LA RICERCA DI SRI KRISHNA

La Ricerca di Sri Krishna

La Meravigliosa Realtà

Srila B. R. Sridhar Maharaj

Indice

Prologo

Prefazione

Introduzione

1 Coscienza di Krishna: Amore e Bellezza.

2 I santi, le scritture e i guru.

3 Fossilismo ed evoluzione soggettiva.

4 L’origine dell’anima .

5 La conoscenza oltre il mortale.

6 Le sei filosofie dell’India.

7 Oltre il Cristianesimo.

8 Livelli di realizzazione di Dio.

9 La concezione Krishna.

10 L’Hare Krishna maha-mantra.

11 Il servizio al Santo Nome.

12 Il nettare del Santo Nome.

13La Meravigliosa Realtà.

Prologo

Srila Bhaktivinoda Thakura

Fondatore del Movimento spirituale per la coscienza di Krishna

Da un discorso tenuto in inglese nell’anno 1869 a Dinajpur, Bengala Occidentale.

Ci piace leggere un libro che non abbiamo mai letto prima. Siamo ansiosi di raccogliere qualunque informazione vi sia contenuta, ed in seguito a tale acquisizione, la nostra curiosità termina. Questo metodo di studio prevale tra un grande numero di lettori che si considerano grandi uomini ed allo stesso modo vengono stimati da persone del loro stesso stampo. Infatti, la maggior parte dei lettori sono semplici depositi di avvenimenti e affermazioni fatte da altre persone. Ma questo non è studio.

Essere studente significa leggere i fatti con l’intenzione di creare, non con l’obiettivo sterile di accumulare delle informazioni. Gli studenti, come satelliti, dovrebbero riflettere la luce che ricevono dall’autore, e non imprigionare i fatti e i pensieri così come i magistrati imprigionano i colpevoli nel carcere!

Il pensiero è progressivo. Il pensiero dell’autore deve progredire nel lettore sotto forma di elaborazione o sviluppo. Il miglior critico è colui che riesce a mettere in luce l’ulteriore sviluppo di un vecchio pensiero; ma un semplice enunciatore è nemico del progresso e conseguentemente della natura. Il progresso è sicuramente la legge della natura, quindi devono esserci correzioni e sviluppi con l’avanzare del tempo. Progresso significa avanzare o elevarsi. Il critico superficiale e il lettore sterile sono i due grandi nemici del progresso. Dobbiamo evitarli.

D’altra parte il vero critico ci consiglierà di preservare ciò che abbiamo già acquisito e di allinearci nuovamente nella nostra corsa ripartendo da dove siamo arrivati nel corso del nostro progresso. Non ci consiglierà mai di tornare indietro al punto di partenza, dal momento che sa perfettamente che ciò sarebbe solo un’inutile perdita di tempo e lavoro preziosi. Egli correggerà l’angolazione della nostra corsa a partire dal punto in cui siamo.

Questa è anche la caratteristica di uno studente proficuo, che leggendo un vecchio autore scoprirà qual è la sua posizione esatta nel progresso del pensiero. Non proporrà mai di bruciare un libro perché ritiene che contenga pensieri inutili. Nessun pensiero è inutile. I pensieri sono mezzi attraverso i quali arriviamo al nostro obiettivo. Il lettore che denuncia un cattivo pensiero, non sa che una strada cattiva può essere in grado di migliorare e persino di convertirsi in una buona strada. Un pensiero è una strada che conduce ad un’altra. Per cui il lettore scoprirà che un pensiero che oggi è l’obiettivo, domani sarà il mezzo per raggiungere un obiettivo ulteriore. Necessariamente i pensieri continueranno ad essere delle serie interminabili di mezzi e obiettivi nel progresso dell’umanità.

I grandi riformatori affermeranno sempre di essere venuti non per distruggere la vecchia legge, ma per adempierla. Valmiki, Vyasa, Platone, Gesù, Maometto, Confucio e Caitanya Mahaprabhu affermano questo sia espressamente che con la loro condotta.

Tuttavia il nostro critico potrebbe gentilmente farci notare che un riformatore come Vyasa, a meno che non venga spiegato in modo puro, potrà creare molti problemi a migliaia di persone nei tempi a venire. Ma caro critico! Studia la storia delle ere e dei paesi! Dove hai mai trovato un filosofo o un riformatore completamente capito dalle persone? La religione popolare è la “paura” di Dio, e non il puro amore spirituale che Platone, Vyasa, Gesù e Caitanya insegnarono ciascuno ai loro rispettivi popoli! Sia che tu trasmetti la religione assoluta per immagini o con semplici espressioni, sia che tu la insegni per mezzo di libri o per via orale, l’ignorante e colui che è privo di pensiero, non possono che degradarla.

Invece è molto facile dire, ed immediato da recepire, che la Verità Assoluta ha una tale affinità con l’animo umano che arriva come per intuizione, e che non è necessario alcuno sforzo per insegnare i precetti della vera religione; ma questa è un’idea fallace. Può essere vero per l’etica e l’alfabeto della religione, ma non per ciò che riguarda la più alta forma di fede, la quale richiede un’anima eccelsa per essere capita. Tutte le verità più elevate, sebbene intuitive, richiedono un’educazione preliminare riguardo alle verità più semplici. La religione più pura è quella che ci offre l’idea più pura di Dio. Quindi come è possibile che gli ignoranti raggiungano la religione assoluta, fin tanto che rimangono ignoranti?

Per cui non dobbiamo criticare il Salvatore di Gerusalemme o il Salvatore di Nadia per questi mali che seguirono. I riformatori, come ad esempio i luterani, al posto di critici sterili, sono ciò che vogliamo per correggere questi mali attraverso la giusta interpretazione degli insegnamenti originali. Dio ci dà la verità, così come l’ha data a Vyasa, quando la cerchiamo ardentemente. La Verità è eterna e inesauribile. L’anima riceve una rivelazione quando è ansiosa di riceverla. Le anime dei grandi pensatori delle ere passate, che ora vivono spiritualmente, spesso si avvicinano al nostro spirito indagatore e lo assistono nel suo sviluppo. In questo modo Vyasa fu assistito da Narada e Brahma. I nostri sastra o, in altre parole, i libri di pensiero, non contengono tutto quello che possiamo ricevere dal Padre infinito. Nessun libro è privo di errori. La rivelazione di Dio è la Verità Assoluta, ma raramente è ricevuta e preservata nella sua purezza originale. Lo Srimad-Bhagavatam (11. 14.3) ci consiglia di credere che la verità, quando è rivelata, è assoluta, ma nel corso del tempo si tinge della natura di colui che la riceve, e si converte in errore a causa di continui scambi di mani di era in era. Sono quindi continuamente necessarie nuove rivelazioni per mantenere la verità nella sua purezza originaria. Veniamo perciò avvertiti di essere cauti nei nostri studi di autori antichi, per quanto saggi siano reputati. Abbiamo la completa libertà di rifiutare l’idea sbagliata, che non è approvata dalla pace della coscienza. Vyasa non era soddisfatto di ciò che aveva raccolto nei Veda, ordinato nei Purana, e composto nel Mahabharata. La sua coscienza non era in pace, non approvava il suo lavoro. Da dentro gli diceva: “No, Vyasa! Non puoi ritenerti soddisfatto con il quadro erroneo della verità che ti è stato presentato dai saggi delle ere passate! Tu stesso devi bussare alla porta dell’inesauribile dispensa di verità dalla quale i saggi precedenti hanno estratto la loro ricchezza. Vai! Vai fino alla sorgente della verità, dove nessun pellegrino incontrerà delusione di sorta!” Vyasa lo fece ed ottenne ciò che voleva. Siamo stati consigliati tutti di fare lo stesso.

Quindi dobbiamo considerare il principio della libertà come il più prezioso dono di Dio. Non dobbiamo permettere a noi stessi di essere guidati da coloro che vissero e pensarono prima di noi. Dobbiamo pensare per noi stessi e cercare di ottenere ulteriori verità, che sono ancora nascoste. Nello Srimad-Bhagavatam (11.21.23) ci viene consigliato di prendere lo spirito degli sastra, non le parole. Il Bhagavata dunque è una religione di libertà, pura verità, e amore assoluto.

L’altra caratteristica è il progresso. Senza dubbio la libertà è madre di tutto il progresso. La sacra libertà è la causa del progresso indirizzato sempre più verso l’eternità e l’infinita attività dell’amore. La libertà male utilizzata è causa di degrado, per cui il Vaisnava deve sempre essere molto cauto nell’utilizzare questo elevato e bellissimo dono di Dio.

La spirito di questo testo va ad onorare tutti i grandi riformatori e maestri che vissero e vivranno in altri paesi. Il Vaisnava è pronto ad onorare tutti gli uomini senza distinzione di casta, poichè sono colmi dell’energia di Dio. Guarda come è universale la religione del Bhagavata! Non è fatta solo per una certa classe di indù, ma è un regalo per l’uomo in generale, in qualunque paese egli sia nato, e in qualunque società sia stato educato. In breve, il Vaisnavismo è l’Amore Assoluto che lega tutti gli uomini al Dio infinito, incondizionato e assoluto. Possa la pace regnare per sempre nell’intero universo attraverso lo sforzo dei futuri eroi teso allo sviluppo incessante della sua purezza. Secondo la promessa del Bhagavata essi saranno benedetti con il potere dato dal Padre Onnipotente, il Creatore, Conservatore e Distruttore di tutte le cose in Cielo e in Terra.

Prefazione

Srila Bhaktivedanta Swami Prabhupada

Fondatore Acharya della Società Internazionale per la coscienza di Krishna

Da un discorso tenuto alla cerimonia di apertura del Sri Mayapur Chandrodoy Mandir

Siamo davvero molto fortunati di ascoltare Sua Divina Grazia, Om Visnupad Paramahamsa Parivrajakàcàrya Bhakti Raksaka Sridhar Maharaj. Per età e per esperienza egli è più anziano di me. Sono stato fortunato ad aver avuto la sua compagnia per molto tempo, forse già dal 1930. A quel tempo egli non aveva ancora accettato il sannyasa, ma aveva appena lasciato casa sua. Era andato a predicare ad Allahabad, e fu in quella occasione propizia che cominciammo la nostra relazione.

Sridhar Maharaj visse a casa mia per molti anni, per cui naturalmente ci furono molte occasioni di discutere intimamente. Egli ha delle realizzazioni così elevate sulla coscienza di Krishna che uno sverrebbe solo a sentirle. Fu sempre un mio buon consigliere, e presi i suoi consigli molto seriamente perché fin dall’inizio capii che egli era un puro devoto di Krishna. Per questo desideravo la sua compagnia. A Krishna e a Prabhupada, Srila Bhaktisiddhanta, piacque che egli mi preparasse. La nostra relazione è davvero intima.

Dopo la rottura dell’istituzione del nostro maestro spirituale volevo organizzare un’altra istituzione con a capo Sridhar Maharaj. Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura mi disse che Sridhar Maharaj è uno dei migliori predicatori della coscienza di Krishna nel mondo, per cui volevo portarlo con me ovunque. Questo era il mio desiderio più fervido. Ma dal momento che egli non poteva andare in giro per il mondo e predicare, per lo meno le persone sarebbero dovute venire da ogni luogo per ascoltarlo.

Per avanzare nella vita spirituale dobbiamo andare da qualcuno che sta davvero praticando vita spirituale. Perciò, se uno è seriamente intenzionato ti prendere istruzioni da un siksa guru, cioè un maestro spirituale istruttore, posso dirigerlo da colui che è il più elevato competente di tutti i miei Confratelli. Costui è B.R. Sridhar Maharaj. Considero Sridhar Maharaj essere persino il mio siksa guru, per cui che dire del beneficio che altri possono ricevere dalla sua associazione?

Introduzione

Tutti cercano il rasa, il piacere. Lo status del rasa è supremo. In quanto persone abbiamo la nostra esistenza soggettiva, ma il rasa, il piacere, ha la propria esistenza supersoggettiva. È una persona. Egli è ahkila rasamrta murtih: il contenitore di tutto il piacere. È Krishna. Non può esserci rasa in nessun altro posto se non in Krishna. Egli è la sorgente di tutti i differenti tipi di rasa. Quindi, a causa della nostra natura costituzionale, dobbiamo cercare Krishna.

Nel Brahma-sutra è detto: “Indaga sulla causa suprema di questo mondo. Cerca!” Da dove provengono tutte le cose? Com’è che mantengono la propria esistenza? Per mezzo di chi? E alla fine, dove entra tutto dopo la morte? È il brahma, lo spirito, il piano fondamentale da dove tutto ha origine, rimane, e alla fine rientra.

Dov’è il brahma? Il Brahma-sutra ci consiglia di indagare sulla causa prima, la causa suprema, quella che armonizza tutto. Ma Sri Caitanya Mahaprabhu e lo Srimad-Bhagavatam sostituirono questa ricerca con krsnanusandhana: la ricerca di Sri Krishna.

Brahma jijnasa, la ricerca dello spirito, è una cosa arida. È solo l’esercizio delle tue facoltà di pensiero, un trucco della ragione. Lascia perdere. Comincia la ricerca di Sri Krishna e placa la sete del tuo cuore. Rasa jijnasa, raso vai sah. Le cose acquisite dalla tua ragione non ti soddisferanno. Jnana, la conoscenza, non può placare davvero la tua sete, per cui invece di brahma jijnasa, scegli krsnanusandhana e comincia la ricerca di Sri Krishna.

Dov’è Krishna? La nostra reale esigenza sarà soddisfatta solo ottenendo il servizio a Krishna, da nessun’altra cosa. Desideriamo soddisfare le esigenze più profonde dei nostri cuori. In realtà non ci importa di sapere dove siamo o che cosa controlla tutto, ma quello che vogliamo davvero è spegnere la nostra sete di rasa, di madhurya, di dolcezza. Non dobbiamo cercare né la conoscenza né il controllore di questo mondo; dobbiamo cercare il rasa, anandam, la bellezza e il fascino.

Sri Caitanya Mahaprabhu e lo Srimad-Bhagavatam ci hanno insegnato per che cosa mendicare, per cosa pregare, che cosa volere. Ci hanno insegnato: “Se mendichi, mendica Krishna, e nessun’altra cosa.” Per cui il destino dei Vaisnava, cioè gli studenti del Bhagavata e i seguaci di Mahaprabhu, è bollato nella ricerca di Sri Krishna: non vogliamo null’altro che Krishna.

I Veda dicono: srnvantu visve amrtasya putrah: “Oh, figli del nettare, figli dell’oceano nettareo: per favore ascoltatemi. Voi siete nati nel nettare; siete nati per gustare nettare, e non dovete permettere a voi stessi di essere soddisfatti da nient’altro che nettare. Quindi, per quanto fuorviati possiate essere ora, svegliatevi, alzatevi! Cercate quel nettare, quella soddisfazione.” I Veda ci dicono: “Om!” Om significa un grande ““, “Quello che stai cercando esiste! Non scoraggiarti.” I Veda dicono che l’oggetto della tua ricerca interiore esiste. La ricerca comune a tutti i vostri cuori esiste, e la vostra sete sarà placata. Per costituzione siete fatti per quello e meritate quello, per cui non abbiate paura; non datevi per vinti. È già parte del vostro essere. Non potrete mai essere soddisfatti da nessun’altra cosa. Per cui preparatevi, dopo la vostra lunga ricerca, a ricevere quel nettare che per così tanto tempo vi è mancato, nella sua completezza di forma e qualità. È vostro diritto di nascita. È la ricchezza della vostra propria anima. Non può che essere nel vostro interno. Non avete altro affare, altra occupazione se non krsnanusandhana, la Ricerca di Sri Krishna: la Meravigliosa Realtà.

1. Coscienza di Krishna: Amore e Bellezza

All’inizio del ventesimo secolo, il poeta Bengali Hemachandra scrisse: “Ci sono così tanti paesi che stanno guadagnando una posizione sempre più prominente; il Giappone è un paese molto piccolo, ma sta sorgendo come il sole. Solo l’India è sotto un eterno torpore.” Quando menzionò l’altra parte del mondo disse: “L’America si sta levando vigorosamente, come se stesse per inghiottire il mondo intero. Talvolta lancia un grido di guerra, e tutto il mondo trema. Il suo entusiasmo è talmente grande e intenso che pare voglia strappare il mondo dal sistema solare e dargli una nuova forma, modellarlo diversamente.” Così Hemachandra descrisse l’America. Allo stesso modo Bhaktivedanta Swami Maharaj venne a dare al mondo una nuova forma attraverso la coscienza di Krishna. Una volta disse: “Dobbiamo andare là e costruirlo diversamente, attraverso la coscienza di Krishna.”

Che cos’è la coscienza di Krishna? Coscienza di Krishna significa vero amore e bellezza. Il vero amore e la bellezza devono predominare; non l’egoismo o lo sfruttamento. Generalmente, quando vediamo qualcosa di bello, pensiamo che la bellezza debba essere sfruttata ma, in realtà è la bellezza che sfrutta, la bellezza è padrona, e la bellezza è il principio controllore.

E che cos’è l’amore? Amore significa sacrificarsi per gli altri. Non dovremmo pensare che il sacrificio debba essere fatto per soddisfare noi. Chi deve essere il destinatario del sacrificio? Siamo noi? No. Noi apparteniamo al gruppo di coloro che sacrificano loro stessi: il gruppo negativo predominato, il gruppo Mahabhava. Il principio basilare dell’amore è il sacrificio, ma sacrificio per chi? E chi è il beneficiario del sacrificio? L’Amore è il beneficiario. Ciascuno dovrebbe contribuire per il centro, ma nessuno dovrebbe trarre energia da lì. “Morire per vivere.” Con questo spirito dovremmo unirci e lavorare per il vero amore e la bellezza.

LA BANDIERA DELL’AMORE

Così la bellezza sarà vincente nel mondo. L’amore sarà vincente nel mondo. Sacrificheremo tutto per vedere la bandiera dell’amore divino sventolare su tutto il mondo, poichè una particella di quell’amore divino sarà in grado di mantenere e distribuire la pace in tutte le direzioni. Proprio come i soldati che combattono dedicano ogni cosa, e danno la loro vita affinché i loro compatrioti siano in futuro beneficiati, così dovremmo sacrificare le nostre vite e lavorare per portare vera pace a tutti.

A Vrindavana, la terra di Krishna, il livello del sacrificio è illimitato. I devoti che vivono là sono desiderosi di rischiare ogni cosa per Krishna. Se tale principio di sacrificio venisse incoronato, automaticamente ci sarebbe la pace.

La coscienza di Krishna dovrebbe venire incoronata sopra a tutte le altre concezioni. Tutte le altre concezioni sono intese per servire la coscienza di Krishna. L’ideale di Vrindavana, la dimora di Krishna, è al di sopra di tutti gli altri ideali. In una comparazione teista, la concezione del lila di Sri Caitanya Mahaprabhu è sopra a tutte le altre concezioni. Lì il teismo raggiunge il suo zenit. Quello è il nostro obiettivo supremo e, passo per passo, dovrebbe essere spiegato, ragionato, accettato e predicato.

MORTE ATOMICA

Senza questo, che sorta di beneficio vi aspettate di ricevere dalla vostra presente occupazione? Solo la morte vi sta aspettando. Siete così orgogliosi di questa civilizzazione scientifica e ve ne vantate così tanto, ma la morte, che sia atomica o naturale, vi aspetta. Non potete evitarla. Un poeta inglese ha scritto:

Gli araldi dell’aristocrazia, la pompa del potere,

e tutta quella bellezza, tutta quella ricchezza ineguagliabile

aspetta ugualmente l’ora inevitabile:

i sentieri della gloria non conducono che alla tomba.

Thomas Gray “Elegia in un cimitero di campagna

Non vi preoccupate di risolvere il pericolo più grande. Dite di essere grandi pensatori, che siete grandi uomini, e che meritereste il rispetto della società, ma qui il problema comune e inevitabile per ogni atomo è la morte. Qual è il vostro contributo per risolvere il pericolo più grande, che sta aspettando di divorare ognuno, dallo scienziato, all’insetto, al virus? Qual è la vostra soluzione per la morte? Quali passi avete fatto per risolvere questo pericolo universale? Ciò che voi state facendo attualmente è sfruttare, e come reazione state incoraggiando un tipo di vita inferiore. State sfruttando la natura, e tutti coloro che traggono benefici da questo dovranno restituire fino all’ultimo soldo e con gli interessi.

“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Questa è la vostra affermazione, ma cosa avete fatto per risolvere ciò? State mettendo in pericolo il destino del mondo a causa delle vostre affascinanti proposte di apparenti comodità. Ma che senso ha questo? State eludendo il più grande ed inevitabile pericolo, per cui la vostra vita è spesa inutilmente. In un certo senso, voi siete traditori della società. Venite con coraggio ad affrontare e risolvere il vero problema, il problema comune, la questione più rischiosa; se non potete fare questo dovreste abbandonare il campo e andare via. Lasciatelo a noi. Vi proveremo che il mondo è un luogo di perfetta felicità: visvam purna sukhayate.

IMMERGITI PROFONDAMENTE NELLA REALTÀ

Ma per comprendere questo, dovrai immergerti in profondità, non nel piano del corpo e della mente, ma nel piano dell’anima. Dovrai immergerti profondamente nella realtà che è dentro di noi. Non è una cosa estranea che bisogna prendere in prestito, poiché l’anima è all’interno di ognuno, persino degli insetti e degli alberi. Per cui dobbiamo elevarci al piano dell’anima. Elimina i tuoi rivestimenti fisici e mentali e scopri il tuo vero sé. Lì troverai la chiave, l’indicazione che conduce al mondo dove la vita vale la pena di essere vissuta.

La soluzione c’è; molti mahajana, cioè grandi santi di diverse sette religiose, hanno dato degli indizi, ma la nostra dichiarazione è che l’India ha offerto la concezione più elevata del mondo spirituale nella Bhagavad-gita e nello Srimad-Bhagavatam. Per questo sfidiamo tutti voi: non siamo sognatori; siamo i più pratici pensatori, noi non evitiamo nessun grande problema dicendo: “Oh, non può essere risolto.” Non apparteniamo al gruppo di coloro che vogliono ottenere facilmente fama e prestigio. Non vogliamo mescolarci con questi mistificatori. Venite e vedrete che il piano della realtà può essere trovato. Non vi viene richiesto di spendere meno energia nella vostra attuale campagna, per cui accettate il nostro programma. Provatelo e vedrete.

Dove sei? Chi sei? Qual è la vera natura del mondo? Nel Corano, nella Bibbia e nei Veda e in tutte le altre scritture, è stata data una speranza e degli accenni riguardo alla vita nel piano della realtà. Possibile che tutto questo sia una beffa? Che fascino hanno proposto i materialisti? Quell’incanto è solo per coloro che desiderano ingannarsi, e tutto ciò li sta trascinando nel paese del prestito e del debito, nella terra dove “ogni azione ha una reazione uguale e contraria.” Quindi una civiltà divina dovrebbe essere estesa a questo piano. Dobbiamo provare a percorrere il sentiero che è stato suggerito dai grandi santi e dalle scritture. Non è irrazionale. Non è follia. Vieni, la ragione può venire applicata anche qui.

Sri Caitanya Mahaprabhu diede una soluzione a tutti i nostri problemi con un esempio allegorico. Disse: “Vediamo che sei in condizione di povertà, ma esiste una felice soluzione. La tua ricchezza è sepolta nella tua stessa stanza: cerca di dissotterrarla. Non devi però avvicinarti ad essa dal lato sud, con il metodo del karma del dare e prendere, poiché qualunque cosa tu farai comporterà delle reazioni che ti cattureranno e disturberanno, e così non avrai il tempo di raggiungere il tuo tesoro. Se avvicini quella ricchezza nascosta dal lato occidentale, attraverso il metodo dello yoga, manipolando le forze sottili della natura per ottenere poteri mistici soprannaturali, rimarrai incantato e la tua attenzione verrà deviata dalla meta desiderata. La tua stessa attività, incanalata nella direzione sbagliata, creerà ostacoli al raggiungimento del tuo obiettivo.

IL SAMADHI SPETTRALE

“Se ti avvicini al tesoro da nord, il lato del grande brahmasmi, la concezione impersonale, con l’aiuto della logica Vedantica erroneamente interpretata, allora entrerai nell’eterno samadhi, quel grande spettro ti inghiottirà, la tua esistenza non avrà più luogo. Chi verrà quindi a godere la pace data dall’ottenimento della ricchezza? Solo se ti avvicini dal lato orientale, con l’aiuto della devozione, otterrai facilmente quella ricchezza. Quella è la direzione del sole nascente, della luce che dà la direzione. E quella luce non è fatta dalle nostre mani; quella luce proviene dalla sorgente di tutta la luce: la verità rivelata. Si propaga da un quartiere a noi sconosciuto. Quella luce è conoscenza rivelata, bhakti, il sentiero della devozione.

Adotta quel sentiero nella tua ricerca della reale ricchezza che è al tuo interno, e facilmente troverai il tuo sé, il quale è così meraviglioso (ascaryavat pasyati kascid enam). Nello scoprire che il tuo sé è così meraviglioso ti vergognerai pensando: “Come ho potuto essere stato incantato dal fascino di questo mondo materiale? Io sono l’anima. Come è stato possibile che maya abbia avuto una tale potenza incantatrice su di me, al punto che il mio sé, che è così meraviglioso e così prezioso, fosse sommerso nell’illusione? La pace che è al mio interno è stata grandemente ammirata dagli spiritualisti, ma sono venuto in contatto con cose mortali, sgradevoli e corrotte. Come è stato possibile? È incredibile, ma sono stato sviato.”

Quindi dall’atma al Paramatma, dall’anima alla Superanima, e poi da Vasudeva a Narayana, e da Narayana a Krishna, la comprensione progressiva della realizzazione di Dio non è ascientifica; è davvero scientifica. Questa è vijnana, conoscenza scientifica:

jnànam te’ ham sa-vijnànam

idam vaksyàmy-aesatah

yaj jnatva neha bhuyo `nyaj

jnatavyam avasisyate

Nella Bhagavad-gita (7.2) Krishna dice: “Arjuna, ora ti spiegherò questa conoscenza scientifica non solo a proposito dell’anima, ma anche della sua potenza. La mente, i sensi e le influenze della natura sono tutti non-atma, o materiali. Esiste un accostamento diretto e indiretto verso la realtà; ed ora te lo spiegherò. Per favore ascoltaMi attentamente: jnanam te `ham sa vijnànam. Cosa significa? Ci sono Io e c’è la Mia potenza, e la jiva, l’entità vivente, è la potenza marginale che riempie tutti questi mondi materiali.” Se la jiva-sakti, la potenza spirituale, fosse tolta, allora ogni cosa sarebbe come pietra, e chi si occuperebbe di sfruttare? Tutta questa aggressività, questa tendenza allo sfruttamento cesserebbe se la potenza marginale, la jiva, venisse estratta dalla materia. Ogni cosa sarebbe morta. L’anima è entrata in questa coscienza materiale e ne ha fatto una cosa mobile. Dovresti capire questo correttamente, in modo scientifico. Non ci manca l’abilità di darti una spiegazione scientifica.

IL PIANO DELL’AUTOINGANNO

Qui viene presentata una concezione più elevata del mondo sottile. Esso è reale, mentre il luogo dove stai cercando con ogni sforzo di stabilirti, il luogo che tu consideri reale, è irreale:

yà nisa sarva-bhutanam

tasyam jàgarti samyami

yasyàm jàgrati bhútàni

sà nisà pasyato muneh

“Sei addormentato nei confronti del tuo vero interesse e della reale verità, mentre sei desto nel piano dell’ autoinganno.” Dobbiamo posizionarci nel piano della realtà, e cercare di fare del nostro meglio per farlo capire anche agli altri.

Predicare significa questo: “Ho sinceramente fede nella coscienza di Krishna e l’assaporo al massimo. Sono convinto che anche le mie aspettative future possano trovare qui la loro soddisfazione. Poiché sento che tutto ciò è molto gustoso, utile e salutare, sono venuto a distribuirlo anche a voi, amici miei. Dovremmo condurre le nostre vite in accordo ai principi della coscienza di Krishna, così come è stato insegnato dal maestro spirituale. Adottate questa coscienza, e la meta della vostra vita sarà raggiunta con successo.”

RASA, FELICITA’, ESTASI

In questo modo dobbiamo avvicinare tutti con la coscienza di Dio, la coscienza di Krishna. Dobbiamo mostrare come la coscienza di Dio in ultimo si fonde nella coscienza di Krishna. Dobbiamo provare abilmente, passo per passo, che Krishna è la riserva di tutto il piacere (akhila rasàmrta murtih). Che cos’è la coscienza di Krishna? Rupa Goswami ha dato una definizione scientifica. Rasa, il piacere, non può essere evitato. Tutti cerchiamo il rasa. Ciascuno, ogni unità, persino la più piccola unità del mondo, anela sempre al rasa, alla felicità, all’estasi, e tutte le sfumature possibili di rasa sono personificate in Krishna. Cerca di comprendere come funziona. Che cos’è il rasa? Qual’è la sua natura? Come si può tracciare un confronto tra i rasa? In questo modo, passo per passo, dovrai arrivare alla concezione Krishna di Dio. Non è un racconto tratto dalle antiche scritture dell’India. Krishna non è l’oggetto di un racconto, ma è un fatto. Devi venire ad affrontare quel fatto vivente, quella realtà. Noi cercheremo di fare del nostro meglio per mostrarti come sia un fatto. Krishna è un fatto. Egli è una realtà, e la realtà è per se stessa.

Devi pagare per arrivare alla meta. Devi “morire per vivere”, e così avvertirai che non è un imbroglio. Quando comincerai a progredire nel percorso, lo capirai (bhakti pare sanubhavo viraktir anyatra ca). Ad ogni passo in avanti sentirai queste tre cose: soddisfazione, sostegno, e sradicamento della tua fame. Tutti i tuoi desideri diminuiranno. Generalmente pensiamo: “Voglio questo, voglio quello, voglio tutto; ma nonostante ciò non riesco ancora a soddisfare la mia fame.” Ma avvertirai che la fame si placherà mano a mano che progredirai nella coscienza di Krishna, e i desideri per quegli oggetti che pensavi ti potessero dare sollievo, se ne andranno automaticamente. La loro influenza non continuerà; si ritireranno, e la tua inclinazione naturale per l’avanzamento spirituale aumenterà automaticamente, e in questo modo il tuo progresso subirà un’accelerazione. “Sentirai a livello pratico queste tre cose, per cui vieni e constata tu stesso ciò che diciamo.” In questa maniera devi accostare chiunque, lasciando il risultato al Signore.

