BHAGAVAD GITA

BHAGAVAD GITA

Il tesoro nascosto del dolce Assoluto

Srila Bhakti Raksaka Sridhara Deva Goswami Maharaj

Bhagavad Ghita – Invocazione

om parthaya pratibodhitam bhagavata narayanena svayarn

vyasena grathitam purana munina madhye maha-bharate

advaitamrta-varsinim bhagavatim astadasadhyayinim

amba! tvam anusandadhami bhagavad-gite bhavad-vesinim

O Bhagavad-ghita, cantata dal Signore Supremo in Persona, tu sei colei che dona l’illuminazione ad Arjuna. Sei stata intrecciata nel Mahabharata da Shri Vedavyasa, il compilatore dei Purana. I tuoi diciotto capitoli sono una pioggia di nettare che sempre scorre, e sei la maesto­sa potenza del Signore Supremo che libera l’intero mondo materiale dalla sofferenza. O madre, per sempre ti custodirò nel mio cuore!

Capitolo primo

Sainya-darsana – Osservando gli eserciti

VERSO 1

dhritarastra uvaca
dharma-ksetre kuru-ksetre
samaveta yuyutsavah
mamakah pandavas caiva
kim akurvata sanjaya

Dhritarashtra disse: “Sanjaya, cosa fecero i miei figli e i figli di Pandu, dopo essersi riuniti per darsi battaglia, nella sacra terra di Kurukshetra?”

VERSO 2

sanjaya uvaca
dristva tu pandavanikam
vyudham duryodhanas tada
acaryam upasangamya
raja vacanam abravit

Sanjaya disse: “Osservando gli eserciti e i soldati dei Pandava disposti in formazione militare, il re Duryodha­na si avvicinò a Dronacharya e parlò così.

VERSO 3

pasyaitam pandu-putranam
acarya mahatim camum
vyudham drupada-putrena
tava sisyena dhimata

“Maestro, per favore, osserva le grandi armate dei Pandava, disposte in formazione militare dal tuo intelli­gente discepolo, Dhristadyumna”.

VERSI 4-6

atra sura mahesv-asa
bhimarjuna-sama yudhi
yuyudhano viratas ca
drupadas ca maha-rathah

dhristaketus cekitanah
kasirajas ca viryavan
purujit kuntibhojas ca
saibyas ca nara-pungavah

yudhamanyus ca vikranta
uttamaujas ca viryavan
saubhadro draupadeyas ca
sarva eva maha-rathah

“Tra quei soldati militano gli esperti arcieri Bhima e Arjuna, come altri guerrieri altrettanto abili, quali Satyaki, il re Virata, il grande combattente Drupada, Dhrishtaketu, Cekitana, il possente eroe Kashiraja, Purujit, Kuntibhoja, il nobile re Shaibya, il valoroso Yudhamanyu, l’eroico Uttamauja, Abhimanyu e i figli di Draupadi, i quali certamente sono tutti grandi guerrieri”.

VERSO 7

asmakam tu visista ye
tan nibodha dvijottama
nayaka mama sainyasya
samjnartham tan bravimi te

“O migliore tra i due volte nati (brahmana), sappi inoltre che grandi eroi e comandanti sono alla guida dei nostri eserciti. Te li descriverò ora con precisione cosicché tu possa fare le tue considerazioni”.

VERSI 8-9

bhavan bhismas ca karnas ca
kripas ca samitim-jayah
asvatthama vikarnas ca
saumadattis tathaiva ca

anye ca bahah sura

mad-arthe tyakta-jivitah
nana-sastra-praharanah
sarve yuddha-visaradah

“Oltre alla vostra valorosa persona, sempre vittoriosa in battaglia, e Bhishma, Karna, Kripacharya, Ashvatthama, Vikarna, Saumadatti (Bhurishrava) e Jayadratha, vi sono molti altri eroi esperti nell’arte della guerra; sono tutti muniti di molteplici armi e sono determinati a sacrificare la vita stessa per me”.

VERSO 10

aparaptam tad asmakam
balam bhismabhiraksitam
paryaptam tv idam etesam
balam bhimabhiraksitam

“Il nostro esercito, comandato da Bhishma, è molto po­tente, mentre l’esercito dei Pandava, protetto da Bhima, ha una potenza limitata”.

VERSO 11

ayanesu ca sarvesu
yatha-bhagam avastitah
bhismam evabhiraksantu
bhavantah sarva eva hi

“Per favore quindi, rimanendo nelle vostre rispettive divisioni nei punti strategici della formazione, date tutto il vostro sostegno al grande patriarca Bhishma”.

VERSO 12

tasya sanjanaya harsam
kuru-vriddhah pitamahah
simha-nadam vinadyoccaih
sankham dadhmau pratapavan

“Allora, lanciando un urlo di guerra simile al ruggito di un leone, Bhishma, il possente patriarca dei Kuru, suonò la sua conchiglia per incoraggiare Duryodhana”.

VERSO 13

tatah sankhas ca bheryas ca
panavanaka-gomukhah
sahasaivabhyahanyanta
sa sabdas tumulo ‘bhavat

“Subito gli fecero eco conchiglie, timpani, tamburi, trom­be ed altri strumenti, provocando una vibrazione tumul­tuosa”.

VERSO 14

atah svetair hayair yukte
mahati syandane stitau
madhavah pandavas caiva
divyau sankhau pradadhmatuh

“Sull’altro fronte, il Signore Shri Krishna e Arjuna, su di un grande carro trainato da cavalli bianchi, fecero risuo­nare le loro divine conchiglie”.

VERSO 15

pancajanyam hrisikeso
devatattam dhananjayah
paundram dadhmau maha-sankham
bhima-karma vrikodarah

“Hrishikesha suonò la Sua conchiglia, la Panchajnanya; Dananjaya suonò la sua, la Devadatta; e Bhimasena, l’au­tore di imprese eroiche, suonò la grande conchiglia chiamata Paundra”.

VERSO 16

anantavijayam raja
kunti-putro yudhisthirah
nakulah sahadevas ca
sughosa-manipuspakau

“Il re Yudhisthira, figlio di Kunti, suonò l’Anantavijaya, mentre Nakula e Sahadeva suonarono le conchiglie chia­mate rispettivamente Sughosha e Manipushpaka”.

VERSI 17-18

kasyas ca paramesv-asah
sikhandi ca maha-rathah
dhristadyumno viratas ca
satyakis caparajitah

drupado draupadeyas ca
sarvasah prithivi-pate
saubhadras ca maha-bahuh
sankhan dadhmuh prithak prithak

“O Signore della Terra, l’esperto arciere Kashiraja, il gran­de guerriero Shikhandi, Dhristadyumna, re Virata, l’in­vincibile Satyaki, re Draupada, i figli di Draupadi e il potente figlio di Subhadra, Abhimanyu, fecero tutti risuo­nare le loro rispettive conchiglie”.

VERSO 19

sa ghoso dhartarastranam
hridayani vyadarayat
nabhas ca prithivim caiva
tumulo ’bhyanunadayan

“Il tremendo suono di quelle conchiglie, echeggiando per i cieli e per la terra, trafisse il cuore dei figli di Dhrita­rashtra”.

VERSO 20

atha vyavasthitan dristva
dhartarstran kapi-dhvajah
pravritte sastra-sampate
dhanur udyamya pandavah
hrisikesam tada vakyam
idam aha mahi-pate

“Maestà, in quel momento Dhananjaya (Arjuna), salito su di un carro decorato con lo stendardo di Hanuman, era pronto a scoccare le sue frecce. Vedendo Duryodhana e i suoi compagni ai posti di combattimento, sollevò l’arco e parlò a Shri Krishna come segue”.

VERSI 21-23

arjuna uvaca
senayor ubhayor madhye
ratham sthapaya me ‘cyuta
yavad etan nirikse ham

yoddhu-kaman avasthitan
kair maya saha yoddhavyam
asmin rana-samudyame

yotsyamanan avekse ’ham
ya ete ’tra samagatah
dhartarastriasya durbuddher
yudhe priya-cikirsavah

Arjuna disse: “Krishna, per favore, conduci il mio carro tra i due eserciti, cosicchè possa osservare i guerrieri con i quali devo misurarmi su questo campo di battaglia e che sono venuti a combattere per la soddisfazione del malvagio Duryodhana”.

VERSO 24-25

sanjaya uvaca
evam ukto hriikeso
gudakesena bharata
senayor ubhayor madhye
sthapayitva rathottamam

bhisma-drona-pramukhatah
sarvesam ca mahi-ksitam
uvaca partha pasyaitan
samavetan kurun iti

Sanjaya disse: “O discendente di Bharata, dopo che Arju­na, il vincitore del sonno, ebbe proferito queste parole, Shri Krishna, il Signore dei sensi, condusse il grande carro tra i due eserciti, dinanzi a Bhishma, Drona e a tutti gli imperatori. Il Signore allora disse: “Partha, guarda i Kurava che si sono qui riuniti per combattere!”

VERSO 26

tatrapasyat sthitan parthah
pitrin atha pitamahan
acaryan matulan bhratrin
putran pautran sakhims tatha
svasuran suhridas caiva
senayor ubhayor api

“Là, in mezzo ai due eserciti, Arjuna ebbe modo di vedere anziani di parte paterna, nonni, insegnanti, zii materni, fra­telli, figli, nipoti, suoceri, amici ed altri cari benefattori”.

VERSO 27

tan samiksya sa kaunteyah
sarvan bandhun avasthitan
kripaya parayavisto
visidann idam abravit

“Così, vedendo i suoi stessi congiunti presenti sul campo di battaglia, il figlio di Kunti, travolto dal dolore e invaso da un’infinita compassione, pronunciò le seguenti parole”.

VERSO 28

arjuna uvaca
dristvemam sva-janam krishna
yuyutsum samupasthitam
sidanti mama gatrani
mukham ca parisusyati

Arjuna disse: “O Krishna! Vedendo i miei stessi parenti tutti in piedi dinanzi a me impazienti di combattere, sento il mio corpo perdere vigore e la bocca seccarsi”.

VERSO 29

vepathus ca sarire me
roma-harsas ca jayate
gandivam sramsate hastat
tvak caiva paridahyate

“Tutto il corpo trema e mi s’accappona la pelle. La mia mano allenta la presa sull’arco Gandiva, e la pelle mi bru­cia”.

VERSO 30

na ca saknomy avasthatum
bhramativa ca me manah
nimittani ca pasyami
viparitani kesava

“O Keshava, non riesco più a controllarmi. La mia mente è confusa e avverto solo presagi ostili carichi di significa­ti funesti”.

VERSO 31

na ca sreyo ‘nupasyami
hatva sva-janam ahave
na kankse vijayam krishna
na ca rajyam sukhani ca

“Non vedo nemmeno cosa ci sia di buono nell’uccidere i miei stessi parenti in questa guerra. Krishna, non deside­ro né la vittoria né il regno, e neppure la felicità”.

VERSI 32-34

kim no rajyena govinda
kim bhogair jivitena va
yesm arthe kanksitam no
rajyam bhogah sukhani ca

ta ime ’vasthita yuddhe
pranams tyaktva dhanani ca
acaryah pitarah putras
tathaiva ca pitamahah

matulah svasurah pautrah
syalah sambandhinas tatha
etan na hantum icchami
ghnato ’pi madhusudana

“O Govinda, che valore può avere il regno? Che senso hanno la felicità e il piacere, se coloro per i quali deside­riamo tutto questo (insegnanti, anziani di parte paterna, zii materni, suoceri, nipoti, cognati ed altri parenti) oggi sono venuti qui per darci battaglia, pronti a sacrificare la vita stessa e le loro proprietà? O Madhusudana, benchè loro vogliano togliermi la vita, io non desidero ucciderli”.

VERSO 35

api trailokya-rajyasya
hetoh kim nu mahi-krite
nihatya dhartarastran nah
ka pritih syaj janardana

“O Janardana, se anche dovessimo ottenere la sovranità sui tre mondi non potremmo essere felici dopo aver ucci­so Duryodhana e i suoi compagni, per cui che felicità potremmo ricavare dall’ucciderli al solo scopo di ottene­re la sovranità sulla Terra?”

VERSO 36

papam evasrayed asman
hatvaitan atatayinah
tasman narha vayam hantum
dhartarastran sa-bandhavan
sva-janam hi katham hatva
sukhinah syama madhava

“Commetteremmo solo un peccato se uccidessimo i nostri insegnanti e tutori, anche se fossero degli aggresso­ri. Non possiamo togliere la vita ai nostri stessi parenti, i figli di Dhritarashtra. O Madhava, come potremmo esse­re felici dopo aver ucciso i nostri congiunti?”

VERSi 37-38

yady apy ete na passyanti
lobhopahata-cetasah
kula-ksaya-kritam dosam
mitra drohe ca patakam

katham na jneyam asmabhih
papad asman nivartitum
kula-ksaya-kritam dosam
prapasyadbhir janardana

“Sebbene questi uomini, dai cuori offuscati dall’avidità, non possano vedere il grave peccato insito nel combatte­re contro gli amici e nell’uccidere i membri della propria famiglia perché, Janardana, noi non dovremmo astenerci dal compiere questo atto atroce, essendo consapevoli di quali sarebbero le gravi conseguenze?”

VERSO 39

kula-ksaye pranasyanti
kula-dharmah sanatanah
dharme naste kulam kritsnam
adharmo’bhibhavaty uta

“Con il declino della dinastia, le tradizioni religiose della famiglia si indeboliscono. Quando le pratiche religiose vengono così interrotte, gli ultimi membri della dinastia vengono travolti dall’ateismo”.

VERSO 40

adharmabhibhavat krishna
pradusyanti kula-striyah
strisu dustasu varsneya
jayate varna-sankarah

“O Krishna, discendente della dinastia Vrishni, quando in una famiglia predomina l’ateismo, le donne della famiglia si corrompono, e dall’adulterio nasce una progenie non voluta e priva di virtù”.

VERSO 41

sankaro narakayaiva
kula-ghnanam kulasya ca
patanti pitaro hy esam
lupta-pindodaka-kriyah

“La progenie indesiderata trascina sia la famiglia che i suoi distruttori in una condizione infernale. Lo stesso fato si abbatte sugli antenati di quella famiglia, dal momento che le offerte regolari di cibo ed acqua a questi antenati vengono interrotte”.

VERSO 42

dosair etaih kula-ghnanam
varna-sankara-karakaih
utsadyante jati-dharmah
kula-dharmas ca sasvatah

“Gli atti nefandi di tali distruttori della dinastia causano l’insorgere di una progenie spuria e, a causa di tali atti, le tradizioni millenarie della famiglia e il nobile ed elevato lignaggio vengono totalmente distrutti”.

VERSO 43

utsanna-kula-dharmanam
manusyanam janardana
narake niyatam vaso
bhavatity anususruma

“O Janardana, abbiamo sentito dire che le persone le cui tradizioni familiari, sociali e religiose sono state interrot­te, risiedono per sempre all’inferno”.

VERSO 44

aho bata mahat papam
kartum vyavasita vayam
yad rajya-sukha-lobhena
hantum sva-janam udyatah

“Ahimè, quale grave peccato abbiamo deciso di commet­tere! Trascinati dalla cupidigia per un’effimera felicità regale, ci apprestiamo ad uccidere i nostri stessi parenti”.

VERSO 45

yadi mam apratikaram
asastram sastra-panayah
dhartarastra rane hanyus
tan me ksemataram bhavet

“Sarebbe molto più propizio per me se i figli di Dhrita­rashtra, armi in pugno, mi uccidessero su questo campo di battaglia, disarmato e senza opporre resistenza”.

VERSO 46

sanjaya uvaca
evam ukvarjunah sankhye
rathopastha upavisat
visriya sa-saram capam
soka-samvigna-manasah

Sanjaya disse: “Dopo aver parlato in tal modo sul campo di battaglia, Arjuna mise da parte l’arco e le frecce e si sedette sul carro, con il cuore oppresso dal lamento”.

iti sri-mahabharate sata-sahasryam samhitayam vaiyasikyam bhisma-parvani srimad-bhagavad-gitasupanisatsu brahma­vidyayam yoga-sastre sri krsnarjuna-samvade sainya-darsanam nama prathamo ‘dhyayah

Fine del capitolo primo – Osservando gli eserciti

dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo secondo

Sankhya-yoga – La costituzione dell’Anima

VERSO 1

sanjaya uvaca
tam tatha kripayavistam
asru-purnakuleksanam
visidantam idam vakyam
uvaca madhusudanah

Sanjaya proseguì: “Il Signore Supremo, Madhusudana, disse dunque le seguenti parole ad Arjuna, che era profondamente addolorato, sopraffatto dalla compassio­ne, e i cui occhi tristi erano orlati di lacrime”.

VERSO 2

sri-bhagavan uvaca
kutas tva kasmalam idam
visame samupasthitam
anarya-justam asvargyam
akirti-karam arjuna

Il Signore Supremo disse: “Arjuna, perché una tale illu­sione ti assale in questo momento critico? Questo atteg­giamento non si addice ad un uomo nobile (Ariano). È un ostacolo al raggiungimento del paradiso e distrugge il buon nome e la fama”.

VERSO 3

klaibyam ma sma gamah partha
naitat tvayy upapadyate
ksudram hridaya-daurbalyam
tyaktvottisha parantapa

“O figlio di Kunti, lascia da parte questa viltà, poiché non si addice alla tua natura. O grande eroe, liberati da que­sta meschina debolezza di cuore: alzati e combatti!”

VERSO 4

arjuna uvaca
katham bhismam aham sankhye
dronam ca madhusudana
isubhih pratiyotsyami
pujarhav ari-sudana

Arjuna disse: “Madhusudana, uccisore del nemico, come potrei contrattaccare, lanciando frecce al mio grande patriarca Bhishma e al mio maestro Drona, i quali sono degni della mia venerazione?”

VERSO 5

gurun ahatva hi mahanubhavan
sreyo bhoktum bhaiksyam apiha loke
hatvartha-kamams tu gurun ihaiva
bhunjiya bhogan rudhira-pradigdhan

“Sarebbe meglio vivere mendicando in questo mondo, piuttosto che togliere la vita ai nostri grandi e nobili anziani e insegnanti. Altrimenti, se li uccidessimo, sarem­mo costretti a vivere in questo mondo godendo di ric­chezze e proprietà tinte del loro sangue”.

VERSO 6

na caitad vidmah kataran no gariyo
yad va jayema yadi va no jayeyuh
yan eva hatva na jijivisamas
te ‘vasthitah pramukhe dhartarastrah

“Non riesco a capire che cosa sarebbe meglio per noi, se la vittoria o la sconfitta, perché se uccidessimo i figli di Dhritarashtra, che ora sono dinanzi a noi sul campo di battaglia, non varrebbe più la pena di vivere”.

VERSO 7

karpanya-dosopahata-svabhavah
pricchami tvam dharma-sammudha-cetah
yac chreyah syan niscitam bruhi tn me
sisyas te ‘ham sadhi mam tvam prapannam

“Ora sono confuso. Qual è il mio vero dovere? Vinto dal timore della caduta della nostra dinastia, Ti imploro di dirmi chiaramente quale linea di condotta sarà più bene­fica per me. Sono Tuo discepolo e a Te mi abbandono: Ti prego di istruirmi”.

VERSO 8

na hi prapasyami mamapanudyad
yac chokam ucchosanam indiyanam
avapya bhumav asapatnam riddham
rajyam suranam api cadhipatyam

“Se anche ottenessimo un impero immenso e ineguaglia­bile sulla Terra, e il dominio sul regno celeste, non riusci­rei a trovare nulla che possa mitigare questa tristezza che mi lascia privo di sensi”.

VERSO 9

sanjaya uvaca
evam uktva hrisikesam
gudakesah parantapah
na yotsya iti govindam
uktva tusnim babhuva ha

Sanjaya disse: “In tal modo Arjuna, il castigatore del nemico e colui che ha vinto il sonno, si rivolse a Krishna, il Signore dei sensi di tutti gli esseri, e dichiarò: “Govinda, non combatterò”, e divenne silenzioso”.

VERSO 10

tam uvaca hrisikesah
prahasann iva bharata
senayor ybhayor madhye
visidantam idam vacah

“O Bharata, dopodichè Shri Hrishikesha, nel mezzo degli eserciti, Si rivolse sorridendo all’addolorato Arjuna”.

VERSO 11

sri-bhagavan uvaca
asocyan anvasocas tvam
prajna-vadams ca bhasase
gatasun agatasums ca
nanusocanti panditah

Il Signore disse: “Arjuna, ti stai lamentando per ciò che non è degno di rammarico. Tuttavia stai dicendo parole sagge; ma il saggio non si lamenta né per i vivi, né per i morti”.

VERSO 12

na tv evaham jatu nasam
na tvam neme janadhipah
na caiva na bhavisyamah
sarve vayam atah param

“Mai ci fu un tempo in cui Io, tu, e tutti questi re non esistemmo. Così come esistiamo nel presente, così siamo esi­stiti nel passato e continueremo ad esistere nel futuro”.

VERSO 13

dehino ‘smin yatha dehe
kaumaram yauvanam jara
tatha dehantara-praptir
dhiras tatra na muhyati

“Come l’essere vivente incarnato, in questo stesso corpo, passa gradualmente dalla fanciullezza, alla gioventù e alla vecchiaia, così quello stesso essere vivente ottiene un altro corpo ancora dopo la morte. I saggi non si lasciano ingannare da una tale trasformazione”.

VERSO 14

matra-sparsas tu kaunteya
sitosna-sukha-duhkha-dah
agamapayino ‘nityas
tams titiksasva bharata

“Figlio di Kunti, è solamente il coinvolgimento dei sensi con i loro oggetti a dare origine alle sensazioni di caldo e freddo, piacere e dolore. Tali effetti però, essendo tempo­ranei, vanno e vengono. Pertanto Bharata, devi tollerarli”.

VERSO 15

yam hi na vyathayanti ete
purusam purusarsabha
sama-duhkha-sukham dhiram
so ‘mritatvaya kalpate

“O nobile uomo, una persona che possiede un’intelligen­za ferma, che è equanime nel piacere e nel dolore, e rimane indisturbata dalle esperienze sensoriali, è certamente degna della liberazione”.

VERSO 16

nasato vidyate bhavo
nabhavo vidyate satah
ubhayor api dristo ‘ntas
tv anayos tattva-darsibhih

“Ciò che è mutevole, come il corpo, non ha un’esistenza perenne; dell’anima immortale non c’è trasformazione o distruzione. Coloro che vedono la verità hanno così distinto ed analizzato sia la natura della realtà eterna sia la natura dell’illusoria realtà temporanea”.

VERSO 17

avinasi tu tad viddhi
yena sarvam idam tatam
vinasam avyayasyasya
na kascit kartum arhati

“Sappi che l’anima che pervade il corpo intero è imperitura. Essa è immutabile ed eterna e nessuno può distrug­gerla”.

VERSO 18

antavanta ime deha
nityasyoktah saririnah
anasino ‘prameyasya
tasmad yudhyasva bharata

“Solo questi corpi fisici che ricoprono l’anima eterna, indistruttibile e incommensurabile sono soggetti alla distruzione; perciò combatti, Bharata, e non abbandonare i tuoi naturali principi religiosi!”

VERSO 19

ya enam vetti hantaram
yas cainam manyate hatam
ubhau tau na vijanito
nayam hanti na hanyate

“Coloro che pensano che l’essere vivente possa uccidere, e coloro che pensano che sia ucciso, ignorano entrambi la vera natura dell’anima. L’anima non uccide e non può essere uccisa”.

VERSO 20

na jayate mriyate va kadacin
nayam bhutva bhavita va na bhuyah
ajo nityah sasvato ‘yam purano
na hanyate hanyamane sarire

“L’anima non è mai nata e non muore mai, non viene ripetutamente ad essere né subisce alcuna crescita poiché non ha nascita ed è eterna. È inesauribile, sempre giovane e tuttavia antica. Sebbene il corpo sia soggetto alla nascita e alla morte, l’anima non viene mai distrutta”.

VERSO 21

vedavinasinam nityam
ya enam ajam avyayam
katham sa purusah partha
kam ghatayati hanti kam

“O Partha, come può una persona che sa che l’anima è immutabile, indistruttibile, non-nata ed inesauribile, uccidere qualcuno o far sì che qualcuno sia ucciso?”

VERSO 22

vasamsi jirnani yatha vihaya
navani grihnati naro ‘parani
tatha sarirani vihaya jirnany
anyani samyati navani dehi

“Proprio come una persona indossa un abito nuovo, but­tando via quello vecchio e logoro, così l’anima continua ad indossare nuovi corpi, abbandonando quelli vecchi ed inutili”.

VERSO 23

nainam chindanti sastrani
nainam dahati pavakah
na cainam kledayanty apo
na sosayati marutah

“Le armi non possono trafiggere l’anima, né il fuoco può bruciarla. Non può essere bagnata dall’acqua né seccata dall’aria”.

VERSO 24-25

acchedyo ‘yam adahyo ‘yam
akledyo ‘sosya eva ca
nityah sarva-gatah sthanur
acalo ‘yam sanatanah

avyakto ‘yam acintyo ‘yam
avikaryo ‘yam ucyate
tasmad evam viditvainam
nanusocitum arhasi

“L’anima è indivisibile e non può essere bruciata, inumi­dita o seccata. È immortale, invariabile, inamovibile ed eternamente esistente. Niente può ostruire il suo passag­gio. Essa è impercettibile, inconcepibile e non è soggetta alle sei mutazioni (nascita, esistenza, crescita, maturità, decadimento e distruzione). Pertanto, conoscendola come tale, non puoi continuare a lamentarti”.

VERSO 26-27

atha cainam nitya-jatam
nityam va manyase mritam
tathapi tvam maha-baho
nainam socitum arhasi

jatasya hi dhruvo mrityur
dhruvam janma mritasya ca
tasmad apariharye ‘rthe
na tvam socitum arhasi

“Inoltre, o migliore dei guerrieri, persino se tu pensi che l’anima sia perpetuamente soggetta alla nascita e alla morte, non hai comunque ragione di lamentarti. Per colui che è nato, la morte è certa, e colui che muore deve rina­scere per subire le reazioni delle sue azioni passate. Pertanto non dovresti lamentarti per ciò che è inevitabi­le”.

VERSO 28

avyaktadini bhutani
vyakta-madhyani bharata
avyakta-nidhanany eva
tatra ka paridevana

“O Bharata, tutti gli esseri viventi sono immanifesti prima della nascita, manifesti tra la nascita e la morte, e poi ancora tornano ad essere immanifesti al momento della morte, per cui perché addolorarsi per loro?”

VERSO 29

ascarya-vat pasyati kascid enam
ascarya-vad vadati tathaiva canyah
ascarya-vac cainam anyah srinoti

“Alcuni vedono l’anima come qualcosa di sorprendente, altri la descrivono come sorprendente, altri ancora ne sentono parlare come di qualcosa di sorprendente mentre altri, persino dopo averne sentito parlare, non riescono a comprenderla affatto”.

VERSO 30

dehi nityam avadhyo ‘yam
dehe sarvasya bharata
tasmat sarvani bhutani
na tvam socitum arhasi

“O Bharata, l’anima che dimora all’interno dei corpi di ciascun essere vivente è eterna e non può essere uccisa. Non dovresti pertanto addolorarti per nessuno”.

VERSO 31

sva-dharman api caveksya
na vikampitum arhasi
dharmyad dhi yuddhac chreyo ‘nyat
ksatriyasya na vidyate

“Inoltre, considerando il tuo svadharma, non hai ragione di esitare, dal momento che nessuna azione è più benefi­ca per uno kshatriya che combattere per la giustizia religiosa”.

Commento

Lo svadharma, ossia il dovere naturale dell’entità vivente, è di due tipi, in accordo alla condizione di schia­vitù o di liberazione. Nello stato liberato, lo svadharma è privo del colore e dell’impeto superflui che si trovano nello svadharma della schiavitù materiale. In verità, quan­do è situata nel puro svadharma, o shuddha svadharma, l’anima liberata impegna ogni sforzo per il piacere divino del Signore Supremo. Invece, l’anima nella schiavitù materiale accetta diverse nascite attraverso le 8.400.000 specie di vita in accordo ai frutti delle proprie azioni pre­cedenti, fino a quando, grazie alle sue precedenti azioni pie o virtuose, ottiene una nascita umana; allora, in accor­do alla sua particolare natura e ai suoi movimenti, adotta una posizione nel daiva-varnashrama, il sistema socio-reli­gioso classificato, Dio-centrico, in quanto mezzo favore­vole per ottenere il puro svadharma dello stato liberato. Così, anche la pratica di questo metodo favorevole è conosciuta come svadharma in senso generale. In altre parole, così come il fuoco coperto dal fumo è ancora rico­nosciuto come fuoco a discapito della sua copertura, similmente, sebbene il shuddha svadharma originario del­l’anima possa apparire leggermente coperto, è nondime­no considerato come svadharma, nell’ambito del sistema socio-religioso Dio-centrico del varnashrama-dharma.

VERSO 32

yadricchaya copapannam
svarga-dvaram apavritam
sukhinah ksatriyah partha
labhante yuddham idrisam

“O Partha, l’opportunità di combattere una battaglia del genere, che si è presentata di fronte a te come le porte aperte del Paradiso, può essere ottenuta solo dai guerrieri più fortunati”.

VERSO 33

atha cet tvam imam dharmyam
sangramam na karisyasi
tatah sva-dharmam kitim ca
hitva papam avapsyasi

“Infatti, se decidi di non intervenire in questa guerra per la giustizia religiosa, i tuoi principi religiosi andranno perduti, la fama ti abbandonerà e sarai sopraffatto dal peccato”.

VERSO 34

akirtim capi bhutani
kathayisyanti te ‘vyayam
sambhavitasya cakirtir
maranad atiricyate

“Le persone ti diffameranno per tutto il tempo a venire e, per coloro che sono celebri, l’infamia è peggio della morte”.

VERSO 35

bhayad ranad uparatam
mamsyante tvam maha-rathah
yesam ca tvam bahu-mato
bhutva yasyasi laghavam

“Quei grandi guerrieri che ti hanno altamente onorato ti ridicolizzeranno, pensando che tu abbia avuto paura di combattere”.

VERSO 36

avacya-vadams ca bahun
vadisyanti tavahitah
nindantas tava samarthyam
tato duhkhataram nu kim

“I tuoi nemici derideranno le tue abilità con innumerevoli parole offensive. Che cosa potrebbe essere più doloroso?”

VERSO 37

hato va prapsyasi svargam
jitva va bhoksyase mahim
tasmad uttistha kaunteya
yuddhaya krita-niscayah

“O Kaunteya, se sarai ucciso, otterrai il Paradiso e, se sarai vittorioso, godrai della Terra. Confidando quindi nel tuo successo, alzati e combatti!”

VERSO 38

sukha-duhkhe same kritva
labhalabhau jayajayau
tato yuddhaya yujyasva
naivam papam avapsyasi

“Sapendo che il piacere e il dolore, il guadagno e la per­dita, la vittoria e la sconfitta si equivalgono, lotta! Non sarai affetto dal peccato”.

VERSO 39

esa te ‘bhihita sankhye
buddhir yoge tv imam srinu
buddhya yukto yaya partha
karma-badham prahasyasi

“Ti ho appena rivelato la conoscenza del concetto di realtà. Ora ascolta il concetto di servizio devozionale, o bhakti-yoga. O Partha, con il buddhi-yoga, ossia impe­gnando la tua intelligenza nella devozione, sarai in grado di tagliare completamente le catene della schiavitù dell’azione”.

Commento

“Qui sarà mostrato che il buddhi-yoga è una via singo­lare. Quando il buddhi-yoga è limitato dall’ideale dell’azione, è conosciuto come karma-yoga; quando si estende oltre il karma fino al limite massimo della conoscenza, è conosciuto come jnana-yoga, o sankhya-yoga; e quando, trascendendo entrambe le limitazioni sia del karma che del jnana, tocca la bhakti, o la devozione, è allora conosciu­to come bhakti-yoga, o buddhi-yoga perfettamente puro e completo”.

-Shrila Bhaktivinoda Thakura-

VERSO 40

nehabhikrama-naso ‘sti
pratyavayo na vidyate
sv-alpam asya dharmasya
trayate mahato bhayat

“Perfino un piccolo passo compiuto sulla via del servizio devozionale non può andare invano, né si può subire alcuna perdita. La pratica più insignificante di un tale ser­vizio devozionale salva colui che la compie dalla divo­rante paura delle ripetute “nascite e morti in questo mondo”.

Commento

Generalmente, maha-bhaya è intesa come la paura di ripetute nascite e morti in questo mondo di sfruttamento. Ma maha-bhaya si riferisce anche a sayujya-mukti, la libera­zione che consiste nel fondersi nella coscienza imperso­nale, indifferenziata di Brahmaloka, Viraja, o samadhi. La rinuncia conduce a sayujya-mukti, il punto fermo della nascita e della morte, ma non ad una vita nel piano posi­tivo. Essa conduce ad una sepoltura permanente a Brahmaloka. Il demone della mukti divorerà totalmente l’individuo e dunque è perfino più pericolosa di una comune vita terrena di azione e reazione. Mukti significa lo sciopero del sistema organico, per cui deve essere evi­tata. Sia abusare del lavoro in una fabbrica sia dichiarare uno sciopero cessando il lavoro è anormale. Bhukti, lo sfruttamento, e mukti, la rinuncia, sono entrambi spaventosi fantasmi. Maha-bhaya significa dunque la grande apprensione di cadere preda di entrambi: sia del fanta­sma dello sfruttamento, che conduce alla ripetizione di nascita e morte, così come del fantasma di commettere suicidio fondendosi nell’impersonalismo dell’incarcera­zione a Brahmaloka; paura sia di bhoga-bhumi, il piano dello sfruttamento, che di tyaga-bhumi, il piano della rinuncia. Nel Bhakti-rasarmita-sindhu si afferma:

bhukti-mukti sprha yavat pisaci hrdi vartate

tavad bhakti-sukhasyàtra katham abhyudayo bhavet

“Fino a quando i due fantasmi dello sfruttamento e della rinuncia continueranno a infestare il cuore, l’estasi della devozione per Krishna non si risveglierà mai”. (B.r.s. 1.2.22)

anyabhilasita sunyam jnana-karmady anavrtam anukulyena krsnanusilanam bhaktir uttama

“La devozione suprema è quella che compiace esclusi­vamente il Signore Supremo, Krishna, ed è priva di qual­siasi desiderio che esoneri dal Suo servizio. Non è coper­ta dall’azione dei doveri giornalieri o abituali (karma), né dalla conoscenza che ricerca l’aspetto impersonale e indifferenziato dell’Assoluto (jnana), né dai tentativi meditativi di diventare uno con il Signore (yoga)”. (B.r.s. 1.1.9)

Solo il Signore Supremo è abhaya, oltre l’apprensione. Quindi solo la partecipazione al Suo servizio può libera­re dai fantasmi dello sfruttamento e della rinuncia, bhuk­ti e mukti. Se noi sottraiamo bhukti e mukti, rimane solo la positiva bhakti, la devozione. Quindi senza bhakti, ogni cosa è maha-bhaya, un grande pericolo.

VERSO 41

vyavasayatmika buddhir
ekeha kuru-nandana
bahu-sakha hy ananta ca
buddhayo ‘vyavasayinam

“O discendente della dinastia dei Kuru, l’intelligenza impegnata nella devozione esclusiva a Me è risoluta e fer­mamente situata in Me, dal momento che Io sono il suo unico obiettivo; ma l’intelligenza di coloro che evitano di dedicarsi esclusivamente a Me è dislocata in varie dira­mazioni, ed è caratterizzata da un’infinità di desideri, perché è assorta in innumerevoli oggetti dei sensi”.

VERSI 42-44

yam imam puspitam vacam
pravadanty avipascitah
veda-vada-ratah partha
nanyad astiti vadinah

kamatmanah svarga-para
janma-karma-phala-pradam
kriya-visesa-bahulam
bhogaisvarya-gatim prati

bhogaisvarya-prasaktanam
tayapahrita-cetasam
vyavasayatmika buddhih
samadhau na vidhiyate

“O Partha, persone lascive ed ignoranti, che non sono a conoscenza che lo scopo primario dei Veda è l’ottenimen­to della Verità Suprema, sono sempre interessate alle interpretazioni dei suoi aspetti indiretti e futili. Esse dicono: “Non esiste nulla che valga la pena conoscere al di là di questo”. Desiderose di godere dei frutti delle loro azio­ni cercano di ottenere il Paradiso. Questi sciocchi sono attratti dalle parole apparentemente incantevoli, ma in ultimo velenose, della sezione del karma-kanda dei Veda, dove vengono descritte diverse procedure sacrificali ed altri rituali che danno ricchezza, godimento dei sensi, una buona nascita e i frutti delle proprie azioni. L’intelligenza di tali persone, incapaci di discriminare, ingannate da queste parole fiorite ed innamorate dei pia­ceri e dell’opulenza terreni, non sviluppa la risoluta determinazione dell’esclusiva e ininterrotta dedizione al Signore Supremo”.

VERSO 45

trai-gunya-visaya veda
nistrai-gunyo bhavarjuna
nirdvandvo nitya-sattva-stho
niryoga-ksema atmavan

“O Arjuna, quando i Veda definiscono le vie non-devo­zionali basate sull’azione e sulla conoscenza, si rapporta­no con le tre influenze della natura materiale. Gli uomini sciocchi, la cui intelligenza è coperta dal desiderio per lo sfruttamento o per la rinuncia, si impegnano nella colti­vazione dell’azione e della conoscenza. In questo modo rimangono ignari del principale obiettivo al quale mirano i Veda, che è la trascendenza oltre le tre influenze della natura materiale. Ma, Arjuna, liberati dalla dualità, vivi in compagnia dei Miei eterni devoti ed abbandona la ricerca per il guadagno e la salvezza. Allora grazie al buddhi-yoga, dedicando a Me la tua intelligenza, rag­giungerai quel piano privo di qualità materiali e ti situe­rai in quella trascendenza che è l’oggetto dei Veda. In altre parole, interrompi la coltivazione dell’azione e della conoscenza e impegnati esclusivamente nel sentiero della devozione così com’è comandato dai Veda”.

VERSO 46

yavan artha udapane
sarvatah samplutodake
tavan sarvesu vedesu
brahmanasya vijanatah

“Tutti gli obiettivi serviti da innumerevoli minuscoli pozzi, possono essere in un attimo serviti meglio da un vasto lago. Similmente, i risultati ottenuti adorando i vari semidei attraverso le rispettive preghiere Vediche possono venire ottenuti all’istante dall’esclusiva devozione per Me. Tale devozione è la sola ed unica meta dei Veda. Una persona autorealizzata che è così situata nella pura conoscenza dell’essenza dei Veda, soddisfa tutte le proprie necessità adorando esclusivamente con devozione il Signore Supremo”.

VERSO 47

karmany evadhikaras te
ma phalesu kadacana
ma karma-phala-hetur bhur
ma te sango ‘stv akarmani

“Descriverò ora nishkama karma-yoga, la via dell’azione disinteressata. Tu hai il dovere di svolgere i doveri natu­rali che ti sono prescritti, ma non hai diritto ad alcun frut­to di quell’azione. Non dovresti agire con il desiderio di godere dei frutti del tuo lavoro ma, allo stesso tempo, non dovresti tralasciare i tuoi doveri”.

VERSO 48

yoga-sthah kuru karmani
sangam tyaktva dhananjaya
siddhy-asiddhyoh samo bhutva
samatvam yoga ucyate

“O Dhananjaya, dopo avere abbandonato il desiderio per i frutti dell’azione, situati nel sentiero della devozione (bhakti-yoga). Disposto equamente al successo e al fallimento, adempi i doveri che ti sono prescritti in accordo alla tua natura. Rimanere equanime, sia che l’azione rie­sca con successo sia che fallisca, è certamente conosciuto come yoga”.

VERSO 49

durena hv avaram karma
buddhi-yogad dhananjaya
buddhau saranam anviccha
kripanah phala-hetavah

“O Dhananjaya, l’azione interessata (svolta con il deside­rio di fruire del risultato) è estremamente abominevole in comparazione al buddhi-yoga, ossia l’equanimità nell’a­zione disinteressata. Coloro che bramano i frutti delle proprie azioni, essendo pieni di desideri materiali, sono miseri, impoveriti. Rifugiati quindi nell’intelligenza che ha come scopo ed oggetto l’azione disinteressata”.

VERSO 50

buddhi-yukto jahatiha
ubhe sukrita-duskrite
tasmad yogaya yujyasva
yogah karmasu kausalam

“Una persona che non è motivata dal desiderio di godere dei frutti delle proprie azioni, si libera dalle reazioni degli atti sia pii che colpevoli nel corso di questa stessa vita. Impegnati dunque nella via dell’azione disinteressata, dal momento che tale buddhi-yoga, ossia l’equilibrio nel­l’azione disinteressata, è certamente l’arte dell’agire”.

VERSO 51

karma-jam buddhi-yukta hi
phalam tyakva manisinah
janma-bandha-vinirmuktah
padam gacchanty anamayam

“Uomini saggi, dall’intelligenza ferma, si sono liberati dalla schiavitù della nascita rinunciando ai frutti generati dall’azione. In questo modo sono entrati in quello stato di divina tranquillità che è ottenibile solo dai devoti”.

VERSO 52

yada te moha-kalilam
buddhir vyatitarisyati
tada gantasi nirvedam
srotavyasya srutasya ca

“Quando la tua intelligenza emergerà pienamente dalla densa foresta dell’illusione, sarai indifferente verso tutte le futili argomentazioni sentite precedentemente o che sentirai in futuro”.

