questo non è che egoismo allargato. Non pensano a Krsna e alla felicità di Krsna. Tutti pensano invece alla propria felicità: “Come potrò essere felice? Come posso dare la felicità ai miei figli, alla mia comunità, alla mia società, alla mia nazione?” È cosí dappertutto. Tutti lottano per la sopravvivenza, senza pensare alla felicità di Krsna. La coscienza di Krsna è davvero sublime. Dovremmo cercare di comprenderla attraverso lo Srimad-Bhatgavatam e la Bhagavad-­gita, e sforzarci d’impegnare i sensi al servizio del signore dei sensi (hrsikena hrsikesa-sevanam). Allora saremo veramente felici.

CAPITOLO 7

Incontri pericolosi

visan mahàgneh purusada-darsanad

asat-sabhaya vana-vasa-krcchratah

mrdhe mrdhe ‘neka-maharathastrato

drauny-astratas casma hare ‘bhiraksitah

“Mio caro Krsna, la Tua grazia ci ha già salvati da una torta avvelenata, da un grande incendio, dai denti dei mangiatori di uomini, da una pericolosa assemblea, da numerose sofferenze durante il nostro esilio nella foresta e da una battaglia in cui si affrontarono grandi generali. E ora ci hai sottratti all’arma di Asvatthama.

-Srimad-Bhagavatam 1.8:24-

Troviamo qui una serie d’incontri veramente pericolosi. Una volta Devaki fu messa in difficoltà dal suo malvagio fratello, altrimenti non avrebbe incontrato altri fastidi, ma Kuntidevi e i suoi figli dovettero affrontare una difficoltà dietro l’altra, per anni e anni. A causa del regno Duryodhana e i suoi sostenitori continuarono a perseguitarli e ogni volta i figli di Kunti furono salvati dal Signore. Una volta tentarono di uccidere Bhima con una torta avvelenata, un’altra volta li confinarono in una casa di lacca che fu data alle fiamme; un’altra volta Draupadi fu trascinata nella malvagia assemblea dei Kuru, i quali cercarono d’insultarla strappandole i vestiti di dosso. Il Signore salvò Draupadi estendendo all’infinito la lunghezza del suo sari, in modo che Duryodhana e i suoi accoliti non potessero vederla nuda. Similmente, durante l’esilio nella foresta, Bhima dovette combattere contro un demone cannibale, Hidimba Raksasa, ma fu protetto dal Signore. Quella, tuttavia, non fu l’ultima delle loro vicissitudini. Dopo tutte queste tribolazioni ci fu la grande battaglia di Kuruksetra, e Arjuna dovette affrontare grandi generali come Drona, Bhisma, e Karna, tutti valorosi guerrieri. Infine, quando tutto sembrava finito, il figlio di Dronacarya scagliò il brahmastra destinato a uccidere il bambino nel grembo di Uttara, e il Signore salvò l’unico sopravvissuto tra i discendenti dei Kuru, Maharaja Pariksit.

Qui Kunti ricorda tutti i pericoli che aveva dovuto affrontare prima che i Pandava potessero riavere il regno. Nella Bhagavad-­gita Sri Krsna afferma, kaunteya pratijànihi na me bhaktah pranasyati: “Dichiaralo pure con forza, Mio caro Arjuna; il Mio devoto non perirà mai.” I Pandava, i figli di Pandu, erano grandi devoti di Sri Krsna, ma poiché la gente del mondo materiale si interessa di ciò che è materiale, i Pandava dovettero affrontare numerosi pericoli. Il loro zio materialista, Dhrtarastra, architettava continue macchinazioni per ucciderli e impadronirsi del regno a favore dei suoi figli. Questa era stata la sua politica fin dall’inizio.

Una volta Dhrtarastra fece costruire una casa di lacca cosí infiammabile che sarebbe bastata una sola fiammella a farla ardere immediatamente come una torcia. Compiuta l’opera, disse ai nipoti e a sua nuora Kunti: “Ho fatto costruire un bellissimo palazzo e vorrei che andaste a vivere là per qualche tempo.” Ma il fratello di Dhrtarastra, Vidura, l’informò del complotto: “Dhrtarastra vuole mandarvi ad abitare in quella casa per ridurvi in cenere.” Quando il figlio di Dhrtarastra, Duryodhana, seppe che Vidura aveva avvertito i Pandava, s’infuriò. Questa è la natura degli uomini politici. Pur sapendo che lo zio stava cercando di mandarli in quella casa per farli morire in un incendio, i Pandava accettarono la proposta. Dopo tutto Dhrtarastra era il loro tutore, e non si sentivano di disobbedire agli ordini di un superiore. Essi però per proteggersi scavarono una galleria sotto la casa, grazie alla quale poterono fuggire quando la casa fu data alle fiamme.

Un’altra volta, quando i Pandava erano a casa, Dhrtarastra inviò loro dei dolci avvelenati, ma essi sfuggirono di nuovo alla morte. Poi, purusada-darsanat: incontrarono un cannibale, Hidimba Raksasa, ma Bhima lottò contro di lui e lo uccise.

In un’altra occasione i Pàndava furono raggirati in una partita a scacchi nell’assemblea regale dei Kuru. Dhrtarastra, Bhismadeva, Dronacarya e altri anziani erano presenti, ma in un modo o nell’altro, Draupadi, la moglie dei Pandava fu scelta come posta in gioco. “Se perderete,” dissero i Kuru ai Pandava, “Draupadi non sarà piú vostra moglie.” Cosí, quando i Pàndava persero la partita, Karna e Duhsàsana s’impadronirono subito di lei. “Ora non appartieni piú ai tuoi mariti,” le dissero, “sei nostra proprietà. Possiamo farti quello che vogliamo.”

Un tempo Karna era stato insultato durante lo svayamvara di Draupadi. A quei tempi una principessa dotata di grandi qualità sceglieva il marito in una cerimonia detta svayamvara. Oggi in Occidente è naturale per qualsiasi ragazza scegliersi il marito che preferisce, sebbene per una ragazza comune ciò non sia positivo, ma anche a quei tempi una ragazza di straordinarie qualità, capace di scegliere un marito degno, aveva la possibilità di farlo. Tale possibilità era però limitata da determinate condizioni. Il padre di Draupadi, per esempio, aveva situato un pesce sul soffitto, e aveva stabilito che per poter sposare sua figlia, i principi pretendenti dovevano colpire con una freccia l’occhio del pesce, senza guardarlo direttamente, ma mirando al suo riflesso visibile in un recipiente d’acqua sul pavimento. Quando furono annunciate le condizioni, molti principi si fecero avanti per misurarsi nella gara, perché rispondere a una sfida è un principio d’onore per uno ksatriya, un valoroso capo.

Nell’assemblea dello svayamvara di Draupadi era presente anche Karna. In realtà, Draupadi aveva già deciso di sposare Arjuna, ma c’era Karna, e lei sapeva che se Karna avesse partecipato alla gara, Arjuna non avrebbe potuto vincere. A quel tempo non si sapeva che Kama era uno ksatriya. Egli era nato da Kunti prima del suo matrimonio, e la sua nascita era stata tenuta nascosta. Poiché era stato allevato da un falegname, Karna era considerato un sudra, un appartenente alla categoria piú bassa della società. Draupadi ne approfittò per dire; “In questa assemblea, soltanto gli ksatriya possono partecipare. Non voglio che un falegname venga qui a partecipare alla gara.” In questo modo Karna fu escluso.

Karna lo considerò un grave insulto, e quando Draupadi fu persa al gioco fu il primo a farsi avanti. Era l’amico piú intimo di Duryodhana e disse: “Ora vogliamo vedere le bellezze nascoste di Draupadi.” Benché fossero presenti nell’assemblea, gli anziani Dhrtarastra, Bhisma e Dronacarya non osarono protestare. Non protestarono dicendo: “Che succede? Volete spogliare una donna in quest’assemblea?” Per la loro mancata protesta furono definiti asat-sabhayah, un’assemblea di uomini incivili. Soltanto un uomo incivile può sentire il desiderio di vedere donne nude, benché oggi sia diventato di moda. Secondo la cultura vedica, una donna non può restare nuda se non dinanzi a suo marito. Perciò gli uomini che volevano vedere Draupadi nuda in quella grande riunione erano tutti mascalzoni. La parola sat significa “gentiluomo”, e asat “bruto”. Per questo Kuntidevi pregando dice a Sri Krsna: “Tu hai salvato Draupadi in quell’assemblea di bruti.” Quando i Kuru cercarono di strappare il sari a Draupadi per vederla nuda, Krsna allungò sempre piú il suo sari, in modo che non riuscissero a trovarne la fine. Allora, quando ormai nella sala si ammucchiavano cumuli di stoffa, stanchi morti, essi compresero che non sarebbero riusciti a denudarla. Capirono che era impossibile. Dapprima, Draupadi aveva cercato di trattenere il suo sari, ma che cosa poteva fare? Dopo tutto era solo una donna, e tutti i Kuru erano decisi a spogliarla. Allora piangendo si rivolse a Krsna; “Salva il mio onore,” diceva, mentre cercava ancora di difendersi trattenendo il sari. Poi pensò che era impossibile cercare di salvare il suo onore in quel modo, e cessò di lottare; alzando le braccia pregò. “Krsna, se Tu vuoi puoi salvarmi.” Allora il Signore rispose alle sue preghiere.

Non è dunque molto saggio cercare di salvarsi con i propri mezzi, la cosa migliore è dipendere soltanto da Krsna: “Krsna, puoi salvarmi o puoi uccidermi. Puoi fare ciò che vuoi.” Anche Bhaktivinoda Thakura dice:

manasa, deha, geha-yo kichu mora arpilun tuya pade, nanda-kisora

“Mio caro Signore, tutto ciò che possiedo lo offro a Te. E che cosa possiedo; ho questo corpo, questa mente, una piccola casa, mia moglie e i miei figli. Ma tutto ciò che ho, lo offro a Te.” Questa è la piena sottomissione.

Un devoto di Krsna offre tutto a Krsna senza riserve, e per questo è detto akincana. La parola kincana si riferisce a qualcosa che si tiene per sé, e akincana indica una persona che non tiene nulla per sé. Naturalmente, benché si debba raggiungere questo livello di sottomissione, nel mondo materiale non si devono imitare artificialmente coloro che sono pienamente arresi. Secondo l’esempio stabilito da Rupa Gosvami, di tutto ciò che possediamo dovremmo dare il cinquanta per cento a Krsna, il venticinque per cento ai parenti, che hanno pure diritto a qualcosa, e tenere il venticinque per cento in caso di emergenze personali. Prima di ritirarsi Rupa Gosvami divise il suo denaro in questo modo, anche se piú tardi spese tutto quello che aveva quando suo fratello Sanatana Gosvami, un altro grande devoto, fu arrestato. Questa è completa sottomissione. Similmente, Draupadi si sottomise senza riserve a Krsna, senza cercare di salvarsi, e fu solo allora che si manifestarono chilometri di stoffa e i Kuru non poterono vederla nuda.

Ma poi ci fu un’altra partita a scacchi: se i Pandava avessero perso, avrebbero dovuto andare nella foresta per dodici anni. Poi avrebbero dovuto rimanere in incognito per un anno, e qualora fossero stati scoperti, avrebbero dovuto passare nella foresta altri dodici anni. Poiché i Pandava persero anche questa volta, dovettero andare nella foresta per dodici anni, e per un anno dovettero vivere in incognito. Fu in quest’ultimo periodo che Arjuna vinse la mano di Uttara.

Tutti questi avvenimenti sono riportati nel libro noto come Mahabharata. La parola maha significa “grande” o “piú grande”, e bharata si riferisce all’India. I1 Mahabharata è dunque la storia della piú grande India. Talvolta questi racconti storici sono considerati mitologia, o una semplice finzione letteraria, ma questo è assurdo. Il Mahabhàrata e i Purana sono fatti storici, benché non seguano un ordine cronologico. Se la storia di un periodo di tale vastità fosse registrata cronologicamente, di quante pagine sarebbe composto il libro? Soltanto gli avveni­menti piú importanti sono stati scelti e riferiti nel Mahàbhàrata.

Nelle sue preghiere a Krsna Kunti descrive in che modo Egli salvò i Pandava sul campo di battaglia di Kuruksetra: Mrdhe mrdhe ‘neka-maharathastratah. Sul campo di battaglia di Kuruksetra erano riuniti grandissimi guerrieri, detti maha-ratha. Proprio come oggi gli uomini d’armi hanno titoli e gradi come capitano, comandante, colonnello e generale, un tempo i militari potevano essere eka-ratha, atà-ratha o mahà-ratha. La parola ratha significa “carro”. Se un guerriero era in grado di combattere contro un solo carro, era detto eka-ratha e se era capace di combattere contro migliaia di carri contempora­neamente era chiamato mahà-ratha. Tutti i generali sul campo di battaglia di Kuruksetra erano maha-ratha. Molti di loro sono menzionati nella Bhagavad-gita. Bhisma, Karna e Dronacarya erano particolarmente valorosi. Erano guerrieri cosí potenti che perfino Arjuna, che era un maha-ratha, davanti a loro non era nulla. Ma per la grazia di Krsna fu in grado di uccidere Karna, Bhisma, Dronacarya e gli altri, e di uscire vittorioso. Parlando con Sukadeva Gosvami, Maharaja Parìksit riferì anche questo. “Il campo di battaglia di Kuruksetra,” egli disse, “era proprio un oceano, e i guerrieri erano come un gran numero di feroci animali acquatici. Ma per grazia di Krsna, mio nonno, Arjuna, attraversò questo oceano molto facilmente.”

Questo punto è molto significativo. Possiamo anche avere molti nemici, molti e potenti combattenti schierati contro di noi, ma se restiamo sotto la protezione dì Krsna, nessuno potrà farci del male. Rakhe krsna mare ke mare krsna rakhe ke. “Se Krsna ti vuole proteggere, nessuno ti può uccidere, ma se Krsna ti vuole uccidere, nessuno ti può proteggere”. Supponiamo, per esempio che un uomo molto ricco soffra di qualche malattia. Potrà avere i medici migliori, tutto le medicine del mondo e ospedali pronti per lui, ma può morire ugualmente. Questo significa che Krsna ha deciso che quest’uomo deve morire. Tutto ciò a cui quell’uomo aveva pensato di ricorrere per proteggersi sarà inutile, se Krsna non vuole che viva. Il demone Ravana era molto potente, ma quando Krsna nella forma di Ramacandra decise di ucciderlo, nessuno poté proteggerlo. Ravana era un grande devoto di Siva e lo supplicava: “Ti prego, vieni a salvarmi da questo pericolo,” ma Siva non arrivò. Allora Parvati, la moglie di Siva, chiese a suo marito: “Ma che succede? È un tuo grande devoto e ti ha reso cosi grandi servizi; ora si trova in pericolo e ti chiede aiuto. Perché non vai ad aiutarlo?” Allora Siva rispose: “Mia cara Pàrvati, cosa posso fare? Non posso proteggerlo. Non mi è possibile. Che cosa vado a fare?” Così, sé Dio vuole uccidere qualcuno, nessuno può proteggerlo, e se Dio vuole proteggere qualcuno, nessuno può ucciderlo. Rakhe krsna mare ke mare krsna rakhe ke.

Kunti ora sta ricordando quante volte Krsna l’aveva salvata, insieme coi suoi figli. Questo è smaranam, pensare a Krsna: “Krsna, Tu sei così buono con noi che ci hai salvato da molti gravi pericoli. Senza di Te non avremmo avuto speranza:”

Infine, l’ultimo pericolo: il drauny-astra, l’arma di Asvatthama, il figlio di Drona. Asvatthama si era macchiato del crimine piú odioso uccidendo i cinque figli dei Pandava. Certo, nella battaglia di Kuruksetra si erano scontrati i componenti della stessa famiglia, e praticamente tutti erano rimasti uccisi, ma i cinque figli dei Pandava erano sopravvissuti. Asvatthama pensò quindi: “Se uccido questi cinque figli dei Pandava e porto le loro teste a Duryodhana, questi ne sarà molto soddisfatto.” Perciò, mentre i cinque ragazzi dormivano, andò a decapitarli, e portò le loro teste a Duryodhana. In quel momento Duryodhana era invalido. Aveva la spina dorsale spezzata ed era rimasto paraliz­zato. Asvatthama disse: “Caro Duryodhana, ti ho portato le teste dei cinque Pandava.” In un primo momento, Duryodhana si era rallegrato, ma volle controllare che si trattasse effet­tivamente della testa dei Pandava. Schiacciandole, si accorse che il cranio cedeva e disse: “Ma queste non sono le teste dei Pandava. Devono essere le teste dei loro figli.” Quando Asvatthama ammise che era cosí, Duryodhana perse i sensi e quando fu tornato in sé esclamò: “Tu hai ucciso tutte le nostre speranze. Avevo sperato che nella nostra famiglia sarebbero sopravvissuti almeno questi cinque ragazzi, ma ora tu li hai uccisi.” E morí lamentandosi per questo triste destino.

Poi Arjuna arrestò Asvatthama, e stava per ucciderlo. In realtà, era Krsna che aveva ordinato: “Uccidilo. Questo non è un brahmana, è meno di un sudra.” Ma Draupadi intervenne: “Io soffro per la morte dei miei figli, e questo disgraziato è il figlio del nostro guru-maharaja, Dronàcarya, che ha fatto tanto per noi. Se Asvatthama muore, la moglie di Dronacàrya, la nostra madre guru, sarà molto addolorata. Liberatelo, dunque, e lasciatelo andare.” Fu cosí che Arjuna liberò Asvatthama, il quale però volle vendicarsi degli insulti subiti lanciando un brahmàstra. Il brahmastra è molto simile a un’arma nucleare. Può raggiungere un bersaglio, dovunque si nasconda. Asvatthama sapeva che Pariksit, il figlio di Abhimanyu, era l’ultimo discendente della famiglia Kuru e si trovava ancora nel grembo di Uttara. Decise quindi di uccidere anche lui, in modo da annientare l’intera dinastia.

Quando l’arma fu lanciata, Uttara, la madre di Pariksit Maharaja, sentí che stava per perdere il bambino e si precipitò da Krsna supplicandoLo di salvarla. Coi Suo potere mistico, Krsna entrò allora nel grembo di Uttara e salvò il piccolo. Dopo la battaglia di Kuruksetra Pariksit Maharaja, che era ancora nell’utero della madre, era l’ultimo discendente dei Pandava, e a tempo debito, alla sua nascita, erano rimati solo i suoi nonni. Pariksit Maharaja era il figlio di Abhimanyu, figlio a sua volta di Arjuna e Subhadra, la sorella di Krsna. Quando Abhimanyu compí sedici anni, andò a combattere, e sette grandi generali unirono le loro forze per ucciderlo. Subhadra ebbe un solo nipote, Pariksit Mahàraja. Appena Pariksit fu cresciuto, i Pandava lasciarono la casa per ritirarsi sull’Himalaya e affi­darono a lui tutte le loro proprietà. Questa storia è riportata nel Mahabharata. I Pandava dovettero affrontare molte grandi disgrazie, ma in ogni circostanza essi si limitarono ad affidarsi a Krsna, e Krsna li salvò sempre. La risposta della regina Kunti a tante sfortune si trova nel verso seguente.

CAPITOLO 8

Benvenute le disgrazie

vipadah santu tah sasvat

tatra tatra jagad-guro

bhavato darsanam yat syad

apunar bhava-darsanam

“Vorrei che queste sventure ci colpissero ancora e ancora, in modo da poterci trovare sempre in Tua presenza, perché in Tua presenza si allontana definitivamente il ciclo di nascite e morti ripetute.”

(Srimad-Bhagavatam 1.8.25)

Generalmente, se hanno compiuto qualche attività virtuosa, le persone che soffrono, i bisognosi, le persone intelligenti e i curiosi adorano o cominciano ad adorare il Signore. Gli altri che ricorrono alle azioni colpevoli, a qualsiasi categoria appartengano, non possono avvicinare il Supremo, perché sono confusi dall’energia illusoria. Al sopraggiungere di una calamità, per una persona virtuosa non c’è alternativa che il rifugio dei piedi di loto del Signore. Ricordare costantemente i piedi di loto del Signore significa prepararsi alla liberazione dal ciclo di nascite e morti.

Perciò, anche quelle che sembrano calamità sono benvenute in quanto offrono l’opportunità di ricordare il Signore, il che significa liberazione.

Chi ha preso rifugio ai piedi di loto del Signore che sono considerati il vascello piú adatto per attraversare l’oceano dell’ignoranza, può raggiungere la liberazione con la stessa facilità con cui si scavalcano le impronte lasciate dagli zoccoli di un vitello. Queste persone sono destinate a vivere nella dimora del Signore, e non hanno nulla a che fare con un luogo dove a ogni passo c’è un pericolo.

Nella Bhagavad-gita il Signore conferma che questo mondo materiale è un posto pericoloso, pieno di disgrazie. Le persone meno intelligenti fanno molti piani per rimediare a queste calamità, senza sapere che esse costituiscono proprio la caratteristica di questo posto. Non hanno idea della dimora del Signore, che è piena di felicità e libera da ogni traccia di pericolo. Una persona di buon senso ha il dovere di non farsi turbare dalle calamità di questo mondo, che si verificheranno sicuramente in ogni circostanza. Anche in mezzo a ogni sorta di inevitabili disgrazie si deve avanzare sulla via della realizzazione spirituale, perché questa è la missione della vita umana. L’anima spirituale trascende tutte le calamità materiali: per questa ragione non sono considerate vere disgrazie. Un uomo può sognare di essere sbranato da una tigre, e piangere per la sua disgrazia, ma in realtà non c’è nessuna tigre e nessuna sofferenza: è soltanto un sogno. Similmente, tutte le calamità della vita equivalgono a sogni. Se una persona ha la fortuna di poter entrare in contatto col Signore attraverso il servizio devozionale, avrà ogni beneficio. Entrare in contatto col Signore con uno qualsiasi dei nove metodi di servizio devozionale è un passo avanti sulla via del ritorno a Dio, alla nostra dimora originale.

In questo verso cosí interessante è detto che vipadah, le calamità o i pericoli, sono positivi quando ci permettono di ricordare Krsna.

tat te ‘nukampam susamiksamano bhunjana evatma-krtam vipakam (S.B., 10. 14.8)

Come accoglie i pericoli il devoto? I pericoli ci saranno sempre, perché questo mondo materiale é pieno di pericoli, ma gli sciocchi che non lo sanno cercano di evitarli in mille modi. In questo modo lottano per la sopravvivenza. Ognuno sta cercando di diventare felice e di evitare il pericolo. Questa è la vita materiale. Ognuno sta cercando atyantikam sukham, la felicità definitiva. L’uomo che lavora pensa: “Voglio lavorare sodo adesso e mettere dei soldi in banca, cosí quando sarò vecchio mi godrò la vita senza dover lavorare.” Questa è l’intenzione segreta di ogni persona. Nessuno vuole lavorare. Appena una persona ha accumulato un po’ di denaro vuole ritirarsi dal lavoro e diventare felice. Ma ciò non è possibile. Nessuno può diventare felice in questo modo.

Qui Kuntidevi parla di apunar bhava-darsanam. Il prefisso a indica una negazione, e punar bhava significa “ciclo ripetuto di nascite e morti”. Il vero pericolo é il ripetersi della nascita e della morte. È a questo che bisogna mettere fine.

Il mondo materiale è pieno di pericoli (padam padam yad vipadàm). É possibile, per esempio, viaggiare sull’oceano con una nave molto robusta, ma non si sarà mai veramente al sicuro; perché in mare il pericolo può arrivare da un momento all’altro. Il Titanic era considerato una nave molto sicura, ma affondò al suo primo viaggio, e molti personaggi importanti persero la vita. Il pericolo c’è sempre e comunque perché ci troviamo in una posizione pericolosa. Questo mondo materiale è in sé stesso pericoloso. Dobbiamo quindi cercare di attraversare questo oceano di pericoli al più presto. Finché siamo in mare ci troviamo in pericolo, per quanto la nostra nave sia robusta. E’ un fatto. Tuttavia, non dovremmo farci turbare dalle onde; anzi, dobbiamo cercare di attraversare velocemente e raggiungere l’altra sponda. Questa dovrebbe essere la nostra unica preoccupazione.

Finché ci troviamo nel mondo materiale, i pericoli saranno sempre presenti, perché questo è un luogo di disgrazie, ma anche in mezzo alle disgrazie dovremmo preoccuparci di sviluppare la nostra coscienza di Krsna in modo da poter tornare a Krsna, nella nostra dimora originale, dopo aver lasciato il corpo.

Sul campo di battaglia di Kuruksetra Arjuna disse a Krsna: “Tutto ciò che dici è giusto. Io non sono questo corpo. Sono un’anima spirituale, e cosí è anche per tutti gli altri. Perciò, quando il corpo è distrutto, l’anima continuerà a esistere. Tuttavia, quando vedo morire mio figlio o mio nonno, e sono io a ucciderli, come può bastarmi per trovare sollievo il fatto di sapere che non stanno morendo, ma solo cambiando corpo? Sono abituato a pensare a loro con affetto, in relazione al loro corpo, perciò è normale che ci sia del dolore.”

Krsna non negava gli argomenti di Arjuna. “Si,” rispose. “È vero. Poiché ti identifichi col corpo, sei costretto a soffrire. Allora devi soltanto tollerare, ecco tutto. Non c’è altro rimedio.” Come è riferito nella Bhagavad-gita (2.14), Sri Krsna disse ad Arjuna:

matra-sparsas tu kaunteya

sitosna-kukha-duhkha-dah

àgamapayino ‘nityas

tams titiksasva bharata

“O figlio di Kunti, la comparsa effimera del caldo e del freddo, della gioia e del dolore, e la loro scomparsa nel tempo, sono come il susseguirsi dell’estate e dell’inverno. Hanno origine dalla percezione dei sensi, o discendente di Bharata, e bisogna imparare a tollerarli senza esserne disturbati.”

Talvolta in America fa molto freddo la mattina, e questo può rendere difficile fare il bagno appena alzati, ma ciò significa che un devoto interromperà le sue abluzioni prescritte? No. Anche se fa freddo, deve fare il bagno come il solito. Bisogna compiere il proprio dovere, anche se è spiacevole. Questo è tapasya, austerità. Tapasya significa che dobbiamo continuare il nostro impegno nella coscienza di Krsna nonostante i pericoli e le calamità di questo mondo. Questo è definito tapasya, ossia il fatto di accettare volontariamente le difficoltà della vita.

Talvolta persone che hanno scelto di sottoporsi a rigidi voti di tapasya accenderanno un cerchio di fuoco attorno a sé e si siederanno nel mezzo di quel cerchio sotto il cocente sole estivo per meditare. Similmente, durante l’intenso freddo invernale s’immergeranno nell’acqua fino al collo per meditare. Queste regole sono prescrizioni del tapasya piú rigido, ma Sri Caitanya Mahaprabhu non ci ha lasciato queste prescrizioni, anzi ci ha proposto un programma malto attraente: cantare, danzare e gustare il prasàda, il cibo prima offerto a Sri Krsna. Tuttavia, abbiamo ancora delle difficoltà. Siamo cosí degradati che non riusciamo ad accettare neppure questo tapasya. Benché questo tipo di tapasya sia molto facile da compiere e piacevole (susukham kartum avyayam), non ne siamo attratti. Talvolta, preferiamo marcire per la strada. Alcuni preferiscono bere, avere rapporti sessuali e vivere per la strada. Che passiamo fare?

Il movimento per la coscienza di Krsna sta offrendo ogni opportunità in modo che la gente possa venire qui a cantare, a danzare, a vivere tranquillamente, a prendere il krsna-prasada e a essere felice, ma la gente stenta ad accettare. Questa si chiama sfortuna. Perciò Sri Caitanya Mahaprabhu, descrivendo la gente di quest’era, diceva: “Sono cosí sfortunato che non ho alcun attaccamento per il canto del mantra Hare Krsna.” Sri Caitanya pregava:

nammam akari bahudha nija-sarva-saktis

tatrarpita niyamitah smarana na kalah

etadrsi tava krpa bhagavan mamapi

durdaivam idrsam ihajani nanuragah

(Siksastaka 2)

Krsna, il santo nome di Dio, possiede ogni potenza, diceva Sri Caitanya: Poiché Krsna ha potenze illimitate, anche nel santo nome di Krsna ci sono illimitate potenze. Krsna ha migliaia o milioni di nomi, e tra questi Krsna è il piú importante, e non ci sono rigide regale per cantarlo. Non c’è un momento stabilito per cantare. Può essere recitato in qualsiasi momento. Il nome di Krsna inoltre, è identico a Krsna stesso. Perciò il santo nome di Krsna è Krsna stesso.

Non dovremmo pensare che Krsna viva soltanto nella Sua dimora, a Goloka Vrndavana, e che il Suo nome sia differente da, Lui. Certamente, nel mondo materiale, nella concezione materiale della vita, un nome è differente dalla realtà che rappresenta, ma nel mondo assoluto non esistono differenze. Il nome di Krsna è potente quanto Krsna stesso. Noi abbiamo una lingua, e se la usiamo per cantare Hare Krsna, entreremo direttamente in contatto con Krsna, perché il nome Krsna e la persona Krsna non sono differenti l’uno dall’altro. Possiamo pensare che Krsna è infinitamente lontano, ma in realtà Krsna è dentro di noi. È molto lontano, ma simultaneamente è il piú vicino. Tuttavia, anche se pensiamo che Krsna è molto, molto lontano, il Suo nome è presente. Possiamo cantare Hare Krsna, e Krsna sarà immediatamente con noi. Krsna può essere avvicinato cosí facilmente, perché non ci sono regole fisse e difficili. Possiamo cantare il Suo nome in qualsiasi momento, e Krsna immediatamente sarà con noi. Quanto è grande la misericordia di Krsna!

Perciò Caitanya Mahaprabhu dice, etadrsi tava krpa bhagavan mamapi durdaivam idrsam ihajani nanuragah: “Mio caro Signore, mi hai dato tutte le piú generose facilitazioni per entrare in contatto con Te, ma Io sono cosí sfortunato che non Mi sento attratto da queste cose. Sono attaccato a tante altre cose, ma non a cantare Hare Krsna. Questa è la Mia sfortuna.” Krsna è cosí magnanimo che Si presenta dinanzi a noi nella vibrazione trascendentale del Suo nome, che è dotato di tutte le potenze di Krsna stesso, e se rimaniamo a contatto con questo nome otterremo tutti i benefici delle benedizioni di Krsna. Eppure, non sentiamo il desiderio di cantare il mantra Hare Krsna. Questa è la nostra sfortuna.

Un devoto, comunque, non è mai turbato dai pericoli, dalle avversità o dalle disgrazie, anzi, le accoglie serenamente. Essendo un’anima arresa, sa che sia i pericoli sia le feste sono entrambi differenti manifestazioni di Krsna, che è assoluto. Negli sastra, nelle Scritture vediche, è detto che religione e irreligione, che pure sono completamente antitetiche, non sono altro che la parte anteriore e la parte posteriore di Dio. C’è forse qualche differenza tra la parte anteriore e la parte posteriore di Dio? Poiché Dio è assoluto, il devoto non è mai turbato, nell’opulenza o nel pericolo, sapendo che entrambi sono Krsna.

Quando un devoto è in pericolo pensa: “Ora Krsna è apparso davanti a me nella forma del pericolo.” Nella forma di Nrsimhadeva, il Signore rappresentava un grande pericolo per il demone Hiranyakasipu, ma quello stesso Nrsimhadeva era l’amico supremo per il devoto Prahlàda Maharaja. Dio non è mai un pericolo per il devoto, e il devoto non ha mai paura dei pericoli perché ha fiducia in Dio, e sa che il pericolo non è che un altro aspetto di Dio. “Perché dovrei avere paura?” pensa il devoto, “Sono arreso a Lui.”

Per questa ragione Kuntidevi dice, vipadah santu: “Ben vengano le calamità.” Vipadah santu tah sasvat: “Che queste calamità avvengano ancora.” Poiché sa come ricordare Krsna nei momenti di pericolo, accetta volentieri il pericolo. “Mio caro Signore;” dice, “ben vengano i pericoli, perché quando arrivano i pericoli riesco a ricordarmi di Te:” Mentre il padre di Prahlada Maharaja lo stava mettendo in grave difficoltà, Prahlada pensava sempre a Krsna. Cosí, quando ci troviamo in pericolo, e questo pericolo ci offre la spinta per ricordare Krsna, dovremmo accoglierlo con gioia: “Ecco un’opportunità di ricordare Krsna!” Perché con gioia? Perché vedere Krsna o ricordare Krsna significa progredire nella vita spirituale, in modo da non dover essere piú costretti ad affrontare tali pericoli nel futuro. Tyaktva deham punar janma naiti mam eti so ‘rjuna (B.g.; 4.9). Se si progredisce nella coscienza di Krsna, dopo aver lasciato il corpo (tyaktva deham) non si dovrà più rinascere in questo mondo materiale (punar janma naití). Questo è ciò che dovremmo desiderare.

Supponiamo che in questo momento io mi trovi molto bene. Il mio corpo può stare bene, ma arriverà la morte e poi una nuova nascita. Se dopo aver lasciato questo corpo dovessi assumere un corpo di cane o di gatto, quale significato avrebbe il mio attuale benessere? La morte è sicura, e dopo la morte bisogna accettare per forza un altro corpo. Forse non sappiamo che forma corporea ci sarà assegnata, ma ci sono gli sastra, le Scritture vediche, che ce lo possono spiegare. Gli sastra affermano che a seconda della nostra particolare mentalità ci verrà offerta una particolare forma corporea. Forse ora mi trovo in una situazione comoda, ma se continuo a mantenere una mentalità da cane, forse nella prossima vita avrò un corpo da cane. Che valore ha quindi la mia confortevole posizione attuale? Potrò rimanere tranquillo per venti anni, trenta, cinquanta, al massimo cent’anni, ma se al momento di lasciare il corpo la mia mentalità mi farà diventare un gatto, un cane o un topo, a che mi saranno servite tutte le mie comodità; la gente però non ci pensa. Oggi, in modo particolare, ognuno pensa: “Vivo comodamente. Ho denaro a sufficienza e proprietà. Dispongo di tutti gli agi e di cibo a volontà. Quando questo corpo finirà non dovrò piú rinascere, perciò finché devo vivere, voglio godermi la vita.” Questa è la filosofia edonistica dei nostri giorni, ma, non corrisponde alla realtà.

Kunti, invece, è consapevole della nascita e della morte e si preoccupa di evitare il loro ripetersi, come indica l’espressione apunar bhava-darsanam. Chi vede sempre Krsna è situato nella coscienza di Krsna, perché coscienza di Krsna significa pensare sempre a Krsna. La coscienza dev’essere sempre assorta nel pensiero di Krsna. É per questa ragione che il maestro spirituale assegna impegni diversi ai devoti nella coscienza di Krsna. Sotto la guida del maestro spirituale, per esempio, il devoto può vendere libri in piena coscienza di Krsna, ma non sarebbe una buona idea se il devoto pensasse di poter usare l’energia utilizzata nella vendita dei libri per vendere invece dei gioielli. In tal caso, non sarebbe altro che un gioielliere. Dobbiamo stare molto attenti a non deviare dalla coscienza di Krsna. Anche se nella coscienza di Krsna ci fosse pericolo o sofferenza, dovremmo tollerare. Dovremmo accogliere questi pericoli perfino con gioia, e dovremmo lodare Krsna per la Sua misericordia.

E come pregarLo? Tat te ‘nukampam susamìksamanah: “Mio caro Signore, è per la Tua grande misericordia che mi trovo in questa situazione pericolosa.” Questo é il punto di vista del devoto. Non considera il pericolo come un vero pericolo, anzi lo considera misericordia di Krsna. Che specie di misericordia? Bhunjana evatma-krtam vipakam: “A causa delle mie attività passate, avrei dovuto soffrire molto, ma Tu, o Signore, allevii queste sofferenze, e me ne mandi solo una piccola parte.” In altre parole, per la grazia di Krsna, il devoto riceve solo una punizione parziale.

Talvolta, il tribunale può condannare un uomo importante, e il giudice può decidere di fargli pagare una grossa multa. Ma può anche dirgli: “Va bene, dai qualche centesimo” Anche questa è una punizione, ma ridotta al minimo. Similmente, noi dobbiamo soffrire per le nostre cattive azioni passate. È un fatto, e non possiamo evitarlo. Ma, karmani nirdahati kintu ca bhakti-bhajam (Brahma-samhita 5.54): le sofferenze di coloro che s’impegnano nel servizio devozionale nella coscienza di Krsna sono ridotte al minimo. Forse secondo il nostro destino avremmo dovuto essere uccisi, ma invece di morire accoltellati, ci capiterà di farci un taglio su un dito. In questo modo, per coloro che s’impegnano nel servizio di devozione, le reazioni delle attività passate vengono ridotte al minimo. Sri Krsna assicura ai Suoi devoti, aham tvam sarva papebhyo moksayisyami: “Io ti proteggerò dalle reazioni del peccato.” Cosí, anche se un devoto ha dietro di sé un passato di gravi attività criminali, invece di essere ucciso se la potrà cavare soltanto con un taglio su un dito. Perché dunque il devoto dovrebbe avere paura del pericolo?

Dovremmo dipendere soltanto dalla coscienza di Krsna, perché se viviamo in modo cosciente di Krsna in ogni circostanza, non torneremo piú in questo mondo materiale (apunar bhava­darsanam). Se continueremo a pensare a Krsna, a vedere Krsna, a leggere ciò che parla di Krsna, ad agire per Krsna, e in un modo o nell’altro a rimanere nella coscienza di Krsna, otterremo tale beneficio da non dover essere piú costretti a rinascere nel mondo materiale. Questi sono veri benefici. Se invece ci procureremo una vita piú confortevole mediante altri impegni di ordine materiale, dimenticheremo Krsna e dovremo rinascere di nuovo, – che beneficio ne avremo? Dovremmo stare molto attenti a questo proposito. Dovremmo agire in modo tale che la nostra coscienza di Krsna non possa venire disturbata in nessuna circostanza, neppure nelle piú grandi sofferenze. Questo è l’insegnamento di Kuntidevi.

Prima di vincere la guerra di Kuruksetra, tutti i Pandava dovettero affrontare moltissimi pericoli che sono stati descritti nei versi precedenti. Furono avvelenati, chiusi in una casa di lacca che fu data alle fiamme, e dovettero perfino affrontare grandi demoni e cannibali. Benché avessero perso il regno, la moglie, il prestigio, e fossero stati esiliati nella foresta, nel corso di tutti questi pericoli Krsna era con loro. Quando i Kaurava cercarono di denudare Draupadi, Krsna era là a proteggere il suo onore fornendo alla stoffa del suo sari una lunghezza illimitata. Krsna era sempre con loro.

Perciò, quando i Pandava andarono a trovare l’anziano Bhismadeva sul suo letto di morte, Bhismadeva si mise a piangere. “Questi ragazzi, i miei nipoti, sono tutti molto virtuosi”, disse: “Maharaja Yudhisthira, il maggiore, è la persona piú virtuosa del mondo. È perfino chiamato Dharma­raja, il re della religione. Bhima e Arjuna sono entrambi devoti, e sono eroi cosí potenti che possono uccidere migliaia di guerrieri, La loro sposa, Draupadi, è la dea della fortuna in persona, e si dice che dovunque lei si trovi, il cibo non mancherà mai. Così tutti insieme sono una famiglia straordinaria, e per di piú Sri Krsna non li lascia mai. Eppure, anche loro stanno soffrendo.” Cosí scoppiò in lacrime dicendo: “Non capisco quale sia il piano di Krsna perché anche dei devoti così virtuosi stanno soffrendo.”

Non dovremmo quindi pensare: “poiché sono diventato devoto non dovrò piú affrontare pericoli o sofferenze.” Prahlada Maharaja dovette soffrire molto, e la stessa cosa accadde ad altri devoti, come i Pandava o Haridasa Thakura., Noi però non dovremmo essere turbati da queste sofferenze. Dobbiamo avere una fede ferma, e la ferma convinzione che Krsna è con noi e ci proteggerà. Non cercate un altro rifugio che non sia Krsna. Rivolgetevi sempre a Krsna.

Nella Bhagavad-gita Sri Krsna dice, kaunteya pratijanihi na me bhaktah pranasyati: “Mio caro Arjuna, dichiaralo pure al mondo, i1 Mio devoto non perirà mai”. Ora ci si potrebbe chiedere, perché Krsna dice ad Arjuna di fare questa dichiarazione? Perché non lo dichiarò Lui stesso? La risposta è che se Krsna stesso avesse fatto questa dichiarazione, sarebbero potuti rimanere dei dubbi. Infatti, mentre talvolta Krsna rompe la Sua promessa, la promessa di un devoto non è mai vana. Questa è la preoccupazione di Krsna. “Il Mio devoto ha, fatto questa dichiarazione, e Io devo assicurarMi che la sua parola sia mantenuta.” Krsna Si comporta cosí per affetto verso i1 Suo devoto. Perciò Sri Krsna disse: “Dichiaralo tu. Se lo dicessi Io, forse qualcuno non Mi crederebbe, ma se lo dici tu, tutti ti crederanno perché sei un devoto”.

Anche se Krsna talvolta viene meno alla Sua parala, vuole assicurarSi che le promesse del Suo devoto vengano mantenute.

Dobbiamo dunque dedicarci alla coscienza di Krsna e restarle fedele in ogni circostanza, anche nei piú grandi pericoli. Dobbiamo mantenere la nostra fede nei piedi di loto di Krsna, e allora non ci sarà alcun pericolo.

CAPITOLO 9

Per alleviare la febbre dell’illusione

janmaisvarya-sruta-sribhir

edhamana-madah puman

naivarhati abhidhatum vai

tvam akincana-gocaram

“È facile raggiungerTi, o Signore, ma soltanto per l’uomo disilluso dalla materia. Chi invece segue il sentiero della prosperità materiale, inebriato dall’ambizione. di una nascita nobile, da vaste ricchezze, da un’educazione elevata e da un aspetto fisico affascinante, rimane incapace di rivolgersi a Tua Grazia con sincerità.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.26-

Prosperità materiale significa essere nati in una famiglia aristocratica, possedere grandi ricchezze, una vasta cultura e una notevole bellezza personale. Tutti i materialisti impazziscono per queste opulenze materiali, e pensano che in ciò consista il progresso della civiltà. In realtà, invece, chi è dotato di `questi beni materiali si gonfia di vano orgoglio, inebriato com’è da questi beni temporanei. Ne consegue che queste persone tronfie dei loro possessi materiali sono incapaci di pronunciare il nome del Signore rivolgendosi a Lui con sincerità, “O Govinda, o Krsna”. E’ detto negli sastra che pronunciando una sola volta il santo nome del Signore, ci si libera da una quantità di peccati così grande da non poter neppure essere commessa. Questo è il potere contenuto nella vibrazione sonora del santo nome del Signore. Questa affermazione non è affatto esagerata. II santo nome del Signore possiede veramente questa poderosa potenza, senza alcuna esagerazione, ma si deve anche tener conto della qualità nel pronunciare tale vibrazione sonora. Essa dipende dalla qualità dei sentimento. Una persona disperata può pronunciare con sincerità il santo nome del Signore, mentre chi pronuncia il santo nome in una situazione di grande soddisfazione materiale non può essere altrettanto sincero. Una persona inorgoglita dalla materia può occasionalmente pronunciare il santo nome del Signore, ma la sua espressione è senza dubbio carente per qualità. Per questa ragione i quattro princípi dell’ avanzamento materiale, cioè, 1) una discendenza aristocratica, 2) grandi ricchezze, 3) una vasta cultura e 4) la bellezza, sono, per così dire, impedimenti per progredire sulla via della realizzazione spirituale. La copertura materiale dell’anima spirituale pura é un sintomo esterno, come la febbre è il sintomo esterno di un corpo malato. Generalmente, la cura consiste nel far decrescere la temperatura, non nel farla aumentare con un trattamento sbagliato. Talvolta vediamo che persone spiritualmente elevate si trovano in condizioni di povertà materiale. Questo non ci deve scoraggiare. D’altra parte, questa povertà è un buon segno, come è un buon segno l’abbassamento della temperatura. Il principio dovrebbe consistere nel far decrescere il livello di ebbrezza materiale ché porta a illudersi sempre piú sullo scapo della vita. Le persone che sono soggette all’illusione grossolana non sono adatte per entrare nel regno di Dio.

In un certo senso, naturalmente, le opulenze materiali sono una grazia di Dio. Il fatto di nascere in una famiglia aristocratica o in una nazione come l’America, oppure in Occidente, di essere molto ricchi ed elevati per conoscenza é cultura, o di essere dotati di bellezza è il risultato di attività virtuose. A differenza del povero, un ricco attrae l’attenzione altrui. Un uomo colto attrae l’attenzione, mentre nessuno bada a uno sciocco. Dal punto di vista materiale, quindi, queste opulenze sono un grande beneficio. Tuttavia, quando una persona possiede queste opulenze materiali può esserne inebriata: “Ah, ma io sano un uomo ricco. Sono un uomo colto. Sono ricco.”

Una persona in preda ai fumi dell’alcol può pensare di volare nel cielo o di trovarsi in paradiso. Questi sono gli effetti dell’ ebbrezza. Ma una persona ebbra non sa che tutti questi sogni sono limitati dal tempo e dovranno finire. Poiché è inconsapevole della breve durata di questi sogni, è definita un’illusa. Similmente, è ebbra chi pensa: “Sono molto ricco, colto e bello, e sano nato in una famiglia nobile, in una grande nazione”. Va bene, ma quanto dureranno tutti questi vantaggi? Prendiamo un americano, ricco, bello e colto. Nonostante il suo orgoglio, quanto durerà la sua ebbrezza? Svanirà con la fine del corpo, come i vaneggiamenti di un alcolizzato.

Questi sogni si svolgano a livello mentale, il livello dell’ egoismo che è relativo al corpo. Ma noi non siamo il corpo. Il corpo grossolano e il corpo sottile non sono il nostro vero sé. Il corpo grossolano è fatto di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, e il corpo sottile è fatto di mente, intelligenza e falso ego. L’essere vivente invece trascende questi otto elementi, che sono descritti nella Bhagavad-gita come l’energia inferiore di Dio.

Anche una persona mentalmente molto avanzata è inconsa­pevole di essere soggetta all’influsso dell’energia inferiore, proprio come una persona ebbra non si rende conto delle condizioni in cui si trova. L’opulenza é quindi una specie d’intos­sicazione. Siamo già ebbri, e l’attuale civiltà mira ad accrescere la nostra ebbrezza. In realtà, dovremmo liberarci da questa intossicazione, ma la civiltà moderna mira ad accrescerla, e a renderci sempre piú ebbri, tanto da farci scivolare verso l’inferno.

Come Kuntidevi afferma, le persone che sono vittime di questa intossicazione non sono in grado di rivolgersi sinceramente al Signore. Non possono esclamare con sentimento sincero, jaya radha-madhava: “Tutte le glorie a Radha e Krsna!”

Hanno perduto i loro sentimenti spirituali. Non possono rivolgersi al Signore con sentimento perché sono privi di conoscenza: “Ah, ma Dio va bene per i poveri,” pensano. ‘I poveri non hanno abbastanza da mangiare, quindi vanno in chiesa e pregano: `Signore, dacci il nostro pane quotidiano.’ Ma io ho pane a sufficienza. Perché dovrei andare in chiesa?” Questa è la loro opinione.

Attualmente, a causa della prosperità materiale, nessuno s’interessa piú di andare in chiesa o nei templi. “Ma che assurdità sono, queste?” pensa la gente. “Perché dovrei andare in chiesa a pregare per il pane? Svilupperemo l’economia, e ci sarà pane a sufficienza.” Soprattutto nei paesi a regime comunista predomina questa mentalità. I fautori del regime vanno nei villaggi a fare propaganda e chiedono alla gente di andare in chiesa a pregare per il pane. Cosí le persone innocenti pregano come il solito: “Signore, dacci il nostro pane quotidiano.” Quando escono dalla chiesa però si sentono chiedere: “Avete ricevuto il pane?”