FRUTTI DELL’ENERGIA

Noi siamo solo agenti, e lavoriamo perché Lui ce lo ha ordinato; in questo modo dobbiamo ricordare che cos’è bhakti, che cosa significa realmente devozione. Qualunque cosa faccia, lo stipendio che guadagno, non è per me; io sono solo un agente. Il beneficio dovrebbe andare al proprietario, al mio maestro, Krishna. Dovremmo agire con questa idea, solo così sarà bhakti. Altrimenti saremo impegnati nel karma-kanda: nella caccia del frutto. Voglio godere dei risultati del karma, ma il risultato dovrebbe andare al mio maestro. Sono il Suo servitore, e sto lavorando alle Sue dipendenze. Sono il Suo schiavo; non sono il proprietario. Non sono la persona adatta ad essere il recipiente dei frutti dell’energia. Il Maestro dell’energia è il Signore Supremo, e tutti i prodotti dell’energia dovrebbero andare a Lui. Questo concetto non deve essere alterato durante la pratica di vita spirituale. Questa dovrebbe essere l’attitudine di ogni lavoratore. Allora sarà davvero bhakti. Noi non siamo i destinatari; Lui è il destinatario. Dobbiamo essere sempre coscienti che Lui è il solo beneficiario. Solo allora siamo devoti. Noi non siamo i beneficiari, ma lavoratori disinteressati.

È detto nella Bhagavad-gita (2.47):

karmany evadhikaras te

ma phalesu kadacana

ma karma-phala-hetur bhur

ma te sango `stv akarmani

“Hai il diritto di compiere il tuo dovere, ma non hai il diritto di godere dei frutti del tuo lavoro.” Questa è una grande avvertenza. Krishna dice: “Non pensare mai che dal momento che non sei il beneficiario dei frutti delle tue azioni, tu non debba affaticarti nel lavorare.” Quella è la più atroce delle condanne: pensare che siccome io non sono il beneficiario, allora non sia necessario lavorare. Anche l’attività disinteressata è di ordine inferiore. Invece dobbiamo eseguire attività pie per la soddisfazione del Signore Supremo. Quella è bhakti, o devozione. Anche nella bhakti esiste una gradazione: esiste infatti una grande divisione tra vidhi-bhakti e raga-bhakti, ossia devozione calcolata e devozione spontanea.

AUTOCRATE, DESPOTA E BUGIARDO

Dio non è un re costituzionale, ma è un autocrate. Lavorare per un autocrate è il concetto più elevato di sacrificio. Quale grado di dimenticanza di sé e di coraggio è richiesto per lavorare per un autocrate, un despota, un bugiardo che è al di sopra di tutto? E non solo, ma quella è la Sua normale posizione. Non è che sia un comportamento temporaneo, ma è la Sua eterna natura interiore. Krishna è un autocrate perché la legge emana da Lui. Un autocrate è al di sopra della legge. Quando si è in molti c’è bisogno di leggi; ma quando esiste una sola persona, non c’è bisogno di alcuna legge. Krishna è un despota, ma Lui è il Bene Assoluto. Se il Suo dispotismo venisse limitato, il mondo ne perderebbe. Il Bene deve fluire pienamente. E’ questo un male? Che obiezione ci può essere a ciò? Il Bene deve essere libero di fluire ovunque. Se diciamo che Dio è il Bene Assoluto, che cosa possiamo perdere nel dare a Lui l’autocrazia? L’autocrazia dovrebbe forse essere data agli sciocchi e agli ignoranti? No. Il Bene Assoluto deve avere la piena autocrazia. La legge non può legare le Sue mani. In quel caso saremmo perdenti. E Krishna è un bugiardo, per adescarci. Dal momento che non possiamo comprendere appieno la verità, per attrarci gradualmente verso di essa, Egli è diventato un bugiardo.

La prima cosa che va capita è che Lui è la personificazione della bontà, per cui ogni cosa che emana da Lui non può che essere buona. Qualunque difetto è dalla nostra parte. Noi siamo usurpatori, non Lui. Ma Egli mostra questo come Suo gioco, lila. Ogni cosa appartiene a Lui, perciò non c’è menzogna. Quando Lui disse: “Sia la luce”, ci fu luce e quando disse “Che sia acqua”, ci fu acqua. Se Egli ha una tale potenza, come può esserci spazio per la menzogna?

Dobbiamo sacrificare noi stessi per Krishna perché Lui è bene, bellezza e amore assoluti. Fede e disinteresse sono richiesti ad un livello davvero elevato. Se accettiamo la coscienza di Krishna come nostro ideale supremo, è richiesto moltissimo sacrificio, ma sacrificio significa vita: “Morire per vivere.” Non c’è perdita nel sacrificio. Non possiamo che guadagnarci nel dare noi stessi.

Per cui la predica, cioè kirtana, è vista come il mezzo che conduce al fine. Ci sono così tante vie attraverso le quali possiamo avvicinare le anime di questo mondo con il kirtana: personalmente, attraverso i libri, o eseguendo sankirtana, cioè cantando collettivamente il Santo Nome. Aiutando gli altri aiutiamo noi stessi: aiutiamo la nostra fortuna e la nostra fede. Eseguendo kirtana non solo gli altri saranno beneficiati, ma anche noi lo saremo eternamente.

VACUUM ETERNO

Krishna dice nella Bhagavad-gita (2:47): “Non pensare mai di non dover compiere il tuo lavoro (ma te sango `stv akarmani). Siccome ti viene richiesto di lavorare per Me, smetterai di lavorare? Non sottoporti ad una tale reazione dolorosa, perché in quel modo sarai condannato. Non smettere di lavorare, non scioperare. No. Quello è un vacuum, un vuoto pericoloso. Non tuffarti in quell’eterno nulla, bensì lavora per me, così prospererai.” Krishna dice: Abbandona tutti i tipi di dovere, e semplicemente arrenditi a Me (sarva dharman parityajya mam ekam saranam vraja). Questa è la Mia posizione: Io sono il tuo guardiano, il tuo amico, il tuo tutto. La meta della tua vita si trova in Me. Credici Aduna. Per lo meno Io non ti inganno. Puoi esserne certo poiché tu sei Mio amico, “

man-mana bhava mad bhakto

mad-yàji mam namaskuru

mam evaisyasi satyam te

pratijàne priyo `si me

“Pensa sempre a Me, e diventa Mio devoto. Adora Me e prostrati dinanzi a Me. Così facendo certamente verrai a Me. Mio caro amico, te lo giuro, ciò che dico è la verità: Io sono tutto. Cerca di venire a Me; Io sono la meta, la soddisfazione della vita, non solo per te, ma per tutti. Da una considerazione assoluta tale è la Mia posizione. Se non altro, tu sei Mio amico, non ti ingannerò. Puoi crederMi. Ti prometto che questo è ciò che sono.”

In questa occasione Krishna esprime sfacciatamente Se stesso: È venuto a perorare la Sua stessa causa per il nostro beneficio. Tutto ciò è stato annotato nella Bhagavad-gita per guidarci. Il Signore Krishna venne come Sri Caitanya Mahaprabhu per parlare di Se stesso. Venne come Suo stesso propagandatore con i Suoi compagni eterni. Portò persino Srimati Radharani, la devozione personificata, insieme a Lui, dicendo: “Mostrerò quanto è affascinante la Tua posizione al Mio servizio, quanto bella e dignitosa possa essere la devozione della Mia altra metà. Vieni insieme a Me.” Anche Baladeva venne come Nityananda Prabhu per distribuire questo messaggio, e Vrindavana è venuta a mostrarSi come Navadwip. Per cui siamo estremamente indebitati con il predicatore; specialmente quando Krishna stesso è venuto a propagare e a mostrare quanto meraviglioso, magnanimo e capace di sacrificio sia l’amore divino.

2. I santi, le scritture e i guru

Lo scopo del pellegrinaggio è ascoltare dalle persone sante che risiedono nei luoghi sacri. Quella che segue è una conversazione tra Srila Sridhara Maharaj e tre studenti europei andati in India alla ricerca della verità.

Sridhar Maharaj: Perché siete venuti in India?

Studente: Siamo venuti in pellegrinaggio. Siamo venuti a visitare i luoghi sacri come Navadwip, Vrindavana, e Jagannatha Puri. Questa era la ragione principale che ci ha condotto qui.

Sridhar Maharaj: Come siete venuti a conoscenza di queste cose? Attraverso i libri?

Studente: Sì, grazie ai libri di Srila Prabhupada.

Sridhar Maharaj: Quale libro?

Studente: La Bhagavad-gita.

Sridhar Maharaj: Oh, “La Bhagavad-gita così com’è” di Bhaktivedanta Swami Maharaj.

Studente: Sì.

BHAGAVAD-G1TÀ: “CURA TE STESSO”

Sridhar Maharaj: Molti anni fa, uno studioso tedesco espresse la sua opinione secondo la quale la Bhagavad-gita è la più elevata letteratura spirituale. Secondo il suo punto di vista la Bhagavad-gita ci consiglia chiaramente di non cercare di correggere l’ambiente, ma di correggere noi stessi, di armonizzarci con il mondo esterno. Quella è la chiave dei consigli della Bhagavad-gita: “Cura te stesso.” Non abbiamo alcun potere di apportare cambiamenti all’ambiente. Esso è predisposto dalla volontà divina. Il nostro ambiente, la somma totale di tutte le forze agenti all’esterno di noi è irremovibile. Non abbiamo la capacità di interferire con l’ambiente; sarebbe solo uno spreco di energia. Piuttosto dobbiamo cercare di correggere noi stessi così che possiamo armonizzarci con le circostanze esterne: questa è la chiave del nostro successo nella vita (tat te `nukampam susamiksamano). Abbiamo il nostro dovere da compiere, ma non dobbiamo aspirare ai risultati delle nostre attività; il risultato dipende da Krishna (karmany evàdhikàras te ma phalesu kadàcana). Noi facciamo la nostra parte; allo stesso tempo migliaia di milioni di altri individui fanno la loro, contribuendo a creare l’ambiente. Per cui, dobbiamo compiere il nostro dovere, ma dovremmo accettare il risultato che ne segue come il migliore, poiché è disposto dall’Assoluto. Le nostre attività individuali comportano molti differenti risultati, ma dobbiamo vedere come la volontà assoluta armonizzi ogni cosa, compresi noi stessi.

La nostra responsabilità consiste solo nell’adempiere il nostro dovere. Non dovremmo mai aspirare ad alcun particolare accomodamento; l’ambiente andrà avanti per conto suo. Noi non abbiamo il potere di cambiarlo. Piuttosto dobbiamo cercare, al meglio delle nostre capacità, di cambiare noi stessi così che possiamo vivere in armonia con l’ambiente.

La nostra responsabilità non consiste mai nel godere dei risultati delle nostre azioni. Se lavorassimo per un particolare risultato e non dovessimo ottenerlo, dovremmo forse scoraggiarci? No! Dovremmo continuare a compiere il nostro dovere. Qualunque cosa dovessimo ottenere dovrebbe essere offerta all’infinito, e l’infinito modellerà i risultati a modo Suo., Krishna dice: “Non agire mai aspirando ad un determinato risultato. Allo stesso tempo, non essere pigro, non essere inutile. Continua ad adempiere il tuo dovere indipendentemente dalle conseguenze esterne.”

Studente: Mentre agiamo così dovremmo ricordare Krishna?

Sridhar Maharaj: Sì. Allora saremo in grado di venire a contatto con Krishna e gradualmente realizzeremo che l’ambiente ci è favorevole. Quando le reazioni delle nostre azioni precedenti scompariranno, scopriremo che ogni onda ci porta buone nuove. Quando scomparirà la nostra attitudine egoista, ci ritroveremo nel mezzo di dolci onde. Dovremmo cercare di farla finita con tutti gli sbagli che abbiamo fatto finora. Dobbiamo compiere il nostro dovere senza aspettarci alcun particolare risultato, lasciandolo all’infinito.

DISSOLVERE L’EGO

Così verrà un giorno in cui il nostro sentimento egoistico si dissolverà, e dall’interno, il nostro vero sé, che è membro del mondo infinito, balzerà su e si risveglierà in quell’ambiente. Lì, ogni cosa è dolce. La brezza è dolce, l’acqua è dolce, gli alberi sono dolci, qualunque cosa incontriamo è dolce, dolce, dolce.

Il nostro ego interiore è nostro nemico e per dissolvere quell’ego dobbiamo compiere il nostro dovere nel modo che riteniamo appropriato, ma mai aspettarci che vi sia alcun responso secondo il nostro volere. Se adottiamo questo karma-yoga, in breve tempo ci renderemo conto di come il falso ego, che era sempre in attesa di qualcosa di perverso per i suoi fini egoistici, svanirà; e l’ampio, vasto io interiore emergerà, e saremo così in armonia con l’intero universo. Quel mondo armonioso apparirà dinanzi a noi, e la copertura causata dai desideri egoistici scomparirà.

La causa del nostro malessere non è al di fuori, ma dentro di noi. Un Vaisnava paramahamsa, un santo situato sulla piattaforma più elevata, vede che ogni cosa va bene. Non trova nulla di cui lamentarsi. Quando una persona riesce a vedere che tutto è estremamente buono e dolce, significa che ha raggiunto il piano divino. Il nostro falso ego crea solo disturbo; e quell’ego dovrebbe essere dissolto. Non dovremmo pensare che l’ambiente è nostro nemico, bensì cercare intensamente di percepire la grazia di Dio in qualunque cosa o situazione ci imbattiamo, persino se essa si presenta apparentemente come un nemico. Ogni cosa è la grazia del Signore, ma noi non riusciamo a vederla; anzi, vediamo l’opposto. La sporcizia è nei nostri occhi. In verità, ogni cosa è divina. Tutto è manifestazione della grazia del Signore. Il male è nei nostri occhi. Noi siamo malati, e se quella malattia venisse curata, scopriremmo che ci troviamo nel mezzo di un mondo misericordioso, Solo gli strati di desideri ci ingannano così che non riusciamo ad avere una visione chiara del mondo. Un vero studente della scuola devozionale adotterà un tale atteggiamento verso l’ambiente e verso il Signore. Dobbiamo pensare che il volere del Signore è presente ovunque. Persino un filo d’erba non si può muovere senza il benestare dell’Autorità Suprema. Lui osserva e controlla ogni dettaglio. Dobbiamo guardare l’ambiente con ottimismo. Il pessimismo è dentro di noi. Il nostro ego è responsabile di ogni sorta di male.

FELICITÀ INFINITA

Questo è Vaisnavismo. Se possiamo fare questo, allora la nostra malattia guarirà all’istante; e ci troveremo nel mezzo di una felicità infinita. Attualmente la nostra tendenza è quella di curare ciò che vediamo esternamente a noi. Pensiamo: “Voglio che ogni cosa sia sotto il mio controllo, il mio dolce volere. Quando ogni cosa mi obbedirà, sarò felice.” Ma dobbiamo assumere l’atteggiamento opposto. Come ha detto Mahaprabhu:

trnad api sunicena

taror api sahisnuna

amanina manadena

kirtaniyah sada harih

Non dovremmo opporre resistenza all’ambiente. Se si presenta qualche cosa di indesiderabile dovremmo tollerarlo con tutta la nostra pazienza. Persino se qualcuno ci attacca non reagiremo violentemente; dobbiamo praticare la tolleranza fino all’estremo. Onoreremo tutti, ma non cercheremo alcun onore.

In questo modo, con il minimo consumo di tempo ed energia possiamo raggiungere l’obiettivo supremo: il piano dove vive Krishna stesso. Quello è il piano più fondamentale dell’esistenza. In quel momento, tutti i rivestimenti che ricoprono l’anima si dissolveranno e morranno, e l’anima interiore si risveglierà e si scoprirà a giocare in una dolce onda, danzando e facendo festa a Vrindavana, con Krishna e i Suoi devoti. Che cos’è Vrindavana? Non è una favola, né una storia inventata. Il piano più ampio ed esteso dell’intero universo è fatto di bellezza, dolcezza e felicità, e tutto ciò è presente a Vrindavana nella sua pienezza. Dobbiamo immergerci profondamente in quel piano di realtà.

Il nostro ego ci ha portato a galleggiare su una superficie di falsi problemi, maya: l’illusione. Un miscuglio di istanze incompatibili, e la ricerca di soddisfazioni egoistiche ci hanno portato qui, e tutto questo deve essere dissolto una volta per sempre. Solo allora, il nostro sé dorato emergerà dall’interno, e ci ritroveremo nel piano di un felice sentimento danzante, con Krishna a Vrindavana.

L’AUTODETERMINAZIONE DI HEGEL

Nel linguaggio Hegeliano, questo viene chiamato “autodeterminazione.” Autodeterminazione significa che dobbiamo morire per vivere. Dobbiamo lasciare la nostra vita materiale e tutte le nostre abitudini materiali; se vogliamo ottenere la vera vita dobbiamo morire così come siamo attualmente. Dobbiamo abbandonare il nostro falso ego. Le nostre abitudini materiali, acquisite nel corso di diverse nascite, si sono assemblate sottilmente sotto forma di falso ego. Queste abitudini non provengono solamente dall’esperienza della nascita umana, ma persino dalle nascite animali, vegetali e tante altre ancora. Coscienza di Krishna significa la totale dissoluzione del falso ego. Quella figura ibrida ed egoista che è dentro di noi è nostra nemica. Il vero sé è inesorabilmente sepolto sotto il falso ego. Così grande è la profondità della nostra dimenticanza che non sappiamo neppure chi siamo. Per cui, come disse Hegel, il grande filosofo tedesco, dobbiamo “morire per vivere.”

La realtà è da se stessa e per se stessa. Il mondo non è stato creato per il nostro fine egoistico; ha uno scopo universale, e noi siamo parte integrante di esso. Dobbiamo venire ad un accordo con il tutto. Il tutto completo è Krishna, ed Egli sta danzando, giocando e cantando a modo Suo. Dobbiamo entrare in quella danza armoniosa.

Essendo infinitesimali, come possiamo credere che l’infinito possa essere controllato da noi? Che tutto possa funzionare per il nostro capriccio? Questo è il pensiero più perverso e nefando mai concepito, e noi stiamo soffrendo a causa di tale malattia. Questo è il problema reale della società, e la nostra ricerca dovrebbe essere mirata a risolverlo.

Studente: Questo significa che dobbiamo abbandonare completamente la vita materiale?

Sridhar Maharaj: Non subito. Ciascuno deve progredire gradualmente, in accordo con la sua particolare situazione. Se una persona ha troppa attrazione verso la vita mondana e la lascia improvvisamente, può succedere che in seguito non riesca a mantenere i suoi voti; può di nuovo cadere. Per cui dobbiamo progredire gradualmente a seconda delle capacità personali. Questo deve essere considerato. Tuttavia dovremmo sempre essere ansiosi di abbandonare ogni cosa e dedicarci esclusivamente al dovere più elevato. Coloro che hanno coraggio a sufficienza salteranno nell’ignoto, pensando: “Krishna mi proteggerà, sto saltando nel nome di Dio; Lui è ovunque, mi prenderà in grembo.” Con questa idea, uno che desidera davvero la verità, salterà in avanti.

Studente: Ho un problema. Per dieci anni mi sono astenuto dal mangiare carne, pesce e uova. Ho evitato cose materiali: non ho attrazione per esse. Ho lasciato tutto questo alle spalle. Ma c’è una cosa che voglio e non voglio abbandonare allo stesso tempo: la ganja (marijuana).

Sridhar Maharaj: Quella è una piccola cosa. Esistono tre vere difficoltà: la prima sono le donne, la seconda i soldi, e la terza il buon nome e la fama. Questi tre sono nostri nemici. L’intossicazione causata dalla marijuana è una piccola cosa. Chiunque può abbandonarla facilmente. Ma queste tre cose costituiscono l’aspirazione fondamentale di ogni animale, albero, uomo o dio. Queste tre sono ovunque. Ma l’intossicazione e altre abitudini transitorie sono cose trascurabili e possono essere superate molto facilmente. Così come gradualmente ci siamo assuefatti agli intossicanti, così dobbiamo smettere, gradualmente, non improvvisamente.

Proprio dopo la seconda guerra mondiale, leggemmo sul giornale che Goering, un generale dell’aviazione di Hitler, era solito assumere molti intossicanti. Quando però fu messo in carcere non gli venne più somministrata alcun tipo di droga. Si ammalò, ma la cura continuò e così guarì. Il suo male fu curato con la medicina. Anche noi abbiamo visto molte persone assuefatte all’oppio, che dopo essere entrate nel tempio hanno gradualmente abbandonato il loro vizio.

Molti cosiddetti “sadhu” fumano marijuana. Aiuta la concentrazione, ma quel tipo di concentrazione è per la mente materiale, disturba la fede. È nemica della fede. Nessun tipo di intossicazione materiale ma solo la fede ci può condurre alla meta desiderata. L’anima fuorviata pensa che la marijuana, l’hashish, e così tante altre cose possano aiutarci nella meditazione. Può avere qualche effetto, ma è materiale e ci frustrerà nel momento del bisogno. Queste cose non possono aiutarci ad elevarci molto in alto.

SESSO, DROGA E ORO

La Srimad-Bhagavatam (1.17.38) ci consiglia di rifiutare queste cinque attività: dyutam, gioco d’azzardo o diplomazia; panam, intossicazione, incluso tè, caffè, betel…; striyah, sesso illecito; suna, la macellazione di animali, e negoziare con l’oro. Commerciare con l’oro rende apatici nel progresso nella linea della fede. Queste cinque attività sono molto allettanti.

Come si può sostenere che il vizio dell’intossicazione ci possa aiutare a meditare sul trascendentale, quando Devarsi Narada dice, yamàdibhir yoga­pathaih kàma-lobha-hato muhuh: persino ciò che acquisiamo attraverso la meditazione è temporaneo e non ha un effetto permanente. Solo una fede profonda nella linea della pura devozione può realmente aiutarci.

SANTI: SCRITTURE VIVENTI

Studente: Quindi come possiamo accrescere la nostra fede nella coscienza di Krishna?

Sridhar Maharaj: Come sei arrivato a concepire la coscienza di Krishna?

Studente: Leggendo la Bhagavad-gita.

Sridhar Maharaj: Bhagavad-gita. Cioè dalle scritture. E le scritture da chi sono state scritte? Qualche santo. Per cui, l’associazione con i santi e i consigli delle scritture sono entrambi necessari. Il santo è la scrittura vivente, mentre le scritture ci istruiscono in modo passivo. Un santo ci può insegnare attivamente, e possiamo ricevere un beneficio passivo dalle scritture. L’associazione con le scritture e i santi ci può aiutare a raggiungere la realizzazione ultima: sadhu sastra krpaya haya. I santi sono più potenti. Coloro che vivono la vita secondo i consigli scritturali sono scritture personificate. In loro compagnia, e per la loro grazia, possiamo assimilare quella suprema, sottile conoscenza e fede.

Tutte le nostre esperienze sono vane nel tentativo di ottenere la destinazione ultima; solo la fede può condurci là. Il mondo spirituale è lontano, molto al di là della giurisdizione della nostra limitata esperienza visiva, uditiva e mentale. L’esperienza dell’occhio, dell’orecchio e della mente è misera e molto limitata, ma la fede può innalzarsi e perforare quest’area, ed entrare nel regno trascendentale.

La fede dovrebbe essere sviluppata con l’aiuto delle scritture e dei santi. Loro ci aiuteranno a capire che il mondo spirituale è reale e questo mondo è irreale. In quel momento, questo mondo materiale sarà notte per noi, e quello sarà giorno. Attualmente il mondo eterno ci sembra come tenebre, e siamo svegli in questo mondo mortale. Ciò che è la notte per qualcuno è il giorno per qualcun’altro. Una persona santa è cosciente di certe cose, mentre un furfante lavora su un altro piano. Vivono in due mondi separati. Uno scienziato vive in un mondo; un teppista vive in un altro. Ciò che è il giorno per uno, è la notte per l’altro. Le persone comuni non possono vedere ciò che hanno visto Einstein e Newton, e ciò che le persone comuni vedono viene ignorato dai grandi uomini. Quindi dobbiamo svegliare il nostro interesse per quel piano, ed ignorare gli interessi di questo piano.

TERZA GUERRA MONDIALE: LASCIA CHE SIA

Studente: Molte persone sono preoccupate per la guerra nucleare. Pensano che possa accadere molto presto.

Sridhar Maharaj: Quello è un punto su una linea, una linea su un piano, un piano in un solido. Talmente tante volte le guerre vengono e poi vanno; così tante volte il Sole, la Terra e il sistema solare scompaiono, e poi ancora tornano a manifestarsi. Ci troviamo immersi in pensieri del genere quando in realtà siamo nell’eternità! Questa guerra nucleare è un punto minuscolo. E allora? Gli individui in ogni istante muoiono! La Terra morrà, l’intera umanità scomparirà. Lascia che sia!

Dobbiamo cercare di vivere nell’eternità; non in alcuna determinata durata di tempo o spazio. Dobbiamo prepararci per il nostro beneficio eterno, non per qualche rimedio temporaneo. II Sole, la Luna e tutti gli altri pianeti appaiono e svaniscono: muoiono, e poi ancora vengono creati. Dobbiamo vivere all’interno di una tale eternità. La religione comprende quell’aspetto della nostra esistenza. Ci viene detto di vedere le cose da questo punto di vista: non solo questo corpo, ma la razza umana, gli animali, gli alberi, la Terra intera e persino il Sole svaniranno, e poi ancora nasceranno. Creazione, dissoluzione, creazione, dissoluzione: tutto ciò continuerà per sempre nel dominio dei concetti erronei. Allo stesso tempo esiste un altro mondo che è eterno; ci viene richiesto di entrarvi, di costruire la nostra casa in quel piano, che non entra mai nelle fauci della morte, né soffre di alcun cambiamento.

Nella Bhagavad-gita (8.16) è dichiarato:

abrahma-bhuvanal lokah

punar avartino `rjuna

mam upetya tu kaunteya

punar janma na vidyate

“Persino il Signore Brahma, il creatore stesso, deve morire. L’intera energia materiale subisce tali cambiamenti fino a Brahmaloka, il pianeta più elevato nel mondo materiale.”

Ma se riuscissimo ad attraversare la sfera del fraintendimento ed entrare nella sfera della giusta comprensione, allora vedremmo che non c’è né creazione né dissoluzione. Quello che vedremmo è eterno, e noi siamo figli di quella terra. I nostri corpi e le nostre menti sono figli di questa terra che va e viene, che viene creata e che muore. Dobbiamo uscire da questo mondo di morte.

ZONA DI NETTARE

Ci troviamo in quest’area. Cosa dobbiamo fare? Cercare di uscirne. Cerca di fare del tuo meglio per uscire da questa area mortale. I santi ci informano: “Vieni a casa, amico mio, andiamo a casa. Perché soffri così tanto e inutilmente in questa terra straniera? Il mondo spirituale è reale, questo mondo materiale è irreale: nasce e muore, viene e va; é una farsa! Dal mondo della farsa devi venire alla realtà. Qui, in questo mondo materiale, non ci sarà solo una guerra, ma guerre dopo guerre, guerre dopo guerre.

Esiste una zona di nettare, e in verità noi siamo figli di quel nettare che non muore (srnvantu visve amrtasya putrah). In qualche modo ci siamo persi qui, ma in realtà noi siamo figli di quella terra, che è eterna, e dove non c’è nascita o morte. Con un cuore ampio e aperto dobbiamo avvicinarci ad essa. Questo è stato dichiarato da Sri Caitanya Mahaprabhu e sia la Bhagavad­gita, che le Upanisad e lo Srimad-Bhàgavatam lo confermano. Quella è la nostra dolce, dolce casa e dobbiamo fare del nostro meglio per tornare da Dio, tornare a casa, e portare altri con noi.

3. Fossilismo ed evoluzione soggettiva

Il capitolo seguente è stato tratto da una conversazione tra Srila Sridhara Maharaj e il neurofisiologo Daniel Murphey, Dottore in filosofia. Darwin ha formulato la teoria dell’evoluzione come fossilismo. Il Vedanta sostiene invece l’evoluzione soggettiva. Nella teoria di Darwin dell’evoluzione oggettiva, la materia produce la coscienza, cioè prima esiste l’oggetto, e dal suo sviluppo proviene la vita, proviene la coscienza. La coscienza deriverebbe dunque dalla pietra. Quella è l’evoluzione oggettiva. Ma un oggetto è un termine relativo; senza il soggetto, un oggetto non può sussistere. Il soggetto è la sostanza primaria. Qualsiasi cosa venga percepita è solo un’idea nell’oceano soggettivo. Quindi il soggetto, la coscienza, esiste prima. L’oggetto, il grossolano, deriva dal sottile.

È quando una determinata potenza viene manipolata da Krishna, nella Sua forma di Maha-Vishnu, che l’energia materiale comincia a muoversi e a produrre qualcosa (mayadhyaksena prakrtih suyate sa-caracaram). Il primo prodotto è un ego generale. Quindi, gradualmente, una grande pluralità di ego individuali vengono emanati da esso. L’esperienza di questo mondo si sviluppa dall’ego. Quando l’ego viene a contatto con l’influenza dell’ignoranza, si genera la forma. Quando viene a contatto con l’influenza della virtù vengono prodotti il sole e la luce. Quando il falso ego viene a contatto con le tre influenze della natura ha luogo una triforcazione che genera gli oggetti dei sensi, i sensi materiali e il potere di percezione sensoriale. Così, dal sottile, viene il grossolano.

IL FANTASMA DI DARWIN

Questa è l’evoluzione Vedantica. Invece la teoria di Darwin dice che dal grossolano viene il sottile. Attualmente la persone sono affezionate alla teoria di Darwin secondo la quale la pietra produce coscienza. L’evoluzione oggettiva di Darwin ci ha inghiottiti. Sebbene esternamente noi la rifiutiamo, la odiamo, tuttavia dobbiamo ammettere che la teoria di Darwin ha divorato tutti. Quindi è difficile far capire che la coscienza ha più valore della pietra. È facile per la coscienza produrre la pietra; è invece difficile per la pietra produrre la coscienza. La coscienza è più preziosa; la pietra è meno preziosa. Quindi una cosa che ha più valore può produrre una cosa di meno valore, ma è difficile sostenere che una cosa di valore inferiore possa generare qualcosa di valore superiore.

PADRI FOSSILI

Gli scienziati materialisti pensano che il sottile derivi dal grossolano. Questo è completamente rovesciato. È esattamente l’opposto. Non “paternità fossile”, ma “paternità divina.” La loro teoria è “paternità fossile”: il fossile è il padre di ognuno. Gli scienziati credono che tutto si muova verso l’alto. Questo non è corretto. Ogni cosa discende. Questo è descritto nella Blaagavad-gita (15.1):

urdhva-mulam adhah-sàkham

asvattham pràbhur avyayam

chandàmsi yasya parnàni

yas tam veda sa veda-vit

“L’albero di questo mondo materiale ha le sue radici in alto, mentre i suoi rami si estendono verso il basso. Le foglie di questo albero sono gli inni Vedici. Colui che capisce questo albero, e la sua origine, è un autentico conoscitore dei Veda”. Dunque, in accordo alla conoscenza Vedica, ogni cosa si muove dall’alto verso il basso, e non dal basso verso l’alto.

La materia non produce l’anima; piuttosto è l’anima che contiene in una sua minuscola porzione la concezione di materia che è come un eczema, una malattia. Il mondo esiste come un eczema in un corpo sano. Questa è la comprensione Vedantica. Sarebbe certamente un meraviglioso miracolo se la pietra potesse generare l’anima, ma è più facile e ragionevole per noi pensare che l’anima abbia prodotto il concetto di pietra. Nell’anima sono presenti innumerevoli concetti; e tra questi c’è il concetto di pietra. Tutto è nel piano della coscienza. Ma che la pietra possa produrre l’anima, o la coscienza, è difficile, ridicolo, inconcepibile e irrazionale. Piuttosto è l’opposto, qualcosa come la teoria di Berkeley secondo la quale il mondo è nella mente, e non la mente nel mondo. È solo la nostra deviazione dalla verità che ci ha portato in questa regione ingannevole.