VERSO 53

sruti-vipratipanna te
yada sthasyati niscala
samadhav acala buddhis
tada yogam avapsyasi

“Da quel momento in poi, quando la tua intelligenza non sarà più disturbata dalle varie interpretazioni dei Veda, rimanendo naturalmente fisso in una felicità costante (samadhi), raggiungerai la via della pura devozione”.

VERSO 54

arjuna uvaca
sthita-prajnasya ka bhasa
samadhi-sthasya kesava
sthita-dhih kim prabhaseta
kim asita vrajeta kim

Arjuna disse: “O Keshava, quali sono i sintomi grazie ai quali si riconoscono quelle persone correttamente equili­brate che sono assorte in perfetta meditazione? Che cosa dicono e come reagiscono agli oggetti esterni dei sensi, sia pubblicamente che privatamente? Vorrei sapere come vivono e come si comportano queste persone”.

VERSO 55

sri-bhagavan uvaca
prajahati yada kaman
sarvan partha mano-gatan
atmany evatmana tustah
sthita-prajnas tadocyate

Il Signore Supremo disse: “O Partha, colui che, avendo abbandonato tutte le aspirazioni mondane, assapora all’interno del proprio casto cuore l’estasi della piena soddisfazione interiore del sé, è conosciuto come una per­sona la cui coscienza è perfettamente situata nella tra­scendenza”.

VERSO 56

duhkhesv anudvigna-manah
sukhesu vigata-sriphah
vita-rag-bhaya-krodhad
sthita-dhir munir ucyate

“Colui che non è disturbato dalle triplici sofferenze (fisi­che, mentali, sociali), privo di interesse per i piaceri mate­riali e libero dall’attaccamento, dalla paura e dalla colle­ra, è conosciuto come un saggio dall’intelligenza ferma”.

VERSO 57

yah sarvatranabhisnehas
tat tat prapya subhasubham
nabhinandati na dvesti
tasya prajna pratisthita

“Colui che è libero dall’attaccamento materiale, che non esulta di fronte all’elogio né si risente di fronte all’ingiu­ria, è certamente una persona la cui intelligenza è fermamente stabilita nell’estasi divina”.

VERSO 58

yada samharate cayam
kurmo ‘nganiva sarvasah
indriyanindriyarthebhyas
tasya prajna pratisthita

“Quando costui controlla i propri sensi distaccandoli completamente dagli oggetti dei sensi a suo piacimento, come una tartaruga che ritrae le estremità nel proprio guscio, allora la sua intelligenza è perfettamente situata”.

VERSO 59

visaya vinivartante
niraharasya dehinah
rasa-varjam raso ‘py asya
param dristva nivartate

“Sebbene una persona dalla coscienza corporale grosso­lana riesca ad evitare gli oggetti dei sensi con una rinun­cia esteriore, il suo desiderio per la gratificazione dei sensi rimane dentro. Invece, l’attaccamento interiore per gli oggetti dei sensi sparisce spontaneamente in quella persona la cui intelligenza è correttamente incanalata, perché questa persona ha intravisto la bellezza onniat­traente della Verità Suprema”.

VERSO 60

yatato hy api kaunteya
purusasya vipascitah
indriyani pramathini
haranti prasabham manah

“O figlio di Kunti, perfino la mente di un uomo saggio che aspira alla liberazione viene forzatamente trascinata via dai sensi che la agitano. (Tuttavia non esiste questa

possibilità per colui il cui cuore è attratto da Me)”.

VERSO 61

tani sarvani samyamya
yukta asita mat.parah
vase hi yasyendriyani
tasya prajna pratisthita

“Attraverso la pratica della perfetta devozione per Me, il bhakti-yoghi conduce i propri sensi sotto controllo. Colui i cui sensi sono controllati è realmente intelligente”.

VERSO 62

dhyayato visayan pumsah
sangas tesupajayate
sangat sanjayate kamah
kamat krodho ‘bhijayate

“D’altra parte, quando una persona che cerca di percorrere la via (non devozionale) della rinuncia contempla gli oggetti dei sensi, gradualmente sviluppa attaccamento per essi, e così nasce il desiderio. Il desiderio è generato dall’attaccamento e, quando il desiderio viene represso forzatamente, nasce la collera”.

VERSO 63

krodhad bhvati sammohah
sammohat smriti-vibhramah
smriti-bhramsad buddhi-naso
buddhi-nasat pranasyati

“Dalla collera nasce l’illusione e il potere dell’illusione causa la dimenticanza; la dimenticanza distrugge la buona intelligenza e, quando l’intelligenza viene meno, tutto è perduto”.

VERSO 64

raga-dvesa-vimuktais tu
visayan indriyais caran
atma-vasyair vidheyatma
prasadam adhigacchati

“Comunque, un vero devoto sulla via della rinuncia in devozione (yukta-vairagya), agisce esclusivamente per la Mia soddisfazione trascendentale. Avendo perduto ogni attaccamento ed essendo privo di invidia ottiene la piena contentezza del cuore, nonostante accetti gli oggetti dei sensi con i suoi sensi controllati”.

VERSO 65

prasade sarva-duhkhanam
hanir asyopajate
prasanna-cetaso hy asu
buddhih paryavatistate

“Quando una persona raggiunge la contentezza del cuore, tutte le sue sofferenze svaniscono. L’intelligenza di una tale persona diviene molto presto fissa sulla meta desiderata. Solo attraverso la bhakti, la devozione, una persona può ottenere un cuore tranquillo”.

VERSO 66

nasti buddhir ayuktasya
na cayuktasya bhavana
na cabhavayatah santir
asantasya kutah sukham

“Una persona con i sensi incontrollati non ha capacità di giudizio e i suoi pensieri sono privi di significato. Colui che non ha purezza di pensiero non può ottenere pace e, senza la pace della mente, come si può sperare di ottene­re la vera felicità?”

VERSO 67

indriyanam hi caratam
yan mano ‘nuvidhiyate
tad asya harati prajnam
vayur navam ivambhasi

“Come una barca nell’oceano è in balìa del vento sfavore­vole, così, la mente che corre dietro ai sensi che si attarda­no in mezzo agli oggetti sensuali, rapisce l’intelligenza della persona non impegnata nel modo giusto”.

VERSO 68

tasmad yasya maha-baho
nigrihitani sarvasah
indriyanindriyarthebhyas
tasya prajna pratisthita

“Dovresti quindi sapere, o vincitore del nemico, che colui i cui sensi sono stati completamente ritratti dai rispettivi oggetti attraverso la rinuncia in devozione, yukta-vai­ragya, è sicuramente un uomo dall’intelligenza ferma”.

VERSO 69

ya nisa sarva-bhutanam
tasyam jagarti samyami
yasyam jagrati bhutani
sa nisa pasyato muneh

“Per gli esseri viventi incantati dal materialismo la consa­pevolezza spirituale è come la notte, mentre per l’anima realizzata che assapora l’estasi divina è come il giorno. Al contrario, ciò che è giorno per le persone materialiste assuefatte dal godimento dei sensi è notte per le persone autorealizzate. Le anime realizzate, indifferenti verso il mondano, sono sempre gioiose nell’estatico piano divino, mentre le masse sono infatuate da transitori desideri materiali privi di gioia spirituale (Questo è il significato essenziale)”.

VERSO 70

apuryamanam acala-pratistam
samudram apah pravisanti yadvat
tadvat kama yam pravisanti sarve
sa santim apnoti na kama-kami

“L’oceano insondabile, sempre pieno in se stesso, non è mai disturbato nonostante molti fiumi e ruscelli vi si but­tino. Similmente, una persona con l’intelligenza ferma non è mai agitata se tentazioni sensuali provocatorie entrano in lui. Solo lui quindi raggiunge la pace, che non è mai ottenibile dai cacciatori di piaceri sensuali”.

VERSO 71

vihaya kaman yah sarvan
pumams carati nihsprihah
nirmamo nirahankarah
sa santim adhigacchati

“Avendo abbandonato qualunque desiderio per la grati­ficazione dei sensi, distaccata dagli oggetti dei sensi, libe­ra dal falso ego e dal falso senso di possesso, certamente una tale persona ottiene la tranquillità, avendo stabilito la sua relazione divina con la Verità Assoluta”.

VERSO 72

esa brahmi sthitih partha
nainam prapya vimuhyati
sthivasyam anta-kale ‘pi
brahma-nirvanam ricchati

“O Partha, questo è conosciuto come lo stadio positivo della realizzazione dell’Eterna Verità Assoluta, raggiun­gendo il quale una persona non sarà mai più ingannata dal corso dell’esistenza terrena. Un raggiungimento anche momentaneo di questo stato, perfino se avviene al momento della morte, conduce alla dimora divina”.

Fine del capitolo secondo

La costituzione dell’anima dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo terzo

Karma-yoga – La via dell’azione

VERSO 1

arjuna uvaca
jyayasi cet karmanas te
mata buddhir janardana
tat kim karmani ghore mam
niyojayasi kesava

Arjuna disse: “O Janardana, o Keshava, se tu credi che l’intelligenza spirituale risoluta e determinata (vyavasay­atmika-buddhi) sia meglio dell’azione compiuta in virtù e in passione, allora perché mi inciti a compiere questa violenta azione di guerra?”

VERSO 2

vyamisreneva vakyena
buddhim mohayasiva me
tad ekam vada niscitya
yena sreyo ‘ham apnuyam

“La mia intelligenza è confusa dalle Tue parole. Esse appaiono ambigue, talvolta avallano l’azione, talvolta la conoscenza. Per favore istruiscimi: quale di queste due vie è più benefica per me?”

VERSO 3

sri-bhagavan uvaca
loke ‘smin dvi-vidha nistha
pura prokta mayanagha
jnana-yogena sankhyanam
karma-yogena yoginam

Il Signore Supremo rispose: “Ho già descritto i due tipi di fede che si trovano in questo mondo. Ho sostenuto che sia le persone sagge, che sono sveglie nel mondo coscien­te, che coloro che sono attive principalmente nel piano terreno, sono impegnate (a livello rudimentale) nel per­correre la via della devozione (sadhana bhakti-yoga) seguendo rispettivamente la via della conoscenza e la via dell’azione disinteressata offerta al Signore. In verità, la scala che conduce alla terra della dedizione è una, mentre è la fede ad essere duplice, a seconda del gradino raggiunto dagli aspiranti”.

VERSO 4

na karmanam anarambhan
naiskarmyam puruso ‘snute
na ca sannyasanad eva
siddhim samadhigacchati

“Senza svolgere i doveri ingiunti dalle Scritture, una per­sona non può ottenere la conoscenza che conduce alla libertà da azione e reazione. Come può una persona dal cuore impuro raggiungere la perfezione abbandonando i doveri che gli sono prescritti?”

VERSO 5

na hi kascit ksanam api
jatu tisthaty akarma-krit
karyate hy avasah karma
sarvah prakriti-jair gunaih

“Nessuno può rimanere senza agire, neppure per un momento. Tutti sono costretti ad agire, sollecitati dalle influenze della natura materiale. È quindi inappropriato per una persona dalla coscienza impura rifiutare i doveri purificatori prescritti dalle Scritture”.

VERSO 6

karmendriyani samyamya
ya aste manasa smaran
indriyarthan vimudhatma
mithyacarah sa ucyate

“Colui che esternamente ritrae le sue mani, le gambe e gli altri strumenti dell’azione, ma la cui mente si sofferma sugli oggetti dei sensi, è uno sciocco. Sappi che egli è un ipocrita”.

VERSO 7

yas tv indriyani manasa
niyamyarabhate ‘rjuna
karmendriyaih karma-yogam
asaktah sa visisyate

“O Arjuna, colui che vive una vita matrimoniale ed ha i sensi controllati dalla mente e che, senza attaccamento, ha cominciato a praticare il karma-yoga attraverso il lavo­ro dei suoi sensi, è di gran lunga superiore a un tale ipo­crita”.

VERSO 8

niyatam kuru karma tvam
karma jyayo hy akarmanah
sarira-yatrapi ca te
na prasiddhyed akarmanah

“Compi le tue abluzioni, l’adorazione e gli altri doveri quotidiani. Dal momento che nemmeno il sostentamento del corpo è possibile senza agire, è meglio per una persona comune compiere il proprio dovere piuttosto che rinunciarvi. Abbandonando l’azione interessata e svol­gendo regolarmente i tuoi obblighi lavorativi giornalieri, il tuo cuore verrà gradualmente purificato. Allora, oltrepassando il piano della rinuncia, otterrai la pura devozio­ne, al di là del piano terreno”.

VERSO 9

yajnarthat karmano ‘nyatra
loko ‘yam karma-bandhanah
tad-artham karma kaunteya
mukta-sangah samacara

“Il lavoro svolto con disinteresse come un’offerta fatta al Signore Supremo è chiamato yajna, o sacrificio. O Arjuna, tutte le azioni che sono eseguite con altre finalità sono causa di schiavitù in questo mondo di nascite e morti ripetute. Rimanendo quindi distaccato dai frutti dell’a­zione, compi i tuoi doveri con tale spirito di sacrificio. Un simile agire è il mezzo per accedere alla via della devozio­ne e, quando in te si risveglierà la reale percezione del Signore, ti renderà capace di ottenere la pura, immacola­ta devozione, libera da ogni connotazione materiale (nirguna-bhakti)”.

VERSO 10

saha-yajnah prajah sristva
purovaca prajapatih
anena prasavisyadhvam
esa vo ‘stv ista-kama-dhuk

Al principio della creazione, il Signore Brahma creò gli esseri umani insieme ai sacrifici per il Signore Supremo Vishnu. Brahma li istruì in questo modo: “Rifugiandovi nel principio religioso del sacrificio, prosperate ed espan­detevi. Possa questo sacrificio soddisfare tutti i vostri desideri!”

VERSO 11

devan bhavayatanena
te deva bhavayantu vah
parasparam bhavayantah
sreyah param avapsyatha

 

“Propiziate i semidei con questo sacrificio, cosicché essi compiaciuti, possano soddisfarvi concedendovi tutto il successo desiderato. In questo modo, attraverso la reci­proca collaborazione, guadagnerete tutto ciò che è propi­zio”.

VERSO 12

istan bhogan hi vo deva
dasyante yajna-bhavitah
tair dattan apradayaibhyo
yo bhunkte stena eva sah

“I semidei, che sono parti integranti della Mia manifesta­zione esterna, soddisfatti del sacrificio, vi elargiranno cer­tamente tutto ciò di cui avrete bisogno. Per la grazia dei semidei, che sono tutti sotto la Mia protezione, ci saranno sufficienti pioggie, luce solare e tutto ciò che è necessario a fornire copiose derrate di cibo. Chi egoisticamente gode di questi doni senza offrirli agli dei (con i cinque grandi sacrifici), commette i peccati di un ladro”.

VERSO 13

yajna-sistasinah santo
mucyante sarva-kilbisaih
bhunjate te tv agham papa
ye pacanty atma-karanat

“Le anime virtuose sono libere da tutti i peccati che insor­gono dai cinque tipi di violenza verso le entità viventi, poiché accettano gli avanzi delle preparazioni offerte mediante i cinque grandi sacrifici ai semidei universali*. Ma gli scellerati che preparano il cibo per la loro gratificazione personale mangiano solamente peccati”.

* Gli avanzi delle preparazioni ai quali ci si riferisce qui non sono la stessa cosa del prashada, o le sante preparazioni accettate dai devoti esclusivi del Signore Supremo, Shri Krishna. Tutto ciò che viene considerato comme­stibile dai puri devoti viene prima offerto al Signore e in questo modo non ne conseguono né crediti pii né peccato. Vedi 9.20-26

VERSO 14

annad bhavanti bhutani
parjanyad anna-sambhavah
yajnad bhavati parjanyo
yajnah karma-samudbhavah

“Il corpo degli esseri viventi si sviluppa grazie al cibo che si trasforma in seme e in sangue. Il cibo viene prodotto grazie alla pioggia. La pioggia cade grazie all’esecuzione del sacrificio e il sacrificio nasce dall’azione”.

VERSO 15

karma brahmodbhavam viddhi
brahmaksara-samudbhavam
tasmat sarva-gatam brahma
nityam yajne pratisthitam

“L’azione origina nei Veda e i Veda originano in Akshara, l’Uno Infallibile. L’onnipervadente e infallibile Signore Supremo è quindi situato eternamente all’interno degli atti di sacrificio a Lui offerti”.

VERSO 16

evam pravartitam cakram
nanuvartayatiha yah
aghayur indriyaramo
mogham partha sa jivati

“O Arjuna, un uomo, sia sulla via dell’azione che su quel­la della conoscenza, che non segue questo sistema ciclico causale istituito direttamente dal Signore Supremo, con­duce certamente una vita peccaminosa. Un tale accanito goditore dei sensi vive la sua vita invano”.

VERSO 17

yas tv atma-ratir eva syad
atma-triptas manavah
atmany eva ca santustas
tasya karyam na vidyate

“Invece non c’è dovere da adempiere per colui che è com­piaciuto nel sé, che gioisce solo nel sé e che è pienamente soddisfatto all’interno. Egli lavora solo per le esigue

necessità del sostentamento fisico”.

VERSO 18

naiva tasya kritenartho
nakriteneha kascana
na casya sarva-bhutesu
kascid artha-vyapasrayah

“Una persona autorealizzata che, in questo mondo, gioi­sce nell’anima, non acquisisce crediti pii con lo svolgi­mento delle azioni, né incorre nel peccato astenendosi dal lavoro. Tra tutte le entità viventi, dalle più elevate forme di vita nel pianeta del Signore Brahma, giù fino al mondo degli organismi immobili, costui non dipende mai da nessuno per alcun genere di necessità personale”.

VERSO 19

tasmad asaktah satatam
karyam karma samacara
asakto hy acaran karma
param apnoti purusah

“Abbandonando quindi ogni attaccamento ai frutti del­l’azione, svolgi sempre le attività che ti sono prescritte come un dovere. Continuando ad agire senza attaccamento, l’essere vivente ottiene la liberazione. La vera liberazione è lo stato di esclusiva devozione, che si ottie­ne nella piena maturità dell’azione disinteressata”.

VERSO 20

karmanaiva hi samsiddhim
asthita janakadayah
loka-sangraham evapi
sampasyan kartum arhasi

“Il re janaka ed altre colte personalità ottennero la perfe­zione nella devozione svolgendo i loro doveri prescritti. È dunque appropriato che tu compia il tuo dovere per istruire le masse”.

VERSO 21

yad yad acarati sresthas
tat tad evetaro janah
sa yat pramanam kurute
lokas tad anuvartate

“Le masse seguono l’esempio dei grandi uomini. Accettano qualunque cosa le grandi personalità conside­rano giusto”.

VERSO 22

na me parthasti kartavyam
trisu lokesu kincana
nanavaptam avaptavyam
varta eva ca karmani

“O Arjuna, Io, il Signore Supremo, non ho alcun dovere nei tre mondi, dal momento che non esiste nulla che lo non abbia o che sia per Me necessario ottenere; tuttavia, Io stesso agisco”.

VERSO 23

yadi hy aham na varteyam
jatu karmany atandritah
mama vartmanuvartante
manusyah partha sarvasah

“O Arjuna, se lo evitassi di agire, gli uomini, seguendo le Mie orme, abbandonerebbero i loro doveri”.

VERSO 24

utsideyur ime koka
na kuryam karma ced aham
sankarasya ca karta syam
upahanyam imah prajah

“Se Io non svolgessi i Miei doveri, tutti gli abitanti di que­sti mondi, seguendo il Mio esempio, rinuncerebbero a compiere i loro e cadrebbero così in rovina. Sarei così causa della nascita di una popolazione non virtuosa e del conseguente scompiglio sociale e in questo modo diverrei responsabile della rovina dei posteri”.

VERSO 25

saktah karmany avidvamso
yatha kurvanti bharata
kuryad vidvams tathasaktas
cikirsur loka-sangraham

“O Arjuna, le persone ignoranti lavorano con attacca­mento. Anche il saggio deve lavorare, ma con distacco, allo scopo di guidare le masse sulla via della virtù e di proteggere lo svadharma, ossia i principi religiosi di colo­ro che seguono con competenza la via dell’azione. La dif­ferenza tra queste due classi di uomini non è nelle azioni, ma nelle loro rispettive attitudini di attaccamento e distacco”.

VERSO 26

na buddhi-bhedam janayed
ajnanam karma-sanginam
bolayet sarva-karmani
vidvan yuktah samacaran

“I saggi che percorrono la via della conoscenza non devo­no confondere gli ignoranti, gli uomini attaccati all’azio­ne, deviandoli con il consiglio: ‘Trascura l’azione e colti­va la conoscenza’. Piuttosto, controllando le proprie menti, dovrebbero compiere tutti i propri doveri con distacco e condurre di conseguenza all’azione la gente comune”.

VERSO 27

prakriteh kriyamanani
gunaih karmani sarvasah
ahankara-vimudhatma
kartaham iti manyate

“Le varie attività sono effettuate dai sensi che sono attiva­ti dalla natura materiale attraverso le sue influenze. Ma un uomo che si inganna identificandosi con il proprio corpo e le sue estensioni pensa: ‘Io sono il solo artefice`.

VERSO 28

tattva-vit tu maha-baho
guna-karma-vibhagayoh
guna gunesu vartanta
iti matva na sajjate

“Tuttavia, o Arjuna dalle braccia possenti, colui che ha una conoscenza approfondita delle caratteristiche mate­riali di virtù, passione ed ignoranza, e delle loro rispetti­ve funzioni riguardanti i semidei, i sensi e gli oggetti dei sensi, non si proclama egocentricamente artefice dell’a­zione. Egli sa bene che gli organi di senso (orecchie, pelle, occhi, lingua e naso) controllati dalle rispettive divinità, stanno semplicemente interagendo con i rispettivi, desi­derabili oggetti (suono, tatto, forma, gusto e odore)”.

VERSO 29

prakriter guna-sammudhah
sajjante guna-karmasu
tan akritsna-vido mandan
kritsna-vin na vicalayet

“Una persona influenzata dalla natura materiale è come un uomo posseduto da un fantasma. Completamente ammaliato, è assuefatto al godimento sensuale. Colui che possiede la perfetta conoscenza non dovrebbe agitare le menti di tali persone ignoranti e ottuse rivelando loro verità filosofiche. Dovrebbe anzi impegnarle a svolgere azioni disinteressate, che annientano l’incantesimo creato dalle influenze della natura materiale”.

VERSO 30

mayi sarvani karmani
sannyasyadhyatma-cetasa
nirasir nirmamo bhutva
yudhyasva vigata-jvarah

“Offri tutte le tue attività a Me con questa consapevolez­za: “Tutte le mie azioni sono sotto il controllo del Signore immanente”. Con tale coscienza, libero da ogni senso di possesso e da ogni lamento, combatti in quanto questo è il tuo svadharma, il tuo dovere naturale!”

VERSO 31

ye me matam idam nityam
anutisthanti manavah
sraddhavanto ‘nasuyanto
mucyante te ‘pi karmabhih

“Uomini di fede e privi di invidia che praticano costante­mente lo yoga dell’azione disinteressata da Me racco­mandato, nonostante agiscano, ottengono la liberazione dalla schiavitù del karma, ossia dall’azione e reazione sul piano dello sfruttamento”.

VERSO 32

ye tv etad abhyasuyanto
nanutisthanti me matam
sarva-jnana-vimudhams tan
viddhi nastan acetasah

“Invece, coloro che, a causa dell’invidia, non seguono questi Miei insegnamenti, sono privi di ogni buon senso. Sappi che uomini del genere sono completamente igno­ranti e condannati alla rovina”.

VERSO 33

sadrisam cestate svasyah
prakriter jnanavan api
prakritim yanti bhutani
nigrahah kim karisyati

“Perfino una persona di conoscenza tende ad agire secon­do la sua natura, cioè assecondando le proprie cattive inclinazioni. Come conseguenza di questo modo di agire gli esseri viventi diventano schiavi di tali inclinazioni. Quando ciò avviene, non è più possibile disciplinarli, neppure tramite scritture o leggi che incutano loro la paura di subire punizioni”.

VERSO 34

indriyasyendriyasyarthe
raga-dvesau vyavasthitau
tayor na vasam agacchet
tau hy asya paripanthinau

“Sebbene i sensi siano inevitabilmente attratti e respinti dai rispettivi oggetti, non farti soggiogare dai loro capric­ci; essi sono i più grandi nemici del candidato all’autorea­lizzazione”.

VERSO 35

sreyan sva-dharmo vigunah
para-dharmat sv-anusthitat
sva-dharme nidhanam sreyah
para-dharmo bhayavahah

“È meglio compiere i propri doveri in modo imperfetto, piuttosto che compiere perfettamente i doveri di un altro.

Sappi che perfino la morte è propizia se sopravviene durante l’esecuzione dei propri doveri, come indicato dal sistema socio-religioso consacrato, perché perseguire la via di un altro è rischioso”.

Commento

La pura devozione per Adhokshaja, il Signore che è al di là della portata dei sensi, è l’eterna, eccelsa funzione naturale dell’anima. Perfino se tale funzione appare esternamente abominevole, è sempre di gran lunga supe­riore al compimento di ciò che è considerato essere buono secondo la moralità mondana, la quale è sempre pregiu­dicata dalle influenze materiali di virtù, passione ed igno­ranza. In compagnia di autentici santi, la pratica progres­siva della coltivazione di tale pura devozione, dona il merito ultimo perfino se sopravviene la morte. Dal momento che l’esecuzione di ‘buone azioni’ basate sull’i­gnoranza ha esiti imprevedibili, rimane nell’ambito di dvitiyabhinivesha, ove si è assorti da oggetti diversi dal Signore Supremo. Tali pratiche sono bhayavah: conducono semplicemente alla paura.

bhayam dvitiyàbhinivesatah syad­isad apetasya viparyayo `smrtih tan rnayayato budha abhajet tam bhaktyaikayesam guru-devatatma (Bhag.11.2.37)

“Poiché le persone che sono avverse al servizio devo­zionale del Signore Supremo hanno dimenticato la pro­pria identità interiore (di servitori del Signore) a causa dell’azione di maya, la potenza illusoria del Signore, rimangono all’interno del falso ego e considerano il corpo come il sé. Quando l’attenzione è assorta negli oggetti materiali ad esclusione del Signore Supremo Shri Krishna, si sperimenta la paura a causa del corpo, della famiglia, degli amici, dei possedimenti e così via. Una persona dall’intelligenza fine quindi, adorerà il Signore con devozione esclusiva, sapendo che il guru autentico non è differente dal Signore ed è simultaneamente il Suo più amato servitore”.

VERSO 36

arjuna uvaca
atha kena prayukto ‘yam
papam carati purusah
anicchann api varsrieya
balad iva niyojitah

Arjuna domandò: “O discendente dei Vrishni, cosa costringe l’essere vivente a commettere attività peccami­nose, perfino contro il suo volere?”

VERSO 37

sri-bhagavan uvaca
kama esa krodha esa
rajo-guna-samudbhavah
mahasano maha-papma
viddhy enam iha vairinam

Il Signore Supremo rispose: “È senz’altro la lussuria, nata dall’influenza della passione, che induce una persona a commettere peccato. La lussuria è la base del desiderio del godimento dei sensi e in alcune situazioni la lussuria si trasforma in collera. È assolutamente insaziabile ed estremamente maligna. Sappi che la lussuria è la più grande nemica dell’essere vivente in questo mondo”.

VERSO 38

dhumenavriate vahnir
yathadarso malena ca
yatholbenavrito garbhas
tatha tenedam avritam

“Come il fuoco è sottilmente velato dal fumo, come uno specchio è densamente coperto dalla polvere e l’embrio­ne è completamente rinchiuso all’interno dell’utero, così la lussuria copre la coscienza dell’essere vivente a tre livelli di intensità, in accordo con i tre tipi di influenze della natura materiale (rispettivamente: virtù, passione ed ignoranza)”.

VERSO 39

avritam jnanam etena
jnanino nitya-vairina
kama-rupena kaunteya
duspùrenanalena ca

“O Arjuna, questa lussuria con la sua marcata ignoranza è l’eterna nemica dell’uomo di conoscenza. Essa copre la capacità di giudizio di un uomo come un fuoco che mai si sazia delle offerte di burro chiarificato”.

VERSO 40

indriyani mano buddhir
asyadhisthanam ucyate
etair vimohayaty esa
jnanam avritya dehinam

“È detto che i sensi, la mente e l’intelligenza sono le prede favorite di questa terribile nemica conosciuta come lussu­ria. Oscurando il buon senso dell’essere vivente, la lussu­ria lo inganna attraverso questi canali e lo getta nel pantano del materialismo grossolano”.

VERSO 41

tasmt tvam indriyany adau
niyamya bharatarsabha
papmanam prajahi hy enam
jnana-vijnana-nasanam

“O più nobile tra i Bharata, controllando innanzitutto i tuoi sensi, annienta subito questa lussuria, l’incarnazione del peccato che distrugge sia jnana (la conoscenza discriminativa del sé e del non-sé, come delineata nelle Scritture) che vijnana (la conseguente realizzazione nella coscienza divina)”.

VERSO 42

indriyani parany ahur
indriyebhyah param manah
manasas tu para buddir
yo buddheh paratas tu sah

“I saggi proclamano che i sensi sono superiori agli ogget­ti inerti, la mente è superiore ai sensi e la facoltà dell’in­telletto risoluto è superiore alla mente. Superiore all’intel­ligenza è l’anima stessa”.

VERSO 43

evam buddheh param buddhva
samstabhyatmanam atmana
jahi satrum maha-baho
kama-rupam durasadam

“O possente Arjuna! Sapendo che l’anima è perfettamen­te distinta dall’intelligenza, rafforza la mente con intelli­genza risoluta e distruggi questo nemico indomabile, la lussuria”.

Fine del capitolo terzo – La via dell’azione

dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo quarto

Jnana-Yoga – La via della conoscenza

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
imam vivasvate yogam
proktavan aham avyayam
vivasvan manave praha
manur iksvakave ‘bravit

Il Signore Supremo disse: “Precedentemente insegnai a Surya questa immutabile via della conoscenza, raggiun­gibile mediante l’azione disinteressata. Surya, la divinità che presiede il sole, la trasmise a suo figlio Vaishvavata Manu, esattamente come l’aveva appresa da Me. Manu quindi insegnò la medesima conoscenza a suo figlio Ikshvaku”.

VERSO 2

evam parampara-praptam
imam rajarsayo viduh
sa kaleneha mahata
yogo nastah parantapa

“O conquistatore dei nemici, in questo modo, i re santi come Nimi, Janaka e altri appresero questa via attraverso la successione divina. Attualmente, essendo trascorso un lungo periodo di tempo, questo insegnamento si è quasi completamente perduto”.

VERSO 3

sa evayam maya te ‘dya
yogah proktah puratanan
bhakto ‘si me sakha ceti
rahasyam hy etad uttamam

“Ora esporrò anche a te questo insegnamento eterno. Poiché tu sei Mio devoto ed amico, questa via suprema e nascosta ti sarà oggi da Me rivelata”.

VERSO 4

arjuna uvaca
aparam bhavato janma
param janma vivasvatah
katham etad vijaniyam
tvam adau proktavan iti

Arjuna disse: “Vivasvan, il dio Sole, nacque in tempi anti­chi, mentre Tu sei nato solo recentemente. Come si può quindi credere che Tu impartisti a lui questi insegnamen­ti precedentemente?”

VERSO 5

sri-bhagavan uvaca
bahuni me vyatitani
janmani tava carjuna
tany aham veda sarvani
na tvam vettha parantapa

Il Signore Supremo disse: “O Arjuna, castigatore del nemico, sia tu che lo siamo passati attraverso molte nasci­te precedentemente. Dal momento che lo sono il Controllore Supremo, sono in grado di ricordarle tutte, men­tre tu, che sei un essere vivente dalla coscienza limitata, non puoi”.

VERSO 6

ajo’pi sann avyayatma
bhutanam isvaro ‘pi san
prakritim svam adhishaya
sambhavamy atma-mayaya

“Sebbene la Mia forma eterna trascenda sia la nascita che la morte, ed lo sia il controllore di tutti gli esseri, appaio all’interno del mondo nella Mia forma originaria, in virtù del Mio dolce volere, estendendo la Mia potenza interna di yoga-maya”.

VERSO 7

yada yada hi dharmasya
glanir bhavati bharata
abhyutthanam adharmasya
tadatmanam srijamy aham

“O Bharata, ogni qualvolta la religione declina e insorge l’ateismo, lo appaio personalmente, come se fossi un essere nato in questo mondo”.

VERSO 8

paritranaya sadhunam
vinasaya ca duskritam
dharma-samstapanarthaya
sambhavami yuge yuge

“Appaio in ogni Era per liberare i santi devoti, sconfigge­re i miscredenti e per istituire saldamente la vera religio­ne”.

VERSO 9

janma karma ca me divyam
evam yo vetti tattvatah
tyaktva deham punar janma
naiti mam eti so ‘rjuna

“O Arjuna, colui che comprende che la Mia nascita e le Mie attività sono sovramondane e che avvengono in virtù del Mio dolce volere, non dovrà più rinascere. Dopo avere abbandonato il suo corpo attuale Mi raggiungerà. Quest’anima, essendosi abbandonata alla Mia divina potenza di piacere (hladini-shakti), Mi servirà con devo­zione in eterno”.

VERSO 10

vita-raga-bhaya-krodha
man-maya mam upasritah
bahavo jnana-tapasa
puta mad-bhavam agatah

“Liberatesi dall’infatuazione mondana, dalla paura e dalla collera, molte persone si sono rifugiate in Me, dedi­cando i loro cuori all’ascolto di discorsi su di Me, al canto delle Mie glorie divine e al Mio ricordo. Essendosi così interamente purificate grazie alla conoscenza di Me e ai sacrifici tollerati per amor Mio, hanno ottenuto amore divino per Me”.

VERSO 11

ye yatha mam prapadyante
tams tathaiva bhajamy aham
mama vartmanuvartante
manusyah partha sarvasah

“Quanto più una persona si abbandona a Me, tanto più lo la ricompenso. Essendo la meta ultima di tutte le filosofie e dottrine, lo sono per tutti l’obiettivo da raggiungere. Certamente, o Partha, tutti gli uomini seguono le Mie diverse vie”.

VERSO 12

kanksantah karmanam siddhim
yajanta iha devatah
ksipram hi manuse loke
siddhir bhavati karma-ja

“Le persone materialiste che desiderano il successo facile nella vita materiale, adorano Indra e altri semidei. Tali adoratori raccolgono velocemente il frutto dei loro sforzi, come l’ottenimento del paradiso”.

VERSO 13

catur-varnyam maya sristam
guna-karma-vibhagasah
tasya kartaram api mam
viddy akartaram avyayam

“La divisione sociale in quattro varna (brahmana, ksha­triya, vaishya e shudra) è stata creata da Me in accordo alla classificazione delle influenze materiali (sattva, raja e tama) e alla divisione dei doveri*. Nel mondo intero non esiste altro creatore al di fuori di Me. Nonostante ciò, seb­bene Io sia il creatore della naturale suddivisione della società umana (varna-dharma), dovresti riconoscerMi come Colui che non agisce, dal momento che lo trascen­do le influenze della natura materiale e sono immutabi­le”.

* (vedi 18. 41-44)

VERSO 14

na mam karmani limpanti
na me karma-phale spriha
iti mam vo ‘bhijanati
karmabhir na sa badhyate

“Non sono mai implicato nella legge del karma che è stata creata per determinare i destini degli esseri viventi, e mai aspiro ai risultati dell’azione. (Dal momento che lo sono il Signore Supremo, in pieno possesso delle sei opu­lenze, i miseri frutti delle azioni materiali sono totalmen­te insignificanti per Me). Colui che apprezza questa con­cezione della Mia singolare indipendenza dalle azioni degli esseri in questo mondo, e che può quindi capire la Mia esistenza immutabile non sarà mai vincolato da nes­suna azione. Praticando il puro servizio devozionale, verrà certamente a Me”.

VERSO 15

evam jnatva kritam karma
purvair api mumuksubhih
kuru karmaiva tasmat tvam
purvaih purvataram kritam

“Conoscendo questo principio basilare, coloro che in pas­sato aspirarono alla liberazione, rinunciarono a tutte le azioni interessate e, senza nutrire interessi personali, svolsero tutte le loro attività come offerta a Me. Similmente, tu dovresti adottare questa via dello yoga dell’azione disinteressata come fecero le grandi persone sante anticamente”.

VERSO 16

kim karma kim akarmeti
kavayo ‘pi atra mohitah
tat te karma pravaksyami
yaj jnatva moksyase ‘subhat

“Perfino uomini molto colti hanno difficoltà ad appren­dere la natura dell’azione e dell’inazione. Qualcuno non comprende l’azione, mentre altri non riescono a comprendere l’inazione. Perciò ti insegnerò ora il significato di azione e di inazione. Grazie a questa conoscenza otter­rai la liberazione dal mondo negativo”.

VERSO 17

karmano hy api boddhavyam
boddhavyam ca vikarmanah
akarmanas ca boddhavyam
gahana karmano gatih

“Bisogna comprendere nei Veda il significato di azione prescritta, di azione proibita e di rinuncia all’azione. Il compimento dei propri doveri è definito azione (karma); il compimento di azioni proibite è definito peccaminoso (vikarma); e il non adempimento dell’azione, o la rinuncia all’azione, è definito inazione (akarma). È estrema­mente difficile capire il principio interno di karma, vikar­ma e akarma”.

VERSO 18

karmany akarma yah pasyed
akarmani ca karma yah
sa buddhiman manusyesu
sa yuktah kritsna-karma-krit

“L’azione disinteressata compiuta dall’uomo di pura conoscenza non conduce mai alla schiavitù ed è quindi di fatto inazione. Invece la rinuncia all’azione praticata da una persona dal cuore impuro è sfortunata causa di schia­vitù. Colui che ha compreso questo è, tra gli uomini, uno yoghi intelligente, le cui azioni sono perfette e complete”.

VERSO 19

yasya sarve samarambhah
kama-sankalpa-varjitah
jnanagni-dagdha-karmanam
tam ahuh panditam budhah

“Colui che esegue ogni azione senza desiderio egoistico e che brucia ogni azione, prescritta o proibita, nel fuoco della pura conoscenza, è definito dalle persone intelligen­ti un uomo di vera conoscenza”.

VERSO 20

tyaktva karma-phalasangam
nitya-tripto nirasrayah
karmany abhipravritto’pi
naiva kincit karoti sah

“Avendo abbandonato l’attaccamento ai frutti dell’azio­ne, pienamente contenta di gustare l’eterna felicità inte­riore e indifferente alla sicurezza delle acquisizioni mate­riali, una persona del genere non agisce affatto, nonostan­te sia pienamente attiva, nel senso che non rimane mai implicata nelle conseguenze delle proprie azioni”.

VERSO 21

nirasir yata-cittatma
tyakta-sarva-parigrahah
sariram kevalam karma
kurvan napnoti kilbisa

“Questa persona, avendo rinunciato ad ogni aspirazione di fruire del risultato delle proprie azioni e ad ogni sfor­zo eccessivo teso ad acquisire cose materiali, tenendo la mente e il corpo soggiogati da una intelligenza evoluta, perfino se compie azioni impure per la propria sopravvi­venza, non incorre nel peccato”.

VERSO 22

yadriccha-labha-santusto
dvandvatito vimatsarah
samah siddhav asiddhau ca
kritvapi na nibadhyate

“Priva di invidia, contenta di qualunque cosa sia imme­diatamente disponibile e mai turbata dalla dualità basata sul piacere e sul dolore o sull’attaccamento e l’avversio­ne, questa persona è equanime ed equilibrata. Non esul­ta in caso di successo, né si demoralizza in caso di falli­mento. In questo modo non è mai implicata in alcuna azione”.

VERSO 23

gata-sangasya muktasya
jnanavastita-cetasah
yajnayacaratash karma
samagram praviliyate

“Ogni reazione viene anullata quando l’azione è compiu­ta con lo spirito di compiacere il Signore Supremo dall’a­nima distaccata, liberata e illuminata. (Le azioni del lavo­ratore sulla via dell’azione disinteressata non conducono alla condizione di apurva come postulato dalla sezione karma-mimamsaka)”.

Commento

In accordo alla loro ideologia, etica ma atea, i filosofi karma-mimamsaka (razionalisti mondani) affermano che le azioni pie producono un’invisibile, sottile potenza conosciuta come apurva che, dopo la morte, al momento opportuno, fruttificherà. La loro concezione, secondo la quale questo frutto può essere in seguito condiviso da altri, vuole dimostrare l’eternità del karma, o dell’azione, trascurando la presenza dell’Autocrate Supremo. Per cui l’affermazione di Shri Krishna, samagram praviliyate, ‘ogni reazione viene annullata’, non dovrebbe essere fraintesa nel senso che le azioni delle anime liberate causeranno qualche remota conseguenza materiale, o apurva. Piuttosto, il Signore evidenzia chiaramente che le pure azioni offerte a Lui dal puro, disinteressato karma-yoghi non causano alcuna reazione, né da godere né da soffrire da altri in questo piano materiale”.

VERSO 24

brahmarpanam brahma havir
brahmagnau brahmana hutam
brahmaiva tena gantavyam
brahma-karma-samadhina

“In accordo ai principi di base del sacrificio, il cucchiaio sacrificale, il mestolo e il resto degli articoli, le varie offer­te di burro chiarificato, il fuoco sacrificale, il sacerdote che esegue il sacrificio, l’atto dell’offerta del sacrificio e la sua ricompensa, partecipano della natura del Brahman, l’Assoluto. Una persona che, avendo compreso questo, è costantemente assorta nell’azione divina con l’attenzione fissa in un punto, certamente raggiunge il piano divino dell’Assoluto”.