E quando la gente risponde di no, dicono: “Va bene. Adesso chiedetelo a noi.”

E la gente dice: “Amici comunisti, dateci il pane.” Naturalmente, gli amici comunisti hanno portato camion pieni di pane, e dicono: “Prendetene pure quanto ne volete. Allora, chi è meglio, Dio o i comunisti?”

Allora ingenuamente la gente risponde: “Sí, voi siete meglio.” Non hanno l’intelligenza per ribattere: “Mascalzoni, dove avete preso questo pane? L’avete prodotto in fabbrica? Le vostre fabbriche possono produrre cereali?” Poiché sono tutti súdra (persone di poca intelligenza), nessuno fa queste domande. Un brahmana invece, una persona intelligente, chiederà immediata­mente: “Farabutti, diteci da dove proviene questo pane! Non potete fabbricare il pane. Non avete fatto altro che prendere il frumento che Dio vi ha dato, e l’avete trasformato, ma questo non significa che l’abbiate creato voi.”

Il fatto di limitarsi a trasformare una sostanza in un’altra non ci rende proprietari del prodotto finale: Se, per esempio, dò a un falegname del legno, gli arnesi, una paga, e lui costruisce un bell’armadio, chi sarà il proprietario dell’armadio, il falegname o io che gli ho fornito il materiale? Il falegname non può dire: “Io ho trasformato quel legno in questo bell’armadio, perciò l’armadio è mio.” Similmente, dovremmo dire agli atei:

“Farabutti, chi vi ha fornito gli ingredienti del vostro pane? Vengono tutti da Krsna. Nella Bhagavad-gita Krsna dice: `Tutti gli elementi di questa creazione materiale sono Mia proprietà.’ Non siete stati voi a creare il mare, la terra, il cielo, il fuoco o l’aria. Non sono creazioni vostre. Voi potete solo mischiare e trasformare questi ingredienti materiali. Potete prendere dell’ argilla e dell’acqua dal mare, mescolarle e metterle nel fuoco per costruire mattoni, poi potete mettere questi mattoni una sopra l’altro per costruire un grattacielo e dire che il grattacielo vi appartiene. Ma da dove avete preso gli ingredienti, i materiali per il grattacielo, farabutti? Avete rubato ciò che appartiene a Dio, e ora pretendete di esserne i proprietari.” Questa è conoscenza.

Sfortunatamente, una persona ebbra non è in grado di capire. Pensa: “Abbiamo preso questa terra d’America ai Pellerossa, e ora ci appartiene.” Non si rendono conto di essere ladri. La Bhagavad-gita afferma chiaramente che chi s’impadronisce di ciò che appartiene a Dio è un ladro (stena eva sah).

I devoti di Krsna, quindi, hanno la loro forma speciale di comunismo. Secondo il comunismo della coscienza di Krsna, tutta appartiene a Dio. Come i comunisti della Russia e della Cina pensano che tutto appartenga allo Stato, così noi affermiamo che tutto appartiene a Dio. Si tratta soltanto di un’estensione della medesima filosofia, e non c’è bisogno di molta intelligenza per capirlo. Come si può pensare che 1a nostra nazione appartenga soltanto a un ristretto numero di persone? In realtà, si tratta della proprietà di Dio, e ogni essere vivente ha il diritto di usare questa proprietà, perché tutti gli esseri sono figli di Dio, che è il padre supremo. Nella Bhagavad-gita (14.4) Sri Krsna afferma, sarva-yonisu kaunteya… aham bija-pradah pila: “Di tutti gli esseri Io sono il padre, che dà il seme. In qualsiasi forma si trovino, tutti gli esseri viventi sono Miei figli.”

Noi esseri individuali siamo tutti figli di Dio, ma l’abbiamo dimenticato, e per questa ragione stiamo lottando. In una famiglia felice tutti i figli sanno: “È nostro padre che ci fornisce il cibo. Siamo fratelli, perché dunque dovremmo combatterci?” Similmente, se diventiamo coscienti di Dio, coscienti di Krsna, ogni lotta nel mondo avrà fine. “Sono americano”, “sano indiano”, “sono russo”, “sono cinese” -tutte queste designazioni senza senso avranno fine. Il movimento per la coscienza di Krsna ha un tale potere di purificazione che non appena si diventa coscienti di Krsna, ogni lotta politica e nazionalistica finisce immediatamente perché si torna alla vera coscienza e si comprende che tutto appartiene a Dio. Tutti i figli nella famiglia hanno lo stesso diritto di accettare i doni del padre. Similmente, se tutti sono parte di Dio, se tutti sono figli di Dio, allora a tutti dev’essere riconosciuto il diritto di usare la proprietà del padre. Questo diritto non si limita agli esseri umani; anzi, secondo la Bhagavad- gita, questo diritto si estende a tutti gli esseri, siano essi situati in corpi di uomo o di animale, siano alberi, uccelli, belve, insetti o qualsiasi altra cosa. Questa è coscienza di Krsna.

Nella coscienza di Krsna non si pensa: “Mio fratello è buono, io sono buono, ma tutti gli altri sono cattivi”. Noi respingiamo questa mentalità ristretta e contorta. Nella coscienza di Krsna, invece, tutti gli esseri viventi sono considerati in modo equanime. È affermato nella Bhagavad-gita (5.18):

vidya-vinaya-sampanne

brahmane gavi hastini

suni caiva svapake ca

panditah sama-darsinah

“L’umile saggio, illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l’elefante, il cane e il mangiatore di cani (paria)”.

Un pandita, un vero erudito, vede tutti gli esseri situati al medesimo livello. Poiché il vaisnava, il devoto, è un erudito, è anche compassionevole (lokànam hita-kàrinau) e può agire in modo tale da beneficiare veramente l’umanità. Un vaisnava considera, e vede in realtà che tutti gli esseri viventi sono parti di Dio, e che in un modo o nell’altro sono caduti in questo mondo materiale assumendo differenti forme corporee, sulla base del differente karma.

I veri eruditi (panditah) non fanno discriminazioni. Non dicono: “Questo è un animale, perciò possiamo mandarlo al macello in modo che un essere umano possa mangiarlo.” No. Perché macellare gli animali? Una persona veramente cosciente di Krsna è buona con tutti. Perciò, un principio della nostra filosofia è “non mangiare carne”. Certo, la gente avrà difficoltà ad accettarlo. Dirà: “Ma che assurdità é questa? La carne è il nastro cibo. Perché non dovremmo mangiarla?” Poiché sono farabutti e intossicati (edhamana-madah), non ascolteranno la realtà dei fatti. Tuttavia, pensate per un attimo: se un povero giace indifeso per 1a strada, sono forse autorizzato a ucciderlo? Lo Stato mi scuserà? Potrei dire: “Ma ho ucciso soltanto un poveraccio. La società non aveva bisogno di lui. Perché dovrebbe vivere una persona simile?” Il tribunale mi scuserebbe? Le autorità mi direbbero: “Hai fatto proprio un bel lavoro?” No. Anche il povero è cittadino dello Stato, e lo Stato non può permettere che venga ucciso. E allora perché non espandere questa filosofia? Anche gli alberi, gli uccelli e gli altri animali sono creature di Dio, figli di Dio. Chi li uccide è colpevole quanto chi uccide un barbone per strada. Agli occhi di Dio, o anche agli occhi di un saggio, non esiste differenza tra povero e ricco, tra nero e bianco. Ogni essere vivente è parte di Dio. E il vaisnava, che ne è consapevole, è l’unico vero benefattore di tutti gli esseri viventi.

Un vaisnava cerca di elevare tutti gli esseri al livello della coscienza di Krsna. Il vaisnava non considera: “Questo è un indiano, e questo è un americano”. Un giorno mi hanno chiesto: “Perché sei venuto in America?” Perché non avrei dovuto? Io sono un servitore di Dio, e questa è il regno di Dio; perché non sarei dovuto venire? Cercare di ostacolare i movimenti di un devoto è innaturale, e chi lo fa commette un’azione colpevole. Come un agente di polizia può entrare di diritto in ogni casa senza commettere reato, e il servitore ha il diritto di recarsi in qualsiasi parte della proprietà del padrone, cosí il servitore di Dio ha il diritto di andare in qualsiasi luogo perché tutto appartiene a Dio. Dobbiamo considerare le case in questo modo, cosi come sono in realtà. Questa è coscienza di Krsna.

Ora, Kuntidevi spiega che le persone ansiose di accrescere la propria ebbrezza non possono diventare coscienti di Krsna. Una persona completamente ebbra può dire assurdità, e le si può dire: “Fratello, stai dicendo delle sciocchezze. Guarda, questo è tuo padre e questa è tua madre.” Ma poiché è ubriaco, non capirà e non si preoccuperà nemmeno di capire. Similmente, se un devoto cerca di far capire a un materialista inebriato dal suo orgoglio: “Questo è Dio”, quel disgraziato non cercherà neppure di capire.

Per questa ragione Kuntidevi dice: tvam akincana-gocaram, indicando che è un notevole vantaggio essere liberi dall’ebbrezza causata da una nascita nobile, dall’opulenza, dalla cultura e dalla bellezza.

In ogni caso, quando si diventa coscienti di Krsna, questi stessi beni materiali possono essere usati per il servizio offerto a Krsna. Gli americani che hanno aderito al movimento per la coscienza di Krsna, per esempio, erano inebriati materialmente prima di diventare devoti, ma ora che hanno superato lo stadio dell’ebbrezza, quei vantaggi materiali di cui godevano sono diventati vantaggi spirituali, che possono favorire il loro servizio a Krsna. Quando, per esempio, questi devoti americani vanno in India, gli Indiani si stupiscono molto nel vedere che questi americani sono diventati cosí pazzi per Dio. Molti Indiani si sforzano di imitare il modo di vivere dei materialisti dell’Occidente, ma quando vedono gli Americani che danzano nella coscienza di Krsna, comprendono che si tratta di qualcosa di veramente degno che dev’essere seguito.

Tutto può essere usato al servizio di Krsna. Se rimaniamo inebriati, e non usiamo quindi i nostri beni materiali per il servizio a Krsna, tali beni non avranno molto valore, ma diventeranno estremamente preziosi se potremo usarli al servizio di Krsna. Possiamo fare un esempio: lo zero non ha valore in sé, ma non appena davanti allo zero si mette un uno, lo zero diventa immediatamente dieci. E se gli zeri sono due, diventano cento, e tre diventano mille. Similmente, c’inebriamo di opulenze materiali che non valgono piú di zero, ma non appena aggiungiamo Krsna, queste decine, centinaia e migliaia e milioni di zeri acquisteranno un enorme valore. Il movimento per la coscienza di Krsna offre dunque una grande opportunità ai popoli dell’Occidente. Essi hanno a disposizione una sovrab­bondanza di zeri propri della vita materialista, e se semplicemente aggiungeranno Krsna alla loro vita, questa loro vita diventerà estremamente preziosa.

CAPITOLO 10

La proprietà dei poveri

namo ‘kincana-vittaya

nivrtta-guna-vrttaye

atmaramaya santaya

kaivalya pataye namah

Il mio omaggio a Te, che appartieni agli uomini materialmente impoveriti. Tu non sei affatto soggetto alle tre influenze della natura materiale; e poiché sei soddisfatto in Te stesso, sei l’Essere piú pacifico e il maestro dei monisti.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.27

L’essere vivente si sente finito quando non ha piú nulla da possedere. Per questa ragione, l’essere individuale non può aderire alla rinuncia nel vero senso della parola. L’essere vivente rinuncia a qualcosa per ottenere qualcosa di piú prezioso. Uno studente sacrifica le sue tendenze infantili per ottenere una cultura superiore. Un impiegato lascia il suo posto di lavoro per un impiego migliore. Similmente, un devoto rinuncia al mondo materiale non per niente, ma per qualcosa che ha un tangibile valore spirituale. Srila Rupa Gosvàmi, Sanatana Gosvami, Srila Raghunatha dasa Gosvami e altri ancora lasciarono il lusso e 1a prosperità per offrire il loro servizio al Signore. Erano grandi personalità in senso materiale. I Gosvami erano ministri nel governo del Bengala, e Srila Raghunàtha dasa Gosvami era figlio di un grande zamindar di quei tempi. Tuttavia essi abbandonarono tutto per ottenere qualcosa che superava il loro precedente possesso. Generalmente i devoti non hanno beni materiali, ma hanno un tesoro segreto: i piedi di loto del Signore. C’è un bellissimo aneddoto che si riferisce a Sanatana Gosvami. Sanatana Gosvami possedeva una pietra filosofale e la teneva in un mucchio di rifiuti. Un povero andò a prenderla, ma si domandava incuriosito perché mai la pietra filosofale fosse stata lasciata in un posto cosi indegno. Allora chiese a Sanatana Gosvami la cosa piú preziosa che avesse, e ricevette il santo nome del Signore. Akincana significa “chi non ha nulla di materiale da dare”. Un vero devoto, un mahatma, non dà nulla di materiale a nessuno perché ha già lasciato ogni bene materiale. Può invece dare il bene supremo, cioè Dio, la Persona Sovrana, che è l’unica proprietà di un vero devoto. La pietra filosofale che Sanatana Gosvami aveva buttato tra i rifiuti non era in realtà una sua proprietà, perché altrimenti l’avrebbe tenuta in un altro luogo. Questo esempio è offerto in particolare ai devoti neofiti per convincerli che le aspirazioni materiali mal si accompagnano con l’avanzamento spirituale. Se non si è in grado di considerare spirituale ogni cosa in relazione col Signore Supremo, è necessario distinguere sempre tra spirito e materia. Un maestro spirituale come Srila Sanatana Gosvami, benché personalmente fosse in grado di vedere ogni cosa come spirituale, ci ha dato questo esempio solo perché noi non abbiamo la capacità di vedere con occhi spirituali.

Il progresso concepito secondo l’ottica materiale, la civiltà materiale, è un grosso ostacolo per l’avanzamento spirituale, in quanto lega l’essere all’identificazione col corpo materiale ed alle svariate sofferenze che ne derivano. Un progresso materiale di

questo genere è detto anartha, indesiderabile. È proprio così. Nell’attuale situazione di progresso materiale si usano rossetti che costano molto denaro, ed esiste un’enorme quantità di oggetti completamente inutili, che sono i prodotti di una concezione materiale della vita. Rivolgendo l’attenzione a tante cose inutili, l’uomo spreca la sua preziosa energia senza raggiungere la realizzazione spirituale che è la prima necessità della vita umana. Il tentativo di raggiungere la Luna è un altro esempio di questo spreco di energie perché, pur supponendo di riuscire nell’impresa, non sarà certo il fatto di essere arrivati sulla Luna a risolvere i problemi della vita. I devoti del Signore sono detti akincana, perché non hanno praticamente alcun possedimento materiale. I beni materiali sono tutti prodotti delle tre influenze della natura materiale. Poiché questi prodotti si oppongono all’energia spirituale, quanto minore sarà il nostro possesso di prodotti della natura materiale, tanto maggiore sarà per noi la possibilità di avanzare sulla via spirituale.

Dio, la Persona Suprema, non ha alcuna relazione diretta con le attività materiali. Tutte le Sue gesta, tutte le Sue azioni, anche quando sono manifestate in questo mondo materiale, sono sempre spirituali e non contaminate dalle influenze della natura. Nella Bhagavad-gita il Signore afferma che tutte le Sue azioni, perfino la Sua apparizione e la Sua scomparsa in questo mondo materiale, sono trascendentali, e chi conosce perfettamente questa verità non rinascerà piú in questo mondo materiale, ma tornerà a Dio, nella nostra dimora originale.

La malattia della materia é dovuta alla bramosia di dominare la natura materiale. Questo intenso desiderio è dovuto all’interazione delle tre influenze della natura materiale, e né il Signore né i devoti sono attaccati a questo falso piacere. Per questa ragione il Signore e i Suoi devoti sono detti nivrtta-guna-vrtti. Il perfetto nivrtta-guna-vrtti è il Signore Supremo. Egli, infatti, non è mai attratto dalle influenze della natura materiale, mentre gli esseri individuali conservano questa tendenza. Alcuni di loro sono intrappolati dall’attrazione illusoria propria della natura materiale.

Poiché il Signore è proprietà dei devoti, e reciprocamente i devoti sono proprietà del Signore, i devoti trascendono certamente le influenze della natura materiale. È una conclusione naturale. Questi puri devoti sono differenti dai devoti misti che avvicinano il Signore affinché Egli allevii le loro sofferenze o la loro povertà, o per curiosità o per desiderio di conoscenza. I puri devoti e i1 Signore sono legati tra loro da un attaccamento trascendentale. Riguardo agli altri il Signore non ha nulla da dare o da ricevere, e per questa ragione è definito atmarama, soddisfatto in Sé. Essendo soddisfatto in Sé, Egli è il maestro di tutti i monísti che aspirano a fondersi nell’esistenza del Signore. I monisti si fondono nella radiosítà del corpo del Signore, detto brahmajyoti, mentre i devoti entrano nei divertimenti trascenden­tali dei Signore che non devono mai essere scambiati per attività materiali.

Non possedere nulla di materiale è la prima qualità del devoto. Chi non possiede nulla in questo mondo materiale, ma possiede soltanto Krsna è detto akincana. La parola akincana significa “una persona che ha perduto ogni possedimento materiale”. Finché manterremo la sia pur minima traccia o idea di felicità materiale dovremo prendere un corpo materiale. La natura è cosí gentile che sulla base del nostro desiderio di godere del mondo materiale ci fornirà un corpo adatto, sotto il controllo del Signore. Poiché è situato nel cuore di ogni essere, il Signore conosce ogni cosa. Perciò, sapendo che desideriamo qualcosa di materiale, ci darà un altro corpo materiale: “Va bene, prendilo.” Krsna vuole che la nostra esperienza sia completa per farci arrivare a capire che i benefici materiali non ci potranno mai dare la felicità. Questo è il desiderio di Krsna.

Poiché siamo parti infinitesimali di Krsna, che è perfettamente libero, anche noi siamo liberi, benché questa nostra libertà sia minuscola. La quantità di sale in una goccia d’acqua di mare non è neppure paragonabile alla quantità del sale contenuto in tutto l’oceano, ma la composizione chimica della goccia è uguale a quella dell’oceano intero. Similmente, tutto ciò che noi possediamo in misura infinitesimale, è presente in Krsna nella Sua pienezza (janmàdy asya yatah). Noi, per esempio abbiamo la tendenza a rubare, a prendere cose che appartengano ad altri. Perché? Perché in Krsna esiste la stessa tendenza. Se il desiderio di rubare non esistesse nell’Assoluto, come potrebbe trovarsi in noi? Krsna è conosciuto come “il ladro di burro”, ma i furti di Krsna sono ben diversi dai nostri furti. Poiché noi siamo contaminati dalla materia, i nostri furti sono detestabili, mentre al livello spirituale, assoluto, l’atto del rubare è cosí bello da essere fonte di piacere. Madre Yasoda si diverte moltissimo ai furti di Krsna. Questa è la differenza che separa il materiale dallo spirituale.

Qualsiasi attività spirituale è perfettamente positiva, mentre ogni attività materiale è completamente negativa. Questa è la differenza tra spirito e materia. In realtà, la cosiddetta moralità e virtú del mondo materiale sono negative, mentre nel mondo spiri­tuale perfino quella che sembra immoralità è buona. Dobbiamo capirlo bene. Danzare con le mogli di altri nel cuore della notte, per esempio, è immorale, almeno secondo la cultura vedica. Ancora oggi in India una ragazza non ha mai il permesso di andare da un giovane per danzare con lui nel cuore della notte. Vediamo però nello Srimad-Bhàgavatam che tutte le gopi, le ra­gazze di Vrndavana, non appena udivano il flauto di Krsna accorrevano per danzare con Lui. Ora, secondo una concezione materiale, tutto questo sarebbe immorale, ma dal punto di vista spirituale si accorda con la piú alta moralità. Perciò Caitanya Mahaprabhu disse, ramya kacid upasana vraja-vadhu-vargena ya kalpita: “Non c’è adorazione superiore a quella concepita dalle vraja-vadhu, le ragazze di Vrndavana.” Dopo aver accettato l’or­dine di rinuncia, Caitanya Mahaprabhu evitò rigidamente la compagnia delle donne. Anche nel corso della Sua vita di fami­glia, non scherzò mai con le donne. Era molto arguto, ma amava scherzare solo con gli uomini, non con le donne. Una volta rivolse parole scherzose a Sua moglie, Visnupriya. Un giorno Egli disse ridendo a Sacimata, Sua madre, che stava cercando qualcosa: “Forse l’ha presa tua nuora.” Ma in tutta la Sua vita queste poche parole sono l’unico esempio di scherzo in relazione alle donne. Egli era molto rigido. Dopo che ebbe accettato il sannyasa, l’ordine di rinuncia, nessuna donna aveva il permesso di avvicinarLo, neppure per offrirGli i suoi omaggi. Dovevano offrirGli gli omaggi da una certa distanza. Ciononostante, Cai­tanya Mahaprabhu disse, ramya kacid upasana vraja-vadhú-var­gena ya kalpita: “Non si può concepire un’adorazione che possa essere superiore a quella delle fanciulle di Vrndavana.” Perché? Perché tale adorazione era basata sul concetto di volere amare Krsna a qualsiasi rischio. E questo non è mai immorale.

Ciò che è in relazione con Krsna non può mai essere immorale. Per fare un altro esempio, Sri Krsna, nella Sua manifestazione di Nrsimhadeva, uccise Hiranyakasipu, il padre di Prahlada Maharaja, mentre Prahlada rimaneva lì senza protestare: ‘ Si tratta forse di un gesto morale? A chi piacerebbe assistere all’uccisione del proprio padre? Chi rimarrebbe lì senza protestare? Nessuno approverebbe un tale comportamento, nessuno potrebbe sostenere che si tratta di una cosa morale. Tuttavia, ciò accadde veramente, ‘ non solo, ma Prahlada Maharaja fece anche una ghirlanda – da offrire al collo dell’uccisore: “O Signore, o Uccisore,” egli disse, “Ti prego, accetta questa ghirlanda. Tu hai ucciso mio padre e sei molto buono.” Bisogna capire questa situazione secondo un punto di vista spirituale: Se nostro padre fosse assalito, e noi non fossimo in grado di proteggerlo, dovremmo protestare e gridare per chiedere soccorso, ma poiché il padre di Prahlàda Mahàraja era stato ucciso da Krsna nella forma del Signore Nrsimhadeva, Prahlada Maharaja preparò una ghirlanda da offrire all’uccisore. E dopo la morte di suo padre, Prahlada Maharaja disse a Narsimhadeva: “Mio caro Signore, ora che mio padre è stato ucciso, tutti sono felici. Ora, Ti prego, abbandona la Tua collera.”

Un sadhu, una persona santa, non approva mai un’uccisione, neppure l’uccisione di un animale, ma Prahlàda Maharaja disse, modeta sadhur api vrscika-sarpa-hatya: “Perfino un santo si rallegra dell’uccisione di uno scorpione o di un serpente.” Anche gli scorpioni e i serpenti sono esseri viventi, e il sadhu non é mai soddisfatto di veder uccidere un altro essere, ma Prahlada Maharaja rilevò: “Perfino un sadhu è soddisfatto quando viene ucciso uno scorpione o un serpente. Mio padre era simile a uno scorpione, a un serpente; perciò, ora che è stato ucciso, tutti sono felici.” Hiranyakasipu, un demone pericoloso, era causa di grandi tribolazioni per i devoti, e quando un simile demone è ucciso perfino i santi sono soddisfatti benché di solito essi non augurino la morte a nessuno. Perciò, sebbene possa sembrare che Sri Krsna a Prahlàda Maharaja avessero agito in moda immorale, in realtà agirono secondo la piú alta moralità.

Krsna è akincana-vitta, l’unico sollievo per chi ha perduto tutto ciò che è materiale. Nella Caitanya-caritamrta, Srí Krsna dice: “Se qualcuno Mi desidera, ma nello stesso tempo aspira alla prosperità materiale, è uno sciocco.” Krsna è cosí buono che se una persona desidera la prosperità materiale, ma contempo­raneamente vuole diventare devoto, Krsna fa in modo che la sua vita materiale sia un fallimento. Per questa ragione la gente ha molta paura di avvicinarsi alla coscienza di Krsna perché pensa: “La mia prosperità materiale avrebbe fine.”

Generalmente le persone vanno in chiesa o al tempio per chiedere a Dio la prosperità materiale: “Signore, dacci il nostro pane quotidiano.” Ma sebbene si rivolgano a Dio per chiederGli la prosperità materiale, “Dammi questo, dammi quello”, anch’essi sono considerati virtuosi, perché si rivolgono a Dio, a differenza degli atei che non Lo cercano mai. “Perché dovrei rivolgermi a Dio?” dicono gli atei: “Mi creerò la ricchezza con le mie mani, e diventerò felice grazie al progresso della scienza.” Una persona che pensa di dipendere dalle sue forze e dalla sua conoscenza per la sua prosperità, è un duskrti, un peccatore, mentre chi pensa che la sua prosperità dipende da Dio è virtuoso.

In realtà, è un fatto che senza l’approvazione di Dio non si può ottenere nulla. Tavat tanur idam tanupeksitanam. Abbiamo scoperto molti metodi per combattere la sofferenza, ma quando, la libertà dalle sofferenze non è approvata da Dio, questi metodi falliranno. Un malato, per esempio, potrà disporre di ottime medicine e di un medico qualificato, ma se chiediamo al medico di garantire per la vita del paziente, il dottore potrà rispondere soltanto: “No, non posso fare una cosa simile: Io faccio del mio meglio, di piú non posso.” Un dottore intelligente sa che la decisione finale sta nelle mani di Dio. “Io non sono che uno strumento. Se Dio non vuole che questo paziente viva, tutte le mie medicine e la mia conoscenza scientifica della medicina saranno inutili.”

La sanzione suprema è quindi Krsna. Gli sciocchi non lo sanno, e per questo sono chiamati mudha, mascalzoni. Non sanno che per quanto il loro operato possa essere ottimo, esso fallirà se non ha alla fine la sanzione di Dio. D’altra parte, il devoto sa: “Posso cercare la felicità con tutta l’intelligenza di cui sono capace, ma senza la sanzione di Krsna non raggiungerò mai la felicità.” Questa è la differenza tra un devoto e un non-devoto.

Come abbiamo già spiegato, Krsna dice: “Chi cerca di avvicinarMi per diventare cosciente di Krsna, ma nello stesso tempo vuole raggiungere la felicità materiale, non è molto intelligente. Sta perdendo tempo.” Il nostro dovere piú importante è quello di diventare coscienti di Krsna. Questo è l’obiettivo primario della vita umana. Se perdiamo tempo nel tentativo di migliorare la nostra posizione materiale e dimentichiamo di cantare Hare Krsna, avremo una grossa perdita. Per questa ragione Krsna dice: ami-vijna, ei múrkhe `visaya’ kena diba (C. c. Madhya, 22.39): “Uno sciocco può forse chiederMi un po’ di prosperità materiale in cambio del suo servizio devozionale, ma perché dovrei dargli la prosperità materiale? Piuttosto, gli porterò via tutto quella che ha”.

Quando i nostri beni materiali ci vengono tolti, diventiamo molto tristi. Questa però è la prova che dobbiamo superare. Questa spiegazione fu data personalmente da Krsna a Maharaja Yudhisthira. Yudhisthira Mahàraja aveva chiesto a Krsna: “Noi dipendiamo completamente da Te, eppure continuiamo a subire tante sofferenze. Ci hanno portato via il regno, hanno insultato nostra moglie, e i nostri nemici hanno inoltre cercato di farci perire tra le fiamme. Come può essere?” Krsna rispose, yasyaham anugrhnami harisye tad-dhanam sanaih: “Sí, questa è la Mia prima preoccupazione. Quando voglio mostrare un favore speciale a qualcuno, lo privo di tutti i suoi mezzi di sostentamento e lo metto in grandi difficoltà.” In questo modo Krsna è molto pericoloso.

Abbiamo un’esperienza personale al riguardo. Non desidero raccontare tutta la storia, ma il fatto è che io ho ricevuto uno di questi favori speciali. Quando avevo venticinque anni, il mio Guru Maharaja, il mio maestro spirituale, mi aveva ordinato di predicare. Io però pensavo: “Prima di tutto diventerò ricco, e poi userò i miei soldi per finanziare l’opera di predica”. Avevo ottime possibilità di diventare un uomo d’affari molto ricco. Un astrologo mi aveva perfino predetto che sarei diventato uno degli uomini piú ricchi dell’India. C’erano davvero ottime possibilità. Ero amministratore di una grossa industria chimica. Avevo fondato una fabbrica mia, e gli affari andavano a gonfie vele. Tuttavia alla fine tutto andò in fumo, e in questo modo sono stato spinto in una situazione in cui potevo eseguire gli ordini del mio Guru Maharaja. Dopo aver perso tutti i miei beni materiali mi sono rivolto a Krsna dicendo: “Tu sei il mio unico rifugio”. Per questo Krsna è akincana-vitta, la proprietà di chi ha perso ogni ricchezza. Quando si rimane privi di ogni opulenza materiale, allora ci si rivolge a Krsna. Ora sto realizzando che non si trattava di una perdita, bensí di un guadagno.

Perdere le proprie opulenze materiali per amore di Krsna non è quindi una perdita, anzi, è il più grande guadagno. Quando si diventa akincana, e non si possiede piú nulla, Krsna diventa la nostra unica ricchezza. Esprimendo questa convinzione Narottama dasa Thakura canta:

ha ha prabhu nanda-suta

vrsabhanu-suta yuta

karuna karaha ei-bara

narottama dasa kahe

na theliya ranga pàya

tumi vina ke ache amara

Krsna, non ho nulla di cui sentirmi proprietario, all’infuori di Te. Non possiedo nulla. Tu sei il mio unico bene, perciò Ti prego, non dimenticarTi di me”.

Questa è un’ottima posizione. La persona che non dipende da qualcosa di materiale, ma dipende soltanto da Krsna, ha raggiunto la posizione piú elevata nella coscienza di Krsna. Per questo Krsna è chiamato akincana-vitta. “Quando si perde ogni altra cosa, Tu diventi l’unica ricchezza.” Namo ‘kincana-vittaya nivrtta-guna-vrttaye. “Quando una persona Ti considera la sua unica ricchezza, si libera immediatamente dalle attività della natura materiale.” In altre parole, accettando Krsna con questa attitudine si raggiunge la posizione trascendentale dell’Assoluto. Àtmàràmaya: “Allora si trova in Te la felicità. Krsna, Tu sei felice in Te stesso, e chi si arrende a Te diventa felice proprio come lo sei Tu.” Non c’è differenza tra Krsna e il Suo corpo. Egli è interamente il Sé, interamente Spirito. Noi, invece, siamo dotati di un corpo che è differente da noi in quanto anima. Io sono spirito, ma ho un corpo materiale, tuttavia, quando scegliamo di dipendere da Krsna, che è completamente soddisfatto nel Sé, anche noi possiamo trovare la soddisfazione in Krsna.

Kaivalya pataye namah. I filosofi mayavadi, i monisti, vogliono diventare tutt’uno col Supremo. II Supremo è soddisfatto nel Sé, e anche loro vogliono trovare la soddisfazione nel sé fondendosi nel Supremo. La nostra filosofia della coscienza di Krsna è uguale, ma invece di fonderci in Krsna, noi dipendiamo da Krsna. Questa è vera unità. Anche se ci limitiamo ad accettare di seguire gli ordini di Krsna, e non deviamo dalla Sua volontà, ci situiamo in una reale unità.

I filosofi mayavadi pensano: “Perché dovrei mantenere la mia esistenza individuale, separata? Voglio fondermi nel Supremo.” Ma questo non è possibile. Fin dall’inizio siamo stati frammenti separati di Krsna. Per questa ragione Krsna dice nella Bhagavad­gita: “Mio caro Arjuna, sappi che tu, Io, e tutte le persone riunite su questo campo di battaglia, siamo sempre stati individui nel passato, siamo individui ora e nel futuro continueremo a rimanere individui.”

Nityo nityanam cetanas cetananam. Krsna è il supremo nitya, la forza vivente suprema tra le innumerevoli forze viventi. Noi jiva (esseri viventi, individuali) siamo innumerevoli (ananta), e nessuno può calcolarne il numero. Similmente, anche Krsna è un essere individuale, ma Egli è il supremo, il Supremo Essere individuale. Questa è la differenza. Un solo capo può avere molti seguaci. Similmente Krsna, l’Essere Supremo, è il capo supremo, e noi siamo esseri individuali dipendenti, subordinati.

Non è difficile comprendere che noi siamo dipendenti. Se Krsna non ci fornisce il cibo, dovremo tenerci la fame; perché indipendentemente non possiamo produrre nulla. Eko bahunàm yo vidadhati kaman: Krsna mantiene ogni cosa, e noi siamo mantenuti. Perciò Krsna è il vero dominatore, e noi dovremmo desiderare di essere dominati. Questa è la nostra posizione naturale costituzionale. Se vogliamo diventare artificialmente dominatori nel mondo materiale, siamo nell’illusione. Dobbiamo abbandonare questa illusione e cercare sempre di essere dominati da Krsna. Allora la nostra vita sarà un successo.

CAPITOLO 11

Il tocco dell’energia superiore

manye tvam kalam isanam

anadi-nidhanam vibhum

samam carantam sarvatra

bhutanam yan mithah kalih

“Vedo Tua Grazia come il tempo eterno, il controllore supremo senza inizio né fine, l’onnipresente. Con l’equanimità Tu distribuisci a tutti la Tua misericordia; i conflitti tra gli esseri non sono causati da Te, ma dagli esseri stessi nei rapporti tra loro.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.28

Kuntidevi sapeva che Krsna non era suo nipote né un comune membro della famiglia di suo padre. Sapeva perfettamente che Krsna è il Signore primordiale che vive nel cuore di agni essere come Anima Suprema, il Paramatma. Un altro nome dell’aspetto Paramatma dei Signore è kala, i1 tempo eterno. Il tempo eterno è il testimone di tutte le nostre azioni, buone e cattive, e le reazioni che ne risultano sono determinate da Lui. Non serve dire che non conosciamo la causa delle nostre sofferenze. Possiamo aver dimenticato le cattive azioni per le quali dobbiamo soffrire attualmente, ma dobbiamo ricordare che il Paramatma ci accompagna sempre, perciò conosce ogni cosa -passato, presente e futuro. E poiché l’aspetto Paramatma di Srí Krsna determina tutte le azioni e reazioni, Egli è anche Colui che ha il supremo controllo. Senza la Sua approvazione non si muove neppure un filo d’erba. Gli esseri individuali ricevono tutta la libertà che si meritano, ed è il cattivo uso di questa libertà che provoca la sofferenza. I devoti del Signore non abusano della loro libertà, perciò sono i figli bravi del Signore. Gli altri, che abusano della loro libertà, sono sottoposti alle sofferenze decise dal kala eterno. Il kala offre alle anime condizionate sia felicità che sofferenza. È tutto predestinato dal tempo eterno. Come le sofferenze arrivano senza che noi le cerchiamo, cosí anche la felicità arriva a nostra insaputa, perché tutte le gioie e le sofferenze sono predestinate da kala. Nessuno quindi è nemico o amico del Signore. Tutti ricevono i risultati, buoni o cattivi, del proprio destino. Il destino é costruito dall’essere individuale stesso nel corso dei rapporti sociali. Ognuno qui aspira a dominare la natura materiale, e in questo modo ognuno si crea il proprio destino sotto il controllo del Signore Supremo, che essendo onnipresente, è testimone delle attività di ogni essere. E poiché il Signore non ha né inizio né fine è conosciuto anche come kala, il tempo eterno.

Queste affermazioni delle devota Kunti sono esattamente confermate dal Signore stesso nella Bhagavad-gita (9.29), dove il Signore spiega:

samo ‘ham sarva-bhútesu

na me dvesyo ‘sti na priyah

ye bhajanti tu mam bhaktya

mayi te tesu capy aham

“Non odio e non favorisco nessuno. Sono imparziale verso tutti. Ma chiunque Mi serva con devozione vive in Me; é un amico per Me, come Io sono un amico per lui.” Dio non può essere parziale. Poiché tutti sono figli di Dio, come potrebbe Dio favorire un figlio a scapito di un altro? Non è possibile. Ma gli esseri umani fanno discriminazioni. Scriviamo: “Abbiamo fede in Dio,” ma chi confida in Dio dev’essere ugualmente buono e misericordioso verso tutti gli esseri. Questa è coscienza di Dio.

Krsna dice: “Non ho né nemici né amici.” Na me dvesyo ‘sti na priyah. Il termine dvesya significa “nemico”. Noi odiamo i nemici e ci comportiamo affabilmente con gli amici, ma poiché Krsna è assoluto, é sempre amico, anche quando sembra manifestare inimicizia verso qualche essere demoniaco; quando Krsna uccide un demone, uccide le sue attività demoniache in modo che il demone possa diventare subito una persona santa e possa fondersi nella suprema radiosità impersonale, il brahmajyoti. Il brahmajyoti è uno dei tre aspetti della Verità Assoluta.

vadanti tat tattva-vidas tattvam yaj jnanam advayam brahmeti paramatmeti bhagavan iti sabdyate

(S.B., 1.2.11)

La Verità Assoluta è una sola, ma viene percepita in tre aspetti, conosciuti come Brahman, Paramatma, e Bhagavan. L’aspetto originale e completo della Verità Assoluta è Bhagavan, Dio, la Persona Suprema, e la Sua rappresentazione plenaria è Para­matma, Ksirodakasayi Visnu, che è situato nel cuore di ogni essere (isvarah sarva-bhutanam hrd-dese ‘rjuna tisthatí). Il terzo aspetto della Verità Assoluta è Brahman, la radiosità impersonale e onnipervadente dell’Assoluto.

La Verità Assoluta è equanime con tutti, ma si può realizzare l’Assoluto in modo differente secondo il modo in cui ci si avvicina a Lui (ye yatha mam prapadyante). Secondo le capacità di comprensione dell’essere, la Verità Assoluta Si rivela come Brahman impersonale, come Paramatma localizzato o infine come Bhagavan.

Per spiegare questo concetto possiamo fare un esempio: talvolta dalla finestra della stanza vediamo le montagne, anche se non molto distintamente. A Los Angeles, per esempio, ci sono molte colline, ma quando guardiamo le colline da lontano, esse all’apparenza sembrano nuvole. Tuttavia, se ci avviciniamo un po’, vedremo che si tratta di qualcosa di ben distinto, una collina. Infine, se arriviamo vicino alla collina vera e propria, vedremo che è piena di gente che lavora, di case, strade, automobili e molte altre cose. Similmente, chi vuole conoscere la Verità Assoluta col semplice aiuto del proprio minuscolo cervello e pensa: “Farò delle ricerche per arrivare alla Verità Assoluta,” ne avrà soltanto un’idea vaga, impersonale. Poi, se insisterà nella ricerca, e si dedicherà alla meditazione, scoprirà che Dio è situato nel cuore dell’essere vivente: Dhyanavasthita-tad-gatena manasa pasyanti yam yoginah. Gli yogi, i veri yogi, vedono la forma di Visnu nel proprio cuore mediante la meditazione. I devoti, invece, incontrano la Persona Suprema personalmente, proprio come noi possiamo incontrarci faccia a faccia e parlare:- Dio, la :Persona Suprema, ordina: “Voglio questo,” e il devoto serve direttamente il Signore offrendoGli ciò che Egli desidera. Esistono dunque diversi livelli di realizzazione della Verità Assoluta, e benché il Signore sia equanime con tutti, sta a noi comprenderLo nella misura del nostro avanzamento. Per questa ragione Kunti dice, samam carantam sarvatra: “Nel distribuire la Tua misericordia, Tu sei equanime con tutti.”

Il termine carantam significa “che si muove”. Il Signore arriva dappertutto -all’interno e all’esterno– e noi non dobbiamo fare altro che rendere chiara la nostra capacità visiva, al fine di poterLo vedere. Mediante il servizio devozionale possiamo purificare i nostri sensi, in modo da poter percepire la presenza di Dio. Le persone meno intelligenti cercano Dio soltanto nel cuore, mentre coloro che hanno resa piú acuta la loro intelligenza possono vedere il Signore non soltanto all’interno, ma anche all’esterno.

Il metodo di meditazione proprio degli yogi è in realtà destinato a persone meno intelligenti. Chi pratica la meditazione dello yoga deve controllare i sensi (yoga indriya-samyamah). I nostri sensi sono molto irrequieti, e praticando i differenti asana, le posizioni sedute, bisogna controllare la mente e i sensi, in modo da potersi concentrare sulla forma di Visnu all’interno del cuore. Questo è il metodo di yoga raccomandato per coloro che sono troppo assorti nella concezione dell’esistenza basata sul corpo. I bhakta, invece, che sono piú avanzati, non hanno bisogno di sottoporsi a qualche metodo separato per controllare i sensi, anzi, impegnandosi nel servizio di devozione, controllano sempre i sensi.

Se una persona, per esempio, s’impegna nell’adorazione della Divinità, nel pulire il tempio, nel decorare la Divinità e cucinare per Krsna, o in altri servizi, si troverà già ad avere i sensi impegnati al servizio della Verità Assoluta, perciò come i suoi sensi potrebbero essere sviati? Hrsikena hrsikesa-sevanam bhaktir ucyate: bhakti, il servizio devozionale, significa soltanto impegnare i sensi (hrsika) al servizio del padrone dei sensi (hrsikesa). Attualmente i nostri sensi sono impegnati nella gratificazione materiale. Ci identifichiamo col corpo, e quindi pensiamo di dover soddisfare i sensi, ma in realtà questo è uno stadio contaminato di esistenza. Quando si arriva a comprendere di non essere il corpo, bensí un’anima spirituale, un frammento di Dio, si comprende che i sensi spirituali devono essere impegnati al servizio dell’essere spirituale supremo. Cosi si raggiunge la liberazione (mukti).

La liberazione si raggiunge quando si abbandona il falso concetto che il corpo sia il vero sé, e quando si torna alla nostra reale posizione che consiste nel servire il Signore (muktir hitvanyatha rupam svarupena vyavasthitih – S.B., 2.10.6). Allo stato condizionato noi abbandoniamo la nostra posizione costituzionale, definita da Caitanya Mahaprabhu il nostro eterno servizio a Krsna (jivera svarúpa haya-krsnera `nitya-dasa’), ma non appena ci impieghiamo nuovamente al servizio del Signore, saremo immediatamente liberati. Non c’è bisogno di sottoporsi a qualche metodo preliminare. L’atto stesso di impegnare i sensi al servizio del Signore è la prova della nostra condizione liberata.

Questa liberazione è aperta a tutti (samam carantam). Nella Bhagavad-gita Krsna non dice ad Arjuna: “Soltanto tu puoi venire a Me e diventare un’anima liberata.” No, il Signore è disponibile per tutti. Quando dice, sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja -“Lascia ogni altro dovere e semplicemente sottomettiti a Me”- non Si rivolge soltanto ad Arjuna, ma a tutti. Arjuna era l’interlocutore originario, ma in effetti la Bhagavad-gita è diretta a tutti, a ogni essere umano, e tutti devono trarne vantaggio.

L’imparzialità di Krsna è paragonata a quella del sole. Il sole non pensa: “Questo è un povero, questo è un miserabile, e questo è un maiale: a loro non distribuisco la mia luce.” No, il sole è equanime verso tutti; bisogna soltanto approfittare dei suoi doni. I raggi del sale sono disponibili per tutti, ma se chiudiamo la porta e le persiane e decidiamo di rimanere al buio, siamo noi che l’abbiamo voluto. Similmente, Krsna è in ogni luogo, Krsna è per tutti ed è pronto ad accoglierci non appena ci sottomettiamo a Lui. Samam carantam. Non ci sono restrizioni. Le persone possono fare distinzioni tra, ricchi e miserabili, ma Krsna dice, mam hi partha vyapasritya ye ‘pi syuh papa-yonayah (B.g., 9.32): “Anche se una persona è considerata miserabile, non importa. Chi si sottomette a Me diventa subito degno di tornare a Dio, nella sua dimora originale.”

Questo stesso Krsna è descritto da Kuntidevi come il tempo eterno. Tutto si svolge all’interno dei tempo, ma la nostra concezione di passato, presente e futuro è relativa. La concezione del tempo di un insetto è differente dalla nostra, e cosí il passato, il presente e il futuro di Brahma, l’essere piú importante di questo universo, sono differenti dai nostri. Tuttavia per Krsna non esiste passato né presente né futuro. Per questa ragione Egli è eterno. Noi abbiamo passato, presente e futuro perché passiamo da un corpo all’altro. Il corpo in cui ci troviamo ora ha un suo tempo. In un certo momento sono nato da mio padre e da mia madre, e questo corpo esisterà per qualche tempo. Crescerà, produrrà alcuni frutti, poi invecchierà, decadrà e svanirà, e io dovrò accettare un altro corpo. Quando il passato, il presente e il futuro di questo corpo attuale saranno finiti, dovrò accettare un altro corpo, e di nuovo ricomincerà i1 trascorrere di passato, presente e futuro. Ma per Krsna non esiste passato né presente né futuro perché il Suo corpo non cambia. Questa è la differenza tra noi e Krsna.

Nella Bhagavad-gita è rivelata la posizione eterna di Krsna. Krsna dice ad Arjuna: “Nel passato, milioni di anni fa, ho insegnato questa filosofia della Bhagavad-gita al dio del sole.” All’apparenza Arjuna sembrò non capire. Naturalmente, Arjuna conosceva ogni cosa, ma per il nostro beneficia disse a Krsna: “Krsna, noi siamo contemporanei perché siamo nati pratica­mente nello stesso periodo di tempo. Come posso credere che Tu abbia insegnato questa filosofia in un tempo cosí remoto al dio del sole?” Allora Krsna rispose: “Mio caro Arjuna, anche allora eri presente, ma l’hai dimenticato, mentre Io non dimentico. Questa è la differenza”. Passato, presente e futuro si applicano alle persone che dimenticano, ma per chi non dimentica, per chi vive eternamente, il passato, il presente e il futuro non esistono.

Perciò Kunti si rivolge a Krsna chiamandoLo eterno (manye tvam kalam). E poiché è eterno, Egli controlla ogni cosa (isanam). Grazie al comportamento straordinario di Krsna, Kunti capiva che Krsna è eterno ed è Colui che ha il Supremo controllo. Egli non ha né inizio né fine (anàdi-nidhanam), perciò è vibhu, il Supremo, il piú grande.

Noi siamo anu, infinitesimali, e Krsna è vibhu, supremo. Poiché noi siamo frammenti di Krsna, Krsna è simultaneamente infinitamente piccolo e infinitamente grande, mentre noi siamo soltanto infinitamente piccoli: Vibhu, il piú grande, deve contenere ogni cosa. Un’ampia borsa contiene molte cose, mentre una borsa piccola ha una capienza piú limitata. Poiché è i1 piú grande, vibhu, Krsna include ogni cosa, anche il passato, il presente e il futuro, ed è onnipervadente e onnipresente.

Senza Krsna la materia non può svilupparsi. Gli scienziati atei affermano che la vita viene dalla materia, ma queste loro affermazioni sono assurde. La materia è un’energia di Krsna, e lo spirito è un’altra energia. Lo spirito è l’energia superiore, e la materia l’energia inferiore. La materia si sviluppa quando è presente l’energia superiore. Due o trecento anni fa, per esempio, l’America non era un paese molto sviluppato, ma poiché dall’Europa arrivarono là esseri viventi piú progrediti, ora l’America è un paese molto evoluto. La causa dello sviluppo è dunque l’energia superiore, In Africa, in Australia e in molti altri luoghi c’è ancora molta terra abbandonata che risente di uno sviluppo arretrato. Perché? Perché non è ancora stata toccata dall’energia superiore degli esseri viventi progrediti; ma appena entrerà in contatto con l’energia superiore, questa stessa terra si arricchirà di industrie, case, città, strade, automobili, e cosí via.