Dunque la coscienza produce tutto. La coscienza è eterna; questo mondo non è eterno. È una produzione temporanea, e la pietra temporanea non può produrre la coscienza eterna. La pura coscienza è un soggetto eterno (nitya sanatana). Non è un prodotto, è producente. L’etere può produrre il fuoco e la terra, ma la terra non può produrre l’etere. Il sottile è più efficiente del grossolano. Il grossolano ha un’importanza secondaria. L’anima, l’atma, ha un’importanza primaria. L’origine di ogni cosa deve essere cosciente; il punto di partenza non può essere che la parte interessata. L’anima è dotata di interesse, mentre un sasso non ha interesse, piani o progetti; nulla del genere. Ma c’è un disegno e uno scopo che pervade ogni cosa, e quella è la cosa importante. In accordo a quella considerazione dovrebbe essere calcolata la caratteristica dell’Assoluto, della sostanza originaria. Un oggetto dagli attributi e dalle capacità limitate non può essere la causa ultima. Solo una cosa con qualità e capacità illimitate dovrebbe essere assunta a causa del tutto: questa è un idea più ragionevole. La scienza dovrebbe realizzare questo. Ci sono quindi persone che pensano che la scienza stia gradualmente cercando di incontrare la filosofia.

BOOMERANG KARMICO

La scienza materiale sta solo aumentando la circonferenza del mondo mortale. Ma aumentare la tendenza allo sfruttamento non può esserci d’aiuto. La scienza sta solo prendendo in prestito, estorcendo energia dalla natura. In accordo a Newton: “Ad ogni azione segue una reazione uguale e contraria.” Dobbiamo essere coscienti di questo fatto. Tutta la nostra acquisizione qui è pari a nulla: come un boomerang, tornerà indietro a zero. Per cui il progresso scientifico non è progresso. È un avanzare nella direzione sbagliata. In verità, il principio primario di ogni corpo vivente è quello di salvare se stesso. Quello è il principio fondamentale e quello dovrebbe essere il nostro punto di partenza.

Nelle Upanisad viene detto, asato ma sad gamayo tamaso ma jyoti gamayo mrtyor ma amrta gamayo: “Io sono mortale; rendimi immortale. Sono ignorante: dammi la conoscenza. Sono minacciato dalla miseria: guidami verso la felicità, l’estasi.” Dovremmo cominciare il nostro lavoro di ricerca con queste tre domande: come salvare me stesso e salvare il mondo; come rimuovere l’oscurità ed ottenere la luce; come rimuovere la miseria e come gustare nettare, una dolce vita di eternità, conoscenza ed estasi (sac­cid-anandam, satyam, sivam, sundaram).

LA SCIENZA DIVORA SE STESSA

Questa dovrebbe essere la linea della nostra ricerca; tutte le altre indagini sono false. Questa cosiddetta ricerca scientifica è un’impresa folle. È suicida. I ricercatori atomici proveranno presto che questo tipo di scienza divora se stessa; succhia il suo stesso sangue. Essa vivrà nutrendosi della sua stessa carne e della carne dei suoi amici. La conoscenza scientifica materialista non è conoscenza. Dobbiamo arrivare ad avere una comprensione vitale di una conoscenza pura, reale. Dobbiamo concentrare noi stessi ed altri su quella conoscenza, rimuovere l’oscurità e portare la luce, rimuovere la miseria e stabilire la pace eterna.

Scienza non significa estendere la giurisdizione dello sfruttamento, sapendo bene che ciò porterà una reazione. Ampliando lo spazio dello sfruttamento, anche noi saremo certamente sfruttati. Se una persona consapevolmente commette un’offesa, allora sarà soggetta a una punizione maggiore. Quindi, il cosiddetto avanzamento scientifico è suicida. Ed è chiaramente provato: attualmente i paesi dominanti nel mondo si stanno minacciando l’un l’altro con armi atomiche, il prodotto più elevato della scienza.

BOMBA AL NEUTRONE: UN RAGGIO DI MORTE

Qual è la differenza tra la bomba atomica e la bomba al neutrone? La bomba al neutrone è qualcosa come un raggio di morte che ucciderà le persone, ma non distruggerà gli edifici: gli uomini saranno uccisi, mentre le case, gli edifici e tutto il resto verrà lasciato intatto. Il letto, i mobili ed ogni altra cosa rimarranno lì, solo la vita se ne andrà, e i corpi andranno in putrefazione. Questo è l’effetto della bomba al neutrone.

Così coloro che emergeranno vittoriosi verranno a godere di tutte queste cose. Dovranno rimuovere i corpi morti, e riempire il posto lasciato vuoto con i loro uomini. Questo è il significato di azione e reazione nel piano dello sfruttamento.

Per cui questa è una civiltà suicida. L’intera civiltà è corrotta sin dalle fondamenta. Stanno sfruttando la natura per l’apparente beneficio della società umana, ma stanno in realtà contraendo un debito con la natura che dovrà essere pagato fino all’ultimo interesse. Poiché essi non credono a tutto ciò, non avranno mai pace. Saranno costretti a scontare quel debito; la natura non li dimenticherà. La natura è come un computer che calcola. Per cui questa civiltà è un’anti-civiltà. L’intero sistema è corrotto, è un mascheramento, un tradimento verso il mondo dell’anima.

La nostra politica dovrebbe essere quella di fare migliore uso di un cattivo affare. In un modo o nell’altro siamo già arrivati qui, per cui ora dobbiamo utilizzare il nostro tempo e la nostra energia in modo tale che con il minimo sfruttamento possiamo uscire da questo mondo.

4. L’origine dell’anima

Da tempo immemorabile l’uomo indaga sull’origine dell’anima. In questo breve capitolo, Sridhar Maharaj risponde alla più vitale di tutte le domande: “Chi sono? Da dove sorto venuto?”

“Come appare inizialmente l’anima in questo mondo? Da quale livello di esistenza spirituale cade in questo mondo materiale?” Questa è una domanda vasta, che richiede qualche informazione preliminare.

Esistono due categorie dì anime, jiva, che vengono in questo mondo. Una prima categoria viene dai pianeti spirituali Vaikuntha per la necessità del nitya-lila, ossia per servire i Divertimenti Eterni di Sri Krishna. L’altra categoria viene per necessità costituzionale.

Il brahmajioti, il piano marginale indifferenziato è la sorgente di infinite anime-jiva, particelle spirituali atomiche dalle caratteristiche indifferenziate. I raggi del corpo trascendentale del Signore sono conosciuti come brahmajioti, e un punto di un raggio del brahmajioti è la jiva. L’anima-jiva costituisce un atomo di quella effulgenza, e il brahmajyoti è il prodotto di un numero infinito di atomiche jiva.

Generalmente le anime emanano dal brahmajyoti, il quale è vivo e in espansione. Ad un certo punto, all’interno del brahmajyoti, il loro equilibrio viene in qualche modo disturbato e così comincia il movimento. Dall’indifferenziazione inizia la differenziazione. Da uno strato piano di coscienza uniforme, crescono le unità di coscienza individuale. E siccome la jiva è cosciente, è dotata di libero arbitrio; dalla posizione marginale, può scegliere sia il piano dello sfruttamento che quello della dedizione.

Krsna bhuli sei jiva anadi bahirmukha. Anadi significa “ciò che non ha inizio.” Quando entriamo nella terra dello sfruttamento, entriamo nell’ambito dei fattori di tempo, spazio e pensiero. E quando cominciamo a sfruttare, inizia la catena di azione e reazione nella terra negativa del prestito. Sebbene ci sforziamo di diventare maestri, in realtà siamo perdenti.

Anche i servitori di Goloka e Vaikuntha esistono all’interno del brahmanda, l’universo materiale, ma quello è solo un gioco, o lila. Essi vengono dal piano supremo solo per prendere parte ai Divertimenti del Signore, dopodiché ritornano alla loro dimora. Le anime cadute provengono dalla posizione marginale all’interno del brahmajyoti, e non da Vaikuntha. La prima posizione che assume un’anima nel mondo materiale è come quella di Brahma, il creatore. Quindi il suo karma la può portare nel corpo di una bestia come una tigre, dove è circondata da una mentalità tigresca, o nel corpo di una pianta rampicante, dove differenti tipi di impressioni la circondano. In questo modo si viene coinvolti nel meccanismo di azione e reazione. La situazione è complessa; analizzare i dettagli della storia di un particolare atomo non è necessario. A noi interessa la cosa in generale: come dalla pura coscienza origina la trasformazione della concezione materiale.

ELETTRONI DI COSCIENZA

La materia non è indipendente dallo spirito. Nel brahmajyoti, siamo in stato di equilibrio nella potenza marginale, come un numero infinito di microscopici punti di raggi spirituali, di elettroni di coscienza. La coscienza presuppone la presenza di libero arbitrio, dal momento che senza libero arbitrio nessuna coscienza può essere concepita. Un atomico punto di coscienza è dotato di scarsissimo libero arbitrio e, male utilizzando quella libertà, qualche jiva è venuta nel mondo materiale. Quelle jiva si sono rifiutate di sottomettersi all’autorità suprema: volevano dominare. Così, con questa idea germinale di dominazione, la jiva entra nel mondo dello sfruttamento. Nella Bhagavad-gita (7.27) si afferma:

iccha-dvesa samutthena

dvandva-mohena bharata

sarva-bhutàni sammoham

sarge yànti parantapa

“Due principi si risvegliano in forma grezza nella jiva: avversione e desiderio. Quindi, l’anima viene gradualmente a mescolarsi al mondo materiale.” Inizialmente simpatia e apatia si sviluppano in forma grossolana, proprio come quando un germoglio spunta con due foglie. Poi gradualmente queste due cose ci aiutano ad immergerci profondamente in questo mondo materiale.

Ritirandosi dal mondo dello sfruttamento, l’anima può tornare alla sua posizione precedente nel brahmaiyoti, come spirito. Ma se l’anima ha acquisito la tendenza alla dedizione attraverso le sue precedenti attività devozionali, non si ferma lì; oltrepassa il brahmajyoti e va verso Vaikuntha. Perché l’anima è venuta nel mondo dello sfruttamento, e non è andata nel mondo della dedizione? Questo dovrebbe essere attribuito alla sua natura innata che è dotata di libero arbitrio. È una libera scelta. Questo è sostenuto nella Bhagavad-gita (5.14):

na kartrtvam na karmani

lokasya srjati prabhuh

na karma-phala-samyogam

svabhàvas tu pravartate

“L’anima è responsabile del proprio ingresso nella terra dello sfruttamento.” La responsabilità è dell’anima, altrimenti il Signore sarebbe responsabile della sua afflizione. Ma Krishna dice che l’innato libero arbitrio dell’anima è responsabile del suo intrappolamento nel mondo materiale. L’anima è cosciente, e ciò significa che è dotata di libertà. Poiché l’anima è atomica, il suo libero arbitrio è imperfetto e vulnerabile. Il risultato di quella libera scelta è che qualcuno viene nel mondo materiale, mentre altri vanno nel mondo spirituale. Per cui la responsabilità è dell’anima individuale.

IL DIRITTO DI SBAGLIARE

Una volta un leader politico indiano, Syamasundara Cakravarti, chiese al nostro maestro spirituale, Prabhupada: “Perché il Signore ha concesso questa libertà alla jiva?” Prabhupada gli disse: “Tu stai lottando per la libertà! Non conosci il valore della libertà? Priva della libertà, l’anima è solo materia.” La libertà ci offre l’alternativa di fare giusto o sbagliato.

Una volta Gandhi disse alle autorità britanniche: “Vogliamo la libertà.” Esse risposero: “Non siete adatti ad avere un governo autonomo. Quando sarete qualificati, ve la daremo.” Ma alla fine lui disse loro: “Vogliamo la libertà di sbagliare.” Per cui la libertà non dà la garanzia di agire sempre e comunque correttamente; la libertà ha il suo valore indipendentemente dal fatto che ne facciamo un uso corretto o sbagliato.

Solo la Verità Assoluta ha libero arbitrio assoluto. Dal momento che siamo limitati, il nostro libero arbitrio è infinitesimale. Esiste in noi la possibilità di commettere uno sbaglio. La nostra prima scelta era di dominare e così gradualmente siamo entrati nel mondo della dominazione. Come conseguenza di questa prima azione si è sviluppato tutto il resto. Così le specie sono state suddivise in diverse categorie, dai semidei verso il basso, fino agli alberi e alle pietre. Anche i corpi acquatici, gassosi e tutto ciò che troviamo qui si è sviluppato in quel modo. Il principio attivatore in tutte le forme di crescita embriologica è l’anima, e dall’anima ogni cosa si è sviluppata.

5. La conoscenza oltre il mortale

La conoscenza al di là del mortale è vera conoscenza. La conoscenza mondana non ha valore, dal momento che non dura. Dobbiamo ricercare altrove una conoscenza permanente. La vera conoscenza è stabile, ha delle fondamenta solide. L’educazione Vedica tratta di come acquisire quella conoscenza. Il significato della parola veda è “Conosci.” In nessun verso viene data la ragione sul perché dovresti conoscere, e nemmeno viene data una spiegazione: semplicemente “Conosci.”

Poiché nel piano spirituale il dubbio è assente, nessun imbroglio è possibile. È una transazione semplice e diretta: “Conosci.” In quel piano trascendentale, tutti sono amici confidenziali, e la loro condotta è impeccabile. Non è possibile che vi sia alcuna tendenza all’imbroglio lì, per cui non c’è sospetto. Qui siamo nel piano del fraintendimento e del dubbio, per cui vogliamo esaminare ogni cosa. Viviamo in un piano vulnerabile e vizioso, dove le persone si imbrogliano a vicenda. Non possiamo fidarci degli altri, perché possono ingannarci. Ma dove l’imbroglio è sconosciuto, gli scambi sono molto semplici e diretti. Per questo non viene data alcuna spiegazione riguardante i suggerimenti che discendono da quel piano. Ora sorge quindi la domanda: come ottenere quella vera conoscenza comprensiva di tutto e non ingannevole? Nella Bhagavad-gita (4.34) Krishna dice:

tad viddhi pranipatena

pariprasnena sevaya

upadeksyanti te jnanam

jnaninas tattva darsinah

Per apprendere la conoscenza oltre il mortale devi avvicinare un’anima autorealizzata, accettarla come tuo maestro spirituale e prendere l’iniziazione da lui. Porgergli umilmente delle domande e offrirgli il tuo servizio. Le anime autorealizzate possono impartirti quella conoscenza, perché hanno visto la verità.”

SUPERCONOSCENZA

Dobbiamo avvicinarci al dominio della conoscenza con spirito di resa, domande oneste, e un’attitudine al servizio. Dobbiamo avvicinare quel piano con la mentalità dello schiavo. La conoscenza suprema non servirà una persona di categoria inferiore. Se desideriamo la conoscenza perfetta dobbiamo servire il Signore Supremo. Egli ci utilizzerà per il Suo scopo; non saremo noi ad usarLo. Possiamo essere soggetti in questo mondo materiale, ma dovremo diventare oggetti ed essere maneggiati dalla superconoscenza di quel piano. Se vogliamo connetterci con quella conoscenza superiore, dobbiamo accostarci ad essa con questa attitudine.

Pranipata significa che ho terminato le mie esperienze qui; non trovo incanto e non aspiro a nulla in questo mondo. Quindi c’è pariprasna, ossia domande oneste, sottomesse ed umili, poste con desiderio sincero e non con spirito di sfida; altrimenti la conoscenza perfetta non si preoccuperà di discendere in noi. Krishna è già completo in Se stesso; per cui dobbiamo entrare nel Suo dominio solo per soddisfare il Suo intento. Egli non può essere messo al nostro servizio, in quanto siamo piccole persone con scarsa esperienza e una bassa concezione di cosa significhi soddisfazione. Non possiamo manipolarLo; possiamo accostarLo solo se desideriamo essere manipolati da Lui. In questo modo dovremmo creare un ambiente favorevole dove la vera conoscenza possa essere coltivata. Quella conoscenza è suprema, e non può essere messa a servizio della concezione mondana, del mondo della mortalità. Essa è sat-cid-ananda. Sat significa esistenza incontestabile, cit significa coscienza, e ananda significa bellezza e piacere.

“Devo cercare di sollevarmi dal mio attuale degrado materiale e ricercare un luogo dove possa vivere felicemente.” Quando saremo giunti a questa conclusione, cercheremo qualcuno che sia un agente autentico del mondo più elevato e ci consulteremo con lui su come possiamo venire liberati da questo ambiente indesiderabile nel quale ci troviamo attualmente. Nello Srimad-Bhagavatam (11.3.21) è detto:

tasmàd gurum prapadyeta

jijnàsuh sreyah uttamam

sabde pare ca nisnàtam

brahmany upasamàsrayam

“Qual è il vero concetto di bene, e chi è considerato essere un autentico agente della verità? Colui che possiede la conoscenza delle scritture discese dal dominio superiore; che ha conoscenza sia teoretica che pratica della verità suprema, dovrebbe essere accostato da un autentico ricercatore, in quanto un maestro spirituale così qualificato può impartire la corretta conoscenza allo studente sincero.” Anche nella Mundaka Upanisad (1.2.12) è affermato:

tad-vijnanartham sa gurum evàbhigacchet

samit panih srotriyam brahma nistham

“Per imparare la conoscenza trascendentale, si deve accostare un maestro spirituale autentico appartenente alla successione disciplica e che sia stabile nella Verità Assoluta.”

In questo verso, la parola tata significa “dopo di ciò.” Dopo che uno ha terminato di fare i conti, pensa: “La vita non vale la pena di essere vissuta in questo mondo di nascita, morte, vecchiaia e malattia. Devo avere un mondo migliore nel quale vivere, dove possa vivere come un signore. In ogni istante la morte divora ogni cosa. Nascita, morte, vecchiaia e malattia: tutti questi problemi mi impediscono di soddisfare le mie ambizioni. Voglio qualcosa di categoricamente differente.” In quel momento, assumendosi le proprie responsabilità, a rischio di povertà, malnutrizione e stenti di altro genere, costui accosterà il guru, senza causargli alcun problema o preoccupazione. È un libero scambio. Non è che egli darà giusto qualcosa a gurudeva, ma raccoglierà ciò che è necessario per il sacrificio, per l’educazione, e a proprio rischio accosterà il maestro spirituale.

LA CONOSCENZA ATTRAVERSO IL SUONO

E quale sarà la posizione del guru? Egli sarà erudito nelle scritture; gli sruti-sastra, ossia in quella conoscenza che può essere acquisita solo attraverso il medium del suono grazie ad un attento e fervido ascolto (srotriyam brahma nistham).

Brahma nistham significa: “Colui che è situato nel brahman, nello spirito, e che conosce la posizione causale dell’universo.” Questo è descritto nelle Upanisad: yato và imàni bhùtàni jàyante vena jàtàni jivanti yat prayanty abhisamvisanti tad brahma tad vijijnasa (Taittiriya Upanisad 3:1). “Il Brahman Supremo è l’origine e il rifugio di tutti gli essere viventi. Quando avviene la creazione; Egli li porta fuori dal loro stato originale e al tempo dell’ annichilamento, Egli li divora. Dopo la creazione, tutto è sostenuto dalla Sua onnipotenza, e dopo l’annichilimento; tutto ritorna ancora a riposare in Lui.” Questo è confermato negli inni Vedici.

yasmin vijnàte sarvam evam vijnatam bhavati

yasmin pràpte sarvam idam pràptam bhavati

“Conoscendo Lui, ogni cosa è conosciuta, ottenendo Lui, ogni cosa è ottenuta.” Siamo venuti a domandare del brahman, il più grande, il principio che accomoda tutto al suo interno, conoscendo il quale possiamo conoscere tutto. Questo è possibile; non è impossibile. Le Upanisad dicono: “Qualunque cosa tu voglia conoscere, conosci il tutto. Ma qual è la natura del tutto? Ogni cosa proviene da Lui, ogni cosa è mantenuta da Lui, e ogni cosa rientrerà in Lui. Quello è il brahman; quindi cerca di conoscere quello. Se puoi conoscere quello, ogni cosa ti sarà conosciuta.”

Questo è spiegato anche nello Srimad-Bhagavatam (4.31.14):

yathà taror múla nisecanena

trpyanti tat-skandha bhujopasakhàh

prànopahàràc ca yathendriyànàm

tathaiva sarvàrhanam acyutejya

“Proprio come quando versi dell’acqua sulle radici di un albero, l’intero albero viene nutrito, e proprio come quando metti il cibo nello stomaco, l’intero corpo viene nutrito, così, se ottieni la conoscenza della causa prima, il brahman, allora puoi conoscere ogni cosa.” Questa fede è chiamata sraddha.

Il Vedanta-sutra, l’essenza dei Veda, dice, athàto brahma jijnàsa: “Ora che hai terminato con le attività fruitive raccomandate da Jaimini nella sezione del karma-kanda dei Veda, ti chiediamo di indagare sul brahman.” Questo è descritto nello Srimad-Bhàgavatam (1.1.1), janmàdy asya yato ‘nvayad itarathas carthesv abhijnah svaràt: “Amici, interroghiamoci sulla causa primordiale, la natura della quale è tale che qualunque cosa si possa vedere e qualunque cosa si possa concepire, proviene da Lui. Egli è la causa ultima di ogni cosa, sia direttamente che indirettamente.” Solo Lui conosce lo scopo per il quale tutte le cose sono state create e vengono sostenute. Solo Lui conosce dove andranno tutte le cose. Solo Lui è consapevole di ciò; nessun altro.

Arthesv abhijnah svaràt, significa che Egli conosce il significato di ogni avvenimento dell’esistenza; e non è tenuto a dare alcuna spiegazione ad altri. Non deve render conto a nessuna legge e a nessuna persona. È assoluto e indipendente.

RIVELAZIONE VEDICA

Come sappiamo questo? Egli ha esteso la conoscenza di Sé attraverso i Veda. Brahma significa Veda. Per cui, attraverso l’ispirazione, o rivelazione, la conoscenza Vedica fu trasmessa al primo essere vivente, il creatore del mondo: il Signore Brahma (tene brahma hrdà ya àdi kavaye). Gli eruditi del mondo non arrivano a capire la strategia e la natura di quel tipo di conoscenza. Non riescono ad afferrare i punti vitali e fondamentali della conoscenza Vedica, come la trasformazione di una cosa in un’altra (muhyanti yat súrayah). L’acqua può trasformarsi in gas, il gas può trasformarsi in etere e la terra in calore: tramite questo processo possiamo capire l’esistenza di questo mondo (tejo vàri mrdam yatha vinimayo yatra tri-sargo mrsa), possiamo comprendere come, attraverso la trasformazione dell’energia del Signore questo mondo sia venuto ad essere. Questa trasformazione coinvolge le tre influenze della natura: tama, raja e sattva. Tama significa materia dura, statica. Raja significa energia, e sattva significa spirito, luce, conoscenza. Così, per trasformazione, questo mondo è stato creato.

Nella Sua residenza, la quale è illuminata dallo splendore dei raggi della Sua conoscenza, non c’è possibilità di illusione o di fraintendimento (dhàmna svena sada nirasta-kuhakam satyam param dhimahi). Qui veniamo ingannati da concetti erronei. Siamo entrati nel piano di esistenza dove il mondo intero è pieno di concetti erronei, falsità, e calcoli errati. Attualmente stiamo vivendo nel mondo di maya. Maya significa ma-ya: “Ciò che non è.” Sto vedendo qualcosa che in realtà è qualcos’altro.

REALTÀ: DA SE STESSA E PER SE STESSA

Isavasyam: ogni cosa è intesa per Dio. Questa è la teoria Hegeliana: la realtà è da se stessa e per se stessa. Hegel è il fondatore dell’Idealismo (Realismo idealista), per questo egli afferma: “La realtà è da se stessa e per se stessa.” “Da se stessa” significa che Egli è la Sua stessa causa; nessuno Lo ha creato. Altrimenti, chiunque Lo avesse creato, avrebbe avuto un importanza primaria. “Per se stessa” significa che Dio esiste solo per soddisfare il Suo scopo. Questa è la verità universale: ogni cosa è per Lui e per nessun altro. Quindi, quando pensiamo che le cose intorno a noi ci appartengano, o siano della nostra nazione, o degli esseri umani, è tutto un falso calcolo, e la conoscenza che si fonda su tali concetti erronei non può non avere reazioni.

“Ad ogni azione esiste una reazione uguale e contraria.” Sto mangiando qualcosa: essa avrà diritto di mangiarmi. Nella Manu Samhita, la parola mamsah viene usata per indicare la carne. Mam significa “me” e sah significa “egli”. Mamsah significa “me-egli.” Qual è il significato? Io sto mangiando lui, e come reazione lui in seguito mangerà me. Egli ha il diritto di mangiarmi, dal momento che ora io lo sto mangiando. Questo è il significato sottolineato: ogni azione, qualunque essa sia, provoca una reazione. Questo è confermato nella Bhagavad-gita (3.9):

yajnàrthàt karmano `nyatra

loko `yam karma- bandhanah

tad-artham karma kaunteya

mukta-sangah samàcara

“A meno che il proprio lavoro non sia eseguito come sacrificio a Vishnu, esso sarà causa di schiavitù; quindi lavora per conto Mio, e liberati dalle catene di azione e reazione.” La Bhagavad-gita dice che qualunque lavoro, non importa che tipo di lavoro esso sia, causa una reazione. Per esempio tu puoi stare compiendo il lavoro di un infermiere. Apparentemente, è una cosa buona; ma stai dando al paziente delle medicine che provengono dall’uccisione di moltissimi insetti, alberi, erbe e animali. Tu puoi pensare che il tuo lavoro sia puro, ma stai disturbando l’ambiente, e dovrai pagare per quello. Per cui, qualunque cosa facciamo qui, non può essere perfettamente buona. Il filosofo tedesco Kant ha detto: “Senza la buona intenzione, nessuna azione può essere perfettamente buona.” Ma noi siamo dell’opinione che persino la buona intenzione sia impossibile in questo piano materiale. Secondo Kant, la buona volontà è una cosa pura, mentre nessuna azione può essere perfetta, ma noi diciamo che persino la buona volontà è impossibile nel calcolo relativo del mondo perché siamo invischiati nel fango dei concetti erronei.

La conoscenza pura viene solo dall’alto, e dobbiamo imparare ad accettare questo fatto. Quando questo tipo di comprensione si sviluppa dentro di noi, si chiama sraddha, o fede. Anche la fede è una grande cosa. Dovremmo avere fede nel fatto che se adempiamo al nostro dovere verso 1’assoluto, allora tutti i nostri doveri nei confronti dell’ambiente in tutte le direzioni saranno automaticamente compiuti (krsna bhakti kaile sarva karma krta haya). Soddisfando Krishna, l’intero universo è soddisfatto, poiché colui che è caro a Krishna è caro all’universo intero (yasmin tuste jagat tustam prinite prinito jagat). Proprio come innaffiando le radici di un albero tutte le foglie e i rami vengono nutriti automaticamente, adempiendo il proprio dovere verso il Signore Sri Krishna, tutti i doveri sono compiuti automaticamente.

LA DIMORA TRASCENDENTALE DI KRISHNA

Ogni cosa è fatta per Krishna. Anche noi siamo fatti per Lui (isàvàsyam idam sarvam). Questa è vera conoscenza, e questa è la reale situazione del mondo. Lo sfruttamento è un’idea incompleta e reazionaria con la quale contraiamo un debito che in futuro dovremo pagare. Possiamo andare a Satyaloka, il pianeta più elevato nell’universo materiale, ma sfruttando la natura, contraiamo un debito, ricominciamo ad appesantirci, e andiamo giù. Quando scendiamo, altri vengono a sfruttarci e a deprivarci di ciò che abbiamo acquisito fino a che abbiamo pagato l’ultimo debito. Allora la nostra pesantezza se ne va, ci alleggeriamo e saliamo ancora verso il più elevato sistema planetario. Ma quando saliamo, sfruttiamo coloro che sono in una posizione inferiore. In questo modo, esiste una continuità di sfruttamento ed estinzione dei debiti. Questo è confermato nella Bhagavad-gita (8.16):

àbrahma-bhuvanàl lokàh

punar àvartino `rjuna

màm upetya tu kaunteya

punar janma na vidyate

“Tutti i sistemi planetari all’interno di questo mondo di materia sono luoghi di ripetute nascite e morti, ma colui che raggiunge la Mia dimora, oh figlio di Kunti, non nascerà mai più.”

Dopo essere giunto là, nessuno ritorna più in questo mondo materiale (yad gatva na nivartante tad dhama paramam mama). La dimora di Krishna è nirguna, ossia trascende tutte le qualità materiali.

Dobbiamo affermare saldamente la concezione di Isàvàsyam: ogni cosa, inclusi noi stessi, è fatta per il Signore Supremo. Siamo tutti Suoi servitori, e dobbiamo utilizzare ogni cosa al Suo servizio. Qualunque lavoro svolgiamo ci legherà a questo ambiente di materia, a meno che non eseguiamo yajna, sacrificio (yajnàrthàt karmano `nyatra loko `yam karma­bandhanah). I Veda ingiungono, yajno vai visnu: “Il sacrificio è inteso esclusivamente per Vishnu, Krishna.” Questo è confermato nella Bhagavad-­gita (9.24), dove Krishna dice: “Io sono l’unico beneficiario di ogni sacrificio.” (aham hi sarva-yajnànàm bhoktà ca prabhur eva ca). Il sacrificio non va compiuto per il paese, o per la società, o per qualunque altra cosa. Il sacrificio è inteso solo per il Signore Supremo. Nessuno tranne Lui è degno di sacrificio. Per cui, solo collegando le nostre attività con l’infinito possiamo venire liberati dall’attuale meccanismo di azione e reazione.

Quando la conoscenza viene in contatto con l’assoluto perde la sua caratteristica impura. Allora potremo avere piena conoscenza, che ci condurrà a prema-bhakti, amore per Dio. Ogni cosa è per Krishna. Egli è l’unico beneficiario di tutto. Noi siamo tutti Suoi servitori, ed ogni cosa è intesa per la Sua soddisfazione. Dobbiamo arrivare a capire questo. Il sistema di educazione Vedica della guru-kula dovrebbe essere concepita su questa linea.

GURU: PIÚ PESANTE DELL’HIMALAYA

Guru significa “pesante.” Guru significa “colui che dissipa l’oscurità,” e “colui che è pesante; che non può essere mosso da alcuna offerta.” Egli è così fermamente stabilito nella verità che nessuna proposta alternativa di conoscenza, né altre lusinghe, possono smuoverlo dalla sua posizione. È fisso lì. Può aiutare i laghu, le persone che sono molto leggere, coloro che chiunque può manipolare come se fossero marionette. Ma il guru non può mai essere mosso dalla sua posizione. Egli siederà saldamente là, più pesante dell’Himalaya, ed affronterà tutte le concezioni transitorie di conoscenza, frantumandole, e stabilendo la caratteristica universale della conoscenza assoluta. Egli impartirà la conoscenza della Verità Assoluta, il brahman, il tutto supremo, dissipando i concetti erronei e stabilendo la conoscenza dell’assoluto nel trono del cuore. Questo è il concetto di guru-kula, il sistema educativo Vedico dell’antica India.