VERSO 25

daivam evapare yajnam
yoginah paryupasate
brahmagnav apare yajnam
yajnenaivopajuhvati

“Alcuni karma-yoghi compiono sacrificio adorando semidei come Indra e Varuna. Alcuni jnana-yoghi, sem­plicemente vibrando il pranava mantra, l’Omkara, offro­no l’anima individuale all’Anima Suprema (come il burro chiarificato sacrificale nel fuoco del sacrificio)”.

VERSO 26

srotradinindriyany anye
samyamagnisu juhvati
sabdadin visayan anya
indriyagnisu juhvati

“Coloro che praticano un rigido celibato (naishtika brah­macharya) offrono al fuoco sacrificale del controllo men­tale i sensi dell’udito, del tatto, della vista, del gusto e del­l’odorato. Uomini di famiglia impegnati nei loro doveri naturali (svadharma) offrono in sacrificio al fuoco dei sensi i corrispettivi oggetti di suono, tocco, forma, sapore e odore”.

VERSO 27

sarvanindrya-karmani
prana-karmani capare
atma-samyama-yogagnau
juhvati jnana-dipite

“Gli yoghi monisti (che fanno capo alla scuola di Patanjali) che aspirano a raggiungere lo stato di distacco dell’anima dagli oggetti dei sensi (pratyagatma), offrono questi ultimi e le loro funzioni di ascoltare, vedere e così via, così come tutte le dieci correnti vitali e le loro funzio­ni, nel fuoco dell’autopurificazione acceso dalla cono­scenza”.

VERSO 28

dravya-yajns tapo-yajna
yoga-yajnas tathapare
svadhyaya-jnana-yajnas ca
yatayah samsita-vratah

“Alcune persone sono inclini a compiere sacrificio donando oggetti in carità, altre attraverso rigide peniten­ze, altre adottando la pratica dello yoga mistico in otto fasi e altre ancora tramite la recitazione e lo studio delle Scritture Vediche. Tutte queste persone seguono le rispettive pratiche molto diligentemente e adottano rigidi voti”.

VERSO 29

apane juhvati pranam
prane ‘panam tathapare
pranapana-gati ruddhva
pranayama-parayanah
apare niyataharah
pranan pranesu juhvati

“Qualcuno pratica il controllo del respiro. Occludendo la narice destra e inspirando attraverso la sinistra, si porta l’aria ascendente in unione con l’aria discendente; chiudendo la narice sinistra ed espirando attraverso la destra, si offre l’aria discendente in quella ascendente; infine, occludendo entrambe le narici, si arresta sia l’aria ascen­dente che quella discendente. Altri aspiranti al controllo dei sensi offrono tutti i sensi all’aria vitale riducendo l’as­sunzione di cibo”.

VERSO 30

sarve ‘py ete yajna vido
yajna-ksapita-kalmasah
yajna-sistamrita-bhujo
yanti brahma sanatanam

“Tutte queste persone conoscono bene i principi del sacri­ficio. Avendo purificato loro stessi dai peccati grazie all’e­secuzione di sacrifici, beneficiano del risultato degli stessi sotto forma di piacere dei sensi, ricchezza e perfezioni yoghiche. Alla fine, costoro raggiungono il suddetto piano eterno dell’Assoluto”.

VERSO 31

nayam loko ‘sty ayajnasya
kuto ‘nyah kuru-sattama

“O Arjuna, migliore dei Kuru, una persona che non com­pie mai sacrifici non può ottenere neppure i magri piace­ri di questo mondo; come gli sarà quindi possibile ottene­re altri mondi, come il paradiso?”

VERSO 32

evam bahu-vidha yajna
vitata brahmano mukhe
karma-jan viddhi tan sarvan
evam jnatva vimoksyase

“Tutti questi tipi di sacrificio sono menzionati nei Veda. Nascono da azioni vocali, mentali e corporali e quindi la loro origine è l’azione. Quando riuscirai a capire questo principio dell’azione (karma), sarai in grado di liberarti dalla sua schiavitù”.

VERSO 33

sreyan dravya-mayad yajnaj
jnana-yajnah parantapa
sarvam karmakhilam partha
jnane parisamapyate

“O Arjuna, conquistatore del nemico, di questi vari sacri­fici, il sacrificio della conoscenza come menzionato (Bg. 4.25), è di gran lunga superiore al sacrificio dei vari oggetti (Bg. 4.24). Infatti, con l’avvento della conoscenza, tutte le azioni, dopo aver servito il loro scopo, terminano, perché l’azione cessa dopo che si è raggiunto lo stadio di conoscenza”.

VERSO 34

tad viddhi pranipatena
papriprasnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattva-darsinah

“Potrai apprendere questa conoscenza soddisfacendo il maestro spirituale illuminato con prostrati omaggi, domande rilevanti e servizio sincero. Le grandi anime esperte nella conoscenza scritturale e dotate di una realiz­zazione diretta della Suprema Verità Assoluta, ti insegne­ranno questa conoscenza divina”.

VERSO 35

yaj jnatva na punar moham
evam yasyasi pandava
yena bhutany asesani
draksyasy many atho mayi

“O Pandava, dopo aver ricevuto la conoscenza della verità da un guru, non sarai più illuso. Capirai come ogni specie vivente, umana, animale o vegetale, sia in realtà un’anima spirituale, o jivatma. Le loro differenti qualità materiali sono dovute ai loro attributi esteriori, e sono tutte situate in Me come effetti, essendo Io la causa suprema”.

VERSO 36

api ced asi papebhyah
sarvebhyah papa-krit-tamah
sarvam jnana-plavenaiva
vjinam santarisyasi

“Imbarcandoti sulla nave della conoscenza, perfino se hai condotto una vita di peccato ed estremamente abomine­vole, sarai in grado di attraversare l’oceano delle miserie materiali”.

VERSO 37

yathaidhamsi samiddho ‘gnir
bhasma-sat korute ‘rjuna
jnanagnih sarva-karmani
bhasma-sat kurute tatha

“Come un fuoco ardente riduce il legno in cenere, o Arjuna, così anche il fuoco della conoscenza brucia tutte le azioni (ad eccezione del prarabdha-karma, ossia quelle azioni per le quali si è ottenuto il corpo attuale)”.

VERSO 38

na hi jnanena sadrisam
pavitram iha vidyate
tat svayam yoga-samsiddhah
kalenatmani vindati

“Tra le suddette pratiche di sacrificio, di penitenze e yoga, niente è puro come la conoscenza divina. Dopo un lungo periodo, una persona che ha raggiunto la perfezione sulla via dell’azione disinteressata, realizza sponta­neamente tale conoscenza all’interno del proprio cuore”.

VERSO 39

sraddhaval labhate jnanam
tat-parah samyatendriyah
jnanam labdhva param santim
acirenadhigacchati

“Dopo che, attraverso l’azione disinteressata, ci si è puri­ficati interiormente, si risveglia l’autentica conoscenza. Tale conoscenza è ottenuta dal teista intelligente che, con i sensi controllati, accetta questo significato scritturale e che, con fede sublime, rimane devoto alla via dell’azione disinteressata. Egli arriva rapidamente a sperimentare la profonda tranquillità che si prova quando viene interrot­to il circolo di nascite e morti ripetute”.

VERSO 40

ajnas casraddadhanas ca
samsayatma vinasyati
nayam loko ‘sti na paro
na sukham samsayatmanah

“L’ignorante, privo di conoscenza scritturale; colui che, nonostante possieda la conoscenza delle Scritture è privo di fede nella loro sostanza, perché distratto da varie filo­sofie; e colui che possiede un po’ di fede, tuttavia pensa dubbioso: ‘Avrò successo o no?’ o chiunque il cui cuore è in preda al dubbio non potrà mai ottenere vera buona for­tuna. L’anima dubbiosa non raggiunge la felicità né in questa vita né nella prossima, dal momento che l’ansia dell’incertezza distrugge la sua pace”.

VERSO 41

yoga-sannyasta-karmanam
jnana-sanchinna-samsayam
atmavantam na karmani
nibadhnanti dhanajjaya

“O Dhananjaya, colui che, dopo aver rinunciato a tutte le azioni seguendo la via dell’azione disinteressata, distrugge tutti i dubbi seguendo la via della conoscenza divina e realizza la sua interna natura spirituale, non sarà certa­mente mai implicato in nessuna azione”.

VERSO 42

tasmad ajnana-sambhutam
hrit-stham jnanasinatmanah
chittvainam samsayam yogam
atishottisha bharata

“Pertanto, o Bharata, con l’arma della conoscenza divina, fai a pezzi tutti i dubbi che hai nel cuore, nati solo dall’i­gnoranza. Rifugiati nell’azione disinteressata, ed alzati a combattere!”

Fine del capitolo quarto – La via della conoscenza divina dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo quinto

Karma-sannyasa-yoga – La via dell’armonia divina

VERSO 1

arjuna uvaca
sannyasam karmanam krishna
punar yogam ca samsasi
yac chreya etayor ekam
tan me bruhi su-niscitam

Arjuna disse: “O Krishna, dopo avermi istruito alla rinuncia all’azione, riproponi ancora la via dell’azione disinteressata. Per favore, dammi una chiara idea su quale delle due vie possa essere più benefica per me”.

VERSO 2

sri-bhagavan uvaca
sannyasah karma-yogas ca
nihsreyasa-karav ubhau
tayos tu karma-sannyasat
karma-yogo visisyate

Il Signore Supremo disse: “Sia la rinuncia all’azione sia la via dell’azione disinteressata sono grandemente benefi­che. Tra le due, tuttavia, l’applicazione dell’azione disin­teressata è superiore”.

VERSO 3

jneyah sa nitya-sannyasi
yo na dvesti na kanksati
nirdvandvo hi maha-baho
sukham bandhat pramucyate

“Bisognerebbe rendere noto che colui che è libero dalla dualità dell’attrazione e dell’avversione, e che non desi­dera né aborrisce i frutti dell’azione, rimane un rinuncia­to nonostante egli sia impegnato nel compiere delle atti­vità perché, o Arjuna dalle braccia possenti, una tale per­sona ottiene la liberazione da questo piano terreno di schiavitù molto facilmente”.

VERSO 4

sankhya-yogau prithag balah
pravadanti na pandtah
ekam apy asthitah samyag
ubhayor vindate phalam

“I dotti non avallano l’opinione degli sciocchi infantili razionalisti mondani, (conosciuti come karma-mimam­saka*) i quali sostengono che la via della rinuncia (sankhya-yoga) e la via dell’azione (karma-yoga) sono separate. Colui che segue attentamente una qualunque di queste vie otterrà lo stesso risultato”.

*Vedi 4.23

VERSO 5

yat sankhyaih prapyate sthanam
tad yogair api gayate
ekam sankhyam ca yogam ca
yah pasyati sa pasyati

“La meta raggiunta attraverso la rinuncia all’azione è raggiunta anche con lo svolgimento dell’azione disinte­ressata. Colui che, attraverso un’analisi accurata, è consa­pevole che queste vie sono equivalenti, ne conosce sicu­ramente il vero significato”.

VERSO 6

sannyasas tu maha-baho
duhkham aptum ayogatah
yoga-yukto munir brahma
na cirenadhigacchati

“O possente eroe, la semplice rinuncia all’azione è causa di dispiacere se si esclude l’azione disinteressata. Invece l’uomo saggio che si impegna nell’azione disinteressata raggiunge l’Assoluto molto velocemente”.

VERSO 7

yoga-yukto visuddhatma
vijitatma jitendriyah
sarva-bhutatma-bhutatma
kurvamm api na lipyate

“Tre tipi di colti uomini di famiglia (jnani-grihastha) sono impegnati in questo tipo di yoga: un primo tipo è il griha­stha dall’intelligenza pura, un altro è colui dalla mente controllata, e un altro ancora il grihastha dai sensi con­trollati. Mettendo le loro pratiche a confronto, bisogna riconoscere il primo come superiore all’ultimo. Tutti per­sonificano la benevolenza verso ogni essere vivente. Sebbene siano pienamente attivi, non sono mai implicati nelle conseguenze dell’azione”.

VERSI 8-9

naiva kincit karomiti
yukto manyeta tattva-vit
pasyan srinvan sprisan jighrann
asnan gacchan svapan svasan

pralapan visrijan ghnann
unimisan nimisann api
indriyanindriyarthesu
vartanta iti dharayan

“Un tale karma-yoghi, che è un conoscitore della verità intrinseca, nonostante sia impegnato a vedere, ascoltare, toccare, odorare, mangiare, muoversi, dormire, respirare,

parlare, evacuare, accettare cose, aprire e chiudere gli occhi e così via, realizza dentro di sé: “Solo i miei organi di senso (occhi, orecchie, pelle, naso e lingua) sono impe­gnati con i loro rispettivi oggetti (forma, suono, tocco, odore, e gusto)”. In questo modo egli percepisce costan­temente: ‘Non sto affatto compiendo alcuna azione`.

VERSO 10

brahmany adhaya karmani
sangam tyaktva karoti yah
lipyate na sa papena
padma-patram ivambhasa

“Come una foglia di loto non si bagna, nonostante sia adagiata sull’acqua, così colui che disinteressatamente offre tutte le sue azioni al Signore Supremo, non subisce l’effetto di reazioni peccaminose o pie”.

VERSO 11

kayena manasa buddhva
kevalair indriyair api
yoginah karma kurvanti
sangam tyaktavatma-suddhaye

“Allo scopo di purificare la mente, i karma-yoghi abbando­nano completamente l’attaccamento ai frutti delle azioni e compiono le loro attività con il corpo, la mente e l’intelli­genza, oppure agiscono solo attraverso i loro sensi, distac­candoli dalla mente, con atteggiamento disinteressato”.

VERSO 12

yuktah karma-phalam tyaktva
santim apnoti naistikim
ayuktah kama-karena
phale sakto nibadhyate

“Il puro karma-yoghi, senza motivazioni materiali (nishkama), abbandonando l’attaccamento ai frutti dell’a­zione ottiene pace costante, cioè la liberazione dalle attività che implicano reazioni. Ma il karmi ambizioso (saka­ma), il cacciatore del frutto, essendo ossessionato dal risultato delle proprie azioni ne rimane vincolato”.

VERSO 13

sarva-karmani manasa
sannyasyaste sukham vasi
nava-dvare pure dehi
naiva kurvan na karayan

“Rinunciando mentalmente a tutte le azioni nella manie­ra che ho appena descritto, l’essere vivente che ha con­trollato i propri sensi risiede felicemente nella dimora corporale dalle nove porte*, libero dal falso ego di consi­derare se stesso l’artefice delle proprie attività, sebbene le svolga e impegni anche altri”.

*I due occhi, le due narici, le due orecchie, la bocca, l’ano e i genitali.

VERSO 14

na kartrivam na karmani
lokasya srijati prabhuh
na karma-phala-samyogam
svabhavas tu pravartate

“Sin da tempo immemorabile, a causa della loro tenden­za verso l’ignoranza, gli esseri viventi agiscono, conside­randosi gli artefici dell’azione. Il Signore Supremo non genera il loro fraintendimento di considerarsi artefici, né genera le loro azioni o il loro attaccamento ai frutti di queste azioni”.

VERSO 15

nadatte kasyacit papam
na caiva sukritam vibhuh
ajnanenavritam jnanam
tena muhyanti janatavah

“Il Signore Supremo, pienamente soddisfatto in sé, non è responsabile di nessuna attività pia o colpevole compiuta dagli esseri viventi. La conoscenza è la natura intrinseca degli esseri viventi, che sono però infatuati dal corpo materiale, e pensano che questo sia la loro identità, poi­ché la loro natura originaria è avvolta dalla potenza illu­soria del Signore”.

VERSO 16

jnanena tu tad ajnanam
yesam nasitam atmanah
tesam aditya-vaj jnanam
prakasayati tat param

“La conoscenza è di due tipi: prakrita, mondana e apra­krita, divina. La conoscenza mondana riguarda la natura materiale, e non è altro che l’ignoranza degli esseri viven­ti, mentre la conoscenza divina è conoscenza autentica. Per le persone la cui conoscenza divina è stata risveglia­ta, la concezione mondana è vinta e la conoscenza supre­ma, come un poderoso sole nascente, rivela loro la Realtà Suprema”.

VERSO 17

tad-buddhayas tad-atmanas
tan-nisthas tat-parayanah
gacchanty apunar-avrittim
jnana-nirdhuta-kalmasah

“Coloro la cui illusione è stata precedentemente dissipa­ta dalla conoscenza cominciano ad assaporare dentro i loro cuori l’ascolto e il canto delle Mie infinite glorie, avendo dedicato i loro pensieri a Me, meditato su di Me, e sviluppato devozione continua per Me, il Signore Su­premo. In questo modo trascendono completamente que­sto mondo”.

VERSO 18

vidya-vinaya-sampanne
brahmane gavi hastini
suni caiva sva-pake ca
panditah sama-darsinah

“Le anime intelligenti che hanno ottenuto qualità divine e abbandonato ogni pregiudizio mondano, percepiscono la trascendenza assoluta all’interno di tutti gli esseri viventi (l’umile e colto brahmana, la mucca, l’elefante, il cane, o i mangiatori di cani fuori casta). Quindi sono conosciuti come “pandita”, uomini di vera conoscenza”.

VERSO 19

ihaiva tair jitah sargo
yesam samye sthitam manah
nirdosam hi samam brahma
tasmad brahmani te sthitah

“Coloro le cui menti sono equanimi hanno conquistato questo mondo mentre ancora sono presenti al suo inter­no, perché grazie al loro equilibrio spirituale sono liberi dall’attrazione e dalla repulsione. Sebbene rimangano in questo mondo, sono eternamente situati nella trascen­denza”.

VERSO 20

na prahrisyet priyam prapya
nodvijet prapya capriyam
sthira-buddhir asammudho
brahma-vid brahmani sthitah

“Pienamente situato nella trascendenza, dotato di un’in­telligenza ferma e libero dall’illusione di considerare il suo corpo e tutto ciò che gli è annesso e connesso come ‘io’ e ‘mio’, il conoscitore dell’Assoluto non si rallegra se ottiene qualcosa di desiderabile, né si abbatte se riceve qualcosa di indesiderabile”.

VERSO 21

bahva-sparsesv asaktatma
vindaty atmani yat sukham
sa brahma-yoga-yuktatma
sukham aksayam asnute

“Un tale conoscitore della Verità Assoluta, con la mente distaccata dai piaceri sensuali, inizialmente ottiene la feli­cità della realizzazione del sé. Dopodiché, connettendosi con l’Assoluto, ottiene un’inesauribile gioia”.

VERSO 22

ye hi samsparsa-ja bhoga
duhkha-yonaya eva te
ady-antavantah kaunteya
na tesu ramate budhah

“O figlio di Kunti, tutti i piaceri che nascono dal contatto dei sensi con i loro oggetti sono la sola causa di afflizione e sono soggetti a creazione e distruzione: sono tutti tem­poranei. Una persona giudiziosa non è mai affezionata a tali piaceri”.

VERSO 23

saknotihaiva yah sodhum
prak sarira-vimoksanat
kama-krodhodbhavam vegam
sa yuktah sa sukhi narah

“Sappi che, seguendo la via dello yoga dell’azione disin­teressata, chi riesce a frenare alla radice l’incalzante spin­ta del desiderio e della collera per il tempo che vive in questo corpo, è realmente situato in unione con il Supremo e conosce la vera felicità”.

VERSO 24

yo’ntah-sukho ‘ntar-aramas
tathantar-jyotir eva yah
sa yogi brahma-nirvanam
brahma-bhuto ‘dhigacchati

“Tale seguace della via dello yoga dell’azione disinteres­sata, che gode di gioia interiore, la cui mente è costante­mente assorta all’interno e che sperimenta l’autorealizzazione, percepisce la sua pura identità e guadagna l’in­gresso nel piano dell’Assoluto”.

VERSO 25

labhante brahma-nirvanam
risayah ksina-kalmasah
chinna-dvaidha yatatmanah
sarva-bhuta-hite ratah

“Privo di colpa, libero dal dubbio, con la mente controlla­ta e sempre impegnato in attività per il benessere di tutti gli esseri viventi, colui che vede la verità ottiene tale libe­razione”.

VERSO 26

kama-krodha-vimuktanam
yatinam yata-cetasam
abhito brahma-nirvanam
vartate viditatmanam

“Le persone appartenenti all’ordine di rinuncia (sannya­si), che sono libere dal desiderio e dalla collera e che hanno ottenuto la conoscenza della natura originale del­l’anima, ottengono incondizionatamente la liberazione, sia in vita che al momento della morte. Questa liberazio­ne sopraggiunge quando il corpo sottile istigato dalla mente spira”.

VERSI 27-28

sparsan kritva bahir bahyams
caksus caivantare bruvoh
pranapanau samau kritva
nasabhyantara-carinau

yatendriya-mano-buddhir
munir moksa-parayanah
vigateccha-bhaya-krodho
yah sada mukta eva sah

“Estromettendo dalla mente tutti gli oggetti dei sensi, ossia: suono, tocco, forma, gusto e odore, fissando lo sguardo nel punto in mezzo alle sopracciglia e pratican­do la disciplina dell’equilibrio sospendendo l’inspirazio­ne e l’espirazione, soggiogando i sensi, la mente e l’intel­ligenza, una persona si dedica alla ricerca della liberazio­ne. Avendo superato il desiderio, la paura e la collera, un tale ricercatore contemplativo dell’anima è sempre libera­to, perfino prima della morte del corpo”.

VERS0 29

bhoktaram yajna-tapasam
sarva-loka-mahesvaram
suhridam sarva-bhutanam
jnatva mam santim ricchati

“Io sono il beneficiario dei risultati del sacrificio svolto dai cacciatori del frutto, così come dei risultati delle peni­tenze compiute dai ricercatori della liberazione. Io sono il loro unico oggetto di adorazione; sono Narayana, il supervisore immanente di tutti i piani di vita e la Suprema venerabile Personalità che assegna la liberazio­ne. Sono l’amico di tutti: sono Krishna, l’amico più ado­rabile dei devoti. L’anima che conosce così la Mia vera identità perviene all’estasi di conoscere la sua originaria identità divina”.

Fine del capitolo quinto – La via dell’armonia divina dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo sesto

Dhyana-yoga – La via della meditazione

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
anasritah karma-phalam
karyam karma karoti yah
sa sannyasi ca yogi ca
na niragnir na cakriyah

Il Signore Supremo disse: “Sappi che un autentico sannyasi e yoghi è colui che svolge i suoi doveri obbliga­tori come ingiunto dalle Scritture, senza aspettarsi i frut­ti delle proprie azioni. Una persona non è un sannyasi semplicemente se rinuncia a svolgere il sacrificio del fuoco ed altri doveri prescritti, e non è uno yoghi semplicemente se diventa fisicamente inattivo”.

VERSO 2

yam sannyasam iti prahur
yogam tam viddhi pandava
na hy asannyasta-sankalpo
yogi bhavati kascana

“O Arjuna, dovresti sapere che la via dell’azione disinte­ressata, lodata dagli uomini di conoscenza come abnega­zione, non è differente dall’ottuplice via della meditazio­ne yoga. Infatti, se una persona non rinuncia al desiderio interessato di soddisfare i propri sensi non potrà mai esse­re considerata uno yoghi sulla via della conoscenza, né uno yoghi sull’ottuplice via della meditazione mistica”.

VERSO 3

aruruksor muner yogam
karma karanam ucyate
yogarudhasya tasyaiva
samah karanam ucyate

“Inizialmente, la via verso l’elevazione per il saggio desi­deroso di ottenere una stabile meditazione yoga viene identificata unicamente nell’azione. Quando egli ha rag­giunto questo stato di meditazione continua, la via che conduce alla sua perfetta trance nello yoga è allora iden­tificata nella rinuncia a tutte le attività”.

VERSO 4

yada hi nendriyarthesu
na karmasv anusajjate
sarva-sankalpa-sannyasi
yogarudhas tadocyate

“Quando il praticante di yoga non è più assuefatto agli oggetti godibili dai sensi (suono, tocco, forma, gusto e odore) e quando non è più attaccato ad alcuna azione che abbia lo scopo di godere di essi, avendo rinunciato com­pletamente a tutti gli obiettivi raggiungibili attraverso tale tipo di azione, solo allora può essere acclamato come colui che ha veramente raggiunto lo yoga”.

VERSO 5

uddhared atmanatmanam
natmanam avasadayet
atmaiva hy atmano bandhur
atmaiva ripur manah

“L’essere vivente deve essere liberato dall’oscuro pozzo della vita materiale attraverso il distacco della mente dagli oggetti dei sensi e non deve mai, in nessun modo, farsi gettare nel mondo materiale dalla mente incantata dagli oggetti dei sensi (perché talvolta la mente è sua amica e in altre situazioni la stessa mente è invece nemi­ca)”.

VERSO 6

bandhur atmatmanas tasya
yenatmaivatmana jitah
anatmanas tu satrutve
vartetatmaiva satru-vat

“Per l’anima che ha conquistato la propria mente, questa le è amica. Per una persona che è incapace di controllar­la, la sua stessa mente è costantemente impegnata nel suo disservizio, come un nemico”.

VERSO 7

jitatmanah prasantasya
paramatma samahitah
sitosna-sukha-duhkhesu
tatha manapamanayoh

“Libero dall’attrazione e dalla repulsione in caso di fred­do e caldo, felicità e infelicità, lode e insulto, lo yoghi che ha padroneggiato la propria mente rimane profondamen­te assorto nella trance yoghica”.

VERSO 8

jnana-vijnana-triptatma
kuta-stho vijitendriyah
yukta ity ucyate yogi
sama-lostrasma-kancanah

“Colui che è sempre internamente soddisfatto grazie sia alla sapienza scritturale che alla realizzazione diretta, che è sempre situato nella coscienza divina, che ha i sensi controllati e che vede in modo equanime una zolla di terra, un sasso o dell’oro, è conosciuto come uno yoghi qualificato per la realizzazione del sé”.

VERSO 9

suhrin-mitrary-udasina-
madhyastha-dvesya-bandhusu
sadhusv api ca papesu
sama-buddhir visisyate

“Sappi inoltre che superiore a colui che ha una visione equanime della terra, dei sassi e dell’oro, è lo yoghi che è capace di vedere con intelligenza equanime tutti gli esse­ri viventi: un benefattore, un nemico, una persona neu­trale, una persona detestabile, un amico, un santo e un peccatore”.

VERSO 10

yogi yunjita satatam
atmanam rahasi sthitah
ekaki yata-cittatma
nirasir aparigrahah

“Una persona che comincia la pratica dello yoga dovreb­be sempre risiedere da solo in un posto isolato e, control­lando la propria mente e il proprio corpo, libero dal desiderio e dall’esercizio dei sensi, dovrebbe impegnare la sua mente nella trance meditativa”.

VERSI 11-12

sucau dese pratisthapya
sthiram sanam atmmanah
naty-ucchhritam nti-nicam
cailajina-kusottaram

tatraikagram manah kritva
yata-cittendriya-kriyah
upavisyasane yunjyad
yogam atma-visuddhaye

“In un luogo puro, non troppo in alto né troppo in basso, lo yoghi dovrebbe provvedere a posizionare un seggio fatto di erba kusha, pelle di daino e stoffa e, sedendo su quel seggio, soggiogando tutte le attività mentali e senso­riali, fissando la sua mente in un punto, dovrebbe prati­care la trance meditativa per purificare il suo cuore”.

VERSI 13-14

samam kaya-siro-grivam
dharayann acalam sthirah
sampreksya nasikagram svam
disas canavalokayan

prasantatma vigata-bhir
brahmacari-vrate sthitah
manah samyamya mac-citto
yukta asita mat-parah

“Mantenendo il proprio dorso, la testa e il collo eretti ed allineati, in posizione di equilibrio, lo yoghi dovrebbe fis­sare il proprio sguardo alla radice del naso, senza rivol­gerlo in nessun’altra direzione. Tranquillo, senza paura, fatto voto di celibato, dovrebbe allora meditare sulla Mia forma di Vishnu a quattro braccia e, assorto nella devo­zione per Me, dovrebbe praticare lo yoga”.

VERSO 15

yunjann evam sadatmanam
yogi niyata-manasah
santim nirvana-paramam
mat-samstham adhigacchati

“In questo modo, con la mente costantemente assorta nella meditazione yoghica (dhyana-yoga), lo yoghi il cui cuore è stato purgato dai desideri sensuali ottiene l’eman­cipazione dall’esistenza materiale (nirvana) raggiungen­do il Brahman indifferenziato, l’effulgenza che emana dalla Mia Persona. Egli ottiene la liberazione dal corso dell’esistenza terrena”.

VERSO 16

naty-asnatas tu yogo ‘sti
na caikantam anasnatah
na cati-svapna-silasva
jagrato naiva carjuna

“O Arjuna, la pratica dello yoga è impossibile per colui che mangia troppo o troppo poco, che dorme troppo o troppo poco”.

VERSO 17

yuktahara-viharasya
yukta-cestasya karmasu
yukta-svapnavabodhasya
yogo bhavati duhkha-ha

“Per una persona che mangia, riposa e si dedica a tutti i doveri in modo equilibrato e che regola le ore di veglia e di sonno, la pratica dello yoga diviene gradualmente

fonte di dissipazione di tutte le sofferenze materiali”.

VERSO 18

yada viniyatam cittam
atmany evavatisthate
nisprihah sarva-kamebhyo
yukta ity ucyate tada

“Quando uno yoghi, avendo dominato tutte le tendenze mentali verso il materialismo è quindi privo di desideri materiali e situa fermamente la propria mente nella concezione dell’anima, è detto essere fermamente situato nello yoga, o in unione con l’Assoluto”.

VERSO 19

yatha dipo nivata-stho
nengate sopama smrita
yogino yata-cittasya
yunjato yogam atmanah

“Sappi per certo che, proprio come la fiamma di una lam­pada situata in un luogo senza vento non oscilla mai, così la mente dello yoghi assorto nella concezione dell’anima non vacilla nella sua concentrazione”.

VERSI 20-23

yatroparamate cittàm
niruddham yoga-sevaya
yatra caivatmanatmanam
pasyann atmani tusyati

sukham atyantikam yat tad
buddhi-grahyam atindriyam
vetti yatra na caivayam
stitas calati tattvatah

yam labdhva caparam labham
manyate nadhikam tatah
yasmin sthito na duhkhena
gurunapi vicalyate

tam vidyad duhkha-samyoga-
viyogam yoga-samjnitam

“Lo stato di perfetto samadhi, o trance, è quello nel quale la mente disciplinata dello’yoghi guadagna il distacco da qualunque pensiero che abbia anche solo una lieve con­notazione materiale. Lo yoghi trova soddisfazione solo nel Signore, avendo visto direttamente l’Anima Suprema grazie al suo cuore purificato e sperimenta quel tipo di felicità che è eterna, percettibile dall’intelligenza divina dell’anima e non generata dal contatto con i sensi o con gli oggetti dei sensi. Egli non devia mai dall’intrinseca natura dell’anima. Avendo raggiunto questo stadio, non considera mai alcuna acquisizione materiale come supe­riore e anche di fronte a intollerabili tribolazioni, il suo cuore non vacilla mai. A contatto con la stessa sofferenza, ne realizza la sua assenza. Sii certo che un tale stadio di perfetta trance è definito come yoga. Tale yoga dovrebbe essere praticato con perseveranza e cuore instancabile”.

VERSO 24

sa niscayena yoktavyo
yogo ‘nirvinna-cetasa
sankalpa-prabhavan kamams
tyaktva sarvan asesatah
manasaivendriya-gramam
viniyamya samantatah

“Abbandonando totalmente tutti i desideri materiali insieme alle loro immagini mentali, nella piena consape­volezza della futilità delle prospettive mondane, una persona deve distaccare i sensi da tutti gli oggetti materiali ed impegnarsi nella suddetta pratica yoga”.

VERSO 25

sanaih sanair uparamed
buddhya dhriti-grihitaya
atma-samstham manah kritva
na kincid api cintayet

“Con l’aiuto dell’intelligenza controllata dal dharana (il ramo dello yoga in otto fasi nel quale la sede dell’intellet­to è portata alla concentrazione), una persona dovrebbe fissare la mente all’interno dell’anima. Con una pratica graduale, distaccando la mente dagli oggetti esterni dei sensi, dovrebbe quindi entrare nella trance del samadhi e non dovrebbe pensare a nient’altro che all’anima, neppu­re per un secondo”.

VERSO 26

yato yato niscalati
manas cancalam asthiram
tatas tato niyamyaitad
atmany eva vasam nayet

“La mente, che è naturalmente volubile e instabile, dovrebbe venire cautamente distaccata da qualunque oggetto insegua e ricondotta al controllo del sé”.

VERSO 27

prasanta-manasam hy enam
yoginam sukham uttaman
upaiti santa-rajasam
brahma-bhutam akalmasam

“Senza agitazione passionale, con il cuore in pace, privo dei difetti dell’attaccamento, della paura e della collera, dotato della concezione dell’Assoluto, un tale yoghi è benedetto con la gioia di realizzare la natura divina del­l’anima”.

VERSO 28

yunjann evam sadatmanam
yogi vigata-kalmasah
sukhena brahma-samsparsam
atyantam sukham asnute

“In questo modo, attraverso la realizzazione costante della sua divina natura interiore, il puro yoghi perviene alla profonda estasi della realizzazione dell’Anima Suprema, il Paramatma” (A questo punto, la pratica dello yoga qui menzionata è in accordo con la via della devozione, bhakti).

VERSO 29

sarva-bhuta-stam atmanam
sarva-bhutani catmani
iksate yoga-yuktatma
sarvatra sama-darsanah

“Con il cuore unito alla coscienza infinita (Brahman), il maestro di yoga percepisce la coscienza in tutti gli esseri viventi. Egli vede l’Anima Suprema all’interno di ognu­no, ed ognuno nel Supremo”.

VERSO 30

yo mam pasyati sarvatra
sarvam ca mayi pasyati
tasyaham na pranasyami
sa ca me na pranasyati

“A colui che Mi vede in ogni cosa e vede l’intera creazio­ne in Me, che non smette mai di pensare a Me, lo non rimango mai celato e anch’Io sono sempre visibile a lui”.

VERSO 31

sarva-bhuta-sthitam yo mam
bhajaty ekatvam astitah
sarvatha vartamano ‘pi
sa yogi mayi vartate

“Sebbene Uno, Io sono separatamente situato nel cuore di ogni essere vivente come Anima Suprema, nella Mia forma a quattro braccia della dimensione di un pradesha (la distanza tra il pollice e l’indice). Prendendo coscienza che Io, Shyamasundara, non sono differente dall’Anima Suprema, lo yoghi che si abbandona a Me e Mi adora in devozione cominciando con l’ascolto, il canto e il ricordo delle Mie glorie, sia che svolga o meno i doveri scrittura­li prescritti, risiede eternamente in Me”.

VERSO 32

atmaupamyena sarvatra
samam pasyati yo ‘rjuna
sukham va yadi va duhkham
sa yogi paramo matah

“Io considero migliore tra i maestri di yoga colui che mette sullo stesso piano la sua felicità e infelicità e quella di tutti gli esseri; egli vive la gioia e il dispiacere degli altri come suoi”.

VERSO 33

arjuna uvaca
yo ‘yam yogas tvayaproktah
samyena madhusudana
etasyaham na pasyami
cancalatvat sthitim sthiram

Arjuna disse: “O Madhusudana, a causa della natura instabile della mente, non riesco a visualizzare lo stato di equilibrio dello yoga che Tu descrivi’.

VERSO 34

cancalam hi manah krishna
pramathi balavad dridham
tasyaham nigraham manye
vayor iva su-duskaram

“O Krishna, la mente è per sua stessa natura instabile, fonte di disturbo della facoltà di giudizio e agitatrice dei sensi e del corpo. È incontrollabile ed estremamente ostinata. Ritengo quindi che il controllo della mente attraver­so la pratica dello yoga in otto fasi sia di fatto impratica­bile, così come semplicemente controllando il respiro, non si può controllare il vento che soffia nei cieli”.

VERSO 35

sri-bhagaavan uvaca
asamsayam maha-baho
mano durnigraham calam
abhyasena tu kaunteya
vairagyena ca grihyate

Il Signore Supremo disse: “Eroico Arjuna, indubbiamen­te la mente è instabile ed estremamente difficile da con­trollare. Tuttavia, o figlio di Kunti, essa viene dominata praticando ripetutamente lo yoga della meditazione sull’Anima Suprema ed abbandonando il godimento materiale dei sensi, come viene insegnato da un autenti­co maestro spirituale”.

VERSO 36

asamyatatmana yogo
dusprapa iti me matih
vasyatmana tu yatata
sakyo ‘vaptum upayatah

“La Mia opinione è che senza dubbio lo yoga descritto da Me per controllare la facoltà mentale è difficile per una persona dalla mente irrefrenabile. Ma colui che zelante­mente riesce a sottomettere la mente attraverso una pra­tica autentica avrà sicuramente successo nello yoga”.

VERSO 37

arjuna uvaca
ayatih sraddhayopeto
yogac calita-manasah
aprapya yoga-samsiddhim
kam gatim krishna gacchati

Arjuna disse: “O Krishna, a causa della fede nelle Scrittu­re può accadere che una persona mediocre si impegni nella pratica yoga, ma che in seguito devii a causa di ten­tazioni materiali, mancando della pratica appropriata e della necessaria abnegazione. Sembra che costui debba certamente fallire nello yoga. Qual è dunque il suo desti­no?”

VERSO 38

kaccin nobhaya-vibhrastas
chinnabhram iva nasyati
apratistho maha-baho
vimudho brahmanah pathi

“O possente eroe, o Krishna, avendo deviato dalla via dello yoga che conduce al raggiungimento dell’Assoluto, priva di rifugio e caduta sia sulla via dell’azione che su quella della meditazione, non è forse tale persona total­mente perduta, come un frammento di nuvola?”

VERSO 39

etan me samsayam krishna
chettum arhasy asesatah
tvad-anyah samsayasyasya
chetta na hy upapadyate

“O Krishna! Nessuno a parte Te può eliminare questo mio dubbio. Per favore stroncalo misericordiosamente alla radice”.

VERSO 40

sri-bagavan uvaca
partha naiveha namutra
vinasas tasya vidyate
na hi kalyana-krit kascid
durgatim tata gacchati

Il Signore Supremo disse: “Arjuna, figlio di Kunti, lo yoghi che non ha successo non va incontro alla rovina né in questa vita né nella prossima. Egli non viene privato dei piaceri dei sistemi planetari paradisiaci di questo uni­verso, né gli viene negata l’opportunità di vedere perso­nalmente l’Anima Suprema nel reame divino perché, o caro, una persona che compie azioni virtuose non sarà mai sventurata”.

VERSO 41

prapya punya-kritam lokan
usitva sasvatih samah
sucinam srimatam gehe
yoga-bhasto ‘bhijayate

“Dopo aver risieduto per molti anni in tutti quei pianeti paradisiaci ottenibili attraverso lo svolgimento di grandi sacrifici come l’Asvamedha, lo yoghi che non ha avuto successo rinascerà nella casa di persone rispettabili e pro­spere dedite a pratiche pure ed oneste”.

VERSO 42

atha va yoginam eva
kule bhavati dhimatam
etad dhi durlabhataram
loke janma yad idrisam

“D’altra parte, se una persona fallisce nel suo tentativo nello yoga dopo un periodo considerevolmente lungo di pratica, certamente rinascerà in una casa o in un lignaggio di insegnanti di yoga dediti alla pratica dello yoga. Sappi che una posizione del genere si ottiene molto rara­mente”.

VERSO 43

tatra tam buddhi-samyogam
labhate paurva-dehikam
yatate ca tato bhuyah
samsiddhau kuru-nandana

“O figlio di Kuru, nell’ambito di una di queste nascite che ti ho appena descritto, lo yoghi che non ha avuto succes­so ravviva la sua intelligenza incentrandola sull’adorazione dell’Anima Suprema. Con rinnovato vigore, egli si sforza quindi ancora per raggiungere la perfezione di vederLa”.

VERSO 44

purvabhyasena tenaiva
hriyate hy avaso ‘pi sah
jijnasur api yogasya
sabda-brahmativartate

“Pur senza desiderarlo, egli viene nuovamente attratto dalla via dello yoga, grazie alla pratica che ha eseguito nella sua scorsa vita. Sebbene sia solo un praticante che ancora si sforza per la perfezione, egli oltrepassa la via dell’azione interessata menzionata nei Veda (karma­kanda), ed ottiene un frutto di gran lunga superiore”.

VERSO 45

prayatnad yatamanas tu
yogi samsuddha-kilbisah
aneka-janma-samsiddhas
tato yati param gatim

“Con sforzo maggiore di prima, lo yoghi che purifica pie­namente la sua coscienza rifiutando il sudiciume di tutti i desideri materiali e delle immagini mentali, finalmente raccoglie il frutto delle molte vite spese nella pratica dello yoga. Egli raggiunge quindi la meta suprema”. (Ossia la liberazione nella forma di autorealizzazione e di realiz­zazione dell’Anima Suprema).

VERSO 46

tapasvibhyo ‘dhiko yogi
jnanibhyo ‘pi mato ‘dhikah
karmibhyas cadhiko yogi
tasmad yogi bhavarjuna

“Lo yoghi che adora l’Anima Suprema è superiore alle persone completamente occupate in severe penitenze come il candrayana, superiore all’adoratore del Brahman e superiore al lavoratore interessato. Decisamente questa è la mia conclusione. Quindi, o Arjuna, sii uno Yoghi”.

VERSO 47

yoginam api sarvesam
mad-gatenantar-atmana
sraddhavan bhajate yo mam
sa me yuktatamo matah

“Tra tutti i tipi di yoghi, il più elevato di tutti è il devoto che ha piena fede nelle Scritture autorevoli sulla pura devozione e che Mi adora con tutto il suo cuore ascoltando e cantando le Mie glorie divine, rendendo a Me ogni servizio. Questa è senza dubbio la Mia opinione”.