Questo esempio è teso a dimostrare che la materia non è in grado di svilupparsi da sola. Ciò non può verificarsi. La materia dev’essere toccata dall’energia superiore, e allora diventerà attiva. Possiamo fare un altro esempio: una macchina è materia, energia inferiore, e non potrà muoversi o agire senza che un operatore la metta in moto. Un automobile potrà avere un grande valore, ma senza un guidatore non andrà mai in nessun luogo, anche se aspettassimo milioni di anni.

È sufficiente quindi un po’ di buon senso per capire che la materia non può agire in modo indipendente; non può muoversi se non è toccata dall’energia superiore, l’essere vivente. Come è possibile dunque affermare che la vita si sviluppa dalla materia? I farabutti che l’affermano potranno farsi passare per scienziati, ma non hanno sufficiente conoscenza.

Come é spiegato nella Brahma-samhita (andantara-stha-paramanu-cayantara-stham), tutti gli universi si sono sviluppati a causa della presenza di Krsna. Oggi gli scienziati studiano l’atomo e hanno scoperto che gli elettroni, i protoni e altre particelle agiscono in differenti modi. Ma perché queste particelle sono attive? Perché in esse è presente Krsna. Questa è la vera comprensione scientifica.

Bisogna comprendere Krsna in modo scientifico. Krsna non ha passato, presente o futuro. Egli é il tempo eterno senza inizio e senza fine, ed è equanime con tutti. Dobbiamo soltanto prepararci a vedere e a comprendere Krsna. Questo è l’intento della coscienza di Krsna.

CAPITOLO 12

Divertimenti sconcertanti

na veda kascid bhagavams cikirsitam

tavehamanasya nrnam vidambanam

na yasya kascid dayito ‘sti karhicid

dvesyas ca yasmin visama matir nrnam

“O Signore, nessuno può comprendere I Tuoi divertimenti trascendentali, che sono ingannevoli perché assomigliano alle attività degli uomini. Per Te nessuno è oggetto di favore o di odio; Tu sei parziale solo nell’immaginazione degli uomini.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.29

I1 Signore diffonde in modo equanime la Sua misericordia verso le anime condizionate. Non è particolarmente ostile verso qualcuno. L’idea stessa che Dio, la Persona Suprema, sia un essere umano è fonte di confusione. I Suoi divertimenti sono all’apparenza del tutto simili alle attività di un essere umano, ma in realtà sono trascendentali e liberi da qualsiasi contaminazione materiale. Senza dubbio il Signore è considerato parziale verso i Suoi puri devoti, ma in realtà Egli non è parziale, proprio come non si può dire che il sole sia parziale verso qualcuno. Utilizzando i raggi del sole, anche le pietre possono acquistare valore, mentre un cieco non può nemmeno vedere il sole, benché si trovi esposto ai suoi raggi. L’oscurità e la luce sono due concezioni opposte, il che, tuttavia, non significa che il sole sia parziale nel diffondere i suoi raggi. La luce del sole è aperta a tutti, ma è differente la capacità di chi la riceve. Gli sciocchi pensano che il servizio devozionale consista nel lusingare il Signore allo scopo di ottenere il Suo favore. In realtà, invece, i puri devoti che s’impegnano nel trascendentale servizio d’amore offerto al Signore non sono mercanti. Una ditta commerciale offre servizio a pagamento, ma il puro devoto non serve il Signore per ricevere qualche ricompensa, e per questa ragione la misericordia del Signore è pienamente accessibile per lui. I sofferenti e i bisognosi, i curiosi e i filosofi, si legano temporaneamente al Signore per ottenere da Lui qualche beneficio, e quando hanno ottenuto ciò che volevano, interrompono questa relazione. Un uomo sofferente, se è virtuoso, prega il Signore di alleviare le sue sofferenze, ma non appena la sua situazione migliora, nella maggior parte dei casi non dimostrerà piú interesse per questa relazione col Signore. La misericordia del Signore è sempre disponibile per lui, ma è lui che è riluttante a riceverla. Questa è la differenza tra un puro devoto e un devoto misto. Coloro che si oppongono completamente al servizio del Signore sono consi­derati immersi nelle tenebre della piú grande abiezione, coloro che cercano le benedizioni del Signore soltanto nei momenti di necessità ricevono la misericordia del Signore solo parzialmente, e coloro che s’impegnano al cento per cento nel servizio del Signore sono i destinatari di tutta la Sua misericordia. La differente quantità di misericordia ricevuta non è dovuta alla parzialità del Signore, che è infinitamente misericordioso, ma è dovuta a chi la riceve.

Quando il Signore scende in questo mondo materiale con la Sua energia di perfetta misericordia, gioca la parte di un essere umano, perciò sembra che Egli sia parziale con i Suoi devoti, ma in realtà non è così. Nonostante l’apparente parzialità, la Sua misericordia è equamente distribuita. Sul campo di battaglia di Kuruksetra tutti coloro che morirono combattendo alla presenza del Signore raggiunsero la liberazione pur senza possedere le qualità necessarie, perché il fatto di morire in presenza del Signore purifica dagli effetti di ogni peccato, e chi muore cosí attiene un posto nella dimora trascendentale. Esponendosi in un modo o nell’altro ai raggi del sole, si otterranno sicuramente i benefici del calore e dei raggi ultravioletti. Per concludere, il Signore non è mai parziale. È un errore pensare che Egli sia parziale.

Il Signore afferma nella Bhagavad-gita (4.8): paritranaya sadhunam vinasaya ca duskrtam dharma-samsthapanarthaya sambhavami yuge yuge.

“Discendo di era in era per proteggere i virtuosi, per annientare i miscredenti e ristabilire i prìncípi della spiritualità.”

Quando il Signore discende, ha due missioni da compiere – vincere i demoni e liberare i sadhu, i fedeli devoti. La parola sadhunam, che indica ‘”1e persone sante”, si riferisce ai devoti. Questo termine non ha nulla a che vedere con l’onestà e la disonestà di questo mondo, con la sua moralità o immoralità, o con qualsiasi altra attività materiale. Talvolta pensiamo che il termine sadhu si riferisca a una persona buona o virtuosa secondo un concetto materiale, ma in realtà sadhu designa la persona che si trova al livello trascendentale. Il sadhu è quindi il devoto, perché chi s’impegna, nel servizio di devozione trascende le influenze della materia (sa gunan samatityatan).

Il Signore discende dunque per liberare i devoti (paritranaya sàdhúnàm), ma è chiaramente affermato nella Bhagavad-gita (14.26) che il devoto trascende le influenze della natura (sa gunan samatityaitan). Il devoto è situato in una posizione trascendentale perché non é piú soggetto al controllo delle tre influenze della natura materiale -virtú, passione e ignoranza. Tuttavia, se il sadhu è già liberato per il fatto di essere già situato al livello trascendentale, che bisogno ha di essere liberato? Qualcuno potrebbe chiederselo. Il Signore viene per liberare il devoto, ma il devoto è già liberato. Perciò nel verso è usata la parola vidambanam, che significa “sconcertante”, per indicare l’appa­rente contraddizione.

La risposta a questa contraddizione è che il sadhu, il devoto, non ha bisogno di essere liberato, ma desidera ardentemente vedere il Signore di persona; Krsna allora discende, non per liberarlo dalla materia dal momento che in questo senso egli è già liberato, ma per soddisfare il suo desiderio interióre. Come il devoto vuole soddisfare in ogni modo il Signore, cosí i1 Signore ha un desiderio ancora piú intenso di soddisfare il Suo devoto. Questi sono gli scambi d’amore. Anche nei nostri rapporti quotidiani se amiamo una persona desideriamo soddisfarla, e anche la persona che amiamo desidera ricambiare. Se dunque anche in questo mondo materiale esiste il desiderio di ricambiare l’amore, quanto piú perfetto sarà tale desiderio nel mondo spirituale. C’è un verso in cui il Signore dice: “II sadhu è il Mio cuore, e Io sono il cuore del sadhu.” Il sadhu pensa sempre a Krsna, e Krsna pensa sempre al sadhu, al Suo devoto.

L’apparizione e la scomparsa del Signore in questo mondo materiale sono dette cikirsitam, divertimenti. Krsna viene per Suo divertimento. Naturalmente, quando il Signore discende ha una missione da compiere -proteggere i sadhu e uccidere coloro che li perseguitano- ma entrambe queste attività sono per Lui divertimenti.

Il Signore non odia nessuno. Anche l’uccisione dei demoni è una manifestazione del Suo affetto. Talvolta diamo una punizione ai nostri figli con qualche scapaccione perché li amiamo. Nello stesso modo, quando Krsna uccide un demone, non agisce sul piano dell’odio o dell’invidia materiale, ma sul piano dell’affetto. Per questa ragione è ricordato negli sastra, nelle Scritture vediche, che perfino i demoni uccisi dal Signore raggiungono immediatamente la liberazione. Putana, per esempio, era una strega, un essere demoniaco che voleva uccidere Krsna. Quando Krsna stava manifestando i Suoi divertimenti d’infanzia, Pútana cosparse il Suo seno di un veleno potente e andò a casa di Krsna per offrirsi di allattarLo. “Non appena Krsna succhierà il mio latte,” pensava, “morirà immediata­mente.” Ma il suo piano era irrealizzabile. Chi potrebbe uccidere Krsna? Fu lei, invece, a essere uccisa, perché Krsna, insieme al latte, succhiò anche la sua vita. E quale fu il risultato? Krsna considerò la situazione in modo positivo. “Questa donna demoniaca è venuta per ucciderti,” pensò, “ma in un modo o nell’altro Io ho bevuto il suo latte, perciò devo considerarla come una madre.” Fu così che Putana ottenne la posizione di madre di Krsna nel mondo spirituale. Tutto ciò è spiegato nello Srimad-Bhagavatam, quando Uddhava parla a Vidura della grande bontà di Krsna. Dio è cosí buono che accetta come madre perfino una strega venuta con l’intenzione di avvelenarLo. “Dio, Krsna, è così buono,” egli disse, “che non vedo nessun altro degno della mia adorazione.”

Kuntidevi afferma: na yasya kascid dayitah. La parola dayita significa “favore”. Krsna non favorisce nessuno. Dvesyas ca: e nessuno é Suo nemico. Noi ci aspettiamo benefici o vantaggi da un amico, e ostilità da un nemico, ma Krsna è così perfetto che nessuno può farGli del male, o darGli qualcosa che Egli non abbia già. Chi dunque può essere Suo amico o nemico? Na yasya kascid dayito ‘sti: Egli non ha bisogno dei favori di nessuno. È completo in Sè. Io posso anche essere povero e aspettarmi qualche favore da un amico, ma ciò accade soltanto perché sono imperfetto. Poiché non sono completo, manco di tante cose, sono sempre nel bisogno, e per questa ragione voglio farmi degli amici e cerco di oppormi ai nemici. Ma poiché Krsna è il supremo, nessuno può danneggiare Krsna né favorirLo in qualche modo.

Perché allora adoriamo Krsna nel tempio offrendoGli tante comodità, abiti, ornamenti e buon cibo? Dobbiamo cercare di capire che Krsna non ha bisogno delle nostre offerte di bei vestiti, di fiori o di cibo, ma se noi presentiamo queste offerte a Krsna, ne avremo beneficio. Perciò il fatto che Egli accetti le nostre offerte è un favore che Krsna ci fa. Quando ci si orna di gioielli, anche il riflesso nella specchio apparirà decorato. Similmente, poiché siamo riflessi di Krsna se orniamo Krsna, anche noi ne risulteremo abbelliti. Nella Bibbia è detto che l’uomo fu fatto a immagine e somiglianza di Dio, il che significa che noi siamo riflessi dell’immagine di Dio. Non siamo noi a inventare o a immaginare qualche forma di Dio ispirandoci alla nostra forma. I seguaci della filosofia mayavada dell’antropomorfismo dicono: “La Verità Assoluta è impersonale, ma poiché noi siamo persone, immaginiamo che anch’Essa sia una persona.” Questo è un errore; in realtà è vero l’opposto. Abbiamo due mani, due gambe e una testa perché Dio stesso ha questo aspetto. Noi abbiamo una forma personale perché siamo riflessi di Dio. Inoltre dovremmo comprendere dal punto di vista filosofico che se la persona originale ha un beneficio, anche il riflesso lo avrà. Cosí se orniamo Krsna, anche noi ne saremo abbelliti. Se soddisfiamo Krsna, anche noi saremo soddisfatti. Se offriamo del buon cibo a Krsna, anche noi gusteremo gli stessi cibi. Coloro che non vivono in un tempio della coscienza di Krsna non immaginano neppure quali cibi deliziosi offriamo a Krsna, ma poiché li offriamo a Krsna, anche noi abbiamo l’opportunità di gustarli. Dobbiamo dunque cercare di soddisfare Krsna in tutti i modi, e allora anche noi saremo soddisfatti.

Krsna non ha bisogno del nostro servizio, ma è tanto gentile che lo accetta. Il fatto che Krsna ci chieda di sottometterci a Lui (sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja) non significa che Krsna sia a corto di servitori e tragga vantaggio dalla nostra resa. Soltanto col Suo desiderio Krsna può creare milioni di servitori. Non è questo il punto. Se però ci sottomettiamo a Krsna, saremo salvi perché Krsna dice, aham tvam sarva­papebhyo moksayisyami: “Io ti libererò da ogni reazione del peccato.” Noi soffriamo qui in questo mondo materiale, privi di ogni rifugio. Vediamo tanta gente che vive addirittura per la strada, senza alcuno scopo nella vita. Quando la mattina di buon’ora andiamo a passeggiare sulla spiaggia, vediamo molti giovani che dormono o vagano qua e là senza mèta, confusi, senza sapere cosa fare. Ma se prendiamo rifugio in Krsna, sapremo di aver finalmente trovato rifugio. Non ci sarà piú confusione, niente piú disperazione. Ogni giorno ricevo molte lettere che parlano della speranza ritrovata in coscienza di Krsna. Non è dunque vero che Krsna discende qui solo per reclutare un po’ di servitori, anzi, Egli discende per il nostro bene.

Sfortunatamente, invece di diventare servitori di Kr Krsna, ci mettiamo al servizio di tante altre cose. Siamo servitori dei nostri sensi e delle loro attività, come la lussuria, la collera, l’avidità e l’illusione. In realtà, tutti nel mondo stanno servendo in questo modo. Ma se impegniamo i nostri sensi al servizio di Krsna, non saremo piú servitori dei sensi, bensí maestri dei sensi. Quando avremo la forza d’impedire ai nostri sensi d’impegnarsi in qualcosa che non sia il servizio a Krsna, allora saremo salvi.

Qui Kuntidevi dice: “La Tua apparizione in questo mondo materiale è sconcertante, e confonde la gente.” Noi pensiamo che Krsna discenda perché ha una missione da compiere, una finalità, ma non è cosí. Krsna appare per manifestare i Suoi divertimenti. Capita a volte, per esempio, che un governatore vada a visitare una prigione. Poiché riceve regolarmente rapporti dal sovrintendente della prigione, non ha bisogno di andarci personalmente, ma può decidere di fare una visita, per vedere di persona. Questo potrebbe essere definito un divertimento, perché la sua visita è volontaria. Non è che per questo egli sia soggetto alle leggi della prigione. Eppure, un detenuto particolarmente sciocco potrebbe pensare: “Ah, anche il governatore è in prigione. Allora siamo uguali. Anch’io sono un governatore.” Sono i mascalzoni che hanno pensieri del genere. “Poiché Krsna è disceso come avatàra” dicono, “allora anch’io sono un avatara.” Per questa ragione il verso afferma, na veda kascid bhagavams cikirsitam: “Nessuno conosce lo scopo della Tua apparizione e della Tua scomparsa.” Tavehamanasya nrnam vidambanam: i divertimenti del Signore sono sconcertanti. Nessuno può comprendere il loro vero significato.

La vera motivazione dei divertimenti del Signore risiede nella Sua libera volontà. Egli pensa: “Voglio andare a vedere.” Non ha bisogno di scendere personalmente per uccidere i demoni. Nell’ambito della natura materiale sono tanti i Suoi agenti che possono incaricarsene. In un solo istante, per esempio, Egli può annientare migliaia di demoni con un vento impetuoso. Non ha bisogno di venire personalmente a proteggere i Suoi devoti perché per farlo Gli basta la Sua volontà, ma discende per godere dei Suoi divertimenti. “Voglio andare a vedere.”

Talvolta Krsna vuole perfino godere del piacere della lotta. Lo spirito combattivo esiste anche in Krsna, perché altrimenti da dove verrebbe? Noi siamo frammenti di Krsna, perciò tutte le qualità di Krsna sono presenti in noi in misura infinitesimale. Noi siamo rappresentazioni parziali di Krsna. Da dove proviene il nostro desiderio di combattere? È presente in Krsna. Perciò, come un re può assumere un lottatore per esercitarsi con lui, cosí Krsna assume qualche essere individuale per impegnarSi nella lotta. Il lottatore è pagato per combattere col re. Non è suo nemico; anzi, dà piacere al re permettendogli di esercitarsi in una finta lotta. Ma quando Krsna vuole combattere, chi potrà essere Suo avversario? Nessun essere comune sarebbe in grado di farlo. Quando un re vuole cimentarsi in una finta lotta assumerà un lottatore di prim’ordine, e cosí anche Krsna non lotterà con una persona comune, ma con qualcuno scelto tra i Suoi piú grandi devoti. Poiché Krsna vuole lottare, alcuni dei Suoi devoti scenderanno nel mondo materiale per fare la parte dei Suoi nemici e lottare con Lui. Il Signore, per esempio, discese per uccidere Hiranyakasipu e Hiranyàksa. Dovremmo forse pensare che si trattava di esseri comuni? No, erano i grandi devoti Jaya e Vijaya, discesi in questo mondo perché Krsna sentiva il desiderio di combattere. Nel mondo di Vaikuntha, il mondo spirituale non c’è possibilità di combattere, perché là ognuno è impegnato nel servizio d’amore a Krsna. Con chi potrebbe combattere? Per questa ragione Egli manda qualche devoto a fare la parte del nemico, qui nel mondo materiale, per poter lottare con lui. Nello stesso tempo i1 Signore c’insegna che diventare Suoi nemici non porta grandi vantaggi, che é meglio diventare Suoi amici. Kuntidevi dice dunque, na veda kascid bhagavams cikirsitam: “Nessuno conosce il fine della Tua apparizione e della Tua scomparsa”. Tavehamanasya, nrnam vidambanam: “Tu sei in questo mondo proprio come un essere umano comune, e questo è sconcertante.”

Poiché talvolta Krsna appare come un uomo comune, gli uomini non riescono a credere alle Sue attività o a comprenderle. Si chiedono: “Come può Dio diventare una persona comune come noi?” Ma benché Krsna Si comporti qualche volta come una persona comune, in realtà non è affatto comune, e ogni volta che è necessario manifesta i Suoi poteri divini. Quando le sedicimila fanciulle rapite dal demone Bhaumasura pregarono Krsna di salvarle, Krsna andò al palazzo del demone, lo uccise, e liberò tutte le ragazze che erano sue prigioniere. Tuttavia, secondo le regole vediche, se una ragazza non sposata lascia la casa anche per una sola notte non troverà piú marito. Perciò, quando Krsna disse alle fanciulle: “Ora potete tranquillamente tornare a casa, alle vostre famiglie,” esse risposero; “Signore, se torniamo a casa nelle nostre famiglie, che ne sarà di noi? Nessuno ci sposerà, perché siamo state rapite da quest’uomo”. “Allora cosa volete fare?” chiese Krsna. Le ragazze risposero:

“Vogliamo essere sposate da Te.” E Krsna, nella Sua bontà, le accettò immediatamente.

Ora, quando Krsna riportò le fanciulle alla Sua capitale, non è che ognuna delle sedicimila ragazze dovesse aspettare sedicimila notti prima d’incontrare Krsna. Krsna invece Si espanse in sedicimila forme, costrui sedicimila palazzi, e visse in ogni palazzo con ognuna delle Sue mogli.

Benché ciò sia descritto nello Srimad-Bhagavatam, gli sciocchi non sono in grado di capire, e criticano Krsna accusandoLo di essere lussurioso per il fatto di aver sposato sedicimila donne. Ma anche se Dio è lussurioso, lo è in modo illimitato. Perché sedicimila? Avrebbe potuto sposarne sedici milioni e non raggiungere ancora il limite della Sua perfezione. Questo è Krsna. Non possiamo accusare Krsna di essere lussurioso o sensuale. No. Ci sono innumerevoli devoti di Krsna, e Krsna concede i Suoi favori a tutti. Alcuni chiedono a Krsna di diventare loro marito, alcuni di diventare il loro amico, o figlio, o compagno di giochi. Cosí ci sono milioni e miliardi di devoti in tutto l’universo, e Krsna deve soddisfarli tutti. Non ha bisogno di alcun aiuto da parte di questi devoti, ma poiché essi desiderano servirLo in un modo particolare, il Signore li ricambia. Queste sedicimila devote desideravano Krsna come marito, perciò Krsna le accontentò.

È possibile quindi che Krsna agisca talvolta come un uomo comune, ma come Dio Si espanse in sedicimila forme. Un giorno il grande saggio Narada andò a trovare Krsna e le Sue regine. “Krsna ha sposato sedicimila donne”, pensava. “Voglio vedere come Si comporta con loro.” Cosí trovò Krsna che viveva in modo differente in ognuno dei sedicimila palazzi. In uno dei palazzi conversava con Sua moglie, in un altro giocava con i Suoi figli piccoli, in un altro ancora organizzava le nozze dei Suoi figli e figlie, e in questo modo era impegnato in vari divertimenti in ognuno dei sedicimila palazzi. Similmente, nella Sua infanzia Krsna giocava proprio come un bambino comune, ma quando Sua madre, Yasoda, volle farGli aprire la bocca per vedere se aveva mangiato la terra, nella Sua bocca Krsna le mostrò tutti gli universi. Questo é Krsna. Benché faccia la parte di un comune essere umano, quando se ne presenta la necessità mostra la Sua natura divina Per fare un altro esempio, Krsna agí come auriga di Arjuna, ma quando Arjuna volle vedere la forma universale di Krsna, immediatamente Krsna gli esibí una forma cosmica, con migliaia e milioni di teste, gambe, braccia e armi. Questo è Krsna.

Krsna è completamente indipendente, e non ha amici o nemici, ma gioca per il bene dei Suoi amici come dei Suoi nemici, e quando agisce per il bene di uno o dell’altro, il risultato è il medesimo.

Questa è la natura assoluta di Krsna.

CAPITOLO 13

La forza vitale dell’universo

janma karma ca visvatmann

ajasyakartur àtmanah

tiryan-nrsisu yadahsu

tad atyanta-vidambanam

“Com’è difficile, o anima dell’universo, comprendere che Tu agisci, Tu il non-attivo, e che Tu nasci, Tu che sei la forza vitale, il non-nato. Tu appari in questo mondo tra le bestie, gli uomini, i saggi e gli esseri acquatici. Tutto ciò è inconcepibile.”

-Srimad Bhàgavatam 1.8.30

I divertimenti trascendentali del Signore non solo sono sconcertanti, ma sembrano anche contraddittori. In altre parole, sono tutti inconcepibili per il limitato potere di pensiero degli esseri umani. Il Signore è l’Anima Suprema che predomina su ogni esistenza, ma appare nella forma di cinghiale tra gli animali, nella forma umana come Rama, Krsna, e cosí via, nella forma di rsi come Narayana, e nella forma di essere acquatico come pesce. Eppure, Egli è definito il non-nato, e Colui che non ha alcun dovere da compiere. Negli sruti-mantra è detto che il Brahman Supremo non ha nulla da compiere. Nessuno Gli é uguale o superiore. Possiede molteplici energie, e tutto è da Lui perfettamente e automaticamente compiuto, in virtú della conoscenza, della forza e dell’attività. Tutte queste affermazioni provano al di là di ogni dubbio che le attività, le forme e le imprese del Signore sono tutte inconcepibili per il nostro limitato potere di pensiero, e poiché Egli è inconcepibilmente potente, ogni cosa è possibile in Lui. Nessuno quindi può darne un’esatta valutazione; ogni azione del Signore è sconcertante per l’essere. comune. Egli non può essere compreso attraverso la conoscenza vedica, ma può essere facilmente compreso dai puri devoti, per la loro intima relazione che li lega a Lui. Perciò, sebbene Egli appaia tra gli animali, i devoti sanno che il Signore non è né un animale, né un uomo, né un rsi né un pesce. Egli è eternamente il Signore Supremo, in ogni circostanza.

Kunti si rivolge a Krsna chiamandolo visvatman, la forza vitale dell’universo. La forza vitale è presente nel corpo di ogni essere: questa forza vitale è l’atma -l’essere vivente, l’anima. E’ a causa della presenza della forza vitale, dell’anima, che il corpo può agire. Similmente, esiste una forza vitale suprema. Questa forza vitale suprema è Krsna, Dio, la Persona Sovrana. Perciò, come si potrebbe dire che nasca? Nella Bhagavad-gita (4.9) il Signore afferma:

janma karma ca me divyam evam yo vetti tattvatah tyaktva deham punar janma naiti màm eti so ‘rjuna

“O Arjuna, colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività non dovrà più rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna.”

In questo verso il termine divyam indica in modo particolare che l’apparizione e le attività dei Signore sono spirituali. E in un altro passo della Bhagavad-gita è detto, ajo ‘pi sann avyayatma.

La parola aja’ significa “non-nato”, e avyayatma significa “non soggetto a distruzione”. Questa è la natura trascendentale di Krsna, che è ulteriormente descritta da Kuntidevi nelle sue preghiere al Signore.

Esordendo con 1e sue preghiere, Kuntidevi aveva detto al Signore: “Tu sei all’interno e anche all’esterno, eppure sei invisibile.” Krsna è nel cuore di ogni essere (isvarah sarva bhutanam hrd-dese ‘rjuna tisthati, sarvasya caham hrdi sannivistah). Egli infatti è situato all’interno di ogni cosa, perfino nell’atomo (andantara-stha paramanu-cayantara-stham). Krsna è all’interno e anche all’esterno. Per questo Krsna mostrò ad Arjuna i1 Suo aspetto esterno come visva-rupa, la gigantesca manifestazione cosmica.

Questo corpo esterno di Krsna è descritto nello Srimad-Bhagavatam. Esistono le colline e le montagne che sono definiti le ossa dei Signore. Similmente, i grandi oceani sono definiti le varie aperture dei corpo universale del Signore, e il pianeta Brahmaloka, la parte superiore del Suo cranio. Coloro che non possono vedere Dio dovrebbero seguire il consiglio di vederLo in vari modi nella forma della manifestazione cosmica universale, secondo gli insegnamenti delle Scritture vediche.

Ci sono persone che pensano che Dio è grande, ma non riescono a capire in realtà la Sua grandezza. Quando pensano a qualcosa di grande, pensano a enormi montagne, allo spazio, ad altri pianeti. Per questo il Signore è stato definito sulla base delle manifestazioni materiali, in modo che contemplando questi differenti aspetti sia possibile pensare al Signore. Anche questa è coscienza di Krsna. Se una persona pensa: “Questa montagna fa parte dell’ossatura dì Krsna,” o pensa all’immenso Oceano Pacifico come all’ombelico di Krsna, si trova nella coscienza di Krsna. Similmente, si può pensare agli alberi e alle piante come ai peli sul corpo di Krsna, a Brahmaloka come alla parte superiore del cranio di Krsna, e al sistema planetario Patalaloka come alle piante dei piedi di Krsna. In questo modo è possibile pensare a Krsna come al piú grande tra i piú grandi (mahato mahiyan).

Nello stesso modo si può pensare a Krsna come al piú piccolo del piú piccolo. Anche questo è un altro genere di grandezza. Krsna può produrre questa gigantesca manifestazione cosmica, e anche l’insetto piú minuscolo. A volte, leggendo un libro ci può capitare d’imbatterci in un insetto piú piccolo di un punto che corre lungo la pagina. Questa è la meravigliosa abilità di Krsna. Anor aniyan mahato mahiyan (Katha Up., 1.2.20): Egli può creare qualcosa che sia piú grande del piú grande, e piú piccolo del piú piccolo. Ora gli esseri umani hanno costruito il Boeing 747, che secondo la loro concezione, è estremamente grande, ma possono produrre aeroplani piccoli come un minuscolo moscerino? Non è possibile. Tuttavia la vera grandezza non è unilaterale. Chi è veramente grande può farsi piú grande del piú grande, e piú piccolo del piú piccolo.

Nemmeno le grandi cose che l’uomo può produrre nell’età moderna possono essere definite le cose piú grandi create dal­l’uomo. Sappiamo dallo Srimad-Bhàgavatam che Kardama Mu­nì, il padre dei grande saggio Kapiladeva, costruì un aeronave così immensa da assomigliare a una grossa città. Conteneva laghi, parchi, strade, case, e tutta questa grande città poteva viag­giare in tutto l’universo. Fu in questa aeronave che Kardama Muni viaggiò insieme con sua moglie per farle visitare tutti i pianeti. Kardama Muni era un grande yogi e sua moglie, Deva­húti, era la figlia di Svayambhuva Manu, un grande re. Kardama Muni aveva desiderato sposarsi, e Devahúti aveva detto a suo padre: “Caro padre, voglio sposare quel saggio.” Fu cosí che Svayambhuva Manu portò sua figlia a Kardama Muni e gli disse: “Signore, ecco mia figlia, ti prego di accettarla in moglie:” Era la figlia di un re, ed era quindi molto ricca, ma quando andò a vivere col suo austero marito, dovette fare tanto servizio che diventò smunta e magra. In realtà, lavorava giorno e notte senza neppure mangiare a sufficienza. Kardama Muni ne fu commosso. “Que­sta ragazza è venuta da me come la figlia di un grande sovrano,” pensò, “ma sotto la mia protezione non gode di alcuna comodità. Voglio offrirle qualche agio.” Cosí chiese a sua moglie: “Che cosa ti servirebbe?” Naturalmente, per sua natura, una donna desidera una bella casa, del buon cibo, begli abiti, dei buoni figli e un buon marito. Queste sono le ambizioni di una donna. Kar­dama Muni le dimostrò cosí che aveva trovato il marito migliore. Grazie ai poteri dello yoga creò per lei questa immensa astronave e uno splendido palazzo provvisto di molte ancelle e di tutti gli agi. Kardama Muni era un semplice essere umano, ma era in grado di compiere queste meraviglie grazie al potere dello yoga.

Krsna comunque, è Yogésvara, il Signore di tutti i poteri dello yoga. Con un po’ di potere mistico possiamo diventare importanti, ma Krsna è il padrone di tutti i poteri mistici. Nella Bhagavad-gita é detto che dovunque ci sia Yogesvara, Krsna, Dio, la Persona Suprema, il Signore di tutti i poteri mistici, e dovunque ci sia Arjuna, conosciuto anche come Pàrtha, o Dhanur-dhara, ogni cosa è presente.

Dovremmo sempre ricordare che se riusciremo sempre a rimanete in compagnia di Krsna, raggiungeremo ogni perfezione. E specialmente in quest’era, Krsna Si é manifestato nella forma del santo nome (kali-kàle nama-rupe krsna-avatara, C. c. Adi, 17.22). Per questa ragione Caitanya Mahaprabhu dice:

‘ namnam akari bahudha nija-sarva-saktis tatrarpita niyamitah smarane na kalah

“Mio Signore, Tu, che sei cosí gentile, mi concedi la Tua compagnia nella forma del Tuo santo nome, e questo santo nome può essere cantato in qualsiasi situazione.” Non ci sono rigide regole per cantare Hare Krsna. Si può cantare Hare Krsna in qualsiasi luogo. Anche i bambini, per esempio, cantano e danzano. Non è affatto difficile. Mentre camminano i nostri studenti portano con sé il japa e cantano. Che cosa c’è da perdere? Il guadagno, invece, è grandissimo, perché cantando entriamo personalmente in contatto con Krsna. Supponiamo di poter incontrare il Presidente in persona. Come ci sentiremmo orgogliosi! “Ah, sono con il Presidente.” Perché dunque non dovremmo sentirci orgogliosi di stare in compagnia col Presidente supremo che può creare a volontà molti , milioni di presidenti come quelli di questo mondo? Questo canto è la nostra occasione. Perciò, Caitanya Mahaprabhu dice, etadrsi tava krpa bhagavan mamapi: “Mio Signore, Tu sei così buono con me, sempre pronto a concedermi la Tua compagnia.” Durdaivam idrsam ihajani nanuragah: “Ma io sono così sfortunato da non avvantaggiarmi di questa opportunità:”

Il nostro movimento per la coscienza di Krsna si limita a chiedere alla gente di cantare Hare Krsna. Una volta, su un giornale c’era una vignetta che rappresentava una signora anziana seduta di fronte a suo marito. La signora chiedeva a suo marito: “Canta, canta, canta !” e il marito rispondeva; “non posso, non posso, non posso”. Nello stesso modo, noi stiamo chiedendo a tutti “Per favore, canta, canta, canta,” ma loro rispondono, “non posso, non posso, non posso”. Questa è la loro sfortuna.

Eppure noi abbiamo comunque il dovere di rendere fortunate tutte queste povere creature. Questa è la nostra missione. Per questo usciamo per strada a cantare. E anche se ci dicono: “Non possiamo, non possiamo,” noi continuiamo a cantare. È il nostro dovere. E se in un modo o nell’altro riusciamo a mettere questi libri in mano a una persona, la rendiamo fortunata. Avrebbe sperperato il denaro guadagnato cosí faticosamente in attività colpevoli e terribili, ma se compra anche un solo libro, non importa a che prezzo, il suo denaro troverà il giusto uso. Questo è l’inizio della coscienza di Krsna, poiché offre un po’ dei suoi sudati guadagni al movimento per la coscienza di Krsna, ottiene un beneficio spirituale. Non perde nulla; anzi, sta ottenendo un guadagno spirituale. Il nostro dovere consiste quindi nel portare tutti alla coscienza di Krsna, per far sì che tutti possano avere un beneficio spirituale.

Quando Krsna apparve sulla Terra, non tutti sapevano che Egli era Dio, la Persona Suprema. Anche se quando era necessario Egli dimostrava di essere Dio, la Persona Suprema, generalmente appariva come un comune essere umano. Perciò Sukadeva Gosvami nel parlare di Krsna che giocava come uno dei pastorelli pone in rilievo l’identità di Krsna. Chi è questo pastorello? Sukadeva Gosvami dice, ittham satam brahma­sukhanubhrutya. Gli impersonalisti meditano sul Brahman impersonale, e traggono da questa meditazione una certa felicità trascendentale, ma Sukadeva Gosvami spiega che l’origine di questa felicità trascendentale è qui -Krsna.

Poiché Krsna è l’origine di ogni cosa (aham sarvasya prabhavah), la felicità trascendentale che gli impersonalisti cercano di sperimentare meditando sul Brahman impersonale deriva in realtà da Krsna. Sukadeva Gosvami dice: “Ecco la persona che è l’origine del brahma-sukha, la felicità che deriva dalla realizzazione del Brahman.”

Il devoto è sempre pronto a servire il Signore (dasyam gatanam para-daivatena), ma per coloro che sono soggetti all’ incantesimo dell’energia illusoria Egli è un ragazzo come gli altri (mayàsritanam nara-darakena). Ye yathà mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham: Krsna Si comporta con differenti esseri viventi sulla base delle loro concezioni. Con coloro che Lo considerano un comune essere umano Krsna Si comporterà come un essere umano comune, mentre i devoti che accettano Krsna come Dio, la Persona Suprema, godranno della compagnia del Signore Supremo. Naturalmente, la meta degli impersonalisti è il brahmajyoti, la radiosità impersonale del Supremo, ma Krsna è l’origine di quella radiosità. Per questa ragione Krsna è tutto (brahmeti paramatmeti bhagavan iti sabdyate).

Eppure i pastorelli possono giocare con questo stesso Krsna, il Signore Supremo, Dio, la Persona Sovrana. Come hanno potuto ottenere la grande fortuna di poter giocare insieme con Lui?

ittham satam brahma-sukhànubhutya dasyam gatanam para-daivatena mayasritanam nara-darakena sardham vijahruh krta punya-punjah (S.B., 10.12.11).

Anche i pastorelli che giocano con Krsna non sono persone comuni, perché hanno raggiunto la piú alta perfezione, quella che permette di giocare con Dio, la Persona Suprema. Come hanno potuto raggiungere una posizione simile (krta punya-punjah): con innumerevoli vite di attività virtuose. Per moltissime vite questi ragazzi si erano dedicati all’austerità e alle penitenze al fine di raggiungere la piú alta perfezione della vita, e ora hanno 1’oppotunità di giocare con Krsna personalmente al medesimo livello. Non si rendono conto che Krsna è Dio, la Persona Suprema, perché quella è la natura della vrndavana-lila, dei divertimenti di Krsna nel villaggio di Vrndavana.

Senza conoscere l’identità di Krsna i pastorelli amano Krsna in tutta semplicità e il loro amore non ha limiti. Questo accade a tutti gli abitanti di Vrndavana. Yasodamata e Nanda Maharaja, 1a madre e il padre di Krsna, per esempio, amano Krsna come un figlio. Similmente, gli amici pastorelli amano Krsna, le Sue giovani amiche amano Krsna, gli alberi, l’acqua, i fiori, le mucche, i vitelli, tutti sono innamorati di Krsna. Questa è la natura di Vrndavana. Cosí, se soltanto apprendiamo il modo di amare Krsna, potremo trasformare immediatamente questo mondo in Vrndavana.

Questo é l’unico punto importante, come amare Krsna (prema pum-artho mahan). Generalmente gli uomini inseguono dharma, artha, kama, e moksa -1a religiosità, lo sviluppo economico, la soddisfazione dei sensi e la liberazione. Caitanya Mahaprabhu, tuttavia, dava poca importanza a queste quattro cose. “Non sono questi gli obiettivi da raggiungere nel corso della vita,” diceva. Il vero obiettivo della vita è l’amore per Dio.

Naturalmente, la vita umana in realtà non ha inizio finché non è presente qualche idea di religione (dharma). Attualmente, però, nel kali- yuga il dharma è praticamente scomparso -non c’è religione o moralità, e anche le buone azioni sono quasi scomparse- perciò, secondo la valutazione vedica, l’attuale civiltà umana non è nemmeno composta di esseri umani. Un tempo la gente si preoccupava della moralità e dell’immoralità, della religione e dell’irreligione, ma con l’avanzare del kali-yuga tutto questo è stato superato, e la gente è pronta a fare qualsiasi cosa, senza scrupoli. Lo Srimad-Bhagavatam afferma -e noi possiamo già constatarlo di persona- che nel kali-yuga circa l’ottanta per cento della gente si dedica ad attività colpevoli. Rapporti sessuali illeciti, uso di sostanze inebrianti, consumo di carne e gioco d’azzardo sono le quattro colonne del peccato, perciò noi chiediamo per prima cosa di demolire questi quattro pilastri, in modo da far crollare le basi della vita colpevole. Poi, col canto del mantra Hare Krsna si potrà rimanere fissi in una posizione trascendentale. Si tratta di un metodo molto semplice.

Non si può comprendere Dio se la nostra vita è macchiata dal peccato. Per questa ragione Krsna dice:

yesam tv anta-gatam papam jananam punya-karmanam te dvandva-moha-nirmukta bhajante mam drdha-vratah (B.g., 7.28)

“Le persone che furono virtuose nelle loro vite passate e in questa vita, le cui attività peccaminose sono state completamente estirpate, sono libere dalla dualità nata dall’illusione e Mi servono con determinazione.”

L’espressione anta-gatam significa “finite”. È possibile impegnarsi nel servizio devozionale, se abbiamo deciso di farla finita con le attività peccaminose. E chi può mettere fine a una vita di peccato? Coloro che s’impegnano in attività virtuose. Agire è necessario, e se c’impegniamo in attività virtuose, le nostre attività colpevoli svaniranno naturalmente. Da una parte bisogna sforzarsi di spezzare con la volontà i pilastri del peccato, e dall’altra bisogna impegnarsi in attività virtuose.

Alla persona che non s’impegna positivamente, non basta una comprensione teorica per liberarsi dalle colpe. Il governo americano, per esempio, spende milioni di dollari per fermare il consumo di LSD e di altre droghe, ma senza successo: Com’è possibile che la semplice emanazione di qualche legge o qualche conferenza possano far perdere ai tossicodipendenti l’abitudine della droga? Non è possibile. Bisogna impegnare la gente in modo positivo, e allora vedremo che diventerà facile lasciare le abitudini negative. Noi, per esempio, insegniamo ai nostri studenti ad abbandonare le sostanze intossicanti, e loro immediatamente le lasciano, anche se il governo non era riuscito a farli smettere. È un sistema pratico.

Param drstva nivartate. In mancanza di un impegno positivo, è impossibile impedire l’azione negativa. Non è possibile. Perciò è necessario che siano presenti i due aspetti -la proibizione delle attività negative, e l’impegno in attività positive. Noi non ci limitiamo a dire: “Niente sesso illecito”, “niente droghe”, e cosí via. Limitarsi a negare qualcosa non ha significato: si deve proporre qualcosa di positivo, perché essendo esseri viventi e non pietre inerti, tutti noi abbiamo bisogno di agire. Gli impersonalisti cercano di usare la meditazione per diventare simili a pietre: “Voglio pensare al vuoto, all’impersonale”, ma come si può cercare di diventare artificialmente vuoti? Poiché il cuore e la mente sono pieni di attività, questi metodi artificiali non potranno aiutare la società umana.

I cosiddetti metodi di yoga e di meditazione sono tutte truffe, perché non offrono alcun impegno. Nella coscienza di Krsna, invece, c’è un impegno adeguato per ognuno. Tutti si alzano presto il mattino per offrire la loro adorazione alle Divinità. I devoti preparano cibi squisiti per Krsna, decorano il tempio, fanno ghirlande di fiori, escono a cantare e a vendere libri. Sono pienamente impegnati di giorno e di notte, e per questa ragione sono in grado di abbandonare le attività illecite. Se un bambino ha in mano qualcosa e se la sta mettendo in bocca, dobbiamo offrirgli qualcosa che sia migliore di ciò che ha, e allora abbandonerà ciò che è cattivo. Così, nella coscienza di Krsna offriamo un impegno migliore, una vita migliore, una filosofia migliore e una coscienza migliore -tutto migliore. Coloro che s’impegnano nel servizio devozionale riescono quindi senza fatica a lasciare le attività colpevoli per elevarsi alla coscienza di Krsna.

Le attività che mirano a elevare tutti gli esseri alla coscienza di Krsna si svolgono non salo nella società umana, ma anche tra gli ‘animali. Poiché qui tutti gli esseri viventi sono parti infinitesimali di Krsna, ma stanno marcendo in questo mondo materiale, Krsna ha un piano, un grande progetto destinato a liberarli tutti. Talvolta discende personalmente in questo mondo, talvolta manda i Suoi devoti piú intimi. Altre volte lascia insegnamenti come quelli della Bhagavad-gita. Le manifestazioni di Krsna appaiono in ogni luogo ed Egli Si manifesta tra gli animali, gli esseri umani, í saggi, e perfino tra gli esseri acquatici (tiryan-nrsisu yàdahsu). Krsna, per esempio, apparve perfino come avatàra Pesce.

Cosí la nascita, l’apparizione e la scomparsa di Krsna sono tutti eventi sconcertanti (tad atyanta-vidambanam). Noi esseri condizionati trasmigriamo da un corpo all’altro, perché vi siamo costretti dalle leggi della natura, ma Krsna non appare perché vi è costretto. Questa è la differenza. Gli sciocchi ed i mascalzoni pensano: “Io sono nato in questo mondo, e anche Krsna è nato qui. Perciò anch’io sono Dio:” Non sanno che saranno costretti a rinascere di nuovo sotto la spinta delle leggi della natura.

Qualcuno potrà aver ricevuto la fortuna di nascere con un bel corpo in un paese dove si può vivere negli agi e di ricevere una buona cultura, ma se usiamo male questa fortuna dovremo ricevere un altro corpo adatto alla nostra mentalità. A1 momento attuale, per esempio, nonostante tutti gli sforzi del governo che cerca di aprire buone scuole e università, le nazioni piú civili del mondo producono hippy, giovani cosí frustrati che arrivano perfino ad adorare dei maiali. Ma chi vive a contatto con le qualità dei maiali diventerà davvero un maiale nella prossima vita. Prakrteh kriyamanani gunaih karmani sarvasah. La natura concede all’essere ogni possibilità: “Benissimo, diventa un maiale.” Questi sono i dispositivi della natura. Prakrti, la natura, si serve di tre influenze (guna), e sulla base del nostro contatto con queste influenze, ci attribuirà il nostro prossimo corpo.

L’apparizione e la scomparsa di Krsna sono destinate a mettere fine alla trasmigrazione degli esseri da un corpo all’altro; dobbiamo quindi capire la grandezza del progetto che si cela dietro l’apparizione e la scomparsa di Krsna. Non dobbiamo pensare che Krsna venga per capriccio. Ha un grande piano, altrimenti perché dovrebbe venire qui? Egli desidera ardente­mente riportarci a Lui, nella nostra dimora originale. Questa è la preoccupazione di Krsna. Perciò Egli dice:

sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja aham tvam sarva papebhyo moksayisyami ma suchah

“Lascia ogni forma di religione e semplicemente sottomettiti a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere.” (B.g., 18.66) Tutti noi siamo figli di Krsna, di Dio, e poiché siamo infelici a causa di questi corpi materiali che ci costringono ad affrontare continuamente nascita, malattia, vecchiaia e morte, Egli ne soffre piú di noi. La nostra situazione nel corpo materiale non è affatto comoda, ma noi siamo così disgraziati che non ce ne preoccupiamo nemmeno. Ci diamo un gran da fare per cercare di ottenere comodità temporanee in questa vita, ma trascuriamo le vere disgrazie, che sono la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte. Tanto grandi sono la nostra ignoranza e la nostra stupidità! Per questa ragione Krsna viene a svegliarci da questa ignoranza e a riportarci da Lui, nella nostra dimora originale.