Il sistema educativo Vedico si occupa della reale conoscenza; non della conoscenza parziale; ma della conoscenza del tutto, la quale può liberarci da tutti i problemi e guidarci verso la posizione più desiderabile. Oggigiorno vendiamo persino la conoscenza, ma questa conoscenza non può essere venduta. La conoscenza intellettuale può essere venduta al mercato, ma non questa conoscenza, in quanto è conoscenza assoluta. La conoscenza Vedica ci dà la realizzazione della vita, ottenendo la quale non sentiremo più la necessità di correre a destra e a manca alla ricerca di una conoscenza più grande.

Precedentemente, quella conoscenza veniva insegnata all’interno della guru-kula, l’antica scuola Vedica. Conoscenza Vedica significa quella conoscenza che proviene da un’area esterna a quella dei concetti erronei, dei calcoli scorretti e della falsa storiografia. I libri scritti qui sono pieni di verità temporanee e di fraintendimenti. Queste cose possono essere utili ora, ma tra qualche tempo non saranno più valide; la legge del mondo non avrà più valore, ed ogni cosa si dissolverà. La Terra si dissolverà. La materia si dissolverà, e quando tutto si sarà trasformato in etere, non saremo più in grado di visualizzare alcuna qualità materiale. Nessuna traccia di aria o calore, né di qualunque altra cosa rimarrà. Con la dissoluzione di questo mondo materiale, niente rimarrà ad eccezione della conoscenza trascendentale.

LA TERRA DELLA DEDIZIONE

Nella Bhagavad-gita (15.6) Krishna dice, “Colui che raggiunge la Mia dimora non ritornerà mai più in questo mondo materiale (yad gatvà na nivartante tad dhama paramam mama). La dissoluzione avverrà a livello del mondo materiale, ma se riesci ad assicurarti un visto per quella terra, se riesci ad entrare in quel luogo, non sarai mai maltrattato. Quando il sole, la luna e le stelle saranno dissolte, il tuo eterno sé, il tuo ego devozionale, sarà salvo nel Mio regno.” Il mondo materiale è il luogo dello sfruttamento; il mondo spirituale è l’opposto: è il luogo della dedizione.

In questo mondo materiale, ogni unità è per natura sfruttatrice; lì è esattamente l’opposto. Ogni elemento lì è totalmente dedicato al servizio a Krishna, e non c’è bisogno di niente; anzi, qualunque cosa sia necessaria per rendere possibile il servizio a Krishna arriva automaticamente. Qui, ogni cosa si fonda su kama, il desiderio, per cui non è possibile il vero servizio in questo piano.

Non è possibile per lo sfruttamento esistere nella terra della dedizione, dove ogni unità è dedicata. Nella porzione inferiore della terra della dedizione esiste qualche tipo di calcolo, di timore e riverenza. Ma nella sfera più elevata tutto è amore spontaneo ed automatico: un lavoro d’amore, con intensità e fervore crescenti.

Noi siamo affascinati solo dalla bellezza e dall’amore che si trovano a Goloka Vrndavana, la dimora suprema di Krishna. In modo molto condensato questo è ciò che, per la grazia dei nostri maestri spirituali, abbiamo capito. Siamo molto attratti da questa concezione che ci è stata data dal nostro gurudeva, così come lui l’ha ricevuta dalle scritture Vediche, specialmente dallo Srimad-Bhagavatam. Questo è stato spiegato da Sri Caitanya Mahaprabhu stesso, attraverso i Suoi insegnamenti e la Sua pratica, e questa concezione è stata esposta dai Suoi seguaci, i sei Goswami di Vrndavana.

6. Le sei filosofie dell’India

Esistono sei antichi sistemi filosofici in India. Il primo è rappresentato dalla filosofia Vaisesika di Kanada Rsi: la teoria atomica. Secondo lui, ogni cosa è fatta di atomi. Un’innumerevole varietà di atomi si combinano e producono questo mondo. Kana significa particella atomica: moltissime particelle atomiche si sarebbero combinate per caso e avrebbero così prodotto questo mondo, senza che vi fosse presente alcuna ragione, intenzione o coscienza, nulla del genere. Quindi, ciò che troviamo qui, non sarebbe altro che il risultato di queste casuali combinazioni. Questa è l’opinione di Kanada: è un mondo atomico.

Bhaktivinoda Thakura, il fondatore del movimento per la coscienza di Krishna nel Diciannovesimo secolo, canta in una canzone, kesava! tuyà jagata bicitra: “Oh mio Signore Krishna, vedo che ogni cosa è a disposizione nel Tuo mondo, che è di un’infinita e variegata natura. Tuttavia, separati da Te, avvertiamo sempre l’infelicità. Un flusso continuo di sofferenza ci ha inghiottiti dalla nascita alla morte, e non riusciamo a tollerare il dolore di una tale infelicità. Così tanti agenti stanno correndo verso di noi, in nostro soccorso, offrendo il loro aiuto: Kapila, Patanjali, Gautama, Kanada, Jaimini, Buddha.”

ANALISI, YOGA E LOGICA

Kapila è venuto con il sistema filosofico di analisi sàrikhya dicendo: “Analizza la materia, e sarai libero da tutto questo dolore.” Patanjali è venuto con lo yoga: “Hei, jivatma! Vieni a incontrare il Paramatma! Allora i problemi di questo mondo ti lasceranno. Vieni a collegarti con il Paramatma, la Superanima.” Questa è la sua raccomandazione.

Gautama venne con la logica, nyaya sastra: “Esiste un Artefice, un Creatore, ma è indifferente. Egli ha creato questo mondo ed una volta terminato, lo ha lasciato. Per cui tu devi cercare di vivere con l’aiuto della tua ragione. Sviluppa la tua facoltà intellettiva, e sii ragionevole nella tua condotta. Solo allora potrai aiutarti in questo mondo. Non esiste altro rimedio. Sii un buon logico, in questo modo sarai in grado di controllare l’ambiente con il potere della ragione e sarai felice.” E Kanada: “Per caso gli atomi si sono combinati, e dopo la loro dissoluzione non rimarrà nulla. Perché ti preoccupi? Lascia stare. Che cos’è il fato? Non è niente; non ci badare. Quando il corpo sarà dissolto, non resterà niente. Perché lamentarsi?”

TEORIA ATOMICA E KARMA

Quindi, con la filosofia del karma-mimamsa, Jaimini dice: “Può essere che ci sia Qualcuno che ci ha connessi con questo mondo e il nostro karma, ma il karma è tutto ciò che conta. Costui è un ispettore indifferente. Non ha più influenza su di noi. A seconda del nostro karma prospereremo o ci degraderemo. Perciò determinate attività ti vengono raccomandate. Se continuerai con il tuo karma sarai felice. Naturalmente non può essere negato: karma phala, cioè il risultato del karma, diminuisce fino ad esaurirsi. Però tu continua con il karma, compiendo buon karma; non accumulare cattivo karma. Il risultato del buon karma terminerà, ma quello non importa; continua ancora a compiere buon karma, e il buon risultato ti aspetterà in paradiso, ed avrai una vita felice. Qualunque cosa sia amichevole verso di te, è a causa del tuo karma. Dio c’è, ma è indifferente. Egli è costretto a servirti sia il bene che il male, a seconda del tuo karma. Lui non ha indipendenza.”

“DISSOLVI LA TUA MENTE”: BUDDHA

Un’altra categoria filosofica è quella di Buddha: “È solo la combinazione di varie cose che ha creato il tuo sistema mentale. Con la dissoluzione del sistema mentale non rimane nulla. Dunque, in qualche modo, devi dissolvere il sistema mentale. Pratica l‘ahimsa, la non-violenza, satya, la veridicità e così discorrendo.”

Si è visto come tutti questi filosofi parlano di rinuncia o di sfruttamento (bhukti, mukti). Mettendo a punto diversi tipi di trappole incantevoli, cercano di catturare l’anima-jiva. Bhaktivinoda Thakura dice: “Sono arrivato a realizzare che questi individui sono tutti imbroglioni; e tutti hanno una comune posizione: non hanno un briciolo di devozione per Te, per il Tuo servizio. Su questa base sono uguali. Non possono distribuire alcun reale beneficio. Si oppongono all’unanimità al Tuo servizio devozionale e alla Tua supremazia e, infine, ci lasciano nel caos.”

“Ma da un altro punto di vista, vedo che sono agenti impegnati da Te per segregare le persone seriamente ammalate in un’ altra corsia, per il beneficio dei pazienti meno gravi. Sei Tu che hai disposto di segregare le persone prive di speranza in un’altra ala, per il beneficio del lato buono. Quello è il Tuo disegno, e loro si muovono nelle Tue mani come tante marionette. Sono i Tuoi agenti, e anch’essi Ti stanno in qualche modo servendo, poiché niente è al di fuori di Te.” Bhaktivinoda Thakura conclude dicendo: “Dico addio a tutti loro. Sento nel mio cuore di dover mostrare rispetto a tutti questi cosiddetti agenti, ma da lontano. In ogni circostanza, la mia vera ricchezza è la polvere dei santi piedi dei Tuoi devoti. Cerco di mettere tutta la mia energia nel porre la polvere dei loro santi piedi di loto sulla mia testa. Questo è tutto per me.”

7. Oltre il Cristianesimo

Nella conversazione seguente, svoltasi con degli studenti cristiani venuti dall’America, Srila Sridhara Maharaj compara i due credi teisti.

Cristiano: Può spiegarmi il punto di vista Vaisnava sul Cristianesimo?

Sridhara Maharaj: Il Cristianesimo è Vaisnavismo incompleto; non è pieno teismo devozionale, ma ne è la base. Vi troviamo il principio di “Muori per vivere”, ma sviluppato fino a un certo punto, per lo più fisicamente. I cristiani dicono che l’idea mostrata da Gesù è il sacrificio di sé. Tuttavia, dal nostro punto di vista, quello non è teismo pieno, completo, ma ne costituisce solo la base. È una concezione di Dio vaga, non chiara: “Noi siamo per Lui.” Ma quanto? E in quale forma, con quale attitudine? Tutte queste cose non sono spiegate e non sono chiare nel Cristianesimo. È tutto offuscato, come se fosse visto da lontano. Non assume alcuna forma definita. La coperta non è rimossa completamente, non ci permette di venire faccia a faccia con l’oggetto del nostro servizio. La concezione di servizio a Dio è lì, ed anche un forte impeto ad ottenerlo, per cui le fondamenta sono buone, ma la struttura che vi sta sopra non è chiara, è vaga ed imperfetta.

Cristiano: Ai cristiani piace l’idea dell’abbandono, del servizio, e di dare a Dio ogni cosa.

Sridhara Maharaj: Sì, quello è un punto in comune. Ma abbandonarsi a chi?

Cristiano: I cristiani dicono che Gesù è l’unica via.

Sridhara Maharaj: Sì, e la sua via è “Muori per vivere”, ma per cosa? Qual è il nostro ottenimento positivo? Qual è la nostra occupazione positiva al servizio del Signore? Non dobbiamo solamente sottometterci con gratitudine all’autorità suprema, ma dobbiamo avere una connessione diretta con Lui, ed essere occupati al cento per cento al Suo servizio. Continuare semplicemente a modo nostro, pregando: “Oh Dio, dacci il nostro pane” e andando in Chiesa una volta alla settimana non è sufficiente. Ventiquattro ore di impegno sono possibili nel completo teismo. Dio ci può impegnare ventiquattro ore al giorno; dobbiamo ottenere quella posizione: la totale occupazione per Lui. Ogni altra cosa è subordinata a questa.

ADAMO ED EVA: FORZATI A LAVORARE

Cristiano: Ci sono delle tradizioni Cristiane che sono molto simili alla coscienza di Krishna.

Sridhara Maharaj: Sono molto affini nelle loro fondamenta. Siamo d’accordo che dobbiamo sacrificare tutto per Dio. Ma Lui chi è? E chi sono io? E qual è la nostra relazione? Il Cristianesimo ci dà solo una concezione offuscata.

Nella concezione Cristiana, quando Adamo ed Eva erano abbandonati a Dio, non avevano problemi nella vita. Ma assaggiarono il frutto dell’albero della conoscenza, del calcolo e dell’interesse egoistico, così caddero e furono costretti a vivere una vita di lavoro. Qui viene data un’idea della nostra relazione con Dio, ma solo generica. Però quando dobbiamo definire nel dettaglio le caratteristiche di Dio, e in quale relazione avvicinarci a Lui, il Cristianesimo ci dà solo una vaga idea.

Una volta un prete cristiano disse al nostro guru Maharaj che madhurya rasa (la relazione coniugale con Dio), si trova anche all’interno del Cristianesimo. Nel Medio Evo, era in voga tra i cristiani considerare Cristo come uno sposo; ed esiste qualche parabola dove il Signore Gesù Cristo è considerato come sposo. Per cui essi dissero che madhurya rasa, la relazione coniugale, si trova anche all’interno del Cristianesimo. Prabhupada disse loro: “Questo è con Suo Figlio, con il Suo devoto; non con Dio.” Figlio significa guru, il salvatore.

PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO

La loro concezione di Dio è la Trinità: Dio il Padre; Dio il Figlio, e Dio lo Spirito. Lo Spirito Santo è forse quello che è considerato avere la posizione più elevata. Se è così, allora il Cristianesimo termina nel brahmavada nirvisesa. Mi segui?

Cristiano: Sì. Credo che lei abbia spiegato prima che brahman significa l’aspetto impersonale dell’esistenza di Dio.

Sridhara Maharaj: Dio Padre significa Dio Creatore. Dio Figlio è il guru. Mentre Dio come Spirito forse detiene la posizione più elevata nel Cristianesimo: al di sopra della concezione di Padre, e al di sopra di quella di Figlio. Se quello è il caso, allora la loro comprensione giunge al brahman impersonale.

Mi è stato detto che una volta, in un Teatro in Germania, dovevano mostrare la figura di Dio, così misero una figura dall’aspetto grave, con una barba grigia, su un balcone piuttosto in alto, che dominava da lì. Dio Padre fu mostrato in questo modo. Quella è la loro idea: la Paternità di Dio, un uomo anziano, dalla barba grigia, come Dio. Ma considerando le cose dal punto di vista del rasa e dell’ananda, ossia dell’estasi, Dio dovrebbe essere al centro di tutte le differenti relazioni, inclusa quella di Dio come figlio e come consorte.

Concepire Dio come nostro Padre è una comprensione incompleta, in quanto i genitori sono anch’essi servitori. Egli deve essere al centro; non ad un’estremità del tutto. Egli non sta semplicemente sorvegliando il tutto; la concezione Krishna è quella di Dio al centro. Tra tutti i modi di relazionarsi con Dio, l’avvicinarsi per una rapporto d’amore è da considerarsi la relazione suprema. L’intensità di quella relazione va considerata, e Dio deve essere al centro di tutte le relazioni amorose. Anandam brahmano vidvan. Ananda è la cosa più preziosa che sia mai stata scoperta, e la piena rappresentazione dell’ananda più elevata dovrebbe essere considerata come il supremo assoluto che può attrarre tutti: non per la potenza, non per la forza, ma per il fascino. Il centro di tutta l’attrazione è Krishna. Egli attrae per la Sua bellezza, per il Suo fascino e per il Suo amore; non per coercizione o per forza. Questa è la concezione Krishna di Dio.

Cristiano: I cristiani hanno paura di andare al di là di Gesù, perché Gesù li ha messi in guardia dagli imbroglioni.

Sridhara Maharaj: Non sto parlando dei cristiani; sto parlando di Gesù, che ha dato gli ideali del Cristianesimo. Sto parlando a proposito dei principi di Gesù. Egli ha dato a rate un certo grado di comprensione, ma non la piena conoscenza. Concordiamo con loro per quanto riguarda la forte base teista. Gesù fu crocefisso perché disse: “Ogni cosa appartiene a mio Padre. Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.” Per cui le fondamenta sono molto buone; la base è lodevole, ma rappresenta solo la prima rata della concezione teista.

Chi è il mio Signore? Qual è la Sua natura? Chi sono io? Qual è il mio io interiore, e qual è il mio rapporto con Lui? Come posso vivere continuamente nel Suo ricordo è servizio? La concezione secondo la quale noi siamo intesi per Lui, designati e destinati da e a Lui, è lodevole, ma deve essere chiarita. Dobbiamo ottenere la posizione più elevata. Tutte queste cose sono assenti nel Cristianesimo. Viene dato solo il concetto di sacrificio per il Signore, e questo va bene, è la necessità di base dell’anima. Ma dopo di ciò, che cosa deve essere raggiunto? Sono silenziosi.

OLTRE GESÙ

Cristiano: Hanno paura di andare oltre Gesù.

Sridhara Maharaj: Sì, ma esiste così tanta grazia. così tanto amore nella divinità, che Dio può persino sedersi nel nostro grembo ed abbracciarci. Un rapporto molto più intimo è rivelato nel Vaisnavismo. Ma se abbiamo paura di andare oltre il consiglio fondamentale di Gesù, allora diventiamo sahajiya (imitatori). Dobbiamo rischiare ogni cosa per il nostro Signore e porci fermamente al Suo servizio. Dobbiamo morire per vivere. E cosa vuol dire vivere? Dobbiamo analizzare che cos’è la vera vita. Se, senza morire, vogliamo trascinare Dio nel nostro gioco carnale, allora diventiamo sahajiya, imitatori.

Dobbiamo attraversare la soglia data da Gesù. Egli ha dichiarato: “Muori per vivere.” La compagnia del Signore è così preziosa per noi che dobbiamo rischiare ogni cosa per Lui. Questo ottenimento materiale non significa nulla, è tutto veleno. Non dobbiamo avere attrazione per esso. Dobbiamo essere pronti a lasciare tutto, tutte le nostre prospettive e aspirazioni materiali, compreso il nostro corpo per Lui. Dio è grande. Ma qual è la Sua grandezza? Qual è la mia posizione? Come posso impegnarmi al Suo servizio ventiquattro ore al giorno? Qui, Gesù tace.

Non riceviamo un programma specifico da parte dei cristiani a questo livello, così viene il Vaisnavismo a dare sollievo al nostro cuore, a soddisfare la nostra necessità interiore, qualunque essa possa essere. La nostra sete interiore sarà placata lì. Tu puoi essere consapevole o meno delle molte domande al tuo interno, ma esse raggiungeranno la piena soddisfazione, nella sua forma più meravigliosa, solo lì. Non indirizzeremo a Dio solo un saluto reverenziale dato da grande distanza, ma potremo averLo in modo molto intimo. L’ideale di un intimo rapporto d’amore con Dio è stato dato dal Vaisnavismo, specialmente da Sri Caitanya Mahaprabhu, dallo Srimad­ Bhagavatam e a Vrndavana, la terra di Krishna.

Il sentimento di possedere qualcosa qui in questo mondo materiale non può essere reale; è un riflesso perverso, ma quel sentimento deve essere presente nel mondo originario, altrimenti qual è la sua origine? Da dove vengono i diversi sentimenti di bisogno che abbiamo dentro di noi? Devono essere presenti nel mondo causale, in quanto tutto emana da Krishna. Per cui, il desiderio di ogni atomo del nostro corpo, della nostra mente e della nostra anima, riceverà lì la più grande soddisfazione. Questa comprensione è stata data dal Vaisnavismo, da Sri Caitanya Mahaprabhu, dallo Srimad ­Bhagavatam e da Krishna nella Bhagavad-gita.

BHAGAVAD-GITA: LA SUA STORIA E I SUOI INSEGNAMENTI

Cristiano: Ho sentito parlare della Bhagavad-gita. Qual è la storia delle sue origini?

Sridhara Maharaj: Nella Bhagavad-gita, Krishna dice ad Arjuna: “Ciò che ti sto dicendo ora non è una cosa nuova: ho già detto questo a Surya, il dio­Sole, ed egli l’ha esposta a Manu, il padre dell’uomo. In questo modo questa conoscenza discese in successione disciplica, e a causa dell’influenza del tempo scomparve. Oggi ti ripeto ancora quella antica conoscenza.”

Questa frase si riferisce al karma-yoga: “Non ti preoccupare del risultato, buono o cattivo; continua a compiere il tuo dovere. Allora la tua mente troverà pace.”

Cristiano: Qual è il messaggio della Bhagavad-gita?

Sridhara Maharaj: Nella Bhagavad-gita vengono impartiti diversi livelli di istruzione: bhakti-yoga, karma-yoga, jnana-yoga, astanga-yoga, svariati livelli di teismo, ma il puro teismo devozionale comincia quando Krishna dice, sarva dharman parityajya: “Abbandona tutte le altre attività, siano esse religiose o non religiose, ed arrenditi, completamente a Me. Non cercare di imporMi le tue richieste, ma chiediMi di darti ciò che Io ritengo più benefico per te. E cosa farò Io per te? Arrenditi completamente a Me, ed Io ti darò Me stesso”.

“Tutti questi altri metodi e i loro obiettivi sono più o meno efficaci e preziosi, ma tu non aspirare ad altro che a Me. Quello sarà la prospettiva più elevata per te: volere Me, avere Me, vivere in Me, fare ciò che dico, entrare a far parte della Mia personale famiglia, della Mia vita privata. Quello sarà l’ottenimento più elevato per te. Non aspirare a nessun’altra cosa che non sia Io. Lo studio comparato di tutte le aspirazioni religiose mostrerà che la più grande necessità interiore può essere soddisfatta entrando a far parte dei Miei rapporti personali privati.”

Cristiano: I cristiani pensano: “se fossimo sinceri, seguiremmo la Bibbia. Prendiamo molto alla lettera la parola di Cristo.”

Sridhara Maharaj: Sì, in accordo alle proprie capacità, ciascuno può venire messo in lista per una determinata classe. Qualcuno andrà nel Cristianesimo, e dopo aver terminato, se il suo desiderio è ancora insoddisfatto, cercherà altrove, pensando: “Cos’è Dio? Voglio saperlo più precisamente.”

A questo proposito posso fare un esempio: in Inghilterra c’era un certo professor Nixon. Andò a combattere contro la Germania durante la Prima Guerra Mondiale, dalla parte dei Francesi. Mentre stava sorvolando le linee tedesche, il suo aeroplano fu colpito e cominciò a cadere. Si rese conto che l’aeroplano stava cadendo sulle linee tedesche. Quando lo incontrai qui in India mi disse: “In quel momento, pregai: “Se esiste un Dio, che mi salvi, e prometto che se non muoio in questo incidente aereo, andrò alla Sua ricerca. Dedicherò tutta la mia vita alla Sua ricerca.”

L’aeroplano si schiantò, e quando il professor Nixon riprese coscienza, scoprì di essere dietro le linee francesi, in un ospedale francese. In quel momento pensò tra. sé: “Dio c’è! Ha ascoltato la mia ultima preghiera.” Quando le ferite furono guarite, andò direttamente in Inghilterra per incontrare qualche uomo di chiesa. Così disse loro: “Voglio cercare Dio, ed impegnarmi ventiquattro ore al giorno al Suo servizio. Voglio vederLo faccia a faccia.”

VESCOVI: “VAI IN INDIA”

Visitò molti preti e persino qualche vescovo, ma alla fine lo consigliarono: “Se vuoi vedere Dio faccia a faccia, allora vai in India. Noi non possiamo raccomandarti questo procedimento. Però abbiamo sentito che in India ci sono degli yogi che entrano in comunicazione con il Signore all’interno del cuore. Puoi tentare lì la tua fortuna.” Così venne in India, dove incontrò il vice cancelliere dell’Università di Lucknow. Parlando con lui, il professor Nixon incontrò anche la moglie, la quale era una Gaudiya Vaisnava, una devota di Mahaprabhu. Rimase così affascinato dai consigli di lei che l’accettò come suo guru. Infine prese il sannyasa (l’ordine di rinuncia), e il suo nome divenne Swami Krishna Prema. Fondò un tempio qui in India, e predicò il Bhagavata-dharma e Mahaprabhu; fece anche uno studio comparato di tutte le religioni, cominciando dal Cristianesimo, e gradualmente arrivò al Vaisnavismo, attratto dal dono di Mahaprabhu. Anche uno studioso tedesco disse: “In tutte le concezioni religiose del mondo, la concezione di un impegno di ventiquattro ore al giorno per Dio (astakaliya-lila) non è mai stata data. Ho studiato tutte le teologie religiose, ma nessuna può nemmeno arrivare a concepire di un servizio per il Signore Supremo di ventiquattro ore giornaliere. Questo concetto è dato solo nello Srimad-Bhagavatam.”

Rupa Gosvami ha rappresentato scientificamente Krishna: akhila­rasamrta-murtih. Egli è il recipiente di tutti i possibili piaceri. Tutte le possibili tendenze verso la soddisfazione che possiamo avvertire, e persino quelle che magari non sentiamo, sono presenti in Krishna ed hanno la loro perfetta e pura soddisfazione in Lui solo. Egli è onniaccomodante ed onnicomprensivo. Qualunque soddisfazione il profondo del nostro cuore domandi, può essere data solo da Lui.

Cristiano: Qualche cristiano ha così paura di andare al di là della Bibbia che non andrà mai a studiare altri credo teisti.

Sridhara Maharaj: Ciascuno comprerà al mercato in accordo a quelle che sono le proprie capacità (sve sve ‘dhikare ya nistha sa gunah parikirtitah). Al mercato possono esserci molte cose di valore, ma l’acquirente deve avere qualche capacità di acquisto. Anche i rsi, i “negozianti” della conoscenza, sono arrivati a dire: “Questa è la cosa più elevata. Non andare oltre.” Similmente, Krishna dice nella Bhagavad-gita (3.35), sva-dharme nidhanam sreyah para-dharmo bhayavahah: “Non avanzare o sarai condannato. Resta fermo qui; non andare oltre”.

Perché ci viene dato un avvertimento così grande? Generalmente i nostri insegnanti consigliano: “Poni qui tutta la tua attenzione. Solo allora comprenderai appieno ogni cosa, e la tua marcia verso il traguardo sarà sincera e soddisfacente. Altrimenti, sahajiyàismo, lo spirito di imitazione, entrerà nel tuo cuore. Credi che con un salto tu possa conquistare la sommità di una collina? Impossibile. Devi marciare, ma la tua marcia deve essere sincera. Devi compiere progressi reali, non imitativi. Questa avvertenza ci viene data in ogni fase della vita: “Questo è ciò che c’è di più elevato per te. Poni qui tutta la tua attenzione. Non essere distratto e superficiale nel tuo studio. Impegnati a fondo in questa lezione, e il gradino successivo si presenterà automaticamente”.

È per questione di tattica che ci viene detto che il nostro attuale livello di istruzione è il più elevato. Quando un professore deve insegnare a un bambino, terrà in considerazione la mentalità del bambino. Dirà: “Arriva fino lì, e non andare oltre. Quello è la stadio finale; metti tutta la tua attenzione nel cercare di capire questo punto, e quando avrai finito, allora procederai.” In questo modo, ratealmente, la conoscenza viene rivelata.

Cristiano: Quindi esistono diversi livelli per diverse persone?

Sridhara Maharaj: Bhaktivinoda Thakura ha esposto la sua risoluzione nel Tattva-sutra, dove dice che quando la Bhagavad-gita fu esposta ad Arjuna, egli si mise a combattere, mentre se ci fosse stato Uddhava al posto di Arjuna, dopo aver sentito la conclusione della Bhagavad-gita, dove Krishna dice: “Abbandona tutto ed arrenditi a Me,” egli avrebbe accettato questa istruzione andandosene via dal campo di battaglia. Nell’ascoltare lo stesso consiglio, Arjuna agì in un modo, ma Uddhava avrebbe agito in un altro. Dopo aver ascoltato la prima parte delle istruzioni di Krishna, Arjuna dice a Krishna nella Bhagavad-gita (3.1-2):

jyàyasî cet karmanas te

matà buddhir janàrdana

tat kim karmani ghore màm

niyojayasi kesava

vyàmisreneva vàkyena

buddhim mohayasiva me

tad ekam vada niscitya

yena sreyo `ham àpnuyàm

“Tu dici che jnana, la conoscenza, è meglio di karma, l’azione. Allora perché vuoi che mi impegni in questo terribile karma di lottare?” Allora Krishna disse: “La tua capacità è nel karma: termina la tua carriera, e allora potrai aspirare ad arrivare al livello di jnana, indagare nella conoscenza. Non è una cosa facile trascendere tutte le attività ed ottenere naiskarmya, la liberazione dal karma. Prima termina il corso del tuo karma; allora te ne libererai, e gradualmente svilupperai la conoscenza trascendentale e la devozione. Perciò dico: “Impegna te stesso in questa battaglia. Lottare non è adeguato a tutti, ma lo è per te, e per gli uomini della tua categoria.”

Cristiano: Nella vostra opinione, quale livello di realizzazione di Dio dovrebbe essere consigliato di seguire alle persone?

Sridhara Maharaj: La coscienza di Krishna dovrebbe essere predicata in modo generale, e le persone verranno in accordo al loro responso interiore. Qualcuno potrebbe persino venire ad attaccarci. I comunisti diranno: “Qui non è permessa nessuna predica religiosa. Ciò che dite è tutto teoretico; voi rifiutate il mondo concreto, e assumete l’astratto come il tutto. Nell’ascoltare questo, le persone soffriranno; per cui non lo permetteremo.” Quello è uno stadio. A partire da lì, seguono poi innumerevoli altri stadi. Se tu predichi in una folla, coloro che troveranno un responso nel profondo del loro cuore, verranno a te a seconda del grado della loro realizzazione. La loro esigenza interiore li porterà a contatto con un agente della verità.

Bhaktivedanta Swami Maharaj andò in Occidente e predicò, e moltissimi furono convertiti alla coscienza di Krishna. Come fu possibile? Non erano Gaudiya Vaisnava, ma avvertirono delle affinità interiori. Nel vagabondare in questo mondo, ciascuno compie nuove esperienze, acquisisce nuovi gusti. In accordo al grado del proprio risveglio, ciascuno risponderà alle parole di un predicatore a seconda del punto in cui si trova. Scoprirà: “Oh! Dopo così tanto tempo, vedo finalmente che esiste la possibilità di uno sbocco per l’urgenza che trovo nel mio cuore. C’è un piano che può soddisfare le mie aspirazioni. Devo mettermi in contatto con lui e domandare della terra dei miei sogni.” In questo modo, verranno a cercare la compagnia dei devoti. “Uccelli della stessa piuma volano insieme.” In accordo al loro gusto interiore, si troveranno insieme, e su quel piano svolgeranno i loro doveri, ad una certa andatura, fino a quando da lì saranno in grado di procedere oltre, verso una posizione più elevata. Talvolta, nella stessa vita, una persona può cambiare il suo credo ed evolversi, talvolta può aspettare fino alla nascita successiva.

Cristiano: Se la qualità della predica è troppo alta, le persone possono scoraggiarsi.