Fine del capitolo sesto – La via della meditazione dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo settimo

Jnana-vijnana-yoga – Le due concezioni del Supremo: relativa e assoluta

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
mayy asakta-manah partha
yogam yunjan mad-asrayah
asamsayam samagram mam
yatha jnasyasi tac chrinu

Il Signore disse: “O Partha, ora ascolta in che modo, con il tuo cuore devoto a Me, il Signore Supremo, abbando­nando tutte le ricerche non devozionali basate sull’azione e sulla conoscenza, rifugiandoti in Me e gradualmente ottenendo la Mia compagnia, sarai senza dubbio in grado di conoscere Me, la Mia santa dimora, le Mie opulenze e i Miei compagni”.

VERSO 2

jnanam te ‘ham sa-vijnanam
idam vaksyamy asesatah
yaj jnatva neha bhuyo ‘nyaj
jnatavyam avasisyate

“Ora ti descriverò a fondo, con il gusto aromatico della Mia dolcezza divina, questa conoscenza del Mio grandioso, maestoso splendore e della Mia opulenza. Dopo aver conosciuto tutto questo, non ti rimarrà assolutamente nulla da conoscere, dal momento che sarai situato su que­sta meravigliosa, gioiosa e vittoriosa via”.

VERSO 3

manusyanam sahasresu
kascid yatati siddhaye
yatatam api siddhanam
kascin mam vetti tattvatah

“Tra innumerevoli anime, qualcuna ha raggiunto la forma umana e, tra molte migliaia di esseri umani, qual­cuno si sforza di percepire l’anima individuale e l’Anima Suprema; e tra molte migliaia di tali persone, che sono riuscite a vedere l’anima e l’Anima Suprema, solo alcune ricevono l’effettiva visione di Me, Shyamasundara”.

VERSO 4

bhumir apo ‘nalo vayuh
kham mano buddhir eva ca
ahankara itiyam me
bhinna prakritir astadha

“La Mia energia illusoria in questo mondo è divisa in otto elementi: terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelli­genza e falso ego”.

Commento

In questo verso, il significato che viene espresso è che jnana, ossia la conoscenza, nel vero senso della parola e in accordo ai precetti della devozione, è in realtà bhagavad­aishvarya jnana, o la conoscenza dell’onnipotente, maestoso potere del Supremo. Nell’opinione degli eruditi che sono generalmente conosciuti come jnani, la conoscenza è la conoscenza dell’anima come distinta dal corpo e da altri elementi materiali: ma questa non è conoscenza effettiva, reale. Allo scopo di confermare la concezione della Sua maestosa onnipotenza, il Signore sta dunque rivelando le sue intrinseche forme e potenze personali così come le loro caratteristiche.

“I Miei differenti aspetti sono Brahman, Paramatma e Bhagavan. Di questi, il Brahman è l’aspetto indifferenzia­to della Mia potenza, privo di forma. Il Paramatma, l’Anima Suprema, è anch’essa una manifestazione della Mia potenza (come fattore fondamentale di relazione con l’universo), e questo Mio aspetto non è eternamente manifesto. Quindi solo la Mia forma di Bhagavan, il Signore Supremo, è eternamente manifesta e, all’interno di questa forma, sono presenti anche le Mie tre eterne potenze: antaranga, o cit-shakti: la potenza divina interna; bahiranga, o maya-shakti: la potenza illusoria esterna; e tatasta, o jiva-shakti: la potenza marginale, comprendente gli innumerevoli esseri viventi”.

Nel quarto verso il Signore ha descritto la Sua maya­shakti, ossia la Sua potenza illusoria esterna.

VERSO 5

apareyam itas tv anyam
prakritim viddhi me param
jiva-bhutam maha-baho
yayedam dharyate jagat

“O possente eroe, Arjuna, questa natura materiale cono­sciuta come esterna, è inferiore. Distinta da questa natu­ra, dovresti riconoscere la Mia potenza marginale, com­prensiva delle anime individuali, come superiore. Questo mondo è considerato, da questa superiore potenza cosciente, come oggetto di sfruttamento per gratificare i sensi, per opera delle azioni e reazioni di ciascun singolo cacciatore del frutto. Il mondo divino emana dalla Mia potenza interna e il mondo materiale dalla Mia potenza esterna. Gli esseri viventi costituiscono la Mia energia marginale in quanto, per via della loro adattabilità, essi possono scegliere di risiedere sia nel piano materiale che in quello divino”.

VERSO 6

etad-yonini bhutani
sarvanity upadharaya
aham kritsnasya jagatah
prabhavah pralayas tatha

“Sappi che tutte le specie, mobili e immobili, sono gene­rate da queste due nature fondamentali: la sfera d’azione e il conoscitore di quella sfera. Io solo sono la causa della generazione del mondo intero, così come della sua disso­luzione”.

VERSO 7

mattah parataram nanyato
kincid asti dhananyaya
mayi sarvam idam protam
sutre mani-gana iva

“O Arjuna, non esiste niente che sia superiore a Me. Come le gemme sono unite da un filo, così questa intera creazione dipende da Me”.

VERSO 8

raso ‘ham apsu kaunteya
prabhasmi sasi-suryayoh
pranavah sarva-vedesu
sabdah khe paurusam nrisu

“O figlio di Kunti, in virtù della potenza dell’elemento originario del gusto, lo sono alla base del sapore dell’ac­qua e, per la ricchezza dell’effulgenza, Io sono presente nel sole e nella luna. Sono presente nei Veda come la loro originaria vibrazione sonora, la sillaba Om; sono presen­te nell’atmosfera come elemento primordiale del suono; e, in quanto Maschio Supremo, sono presente in tutti gli uomini”.

VERSO 9

punyo gandhah prithivyam ca
tejas casmi vibhavasau
jivanam sarva-bhutesu
tapas casmi tapsvisu

“Dimoro nella pura fragranza della terra e nella radiosità del fuoco. In tutti gli esseri, Io sono presente come dura­ta della vita e nell’asceta sono la forza di tollerare la dualità, come il caldo e il freddo”.

VERSO 10

bijam mam sarva-bhutanam
viddhi partha sanatanam
buddhir buddhimatam asmi
tejas tejasvinam aham

“O Partha, sappi che Io sono l’eterna causa originaria di ogni forma di vita. Nell’intelligente Io sono presente come intelligenza personificata e, nel valoroso, sono per­sonificata prodezza”.

VERSO 11

balam balavatam caham
kama-raga-vivarjitam
dharmaviruddho bhutesu
kamo ‘smi bharatarsabha

“O Arjuna, nel potente sono la forza che è priva di inte­resse egoistico ed attaccamento materiale e, tra tutte le specie di vita, sono presente nell’unione sessuale che è in accordo con i principi della religione”.

VERSO 12

ye caiva sattvika bhava
rajasas tamasas ca ye
matta eveti tan viddhi
na tv aham tesu te mayi

“Inoltre, dovresti sapere che tutti gli oggetti esistenti (della natura della virtù, della passione e dell’ignoranza) sono nati in Me solo. Nonostante ciò, Io non sono in loro. Essi, essendo subordinati a Me, esistono in Me”.

VERSO 13

tribhir guna-mayair bhavair
ebhih sarvan idam jagat
mohitam nabhijanati
mam ebhyah param avyayam

“L’intero mondo degli esseri viventi è completamente illuso da questa creazione costituita dalle tre influenze materiali. Nessuno può quindi conoscere Me, il Signore Supremo, perché sono superiore all’intera creazione, tra­scendente a tali influenze e immutabile”.

VERSO 14

daivi hy esa guna-mayi
mama maya duratatyaya
mam eva ye prapadyante
mayam etam taranti te

“Questa Mia ‘trimodale’, sovrannaturale e seducente energia illusoria è praticamente ineludibile. Tuttavia, coloro che sono pienamente ed esclusivamente abbando­

nati a Me, possono certamente vincere questa formidabi­le illusione”.

VERSO 15

na mam duskritino mudhah
prapadyante naradhamah
mayayaparitha-jnana
asuram bhavam asritah

“Quattro tipi di persone ignoranti non si abbandonano a Me: i lavoratori interessati, equiparabili ad animali; per­sone cadute che, dopo aver abbracciato la via suprema della devozione, la rifiutano, considerandola inadeguata o senza valore; coloro la cui conoscenza scritturale è vani­ficata dalla potenza illusoria, maya, e che considerano venerabile unicamente la forma del Signore Narayana mentre ritengono il Signore Krishna, il Signore Rama e altre autentiche forme meramente umane; e coloro che possiedono una natura demoniaca: gli impersonalisti, che con le loro ‘frecce’ di argomenti falsi e blasfemi ‘smem­brano’ la Mia forma”.

VERSO 16

catur-vidha bhajante mam
janah sukritino ‘rjuna
arto jijnasur artharthi
jnani ca bharatatarsabha

“O Arjuna, migliore dei Bharata, quattro tipi di persone Mi adorano: gli afflitti, i cercatori di conoscenza, i cerca­tori di piaceri mondani e paradisiaci e coloro dal cuore puro che vedono l’anima. Dopo aver ottenuto sufficienti meriti devozionali (sukriti), costoro si dedicano al Mio puro servizio devozionale”.

VERSO 17

tesam jnani nitya-yukta
eka-bhaktir visisyate
priyo hi jnanino ‘tyartham
aham sa ca mama priyah

“Tra questi quattro tipi di persone, l’anima illuminata, colui che è esclusivamente devoto a Me e la cui coscienza è pienamente assorta in Me, è il migliore di tutti. Poiché Io, nella forma di Shyamasundara, sono molto caro a que­sto saggio, anch’egli è molto caro a Me”.

VERSO 18

udarah sarva evaite
jnani tv atmaiva me matam
asthitah sa hi yuktatma
mam evanuttamam gatim

“Dal momento che i loro cuori sono liberi dallo sporco egoismo dell’assuefazione ai piaceri dei sensi, tutte que­ste persone sono certamente a Me molto care. Grazie alla realizzazione divina del sé, il saggio dal cuore puro diviene inseparabile da Me e, quindi, Mi è molto caro. Questa è certamente la Mia opinione, dal momento che egli, avendo offerto a Me il suo cuore, ha appurato che lo, Shyamasundara, sono la meta suprema della vita”.

VERSO 19

bahunam janmanam ante
jnanavan mam prapadyate
vasudevah sarvam iti
sa mahatma su-durlabhah

“Dopo innumerevoli nascite, la persona di conoscenza (alla quale accade di incontrare un puro devoto), final­mente arriva a capire che l’intero universo di esseri mobi­li e immobili partecipa unicamente della natura di Vasudeva, Shri Krishna, poiché tutto è subordinato a Vasudeva. Avendo colto questa verità, egli si abbandona a Me. Sappi che tale grande anima è estremamente rara”.

VERSO 20

kamais tais tair hrita-jnanah
prapadyante ‘nya-devatah
tam tam niyamam asthaya
prakritya niyatah svaya

“Le persone la cui buona intelligenza è stata rovinata dagli illeciti desideri di sfruttamento o di rinuncia, o da altri ingannevoli obiettivi, adorano altre personalità divi­ne come il dio Sole e i semidei. Essendo schiavi dei loro istinti, seguono i rituali e le ingiunzioni prescritte del culto prescelto”.

VERSO 21

yo yo yam yam tanum bhaktah
sraddhayarcitum icchati
tasya tasyacalam sraddham
tam eva vidadhamy ahan

“Io, nella forma di Anima Suprema che dimora all’inter­no del cuore, fortifico la fede di quel devoto che desidera adorare un particolare semidio (che rappresenta una Mia forma)”.

VERSO 22

sa taya sraddhaya yuktas
tasyaradhanam ihate
labhate ca tatah kaman
mayaiva vihitan hi tan

“Dopo essere stato dotato da Me di fede ferma, un tale devoto continua ad adorare quel semidio e da quella divinità ottiene tutte le cose desiderate. Certamente que­sto avviene solo in virtù di una Mia concessione, dal momento che Io sono l’Anima Suprema situata anche all’interno del semidio”.

VERSO 23

antavat tu phalam tesam
tad bhavaty alpa-medhasam
devan deva-yajo yanti
mad-bhakta yanti mam api

“Ma il frutto ottenuto da questi adoratori di vari semidei, motivati da un interesse personale, è temporaneo. Essi raggiungono i loro rispettivi dei, ma il Mio devoto ottie­ne Me”.

VERSO 24

avyaktam vyaktim apannam
manyante mam abuddhayah
param bhavam ajananto
manavyayam anuttamam

“La Mia eccelsa natura, la Mia forma, le Mie qualità, le Mie attività, divertimenti e tutto ciò che Mi circonda è eterno e trascende l’illusione. Ma l’uomo non intelligen­te, incapace di conoscere questa realtà, pensa che il sovra­mondano, privo di forma e impersonale Brahman, abbia accettato di nascere in una forma illusoria nella casa di Vasudeva”.

VERSO 25

naham prakasah sarvasya
yoga-maya-samavritah
mudho ‘yam nabhijanati
loko mam ajam avyayam

“In virtù del Mio dolce volere, rimango celato da un’im­magine illusoria e perciò non sono visibile a chiunque. Nessuna di queste sciocche persone può quindi davvero realmente conoscerMi come figlio di Vasudeva, indipen­dente dalla nascita materiale e sempre esistente nella Mia divina forma personale di Shyamasundara, dal meraviglioso aspetto di colore nerastro come una nube carica di pioggia”.

VERSO 26

vedaham samatitani
vartamanani carjuna
bhavisyani ca bhutani
mam tu veda na kascana

“O Arjuna, Io solo conosco tutto e tutti, le cose mobili e immobili, il passato, il presente e il futuro. Ma, dal momento che la loro visione è oscurata, sia dalla Mia energia illusoria esterna (maha-maya), che dalla potenza interna del Mio dolce volere (yoga-maya), certamente non c’è nessuno che può conoscerMi così come sono”.

VERSO 27

iccha-dvesa-samuthena
dvandva-mohena bharata
sarva-bhutani sammoham
sarge yanti parantapa

“O Arjuna, castigatore del nemico, sin dal principio della creazione universale, tutte le forme di vita sono sopraffat­te dall’ignoranza, nata dalla dualità basata sulla felicità e l’infelicità, che ha la propria origine nel desiderio e nel­l’avversione per le predilezioni sensuali”.

VERSO 28

yesam tv anta-gatam papam
jananam punya-karmanam
te dvandva-moha-nirmukta
bhajante mam dridha-vratah

“Invece, gli esecutori di atti virtuosi, che hanno avuto l’opportunità di accompagnarsi ad un Mio puro devoto, sono purificati da tutti i peccati. Liberi dall’illusione nata dalla dualità basata sulla felicità e sull’infelicità e ferma­mente impegnati nel Mio continuo servizio, costoro svi­luppano pura devozione per Me”.

VERSO 29

jara-marana-moksaya
mam asritya yatanti ye
te brahma tad viduh kritsnam
adhyatmam karma cakhilam

“Desiderando la liberazione dalla miserabile, divorante corrente materiale della nascita e della morte, coloro che si rifugiano in Me e si impegnano nel Mio servizio devo­zionale possono conoscere il Brahman, le anime indivi­duali, e i molti tipi di karma o azioni interessate a causa delle quali le anime sono ripetutamente confinate all’in­terno di questo infelice piano materiale”.

VERSO 30

sadhibhutadhidaivam mam
sadhiyajnam ca ye viduh
prayana-kale ‘pi ca mam
te vidur yukta-cetasah

“Coloro che riconoscono Me come la base degli universa­li principi del fenomeno, del governo e della dispensazio­ne, con i loro cuori assorti in Me, possono conoscerMi perfino al momento della morte. Afflitti di fronte a una morte paurosa, essi non Mi dimenticano”.

Fine del capitolo settimo

Le due concezioni del Supremo: Relativa e Assoluta, dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo ottavo

Taraka-brahma-yoga –La via della libertà assoluta

VERSI 1-2

arjuna uvaca
kim tad brahma kim adhyatmam
kim karma purusottama
adhibhutam ca kim proktam
adhidaivam kim ucyate

adhiyajnah katham ko ‘tra
dehe ‘smin madhusudana
prayana-kale ca katham
jneyo ‘si niyatatmabhih

Arjuna domandò: “O Purushottama, che cos’è il Brahman e che cos’è l’anima? Cos’è il karma, e che cosa viene considerato fenomenico? Inoltre, chi presiede al governo universale? O Madhusudana, chi è il Signore del sacrificio all’interno di questo corpo, e come Egli è ivi situato? Puoi Tu dirmi in che modo colui che ha il control­lo del proprio sè Ti conosce al momento della morte?”

VERSO 3

sri-bhagavan uvaca
aksaram brahma paramam
svabhavo ‘dhyatmam ucyate
bhuta-bhavodbhava-karo
visargah karma-samjnitah

Il Signore Supremo disse: “Il Brahman è l’indistruttibile, immutabile, suprema Verità Assoluta e la pura anima spi­rituale è l’autentica identità dell’essere vivente. La parola ‘karma’ denota tutti quegli atti che producono i corpi degli esseri viventi, attraverso gli elementi grossolani e sottili, e che sono eseguiti per soddisfare i semidei”.

VERSO 4

adhibhutam ksaro bhavah
purusas cadhidaivatam
adhiyajno ‘ham evatra
dehe deha-britam vara

“O più elevata delle anime, Arjuna, oggetti perituri come il corpo materiale sono conosciuti come fenomenici; il governo universale si riferisce alla forma universale aggregata che racchiude e governa tutti i semidei, guida­ti dal dio Sole; e Io solo sono conosciuto come il Signore del Sacrificio: l’Anima Suprema situata all’interno dei corpi di tutti gli esseri viventi, la forza vitale e colui che dà la ricompensa ai loro atti di sacrificio, carità e peniten­za”.

VERSO 5

anta-kale ca mam eva
smaram muktva kalevaram
yah prayati sa mad-bhavam
yati nasty atra samsayah

“Colui che continua a pensare a Me perfino al tempo della morte, nel momento in cui lascia il corpo e parte da questo mondo, ottiene sicuramente la Mia natura. Di que­sto non c’è dubbio”.

VERSO 6

yam yam vapi smaran bhavam
tyajaty ante kalevaram
tam tam evaiti kaunteya
sada tad-bhava-bhavitah

“O figlio di Kunti, una persona raggiunge senz’altro l’og­getto sul quale sta meditando nel momento in cui lascia il corpo, in virtù della sua costante contemplazione di quell’oggetto”.

VERSO 7

tasmat sarvesu kalesu
mam anusmara yudhya ca
mayy arpita-mano-buddhir
mam evaisyasy asam

“Quindi, pensa sempre a Me, in ogni momento, e compi il tuo naturale dovere di combattere. Se svolgerai il tuo dovere, dedicando la tua mente e la tua intelligenza a Me, senza alcun dubbio Mi raggiungerai”.

VERSO 8

abhyasa-yoga-yuktena
cetasa nanya-gamina
paramam purusam divyam
yati parthanucintayan

“O Partha, il vero yoghi, meditando continuamente, senza mai deviare il proprio pensiero dall’effulgente Persona Suprema, certamente La raggiunge”.

VERSI 9-10

kavim puranam anusasitaram
anor aniyamsam anusmared yah
sarvasya dhataram acintya-rupam
aditya-varnam tamasah parastat

prayana-kale manasacalena
bhaktya yukto yoga-balena caiva
bhruvor madhye pranam avesya samyak
sa tam param purusam upaiti divyam

“Egli, il Signore Supremo, è onnisciente, senza inizio e il donatore misericordioso degli insegnamenti della devo­zione per Lui. Nonostante sia più sottile di un atomo è enorme e sostiene ogni cosa. La Sua forma è divina, di media altezza e, come il sole, la sua effulgenza illumina Se stesso e gli altri. Egli trascende completamente l’illu­sione. Colui che, sempre assorto nel ricordo devozionale dell’effulgente Signore Supremo, grazie ad una mente stabile resa forte dalla pratica dello yoga, al momento della morte, porta le proprie arie vitali tra le sopraciglia (all’ajna-chakra) meditando su di Lui, sicuramente Lo raggiunge”.

VERSO 11

yad aksaram veda-vido vadanti
visanti yad yatayo vita-ragah
yad icchanto brahmacaryam caranti
tat te padam sangrahena pravaksye

“Insieme al metodo per raggiungerla, ti descriverò quel­la realtà, alla quale hanno accesso gli asceti senza deside­ri; per raggiungerla i devoti trascendentalisti mantengo­no il voto di celibato. I conoscitori eruditi dei Veda la indicano con la monosillaba Om, la rappresentazione sonora dell’Assoluto”.

VERSO 12-13

sarva-dvarani samyamya
mano hridi nirudhya ca
murdhny adhayayatmanah pranam
asthito yoga-dharanam

om ity ekaksaram brahma
vyaharan mam anusmaran
yah prayati tyajan deham
sa yati paramam gatim

“Distaccando i sensi dai loro oggetti, mantenendo la mente fissa all’interno del cuore, portando l’aria vitale tra le sopraciglia, mantenendo la trance yoghica focalizzata sull’anima e vibrando questa monossillaba Om, la rap­presentazione sonora dell’Assoluto, una persona che Mi ricorda continuamente mentre sta lasciando il corpo, ottiene di risiedere nella Mia santa dimora”.

VERSO 14

ananya-cetah satatam
yo mam smarati nityasah
tasyaham sulabhah partha
nitya-yuktasya yoginah

“O Partha, Io sono facilmente ottenibile da quel devoto che, avendo svuotato la coscienza dalle aspirazioni non devozionali per il paradiso e la liberazione (basate rispet­tivamente sull’azione interessata e sulla rinuncia), Mi ricorda costantemente, indifferente alle condizioni di purezza o impurità di tempo, luogo e circostanze, e che costantemente aspira a stabilire una relazione divina con Me come servitore, amico, genitore o consorte”.

VERSO 15

mam upetya punar janma
duhkhalayam asasvatam
napnuvanti mahatmanah
samsiddhim paramam gatah

“Una volta che Mi hanno raggiunto, i grandi devoti che ottengono di partecipare ai miei Divini passatempi, mai più subiranno una nascita transitoria che è la dimora dell’agonia”.

VERSO 16

a-brahma-bhuvanal lokah
punar avartino ‘rjuna
mam upetya tu kaunteya
punar janma na vidyate

“O Arjuna, i residenti di tutti i pianeti, compresi coloro che risiedono a Brahmaloka, sono soggetti a ripetute nascite e morti. Ma, o Kaunteya, chi Mi raggiunge non dovrà più rinascere”.

VERSO 17

sahasra-yuga-paryantam
ahar yad brahmano viduh
ratrim yuga-sahasrantam
te ‘ho-ratra-vido janah

“Un giorno del Signore Brahma dura mille chaturyuga* e la sua notte ha la stessa durata. Le persone che sono a conoscenza di ciò possiedono il reale concetto di giorno e notte”.

*Uno yuga (era) nel calcolo del tempo degli esseri celesti corrisponde ai quattro yuga o caturyuga nel calcolo del tempo degli esseri umani, cioè 4.320.000 anni.

VERSO 18

avyaktad vyaktayah sarvah
prabhavanty ahar-agame
ratry-agame praliyante
tatraivavyakta-samjnake

“Con l’avvento del suo giorno, tutta la progenie con i rispettivi corpi, sensi, oggetti godibili, dimore e vari accessori nasce dal Signore Brahma che si sveglia dal sonno. Al calare della notte, tutto viene riassorbito all’in­terno dello stesso Signore Brahma, che è conosciuto come ‘immanifesto`.

VERSO 19

bhuta-gramah sa evayam
bhutva bhutva praliyate
ratry-agame ‘vasah partha
prabhavaty ahar-agame

“O Partha, questa moltitudine di forme di vita, soggetta alla legge del karma, viene ripetutamente manifestata ad ogni alba di un nuovo giorno del Signore Brahma e dissolta al suo tramonto”.

VERSO 20

paras tasmat tu bhavo ‘nyo
‘vyakto ‘vyaktat sanatanah
yah sa sarvesu bhutesu
nasyatsu na vinasyati

“Tuttavia, oltre quell”immanifesto’ Signore Brahma (che è conosciuto come Hiranyagarbha in quanto nato nell’uo­vo d’oro, l’universo) esiste un altro elemento che è eterno ed impercettibile ai sensi degli esseri viventi. Sebbene tutte le forme di vita, incluso Hiranyagarbha Brahma, vengano annichilite, quella verità rimane intatta”.

VERSO 21

avyakto ‘ksara ity uktas
tam ahuh paramam gatim
yam prapya na nivartante
tad dhama paramam mama

“Ciò che è descritto come infallibile e non manifestato è proclamato come meta suprema (nel Vedanta) e, raggiun­gendolo, una persona non torna più in questo mondo materiale. Sappi che quella destinazione suprema è la Mia santa dimora”.

VERSO 22

purusah sa parah partha
bhaktya labhyas tv ananyaya
yasyantah-sthani bhutani
yena sarvam idam tatam

“O Partha, lo, la Persona Suprema, contengo tutti gli esseri viventi e pervado l’intero universo. Sono ottenibile solo attraverso l’esclusiva devozione, non contaminata dallo sfruttamento, dalla rinuncia, dallo yoga mistico e da altri metodi empirici o teoretici”.

VERSO 23

yatra kale tv anavrittim
avrittim caiva yoginah
prayata yanti tam kalam
vaksyami bharatarsabha

“O Bharatarshabha, ora ti descriverò la via, basata sul cal­colo del tempo, percorrendo la quale gli yoghi e i lavora­tori interessati ottengono rispettivamente la liberazione o la rinascita”.

VERSO 24

agnir jyotir ahah sukkhah
san-masa uttarayanam
tatra prayata gacchanti
brahma brahma-vido janah

“I seguaci della via della conoscenza che possiedono la conoscenza del Brahman raggiungono il Brahman spiran­do alla luce del giorno, in presenza del fuoco, nei quindi­ci giorni della luna crescente, durante i sei mesi nei quali il sole orbita a nord”.

VERSO 25

dhumo ratris tatha krishnah
san-masa daksinayanam
tatra candramasam jyotir
yogi prapya nivartate

“Se spira in una notte scura, durante i quindici giorni di luna calante, durante i sei mesi nei quali il sole orbita a sud, il lavoratore interessato sulla via dell’azione rag­giunge i pianeti celesti, ma successivamente dovrà rina­scere”.

VERSO 26

sukla-krisne gati hy ete
jagatah sasvate mate
ekaya yaty anavrittim
anyayavartate punah

“Queste due vie, seguite dai residenti di questo mondo che sono in grado di seguire la via della rinuncia e dell’a­zione interessata (jnana e karma), sono conosciute rispettivamente come la via luminosa e la via oscura e sono universalmente accettate come eterne. Attraverso la via luminosa si ottiene la liberazione e attraverso la via oscu­ra si rinasce in questo mondo materiale”.

VERSO 27

naite sriti partha janan
yogi muhyati kascana
tasmat sarvesu kalesu
yoga-yukto bhavarjuna

“O Partha, un devoto (bhakta-yoghi), nonostante conosca queste due vie non è mai ingannato. Quindi, o Arjuna, impegnati sempre nella devozione esclusiva (ananya bhakti-yoga), la quale trascende entrambe”.

VERSO 28

vedesu yajnesu tapahsu caiva
danesu yat punya-phalam pradistam
atyeti tat sarvam idam viditva
yogi param sthanam upaiti cadyam

“Essendo venuta a conoscenza della Mia superiorità e dell’eccellenza della devozione per Me, l’anima devota oltrepassa tutti i risultati generati dalle opere pie citati nelle Scritture che si raggiungono con lo studio e la recitazione dei Veda, lo svolgimento di sacrifici, la pratica di penitenza e la donazione di fondi in carità. Raggiunge quindi la Mia suprema santa dimora: il Mio Dhama”.

Fine del capitolo ottavo

La via della libertà assoluta dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo nono

Raja-guhya-yoga – Il tesoro nascosto

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
idam tu te guhyatamam
pravaksyamy anasuyave
jnanam vijnana-sahitam
yaj jnatva moksyase ‘subhat

Il Signore Supremo disse: “Ora regalerò a te, che sei privo di gelosia e malizia, questo nascostissimo tesoro in forma di pura devozione, che comincia con il cantare e narrare le Mie glorie trascendentali e con l’esecuzione di vari ser­vizi divini e che culmina nella divina percezione diretta di Me. Attraverso questa conoscenza sarai liberato dalle catene del mondo materiale e da tutti gli elementi malefi­ci che ostacolano la devozione”.

VERSO 2

raja-vidya raja-guhyam
pavitram idam uttamam
pratyaksavagamam dharmyam
su-sukham kartum avyayam

“Sappi che questa conoscenza è il Re di tutto il Sapere, la saggezza suprema e il supremo tesoro nascosto. È assolu­tamente pura e, sebbene sia al di là della portata percetti­va dei sensi, è direttamente percepibile da quei sensi che sono ardentemente disposti verso il servizio devozionale (bhakti). È la perfezione della religione, accessibile gioiosa­mente e completamente priva di connotazioni materiali”.

VERSO 3

asraddadhanah purusa
dharmasyasya parantapa
aprapya mam nivartante
mrityu-samsara-vartmani

“O conquistatore del nemico, gli uomini che non hanno fede in questo tesoro nascosto che consiste nell’adorarMi con puro amore sono incapaci di raggiungerMi, per cui rimangono a vagare in questo mortale piano materiale”.

VERSO 4

maya tatam idam sarvam
jagad avyakta murtina
mat-sthani sarva-bhutani
na caham tesu avasthitah

“In modo non manifestato. Io pervado questo intero universo. Tutti gli esseri sono situati in Me, tuttavia Io non sono in loro”.

VERSO 5

na ca mat-sthani bhutani
pasya me yogam aisvaram
bhuta-bhrin na ca bhuta-stho
mamatma bhuta-bhavanah

“Allo stesso tempo, anch’essi non sono situati in Me. Ammira la Mia Divina Forma dalla natura inconcepibile, simultaneamente Una e differente con la Mia creazione (acintyabhedabheda)!

Sebbene Io stesso sia il creatore e sostenitore di tutti gli esseri, non sono mai implicato con loro”.

VERSO 6

yathakasa-sthito nityam
vayuh sarvatra-go mahan
tatha sarvani bhutani
mat-sthanity upadharaya

“Come l’aria e lo spazio rimangono sempre distinti l’una dall’altro nonostante l’aria sia sempre situata all’interno dello spazio, così tutti gli esseri sono situati in Me”.

VERSO 7

sarva-bhutani kaunteya
prakritim yanti mamikan
kalpa-ksaye punas tani
kalpadau visrijamy aham

“O figlio di Kunti, al tempo della distruzione universale, la moltitudine degli esseri si fonde nella Mia natura illu­soria, conosciuta come maya, e all’inizio di un nuovo giorno di Brahma (kalpa), creo di nuovo tutte le distinte specie nelle loro varie forme”.

VERSO 8

prakritim svam avastabhya
visrijami punah punah
bhuta-gramam imam kritsnam
avasam prakriter vasat

“Attraverso la mediazione della Mia potenza illusoria (la natura materiale), Io creo ripetutamente tutte le forme di vita in accordo alla natura che ogni essere ha acquisito, e che è determinata dai risultati delle sue azioni interessate e dalle aspirazioni avute in antiche ere passate”.

VERSO 9

na ca mam tani karmani
nibadhnanti dhananjaya
udasina-vad asinam
asaktam tesu karmasu

“O conquistatore delle ricchezze, Io non sono direttamen­te implicato negli atti di creazione, mantenimento e anni­chilimento universale, ma sono situato con imparzialità e distacco in questo piano di sfruttamento”.

VERSO 10

mayadhyaksena prakritih
suyate sa-caracaram
hetunanena kaunteya
jagad viparivartate

“O Kaunteya, la Mia potenza illusoria, sotto la Mia dire­zione, dà nascita a questo universo di esseri mobili e immobili. Dal momento che ogni oggetto creato è sogget­to a distruzione, l’universo viene creato ripetutamente”.

VERSO 11

avajananti mam mudha
manusim tanum asritam
param bhavam ajananto
mama bhuta-mahesvaram

“Le persone blasfeme sono incapaci di comprendere il fatto che la Mia forma divina dalle fattezze umane sia la Mia perfetta e trascendentale forma suprema, e considerano Me, il Signore Supremo di tutti gli esseri, un sempli­ce essere umano”.

VERSO 12

moghasa mogha-karmano
mogha-jnana vicetasah
raksasim asurim caiva
prakritim mohinim sritah

“Questi sciocchi sono pieni di speranze frustrate, compio­no sforzi inutili e la loro conoscenza è arida e sterile. Privi di coscienza, sviluppano una mentalità atea di natura ignorante e passionale, e divengono soggetti all’illusione”.

VERSO 13

mahatmanas tu mam partha
daivim prakritim asritah
bhajanty ananya-manaso
jnatva bhutadim avyayam

“Ma, o Partha, le grandi anime si rifugiano nella natura divina e virtuosa. Con cuore immacolato, esse rendono un servizio d’amore esclusivamente a Me: Krishna, dalle fattezze umane, sapendo che Io, in questa forma eterna, sono la causa originaria di tutti gli esseri”.

VERSO 14

satatam kirtayanto mam
yatantas ca dridha-vratah
namasyantas ca mam bhaktya
nitya-yukta upasate

“Senza considerare che il tempo, il luogo e le circostanze siano puri o impuri, queste grandi anime sono costante­mente assorte nel cantare o narrare le glorie del Mio santo

nome, della Mia forma, delle Mie qualità e dei Miei diver­timenti. Esse si concentrano esclusivamente con molta attenzione nel cercare di comprendere la Mia natura, personalità ed espansioni. Seguono rigidamente le regole e le ingiunzioni indicate per il canto del santo nome ed osser­vano i giorni santi come Ekadashi. I devoti Mi adorano attraverso la via trascendentale del servizio devozionale (bhakti-yoga), seguendo tutte le pratiche devozionali, che cominciano con l’offrire i loro omaggi a Me, con l’ardente desiderio di avere in futuro una relazione eterna con Me”.

VERSO 15

jnana-yajnena capy anye
yajanto mam upasate
ekatvena prithaktvena
bahudha visvato-mukham

“Anche gli adoratori sulla via della conoscenza adorano solo Me, in modi differenti. Qualcuno di loro medita sul­l’essere uno con Me, qualcun’altro sull’unità dei semidei con Me, altri ancora sulla Mia unità con le diverse opu­lenze universali”.

VERSO 16

aham kratur aham yajnah
svadhaham aham ausadham
mantro ‘ham aham evajyam
aham agnir aham hutam

“Io sono il sacrificio Vedico Jyotisthoma e i cinque sacrifici ai semidei Vishva-deva ed altri come ingiunto nelle scrit­ture Smriti. Sono l’oblazione agli antenati, l’offerta propi­zia del raccolto autunnale e il mantra. Io sono gli ingre­dienti sacrificali, come il burro chiarificato, sono il fuoco consacrato e Io solo sono l’atto di offrire il sacrificio”.

VERSO 17

pitaham asya jagato
mata dhata pitamahah
vedyam pavitram omkara
rik sama yajur eva ca

“Sono il Padre di questo universo, la Madre, Colui che concede i frutti delle azioni, l’Antenato e l’Oggetto della conoscenza. L’agente purificante Om, il Rig, il Sama e lo Yajur-Veda; certamente sono tutto ciò”.

VERSO 18

gatir bharta prabhuh saksi
nivasah saranam suhrit
prabhavah pralayah sthanam
nidhanam bijam avyayam

“Certamente sono la meta di ognuno, il mantenitore, il controllore, il testimone, il rifugio, il guardiano e l’amico più caro. Sono la creazione, la dissoluzione e il sostegno. Sono il recipiente e il seme originario, così come l’eterna Persona Suprema”.

VERSO 19

tapamy aham aham varsam
nigrihnamy utsrijami ca
amritam caiva mrityus ca
sad asac caham arjuna

“O Arjuna, Io, sotto forma di sole, concedo il caldo duran­te l’estate e, durante la stagione delle piogge, faccio cade­re la pioggia e talvolta la interrompo. Senza dubbio, Io sono la liberazione e la morte, ed ogni cosa grossolana o sottile”.

VERSO 20

trai-vidya mam soma-pah puta-papa
yajnair istva svar-gatim prarthayante
te punyam asadya surendra-lokam
asnanti divyan divi deva-bhogan

“Le persone che eseguono i sacrifici rituali interessati pre­scritti nei Veda adorano il Signore Indra e altri semidei. Di fatto, costoro adorano solo Me, ma in modo indiretto. Bevono gli avanzi sacrificali del Soma, si purificano dai peccati e pregano per raggiungere il piano paradisiaco. Come risultato della loro religiosità, raggiungono il para­diso e godono di piaceri celestiali”.

VERSO 21

te tam bhuktva svarga-lokam visalam
ksine punye martya-lokam visanti
evam trayi-dharmam anuprapanna
gatagatam kama-kama labhante

“Dopo aver goduto di grandi delizie paradisiache, con l’esaurimento dei loro meriti pii, tornano nuovamente a nascere in questo mondo mortale. In questo modo, le persone lussuriose, che seguono le ingiunzioni vediche per l’adorazione dei semidei, vanno e vengono: nascono e muoiono ripetutamente in questo mondo materiale”.

VERSO 22

ananyas cintayanto mam
ye janah paryupasate
tesam nityabhiyuktanam
yoga-ksemam vahamy aham

“Io Mi assumo personalmente tutta la responsabilità di supplire alle necessità e di proteggere i devoti che dipen­dono totalmente da Me, che sono sempre assorti nel pen­sare a Me e che Mi adorano esclusivamente”.

VERSO 23

ye ‘py anya-devata-bhakta
yajante sraddhayanvitah
te ‘pi mam eva kaunteya
yajanty avidhi-purvakam

“O Kaunteya, le persone che hanno sviluppato fede nei semidei e devotamente li adorano, certamente adorano anche Me, ma impropriamente”.

VERSO 24

aham hi sarva-yajnanam
bhokta ca prabhur eva ca
na tu mam abhijananti
tattvenatas cyavanti te

“Dal momento che non Mi riconoscono come unico bene­ficiario e come Colui che dà la ricompensa di ogni sacri­ficio, subiranno ancora la nascita, la malattia, l’infermità e la morte”.

VERSO 25

yanti deva-vrata devan
pitrin yanti pitri-vratah
bhutani yanti bhutejya
yanti mad-yajino ‘pi mam

“Coloro che adorano i semidei raggiungeranno il corri­spondente semidio, coloro che adorano gli antenati andranno nel piano dei loro avi, mentre gli adoratori dei fantasmi si trasferiranno nel piano spettrale. Coloro che invece adorano Me, senza dubbio verranno a Me”.

VERSO 26

patram puspam phalam toyam
yo me bhaktya prayacchati
tad aham bhakty-upahritam
asnami prayatatmanah

“Se qualcuno Mi offre con devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell’acqua, Io accetto e reciproco con tutto il cuore quest’offerta fatta dal Mio devoto, il cui cuore è stato purificato dal suo amore e affetto per Me”.

VERSO 27

yat karosi yad asnasi
yaj juhosi dadasi yat
yat tapasyasi kaunteya
tat kurusva mad-arpanam

“O Kaunteya, qualunque azione tu compia, ordinaria o religiosa, qualunque cosa tu mangi, qualunque cosa tu offra in sacrificio, qualunque cosa tu doni in carità e qualsiasi voto tu prenda, fai tutto come offerta a Me”.

VERSO 28

subhasubha-phalair evam
moksyase karma-bandhanaih
sannyasa-yoga-yuktatma
vimukto mam upaisyasi

“In questo modo, nonostante tu svolga i tuoi doveri, siano essi ordinari o religiosi, sarai liberato dalla schia­vitù dei risultati dell’azione, siano essi propizi o non. Rimanendo internamente indifferente ai frutti di tutte le tue azioni, ti distinguerai persino tra le anime liberate e procederai direttamente verso di Me”.

VERSO 29

samo ‘ham sarva-bhutesu
na me dvesyo ‘sti na priyah
ye bhajanti tu mam bhaktya
mayi te tesu capy aham

“Io sono disposto equamente verso tutte le anime, quindi nessuno è Mio nemico o Mio amico. Tuttavia, coloro che Mi offrono con amore il loro servizio devozionale, sono legati a Me dal loro affetto e anch’Io sono legato a loro dal vincolo dell’affetto”.

VERSO 30

api cet su-duracaro
bhajate mam ananya-bhak
sadhur eva sa mantavyah
samyag vyavasito hi sah

“Perfino una persona che compie pratiche estremamente abominevoli, se abbandona tutte le occupazioni non devozionali di sfruttamento e rinuncia e si impegna con cuore puro al Mio servizio devozionale, è venerabile come un vero santo poiché ha abbracciato il piano di vita perfetto”.

VERSO 31

ksipram bhavati dharmatma
sasvac-chantim nigacchati
kaunteya pratijanihi
na me bhaktah pranasyati

“Queste persone così degradate si adornano molto rapi­damente di qualità virtuose ed ottengono la tranquillità eterna. O figlio di Kunti, dichiaralo, proclamalo: il Mio devoto non sarà mai vinto!”

Oppure:

“O Arjuna, prometti al pubblico che i miei servitori, esclusivamente devoti, non andranno mai in rovina. Colui che dichiara questo diverrà velocemente virtuoso ed otterrà veramente la divina grazia eterna”.

Commento

La seconda interpretazione di questo verso fu rivelata a Shrila Bhaktivinoda Thakura in sogno.