CAPITOLO 14

Le meravigliose attività di Sri Krsna

gopy adade tvayi krtagasi dama tavad

ya te dasasru-kalilanjana-sambhramaksam

vaktram niniya bhaya-bhavanaya sthitasya

sa mam vimohayati bhir api yad bibheti

“Mio caro Krsna, quando Yasoda per punirTi del Tuo cattivo comportamento prese una corda con l’intenzione di legarTi, il Tuo sguardo si turbò, i Tuoi occhi si riempirono di lacrime che sciolsero il trucco, e Tu avesti paura, Tu che sei temuto dalla paura in persona. Tutto ciò mi lascia confusa.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.31

Ecco un’altra spiegazione del senso di confusione creato dai divertimenti del Signore Supremo. Come abbiamo già spiegato, il Signore è supremo in ogni circostanza. Questo è un esempio specifico che illustra come il Signore, pur essendo il Supremo, Si comporta come un giocattolo nelle mani del Suo puro devoto. Il puro devoto dei Signore Lo serve soltanto per puro amore, e mentre compie questo servizio devozionale dimentica la posizione del Signore Supremo. Inoltre, anche il Signore Supremo accetta con piú piacere il servizio d’amore dei Suoi devoti quando questo servizio è spontaneo, nato da un affetto puro, libero da agni traccia di rispettoso timore. Generalmente i1 Signore è adorato dai Suoi devoti con grande rispetta, ma il Signore è estremamente soddisfatto quando il devoto, per puro affetto e amore per Lui, considera il Signore meno importante di sé stesso. I divertimenti del Signore che si svolgono nella dimora originale, a Goloka Vrndavana, sono improntati a questo spirito. Per i Suoi amici Krsna è uno di loro; essi non hanno per Lui una considerazione particolare. I genitori del Signore (che sono tutti puri devoti) vedano in Lui soltanto un bambino. Il Signore accetta i rimproveri dei Suoi genitori con un piacere piú grande di quello che prova ascoltando le preghiere degli inni vedici. Similmente, trova piú gustoso il rimprovero delle Sue innamorate che gli inni vedici. Quando Sri Krsna era presente in questo mondo materiale per manifestare i Suoi divertimenti eterni del regno trascendentale di Goloka Vrndavana, al fine di attrarre la gente, ci diede un quadro stupendo di sottomissione verso Yasoda, la madre adottiva. Il Signore, nei Suoi naturali giochi d’infanzia, andava a saccheggiare le scorte di burro di madre Yasoda, rompeva i vasi e ne distribuiva il contenuto ad amici e compagni di giochi, comprese la famose scimmie di Vrndavana che godevano della munificenza del Signore. Quando madre Yasoda vide il disastro, nel suo puro amore voleva dare un esempio di punizione destinata al suo bambino trascendentale. Prese dunque una corda e minacciò il Signore di legarLo, come si fa generalmente per punire i bambini. Vedendo la corda nelle mani di madre Yasoda, il Signore chinò la testa e scoppiò in lacrime, come un bambino qualsiasi, e le lacrime che Gli rigavano le guance sciolsero l’unguento nero che ornava i Suoi bellissimi occhi. Kuntidevi adora questa immagine del Signore, perché è consapevole della posizione suprema del Signore. Egli intimorisce perfino la paura in persona, eppure teme Sua madre che voleva punirLo come un bambino comun.: Kunti era consapevole della posizione suprema di Krsna, mentre Yasoda non se ne rendeva conto. Perciò la posizione di Yasoda è piú elevata di quella di Kunti. Madre Yasoda aveva avuto i1 Signore come figlio, e il Signore fece in modo che lei dimenticasse completamente che il suo bambino era il Signore stesso. Se madre Yasoda fosse stata consapevole della posizione suprema del Signore, avrebbe certamente esitato a punirLo, ma il Signore 1e fece dimenticare la vera situazione perché voleva comportarSi proprio come un bambino con l’affettuosa Yasoda. Questo scambio d’amore tra madre e figlio si svolgeva in modo del tutto naturale; nel ricordare la scena Kunti era confusa e non poteva far altro che glorificare questo trascendentale amore filiale. Indirettamente, madre Yasoda viene glorificata per la sua posizione d’amore esclusiva che le permetteva di controllare perfino il Signore onnipotente come se fosse il suo amato bambino.

Questo divertimento ci presenta un’altra opulenza di Krsna -1a Sua perfetta bellezza. Krsna possiede sei perfezioni: ricchezza, forza, potenza, conoscenza, rinuncia e bellezza. La natura di Krsna è che Egli è piú grande del piú grande e piú piccolo del piú piccolo (anor aniyan mahato mahiyan). Noi offriamo i nostri omaggi a Krsna con rispetto e venerazione, ma nessuno va da Krsna con una corda dicendo: “Krsna, hai commesso un’offesa, e ora Ti lego”. Eppure, questo è il privilegio del devoto piú perfetto e a Krsna piace essere avvicinato in questo modo.

Pensando all’opulenza di Krsna, Kuntidevi non osava prendere la parte di Yasoda, perché pur essendo la zia di Krsna, Kuntidevi non aveva il privilegio di avvicinare Krsna nello stesso modo in cui Lo avvicinava Yasodàmayí, una devota così grande da avere il diritto di punire Dio, la Persona Suprema. Questa era la prerogativa speciale di Yasodamayi. Kuntidevi poteva solo pensare alla grande fortuna di Yasodàmayi, che era in grado di minacciare Dio, la Persona Suprema, Colui che è temuto perfino dalla paura in persona (bhir api yad bibheti). Chi non ha paura di Krsna? Nessuno. Ma Krsna ha paura di Yasodamayi. Questa è la perfezione di Krsna.

Per dare un altro esempio di tale perfezione di Krsna, ricordiamo che Krsna è conosciuto come Madana-mohana. Madana significa Cupido. Cupido affascina chiunque, ma Krsna è conosciuto come Madana-mohana, perché la Sua meravigliosa bellezza affascina perfino Cupído. Tuttavia Krsna è incantato da Srimati Radharani, perciò Srimati Radharani è conosciuta come Madana-mohana-mohini, “Colei che incanta l’incantatore di Cupído.” Krsna affascina Cupido, e Radharani affascina Colui che affascina Cupído.

Queste sono riflessioni spirituali molto elevate nella coscienza di Krsna. Non sono fantasie o invenzioni. Sono fatti, e ogni devoto, se è veramente avanzato, può avere il privilegio di comprendere i divertimenti di Krsna e farne parte. Non dovremmo pensare che il privilegio concesso a madre Yasóda non sia possibile per noi. Tutti possono avere un simile privilegio. Se un devoto ama Krsna come suo figlio, otterrà questo privilegio, perché l’amore di una madre per suo figlio è veramente intenso. Perfino in questo mondo materiale non c’è sentimento che possa essere paragonato all’amore di una madre, perché una madre ama suo figlio senza aspettarsi nulla in cambio. Naturalmente, benché ciò in generale sia vero, questo mondo materiale è cosí contaminato che perfino una madre può arrivare a pensare: “Mio figlio crescerà, diventerà un uomo, e quando guadagnerà del denaro io ne approfitterò.” Il desiderio di ottenere qualcosa in cambio può essere presente, ma nell’amore per Krsna non vi sono motivazioni egoistiche, perché questo amore è puro, libero da ogni desiderio di profitto materiale (anyabhilasita-sunyam).

Non dovremmo amare Krsna per avere qualcosa in cambio. Non dobbiamo dire: “Krsna, dacci il nostro pane quotidiano, e allora Ti amerò. K,rsna, dammi questo o quello, e allora Ti vorrò bene.” Non dovrebbero esserci questi desideri di baratto, perché Krsna vuole amore puro.

Quando Krsna vide madre Yasoda che arrivava con una corda in mano per legarLo, ebbe subito molta paura e pensò: “Mia madre vuole legarMi.” Allora cominciò a piangere e le lacrime sciolsero il mascara dei Suoi occhi. Guardando Sua madre con grande rispetto la supplicò di cuore: “Sì, madre, ti ho offeso, ti prego, perdonaMi.” E subito chinò la testa. Kuntidevi apprezzava questa scena, perché vedeva in essa un’altra delle perfezioni di Krsna. Pur essendo Dio, la Persona Suprema, Egli Si affida al controllo di madre Yasoda. Nella Bhagavad-gita (7.7) il Signore dice, mattah parataram nanyat kincid asti dhananjaya:

“Mio caro Arjuna, nessuno Mi è superiore.” Eppure Dio, la Persona Suprema, a cui nessuno è superiore, china la testa davanti a madre Yasoda accettando: “Sí, madre, ti ho offeso.”

Quando madre Yasoda vide che Krsna aveva troppa paura di lei, rimase anche lei turbata. Non era davvero nelle sue intenzioni far soffrire Krsna con la sua punizione. Non era questo che voleva. E’ un metodo ancora oggi diffuso in India che quando un bambino sta facendo troppi disastri sia legato da sua madre in qualche posto. E’ una cosa molto comune, perciò anche madre Yasoda lo faceva.

Questo episodio é molto apprezzato dai puri devoti, perché mette in evidenza la grandezza di Dio, la Persona Suprema, che interpreta perfettamente la parte di un bambino comune. Quando Krsna fa la parte di un bambino, la fa in modo perfetto; interpreta alla perfezione anche la parte di marito nei confronti delle Sue sedicimila spose, e quella di amante delle gopi e di amico dei pastorelli.

Tutti pastorelli dipendono da Krsna. Un giorno volevano raccogliere la frutta in un boschetto di alberi di palma, ma c’era un demone chiamato Gardabhasura che non permetteva a nessuno di entrare nella foresta. I pastorelli amici di Krsna Gli dissero dunque: “Krsna, vogliamo assaggiare quei frutti, se Tu puoi provvedere.” Krsna immediatamente acconsentì, e insieme con Balarama andò nella foresta dove quel demone viveva insieme ad altri suoi compagni, tutti nella forma di asini. Quando quegli asini demoniaci vennero per prendere a calci Krsna e Balarama, Balarama ne afferrò uno e lo scagliò in cima a un albero, uccidendolo. Poi Krsna e Balarama uccisero nello stesso modo anche tutti gli altri demoni, e i Loro amici pastorelli si sentirono molto riconoscenti.

In un’altra occasione i pastorelli si trovarono circondati dal fuoco. Poiché non conoscevano altri che Krsna, Lo invocarono immediatamente, e Krsna fu pronto, “Si.” Cosí Krsna inghiottì immediatamente tutto il fuoco. Erano molti i demoni che attaccavano i ragazzi, e ogni giorno i ragazzi tornavano a casa dalla madre é dicevano: “Mamma, Krsna è così meraviglioso;” e raccontavano tutto ciò che era accaduto durante la giornata. Allora la madre diceva: “Si, il nostro Krsna è proprio meraviglioso.” Non sapevano che Krsna è Dio, la Persona Suprema. Sapevano soltanto che Krsna è meraviglioso, e basta. Quanto piú assistevano alle meravigliose gesta di Krsna, tanto piú Lo amavano. “Forse sarà un essere celeste,” pensavano. Quando Nanda Maharaja, il padre di Krsna, parlava con i suoi amici, essi parlavano di Krsna e dicevano: “Nanda Maharaja, il tuo piccolo Krsna è davvero meraviglioso.” E Nanda Maharaja rispondeva: “Sì, me ne sono accorto. Forse è un essere celeste:” Anche allora non ne era sicuro, diceva “forse”.

Cosí gli abitanti di Vrndavana non si preoccupano di sapere chi è Dio e chi non lo è. Amano Krsna, e basta. Coloro che pensano di dover prima analizzare se Krsna è Dio oppure no, non sono devoti di prim’ordine. I devoti di prim’ordine sono quelli che amano Krsna di un amore spontaneo. Come possiamo analizzare Krsna? Egli è illimitato, e dunque ci sarebbe impossibile; la nostra percezione è limitata, e anche i nostri sensi hanno una potenza limitata. Come potremmo quindi studiare Krsna? Non è affatto possibile. Krsna Si rivela solo in una certa misura, e questo è sufficiente.

Non dovremmo fare come i filosofi mayavadi che cercano di trovare Dio attraverso la speculazione deduttiva. “Neti neti,” dicono. “Dio non è questo, Dio non è quello.” Ma non sanno che cosa è Dio. Anche gli scienziati materialisti cercano là causa prima, ma procedono nello stesso modo: “Non è questo, non è quello.” Con tutti i loro progressi non faranno che scoprire, “Non è questo, non è quello.” Non troveranno mai la causa piú remota. Non potranno mai arrivarci.

Gli scienziati materialisti non sono neppure in grado di comprendere gli oggetti materiali, che dire di trovare Krsna. Cercano di andare sulla luna, ma non sanno nemmeno di che cosa si tratta. Se capissero davvero che cos’è la luna, perché tornerebbero quaggiù? Se sapessero davvero che cos’è la luna, si sarebbero già stabiliti là. Sono vent’anni che cercano di andarci e stabilire delle basi, ma non fanno altro che dire: “Non possiamo fare questo, e nemmeno quello. Non ci sono esseri viventi, e non è possibile viverci.” Possono parlare solo di quello che non c’è, ma sanno forse quello che c’è? No, non lo sanno. E questo è soltanto un pianeta, o una stella.

Secondo le Scritture vediche, la luna è classificata come stella. Gli scienziati affermano che le stelle sono tutte come il sole, ma secondo la Bhagavad-gita le stelle sono della stessa natura della luna. Nella Bhagavad-gita Krsna dice, naksatranam aham sasi: “Tra le stelle, sono là luna.” La luna è dunque una delle tante stelle. Qual è la natura della luna? Brilla perché riflette la luce del sole. Perciò non siamo d’accordo con gli scienziati quando dicono che le stelle sono altrettanti soli. Secondo la conoscenza vedica esistono innumerevoli soli, ma in ogni universo c’è n’è soltanto uno.

Ciò che vediamo in questo universo non è visto chiaramente, e la nostra conoscenza non è perfetta. Non possiamo contare quante stelle o pianeti esistano. Non possiamo capire pienamente le cose materiali che ci circondano, come potremmo dunque comprendere il Signore Supremo che ha creato questo universo? Non è possibile. Perciò nella Brahma-samhita (5.34) è detto:

panthas tu koti-sata-vatsara-sampragmyo vayor athapi manaso muni pungavanam so ‘py asti yat prapada-simny avicintya-tattve govindam adi purusam tam aham bhajami

Lo spazio è, illimitato, e la Brahma-samhita suggerisce: supponiamo di poter viaggiare con un’astronave per milioni di anni alla velocità del vento, o perfino alla velocità della mente. Tutti sanno che la mente è estremamente veloce: in un decimillesimo di secondo può trasportarci a milioni di chilometri di distanza. Se abbiamo visto qualcosa che dista milioni di chilometri, possiamo immediatamente trasportarci là con là mente; ma anche se viaggiassimo a quella velocità su un’astronave costruita dai muni pungavanam, i piú grandi scienziati e pensatori, avremmo raggiunto forse la perfezione? No. La Brahma-samhita afferma, so ‘py asti yat-prapada-simny avicintya-tattve: questa creazione rimarrà comunque inconcepi­bile alla nostra comprensione. Com’è possibile quindi studiare Krsna che ha creato tutto questo? Se non possiamo capire le cose che Krsna ha creato, come possiamo capire Krsna. Non è assolutamente possibile.

La mentalità di Vrndavana è dunque l’attitudine mentale piú perfetta per i devoti. Gli abitanti di Vrndavana non si preoccupano di comprendere Krsna, vogliono soltanto amarLo senza riserve. Non stanno a pensare: “Krsna è Dio, e per questo Lo amo.” A Vrndavana Krsna non fa la parte di Dio, ma di un semplice pastorello, e benché dimostri talvolta di essere Dio, la Persona Suprema, i devoti non si preoccupano di saperlo.

Kuntidevi, però, non era un’abitante di Vrndavana. Viveva ad Hastinapura, che non è Vrndavana. I devoti che non vivono a Vrndavana meditano sulla grandezza degli abitanti di Vrndavana, ma gli abitanti di Vrndavana non si preoccupano di sapere quanto sia grande Krsna. Questa è la differenza tra loro. Dobbiamo quindi preoccuparci soltanto di amare Krsna. Piú amiamo Krsna, piú diventiamo perfetti. Non é necessario comprendere Krsna e capire in che modo Egli crei l’universo. Krsna spiega Sé stesso nella Bhagavad-gita, e non dovremmo cercare di saperne di piú. Non dovremmo preoccuparci troppo di conoscere Krsna, perché non è possibile. Dobbiamo soltanto rendere piú intenso il nostro amore puro per Krsna.

Questa è la perfezione della vita.

CAPITOLO 15

Al di là della vita e della morte

kecid àhur ajam jatam

punya-slokasya kirtaye

yadoh priyasyanvavaye

malayasyeva candanam

“Alcuni affermano che Tu, il Non-nato, hai preso nascita per glorificare il virtuoso imperatore [Mahàraja Yudhisthira], e altri sostengono che Tu abbia voluto cosí soddisfare il re Yadu, uno dei Tuoi devoti piú cari, perché apparendo nella sua famiglia Tu l’hai resa gloriosa, come il sandalo fa la gloria delle colline Malaya.

-Srimad-Bhagavatam 1.8.32-

Poiché l’apparizione del Signore in questo mondo materiale è sconcertante, esistono differenti opinioni sulla nascita del Non-­nato. Nella Bhagavad-gita il Signore afferma di nascere nel mondo materiale, benché sia il Signore di ogni creazione, e il Non-nato. Non si può quindi negare la nascita del Non-nato perché Egli stesso stabilisce la verità. Tuttavia, esistono differenti opinioni riguardo alla Sua nascita. Ciò è confermato anche nella Bhagavad-gita. Egli appare in virtú della Sua potenza, interna al fine di ristabilire i principi della religione, proteggere i virtuosi e annientare gli empi. Questa è la missione dell’apparizione del Non-nato. Eppure qui è scritto che il Signore discende per glorificare il virtuoso re Yudhisthira. Il Signore, Sri Krsna, voleva certamente stabilire i Pandava nel regno per il bene di tutto il mondo. Quando alla guida del governo siede un re virtuoso, il popolo è felice. Durante il kali-yuga generalmente gli uomini di governo sono empi e il popolo è sempre infelice, ma nel caso della democrazia sono i cittadini empi che eleggono personalmente i loro rappresentanti affinché li governino; essi non possono quindi dare a nessun altro la colpa della loro infelicità. Anche Mahàràja Nala era famoso come un grande monarca virtuoso, ma non ebbe alcuna relaziona bon Sri Krsna. Per questa ragione è affermato qui che Maharaja Yudhisthira era glorificato da Sri Krsna, il Quale aveva reso glorioso anche il re Yadu nascendo nella sua famiglia. Krsna è conosciuto come Yadava, Yaduvira, Yadunandana, e cosí via, benché il Signore non dipenda mai da questo genere di legami. È proprio come il legno di sandalo che cresce sulle colline Malaya. Gli alberi possono crescere dappertutto, eppure, poiché gli alberi di sandalo crescono soprattutto nella zona delle colline Malaya, il legno di sandalo è legato al nome delle colline Malaya. La conclusione che se ne può derivare quindi è che il Signore non nasce mai, come il sole; egli appare, come il sole appare sull’orizzonte orientale. Come il sole non è mai legato all’orizzonte orientale, così il Signore non è il figlio di nessuno, ma il padre di tutto ciò che, esiste.

Nella Bhagavad-gita (4.6) il Signore afferma:

ajo ‘pi sann avyayatma bhùtanam isvaro ‘pi san prakrtim svam adhisthaya sambhavamy atma-mayaya

“Sono il Non-nato e il Mio corpo trascendentale non si deteriora mai; sono il Signore di tutti gli esseri, tuttavia discendo in ogni era in questo universo nella Mia originale forma trascendentale.”‘

Krsna è non-nato, e anche noi siamo non-nati, ma la differenza è che noi siamo intrappolati in un corpo materiale, mentre il Signore non lo è. Per questa ragione noi non possiamo rimanere non-nati, ma dobbiamo nascere e trasmigrare da un corpo all’altro, senza sapere con certezza che genere di corpo riceveremo. Perfino in questa vita siamo obbligati ad accettare un corpo, dopo’ l’altro. Un bambino lascia il suo corpo infantile e prende un corpo di ragazzo, poi lo lascia per un corpo di giovane, e infine per un corpo di vecchio. È quindi naturale concludere che quando si lascia il corpo vecchio, bisognerà accettare un altro corpo, e di nuovo si prenderà un corpo di bambino.

Questo è il ciclo naturale in questo mondo materiale. È simile ai cambiamenti di stagione. Dopo la primavera viene l’estate, e dopo l’estate arriva l’autunno, poi l’inverno, e poi di nuovo la primavera. Cosí al giorno segue la notte, e alla notte il giorno. Come questi cambiamenti ciclici si susseguono l’uno dopo l’altro, cosí noi cambiamo passando da un corpo all’altro, ed è naturale concludere che dopo aver lasciato il nostro corpo presente ne riceveremo un altro (bhútva bhútva praliyate).

Si tratta di una conclusione molto logica che è sostenuta dagli sastra, le Scritture vediche, e anche dalla massima autorità, Krsna stesso. Perché mai non dovremmo accettarla? Chi non l’accetta -chi pensa che non esista la vita dopo la morte- è uno sciocco.

C’è vita dopo la morte, e dunque c’è anche la possibilità di liberarsi dal ciclo di nascite e morti ripetute e di raggiungere una vita immortale. Ma poiché siamo abituati ad assumere un corpo dopo l’altro da tempo immemorabile è difficile per noi pensare a una vita eterna. Per di piú l’esistenza materiale è cosí piena di guai che quando pensiamo a una vita eterna siamo convinti che anche quella sia ugualmente piena di guai. Se, per esempio, un malato deve prendere delle medicine amarissime, ed è costretto a letto dove si nutrirà e si libererà di escrementi e urina senza mai potersi muovere, alla fine considererà la vita cosí intollerabile che penserà al suicidio. Similmente, la vita materiale è cosí piena di sofferenze che la disperazione può spingere l’essere verso il nichilismo o l’impersonalismo, nel tentativo di negare la sua stessa esistenza e annullare ogni cosa. In realtà, però, annullarsi non è né possibile né necessario. Siamo tormentati nella nostra condizione materiale, ma quando ci liberiamo dal condizionamento della materia, possiamo trovare la vera vita, la vita eterna.

Poiché siamo frammenti infinitesimali di Krsna, che è aja, al di là della vita e della morte, anche noi siamo aja. Come potrebbe essere altrimenti? Se mio padre è felice, e io sono suo figlio, perché dovrei essere infelice? Naturalmente posso concludere che posso godere dei beni di mio padre esattamente come ne sta godendo lui. Similmente, Dio, Krsna, é onnipotente, dotato di ogni bellezza, pieno di conoscenza e completo in ogni cosa, e benché io non sia completo, tuttavia essendo parte di Dio, il Signore Supremo, possiedo in una certa misura tutte le Sue qualità.

Dio non muore mai, perciò neanch’io morirò. Questa è la mia posizione, come è spiegato nella Bhagavad-gita (2.20): na jàyate mriyate va kadacit. Parlando dell’anima, Krsna dice che l’anima non è mai nata (na jayate); e come può morire chi non è mai nato? Non si può dunque parlare di morte (mriyate va). La morte è per chi è nato, e chi non è nato non può neppure morire, ma sfortunatamente noi non la comprendiamo. Facciamo tante ricerche scientifiche, ma non sappiamo che ogni essere vivente è un’anima spirituale, senza nascita o morte. Questa è la nostra ignoranza. L’anima è eterna, non ha né inizio né fine, ed è primordiale (nityah sasvato ‘yam purano). L’anima non muore quando il corpo è distrutto (na hanyate hanyamane sarire); ma benché non muoia, l’anima prende un altro corpo, e questo è detto bhava-roga, la malattia della materia.

Poiché Krsna è l’essere individuale supremo (nityo nityanam cetanas cetanànam), noi siamo esattamente come Krsna; la differenza è che Krsna è vibhu, illimitato, mentre noi siamo anu, limitati. Qualitativamente noi siamo uguali a Krsna, perciò in noi sono presenti anche tutte le tendenze che sono in Krsna. Krsna, per esempio, è incline ad amare qualcuno dell’altro sesso, e anche in noi c’è la stessa inclinazione. L’origine dell’amore è nell’amore eterno tra Radha e Krsna. Anche noi cerchiamo l’amore eterno, ma poiché siamo condizionati dalle leggi materiali, il nostro amore è interrotto. Se però riusciamo a trascendere questa interruzione, possiamo entrare a far parte di relazioni d’amore simili a quelle tra Krsna e Radharani. Il nostro desiderio dovrebbe dunque essere quello di tornare a Krsna, nella nostra dimora originale, perché essendo Krsna eterno, anche noi riceveremo là un corpo eterno.

Kunti dice, kecid ahur ajam jatam: il supremo eterno, il supremo non-nato, ha preso nascita. Ma benché Krsna nasca, non nasce come noi. Non dobbiamo dimenticarlo. Il Signore afferma nella Bhagavad-gita (4.9):

janma karma ca me divyam evam yo vetti tattvatah tyaktva deham punar janma `naiti mam eti so ‘rjuna

“O Arjuna, colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività non deve piú rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna.”

Lo Srimad-Bhagavatam spiega che quando Krsna apparve, non nacque dal grembo di Devaki, ma apparve invece nella Sua maestosa forma di Visnu a quattro braccia, e prese poi la forma di un neonato, tra le braccia di Devaki. La nascita di Krsna è quindi trascendentale, mentre noi siamo costretti a nascere, forzati dalle leggi della natura. Krsna non è soggetto alle leggi della natura che operano sotto il Suo controllo (mayadhyaksena prakrtih súyate sa-caracaram). Prakrti, la natura, agisce sotto l’ordine di Krsna, e noi agiamo sotto gli ordini della natura. Krsna è il padrone della natura, e noi siamo i servitori della natura. Perciò Kuntidevi dice, kecid ahuh: “Alcuni possono dire che il Non-nato ha preso nascita.” Può sembrare che sia nato proprio come noi, ma non è cosí. Kuntidevi afferma chiaramente, kecid ahuh: “Alcuni sciocchi possono dire che è nato.” Anche Krsna stesso dice nella Bhagavad-gita (9.11), avajananti mam mudha mànusim tanum asritam: “Poiché sono apparso come un essere umano, i mascalzoni pensano che anch’Io sia un comune essere umano.” Param bhavam ajanantah: “Non conoscono il mistero che si cela dietro l’apparizione di Dio come essere umano.”

Krsna è in ogni luogo. Il Signore è situato nel cuore di ogni essere (isvarah sarva-bhútanam hrd-dese ‘rjuna tishati). E poiché è dentro di noi ed è onnipotente, perché dovrebbe essere difficile per Lui apparire davanti a noi? Mentre era immerso nella

meditazione sulla forma di Visnu a quattro braccia, il grande devoto Dhruva Maharaja improvvisamente interruppe la sua meditazione e vide davanti a sé quella stessa forma sulla quale stava meditando. Era stato difficile per Krsna apparire in quel modo? Certamente no. Similmente, non Gli fu difficile apparire davanti a Devaki in quella stessa forma a quattro braccia. Per questa ragione Krsna dice, janma karma ca me divyàm: “Bisogna comprendere la natura trascendentale della Mia nascita e, delle Mie attività.” Kuntidevi aveva questa comprensione. Sapeva che Krsna è il non-nato, anche se agli occhi degli stolti sembra che nasca.

Perché mai Krsna dovrebbe compiere il divertimento della nascita? Kuntidevi, risponde, punya-slokasya kirtaye: per glorificare le persone veramente virtuose ed elevate nella scienza spirituale. Krsna scende come il figlio di Devaki per dare gloria alla Sua devota Devaki. Krsna diventa il figlio di Yasoda per glorificare Yasoda. Similmente, Krsna appare nella dinastia di Maharaja Yadu, un Suo grande devoto, per dare gloria alla sua discendenza. Ancora oggi Krsna è famoso come Yadava, il discendente di Mahàràja Yadu. Krsna non è obbligato a nascere in una particolare famiglia o nazione, ma nasce per dare gloria a una persona o a una famiglia a causa della loro devozione. Per questa ragione la Sua nascita è detta divyam, trascendentale.

II Signore non é obbligato a nascere mentre noi lo siamo. Questa è la differenza tra la nostra nascita e la nascita di Krsna. Se per il nostro karma, le nostre attività passate, siamo degni di nascere in una buona famiglia, tra gli esseri umani o tra gli esseri celesti, potremo ottenere questa nascita, ma se le nostre attività sono degradate come quelle degli animali, dovremmo rinascere in una famiglia di animali. Questa è la forza del karma. Karmana daiva-netrena jantor dehopapattaye (S.B., 3.31.1). Cosí, sviluppiamo una particolare forma corporea sulla base del nostro karma.

La forma di vita umana ha il fine di fare comprendere il Supre­mo, la Verità Assoluta (athato brahma jijnasa), ma se non ci sfor­ziamo in questo senso, se usiamo male questa opportunità e ci limi­tiamo a vivere come animali, torneremo in una forma di vita ani­male. Perciò il movimento per la coscienza di Krsna sta cercando di salvare le persone dal pericolo di cadere nella vita animale.

L’apparizione di Sri Krsna è paragonata a quella degli alberi di sandalo sulle colline Malaya (malayasyeva candanam). Ci sono due Malaya -1e colline Malaya e la zona dell’Asia detta Malesia. L’albero di sandalo, l’albero di candana, può crescere in ogni luo­go; non c’è una regola che ne limiti la crescita alla sola Malesia o alle colline Malaya, ma poiché il sandalo cresce in grandi quantità in queste parti del mondo, è conosciuto come malaya-candana. In Occidente esiste una specie di acqua profumata, detta acqua di colonia. Può essere stata prodotta in qualsiasi paese, ma poiché in origine era un prodotto caratteristico della città di Colonia, è conosciuta come acqua di colonia. Similmente, il sandalo può crescere in qualsiasi luogo, ma, poiché un tempo era molto abbondante in Malesia o sulle colline Malaya, è conosciuto come legno di Malaya. Kunti offriva queste preghiere cinquemila anni fa, il che indica che cinquemila anni fa la Malesia produceva legno di sandalo. Malesia non é un nome nuovo, migliaia e migliaia di anni fa esso era conosciuto da coloro che seguivano la cultura vedica. Oggi naturalmente in Malesia si coltivano molti alberi della gomma, perché la domanda di gomma è molto alta, ma una volta la Malesia produceva su vasta scala il legno di sandalo, perché il legno di sandalo era molto richiesto, specialmente in India.

L’India è un paese tropicale, e poiché il legno di sandalo è molto rinfrescante, gli Indiani usano la polpa di legno di sandalo come cosmetico. Ancora oggi, nei giorni piú caldi d’estate, le persone che se lo possono permettere si applicano della polpa di sandalo sul corpo, e restano freschi per tutto il giorno. In India per tradizione -dopo aver fatta il bagno e santificato il corpo applicando i segni di tilaka -si offrono omaggi alle Divinità, si prende un po’ di candana prasada dalla stanza delle Divinità e la si applica al corpo come cosmetico. Questo é detto prasadhanam. Ma è detto che in kali yuga, nell’era attuale, snanam eva prasadhanam (S.B., 12.2.5), anche soltanto il fatto di lavarsi accuratamente è considerato prasadhana. In India anche l’uomo più povero fa il bagno tutte le mattine appena si alza, ma venendo in America ho visto che non è pratica comune fare il bagno tutti i giorni, e ho notato che per farlo s’incontrano delle difficoltà. In India siamo abituati a vedere la gente che fa il bagno tre volte a1 giorno, ma a New York ho visto che può capitare addirittura di dover andare a casa di un amica per fare il bagno, perché alcune case sono sprovviste di bagno. Queste sono abitudini carat­teristiche del kali-yuga. Snànam eva prasadhanam. Nel kali-yuga sarà difficile perfino fare un bagno.

Un altro sintomo del kali yuga è daksyam kutumba-bharanam (S.B.; 12.2.7): si sarà conosciuti come persone molto virtuose per il semplice fatto di poter mantenere la propria famiglia. La parola daksyam, “famoso per le attività virtuose”, deriva da daksa, che significa “esperto”. Nel kali-yuga si è considerati esperti se si riesce a mantenere una famiglia composta di marito, moglie, e uno o due figli. Certo, in India la famiglia tradizionale è quella patriarcale, composta da marito e moglie; dai loro genitori e dai loro figli, generi, nuore, e così via. Ma nel kali yuga sarà difficile mantenere anche una piccola famiglia composta di marito, moglie e pochi figli. Quando ero a New York, tra le persone che frequentavano le nostre lezioni c’era una signora anziana che aveva un figlio adulto. Le chiesi: “Perché suo figlio non si sposa?” E lei rispose: “Sì, potrà sposarsi quando sarà in grado di mantenere una famiglia.” Non sapevo che qui fosse cosí difficile mantenere una famiglia. Ma il Bhagavatam lo conferma: chi riesce a mantenere la propria famiglia sarà considerato glorioso, e una ragazza sarà considerata fortunata se ha un marito.

Non è compito nostro criticare, ma le caratteristiche del kali­yuga sono molto gravi, e tendono ad aggravarsi sempre piú. II kali yuga dura 432.000 anni, e benché ne siano trascorsi solo 5.000, già dobbiamo affrontare molte difficoltà. Con l’avanzare del kali-yuga, la situazione si farà sempre piú dura. La vita migliore consiste nel perfezionare la nostra coscienza di Krsna al fine di poter tornare a Dio, nella nostra dimora originale. In questo modo potremo, salvarci. Altrimenti, se torniamo a rinascere nel kali-yuga, ci troveremo ad affrontare giorni veramente difficili e dovremo soffrire sempre piú.

CAPITOLO 16

Tornare alla nostra coscienza naturale

apare vasudevasya

devakyam yàcito ‘bhyagat

ajas tvam asya ksemaya

vadhaya ca sura-dvisam

“Altri ritengono che fu per, rispondere alle preghiere di Vasudeva e Devaki che Tu apparisti come loro figlio. Senza dubbio Tu sei non-nato, ma hai preso nascita per il loro bene e anche per uccidere coloro che invidiano gli esseri celesti.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.33

È detto che Vasudeva e Devaki nella loro vita precedente si chiamavano Sutapa e Prsni e si sottoposero a grandi austerità per avere il Signore come figlio. Il risultato delle loro austerità fu l’apparizione del Signore come loro figlio. La Bhagavad-gita ha già spiegato che il Signore appare per il bene di tutta la gente del mondo e per vincere gli asura, gli atei materialisti.

Il Signore afferma:

yada yada hi dharmasya glanir bhavati bharata abhyutthanam adharmasya tadatmànam srjamy aham

“Ogni volta che in qualche luogo dell’universo la religione declina e l’irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona.” (B.g., 4.7) L’espressione dharmasya glanih significa “irregolarità nella religione”. Quando si verificano queste irregolarità, la religione si contamina.

Nella società umana ci dev’essere il giusto equilibrio tra spirito e materia. In realtà, noi siamo anime spirituali, ma in un modo o nell’altro siamo stati imprigionati in questi corpi materiali, e finché viviamo in essi dovremo piegarci alle necessità del mangiare, dormire, accoppiarsi e difendersi, benché l’anima in sé non abbia bisogno di queste cose. L’anima non ha bisogno di mangiare: tutto ciò che mangiamo serve al mantenimento del corpo. Tuttavia, una civiltà che si limita a preoccuparsi delle necessità del corpo, senza prendere in considerazione le necessità dell’anima, è una civiltà sciocca e squilibrata. Supponiamo di lavare soltanto i vestiti e di non curarci del nostro corpo, oppure di tenere un uccello in gabbia e di limitarci a lucidare la gabbia senza curarci dell’essere che vive prigioniero. Sarebbe stupido. L’uccellino languisce: “Cip, cip, ho fame, dammi da mangiare.” Ma se ci curiamo solo della gabbia, come potremo far felice l’uccellino?

Perché allora siamo infelici? Nei paesi occidentali non mancano le ricchezze, non manca il cibo, né le automobili, né il sesso. Tutto vi si trova in abbondanza. Perché allora esiste un intero settore di popolazione che è frustrato e confuso, come gli hippy? Non sono soddisfatti. Perché? Perché non c’è equilibrio. Ci preoccupiamo delle necessità del corpo, ma non sappiamo nulla dell’anima e delle sue necessità. L’anima è una cosa concreta, la vera realtà, mentre il corpo non è che una copertura. Trascurare l’anima è dunque una forma di dharmasya glanih, una contaminazione del dovere.

La parola dharma significa “dovere”. Benché spesso dharma sia tradotto col termine “religione”, e generalmente il termine religione indichi una forma di fede, dharma, in realtà, non è una ‘ forma’ di fede. Dharma indica il dovere costituzionale dell’individuo. È nostro dovere conoscere le necessità dell’anima, ma sfortunatamente non abbiamo informazioni sull’anima e ci limitiamo a procurare il necessario per il benessere del corpo.

Il benessere del corpo, tuttavia, non è sufficiente. Sup­poniamo che un uomo si trovi in una posizione molto comoda. Significa forse che non dovrà piú morire? Naturalmente no. Parliamo di lotta per la vita e di sopravvivenza del piú forte, ma il solo benessere del corpo non ci può permettere dì esistere o di sopravvivere in eterno.

Prendersi cura soltanto del corpo è dunque dharmasya glanih, una contaminazione del dovere dell’individuo.

Si devono conoscere le esigenze del corpo e anche quelle dell’anima. La vera necessità della vita consiste nell’assicurare il benessere dell’anima, il che non può essere ottenuto con qualche metodo materiale. Poiché l’anima è di natura differente, deve ricevere cibo spirituale, e questo cibo spirituale è la coscienza di Krsna. Quando una persona si ammala deve avere una dieta adatta e le medicine giuste; entrambe le cose sono necessarie. Se riceve soltanto le medicine e non segue una dieta adatta, la cura non avrà pieno successo. Per questa ragione il movimento per la coscienza di Krsna è destinato a dare la medicina giusta e la giusta dieta per l’anima. La dieta è krsna-prasàda, il cibo che è stato offerto in precedenza a Krsna, e la medicina è il mantra Hare Krsna.

nivrtta-tarsair upagiyamanad bhavausadhac chrotra-mano-‘bhiramat ka uttamasloka gunànuvadat puman virajyeta vina pasu-ghnat

(S.B., 10.1.4)

Pariksit Maharaja disse al grande saggio Sukadeva Gosvami: “I discorsi sullo Srímad-Bhagavatam che mi stai elargendo non sono discorsi comuni. Possono essere gustati da coloro che sono nivrtta-trsna, cioè liberi dalla bramosía”.

Tutti in questo mondo materiale inseguono il piacere, ma chi è libero da questa aspirazione può veramente assaporare il gusto del Bhagavatam. La parola bhàgavata si riferisce a tutto ciò che è in relazione a Bhagavan, il Signore Supremo, perciò anche il mantra Hare Krsna è bhagavata. Pariksit Maharaja disse dunque che il gusto del Bhagavatam può essere assaporata da chi è libero dalla bramosia di soddisfare i desideri materiali. E perché bisogna gustare il Bhagavatam? Bhavausadhi: perché è la medicina adatta per la nostra malattia di nascite e morti ripetute.

Al momento attuale siamo malati. I materialisti non sanno distinguere tra salute e malattia. Non sanno niente, eppure si atteggiano a grandi scienziati e filosofi. Non si chiedono: “Perché sono costretto a morire, anche se non voglio.” Né hanno qualche soluzione per risolvere questo problema. Eppure si fanno chiamare scienziati. Che razza di scienziati sono? Il progresso scientifico dovrebbe portare a una conoscenza che permettesse di vincere il dolore. Altrimenti, a che serve la scienza? Gli scienziati possono promettere che ci aiuteranno in futuro, ma dovremmo chiedere loro: “Per il momento, che cosa ci offrite?” Un vero scienziato non dirà: “Continuate a soffrire come sempre, per ora, e in futuro troveremo qualche sostanza chimica per aiutarvi.” No. Atyantika-duhkha-nivrttih. Il termine atyantika significa “finale”, e duhkha significa “sofferenza”. L’obiettivo della vita umana dovrebbe essere quello di mettere fine alle vere sofferenze, ma la gente non sa neppure quali siano queste sofferenze fondamentali. Queste sofferenze fondamentali sono spiegate nella Bhagavad-gita come janma-mrtyuy-jarà-vyàdhi: nascita, morte, vecchiaia e malattia. Che cosa possiamo fare per vincere queste sofferenze? Non c’è rimedio a questi mali nel mondo materiale. I1 metodo per abbandonare definitivamente ogni sofferenza è spiegato nella Bhagavad-gita (8.15) dove il Signore afferma:

mam upetya punar janma duhkhàlayam asasvatam napnuvanti mahàtmànah samsiddhim paramam gatah

“Dopo averMi raggiunto, le grandi anime, yogi colmi di devozione, mai piú torneranno in questo mondo temporaneo e pieno di sofferenza perché hanno ottenuto la perfezione piú alta.”

Il Signore afferma quindi che bisogna avvicinarLo e tornare da Lui, nella nostra dimora originale. Sfortunatamente però la gente ignora tutto di Dio, non sa se è possibile tornare da Lui o no, e in che modo. Poiché gli uomini non hanno conoscenza, sono soltanto animali. Pregano: “Signore, dacci il nostro pane quotidiano,” ma supponiamo di chiedere loro chi è Dio; possono spiegarlo? No. Allora, a chi si rivolgono? Parlano all’aria? Se faccio una richiesta, ci dev’essere una persona alla quale é diretta. Ma loro non sanno chi è questa persona, non sanno dove presentare la richiesta. Dicono che Dio è in cielo. Ma in cielo ci sono anche molti uccelli. Forse sono loro Dio? Gli uomini hanno una conoscenza imperfetta, o non ne hanno addirittura. Ciononostante si atteggiano a scienziati, filosofi e scrittori, grandi pensatori, anche se nel loro cervello c’è solo spazzatura.

Gli unici libri che hanno veramente un valore sono i libri come lo Srimad-Bhàgavatam e la Bhagavad-gita. Nel Bhagavatam (1.5.10-11) è detto:

na yad vacas citra padam harer yaso jagat pavitram pragrnita karhicit tad vàyasam tirtham usanti mànasà na yatra hamsa niramanty usik-ksayàh

“Le parole che non esprimono le glorie del Signore, sufficienti a rendere pura l’atmosfera dell’intero universo, sono considerate dalle persone sante come luoghi di pellegrinaggio per i corvi. Poiché abitano il mondo trascendentale, le persone perfettamente realizzate non trovano alcun piacere in esse.”

tad-vàg-visargo janatàgha-viplavo yasmin prati-slokam abaddhavaty api – nàmàny anantasya yaso ‘nkitàni yat srnvanti gayanti grnanti sàdhavah

“D’altra parte, le opere che descrivono le glorie trascendentali del nome, della fama, della forma e dei divertimenti del Signore Supremo e infinito sono d’ispirazione completamente spirituale, e le parole sublimi che riempiono le loro pagine sono destinate a rivoluzionare le abitudini empie delle civiltà deviate di questo mondo. Anche se la loro stesura presenta qualche irregolarità, queste Scritture sono sempre ascoltate, cantate e accolte da tutti gli uomini puri che sono animati da una profonda onestà.”

Qualsiasi libro privo di una relazione con Dio è soltanto un luogo di divertimento per i corvi. Dove vanno a divertirsi i corvi? Nella spazzatura. I cigni bianchi, invece, giocano in acque chiare e cristalline, circondate da giardini. Cosí, perfino tra gli animali si distinguono differenti nature. I corvi non si accompagnano mai ai cigni, e i cigni non frequentano i corvi. Analogamente, nella società umana vivono persone simili a corvi e persone simili a cigni. Gli uomini simili a cigni frequenteranno i centri della coscienza di Krsna, dove tutto è pulito, dove c’è una filosofia valida, buon cibo trascendentale, cultura e intelligenza -tutto ciò che è positivo- mentre gli uomini-corvi preferiranno frequentare il varietà, i ricevimenti, gli spogliarelli, e altre cose del genere.

Il movimento per 1a coscienza di Krsna è fatto dunque per gli uomini-cigno, e non per uomini simili a corvi. Noi, comunque, possiamo trasformare i corvi in cigni. Questa é la nostra filosofia. Quelli che prima erano corvi ora nuotano come cigni. Questa è la potenza della coscienza di Krsna.

Il mondo materiale è il luogo dove i cigni si sono trasformati in corvi. Nel mondo materiale l’essere individuale è imprigionato in un corpo materiale, e cerca di soddisfare i sensi passando di corpo in corpo. Tuttavia, se il dharma sarà nuovamente stabilito, i corvi saranno trasformati gradualmente in cigni. Un uomo ignorante e senza cultura, per esempio, potrà essere trasformato in un uomo colto ed educato.

L’addestramento è possibile nella forma di vita umana. Non si può dare una cultura a un cane per farlo diventare devoto. È veramente difficile. Certo, si può fare anche questo, benché io non abbia sufficiente potere per farlo.

Mentre Caitanya Mahaprabhu viaggiava attraverso le giungle di Jharikhanda, tigri, serpenti, cervi e tutti gli altri animali diventarono devoti. Questo era possibile per Srì Caitanya Mahaprabhu perché Egli è Dio stesso, e quindi può fare qualsiasi cosa. Tuttavia, anche se non abbiamo tale potere, possiamo comunque operare nella società umana. Per quanto degradato sia, l’essere umano che segue gli insegnamenti della coscienza di Krsna può tornare alla sua posizione originale. Naturalmente, vi sono diversi livelli di comprensione, ma la nostra posizione originale è quella di essere frammenti infinitesimali di Dio. La comprensione di questa posizione è detta realizzazione del Brahman, realizzazione spirituale, ed è al fine di ristabilire questa conoscenza che Krsna discende personalmente in questo mondo.

Srì Krsna discese in questo mondo per la richiesta dei Suoi devoti, Vasudeva e Devaki (vasudevasya devakyam yacito ‘bhyagat). Benché nella vita precedente Vasudeva e Devaki fossero stati già marito e moglie, non avevano avuto figli. Si erano impegnati in grandi austerità, e quando Krsna Si mostrò a loro per chiedere che cosa desideravano, essi risposero: “Vogliamo un figlio come Te. Questo è il nostro desiderio.” Ma com’è possibile che esista un’altra persona uguale a Dio? Krsna è Dio, e Dio è uno solo; non c’è ne possono essere due. Come trovare un altro Dio che potesse diventare figlio di Devaki e Vasudeva? Krsna rispose quindi: “Poiché non è possibile trovare un altro Dio, Io stesso diventerò vostro figlio.” Perciò alcuni dicono che Krsna apparve perché Vasudeva e Devaki volevano avere Krsna come figlio.

Benché in realtà Krsna venga per soddisfare i Suoi devoti come Vasudeva e Devaki, quando discende compie anche altre attività: Vadhàya ca sura-dvisàm. La parola vadhaya significa “uccidere”, e sura-dvisam si riferisce ai demoni, che sono sempre invidiosi dei devoti. Cosí Krsna viene per uccidere i demoni.

Un esempio di essere demoniaco fu Hiranyakasipu. Prahlada Maharaja era un devoto, e Hiranyakasipu, suo padre, era cosí malvagio da essere pronto a uccidere il proprio figlio, anche se l’unica colpa del bambino era quella di cantare Hare Krsna. Questa è la natura dei demoni. Anche Gesú Cristo fu ucciso dai sura-dvisam che lo odiavano. Che colpa aveva? L’unica sua colpa era che parlava di Dio. Eppure aveva moltissimi nemici che lo crocifissero crudelmente. Krsna discende dunque per uccidere questi sura-dvisam.

Naturalmente i malvagi possono essere uccisi anche senza la presenza personale di Krsna. Mettendo in moto le forze naturali della guerra, delle epidemie, della carestia e altre calamità, Krsna può uccidere milioni di persone. Non ha bisogno di venire qui per uccidere questi farabutti, perché per distruggerli sono sufficienti i Suoi ordini, ossia le leggi della natura. Srsti-sthiti- pralaya-sadhana-saktir eka (Brahma-samhita 5:44).

La natura è cosí potente da poter creare, mantenere e distruggere qualsiasi cosa. Srsti significa “creazione”, sthiti “mantenimento”, e pralaya “distruzione”. La natura può creare, mantenere e anche distruggere. Questa manifestazione cosmica materiale é mante­nuta dalla misericordia della natura, grazie alla quale ci sono fornite la luce del sole, l’aria e la pioggia che permettono di far crescere il nostro cibo e di nutrirci a sufficienza. Ma la natura è cosí potente che in qualsiasi momento può distruggere ogni cosa; le basta servirsi di un vento impetuoso. La natura agisce sotto il controllo di Krsna (mayadhyaksena prakrtih sayate sa-caracaram). Perciò, se Krsna vuole uccidere i demoni, può ucciderne a milioni con la semplice opera della natura, mediante la violenza di un uragano.