Sridhara Maharaj: Può essere troppo lontana per uno e troppo vicina per un altro. Non è troppo elevata per tutti, perché se così fosse, come sarebbe possibile la conversione? Così tante persone diventano maomettane, cristiane e indù. Non tutti i cristiani sono nati cristiani. Com’è che le persone vennero inizialmente attratte dal Cristianesimo? Sorse nei loro cuori l’attrazione per esso.

Quando Acyutananda Swami, il primo discepolo di Bhaktivedanta Swami Maharaj, andò a visitare il mio luogo di nascita qui in Bengala, un direttore di scuola gli chiese: “Noi siamo così vicini e non riusciamo ad apprezzare gli insegnamenti di Sri Caitanya Mahaprabhu; com’è che sei

venuto a sacrificare la tua vita al servizio di Sri Caitanya-deva da un paese così lontano?”

Acyutananda Swami rispose “Brahmanda brahmite kona bhàgyavàn jiva: acquisiamo questa capacità nel corso del nostro vagabondare in differenti posizioni esistenziali attraverso la creazione.” Stiamo girovagando di luogo in luogo, di specie in specie, e nel far ciò raccogliamo qualche sukrti, crediti pii. Ajnata sukrti significa che senza saperlo e inconsciamente la nostra energia viene spesa al servizio del Signore, e la reazione si manifesta sotto forma di qualche credito pio. Quando i sukrti sono più sviluppati, diventano jnata sukrti, o attività pie svolte consapevolmente. Allora sraddha, la fede, la nostra attrazione interiore per la verità universale, viene in superficie; in questa maniera si può sviluppare da qualsiasi livello. Persino un animale può sentire la tendenza a servire Krishna. A Vrndavana, innumerevoli esseri viventi come alberi, animali, e persino l’acqua hanno ottenuto la loro posizione desiderandola coscientemente. Sebbene essi abbiano accettato di assumere una posa apparentemente materiale, in realtà detengono eternamente quella posizione al servizio di Krishna.

LA VIA DEL PELLEGRINO

Cristiano: C’è un libro intitolato “La via del pellegrino”, a proposito di un cristiano che canta il nome di Gesù su un rosario.

Sridhara Maharaj: Sì, anche i cattolici usano un rosario. Qualche cristiano può cantare il nome di Cristo.

Cristiano: Questo cristiano cantava il nome di Gesù, e il suo cuore si ammorbidiva, ed egli provava estasi, un grande amore per Gesù.

Sridhara Maharaj: Allora potrà al massimo ottenere la posizione di Gesù. Può essere che nel suo tentativo di perfezione, la sua crescita sia terminata lì, nell’eterna parafernalia di Gesù. Può rimanere lì. Se ha trovato la sua piena soddisfazione, è destinato a stare lì.

Per il volere di Dio, e grazie alla potente volontà di un devoto eccelso, persino dall’effulgenza del brahman impersonale un’anima può essere risvegliata dal suo sonno e cominciare ad agire nel servizio devozionale. Generalmente passano lunghe ere lì, nel piano indifferenziato, soddisfatte del loro ottenimento spirituale; comunque nella considerazione, del tempo infinito, niente è realmente grande o spazioso. Possono mantenere quella posizione per un lungo periodo, tanto che molte dissoluzioni e creazioni possono nel frattempo susseguirsi, ma rimane la possibilità che il loro sonno venga interrotto in qualsiasi momento. Sin da tempo immemorabile, questo mondo creato è venuto ad esistere, e moltissime anime sono ascese all’effulgenza del brahman. e poi ancora discese. Per cui, persino dall’interno dell’infinita effulgenza del brahman, qualche anima viene fuori. È una questione di infinità, per cui la posizione di Gesù può essere considerata eterna, e può arrivare il momento in cui lo stesso Gesù possa essere convertito al Vaisnavismo.

GESÙ: DINAMICO O STATICO?

Cristiano: Lei pensa che Gesù fosse a conoscenza di Krishna come Personalità di Dio?

Sridhara Maharaj: Quando osserviamo più da vicino il suo più intimo raggiungimento, dobbiamo dire che, nel corso della sua vita eterna, ci sono delle possibilità per lui di raggiungere Krishna.

Cristiano: Non capisco.

Sridhara Maharaj: Gesù è stagnante o progressivo? Dove è arrivato, è arrivato definitivamente, o è dinamico?

Cristiano: I cristiani direbbero che lui ha raggiunto la piena conoscenza.

Sridhara Maharaj: Per cui è fermo lì, definitivamente stabilito? È quella la posizione di Gesù? I Vescovi dicono che la sua posizione è definitiva? Ha una vita progressiva? O Gesù è il solo ad essere impedito nel compiere ulteriori progressi? È egli membro del mondo dinamico? O del mondo stagnante?

Il dinamismo è la natura dell’infinito. Noi esseri finiti, stiamo andando a occuparci di infinito! Questa è la nostra assurda tendenza. È ridicolo per noi trattare dell’infinito.

Perché Krishna viene considerato essere la Verità Assoluta? Su questo dovresti investigare in modo scientifico, passo per passo. Come ho raccomandato, dovresti continuare a leggere a questo proposito il libro Sri Krsna Samhita, e il Brhad-Bhagavatamrta. Dovresti cercare di seguire minuziosamente lo sviluppo dinamico del teismo così come viene presentato lì.

REINCARNAZIONE, TRASMIGRAZIONE

Cristiano: Da quanto ho capito, reincarnazione significa che un’anima, compiendo atti peccaminosi, può regredire nelle specie inferiori. Ma come può un’anima trarre beneficio dalla punizione di prendere nascita in una specie animale, se poi non ha memoria di questo?

Sridhara Maharaj: Qualche volta è necessario per i dottori rendere il paziente incosciente. Talvolta il malvivente viene imprigionato e incatenato. Se il suo comportamento reca danno alla società, viene confinato in una cella e incatenato. Così, talvolta è necessario privare qualcuno della propria indipendenza, della sua libertà di agire volontariamente. Soffrendo le reazioni del karma precedente, costui può venire risollevato; allora gli si può restituire la sua libertà di agire. Quando un’anima ha compiuto di sua volontà così tante malefatte e accumulato troppe reazioni, è necessario sospendere temporaneamente il suo libero arbitrio. Gli sarà così concesso di soffrire delle reazioni dei suoi peccati precedenti, e poi di nuovo gli verrà data la libertà così che possa imboccare il percorso giusto ed utile per lui. Finché un ubriacone rimane un ubriacone, se sta per compiere qualche danno all’ambiente, bisogna confinarlo. Quando la follia del bere se ne sarà andata, allora lo si potrà rilasciare e gli si permetterà di muoversi liberamente.

“NON FARE AGLI ALTRI” INCLUDE GLI ANIMALI

Cristiano: Generalmente i cristiani non accettano il fatto che gli animali abbiano un’anima.

Sridhara Maharaj: Gesù non si preoccupò di portare i suoi seguaci a questa concezione. Egli vide che erano abituati a mangiare animali e pesce, per cui non volle metterli in imbarazzo con tutte queste argomentazioni. Egli pensò che dovessero cominciare una vita teista, e che quando fossero stati in grado di considerare questi altri punti, sarebbe stata data loro questa rata ulteriore.

La vita è presente anche all’interno di specie non umane; e non è meno qualificata di quella situata nella posizione umana, ma nel corso del movimento evolutivo dell’anima, è stata gettata dentro tale condizione come conseguenza del suo karma. Ovunque sia presente la vita, l’anima è all’interno. È una cosa logica, ma Gesù pensò che sarebbe stato impossibile per loro arrivare ad una tale comprensione dell’ambiente. Pensò di lasciarli cominciare con la cultura del teismo e poi gradualmente si sarebbe potuto dare loro questa istruzione.

Egli disse: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.” Anche questo è buono. Ma negli altri esseri viventi non solo l’anima è presente, anche Dio è lì, come è in ogni luogo. Anche le specie inferiori sentono il dolore e il piacere. È piuttosto chiaro che gli animali avvertano dolore quando vengono uccisi. Per cui la vita è presente. La vibrazione della sofferenza è presente, la coscienza è presente, e l’anima è un’unità di pura coscienza. Ma le persone alle quali Gesù predicò non erano abbastanza qualificate da poter ricevere questo livello di conoscenza. Non erano preparate a un così grande ammontare di sacrificio nelle loro pratiche. Così, per coloro che non sono preparati a sacrificarsi a tal punto, Gesù ha dato il Cristianesimo.

Tuttavia, ogni cosa è stata disposta dallo stesso Centro comune. Il Cristianesimo ha la sua necessità di esistere, così come l’Islamismo. C’è spazio per tali credo nell’universo. Non sono inutili, ma detengono una posizione relativa.

Quindi qual è la posizione della Verità Assoluta? Se vogliamo indagare profondamente a questo proposito, allora dobbiamo venire in India. Qui la questione è stata trattata molto estensivamente, con tutte le possibili concezioni di religione. In India si trovano così tante e variegate concezioni teologiche che anche solo una frazione di esse non si può trovare in alcun altro posto nel mondo. Ma infine, nello Srimad-Bhagavatam fu esposta la concezione più elevata. Perché? Quello è ciò che dobbiamo capire e seguire minuziosamente. Dovresti studiare il Brhad-Bhagavatamrta e la sua forma più moderna, la Sri Krsna Samhita di Bhaktivinoda Thakura.

Cristiano: L’ho letto.

Sridhara Maharaj: Ma devi leggerlo più attentamente e dettagliatamente. Devi leggerlo ancora e ancora, fino a quando troverai soddisfazione e le risposte alle tue domande. Lì vengono mostrate le possibili gradazioni della nostra relazione con Dio, e viene spiegato come da uno stadio particolare di teismo una persona è portata a progredire ad un livello di ottenimento più elevato.

8. Livelli di realizzazione di Dio

La gradazione della realizzazione trascendentale è stata spiegata da Srila Sanatana GoSwami nel suo libro Brhad-Bhagavatamrta. Lì vediamo come, nel corso della sua realizzazione del suddha-bhakti, il puro servizio devozionale, il grande saggio Narada Muni visita diversi luoghi. Per primo incontra karma-misra bhakti, cioè il servizio devozionale misto ad attività fruitive.

Una volta, ad Allahbad, c’era un brahmana. Era un uomo ricco, e in occasione del Kumbha-mela, dove milioni di saggi e devoti si riuniscono per un festival religioso, organizzò dei servizi per i differenti tipi di persone sante che erano presenti. Condusse un sacrificio e in ultimo terminò la funzione con il canto del Santo Nome del Signore. Il brahmana era principalmente impegnato nel karma-kanda, ossia nel lavoro fruitivo, ma stava anche rendendo un servizio alle persone sante. Alla fine terminò tutto con nama sankirtana, il canto del Santo Nome del Signore.

Narada Muni si avvicinò al brahmana dicendo: “Sei molto fortunato a fare queste cose. Impegnandoti in queste attività sante, tu sei certamente il più fortunato.” Il brahmana gli disse: “Che cosa sto facendo? Questo è nulla. Dovresti andare a vedere la fortuna del re Indradyumna. Egli distribuisce le rimanenze del prasada del Signore Jagannatha in grande stile. Lì l’adorazione di Narayana è fatta in maniera davvero grandiosa! Vai da lui, ed apprezzerai il suo servizio devozionale.

Così Narada Muni andò a visitare Indradyumna Maharaj, e anche lì trovò il re che utilizzava estensivamente tutte le sue risorse nell’adorazione del Signore Jagannatha. Narada si avvicinò a lui, dicendo: “Sei così fortunato in questo mondo.” Il re gli ripose: “Cosa posso fare Narada? Questo non è niente. Se vuoi vedere come dovrebbe essere praticato il servizio devozionale, dovresti andare dal Signore Indra, il re dei cieli.”

Narada Muni andò da Indradeva e lo glorificò dicendo: “Oh Indra, tu sei molto fortunato. Vamanadeva, la Suprema Personalità di Dio, è apparso nella veste di tuo fratello minore. Inoltre qui a Indraloka ci sono sempre festival religiosi per adorare Krishna.” Indra disse: “Oh, cosa stai dicendo?

Che amore ho io per Krishna? Ogni cosa appartiene a Lui, ma nella mia stupidità, ho cercato di impedirGli di prendere l’albero parijata dal paradiso. E non solo, ma vengo sempre attaccato dai demoni, e anche mia moglie talvolta viene disturbata; che fortuna trovi in me?”

Da Indra Narada andò dal Signore Brahma, il creatore dell’universo. Lì trovò i Veda personificati che cantavano le lodi al Signore Brahma. Narada, che era anche suo figlio e discepolo, si avvicinò al Signore Brahma dicendo: “Come sei immensamente fortunato tu! Sei incaricato dal Signore Narayana in Persona di gestire l’intero universo, e talvolta Gli fai visita per essere guidato nell’amministrazione dello stesso. Possiamo anche osservare che una porzione dei Veda è impegnata nel cantare le tue glorie. Sei così fortunato!”

Il Signore Brahma si sentì un po’ disturbato. Disse: “Cosa stai dicendo Narada? Tu mi lodi ed aumenti il mio falso orgoglio. Non ti ho forse detto che io non sono altro che una piccola creatura nelle mani di Narayana? Sono occupato in attività esteriori. Non ho tempo da dedicare nell’interesse della mia vita devozionale. Il mio Signore piuttosto mi ha fatto deviare affidandomi un lavoro così impegnativo come quello di gestire l’universo. Sono il più sfortunato. Piuttosto, dovresti andare da Mahadeva, il Signore Siva. Egli non si preoccupa di niente che riguardi questo mondo. È distaccato e indifferente, e la sua attenzione è sempre rivolta verso il Signore Narayana. È devoto del Signore Ramacandra, ed è molto affezionato al Santo Nome del Signore Rama. Anche sua moglie, Parvati-devi, lo aiuta nella vita devozionale, ed è molto felice.

Narada Muni andò a Sivaloka e cominciò a cantare le lodi al Signore Siva: “Tu sei il maestro del mondo. I Veda cantano le tue glorie. Tu detieni la posizione più elevata.”

In questo modo, Narada cominciò a glorificarlo; ma il Signore Siva si agitò molto e si arrabbiò un po’ : “Cosa stai dicendo Narada? Sono talmente indifferente verso questo mondo che mi interesso principalmente di conoscenza e penitenza. Questo è ciò di cui mi occupo nella maggior parte del mio tempo. Qualunque lieve inclinazione io abbia per il servizio devozionale verso Narayana, è davvero minuscola. Alle volte ho uno spirito così apatico verso Narayana, che arrivo persino a lottare contro di Lui schierandomi a favore di uno dei miei discepoli! Sono disgustato dalla mia posizione! Penitenza, potere, la perfezione dello yoga mistico e indifferenza per il mondo: queste sono le mie occupazioni.”

Questo è jnana-misra bhakti, ossia servizio devozionale mischiato con la conoscenza empirica speculativa. Il Signore Brahma rappresenta l’ideale di karma-misra bhakti, ossia del servizio devozionale mischiato all’attività fruitiva, mentre il Signore Siva è l’ideale di jnana-misra bhakti. Ha ancora una certa tendenza ad una posizione indipendente, e non ha accettato al cento per cento il servizio per il Signore Supremo, Narayana.

Il Signore Siva disse: “Se davvero vuoi fare esperienza di ciò che significa suddha-bhakti, vai da Prahlada Maharaj. In lui troverai il puro servizio devozionale.”

In questo modo veniamo indirizzati a individuare lo sviluppo di suddha-­bhakti, il puro servizio devozionale, cominciando da Prahlada Maharaj, perché Prahlada non desidera nulla in cambio del suo servizio devozionale. Nello Srimad-Bhagavatam (7.10.4.) egli dice:

nàynyatha te `khila-guro

ghateta karunàtmanah

yas ta asisa asàste

na sa bhrtyah sa vai vanik

“Chiunque stia facendo qualcosa per la soddisfazione di Narayana e desidera qualcosa in cambio, non è un servitore, ma un mercante. Costui vuole dare qualcosa al Signore e poi esige una ricompensa in cambio del servizio.” Per cui Prahlada Maharaj è un puro devoto, e solo attraverso un puro devoto di Narayana si può ottenere pura devozione.

AMORE NEUTRALE PER DIO

Tutti questi particolari ottenimenti nel mondo devozionale cominciano con Prahlada Maharaj. La natura del suo servizio devozionale è santa-rasa, neutralità. Non c’è un servizio attivo, ma solo una perfetta adesione a Narayana in ogni circostanza. Qualunque possa essere la condizione sfavorevole dell’ambiente, egli rimane convinto della sua fede: che Narayana è tutto-in-tutto, e che Egli è il nostro maestro. Quindi Prahlada Maharaj, così come i quattro Kumara, i figli del Signore Brahma, sono nella posizione di santa-rasa bhakti, o di amore neutrale per Dio.

Prahlada Maharaj è discepolo di Narada Muni. Tuttavia, per il nostro bene, Narada Muni lo avvicina per misurare il livello della sua devozione al fine di eseguire uno studio comparato del mondo devozionale. Accostando Prahlada Maharaj, Narada disse: “Sono venuto a farti visita Prahlada; perché anche il Signore Siva apprezza la tua posizione. Tu sei davvero un devoto del Signore Krishna. Sei così fortunato! Sono venuto a vedere come stai.”

Prahlada Maharaj gli disse: “Gurudeva, tu sei tutto per me! Sei venuto a mettermi alla prova? Qualunque fortuna io possa avere, l’ho ricevuta per tua grazia. Nacqui in una famiglia di demoni, per cui le qualità demoniache non mi hanno lasciato del tutto. Non sai che a Naimisaranya andai a combattere contro il Signore Vishnu? Sono pentito di ciò, ma cosa posso farci? Lui mi ha dato quella posizione. Non posso avere il privilegio di prestarGli servizio direttamente, ma penso a Lui solo mentalmente. Penso che Lui sia tutto, ma non ho la grande fortuna di servirLo. Hanuman è realmente un devoto. Quanto è fortunato lui! Quanta grazia ha ricevuto! Egli diede tutto al Signore Ramacandra. Invidio la sua situazione, ma cosa posso fare? La legge di Dio è assoluta. Dobbiamo accettarla. La posizione di Hanuman è davvero invidiabile. Come è attaccato al suo maestro, e quanto servizio ha svolto per il Signore Rama!”

HANUMAN: SERVITORE DI RAMA

Da lì, Narada Muni andò a visitare Hanuman. Si avvicinò alla sua residenza, suonando sulla sua vina il mantram “Rama Rama Rama Rama”. Quando Hanuman improvvisamente udì il nome del suo maestro, il Signore Rama, balzò verso quella direzione e nel cielo abbracciò Narada Muni. Hanuman disse: “Oh, chi mi sta aiutando ad ascoltare il suono del Santo Nome del Signore Rama? Dopo così tanto tempo, il suono del Rama nama mi rianima. Stavo morendo senza ascoltare il Nome di Rama.” Lacrime estatiche scorrevano dagli occhi di entrambi. Allora Narada Muni andò nei quartieri di Hanuman e cominciò a decantare la sua fortuna dicendo: “Quanto sei fortunato! Oh, Hanuman, tu servi il Signore Ramacandra così intimamente; non conosci nessuno all’infuori del tuo maestro, il Signore Rama. Tu rendesti a Lui un servizio così grande che è diventato l’ideale per l’intera società umana.”

Hanuman disse a Narada: “Sì, per Sua grazia fui in grado di fare .qualcosa; io non sono nessuno, non ho alcun valore. Ma ho sentito che ora il Signore Ramacandra è venuto nella veste del Signore Krishna. Sebbene a me non piaccia alcuna altra incarnazione al di fuori del Signore Rama, ho sentito dire che Krishna, che è Ramacandra stesso, sta mostrando il suo favore ai Pandava. I Pandava sono molto fortunati, poiché il Signore Si relaziona a loro come un amico intimo. Nutro un grande apprezzamento per la fortuna dei Pandava.” In questo modo Hanuman cominciò ad elogiare i Pandava e la loro fortuna.

I PANDAVA: AMICI DI KRISHNA

Quindi, Narada Muni lasciò Hanuman, e andò dai Pandava. Lì trovò Yudhisthira Maharaj seduto sul trono e cominciò a cantare le glorie dei Pandava. Disse a Yudhisthira Maharaj: “Come è amichevole la vostra relazione con Krishna! Come siete fortunati!” Yudhisthira rispose: “Cosa stai dicendo Devarsi? Certamente Krishna ci favorisce, non possiamo negarlo, ma qual è la nostra posizione? Non ne abbiamo alcuna. Anzi, talvolta mi capita di pensare che le persone comuni, vedendo il nostro esempio, non vorranno servire Krishna, poiché considereranno che i Pandava, essendo amici così intimi di Krishna, hanno dovuto attraversare periodi difficili di guai e di pericoli durante il corso delle loro vite. Penseranno che essere un devoto di Krishna significhi che uno debba patire molte sofferenze per tutta la vita. Per cui temo che, pensando a noi, le persone non si avventureranno ad avvicinare Krishna.”

Devarsi Narada disse: “No, no, io non vedo le cose da questo punto di vista. Cos’è il pericolo o l’afflizione per i Pandava? Qual è il significato di ciò? È il messaggio che Krishna sta arrivando. Quando i Pandava sono in pericolo, quello non è altro che l’annuncio che Krishna sta arrivando a salvarvi. Anche vostra madre pregò:

vipadah santu tàh sasvat

tatra tatra jagad-guro

bhavato darsanam yat syàd

apunar bhava-darsanam

“Lascia che il pericolo venga: possa esso visitarmi sempre. Non mi preoccupa, poiché è lui che porta Krishna più vicino a noi. Anzi, ci piace il pericolo che porta Krishna in intimo contatto con noi.” Questa famosa affermazione di vostra madre, Kuntidevi, testimonia ciò che dico.”

I Pandava, capeggiati da Yudhisthira Maharaj, dissero: “Sì, Krishna ci fa visita di tanto in tanto, nei momenti di terribile bisogno, ma quanto sono fortunati gli Yadu! Il Signore Krishna è sempre con loro. Essi sono così orgogliosi del loro maestro, il Signore Krishna, che non si curano di nessun altra potenza nel mondo. Sono così fortunati poiché il signore Krishna è sempre intimamente in relazione con loro.” Così, Narada Muni andò dagli Yadu e cominciò ad elogiarli. Essi dissero: “Cosa dici, Narada, Devarsi Narada? Krishna è con noi, certo, ed in ogni occasione di grande pericolo viene ad aiutarci, ma quanto ci preoccupiamo noi di Lui? Viviamo indipendentemente, senza curarci della Sua esistenza. Ma tra di noi Uddhava è davvero il Suo favorito. Qualunque cosa Krishna faccia Si consulta sempre con lui e Uddhava è presente in tutte le questioni confidenziali; in ogni caso Krishna è sempre molto vicino a Uddhava. Persino noi invidiamo la fortuna di Uddhava.”

UDDHAVA: PIÙ CARO CHE KRISHNA

Quindi Narada andò da Uddhava e gli disse: “Uddhava, tu sei il devoto preferito di Krishna. Krishna stesso dice:

na tathà me priyatama

atma-yonir na sankarah

na ca sankarsano na srir

naivatma ca yathà bhavàn

“Oh Uddhava! Che dire di altri devoti come il Signore Brahma, Siva, Sankarsana o Laksmi; tu Mi sei più caro della Mia stessa vita.” Tu sei un compagno così intimo che Krishna dà più valore a te che alla Sua stessa vita.” Uddhava disse: “Sì, certamente, a causa della Sua incondizionata benevolenza, può essere che Egli abbia detto qualcosa del genere, ma io non credo di essere un Suo vero devoto, specialmente dopo aver visitato Vrndavana. Tutto il mio orgoglio si è dissolto nel vedere quei devoti. Lo spirito di servizio e l’intensità dell’amore per Krishna che ho trovato nei devoti di Vrndavana è incomparabile. O Devarsi, io non ho posizione. Conosci quella mia affermazione? È scritta nello Srimad-Bhagavatam (10.47:61):

àsàm aho carana-renu-jusàm aham syàm

vrndavane kim api gulma-latausadhinàm

yà dustyajam svajanam àrya-patham ca hitvà

bhejur mukunda-padavim srutibhir vimrgyàm

“Le gopi di Vrndavana abbandonarono i loro mariti, figli e famiglie, cose difficili alle quali rinunciare, e sacrificarono persino i loro principi religiosi per rifugiarsi ai piedi di loto di Krishna, i quali sono ricercati persino dagli stessi Veda. Oh! Concedimi la fortuna di nascere come un filo d’erba a Vrndavana, così che possa ricevere la polvere dei piedi di loto di queste grandi anime sulla mia testa.”

“Lì ho completamente aperto il mio cuore. La qualità dell’amore per Krishna che ho trovato nelle fanciulle di Vrndavana è così eccelso che non ho potuto che aspirare a nascere a Vrndavana come un filo d’erba, così che la polvere dei piedi di queste fanciulle possa toccare la mia testa. Per cui che vai dicendo Devarsi? Se desideri vedere la vera devozione, il vero amore divino, dovresti andare a Vrndavana. Non metterci in questa posizione imbarazzante, dicendo che possediamo devozione per Krishna; questo è uno scherzo, un’espressione senza fondamento. Ho trovato i veri devoti di Krishna a Vrndavana.”

In questo modo, Sanatana GoSwami cerca di fare del suo meglio per condurci lungo la via, mostrandoci il graduale sviluppo della devozione per Krishna. Prahlada Maharaj è alla base del suddha-bhakti, all’inizio del puro servizio devozionale, poiché è situato in santa-rasa, ossia nel servizio devozionale neutrale. Al di sopra di quello è dasya-rasa, amore per Dio nello spirito di servizio, come mostrato da Hanuman, e al di sopra ancora è sakhya-rasa, ossia il sentimento di amicizia. Questo è esemplificato dai Pandava. Uddhava è in qualche modo in sakhya, connesso con vatsalya, amore parentale, e madhurya, amore coniugale. In questo modo possiamo tracciare lo sviluppo della devozione.

La nostra intima adesione a Krishna si sviluppa così fino a Vrndavana, dove si trova l’apice del servizio devozionale. Nella conversazione tra Ramananda Raya e Sri Caitanya Mahaprabhu troviamo menzionato che il servizio devozionale reso da Radharani è categoricamente superiore a quello delle gopi (tebhyas tàh pasu-pàla pankaja-drsas tàbhyo `pi sà radhika). Il tipo di spirito di servizio che troviamo in Lei è inesplicabile e inconcepibile.

Sri Caitanya Mahaprabhu venne con quella qualità di adesione alla verità: arresa incondizionata. Egli venne cercando la fortuna di servire la verità. Se riusciamo a procurarci quel tipo di esistenza così elevata, possiamo considerarci i più fortunati.

La resa di sé è la base della nostra più grande fortuna. Non possiamo che arrenderci a tutto ciò che di bello e prezioso abbiamo incontrato. Il nostro apprezzamento per cose più elevate è dimostrato dal grado del nostro abbandono ad esse. Perciò possiamo misurare la qualità della verità alla quale siamo connessi solo dall’intensità della nostra resa.

9. La concezione Krishna

La resa non è solo una parola. Arrendersi non significa solo abbandonare i propri possedimenti, ma rendersi conto che i possedimenti stessi sono falsi. Non sono padrone di nulla. Non sono neppure padrone di me stesso. Arrendersi significa dare ogni cosa al guru, e liberare noi stessi dalla immonda connessione con così tanti possedimenti, in modo che non possano disturbarci con i loro continui suggerimenti: “Tu sei il mio padrone;” e in questo modo fuorviarci.

Dovremmo pensare: “Ogni cosa appartiene al Signore e al Suo delegato, il guru. Non sono padrone di nulla.” Dovremmo assimilare questo tipo di consapevolezza, perché ci sarà di aiuto nel nostro reale progresso spirituale. Questa è la realtà. Dobbiamo capire questo fatto. Vogliamo la verità, e vogliamo liberarci da false nozioni. Così, la vera diksa, iniziazione spirituale, impartisce la divina conoscenza che niente appartiene a noi; e non solo, ma ogni cosa appartiene a Dio, inclusi noi stessi. Quello è il significato di diksa: “Io appartengo a Lui; ogni cosa appartiene a Lui. Sono il Suo servitore e questi oggetti esistono per il Suo servizio.”

IL PARADISO DEGLI SCIOCCHI

La realtà è questa, e noi stiamo soffrendo nell’irrealtà di un mondo, immaginario. Stiamo vivendo nel paradiso degli sciocchi. Dovremmo andarcene dal paradiso degli sciocchi e cercare di entrare nel vero paradiso. Quando avremo dato un’occhiata alle caratteristiche dell’ambiente assoluto della realtà, e avremo un minimo di considerazione per la verità, non potremo gustare ancora a lungo le cose di questo mondo così come abbiamo fatto precedentemente. Poiché avremo assaggiato il vero gusto della verità suprema, non subiremo più l’incanto di questo mondo materiale. Non saremo più stimolati a svolgere quei doveri che sono in relazione a questo mondo di godimento. Saremo indifferenti.

Sappiamo che la connessione con l’attuale spirito di godimento genera una reazione dolorosa. Questo riusciamo a capirlo, ma non riusciamo a lasciarcelo alle spalle. Nello stadio di sadhana, cioè di pratica spirituale, non riusciamo a troncare completamente questa connessione. Tuttavia non abbiamo altra alternativa. La nostra affinità per la verità positiva dovrebbe crescere sempre più, mentre l’affinità che abbiamo per la nostra parafernalia ed impegni vari decrescerà gradualmente fino a scomparire. Sebbene più volte possiamo fallire, non potremo abbandonare l’idea. Tenteremo ancora e ancora di progredire verso la verità e, quando falliremo, il nostro cuore duolerà nel vedere che ripetutamente veniamo sconfitti dai nemici che ci circondano.

FUNGHI MENTALI

Ma il fuoco della coscienza di Krishna è presente, e quel fuoco è inestinguibile. È una scintilla di verità eterna. Per cui il fuoco continuerà, e verrà il giorno in cui i nemici che ci circondano dovranno ritirarsi una volta per tutte. Un giorno scopriremo che Krishna ha gradualmente conquistato tutto il nostro cuore, e gli altri si sono ritirati per sempre; non disturberanno più il nostro circolo mentale. Scopriremo che tutte queste cose indesiderate erano come funghi: erano cresciuti nel suolo della nostra mente, ed ora se ne sono andati, sono morti. Se ne sono andati tutti e solo Krishna è rimasto nel cuore. In quel momento il cuore sarà pieno solo di Krishna, colmo della concezione Krishna.

Una volta Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura istruì un discepolo al momento dell’iniziazione al canto dell’Hare Krsna mantra dicendogli che dovremmo permettere a Krishna di sbarcare nei nostri cuori, proprio come la marina fa sbarcare un esercito. Un esercito viene trasportato da una nave, e quando i soldati sbarcano, comincia la lotta e conquistano il paese, proprio come disse Giulio Cesare: “Veni vidi vici: venni, vidi, vinsi.” Allo stesso modo dobbiamo permettere a Krishna di sbarcare nei nostri cuori. Allora comincerà la lotta.