Nello Shrimad-Bhagavatam (11.11.32) il Signore Shri Krishna dice:

àjnàyaivam gunàn dosan mayadistan api svakàn dharmàn samtyajya yah sarvan mam bhajet sa ca sattamah

“Le vere persone oneste sono coloro che si sono lascia­te alle spalle ogni forma di dovere che lo stesso ho racco­mandato nelle Scritture per la gente comune. Sebbene siano Mie direttive, loro le oltrepassano e vengono a servirMi amorevolmente. Loro sono uomini veramente onesti”.

Nella società si deve obbedire alla legge, ma ci sono anche situazioni nelle quali bisogna scavalcare la legge per mostrare fedeltà al re. Se qualcuno rischia la propria vita e reputazione e, scavalcando la legge generale, entra nelle stanze reali per combattere un assassino, sarà consi­derato il migliore e più fedele servitore. Similmente, il Signore sta dicendo: “Ho già dato delle direttive per la gente in generale. Fate questo, non fate quest’altro, non violate queste leggi ecc… Ma se per il Mio interesse qual­cuno si assume il rischio di commettere un peccato, allora dovrebbe essere considerato il migliore tra tutti i Miei devoti. Per cui, Arjuna, vai e dichiaralo, prometti alla gente che l’ananya-bhak (9.30), la persona esclusivamente devota, non andrà mai incontro alla rovina. Allora tu otterrai il beneficio. Tu diventerai dharmatma, religioso, ed otterrai l’eterna felicità divina. Gli ananya-bhak, i devoti esclusivi, hanno già oltrepassato la soglia del dharma, lo standard dell’ubbidienza e si sono assunti il rischio di but­tarsi totalmente al Mio servizio. Sarva dharman parityajya mam ekam saranam vraja (18.66). Non si pone per loro nuo­vamente la questione di diventare virtuosi o religiosi. Hanno sorpassato il dharma molto tempo fa e si sono assunti il rischio di entrare in prema-dharma, il Mio servi­zio d’amore, rifiutando sia le attività pie che quelle colpe­voli”.

VERSO 32

mam hi partha vyapasritya
ye ‘pi syuh papa-yonayah
stryò vaisyas tatha sudras
te ‘pi yanti param gatim

“O figlio di Pritha, anche persone di bassa nascita dal lignaggio degradato, come le donne, i mercanti (vaishya) o i lavoratori (shudra) ottengono la destinazione suprema rifugiandosi completamente in Me”.

VERSO 33

kim punar brahmanah punya
bhakta rajarsayas tatha
anityam asukham lokam
imam prapya bhajasva mam

“Chi può dunque dubitare che i pii brahmana e gli ksha­triya otterranno la meta suprema adottando la via della devozione? Impegnati quindi con fermezza al Mio servizio devozionale, dal momento che tu hai ottenuto questo temporaneo e miserabile corpo umano dopo aver attra­versato molte nascite”.

VERSO 34

man-mana bhava mad-bhakto
mad-yaji mam namaskuru
mam evaisyasi yuktvaivam
atmanam mat-parayanah

“DamMi il tuo cuore, dedicati al Mio servizio devozionale e assorbiti nella Mia Adorazione. Offri prostrati omag­gi solo a Me. In questo modo, con la mente e il corpo dedicati al Mio servizio, rifugiandoti completamente in Me, certamente Mi raggiungerai”.

Fine del capitolo nono

Il tesoro nascosto dalla santa conversazione tre Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo decimo

Vibhuti-yoga – Il grande tesoro

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
bhuya eva maha-baho
srinu me paramam vacah
yat te ‘ham priyamanaya
vaksyami hita-kamyaya

Il Signore Supremo disse: “O Arjuna dalle braccia possen­ti, ascolta ancora una volta la Mia divina esposizione. Parlerò solo poiché desidero il tuo bene, perché Mi sei molto caro”.

VERSO 2

ne me viduh sura-ganah
prabhavam na maharsayah
aham adir hi devanam
maharsinam ca sarvasah

“Né i semidei né i grandi saggi possono comprendere la Mia unica, eccelsa nascita divina in questo mondo, perché Io sono l’origine primordiale di tutti loro”.

VERSO 3

yo mam ajam anadim ca
vetti loka-mahevsaram
asammudhah sa martyesu
sarva-papaih pramucyate

“Colui che riconosce Me, il figlio di Devaki, come non­nato, l’origine di ogni cosa e il Signore Supremo di tutti gli esseri, si libera veramente dall’illusione e da ogni peccato”.

VERSI 4-5

buddhir jnanam asammohah
ksama satyam damah samah
sukham duhkham bhavo ‘bhavo
bhayam cabhayam eva ca

ahimsa samata tustis
tapo danam yaso yasah
bhavanti bhava bhutanam
matta eva prithag-vidhah

L’intelligenza, la conoscenza, la tranquillità, la tolleran­za, la veridicità, la capacità di controllare i sensi sia inter­namente che esteriormente, la felicità, l’infelicità, la nascita, la morte, la paura, il coraggio, la non-violenza, l’equa­nimità, la soddisfazione, le penitenze, la carità, la fama e I’infamia: tutti questi vari attributi degli esseri viventi ori­ginano solo da Me”.

VERSO 6

maharsayah sapta purve
catvaro manavas tatha
mad-bhava manasa jata
yesam loka imah prajah

“I sette grandi saggi guidati da Marici e, prima di loro, i quattro saggi brahmana guidati da Sanaka, così come i quattordici Manu, ossia i progenitori guidati da Svayambhuva, sono tutti investiti di potere da Me e sono nati dalla Mia espansione mentale, il Signore Brahma, conosciuto come Hiranyagarbha. L’intera popolazione dell’universo (siano brahmana, kshatriya, vaishya o shu­dra) discende da questi patriarchi”.

VERSO 7

etam vibhutim yogam ca
mama yo vetti tattvatah
so ‘vikalpena yogena
yujyate natra samsayah

“Colui che è pienamente a conoscenza della Mia opulen­za e della Mia potenza mistica e sa che posso essere rag­giunto solo attraverso la devozione esclusiva, si impegna al mio servizio con risoluta convinzione. Di questo non c’è dubbio”.

VERSO 8

aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matvabhajante mam
budha bhava-samanvitah

“Io sono Krishna, il Dolce Assoluto. Sono l’origine dell’a­spetto onnicomprensivo dell’Assoluto, di quello onniper­vadente e anche dell’aspetto personale dell’Assoluto; sono il controllore di tutte le energie, colui che ispira il rispetto di tutti: il Signore Narayana di Vaikuntha. Ogni cosa emana da Me solo: tutti gli universi di natura mate­riale e spirituale, tutte le vie e i rispettivi obiettivi, ogni intento e ogni ottenimento, così come le scritture Vediche che guidano il culto di ognuno. Meditando su questo mistico tesoro nascosto, le anime virtuose, benedette da un fine intelletto teista, oltrepassano i canoni dei doveri prescritti e, abbracciando la via sovrana della devozione d’amore spontaneo, raga-marga, adorano Me per sem­pre”.

Commento

I versi dall’ottavo all’undicesimo sono i quattro versi principali della Shrimad Bhagavad-ghita. La sostanza ontologica del libro è contenuta all’interno di questi quat­tro versi essenziali, che cominciano con aham sarvasya prabhavo: “Ogni cosa emana da Me”.

Nello Shrimad-Bhagavatam (1.2.11), le tre principali concezioni dell’Assoluto sono date come Brahman, Paramatma e Bhagavan. Il Brahman è l’aspetto onnicomprensivo dell’Assoluto, il Paramatma è l’aspetto onniper­vadente dell’Assoluto e Bhagavan è l’aspetto personale dell’Assoluto. La definizione generica della parola Bhagavan viene data come segue:

aisvaryasya samagrasya viryasya yasasah sriyah jnana-vairagyayos caiva sannàm bhaga itingana (Visnu Purana 6.5.47)

Bhagavan, il Signore Supremo, è qui definito come “Colui che è inseparabilmente colmo delle sei inconcepi­bili qualità di ricchezza, potenza, fama, bellezza, conoscenza e rinuncia”.

La caratteristica di Bhagavan, in veste del Signore Narayana, è che tutti i tipi di potenze sono controllate personalmente da Lui. Ma Shrila Jiva Goswami ci ha dato un’interpretazione speciale particolarmente fine: Bhagavan significa bhajaniya guna-vishishta; la Sua natura è tale che chiunque venga a contatto con Lui non può fare a meno di servirLo. Nessuno può resistere alla spinta di adorare e venerare la Sua incantevole personalità. Nella veste del Signore Krishna, Egli attrae l’amore di ognuno.

Quindi, con la parola sarvasya, il Signore Krishna indi­ca: “Io sono svayam Bhagavan, il Signore Supremo in Persona. Sono l’origine non solo del Brahman, l’aspetto onnicomprensivo, e del Paramatma, l’aspetto onniperva­dente, ma sono anche l’origine del Controllore di tutte le potenze, che ispira il rispetto di tutti: il Signore Narayana di Vaikuntha”.

Mattah sarvam pravartate: “Ogni intenzione e ogni movimento cominciano da Me, inclusi i metodi per i quali tutti Mi adorano e Mi servono con devozione”.

nayam atma pravacanena labhyo na medhaya na bahuna srutena yam evaisa vrnute tena labhyas tasyaisa atma vivrnute tanum svam (Kathopanisad 1.2.23)

“Il Signore non può essere conosciuto attraverso una copiosa logica, l’uso dell’intelligenza o un profondo stu­dio delle Scritture. Tuttavia Egli Si rivela personalmente all’anima che, ansiosa di impegnarsi al Suo servizio devozionale, Lo prega per la Sua misericordia”.

Mattah sarvam pravartate: “Io sono il primo a rivelare al pubblico: “AdorateMi in questo modo”. Io appaio come guru e, attraverso di lui, adoro Me stesso.

Nello Shrimad-Bhagavatam, il guru è descritto dal Signore come la Sua manifestazione diretta.

acaryam mam vijàniyàn nàvamanyeta karhicit

na martya buddhyàsúyeta sarva deva-mayo guruh (Bhag. 11.17.27)

(Il Signore Shri Krishna dice al Suo devoto, Uddhava:) “Dovresti riconoscere il maestro spirituale autentico come identico a Me. Non disonorarlo mai. La natura di Gurudeva è divina e non dovrebbe mai essere invidiato e giudicato secondo la propria concezione mondana di tempo, luogo e circostanze”.

Inoltre, la potenza più fine del Signore è Shrimati Radharani. Ovviamente, ci sono molti altri eterni compa­gni, ma il livello più elevato di servizio devozionale è rappresentato da Shrimati Radharani. Quindi il Signore dice: “La Mia adorazione è mostrata da Me. Io, in veste della Mia potenza, adoro Me stesso. Iti matva bhajante mam: capendo questa concezione, il devoto verrà ad adorarMi, sempre sotto la direzione della Mia migliore adoratrice, la Mia più sottile potenza e rappresentazione: Radharani o Gurudeva. Scavalcando Lei, la forma di ser­vizio a Me più elevata e desiderabile non è possibile”.

Viene qui introdotto radha-dasyam: il servizio a Shrimati Radharani. Solo coloro che sono benedetti con una divina intelligenza saranno in grado di apprezzare ciò, e non quelle persone che acquisiscono la loro intelli­genza da questa dimensione mayika (illusoria), il mondo dei concetti erronei. In questo verso, la parola budhah si riferisce a sumedhasah come descritto nello Shrimad­Bhagavatam (11.5.32): le persone con una fine intelligen­za teista si risvegliano alla diretta connessione con il piano trascendentale. La guida interiore e la direzione che ricevono è il risultato dei sukriti, i meriti divini acqui­siti attraverso la compagnia dei puri devoti. Bhava-saman­vitah significa raga-samanvitah (anuraga) amore e attrazione che è affinità, che nasce non seguendo rigidamente le regole scritturali, o estraendola dal piano delle perdite e dei guadagni, ma da bhava, la divina ispirazione interio­re. La devozione di quell’alto livello è completamente priva di calcolo (jnana-shunya bhakti), come descritta da Shrila Rupa Goswami nel Shri Bhakti-rasamrita-sindhu:

anyàbhilàsita sunyam jnàna-karmàdy anàvrtam ànukúlyena krsnanusilanam bhaktir uttama (B.r.s. 1.1.9)

“La devozione suprema compiace i desideri trascen­dentali del Signore Krishna ed è libera dalle coperture esterne di qualunque intento basato sull’azione o sulla conoscenza”.

La linea della devozione spontanea, conosciuta come raga-marga, è il livello più raro ed elevato di devozione. In quella linea, guidato da un Guru qualificato, un elevato puro devoto può gradualmente venire a rendere servizio a un leader di uno dei gruppi dei compagni personali di Krishna che serve il Signore nei Suoi divertimenti in una relazione amichevole (sakhya-rasa), genitoriale (vatsalya­rasa) o coniugale (madhura-rasa). A Vrindavana il Signore viene servito con devozione spontanea dai Suoi amici Come Subala Sakha e dai Suoi genitori, Nanda Maharaj e Madre Yashoda. Le gopi come Lalita e Vishaka Lo servo­no con amore coniugale. Ma tra tutti i Suoi compagni, e tra tutte le gopi, il tipo più elevato di amorevole servizio divino è reso al Signore da Shrimati Radharani. L’acme del raga-marga è quindi rendere servizio a Radharani (radha-dasyam). Questa è la meta suprema della Rupanuga Gaudiya Sampradaya, i seguaci della pura devozione come è stata insegnata da Shrila Rupa Goswami Prabhupada, nella linea del Signore Shri Chaitanya Mahaprabhu.

VERSO 9

mac-citta mad-gata-prana
bodhayantah parasparam
kathayantas ca mam nityam
tusyanti ca ramanti ca

I devoti che sono abbandonati a Me Mi considerano come la loro vita ed anima, e discutono continuamente nettaree storie su di Me gli uni con gli altri, scambiando­si l’estasi della devozione per Me. Assaporano costante­mente la dolcezza della loro relazione divina con Me in accordo alle loro rispettive nature interiori di servitori, amici, genitori o consorti”.

Commento

Il Signore Supremo Shri Krishna dice a proposito dei Suoi puri devoti, mac-citta mad-gata-prana: “Io sono nel più profondo dei loro cuori, in ogni loro pensiero. La loro intera energia, la loro intera vita, è dedicata alla Mia sod­disfazione. Nella loro vita privata conversano di Me per illuminarsi l’un l’altro e anche in pubblico amano sempre parlare di Me e di nient’altro. In ogni momento, luogo e circostanza Io sono l’unico soggetto delle loro discussio­ni”.

Tushyanti ca: “Trovano molta soddisfazione”. Fino alla relazione divina genitoriale (vatsalya-rasa) c’è un senti­mento di soddisfazione. Ed oltre, ramanti ca: “Come una moglie beneficia di una relazione coniugale con suo mari­to, similmente i devoti quando parlano di Me provano l’estasi della Mia intima compagnia”. Questo è stato spiegato anche da Shrila Vishvanatha Chakravarti Thakura, Shrila Baladeva Vidyabhusana e Shrila Bhaktivinoda Thakura.

VERSO 10

tesam satata-yuktanam
bhajatam priti-purvakam
dadami buddhi-yogam tam
yena mam upayanti te

“A quei devoti che sono costantemente dedicati a Me e che si impegnano al Mio servizio mossi dal loro amore per Me, Io concedo l’ispirazione divina interiore grazie alla quale possono avvicinarsi a Me e renderMi vari inti­mi servizi”.

Commento

In questo verso, il Signore dice: “I Miei servitori più elevati (i sentimenti dei quali sono stati descritti nel verso precedente con la parola ramanti) sono continuamente impegnati (satata-yukta) al Mio servizio in relazione coniugale (madhura-rasa) con sentito amore (bhajatam priti-purvakam)”. Egli dice quindi che darà loro ulteriore ispirazione interiore “grazie alla quale potranno venire a Lui” (yena mam upayanti te). L’affermazione del Signore Krishna che darà loro ulteriore ispirazione grazie alla quale essi potranno venire a Lui, appare ridondante dal momento che già in questo e nel verso precedente il ser­vizio dei devoti è stato descritto come eterno (con le paro­le nityam e satata-yukta). Quindi, nell’espressione mam upayanti te (“Loro verranno a Me”), la parola upayanti deve essere definita come parakiya-bhavena-upapati. Pati significa marito, e upapati significa amante: “A coloro che sono già entrate in relazione divina con Me come moglie (ramanti), Io dono la speciale ispirazione di venire a Me come amanti (upapati)”.

A Vrindavana il Signore Krishna non è considerato un marito legittimo, ma il Signore del cuore, perfino oltre alla relazione coniugale (parakiya-rasa). Ingannando i loro mariti, le gopi di Vrindavana si uniscono a Krishna. Esse non permettono a nessuno di frapporsi tra loro e Krishna. Non possono nemmeno permettere l’interferenza dei regolamenti scritturali e della legge sociale, perché la posizione di Krishna è assoluta, e una tale relazione è per Lui più gustosa. Questo è Vrindavana bhajana e questo è il significato di upapati.

“La Mia relazione con loro è indipendente da ogni cosa concepibile. Oltrepassa la legge, la società, le scrittu­re… ogni cosa. È la più innata e naturale e non richiede alcuna sanzione sociale o scritturale. Io dico loro: “Potete mostrare un rispetto formale verso tutte queste restrizio­ni e vivere nella società. Ma nel più profondo dei vostri cuori, voi siete Mie”. Questa è l’ispirazione speciale e la visione interiore che Io dò a queste devote (yena mam upayanti te). Esteriormente esistono regole sociali e scritturali, ma la Mia posizione è al di là e al di sopra di esse. I Veda sono le Mie istruzioni, date per il beneficio delle masse che hanno deviato da Me. Ma la Mia divina rela­zione con ogni cosa è intrinseca e indipendente. Non richiede alcun riconoscimento da nessuno. Tale relazione è suprema. È la costante. È al di là di tutte le leggi e delle convenzioni sociali dettate dai Veda; piuttosto, tutti i Veda ricercano questa ideale posizione divina. Nella sezione dello Shrimad-Bhagavatam che si rapporta con il rasa-lila, i Veda implorano perdono: “Noi che dovremmo generalmente dare informazioni su di Te, non siamo stati in grado di descriverTi nel modo in cui Ti stiamo speri­mentando qui ora. Adesso abbiamo capito che abbiamo commesso un’offesa, poiché non abbiamo distribuito questo rasa-lila, questo vraja-lila, alle persone”.

Come pali indicatori, tutte le scritture rivelate stanno solo mostrando la direzione; ma dove, come? “Non lo sappiamo”. Dicono solo: “In questa direzione può essere reperibile”.

Ovunque, ogni cosa appartiene a Lui. Per colui che ha realizzato questo, tutte le tendenze per il piacere sensua­le e per lo sfruttamento sono sradicate. Per esempio, una donna nubile può avere l’opportunità di venire avvicina­ta da molti, ma per coloro che sono sposate ci sono meno possibilità, perché appartengono a qualcuno. Similmente, quando saremo in grado di riconoscere che ogni cosa esi­ste solo per la soddisfazione di Krishna, ci accorgeremo che tutte le nostre tendenze per lo sfruttamento sono sva­nite per sempre. Non rimarrà nulla da utilizzare per il piacere dei nostri sensi. Sentiremo molto profondamente nei nostri cuori che ogni cosa esiste solo per la Sua soddi­sfazione, e non ci sarà spazio per alcun tipo di sfruttamento. Anche noi siamo inclusi: anche la nostra esistenza è solo per la Sua soddisfazione. Ogni cosa è intesa per il Suo divertimento divino (lila) e non c’è spazio per i diver­timenti di nessun altro. Tutti sono inclusi in quell’unico lila. Non ci sarà più alcun abuso quando impareremo la corretta funzione di ogni cosa. Lui è il proprietario, e il Suo dominio è assoluto. Le Scritture, la società e la legge designano: “Questo è tuo, quello è di un altro e quello appartiene a un terzo gruppo”; è come un affitto tempo­raneo, ma la proprietà permanente è Sua sotto ogni aspet­to. Tutti gli altri (possessori e proprietà, maestri e servitori) sono tutti relativi e sanciti da Lui solo per il tempo pre­sente. Il Proprietario, Possessore e Beneficiario Assoluto è Lui solo. Solo quando giungeremo a una tale conclusione, sarà possibile la completa purificazione dei nostri cuori.

Tutti credono di essere maestri in svariati campi, ma è tutto una malattia del cuore (hrid-rogam). Questa conce­zione nasce da uno stato malato della coscienza. In uno stato di salute, quando il cuore è sano, possiamo vedere il Tutto Supremo e che ogni cosa esiste solo per la Sua sod­disfazione.

VERSO 11

tesam evanukampartham
aham ajnana-jam tamah
nasayamy atma-bhava-stho
jnana-dipena bhasvata

“Mosso a compassione per loro, Io, situato all’interno del cuore di tutti gli esseri viventi, dissipo le tenebre dell’i­gnoranza con la radiosità della conoscenza”.

Oppure:

“Sono conquistato dall’amore di quei devoti situati nella posizione più elevata della devozione d’amore spontaneo che volontariamente hanno rifiutato quella conoscenza che ostacolerebbe il loro affetto divino (jnana-shunya prema-bhakti). Quindi, quando sono afflitti dall’oscurità divorante nata dalla pena della separazione dal loro Signore, lo distruggo le tenebre della loro agonia di sepa­razione concedendo loro l’illuminazione interiore di incontrarMi personalmente”.

Commento

Per questo verso viene sempre data l’interpretazione generica: “Mosso a compassione per loro, Io, situato all’interno del cuore di tutti gli esseri viventi, dissipo le tenebre dell’ignoranza con la radiosità della conoscenza”. Ma se apprezziamo la devozione pura, non calcolata (jnana-shunya-bhakti), l’affermazione del Signore qui può ancora apparire ridondante e inconsistente. Dal momen­to che questi elevati devoti sono già ammessi a svolgere un servizio continuativo e non adulterato e, persino al di là di questo, sono situati nel piano del puro amore spon­taneo e automatico (raga-marga), come può essere armo­nizzato che il Signore distruggerà ora, nello stadio più elevato, la loro ignoranza (tamah) che nasce dal frainten­dimento (ajnana jam), dando loro conoscenza (jnana)? /nana è solo una coperta, una futile, limitata concezione dell’Infinito Assoluto (jnana karmady anavrtam… bhaktir uttama). Quando hanno ottenuto la devozione priva della copertura della conoscenza (jnana-shunya-bhakti), perché dovrebbero ritornare ancora a quella conoscenza (jnana)? Nel suo commentario, Shrila Vishvanatha Chakravarti Thakura ha spiegato che questa conoscenza è straordina­ria (vilakshanam), ma non è entrato nel dettaglio specifico. Per chiarire questo punto abbiamo dato la spiegazione che segue.

Il lamento e l’illusione sono generalmente riconosciuti come sintomi dell’influenza dell’ignoranza (tamo-guna). Nel jnana-shunya-bhakti, i devoti elevati che considerano Krishna non come il Dio Supremo, ma come un amico, un figlio, o un amante, sperimentano il lamento e l’illusione, ma questo è solo apparentemente ignoranza. Infatti, è il dolore della separazione divina. Essi lamentano: “Dove sei andato?”

In questo verso, l’affermazione del Signore, tesham-eva­nukampartham significa generalmente “Fortunatamente per loro” o “Per favorire loro (Io dissipo le loro tenebre, ecc…)”. Ma può anche essere interpretato: “Io voglio il loro favore. Aspiro al favore di quei devoti dell’ordine più elevato”.

Il Signore dice anche nello Shrimad-Bhagavatam (10.82.44):

mayi bhaktir hi bhútànàm amrtatvàya kalpate distya yad asin mat-sneho bhavatìnàm mad-àpanah

“La devozione per Me è l’unico mezzo per gli esseri viventi di ottenere la vita eterna. O gopi, per vostra fortu­na, il vostro amore ed affetto per Me è la sola ragione per la quale voi ottenete la Mia compagnia”.

Questo è il significato generale. Invece, nel Shri Chaitanya Charitamrita, Shrila Krishnadasa Kaviraja Goswami ha estratto il significato interiore, che è proprio l’opposto:

“Attraverso la devozione, tutti vogliono che Io li aiuti ad ottenere il beneficio eterno e, se hanno una connessio­ne con Me, si considerano fortunati. Ma Io considero Me stesso fortunato perché sono venuto a contatto con il pre­zioso affetto che ho trovato nei vostri cuori. Per Mia for­tuna, ho ottenuto la vostra compagnia”.

Quindi, qui nella Shri Ghita, il Signore sta dicendo tesham evanukampartham: essendo conquistato dall’amore di quei devoti, quando non posso tollerare la loro pena per la separazione, accorro per soddisfarli e rivelo a loro con una luce speciale, con una coscienza speciale: “Sono ritornato da voi: guardateMi ora”. Con intensa brillantez­za (jnana-dipena) Io mostro loro la Mia presenza quando hanno molto bisogno di Me e allievo il dolore della sepa­razione”.

Atma-bhava-staha: Egli Si rivela in accordo alla divina relazione che i devoti hanno con Lui (rasa): ad un amico, come un amico; ad una madre, come un figlio; ad una moglie, come marito; e alle innamorate, come un amante.

Dopo che Shri Chaitanya Mahaprabhu lasciò casa e accettò l’ordine di rinuncia, il sannyasa, Madre Saci non poté tollerare la profonda separazione e cominciò a piangere. Sacidevi stava preparando deliziose preparazioni, offrendole alla Divinità e piangendo: “Dov’è il mio Nimai? Lui è molto affezionato a queste vivande, sono i Suoi piatti preferiti e Nimai non è qui”. Improvvisa­mente, il Signore Chaitanya arrivò e cominciò a mangia­re. Sacidevi esclamò: “Oh, Nimai sta mangiando!” e per il momento la sua sofferenza per la separazione fu alleviata. Un momento dopo, riconsiderò: “Ho visto Nimai mangiare? Ma ora è un sannyasi a Jagannatha Puri, percui come ha potuto venire qui? L’ho servito? Ci deve esse­re uno sbaglio”. Esaminò ancora le pentole per vedere se c’era ancora del cibo. Trovandole vuote, cominciò a congetturare se magari un cane o un qualche altro animale fossero venuti a mangiare. Ma in quel momento, Nimai era effettivamente venuto e Madre Saci Lo vide in piena luce diurna. Questa illuminazione è trascendentale, e non è la “conoscenza” (jnana) che è generalmente conosciuta nel nostro vocabolario.

L’acme del teismo è parakiya-rasa. Parakiya significa “di un altro”. In ogni relazione divina (rasa), il Signore cattu­ra tutto. Tutta Vrindavana, dove ognuno segue la via del­l’amore (raga-marga), è infusa di parakiya-rasa. Gli amici di Krishna qualche volta dicono: “Qualcuno sostiene che Krishna sia un residente di Mathura. Dicono che sia figlio di Vasudeva e che presto andrà a Mathura. Dicono che non è nostro amico! Perderemo davvero la Sua compa­gnia? Come potremo allora vivere in questa giungla e pascolare le mucche?” Sperimentano questa apprensione: “Possiamo perderLo in ogni momento”. Questo intensifi­ca il loro servizio amichevole per Lui.

Similmente, Madre Yashoda dice: “Qualcuno dice che Krishna non è mio figlio, che è il figlio di Devaki. Cosa significa? Non potrò mai ammetterlo. Lui è figlio mio!” Questa idea aumenta l’affetto di Yashoda per Krishna: “Posso perderLo? Come vivrò allora?” Quindi il parakiya­rasa enfatizza la rarità della relazione di Krishna, perché la possibilità di perdere la Sua compagnia è sempre sullo sfondo. Ma l’intensità più elevata di servizio si trova nel campo madhura-rasa (coniugale). Negli altri rasa c’è l’idea dell’incertezza dovuta al fatto che Egli possa “andare via”, ma nella relazione coniugale nella dimora divina di Vrindavana, le consorti oltrepassano le direttive delle scritture e della società, che guidano ognuno a mantener­si fedeli alle regole della vita matrimoniale (svakiya). Parakiya (“di un altro”) è stato accettato nella scienza della devozione come la concezione più elevata, al di sopra di svakiya (“appartenente”), perché le sanzioni sociali e scritturali sono generalmente una concezione stantia. Parakiya, ossia la relazione tra amanti, è necessa­ria per ingannare coloro che reclamano il possesso di un altro, come il marito per la moglie, o i genitori per il figlio. Nella connessione normalmente accettata (svakiya), la relazione è molto facile, ma oltrepassare la giurisdizione delle scritture e della società, come un amante, significa un rischio più grande, come commettere un peccato. Questa relazione è molto rara e la rarità ne aumenta l’in­tensità e il valore. L’idea di ingannare il “possessore” per favorire il “non-possessore” è una bellissima concezione ornamentale. In realtà, nel caso di Krishna non può esi­stere alcuna relazione d’amante, perché in verità Egli è il proprietario di ogni cosa. Ma l’arrangiamento divino è modellato in questo modo per intensificare la devozione interna dei devoti per il Signore, proprio come il cibo appare più gustoso quando si ha fame.

Nei pianeti conosciuti come Vaikuntha, la natura dell’a­dorazione del Signore Vishnu è sontuosa, maestosa, rive­renziale e ispiratrice di rispetto. Ma al di sopra di quello, la più elevata concezione di Dio è proprio di una forma e una natura umana. È affermato nel Shri Chaitanya­Charitamrita negli insegnamenti a Sanatana Goswami:

krsnera yateka khela

sarvottama nara-lila

nara-vapu tahara svarupa

gopa-vesa venukara

nava-kisora natavara

nara-lila haya anurupa

krsnera madhura-rupa suna sanatana

ye rupera eka kana

dubaya saba tribhuvana

sarva-pràni kare àkarsana

“La forma suprema di Dio è Krishna, che manifesta i Suoi eterni divertimenti divini proprio come un essere umano: un pastorello sempre giovane di Vrindavana. Egli attua i Suoi divertimenti, suonando sempre il flauto, la Sua bellezza è così incantevole e dolce, che l’intero universo straripa per un atomo di essa e tutti gli esseri sono attratti irresistibilmente a Lui”.

Lui è avvicinabile da tutti. Possiamo trovare Dio più vicino di tutto: con sembianze umane. È stato spiegato come la natura di Krishna dalle fattezze umane sia la natura suprema dell’Assoluto, in accordo al calcolo del­l’estasi (rasa) che è il modello comune di misurazione di tutti gli attributi dell’Infinito. Con lo sviluppo di shanta, dasya, sakhya, vatsalya, e madhura-rasa, e quindi parakiya (relazione neutrale, di servitù, di amicizia, genitoriale, coniugale, e quindi relazione extraconiugale), questo è scientificamente provato, senza capricci, fantasie, o fede cieca. Se seguiamo la linea del Rupanuga-bhajana (la devo­zione che segue il modello di Shrila Rupa Goswami) che origina da Shri Chaitanyadeva, si possono apprezzarne le basi scientifiche. Gli Acharya precedenti hanno lasciato per noi, passo per passo, il metodo con il quale possiamo seguire, concepire e ottenere tutte queste cose.

VERSI 12-13

arjuna uvaca
param brahma param dhama
pavitram paramam bhavan
purusam sasvatam divyam
adi-devam ajam vibhum

ahus tvam risyah sarve
devarsir naradas tatha
asito devalo vyasah
svayam caiva bravisi me

Arjuna disse: “O Signore, Tu sei la Suprema Verità Assoluta, il Supremo Rifugio e il Supremo Salvatore. I principali saggi come Devarshi Narada, Asita, Devala e Vyasa Ti hanno descritto come l’autoilluminante, l’automanifesta ed eterna Persona Suprema, il fondamento di ogni opulenza divina e l’origine dal cui gioco divino emana ogni cosa. Ora Tu dichiari personalmente che questo è vero”.

VERSO 14

sarvam etad ritam manye
yan mam vadasi kesava
na hi te bhagavan vyaktim
vidur deva na danavah

“O Keshava, accetto totalmente come vero tutto ciò che Tu mi hai detto, cominciando dalla Tua affermazione, na me viduh: ‘Loro non Mi conoscono’. O Signore, ora è confermato che nessuno, né tra i semidei né tra i demoni, conosce appieno la Tua identità”.

VERSO 15

svayam evatmanatmanam
vettha tvam purusottama
bhuta-bhavana bhutesa
deva-deva jagat-pate

“O Persona Suprema! O Padre universale! O Signore di tutti gli esseri! Signore di tutti gli dei! 0 Signore dell’universo! In virtù della Tua divina potenza cognitiva, solo Tu puoi conoscere Te stesso”.

VERSO 16

vaktum arhasy asesena
divya hy atma-vibhutayah
yabhir vibhutibhir lokan
imams tvam vyapya tistasi

“Per favore, descrivimi gentilmente tutte queste Tue per­sonali opulenze sovrannaturali, grazie alle quali pervadi tutti questi mondi”.

VERSO 17

katham vidyam aham yogims
tvam sada paricintayan
kesu kesu ca bhavesu
cintyo ‘si bhagavan maya

“O Signore Supremo della potenza mistica! Come posso conoscerTi e ricordarTi sempre? Quali sono le Tue varie forme che devo contemplare con devozione?”

VERSO 18

vistarenatmano yogam
vibhutim ca janardana
bhuyah kathaya triptir hi
srinvato nasti me ‘mritam

“O Janardana, per favore, descrivi ancora una volta i Tuoi poteri mistici e le Tue maestose opulenze, questa volta nei dettagli, perché l’ascoltare le Tue ambrosie parole e le Tue istruzioni non mi sazia mai”.

VERSO 19

sri-bhagavan uvaca
hanta te kathayisyami
divya hy atma-vibhutayah
pradhanyatah kuru-srestha
nasty anto vistarasya me

Il Signore Supremo disse: “O Arjuna, migliore dei Kuru, ti descriverò solamente le mie opulenze principali, nate dalla Mia trascendentale divina potenza cosciente e manifeste nel mondo materiale, dal momento che le Mie vaste glorie sono illimitate”.

VERSO 20

aham atma gudakesa
sarva-bhutasava-sthitah
aham adis ca madhiyam ca
bhutanam anta eva ca

“O Gudakesha, Io sono l’Anima Suprema situata come controllore all’interno dei cuori di tutti gli esseri viventi e sono l’unica causa della nascita, del sostegno e dell’anni­chilimento di tutti loro”.

VERSO 21

adityanam aham visnur
jyotisam ravir amsuman
maricir marutam asmi
naksatranam aham sasi

“Dei dodici Aditya lo sono Vishnu; dei corpi celesti sono l’intenso sole radiante; dei venti sono Marici e delle stel­le sono la Luna”.

VERSO 22

vedanam sama-vedo ‘smi
devanam asmi vasavah
indriyanam manas casmi
bhutanam asmi cetana

“Dei Veda, sono il Sama-veda; dei semidei sono il Signore Indra; dei sensi sono la mente e in tutti gli esseri sono la coscienza (la forza vitale)”.

VERSO 23

rudranam sankaras casmi
vitteso yaksa-raksasam
vasunam pavakas casmi
meruh sikharinam aham

“Degli undici Rudra sono Shankara e delle razze Yaksha e Rakshasa sono Kuvera. Degli otto Vasu sono Agni e delle montagne sono Sumeru”.

VERSO 24

purodhasam ca mukhyam mam
viddhi partha brihaspatim
senaninam aham skandah
sarasam asmi sagarah

“O Partha, dovresti sapere che Io sono il capo dei sacer­doti, Brihaspati; tra i generali sono Kartikeya e delle riserve sono l’oceano”.

VERSO 25

maharsinam brigur aham
giram asmy ekam aksaram
yajnanam japa-yajno ‘smi
sthavaranam himalayah

“Dei saggi, sono Bhrigu; delle vibrazioni sonore, l’Om; di tutti i sacrifici, il canto dei santi nomi; e delle cose immo­bili, l’Himalaya”.

VERSO 26

asvatthah sarva-vriksanam
devarsinam ca naradah
gandharvanam citrarathah
siddhanam kapilo munih

“Sono l’Ashvattha tra gli alberi; Narada tra i saggi devo­ti; Citraratha tra i cantori celesti e Kapila Muni tra gli esseri perfetti”.

VERSO 27

uccaihsravasam asvanam
viddhi mam amritodbhavam
airavatam gajendranam
naranam ca naradhipam

“Tra i cavalli sono Ucchaihshrava, che nacque al tempo in cui si frullò l’oceano di nettare; sono Airavata tra gli ele­fanti e il re tra gli uomini”.

VERSO 28

ayudhanam aham vajram
dhenunam asmi kamadhuk
prajanas casmi kandarpah
sarpanam asmi vasukih

“Delle armi sono il fulmine e delle mucche sono Kamadhenu, la mucca celeste che soddisfa tutti i deside­ri. Dei cupidi sono Kamadeva, colui che assicura la pro­genie e tra i serpenti velenosi a una testa sono Vasuki, il re di tutti i serpenti”.

VERSO 29

anantas casmi naganam
varuno yadasam aham
pitrinam aryama casmi
yamah samyamatam aham

“Tra i serpenti a più teste non velenosi sono Ananta-naga e tra i serpenti acquatici sono Varunadeva. Degli antena­ti sono Aryama e tra gli esecutori della legge sono Yamaraja, il signore della morte”.

VERSO 30

prahladas casmi daityanam
kalah kalayatam aham
mriganam ca mrigendro ‘ham
vainateyas ca paksinam

“Dei Daitya (discendenti di Diti) sono Prahlada Maharaja e dei soggiogatori sono il tempo. Tra tutti gli animali sono il leone e tra gli uccelli sono Garuda”.

VERSO 31

pavanah pavatam asmi
ramah sastra-bhritam aham
jhasanam makaras casmi
srotasam asmi jahnavi

“Tra i purificatori, o i veloci, sono il vento; e tra coloro che maneggiano le armi sono il Signore Parashurama; tra i pesci sono lo squalo e dei fiumi sono il Gange”.

VERSO 32

sarganam adir antas ca
madhyam caivaham arjuna
adhyatma-vidya vidyanam
vadah pravadatam aham

“O Arjuna, degli oggetti creati a partire dal cielo, Io solo sono la creazione, la dissoluzione e il sostegno. Di tutte le scienze sono la scienza spirituale del sé; dei dibattiti e della critica dei logici e dei filosofi, lo sono la conclusione dimostrata”.

VERSO 33

aksaranam a-karo ‘smi
dvandvah samasikasya ca
aham evaksayah kalo
dhataham visvato-mukhah

“Delle lettere primarie dell’alfabeto sono la lettera “A” e delle parole composte sono la parola doppia. Io solo sono l’infinito scorrere del tempo e dei creatori sono il Signore Brahma a quattro teste”.

VERSO 34

mrityuh sarva-haras caham
udbhavas ca bhavisyatam
kirtih sri vak ca narinam
smritir medha dhritih ksama

“Dei predatori sono la morte, colei che vince tutti i ricor­di; e delle sei trasformazioni predestinate degli esseri viventi sono la nascita, la prima. Nelle donne, sono le sette qualità di una buona moglie: grazia, bellezza, elo­quenza, memoria, intelligenza, pazienza e perdono”.

VERSO 35

brihat-sama tatha samnam
gayatri chandasam aham
masanam marga-sirso ‘ham
ritunam kusumakarah

“Di tutti i mantra nel Sama-veda sono il mantra Brihat­sama, che è proferito come preghiera al Signore Indra e dei mantra in perfetta prosodia sono il santo Gayatri. Dei mesi sono il primo, Agrahayana e delle stagioni sono la primavera in fiore”.

VERSO 36

dyutam chalayatam asmi
tejas tejasvinam aham
jayo ‘smi vyavasayo ‘smi
sattvam sattvavatam aham

“Sono il gettare dei dadi tra i truffatori del gioco d’azzar­do e il carisma nella persona influente. Sono la vittoria per i vincitori, la perseveranza dell’intraprendente e la forza del potente”.

VERSO 37

vrisninam vasudevo ‘smi
pandavanam dhananjayah
muninam apy aham vyasah
kavinam usana kavih

“Degli Yadava sono Vasudeva, dei Pandava sono Arjuna, dei saggi sono Vyasadeva e degli eruditi conoscitori delle scritture sono Shukracharya”.

VERSO 38

dando damayatam asmi
nitir asmi jigisatam
maunam caivasmi guhyanam
jnanam jnanavatam aham

Sono la punizione inflitta dai castigatori e la politica diplomatica dei cercatori di vittoria. Sono il silenzio di tutti i segreti e la saggezza del saggio”.

VERSO 39

yac capi sarva-bhutanam
bijam tad aham arjuna
na tad asti vina yat syan
maya bhutam caracaram

“O Arjuna, qualunque cosa si consideri essere l’origine di tutti gli esseri, lo sono certamente quello. Nessuna cosa, mobile o immobile, oggetto o essere vivente, può esistere separatamente da Me”.

VERSO 40

nanto ‘sti mama divyanam
vibhutinam parantapa
esa tuddesatah prokto
vibhuter vistaro maya

“O conquistatore del nemico, non c’è fine alle Mie mani­festazioni divine e supereccelse opulenze. Quelle che ti ho descritto sono solo alcune”.

VERSO 41

yad yad vibhutimat sattvam
srimad urjitam eva va
tat tad evavagaccha tvam
mama tejo-‘msa-sambhavam

“Sappi per certo che qualunque cosa esiste di sublime, meraviglioso e magnificente nasce da una semplice scin­tilla della Mia potenza”.

VERSO 42

atha va bahunaitena
kim jnatena tavarjuna
vistabhyaham idam kritsnam
ekamsena sthito jagat

“Ma Arjuna, che necessità c’è per te di conoscere nel det­taglio tutte queste Mie opulenze? Io, nella Mia espansione infinitesimale di Anima Suprema della natura mate­riale, il Signore Supremo disteso sull’Oceano Causale, penetro e sostengo questo intero universo di esseri mobi­li e immobili”.