Come vediamo, per uccidere i demoni Krsna non ha bisogno di scendere personalmente. Quando viene, lo fa su richiesta dei Suoi devoti come Vasudeva e Devaki, il che è indicato da Kuntidevi col termine yacitah che significa “pregato a questo fine”. La vera causa della Sua venuta è dunque la richiesta dei Suoi devoti; ma con la Sua venuta Krsna dimostra contempora­neamente di essere pronto a uccidere chiunque si schieri contro i Suoi devoti. Certo, quando uccide e quando protegge, Krsna agisce sempre sullo stesso piano, perché Egli è assoluto. Coloro che sono uccisi da Krsna raggiungono immediatamente la libe­razione, che generalmente richiederebbe milioni di anni per essere ottenuta.

La gente può dunque dire che Krsna è disceso per questo 0 quel’ motivo, ma in realtà Krsna viene per il bene dei Suoi devoti. Veglia sempre sul bene dei devoti; perciò dagli insegnamenti di Kunti dovremmo capire che dobbiamo sempre cercare di diventare devoti. Allora acquisiremo tutte le buone qualità.

yasyasti bhaktir bhagavaty akincana sarvair gunais tatra samasate surah (S.B., 5:18.12)

Sarà sufficiente sviluppare la nostra devozione latente per Krsna, e tutte le buone qualità si svilupperanno in noi.

La nostra devozione per Krsna è naturale. Proprio come un figlio ha una devozione naturale per il padre e la madre, cosí noi abbiamo una devozione spontanea per Krsna. In presenza di un pericolo perfino gli scienziati materialisti cominciano a pregare Dio. Naturalmente quando non sono in pericolo sfidano la potenza di Dio. Ne consegue che il pericolo é necessario per insegnare a questi mascalzoni l’esistenza di Dio. Jivera svarupa haya-krsnera `nitya-dasa’. La nostra posizione naturale è quella di dipendere da Dio. Ci sforziamo artificialmente di escludere Dio dalla nostra vita dicendo: “Dio è morto,” “Dio non esiste,” oppure, “io sono Dio,” ma se smettiamo di comportarci da farabutti, Krsna ci proteggerà.

CAPITOLO 17

Alleggerire il fardello del mondo

bharavataranayanye

bhuvo nava ivodadhau

sidantya bhuri-bharena

jato hy atma-bhuvarthitah

“Altri ancora affermano che il mondo si trovava appesantito da un grave fardello, come un vascello nel mare, e per poterlo alleggerire da questo tormento, Brahma, Tuo figlio, Ti pregò di apparire, e fu per rispondere alla sua preghiera che Tu sei disceso quaggiù; “

-Srimad-Bhagavatam 1.8.34

Brahma è figlio diretto del Signore Supremo, il padre Supremo, e non fu introdotto nel grembo di una madre. Per questa ragione è conosciuto come atma-bhu. Questo Brahma è incaricato di continuare la creazione nell’universo, come riflesso secondario della potenza dell’Onnipotente. All’interno di questo universo c’è un pianeta trascendentale conosciuto come Svetadvipa, che è la dimora di Ksírodakasayi Visnu, l’aspetto Paramatma del Signore Supremo. Ogni volta che nell’universo si verificano dei disordini che non possono essere risolti dagli esseri celesti incaricati dell’amministrazione, questi ricorrono a Brahmaji per chiedere aiuto, e se neppure lui è in grado di trovare la soluzione, Brahmaji si consulta con Ksirodakasayi Visnu e Lo prega di scendere per risolvere la situazione. Un problema simile si presentò quando Kamsa e i suoi seguaci s’impadronirono del governo della Terra, ed essa si trovò ad essere eccessivamente aggravata dal peso dovuto alle empietà degli asura. Brahmaji, insieme con gli altri esseri celesti, andò a offrire le sue preghiere sulla riva dell’Oceano Ksirodaka, e fu cosí informato della futura discesa di Krsna come figlio di Vasudeva e Devaki. Per questa ragione alcuni dicono che Krsna apparve a causa delle preghiere di Brahmaji.

Kuntidevi riporta le differenti affermazioni da parte di differenti persone a proposito dell’apparizione di Krsna. Alcuni affermano che Egli apparve alla richiesta di Vasudeva e Devaki, altri che fu la richiesta di Brahma a farLo discendere. Bharavataranayanye bhuvo nava ivodadhau: “Alcuni affermano che Egli è apparso al solo fine di alleviare il fardello del mondo, che era sovraccaricò come un vascello nel mare.” Quando il mondo è appesantito, naturalmente scoppiano guerre, pestilenze, carestie, epidemie e altre calamità. Queste sono le leggi della natura.

La Terra fluttua nello spazio tra molti milioni di altri pianeti, che sostengono tutti enormi montagne e grandi oceani. Come è affermato nella Bhagavad-gita (gam avisya), la Terra fluttua perché Krsna entra in essa nello stesso modo in cui entra nell’ atomo. La Terra non è certamente priva di peso; anzi, è molto pesante. Tuttavia può fluttuare perché lo Spirito Supremo entra in essa.

Ogni cosa è illuminata dalla presenza dello spirito. Finché siamo vivi il nostro corpo galleggerà nell’acqua, ma non appena l’anima spirituale se ne va, il cadavere va subito a fondo. Finché un bambino è vivo, possiamo reggerlo facilmente; se invece fosse morto, sarebbe piú pesante. Noi siamo dunque pesanti ora, ma se ci evolviamo spiritualmente saremo liberi da ogni impedimento.

Ora è impossibile per noi volare, ma l’anima spirituale è cosí leggera che appena è liberata dal corpo può volare in un istante a Vaikunthaloka, il mondo spirituale (tyaktva deham punar janma naiti mam et).

Perché allora il mondo si appesantisce? Si appesantisce a causa della presenza dei demoni, coloro che si oppongono al servizio devozionale. Quando madre Terra non ce la fa piú a sopportare questo peso eccessivo, Krsna viene per alleviare il fardello della Terra. Quando una nave è sovraccarica si trova in una posizione pericolosa perché può affondare in qualsiasi momento. Perciò, quando madre Terra si sentí troppo appesantita, dai demoni (sidantya bhuri-bharena), si rivolse a Brahma, l’essere piú importante dell’universo. Quando se ne presenta la necessità, le personalità piú importanti dell’universo vanno da Brahma, e Brahma avvicina Visnu per pregarLo di alleviare il peso del fardello. Allora Visnu, o Krsna, appare nella forma di avatàra, come è spiegato nella Bhagavad-gita (4.7):

yada yada hi dharmasya glanir bhavati bharata abhyutthanam adharmasya tadatmanam srjamy aham

“Ogni volta che in qualche luogo dell’universo la religione declina e l’irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona.”

Quando il disprezzo per le leggi diventa eccessivo e i criminali sono troppi, lo Stato ne risulta appesantito e disturbato e l’amministrazione del governo non sa piú quali provvedimenti prendere. Similmente, quando nel mondo demoni e atei spadroneggiano, la Terra ne è appesantita, e gli esseri celesti, i virtuosi amministratori dell’universo, rimangono perplessi. Quando il popolo di uno Stato osserva le leggi, governare è facile, ma se il paese si riempie di criminali, l’amministrazione dello Stato ne risulta appesantita. Talvolta una situazione simile mette in difficoltà l’equilibrio amministrativo del mondo materiale. Demoni ed esseri celesti sono sempre esistiti, ma quando il potere dei demoni prevale, il mondo ne è appesantito. È allora che gli esseri celesti avvicinano Brahma per chiedergli aiuto.

Brahma è una delle dodici autorità conosciute come dvadasa-mahà-jana (svayambhúr nàradah sambhuh kaumàrah kapilo manuh/ prahlàdo janako bhismo balir vaiyasakir vayam, S.B., 6.3.20). Noi dobbiamo seguire i mahàjana, le grandi autorità, se vogliamo ottenere la conoscenza trascendentale.

I Veda insegnano, tad-vijnartham sa gurum evàbhigacchet: chi desidera conoscere ogni cosa deve avvicinare un guru, un’autorità autentica, un maestro spirituale. Il guru originale è Krsna. Come Krsna insegnò ad Arjuna, insegnò anche a Brahma, come è affermato nello Srimad-Bhagavatam (tene brahma hrda ya àdi­kavaye).

Lo Srimad-Bhagavatam descrive 1a fonte originale della creazione, e questo dovrebbe essere il vero oggetto della nostra ricerca. Qual è la fonte originale della creazione? Janmàdy asya yatah: l’origine di ogni cosa è la fonte di janma, sthiti e pralaya -la creazione, il mantenimento e la distruzione. Il nostro corpo è nato in un momento preciso, dura per alcuni anni -dieci, venti, cinquanta, o quello che sarà, secondo il corpo- e poi sarà finito. Da dove è venuto questo corpo, e dove andrà quando sarà finito? Esistono leggi scientifiche sulla conservazione dell’energia: Qual è la fonte di questa energia? Esiste una fonte (yato va imani bhútàni jàyante) che è identificata nello Srimad-Bhàgavatam.

Questa fonte non è cieca. Gli sciocchi affermano che tutto ha avuto origine dal niente, ma come può il nulla dare origine a qualcosa? Non c’è alcuna prova che ciò possa accadere; gli sciocchi però insistono su questa teoria, perciò sono ciechi. Qual è la natura della fonte originale da cui ogni cosa è venuta, in cui ogni cosa esiste, e in cui ogni cosa rientrerà? Il Bhagavatam (1.1.1) afferma, janmàdy asya yato ‘nvayàd itaratas carthesv abhijnah. La parola abhijnah indica che la fonte di ogni cosa è completamente cosciente.

La parola jna significa “conoscenza”, e abhi significa “specifica”. Poiché non abbiamo una conoscenza adeguata del luogo da dove veniamo, e del luogo in cui andremo dopo la morte, non siamo abhijna, supremamente coscienti. Ma la fonte suprema è abhijna. Non è una pietra, o un vuoto. Come potrebbe? La creazione in sé è la prova della coscienza del Supremo. Tutti possono apprezzare la manifestazione cosmica, e il modo in cui essa opera. Il sole e la luna sorgono in perfetto orario, senza deviare neppure di un decimillesimo di secondo, e le stagioni cambiano nello stesso modo, portando con sé frutti e fiori. In questo mondo l’intera manifestazione cosmica procede in modo molto ordinato e sistematico. Se dunque non ci fosse qualche abhijna -una perfetta intelligenza che conosce ogni cosa- come avrebbe potuto essere creato tutto ciò che esiste? Alcuni sostengono che tutto ciò che esiste proviene dal nulla. Ma che assurdità è questa? Una creazione può nascere dal nulla? là forse un’idea che dimostra buon senso? Il Bhagavatam risponde di no.

Il Bhagavatam spiega che ogni cosa proviene dalla persona che è abhijna, molto intelligente ed esperta, e che quella originale persona intelligente trasmise la conoscenza all’ad-kavi, il primo essere creato, Brahma (tene brahma hrdà ya adi-kavaye). Brahma, il primo essere creato, ha un’origine, ed è in contatto con quell’origine. Sappiamo di poter ricevere conoscenza da un’altra persona che sta di fronte a noi. Ma quando Brahma fu creato era solo. Come poté dunque ricevere la conoscenza? Lo spiega il Bhagavatam, tene brahma hrda. La parola hrda significa “attraverso il cuore”. La Persona Suprema, Paramàtma, è situata nel cuore di ogni essere, compreso Brahma. Perciò, sebbene Brahma fosse solo, poté ricevere la conoscenza che proviene dal Supremo. La parola brahma significa “conoscenza vedica”. Cosí la conoscenza vedica fu trasmessa in origine a Brahma.

La conoscenza vedica è offerta a tutti, perché Krsna Si trova nel cuore di ogni essere (sarvasya càham hrdi sannivistah), mia bisogna essere qualificati per ricevere questa conoscenza. Krsna ci aiuta offrendoci questa conoscenza sia dall’interno come Anima Suprema (caitya-guru) sia dall’esterno nella forma del maestro spirituale.

Brahma riceve la conoscenza da Krsna, e poi distribuisce la conoscenza vedica che ha ricevuto; perciò è un’autorità. Esistono quattro sampradàya, cioè quattro successioni di maestri spirituali, attraverso le quali la conoscenza vedica viene distribuita -una discende da Brahma, una da Laksmi, una da Siva, e una dai quattro Kumara. Dobbiamo avvicinare un rappresentante autorevole di Krsna appartenente a una di queste sampradàya; in questo caso potremo ricevere la vera conoscenza. La Terra in

persona avvicinò quindi Brahma, il quale rivolse a Dio, la Persona Suprema, la seguente preghiera: “Ora il mondo è appesantito dal fardello dei demoni, perciò Ti prego di apparire.” Per questa ragione alcuni affermano che il Signore apparve perché Brahma Gli chiese di alleggerire il fardello del mondo.

Quando Krsna appare, protegge i devoti e uccide i demoni. Perciò, nella Sua forma di Narayana, Krsna ha quattro braccia. Con due braccia tiene il disco e la mazza con cui uccide i demoni, e nelle altre due braccia tiene la conchiglia e il loto, con cui benedice e protegge i devoti. Il Signore afferma, kaunteya pratijanihi na me bhaktah pranasyati. Cosí Krsna soffia nella Sua conchiglia: “Il Mio devoto non sarà mai annientato,” e col fiore di loto diffonde le Sue benedizioni. Il fiore di loto che appare talvolta anche nella mano di Laksmi è un simbolo di benedizione.

Oggi alcuni potranno dire che Krsna apparve per questo o quel motivo, ma la vera conclusione è che Krsna appare per il proprio piacere, e non perché vi sia costretto da qualche causa esterna. Noi nasciamo perché vi siamo costretti dal karma, ma Krsna, che è pienamente indipendente, non scende per la richiesta di qualcuno o a causa del karma, ma viene di Sua spontanea volontà (atma-mayaya). Noi siamo costretti a nascere a causa dell’energia materiale, esterna di Krsna, ma Krsna non è controllato da maya, ossia dall’energia di qualcun altro. Non nasce quindi in condizioni simili. Maya, l’energia illusoria, à soggetta al controllo di Krsna; come potrebbe quindi control­larLo maya? Chi pensa che Krsna, come noi, sia controllato da maya è definito mudha nella Bhagavad-gita, cioè uno sciocco (avajananti mam mudhà manusim tanum asritam).

Krsna è il Narayana originale, la fonte originale dell’intera manifestazione cosmica. Brahma, il primo essere creato, nato appena dopo la creazione, è il figlio diretto di Narayana, il Quale nella forma di Garbhodakasayi Visnu entra nell’universo materiale. Senza il contatto spirituale, la materia non può creare. Coloro che cercano la causa originale della creazione materiale dovrebbero sapere che la creazione ha luogo quando l’anima spirituale è presente. La materia è attivata dall’anima spirituale; non è vero che l’anima sia creata dalla materia.

Secondo la teoria buddista, la forza vivente -l’energia vitale di cui tutti siamo dotati- è creata dalle condizioni materiali.

Attualmente il mondo intero è influenzato da questa teoria buddista. Ma la realtà è che la materia si sviluppa a causa della presenza della forza vitale. E’ un concetto molto facile da capire. Dopo essere nato, il bambino cresce e il suo corpo si sviluppa, ma se il bambino è nato morto -se l’anima spirituale non è presente- il corpo non crescerà. È lo spirito dunque alla base dello sviluppo della materia e non viceversa. Perché un bambino morto non cresce? Perché lo spirito non è presente. Un albero può crescere fin tanto che in esso c’è vita. Se piantiamo in terra buona un seme di albero baniano e lo annaffiamo, l’albero si svilupperà perché in esso l’anima spirituale è presente, ma se prima di piantare il seme la facciamo cuocere, l’albero non crescerà, perché l’anima spirituale non sarà piú presente all’interno del seme.

La materia cresce e si sviluppa per la presenza dell’anima spirituale, e questo principio è stato seguito fin dall’inizio della creazione. All’alba della creazione lo Spirito Supremo entrò nell’universo, e il primo essere creato, Brahma, nacque su un fiore di loto spuntato dall’addome trascendentale di Visnu. Anche considerando materia il loto sul quale nacque Brahma, dovremmo capire che esso si è sviluppato anche dallo spirito. Lo spirito quindi è la base della creazione.

Poiché il fiore di loto dal quale nacque Brahma era cresciuto dall’ombelico di Visnu, Sri Visnu è conosciuto come Padmanabha. Brahma è detto atma-bhu perché fu generato direttamente dal padre, Narayana, o Visnu, senza il concorso di madre Laksmi. Laksmìji era presente accanto a Narayana, impegnata nel servizio al Signore, eppure Narayana generò Brahma senza l’aiuto di Laksmìji. Questa è l’onnipotenza del Signore. Quando noi vogliamo generare un figlio abbiamo bisogno di una donna; non siamo in grado di generare un figlio da soli. Krsna, Sri Visnu, invece, generò Brahma senza l’aiuto della Sua compagna, Laksmi, che pure era presente, perché Egli non dipende da nulla. Chi crede scioccamente che Narayana sia come gli altri esseri individuali dovrebbe imparare la lezione da questo particolare.

Le Scritture vediche ci proibiscono di pensare che gli altri esseri individuali siano al medesimo livello di Narayana.

yas tu nàràyanam devam

brahma-rudradi-daivataih

samatvenaiva vikseta

sa pasandi bhaved dhruvam

Qualcuno ha inventato l’espressione daridra-narayana, cercando di dimostrare che Narayana è diventato povero, e che il mendicante che bussa alla porta per, chiedere l’elemosina è anch’egli Narayana. Questo non è confermata dalle Scritture vediche; Narayana è il Signore dì Laksmi, la dea della fortuna, e soltanto gli sciocchi credono che possa diventare povero. I mascalzoni affermano che Narayana, Brahma, Siva, gli esseri celesti, voi, io, e tutti gli altri, sono tutti situati al medesimo livello. Questa è stupidità. Nàrayana è asamaurdhva. Questo significa che nessuno può essere uguale o superiore a Lui. Perciò Krsna stesso, il Narayana originale, afferma nella Bhagavad-gita, mattah parataram nanyat: “Nessuna verità Mi è superiore.” E neppure uguale. La parola asama indica che nessuno è uguale a Lui, e anurdhva significa che nessuno Gli è superiore. Questa è la posizione del Signore.

Naràyana non è un essere comune. Egli è Dio, la Persona Suprema, e ogni parte del Suo corpo trascendentale racchiude la potenza di tutti i sensi. Un essere comune genera un figlio mediante il rapporto sessuale e non ha la possibilità di generare figli in un modo diverso da quello che è stato stabilito per lui, ma Narayana è onnipotente, e può generare un figlio dal Suo ombelico. Ogni parte dei Suo corpo ha piene potenze, come è spiegato nella Brahma-samhita (5.32), angàni yasya sakalendriya-vrttmanti. Io, per esempio, vedo con gli occhi, ma Krsna con gli occhi può anche mangiare. Sciocchi e mascalzoni potranno dire: “Voi offrite il cibo a Krsna, ma Krsna lo mangia? Guardate, è ancora li. Non ha mangiato nulla.” Queste persone non sanno che Krsna può mangiare anche solo con lo sguardo, perché può fare qualsiasi cosa con qualsiasi parte del Suo corpo trascendentale. Quando un tintore di Mathura rifiutò di consegnare alcune stoffe a Krsna, Sri Krsna manifestò la Sua potenza trascendentale decapitandolo con una mano. Ciò fu possibile in virtù dell’onnipotenza del Signore.

Il Signore è completo e onnipotente e può fare qualsiasi cosa con le Sue varie potenze. Ciò è spiegato all’inizio dello Srimad­Bhagavatam con le parole abhijnah svarat. L’espressione svarat indica che Egli è sufficiente in Sé stesso e non dipende da nessuno. Questa è la caratteristica di Dio. Attualmente vediamo tante pretese incarnazioni di Dio, ma basta un piccolo mal di denti, e questi falsi avatara supplicheranno: “Ooooooh, dottore, aiuta­mi. Salvami.” Se sei Dio, salvati da solo. Perché andare da un dottore? Questi individui sono dei mascalzoni e rendono piú difficile il diffondersi della coscienza di Krsna. Oggi il mondo intero è appesantito dal fardello di tanti mascalzoni e di esseri demoniaci. Perciò la bomba atomica li aspetta al varco, per la volontà del Supremo.

CAPITOLO 18

La liberazione dall’ignoranza e dal dolore

bhave ‘smin klisyamananam

avidya-kama-karmabhih

sravana-smaranarhani

karisyann iti kecana

“Eppure altri sostengono che Tu sei apparso per ravvivare le pratiche devozionali dell’ascolto, del ricordo, dell’adorazione e altre ancora, affinché le anime condizionate, che soffrono per le angosce dell’esistenza materiale, possano trarre i benefici di queste pratiche e raggiungere la liberazione.”

Srimad-Bhagavatam 1.8.35

Nella Srimad Bhagavad-gita il Signore afferma che Egli appare in ogni era al solo fine di ristabilire la via della religione. È il Signore Supremo che indica la via della religione. Nessuno può inventare una nuova via religiosa, come è di moda oggi tra alcune persone ambiziose. La vera via della religione consiste nell’accettare il Signore come l’autorità suprema, e offrirGli il nostro servizio in un’attitudine di amore spontaneo. Un essere individuale non può far altro che offrire servizio, perché egli è per costituzione destinato a questo scopo. La sola funzione dell’essere vivente consiste nel servire il Signore. Il Signore è grande e gli esseri individuali sono subordinati a Lui. L’essere vivente ha quindi il dovere di servire Lui soltanto. Sfor­tunatamente gli esseri illusi, per pura mancanza di comprensione, spinti dal desiderio materiale, diventano servitori dei sensi. Questo desiderio è definito avidya, ignoranza. A causa di questo desiderio l’essere individuale costruisce progetti di piacere materiale, sulla base di una vita sessuale pervertita. In questo modo s’incatena alla ruota di nascite e morti ripetute, ed è costretto a trasmigrare in differenti corpi su differenti pianeti, sotto la direzione del Signore Supremo. Perciò, chi non supera i limiti di questa ignoranza non riesce a liberarsi dalle tri­plici sofferenze della vita materiale. Questa è la legge della natura.

Il Signore, comunque, per la Sua misericordia incondizionata, essendo piú misericordioso versa gli esseri sofferenti di quanto essi possano aspettarsi, appare dinanzi a loro e rinnova i principi del servizio devozionale che consiste nell’ascolto, nel canto, nel ricordo, nel servizio, nell’adorazione, nella preghiera, nella cooperazione e nella sottomissione a Lui. L’adozione di queste pratiche, sia eseguite tutte insieme sia separatamente, può aiutare l’anima condizionata a uscire dalle reti dell’ignoranza e a liberarsi cosí da tutte le sofferenze materiali create dall’essere individuale che è soggetto all’illusione dell’energia esterna. Questa particolare misericordia è offerta agli esseri viventi dal Signore nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu.

In questo importantissimo verso l’espressione ‘ bhave ‘smin significa “in questo mondo materiale”. La parola bhava significa anche “crescere”, e si riferisce a ciò che è nato. Nel mondo materiale ci sono sei categorie di cambiamenti. Dapprima c’è la nascita, poi la crescita, poi ciò che è nato e cresciuto rimane per qualche tempo e si riproduce, poi affronta il declino e alla fine svanisce. Questi sei cambiamenti sono detti sad-vikara. II corpo, per esempio, nasce in un momento preciso, poi cresce e rimane per qualche tempo. Dal corpo sono prodotti figli e figlie, finché il corpo diventa vecchio e debole, e quando diventa troppo vecchio, sopraggiunge la morte.

Tuttavia, quando il corpo finisce, noi non finiamo. Quando il corpo grossolano è distrutto, noi esistiamo ancora nel corpo sottile fatto di mente, d’intelligenza e falso ego, e questo corpo sottile ci trasporta in un altro corpo grossolano. Tutti hanno un corpo sottile; anche se scienziati e medici non sono in grado di vederlo. Io ho una mente, e anche tu hai una mente, ma io non posso vedere la tua mente, e tu non puoi vedere la mia. Io ho un’intelligenza, e anche tu hai un’intelligenza, ma tu non puoi vedere la mia, e io non posso vedere la tua, perché l’intelligenza è sottile. Similmente, l’anima spirituale è ancora piú sottile. Come potrebbero vederla gli scienziati? Non sono in grado di vedere fisicamente la mente, l’intelligenza o il falso ego: come potrebbero vedere l’anima? Per questo dicono: “Il corpo è tutto ciò che esiste, e non c’è nient’altro.” Ma in realtà non è cosí.

La realtà è che l’anima spirituale è estremamente piccola. Balagra-sata-bhagasya satadha kalpitasya ca (Svetasvatara Up., 5.9): L’anima è soltanto un decímillesimo della punta di un capello. Supponiamo di prendere un capello e dividerlo in cento parti. Possiamo farlo? No. Non è possibile. Ma se, per ipotesi, potessimo farlo e successivamente potessimo dividere di nuovo ogni parte in altre cento, ognuna di queste parti costituirebbe la dimensione dell’anima spirituale.

Naturalmente non è possibile capire questo argomento con la conoscenza sperimentale, e quindi esso è di difficile apprendi­mento. Bisogna apprendere da un’autorità. La nostra conoscenza è cosí imperfetta che non possiamo comprendere queste case così sottili, e non potendo comprenderle, gli sciocchi giungono all’errata conclusione che la materia è la causa della vita. Ciononostante, essi non sono ancora riusciti a dimostrare che la vita viene dalla materia. Prendiamo pure le loro sostanze chimiche in laboratorio, e vediamo se sapranno produrre anche un solo insetto dotato di zampe e occhi. Ogni notte vediamo molti di questi minuscoli insetti, dotati di zampette e occhi, andare verso la luce. A partire da questi minuscoli insetti su su fino a Brahma, sono 8.400.000 le forme di vita. In queste forme noi viaggiamo di corpo in corpo, lasciando un corpo ed entrando in un altro, come Krsna spiega nella Bhagavad-gita (tatha dehantara-praptih). Quindi dobbiamo scegliere: o respingere le parole di Krsna oppure respingere le cosiddette teorie scientifiche che sostengono che la vita viene dalla materia. Ma noi ci siamo dedicati alla coscienza di Krsna, perciò non possiamo ignorare le parole di Krsna. Noi accettiamo Krsna quando dice che dobbiamo viaggiare da un corpo all’altro.

Ogni essere vivente in questo mondo materiale è soggetto all’influenza di avidya, l’ignoranza. Avidya-karma-samjnanya trtiya saktir isyate. Dio, Krsna, ha molti milioni di potenze (parasya saktir vividhaiva sruyate) che sono state sintetizzate in tre categorie principali -la potenza esterna, la potenza interna e la potenza marginale. La potenza marginale e la potenza interna partecipano della medesima qualità spirituale- mentre la terza potenza, quella esterna, è inferiore.

visnu-saktir para prokta ksetrajnakhya tatha parà avidya-karma-samjnanya trtiya saktir isyate (Visnu Purana 6.7.61)

In questo mondo materiale tutti sono immersi nell’ignoranza (avidya). Perfino Brahma era ignorante prima di ricevere la conoscenza da Krsna. Nessuno quindi dev’essere orgoglioso della sua conoscenza. In questo mondo materiale tutti sono mascal­zoni. Un particolare essere ha un desiderio: “Sé potessi ottenere il posto di Brahma, potrei creare un grande unìvérso.” Cosí riceve un corpo di Brahma. E il minuscolo insetto pensa: “Se potessi creare un buchino in questa stanza, potrei vivere tranquillamente e mangiare bene.” Cosí Brahma desidera creare un universo, noi desideriamo creare un grattacielo e la formica desidera creare un buco in una stanza, ma la qualità dell’azione è la stessa. Tutti però siamo sciocchi perché non riusciamo a capire che per la loro stessa natura materiale queste cose non dureranno. L’ignoranza ci fa pensare: “Questo sarà un ottimo risultato. Quello andrà bene.” Kama-karmabhih. Noi creiamo qualche desiderio (kama), e agiamo di conseguenza. Il risultato di tale comportamento sarà un gran numero di difficoltà (klisyantí). Diventare Brahma non è una cosa molto facile. La posizione di Brahma è molto elevata, ed é affidata a un essere dotato di molte qualità a un essere avanzato per le molte austerità e penitenze compiute. Tuttavia anche Brahma è un essere individuale come noi. In America ci sono molti abitanti, e anche il presidente è un cittadino americano; ma ha raggiunto quella posizione grazie a un lavoro indefesso e a molta diplomazia. Eppure, è un cittadino come gli altri. Il presidente Nixon, per esempio, è stato destituito, e non è piú il presidente. Questo è accaduto perché era una persona come le altre. Similmente, se vogliamo, anche noi possiamo diventare Brahma. Per questo Bhaktivinoda Thakura dice:

kita janma hao yatha tuya dasa bahirmukha brahma janme nàhi asà

“Preferisco diventare un insetto nel luogo dove vive il Tuo devoto, perché se cado nella polvere dei piedi di un devoto, la mia vita diventerà un successo.” Bhaktivinoda Takura continua, bahirmukha brahma: janme nahi àsà: “Non desidero diventare un Brahma che non sia devoto di Krsna.”

Poiché siamo in ignoranza, in maya, possiamo dimenticare Krsna in qualsiasi momento. Dobbiamo dunque impegnarci sempre nella coscienza di Krsna, in modo da non dimenticarci di Lui. Questa istruzione è indicata da Kuntidevi con le parole sravana-smaranarhani. La parola sravana significa “ascoltare”, marana significa “ricordare” e arhana “adorare la Divinità di Krsna”. Bisogna sempre impegnarsi nell’ascoltare ciò che riguarda Krsna, ricordarLo e adorarLo. Tutti i centri del movimento per la coscienza di Krsna esistono solo a questo scopo -per facilitare il canto, la danza e l’adorazione, in modo da non dimenticare Krsna. Sada tad-bhava-bhàvitah: se pensiamo sempre a Krsna, al momento della morte avremo la possibilità di ricordare Krsna (ante narayana-smrtih).

Ogni cosa richiede pratica. Se, per esempio, si vuole studiare la danza classica per professione, sarà necessario sottoporsi a molte prove per apprendere là tecnica della danza. Poi, dopo essere diventati ballerini esperti, sarà possibile affrontare il palcoscenico e ricevere applausi: “Che artista di talento.” Ma non si può pretendere di salire subito sul palco e in questo modo diventare un buon ballerino. Non è possibile. Non si può dire:

“No, no, niente da fare. Io non voglio perdere tempo con tante prove. Datemi il palco ed eseguirò la parte.” Nessun regista lo permetterebbe perché non si può diventare ballerini di prima classe senza fare pratica. Il vero scopo della vita è ricordare Krsna al momento della morte (ante narayana-smrtih). Se al momento della morte si può ricordare Krsna, la nostra vita diventa un successo.

In questo mondo materiale bisogna subire la sofferenza – dovuta alle miserie materiali, ma gli sciocchi non se ne preoccupano perché sono immersi nell’ignoranza. Uno scassinatore continuerà nella sua occupazione pur sapendo che sarà arrestato e punito. Anche se conosce la punizione che lo attende per i suoi atti criminali, e perfino dopo essere stato punito diverse volte, un ladro tornerà a commettere lo stesso crimine (punah punas carvita-carvananam). Perché? A causa dell’ignoranza.

E’ cosí immerso nell’ignoranza che non pensa: “Ogni volta che rubo mi arrestano, e per punirmi mi mandano in prigione. Perché mi comporto cosí? Il risultato non è positivo.” Una persona troppo attaccata al sesso potrà ripetutamente soffrire di malattie veneree e doversi sottoporre a cure, eppure tornerà a frequentare le prostitute. Questa è avaidha stri-sanga, sesso illecito, ma anche il sesso lecito comporta molte difficoltà. Dopo un rapporto sessuale la donna entra in gravidanza e deve soffrire per dieci mesi; inoltre, al momento del parto ci possono essere grandi pericoli, e il padre, dopo la nascita del figlio, dovrà prendersene cura e lavorare duro per provvedere alla sua educazione. Per questa ragione le Scritture vediche affermano, bàhu-duhkha-bhajah: dopo il sesso, illegittimo o legittimo, sorgono molti problemi. Trpyanti neha krpanah: ma una persona sciocca e ignorante non sarà soddisfatta, e s’impegnerà ripetutamente nelle stesse cose (punah punas carvita-carvananam). Questo è definito bhava-roga, cioè la malattia dell’esistenza materiale.

yan maithunadi-grhamedhi-sukham hi tuccham kandúyanena karayor iva duhkha-duhkham (S.B., 7.9.45)

Perciò nella civiltà vedica i bambini vengono educati a rimanere brahmacari, casti, e a non farsi coinvolgere nei problemi del sesso.

Tuttavia, chi non è in, grado di rimanere brahmacari ha il permesso di sposarsi. Dopo essere stato educato all’inizio come brahmacari, non resterà per molti anni legato alla vita di famiglia; dopo qualche tempo diventerà vanaprastha, si dedicherà a una vita ritirata, e infine accetterà il sannyasa, l’ordine di rinuncia della vita.

In questo mondo materiale tutti soffrono -uccelli, belve, alberi, animali, piante, e perfino Brahma e Indra. Nemmeno Indra è al sicuro; è sempre in ansia e teme di vedere arrivare qualche rivale.

tat sadhu manye ‘sura-varya dehinam sada samudvigna-dhiyàm asad-grahat (S.B., 7;5:5)

Perché tutti nel mondo materiale sono sempre in uno stato di ansietà? Avidya-kama-karmabhih: perché sano dei mascalzoni. Perciò Krsna sottolinea: “Mascalzoni, interrompete tutte le vostre sciocchezze e sottomettetevi a Me”. Questa è la grande misericordia di Krsna. È il padre supremo. Perciò afferma diret­tamente, sarva-guhyatamam: “Questa é la conoscenza piú confi­denziale.” Sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja: “Mascalzone, lascia tutto e sottomettiti semplicemente a Me.”

Per questa ragione Kunti afferma: “Tu sei venuto a insegnare a mascalzoni come questi e a impegnarli nell’ascolto, nel ricordo e nell’adorazione.” Questa è bhakti. Sravanam kirtanam visnoh: bisogna ascoltare e cantare ciò che riguarda Visnu, Krsna. Tuttavia, appena i devoti cominciano ad ascoltare e a parlare di Visnu, qualche svami mascalzone dirà: “No, cantare e ascoltare qualsiasi nome porterà la stessa risultato. Perché Visnu? Perché non Kali?”

Nel Bengala c’è un gruppo di persone che ha inventato il “kali-kìrtana”, e canta il nome della dea Kali. Ma che assurdità sono queste? Nelle Scritture vediche non si parla di kali-kirtana. Kirtana significa sravanam kirtanam visnoh -ascoltare e cantare le glorie di Visnu, Krsna. Le Scritture vediche raccomandano harer nama, cantare il santa nome di Hari, Krsna, e di nessun altro.

Questo sravanam kirtanam, ascolto e canto, è stato perfet­tamente descritto da Sukadeva Gosvami nel secondo Canto dello Srimad-Bhagavatam (2.4.15):

yat-kirtanam yad-smaranam yad-iksanam yad-vandanam yat-sravanam yad-arhanam lokasya sadyo vidhunoti kalmasam – tasmai subhadra-sravase namo namah

Prima di enunciare lo Srimad-bhagavatam, Sukadeva Gosvami offrí i suoi omaggi a Krsna con questo verso: “Offro i miei omaggi a Lui perché soltanto l’ascolto di ciò che riguarda Krsna è subhadra, propizio.” L’intero Bhagavatam è glorificazione di Krsna, e questa glorificazione è opera di Sukadeva Gosvami. Egli afferma che ci si può purificare perfettamente glorificando Krsna, meditando su di Lui, o semplicemente sedendosi dinanzi alla Divinità di Krsna per contemplarLo pensando: “Come è vestito bene Krsna. Come è vestita bene Radharani.” Chi non è capace di cantare, o ha la mente cosí disturbata da non riuscire a fissarla su Krsna, ha questa possibilità: “Ecco la Divinità. Non devi far altro che contemplarLa.” Se una persona s’impegna al servizio della Divinità, avrà buone possibilità di vedere sempre Krsna, giorno e notte. Mentre pulisce il pavimento del tempio, vestendo la Divinità, facendoLe il bagno e offrendoLe del cibo, potrà sempre vedere Krsna. Questo è il metodo del servizio devozionale, ma esistono tanti mascalzoni che non accettano neppure di andare a vedere la Divinità. “Ah,” pensano, “che cos’è l’adorazione della Divinità? È solo idolatria.” Magari loro adorano la statua di Gandhi, o di qualcun altro, ma quando viene chiesto loro di venire ad assistere all’adorazione della Divinità, dicono: “No, questa è idolatria.”

Ho visto che a Calcutta, a Chaurangi Square, c’è una statua di Sir Asutosa Mukherji. Durante tutto l’anno i corvi sporcano la sua faccia di escrementi, e gli escrementi si accumulano e si stratificano. Cosí, un giorno all’anno arrivano gli spazzini il mattino per ripulire la statua dagli escrementi; la sera, invece, arrivano grossi personaggi per offrire alla statua una ghirlanda di fiori. Poi se ne vanno, e il mattino successivo i corvi ricominciano a sporcare di escrementi la faccia della statua. Questo tipo di adora­zione è dunque accettato -affidare agli scopini municipali il com­pito di ripulire dagli escrementi di uccello la faccia di Sir Asutosa Mukhreji- ma se installiamo la Divinità di Krsna e Gli offriamo una bella adorazione, la gente dirà che siamo degli idolatri.

La gente è impigliata nelle reti di avidya, l’ignoranza, e il metodo per educarli e liberarli dalla presa di questa ignoranza è il servizio devozionale. Come spiega Sukadeva Gosvami, si può cantare il nome di Krsna o meditare su Krsna, e se non siamo nemmeno in grado di meditare dovremo semplicemente sederci e contemplare Krsna. Può farlo perfino un bambino: “Ecco Krsna, ecco Radharani.” Perfino un neonato, perfino un animale può farlo e trarne vantaggio. Chi è dotato di maggiore intelligenza può offrire preghiere, e chi è esperto ed è stato educato da un maestro spirituale può offrire un’adorazione adeguata.

Anche i cristiani e i musulmani sono vaisnava, devoti, perché offrono preghiere al Signore. “O Signore”, dicono, “dacci oggi il nostro pane quotidiano.” Coloro che offrono questa preghiera non hanno forse una grande conoscenza, e forse si trovano a un livello non molto elevato, ma è l’inizio, perché si sono rivolti a Dio. Anche andare in chiesa o alla moschea è un atto pio (catur­vidha bhajante mam janah sukrtino ‘rjuna). Perciò, coloro che cominciano in questo modo un giorno potranno diventare puri vaisnava. Invece la propaganda atea che vuole allontanare la gente dalle chiese, dai templi o dalle moschee è molto pericolosa per la società umana.

Anche se non siamo molto avanzati, dovremmo almeno sforzarci di comprendere Dio. Quando un bambino comincia a frequentare la scuola, benché si limiti ad apprendere l’ABC, se si applicherà, in seguito potrà diventare un grande studioso. Similmente, una persona virtuosa potrà diventare un giorno un puro devoto. Perché si dovrebbe abbandonare completamente la religione, diventare completamente laici e dedicarsi soltanto ad aprire fabbriche per fare viti e bulloni, a lavorare come asini, a bere e a mangiare carne? Che razza di civiltà è questa? È a causa di questa falsa civiltà che la gente soffre.

È per ignoranza che la gente pensa di poter diventare felice aprendo delle fabbriche. Perché dovrebbero esserci tante fabbriche? Non ce n’è bisogno. C’è tanta terra; possiamo produrre i nostri cereali e mangiare benissimo senza bisogno di fabbriche. Il latte si può avere anche senza fabbriche. Le fabbriche non possono produrre latte o cereali. L’attuale mancanza di cibo nel mondo è dovuta in gran parte a queste fabbriche. Se tutti vanno in città a fabbricare viti e bulloni, chi coltiverà i cereali? Una vita semplice e un pensiero elevato, questa è la soluzione per i problemi dell’economia. Con questo intento il movimento per la coscienza di Krsna sta impegnando i devoti a produrre il proprio cibo, e a vivere in modo auto­sufficiente, in modo che i mascalzoni possano vedere come si può vivere in modo pacifico, nutrendosi di cereali da noi stessi coltivati, bevendo latte e cantando Hare Krsna.

Il metodo della coscienza di Krsna dovrebbe essere diffuso con grande entusiasmo in tutto il mondo. Basterà che 1a gente guardi la Divinità, che si unisca al canto del mantra Hare Krsna, per derivarne grandi benefici. Se una persona si dedica al kirtana, al canto, potrà pensare a Krsna. Si può pensare: “Ho danzato per due ore cantando Hare Krsna. Che cosa significa?” Questo è smarana, pensare a Krsna. Si può pensare anche: “Sono stato lì come uno sciocco a cantare “Krisna, Krsna” per due ore,” ma anche questo è smarana. Poiché il movimento per la coscienza di Krsna si sta diffondendo, sono molte le persone che comprano i nostri libri su Krsna. Per curiosità si chiedono: “Chi è Krsna? Vediamo questo libro.” Allora vedranno subito l’immagine di Radha e Krsna, e se aprono il libro vedranno ancora di più. Nel libro ci sono molte preghiere che glorificano Krsna, cosí alcuni sentiranno parlare di Krsna e altri leggeranno, e se sono abbastanza fortunati diventeranno coscienti di Krsna e s’impegne­ranno nell’adorazione della Divinità. Questi metodi di servizio devozionale -ascoltare, cantare, ricordare Krsna, e cosí via-­ sono cosí perfetti che non appena si accettano -tutti, alcuni, o anche uno solo- ci si purifica. Perciò Sukadeva Gosvami prega: “Offro la mia adorazione a Dio, la Persona Suprema, perché il semplice fatto di ricordarLo, di glorificarLo, o di vederLo permette di ricevere un gran numero di benefici.”

Sukadeva Gosvami è una delle dodici grandi autorità spirituali, e noi dobbiamo seguire questa autorità (mahajano yena gatah sa panthah). Egli afferma che dedicandosi a questi metodi di servizio devozionale diventa possibile purificarsi dalla conta­minazione materiale. Quando? Sadyah: immediatamente, senza indugio. Questo é il grande beneficio del movimento per la coscienza di Krsna.

CAPITOLO 19

Attraversare le correnti dell’illusione

srnvanti gayanti grnanty abhiksnasah

smaranti nandanti tavehitam janah

ta eva pasyanty acirena tavakam

bhava pravahoparamam padambujam

“O Krsna, colui che senza fine ascolta, canta e ricorda i Tuoi divertimenti trascendentali, o si allieta nel vedere altri farlo, potrà certamente , contemplare i Tuoi piedi di loto, atto che da solo sarà sufficiente a fermare il ciclo delle nascite e delle morti ripetute.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.36

Il Signore Supremo, Sri Krsna, non può essere visto nella nostra presente condizione visiva. Per vederLo dobbiamo trasformare la nostra visione sviluppando una differente condizione di vita, ricca di amore spontaneo per Dio. Quando Sri Krsna era presente personalmente sulla superficie del globo, non tutti riuscivano a vedere in Lui Dio, la Persona Suprema. Materialisti come Ravana, Hiranyakasipu, Kamsa, Jaràsandha e Sisupala erano grandi personalità secondo un’ottica materiale, ma non erano in grado di apprezzare la presenza del Signore. Perciò, anche se il Signore fosse presente davanti ai nostri occhi, non sarebbe passibile per noi vederLo senza aver sviluppato la visione adatta. Questa qualificazione necessaria può essere sviluppata soltanto col metodo del servizio devozionale, che ha inizio quando si ascolta da fonti autorizzate ciò che riguarda il Signore. La Bhagavad-gita é un’opera molto nota che generalmente é ascoltata, cantata e ripetuta da molte persone, ma nonostante ciò, osserviamo talvolta che le persone dedite a questo genere di servizio devozionale non si qualificano per vedere il Signore personalmente. La ragione è che il primo punto, sravana, è molto importante. Se si ascolta dalla fonte giusta, l’ascolto agisce molto velocemente. Generalmente la gente ascolta da persone non autorizzate. Queste persone non autorizzate potranno essere molto dotte secondo una valutazione accademica, ma poiché non seguono i principi del servizio devozionale, ascoltare da loro si risolve soltanto in una perdita di tempo. Talvolta i testi, per qualche fine particolare, vengono interpretati secondo la moda. Bisogna dunque, per prima cosa, scegliere un oratore competente e autorizzato, e ascoltare da lui. Quando l’ascolto diventa perfetto e completo, gli altri metodi diventano automaticamente perfetti nel loro ambito.

Le attività trascendentali del Signore sono differenti, e ognuna di esse è in grado di assicurare il risultato desiderato, a patto che l’ascolto sia perfetto. Nel Bhagavatam le attività del Signore hanno inizio a partire dalla Sua relazione con i Pàndava. Molti altri divertimenti del Signore sono collegati con i Suoi rapporti con gli asura e altre persone. Infine, nel decimo Canto, sono riportate le Sue sublimi relazioni coniugali con le Sue compagne, le gopi, e anche con le Sue legittime spose di Dvaraka. Poiché il Signore è assoluto, non esiste differenza alcuna riguardo alla natu­ra trascendentale di ogni relazione del Signore. Talvolta però le persone che seguono un metodo di ascolto non autorizzato dimostrano maggiore interesse nell’ascolto dei Suoi divertimenti con le gopi. Questa tendenza è indicativa dei sentimenti di lussuria di chi ascolta; perciò una persona autorizzata a parlare delle relazioni del Signore non si sofferma mai su questo genere di ascolto. Bisogna ascoltare ciò che riguarda il Signore dal principio, come nello Srimad-Bhagavatam e in altre Scritture, e questo aiuterà chi ascolta a raggiungere la perfezione, grazie a un’evoluzione progressiva. Non bisogna quindi considerare le relazioni di Krsna con i Pandava meno importanti delle Sue relazioni con le gopi. Dobbiamo ricordare che il Signore tra­scende sempre ogni attaccamento materiale. In tutte queste relazioni col Signore che abbiamo citato, Egli è sempre l’eroe e il protagonista, e il fatto di ascoltare di Lui, dei Suoi devoti o dei Suoi combattenti contribuisce al nostro avanzamento nella vita spirituale. È detto ché i Veda, i Purana e le altre Scritture hanno tutte il fine di risvegliare la nostra perduta relazione con Lui. Ascoltare tutte queste Scritture è essenziale.

Nei versi precedenti Kuntidevi ha spiegato che le persone cadute in questo mondo materiale lavorano duramente come asini e portano un fardello che non possono sostenere. Poiché i loro desideri di lussuria li costringono a un lavoro durissimo, e li sottopongono a continue tribolazioni, Krsna viene per presentare il metodo che permette di trovare sollievo da questa vita cosí tormentosa.

La religione consiste nelle leggi di Dio. La gente che non lo sa pensa che religione significhi fede. Ma sebbene tu possa aver fede in qualcosa, e io anche, e sebbene io possa credere a te, e tu possa credere o non credere a me, questa non è religione. Esiste perfino una cosiddetta missione religiosa che afferma: “Potete inventarvi la vostra via.” Yata mata tata patha: “Tutto quello che pensate è giusto; va bene.” Questa è la loro filosofia. Tuttavia questa non é scienza. Supponiamo che io sia pazzo. Qualunque cosa io pensi può essere valida? Come è possibile? Due piú due uguale quattro: questa è scienza. Se credo che due piú due faccia cinque o tre, ciò che credo diventa vero? No. Cosí, esistono le leggi di Dio, e quando c’è dhàrmasya glanih, deviazione da queste leggi, soffriamo. Come è possibile soffrire infrangendo le leggi dello Stato, cosí, se infrangiamo le leggi di Dio, siamo soggetti a mille difficoltà.