Qual è la proposta della coscienza di Krishna, e qual è la proposta di tante altre concezioni? Esse ci assicurano tutte da tempo immemorabile: “Ti darò questo, ti darò quello,” ma la concezione Krishna entrerà e dirà: “La mia rivendicazione è questa: è tutto Mio e voi siete tutti trasgressori.” La lotta comincerà: è certo che tutto ciò che è indesiderabile sarà tolto di mezzo e la coscienza di Krishna catturerà il cuore intero. Questo è il processo. La coscienza di Krishna deve solo sbarcare nei nostri cuori. In un modo 0 nell’altro, da un puro devoto, un pizzico di vera coscienza dì Krishna dovrebbe entrare, attraverso le orecchie, nei nostri cuori, e Krishna fornirà qualunque cosa sia necessaria. Colui che ha sviluppato anche solo una leggera stima per la coscienza di Krishna è sicuro che, oggi o domani, la sua vita spirituale avrà successo.

KRISHNA È UN LADRO

Possiamo avere eretto alte mura su tutti i lati per proteggere noi stessi in modo tale che la coscienza di Krishna non possa entrare, ma Krishna è un ladro e un ladro non ha bisogno di invito. Non è necessaria alcuna preparazione per la Sua venuta. Entrerà per Suo interesse, e questa è la nostra consolazione. II nostro conforto è che Krishna è un ladro. Màyà ha eretto le sue alte mura su tutti i lati, ma niente è sufficiente a fermare la coscienza di Krishna. Krishna è un ladro e un giorno entrerà di soppiatto.

Un devoto potrebbe perdere la speranza pensando: “Il nemico è nella mia stessa casa; i miei stessi parenti sono miei nemici. Sono senza speranza”. Potrebbe rimanere deluso, ma la coscienza di Krishna non ci lascerà in alcun modo. Krishna persevererà e a tempo debito vincerà. E le altre cose, non importa quanto possano essere intimamente connesse e nascoste in private e ben protette stanze nei nostri cuori, dovranno andarsene. Dovranno andarsene da ogni angolo dei nostri cuori. Krishna vincerà. Krishna catturerà tutto. I lussuriosi, non voluti desideri dei nostri cuori sono elementi stranieri. Sono solo funghi. Sono comparsi come funghi, non hanno una stabilità permanente o delle radici. Non sono radicati nel terreno. Possiamo pensare che ciò che abbiamo immagazzinato nei nostri cuori sia molto prossimo e caro, e che sia già legato a noi, come se fosse parte della nostra esistenza, ma quando entrerà la coscienza di Krishna, galleggeranno tutti come funghi.

Dopo tutto, sono come dei funghi; non hanno appoggio, non hanno connessione con la terra. Stanno solo fluttuando. Tutti gli interessi materiali fluttuano solo in superficie. Non sono profondamente radicati né dentro né fuori alla nostra esistenza. Solo la coscienza di Krishna ha la sua esistenza ovunque, all’interno di tutte le parti della nostra esistenza. Per cui i funghi un giorno dovranno svanire. Questo è confermato nello Srímad-Bhagavatam (2.8.5):

pravistah karna-randhrena

svànàm bhàva-saroruham

dhunoti samalam krsnah

salilasya yathà sarat

Quando Krishna, attraverso l’orecchio; entra nel cuore, cattura il loto del cuore e gradualmente fa scomparire tutta la sporcizia presente. Proprio come quando viene la stagione autunnale, l’acqua diviene pura ovunque, così, anche quando Krishna entrerà nei nostri cuori, tutte le impurità all’interno svaniranno gradualmente, e solo Krishna rimarrà per sempre.

10. L’Hare Krishna maha-mantra

Prima di cantare il Santo Nome di Krishna, dobbiamo innanzitutto cantare il Panca-tattva mantra:

sri krsna-caitanya, prabhu nityananda,

sri advaita, gadadhara, srivasadi, gaura-bhakta-vrnda

I Panca-tattva, o i cinque aspetti della Verità Assoluta, vennero a dare l’Hare Krishna maha-mantra ai devoti caduti di quest’era, per cui sono considerati come la rappresentazione generale del guru. Ci aiutano ad entrare nel dominio di Krishna e anche nel piano di Sri Caitanya Mahaprabhu. Dopo aver cantato il Panca-tattva mantra, dovremmo contare sui grani del japa-mala e cantare il maha-mantra:

hare krsna hare krsna krsna krsna hare hare

hare rama hrare rama rama rama hare hare

Mentre si canta il maha-mantra sui grani del rosario, questo dovrebbe essere posto in una borsetta di stoffa e il dito indice, che generalmente è considerato inauspicioso, non dovrebbe toccare i grani, ma rimanere fuori dalla borsetta. Generalmente si usa il pollice e il dito medio per contare durante la recitazione del mantra. Si dovrebbero cantare sedici giri, come è stato raccomandato da Bhaktivedanta Swami Maharaj, ma in caso di impossibilità, bisogna cantare almeno quattro giri; comunque il mala non dovrebbe essere lasciato mai a digiuno.

Per contare i giri, si comincia dal grano più grande andando verso il più piccolo, poi si torna indietro nella direzione opposta. Il grano gigante che è situato al centro si chiama Monte Sumeru: non dobbiamo oltrepassarlo.

Questo harinama maha-mantra si trova nelle Upanisad, così come nell’Agni Purana e nel Brahmanda Purana. Nella Kalisantarana Upanisad viene raccomandato come il mantra supremo, e gli eruditi hanno detto che questo mantra ha un significato solo invocativo; nessun tipo di richiesta dovrebbe accompagnarsi ad esso.

Questo Hare Krishna maha-mantra è lo yuga dharma nama, ossia il metodo indicato specificatamente per quest’era, Kali-yuga, per la realizzazione di Dio. Troviamo il maha-mantra citato ovunque nei Purana. Questo mantra può essere cantato sottovoce, mentalmente e ad alta voce. Ci è stato dato da Mahaprabhu come una raccomandazione generale per le anime cadute: Lo ha dato per tutti, siano essi qualificati o non qualificati. L’unica condizione per riceverlo è sraddha, fede.

Nel Padma Purana è menzionato che ci sono dieci tipi di offese che dobbiamo cercare di evitare nel cantare l’Hare Krishna maha-mantra. Ci sono anche quattro tipi di namabhasa, o canto apatico, che non ci permetteranno di entrare nel dominio della misericordia. Solo la liberazione sarà l’effetto di quel tipo di invocazione.

Questi due inappropriati tipi di canto sono impedimenti provocati dalle nostre tendenze verso lo sfruttameno e la rinuncia. Dobbiamo cantare il Nome con uno spirito di servizio ed evitare le dieci offese.

ABUSARE DEI SANTI

La prima offesa è quella di abusare dei devoti che sono gli agenti di diffusione della grandezza e della nobiltà del Signore Supremo, Krishna. Se abusiamo e disonoriamo i Suoi agenti, allora il Nome non sarà soddisfatto. Solo i devoti di Krishna sono veri santi, perché si rapportano con la vita eterna. Le persone che adorano i semidei per ottenimenti temporanei non sono considerati santi, poiché non sono devoti. Li evitiamo. Un santo è colui che non ha ambizione nella vita se non quella di avere un legame di servizio d’amore con il Signore Supremo. Sono da considerare santi solo coloro che sono agenti della verità eterna, del bene assoluto. Non dovremmo offendere queste sante persone.

ADORARE I SEMIDEI

La seconda offesa riguarda il modo in cui dovremmo trattare i semidei, inclusi Siva, Sakti, il dio-Sole e altri. Non sono da considerarsi uguali o superiori a Vishnu, o Krishna. Sono sotto di Lui e sono tutti inferiori a Lui. Gli è stata data un’occupazione dal Signore Supremo, Krishna, ed essi adempiono i loro doveri secondo il Suo ordine. Non sono mai uguali o superiori a Krishna.

GURU COME DIO

La terza offesa è quella di considerare il guru un essere umano. Sebbene moltissimi sintomi umani si possano trovare in lui, tuttavia, in accordo al nostro desiderio sincero di incontrare Dio, è il Signore che discende e Si manifesta nel guru per soddisfare la nostra fame di verità. Dobbiamo vederlo come un agente del Signore. Ci è stato consigliato in modo generico di non pensare che il guru sia un essere mortale; infatti, se il nostro, tentativo di ottenere l’Assoluto è sincero, Egli verrà da noi per liberarci. Dio è onnisciente, per cui, attraverso un agente particolare che agisce come Suo rappresentante, viene qui per prenderci e condurci al piano più elevato. Ci è stato ordinata dai consigli delle scritture di vedere il guru come il rappresentante dell’Assoluto, perché nessuno può darci Krishna se non Egli stesso.

La presenza di Dio dovrebbe essere percepita nel nostro gurudeva. Dovremmo vedere che Dio è venuto a darSi a noi. Di solito osserviamo segni mortali nel corpo del maestro spirituale, ma dobbiamo trascenderli. L’acqua del Gange può apparire sporca esternamente, tuttavia il tocco di quell’acqua ci può purificare. Ai nostri sensi materiali le Divinità sembrano essere di legno, pietra o terra, ma quella è la nostra visione corrotta. Krishna è lì, e talvolta Lo si è visto camminare e parlare con devoti di categoria superiore. Non dobbiamo pensare che Egli sia fatto di elementi materiali. Quando siamo in piedi di fronte alle Divinità, non dovremmo pensare che possiamo vederLo, ma è Lui che sta guardando noi. Egli è nel piano soggettivo; io sono il Suo oggetto.

Lui misericordiosamente ci guarda per purificarci. Così deve essere corretta la nostra visione. Krishna fu ucciso da un cacciatore; gli atei interpretano il fatto come un incidente comune, ma non è così. Sita fu rapita da Ravana. Tutto ciò è esteriore, illusorio. La reale verità è al di sopra, nel reame trascendentale. Per cui, ci viene richiesto dai transcendentalisti esperti e dagli sastra di vedere che il nostro gurudeva è al di là di questi segni mortali. Krishna dice:

àcàryam mam vijàniyàn

nàvamanyeta karhichit

na martya-buddhyàsuyeta

sarva-devamayo guruh

“Io stesso sono l’acarya. Non pensare che il guru sia un uomo ordinario. Io stesso risiedo all’interno del cuore di gurudeva nella Mia totalità, per il beneficio del discepolo.”

BESTEMMIARE LE SCRITTURE

La quarta offesa è sastra ninda: bestemmiare gli sastra, le scritture. Ovviamente questo si riferisce a quelle scritture che glorificano la grandezza e nobiltà di Krishna, e non altre. Non dobbiamo offendere quelle scritture che ci istruiscono su Dio e sui Suoi devoti e ci insegnano il bene eterno.

SANTO NOME: DIO NEL SUONO

La quinta offesa è interpretare il Santo Nome di Krishna con l’aiuto del dizionario e della grammatica, trovare diversi significati nelle lettere del Nome. Il suono è trascendentale. Il dizionario, la grammatica e qualsiasi altro libro di conoscenza materiale non può limitare o qualificare il Santo Nome. Il suono trascendentale al Suo interno (sabda brahma) è al di là del suono materiale del Nome. Il Nome stesso è la Persona Suprema incarnata per Sua libera volontà. Egli è inseparabile dal Suo Nome e pienamente presente nella Sua forma sonora.

Il vaikuntha sabda, il suono trascendentale, è differente dal suono materiale che si può produrre con le labbra e la lingua. Nella medicina omeopatica, i globuli sono apparentemente tutti uguali, ma la potenza che è all’interno è ciò che conta. È qualcosa del genere. Il suono ordinario del Nome, e il suono vibrato da un puro devoto, provengono da piani differenti. La differenza è nella potenza interna. Il Santo Nome discende dal mondo spirituale e viene a manifestarSi danzando sulla lingua. Il suono trascendentale del Santo Nome è inseparabilmente connesso con la Persona che rappresenta.

La sesta offesa consiste nel considerare le glorie del Santo Nome di Krishna esagerate o frutto della speculazione.

PECCARE E CANTARE È SUICIDA

La settima offesa è peccare confidando nella potenza del Santo Nome. Le scritture dichiarano che un solo Nome è sufficiente a purificare tutti i peccati che uno possa commettere, per cui se continuiamo ad indulgervi, commettendo molti peccati con l’idea che canteremo un Nome per lavarci da essi, questa è un offesa al Santo Nome, non il vero Nome. Non dobbiamo cercare di porre Lui al nostro servizio; Egli è al di sopra di questa maya. Il vero Nome non comparirà se agiremo così. Non dobbiamo pensare: “Posso fare qualunque cosa tanto il Nome mi purificherà.” É detto nelle scritture che se procedi così, questo spirito ti porterà al suicidio.

HARE KRISHNA: LA PURIFICAZIONE SUPREMA

L’ottava offesa è pensare che cantare il Santo Nome equivalga ad altre attività pie come il fare penitenza, andare in pellegrinaggio, fare la carità, servire il paese e così via. Se pensiamo anche vagamente al Santo Nome in questo modo commettiamo un’offesa perché il Santo Nome è Assoluto mentre questi altri procedimenti, detengono una posizione relativa e parziale; donano qualche successo in questo mondo materiale, ma il Nome può dare il Signore in Persona. Quindi, nessun altro processo di purificazione può detenere la stessa posizione del canto del Santo Nome di Krishna. È supremo e niente vi si può nemmeno avvicinare.

VIETATO AGLI INFEDELI

La nona offesa consiste nel dare il Nome a coloro che non Lo meritano, che non hanno fede nel Suo canto. Se tu li spingi a cantare il Santo Nome, ti arriverà una reazione negativa. Inoltre, senza ricevere alcuna ispirazione, non dovremmo fare discepoli e dare l’iniziazione all’harinama. Commetteremmo un’offesa contro il Nome se facessimo commercio o affari con le iniziazioni. Se dovessimo dare il Nome a chiunque, solo a causa della bramosia di diventare guru, allora saremmo offensori. Se si rincorre la posizione di guru per ottenere un nome e fama con dei propositi mondani, senza che ci sia una sanzione proveniente dall’alto, è una grande offesa.

RITORNO A DIO

La decima offesa è quella di essere troppo assuefatti a qualcosa in particolare, o avere troppa affinità verso il corpo e la ricchezza materiale. Quando una barca è ancorata, remare la farà solo girare intorno all’ancora. L’ancora deve essere levata, così la barca potrà avanzare. Allo stesso modo, non dobbiamo ancorarci a una cosa particolare. Dobbiamo essere aperti. Il Nome creerà delle trasformazioni all’interno del sistema mentale, e dobbiamo essere aperti e sufficientemente liberi dai pregiudizi per andare dove il Nome ci condurrà. Se cerchiamo attentamente di evitare quella trasformazione e ci incolliamo alla nostra vita attuale, questa è un’offesa contro il Nome: invitarLo e poi ignorarLo.

Non dobbiamo accettare il Nome come se fosse un estraneo: è nostro amico. Dovremmo sentirci a casa con Lui. Stiamo andando ad ottenere una connessione molto dolce ed amichevole, grazie alla realizzazione del Santo Nome di Krishna, che è tutto bontà, bellezza e incanto. Cantando il Santo Nome raggiungeremo la meta più desiderabile della vita, e torneremo a Dio, torneremo a casa, non in un paese straniero.

Dobbiamo pronunciare il Nome in modo amichevole, affettuoso. II Nome è il solo oggetto del nostro amore. È nostro amico, non è in alcun gruppo di opposizione. Il Nome ci condurrà a casa. Quella è la nostra dolce casa, ed Egli è il nostro dolce guardiano. Con questo spirito dovremmo cantare il Santo Nome di Krishna.

Queste sono le dieci offese da evitare nel cantare il maha-mantra Hare Krishna:

hare krsna hare krsna krsna krsna hare hare

hare rama hare rama rama rama hare hare

NAMABHASA: IL NOME OFFUSCATO

Nel cantare il Santo Nome ci sono anche quattro tipi di namabhasa. Namabhasa significa debole connessione con il Santo Nome. Nel namabhasa non c’è né offesa, né spirito di servizio, ma una via di mezzo tra i due. La sua base è lo spirito di rinuncia, ma dobbiamo anche accantonare questa indifferenza e divenire ansiosi di servire il Nome, che è nostro amico e maestro. Namabhasa può essere classificato in quattro categorie. La prima è sanketyam: cantare indirettamente, per indicare qualcosa d’altro, come nel caso di Ajamila.

Ajamila era figlio di un brahmana. In qualche modo, entrò in contatto con una donna di bassa classe e cominciò a condurre una vita da brigante, bevendo e compiendo molte cose sgradevoli. Dopo molti anni, giunse per lui il tempo di morire. Mentre era steso in coma, vide arrivare improvvisamente tre messaggeri dall’aspetto orribile che misero una corda intorno al suo collo e cominciarono a trascinarlo via. Era terrificato.

Proprio prima che questo avvenisse, aveva visto suo figlio, Narayana, che giocava vicino, per cui invocò l’aiuto del bambino e chiamò: “Narayana!” Ma, mentre pronunciava il suo nome, Ajamila pensò tre sé: “Cosa può fare questo ragazzino Narayana? Come potrà affrontare queste tre figure furiose! È così piccolo.” Fu così che, grazie alla connessione con il Santo Nome di Narayana, gli venne in mente il Signore Narayana.

A causa della sua apprensione, la sua chiamata per il Signore Narayana fu sincera, così quattro agenti discesero da Vaikuntha. Erano sobri e miti, e si rivolsero ai messaggeri della morte dicendo: “Chi siete voi? Perché siete venuti?”

“Siamo venuti perché è l’ultimo giorno di Ajamila. Era un grande peccatore, e siamo stati mandati dal nostro re, Yamaraja, il Signore della morte, per portarlo via e castigarlo.”

“Non sapete che cos’è il dharma, il dovere?” “Oh, sì che lo sappiamo.”

“Allora perché siete qui?”

“Egli ha commesso un’immensità di peccati.”

“Non lo avete sentito pronunciare il nome di Narayana?”

“Sì, l’abbiamo sentito. Che significa? Per tutta la sua vita ha commesso innumerevoli atti peccaminosi, non sarà un solo Nome di Narayana ad eliminare tutto ciò? Non è possibile.”

“Oh, voi non siete stati istruiti correttamente dal vostro maestro. Ora che Ajamila ha pronunciato il Nome di Narayana, la sua giurisdizione è cambiata all’istante. Non è più sotto la giurisdizione del vostro maestro. Non vi ha dato questa istruzione?”

“No, no, non sappiamo tutte queste cose.” “Allora tornate indietro e chiedeteglielo.” Ajamila fu rilasciato. Intimoriti dall’atteggiamento e dalla magnificenza dei messaggeri di Vishnu, gli Yamaduta corsero via. Ajamila pensò: “Qual è l’insegnamento da trarre?”

Questo è namabhasa. Una debole connessione con il Santo Nome. Non era a causa della fede, né su ordine del guru, che egli cantò il Nome di Narayana. Non è che intenzionalmente pronunciò il Nome, ma per caso apparve come un lampo nella sua mente. Tuttavia, come risultato delle sue precedenti attività pie, namabhasa gli diede la salvezza.

Ajamila si risvegliò di colpo; si ricordò di tutte le attività peccaminose passate e cominciò a pentirsene. Cominciò il suo viaggio verso Hardwar senza proferire una sola parola alla sua famiglia e ai suoi amici. Lì cantò il Nome di Narayana per molto tempo. A1 momento opportuno quei quattro Visnuduta discesero con un carro divino e lo portarono al dominio spirituale cosciente di Vaikuntha.

SCHERZARE E CANTARE

Parihasya è un altro tipo di namabhasa. Parihasya significa scherzosamente. Talvolta, per gioco, possiamo dire: “Ehi, stai cantando il Nome di Krishna?” Se una persona sta prendendo in giro, ridicolizzando i devoti per la strada, dicendo “Hare Krishna” quello, se è connesso con precedenti crediti pii, può essere namabhasa. La conseguenza di questo tipo di canto può essere mukti, cioè la liberazione, ma non l’opportunità del servizio divino.

KRISHNA COME NOME CIFRATO

Un’altra forma di namabhasa è sthobha: usare i1 Nome con qualche altra intenzione. Qualche volta queste parole, come Narayana o Krishna, possono essere usate con significati tecnici, o come parole cifrate. Jiva GoSwami ha approfittato di questo nel suo libro di grammatica sanscrita, Harinamamrta-vyakarana. Quando qualcuno sta suonando il tamburo mrdanga, utilizzando i nomi Gaura Nitai, Gaura Nitai per rappresentare i vari tipi di battiti di tamburo, può essere namabhasa.

CANTO INDIRETTO

Hela è un altro tipo di namabhasa: cantare il Nome distrattamente. Talvolta, quando ci alziamo dal letto la mattina, possiamo dire distrattamente “Hare Krishna”. In questo modo possiamo scrollarci di dosso l’indolenza. Persino così può essere namabhasa. Può liberarci dalla nostra situazione attuale, ma non farci entrare a Vaikuntha, cosa possibile solo attraverso il servizio devozionale.

Un mussulmano, che stava per essere ucciso dalla zanna di un cinghiale, urlò: “Ha ram!” intendendo: “Questo è abominevole!” Ma grazie ai suoi sukrti precedenti, ossia i crediti pii, quello fu namabhasa, e ottenne la liberazione cantando il Nome del Signore Rama.

Namabhasa può presentarsi ed avere come effetto la liberazione, mukti, ma non può dare l’opportunità di servizio. Se la nostra mente è sovraccarica di attitudine al servizio ci eleverà fino al piano più sottile ed elevato, altrimenti no. Se la tendenza alla rinuncia e allo sfruttamento si mescolano al nostro canto, esso non porterà i risultati desiderati.

Il canto deve essere fatto con uno spirito di servizio (sevonmukhe hi jihvàdau). Qual è il nostro obiettivo? Vogliamo il servizio al Signore: “Morire per vivere.” Vogliamo una vita di purezza, che consiste nel darsi completamente; vogliamo una vita generosa. Vogliamo vivere la vita di coloro che non vogliono prendere, ma dare. Vogliamo un vita civile nel regno della civilizzazione suprema, dove ogni unità si dà, emana, non assorbe. Lì, ciascuno è estremamente Dio-centrico e armonioso. Lì tutti hanno una natura divina, dove divino significa dedizione verso il centro di tutta l’armonia, il bene assoluto. Per cui, con quello spirito dovremmo cantare il Santo Nome, ed ogni azione dovrebbe essere fatta con devozione per Krishna. Dovremmo cercare di intraprendere la linea positiva del servizio a Vishnu e ai Vaisnava, Krishna e i Suoi devoti, e con quella attitudine dovremmo cantare il Santo Nome di Krishna.

11. Il servizio al Santo Nome

Studente: Ho una domanda a proposito del canto del mantra Hare Krishna sui grani (japa-mala). Il mio maestro spirituale mi ha dato molti incarichi di predica per cui talvolta, quando cerco di concentrarmi sul mio japa-mala, invece di ascoltare il Santo Nome, penso a tutte le cose che devo fare.

Sridhara Maharaj: Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura enfatizzò il fatto che kirtana non significa solo cantare ad alta voce il Santo Nome, ma predicare. Jiva GoSwami ha dato una definizione di sankirtana, bahubhir militvà yat kirtanam tad eva sankirtanam: “Quando molte persone si riuniscono e glorificano il Signore Supremo, Krishna, si dice che stanno facendo sankirtana.” Sri Caitanya Mahaprabhu venne ad introdurre il sankirtana. In quest’era di Kali, se il Santo Nome viene cantato congregazionalmente, gli sforzi combinati di tutti produrranno dei frutti (sango sakti kalau yuge). Questa è la differenza tra la missione di predica di Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura, e i cosiddetti bhajana dei sahajiya, o imitatori.

Una volta, uno dei nostri Confratelli fu severamente rimproverato dal nostro guru Maharaj. Era un uomo con un buon carattere, ma la sua tendenza era più verso nama bhajana. Non amava fare alcun altro servizio, ma era solo incline a cantare il Nome di Krishna sul rosario. A quel tempo io ero in carica al tempio di Delhi, ed ero in confidenza con lui, per cui scrissi a Prabhupada: “Se voi permettete, mi piacerebbe impegnare il mio Confratello in qualche lavoro di predica qui al tempio di Delhi.” La lettera che Prabhupada scrisse è ancora con me. Egli mi scrisse: “Se riesci a portarlo lì, e a fare in modo che ti aiuti nel lavoro di predica, allora gli starai facendo il servizio di un vero amico. Non riconosco valido il sedere nella giungla di Balihati solamente cantando e contando i giri; krsnanusilanam è la vera coltivazione della coscienza di Krishna.”

PREDICARE SIGNIFICA LOTTA

Dunque kirtana significa predicare, sravanam, kirtanam: Kirtana non significa semplicemente cantare ad alta voce, ma predicare. E predicare significa che deve esserci una battaglia con il gruppo oppositore. Kirtana significa lotta. Kirtana crea una vibrazione divina che combatterà contro tutte le vibrazioni ordinarie che fluttuano in questo mondo in onde sottili e grossolane. Così, Prabhupada ci disse che il nostro rosario di tulasi non dovrebbe digiunare. Il suo suggerimento minimo era che dovevamo compiere del servizio nella forma di canto del mantra Hare Krishna contando sul rosario, almeno una volta al giorno. Le sue parole esatte erano, malika upabasa na: “Il rosario non dovrebbe digiunare.” La sua istruzione generica era di predicare il più possibile.

Una volta ebbi una conversazione con uno dei più grandi capi spirituali del tempio di Udipi a Madras. Costui mi disse: “Qualche volta predico a proposito di Madhvacharya e del culto della bhakti, ma non ho tempo per fare sadhana (pratiche spirituali regolate come la recitazione del japa, la meditazione sul gayatri mantra, lo studio scritturale e così via). Io lo sostenni. Il nostro guru Maharaj disse che hari-katha, predicare a proposito di Krishna, non è meno importante del sadhana. Anzi, è qualcosa di più vivo. Predicare è più vitale. Quando stiamo predicando, automaticamente dobbiamo avere la massima concentrazione. D’altra parte, mentre stiamo cantando sul nostro japa-mala, possiamo essere assenti con la mente. Quando stiamo parlando di Krishna ad un’altra persona, dobbiamo essere pienamente attenti. Altrimenti non possiamo parlare accuratamente. Tutta la nostra attenzione si concentrerà automaticamente quando parleremo di Krishna. E nello scrivere di Krishna, l’accuratezza è ancora più indispensabile che nel parlare di Krishna. Per cui, anche scrivere è kirtana. La coltivazione della coscienza di Krishna può essere persino più intensa quando siamo impegnati a scrivere di Krishna.

GAUDIYA MATH: GUERRA CONTRO MAYA

Quindi, la missione di predica di Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura, la Gaudiya Math, ha dichiarato guerra totale contro maya, l’illusione, e persino contro tutte le concezioni esistenti di religione. Le nostre autorità sono lo Srimad-Bhagavatam e Sri Caitanya Mahaprabhu. L’amore divino è la meta suprema di ogni anima. La bellezza e l’amore sono il summum bonum, l’ottenimento più elevato; quello è il principio controllore ultimo, e non la potenza. La bellezza e l’amore si trovano nella loro posizione più elevata in Krishna a Vrndavana. La concezione ultima della Verità Assoluta è quella della realtà meravigliosa e dell’amore divino. Allo stesso tempo, dovrebbe essere compresa chiaramente la differenza tra lussuria e amore. Questo non deve essere frainteso. L’apice della dedizione è dimostrato dall’amore degli abitanti di Vraja.

Dunque predicare (sankirtana) è il vero servizio a Krishna, e non contare il numero dei mantra pronunciati sui grani (japa). Ma poiché abbiamo fatto un voto, ed è stato ordinato da Mahaprabhu e dal nostro gurudeva, dobbiamo cantare il Santo Nome mentre contiamo i grani; è il nostro dovere. Il nostro guru Maharaj ci ha detto: “Il japa-mala non deve digiunare.” Per cui, se ci impegnamo nel lavoro di predica, non c’è dubbio che stiamo obbedendo all’ordine di Mahaprabhu. Anche se ci avesse consigliato di cantare centomila Nomi, o sessantaquattro giri giornalieri, quella sarebbe stata un’istruzione marginale. Non ci è stato detto che le gopi contino sempre il Nome sui grani di tulasi, tuttavia esse detengono la posizione suprema nel servizio a Krishna a Vrndavana.

TRENO ESPRESSO PER VRNDAVANA

Quindi krsna nama ci aiuterà molto ad andare verso Vrndavana. Quella è la Sua importanza. Come un treno espresso, il Santo Nome di Krishna ci trasporta alla meta senza fermarsi in nessun’altra stazione. Se canteremo il Nome senza alcuna richiesta formale, senza chiedere: “Dammi questo, o dammi quello,” agirà proprio come un treno speciale, che andrà a Vrndavana senza mai fermarsi. Lì, le impurità di karma e jnana sono assenti. I devoti di Vrndavana pensano semplicemente: “Voglio Krishna. Non so cosa sia giusto o sbagliato. Semplicemente voglio Krishna.”

Studente: Il vostro guru maharaj quanti giri al giorno chiedeva di cantare ai suoi discepoli iniziati? Prescrisse un numero fisso di giri?

Sridhara Maharaj: La sua raccomandazione generica era di cantare venticinquemila Nomi al giorno, l’equivalente di sedici giri, o almeno quattro giri come minimo. Se qualcuno non aveva alcun lavoro da compiere, poteva cantare centomila Nomi, cioè sessantaquattro giri.

Studente: Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura avrebbe dato l’iniziazione all’harinama a qualcuno che avesse potuto cantare solo quattro giri giornalieri?

QUALITA, NON QUANTITÀ

Sridhara Maharaj: Non esisteva tale considerazione. Formalmente, uno doveva contare dei giri, ma non c’era un limite rigido. Quello che lui voleva da noi era un impegno intenso al servizio del Signore, sotto la guida di un Vaisnava, perché il punto di fondamentale importanza è il servizio. II raggiungimento della nostra meta non è assicurato semplicemente incrementando il numero delle volte che recitiamo il Nome; solo incrementando la qualità avremo successo.

Ci sono svariati versi nelle scritture che incoraggiano la nostra realizzazione del Santo Nome in diversi modi, ma Srila Rupa GoSwami ci ha dato un pensiero centrale:

Egli cita il Padma Purana: atah krsna nàmàdi na bhaved gràhyam indriyaih. I nostri sensi, fisici o mentali, non sono all’altezza di venire a contatto con il trascendentale. Il Nome è immateriale (aprakrta), privo di limitazioni mondane (vaikuntha). Appartiene ad un altro piano. Per cui nulla di Krishna, né il Suo Nome, né la Sua Forma, né le Sue Qualità o i Suoi Divertimenti possono venire toccati dai nostri sensi fisici o mentali. Ma se abbiamo un’attidudine al servizio, Egli discende da noi di Sua volontà. Solo allora la nostra lingua potrà davvero pronunciare il Nome di Krishna. Altrimenti possiamo produrre solo il suono fisico delle lettere del Nome. La nostra lingua, il suono fisico, le nostre mani… nulla di tutto ciò può venire a contatto con Krishna. È necessario che intervenga un medium e connetta questo corpo con il sovramondano. E quella connessione è il nostro intenso desiderio di servire Krishna, di soddisfarLo. Una lampadina non si accenderà se non c’è elettricità. Solo se la corrente elettrica è presente la lampadina può illuminarsi. Per cui il Nome può apparire sulla lingua, nell’orecchio, nella mente o per iscritto, ma dobbiamo avere la connessione tra Vaikuntha e questo mondo materiale. Quella connessione è il servizio devozionale, una attitudine funzionale di servizio. Solo quello può connettere il regno fisico con Vaikuntha e Vrndavana.