Fine del capitolo decimo, Il grande tesoro, dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo undicesimo

Visva-rupa-darsana-yoga – La visione della forma universale

VERSO 1

arjuna uvaca
mad-anugrahaya paramam
guhyam adhyatma-samjnitam
yat tvayoktam vacas tena
moho ‘yam vigato mama

Arjuna disse: “Solo grazie alla Tua misericordia il Tuo tesoro nascosto mi è stato rivelato. La mia ignoranza sulla Tua natura suprema è ora completamente dissipata”.

VERSO 2

bhavapyayau hi bhutanam
srutau vistaraso maya
tvattah kamala-patraksa
mahatmyam api cavyayam

“O meraviglioso Signore dagli occhi di loto, ora ho udito le tue elaborate e conclusive descrizioni sulla verità riguardante la creazione e la dissoluzione degli esseri viventi e ho anche ascoltato le Tue eterne, inesauribili glo­rie”.

VERSO 3

evam etad yathattha tvam
atmanam paramesvara
drastum icchami te rupam
aisvaram purusottama

“O Signore, il modo nel quale mi hai descritto la Tua asso­luta supremazia è certamente autentico. Tuttavia deside­ro ardentemente vedere, o Purushottama, quella Tua for­ma onnipotente”.

VERSO 4

manyase yadi tac chakyam
maya drastum iti prabho
yogessvara tato me tvam
darsayatmanam avyayam

“O Signore di tutti i poteri mistici, io Ti imploro! Per favo­re esibisci la Tua onnipotente, imperitura forma, se pensi che sarò in grado di sostenenerla”.

VERSO 5

sri-bhagavan uvaca
pasya me partha rupani
sataso ‘tha sahasrasah
nana-vidhani divyani
nana-varnakritini ca

Il Signore Supremo disse: “O Partha, tu ammirerai le Mie centinaia di migliaia di variegate, variopinte e multiformi espansioni divine”.

VERSO 6

pasyadityan vasun rudran
asvinau marutas tatha
bahuny adrista-purvani
pasyascaryani bharata

“O Bharata, vedrai tutte le forme di Aditya, Vasu, Rudra, i gemelli Ashvini-kumara, le quarantanove forme di Vayu e molte altre. Vedrai anche alcune innumerevoli, stupefacenti forme che fino ad ora nessuno ha visto”.

VERSO 7

ihaikastham jagat kritsnam
pasyadya sa-caracaram
mama dehe gudakesa
yac canyad drastum icchasi

“O Arjuna, vincitore del sonno, l’intero universo di esse­ri mobili e immobili, la tua futura vittoria o sconfitta, o qualunque cosa desideri vedere la osserverai simultaneamente in questa Mia forma singolare”.

VERSO 8

na tu mam sakyase drastum
anenaiva sva-caksusa
divyam dadami te caksuh
pasya me yogam aisvaram

“Non sarai in grado di vederMi attraverso i tuoi occhi attuali, quindi ti do una visione sovrannaturale grazie alla quale potrai osservare la Mia onnipotente, suprema e assoluta potenza”.

VERSO 9

sanjaya uvaca
evam uktva tato rajan
maha-yogesvaro harih
darsayam asa parthaya
paramam rupam aisvaram

Sanjaya disse: “O re Dhritarashtra, così parlando ad Arjuna, il Signore onnipotente Shri Hari esibì la Sua forma di Suprema Universale Signoria”.

VERSI 10-11

aneka-vaktra-nayanam
anekadbhuta-darsanam
aneka-divyabharanam
divyanekodyatayudham

divya-malyambara-dharam
divya-gandhanulepanam
sarvascarya-mayam devam
anantam visvato-mukham

“Il Signore Supremo mostrò la Sua forma universale dalle illimitate facce ed occhi e dalle infinite miracolose rivela­zioni. Innumerevoli, abbaglianti ornamenti adornavano il Suo corpo, ed era munito di numerose armi lucenti. Superbamente vestito di abiti fini, risplendentemente inghirlandato ed unto con fragranti sostanze celestiali, la Sua stupefacente presenza effulgente pervadeva tutto”.

VERSO 12

divi surya-sahasrasya
bhaved yugapad utthita
yadi bhah sadrisi sa syad
bhasas tasya mahatmanah

“La radiosità di migliaia di soli nascenti può in parte evo­care l’effulgenza della forma universale del Signore Supremo”.

VERSO 13

tatraika-stham jagat kritsnam
pravibhaktam anekadha
apasyad deva-devasya
sarire pandavas tada

“In quel momento, lì sul campo di battaglia, Arjuna poté vedere l’intero universo riposto in un solo luogo, tuttavia diviso in molte parti, tutto all’interno della forma del Signore Shri Krishna, il Dio Supremo degli dei”.

VERSO 14

tatah sa vismayavisto
hrista-roma dhananjayah
pranamya sirasa devam
kritanjalir abhasata

“Vedendo quella meravigliosa forma, atterrito dallo stu­pore, Arjuna, con il corpo bruciante per l’estasi, chinò la sua testa prostrandosi al Signore Shri Krishna, il Dio Supremo di tutti gli dei. Con le mani giunte in preghiera, Arjuna cominciò a parlare”.

VERSO 15

arjuna uvaca
pasyami devams tava dehe
sarvams tatha bhuta-visesa-sanghan
brahmanam isam kamalasana-stham
risims ca sarvan uragams ca divyan

Arjuna disse: “O Signore dalla forma magnificente, nel Tuo corpo posso vedere i semidei, tutte le specie viventi, i saggi e i serpenti trascendentali, così come Mahadeva e il Signore Brahma seduto su di un fiore di loto”.

VERSO 16

aneka-bahudara-vaktra-netram
pasyami tvam sarvato ‘nanta-rupam
nantam na madhyam na punas tavadim
pasyami visvesvara visva-rupa

“O Signore dell’universo! O forma universale! In tutte le direzioni vedo il Tuo corpo illimitato dalle innumerevoli braccia, ventri, occhi e volti; tuttavia non riesco ad affer­rare con lo sguardo il Tuo inizio, il Tuo centro o la Tua fine”.

VERSO 17

kiritinam gadinam cakrinam ca
tejo-rasim sarvato diptimantam
pasyami tvam durniriksyam samantad
diptanalarka-dyutim aprameyam

“Risplendente di corone, maneggiando mazze e dischi: sei ovunque! Vedo la Tua onnilluminante, effulgente immagine, radiante e ardente come il fuoco e il sole, quindi molto difficile da osservare e completamente al di là di ogni immaginazione”.

VERSO 18

tvam aksaram paramam veditavyam
tvam asya visvasya param nidhanam
tvam avyayah sasvata-dharma-gopta
sanatanas tvam puruso mato me

“Tu sei la personificazione della Suprema Verità Assoluta che è conoscibile dai Veda, Tu sei la sorgente esclusiva di questo universo e colui che sempre preserva la religione eterna menzionata nei Veda. Sei certamente l’eterna Suprema Personalità e questa è la mia ferma convinzio­ne”.

VERSO 19

anadi-madhyantam ananta-viryam
ananta-bahum sasi-surya-netram
pasyami tvam dipta-hutasa vaktram
sva-tejasa visvam idam tapantam

“Senza inizio, metà o fine, illimitatamente potente e in possesso di innumerevoli braccia, gli occhi come il sole e la luna, e l’aspetto di un fuoco ardente: Ti vedo bruciare l’universo con la Tua immensa radiosità!”

VERSO 20

dyava-prihivyor idam antaram hi
vyaptam tvayaikena disas ca sarvah
dristvadbhutam rupam ugram tavedam
loka-trayam pravyathitam mahatman

“Tu solo pervadi tutte le direzioni e lo spazio tra i Cieli e la Terra. O forma universale, nel vedere questa Tua forma sbalorditiva e spaventosa, tutti i residenti dei tre mondi sono estremamente impauriti”.

VERSO 21

ami hi tvam sura-sangha visanti
kecid bhitah pranjalayo grinanti
svastity uktva maharsi-siddha-sanghah
stuvanti tvam stutibhih puskalabhih

“Tutti i semidei entrano in Te, qualcuno con paura Ti offre preghiere a mani giunte. I grandi saggi e gli esseri perfet­ti Ti offrono preghiere scelte di adorazione: `Che tutto ciò che è propizio discenda sull’universo!`

VERSO 22

rudraditya vasavo ye ca sadhya
visve ‘svinau marutas cosmapas ca
gandharva-yaksasura siddha-sangha
viksante tvam vismitas caiva sarve

“I semidei conosciuti come Rudra, Aditya, Vasu, Sadhya, Vishvadeva, i gemelli Ashvini-kumara, le divinità dell’a­ria, le divinità degli antenati, le razze Gandharva, Yaksha, Asura e Siddha: tutti Ti guardano stupefatti”.

VERSO 23

rupam mahat te bahu-vaktra-netram
maha-baho bahu-bahuru-padam
bahudaram bahu-damstra-karalam
dritsva lokah pravyathitas tathaham

“O Signore onnipotente, nel vedere la Tua forma colossa­le dalle molte facce, occhi, braccia, gambe, piedi e ventri, spaventosa con i suoi innumerevoli denti, tutti gli esseri, incluso me stesso, sono terrificati”.

VERSO 24

nabhah-sprisam diptam aneka-varnam
vyattananam dipta-visala-netram
dristva hi tvam pravyathitantaratma
dhritim na vindami samam ca visno

“O Forma Universale! Vedendo la Tua forma luminescen­te di miriadi di colori che tocca il cielo, con la bocca spa­lancata e gli occhi abbaglianti, il mio cuore è sopraffatto dalla paura e non riesco in alcun modo a rimanere com­posto o calmo”.

VERSO 25

damstria-karalani ca te mukhani
drisvaiva kalanala-sannibhani
diso na jane na labhe ca sarma
prasida devesa jagan-nivasa

“Solo nel vedere le Tue facce, che rassomigliano al fuoco dell’annichilimento universale, orripilanti con tutti quei terribili denti, non riesco più a distinguere una direzione dall’altra, né riesco a trovare la pace mentale. O Signore Supremo di tutti gli dei, o rifugio dell’universo, per favo­re, sii misericordioso con me!”

VERSI 26-27

ami ca tvam dhritarastrasya putrah
sarve sahaivavani-pala-sanghaih
bhismo dronah suta-putras tathasau
sahasmadiyair api yodha-mukhyaih

vaktrani te tvaramana visanti
damstra-karalani bhayanakani
kecid vilagna dasanantaresu
sandrisyante curnitair uttamangaih

“I figli di Dhritarashtra, insieme ai loro re, a Bhishma, Drona, Karna, e anche i nostri generali, corrono tutti in avanti e si gettano nelle Tue terribili bocche, orribili con i loro denti! Si vede anche qualche testa frantumata intrap­polata tra i Tuoi denti”.

VERSO 28

yatha nadinam bahavo ‘mbu-vegah
samudram evabhimukha dravanti
tatha tavami nara-loka-vira
visanti vaktrany abhivijvalanti

“Come molti corsi d’acqua scorrono verso l’oceano e finalmente vi si buttano, così questi eroi entrano nelle cavità ardenti delle Tue bocche”.

VERSO 29

yatha pradiptam jvalanam patanga
visanti nasava samriddha-vegah
tathaiva nasaya visanti lokas
tavapi vaktrani samriddha-vegah

“Come le falene si precipitano irresistibilmente incontro alla morte nel fuoco ardente, similmente tutte queste per­sone si buttano follemente verso la morte certa, entrando nelle Tue bocche”.

VERSO 30

lelihyase grasamanah samantal
lokan samagran vadanair jvaladbhih
tejobhir apurya jagat samagram
bhasas tavograh pratapanti visno

“O onnipotente Personalità, pronta ad inghiottire tutte queste vittime, Tu stai voracemente divorando ogni cosa con le Tue bocche fiammeggianti. L’intero universo sta per bruciare a causa della Tua onnipervadente, personale e sfolgorante effulgenza”.

VERSO 31

akhyahi me ko bhavan ugra-rupo
namo ‘stu te deva-vara prasida
vijnatum icchami bhavantam adyam
na hi prajanami tava pravrittim

“O spaventoso, per favore dimmi chi sei, o Signore dei signori, offro i miei omaggi a Te; per favore sii misericor­dioso con me. Desidero conoscere di più su di Te, la Persona originaria, dal momento che è molto difficile per me comprendere il significato delle tue azioni”.

VERSO 32

sri-bhagavan uvaca
kalo ‘smi loka-ksaya-krit pravriddho
lokan samahartum iha pravrittah
rite ‘pi tvam na bhavisyanti sarve
ye ‘vastitah pratyanikesu yodhah

Il Signore Supremo disse: “Io sono il tempo, la forza possente che vince tutto, e la Mia missione è di divorare tutti coloro che risiedono in questo mondo. Nessun combat­tente presente sul campo nemico sarà risparmiato, anche se tu non lo ucciderai”.

VERSO 33

tasmat tvam uttistha yaso labhasva
jitva satrun bhunksva rajyam samriddham
mayaivaite nihatah purvam eva
nimitta-matram bhava savya-sacin

“Preparati quindi a combattere, prenditi la gloria, o con­quistatore dei nemici, e godi di un regno fiorente. In verità, tutti questi guerrieri sono stati uccisi da Me molto tempo fa. O Savyasacin, prendine semplicemente ogni credito”.

VERSO 34

dronam ca bhismam ca jayadrathamc ca
karrnam tathanyam api yodha-viran
maya hatams tvam jahi ma vyathista
yudhyasva jetasi rane sapatnan

“Uccidi (ancora) Dronacharya, Bhishma, Jayadratha, Karna e i molti guerrieri, che Io ho già ucciso. Non esita­re: lotta! Senza alcun dubbio, sarai in grado di conquista­re il nemico”.

VERSO 35

sanjaya uvaca
etac chrutva vacanam kesavasya
kritanjalir vepamanah kiriti
namaskritva bhuya evaha krishnam
sa-gadgadam bhita-bhitah pranamya

Sanjaya disse: “Dopo aver ascoltato tutte queste cose dal Signore Keshava, Arjuna, con il corpo tremante, offrì al Signore i suoi rispetti a mani giunte. Con il cuore impau­rito, prostrandosi ancora al Signore, cominciò a parlare con voce tremante”.

VERSO 36

arjuna uvaca
sthane hrsikesa tava prakirtya
jagat prahrsyaty anurajyate ca
raksamsi bhitani diso dravanti
sarve namasyanti ca siddha-sanghah

Arjuna disse: “O Hrishikesha, l’intero universo prova una grande estasi nel cantare le Tue glorie, e tutti svilup­pano amore per Te. Impauriti, i demoni fuggono in ogni direzione, ma gli esseri perfetti Ti offrono i loro omaggi rispettosi. Certamente questo è il giusto ordine delle cose”.

VERSO 37

kasmac ca te na nameran mahatman
gariyase brahmano ‘pi adi-kartre
ananta devesa jagan-nivasa
tvam aksaram sad-asat tat param yat

“O, possente personalità, o illimitato, o Dio degli dei, o dimora dell’universo! Perché, infatti, non dovrebbero tutti porgerTi rispetto, a Te che sei il venerabile padre per­sino del Signore Brahma? Tu sei anche superiore al Tuo aspetto impersonale, che è causa ed effetto di ogni cosa (nel piano materiale)”.

VERSO 38

tvam adi-devah purusah puranas
tvam asya visvasya param nidhanam
vettasi vedyam ca param ca dhama
tvaya tatam visvan ananta-rupa

“Tu sei l’origine eterna di tutti i semidei e il solo rifugio di questo universo. Tu solo sei il conoscitore e il conosci­bile, e la personificazione della trascendenza. O illimitato, l’intero universo è pervaso da Te”.

VERSO 39

vayur yamo ‘gnir varunah sasankah
‘prajapatis tvam prapitamahas ca
‘namo namas te ‘stu sahasra-kritvah
‘punas ca bhuyo ‘pi namo namas te

“Tu sei i semidei che presiedono l’aria, la morte, il fuoco, l’oceano e la luna. Tu sei Brahma, che è l’antenato di tutti gli esseri e, allo stesso tempo, sei suo padre. Mi inchino a Te migliaia e migliaia di volte, ancora e ancora”.

VERSO 40

namah purastad atha pristhatas te
namo ‘stu te sarvata eva sarva
ananta-viryamita-vikramas tvam
sarvam samapnosi tato ‘si sarvah

“O personificazione del Tutto, mi inchino a Te da davanti, da die­tro e da ogni lato. O infinito onnipotente, Tu sei tutto, in quanto, grazie alla Tua illimitata potenza, pervadi l’intero universo”.

VERSI 41-42

sakheti matva prasabham yad uktam
he krishna he yadava he sakheti
ajanata mahimanam tavedam
maya pramadat pranayena vapi

yac cavahasartham asat-krito ‘si
vihara-savyasana-bhojanesu
eko ‘tha vapy acyuta tat-samaksam
tat ksamayate tvam aham aprameyam

“A causa dell’illusione e dell’affetto mi sono rivolto a Te sconsideratamente chiamandoTi ‘Krishna’, ‘Yadava’ o ‘amico’, non conoscendo le Tue glorie e questa Tua pos­sente forma universale. O infallibile, Ti ho anche manca­to di rispetto durante le nostre attività quotidiane, sia quando eravamo soli che in compagnia di altri. Quindi Ti supplico, Tu che sei inconcepibilmente potente, di perdo­narmi gentilmente per tutte queste offese”.

VERSO 43

pitasi lokasya caracarasya
tvam asya pujyas ca gurur gariyan
na tvat-samo ‘sty abhyadhikah kuto ‘nyo
loka-traye ‘py apratima-prabhava

“O onnipotente senza secondi, Tu sei il padre dell’intero mondo di esseri mobili e immobili, l’oggetto di culto, il precettore, e sei anche superiore a tutte queste cose. Quindi in tutti i tre mondi nessuno Ti può eguagliare, né tantomeno superare”.

VERSO 44

tasmat pranamya pranidhaya kayam
prasadaye tvam aham isam idyam
piteva putrasya sakheva sakhyuh
priyah priyayarhasi deva sodhum

“O Signore, come un bastone caduto al suolo, prostro il mio corpo dinanzi a Te, pregando per la Tua misericor­dia, dal momento che Tu sei il mio venerabile maestro. Come un padre, un amico o un amante perdona le offese del proprio figlio, del compagno o dell’amata, per favore sii misericordioso e similmente dimentica le offese che Ti ho fatto”.

VERSO 45

adrista-purvam hrisito ‘smi dristva
bhayena ca pravyathitam mano me
tad eva me darsaya deva rupam
prasida devesa jagan-nivasa

“O Signore, sebbene sia compiaciuto nel vedere questa Tua forma universale che mai ho visto prima, la mia mente è impazzita di paura. Quindi, o Dio degli dei, per favore rivela la Tua precedente forma a quattro braccia. O Jagannivasa! Sii misericordioso con me”.

VERSO 46

kiritinam gadinam cakra-hastam
icchami tvam drastum aham tathaiva
tenaiva rupena catur-bhujena
sahasra-baho bhava visva-murte

“Vorrei vederTi come Ti vedevo prima, con una corona sul capo, le mani reggenti una mazza e un disco. O Signore dalle mille braccia, o forma universale, possa Tu graziosamente apparire in quella forma a quattro brac­cia!”

VERSO 47

sri-bhagavan uvaca
maya prasannena tavarjunedam
rupam param darsitam atma-yogat
tejo-mayam visvam anantam adyam
yan me tvad anyena na drista-purvam

Il Signore Supremo disse: “O Arjuna, essendo soddisfatto di te, oggi ti ho rivelato questa forma effulgente, onniper­vadente, illimitata e primordiale, grazie alla Mia potenza divina (yoga-maya). Questa forma universale non è mai stata vista da nessun altro prima”.

VERSO 48

na veda-yajnadhyayanair na danair
na ca kriyabhir na tapobhir ugraih
evam-rupah sakya aham nri-loke
drastum tvad anyena kuru.pravira

“O Arjuna, migliore dei Kaurava, in questo mondo nes­suno eccetto te può vedere questa Mia forma universale, che non può essere percepita compiendo sacrifici Vedici, la carità, né attraverso lo studio, i rituali, o severe penitenze”.

VERSO 49

ma te vyatha ma ca vimudha-bhavo
dristva rupam ghoram idrin mamedam
vyapeta-bhih prita-manah punas tvam
tad eva me rupam idam prapasya

“Che la tua paura e il tuo disorientamento, nati dalla visione della Mia spaventosa forma universale svanisca­no! Con un cuore pacifico e tranquillo, guarda la Mia forma a quattro braccia ancora una volta”.

VERSO 50

sanjaya uvaca
ity arjunam vasudevas tathoktva
svakam rupam darsayam asa bhuyah
asvasayam asa ca bhitam enam
bhutva punah saumya-vapur mahatma

Sanjaya disse: “Avendo così parlato ad Arjuna, Krishna esibì la Sua forma a quattro braccia, per soddisfare la pre­ghiera di Arjuna. Quindi, ancora una volta il Signore rivelò la Sua dolce e più misericordiosa personalità di Shri Krishna, dall’incantevole forma dall’aspetto umano, vestito di una stoffa gialla e riconoscibile per i Suoi lineamenti di divina bellezza, rassicurando così l’intimorito Arjuna”.

VERSO 51

arjuna uvaca
dristvedam manusam rupam
tava saumyam janardana
idanim asmi samvrittah
sa-cetah prakritim gatah

Arjuna disse: “O Janardana, il mio cuore è soddisfatto nel vedere la tua affascinante forma dall’aspetto umano. La mia paura è dissolta e la mia pace interiore è tornata”.

VERSO 52

sri-bhagavan uvaca
su-durdarsam idam rupam
dristavan asi yan mama
deva apy asya rupasya
nityam darsana-kanksinah

Il Signore Supremo disse: “O Arjuna, la concessione di vederMi così come Mi vedi ora dinnanzi a te, si ottiene molto, molto raramente. Persino gli dei aspirano costantemente a vedere questa forma di verità, coscienza e bel­lezza dalle sembianze umane”.

VERSO 53

naham vedair na tapasa
na danena na cejyaya
sakya evam-vidho drastum
dristavan asi mam yatha

“Né attraverso lo studio dei Veda, né compiendo peniten­ze, o facendo la carità o sacrifici si può ammirare questa Mia eterna forma di Suprema Verità Assoluta (Parabrahman) dai lineamenti umani che ora vedi din­nanzi a Te”.

VERSO 54

bhaktya tv ananyaya sakya
aham evam-vidho ‘rjuna
jnatum drastum ca tattvena
pravestum ca parantapa

“O Arjuna, conquistatore del nemico, sebbene tutti gli altri metodi falliscano nell’intento di vederMi in questa Mia forma, i puri devoti, grazie alla loro esclusiva devo­zione per Me, sono in grado di conoscerMi, vederMi, e’ partecipare ai Miei passatempi divini”.

VERSO 55

mat-karma-krin mat-paramo
mad-bhaktah sanga-varjitah
nirvairah sarva-bhutesu
yah sa mam eti pandava

“O Arjuna, colui che esegue i suoi doveri solo per il Mio servizio, Mi accetta come il rifugio supremo, si impegna nelle pratiche devozionali, rimane distaccato dal piano materiale ed è amico di tutti gli esseri, sicuramente Mi raggiunge”.

Fine del capitolo undicesimo

La visione della forma universale dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo dodicesimo

Bhakti-yoga – La via della devozione

VERSO 1

arjuna uvaca
evam satata-yukta ye
bhaktas tvam paryupasate
ye capy aksaram avyaktam
tesam ke yoga-vittamah

Arjuna domandò: “Chi è da considerarsi superiore: colo­ro che si impegnano al Tuo esclusivo servizio devoziona­le e Ti adorano direttamente come Shyamasundara, la Tua forma originaria dalle sembianze umane, o coloro che si concentrano sull’aspetto impersonale dell’Assoluto?”

VERSO 2

sri-bhagavan uvaca
mayy avesya mano ye mam
nitya-yukta upasate
sraddhaya parayopetas
te me yuktatama matah

Il Signore Supremo disse: “Coloro che Mi adorano sem­pre con devozione esclusiva, con il cuore assorto in que­sta Mia forma di Shyamasundara, con fede trascendenta­le, sono decisamente i migliori tra gli yoghi. Questa è la Mia opinione”.

VERSI 3-4

ye tv aksaram anirdesyam
avyaktam paryupasatc
sarvatra-gam acintyam ca
kuta-stham acalam dhruvam

sanniyamyendriya-gramam
sarvatra sama-buddhayah
te prapnuvanti mam eva
sarva-bhuta-hite ratah

“Comunque, anche coloro che controllano pienamente i loro sensi, adottando una visione equanime verso ogni cosa, che si impegnano in azioni benefiche per tutti gli esseri e nell’adorazione dell’indefinibile, informe, privo di attributi, che mai aumenta e mai descresce, onniperva­dente ed eterno aspetto impersonale dell’Assoluto, pos­sono accostarsi a Me. Ossia, essi raggiungono il Brahman, la Mia personale abbagliante effulgenza”.

Commento

L’affermazione del Signore: “Anche gli adoratori del Brahman impersonale certamente raggiungono Me”, non deve essere intesa nel senso che gli impersonalisti (maya­vadi) sono alla pari dei devoti (vaishnava). La chiave di come anche gli impersonalisti possono raggiungere Krishna è stata data da Shrila Bhaktivinoda Thakura nel suo commentario alla Shri Ghita.

“Una persona ottiene la liberazione dal piano materiale seguendo la via dell’azione disinteressata fino al piano della meditazione, come descritto nei primi sei capitoli della Ghita. A quel punto, questa persona può incontrare grandi difficoltà nella ricerca del Signore sulla via del­l’impersonalismo. Ma quando essa giunge a dedicarsi ad opere di beneficenza, (sarva-bhuta-hite ratah), può ottene­re l’opportunità di rendere servizio a un puro devoto”.

Per esempio, se una persona si impegna in una generi­ca opera di beneficenza aprendo o conducendo un ospe­dale, se anche inconsciamente rende un servizio a un Vaishnava, comincia ad accumulare crediti devozionali (ajnata-sukriti). Grazie alla compagnia di un devoto (sadhu-sanga), sviluppa fede nell’originaria, divina forma personale del Signore, ed automaticamente abbandona il tentativo di raggiungere il Brahman impersonale. Avendo sviluppato fede nella via della devozione, si rifugerà in un guru autentico, si impegnerà nelle pratiche devozio­nali basate sull’ascoltare e cantare le glorie del Signore e progredirà sulla via del ritorno a casa, del ritorno a Dio. Quindi il Signore sta dicendo: “Io sono la meta ultima e il Brahman è solo una tappa intermedia. Non è l’Assoluto ultimo, perché la posizione assoluta la detengo lo. Solo se i mayavadi servono altri e quindi hanno l’occasione di ser­vire un Vaishnava, possono venire a Me, perché la sola via per raggiungere Me è attraverso un Vaishnava”.

rahuganaitat tapasa na yati na cejyaya nirvapanad grhad va na cchandasa naiva jalagni-suryair vina mahat-pada-rajo ‘bhisekam

(Il saggio Jada Bharata disse al re Rahugana:)

“O Rahugana, senza bagnare l’anima nella polvere dei santi piedi dei puri devoti (mahabhagavat vaishnava), una persona non può conoscere il Signore Supremo adottan­do la vita religiosa del brahmacharya, grihasta, vanapra­stha o sannyasa, o adorando gli dei dell’acqua, del fuoco, del sole ecc…” (Bhag. 5. 12.12)

naisam matis tavad urukramanghrim sprsaty anarthapagamo yad arthah mahiyasam pada-rajo `bhisekam niskincananam na vrnita yavat (Prahlada Maharaj disse:)

“Fino a quando una persona non si è bagnata nella polvere dei piedi di un devoto abbandonato al Signore Krishna, non può toccare i piedi di loto di Krishna, che distruggono tutti i mali” (Bhag. 7.5.32).

Credere che il Signore consideri uguali l’aspetto perso­nale e quello impersonale è un errore molto frequente. In risposta al dubbio di Arjuna a questo proposito, il Signore

ha chiaramente risposto che i personalisti sono superiori agli impersonalisti. Tuttavia, anche agli impersonalisti viene data l’opportunità di raggiungerLo perché, senza di Lui, non esiste la meta ultima. Senza intraprendere la via della devozione, gli adoratori del Brahman imperso­nale raggiungeranno il Brahman, che è l’abbagliante efful­genza della forma divina del Signore Shri Krishna.

VERSO 5

kleso ‘dhikaratas tesam
avyaktasakta-cetasam
avyakta hi gatir duhkham
dehavadbhir avapyate

“Le persone le cui menti sono attaccate al Brahman impersonale attraversano eccessive tribolazioni perché, per le anime incarnate, il metodo e il fine dell’impersona­lismo sono ottenibili in modo infelice”.

VERSI 6-7

ye tu sarvani karmani
mayi sannyasya mat-parah
ananyenaiva yogena
mam dhyayanta upasate

tesam aham samuddharta
mrityu-samsara-sagarat
bhavami na cirat partha
mayy avesita-cetasam

“Invece, o Partha, Io libero rapidamente dall’oceano mor­tale della sofferenza materiale quelle anime devote che offrono ogni loro azione a Me, si rifugiano in Me solo, Mi adorano e meditano su di Me costantemente con pura devozione, non adulterata dallo sfruttamento o dalla rinuncia”.

VERSO 8

mayy eva mana adhatsva
mayi buddhim nivesaya
nivasisyasi mayy eva
ata urdhvam na samsayah

“RicordaMi dunque sempre, fissando la tua mente esclu­sivamente su di Me e concentrando la tua intelligenza discriminativa su di Me. Come risultato vivrai con Me dopo la morte. Di questo non c’è dubbio”.

VERSO 9

atha cittam samadhatum
na saknosi mayi sthiram
abhyasa-yogena tato
mam icchaptum dhananjaya

“O Dhananjaya, se non riesci a fissare completamente la tua coscienza su di Me con ferma fede, allora cerca di raggiungerMi con la ripetuta pratica del bhakti-yoga”.

VERSO 10

abhyase ‘py asamartho ‘si
mat-karma-paramo bhava mad-artham api karmani
kurvan siddhim avapsyasi

“Se non riesci nemmeno a praticare con costanza questo yoga, allora impegnati devotamente in azioni collegate a Me. Se ti impegnerai con devozione nell’ascoltare e can­tare le Mie glorie allo scopo di soddisfarMi, certamente, anche attraverso questo tipo di azioni, raggiungerai la perfezione”.

VERSO 11

athaitad apy asakto ‘si
kartum mad-yogam asritah
sarva-karma-phala-tyagam
tatah kuru yatatmavan

“Se non riesci a fare nemmeno questo, allora rifugiati in quella via (yoga) nella quale ogni tua azione viene ese­guita come offerta a Me e, controllando la mente, abban­dona ogni considerazione per i risultati delle tue azioni”.

VERSO 12

sreyo hi jnanam abhyasaj
jnanad dhyanam visisyate
dhyanat karma-phala-tyagas
tyagac chantir anantaram

“La realizzazione divina di Me è superiore al tentativo di affermare il proprio sé, e il pieno assorbimento del cuore nella pura meditazione devozionale su di Me è meglio di questa realizzazione. Con la meditazione, il desiderio per la felicità paradisiaca o per la liberazione viene dissipato e, quando finalmente una persona è senza desideri, si manifestano quella pace e tranquillità che nascono dal­l’indifferenza per il godimento mondano”.

VERSI 13-14

advesta sarva-bhutanam
maitrah karuna eva ca
nirmamo nirahankarah
sama-duhkha-sukhah ksami

santustah satatam yogi
yatatma dridha-niscayah
mayy arpita-mano-buddhir
yo mad-bhaktah sa me priyah

“Quel Mio devoto, non violento verso alcun essere viven­te ma amichevole verso tutti, compassionevole verso i bisognosi, libero dall’eccessivo attaccamento verso i figli, la moglie, la famiglia e gli oggetti connessi, che non si identifica con il corpo, equanime nella felicità così come nell’infelicità, tollerante e disposto al perdono, sempre contento di ciò che riceve, impegnato nel servizio devo­zionale, dotato di forza d’animo, completamente risoluto nella devozione esclusiva e la cui mente e intelligenza sono dedicate a Me, Mi è certamente molto caro”.

VERSO 15

yasman nodvijate loko
lokan nodvijate ca yah
harsamarsa-bhayodvegair
mukto yah sa ca me priyah

“Colui che non disturba mai nessuno e che non è mai dis­turbato da alcuno, che è libero dalla felicità, dalla rabbia, dalla paura e dall’agitazione provocate da motivi materi­ali, certamente Mi è molto caro”.

VERSO 16

anapeksah sucir daksa
udasino gata vyathah
sarvarambha-parityagi
yo mad-bhaktah sa me priyah

“Il Mio devoto, che è sempre privo di aspettative, che è distaccato, esternamente e internamente puro, esperto, non disturbato e libero da ogni tipo di propensione allo sfruttamento, certamente Mi è molto caro”.

VERSO 17

yo na hrisyati na dvesti
na socati na kanksati
subhasubha-parityagi
bhaktiman yah sa me priyah

“Colui che mai esulta per alcun tipo di ottenimento mate­riale, né si disgusta al contatto con cose indesiderabili, che non si lamenta mai per la perdita di oggetti di valore materiale, né si strugge per oggetti non ottenuti, che ha abbandonato sia le attività pie che quelle peccaminose e che possiede quindi una natura realmente devota, Mi è molto vicino e caro”.

VERSI 18-19

samah satrau ca mitre ca
tatha manapamanayoh
sitosna-sukha-duhkhesu
samah sanga-vivarjitah

tulya-ninda-stutir mauni
santusto yena kenacit
aniketah sthira-matir
bhaktiman me priyo narah

“Una persona che vede con equanimità i nemici e gli amici, l’onore e il disonore; che mantiene l’equilibrio alla presenza di freddo, caldo, piacere e dolore; che è completamente libera dall’ossessione; che considera ugualmente l’insulto e la lode; il cui parlare è controllato; che è con­tenta di ciò che ottiene senza sforzo; che non è attaccata alla casa; la cui intelligenza è fissa nel divino e che è vera­mente devota, certamente è la Mia amata”.

VERSO 20

ye tu dharmamritam idam
yathoktam paryupasate
sraddadhana mat-parama
bhaktas te ‘tiva me priyah

“E quei devoti che, rifugiatisi in Me, adorano questa net­tarea via della devozione con fede e amore, sono estrema­mente cari a Me”.

Fine del capitolo dodicesimo La via della devozione, dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo tredicesimo

Prakrti-purusa-viveka-yoga – La natura predominata e il predominatore

VERSO 1

arjuna uvaca
prakritim purusam caiva
ksetram ksetra-jnam eva ca
etad veditum icchami
jnanam jneyam ca kesava

Arjuna disse: “O Keshava, mi piacerebbe capire che cosa è la natura predominata, chi è il predominatore, cos’è la sfera d’azione, chi è il conoscitore di quella sfera e cosa si intende per conoscenza e oggetto della conoscenza”.

VERSO 2

sri-bhagavan uvaca
idam sariiram kaunteya
ksetram ity abhidhiyate
etad yo vetti tam prahuh
ksetra-jna iti tad-vidah

“Il Signore Supremo disse: “O Arjuna, questo corpo (fisi­co e mentale) è conosciuto come la sfera d’azione, o khse­tra. L’entità cosciente (l’anima) che sperimenta l’esistenza di questo corpo è descritta, da colui che vede la verità, come la conoscitrice della sfera d’azione, o khsetra-jna”.

VERSO 3

ksetra-jnam capi mam viddhi
sarva-ksetresu bharata
ksetra-ksetrajnayor jnanam
yat taj jnanam matam mama

“O Bharata, dovresti anche sapere che Io sono il conosci­tore di tutte le sfere d’azione (in qualità di Anima Suprema situata nel cuore di tutti gli esseri viventi). Questa fondamentale ed essenziale conoscenza della sfera d’azione e del conoscitore di quella sfera (conoscen­za del mondano, dell’anima e dell’Anima Suprema) è da Me considerata essere vera conoscenza”.

VERSO 4

tat ksetram yac ca yadrik ca
yad-vikari yatas ca yat
sa ca yo yat-prabhavas ca
tat samasena me srinu

“Ora ti parlerò in sintesi della sostanza e della natura di questa sfera d’azione, e in che modo si viene a creare. Ti parlerò anche della potenza e della forma intrinseca del conoscitore della sfera d’azione”.

VERSO 5

risbhir bahudha gitam
chandobhir vividhaih prithak
brahma-sutra-padais caiva
hetumadbhir viniscitaih

“Questo principio fondamentale della sfera d’azione e del suo conoscitore è stato variamente descritto in molti, molti modi dai Rishi, da numerosi aforismi Vedici, così come dagli aforismi del Vedanta-shutra, che è colmo di profonda logica e conclusioni irrefutabili”.

VERSI 6-7

maha-bhutany ahankaro
buddhir avyaktam eva ca
indriyani dasaikam ca
panca cendria-gocarah

iccha dvesah sukham duhkham
sanghatas cetana dhritih
etat ksetram samasena
sa-vikaram udahritam

“I cinque grandi elementi (terra, acqua, fuoco, aria e etere), la personalità costitutiva dell’ego, l’intelletto, l’ele mento primordiale della natura materiale, i cinque sensi’ percettivi (occhi, lingua, pelle, naso e orecchie), i cinque sensi d’azione (voce, mani, gambe, ano e genitali), il senso interno (la mente), i cinque oggetti accettabili dei sensi (forma, gusto, tocco, odore e suono), il desiderio, la repulsione, la felicità, l’infelicità, il corpo, la facoltà per­cettiva della mente, la pazienza, e le sei trasformazioni materiali di nascita, sostentamento, crescita, maturità, declino e distruzione: sommariamente tutte queste cose sono conosciute come kshetra, la sfera d’azione”.

VERSI 8-12

amanitvam adambhitvam
ahimsa ksantir arjavam
acaryopasanam saucam
sthairyam atma-vinigrahah

indriyarthesu vairagyam
anahankara eva ca
janma-mrityu-jara-vyadhi-
duhkha-dosanudarsanam

asaktir anabhisvangah
putra-dara-grihadisu
nityam ca sama-cittatvam
istanistopapattisu

mayi cananya-yogena
bhaktir avyabhicarini
vivikta-desa-sevitam
aratir jana-samsadi

adhyatma-jnana-nityatvam
tattva-jnanartha-darsanam
etaj jnanam iti proktam
ajnanam yad ato ‘nyatha

“Umiltà, assenza di orgoglio, non-violenza, tolleranza, onestà, servizio al guru, purezza, stabilità, controllo di sé, distacco dai piaceri dei sensi, assenza di egotismo, una visione oggettiva dei miserabili difetti della vita materia­le, ossia della nascita, della morte, dell’infermità dell’età anziana, della malattia e libertà dall’infatuazione per la moglie, i figli, la casa e così via, assenza di coinvolgimen­to nella felicità e nell’infelicità altrui, costante equanimità mentale al contatto sia di oggetti desiderabili sia indesi­derabili, devozione pura e ferma per Me, preferenza per la solitudine, indifferenza per la socializzazione monda­na, percezione dell’eternità della conoscenza del sé e rea­lizzazione della meta della conoscenza divina: certamen­te tutto ciò è stato dichiarato essere vera conoscenza, mentre tutto ciò che è al di fuori di questo è definito igno­ranza”.

VERSO 13

jneyam yat tat pravaksyami
yaj jnatvamritam asnute
anadi mat-param brahma
na sat tan nasad ucyate

“Ora ti descriverò jneya, l’oggetto della conoscenza, conoscendo il quale si arriva a gustare il sapore nettareo della soddisfazione interiore. Questo principio fondamentale è delineato come Brahman. È senza inizio ed è eterno. Subordinato a Me, è indescrivibile in termini materiali di causa ed effetto”.

VERSO 14

sarvatah pani-padam tat
sarvato ‘ksi-iro-mukham
sarvatah srutimal loke
sarvam avritya tisthati

“Questo principio superiore risiede nell’universo e per­vade ogni cosa con le Sue mani, gambe, occhi, facce ed orecchie (in qualità di Paramatma, l’Anima Suprema)”.

VERSO 15

sarvendriya-gunabhasam
sarvendriya-vivarjitam
asaktam sarva-bhric caiva
nirgunam guna-bhoktri ca

“Sebbene questo principio supremo sia la causa illumi­nante di tutti i sensi e dei loro oggetti, Egli è privo di sensi materiali; sebbene completamente distaccato, Egli è il sostegno di tutto (nella forma di Signore Vishnu); e seb­bene la natura materiale Lo serva, Egli la trascende”.

VERSO 16

bahir antas ca bhutanam
acaram caram eva ca
suksmatvat tad avijneyam
dura-stham cantike ca tat

“Presente all’interno e all’esterno di tutti gli esseri, il prin­cipio supremo è l’interezza degli esseri mobili e immobi­li (come trasformazione energetica). Essendo estremamente sottile e privo di forma e qualità materiali è imper­cettibile alla scienza materiale. Egli è il più vicino e inti­mo, e tuttavia il più distante”.

VERSO 17

avibhaktam ca bhutesu
vibhaktam iva ca sthitam
bhuta-bhartri ca taj jneyam
grasisnu prabhavisnu ca

“Sebbene sia un elemento indivisibile, Egli è situato sepa­ratamente in tutti gli esseri viventi. Situato come persona­lità individuale accanto ad ogni anima, Egli è il testimone che risiede in tutti gli esseri: l’unico, indivisibile, onnipre­sente, aggregato Signore Supremo. Egli (nella forma del Signore Narayana) è conosciuto come il mantenitore, l’annichilitore e il creatore di tutti gli esseri”.