Come possiamo quindi liberarci da queste tribolazioni? Krsna viene a liberarci dandoci il bhakti yoga. Krsna raccomanda: “Fa questo,” e se lo facciamo otterremo sollievo.

Prahlada Maharaja spiega che il bhakti yoga consiste di nove pratiche:

sravanam kirtanam visnoh smaranam pada-sevanam arcanam vandanam dasyam sakhyam atma-nivedanam iti pumsarpita visnau bhaktis cen nava-laksana , kriyeta bhagavaty addha tan-manye `dhitam uttamam

“Ascoltare e cantare ciò che riguarda il santo nome trascen­dentale, la forma, le qualità, i divertimenti di Sri Visnu e tutto ciò che a Lui si riferisce, ricordare, servire i piedi di loto del Signore, offrire al Signore, un’adorazione rispettosa, offrire preghiere al Signore, diventare Suoi servitori, considerare il Signore come il nostro migliore amico, e sottomettere ogni cosa a Lui (in altre parole, servirLo col corpo, la mente e le parole) -queste nove pratiche sono considerate puro servizio devozionale. Chi ha dedicato la propria vita al servizio di Krsna mediante questi nove metodi dovrebbe essere considerata la persona più colta, perché ha raggiunto la conoscenza completa.” (S.B., 7.5.23-24).

“Ascolto” significa ascoltare ciò che riguarda una persona, le sue attività, la sua forma, le sue qualità e il suo seguito. Se desidero sentir parlare di qualcuno, devono esserci delle attività.

Sentiamo parlare di storia, e che cos’è la storia? Non è che la registrazione delle attività di differenti persone in differenti ere. Quando si tratta di ascolto, dobbiamo informarci qual è l’argo­mento che dovremmo ascoltare. Sravanam kirtanam visnoh: dob­biamo sentir parlare delle attività di Sri Visnu, o Srì Krsna, non delle notizie dei giornali. Brahma jijnasa: dovremmo informarci e ascoltare ciò che riguarda il Brahman, il Supremo. Queste sono affermazioni dei Veda. Nel nostro movimento per la coscienza di Krsna anche noi ascoltiamo e ripetiamo, ma qual è l’argomento? L’argomento è Krsna. Non amiamo ascoltare i bollettini sull’ andamento del mercato, e il prezzo di quell’azione o di quell’altro titolo di borsa. No. Ascoltiamo ciò che riguarda Krsna.

Quando c’è l’ascolto, si deve anche parlare o cantare. Cosí, parliamo e cantiamo di Krsna sravanam kirtanam visnoh. E quando si diventa esperti nell’ascolto e nel canto, la fase successiva è smaranam, pensare o meditare. Tutto ciò che diciamo o ascoltiamo diventerà piú tardi oggetto della nostra meditazione o riflessione. Bisogna innanzitutto cominciare con sravanam, l’ascolto, altrimenti come potrebbe esserci medita­zione? Se non si conosce l’argomento della meditazione, come si può parlare di meditazione? Bisogna quindi ascoltare e parlare di Sri Visnu (sravanam kirtanam visnoh).

La vera meditazione dello yoga mira a contemplare la Visnu murti a quattro braccia, che è la forma del Signore che risiede nel cuore. Questa è vera meditazione. Ora certi mascalzoni hanno inventato altri metodi che chiamano meditazione, benché non si tratti di vera meditazione. I sensi sono irrequieti e vagano qua e là con la mente, ma col sistema dell’astanga yoga, che regola le posizioni sedute, la respirazione e cosí via, i sensi possono essere controllati e la mente può essere fissata sulla forma di Visnu. Questa concentrazione è detta samadhi, ed è il vero fine dello yoga. Il metodo dell’astanga- yoga mira a raggiungere smaranam, il ricordo del Signore Supremo.

Il metodo di servizio devozionale successivo a smaranam è arcanam, l’adorazione della Divinità, la forma di Krsna nel tempio,

sri-vigrahàradhana-nitya-nana-srngara-tan-mandira-marjanadau (Sri gurv-astaka 3)

Non ci si deve limitare ad adorare Krsna una volta alla settimana o una volta al mese. Bisogna invece adorare Krsna conti­nuamente, giorno e notte (nitya). La Divinità dovrebbe avere un nuovo abito ogni giorno o due volte, o quattro volte al giorno -il piú spesso possibile. Questo è detto srngara. Krsna è il Signore piú ricco, è il beneficiario di ogni cosa, e noi dobbiamo offrirGli tutto ciò che può darGli piacere. Se qualcuno, per esempio, mi offre un abito nuova, dico: “E’ proprio bello questo vestito nuovo,” e ne provo piacere. Similmente, dovremmo cercare di soddisfare Krsna ogni giorno con abiti meravigliosi. I vestiti per la Divinità dovrebbero essere di prim’ordine, il cibo squisito, e anche piú che squisito. Inoltre il tempio dovrebbe essere sempre pulito a specchio. Tutti notano che i templi del movimento per la coscienza di Krsna sono molto puliti, e devono essere molto puliti. Piú puliamo il tempio, piú il nostro cuore si purifica. Questo è il metodo del servizio devozionale. Piú vestiamo Krsna, piú ci sentiamo soddisfatti. Ora siamo abituati ad apprezzare i nostri vestiti e pensiamo: “Che vestiti costosi possiedo, e in questo modo ci sentiamo soddisfatti. Ma vestendo Krsna proveremo una soddisfazione spirituale.

yuktasya bhaktams ca niyunjato ‘pi vande guroh Sri-caranaravindam

È dovere del maestro spirituale impegnare sempre i suoi discepoli nell’adorazione della Divinità in questo modo, ed è a questo guru, a questo maestro spirituale, che offriamo i nostri omaggi.

Col termine srnvanti Kuntidevi indica che la nostra prima preoccupazione dovrebbe essere quella di ascoltare ciò che riguarda Krsna. Bisogna avere il desiderio di ascoltare. Perché paghiamo l’iscrizione a una scuola o all’università? Per ascoltare. Ci sediamo ad ascoltare un dotto professore, ed è cosí che otteniamo conoscenza. Per questa ragione il devoto s’impegna sempre ad ascoltare ciò che riguarda Krsna. Per coloro che coltivano la coscienza di Krsna, la prima cosa é l’ascolto.

Se davvero abbiamo ascoltato ciò che riguarda Krsna, il nostro prossimo impegno nel bhakti-yoga é cantare (gayanti). I predicatori del movimento per la coscienza di Krsna vanno di città in città, di villaggio in villaggio. Perché? Qual é il loro scopo? Predicare, cantare, in modo che la gente abbia la possibilità di ascoltare questa filosofia e di considerarla con serietà (grnantí). La parola abhiksnasah indica che questo impegno dovrebbe essere continuo, giorno e notte, senza interruzione. Caitanya Mahaprabhu raccomanda dunque, kirtaniyah sada harih: ci si deve impegnare nel canto per ventiquattro ore al giorno. Questo è il compito dei devoti coscienti di Krsna. Si possono compiere tutti i metodi di servizio devozionale, o accettarne uno solo. Anche il semplice ascolto é sufficiente. Pariksit Maharaja non fece altro che sedersi davanti a Sukadeva Gosvami e ascoltare per gli ultimi sette giorni della sua vita. Se una persona si limita ad ascoltare, senza fare nient’altro, si siede nel tempio, e ogni volta che qualcuno parla della Bhagavad-gita si avvicina per ascoltare, avrà fatto abbastanza. Anche se non siete in grado di capire, per favore, ascoltate. La vibrazione, il mantra, vi aiuterà. La comprensione grammaticale o accademica non é molto importante. Anche senza conoscere la grammatica sanscrita, bhakti è apratihata, non può essere ostacolata da nulla. Niente può fermare il progresso della bhakti. Perciò si deve adottare il semplice metodo dell’ascolto, come raccomanda Caitanya Mahaprabhu.

Dopo aver accettato l’ordine di rinuncia, Caitanya Maha­prabhu fu criticato da Sarvabhauma Bhattacàrya che era stato un compagno di scuola di Nilàmbara Cakravarti, il suocero del padre di Caitanya Mahaprabhu, Jagannàtha Migra. Grazie a questa relazione, Sarvabhauma Bhattàcàrya era al livello del nonno di Caitanya Mahaprabhu. Perciò disse a Caitanya Mahaprabhu: “Tu sei solo un ragazzo di ventiquattro anni e ora hai accettato il sannyasa. È molto difficile mantenersi nel sannyasa perché il mondo è pieno di attrattive per un giovane. Dovresti quindi ascoltare i1 Vedanta-sútra. Sàrvabhauma Bhattacarya apparteneva alla scuola mayavada, e questa sua affermazione ci fa capire che l’ascolto è importante perfino tra i mayavadi, che attribuiscono una grande importanza all’ascolto del Vedanta-sutra. Anche i vaisnava, i devoti di Krsna, ascoltano il Vedanta-sutra, ma non dai mayavadi che lo interpretano in modo errato e rovinano il procedimento dell’ascolto.

I vaisnava ascoltano veramente il Vedanta-sutra, perché non lo interpretano. Quando Krsna dice: “Io sono il Supremo,” i vaisnava accettano la Sua affermazione, e questo é il giusto modo di ascoltare. Se una persona interpreta con la speculazione mentale i1 Vedanta-sutra o la Bhagavad-gita dicendo: “La parola krsna significa questo, e kuruksetra significa quest’altro” sta solo perdendo tempo. Bisogna ascoltare questa letteratura cosi com’è.

Cosí, benché accettasse di ascoltare il Vedanta da Sarva­bhauma Bhattàcarya, Caitanya Mahaprabhu Si limitò ad ascoltare per molti giorni senza fare nessuna domanda. Alla fine Sarvabhauma Bhattacàrya Gli disse: “Ragazzo mio, vedo che ascolti, ma non fai mai domande. Come mai? Forse non capisci?

Per quale ragione resti sempre in silenzio?” Caitanya Maha­prabhu rispose: “Sí, capisco, ma resto in silenzio perché tu stai spiegando il Vedanta-sútra in modo speculativo. Perciò Mi limito ad ascoltare i versi del Vedanta-sútra, ma non ascolto te.” Indirettamente, voleva dire che le spiegazioni di Bhattacarya erano sciocche. Poi aggiuse: “I versi del Vedanta-sútra sono proprio come i raggi del sole, ma le tue spiegazioni sono simili a nuvole che li coprono.”

Nessuno ha bisogno di una lampada per vedere il sole. Tutti possono vederlo, ma se il sole resta coperto da una nuvola, vederlo diventa molto difficile. Similmente, il Vedanta-sutra è come il sole, ma l’interpretazione mayavada ne copre il vero significato. I mayavadi non accettano mai il significato diretto. Perfino i grandi capi politici che hanno subito l’influenza della filosofia mayavada coprono con le loro speculazioni il significato delle Scritture vediche: “Kuruksetra significa questo, e dharma­ksetra significa quello”. La nostra politica deve quindi consistere nell’ascoltare l’originale, cosí com’è. Allora avrà effetto. Sravanam kìrtanam visnoh: ciò che riguarda Visnu dev’essere ascoltato cosí com’è. Allora si può meditare su Visnu e ricordarLo (smaranti). In questo modo si trova la felicità (nandanti). La parola nandana significa “piacevole”, ed è in questo modo che si arriva in contatto con la fonte del piacere.

Perciò, coloro che coltivano la coscienza di Krsna devono ascoltare ciò che si riferisce a Krsna, devono parlare di Krsna e agire soltanto in relazione con Krsna. “Con questo sistema,” dice Kuntidevi al Signore, “arriverà il giorno in cui sarà possibile vederTi.” E quando si vede Dio, Krsna, quale sarà l’effetto? Bhava pravahoparamam. La parola pravaha significa “corrente”. Un animale che sia travolto dalle impetuose correnti di un fiume, sarà portato via dalle onde. Nello stesso modo, noi siamo trascinati dalle correnti della natura materiale, che si accavallano come le gigantesche onde dell’Oceano Pacifico. Poiché siamo nella rete delle tre influenze della natura materiale (prakrteh kriyamanani gunaih karmani sarvasah), siamo trascinati lontano. Perciò Bhaktivinoda Thakura afferma, mayara vale yaccha bhese’: “Siete spazzati via, trascinati lontano, dalle correnti della natura materiale.” Si tratta delle correnti della fame e della sete, della nascita, della morte e della vecchiaia, le correnti dell’illusione. Noi siamo anime spirituali, ma poiché siamo stati gettati nell’oceano materiale, queste correnti ci trascinano via. Tuttavia, se c’impegnamo continuamente nell’ascolto, nel canto, e serviamo Krsna con serietà, le correnti si fermeranno.

Dove si fermeranno le correnti? Kuntidevi dice al Signore, padambujam: “Si fermeranno ai Tuoi piedi di loto.” Bisogna imparare a vedere i piedi di loto di Krsna, e offrire un po’ di tulasi e polpa di sandalo ai Suoi piedi di loto; allora queste correnti della vita materiale si fermeranno.

Ci possono essere molte correnti nell’oceano, ma se abbiamo una buona imbarcazione, possiamo attraversarle facilmente. Come afferma un altro verso dello Srìmad-Bhàgavatam (10. 14.58), samasrita ye pada pallava-plavam. Un petalo di loto è in qualche modo simile a un piccolo vascello; perciò il verso afferma che se si prende rifugio nel petalo del loto, il vascello dei piedi di loto di Krsna, il grande oceano di nascite e morti diventa insignificante come l’acqua contenuta nell’impronta dello zoccolo di un vitello. In India, durante la stagione delle piogge, le strade si fanno fangose e sul sentiero mucche e vitelli lasciano impronte profonde, nelle quali si raccoglie l’acqua. Naturalmente è facile in qualsiasi momento scavalcare dozzine di tali piccole pozzanghere. Similmente, sebbene per altri il mondo di nascite e morti sia simile a un grande oceano, per il devoto è simile a una pozzanghera (bhavambudhir vatsa padam), che può essere molto facilmente scavalcata. In questo modo il devoto raggiunge il param padam, la dimora suprema. Che dire di questo mondo materiale? Padam padam yad yipadam: questo non è un luogo per i devoti, ma per la gente che soffre; Per questa ragione Kuntidevi suggerisce: “Questa coscienza di Krsna é la medicina per le vostre sofferenze. Prendetela e siate felici.”

CAPITOLO 20

Piena sottomissione

apy adya nas tvam sva-krtehita prabho

jihasasi svit suhrdo ‘nujivinah

yesam na canyad bhavatah padambujat

parayanam rajasu yojitkmhasam

“Tutto, mio Signore, fu compiuto da Te. Ci lascerai oggi, noi che dipendiamo completamente dalla Tua misericordia, noi che davanti all’ostilità che ci mostrano tutti i re non abbiamo altro rifugio che i Tuoi piedi di loto?”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.37

I Pandava sono estremamente fortunati perché dipendevano sempre e completamente dalla misericordia del Signore. Nel mondo materiale, dipendere dalla misericordia di qualcun altro è il segno della piú grande sfortuna, ma nel caso della nostra relazione trascendentale col Signore il fatto di vivere dipendendo completamente da Lui è la piú grande fortuna. La malattia materiale è dovuta alla convinzione di poter diventare indipendenti sotto ogni aspetto, ma la crudele natura materiale non ci permette di diventare indipendenti. Il tentativo artificiale di diventare indipendenti dalle rigide leggi della natura è conosciuto come progresso materiale della conoscenza sperimentale. L’intero mondo materiale procede su questo falso tentativo di diventare indipendenti dalle leggi della natura. A cominciare da Ravana, che voleva costruire una scala che conducesse direttamente fino ai pianeti celesti, fino all’età presente gli uomini hanno sempre cercato di sfidare le leggi della natura. Ora cercano di avvicinare lontani sistemi planetari cal potere dell’elettronica e della meccanica. Tuttavia la mèta più elevata della civiltà umana consiste nel lavorare duramente sotto la guida del Signore è nel riuscire a dipendere completamente da Lui. La piú alta perfezione della civiltà consiste nel lavorare con coraggio, ma contemporaneamente nel dipendere completamente dal Signore. I Pandava erano gli esecutori ideali di questo livello di civiltà. Senza dubbio dipendevano completamente dalla volontà del Signore, Sri Krsna, ma non si comportavano come oziosi parassiti, pesando sul Signore. Erano tutti molto qualificati per la loro personalità e per le loro attività. Eppure cercavano sempre la misericordia del Signore, perché sapevano che ogni essere individuale è dipendente per la sua stessa posizione costitu­zionale. La perfezione della vita consiste dunque nel dipendere dalla volontà del Signore, non nel cercare un’indipendenza artificiale nel mondo materiale. Coloro che cercano una falsa indipendenza dal Signore sono detti anatha, cioè persone prive di ogni tutela, mentre coloro che dipendono completamente dal Signore sono detti sanatha, persone che hanno qualcuno che le protegge. Dobbiamo dunque cercare di diventare sanatha, in modo da essere sempre protetti quando le condizioni sfavorevoli dell’esistenza materiale si presentano. A causa del potere d’illusione della natura materiale, esterna, dimentichiamo che la condizione materiale dell’esistenza è il genere di problema meno desiderabile. La Bhagavad-gita (7.19) c’insegna che dopo, moltissime vite una persona fortunata diventa consapevole del fatto che Vasudeva, Krsna, è tutto ciò che esiste, e che il modo migliore di vivere consiste nel sottomettersi completamente a Lui. Questa è la caratteristica di un mahatma. Tutti i componenti della famiglia Pandava erano mahatma situati nella vita di famiglia. Maharaja Yudhisthira era il capo di questi mahatma e la regina Kuntidevi era la loro madre. Perciò gli insegnamenti della Bhagavad-gita e di tutti i Purana, in particolare del Bhàgavata Purana, sono inevitabilmente collegati con la storia dei mahatma Pàndàva. Per loro essere separati dal Signore era proprio come per un pesce essere separato dall’acqua. Srimati Kuntidevi sentiva quella separazione come un gravissimo colpo, e tutte le preghiere della regina’ mirano a convincere il Signore a rimanere con loro. Dopo la battaglia di Kuruksetra, benché i re nemici fossero stati uccisi, i loro figli e nipoti erano tutti là a trattare coi Pandava. Del resto, questa situazione ostile non si era presentata solo ai Pandava; tutti noi siamo sempre in questa stessa condizione, e il modo migliore di vivere consiste nel dipendere completamente dalla volontà del Signore e superare cosí tutte le difficoltà dell’esistenza materiale.

A1 termine della battaglia di Kuruksetra, quando in seguito i Pandava si furono stabiliti nel loro regno, Krsna; che Si preparava a tornare a Dvarakà, Si stava congedando da Sua zia pregandola di concederle il permesso di partire. Fu in quel momento che Kunti Gli offri questa preghiera. Ora chiede direttamente: “È vero che dopo aver compiuto la Tua missione, Te ne vai e ci lasci soli?” Questa è la posizione del devoto. Kuntidevi dice, yesàm na canyad bhavatah padàmbujàt: “Non abbiamo altra protezione che i Tuoi piedi di loto.” Questa è piena sottomissione.

Nel procedimento di sottomissione (saranagatí) si distinguono sei fattori. Il primo è la necessità di dipendere completamente da Krsna, e il secondo è la necessità di accettare tutto ciò che è favorevole al servizio di Krsna (ànukúlyasya sankalpah). Anukúlyena krsnanusilanam bhaktir uttama: una caratteristica della bhakti di prim’ordine, del perfetto servizio devozionale, è la capacità di accettare tutto ciò che è favorevole a questo servizio. Un altro fattore della sottomissione è pràtikulya-vivarjanam, la capacità di respingere ogni cosa contraria alla coscienza di Krsna. Talvolta il maestro ‘spirituale dice: “Non fare questo,” per proibirci qualcosa di sfavorevole e ci raccomanda anche di fare qualcosa di favorevole: “Fai questo. Canta Hare Krsna.” La piena sottomissione consiste dunque nel lasciare ciò che è sfavorevole e nell’accettare ciò che è favorevole (anukúlyasya sankalpah pratikulya-vivarjanam). Inoltre, bisogna aver fede che Krsna ci darà ogni protezione, e bisogna considerarsi uno dei servitori di Krsna. Queste sono alcune delle caratteristiche di saranagati, la piena sottomissione.

Ora Kuntìdevi dice: “Mio caro Krsna, se Tu pensi che ormai siamo a posto per aver riconquistato il nostro regno, e vuoi lasciarci per questo, Ti assicuro che non è una buona idea. Non siamo ancora liberi. Poiché abbiamo ucciso tutti quei re, ora tutti i loro amici e parenti vogliono tornare a combattere contro di noi. Perciò, non pensare che siamo liberi da ogni pericolo perché non è vero. Noi non abbiamo altra protezione che i Tuoi piedi di loto: questa è la nostra posizione.” Così Kunti dice indirettamente a Krsna: “Non lasciarci. Non pensare che ormai noi siamo al sicuro. Senza la Tua protezione, non siamo mai sicuri.”

Questa dovrebbe essere la posizione del devoto. Dovremmo sapere che siamo veramente in pericolo in questo mondo materiale. Maya, l’illusione, può afferrarci in qualsiasi momento, appena ci distraiamo un attimo e pensiamo: “Adesso ha fatto il mio dovere. Voglio riposare un po’.” No, non c’è mai riposo. Dobbiamo stare sempre all’erta.

C’è un verso in cui Srila Rupa Gosvami afferma, avyartha­kalatvam: il devoto deve sempre stare molto attento a non perdere tempo. Dovrebbe chiedersi: “In questo momento sono impegnato al servizio di maya o al servizio di Krsna?” Questa è la caratteristica di un devoto avanzato. Nama-gane sada rucih: questo devoto non si stanca mai di cantare, di recitare o danzare. La parola sada significa sempre, e ruci significa “gusto”. Il devoto trova sempre gusto nel cantare Hare Krsna: “Ah, come è bello:

Hare Krsna Hare Krsna Krsna Krsna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare.”

Questo è gusto. Certo, ci vuole tempo per risvegliare questo gusto, ma quando Rupa Gosvami cantava pensava: “Ho solo una lingua e due orecchi. Come posso apprezzare questo canto? Se potessi avere milioni di lingue e miliardi di orecchi, allora forse potrei assaporare bene il canto e l’ascolto.” Naturalmente, non dobbiamo imitarlo, ma i devoti dei movimento per la coscienza di Krsna devono almeno essere molto scrupolosi e completare i loro sedici giri, la quota minima di canto. Nama-gane sada rucih: dobbiamo accrescere il nostro gusto per il canto e la recitazione del mantra Hare Krsna.

Inoltre, dovremmo accrescere il nostro desiderio di vivere in un luogo dove vive Krsna (pritis tad-vasati-sthale). Nella visione dei devoti piú elevati Krsna vive in ogni luogo, ma poiché ci troviamo in una condizione inferiore, dovremmo sapere che per noi Krsna vive nel tempio. Poiché noi non vediamo Krsna in ogni luogo dovremmo andare al tempio, dove nella Sua bontà Krsna accetta di apparire, in modo che noi possiamo vederLo.

Krsna ha un corpo completamente spirituale (sac-cid-ànanda­vigraha), ma noi non abbiamo gli occhi per vedere che cos’è il corpo spirituale. Siamo abituati a vedere case grossolane, materiali (jada). Possiamo vedere la pietra, il metallo, il legno, e altri elementi simili, e poiché Krsna è ogni cosa, per essere visibile ai nostri occhi imperfetti appare in una forma fatta di questi elementi. Non è che Krsna sia pietra, o che noi adoriamo una pietra. Noi adoriamo Krsna, ma poiché non siamo in grado di vedere altro all’infuori degli elementi materiali, come la pietra, Krsna appare in una forma scolpita nella pietra. Dovremmo quindi desiderare soprattutto di vivere in un tempio in cui la forma di Krsna è adorata.

Inoltre dobbiamo sempre pensare che dipendiamo da Krsna. Questa è coscienza di Krsna. Dobbiamo sempre pensare: “Senza Krsna la mia vita è inutile e io sono in pericolo.” Per questa ragione, mentre offre le sue preghiere a Krsna, Kunti dice: “Krsna, Tu ora pensi che noi siamo al sicuro, ma io non lo credo. Siamo sempre in pericolo. Se Tu pensi che siamo al sicuro, chi ci proteggerà? Non abbiamo altra protezione che i Tuoi piedi di loto. Siamo circondati da tanti nemici perché i figli di coloro che sono morti in battaglia ora si preparano ad affrontarci.”

Ora, sebbene Krsna fosse venuto per prendere la polvere dei piedi di Kuntidevi, che era Sua zia e quindi Sua superiore, Kunti si rivolge a Lui chiamandoLa Prabhu, Signore, non come al suo amato nipote. Kuntidevì sa: “Anche se Krsna sta interpretando la parte di mio nipote, del figlio di mio fratello, è pur sempre il Signore Supremo.”

La caratteristica di una persona cosciente di Krsna è la consapevolezza che Krsna è il supremo padrone: senza Krsna si considera sempre in pericolo, e prendendo rifugio ai piedi di loto di Krsna si sente sempre al sicuro. Krsna dice, kaunteya pratijanihi na me bhaktah pranasyati:

Puoi dichiararlo al mondo: il Mio devoto non sarà mai annientato,” (B.g., 9.31). Per, chi diventa un puro devoto di Krsna non c’è alcun pericolo. Natu­ralmente Krsna protegge tutti perché senza la Sua protezione nessuno può vivere neanche per un solo istante, ma non bisogna pensare: “se Krsna protegge tutti, a che serve diventare devoto?” Il re dà protezione a tutti i suoi sudditi perché questo, è il suo dovere, ma protegge in modo particolare gli uomini della sua cerchia. Questo è perfettamente naturale. Se una persona s’impegna direttamente al servizio del presidente, in caso di difficoltà avrà una protezione speciale. Benché il capo dello Stato protegga tutti i cittadini, quelli che stanno intorno a lui e lo assistono ricevono una considerazione speciale. Non si tratta di parzialità vera e propria. E’ naturale. Un uomo può volere bene a tutti i bambini, ma se avrà un amore speciale per tutti i suoi stessi figli nessuno dirà: “Ma perché ami i tuoi figli piú degli altri bambini?” No, questo è naturale. Similmente, nella Bhagavad-gita Krsna dice, samo ‘ham sarva-bhutesu: “Io sono equanime con tutti.” Krsna è Dio e ama tutti perché tutti sono parte di Lui. Nondimeno, Si prende, particolare cura dei Suoi devoti. Per questo dice, kaunteya pratijanihi na me bhaktah pranasyati: “II Mio devoto non sarà mai distrutto:”

Krsna Si preoccupa sempre del benessere dei Suoi devoti, e i devoti si preoccupano sempre di vedere se Krsna é soddisfatto. I devoti vestono Krsna, Gli offrono il cibo e s’impegnano sempre a servirLo, cosí come Krsna Si preoccupa sempre della felicità dei Suoi devoti. Questa é la relazione intima tra il devoto e Krsna. Ogni essere individuale ha una relazione con Krsna, quando si diventa devoti questa relazione diventa intima. Perciò Kuntidevi dice a Krsna: “Come puoi lasciarci? Siamo Tuoi intimi amici. Noi viviamo solo perché Tu Ti prendi cura di noi, per la Tua misericordia. Non pensare che siamo al sicuro, e perciò puoi lasciarci. La nostra vita dipende sempre dalla Tua misericordia perché noi non abbiamo altro rifugio che i Tuoi piedi di loto. Ti prego, non lasciarci.” Questa è la preghiera di Kunti. Similmente, Narottama dasa Thàkura canta:

ha ha prabhu nanda-suta vrsabhanu-suta-yutata karuna karaha ei-bara

“Krsna, Nanda-suta, Tu sei qui insieme con Radharani, la figlia del re Vrsabhanu. Ora mi sottometto completamente a Te. Ti prego, mostrami la Tua misericordia.”

Quando non si è coscienti di Krsna si pensa: “Mi proteggerò da solo, a troverò protezione nella mia società, nella mia comunità, o nello Stato. C’è tanta gente che mi protegge. Perché dovrei preoccuparmi di Dio? Perché, andare da Krsna? I poveretti, privi di protezione, possono andare da Krsna.” Tuttavia, il fatto è che non possiamo trovare alcuna protezione se Krsna non ci protegge. Lo afferma lo Srimad-Bhàgavatam (7.9.19): balasya neha saranam pitarau nrsimha. Quando Prahlada Maharaja offri preghiere a Krsna presente nella Sua forma di Nrsimhadeva disse: “Mio Signore, non bisogna pensare che se un bambino ha un padre e una madre sia pienamente protetto.” Se Krsna non lo proteggesse, quel bambino non avrebbe protezione, anche se avesse migliaia di padri e madri. Prahlada disse anche, nartasya cagadam udanvati majjato nauh: “Non è sufficiente avere un buon medico o una buona medicina per essere protetti dalla malattia.” Supponiamo che un uomo, molto ricco soffra di una grave malattia e prenda al suo servizio un medico di prim’ordine, avendo a sua disposizione anche le medicine migliori. Significa forse che la sua vita è al sicuro? No. Se Krsna non lo protegge, tutte le cure mediche e i farmaci non potranno salvarlo dalla morte. “Nello stesso modo,” continuò Prahlada, “possiamo avere a nostra disposizione un buon vascello, ma questo non ci garantisce che esso non affonderà nell’oceano.” La natura ci mette continuamente in difficoltà, e benché gli scienziati si sforzino d’inventare qualche rimedio alle difficoltà nella lotta per la sopravvivenza, se Krsna non ci dà protezione, tutte le nostre invenzioni e scoperte saranno inutili.

Kuntidevi lo sa, e benché sia madre di valorosi guerrieri quali Arjuna e Bhima, pensa ancora: “I miei figli sono grandi generali, ma il loro valore non è sufficiente a proteggerci. Nient’altro può proteggerci all’infuori dei Tuoi piedi di loto.” Questo verso illustra la posizione di un’anima sottomessa che cerca la protezione di Krsna. Se rimaniamo in questa posizione, sapendo che solo Krsna ci protegge e che il nostro unico dovere è servire Krsna, la nostra vita avrà successo.

CAPITOLO 21

Qual é il nostro vero valore?

ke vayam nama-rupabhyam

yadubhih saha pandavah

bhavato ‘darsanam yarhi

hrsikanam ivesituh

“Come il nome e la gloria inerenti al corpo tramontano quando la scintilla spirituale lo abbandona, così se Tu non vegli piú su di noi si spegneranno la fama e le imprese degli Yadu e dei Pandava.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.38

Kuntidevi sa bene che l’esistenza dei Pandava è dovuta a Sri Krsna soltanto. Senza dubbio i Pandava, guidati dal grande re Yudhisthira, la personificazione della moralità, hanno grande fama e rinomanza, e indubbiamente gli Yadu sono dei grandi alleati, ma senza la guida di Sri Krsna tutti loro non esiste­rebbero, proprio come i sensi relativi a un corpo sono inutili senza la guida della coscienza. Nessuno dovrebbe essere orgoglioso del suo prestigio, del suo potere o della sua fama pensando di non essere guidato dal favore del Signore Supremo. Gli esseri individuali sono sempre dipendenti, e il supremo oggetto da cui dipendere è il Signore stesso. Possiamo dunque inventare molti modi di contrapporci alle risorse materiali mediante il progresso della conoscenza materiale, ma senza la guida del Signore tutte queste invenzioni finiranno inglorio­samente, per quanto forti e vigorosi gli elementi di reazione, possano essere.

Appena un uomo importante muore, il suo nome e la sua fama perdono la loro importanza, per quanto grande possa essere stato come scienziato, come uomo politico o filosofo. Finché siamo vivi, il nostro nome, la nostra immagine e le nostre attività sono gloriose, ma non appena la vita se ne va, il corpo non è altro che un ammasso di materia. Quando un uomo importante è vivo può avere molte guardie del corpo, e nessuno può avvicinarsi a lui e toccarlo, ma quando quello stesso uomo è morto, steso a terra, chiunque potrebbe prenderlo a calci in faccia, e praticamente nessuno se ne preoccuperebbe. Dopo la scomparsa dell’anima, il corpo di un uomo importante non ha piú valore. E che cosa accade all’anima? L’anima è energia di Krsna ed è quindi un frammento infinitesimale di Krsna. Perciò, quando l’energia si allontana -cioè, quando Krsna non è piú presente, il corpo perde ogni importanza.

L’energia di Krsna non è differente da Krsna (sakti-saktimator abhedah). Il sole, per esempio, è la fonte dell’energia e i raggi del sole sono la sua energia. Finché i raggi del sole sono presenti, è presente anche il sole, e se il sole non c’è non ci sarà neppure la sua energia. L’energia e la sua fonte devono esistere simul­taneamente. I filosofi mayavadi non accettano la fonte dell’ energia, ma solo l’energia, che è impersonale, noi invece dobbiamo accettare sia l’energia che la sua fonte.

Mentre l’energia agisce, la sua fonte rimane distaccata, proprio come i raggi del sole si diffondono in ogni luogo, mentre il sole in sé rimane al suo posto. Similmente, l’energia opera da un capo all’altro della manifestazione cosmica. La manifesta­zione cosmica è composta di terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falso ego. Questi otto elementi materiali sono energie materiali separate (me bhinna prakrtir astadha), e noi possiamo capire che dietro a questa energia ci dev’essere una fonte di energia: Noi, per esempio, usiamo l’energia elettrica, ma sappiamo che dietro questa energia ci sono la centrale elettrica e gli ingegneri che l’hanno costruita. Gli sciocchi non accettano questa semplice verità. Vedono soltanto il potere di questa manifestazione cosmica, ma non capiscono che dietro a questa potere c’è colui che ha creato questo potere e ne è 1a fonte. Per questa ragione Krsna viene e dice: “Io sono il creatore del potere e Mi celo dietro questo potere.”

Krsna viene di persona perché noi non abbiamo gli occhi per vederLo e per comprenderLo. Quando contempliamo la forma di Dio, pensiamo che Egli dev’essere molto vecchio perché la Sua creazione risale a molti milioni di anni fa. Per questa ragione Dio viene personalmente dinanzi a noi, in modo che noi possiamo vedere il Suo aspetto. Questa è la Sua bontà. Il Signore afferma nella Bhagavad-gita (4.7):

yada yada hi dharmasya glànir bhavati bharata abhyutthànam adharmasya tadatmanam srjamy aham

“Ogni volta che in qualche luogo dell’universo la religione declina e l’irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona.”

Dio viene in questo mondo personalmente, lascia dietro di Sé i Suoi insegnamenti, come quelli della Bhagavad-gita, e ci lascia i Suoi devoti che possono spiegare chi è Dio; eppure noi siamo cosí ostinati che non vogliamo accettare Dio. Questa è stupidità. Nella Bhagavad-gita coloro che non accettano Dio sono chiamati mudhah -sciocchi e mascalzoni.

Dio esiste, ed esiste anche l’energia di Dio, perciò se non vediamo Dio possiamo almeno vedere la Sua energia. Possiamo anche non vedere la centrale elettrica e l’ingegnere che la dirige, ma usiamo l’elettricità in molti modi. Dovremmo dunque chiederci da dove viene questa elettricità. Questa è intelligenza, e chi si fa queste domande troverà infine la centrale elettrica. Cosí, se continuerà a cercare per trovare chi è il responsabile del funzionamento della centrale, troverà un essere umano. Benché l’elettricità, come anche la centrale elettrica, sia impersonale, l’uomo che sta dietro a tutta questa organizzazione è una persona. Similmente, anche Dio è una persona. Si tratta di una conclusione logica. Come potrebbe essere impersonale? Ciò che è impersonale non ha intelligenza. Noi abbiamo inventato tante macchine meravigliose, ma queste macchine non sono intelligenti. L’intelligenza è una caratteristica dell’operatore. Perciò Krsna dice, mayadhyaksana prakrtih súyate sa-caràcaram: “Tu vedi l’energia manifestata nelle meravigliose azioni e reazioni di questa manifestazione cosmica materiale, ma non pensare che si verifichino in modo indipendente. No, dietro di esse ci sono Io”. Krsna dice ancora:

maya tatam idam sarvam jagad avyakta-múrtina mat-sthani sarva-bhutàni na caham tesv avasthitah

“Questo universo è tutto penetrato da Me, nella Mia forma non manifestata. Tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro.” (B.g., 9.4).

Ciò che è avyakta, non-manifestato, ha anche una forma, múrti. Il cielo, per esempio, è avyakta, non-manifestato, ma ha anche una forma -la forma sferica dell’universo. Se andiamo a vedere l’oceano, anche lì vedremo che c’è una forma simile a quella di un grosso cerchio. Senza forma non c’è nulla; tutto ha una forma, anche ciò che si suppone sia impersonale.

Perciò l’idea che tutto sia vuoto, o impersonale, è sciocca. Dietro l’aspetto impersonale, dietro il cosiddetto vuoto, c’è la forma suprema -Krsna. Isvarah paramah krsnah sac-cid-ananda vigrahah. La parola isvara significa “colui che controlla”. La natura non può controllare sé stessa; è Krsna in realtà che controlla. Icchanurupam api yasya ca cestate sa. La Brahma-samhita (5.44) afferma che Prakrti, o Durga -la divinità della natura materiale- agisce sotto la direzione di Govinda, Krsna. In che modo agisce? Proprio come un’ombra. Dietro la nostra mano c’è un’ombra, e quando la mano si muove, si muove anche l’ombra. Dietro ogni manifestazione c’è movimento. Talvolta ho fatto l’esempio delle grandi locomotive su una linea ferroviaria. Il motore dà la spinta e fa muovere un vagone, che ne spinge un altro e cosí via. Nello stesso modo, Krsna è il motore originale di questa manifestazione cosmica.

Ora Kuntìdevi dice: “Noi Pandava siamo diventati famosi, e la gente dice che siamo molto importanti. Perché? Perché Tu sei nostro amico.” Krsna era l’amico dei Pandava, e in particolare l’amico di Arjuna, e per questa ragione Arjuna era un grande e valoroso guerriero. Kuntidevi però era consapevole: “La gente dice “Oh, i Pandava sono guerrieri cosí valorosi, sono veri eroi,” ma qual è il valore dei miei figli, i Pandava?” Similmente, la dinastia Yadu era famosa perché Krsna era nato in quella famiglia, ma Kuntidevi dice, ke vayam: “Che cosa siamo noi? Qual è il nostro valore?” Ke vayam nama-rupabhyam: “Abbiamo il nostro nome e la nostra immagine, ma senza di Te tutto è inutile. Non ha valore.”

La gente non lo comprende. Tutti sono molto orgogliosi di avere un bel corpo e un buon nome: Pensano: “Sono americano”, “sono indiano”, “sono tedesco”, e cosí via. Ma che significato ha tutto ciò? Sono solo falsi nomi, e false forme prive di valore.

Se sottraiamo Krsna, ogni cosa è zero. È un fatto, ma la gente è cosí disonesta che non lo accetta. Tuttavia, chi può negarlo? II corpo americano o il corpo indiano possono avere un buon nome, ma se è privo di coscienza, che valore ha? Nessun valore. Perciò è detto:

bhagavad-bhakti-hinasya jàtih sastram japas tapah apranasyeva dehasya mandanam loka-ranjanam

“Per una persona priva di servizio devozionale a Krsna, la sua nascita in una grande famiglia o in una grande nazione, la sua conoscenza delle Scritture rivelate, le sue austerità e penitenze e il canto dei mantra vedici sono come ornamenti su un cadavere. Questi ornamenti non fanno che servire i falsi piaceri del popolo.” (Hari-bhakti-sudhodaya 3.11)

Tutti siamo dotati di coscienza, ma che cos’è 1a coscienza? È la coscienza di Krsna. Abbiamo dimenticato Krsna, e quindi diciamo solo “coscienza”, ma in realtà “coscienza” significa coscienza di Krsna, perché senza Krsna non possiamo avere coscienza. Senza il sole, come potrebbero esserci i raggi del sole? Perciò diciamo “raggi del sole”, e non solo “raggi”. Similmente, “coscienza” significa coscienza di Krsna. C’è bisogno dì un po’ d’intelligenza per capire, ma i devoti come Kunti hanno questa intelligenza e questa comprensione. Perciò Kunti dice: ‘ “I Pandava e gli Yadu sono così importanti, ma qual è veramente il nastro valore.”

Krsna Si sta congedando e Kunti si lamenta: “Tu Te ne vai, e noi non potremo piú vederTi. Quale sarà il valore del nostro nome e della nostra fama.” Bhavato ‘darsanam yarhi hrsikànam ivesituh. Senza Krsna, Kunti spiega, sarebbero stati come sensi senza vita. In questo mondo materiale desideriamo il piacere dei sensi, ma senza Krsna e senza la coscienza di Krsna, non c’è possibilità di piacere dei sensi. Potremo avere braccia e gambe farti, ma quando non c’è coscienza -quando non c’è coscienza di Krsna- non possiamo neppure usarle. Una persona intelligente sa dunque che senza Krsna i suoi sensi non hanno alcun valore, ed è per questa che diventa devoto. Conclude giustamente che c’è una relazione intima tra i sensi e Krsna, e finché i sensi sono attivi è nostro dovere usarli al servizio di Krsna. Questa è bhakti.

Per usare un esempio che ho fatto molte volte, supponiamo che in una riunione si trovi una banconota da cento dollari caduta dalla tasca di qualcuno. Se una persona trova la banconota e se la mette in tasca, è un ladro perché quel denaro non gli appartiene. Questo comportamento è detta bhoga, falso piacere. Poi, di nuovo, qualcuno potrebbe pensare: “Perché dovrei toccarla? È di qualcun altro. Lasciamola lí. Non è una cosa che mi riguarda.” Questo comportamento è detto tyaga, rinuncia. Così, anche se la banconota è la stessa, una persona cerca di goderne, mentre un’altra cerca di rinunciarvi. Entrambi però -il bhogí e il tyagi- sono sciocchi.

I Mogi sono i karmi, quelli che lavorano duramente per sfruttare le risorse della natura materiale, come gli scienziati, per esempio, che fanno ricerche per intensificare lo sfruttamento. La loro intenzione in realtà è quella di rubare. D’altra parte i tyagi, che non sono capaci di rubare, hanno la filosofia della “volpe e l’uva”: “Ah, queste cose sono tutte inutili. Non ne abbiamo alcun bisogno.” La maggior parte delle persone, naturalmente, è bhogi; cioè sta cercando di usare tutto per il proprio piacere dei sensi. Eppure, esistono persone deluse dal piacere dei sensi che dicono: “No, no, non abbiamo bisogno di queste cose.”

Continuando col nostro esempio, tuttavia, vediamo che di fronte a una banconota da cento dollari trovata, la persona che agisce nel modo migliore è quella che la prende e pensa: “Qualcuno ha perso questo denaro. Devo trovare il proprietario.” Chi restituisce il denaro rende un vero servizio. Sia chi prende il denaro per sé, sia chi lo lascia a terra sono persone inutili. Così, sia il bhogi che il tyagi sono inutili. Il bhakta, invece, il devoto, sa che ogni cosa appartiene a Krsna e ogni cosa deve quindi essere offerta a Lui. Questo è vero servizio.”

Ogni cosa appartiene a Krsna. Che cos’è il corpo? È una combinazione di elementi materiali -terra, acqua, fuoco, aria­e di sottili elementi psicologici -mente, intelligenza e falso ego. Krsna afferma: “Tutti gli otto elementi sono la Mia energia separata.” Allora, come potrebbero essere nostri il corpo e la mente? Anche se sostenga che il corpo è mio, non so nemmeno in che modo funzioni. Un inquilino in un appartamento può pagare l’affitto, e in un modo o nell’altro può occupare l’appartamento e godere dei vantaggi che esso offre, anche se può non sapere perfettamente in che modo funzionino il riscaldamento e l’impianto dell’acqua. Così, anche se non conosciamo i particolari del funzionamento del corpo, lo usiamo, benché esso in realtà non appartenga a noi, ma a Krsna. Questi sono i fatti. Il corpo è composto di sensi e di mente, perciò anche i sensi e la mente appartengono a Krsna.

Io sono un’anima spirituale, ma ho ricevuto l’opportunità di usare una certa forma corporea materiale. Poiché l’ho voluta, Krsna, nella Sua bontà, me l’ha concessa. Ye yathà màm prapadyante tams tathaiva bhajamy aham. Se qualcuno vuole un corpo da re, Krsna glielo concederà; se seguirà il metodo prescritto, potrà avere il corpo di un re. E se qualcuno vuole un corpo di maiale per poter mangiare escrementi, Krsna conce­derà anche questa forma corporea. Ora, tuttavia, nella forma di vita umana, dovremmo capire: “Se tutto appartiene a Krsna, perché sto sforzandomi di soddisfare questo corpo che considero mio? Ora che ho questo corpo dovrei invece servire Krsna.” Questa è intelligenza; questa è bhakti.

Hrsikena hrsikena-sevanam bhaktir ucyate: bhakti significa usare hrsika, i sensi, al servizio di Hrsikesa, Krsna, il padrone dei sensi (tvaya hrsikesena hrdi sthitasya yatha karomi). Per il fatto di aver desiderato il piacere dei sensi, dimenticando che in realtà tutto appartiene a Krsna, ho ricevuto questo corpo che mi dà la possibilità di soddisfare i sensi, ma i sensi non hanno alcun valore senza Krsna, perciò la conclusione naturale è che i sensi appartengono a Krsna. Allora, dal momento che ho questi sensi, perché non usarli per la soddisfazione di Krsna? Questa è bhakti.

CAPITOLO 22

La bellezza dovuta alla presenza di Krsna

neyam sobhisyate tatra

yathedanim gadadhara

tvat padair ankita bhati

sva-laksana-vilaksitah

“O Gadadhara [Krsna], il nostro regno che oggi risplende grazie all’impronta dei Tuoi piedi, perderà il suo splendore se Tu ci lasci.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.39

Ci sono alcuni segni particolari sui piedi del Signore che Lo distinguono dagli altri. Sulla pianta dei piedi del Signore ci sono i segni di uno stendardo, del fulmine, del bastone per guidare gli elefanti, e anche l’ombrello, il loto, il disco e così via. Questi segni sono impressi sulla morbida polvere della terra che il Signore percorre. La terra di Hastinapura portava dunque queste impronte mentre Sri Krsna era là con i Pandava, e il regno dei Pandava fioriva grazie a questi segni propizi. Kuntidevi fa notare questi particolari e teme l’arrivo della sfortuna in assenza del Signore.

Nei Canakya-sloka, gli insegnamenti del grande moralista Cànakya Pandita, c’è questo bel verso:

prthivi-bhusanam raja narinam bhusanam patih ‘ sarvari-bhusanam candro vidya sarvasya bhusanam

Ogni cosa con cui siamo intimamente correlati ci sembra bella. Il cielo, per esempio, diventa bello in relazione con la luna, il cielo é sempre lì, ma nella notti di luna piena, quando la luna e le stelle brillano in tutto il loro splendore, il cielo è bellissimo. Similmente, lo Stato appare bello se c’è un buon governo, con un buon re o un buon presidente. Allora tutti sono felici e tutto funziona per il meglio. Inoltre, benché le ragazze siano belle per natura, una ragazza appare in tutta la sua bellezza quando ha un marito. Vidya sarvasya bhusanam: una persona, per quanto brutta possa essere, diventa bella se possiede la conoscenza. Similmente, tutto sembrerà bello quando Krsna è presente.

Perciò Kuntidevi pensa: “Finché Krsna è con noi, tutto risplende nel nostro regno e nella nostra capitale, Hastinàpura, ma quando Krsna è assente, il nostro regno non avrà piú bellezza.” Kunti dice: Krsna, ora Tu cammini nel nostro regno e le impronte dei Tuoi piedi rendono bella ogni cosa. Ci sono frutta e acqua a sufficienza, e tutto è perfetta, ma se ci lasci. non ci sarà piú bellezza.”