SPARARE MANTRA VUOTI

Krishna apparirà di Sua spontanea volontà. Egli discenderà sulla tua lingua, e allora la tua lingua sarà in grado di cantare il Nome di Krishna. Una pistola caricata a salve può fare del rumore ma in realtà non viene sparata alcuna pallottola. Similmente, cantare il Nome di Krishna senza un’attitudine al servizio produce un suono, ma è solo labiale. Il nostro canto del Santo Nome deve essere sovraccaricato di spirito di servizio, della tendenza à voler soddisfare Krishna.

Altrimenti il suono che produciamo è fasullo. È solo un’imitazione, una permutazione. Il Santo Nome non può essere sperimentato dai nostri sensi. Esso è sovramentale e trascendentale. Un suono ordinario di questo mondo materiale non può essere il Nome di Krishna. Il nostro orecchio non può nemmeno udire il Nome se non c’è quel mediatore: l’attitudine al servizio. La sollecitudine nel voler soddisfare la volontà di Krishna deve mediare tra Krishna e l’orecchio, attraverso la mente. Solo allora il Nome di Krishna entrerà nel nostro orecchio e ci rivelerà la Sua Forma, Qualità e Divertimenti. Il Santo Nome non è fisico, è aprakrta, trascendentale, sovramondano. Solo attraverso il nostro spirito di servizio Egli discenderà in questo mondo materiale.

II nostro guru Maharaj insistette più di ogni altra cosa sul fatto di sviluppare un’attitudine al servizio. Altrimenti sarà tutto fasullo, tutto imitazione. E le persone diranno: “Hei, lì non c’è Krishna. Quegli uomini sono degli ipocriti. Danzano e fanno solo rumore, non sono sovraccarichi di spirito di servizio.” Solo attraverso il servizio possiamo venire direttamente a contatto con Krishna. Il vero punto è che bisogna praticare per ottenere lo spirito di servizio, vaisnava seva. Il Vaisnava sta servendo, e noi dobbiamo assimilare da lui il metodo attraverso il quale si ottiene questa attitudine al servizio.

Seguendo l’ordine di un devoto dobbiamo esercitarci a dare noi stessi. Sono necessarie auto-abnegazione e auto-dedizione. La cosa positiva la riceveremo da un devoto. Non è producente dare subito carta e penna a dei bambini, perciò viene dato loro un sasso così che possano fare pratica scrivendo sulla terra. Quindi, all’inizio, dobbiamo cercare di esercitarci sul modo in cui possiamo sviluppare uno spirito di servizio, di dedizione. È la nostra ricchezza innata, ed è il nostro conforto.

Se cerchiamo di sviluppare un’attitudine al servizio, il puro devoto ci aiuterà. Si dice che se una persona è avara, dovrebbe per lo meno dare dei rifiuti in carità ed insegnare così alla sua mano a dare. Dunque, lo spirito di servizio è una cosa elevata. Dobbiamo imparare a dare noi stessi al servizio di Krishna.

Non dobbiamo aver paura del fatto che non stiamo ottenendo la forma più elevata di servizio nel namabhajan, nell’adorazione del Santo Nome. Non dovremmo pensare: “Perché mi è stato chiesto di pulire il tempio? Chiunque avrebbe potuto farlo!” Non dobbiamo aver paura di questo. È necessario per noi acquisire un’attitudine al servizio. Sono richiesti altruismo, dimenticanza di sé e la capacità di dare se stessi. Si dice che Socrate sia un esempio di dimenticanza di sé, mentre Gesù sia un esempio di sacrificio di sé. E per quale fine? Per la causa del Supremo. Per questo dobbiamo avere una connessione con un devoto. Sotto la sua guida ci connetteremo con il piano del servizio. La nostra energia può andare al piano trascendentale solo per sua grazia, o mediazione. Perciò il nostro guru Maharaj, Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura, pose il novanta per cento dell’attenzione sul concetto di sviluppare un’attitudine al servizio della predica, e quello dovrebbe essere il nostro obiettivo, qualunque possa essere la nostra posizione.

12. Il nettare del Santo Nome

Non è necessario solo il suono del Santo Nome di Krishna, ma anche il significato corretto, la sostanza, lo spirito del suono. Nel nama-aparadha è rappresentato solo l’aspetto fisico del Santo Nome, non il vero Nome. Il vero Nome è completamente spirituale. Namaksara bahiraya batu nama kabu naya: il semplice suono delle sole lettere del Nome non è mai il vero Nome. Questo viene spiegato nel Prema-vivarta di Jagadananda Pandita, un libro che è colmo delle conclusioni filosofiche sulla coscienza di Krishna. Fu pubblicato ed edito da Srila Bhaktivinoda Thakura. Lì troverai questo passaggio: namaksara bahiraya batu nàma kabu naya, il semplice suono del Santo Nome di Krishna non dovrebbe mai essere pensato come se fosse il Nome reale.

Persino in namabhasa, il crepuscolo nascente del Santo Nome che avviene prima del canto puro fatto senza offese, è presente il suono del Nome, ma non c’è la sostanza interna del Nome. Namabhasa ci può dare mukti, ossia l’emancipazione dal lato negativo, dal mondo materiale. Ma lì non possiamo ancora individuare una partecipazione al lato positivo, al mondo spirituale. Il Nome è assente. Il Santo Nome di Krishna è una cosa positiva e se noi davvero desideriamo il Suo tocco, dobbiamo ottenere l’ammissione nel mondo positivo. Quando ci troviamo nel lato negativo, come possiamo avvicinarci al Nome? Namabhasa può darci la liberazione, ma non la partecipazione al reame devozionale. Per cui, il vero Nome non si trova neppure in namabhasa.

GIOIELLI DEI VEDA

Solo un gruppo particolare di anime liberate adora il Santo Nome, non tutte. Srila Rupa GoSwami ha scritto nel suo Namastakam (1):

nikhila-sruti-mauli ratna mala

dyuti niràjita-pàda-pankajànta

ayi mukta-kulair upàsyamànam

paritas tvàm hari-nàm samsrayami

“Oh Santo Nome! Le punte degli alluci dei Tuoi piedi di loto sono adorate eternamente dalla brillante effulgenza che irradia dai capitoli gemmati delle Upanisad, i gioielli che incoronano i Veda. Sei eternamente adorato e cantato da grandi anime liberate come Narada e Sukadeva GoSwami: Oh Hari Nama! Lavami di tutte le offese, mi rifugio completamente in Te.”

Rupa Goswami dice che innumerevoli anime liberate adorano il Santo Nome di Krishna, offrendo i loro rispetti da ogni lato. Egli spiega che la grandezza del Santo Nome può non essere messa in evidenza dalle scritture ordinarie, ma se le si studiasse nel loro insieme, si troverebbe il vero spirito del Santo Nome. È possibile che le persone comuni non trovino questo spirito nei loro studi, ma ci sono persone che possono raccogliere la vera sostanza, la vera intenzione che è alla base di questi immensi scritti, e vedere così la grandezza del Santo Nome come proposito pregnante di tutte le principali scritture Vediche.

GIUNGLA DI SUONI

I principali codici degli sruti, dei Veda, danno degli indizi a proposito del Santo Nome di Krishna. Sruti significa sabda: ciò che può essere afferrato dall’orecchio, la forma sonora della verità rivelata che è discesa dall’alto. È naturale che i Veda ci dicano che possiamo avvicinare la realtà suprema solo attraverso il suono. Altrimenti negherebbero la loro stessa validità. Se non dicessero che potremmo ottenere la verità solo attraverso il suono, allora quale sarebbe la loro ragione di esistere, dal momento che essi sono solo suoni incarnati? Per cui, se riuscissimo ad identificare la loro reale caratteristica troveremmo che i Veda principali dicono che attraverso la coltivazione del suono possiamo ottenere il Signore. Possiamo arrivare a capire questo solo attraverso il suono (sabda pramanam). Solo il suono può esprimere la realtà. I Veda non possono che affermare questo, altrimenti sarebbero solo un’inutile giungla di suoni.

Sruti significa quello che può essere ricevuto attraverso l’orecchio e quel suono è assoluto. Gli sruti sono venuti a dichiararci che solo attraverso il suono possiamo ottenere il fine supremo. I codici principali (sutra) degli sruti ci informano: nikhila sruti mauli ratna mala. Mauli significa scritture principali. Esse sono come innumerevoli gemme, o gioielli, che compongono una collana. Grazie al loro splendore si svelano i piedi di loto del Santo Nome. Proprio come quando eseguiamo la cerimonia dell’àrati offriamo una lampada per mostrare più chiaramente alle persone comuni il Signore nella forma di Divinità sull’altare, così i principali sruti ci aiutano a percepire che solo attraverso il suono possiamo avere il Signore Supremo.

Rupa GoSwami dice che se ponessimo più attenzione al loro significato, scopriremmo che gli sruti principali stanno solo cercando di mostrarci i piedi – di loto del Santo Nome, proprio come durante l’arati la lampada di ghi (burro chiarificato) ci aiuta a vedere la forma del Signore. Possiamo avere una visione generale della Divinità, ma con l’aiuto della lampada possiamo osservare le differenti parti del corpo del Signore. In modo analogo, vediamo che i principali sruti, con la loro luce, stanno cercando di mostrarci la porzione inferiore del Santo Nome di Krishna. Ci stanno conducendo ed aiutando ad avere una concezione della parte più remota del Santo Nome, una concezione vaga che il Nome è ogni cosa. Rupa GoSwami dice che coloro che sono realmente liberati, girano attorno al Santo Nome e Gli offrono inni e adorazione. Così lui prega: “Con questo spirito, mi rifugio nel Santo Nome di Krishna.”

Il significato reale dei Veda è difficile da comprendere. Qualcuno dirà, “Cantare Hare Krishna non è raccomandato nei Veda. Anzi, talvolta “Krishna” è menzionato come il nome di un demone. Perché dovremmo cantare il Nome di Krishna?” Nei Veda (Càndogya Upanisad 8.13.1), troviamo questo verso:

syàmàc chavalam prapadye

savalàc chyàmam prapadye

“Con l’aiuto del nero (syama), verremo introdotti al servizio del bianco (savala); con l’aiuto del bianco (savala), verremo introdotti al servizio del nero (syama).” Qual è il significato di questo verso? I nostri acarya hanno spiegato che l’assoluto può essere capito con l’aiuto dell’energia e dell’energetico. Syama significa Krishna, che è nerastro, e savala, bianco, significa Radharani. Quindi, grazie all’aiuto di Radha, possiamo avere il servizio a Krishna, é grazie all’aiuto di Krishna, possiamo avere il servizio per Radharani.

DIO ATTRAVERSO IL SUONO

Quindi, Rupa GoSwami dice che saremo frustrati solamente se studiamo i Veda in modo superficiale. Ma se ricerchiamo con una mente positiva, per la grazia dei sadhu, degli acarya, e dei mahajana scopriremo che gli sruti principali ci conducono verso la concezione che l’unico oggetto di tutti i suoni Vedici è quel suono centrale: il Santo Nome di Krishna. Ci sono diverse sezioni dei Veda che sono venute per distribuire notizie del regno assoluto, ma deve esserci un centro. I suoni principali emettono luce come una torcia, per mostrare che hanno un suono centrale che rappresenta il tutto supremo, e quello è Krishna. Innumerevoli anime liberate stanno intorno, offrendo i loro rispetti al Nome di Krishna, a quel suono centrale dal quale tutti i mantra Vedici sono venuti per darci qualche idea dell’aspetto sonoro del centro assoluto. Questa è la tesi di Rupa Goswami.

I rami dei Veda sono tutti suoni, e così tanti suoni devono provenire da un luogo centrale. Non possono che dirigere colui che ha occhi per vedere verso la sorgente del suono, dicendo: “Vai! Corri in quella direzione! Alla nostra sorgente troverai ogni cosa. Stiamo rappresentando parzialmente innumerevoli cose, ma abbiamo un centro, abbiamo un’origine. Vai in quella direzione e troverai il suono che potrà soddisfarti sufficientemente, e potrai anche essere introdotto ad altri aspetti di quel suono.”

Il Santo Nome di Krishna è la cosa più importante; non è inferiore a Krishna stesso. Rappresenta pienamente il tutto. Rupa Gosvami dice : “Oh, Santo Nome, mi rifugio ai Tuoi piedi di loto. Tu sei il grande suono centrale che ha connesso tra loro tutti i suoni delle scritture rivelate.”

Anche Sanatana Goswami, che è il maestro spirituale di Rupa GoSwami, dice:

jayati jayati nàmananda rupam murarer

viramita nija dharma dhyàna pujyadhi yatna

katham api sakrdàttam muktidam pràninàm yat

paramàmrtam ekam jivanam bhusanam me

“Che l’estasi del servizio al Nome divino sia vittoriosa! Se in qualche modo potessimo entrare in contatto con quel suono, nàma rupam muràreh, allora tutte le altre nostre attività si paralizzerebbero; i nostri innumerevoli e variegati doveri non avrebbero più alcuna importanza per noi, se riuscissimo ad ottenere il servizio del Nome divino di Krishna.”

Dharma significa le occupazioni, dei karmi, ossia dei lavoratori fruitivi. Dhyana significa il ritiro da questo mondo fisico e l’atto della meditazione interiore, che cerca di sfruttare il mondo interno. Entrambe le cose cessano, paralizzate dall’estasi del servizio al Nome divino.

La setta Ramanuja adora Laksmi-Narayana con un’inclinazione verso l’opulenza e la venerazione di Vaikuntha. A causa dell’estasi del Santo Nome, anche quella tendenza svanirà. Colui che ottiene realmente la grazia del Nome divino di Krishna, si asterrà dal compiere qualsiasi altro tipo di adorazione: varnasrama dharma, o doveri sociali; dhyana, la meditazione interna degli speculatori mentali (jnani) e degli yogi, e pújà, il culto opulento di Vaikuntha, il piano oltre la liberazione, che attrae i seguaci della Ramanuja sampradaya. Il Santo Nome ci porterà alla percezione di Goloka, la dimora personale di Krishna, dove dovremo ritirarci da tutte le altre fasi della nostra vita divina. Dovremo ritrarci da ogni lavoro, persino se dovesse essere fatto per Krishna. Dovremo abbandonare la meditazione interiore e il calcolo, e persino la pújà, l’adorazione compiuta nel rispetto e nella reverenza. Il Santo Nome arresterà tutte queste tendenze e troveremo talmente tanta dolcezza nel cantare il Nome che non saremo in grado di porre la nostra attenzione su nessun’altra cosa. Quando verremo davvero in contatto con l’aspetto sonoro dell’assoluto, tutti i nostri altri sforzi entusiasti e le nostre altre attività si paralizzeranno. Saremo incapaci di continuare a compierle. Potremo solo cantare il Nome. Poi, quando il Nome ci permetterà di dedicarci ancora ad altri servizi, saremo di nuovo in grado di svolgerli. Il Nome ha un così alto grado di potenza che fermerà ogni altro tipo di servizio e ci incanterà.

“VOGLIO MILIONI DI ORECCHIE!”

Negli scritti di Rupa GoSwami troviamo questo verso:

tunde tàndavini ratim vitanute tundàvali-labdhay

karna-kroda kadambini ghatayate karnàrbhudebhyah sprhàm

cetah pràngana-sangini vijayate sarvendriyànàm krtim

no jàne janita kiyabdhir amrtaih krsneti varna-dvayi

Quando il Santo Nome discende e cattura la lingua e le labbra, le controlla a tal punto che le induce a cantare il Santo Nome come se le labbra e la lingua fossero impazzite. In questo modo, la potenza del Nome discende all’interno e si avverte la sensazione che una lingua e una bocca non siano sufficienti; sarebbero necessarie migliaia di bocche per gustare il Nome. Allora il Santo Nome di Krishna entra nelle orecchie con tale forza ed impeto che le orecchie vengono catturate, e uno pensa che due orecchie non siano sufficienti; egli vorrebbe avere milioni di orecchie per ascoltare quella dolce corrente che vi sta entrando. Due orecchie non sono nulla per lui. Il nettare del Santo Nome arriva come un’inondazione attraverso le sue orecchie, facendosi strada all’interno del cuore.

È così dolce che quando arriva a catturare il cuore, il centro di tutti i sensi, ogni cosa si paralizza. Qualunque cosa quel dolce aggressore tocchi, viene catturata con tale intensità che ogni altra cosa viene ignorata. Rupa GoSwami scrive: “Non so, non riesco a dire, mi mancano le parole per spiegare quanto nettare c’è nel Santo Nome di Krishna. Queste due sillabe contengono così tanta dolcezza, e una qualità così elevata di dolcezza! E quella dolcezza è talmente aggressiva che cattura tutto.” Questo verso si trova nel Vidagdha Madhava scritto da Srila Rupa Goswami.

Nel libro intitolato Saranagati, Srila Bhaktivinoda Thakura ha spiegato il Namastakam, le otto preghiere di glorificazione del Santo Nome, scritte da Rupa GoSwami. Il tutto è descritto in maniera davvero splendida.

Egli scrive: “Il mio cuore è proprio come un deserto, rovente per i raggi del sole. Questa è la mia condizione mentale interiore. Il desiderio per cose mortali non può soddisfarmi poiché per loro natura sono produttrici di morte: E non solo uno o due, ma migliaia di desideri del genere si sono rifugiati nella mia mente. Per questo, la mia regione subconscia brucia continuamente. Questa è la mia condizione.”

“Ma in qualche modo, per grazia del sadhu e del guru, il Santo Nome di Krishna con le Sue infinite prospettive, è entrato attraverso le mie orecchie e ha raggiunto il piano del mio cuore. E lì, con una speciale speranza, e con infinite, auspiciose possibilità, ha toccato il mio cuore con un nuovo tipo di nettare.”

ESTASI DEL NOME

“Una nuova speranza si è risvegliata grazie a quel suono. Quindi per forza, è venuto dal cuore verso la lingua. Non è che per lo sforzo della mia lingua io abbia prodotto quel suono. Non è così. Quello che venne dal cuore di un santo attraverso il mio orecchio, entrò nel mio cuore, e poi forzatamente apparve sulla mia lingua e cominciò a danzare. Quello è il Santo Nome. Discende dall’alto. Non può essere prodotto dalla forma materiale di questa lingua. La Sua sorgente è al di sopra.

“Attraverso un agente dell’assoluto Esso discende nel cuore attraverso l’orecchio. Dal cuore raccoglie consensi, e così il Santo Nome di Krishna appare forzatamente sulla lingua e comincia a danzare. Con grande forza arriva sulla punta della lingua e quel dolce suono comincia la Sua danza.”

Qui sono stati descritti gli effetti reali del Nome Divino. Se il Nome è autentico e vivo, la voce si strozzerà, ci saranno tremori nel corpo e le gambe verranno meno. Talvolta lacrime scorreranno a fiumi sul corpo e i peli si rizzeranno. Qualche volta si verificheranno cambiamenti di colore nel corpo, e non troveremo traccia della mente o della coscienza. Potremmo cadere svenuti, tremanti, potrebbe sembrare che il corpo intero e la mente siano stati assaliti e influenzati in vari modi. Apparentemente potrebbe sembrare che diversi inconvenienti si siano creati nel corpo e nella mente, ma il cuore sta straripando di un particolare tipo di straordinario, dolce succo.

OCEANO DI NETTARE

Talvolta, costui penserà: “Sono in un oceano di nettare. La mia intera esistenza è immersa in un oceano di liquido nettareo. Sono fuori di me. Non riesco a capire dove mi trovo. Dove sono? E questo cos’è? Che mi sta succedendo? Questa cosa mi sta facendo impazzire. Sono forse pazzo? Dove sono finite le mie esperienze passate; la mia serietà, la mia gravità? Dove sono? Che cosa sono?

“Sono stato totalmente convertito da qualcosa di estraneo. Sono una bambola nelle mani di una grande forza che è anche molto affettuosa con me. Non riesco a capire come la mia fede mi abbia condotto in questo immenso, sconosciuto ambiente, mai sperimentato prima.

“Alla fine scopro che sono stato catturato. L’intero mio essere, dentro e fuori, è stato catturato da una particolare e dolce forza. Non posso evitare di soccombere a questo dolce potere. Non posso darne alcuna descrizione appropriata. Sono venuto a rifugiarmi in Lui e ad accettarLo come mio guardiano; ed ora Egli mi tratta in modo così dispotico e spietato. Tuttavia avverto che tutto ciò è molto piacevole, al di là della mia esperienza. Che cos’è?”

“Non posso più resistere. Sono totalmente catturato. Che il mio destino compia il suo corso. Non posso venirne fuori. Sono prigioniero nelle mani di un dolce amico; tutta la mia indipendenza se ne è andata. Non c’è altra via per me se non arrendermi. Non posso descrivere la mia posizione. Ho scoperto che Egli è un autocrate. Qualunque cosa Gli piaccia fare, la farà. Dal momento che non è possibile per me opporre alcuna resistenza, devo arrendermi. Non posso che cooperare, qualunque cosa Egli voglia fare.

Altrimenti, che posso fare? Non ho speranze.”

“Talvolta mi sembra che la dolcezza del Nome sia condensata come un fiore che sboccia e che meravigliosi rivoli di una dolce corrente scorrano da Esso. Il Santo Nome contiene al Suo interno innumerevoli e variegate dolci forme di correnti, ed esprime Se stesso in diversi modi meravigliosi. Qualche volta Egli emana un particolare tipo di colore e di forma, e poi scompare.”

“Innumerevoli e incantevoli aspetti si svelano come davanti ai miei occhi interiori, ed Egli mi induce forzatamente ad arrendermi ai piedi di quell’altare. Egli Si mostra nella Sua piena forma, a Vrndavana, nel Suo Vraja-lila, con Radharani, e mi conduce lì. Così mi scopro nel mezzo della Sua speciale, dolcissima e amorevole parafernalia. E dice: “Guarda! Ho moltissime cose meravigliose. Questa è casa tua. Io non sono semplicemente immaginazione, ma una realtà concreta. Qui troverai che l’ambiente è molto favorevole e dolce. Dovrai vivere qui.”

“Vedo che Egli Si comporta in diversi modi con i Suoi compagni in diversi rasa E scopro che è emerso un altro corpo da quello precedente; e che questo ha una posizione permanente qui al Suo servizio. Questa è la nuova vita che ho trovato qui. Infine scopro che tutte le esperienze e considerazioni della mia vita precedente sono svanite. Ed è vero: la vita reale è qui. Questa è vera vita, mentre l’altra era una simulazione e si è dissolta.”

“Allora scopro che il canto del Santo Nome mi dà nuovo incoraggiamento, una nuova prospettiva e una nuova speranza. Qualunque cosa vogliamo, qualunque sia la nostra esigenza interiore, è soddisfatta dal Nome. Se accettiamo il Nome tutte le nostre aspirazioni interiori verranno soddisfatte. Esso è eterno, è il più puro tra i puri, ed è pieno di estasi. Ora mi ritrovo completamente convertito.”

“Adesso la mia più profonda aspirazione è questa: che qualunque cosa sia contro il Santo Nome possa svanire eternamente dal mondo. Che qualunque cosa si opponga a questa dolce vita possa dissolversi e, se necessario, darò la mia vita affinché possa scomparire dal mondo per sempre. Così altri potranno godere di ciò liberamente. Nessun impedimento dovrebbe opporsi al soddisfacimento di quella vita. Niente la può eguagliare. Per cui, che tutti possano venire qui e, se sarà necessario, sacrificherò me stesso per porre fine a tutte le opposizioni, così che tutti possano dolcemente, pacificamente e senza pericolo, gustare questa vita assoluta, dolce ed estatica.” Questa è l’affermazione di Srila Bhaktivinoda Thakura, nella canzone finale del suo libro, Saranagati (Arresa).

13. La Meravigliosa Realtà

Ramananda Raya era un uomo sposato; ma Sri Caitanya Mahaprabhu lo riconosceva come maestro dei propri sensi ad un grado estremo. Una volta un prete brahmana di nome Pradyumna Migra venne da Mahaprabhu e Gli disse: “Mi piacerebbe sentire parlare di Krishna dalle Vostre labbra.” Mahaprabhu rispose: “Non conosco nulla di Krishna, ma Ramananda Raya sa. Vai ed ascolta da lui a proposito di Krishna. Fai il Mio nome, e forse parlerà con te.”

Pradyumna Migra era esitante, tuttavia andò ed osservò Ramananda Raya per qualche tempo, dopodiché ritornò e riferì a Mahaprabhu. Mahaprabhu gli chiese: “Hai sentito discorrere di Krishna da Ramananda?” “No.” “Perché?” “L’ho visto occupato in attività opinabili. L’ho osservato per un po’, e poi sono tornato qui.” “Cosa hai visto?” Pradyumna Migra disse: “Ho visto Ramananda Raya educare delle giovani danzatrici!”

Le ragazze devote al servizio della Divinità di Jagannatha sin dalla giovane età, sono chiamate deva-dasi. Esse non si sposano, e talvolta il loro carattere non è molto buono. Pradyumna Migra vide Ramananda Raya educare queste deva-dasi in un modo alquanto discutibile. Egli stava mostrando loro in che modo andare dinanzi alla Divinità di Jagannatha, cantare e danzare. Mostrava loro in che modo avrebbero dovuto atteggiarsi, come dovevano gesticolare e come i loro sguardi dovessero sedurre. Per insegnare loro queste cose, talvolta toccava persino le loro parti intime. Così, Pradyumna Migra disse a Mahaprabhu: “Nel vedere Ramananda Raya fare tutte queste cose, non ho avuto rispetto per lui, per cui l’ho osservato per qualche tempo impegnarsi in quelle attività, dopodiché me ne sono andato.”

MAESTRO DEI SENSI

Mahaprabhu gli disse. “Non sottovalutare Ramananda Raya. Egli è maestro dei propri sensi. Non c’è un pizzico di malizia in lui. Persino Io sono internamente turbato dal disturbo dei sensi, ma Ramananda non ha tale fastidio. Noi non abbiamo esperienza diretta di come un tale stadio possa essere ottenuto, dove è possibile elevarsi al di sopra del piacere materiale dei sensi. Abbiamo solo sentito parlare attraverso le scritture che esiste uno stadio nel quale un uomo può trascendere tutti questi attaccamenti grossolani.

È menzionato nello Srimad-Bhagavatam (10.33.39):

vikriditam vraja-vadhubhir idam ca visnoh

sraddhànvito `nusrnuyàd atha varnayed yah

bhaktim paràm bhagavati pratilabhya kàmam

hrd-rogam àsv apahinoty acirena dhirah

“Colui che ascolta con ferma fede gli affari amorosi sovramondani del Signore Krishna con le gopi, così come vengono descritti da un puro devoto del Signore, si libera velocemente della lussuria materiale ed ottiene amore divino per Krishna.” Una persona può essere impegnata fisicamente in tali attività, ma il suo cuore è altrove. E solo una persona possiede queste caratteristiche: Ramananda Raya. Non esiste un grande numero di Ramananda; c’è solo un Ramananda, il quale ha raggiunto un tale stadio perché è esperto nel tipo di sentimento e realizzazione che è necessario per il servizio a Krishna e alle gopi. Il suo cuore è completamente dedicato alla causa di Krishna; non ha interessi egoistici. Egli è sempre cosciente di Krishna e qualunque cosa egli faccia è per la Sua soddisfazione, per cui non pensare male di lui. Torna di nuovo da lui.”

PAZZO PER KRISHNA

Allora Pradyumna Migra ritornò a incontrare Ramananda Raya e Ramananda cominciò la conversazione dicendo: “Oh, quel giorno non ho potuto accontentarvi. Tuttavia siete ritornato per sentir parlare di Krishna da me. Come sono fortunato!” Ramananda Raya cominciò a parlare la mattina e quando giunse il pomeriggio, stava ancora parlando pazzamente di Krishna. Si dimenticò completamente di mangiare, lavarsi o di fare qualsiasi altra cosa. Era come pazzo e parlava incessantemente di Krishna. Allora, quando si fece tardi, il suo servitore venne due, tre volte, a chiedergli di fare il bagno e cenare e, infine, dovette interrompere la discussione e andare. Allora Pradyumna Migra ritornò da Mahaprabhu e disse: “Sì, ho udito da Ramananda Raya, e il mio cuore è sazio dei suoi discorsi su Krishna.”

Mahaprabhu stesso aveva ascoltato da Ramananda Raya e disse: “Ramananda sa che chi è Krishna. Quello che ho insegnato a Rupa e a Sanatana, l’ho sentito da Ramananda.” È menzionato che Mahaprabhu prese diksa, l’iniziazione, da Isvara Puri; per scopi di predica, prese il sannyasa, l’ordine di rinuncia, da Kesava Bharati; e per avere ingresso ai Divertimenti Trascendentali di Krishna a Vrndavana, prese l’iniziazione raga marga da Ramananda Raya. Ovviamente, Isvara Puri, Kesava Bharati e Ramananda Raya non si considerarono mai guru di Mahaprabhu. Ma si è visto che Mahaprabhu trattò Ramananda con rispetto. È menzionato nel Caitanya- caritamrta (Madhya 8.204) che se una persona vuole entrare nella devozione spontanea dei Divertimenti di Krishna a Vraja, è necessario che prenda rifugio in un’ancella confidenziale che nutra sentimenti di dolcezza coniugale, madhurya rasa (sakhi vina ei lilàya anyera nàhi gati). Loro sono maestre di quella situazione. L’intero deposito di questo madhurya lila è nelle mani di quelle ancelle. Solo loro possono darlo ad altri. Nel madhurya rasa, il guru è visto nella forma e nello spirito di una sakhi, una servitrice di Radharani (guru rùpa sakhi). Ramananda Raya era Visakha-sakhi, il braccio destro e l’attendente personale di Srimati Radharani.

Sri Caitanya Mahaprabhu allude alla necessità di avvicinare una compagna intima di Srimati Radharani quando dice a Ramananda kibà vipra, kibà nyàsi sùdra kene naya, yei krsna-tattva vetta sei `guru’ haya: “Perché rifuggi dall’istruirMi? Sto imparando così tanto da te. Tu sei esperto negli affari amorosi di Krishna, per cui tu sei guru; è per questo che ti ascolto. Chiunque sia depositario del krsna-lila, e chiunque possa distribuirlo è guru; di questo, non c’è dubbio.”

II famoso discorso tra Ramananda Raya e Sri Caitanya Mahaprabhu ebbe luogo sulle sponde del fiume Godavari. Il nome Godavari è significativo, in quanto indica il luogo dove fu elargita la soddisfazione suprema dei nostri sensi spirituali. L’occupazione totale di tutti i nostri sensi venne annunciata lì, sulle sponde del Godàvari: “I tuoi sensi non devono essere repressi. Se puoi abbandonare lo spirito di sfruttamento e di rinuncia, allora i tuoi sensi troveranno piena soddisfazione con Krishna. Quelle tendenze ti impediscono di avvicinarti a Krishna; per avvicinare correttamente Krishna, dovrai utilizzare i tuoi sensi al massimo.” Questo fu detto sulle sponde del Godavari.