VERSO 18

jyotisam api taj jyotis
tamasah param ucyate
jnanam jneyam jnana-gamyam
hridi sarvasya visthitam

“È conosciuto come colui che illumina persino gli astri splendenti, come l’immanifesto, al di là dell’oscurità del la materia. È il principio fondamentale della conoscenza e l’oggetto della conoscenza, ed è conoscibile attraverso la via della conoscenza (jnana-yoga). Egli risiede all’inter­no del cuore di ciascuno in veste di Anima Suprema, Paramatma”.

VERSO 19

iti ksetram tatha jnanam
jneyam coktam samasatah
mad-bhakta etad vijnaya
mad-bhavayopapadyate

“I principi della sfera d’azione, della conoscenza e del­l’oggetto della conoscenza (khsetra, jnana e jneya) sono stati da Me descritti sommariamente. (L’oggetto della conoscenza è stato delineato come Brahman, Paramatma e Bhagavan). Comprendendo appieno queste verità, i Miei devoti sviluppano bhavamaya-bhajana, ossia arriva­no ad adorarMi con tutto il loro cuore”.

VERSO 20

prakritim purusam caiva
viddhy anadi ubhav api
vikarams ca gunams caiva
viddhi prakriti-sambhavan

“Sappi per certo che entrambe, la natura materiale e l’ani­ma, sono senza inizio; inoltre tutte le trasformazioni (cor­porali, sensoriali, mentali, intellettuali o dell’ego), così come le conseguenze dell’attività delle influenze materi­ali (felicità, infelicità, lamento e illusione), nascono dalla natura materiale”.

VERSO 21

karya-karana-kartritve
hetuh prakritir ucyate
purusah sukha-duhkhanam
bhoktritve hetur ucyate

“La natura materiale è la causa del potere tirannico dei sensi ed è anche l’effetto (il corpo materiale). Invece l’ani­ma condizionata è responsabile della felicità e dell’infeli­cità che prova in questo mondo”.

VERSO 22

purusah prakriti-stho hi
bhunkte prakriti-jan gunan
karanam guna-sango ‘sya
sad-asad-yoni-janmasu

“Solo perché è sedotta dalla natura materiale (prakriti) la persona (purusha) sperimenta le varie gioie e dolori di quella natura. La sua infatuazione per le qualità materiali è la sola causa che la porta ripetutamente a nascere nei grembi di differenti specie di vita, superiori o inferiori”.

VERSO 23

upadrastanumanta ca
bharta bhokta mahesvarah
paramatmeti capy ukto
dehe ‘smin purusah parah

“All’interno dello stesso corpo (distinto dall’anima) è pre­sente la Persona Suprema o Parama Purusha, in qualità di intimo testimone, sanzionatore, sostegno, guardiano e Signore. Egli è conosciuto come Anima Suprema”.

VERSO 24

ya evam vetti purusam
prakritim ca gunaih saha
sarvatha vartamano’pi
na sa bhuyo ‘bhijayate

“Colui che, in questo modo, comprende queste verità riguardanti la natura materiale, l’anima predominata e l’Anima Suprema predominatrice non dovrà più nascere, qualunque sia la sua situazione materiale”.

VERSO 25-26

dhyanenatmani pasyanti
kecid atmanam atmana
anye sankhyena yogena
karma-yogena-capare

anye tv evam ajanantah
srutvanyebhya upasate
te ‘pi catitaranty eva
mrityum sruti-parayanah

“Qualche persona percepisce direttamente l’Anima Suprema situata all’interno del proprio cuore in virtù della sua perfetta, pura e divina realizzazione. Qualcuno la percepisce discriminando lo spirito dalla materia, men­tre qualcun altro attraverso la meditazione yoga o percorrendo la via del karma-yoga. Inoltre, ci sono coloro che, non conoscendo nessuno di questi metodi, si impegnano nell’adorazione dopo aver ascoltato le istruzioni delle autorità. Quando, grazie a quell’ascolto, la loro fede si approfondisce, oltrepassano questo mondo materiale di sofferenze mortali”.

VERSO 27

yavat sanjayate kincit
sattvam sthavara-jangamam
ksetra-ksetrajna-samyogat
tad viddhi bharatarsabha

“O Arjuna, migliore dei Bharata, qualunque cosa nasca nel mondo, sia essa mobile o immobile, sappi che nasce dalla combinazione tra la sfera d’azione e il suo conoscitore”.

VERSO 28

samam sarvesu bhutesu
tisthantam paramesvaram
vinasyatsv avinasyantam
yah pasyati sa pasyati

“Colui che vede il Signore Supremo (nella forma di Anima Suprema) situato equamente nel cuore di tutte le specie, dal Signore Brahma fino alle forme di vita immo­bili, e che vede l’imperitura natura del Signore all’interno di ciò che è perituro, vede realmente”.

VERSO 29

samam pasyan hi sarvatra
samavasthitam isvaram
na hinasty atmanatmanam
tato yati param gatim

“Colui che vede il Signore presente equamente in tutti gli esseri, risplendente nella Sua completezza, non si degra­derà, ma progredirà verso la destinazione suprema”.

VERSO 30

prakrityaiva ca karmani
kriyamanani sarvasah
yah pasyati tathatmanam
akartaram sa pasyati

“Colui che vede che tutte le azioni sono svolte dalla natu­ra materiale (nella forma di corpo, sensi ecc… ), realmente vede se stesso, la pura anima spirituale, come non artefice. Egli percepisce che la pura anima spirituale non ha una natura materiale né agisce materialmente”.

VERSO 31

yada bhuta-prithag-bhavam
eka-stham anupasyati
tata eva ca vistaram
brahma sampadyate tada

“Quando una persona vede veramente capisce che le dif­ferenziazioni tra le varie specie di vita esistono solo nel­l’ambito della natura materiale (ossia è solo una distinzione fisica), e che in realtà tutte emanano dalla stessa natura (al momento della creazione universale). Allora realizza il Brahman, e sviluppa una visione equanime verso tutti i conoscitori della sfera d’azione (all’interno della relatività della natura)”.

VERSO 32

anaditvan nirgunatvat
paramatmayam avyayah
sarira-stho ‘pi kanteya
na karoti na lipyate

“O Arjuna, dal momento che l’Anima Suprema è; per natura, senza inizio, trascendentale ed eternamente per­fetta, nonostante sia situata nel corpo (insieme all’anima individuale), non agisce mai né rimane coinvolta dalla natura della sfera materiale (così come invece è per l’ani­ma condizionata)”.

VERSO 33

yatha sarva-gatam sauksmyad
akasam nopalipyate
sarvatravasthito dehe
tathatma nopalipyate

“Come l’etere è situato ovunque (anche nel fango) ma non si mischia con niente grazie alla sua natura sottile, così, sebbene pervada tutto il corpo, l’anima non si mescola con esso”.

VERSO 34

yatha prakasayaty ekah
kritsnam lokam imam ravih
ksetram ksetri tatha kritsnam
prakasayati bharata

“O Bharata, come il sole illumina l’universo intero, così fa l’Anima Suprema, illuminando l’universo e tutte le ani­me al suo interno; e così fa anche il conoscitore della sfera d’azione, l’anima, illuminando il corpo”.

VERSO 35

ksetra-ksetrajnayor evam
antaram jnana-caksusa
bhuta-prakriti-moksam ca
ye vidur yanti te param

“Coloro che, attraverso la visione data loro dalla cono­scenza, riescono a distingure tra la sfera d’azione e i suoi due conoscitori, e che quindi conoscono la via della liberazione dell’anima dalla materia, raggiungono l’atmo­sfera trascendentale”.

Fine del capitolo tredicesimo

La natura predominata e il Predominatore dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo quattordicesimo

Gunatraya-vibhaga-yoga – La triplice divisione della natura materiale

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
param bhuyah pravaksyami
jnananam jnanam uttamam
yaj jnatva munayah sarve
param siddhim ito gatah

Il Signore Supremo disse: “Adesso ti descriverò ancora quella conoscenza suprema, conoscendo la quale tutti i saggi hanno raggiunto la perfezione suprema, al di là di questo piano mondano”.

VERSO 2

idam jnanam upasritya
mama sadharmyam agatah
sarge ‘pi nopajayante
pralaye na vyathannti ca

“Rifugiandosi in questa conoscenza l’anima ottiene una natura simile alla Mia. In questo modo non nasce al tempo della creazione universale, né sperimenta la sofferenza della morte al momento dell’annichilimento uni­versale”.

VERSO 3

mama yonir mahad brahma
tasmin garbham dadhamy aham
sambhavah sarva-bhutanam
tato bhavati bharata

“O Bharata, la natura materiale, conosciuta come pradha­na, è il grembo all’interno del quale Io ripongo il seme (nella forma di anima individuale nata dalla Mia potenza marginale). In quel grembo sono generati tutti gli esseri, guidati da Brahma”.

VERSO 4

sarva-yonisu kaunteya
murtayah sambhavanti yah
tasam brahma mahad yonir
aham bija-pradah pita

“O Kaunteya, il Brahman, sotto forma di Madre Natura, è la progenitrice di tutti i diversi corpi delle varie specie di vita, a cominciare dai semidei e dagli umani, e lo (in qualità di coscienza causale) sono il Padre che dà il seme”.

VERSO 5

sattvam rajas tama iti
gunah prakriti-sambhavah
nibadhnanti maha-baho
dehe dehinam avyayam

“O possente eroe, Arjuna, queste tre manifeste caratteri­stiche della natura materiale (virtù, passione e ignoranza) rendono l’immutabile anima incarnata schiava dell’illusione dei sentimenti mondani di felicità e infelicità “.

VERSO 6

tatra sattvam nirmalatvat
prakasakam anamayam
sukha-sangena badhnati
jnana-sangena canagha

“O senza peccato, la virtù, comparata alle altre caratteri­stiche della natura materiale, è più pura, illumina la natu­ra delle cose, ed è pacifica. Rende l’anima spirituale schiava della felicità e della conoscenza”.

VERSO 7

rajo ragatmakam viddhi
trisna-sanga-samudbhavam
tan nibadhnati kaunteya
karma-sangena dehinam

“O figlio di Kunti, sappi che l’influenza della passione è l’incarnazione dell’ossessione per il piacere dei sensi. È l’origine della bramosia e dell’infatuazione, e rende l’anima schiava dell’azione”.

VERSO 8

tamas tv ajnana-jam viddhi
mohanam sarva-dehinam
pramadalasya-nidrabhis
tan nibadhnati bharata

“Inoltre, o Bharata, sappi che l’influenza dell’ignoranza nasce dall’oscurità, e inganna tutti gli esseri. L’influenza dell’ignoranza cattura gli esseri incarnati causando trascuratezza, pigrizia e sonnolenza”.

VERSO 9

sattvam sukhe sanjayati
rajah karmani bharata
jnanam avritya tu tamah
pramade sanjayaty uta

“O Arjuna, la virtù condiziona l’anima alla felicità e la passione la induce all’azione. Ma l’influenza dell’igno­ranza, oscurando la conoscenza dell’essere vivente, lo induce all’indolenza, alla pigrizia e al sonno”.

VERSO 10

rajas tamas cabhibhuya
sattvam bhavati bharata
rajah sattvam tamas caiva
tamah sattvam rajas tatha

“O Bharata, a volte la virtù ha il sopravvento, altre volte la passione, e altre ancora l’ignoranza. Ciascuna caratteri­stica materiale, a turno, conquista le altre in un’interminabile lotta per la supremazia”.

VERSO 11

sarva-dvaresu dehe ‘smin
prakasa upajayate
jnanam yada tada vidyad
vivriddham sattvam ity uta

“Quando si possiede la conoscenza della reale natura degli oggetti dei sensi, è segno che è prevalsa l’influenza della virtù. Il sintomo di ciò sarà l’insorgere della feli­cità”.

VERSO 12

lobhah pravrittir arambhah
karmanam asamah spriha
rajasy etani jayante
vivriddhe bharatarsabha

“O Arjuna, il più nobile della dinastia dei Bharata, sappi che l’avidità, l’eccessivo sforzo, i tentativi ambiziosi, gli incessanti piaceri dei sensi e il desiderio, nascono quando in, una persona prevale l’influenza della passione”.

VERSO 13

aprakaso ‘pravrittis ca
pramado moha eva ca
tamasy etani jayante
vivriddhe kuru-nandana

“O Kurunandana, sotto l’influenza dell’ignoranza, si manifestano tutti i sintomi dell’insensatezza, della dispe­razione, dell’indolenza e della menzogna”.

VERSO 14

yada sattvepravriddhe tu
pralayam yati deha-bhrit
tadottama-vidam lokan
amalan pratipadyate

“Se un’anima soccombe alle fauci della morte nel momento in cui la qualità della virtù è più influente, va nei puri pianeti ove risiedono gli adoratori di Hiranyagarbha (Brahma) e di altri dei”.

VERSO 15

rajasi pralayam gatva
karma-sangisu jayate
tatha pralinas tamasi
mudha-yonisu jayate

“Quando una persona muore sotto l’influenza della pas­sione, rinasce nella società karmica degli uomini assue­fatti al lavoro interessato. Se una persona muore sotto l’influenza dell’ignoranza, rinasce tra gli animali o tra altre specie grossolane e ignoranti”.

VERSO 16

karmanah sukritasyahuh
sattvikam nirmalam phalam
rajasas tu phalam duhkham
ajnanam tamasah phalam

“È affermato dagli uomini di conoscenza che i lavori vir­tuosi danno come risultato pace e felicità, i lavori passio­nali portano frutti miserabili e i lavori ignoranti portano alle tenebre e all’amorfismo”.

VERSO 17

sattvat sanjayate jnanam
rajaso lobha eva ca
pramada-mohau tamaso
bhavato ‘jnanam eva ca

“Dall’influenza della virtù nasce la conoscenza; dalla pas­sione nasce la cupidigia e dall’ignoranza nascono la fol­lia, l’illusione e la stupidità”.

VERSO 18

urdhvam gacchanti sattva-stha
madhye tisthanti rajasah
jghanya-guna-vritti-stha
adho gacchanti tamasah

“Le persone influenzate dalla virtù si elevano (fino a Satyaloka), coloro che sono influenzate dalla passione rimangono nel mezzo (nella società umana), mentre gli abominevoli individui dalla natura ignorante cadono nei pianeti inferiori (delle sofferenze infernali)”.

VERSO 19

nanyam gunebhyah kartaram
yada drastanupasyati
gunebhyas ca param vetti
mad-bhavam so ‘dhigacchati

“Quando una persona comprende che le azioni compiute in questo mondo materiale sono determinate solo dall’in­fluenza di queste tre caratteristiche della natura materiale, e quando viene a conoscere il loro Signore, il Quale le trascende, diventa divinamente ispirato dall’amore per Me”. *

* Il tema della divina ispirazione nel servizio devozionale è trattato elabo­ratamente nel commento dell’autore ai quattro versi principali della Shri Ghita (10.8-11)

VERSO 20

gunan etan atitya trin
dehi deha-samudbhavan
janma-mrityu-jara-duhkhair
vimukto ‘mritam asnute

“Quando l’anima trascende queste tre influenze della natura materiale, dalle quali il corpo è generato, e divie­ne totalmente libera da nascita, morte, anzianità e mise­ria, gusta l’ambrosia dell’amore divino, non contaminato dalle influenze della natura”.

VERSO 21

arjuna uvaca
kair lingais trin gunan etan
atito bhavati prabho
kim-acarah katham caitams
trin gunan ativartate

Arjuna disse: “O Signore, come possiamo riconoscere una persona che ha trasceso queste tre influenze della natura materiale? Come si comporta e in che modo trascende queste influenze?”

VERSI 22-25

sri-bhagavan uvaca
prakasam ca pravrittim ca
moham eva ca pandava
na dvesti sampravrittani
na nivrittani kanksati

udasina-vad asino
gunair yo na vicalyate
guna vartanta ity evam
yo ‘vatisthati nengate

sama-duhkha-sukhah sva-sthah
sama-lostasma-kancanah
tulya-priyapriyo dhiras
tulya-nindatma-samstutih

manapamanayos tulyas
tulyo mitrari-paksayoh
sarvarambha-parityagi
gunatitah sa ucyate

Il Signore Supremo rispose: “O Pandava, colui che non è mai affetto né della comparsa dell’illuminazione (l’effetto dell’influenza della virtù), né dell’attivazione (l’effetto dell’influenza della passione), né dell’inganno (l’effetto dell’influenza dell’ignoranza), né aspira alla loro cessa­zione; che rimane perfettamente equilibrato, indifferente e imperturbato dinanzi agli effetti delle caratteristiche della natura materiale (basati sulla felicità e sull’infeli­cità), ricordando sempre: “Le influenze della natura stanno interagendo con i loro rispettivi oggetti”; che è equa­mente disposto verso la gioia e il dispiacere; che è situato nella continua percezione del sé; che vede un pezzo di terra, un sasso, o un pezzo d’oro con visione equanime; che rimane equilibrato nel ricevere sia cose desiderabili sia indesiderabili; che è intelligente e rimane stabile sia dinanzi all’insulto che alla lode, all’onore o al disonore; che vede nello stesso modo l’amico e il nemico; che è completamente distaccato da ogni causa di ossessione e abnegazione: certamente tale persona va riconosciuta come una persona che ha trasceso le tre influenze della natura materiale”.

VERSO 26

mam ca yo ‘vyabhicarena
bhakti-yogena sevate
sa gunan samatityaitan
brahma-bhuyaya kalpate

“Una persona che rende un servizio esclusivamente a Me (nella Mia forma di Shyamasundara) attraverso la via della pura devozione (non adulterata da intenzioni impu­re basate sullo sfruttamento o sulla rinuncia), trascende completamente queste tre caratteristiche della natura materiale e si qualifica per conoscere la propria divina identità interiore”.

VERSO 27

brahmano hi pratisthaham
amritasyavyayasya ca
sasvatasya ca dharmasya
sukhasyaikantikasya ca

“Io solo sono il sostegno originario della coscienza indi­visibile (Brahman), il nettare inesauribile, gli infiniti divertimenti e la dolcezza dell’ambrosia del profondo amore divino”.

Fine del capitolo quattordicesimo

La triplice divisione della natura materiale dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo quindicesimo

Purusottama-yoga – La Persona Suprema

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
urdhva-mulan adhah-sakham
asvattham prahur avyayam
chandamsi yasya parnani
yas tam veda sa veda-vit

Il Signore Supremo disse: “Le Sacre Scritture affermano che questo mondo materiale è come un immutabile albe­ro baniano, con le radici rivolte verso l’alto e i rami in basso, ed è conosciuto come albero Ashvattha (transito­rio). Il suo nutrimento sono gli aforismi Vedici, rappre­sentati dalle sue foglie. Chiunque conosca questo albero è un autentico conoscitore dei Veda”.

Commento

Il significato dell’affermazione che l’albero di questo mondo materiale ha le radici rivolte verso l’alto, è che la causa alla radice della creazione si trova nella suprema, più elevata santa dimora. Quindi esso emana dal Signore Supremo e si sviluppa in avversione a Lui. L’affermazione che i suoi rami si estendono verso il basso indica che, da questo albero, a causa delle reazioni alle azioni di sfruttamento, spuntano nuovi rami, che rappresentano nascite sempre più basse (dagli animali fino alle specie di vita più degradate). L’albero baniano di questo mondo

temporaneo quindi, è conosciuto come Ashvattha, che significa ‘effimero’, o ‘ciò che non rimane fino a domani’. Tuttavia è eterno, nel senso che appare continuamente in virtù del flusso della corrente di causa ed effetto. Che le foglie dell’albero rappresentano la sezione dei Veda che sostiene il mondo, conosciuta come karma-kanda, significa che, come le foglie di un albero lo nutrono e lo abbellisco­no, così questa sezione dei Veda nutre il mondo, permet­tendogli di espandersi e prosperare. Per concludere, seb­bene questo mondo materiale si sviluppi dall’eterna potenza illusoria del Signore (maya), è perituro; benchè venga nutrito dalla sezione interessata dei Veda (karma­kanda), è illuminato dalle affermazioni velate, indirette dei Veda (paroksha-vada). Colui che conosce il significato dei Veda in questo modo, è un autentico conoscitore della loro essenza.

È affermato nello Shrimad-Bhagavatam (11.3.43-46) karmakarma vikarmeti veda-vado na laukikah vedasya cesvaratmatvat tatra muhyanti surayah paroksa-vado vedo ‘yam balanam anusasanam karma-moksaya karmani vidhatte hy agadam yatha nacared yas tu vedoktam svayam ajno ‘jitendriyah vikarmana hy adharmena mrtyor mrtyum upaiti sah vedoktam eva kurvano nihsango `rpitam isvare naiskarmam labhate siddhim rocanartha phala srutih “Le concezioni di azione, inazione e azione proibita sono delineate nei Veda. Poiché i Veda sono la personifi­cazione del Signore Supremo, persino grandi eruditi rimangono confusi nel determinarne il significato. Tale significato viene presentato in modo indiretto, velato, al fine di istruire le persone indisciplinate, infantili e scioc­che. Come un padre adesca un figlio malato a prendere una medicina offrendogli uno zuccherino, similmente le Scritture mostrano i frutti paradisiaci dell’azione pia, con l’intento nascosto di far cessare l’azione materiale”.

VERSO 2

adhas cordhvam prasritas tasya sakha
guna-pravriddha visaya-pravalah
adhas ca mulany anusantatani
karmanubandhini manusya-loke

“Le tre influenze della natura materiale nutrono questo albero. Alcuni dei suoi rami si estendono verso l’alto nei pianeti dei semidei e degli esseri celesti, altri rami si estendono in basso nei pianeti degli umani, degli anima­li e di altre specie inferiori. Gli oggetti dei sensi sono i suoi freschi, giovani germogli. Nell’ambito del piano umano qualche radice aerea si estende verso il basso, per radicarsi nella terra dello sfruttamento”.

Commento

All’interno della totale manifestazione di questo `peri­turo tuttavia costante’ mondo materiale, alcuni degli esseri viventi, nutriti dalla qualità della virtù, vagano attraverso i sistemi planetari superiori, essendo rimasti avvolti dalla concezione egotistica degli dei e degli esseri celesti. Altri, influenzati dalle qualità della passione e del­l’ignoranza, errano attraverso i pianeti degli umani, degli animali, degli alberi e di altre specie inferiori, essendo avvolti dalle concezioni egotistiche che caratterizzano tali specie. Gli oggetti dei sensi sono rappresentati dai nuovi germogli dei rami dell’albero di questo mondo materiale. Sono semplici trasformazioni dei cinque separati elemen­ti primari (pancha-tanmatra) e si sviluppano dalla conce­zione egoistica degli esseri viventi di questo piano. Inoltre, nonostante la radice principale sia situata verso l’alto (invertita, e in avversione al Signore Supremo), alcune delle radici aeree secondarie dell’albero baniano, rivolte verso il basso, rimangono radicate nel suolo del piano umano della terra dello sfruttamento. Questo indi­ca che il tentativo di raccogliere i frutti delle proprie azio­ni nell’ambito della vita umana alimenta ulteriormente la linfa vitale per una causa separata da quella originaria dell’albero di questo mondo materiale.

VERSI 3-4

na rupam asyeha tathopalabhyate
nanto na cadir na ca sampratistha
asvattham enam su-virudha-mulam
asanga-sastrena dridhena chittva

tatah padam tat parimargitavyam
yasmin gata na nivartanti bhuyah
tam eva cadyam purusam prapadye
yatah pravrittih prasrita purani

“Nel piano umano, questa forma invertita dell’albero baniano che rappresenta questo mondo materiale non può essere conosciuta, e la sua origine, la sua fine e le sue fondamenta non possono essere percepite (se non attra­verso la conoscenza Vedica). Grazie alla compagnia di veri santi, una persona acquisisce l’affilata scure dell’in­tenso distacco dal mondano. Utilizzando quest’arma per abbattere questo illusorio albero baniano (della propria esistenza materiale) che è ostinatamente radicato in avversione al Signore Supremo, si raggiunge il piano del non ritorno, ossia i piedi di loto del Signore. Quindi, attraverso il metodo della devozione esclusiva e ininter­rotta, ci si dovrebbe avvicinare e rifugiarsi ai piedi di loto del Signore Supremo Vishnu, pregando: “Mi arrendo ora a quella Persona Originaria, il Signore Supremo di tutti, dalla cui potenza illusoria (maya) emana e si espande questo albero perpetuo del mondo materiale”.

VERSO 5

nirmana-moha jita-sanga-dosa
adhyatma-nitya vinivritta-kamah
dvandvair vimuktah sukha-duhkha-samjnair
gacchanty amudhah padam avyayam tat

“Prive di vanità e illusione, distaccate da compagnie non sante, dedicate alla realizzazione del sé eterno, libere da desideri lussuriosi, dalla dualità della gioia e del dolore e dall’ignoranza, queste anime arrese raggiungono la desti­nazione suprema”.

VERSO 6

na tad bhasayate suryo
na sasanko na pavakah
yad gatva na nivartante
tad dhama paramam mama

“La Mia suprema santa dimora è quel luogo dal quale le anime arrese che lo hanno raggiunto non fanno più ritor­no. Né il sole, né la luna, né il fuoco: niente può illumina­re quella suprema dimora che tutto illumina”.

VERSO 7

mamaivamso jiva-loke
jiva-bhutah sanatanah
manah-sasthanindriyani
prakriti-sthani karsati

“L’anima è una parte di Me (in quanto è una Mia separa­ta particella frammentaria, o potenza). Sebbene essa sia eterna, si ricopre di una mente e dei cinque sensi percettivi, che sono parte della natura materiale (in quanto crea­zione di maya, la Mia potenza illusoria)”.

VERSO 8

sariram yad avapnoti
yac capy utkramatisvarah
grihitvaitani samyati
vayur gandhan ivasayat

“L’anima (jiva) è la proprietaria del corpo e dei suoi ac­cessori. Quando diparte dal corpo, trasporta con sé la mente e i sensi per entrare in un altro corpo, proprio come l’aria trasporta la fragranza di un fiore”.

VERSO 9

srotram caksuh sparsanamca
rasanam ghranam eva ca
adhisthaya manas cayam
visayan upasevate

“Adottando orecchie, occhi, pelle, lingua e naso di carne, ed accettando anche una mente sottile, l’anima sfrutta gli oggetti dei sensi (suono, forma, tatto, sapore e odore)”.

VERSO 10

utkramantam sthitam vapi
bhunjanam va gunanvitam
vimudha nanupasyanti
pasyanti jnana-caksusah

“Gli uomini ignoranti non possono percepire nulla della dipartita dell’anima dal corpo, della sua residenza nel corpo, o di come sfrutta gli oggetti dei sensi. Invece, colo­ro dotati degli occhi della conoscenza sono in grado di osservare l’intera operazione”.

VERSO 11

yatanto yoginas cainam
pasyanty atmany avasthitam
yatanto ‘py akritatmano
nainam pasyanty acetasah

“Anche gli yoghi che praticano assiduamente possono vedere l’anima presente nel corpo. Invece le persone sciocche dal cuore impuro non riusciranno mai a vedere l’anima, nonostante i loro sforzi”.

VERSO 12

yad aditya-gatam tejo
jagad bhasayate ‘khilam
yac candramasi yac cagnau
tat tejo viddhi mamakam

“Sappi che l’effulgenza che emana dal sole e che illumina l’intero universo, e che è presente nella luna e nel fuoco, origina dalla Mia effulgenza personale”.

VERSO 13

gam avisya a bhutani
dharayamy aham ojasa
pusnami causadhih sarvah
somo bhutva rasatmakah

“Entrando nel suolo della Terra, Io mantengo tutti gli esseri con la Mia potenza; e nella forma di luna nettarea, nutro tutti i raccolti”.

VERSO 14

aham vaisvanaro bhutva
praninam deham asritah
pranapana-samayuktah
pacamy annam catur-vidham

“Entrando nel corpo di tutti gli esseri viventi come poten­za della digestione, Io digerisco i quattro tipi di cibo com­mestibile (ciò che si mastica, che si succhia, che si lecca e che si beve), attraverso l’azione delle arie vitali ascenden­ti e discendenti”.

VERSO 15

sarvasya caham hridi sannivisto
mattah smritir jnanam apohanam ca
vedais ca sarvair aham eva vedyo
vedanta-krid veda-vid eva caham

“Io sono situato (come Anima Suprema) all’interno del cuore di tutti gli esseri, e da Me nasce nell’essere vivente il ricordo, la conoscenza e la dissipazione di entrambi (in accordo al suo karma, o azioni nel mondo materiale). Io sono l’unico estatico oggetto della conoscenza dei Veda. Sono l’autore del Vedanta (Vedavyasa) e, certamente, sono Colui che conosce i Veda”.

VERSO 16

dvav imau purusau loke
ksaras caksara eva ca
ksarah sarvani bhutani
kuta-stho ‘ksara ucyate

“In questo mondo ci sono due tipi di anime: le anime fal­libili e le anime infallibili. Tutti gli esseri, dal Signore Brahma fino alle forme di vita più basse, sono conosciuti come fallibili, in quanto hanno deviato dalla loro natura intrinseca di servitori del Signore Supremo. Invece i com­pagni del Signore sono conosciuti come anime infallibili, eternamente situate nella loro natura divina”.

VERSO 17

uttamah purusas tv anyah
paramatmety udahritah
yo loka-trayam avisya
bibharty avyaya isvarah

“Tuttavia, totalmente distinta da entrambe, esiste una Persona Suprema conosciuta come Paramatma, l’Anima Suprema. Egli è il Signore Supremo; entrando nei tre mondi nella Sua forma eterna, mantiene tutti gli esseri dell’Universo”.

VERSO 18

yasmat ksaram atito ‘ham
aksarad api cottamah
ato ‘smi loke vede ca
prathitah purusottamah

“Poiché Io trascendo le anime fallibili e sono superiore anche ai Miei infallibili eterni compagni, le Mie glorie sono cantate nel mondo e nelle Scritture come Purushottama, la Persona Suprema”.

VERSO 19

yo mam evam asammudho
janati purusottaman
sa sarva-vid bhajati mam
sarva-bhavena bharata

“O Bharata, colui che chiaramente Mi conosce nella Mia eterna, onnicosciente, estatica forma di Persona Suprema, è il perfetto conoscitore del pieno teismo e Mi adora sotto ogni aspetto (nei sapori devozionali di quiete, servitù,

amicizia, relazione genitoriale e di amante)”.

VERSO 20

iti guhyatamam sastram
idam uktam mayanagha
etad buddhva buddhiman syat
krita-krityas ca bharata

“O Arjuna dal cuore puro, ti ho così spiegato il tesoro più nascosto di tutte le Scritture. O Bharata, assaporando questo nettare nel profondo dei loro cuori, le anime vir­tuose gioiscono nella perfezione del successo supremo”.

Fine del capitolo quindicesimo La Persona Suprema

dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo sedicesimo

Daivasura-sampad-vibhaga-yoga – Indole divina e indole demoniaca

VERSI 1-3

sri-bhagavan uvaca
abhayam sattva-samsuddhir
jnana-yoga-vyavasthitih
danam damas ca yajnas ca
svadhyayas tapa arjavam

ahimsa satyam akrodhas
tyagah santir apaisunam
daya bhutesv aloluptvam
mardavam hrir acapalam

tejah ksama dhritih saucam
adroho nati-manita
bhavanti sampadam daivim
abhijatasya bharata

Il Signore Supremo disse: “O Bharata, queste sono le qualità presenti in un uomo dotato di una natura virtuosa e divina: assenza di paura, gentilezza di cuore, conoscenza , del sé, spirito caritatevole, controllo dei sensi esterni, spirito di sacrificio, studio dei Veda, rigore, sincerità, non­violenza, veridicità, inclinazione ad ignorare le colpe ‘ degli altri, compassione, assenza di cupidigia, modestia, fermezza, vigore, perdono, pazienza, pulizia, assenza di invidia e assenza di egotismo”.

VERSO 4

dambho darpo ‘bhimanas ca
krodhah parusyam eva ca
ajnanam cabhijatasya
partha sampadam asurim

“O Partha, queste qualità perverse si trovano in un uomo dalla mentalità demoniaca: orgoglio, vanità, egotismo, rabbia, spietatezza e insensatezza”.

VERSO 5

daivi sampad vimoksaya
nibandhayasuri mata
ma sucah sampadam daivim
abhijato ‘si pandava

“Le qualità divine e virtuose sono la causa della liberazio­ne, mentre le qualità demoniache sono la causa dell’inca­tenamento. O Pandava, tu non hai ragione di preoccupar­ti, in quanto la tua natura è divina e virtuosa sin dalla nascita”.

VERSO 6

dvau bhuta-sargau loke ‘smin
daiva asura eva ca
daivo vistarasah prokta
asuram partha me srinu

“O Partha, gli esseri viventi in questo mondo possiedono due nature: divina e demoniaca. Ti ho già descritto in modo elaborato la natura divina, per cui ora ascolta da Me a proposito della natura demoniaca”.

VERSO 7

pravrittim ca nivrittim ca
jana na vidur asurah
na saucam napi cacaro
na satyam tesu vidyate

“Coloro che possiedono una mentalità demoniaca non riescono a capire la differenza fra pratiche religiose e non religiose. Non una traccia di purezza, di virtù o veridicità si può trovare in loro”.

VERSO 8

asatyam apratistam te
jagad ahur anisvaram
aparaspara-sambhutam
kim anyat kama-haitukam

“Le persone dalla natura demoniaca dicono che l’univer­so non è altro che immaginario, senza fondamento, senza Dio e nato dall’unione sessuale. Esse concludono che il mondo intero fu generato semplicemente dalla lussuria”.

VERSO 9

etam dristim avastabhya
nastatmano ‘lpa-buddhayah
prabhavanty ugra-karmanah
ksayaya jagato ‘hitah

“Avallando una tale concezione, i demoni, che sono meno intelligenti, privi di conoscenza del sé, l’incarnazione di orrendi atti e cose infauste, diventano potenti solo allo scopo dell’annichilimento del mondo”.

VERSO 10

kamam asritya duspuram
dambha-mana-madanvitah
mohad grihitvasad-grahan
pravartante ‘suci-vratah

“Pieni di insaziabili desideri lussuriosi, totalmente infa­tuati e impegnati in inseguimenti sensuali, tali demoni, in una folle frenesia di arroganza e orgoglio, si impegnano in pratiche orrende “.

VERSI 11-12

cintam aparimeyam ca
pralayantam upasritah
kamopabhoga-parama
etavad iti niscitah

asa-pasa-satair baddah
kama-krodha-parayanah
ihante kama-bhogartham
anyayenartha-sancayan

“Fino al loro ultimo respiro rimangono preda di un’illim­itata paura e ansia. Sono convinti che la gratificazione della loro lussuria sia lo scopo ultimo dell’esistenza. Intrappolati, sedotti da centinaia di multiformi desideri e sopraffatti dalla lussuria e dalla rabbia, continuano a cer­care di ammassare ricchezze illegalmente, al solo scopo di gratificare i propri sensi”.

VERSO 13

idam adya maya labdam
imam prapsye manoratham
idam astidam api me
bhavisyati punar dhanam

“Le persone demoniache pensano: ‘Oggi ho avuto ciò che volevo e domani otterrò ciò che voglio. Questa è tutta la mia ricchezza e, in futuro, sempre più cose saranno mie!’

VERSO 14

asau maya hatah satrur
hanisye caparan api
isvaro ‘ham aham bhogi
siddho ‘ham balavan sukhi

“Ho ucciso un nemico, ed ucciderò gli altri. Sono il signo­re di tutto ciò che mi circonda, io sono il beneficiario. Ho successo, sono potente e felice!”

VERSI 15 -16

adhyo ‘bhijanavan asmi
ko ‘nyo ‘sti sadriso maya
yaksye dasyami modisya
ity ajnana-vimohitah

aneka-citta-vibhranta
moha-jala-samavritah
prasaktah kama-bhogesu
patanti narake ‘sucau

“Chi può eguagliare la mia ricchezza e la mia aristocra­zia? Eseguirò sacrifici, farò la carità ai bisognosi e così godrò del risultato”. Ingannati dall’ignoranza, pieni di ansia, vittime delle lusinghe e assuefatti al godimento dei sensi, queste persone demoniache sono condannate a inferni detestabili”.

VERSO 17

atma-sambhavitah stabdha
dhana-mana-madanvitah
yajante nama-yajnais te
dambhenavidhi-purvakam

“Sempre vanitosi, impertinenti e intossicati da ricchezza e manie di grandezza, tutti questi demoni fanno una grande mostra di pseudo-sacrifici non scritturali”.

VERSO 18

ahankaram balam darpam
kamam krodham ca samsritah
mam atma-para-dehesu
pradvisanto ‘bhyasuyakah

“Immersi nell’egotismo, folli di potere e trasportati dalla lussuria e dalla rabbia, totalmente sprezzanti di Me, che sono nei loro corpi e in quello degli altri come Anima Suprema, essi cercano sempre difetti nelle persone sante”.

VERSO 19

tan aham dvisatah kruran
samsaresu naradhaman
ksipamy ajasram asubhan
asurisv eva yonisu

“Poiché questi demoni sono invidiosi, crudeli, malvagi e decadenti, lo li getto continuamente nel ciclo di nascite e morti, nei grembi di ignobili specie demoniache”.

VERSO 20

asurim yonim apanna
muddha janmani janmani
mam aprapyaiva kaunteya
tato yanty adhamam gatim

“O Kaunteya, nascendo ripetutamente nelle specie demo­niache, questi sciocchi non possono venire a Me, la per­sonificazione della Divinità. Quindi essi scendono sem­pre più in basso, fino alla più vile e degradata condizione di vita”.

VERSO 21

tri-vidham narakasyedam
dvaram nasanam atmanah
kamah krodhas tatha lobhas
tasmad etat trayam tyajet

“Le tre vie che conducono all’inferno sono la lussuria, la rabbia e la cupidigia. Devono quindi essere completa­mente abbandonate”.

VERSO 22

etair vimuktah kaunteya
tamo-dvarais tribhir narah
acaraty atmanah sreyas
tato yati param gatim

“O Kaunteya, colui che non persegue alcuna di queste tre vie per l’inferno, agisce nel suo migliore interesse. In questo modo, raggiunge la destinazione suprema”.

VERSO 23

yah sastra-vidhim utsrijya
vartat kama-karatah
na sa siddhim avapnoti
na sukham na param gatim

“Una persona che trasgredisce le ingiunzioni delle Scrit­ture e si comporta capricciosamente non potrà mai rag­giungere la perfezione, la felicità o la destinazione supre­ma”.

VERSO 24

tasmac chastram pramanam te
karyakarya-vyavasthitau
jnatva sastra-vidhanoktam
karma kartum iharhasi

“Quindi, le ingiunzioni scritturali che riguardano il dove­re e il non-dovere hanno assoluta precedenza. Avendo capito i comandamenti delle Scritture riguardo all’azione (ossia agire esclusivamente per il piacere del Signore), ti conviene ora applicare praticamente questi insegnamen­ti”.

Fine del capitolo sedicesimo Indole Divina e Indole Demoniaca dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo diciassettesimo

Sraddhatraya-vibhaga-yoga – La triplice divisione della fede

VERSO 1

arjuna uvaca
ye sastra-viddhim utsrijya
yajante sraddhayanvitah
tesam nistha tu ka krisna
sattvam aho rajas tamah

Arjuna domandò: “O Krishna, qual è la posizione di colo­ro che eseguono l’adorazione con fede, ma trascurano le ingiunzioni delle Scritture? È questo considerato essere sotto l’influenza della virtù, della passione o dell’igno­ranza?”

VERSO 2

sri-bhagavan uvaca
tri-viddha bhavati sraddha
dehinam sa svabhava-ja
sattviki rajasi caiva
tamasi ceti tam srinu

Il Signore Supremo disse: “La fede di cui parli è di tre tipi, in accordo a quelle che sono le tendenze che l’anima incarnata ha sviluppato precedentemente (virtuose, passionali o ignoranti). Ora per favore ascolta da Me a que­sto riguardo”.

VERSO 3

sattvanurupa sarvasya
sraddha bhavati bharata
sraddha-mayo ‘yam puruso
yo yac-chraddhad sa eva sah

“O Bharata, tutti gli uomini hanno un particolare tipo di fede, in accordo alla propria mentalità individuale. La natura stessa degli esseri viventi è basata sulla fede; la loro natura interna ed esterna è modellata sulla propria fede. Quindi, la loro natura si può distinguere in accordo al tipo di culto nel quale essi hanno fede”.

VERSO 4

yajante sattvika devan
yaksa-raksamsi rajasah
pretan bhuta-ganams canye
yajante tamasa janah

“Le persone dotate di una natura virtuosa adorano i semidei dalla natura buona; le persone di natura passio­nale adorano i semidei passionali Yaksha, e i Rakshasa demoni cannibali, mentre coloro dalla fede ignorante adorano i fantasmi e i morti, nel piano dell’oscurità”.

VERSI 5-6

asastra-vihitam ghoram
tapyante ye tapo janah
dambhahankara-samyuktah
kama-raga-balanvitah

karsayantah sarira-stham
bhuta-gramam acetasah
mam caivantah sarira-stham
tan viddhy asura-niscayan

“Persone sciocche, pretenziose e orgogliose causano il disordine degli elementi naturali del corpo e tormentano l’anima che vi risiede, la quale è un Mio frammento spi­rituale. Motivati da un’intensa brama di esibire le loro prodezze mentali e fisiche, eseguono atroci penitenze non scritturali. Sappi che costoro sono dei demoni di prima classe”.