Queste affermazioni non si applicano soltanto al momento storico in cui Krsna era presente davanti a Kunti. È una verità sempre valida. Nonostante il progresso della nostra civiltà, se non possiamo portare Krsna e la coscienza di Krsna al centro di ogni cosa, la nostra civiltà non diventerà mai bella. Coloro che si sono uniti al movimento per la coscienza di Krsna erano attraenti prima di diventare devoti, ma ora che sono diventati coscienti di Krsna, sono diventati belli in modo particolare. Per questa ragione, spesso i giornali dicono che i devoti sono “luminosi”. I loro connazionali notano: “Come sono diventati belli e gioiosi questi giovani.” Attualmente in America molti giovani sono confusi e disperati, e appaiono tristi e scuri in volto. Perché? Perché hanno fallito il, bersaglio; non hanno alcuna mèta da raggiungere. I devoti, invece, i Krsnaiti, appaiono, molto belli a causa della presenza di Krsna.

Per questa ragione ciò che era vero cinquemila anni fa, ai tempi dei Pandava, é ancora vero oggi. Con Krsna al centro, tutto diventa bello e Krsna può diventare il centro in qualsiasi momento. Krsna è sempre presente e noi dobbiamo solo invitarLo: “Signore, Ti prego, poniTi al centro della mia vita.” Questo è tutto. Possiamo fare lo stesso esempio già citato; lo zero non ha valore, ma se prendiamo il numerò uno e lo mettiamo davanti allo zero, quello zero diventa dieci. Non si tratta quindi d’interrompere quello che stiamo facendo. Noi non diciamo mai: “Smettete di fare attività materiali.” Si deve soltanto aggiungere Krsna.

Certo, dobbiamo lasciare tutto ciò che è contrario alla coscienza di Krsna. Non abbandonare i doveri materiali non significa che non dobbiamo cessare di nutrirci di carne. Dobbiamo interrompere questa abitudine che è contraria all’ avanzamento nella coscienza di Krsna. Non si possono com­mettere attività colpevoli e contemporaneamente progredire nella coscienza di Krsna, ma Krsna dice, aham tvam sarva papebhyo moksayisyami: “Sottomettiti a Me e Io ti salverò liberandoti da ogni genere di reazione al peccato.”

Ognuno di noi, vita dopo vita, consapevolmente o incon­sapevolmente, commette attività illecite. Se uccido un animale consapevolmente, commetto certo un peccato, ma commetto un peccato anche se lo uccido senza consapevolezza. Mentre camminiamo per strada, senza saperlo uccidiamo innumerevoli formiche, e anche, eseguendo altre attività quotidiane -cucinando, prendendo acqua, usando il mortaio e il pestello per macinare le spezie- uccidiamo molti esseri. Se non rimaniamo coscienti di Krsna, siamo soggetti alla punizione per tutte queste attività colpevoli commesse senza rendercene conto.

Se un bambino ignaro tocca il fuoco, forse che il fuoco perdonerà il bambino e non lo brucerà? No. Le leggi della natura sono cosí inflessibili e severe che non c’è perdono. Anche 1a legge comune non ammette l’ignoranza come giustificazione. Se andiamo in tribunale a dire: “Non sapevo che quest’azione fosse un crimine”, ciò non significa che saremo perdonati. Similmente, l’ignoranza non é una giustificazione per trasgredire le leggi della natura. Perciò, se desideriamo veramente liberarci dalle reazioni del peccato, dobbiamo essere coscienti di Krsna, e allora sarà Krsna a liberarci da tutte le reazioni del peccato. Per questo si raccomanda, kirtaniyah sada harih, bisogna sempre cantare:

hare krsna hare krsna krsna krsna hare hare

hare rama hare rama rama rama hare hare,

e Krsna ci salverà.

Dovremmo sempre tenere Krsna nella nostra mente perché Krsna è come il sole. Questo è il motto della nostra rivista “Ritorno a Krsna”:

krsna-súrya sama; maya haya andhakara yahan krsna, tahan nahi mayara adhikara (C.c. Madhya, 22.31)

Krsna è come il sole splendente, e maya, l’ignoranza, è come le tenebre. Quando c’è il sole non possono esserci tenebre. Cosi, se ci manteniamo sempre nella coscienza di Krsna, non potremo essere influenzati dalle tenebre dell’ignoranza; anzi, cammineremo sempre spediti e sicuri alla chiara luce di Krsna. Kuntidevi prega dunque che Krsna continui a essere presente accanto a lei e ai Pandava. .

In effetti Krsna non stava lasciando i Pandava, proprio come non lasciò mai Vrndavana. Negli sastra, nelle Scritture vediche, è detto, vrndavanam parityajya no padam ekam gacchati: Krsna non Si allontana mai neppure di un passo da Vrndavana. È così attaccato a Vrndavana. Com’è dunque possibile che Krsna lasciasse Vrndavana e andasse a Mathura, e poi ancora piú lontano, ad Hastinapura, e non tornasse che dopo molti anni? In realtà, Krsna non Se ne andò, perché tutti gli abitanti di Vrndavana, quando Krsna Se ne fu andato, pensavano sempre a Krsna e piangevano. L’unica occupazione di madre Yasoda, di Nanda Maharaja, di Radharani e di tutte le gopi, le mucche, i vitelli e i pastorelli consisteva nel pensare a Krsna e nel piangere; cosí essi sentirono la presenza di Krsna, perché la presenza di Krsna si sperimenta tanto piú intensamente quanto piú si avverte la Sua mancanza.

Questo è l’insegnamento di Caitanya Mahaprabhu: amare Krsna in separazione. ‘ Sunyayitam jagat sarvam govinda-virahena me. Caitanya Mahaprabhu pensava: “Tutto è vuoto senza Govinda, senza Krsna”. Tutto era vuoto, ma la coscienza di Krsna presente.

Quando vediamo che tutto perde valore, ma ci resta soltanto la coscienza di Krsna, significa che abbiamo raggiunto la piú alta perfezione. Per questo le gopi sono cosí elevate. Poiché avevano raggiunto questa perfezione, non potevano dimenticare Krsna neppure per un istante. Quando Krsna andava nella foresta con le mucche e i vitelli, le gopi dovevano restare a casa ed erano molto turbate. “Oh, Krsna cammina a piedi nudi,” pensavano. “Sul sentiero ci sono tante pietre aguzze che pungeranno i piedi di loto di Krsna; quei piedi di loto sono così delicati che perfino il nostro seno ci sembra troppo duro quando Krsna vi posa i Suoi piedi di loto.” Immerse in questi pensieri, le gopi piangevano continuamente. Erano così ansiose di veder tornare Krsna la sera, che Lo aspettavano sul sentiero per vedere da lontano Krsna che tornava con le mucche e i vitelli. Questa è coscienza di Krsna.

Krsna non può rimanere lontano dal devoto che è sempre assorto nel pensare a Lui. Qui Kuntidevi è molto ansiosa perché pensa che Krsna Se ne andrà, ma il reale effetto dell’assenza fisica di Krsna è la Sua presenza ancora piu intensa nella mente del devoto. Perciò Caitanya Mahaprabhu, con l’esempio della Sua vita, insegnò il vipralambha-seva, il servizio offerto a Krsna in separazione. Le lacrime scorrevano dai Suoi occhi come torrenti di pioggia perché tutto Gli sembrava vuoto senza Krsna.

Nell’incontro con Krsna si distinguono due fasi. Stare personalmente accanto a Krsna, incontrarLo di persona, parlare di persona con Lui e abbracciarLo sono detti sambhoga, ma c’è anche un altro modo per stare con Kr Krsna -in separazione da Lui- e questo è definito vipralambha. Il devoto può gustare la compagnia. di Krsna in entrambi i modi.

Poiché ora siamo nel mondo materiale, non vediamo Krsna direttamente, ma possiamo comunque vederLo indirettamente. Una persona avanzata nella vita spirituale, per esempio, può ricordare immediatamente Krsna, anche guardando l’Oceano Pacifico. Questa è detta meditazione. Si può pensare: “L’Oceano Pacifico è una così grande distesa d’acqua con onde enormi, ma benché io sia qui, a poche centinaia di metri da lui, mi sento al sicuro, per quanto quest’oceano sia potente e per quanto le sue onde siano terribili. Sono sicuro che non uscirà dai suoi limiti. Come mai? Per l’ordine di Krsna. Krsna comanda: “Caro Oceano Pacifico, puoi essere grande e potente, ma non puoi superare questa linea.” In questo modo si può ricordare immediatamente Krsna, o Dio, che è tanto potente da dare ordini perfino all’Oceano Pacifico. In questo modo si può pensare a Krsna. Questa è la coscienza di Krsna.

Similmente, nel contemplare l’alba si può ricordare immedia­tamente Krsna. Infatti Krsna dice nella Bhagavad-gita (7.8), prabhasmi sasi-súryayoh: “Io sono la luce del sole e della luna.” Se una persona ha imparato a vedere Krsna può vederLo nella luce del sole. Non sono i nostri scienziati che hanno creato il sole, e benché siano tanto bravi con i loro giochi di parole, non sono in grado di spiegare che cos’è veramente il sole. Il Vedanta-sútra (1.1.3) però afferma, sastra-yonitvat: “Si può conoscere ogni cosa attraverso gli sastra, le Scritture vediche. Studiando le Scritture vediche, per esempio, si può capire che cos’è il sole, perché il sole è descritto nella Brahma-samhita (5:5.2):

yac-caksur esa savita sakala-grahanam raja samasta-sura-murtir asesa-tejah yasyajnaya bhramati sambhrta-kàla-cakro govindam adi purusam tam aham bhajàmi

Questo verso descrive il sole come l’occhio di tutti i pianeti, e meditando su questa definizione si può capire che è veramente cosí perché di notte, prima del sorgere del sole, non si può vedere. Il sole è definito anche l’occhio del Signore. Il sole è uno dei Suoi occhi e la luna è l’altro. Nelle Upanisad è detto quindi che soltanto quando Krsna vede, noi possiamo vedere. Il sole è detto anche asesa-tejah, infinitamente caldo. E qual è la sua funzione? Yasyajnaya bhramati sambhrta-kala-cakrah. Il sole ha la sua orbita. Dio ha ordinato al sole: “Tu devi viaggiare in questa orbita e non allontanarti.” Gli scienziati dicono che se il sole si spostasse anche solo di poco, l’universo intero andrebbe a fuoco, oppure congelerebbe, ma per l’ordine del Supremo il sole non si sposta neppure di un millimetro dal luogo che gli è stato assegnato. Sorge sempre esattamente all’ora giusta. Perché? Ci dev’essere disciplina, obbedienza, ordine. La Brahma-samhita dice dunque, yasyajnaya bhramati sambhrta-kàla-cakro govindam adi purusam tam aham bhajami: “Adoro la Persona originale, per il cui ordine il sole si muove nella sua orbita. E’ Lui che dà ordini perfino al sole, all’oceano, alla luna. Tutto avviene per Suo ordine.”

Qual è dunque la difficoltà nel comprendere Dio? Non ci sono difficoltà. Se una persona è veramente dotata di buon senso, se non ha il cervello piena di escrementi, può comprendere Dio in ogni istante. Il Signore dice:

raso ‘ham apsu kaunteya prabhàsmi sasi-suryayoh pranavah sarva-vedesu sabdah khe paurusam nrsu

“O figlio di Kunti (Arjuna), Io sono il sapore dell’acqua, la luce del sole e della luna, la sillaba om nei mantra vedici. Sono il suono nell’etere e l’abilità nell’uomo.” (B.g., 7.8) Perché allora la gente dice: “Non vedo Dio?” Perché non vedono Dio, dal momento che Dio insegna loro come vederLo? Perché cercano d’inventarsi il loro modo di vedere? Non si può inventare qualche modo nuovo di vedere Dio. Non è possibile. Chi cerca di comportarsi così rimarrà sempre cieco. Attualmente i cosiddetti filosofi e scienziati cercano di vedere Dio alla loro maniera, ma non è possibile. Bisogna cercare di vedere Dio nel modo che Egli stesso ci suggerisce. Allora sarà possibile vederLo. Se voglio vedere il presidente della Repubblica, potrò forse decidere io il tempo e il modo d’incontrarlo? Se questo non è possibile, come passiamo pretendere di essere noi a scegliere le condizioni per vedere Dio? Non è forse cattiva volontà? Perfino un uomo comune di questo mondo che abbia una posizione importante può essere visto solo secondo determinate condizioni: dovrò prendere appuntamento con la sua segretaria e seguire tutte le altre istruzioni. Ma sebbene Dio sia infinitamente piú grande degli uomini comuni, i mascalzoni sostengono che è possibile vedere Dio a modo nostro. “Tutti i metodi che potete inventare,” dicono, “sono tutti autentici.” Questa è cattiva fede. II mondo è pieno di sciocchi e mascalzoni, e per questa ragione la coscienza di Dio, la coscienza di Krsna, è diventata soltanto un’idea vaga. Altrimenti, se vogliamo vedere Dio, se vogliamo che Egli sia sempre presente, come desidera e chiede Kuntidevi, possiamo tenere sempre Dio nel nostro cuore.

Dobbiamo soltanto impegnare la mente e i sensi nella coscienza di Krsna, come faceva Maharaja Ambarisa. Sa vai manah krsna padàravindayor vacamsi vaikuntha-gunanuvarnan (S.B., 9.4.18). Innanzitutto dobbiamo fissare la mente sui piedi di loto di Krsna perché la mente è il centro di tutte le attività dei sensi. Se non ci fosse la mente nemmeno gli occhi funzione­rebbero, e pur avendo orecchi non potremmo sentire. La mente è considerata dunque l’undicesimo senso. Ci sono dieci sensi – cinque di azione e cinque di percezione- e il centro dei sensi è la mente. La Bhagavad-gita (3.42) dice:

indriyani parany ahur

indriyebhyah param manah

manasas tu para buddhir

yo buddheh paratas tu sah

In questo verso Krsna spiega che sebbene noi consideriamo i sensi tanto importanti, al di là dei sensi c’è qualcosa di superiore -la mente-, oltre la mente c’è l’intelligenza, e oltre l’intelligenza c’è l’anima.

Come potremmo comprendere l’esistenza dell’anima se non possiamo comprendere nemmeno i movimenti psicologici della mente? Al di là della mente c’è l’intelligenza, e la speculazione ci può permettere tutt’al piú di raggiungere il livello intellettuale; ma per comprendere l’anima e Dio bisogna superare il livello intellettuale. È possibile comprendere qualsiasi cosa, ma dobbiamo ottenere questa conoscenza dalla fonte giusta. Per questo i Veda insegnano:

tad-vijnànàrtham sa gurum evàbhigacchet

samit panih srotriyam brahma-nistham

“Chi desidera seriamente affrontare gli argomenti soprannaturali, trascendentali, deve avvicinare un maestro spirituale autentico.” (Mundaka Up. 1.2.12)

CAPITOLO 23

La prosperità naturale

ime jana-padah svrddhah

supakkausadhi-virudhah

vanadri-nady-udanvanto

hy edhante tava viksitaih

“Tutte queste città e villaggi sono fiorenti sotto ogni aspetto: erbe e cereali crescono in abbondanza, gli alberi sono carichi di frutti, i fiumi scorrono, le colline sono piene di minerali e gli oceani di ricchezze. E solo il Tuo sguardo è la causa di tutte queste meraviglie.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.40

La prosperità umana è dovuta ai doni della natura, e non a gigantesche imprese industriali. I grandi impianti industriali sono i prodotti di una civiltà senza Dio e causano la distruzione delle piú nobili finalità della vita umana. Quanto piú continuiamo a incrementare le industrie che sono fonte di tanti problemi per strizzare l’energia vitale dall’essere umano, tanto piú la gente sarà insoddisfatta e irrequieta, anche se un ristretto numero di persone gode a profusione di ogni lusso, reso possibile dallo sfruttamento.

I doni della natura, come i cereali, le verdure, la frutta, i fiumi, le colline ricche di gemme e minerali, e i mari pieni di perle, sono forniti per ordine del Supremo; secondo il Suo desiderio la natura materiale produce tutto ciò in abbondanza, o limita questa profusione. La legge della natura vuole che gli esseri umani traggano beneficio da questi doni divini e prosperino in modo soddisfacente con essi, senza essere sedotti dal desiderio di sfruttamento che consiste nel dominare la natura materiale. Quanto piú cerchiamo di sfruttare la natura materiale secondo i nostri capricciosi desideri di piacere, tanto piú saremo intrappolati dalle reazioni del nostro tentativo di sfruttamento. Quando abbiamo una sufficiente quantità di cereali, di frutta, di erbe e verdure, che bisogno c’è di tenere aperti i mattatoi e di uccidere i poveri animali? Un uomo non ha bisogno di uccidere animali, se ha cereali c verdure a sufficienza per sfamarsi. Le acque dei fiumi fertilizzano i campi e c’è piú terra di quanto ci serva. Le colline producono i minerali e l’oceano le gemme preziose. Se la civiltà umana ha cereali, minerali, gemme, acqua, il latte e gli altri prodotti necessari in quantità sufficiente, perché dovremmo aspirare a costruire terrificanti imprese industriali al prezzo delle dure fatiche di alcuni sfortunati? Ma tutti questi doni della natura dipendono dalla misericordia del Signore. Ciò che dobbiamo fare quindi è obbedire alle leggi del Signore e raggiungere la perfezione della vita umana mediante il servizio devozionale. Le indicazioni di Kuntidevi sono molto precise a questo riguardo. Ella desidera che la misericordia di Dio scenda su di loro, in modo che per la Sua grazia la prosperità naturale sia mantenuta.

Kuntidevi dice che i cereali sono abbondanti, gli alberi pieni di frutti, i fiumi scorrono tranquillamente, le colline sono piene di minerali e gli oceani pieni di ricchezze, ma non parla di fiorenti industrie o mattatoi ben organizzati, perché si tratta di cose assurde che l’uomo ha sviluppato al solo fine di creare problemi.

Se dipendiamo da ciò che Dio ha creato, non ci saranno crisi e scarsità, ma solo ananda, felicità. La creazione di Dio produce cereali e vegetali a sufficienza, e mentre noi mangiamo cereali e frutta, gli animali, come le mucche, mangiano l’erba. I tori ci aiuteranno a produrre i cereali, e si accontenteranno di ciò che noi gettiamo via. Se mangiamo la frutta e buttiamo le bucce, gli animali saranno soddisfatti delle bucce. In questo modo, con Krsna al centro, ci potrà essere piena collaborazione tra alberi, animali, esseri umani e tutti gli altri esseri. Questa è la civiltà vedica, una civiltà di coscienza di Krsna.

Kuntidevi prega il Signore: “Questa prosperità è dovuta al Tuo sguardo.” Quando andiamo a sederci nel tempio di Krsna, Krsna posa il Suo sguardo su di noi e tutto diventa bello. Quando le anime sincere cercano di diventare devoti di Krsna, nella Sua bontà, Krsna Si presenta loro in tutta la Sua opulenza e sotto il Suo sguardo tutti diventano belli e felici.

Similmente, l’intera creazione materiale è dovuta allo sguardo di Krsna (sa aiksata). Nei Veda è detto che Egli posò il Suo sguardo sulla materia, agitandola. Una donna a contatto con un uomo è turbata, concepisce e dà, alla luce dei figli.

L’intera creazione segue un procedimento simile. È sufficiente lo sguardo di Krsna perché la materia si agiti, poi la materia concepisce e dà alla luce gli esseri viventi. È solo per il Suo sguardo che vengono alla luce le piante, gli alberi, gli animali e tutti gli altri esseri. Com’è possibile? Nessuno di noi può dire: “Soltanto guardando mia moglie posso farle concepire un figlio,” ma ciò che è impossibile per noi é possibile per Krsna. La Brahma-samhita (5.32) afferma, angani yasya sakalendriya-vrttimanti: ogni parte del corpo di Krsna ha tutte le capacità delle altre parti. Con gli occhi noi possiamo soltanto vedere, ma Krsna con un semplice Suo sguardo può fecondare. Non c’è bisogno di rapporti sessuali, perché Krsna può fecondare con un semplice sguardo.

Nella Bhagavad-gita (9:10) Sri Krsna dice, mayàdhyaksena prakrtih súyate sa-caracaram: “Sotto il Mio controllo la natura materiale dà nascita a tutti gli esseri mobili e immobili.” La parola aksa significa “occhi” perciò aksena indica che tutti gli esseri nascono a causa dello sguardo del Signore. Ci sono due categorie di esseri viventi -gli esseri mobili, come gli insetti, gli animali e gli esseri umani; e gli esseri immobili, come gli alberi e le piante. In sanscrito queste due categorie di esseri sono detti sthavara jangama, ed entrambi nascono dalla natura materiale.

Naturalmente, ciò che proviene dalla natura materiale non è la vita, bensì il corpo. Gli esseri individuali accettano particolari forme corporee dalla natura materiale, proprio come un bambino riceve il corpo da sua madre. Per dieci mesi il corpo del bambino

si sviluppa dal sangue e dal nutrimento del corpo della madre, ma il bambino è un essere vivente, non è materia. L’essere individuale ha preso rifugio nell’utero della madre, e lei gli fornisce gli ingredienti per quel corpo. Questo è il procedimento della natura. La madre può non sapere in che modo dal suo corpo é stato creato un altro corpo, ma quando il corpo del bambino è pronto, il bimbo nasce.

Non è esatto dire che l’essere vivente nasce. E’ affermato nella Bhagavad-gita (2.20), na jàyate mriyate va:’ l’essere individuale non nasce, né muore. Ciò che non nasce non può morire; la morte è destinata a ciò che è stato creato, e ciò che non è stato creato non muore. La Gita dice, na jayate mriyate va ‘ kadàcit. La parola kadacit significa “in qualsiasi momento”. In realtà, non esiste un momento in cui l’essere vivente nasce. Benché possiamo­vedere nascere un bambino, in realtà egli non nasce. Nityah sasvato ‘yam puranah. L’essere individuale è eterno (sasvata), sempre esistente ed è molto molto vecchio (purana). Na hanyate hanyamane sarire: non pensate che quando il corpo è distrutta, anche l’essere vivente vada distrutto; l’essere vivente continuerà a esistere.

Un amico scienziato mi chiedeva: “Come si può dimostrare l’eternità?”

Krsna dice, na hanyate hanyamane sarire: “L’anima non è uccisa quando viene ucciso il corpo.” Questa affermazione è in sé stessa una prova. Questo genere di prova è detto sruti, cioè la prova stabilita sulla base di ciò che si è ascoltato attraverso le parole provenienti da una catena di maestri spirituali che discende dal Supremo. Un altro genere. di prova é quella confermata attraverso la logica (nyaya- prasthana). Si può ottenere la conoscenza attraverso la logica, la discussione e la ricerca filosofica. Un’altra forma di prova è sruti, stabilita attraverso l’ascolto da parte delle autorità. Una terza forma di prova è smrti, la prova stabilita attraverso le affermazioni che derivano da sruti. La Bhagavad-gita e i Purana smrti, le Upanisad sono sruti, e il Veduta è nyàya. Di queste tre, sruti-prasthana, la testimonianza di sruti è la piú importante.

Pratyaksa, i1 metodo che consiste nell’ottenere la conoscenza attraverso la percezione diretta, non ha valore perché i nostri sensi sono tutti imperfetti. Tutti i giorni, per esempio, vediamo il solé che ci appare come un piccolo disco di pochi centimetri di

diametro, ma in realtà il sole è centinaia di volte piú grande della Terra. Che valore ha dunque la nostra percezione diretta, attraverso i nostri occhi? Abbiamo molti sensi attraverso i quali possiamo sperimentare la conoscenza -occhi, orecchi, naso e cosí via- ma poiché i sensi sono imperfetti, tutta la conoscenza che possiamo raccogliere attraverso i sensi è a sua volta imperfetta. Poiché gli scienziati cercano di comprendere le cose attraverso i loro sensi imperfetti, le loro conclusioni sono sempre imperfette. Svarupa Damodara, uno scienziato nostro discepolo, ha chiesto a un amico scienziato, sostenitore della teoria che la vita viene dalla materia: “Se ti consegno gli elementi chimici con cui produrre la vita, potrai farlo?” Lo scienziato ha risposto: “Non lo so.” Questa è conoscenza imperfetta. Il fatto che tu non lo sappia dimostra che la tua conoscenza è imperfetta. Perché allora ti metti a insegnare? Questa è una truffa. Noi sosteniamo che per diventare perfetti bisogna imparare da chi è perfetto.

Poiché Krsna è perfetto, noi prendiamo da Lui la nostra conoscenza. Krsna dice, na hanyate hanyamane sarire: “L’anima non muore col corpo.” Perciò la comprensione che l’anima è eterna è perfetta.

Kuntidevi dice, ime jana padàh svrddhah supakkausadhi-virudhah: “I cereali abbondano, gli alberi sono carichi di frutta, i fiumi scorrono, le colline producono minerali e l’oceano molte ricchezze.” Che altro potremmo desiderare? Le ostriche producono perle, e un tempo la gente si ornava con perle, pietre preziose, seta, oro e argento. Dove sono oggi tutte queste ricchezze? Col progresso della civiltà oggi tante belle ragazze non si ornano con gioielli, con oro e perle, ma con braccialetti di plastica. Dove sono i vantaggi dell’industria e dei mattatoi?

Per un piano di Dio possiamo avere cereali a sufficienza, latte, frutta, verdure e buona acqua limpida dai fiumi. Ma oggi, come ho potuto vedere di persona durante il mio viaggio in Europa, tutti i fiumi sono inquinati. In Germania, in Francia, e anche in Russia e in America, tutti i fiumi sono inquinati. Grazie alle leggi della natura l’acqua dell’oceano rimane limpida, e quella stessa acqua viene fornita ai fiumi, ma senza sale, in modo che si possa ottenere dai fiumi acqua potabile. Questo è l’ordine della natura, e l’ordine della natura significa ordine di Krsna. A che serve dunque costruire grandi acquedotti per trasportare l’acqua?

La natura ci ha già dato ogni cosa. Se vogliamo ricchezze, possiamo raccogliere perle non c’è bisogno di diventare ricchi aprendo qualche grossa fabbrica per produrre automobili. Questi grossi impianti industriali non hanno creato che problemi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dipendere da Krsna e dalla misericordia di Krsna perché grazie allo sguardo di Krsna (tava viksitaih), ogni, cosa trova la sua giusta collocazione. Così ci basterà cercare lo sguardo di Krsna e non ci saranno piú problemi di scarsità ó bisogno. Tutto sarà completo. L’idea del movimento per la coscienza di Krsna è quella di dipendere dai doni della natura e dalla grazia di Krsna.

Poiché si dice che la popolazione è in aumento, si cerca di ostacolare lo sviluppo demografico con mezzi artificiali. Perché? Le api e gli uccelli si moltiplicano e non usano contraccettivi, ma restano forse senza cibo? Abbiamo mai visto uccelli o animali morire per mancanza di cibo? Forse in città, anche se non succede spesso. Ma se andiamo nella giungla vedremo che elefanti, leoni, tigri e altri animali, tutti sono robusti e in salute. Chi dà loro da mangiare? Alcuni sono vegetariani, altri carnivori, ma nessuno di loro muore di fame.

Naturalmente, secondo le leggi della natura la tigre, che non è vegetariana, non trova cibo ogni giorno. Dopo tutto, chi se la sentirebbe di andare a farsi mangiare da una tigre? Chi andrà a dire alla tigre: “Signora, io sono un filantropo e sono venuto a portarle il cibo, perciò prenda il mio corpo.” Nessuno. Per questa ragione la tigre ha qualche difficoltà a trovare da mangìare. Quando la tigre esce per andare a caccia, c’è un animale che la segue e lancia il grido d’allarme, “fayo, fayo”, in modo che gli altri animali sappiano che la tigre è in giro. Così, per legge di natura, la tigre deve affrontare delle difficoltà, eppure Krsna provvede anche a lei. Ogni settimana circa la tigre riesce a prendere un animale, e perché non le é facile procurarsi il cibo fresco ogni giorno terrà la carogna nascosta in qualche cespuglio e se ne ciberà un po’ per volta. Poiché la tigre é un animale molto forte, c’è gente a cui piacerebbe diventare leone o tigre, ma non si tratta di una buona idea, perché diventando tigri non si riuscirà a mangiare tutti i giorni e ci si dovrà procurare il cibo con grande fatica. Un vegetariano, invece, troverà da mangiare ogni giorno. Il cibo di un vegetariano é disponibile dappertutto.

Oggi in ogni città ci sono dei mattatoi, ma questo non significa che i mattatoi possano fornire tanta carne da permettere di vivere mangiando solo carne. No, non ce ne sarebbe mai abbastanza. Perfino, quelli che mangiano carne, insieme con la loro “fettina” devono avere cereali, frutta e verdura. Eppure per avere la carne uccidono un cosí grande numero di animali. Non è forse un crimine? Se la gente commette azioni così colpevoli, come potrà essere felice? Non bisogna commettere questa strage, ed è per questo che la gente è infelice. Ma se una persona diventa cosciente di

Krsna e dipende soltanto dallo sguardo di Krsna (tava viksitaih), Krsna provvederà a tutto e non ci saranno problemi di scarsità.

Talvolta sembra che ci sia pericolo di carestia, e talvolta invece vediamo che la produzione di cereali e di, frutta è così abbondante da non poter essere interamente consumata, il che vuol dire che tutto dipende dallo sguardo di Krsna. Se vuole, Krsna può permettere di produrre grandi quantità di cereali, di frutta e di verdura, ma se Krsna decide di tagliare i rifornimenti, a che cosa servirà la carne? Tu puoi mangiare me e io mangiare te, ma questo non risolverà il problema.

Per trovare veramente la pace e la tranquillità è sufficiente disporre di latte, di acqua e di ogni altra cosa necessaria, dobbiamo solo dipendere da Krsna. Questo è ciò che Bhaktivinoda Thakura vuole insegnarci quando dice, marabi rakhabi-yo iccha tohara: “Mio caro Signore, mi sottometto a Te soltanto, e dipenda da Te. Ora, se vuoi, puoi uccidermi oppure proteggermi,” E Krsna risponde, sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja: “Sì, semplicemente sottomettiti a Me.” Non dice: “Sì, dipendete da Me e anche dai vostri mattatoi e dalle vostre fabbriche.” No. Dice: “Dipendi solo da Me. Aham tvam sarva papebhyo moksayisyami: Io ti libererò dai risultati delle tue attività illecite.”

Poiché abbiamo vissuto tanti anni senza la coscienza di Krsna, non abbiamo fatto altro che vivere in modo colpevole, ma Krsna ci assicura che appena ci saremo sottomessi, Egli pareggerà tutti i conti e metterà fine ai nostri peccati in modo da permetterci di cominciare una nuova vita. Perciò al momento dell’iniziazione diciamo ai nostri discepoli: “Ora il conto è chiuso. Non commettere piú altre attività illecite.”

Se il santo nome di Krsna può annullare le attività illecite, non bisogna per questo pensare che si possono ancora commettere attività colpevoli e cantare Hare Krsna per neutralizzarle. Questa è la piú grande offesa (nàmno balad yasya hi pàpa-buddhih). I seguaci di alcuni ordini religiosi vanno in chiesa a confessare i loro peccati, ma poi commettono di nuovo le medesime attività colpevoli. Che valore ha dunque la loro confessione? Una persona può confessare: “Mio Signore, a causa della mia ignoranza ho commesso questo peccato,” ma non si può progettare di commettere altri peccati, e poi andare in chiesa per confessarsi allo scopo di annullare i propri peccati e poter ricominciare un’altra volta.” Similmente, non bisogna approfit­tare consapevolmente del canto del mantra Hare Krsna per neutralizzare le attività colpevoli allo scopo di poter ricominciare a peccare. Dobbiamo stare molto attenti. Prima di ricevere l’iniziazione promettiamo di non avere rapporti sessuali illeciti, di non consumare sostanze intossicanti, di non giocare d’azzardo e di non mangiare carne, e bisogna seguire rigidamente questi voti. Allora saremo puliti. Chi si mantiene pulito in questo modo, e s’impegna sempre nel servizio devozionale, coronerà di successo la sua vita e avrà tutto ciò che gli serve.

CAPITOLO 24

Tagliare i legami dell’affetto

atha visvesa visvatman

visva-murte svakesu me

sneha pasam imam chindhi

drdham pandusu vrsnisu

“O Signore dell’universo, o anima dell’universo, o forma personale dell’universo, Ti prego, spezza i potenti legami del mio affetto per i miei parenti, i Pandava e i Vrsni”. -Srimad-Bhagavatam 1.8:41

Un puro devoto del Signore si vergogna di fare qualche richiesta personale al Signore, ma talvolta le persone di famiglia sono costrette a chiedere favori al Signore a causa dei legami dell’affetto familiare. Srimati Kuntidevi ne era consapevole, e per questa ragione pregò il Signore di recidere i vincoli d’affetto che la legavano ai suoi parenti, i Pandava e i Vrsni. I Pandava sono i suoi figli e i Vrsni appartengono alla famiglia di suo padre. Krsna aveva una relazione con entrambe le famiglie, ed entrambe le famiglie avevano bisogno del Signore, in quanto erano Suoi devoti e dipendevano da Lui. Srimati Kuntidevi desiderava che Srî Krsna rimanesse con i suoi figli, i Pandava, ma in questo modo il beneficio della presenza di Krsna sarebbe stato tolto alla famiglia di suo padre. Questa parzialità turbava la mente di Kunti che desiderava troncare i legami dell’affetto.

Il puro devoto recide i legami che limitano il suo affetto alla sua sola famiglia e allarga la sua attività di servizio devozionale a tutte le anime dimentiche. Un comportamento esemplare fu quello dei sei Gosvami che seguirono la via di Sri Caitanya. Tutti appartenevano alle famiglie piú ricche, colte e illuminate dell’aristocrazia, ma per il bene della popolazione lasciarono le loro comode case e diventarono mendicanti. Recidere tutti gli affetti familiari significa allargare il campo d’azione. Chi non lo fa non può qualificarsi come bràhmana, re, capo politico o devoto del Signore. Dio, la Persona Suprema, il re ideale, lo dimostrò col Suo esempio. Sri Ramacandra troncò i legami del Suo affetto verso la moglie amata per manifestare le qualità del perfetto re.

Personalità come un brahmana, un devoto, un re o una guida del popolo devono avere la mente molto ampia per compiere i loro rispettivi doveri. Srimati Kuntidevi era consapevole di questo fatto, e sentendosi debole pregò di essere liberata da questi legami dell’affetto familiare. Kunti si rivolge qui al Signore chiamandoLo Signore dell’universo o Signore della mente universale, per indicare che la Sua onnipotente abilità può spezzare lo stretto nodo dell’affetto familiare. Vediamo dunque che qualche volta il Signore, grazie a una speciale affinità verso un devoto debole, spezza l’affetto familiare con la forza delle circostanze organizzate dalla Sua onnipotente energia. Cosí facendo, mette il devoto nelle condizioni di dipendere completamente da Lui e gli apre la strada per tornare a Dio, nella sua dimora originale.

Kunti era figlia nella famiglia Vrsni, e moglie e madre nella famiglia dei Pandava. Generalmente, una donna prova affetto sia per la famiglia del padre sia per la famiglia del marito; perciò Kunti prega Krsna con queste parole: “Io sono una donna, e generalmente le donne sono attaccate alla famiglia, perciò, Ti prego, spezza i miei attaccamenti in modo che io possa attaccarmi esclusivamente a Te. Senza di Te, tutte e due le mie famiglie non sono nulla. Il mio attaccamento per queste famiglie non ha basi reali, il vero obiettivo della mia vita consiste nell’attaccarmi a Te.” Questa è bhakti.

Bhakti significa liberarsi dall’attaccamento a questo mondo materiale per attaccarsi invece a Krsna. Non possiamo disfarci di ogni attaccamento perché dobbiamo comunque essere attaccati a qualcosa, ma per ritrovare il nostro attaccamento per Krsna o per entrare nel servizio devozionale offerto al Signore è necessario distaccarsi dall’attaccamento materiale.

Generalmente le persone ricorrono a Krsna affinché Egli mantenga il loro attaccamento a questo mondo materiale. “Signore,” pregano, “dacci oggi il nostro pane quotidiano.” Sano attaccati a questo mondo materiale, e per continuare a vivere qui come desiderano, pregano di essere provvisti di beni materiali in modo da poter mantenere il loro statu quo. Questo è l’attaccamento materiale. Sebbene, in un certo senso, sia senz’altro positivo che la gente si rivalga a Dio per assicurarsi una posizione materiale, questa non è la cosa migliore. Invece di adorare Dio per aumentare la nostra opulenza nel mondo materiale, dovremmo liberarci dell’attaccamento materiale. Ai fini del bhakti yoga. dunque, dobbiamo raggiungere il distacco.

Le nostre sofferenze sono dovute all’attaccamento. A causa del nostro attaccamento alla materia desideriamo molti oggetti materiali, perciò Krsna ci dà l’opportunità di godere di tutti i beni materiali che vogliamo. Certo, dobbiamo meritarceli. Prima dobbiamo avere i meriti è poi potremo desiderare. Supponiamo che io voglia diventare re. Per poterlo diventare, dovrò aver compiuta una quantità sufficiente di attività pie.

Krsna ci può dare tutto ciò che vogliamo, perfino mukti, la liberazione, ma la bhakti, è un favore speciale, perché quando concede la bhakti a qualcuno, Krsna stesso diventa proprietà del bhakta, diventa uno strumento nelle mani del Suo devoto pur essendo il Supremo Potente. Radharani, la personificazione della bhakti suprema, è cosi potente che ha conquistato Krsna.

Per questa ragione i vaisnava si rifugiano ai piedi di loto di Radharani, perché se Lei raccomanda: “Oh, questo è proprio un bravo devoto”, Krsna deve accettarlo.

Per diventare devoti del Signore bisogna purificarsi comple­tamente da tutti gli attaccamenti materiali. Questa qualificazione è detta vairagya. Dopo essere diventato discepolo di Sri Caitanya Mahaprabhu, Sàrvabhauma Bhattacarya scrisse cento versi in Suo onore. Tra questi, due sono riportati nella Caitanya­caritamrta. Eccone uno:

vairagya-vidya-nija-bhakti-yoga-siksartham ekah purusah puranah sri-krsna-caitanya-sarira-dhari _ krpambudhir yas tam aham prapadye

“Prendo rifugio in Dio, la Persona Suprema, Sri Krsna, che è disceso nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu per insegnarci la vera conoscenza, il Suo servizio devozionale e i1 distacco da tutto ciò che non favorisce la coscienza di Krsna. Egli è disceso perché è un oceano di misericordia trascendentale. Mi sottometto dunque ai Suoi piedi di loto.” (C.c. Madhya, 6.254) Sarvabhauma Bhattàcàrya offrí la sua preghiera a Dio, la Persona Suprema, che aveva preso la forma di Caitanya Mahaprabhu al fine d’insegnare alla gente il metodo per sviluppare la conoscenza e il distacco e diventare cosí puri devoti di Krsna.

Caitanya Mahaprabhu aveva solo ventiquattro o venticinque anni, una moglie bella e amabile, una madre affettuosa, eppure lasciò tutto per accettare il sannyasa, l’ordine di rinuncia. Quando Caitanya Mahaprabhu era un grhastha, un uomo di famiglia, era cosí rispettato che con un semplice cenno della mano poteva raccogliere intorno a Sé migliaia di persone e organizzarle in un movimento di disobbedienza civile. A Nadia, la città dove viveva, godeva di un’ottima posizione, e inoltre era dotato di grande bellezza. Eppure rinunciò alla Sua giovane, bella e fedele moglie, alla Sua affettuosa madre, alla posizione e a tutto il resto. Questa è vairagya, rinuncia.

Se una persona che non possiede nulla dice di aver rinunciato a ogni cosa che valore si può attribuire alla sua rinuncia? La rinuncia ha valore soltanto se si rinuncia a ciò che si possiede. La rinuncia di Caitanya Mahaprabhu è dunque unica. Nessun altro avrebbe potuto abbandonare una casa cosí felice, tanti onori, e il grande affetto della madre, della moglie, degli amici e dei discepoli. Perfino Advaita Prabhu, che aveva l’età del padre di Caitanya Mahaprabhu, Lo onorava del piú grande rispetto.

Tuttavia Sri Caitanya Mahaprabhu lasciò ogni cosa. Perché? Al solo fine di darci un insegnamento (apani acari’ prabhu jivere sikhaya). Insegnò al mondo intero col Suo esempio personale come bisogna praticare il distacco e diventare devoti di Krsna. Perciò quando Rapa Gosvami diede le dimissioni dalla sua posizione di ministro del governo e incontrò Caitanya Maha­prabhu a Prayaga, si gettò ai piedi di Sri Caitanya Mahaprabhu e offrí i suoi omaggi con questa preghiera:

namo maha-vadanyaya krsna prema pradaya te krsnaya krsna-caitanya-namne gaura-tvise namah

“Tu sei la persona piú magnanima,” pregò, “perché distribuisci l’amore per Krsna.”

L’amore per Krsna non è cosa facile da ottenere, perché grazie a questo amore si può conquistare Krsna, ma Caitanya Mahaprabhu distribuí questo amore per Krsna a qualsiasi persona, perfino ai due ubriaconi conosciuti come Jagai e Madhai. Perciò Narottama dasa Thakura cantava:

dina-hina yata chila hari-name uddharila, ta’ra saksi jagài-madhai

“Caitanya Mahaprabhu è cosí magnanimo che liberò ogni sorta di peccatori semplicemente offrendo loro il canto del mantra Hare Krsna. Ne sono la prova Jagai e Madhai.” Naturalmente a quei tempi c’erano due soli Jagai e Madhai, ma oggi, per la grazia di Caitanya Mahaprabhu e del metodo da Lui insegnato, moltissimi Jagai e Madhai ottengono la liberazione. Se Caitanya Maha­prabhu è soddisfatto, può concedere krsna prema, l’amore per Krsna, a qualsiasi persona, indipendentemente dalla qualifica di ognuno. Se una persona sta facendo la carità, può scegliere una persona qualsiasi per dargliela.

Senza la misericordia di Caitanya Mahaprabhu, comprendere Krsna è molto, molto difficile. Manusyanam sahasresu kascid yatati siddhaye (B.g., 7.3): tra molti milioni di persone, forse una cercherà di portare a buon fine la sua vita spirituale. Gli uomini

sono abituati a lavorare come animali, senza sapere come raggiungere il successo della vita umana. La nostra vita umana è coronata dal successo quando comprendiamo Krsna; altrimenti, rimarremo al livello degli animali. Chi non è cosciente di Krsna, chi non conosce Krsna, non è migliore di un animale. Ma Caitanya Mahaprabhu ha fatto questa concessione alle anime cadute di quest’era: “È sufficiente cantare il maha-mantra Hare Krsna, e sarete liberati:” Questa è la concessione speciale di Caitanya Mahaprabhu (kirtanad eva krsnasya mukta-sangah param vrajet -S.B., 12.3.51).

Kunti non era una devota comune. Era entrata a far parte della famiglia di Krsna, e per questa ragione Krsna era venuto a offrirle i Suoi rispetti. Eppure, lei Gli disse: “Krsna, sono attaccata a due famiglie, quella di mio padre e quella di mio marito: Ti prego, aiutami a distaccarmene!” In questo modo dimostrò che è necessario distaccarsi dalla società, dall’amicizia e dall’amore, che altrimenti ci ostacoleranno.

Finché pensiamo: “Appartengo a questa famiglia,” “ap­partengo a questa nazione,” “appartengo a questa religione,” “appartengo a questa razza,” e cosí via, non c’è possibilità di diventare coscienti di Krsna. Finché pensiamo di essere Italiani, Americani, Indiani o Africani, di appartenere a questa o quella famiglia, di essere il padre, la madre, il marito o la moglie di questa o quella persona, saremo attaccati a designazioni materiali. Io sono un’anima spirituale eterna e tutti questi attaccamenti appartengono al corpo, ma io non sono questo corpo. Questa è l’essenza della comprensione. Se non sono questo corpo, di chi sono padre o madre? II padre supremo e la madre suprema è Krsna. Noi possiamo soltanto recitare la parte del padre, della madre, della sorella o del fratello, come su un palcoscenico. Maya, la natura materiale, ci fa danzare dicendo: “Tu fai parte di questa famiglia e di questa nazione.” Perciò danziamo come scimmie ammaestrate.

Nella Bhagavad-gita (3.27) è detto:

prakrteh kriyamanani – gunaih karmani sarvagah ahankara-vimudhatma kartaham iti manyate

Come questo verso indica, gli esseri individuali, essendo entrati a contatto con una particolare influenza della natura, sono indotti dalla natura stessa a danzare secondo questa influenza, e in conseguenza di ciò pensano: “Io sono questo,” “Io sono quello.” Questa informazione contenuta nella Bhagavad-gita è il principio di base della comprensione che ci darà la libertà.

La conoscenza essenziale è quella che ci permette di liberarci dal concetto dell’esistenza basato sul corpo, ma sfortunatamente gli scienziati, i filosofi, i politici e le altre cosiddette guide confondono la gente facendo in modo che le persone si attacchino sempre piú al corpo. È la vita umana che offre l’opportunità di diventare coscienti di Krsna, ma questi disgraziati la rovinano attirando la gente verso le designazioni del corpo; perciò sono i piú grandi nemici della civiltà umana.

Il corpo umano si ottiene dopo un’evoluzione attraverso 8.400.000 forme di vita, dagli esseri acquatici alle piante, e poi agli alberi, agli insetti, agli uccelli e agli altri animali. Ora la gente non sa qual é il passo successivo nell’evoluzione, che pure è spiegato nella Bhagavad-gita (9.25). Yanti deva-vrata devan. Il passo successiva nell’evoluzione è quello che ci porterà, se lo vogliamo, a un sistema planetario superiore. Benché ogni notte la gente possa vedere tutti quei pianeti e quelle stelle, non sa esattamente che cosa siano questi sistemi planetari superiori, ma gli sastra, le Scritture vediche, c’insegnano che i sistemi planetari superiori offrono comodità che sono di gran lunga maggiore di quelle che il nostro pianeta può offrire. Su questo pianeta possiamo vivere al massimo cento anni, mentre sui sistemi planetari superiori si può vivere per un tempo tanto lungo da non poter neppure essere valutato secondo i nostri calcoli. La vita di Brahma, che abita sul pianeta piú alto, per esempio, è descritta nella Bhagavad-gita (8,17): sahasra yuga paryantam ahar yad brahmana viduh. Con i nostri simboli matematici non possiamo calcolare nemmeno dodici ore di Brahma, eppure anche Brahma deve morire. Anche se si può disporre di una lunga durata di vita, nessuno può vivere in eterno in questo mondo materiale, ma con un’adeguata preparazione è possibile raggiungere i sistemi planetari superiori o anche i Pitrloka. Là potremo incontrare i nostri antenati, se sono stati degni di raggiungere quella destinazione. Similmente, se lo desideriamo, potremo restare su questa Terra. Oppure, yanti mad-yajino ‘pi mam: chi diventa devoto di Krsna può andare da Lui.

Si può andare all’inferno, si può andare in paradiso, e si può tornare a Dio, nella nostra dimora originale, come preferiamo. Perciò una persona intelligente dovrebbe pensare: “Se devo prepararmi per la prossima vita, perché non prepararsi a tornare da Dio, nella nostra dimora originale?” Il nostro corpo attuale finirà un giorno, e allora dovremo accettare un altro corpo. La forma corporea che dovremo assumere è spiegata nella Bhagavad­gita (14.18), Urdhvam gacchanti sattva-sthah: coloro che sono sotto l’influsso della virtú, ed evitano i quattro princípi dei peccato, nella vita successiva saranno su un sistema planetario superiore. Anche se non diventa un puro devoto del Signore, chi segue i princípi regolatori per evitare il peccato, rimarrà nella virtú, e avrà la sua opportunità. La vita umana è destinata a questo scopo. Tuttavia, se sprechiamo la vita comportandoci come cani e gatti col solo obiettivo di mangiare, dormire, accoppiarci e difenderci, avremo perso la nostra opportunità.