LA META ULTIMA DELLA VITA

Qui, nella sua famosa conversazione con Ramananda Raya, Sri Caitanya Mahaprabhu cominciò ad avvicinare il servizio devozionale in modo generico. Questa conversazione è riportata nel Madhya-lila del Caitanya­ Caritamrta (8:51-313). Egli chiese a Ramananda Raya, prabhu kahe,­”pada sloka sadhyera nirnaya “: Qual è la meta ultima della vita? Non voglio sentire solo le tue affermazioni, ma anche l’evidenza delle scritture.”

La risposta che venne da Ramananda Raya fu: Raya kahe,”sva­dharmacarane visnu-bhakti haya. “ “Adempi il tuo dovere, senza aspettarti nulla in cambio.” Sva-dharma significa varnasrama dharma, la stratificazione sociale Vedica. “Tu sei situato nella tua attuale posizione a causa del tuo karma precedente. In accordo a quella che è la tua posizione presente, devi svolgere i tuoi doveri ma ad una condizione: devi compierli senza remunerazione. Se continui a compiere i tuoi doveri nell’ambito del varnasrama dharma, senza alcun obiettivo mondano, puoi ottenere visnu-bhakti, devozione per Dio. Questo è confermato nel Visnu Purana (3.8.9):

varnasramacaravata

purusena parah pumàn

visnur àràdhyate panthà

nànyat tat-tosa-kàranam

“L’unico modo di compiacere la Suprema Personalità di Dio, il Signore Vishnu, è adorarLo eseguendo correttamente i propri doveri prescritti nel sistema sociale dei varna e degli asrama.”

Qui Ramananda Raya dice che visnu-bhakti, l’aderenza al Signore che permea ogni cosa, è l’obiettivo e la finalità ultima della vita. Questa è la concezione Vasudeva: ogni cosa è in Lui, ed Egli è ovunque. Ramananda spiegò che, dai nostri interessi locali, dobbiamo arrivare ad abbracciare l’interesse generale, e da quello raggiungere il livello della coscienza di Vishnu: visnu-bhakti. La sottomissione a Vishnu, lo spirito interno che è in ogni cosa, è l’obiettivo della vita. Dobbiamo connetterci a Lui e vivere di conseguenza; non una vita fenomenica, ma una vita spirituale appartenente ad un piano più profondo, più sottile.

DEVOZIONE MISTA A DESIDERI

Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Questo è superficiale; vai più a fondo.” Naturalmente, potremmo pensare che la reale vita teista cominci da qui, ossia dall’abbandonare lo scopo privato, particolare, ed agendo per uno scopo universale, come è già stato ordinato e programmato nei Veda e nelle Upanisad. Ma Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Questo è superficiale; vai più a fondo”

Allora Ramananda Raya disse, krsne karmàrpana-sarva-sàdhya-sàra: “Offrire i risultati delle proprie attività a Krishna è l’essenza della perfezione.” Nel varnasrama dharma è d’uso che le persone siano generalmente impegnate in attività esteriori e non si occupino di rinunciare ai frutti delle loro azioni. Persino se lo fanno, non hanno una coscienza diretta di Vishnu o Krishna. Essi adorano la dea Durga, svolgono la cerimonia funebre dello sraddha ed eseguono innumerevoli altre pratiche religiose. Indirettamente, tutto ciò è infine connesso con Vishnu. Essi possono esserne consapevoli oppure no, ma il collegamento c’è. Quella è la concezione generale del varnasrama, ma qui, Ramananda dice che sarebbe meglio avere direttamente coscienza del fatto che Krishna è l’autorità. Tutti i frutti di qualunque cosa facciamo all’interno del sistema sociale del varnasrama devono essere dati a Krishna. Se adempiamo a tutte le nostre attività, fisiche, sociali, nazionali e spirituali nella coscienza di Krishna, allora possiamo avvicinarci a ciò che può soddisfare quella che è la nostra meta nella vita.

Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Questo è superficiale; vai più a fondo.” Allora Ramananda Raya rivelò una nuova luce, citando la Bhagavad-gita (18.66), sarva-dharmàn parityajya màm ekam saranam vraja:

“Abbandona tutti i tuoi doveri e semplicemente arrenditi a Me.”

Dobbiamo essere esigenti riguardo l’obiettivo della nostra vita; non soffermarci sulle attività esteriori del varnasrama. Dovremmo dare meno importanza alla forma della nostra attività: che io sia un re, un intellettuale brahmana, o un lavoratore, non ha importanza. Possiamo pensare di avere un certo tipo di dovere piuttosto che un altro, ma non è questo ciò che conta realmente. Non dobbiamo essere attaccati al nostro ruolo. Il re potrebbe lasciare il suo regno e intraprendere una vita brahminica di rinuncia e austerità. Un sudra potrebbe abbandonare il suo lavoro, diventare un mendicante e cantare il Nome di Krishna. Un brahmana potrebbe abbandonare l’esecuzione del sacrificio e diventare un mendico. Per cui dobbiamo essere concentrati su quello che è l’obiettivo della nostra vita; non sulla forma del nostro compito. Dobbiamo dedicare noi stessi esclusivamente alla causa del Signore, ignorando la nostra attuale parafernalia e il nostro dovere attuale.

CONOSCENZA E DEVOZIONE

Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Anche questo è superficiale; continua, vai più a fondo.” Allora Ramananda Raya spiegò jnàna-misrà-bhakti, il servizio devozionale misto a conoscenza, citando la Bhagavad-gita (18.54) dove Krishna dice:

brahma-bhutah prasannatma

na socati na kànksati

samah sarvesu bhútesu

mad-bhaktim labhate paràm

Colui che ha raggiunto il livello di identificazione nello spirito al di là della materia, non ha nulla a che fare con questo mondo materiale. Qualunque perdita o guadagno in questo mondo materiale non ha valore per lui. Egli è spirito; il suo futuro è nel mondo dell’anima, ed egli non ha nulla a che fare con questo mondo materiale, sia che si tratti di cose lodevoli che deplorevoli. È già stabilito nella coscienza che egli in realtà è anima e non ha nulla a che vedere con la materia, per cui si sente internamente soddisfatto. Egli è atmarama: soddisfatto in se stesso; non si lamenta né aspira a nulla. Se perde qualcosa lo rimpiange? No. Egli pensa: “Questo non è nulla; è solo materia.” E quando ottiene qualcosa non è troppo allegro, perché è solo materia; non è necessaria né importante. A questo punto può cominciare il vero servizio devozionale; la sua anima può cominciare a vivere nel piano spirituale, con una pura attitudine al servizio, non mischiata ad alcuna aspirazione mondana. Quando una persona raggiunge la piattaforma spirituale, ottiene l’opportunità di praticare un tipo di servizio più elevato.

Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Anche questo è superficiale. Una tale persona è solo sulla soglia del servizio devozionale; non ha un contatto sostanziale con la devozione. Costui non è entrato nei dominio della bhakti; sta solo aspettando nella posizione marginale, alla porta. Potrebbe ottenere la bhakti, ma ancora non l’ha raggiunta. Le sue spinte negative sono terminate, tuttavia è ancora sulla soglia; non è ancora entrato. Potrebbe entrare e potrebbe non entrare. Da lì, se dovesse ottenere qualcosa, sarebbe qualcosa di puro, ma è ancora sulla porta.

OLTRE LO SPIRITO “VAI PIÙ A FONDO”

Ramananda Raya allora disse, jnane prayàsam udapàsya namanta eva: “Il fascino della conoscenza è una cosa molto difficile da oltrepassare.” Noi pensiamo: “Prima voglio capire tutto, poi agirò.” Sono presenti il calcolo e il sospetto. Prima di agire, vogliamo conoscere tutto completamente; solo allora rischieremo il nostro capitale. L’ego, l'”io”, è molto forte, e vuole avere il conto delle sue perdite e dei suoi guadagni: “Io sono il padrone” pensa, “la chiave è nella mia mano, voglio provare tutto, voglio conoscere tutto. Io so che cosa è giusto per me.” Pensiamo a noi stessi come padroni, non come servitori, e dalla posizione di padrone vogliamo condurre la nostra indagine.

Ma questa mentalità calcolatrice deve essere abbandonata se desideriamo entrare nel dominio del Signore, dove ogni cosa ci è superiore. Lì nessuno si preoccuperà di venire da noi per darci delle spiegazioni come se noi fossimo i loro padroni. Non ci rassicureranno dicendo: “Sì, non ci sarà perdita, il tuo ottenimento sarà grande.” Noi possiamo pensare: “Io sono un’unità separata e indipendente, per cui nel mio calcolo non deve esserci perdita; devo rimanere in piedi a testa alta.” Però questo modo di pensare non funzionerà. Dobbiamo andare lì come schiavi, non come padroni. È necessario avere questo tipo di mentalità: dobbiamo chinare le nostre teste. Non marceremo con le nostre teste erette al di sopra di tutto, perché ogni cosa lì è di qualità superiore a noi.

SCHIAVITÙ DIVINA

Quindi dobbiamo entrare in quel luogo trascendentale, dove persino la terra, l’acqua, l’aria e qualunque cosa troveremo, è composta di materiali superiori a quelli con i quali siamo fatti noi. Sono tutti guru e noi siamo discepoli. Sono tutti maestri e noi siamo servitori; dobbiamo entrare in una terra dove tutti sono nostri maestri. Dovremo sottometterci; quella sarà la nostra reale qualifica. Ciò che ci verrà ordinato di fare, dovremo farlo. In quel luogo non dobbiamo esercitare troppo il nostro cervello, non c’è spazio per il cervello, lì hanno tutti più cervello di quanto ne possiamo avere noi. Il nostro cervello in quel luogo non è necessario; solo le nostre mani sono necessarie. Il lavoro servile è ciò che è necessario. Il cervello che c’è lì è già sufficiente. Dobbiamo entrare in quella terra se ci piace. È la terra della schiavitù per noi. Per cui dobbiamo congedare le nostre menti, prendere solo i nostri cuori, avvicinarci ed entrare in quel luogo.

Dovremmo pensare: “Sono insignificante come una zanzara,” proprio come fece il Signore Brahma quando andò a Dwaraka a visitare il Signore Krishna. E questo non sarà solo per qualche tempo; non è sufficiente accettare un’atteggiamento umile, terminare il proprio lavoro e poi tornarsene indietro. No. Dovremo accettare quella posizione insignificante eternamente. Ovviamente, possiamo aspettarci di essere educati alla coscienza di Krishna: come è valida, come è grande, quanto è utile per noi. Ci sarà concesso pariprasna: un’indagine onesta. Nel regno trascendentale, tutti sono nostri amici. Verranno ad aiutarci, a farci capire che il servizio devozionale è meraviglioso e che la coscienza di Krishna è la migliore forma di vita. La nostra aspirazione e purezza di intenti deve essere valutata; non la nostra posizione esteriore. Coloro che da quel piano vengono per reclutarci considereranno la purezza delle nostre intenzioni, non tanto la nostra posizione e le nostre capacità attuali.

Tuttavia, sebbene apparentemente sembri che stiamo diventando schiavi, il risultato è proprio l’opposto. Se puoi accettare una tale attitudine di resa e schiavitù, allora Colui che non può mai essere conquistato, sarà conquistato. Amici verranno ad aiutarti, i sadhu verranno e ti faranno capire che dovresti diventare uno schiavo, che Krishna ama moltissimo i Suoi schiavi. Egli è il padrone degli schiavi, e talvolta desidera diventare lo schiavo dei Suoi schiavi (gopi-bhartuh pada-kamalayor dàsa-dàsànudàsah). Questa è la chiave del successo, e con questa attitudine possiamo raggiungere l’ottenimento supremo.

Sri Caitanya Mahaprabhu disse a Ramananda Raya: “Sì, questo è vero. L’inconquistabile diventa conquistabile con la resa. Possiamo catturarLo. Accetto questo come il piano iniziale dell’amore divino: nel dare possiamo ottenere tanto quanto rischiamo. Più rischiamo nel dare noi stessi, più possiamo domandare a quell’inconquistabile infinito.” Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Accetto ciò che mi dici come l’inizio di suddha-bhakti, l’inizio del puro servizio devozionale. Ma vai più in profondità.”

LA SCIENZA DEL RASA

Ramananda Raya spiegò che a partire da lì, il puro servizio devozionale si sviluppa in una forma grezza, in modo generale, e quando è più maturo prende la forma di santa, relazione neutrale, dasya, relazione di servizio, sakhya, relazione di amicizia, vatsalya, di affetto filiale, e madhurya rasa, di amore coniugale. In santa rasa c’è adesione, nistha: una persona pensa: “Non posso staccarmi da questa coscienza di continua sottomissione alla verità.”

La relazione neutrale si evolve in dasya rasa, nel desiderio di fare qualche servizio. Quando un devoto non è soddisfatto standosene solamente seduto, mostrando fedeltà all’Autorità Suprema, desidera essere utilizzato da Lui. Egli aspetta così l’ordine del Signore, pregando che gli possa dare qualche occupazione. Quando un devoto ha un coinvolgimento così profondo che desidera essere utilizzato in ogni modo dal Signore, quello è conosciuto come dasya rasa, o devozione nel sentimento di servizio. Quindi viene sakhya rasa: il servizio devozionale in amicizia

DIO L’AMICO

Quando, in dasya rasa, la confidenza viene aggiunta al servizio, allora quest’ultimo diviene leggermente superiore. Generalmente, i vecchi servitori fedeli diventano servitori confidenziali, per cui quando lo stadio confidenziale si aggiunge al servizio, diviene sakhya rasa, ossia servizio devozionale come amico del Signore. Prima c’è nistha, aderenza, sottomissione; quindi il devoto vuole essere utilizzato per la Sua soddisfazione, per cui si evolve in un servizio confidenziale, che poi diventa servizio amichevole, sakhya rasa. A Vaikuntha, dove il Signore Narayana viene servito con devozione calcolata, si trovano solo santa rasa, dasya rasa e metà sakhya rasa. La piena confidenza lì non è possibile. Timore, riverenza, splendore, magnificenza, pompa e apprensione… tutto questo sparisce quando sviluppiamo una relazione più confidenziale con il Signore Supremo. In quel momento, l’oggetto della nostra adorazione o del nostro amore si trasforma. Allora, da Vaikuntha, sentiamo attrazione per Ayodhya, la dimora divina del Signore Ramacandra, dove c’è neutralità, servizio e amicizia con Vibisasa e Sugriva. Lì, possiamo osservare anche vatsalya rasa, amore paterno e materno per Dio.

DIO IL FIGLIO

In vatsalya rasa, la confidenza è cresciuta ad uno stadio speciale, nel quale i servitori pensano di dover proteggere l’oggetto della loro venerazione. Anche l’affetto filiale è servizio. Sebbene sembri che i genitori siano i maestri della situazione, che controllino il Signore come loro figlio, qualche volta castigandoLo e punendoLo, tale visione è superficiale. Se potessimo entrare nella profondità del loro servizio, scopriremmo un amore incomparabile, di un tipo molto speciale. Esteriormente, essi sono occupati nel punire e nel rimproverare il Signore, ma internamente sono pieni di interesse per il benessere dell’oggetto del loro servizio. Vatsalya, o amore paterno e materno per Dio, è un tipo peculiare di amore divino. Vediamo un accenno molto lieve di vatsalya ad Ayodhya, per cui è praticamente ignorato.

MATHURA: LA CONCEZIONE KRISHNA

Rupa GoSwami balzò da Vaikuntha a Mathura con un passo. Nella sua Upadesamrta (9) scrive, vaikunthaj janito varà madhu-puri tatràpi ràsotsavad: “Mathura è superiore a Vaikuntha perché lì appare il Signore Krishna.” È lì che ogni cosa viene mostrata in modo chiaro e sostanziale. A Mathura troviamo la concezione Krishna di Dio. Con un grande passo egli va da Vaikuntha alla concezione Krishna, ma Sanatana Goswama ha colmato quella distanza. Nel suo libro, Brhad-Bhagavatamrta, egli dice che sulla via per Mathura c’è Ayodhya, il regno spirituale del Signore Rama; e lì vi troviamo sakhya e vatsalya rasa.

Rupa GoSwami in un attimo va a Mathura. Egli dice: “Vieni a Mathura; qui troverai chiaramente visibili sakhya e vatsalya rasa. Egli ha mostrato come il servizio in sakhya rasa lì sia presente. I devoti giocano con Krishna, talvolta si arrampicano sulle Sue spalle; e magari alle volte Gli danno persino una sberla. Ma, sebbene si relazionino con Lui in questo modo, i loro cuori sono colmi di un tipo particolare di attitudine al servizio. Questo è il criterio: possono dare le loro vite migliaia di volte pur di togliere una spina dal Suo piede. Possono sacrificare loro stessi migliaia di volte pur di soddisfare anche lievemente il loro amico. Lo considerano mille volte più prezioso delle loro stesse vite. Anche nel vatsalya rasa il criterio è simile: per il minimo interesse del loro oggetto di venerazione possono dare le loro vite milioni di volte. Un tale affetto si trova lì.

Da vatsalya, si progredisce fino all’amore coniugale (madhurya rasa), il rasa onnicomprensivo che include l’aderenza (santa-nistha); il servizio (dasya), la confidenza amichevole (sakhya), e l’amore genitoriale (vatsalya rasa). Ma la dedizione totale di ogni atomo della nostra esistenza per la soddisfazione di Krishna si trova nel madhurya rasa, il quale include tutti gli altri rasa.

DOLCEZZA CONIUGALE

Proseguendo, madhurya rasa si intensifica quando si esprime nella forma di parakiya, ossia di relazione tra amanti. Nel parakiya rasa, le gopi rischiano tutto per il servizio a Krishna. Parakiya rasa assume due forme: in una, non c’è obbligo di sorta; l’unione può avvenire o non avvenire. Per cui, siccome il loro incontro è molto raro, diviene ancora più dolce. C’è un altro tipo di parakiya rasa: ci viene detto che il cibo comune non è appetitoso per Krishna, ma quando prende del cibo rubandolo, è per Lui molto più saporito. Se riusciamo a comprendere quest’arte, possiamo anche applicarla nel caso di parakiya rasa. “Sto ingannando l’altra parte, prendendo ciò che voglio. Sto rubando la proprietà di qualcun altro.” Questo tipo di atteggiamento rende tutto più gustoso per la parte soggettiva.

La parte che si dedica rischia tutto: il buon nome, il posto in società, il futuro e persino le ingiunzioni delle scritture religiose. Rischiano totalmente, proprio come successe una volta, quando eravamo a Madras e il re di Jaipur diede dei soldi per la costruzione di un tempio. I soldi furono spediti al nostro centro principale di Calcutta. Di cinquemila rupie, la prima rata fu di mille rupie e i lavori di costruzione cominciarono mandando un operaio dal nostro centro principale. Allora, Madhava Maharaj ed io fummo inviati a Madras, dove avevamo sentito dire che il re sarebbe arrivato presto. Per mostrargli che qualche lavoro era stato fatto, alzammo un po’ la costruzione, così che avremmo potuto dire al re: “I vostri soldi sono stati spesi, ed ora è necessaria la prossima rata.” Per fare questo, contraemmo un debito. Prendemmo un prestito per i mattoni e altre cose, ed alzammo la costruzione ad un livello più alto.

Quando scrivemmo questo al nostro guru Maharaj, eravamo un po’ in apprensione perché temevamo che ci castigasse: “Perché avete preso questo prestito?” Egli invece espresse il suo apprezzamento: “Avete rischiato il vostro futuro per il servizio a Krishna. Avete fatto un debito, ciò significa che dovrete pagarlo, per cui avete impegnato le vostre future energie per il servizio a Krishna. Dovrete raccogliere i soldi e pagare quel debito, per cui quello è servizio fatto rischiando il futuro.” Le gopi rischiano consapevolmente il loro futuro: “Abbiamo disobbedito ai nostri superiori e alle istruzioni dei Veda; quello che facciamo non è approvato né dalla società, né dai testi religiosi. Il nostro futuro è oscuro.” Tuttavia, non possono far altro che servire Krishna.

Per cui, vaikunthàj janito varà madhu-puri tatràpi ràsotsavàd. Janito significa vàtsalya rasa e màdhurya rasa a Vrndavana: Radha kundam ihàpi gokula-pateh. Anche nel màdhurya rasa, si notano tre gruppi: il gruppo di Vrndavana in generale, una selezione di gruppi a Govardhana, e il gruppo più elevato al Radha-kunda. Tutte queste cose sono state esposte nella conversazione tra Ramananda Raya e Sri Caitanya Mahaprabhu.

RADHA: REGINA DELLE GOPI

Dopo aver ascoltato questo, Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Vai oltre.” Allora; Ramananda Raya cominciò a spiegare il tipo di servizio reso da Radharani nel madhurya rasa. Il Suo servizio devozionale è categoricamente più elevato di quello di tutte le altre gopi. Radham àdhàya hrdaye tatyàja vraja sundarih (Gita-govinda 3.1-Jayadeva Goswami): L’intero gruppo delle gopi può venire annullato solo per una: Srimati Radharani. Quale speciale tipo di servizio può venire da Lei? Krishna, l’Originale Personalità di Dio (svayam rupa) è solo al fianco di Radharani. Al fianco delle altre gopi c’è prabhava prakasa, un’espansione plenaria; non svayam rupa, la forma originale. Tale è la qualità di Radharani. Dovremmo mostrare la nostra massima reverenza a questo ideale supremo di servizio devozionale.

RADHA-KRISHNA: UNIONE IN SEPARAZIONE

Fu così che Mahaprabhu pose l’ultima domanda: “Puoi pensare a qualcosa di più grande di questo?” Allora Ramananda Raya disse: “Mi hai chiesto di citare le scritture per supportare qualunque cosa io dica; ma qui non sarò in grado di citare alcuna scrittura. Tuttavia, avverto una nuova sensazione dentro di me, e se hai piacere di conoscerla posso spiegarTela:” Così, Ramananda Raya compose una canzone. Presentò la canzone dicendo: “Non so se Ti farà piacere oppure no, ma mi pare che esista uno stadio che è persino meglio dell’incontro di Radha e Govinda.” C’è uno stadio dove entrambi, il positivo e il negativo, sono combinati e nessuna coscienza individuale è chiara, e l’uno cerca l’altra nella dimenticanza di Sé. La reciproca ricerca è molto forte ed intensa. Questo sembra essere un amore più altamente elevato: unione in separazione. Radha e Govinda sono così assorti nell’intensa ricerca l’uno dell’altra che persino Loro non hanno coscienza di averSi. Talvolta Radharani, persino quando Krishna è presente dinanzi a Lei, avverte la paura di perderLo; quel sentimento diventa intenso come se Lo avesse perduto davvero. Sono insieme, ma l’apprensione per il fatto che uno possa perdere l’altro rende il Loro incontro intollerabilmente doloroso, proprio come una madre che è sempre allerta per la sicurezza di suo figlio (anista-sankini bandhu-hrdayàni bhavanti hi). Una madre pensa: “Oh, mio figlio è fuori… avrà fatto un incidente?” Questa paura di separazione è il sintomo di un amore profondo.

SRl CAITANYA AVATARA

La composizione di Ramananda Raya alludeva alla apparizione divina di Sri Caitanya Mahaprabhu, nel quale entrambi, Radha e Govinda, sono combinati, ed è come se siano inconsapevoli della Loro esistenza separata. L’uno cerca l’altro, Krishna stesso è straripante dei sentimenti di Radharani, e sono così profondamente abbracciati che si perdono l’uno nell’altra. Allora, Sri Caitanya Mahaprabhu pose il palmo della Sua mano sulla bocca di Ramananda Raya e gli disse: “Non oltre.” Rasa-ràja maha bhàva-dui eka rupa. Il Signore Sri Krishna è la sorgente originaria di tutto il piacere, e Srimati Radharani è la personificazione dell’amore estatico per Dio. Queste due forme sono fuse in una in Sri Caitanya Mahaprabhu.

RASARAJA: ESATASI PERSONIFICATA

Mahaprabhu rispose: “Oh, poiché sei devoto al cento per cento, ovunque posi il tuo sguardo, vedi solo Krishna, niente altro. L’oggetto del tuo interesse è rappresentato ovunque.” Ramananda Raya disse: “Mio Signore, non illudermi in questo modo. Tu sei venuto qui così misericordiosamente per purificare questa infima persona, e se ora agisci diplomaticamente non sarà un bene per Te. Non ascolterò ciò che dici; mostra la Tua vera posizione! Chi sei?” Mahaprabhu disse: “In virtù della tua amorevole devozione, puoi conoscere ogni cosa in questo mondo; niente può celarsi ai tuoi occhi pieni d’amore.” Premànjana-cchurita-bhakti-vilocanena.

Allora Mahaprabhu Si rivelò: “Sebbene Mi vedi essere esternamente di un colore dorato, non è così. È per il tocco del colore di Radharani. E chi è che Radharani può toccare ed abbracciare intimamente? Non toccherebbe nessuno ad eccezione di Krishna. Per cui, ora sai chi sono: Rasaràja, estasi personificata, e Mahabhava, colei che può gustare il rasa supremo. Guarda come Si mescolano insieme!”

Ramananda Raya svenne e cadde dritto al suolo. Non poté mantenere i suoi sensi. Allora, con il tocco della Sua mano, Sri Caitanya Mahaprabhu lo fece rinvenire. Ramananda ritornò al livello di coscienza precedente e vide un sannyasi seduto di fronte a lui. Dopo una breve pausa, Mahaprabhu disse: “Rimani qui, io sto andando.”

Dopo di ciò, Ramananda Raya e Sri Caitanya Mahaprabhu ebbero qualche altra conversazione e Mahaprabhu disse: “Ramananda, fino a quando vivrò, voglio la tua compagnia.” Ramananda rispose: “Sì, devo rifugiarmi ai Tuoi piedi Divini e vivere lì per il resto della mia vita:” Più tardi Ramananda stabilì con il re dell’Orissa di ritirarsi dal suo posto di Governatore di Madras e venne a Jagannatha Puri. Per quasi due anni, Sri Caitanya Mahaprabhu girovagò per i luoghi santi dell’India meridionale e occidentale, e alla fine tornò a Puri. Lì si incontrarono ancora.

PAZZIA TRASCENDENTALE

Dopo questa conversazione, Mahaprabhu andò a Vrndavana attraverso il Bengala. Passarono sei anni e Advaita Prabhu diede una sorta di congedo a Mahaprabhu dicendo: “I nostri Divertimenti finalizzati all’introduzione del canto Hare Krishna sono terminati.” Dopo di allora, Mahaprabhu mostrò continuamente, per dodici anni, il sentimento di Radharani che gusta krsna-prema, l’amore estatico per Krishna. Svarupa Damodara e Ramananda Raya, che sono Lalita e Visakha, le due principali gopi assistenti di Radharani, erano la più importante compagnia di Mahaprabhu in quel periodo. Allora, molte cose a proposito del profondo sentimento di amore Divino furono mostrate. Non si è mai trovato nella storia del mondo, e nemmeno è stato espresso in alcuna scrittura, come un amore interiore così profondo possa produrre tali corrispettivi sintomi sulla superficie. Questo è ciò che fu mostrato da Radharani e più tardi da Sri Caitanya Mahaprabhu.

Nel Suo comportamento fu mostrato da Mahaprabhu come krsna-prema, amore per Krishna, possa giocare con un uomo come con una bambola. Talvolta le Sue gambe e le sue mani rientravano inconcepibilmente nel Suo corpo, e talvolta le Sue articolazioni si lussavano così che il Suo corpo, trascendentale appariva allungato. Alle volte il Suo corpo intero diventava bianco, ed Egli rimaneva sdraiato in stato di incoscienza, respirando così lentamente che il Suo respiro non si poteva avvertire. Così esibì innumerevoli e stupefacenti sintomi di estasi.

Svarupa Damodara, il segretario personale di Sri Caitanya Mahaprabhu, ha spiegato il significato della Sua apparizione nelle sue memorie, che sono state compilate nel Caitanya-caritamrta di Kaviraja Goswami. Scrive:

Radha krsna-pranaya-vikrtir hlàdini saktir asmàd

ekatmanàv api bhuvi purà deha-bhedam gatau tau

caitanyàkhyam prakatam adhunà tad-dvayam caikyam àptam

Radha-bhàva-dyuti-suvalitam naumi krsna-svarupam

Qualche volta Radha e Krishna sono combinati; qualche volta sono separati. Sono separati nel Dvapara-yuga, mentre in Kali-yuga sono combinati come Sri Krishna Caitanya Mahaprabhu. Entrambe sono espressioni eterne della medesima Verità Assoluta. Estate, autunno, inverno e primavera continuano a susseguirsi in un ordine ciclico; non si può dire che l’estate sia l’inizio e che l’inverno venga più tardi. Così, i Divertimenti di Sri Radha e Krishna si svolgono eternamente. In tempi remoti talvolta Radha e Krishna Si dividono e mostrano i Loro Passatempi; poi ancora entrambi, la potenza e il proprietario della potenza, si combinano e si abbracciano intimamente come Sri Caitanya Mahaprabhu. La metà predominante e quella predominata sono mescolate, ed è presente uno straordinario sentimento estatico. Krishna è sovraccaricato dalla Sua potenza, ed Egli stesso è alla ricerca del Suo proprio sé: krsnasya atmanusandhana. Krishna stesso è impegnato nella ricerca di Sri Krishna, la Realtà Meravigliosa. L’influenza di Radharani su Krishna Lo ha trasformato in un devoto, e Si sta cercando. La dolcezza assapora se stessa e diventa pazza. Ed è una dolcezza vivente, non è morta o statica, ma è un’estasi dinamica: una dolcezza dotata di vita. Egli sta gustando Se stesso, la personificazione della felicità, dell’estasi, della bellezza e sta danzando in preda alla follia. Il Suo kirtana significa distribuzione di quell’estasi agli altri. La dolcezza ultima, o ananda, è tale che non esiste nessun’altra cosa che possa assaporarsi ed esprimere la propria felicità con tale intensità. Ho descritto Sri Caitanya Mahaprabhu nel Prema Dhama Deva Stotram:

atma-siddha-sàva lila-purna-saukhya-laksanam

svànubhàva-matta-nrtya-kirtanàtma-vantanam

advayaika-laksya-purna-tattva-tat-paràtparam

prema-dhama-devam-eva naumi gaura sundaram

“La concezione più elevata della Verità Suprema deve anche essere la più elevata forma di ananda, estasi. La danza di Mahaprabhu indica che Egli è colmo di estasi e il Suo kirtana sta distribuendo quel rasa. Per cui, se desideriamo capire scientificamente chi è Mahaprabhu, non possiamo che scoprire che Egli è la Realtà Ultima. Egli impazzisce nell’assaporare il proprio nettare interiore, e la Sua danza è la manifestazione della Sua estasi trascendentale. Così, studiando da vicino la personalità di Sri Caitanya Mahaprabhu, non possiamo che pensare che Lui sia la Suprema Verità Assoluta, nella Sua più piena e dinamica espressione.”