I mascalzoni, comunque, non lo sanno. Non credono che ci sia una vita dopo la morte. In Russia un professore, il professore Kotovsky, mi disse: “Svàmijí, quando questo corpo finisce, è tutto finito.” È considerato un grande professore, eppure questa fu la sua conclusione. Questi uomini possono atteggiarsi a scienziati e a filosofi, ma in realtà non hanno conoscenza, e si limitano a confondere gli altri. Questo è causa dei piú grande dolore per noi, perciò ho chiesto ai componenti del movimento per la coscienza di Krsna di sfidare e sconfiggere questi miserabili che stanno sviando l’intera società umana. La gente non deve considerare i devoti di Krsna come semplici sentimentalisti. Al contrario, i devoti sono i piú grandi filosofi e i piú grandi scienziati.

Krsna ha due missioni: paritranaya sadhunam vinasaya ca duskrtam –dare protezione ai sadhu, i devoti, e uccidere i demoni.

Krsna diede protezione ai Pandava e ai Vrsni perché erano devoti, e uccise esseri demoniaci come Kamsa, Aghasura e Bakasura. Delle due missioni, l’uccisione dei demoni era la Sua occupazione principale. Se vediamo quanto tempo dedicava a uccidere e quanto a proteggere, vedremo che il Suo impegno era maggiore con i demoni. Similmente, anche coloro che sono coscienti di Krsna dovrebbero uccidere -non con le armi, ma con la logica, con il ragionamento e con la conoscenza. Se ci troviamo davanti a un essere demoniaco, possiamo usare la logica e il ragionamento per recidere le sue tendenze demoniache e trasformarlo in un devoto, una persona santa. Soprattutto in quest’era, il kali-yuga, gli uomini versano in condizioni davvero miserabili, e l’uccisione del corpo è troppo per loro. Dovrebbero essere uccisi con gli argomenti, con la logica e la conoscenza spirituale scientifica.

Kunti chiamò Krsna visvesa, il Signore dell’universo (visva significa “universo”, e isa significa “signore”, o “padrone”). L’amministrazione dell’universo funziona molto bene, a suo tempo il sole sorge, le stagioni cambiano e portano i loro frutti e i loro fiori. Non ci sono disguidi. Tuttavia come si potrebbe avere un funzionamento cosí perfetto, se nessuno fosse deputato al controllo? Se vediamo che qualche impresa funziona molto bene possiamo capire subito che è guidata da un esperto direttore, amministratore o proprietario. Similmente, se vediamo che l’amministrazione dell’universo si svolge bene, dobbiamo pensare che dietro a tutto c’è un operatore di prim’ordine. E chi è questa persona che controlla? È Krsna, come è affermato nella Bhagavad-gita, mayadhyaksena prakrtih súyate sa-caracaram). È per questo che Kunti si rivolge a Lui come visvesa, il padrone dell’universo. La gente ha interesse per le immagini di Krsna che abbraccia Radharani, in cui la relazione tra Radha e Krsna appare simile a quella di ragazzi e ragazze comuni. Non cercano di comprendere Krsna. Queste immagini odiose devono essere evitate. Krsna è il padrone supremo. Dipingiamo anche quadri che rappresentano il controllo di Krsna sull’universo intero. Questi sono i quadri veramente necessari, non gli altri che sono di poco valore.

Se la forza vitale non è presente nel corpo, il corpo non può muoversi o funzionare bene, e similmente, anche nell’universo, all’interno della manifestazione cosmica, Krsna è presente come forza vitale -Ksirodakasayi Visnu, il Paramatma. Per questo Kunti si rivolge a Krsna chiamandoLo visvatma, l’Anima dell’universo. I miserabili non sanno in che modo questo mondo si muova e come l’universo agisca, perciò dovrebbero imparare dallo Srimad-Bhagavatam.

Kuntidevi, inoltre, si rivolge a Krsna chiamandolo visvamurti, la personalità della forma universale. Quando Arjuna volle vedere la forma universale di Krsna, Krsna la manifestò immediatamente. Questa è un’altra delle opulenze (vibhuti) di Krsna.

La forma originale del Signore, però, é Krsna a due braccia, che suona il flauto. Poiché Arjuna è un devoto e voleva vedere la forma universale, Krsna gliela mostrò, ma quella non era la Sua vera forma. Una persona può Vestirsi da re, ma il suo vero aspetto naturale si manifesta a casa. Similmente, la vera forma di Krsna si vede nella Sua dimora, a Vrndavana, e tutte le altre forme sono espansioni delle Sue parti plenarie. È affermato nella Brahma-samhita, advaitam acyutam anadim ananta-rupam: Egli può espanderSi in milioni e milioni di forme (ananta-rupam), ma è uno solo (advaita) e infallibile (acyuta). La Sua vera forma, comunque, è la dvi-bhuja murali-dhara, la forma a due braccia che tiene in mano un flauto. Per questo Kuntidevi dice: “Tu hai la Tua forma universale, ma la Tua vera forma è quella in cui Ti vedo ora dinanzi a me.”

Kuntidevi prega: “Per favore, spezza i vincoli d’affetto che mi legano ai miei parenti.” Noi pensiamo: “Questo è mio, quello è mio,” ma si tratta di moha, d’illusione (janasya moho ‘yam,aham mameti). Come nasce questa illusione? Comincia con l’at­trazione naturale tra uomo e donna. Il maschio cerca la femmina e la femmina cerca il maschio. Questo non accade solo tra gli esseri umani, ma anche tra gli uccelli e gli altri animali. E’ l’inizio dell’attaccamento materiale. Quando un uomo trova una donna ed essi si uniscono, questo attaccamento si approfondisce ancora di piú (tayor mitho hrdaya-granthim ahuh). Ora, quando l’attaccamento è arrivato a un certo punto, l’uomo e la donna cercano un appartamento in cui vivere insieme, e poi, naturalmente, l’uomo avrà bisogno di guadagnare del denaro. Quando si sono ben sistemati, avranno dei bambini e degli amici che vengono ad elogiarli: “Ah, che bella casa avete e che bei bambini.” In questo modo, gli attaccamenti crescono.

L’educazione di uno studente deve quindi cominciare dal brahmacarya che significa libertà dall’attaccamento sessuale. Se gli è possibile, dovrebbe cercare di evitare tutte queste assurdità. Altrimenti può sposarsi, e in seguito, dopo qualche tempo, può entrare nel vanaprastha, la vita ritirata. A quel punto si pensa:

“Ora che ho goduto di questo attaccamento, lascerò la casa.” Allora l’uomo viaggia in tutti i luoghi di pellegrinaggio per raggiungere il distacco e la moglie lo accompagna per assisterlo. Dopo due, o tre mesi torna a casa per Vedere se i suoi figli si comportano bene, e riparte di nuovo. Questo è l’inizio del distacco. Quando il distacco è completo, l’uomo dice alla moglie: “Vai a vivere con i tuoi figli, e io accetterò il sannyàsi, l’ordine di rinuncia della vita.” Questo è il distacco finale. Tutto il sistema di vita vedico mira al distacco, e per questa ragione Kuntidevi prega: “Per favore, aiutami a distaccarmi da questa attrazione per la famiglia.” Questo è l’insegnamento di Kuntidevi.

CAPITOLO 25

La pura devozione

tvayi me ‘nanya-visaya

matir madhu pate ‘sakrt

ratim udvahatad addha

gangevaugham udanvati

“O Signore di Madhu, fa che la mia attenzione sia sempre rivolta verso di Te e nessun altro, come senza ostacoli il Gange scorre continuamente verso l’oceano.”

-Srimad-Bhagavatam 1.8.42

La perfezione del puro servizio devozionale si raggiunge quando tutta l’attenzione è rivolta al trascendentale servizio d’amore al Signore. Spezzare i legami di ogni altro affetto non significa negare completamente i sentimenti piú nobili, come l’affetto per qualcuno. Non sarebbe possibile. Un essere vivente, qualsiasi esso sia, deve provare affetto verso altre persone perché questo é un sintomo della vita. I sintomi della vita, come il desiderio, la collera, le aspirazioni e i sentimenti non possono essere annientati. Bisogna cambiare soltanto l’obiettivo. Non si può negare il desiderio, ma nel servizio devozionale il desiderio che prima mirava alla gratificazione dei sensi, si trasforma nel desiderio di servire il Signore. Il cosiddetto affetto per la famiglia, per la società, per la nazione e cosí via, sono soltanto le fasi differenti della soddisfazione dei sensi. Quando questo desiderio viene trasformato in vista della soddisfazione del Signore, allora è chiamato servizio devozionale.

Nella Bhagavad-gita vediamo che Arjuna non desiderava combattere contro i suoi fratelli e parenti soltanto per soddisfare i propri desideri materiali. Tuttavia, dopo aver ascoltato gli insegnamenti del Signore, la Srimad Bhagavad-gita, tornò sulla sua decisione e serví il Signore. A causa di ciò diventò un famoso devoto del Signore, perché in tutte le Scritture è dichiarato che Arjuna raggiunse la perfezione grazie al servizio devozionale offerto al Signore in un sentimento di amicizia. C’era la battaglia e c’era l’amicizia, c’era Arjuna e c’era Krsna, ma Arjuna diventò un’altra persona grazie al servizio devozionale. Anche le preghiere di Kunti indicano lo stesso cambiamento radicale delle attività. Srimati Kunti voleva servire il Signore senza deviare, e questa era la sua preghiera. Questa devozione incontaminata è la mèta finale della vita. Generalmente, la nostra attenzione viene deviata verso il servizio reso a qualcosa di non divino o che non rientra nei piani del Signore. Quando i nostri piani si trasformano in servizio reso al Signore, cioè quando i sensi si sono purificati in relazione al servizio del Signore, si ha il puro e incontaminato servizio di devozione. Srimati Kuntidevi voleva questa perfezione e pregava il Signore di concedergliela.

L’affetto di Kunti per i Pandava e i Vrsni non era estraneo all’ambito del servizio devozionale perché il servizio offerto ai devoti non è differente dal servizio offerto al Signore. Talvolta il servizio al devoto è ancora piú prezioso del servizio al Signore. Qui però l’affetto di Kuntidevi per i Pandava e per i Vrsni era dovuto ai legami familiari. Questo legame affettivo basato sulle relazioni materiali è un legame di maya perché le relazioni del corpo e della mente sono dovute all’influsso dell’energia esterna. Le relazioni dell’anima, stabilite in relazione all’Anima Suprema, sono vere relazioni. Quando Kuntidevi desiderava spezzare i legami con la famiglia, erano i legami della carne che voleva spezzare. I legami della carne sono la causa dei legami alla materia, mentre le relazioni dell’anima sono causa di libertà. Questa relazione tra anima e anima può essere stabilita attraverso la relazione con l’Anima Suprema. Vedere al buio significa non vedere, mentre vedere alla luce dei sole significa vedere il sole e tutta il resto che non poteva essere visto nelle tenebre. Questa è la via del servizio devozionale.

Nel verso precedente dello Srimad-Bhagavatam la regina Kunti pregava il Signore di acconsentire a spezzare i suoi legami con i parenti, le famiglie Pandava e Vrsni ma lasciare l’attrazione per le cose materiali non è sufficiente. I filosofi mayavadi dicono, brahma satyam jagan mithya, “Questo mondo è falso e Brahman [lo spirito] è verità:” Noi ammettiamo questa asserzione, ma la definiamo qualitativamente. In quanto esseri viventi, vogliamo il piacere. Piacere significa varietà. Non è passibile godere di qualcosa senza varietà. Perché Dio ha creato tanti colori e tante forme? Per dare origine al piacere che deriva dalla varietà, in quanto la varietà è 1a madre del piacere.

I filosofi mayavadi, gli impersonalisti, vogliono negare questa varietà, ma quale é il risultato? Poiché non s’impegnano nel servizio di devozione, non fanno che sobbarcarsi a inutili fatiche e austerità senza ottenere alcun risultato permanente. Lo spiega una preghiera dello Srimad-Bhagavatam (10.2.32):

ye ‘nye ‘ravindaksa vimukta-maninas tvayy asta-bhàvàd avisuddha-buddhayah aruhya krecchrena paraM padam tatah patanty adho ‘nàdrta-yusmad-anghrayah

“O Signore dagli occhi di loto, coloro che pensano di essere liberati in questa vita, ma non Ti offrono un servizio devozionale, devono avere un’intelligenza impura. Sebbene accettino grandi austerità e penitenze e si elevino alla posizione spirituale, alla realizzazione impersonale del Brahman, devono ricadere perché trascurano di adorare i Tuoi piedi di loto.”

La forma di vita umana è destinata a ristabilire la nostra relazione con Dio e ad agire secondo questa relazione. Perfino nelle relazioni ordinarie un uomo d’affari che intenda avere rapporti di lavoro con altri deve prima cercare di stabilire una relazione, e solo in’ seguito le transazioni potranno aver luogo. Similmente, marito e moglie stabiliscono una relazione col matrimonio e poi vivono insieme. Analogamente, la vita umana è fatta per ristabilire la nostra relazione con Dio. Mondo materiale significa dimenticare questa relazione. Non c’è coscienza di Krsna nel mondo materiale, perché appena la coscienza di Krsna è presente, non appena si agisce in relazione a Krsna, non c’è piú mondo materiale, ma mondo spirituale.

Come donna, Kuntidevi aveva una relazione con due famiglie. Questi erano i suoi attaccamenti. Pregò quindi Krsna di spezzare queste relazioni e di liberarla. Ma dopo essere stata liberata, che cosa avrebbe dovuto fare? Questo è il problema. Si può accettare qualche impegno e abbandonarlo a causa di qualche inconvenien­te. Va bene dimettersi, ma se licenziandosi sì perde il lavoro e non si hanno altri impegni, che senso ha ritirarsi?

Le persone frustrate e confuse vogliono negare questo mondo materiale. Sanno quello che non vogliono, ma non quello che vogliono. Dicono sempre “non voglio questo.” Ma che cosa vogliono? Non lo sanno.

Quello che dovremmo volere è spiegato da Kuntidevi: “Vengano pure spezzati i miei legami familiari, ma sia confermata la mia relazione con Te.” In altre parole, non desidera essere attratta da nient’altro che da Krsna. Questa é la perfezione; questo è ciò che è veramente necessario.

Il termine ananya-visaya significa ananya-bhakti, servizio devozionale libero da deviazioni. Dobbiamo soltanto rimanere attaccati a Krsna, di giorno e di notte, senza mai deviare. In questo modo la nostra rinuncia potrà essere perfetta. Se pensiamo di poter essere attaccati a Krsna e alle cose materiali nello stesso tempo, ci sbagliamo. Non si può accendere un fuoco, e nello stesso tempo versare sul fuoco dell’acqua. Se ci proviamo, il fuoco non resisterà.

I sannyasi mayavadi rinunciano a questo mondo (brahma satyam jagan mithya). È molto bello predicare la rinuncia a questo mondo, ma insieme dobbiamo anche essere attratti da qualcosa, altrimenti la nostra rinuncia non resisterà a lungo. Vediamo molti sannyasi mayàvadi che dicono brahma satyam jagan mithya, ma dopo aver accettato il sannyasa tornano nel mondo materiale per aprire ospedali e fondare istituzioni filantropiche. Perché? Se hanno lasciato questo mondo considerandolo mithya, falso, perché tornano a occuparsi di politica, di filantropia e sociologia? Accadrà certamente cosí perché noi, esseri viventi, siamo attivi. Se a causa della frustrazione cerchiamo di diventare inattivi, falliremo. Dobbia­mo per forza impegnarci nell’attività.

L’attività suprema, l’attività del Brahman (dello spirito), è il servizio devozionale. Sfortunatamente i màyàvàdi non lo sanno. Essi pensano che il mondo spirituale sia vuoto. Il mondo spirituale è invece esattamente come il mondo materiale, per quanto riguarda la varietà. Anche nel mondo spirituale esistono case, alberi, strade, carri, tutto, ma senza l’intossicazione della materia. È descritto nella Brahma-samhita (5.29):

cintamani prakara-sadmasu kalpa-vrksa­laksavrtesu surabhir abhipalayantam laksmi-sahasra-sata-sambhrama-sevyamanam govindam adi-purusam tam aham bhajami

“Adoro Govinda, il Signore primordiale, il primo progenitore, che porta al pascolo le mucche e soddisfa tutti i desideri in dimore fatte di gemme spirituali, circondate da milioni di alberi dei desideri, ed è sempre servito con affetto e venerazione da centinaia e migliaia di dee della fortuna o di gopi.”

Nel mondo spirituale ci sono alberi kalpa-vrksa che ci offrono qualunque genere di frutti noi desideriamo. Nel mondo materiale un albero di mango non può dare uva, né una vite può produrre manghi. Nel mondo spirituale, invece, se raccogliamo un mango da un albero, e simultaneamente desideriamo dell’uva, l’albero ce la darà. Questo è un “albero dei desideri”. Sono queste le realtà del mando spirituale.

In questo mondo materiale abbiamo bisogno della luce del sole e della luna, ma nel mondo spirituale non c’è bisogno di sole o di luna, perché tutto e tutti sono splendenti. Nella krsna-lila, Krsna rubava il burro e le amiche di madre Yasoda che abitavano nel vicinato se ne lamentavano. In realtà non erano davvero dispiaciute, ma gustavano profondamente la bellezza di Krsna e i Suoi scherzi. Dicevano a madre Yasoda: “Tuo figlio viene a casa nostra a rubare il burro. Cerchiamo di nascondere al buio le nostre provviste, in modo che non possa vederle, ma in un modo o nell’altro le trova sempre. Forse dovresti levarGli i gioielli che indossa, perché pensiamo che la luce dei Suoi gioielli Lo aiuti a trovare i vasi del burro.” Madre Yasoda rispondeva: “Sí, Gli leverò tutti i gioielli.” Ma le vicine subito replicavano: “No, no, sarebbe inutile. In un modo o nell’altro questo ragazzo è dotato di una radiosità che emana dal Suo corpo. Potrebbe trovare il burro anche senza ornamenti,.” Il corpo trascendentale è quindi luminoso.”

E’ in virtú della radiosità trascendentale del corpo di Krsna che esiste la luce. Ogni luce che vediamo è solo presa a prestito dalla radiosità di Krsna. E’ affermato nella Brahma-samhita (5.40):

yasya prabha prabhavato jagadanda-koti-kotisv esesa-vasudhadi-vibhuti-bhinnam tad brahma niskalam anantam asesa-bhutam govindam adi purusam tam aham bhajami

“Nei milioni e milioni di universi ci sono innumerevoli pianeti e ognuno di essi, per sua natura, è differente dagli altri. Tutti questi pianeti sono situati nella radiosità spirituale detta brahmajyoti. Il brahrnajyoti è la radiosità del corpo di Dio, la Persona Suprema, che io adoro.”

La radiosità dei corpo di Krsna genera milioni di universi. In questo sistema solare il sole produce molti pianeti, e grazie ai raggi del sole c’è il calore e le stagioni cambiano. Grazie al sole esistono gli alberi, le foglie verdi, la frutta e i fiori. Similmente tutto ciò che vediamo nella creazione è dovuto alla radiosità del corpo di Krsna.

I mayavadi vedono sola la radiosità, che è impersonale. Non riescono a vedere nient’altro. Possiamo vedere un aeroplano salire nel cielo, ma dopo qualche istante esso esce dal nostro raggio visivo e sparisce nel sole abbagliante. L’aeroplano esiste ancora, ma noi non possiamo vederla. Similmente, se cerchiamo di vedere la radiosità del brahmajyoti, non riusciamo a vedere piú niente. Perciò in uno dei mantra della Isopanisad si chiede al Signore di ritrarre la Sua radiosità, in modo da poterLo contemplare.

I filosofi mayavadi non sono in grado di vedere le attività personali di Krsna, né il pianeta dove Krsna agisce personalmente. Il Bhàgavatam afferma, aruhya krcchrena param padam tatah patanty adho ‘nadrta- yusmad anghrayah: poiché non vedono i

piedi di loto di Krsna, sono costretti a tornare in questo mondo materiale nonostante tutte le loro grandi austerità e penitenze. La rinuncia in sé non ci può dunque essere d’aiuto. Possiamo rinunciare artificialmente, ma poi cercheremo di nuovo il piacere. Questa rinuncia e questa ricerca del piacere sono simili a un pendolo che oscilla qua e là. Ora di qua, e scegliamo una falsa rinuncia, ora di là, e inseguiremo il piacere. Tuttavia, il rimedio c’è. Se vogliamo davvero distaccarci da questo mondo materiale, dobbiamo rendere piú intenso il nostro attaccamento per la coscienza di Krsna. La sola rinuncia non ci può aiutare. Per questa ragione Kuntidevi prega, tvayi me ‘nanya-visaya. Prega che la sua attenzione sia costantemente trascinata verso Kr a, senza mai deviare in cerca di nient’altro. Questa è bhakti, puro servizio devozionale perché, come spiega Rupa Gosvami, il servizio devozionale dev’essere puro (anyabhilasita-sunyam jnàna-karmady-anàvrtam).

In questo mondo materiale esistono jnani e karmi. I karmi sono sciocchi che lavorano molto duramente senza necessità, mentre i jnani sono persone un po’ piú elevate che pensano: “Perché lavorare tanto duramente? Ci sono tante cose che non sono necessarie. Perché accumulare tanto denaro e cibo, e tanto falso prestigio?” Cosí pensano i jnàni. Il bhakta, comunque, supera il karmi e il jnàni. Il karmi ha molti desideri, e il jnàni cerca. di liberarsi da ogni desiderio, ma liberarsi dal desiderio è possibile soltanto quando desideriamo servire Krsna. Altrimenti non è possibile liberarsi dal desiderio. Jnàna-karmady-anàvrtam. Come bhakta, non dovremmo avere desideri di jnana e karma. Dovremmo essere liberi da ogni attaccamento per le cose materiali, ma dobbiamo essere attaccati a Krsna. In questo modo il nostro distacco può essere duraturo.

Dobbiamo coltivare la coscienza di Krsna in modo favorevole (anukúlyena krsnanusilanam). Questo significa pensare al modo di soddisfare Krsna. Dobbiamo sempre pensare a Krsna, proprio come le gopi. La coscienza di Krsna delle gopi era perfetta, perché esse non desideravano nient’altro che la soddisfazione di Krsna. Questa è perfezione. Caitanya Mahaprabhu raccomandava dunque, ramya kacid upasana vraja-vadhú-vargena ya kalpita: non c’è metodo migliore di adorare Dio, la Persona Suprema, che quello delle gopi,

Le gopi non desideravano altro che soddisfare Krsna. Tutte le gopi cercavano di soddisfaLo, anche le gopi piú anziane, Yasoda e le sue amiche, e così anche i pastori anziani, come Nanda Maharaja e i suoi compagni. Anche i ragazzi e le ragazze di Vrndavana, che avevano 1a stessa età di Krsna, cercavano di soddisfarLo. Tutti cercavano di soddisfare Krsna, perfino le mucche, i fiori, i frutti e l’acqua di Vrndavana, perché a Vrndavana tutto è spirituale; niente è materiale.

Dovremmo comprendere la differenza tra ciò che è spirituale è ciò che è materiale. Ciò che è materiale non manifesta i sintomi della vita, mentre ciò che è spirituale ne ha tutte le caratteristiche. Sia gli alberi del mondo spirituale sia quelli del mondo materiale sono esseri viventi, ma qui gli alberi non manifestano i segni della vita. L’essere umano è un essere vivente, e anche i devoti nel mondo spirituale sono esseri viventi, ma negli esseri umani che non sono coscienti di Krsna non si manifestano î veri sintomi della vita.

In realtà, non esiste altra coscienza all’infuori della coscienza di Krsna, e questa coscienza è spirituale. Perciò, anche in questo mondo materiale, se accresciamo la nostra coscienza di Krsna vivremo nel mondo spirituale. Se viviamo nel tempio, viviamo nel mondo spirituale, perché nel tempio non si fa nient’altro che coltivare la coscienza di Krsna. Sono tante le cose da fare per Krsna.

Coloro che seguono rigidamente le regole della coscienza di Krsna vivono davvero nel mondo spirituale, non nel mondo materiale. Passiamo pensare di vivere a New York, a Los Angeles, o in qualche altro luogo, ma in realtà stiamo vivendo a Vaikuntha.

È solo una questione di coscienza. Un insetto può posarsi sulla stesso seggio del maestro spirituale, ma poiché il maestro spirituale ha una coscienza evoluta e l’insetto no, essi sono differenti. Possono trovarsi sullo stesso seggio, ma l’insetto rimane quello che è, e il maestro spirituale rimane maestro spirituale. La posizione nello spazio può rimanere la medesima, proprio come noi rimaniamo nel mondo materiale o nel mondo spirituale, ma se la nostra coscienza di Krsna è forte, non siamo nel mondo materiale.

Perciò la rinuncia in sé, il semplice atto di abbandonare le cose di questo mondo, non é sufficiente. La rinuncia può essere di aiuto, ma non è assoluta. Solo quando saremo attaccati a Krsna la nostra rinuncia diventerà perfetta. Quanto piú saremo attaccati a Krsna, tanto piú il nostro attaccamento per il mondo materiale diminuirà. L’attaccamento per Krsna e quello per il mondo materiale non possono mai andare di pari passò. Se una donna è attaccata a due uomini -il marito e l’amante- non potrà mantenere il suo attaccamento per entrambi. Sarà piuttosto il suo attaccamento per l’amante a crescere. Benché continui a lavorare con grande diligenza nella casa di suo mari­to, i suoi pensieri saranno sempre con l’amante: “Quando potrò incontrarlo?” Nello stesso modo, se aumentiamo il nostro attaccamento per Krsna, il distacco, ossia la rinuncia a questo mondo materiale seguirà automaticamente (bhaktih paresanu-bhavo viraktir anyatra ca, S.B., 11.2.42).

Kuntidevi prega quindi Krsna di accordarle la Sua mise­ricordia in modo che il suo attaccamento per Lui cresca. Non è possibile che il nostro attaccamento per Krsna si sviluppi senza la Sua misericordia. Non possiamo diventare devoti senza la misericordia di Krsna; dobbiamo quindi soltanto servire Krsna perché col nostro servizio potremo soddisfarLo.

Krsna non ha bisogno del servizio di nessuno perché è perfetto in Sé stesso, ma se noi Lo serviamo con la massima sincerità e generosità allora, per la Sua misericordia, potremo avanzare. Sevonmukhe hi jihvadau svayam eva sphuraty adah. Dio Si rivelerà a noi. Non possiamo vedere Dio con i nostri occhi materiali ottusi: come possiamo dunque vederLo? Premànjana-cchurita­bhakti-vilocanena/ santah sadaiva hrdayesu vilokayanti (Brahma­samhita 5.38): Dobbiamo ungere i nostri occhi col balsamo dell’amore; allora Krsna Si rivelerà a noi. Krsna verrà personalmente da noi.

Mentre Dhruva Maharaja era impegnato nell’austerità e meditava sulla forma di Visnu nel cuore, improvvisamente la forma di Visnu scomparve e la sua meditazione s’interruppe. Tuttavia, nell’aprire gli occhi, Dhruva Maharaja vide subito Visnu davanti a sé. Come Dhruva Maharaja anche noi dobbiamo sempre pensare a Krsna, e quando raggiungeremo la perfezione potremo vedere Krsna in persona. Questo è il metodo. Non dovremmo avere troppa fretta. Dobbiamo aspettare che i tempi siano maturi. Naturalmente, è bene desiderare ardentemente di vedere Krsna, ma non dobbiamo scoraggiarci se non Lo vediamo subito. Se una donna si sposa e vuole avere subito un figlio rimarrà delusa. Non è possibile avere il figlio subito. Dovrà aspettare. Nello stesso modo, anche noi non dobbiamo aspettarci di vedere Krsna immediatamente solo perché ci siamo impegnati nella coscienza di Krsna. Dobbiamo avere fiducia che un giorno potremo vederLo. Dobbiamo avere ferma fede che il nostro impegna nella coscienza di Krsna ci permetterà di vedere Krsna personalmente. Non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto. Dovremmo soltanto continuare le nostre attività coscienti di Krsna pensando che verrà il momento in cui potremo vedere Krsna di fronte a noi, proprio come lo vedeva Kuntidevi. Non c’è dubbio.

Nella Bhagavad-gita è affermato che una persona impegnata stabilmente nel servizio offerto a Krsna dev’essere considerata santa, anche se talvolta il suo comportamento non è dei migliori. Talvolta, i devoti americani o europei possono essere criticati perché commettono errori e non riescono a seguire il metodo di adorazione della Divinità che si pratica in India, eppure, secondo la Bhagavad-gita, devono essere considerati santi. Dobbiamo fissare con serietà e sincerità la monte sul servizio di Krsna e allora, anche se c’è qualche errore, Krsna ci perdonerà. Rupa Gosvami dice, tasmat kenapy upayena manah krsne nivesayet: dobbiamo prima fissare la mente su Krsna, e avremo come risultato l’abilità per seguire tutte le altre regole. All’inizio dovremmo fare del nostro meglio per fissare la nostra mente sui piedi di loto di Krsna e in seguito ogni altra casa diventerà automaticamente perfetta.

Kuntidevi si rivolge a Krsna chiamandoLo Madhupati. Krsna ha migliaia di nomi, e il nome Madhupati indica che Egli uccise il demone Madhu. La coscienza di Krsna è paragonata a un fiume, ma non a un fiume comune. È simile al Gange, che è estremamente puro ed è collegato direttamente con Krsna. Kuntidevi prega che la sua attrazione fluisca incessante verso i piedi di loto di Krsna, proprio come il fiume Gange scorre verso il mare. Questa è definita ananya-bhakti, devozione incontaminata. Kuntidevi prega che la sua attrazione per Krsna scorra liberamente senza trovare ostacoli.

CAPITOLO 26

Il fascino delle glorie di Krsna

sri-krsna krsna-sakha vrsny-rsabhavani-dhrug-

rajanya-vamsa-dahananapavarga-virya

govinda go-dvija-surarti-haravatara

yogeasvarakhila-guro bhagavan namas te

“O Krsna, amico di Arjuna, sovrano tra i discendenti di Vrsni, Tu distruggi tutte le dinastie ribelli che turbano la Terra, ma il Tuo potere non s’indebolisce mai. Proprietario del regno trascendentale, Tu discendi in questo mondo per alleviare le mucche, i brahmana e i devoti dalle loro sofferenze. Maestro di tutti i poteri mistici e precettore dell’universo intero, Tu sei Dio, l’Onnipotente. Ti offro il mio rispettoso omaggio.”

-Srìmad-Bhagavatam 1.8.43

Srimati Kuntidevi descrive qui in modo molto conciso la Persona del Signore Supremo, Sri Krsna. Il Signore onnipotente ha la Sua dimora eterna e trascendentale, dove porta al pascolo le mucche surabhi ed è servito da centinaia di migliaia di dee della fortuna. Egli scende nel mondo materiale per richiamare i Suoi devoti e annientare gli elementi di disturbo, rappresentati da gruppi di partiti politici e re che dovrebbero avere la responsabilità dell’amministrazione dello Stato. Egli crea, mantiene e distrugge attraversa le Sue illimitate energie, eppure è sempre dotato di ogni potenza e il Suo valore non diminuisce mai. Le mucche, i brahmana e i devoti del Signore sono tutti oggetto della Sua speciale attenzione, perché essi costituiscono un fattore molto importante per quanto riguarda il benessere generale di tutti gli esseri viventi.

Kunti si rivolge a Krsna chiamandoLo krsna-sakha, perché sa che Arjuna (conosciuto anche come Krsna), pur essendo suo figlio e quindi a lei subordinato, ha una relazione con Krsna piú profonda della sua. Poiché Krsna è anche un nome di Draupadi, l’espressione krsna-sakha indica anche la relazione di Krsna con Draupadi, che fu da Lui salvata al tempo dell’insulto di Duryodhana e Karna che volevano spogliarla. Kunti chiamò Krsna vrsni-rsaba, il figlio della dinastia di Vrsni. Fu proprio l’apparizione di Krsna che rese famosa 1a dinastia Vrsni, come la Malesia e le colline di Malaya devono la loro fama al legno di sandalo che vi è prodotto.

Kuntidevi, inoltre, definisce Sri Krsna il distruttore dei partiti politici o delle dinastie regali che disturbano la Terra. In ogni monarchia il sovrano è onorato con grande sfarzo. Perché mai? Il re è un essere umano come gli altri cittadini dello Stato, e allora perché gli si tributano tanti onori? La risposta è che al re, come al maestro spirituale, è riservato il compito di rappresentare Dio. Nelle Scritture vediche è affermato, acaryam mam vijaniyan navamanyeta karhicit (S.B., 11.17.27): il maestro spirituale non dev’essere considerato un essere umano comune. Similmente, anche un re o un presidente non è trattato come un comune essere umano.

Nella lingua sanscrita il re è detto anche naradeva, che significa “Dio in forma umana,” i suoi doveri corrispondono a quelli di Krsna. Come Dio è l’essere supremo dell’universo e mantiene tutti gli altri esseri, cosí il re è il cittadino supremo dello Stato ed è responsabile del benessere di tutti gli altri.

Come noi siamo tutti esseri individuali, così Krsna, Dio, è un essere individuale. Krsna non è impersonale. Poiché siamo tutti persone individuali, ma siamo limitati nella nostra conoscenza e opulenza, gli impersonalisti non possono concepire l’idea che i1 Supremo, la causa originale e illimitata di ogni cosa, sia anch’Egli una persona. Poiché noi siamo limitati e Dio è illimitato, i mayavadi, gli impersonalisti, a causa della loro scarsa conoscenza pensano che Dio debba essere impersonale. Servendosi di un paragone materiale, dicono che come il cielo, che pensiamo illimitato, è impersonale, cosí anche Dio, che è illimitato, dev’essere impersonale.

Tuttavia, questi non sono gli insegnamenti dei Veda. I Veda insegnano che Dio è una persona. Krsna è una persona, e anche noi siamo persone, ma la differenza che ci distingue sta nel fatto che Lui dev’essere adorato, mentre noi dobbiamo adorare. Il re e il presidente sono persone, come lo sono i loro sudditi, ma la differenza consiste nel fatto che il capo dello Stato è una persona elevata a cui bisogna offrire ogni rispetto.

Perché molte persone dovrebbero onorare una persona sola? Perché questa persona provvede alle necessità degli altri, Eko ‘ bahunam yo vidadhati kaman. Dio è uno e noi siamo molti, ma Lui è adorato perché provvede a tutti. È Dio che procura il cibo e’ ogni altra cosa necessaria alla vita. Noi abbiamo bisogno di acqua, e Dio ha perfettamente predisposto che vi fossero oceani d’acqua, ricchi di sale per essere conservati nel modo migliore. Poi, per soddisfare il nostro bisogno di acqua potabile, ha fatto in modo che i raggi del sole facessero evaporare l’acqua dell’oceano portandola in alta nel cielo, per distribuirla poi in forma di acqua limpida e distillata. Guardate come Dio procura tutto ciò di cui ognuno ha bisogno.

Perfino nella nostra vita quotidiana lo Stato ha un dipartimento per il riscaldamento, uno per l’illuminazione, per la rete idraulica, e cosí via. Perché? Perché sono tutte facilitazioni di cui abbiamo bisogno. Ma tutte queste sono disposizioni subordinate; la fornitura originale viene da Dio. É Dio per primo che ci fornisce il calore, la luce e l’acqua. È Dio che provvede all’acqua piovana che riempie i nostri pozzi e i nostri corsi d’acqua. Perciò, la fornitura originale è erogata da Dio, la Persona Suprema.

Dio è una persona dotata d’intelligenza che conosce il nostro bisogno di calore, di luce, di acqua, e così via. Senz’acqua non potremmo produrre il cibo. Perfino coloro che si nutrono di animali non possono farlo senza la disposizione di Dio, perché anche gli animali devono poter essere nutriti con il foraggio, prima di essere portati al mattatoio. Eppure, benché sia Dio a fornirci il cibo, ci ribelliamo contro di Lui. La parola dhruk significa “ribelle”. Quei miserabili che si oppongono alle leggi di Dio sono ribelli. Il re ha il dovere di agire come un rap­presentante di Krsna, di Dio. Altrimenti, che diritto avrebbe di ricevere tanti onori dai cittadini? Un tempo in tutte le nazioni vigeva la monarchia, ma poiché, nel tentativo di usurpare il potere di Dio e di non agire come Suoi rappresentanti, i re si ribellarono contro Dio e violarono le Sue leggi, ora le monarchie sono prossime all’estinzione in tutto il mondo. I sovrani consideravano il regno una loro proprietà personale. “Ho tanti possedimenti, un regno così vasto,” pensavano. “Io sono Dio. Sono il padrone di tutto ciò cui sovrintendo.” Ma la realtà non è questa. In realtà, ogni cosa appartiene a Dio (isavasyam idam sarvam). Il rappresentante di Dio ha quindi il dovere di obbedirGli in tutto, e allora la sua posizione diventerà legittima.

I sovrani avidi ed egoisti sono simili ai falsi maestri spirituali che proclamano di essere Dio. Poiché questi falsi maestri sono ribelli, non godono di alcuna posizione. Il maestra spirituale non deve agire come Dio, ma come il servitore piú intimo di Dio, e diffondere la coscienza divina, la coscienza di Krsna. Visvanatha Cakravarti Thakura afferma, sàksad-dharitvena samasta-sastrair uktah: tutti gli sàstra, le Scritture vediche, affermano che il maestro spirituale dev’essere onorato quanto Dio stesso, la Persona Suprema. Perciò è vero che il maestro spirituale equivale a Dio. Poiché è un’affermazione degli sastra, coloro che sono avanzati nella vita spirituale accettano questa verità (uktas tatha bhavyata eva sadbhih). Allora il maestro spirituale equivale a Dio? Kintu prabhor yah priya eva tasya: il maestro spirituale non è Dio, ma è il Suo rappresentante confidenziale. La distinzione è quella che separa il sevya-bhagavan (Colui che è adorato) dal sevaka-bhagavan (colui che adora). Il maestro spirituale è Dio, e Krsna è Dio, ma Krsna è Dio adorato, mentre il maestro spirituale è Dio che adora.

I mayavadi, però, non riescono a capire. Pensano: “Poiché il maestro spirituale dev’essere considerato Dio e poiché io sono diventato maestro spirituale, io sono diventato Dio.” Questo è un atteggiamento ribelle. Coloro che hanno ricevuto una posizione da Dio, ma vogliono usurpare il Suo potere, cosa che non possono fare, sono sciocchi e ribelli che hanno bisogno di una punizione. Per questa ragione Kuntidevi dice, avani-dhrug­rajanya-vamsa-dahana: “Tu discendi per uccidere tutti questi mascalzoni ribelli che reclamano la Tua posizione.” Come accade talvolta che re e possidenti subordinati a un imperatore si ribellino e rifiutino di pagare il tributo, similmente esistono persone ribelli che negano là supremazia di Dio e dichiarano di essere loro stessi Dio. In questo caso, la missione di Krsna è quella di ucciderli.

Il termine anapavarga indica che là potenza di Krsna non si deteriora mai. E’ il contrario del termine pavarga che si riferisce alla via delle tribolazioni materiali. Secondo la linguistica sanscrita, la parola pa-varga si riferisce alle lettere sanscrite pa, pha, ba, bha e ma. Cosí, quando il termine pavarga è usato per indicare la via delle tribolazioni materiali, il suo signifi­cato dev’essere spiegato con parole che iniziano con queste lettere.

La lettera pa sta per parisrama, che significa “fatica”. In questo mondo materiale bisogna lavorare molto duramente per mantenersi. Nella Bhagavad-gita (3.8) è detto, sarira-yatrapi ca te na prasiddhyed akarmanah: “Senza lavorare non é possibile neppure mantenere il proprio corpo.” Krsna non consigliò mai ad Arjuna: “Io sono tuo amico, e farò tutto Io per te. Devi solo stare seduto e fumare la ganja.” Krsna stava già compiendo ogni cosa, ma disse ad Arjuna: “Devi combattere.” Né Arjuna disse a Krsna, “Tu sei il mio piú grande amico. È meglio che Tu combatta mentre io starò qui seduto a fumare la ganja” – No, questa non è coscienza di Krsna. Una persona cosciente di Krsna non dice: “Dio, per favore, pensa Tu a tutto, e lasciami restare qui a fumare la ganja.” Anzi, una persona cosciente di Dio lavora per Dio. Tuttavia, anche se non vogliamo lavorare per Dio, dovremo lavorare comunque, perché senza lavorare non si può neppure mantenere il proprio corpo. Questo mondo materiale è dunque fatto per parisrama, la dura fatica.

Perfino un leone, che pure è il re degli animali, deve cercarsi la sua preda nella giungla. È detto, na hi suptasya simhasya pravisanti mukhe mrgah. Il leone non può pensare: “Io sono il re della foresta, perciò me ne starò qui a dormire e tutti gli animali verranno a offrirsi alle mie zanne.” Non è possibile. “No, signore, anche se sei un leone, devi andare in cerca del tuo cibo.” Perfino il leone, dunque, nonostante la sua grande potenza, deve darsi da fare e faticare per trovarsi una preda; e similmente tutti, nel mondo materiale, devono lavorare tra grandi difficoltà per continuare a vivere.

Pa indica dunque parisrama, fatica, e pha sta par phenila, che significa “schiuma”. Quando è stremato, il cavallo ha la schiuma alla bocca, similmente anche gli esseri umani devono durar fatica soffrendo nello stesso modo. Tutte queste fatiche però sono vyartha, inutili, il che è indicato dalla lettera ba. Inoltre bha indica anche bhaya, la paura. Nonostante tutte queste fatiche, si ha sempre paura che le cose non vadano secondo i nostri desideri. Per sua natura il corpo implica la necessità di mangiare, di dormire, di accoppiarsi e di aver paura (àhàra-nidra-bhaya-maithunam ca). Anche se mangiamo bene, dobbiamo stare attenti a non sovraccaricarci per evitare un eventuale malessere. C’è da aver paura perfino di mangiare. Mentre mangia, ogni uccellino continua a guardarsi intorno per il timore di essere sorpreso da qualche nemico. E per tutti gli esseri ogni cosa ha fine al momento della morte, mrtyu, che è indicata dalla lettera ma.

Cosí, il termine pavarga e le lettere ché lo compongono -pa, pha, ba, bha e ma- indicano la grande fatica (parisrama), la schiuma alla bocca (phenila), la frustrazione (vyartha), la paura (bhaya) e la morte (mrtyu). Ciò è definito pavarga, la via della sofferenza materiale. Àpavarga indica invece proprio il contrario -i1 mondo spirituale, dove non esiste fatica, sfinimento, frustrazione, paura o morte. Krsna è dunque conosciuto come anapavarga-virya, perché Egli indica il sentiero che conduce al mondo spirituale.

Perché dobbiamo soffrire a causa di queste cinque forme di sofferenza? Perché abbiamo un corpo materiale. Non appena si accetta un corpo materiale -che sia quello di un capo di Stato o di un uomo comune, di un essere celeste o di un uomo, di un insetto o di Brahma- bisogna subire queste tribolazioni. Questa è l’esistenza materiale. Krsna viene quindi a mostrarci la via dell’apavarga, la liberazione da questa tribolazione, e quando Krsna mostra la via, dovremmo accettarla. Krsna dice molto chiaramente: “Sottomettiti a Me. Io ti darò l’apavarga.” Aham tvam sarva papebhyo moksayisyami: “Io ti darò ogni protezione.” E Krsna ha il potere di mantenere questa promessa.

Kuntidevi chiama Krsna col nome di Govinda perché Egli dà piacere sia alle mucche che ai sensi. Govindam adi purusam tam aham bhajami. Govinda, Krsna, è l’adi purusa, la persona originale. Aham adir hi devanam (B.g., 10.2): Egli è l’origine anche degli esseri celesti, come Brahma, Visnu e Siva. La gente non dovrebbe pensare che Brahma, Visnu e Siva siano l’origine di ogni cosa. No. Krsna dice, aham adir hi devànam: “Sono l’origine anche di questi esseri celesti.” Per questa ragione mettiamo ripetutamente in rilievo il fatto che noi adoriamo soltanto la persona originale (govindam adi purusam tama aham bhajami):

Quando Kunti prega, go-dvija-surarti-haravatara, indica che Krsna, Govinda, discende in questo mondo specialmente al fine di proteggere le mucche, i brahmana e i devoti. Gli esseri demoniaci di questo mondo sono i piú, grandi nemici delle mucche perché mantengono centinaia di migliaia di mattatoi. Benché queste mucche innocenti diano il loro latte, l’alimento piú importante, e dopo la morte perfino la loro pelle che serve a fare le scarpe, questi miserabili le massacrano e pretendono di essere felici in questo mondo. Di quali colpe si stanno macchiando!

Perché sosteniamo con tanta forza la protezione della mucca? Perché la mucca è l’animale piú importante. Non ci sono ingiunzioni che impediscono di mangiare la carne delle tigri o di altri animali. Nella cultura vedica a coloro che mangiano la carne si consiglia di mangiare la carne di capra, di cane, di maiale, o di altri animali inferiori, ma mai quella delle mucche che sono gli animali piú importanti. Quando sono in vita le mucche ci rendono un grande servizio dandoci il latte, e anche dopo la morte continuano a rendersi utili fornendo la pelle, gli zoccoli e le corna che possono essere usati in molti modi. Tuttavia, oggi la società umana è cosí ingrata da uccidere senza necessità que­ste mucche innocenti. Per questa ragione Sri Krsna viene e punisce.

Krsna è adorato con questa preghiera:

namo brahmanya-devaya go-brahmana-hitaya ca ‘ jagad-dhitaya krsnaya govindaya namo namah

“Mio Signore, Tu sei il benefattore delle mucche e dei brahmana, di tutta la società umana e del mondo.” Per avere una società umana perfetta ci dev’essere la protezione di go-dvija -delle mucche e dei brahmana. La parola dvija si riferisce ai brahmana, a coloro che conoscono il Brahman (Dio). Quando gli, esseri demoniaci creano troppe difficoltà ai brahmana e alle mucche, Krsna discende per ristabilire i princípi della religione. Come il Signore stessa spiega nella Bhagavad-gita (4:7):

yada yada hi dharmasya glànir bhavati bharata abhyutthanam adharmasya – tadatmanam srjamy aham

“Ogni volta che in qualche luogo dell’universo la religione declina e l’irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona.”

Nell’era attuale, il kali yuga, la gente commette molte attività illecite e quindi soffre molto. Perciò Krsna Si è manifestato nella forma del Suo nome, cioè nel maha-mantra:

hare krsna hare krsna krsna krsna hare hare hare rama hare rama rama rama hare hare.

La regina Kunti rivolse le sue preghiere al Signore solo per enunciate una parte delle Sue glorie. Dopo aver ascoltato queste preghiere composte con parole scelte per la Sua glorificazione, il Signore rispose con un sorriso, e quel sorriso era affascinante quanto i Suoi poteri mistici. Le anime condizionate, impegnate a cercare di dominare il mondo materiale, sono anch’esse incantate dai poteri mistici del Signore, ma i Suoi devoti sono incantati dalle glorie del Signore in modo diverso. Cosí, tutti i devoti adorano il Signore con parole scelte. Non c’è quantità di belle parole che potrebbe essere sufficiente a enumerare le glorie del Signore, eppure Egli è soddisfatto di queste preghiere, proprio come un padre è soddisfatto anche dei balbettii del suo bambino che impara a parlare. Il Signore quindi sorrise e accettò le preghiere della regina Kunti.