VERSO 7

aharas tv api sarvasya
tri-vidho bhavati priyah
yajnas tapas tatha danam
tesam bhedam imam srinu

“In concomitanza alle tre caratteristiche della natura materiale, ci sono anche tre preferenze di cibo. Allo stes­so modo ci sono tre tipi di sacrificio, tre tipi di penitenza e tre tipi di carità. Ora ascolta tutto ciò”.

VERSO 8

ayuh-sattva-balarogya-
sukha-priti-vivardhanah
rasyah snigdhah sthira hridya
aharah sattvika-priyah

“I cibi commestibili ed offribili che incrementano la lon­gevità, lo zelo, la salute, la felicità e la soddisfazione, e che sono succulenti, ricchi di latte, completi ed attraenti sono cari alle persone dalla natura virtuosa”.

VERSO 9

katv-amla-lavanaty-usna-
tiksna-ruksa-vidahinah
ahara rajasasyesta
duhkha-sokamaya-pradah

“I cibi cari alle persone sotto l’influenza della passione sono troppo amari (nimba ecc…) aspri, troppo salati, trop­po piccanti, troppo pungenti (peperoncino, pepe ecc…) troppo secchi (ceci secchi tostati ecc…) e troppo caldi (se­mi di mostarda ecc…). Questi cibi sono causa di infelicità, tensione e malattie”.

VERSO 10

yata-yamam gata-rasam
puti paryusitam ca yat
ucchistam api camedhyam
bhojanam tamasa-priyam

“Questo è il cibo caro agli ignoranti: il cibo freddo, cioè che è stato cucinato da più di tre ore; il cibo insapore, che trasuda cattivo odore, o che è stato cucinato il giorno prima; gli avanzi degli altri (ad eccezione di quelli del proprio guru) e i cibi impuri (come la carne, il vino e le cipolle)”.

VERSO 11

aphalakanksbhir yajno
vidhi-disto ya ijyate
yastvayam eveti manah
samadhaya sa sattvikah

“Il sacrificio di natura virtuosa è in accordo alle ingiun­zioni scritturali, ed eseguito con risoluto senso del dove­re da un persona priva di desiderio egoistico”.

VERSO 12

abhisandhaya tu phalam
dambhartham api caiva yat
ijyate bharata-srestha
tam yajnam viddhi rajasam

“Ma, o Bharata, sappi che quel sacrificio eseguito con l’a­spettativa di fruirne, e solamente come un’esibizione di pompa e potere, è un sacrificio di natura passionale”.

VERSO 13

vidhi-hinam asristannam
mantra-hinam adaksinam
sraddha-virahitam yajnam
tamasam paricaksate

“Inoltre, quel sacrificio che ignora le ingiunzioni delle Scritture, che è eseguito senza la distribuzione di doni come ad esempio il cibo, senza pronunciare i mantra appropriati, senza offerta al guru e senza fede, è cono­sciuto come sacrificio sotto l’influenza dell’ignoranza”.

VERSO 14

deva-dvija-prajna-
pujanam saucam arjavam
brahmacaryam ahimsa ca
sariram tapa ucyate

“L’adorazione della divinità, dei brahmana, del maestro spirituale e dell’anima illuminata, così come la pulizia, la semplicità, il celibato e la non violenza costituiscono le penitenze del corpo”.

VERSO 15

anudvega-karam vakyam
satyam priya-hitam ca yat
svadhyayabhyasanam caiva
van-mayam tapa ucyate

“I discorsi che non disturbano gli altri, che sono veritieri, piacevoli ma benefici, così come la regolare recitazione dei Veda sono penitenze verbali”.

VERSO 16

manah-prasadah saumyatvam
maunam atma-vinigrahah
bhava-samsuddhir ity etat
tapo manasam ucyate

“La soddisfazione del sé, la gravità sobria, la fermezza, l’autocontrollo e la purificazione della coscienza sono conosciute come penitenze mentali”.

VERSO 17

sraddhaya paraya taptam
tapas tat tri-vidham naraih
aphalakanksibhir yuktaih
sattvikam paricaksate

“Quando queste triplici penitenze sono eseguite da un’a­nima devota, priva di desideri, con una fede sublime nel Signore Supremo, sono di natura virtuosa”.

VERSO 18

satkara-mana-pujartham
tapo dambhena caiva yat
kriyate tad iha proktam
rajasam calam adhruvam

“Quelle penitenza praticate con incostanza e senza deter­minazione, eseguite orgogliosamente solo per ottenere qualcosa in cambio, un nome e la fama, sono di natura passionale”.

VERSO 19

mudha-grahenatmano yat
pidaya kriyate tapah
parasyotsadanartham va
tat tamasam udahritam

“Quelle penitenze eseguite con stupidità e insensata preoccupazione, causando la propria tortura o intese per danneggiare altri, sono definite penitenze di natura ignorante”.

VERSO 20

datavyam iti yad danam
diyate ‘nupakarine
dese kale ca patre ca
tad danam sattvikam smritam

“La carità data senza aspettarsi nulla in ritorno, per dovere, con la giusta considerazione di tempo, luogo e destinatario, è considerata di natura virtuosa”.

VERSO 21

yat tu pratyupakarartham
phalam uddisya va punah
diyate ca pariklistam
tad danam rajasam smritam

“Altrimenti, la carità data con mente agitata, con l’aspet­tativa di ricevere qualcosa in cambio, o con il desiderio di entrare in paradiso, è conosciuta come una carità di natu­ra passionale”.

VERSO 22

adesa-kale yad danam
apatrebhyas ca diyate
asat-kritam avajnatam
tat tamasam udahritam

“La carità data irrispettosamente o sdegnosamente ad una persona immeritevole e in un luogo e momento im­propri è una carità di natura ignorante”.

VERSO 23

om tat sad iti nirdeso
brahmanas tri-vidhah smritah
brahmanas tena vedas ca
yajnas ca vihitah pura

“La frase `om tat sat’ è menzionata nelle scritture per indicare il Parabrahman, lo Spirito Supremo. Al momen­to della creazione universale, i brahmana, i Veda e i sacri­fici furono istituiti secondo questa triplice rappresenta­zione sonora”.

VERSO 24

tasmad om ity udahritya
yajna-dana-tapah-kriyah
pravartante vidhanoktah
satatam brahma-vadinam

“Per questa ragione, i seguaci dei Veda cominciano sem­pre l’esecuzione dei loro doveri scritturali ingiunti basati sul sacrificio, la carità e la penitenza pronunciando la vibrazione ‘om, che rappresenta il Brahman, l’Assoluto”.

VERSO 25

tad ity anabhisandhaya
phalam yajna-tapah-kriyah
dana-kriyas ca vividhah
kriante moksa-kanksibhih

“Vibrando la parola ‘tat’, che pure rappresenta il Brahman, l’Assoluto, e abbandonando il desiderio per i frutti delle loro azioni, i ricercatori della liberazione conducono l’esecuzione di differenti tipi di sacrificio e peni­tenza, e compiono il dovere di fare la carità”.

VERSO 26

sad-bhave sadhu-bhave ca
sad ity etat prayujyate
prasaste karmani tatha
sac-chabdah partha yujyate

“O Partha, la parola “sat” indica la verità, così come le persone che sono dedite alla verità. Si applica anche all’e­secuzione di attività propizie”.

VERSO 27

yajne tapasi dane ca
sthitih sad iti cocyate
karma caiva tad-arthiyam
sad ity evabhidhiyate

“La parola “sat” indica l’eternità sia dell’oggetto del sacrificio, della penitenza e della carità, che del dovere com­piuto per la soddisfazione del Signore Supremo”.

VERSO 28

asraddhaya hutam dattam
tapas taptam kritam ca yat
asad ity ucyate partha
na ca tat pretya no iha

“O Partha, il sacrificio, la carità e le penitenze o qualun­que dovere compiuto senza fede nell’oggetto supremo, sono conosciuti come ‘asat’, o depravati. Tali attività non potranno mai elargire risultati propizi, né in questo mondo né nell’altro”.

Fine del capitolo diciassettesimo

La Triplice Divisione della Fede dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Capitolo diciottesimo

Moksa-yoga – La meta suprema della libertà divina

VERSO 1

arjuna uvaca
sannyasasya maha-baho
tattvam icchami veditum
tyagasya ca hrisikesa
prithak kesi-nisudana

Arjuna disse: “O Mahabaho, Hrishikesha, Keshinishudana, desidererei conoscere la distinzione tra il principio della rinuncia all’azione e il principio della rinuncia ai frutti dell’azione”.

VERSO 2

sri-bhagavan uvaca
kamyanam karmanam nyasam
sannyasam kavayo viduh
sarva-karma-phala-tyagam
prahus tyagam vicaksanah

Il Signore Supremo disse: “Secondo gli uomini di cono­scenza, l’abbandono di tutte le azioni materialmente desi­derabili è chiamata rinuncia (sannyasa), e la rinuncia ai frutti di tutti i tipi di azione (sia quotidiane, che occasio­nali, che basate su desideri materiali) è chiamato distacco (tyaga)”.

VERSO 3

tyajyam dosa-vad ity eke
karma prahur manisinah
yajna-dana-tapah-karma
na tyajyam iti capare

“Qualche studioso (della scuola Sankhya) sostiene che bisognerebbe rinunciare all’azione, a causa della sua natu­ra imperfetta e violenta. Altri (della scuola Mimansaka) sostengono che i doveri ingiunti dalle Scritture basati sul sacrificio, la carità e la penitenza, non dovrebbero mai essere abbandonati”.

VERSO 4

niscayam srinu me tatra
tyage bharata-sattama
tyago hi purusa-vyaghra
tri-vidhah samprakirtitah

“O migliore dei Bharata, ora ascolta la Mia perfetta con­clusione riguardo la rinuncia. O migliore tra gli uomini, è stato chiaramente definito che la rinuncia è di tre tipi”.

VERSO 5

yajna-dana-tapah-karma
na tyajyam karyam eva tat
yajno danam tapas caiva
pavanani manisinam

“I doveri basati sul sacrificio, la carità e la penitenza non dovrebbero mai essere abbandonati. Tali doveri devono essere svolti, perché servono a purificare i cuori delle per­sone intelligenti”.

VERSO 6

etany api tu karmani
sangam tyaktva phalani ca
kartavyaniti me partha
niscitam matam uttamam

“Inoltre, o Partha, tutte le azioni devono essere eseguite come una questione di dovere, abbandonando l’attacca­mento e il desiderio di godere dei loro frutti. Sappi che questa è la Mia irrevocabile, perfetta e suprema conclu­sione”.

VERSO 7

nyatasya tu sannyasah
karmano nopapadyate
mohat tasya parityagas
tamasah parikirtitah

“La rinuncia ai propri doveri quotidiani non è mai auspi­cabile. Abbandonare i doveri quotidiani a causa dell’illu­sione è falsa rinuncia, o rinuncia sotto l’influenza dell’ignoranza”.

VERSO 8

duhkham ity eva yat karma
kaya-klesa-bhayat tyajet
sa kritva rajasam tyagam
naiva tyaga-phalam labhet

“Colui che abbandona i doveri quotidiani prescritti, per paura delle scomodità fisiche, considerandoli causa di inconvenienti, pratica una rinuncia sotto l’influenza della passione. Quindi costui non ottiene la conoscenza che è il frutto di un distacco autentico”.

VERSO 9

karyam ity eva yat karma
niyatam kriyate ‘rjuna
sangam tyakva phalam caiva
sa tyagah sattviko matah

“O Arjuna, colui che svolge i doveri quotidiani prescritti per dovere, e abbandona l’attaccamento e il desiderio per il risultato, pratica una rinuncia sotto l’influenza della virtù. Questa è la Mia opinione”.

VERSO 10

na dvesty akusalam karma
kusale nanusajjate
tyagi sattva-samavisto
medhavi chinna-samsayah

“Una persona dall’intelligenza acuta, rinunciata, dotata di una natura virtuosa e libera da ogni dubbio, non si affligge se deve compiere doveri penosi, né è particolarmente attaccato a quei doveri che concedono felicità”.

VERSO 11

na hi deha-bhrita sakyam
tyaktum karmany asesatah
yas tu karma-phala-tyagi
sa tyagity abhidhiyate

“In realtà, è impossibile per l’anima incarnata rinunciare totalmente a ogni azione. Pertanto è realmente rinunciato colui che rinuncia ai frutti delle proprie azioni”.

VERSO 12

anistam istam misram ca
tri-vidham karmanah phalam
bhavaty atyaginam pretya
na tu sannyasinam kvacit

“Le persone che aspirano ai frutti delle proprie azioni ottengono tre tipi di ricompensa dopo la morte: buona, cattiva e mista. Ma un vero rinunciato (sannyasi) non rac­coglie mai alcun frutto”.

VERSO 13

pancaitani maha-baho
karanani nibodha me
sankhye kritante proktani
siddhaye sarva-karmanam

“O possente eroe, nella Scrittura conosciuta come Sankhya, o Vedanta, sono descritte in modo perfetto le cinque cause dell’azione, che ora puoi apprendere da Me”.

VERSO 14

adhisthanam tatha karta
karanam ca prithag-vidham
vividhas ca prithak cesta
daivam caivatra pancamam

“Tutte le azioni vengono eseguite con l’aiuto di questi cinque fattori: il corpo, l’ego (nella forma di nodo tra spi­rito e materia), i sensi, i vari sforzi e il destino, ossia l’intervento del Supremo Controllore Universale”.

VERSO 15

sarira-van-manobhir yat
karma prarabhate narah
nyayyam va viparitam va
pancaite tasya hetavah

“Qualunque azione, lecita o illecita, che un uomo esegua con il proprio corpo, mente o parole, è causata da questi cinque elementi”.

VERSO 16

tatraivam sati kartaram
atmanam kevalam tu yah
pasyaty akrita-buddhitvan
na sa pasyati durmatih

“Quindi, quella persona che, a causa della sua scarsa intelligenza, crede di essere la sola e unica esecutrice del­l’azione, non potrà mai percepire la situazione reale”.

VERSO 17

yasya nahankrito bhavo
buddhir yasya na lipyate
hatvapi sa imal lokan
na hanti na nibadhyate

“Colui che è libero dall’egotismo (che nasce dall’avver­sione verso l’Assoluto), e la cui intelligenza non è impli­cata in attività materiali, perfino se uccide tutti gli esseri viventi nel mondo intero, non uccide affatto, e non sof­frirà mai le conseguenze dell’assassinio”.

VERSO 18

jnanam jneyam parijnata
tri-vidha karma-codana
karanam karma karteti
tri-vidhah karma-sangrahah

“La conoscenza, l’oggetto della conoscenza e il conoscito­re: questi sono i tre fattori che generano l’azione. L’ispirazione, che si manifesta successivamente attraver­so i sensi, l’atto in sé e l’esecutore: questi tre formano le basi dell’azione”.

VERSO 19

jnanam karma ca karta ca
tridhaiva guna-bhedatah
procyate guna-sankhyane
yathavac chrinu tany api

“Nella Scrittura Shankhya, la conoscenza, l’azione e l’ese­cutore sono stati ciascuno classificati in accordo alle loro nature (virtuosa, passionale o ignorante). Ora ascolta a proposito di queste categorie da Me”.

VERSO 20

sarva-bhutesu yenaikam
bhavam avyayam iksate
avibhaktam vibhaktesu
taj jnanam viddhi sattvikam

“Quella conoscenza grazie alla quale si vede presente in se stessi e in tutti i diversi esseri viventi il medesimo, imperituro e indiviso principio divino (la Mia superiore potenza divina), è una conoscenza di natura virtuosa”.

VERSO 21

prithaktvena tu yaj jnanam
nana-bhavan prithag-vidhan
vetti sarvesu bhutesu
taj jnanam viddhi rajasam

“Nel mondo degli esseri viventi, quella conoscenza per la quale si sperimentano molteplici intenti di natura conflit­tuale, a causa di interessi individuali separati e svariate concezioni della verità, è una conoscenza in passione”.

VERSO 22

yat tu krisna-vad ekasmin
karye saktam ahaitukam
atattvartha-vad alpam ca
tat tamasam udahritam

“E quella conoscenza per la quale una persona viene attratta dalle banalità, considerandole come verità totali e che è irrazionale, fanatica e priva di fondamento scrittu­rale, è una conoscenza della natura dell’ignoranza”.

VERSO 23

niyatam sanga-rahitam
araga-dvesatah kritam
aphala-prepsuna karma
yat tat sattvikam ucyate

“Quell’azione che è eseguita con costanza da una perso­na distaccata, che è libera dall’attrazione e dalla repulsio­ne, è certamente un’azione di natura virtuosa”.

VERSO 24

yat tu kamepsuna karma
sahankarena va punah
kriyate bahulayasam
tad rajasam udahritam

“Quell’azione eseguita con uno sforzo tremendo da una persona ambiziosa e che mira a soddisfare il proprio inte­resse personale, è un’azione di natura passionale”.

VERSO 25

anubandham ksayam himsam
anapeksya ca paurusam
mohad arabhyate karma
yat tat tamasam ucyate

“L’azione di natura ignorante è quella intrapresa, a causa dell’illusione, senza considerazione per le conseguenze o per i suoi effetti nocivi, e senza considerazione della pro­pria capacità esecutiva”.

VERSO 26

mukta-sango ‘naham-vadi
dhrity-utsaha-samanvitah
siddy-asiddhyor nirvikarah
karta sattvika ucyate

“Un lavoratore di natura virtuosa è colui che è totalmen­te distaccato, non egoista, paziente ed entusiasta, e che rimane equanime sia di fronte al successo che al fallimen­to”.

VERSO 27

ragi karma-phala-prepsur
lubdo himsatmako ‘sucih
harsa-sokanvitah karta
rajasah parikirtitah

“È definito un lavoratore di natura passionale colui che è ossessionato dal conseguimento del risultato, avido, vio­lento, impegnato in deplorevoli pratiche non scritturali e trasportato dall’esultanza e dal lamento”.

VERSO 28

ayuktah prakritah stabdhah
satho naiskritiko ‘lasah
visadi dirgha-sutri ca
karta tamasa ucyate

“Un lavoratore di natura ignorante ha la mente instabile, una mentalità grossolana, è pretenzioso, fraudolento, votato ad insultare gli altri, pigro, cupo e procrastinato­re”.

VERSO 29

buddher bhedam dhrites caiva
gunatas tri-vidham srinu
procyamanam asesena
prithaktvena dhananjaya

“O Dhananjaya, ascoltaMi attentamente. Ti descriverò chiaramente i tre diversi tipi di intelligenza e determina­zione, classificati in accordo alle tre influenze della natu­ra”.

VERSO 30

pravrittim ca nivrittim ca
karyakarye bhayabhaye
bandham moksam ca ya vetti
buddhih sa partha sattviki

“O Partha, l’intelligenza virtuosa è quella che permette di distinguere la natura intrinseca di ciò che è religioso da ciò che non lo è, il dovere e il non dovere, la paura e il coraggio, così come la schiavitù e la liberazione”.

VERSO 31

yaya dharmam adharmam ca
karyam cakaryam eva ca
ayathavat prajanati
buddhih sa partha rajasi

“O Partha, l’intelligenza in passione è quella per la quale possono essere riconosciute solo parzialmente la differen­za intrinseca tra religione e non religione, dovere e non dovere”.

VERSO 32

adharmam dharmam iti ya
manyate tamasavrita
sarvarthan viparitams ca
buddhih sa partha tamasi

“L’intelligenza guastata dall’ignoranza genera una perce­zione sviata per la quale ciò che non è religoso viene preso per religioso, ed ogni cosa è interpretata al contra­rio di ciò che è”.

VERSO 33

dhritya yaya dharayate
manah-pranendriya-kriyah
yogenavyabhicarinya
dhritih sa partha sattviki

“O Partha, la determinazione di natura virtuosa è quella determinazione fissa in un punto che controlla continua­mente la mente, le forze vitali, i sensi e tutte le loro attività”.

VERSO 34

yaya tu dharma-kamarthan
dhritya dharayate ‘rjuna
prasangena phalakanksi
dhritih sa partha rajasi

“O Partha, o Arjuna, la determinazione sotto l’influenza della passione è quella per la quale, a causa del desiderio di godere del risultato, si ricorre sempre ai rituali religio­si allo scopo di ammassare ricchezza, nel tentativo di sod­disfare desideri materiali”.

VERSO 35

yaya svapnam bhayam sokam
visadam madam eva ca
na vimuncati durmedha
dhritih sa partha tamasi

“La determinazione della natura dell’ignoranza è quella per la quale una persona priva di intelligenza non può fare a meno di provare paura e scoraggiamento, ha sem­pre sonno, si lamenta, ed è orgogliosa”.

VERSI 36 -37

sukham tv idanim tri-vidham
srinu me bharatarsabha
abhyasad ramate yatra
duhkhantam ca nigacchati

yat tad agre visan iva
pariname ‘mritopamam
tat sukham sattvikam proktam
atma-buddhi-prasada-jam

“O Bharatarshabha, ora ascolta da Me a proposito dei tre tipi di felicità: quella felicità che, coltivata, è fonte di pia­cere ed estingue tutte le miserie, che all’inizio pare veleno, ma in seguito si dimostra nettare, e che nasce dalla pura conoscenza del sé, è una felicità di natura virtuosa”.

VERSO 38

visayendriya-samyogad
yat tad agre ‘mritopaman
pariname visam iva
tat sukham rajasam smritam

“È definita felicità di natura passionale quella che nasce dal contatto dei sensi con i loro oggetti, e che all’inizio è percepita come nettare, ma in seguito si rivela essere solo veleno”.

VERSO 39

yad agre canubandhe ca
sukham mohanam atmanah
nidralasya-pramadottham
tat tamasam udahritam

“La felicità della natura dell’ignoranza è quella che dall’i­nizio alla fine causa l’illusione dell’anima e nasce dal sonno, dalla pigrizia e dalla negligenza”.

VERSO 40

na tad asti prithivyam va
divi devesu va punah
sattvam prakriti-jair muktam
yad ebhih syat tribhir gunaih

“Nessun individuo o specie vivente, sia sulla Terra che nei pianeti paradisiaci, è libero da queste tre influenze nate dalla natura materiale”.

VERSO 41

brahmana-ksatriya-visam
sudranam ca parantapa
karmani pravibhaktani
svabhava-prabhavair gunaih

“O Parantapa, i doveri delle diverse caste dei brahmana, degli kshatriya, dei vaishya e dei shudra sono ripartiti in accordo alle qualità (di virtù, passione e ignoranza) inerenti alle loro nature”.

VERSO 42

samo damas tapah saucam
ksantir arjavam eva ca
jnanam vijnanam astikyam
brahma-karma svabhava-jam

“Il controllo esterno ed interno dei sensi, la penitenza, la purezza, la pazienza, l’onestà, la conoscenza, la realizza­zione e il teismo: certamente tutti questi sono i doveri naturali della casta dei brahmana”.

VERSO 43

sauryam tejo dhritir daksyam
yuddhe capy apalayanam
danam isvara-bhavas ca
ksatram karma svabhava-jam

“Valore, zelo, tolleranza, destrezza, coraggio in battaglia, disposizione caritatevole e capacità di comando: certa­mente queste sono tutte caratteristiche della casta degli kshatriya”.

VERSO 44

krisi-go-raksya-vanijyam
vaisya-karma svabhava-jam
paricaryatmakam karma
sudrasyapi svabhava-jam

“La coltivazione della terra, la cura delle mucche e il com­mercio sono i lavori naturali per la casta dei vaishya; e naturale per i shudra è assistere e rendere servizio alla casta dei brahmana, degli kshatriya e dei vaishya”.

VERSO 45

sve sve karmany abhiratah
samsiddhim labhate narah
sva-karma-niratah siddhim
yatha vindati tac chrinu

“Una persona che si dedica in maniera appropriata all’a­zione che le è più naturalmente affine ottiene la conoscenza del sé. Ora ascolta da Me come egli ottenga la perfezio­ne in questo modo”.

VERSO 46

yatah pravrittir bhutanam
yena sarvam idam tatam
sva-karmana tam abhyarcya
siddhim vindati manavah

“Un uomo raggiunge la perfezione eseguendo i doveri prescritti per lui in accordo alla sua qualifica. Attraverso l’esecuzione dei propri doveri egli adora il Signore Supremo dal quale sono generati tutti gli esseri, e che per­mea e pervade questo intero universo (esercitando la Sua qualifica Suprema di Signore di tutti e tutto)”.

VERSO 47

sreyan sva-dharmo vigunah
para-dharmat sv-anusthitat
svabhava-niyatam karma
kurvan napnoti kilbisam

“Sebbene possano esserci delle imperfezioni nell’esecu­zione dei propri doveri, è meglio rimanere fedele ai pro­pri doveri naturali prescritti piuttosto che compiere i doveri di un altro in modo immacolato. Un uomo che ese­gue i propri doveri naturali non incorre mai nel peccato”.

VERSO 48

saha-jam karma kaunteya
sa-dosam api na tyajet
sarvarambha hi dosena
dhumenagnir ivavritah

“O Kaunteya, nonostante le imperfezioni nell’esecuzione, i doveri prescritti in accordo alla propria natura non dovrebbero essere abbandonati. In verità, ogni azione (karma) è in qualche misura coperta da imperfezioni, come il fuoco è coperto dal fumo”.

VERSO 49

asakta-buddhih sarvatra
jitatma vigata-sprihah
naiskarmya-siddhim paraman
sannyasenadhigacchati

“Distaccando l’intelligenza da tutti gli oggetti materiali, la persona autocontrollata e priva di desideri, raggiunge la perfezione ultima della cessazione del karma abbandonando i frutti delle proprie azioni”.

VERSO 50

siddhim prapto yatha brahma
tathapnoti nibodha me
samasenaiva kaunteya
nistha jnanasya ya para

“O Kaunteya, ora ascolta da Me in breve come la persona che ha raggiunto tale perfezione, raggiunge il piano divi­no dell’Assoluto, il cui ottenimento è la meta suprema della conoscenza”.

VERSI 51-53

buddhya visuddhaya yukto
dhrityamanam niyamya ca
sabdadin visayams tyaktva
raga-dvesau vyudasya ca

vivikta-sevi laghv-asi
yata-vak-kaya-manasah
dhyana-yoga-paro nityam
vairagyam samupasritah

ahankaram balam darpam
kamam krodham parigraham
vimucya nirmamah santo
brahma-bhuyaya kalpate

“Dotata di intelligenza virtuosa, mentalmente controllata grazie a una determinazione di natura virtuosa, distacca­ta dagli oggetti dei sensi, libera dall’attrazione e dalla repulsione, lontana dalla compagnia di persone materia­liste, moderata nell’alimentazione, controllando corpo, mente e parole, costantemente assorta nel pensiero del Signore Supremo, totalmente distaccata dal mondo mate­riale; non egoista, non dispotica, priva di vanità, lussuria, rabbia, che non si lascia servire dagli altri: tale persona, priva di ogni senso di possesso e assorta nella tranquillità divina, certamente possiede le qualità per ottenere la per­cezione divina del sé”.

VERSO 54

brahma-bhutah prasannatma
na socati na kanksati
samah sarvesu bhutesu
mad-bhaktim labhate param

“L’anima immacolata, dal cuore puro e soddisfatta nel sé, che ha raggiunto la propria natura divina cosciente, non si affligge né brama per nessuna cosa. Vedendo equamen­te tutti gli esseri (nella concezione della Mia energia suprema), gradualmente ottiene la devozione suprema (prema-bhakti) per Me”.

VERSO 55

bhaktya mam abhijanati
yavan yas casmi tattvatah
tato mam tattvato jnatva
visate tad-anantaram

“Grazie alla potenza di quella devozione suprema, è in grado di conoscere completamente la Mia natura di Onnipotente Sovranità e Maestà (aishvarayamaya-svaru­pa). Quindi, avendo sviluppato la percezione della sua divina relazione con Me, entra nel gruppo dei Miei intimi compagni personali, la natura dei quali non è differente dalla Mia”.

VERSO 56

sarva-karmany api sada
kurvano mad-vyapasrayah
mat-prasadad avapnoti
sasvatam padam avyayam

“Sebbene siano sempre attivi nell’esecuzione di tutti i tipi di doveri, coloro che si sono rifugiati esclusivamente in Me, raggiungono il piano eterno del fiorente servizio, per Mia grazia”.

VERSO 57

cetasa sarva-karmani
mayi sannyasya mat-parah
buddhi-yogam upasritya
mac-cittah satatam bhava

“Collegandoti a Me attraverso l’arte del servizio, offren­do tutte le tue azioni a Me nella consapevolezza che Io solo sono la meta suprema, rifugiati riponendo la tua intelligenza in Me (distaccandoti dai doveri ordinari), e rimani sempre fedelmente devoto a Me”.

VERSO 58

mac-cittah sarva-durgani
mat-prasadat tarisyasi
atha cet tvam ahankaran
na srosyasi vinanksyasi

“Quando avrai dedicato il tuo cuore a Me, sarai in grado, per Mia grazia, di superare ostacoli formidabili e ogni sorta di avversità. Ma se, per orgoglio, non ascolti le Mie parole, andrai certamente incontro alla rovina”.

VERSO 59

yad ahankaram asritya
na yotsya iti manyase
mithyaisa vyavasayas te
prakritis tvam niyoksyati

“A causa dell’orgoglio tu stai pensando di non lottare, ma una decisione del genere sarà certamente vana perché la tua natura di kshatriya ti indurrà certamente a combatte­re”.

VERSO 60

svabhava-jena kaunteya
nibhaddhah svena karmana
kartum necchasi yan mohat
karisyasy avaso ‘pi tat

“O Kaunteya, quello stesso dovere che ora, a causa dell’il­lusione, stai evitando di compiere, dovrai in seguito ese­guirlo inevitabilmente, spinto dalla tua stessa natura”.

VERSO 61

isvarah sarva bhutanam
hrid-dese ‘rjuna tisthati
bhramayan sarva-bhutani
yantrarudhani mayaya

“O Arjuna, il Signore Supremo risiede nel cuore di tutti gli esseri viventi e la potenza della Sua energia illusoria li fa errare in diverse forme di esistenza, come se ciascuno fosse una semplice marionetta legata a dei fili, che gira in una giostra”.

VERSO 62

tam eva saranam gaccha
sarva-bhavena bharata
tat-prasadat param santim
sthanam prapsyasi sasvatam

“O Bharata, abbandonati a Lui senza riserve. Per Sua gra­zia raggiungerai la pace suprema e la dimora eterna”.

VERSO 63

iti te jnanam akhyatam
guhyad guhyataram maya
vimrisyaitad asesena
yathechasi tatha kuru

“Ora ti ho svelato tesori sempre più nascosti. Ricorda tutto ciò e quindi, agisci come credi”.

VERSO 64

sarva-guhyatamam bhuyah
srinu me paramam vacah
isto ‘me dridham iti
tato vaksyami te hitam

“Adesso ascolta il Mio insegnamento supremo, il più nascosto di tutti i tesori. Tu Mi sei estremamente caro, per questo Mi accingo a spiegarti ciò, per il tuo vero benefi­cio”.

Commento

Secondo Shrila Bhaktivinoda Thakura, l’istruzione nascosta (guhyam) del Signore Shri Krishna si trova nel secondo e nel terzo capitolo della Shri Ghita. Lì è afferma­to che la via dell’azione disinteressata conduce gradual­mente alla via della conoscenza e della meditazione. Un’altra istruzione, ancora più nascosta, (guhyataram) si trova nel settimo e ottavo capitolo, dove il Signore impar­tisce la conoscenza di Sé, la quale dà nascita alla devozio­ne. Nel capitolo nono comincia l’istruzione più nascosta (guhyatamam): il Signore descrive i sintomi della devozione esclusiva (kevala-bhakti), che non è mischiata all’azione, alla conoscenza, o alla meditazione astratta.

Poiché il Suo devoto Arjuna è molto caro a Lui, il Signore ripete ora il Suo insegnamento nascosto per il suo beneficio. Questa volta però, Egli rivela il più nascosto tra i tesori nascosti (sarvva-guhyatamam), il Suo consiglio più affettuoso: “Arjuna, tu sei estremamente caro a Me, per­ciò ora ti rivelerò l’intera verità”.

VERSO 65

man-mana bhava mad-bhakto
mad-yaji mam namaskuru
mam evaisyasi satyam te
pratijane priyo ‘si me

“Pensa a Me, servi Me, adoraMi, offri te stesso a Me e sicuramente Mi raggiungerai. Sinceramente, questa è la Mia promessa a te, perché tu sei il Mio caro amico”.

VERSO 66

sarva-dharman parityajya
mam ekam saranam vraja
aham tvam sarva-papebhyo
moksaysiyami ma sucah

“Lascia totalmente ogni tipo di religione, e abbandonati esclusivamente a Me. Io ti libererò da ogni tipo di pecca­to, per cui non disperare”.

Commento

Qui viene cantata la gloria del significato nascosto della Bhagavad-ghita (ghita-gudartha-gauravam): “Abban­dona tutte le occupazioni e vieni a Me. Non te ne penti rai, Arjuna, perché lo sono tutto per te, e tu sei tutto per Me. Questa è la più nascosta di tutte le verità nascoste. Che cosa posso dire di più? Troverai questo a Vraja (Vrindavana)”.

Nella retorica sanscrita (alankara) la suggestione orna­mentale per la quale il suono di una parola echeggia il suo senso, è conosciuta come dhvani. Qui viene dato tale indizio. Mam ekam sharanam ‘vraja’: “Se andrai a Vraja tro­verai la più segreta di tutte le verità (sarva-guhyatamam). Il segreto più profondo dell’intimo amorevole cuore viene qui rivelato: Io sono al di là di tutte le concezioni di religione, società, amicizia. La Mia posizione è al di sopra di tutto e nel profondo del cuore di ogni cosa. Nell’eterna terra di Vraja, sperimenterai la bellezza nella sua pienez­za. Tralascia tutti gli altri impegni e prospettive, e vieni solo a Me. Il tuo desiderio interiore sarà soddisfatto al di là delle tue aspettative. Troverai una tale dignità in Me, che non subirai alcuna reazione, né te ne pentirai. Questo è il significato più profondo della gloria suprema”.

Quando una persona arriva a concepire questo, vedrà ogni altra cosa come peccato (aham tvam sarva-papebhyo, mokshayishyami). Tutto ciò che generalmente è considera­to come un dovere o puro in questo mondo materiale sarà visto come peccaminoso e tutte le concezioni religiose si ridurranno a livello di peccato. Nel piano assoluto, tutto e tutti appartengono totalmente a Krishna, e la minima deviazione da questo ideale non è meglio che commettere peccato. La mera dimenticanza di sé conduce all’im­personalismo e culmina in un sonno profondo. Ma la dimenticanza di sé (sarva-dharman parityaiya) nel servizio di Krishna (mam ekam sharanam vraja) è positiva e viva. È il piano completo, assoluto della vita.

Il tesoro nascosto attrae i nostri cuori. Siamo stati deprivati del più profondo interesse dei nostri cuori. Pur avendone un naturale bisogno, esso rimane a noi celato (shrutibhir vimrigyam). In modo ineguagliabile la Shri Ghita considera tutti questi aspetti e ci dirige al corretto significato e conclusione delle Upanishad. Da questo punto comincia lo Shrimad-Bhagavatam.

VERSO 67

idam te natapaskaya
nabhaktaya kadacana
na casusrusave vacyam
na ca mam yo ‘bhyasuyati

“Non dovresti mai rivelare questo tesoro nascosto alle persone superficiali, prive di fede, che sono avverse al Mio servizio, o a quelle persone maliziose che sono invidiose di Me”.

VERSO 68

ya idam paramam guhyam
mad-bhaktesv abhidhasyati
bhaktim mayi param kritva
mam evasyaty asamsayah

“Colui che racconta le glorie di questo nascostissimo tra tutti i tesori nascosti ai Miei devoti, ottiene devozione suprema per Me e senza dubbio Mi raggiungerà”.

VERSO 69

na ca tasman manusyesu
kascim me priya-krittamah
bhavita na ca me tasmad
anyah priyataro bhuvi

“Nella società umana non c’è nessuno che Mi compiace più di colui che predica le glorie di questa Bhagavad­ghita, il tesoro nascosto del dolce Assoluto. Non ci sarà mai una persona più cara a Me nel mondo intero”.

VERSO 70

adhyesyate ca ya imam
dharmyam samvadam avayoh
jnana-yajnena tenaham
istah syam iti me matih

“Inoltre, colui che regolarmente legge, contempla, o canta con un cuore devoto questa santa conversazione tra noi, Mi adora così attraverso il sacrificio della saggezza. Certamente, questa è la Mia opinione”.

VERSO 71

sraddhavan anasuyas ca
srinnuyad api yo narah
so ‘pi muktah subhal lokan
prapnuyat punya-karmanam

“I devoti fedeli, che semplicemente la ascoltano senza gelosia, saranno liberati e raggiungeranno le dimore pro­pizie adatte a coloro che sono dotati dei meriti della virtù suprema (sukriti)”.

VERSO 72

kaccid etac chrutam partha
tvayaikagrena cetasa
kaccid ajnana-sammohah
pranastas te dhananjaya

“O Partha, hai ascoltato tutto ciò con grande attenzione? O Dhananjaya, è stata dissipata l’oscurità della tua illu­sione?”

VERSO 73

arjuna uvaca
nasto mohah smritir labdha
tvat-prasadan mayacyuta
sthito ‘smi gata-sadehah
karisye vacanam tava

Arjuna disse: “O Infallibile, per Tua grazia la mia illu­sione è stata dissipata. Ora posso ricordare chi sono, tutti i miei dubbi sono svaniti, e sono arreso a Te. Sono pronto a eseguire il Tuo ordine”.

VERSO 74

sanjaya uvaca
ity aham vasudevasya
parthasya ca mahatmanah
samvadam imam asrausam
adbhutam roma-harsanam

Sanjaya disse: “In questo modo ho ascoltato questa incre­dibile, estatica conversazione tra Vasudeva (l’Anima Suprema) e Arjuna”.

VERSO 75

vyasa-prasadac chrutavan
etad guhyam aham param
yogam yogesvarat krisnat
saksat kathayatah svayam

“Per la misericordia di Shrila Vyasadeva ho potuto ascol­tare questo tesoro nascosto che è emanato direttamente dalla santa bocca di loto del Signore Supremo di tutti i poteri mistici, Shri Krishna in persona”.

VERSO 76

rajan samsmritya samsmritya
samvadam imam adbhutam
kesavarjunayoh punyam
hrisyami ca muhur muhuh

“O re, ricordando ripetutamente questa incredibile con­versazione divina tra il Signore Shri Krishna e Arjuna, il mio cuore gioisce, ancora e ancora”.

VERSO 77

tac ca samsmritya samsmritya
rupam aty-adbhutam hareh
vismayo me mahan rajan
hrisyami ca punah punah

“O re, nel ricordare l’incredibile, tremenda forma univer­sale del Signore Supremo Hari ancora mi meraviglio, e tutto il mio essere freme per l’emozione”.

VERSO 78

yatra yogesvarah krisno
yatra partho dhanur-dharah
tatra srir vijayo bhutir
dhruva nitir matir mama

“Ovunque ci siano il Signore di tutti i poteri mistici, Shri Krishna in persona, e Arjuna, il conquistatore della ric­chezza che porta l’arco, sono presenti anche la dea della fortuna e la dea della vittoria, tutto è prospero, fiorente e domina la virtù suprema. Certamente, questa è la mia ferma convinzione”.

Fine del capitolo diciottesimo

La Meta Suprema della Libertà Assoluta dalla santa conversazione tra Shri Krishna e Arjuna contenuta nella Scrittura Vedanta Yoga Shrimad Bhagavad-ghita Upanishad dal Bhisma Parva del Shri Mahabharata, la Scrittura della legge sacra che fu composta in centomila versi da Shrila Vyasadeva.

Srimad Bhagavad-gita-mahatmyam

Le glorie della Shrimad Bhagavad-Ghita

(Estratto da Sri Vaisnava-tantra-sara)

VERSO 1

gità sastram idam punyam

yah pathet prayatah pumàn

visnoh padam avàpnoti

bhaya sokàdi varjitah

Colui che, regolando la propria mente, recita con devo­zione questa Bhagavad-ghita che conferisce ogni virtù, raggiungerà la santa dimora di Vaikuntha (la residenza del Signore Vishnu), che è sempre libera dalle qualità mondane improntate sulla paura e sul lamento.

VERSO 2

gitàdhyayana-silasya

prànàyàma parasya ca

naiva santi hi pàpàni

purva janma krtàni ca

In quella persona che ha il controllo di sé e che studia seriamente questa Bhagavad-ghita, non rimane alcuna traccia di peccato (sia della sua vita precedente che attuale), dal momento che tutti i suoi peccati vengono ridotti in cenere.

VERSO 3

malanir mocanam pumsàm

jala-snànam dine dine

sakrd-gitàmbhasi snànam

samsàra-mala-nàsanam

Come una persona si lava ogni giorno con l’acqua per pulire il proprio corpo, similmente, bagnandosi una sola volta nelle acque della Bhagavad-ghita, tutta la sporcizia della dolorosa esistenza materiale viene dissolta. In altre parole, leggendo devotamente la Ghita una sola volta, tutte le contaminazioni materiali vengono eliminate.

VERSO 4

gita sugita kartavya

kim anyaih sastra vistaraih

ya svayam padmanabhasya

mukha-padmad vinihsrta

Una persona dovrebbe sempre cantare con devozione questa Ghita, il divino canto emanato dalla santa bocca di loto del Signore Supremo in Persona, Shri Krishna. Quale è il beneficio di studiare altre scritture?

VERSO 5

bharatamrta sarvasam

visnor vaktràd-vinihsrtam

gita-gangodakam pitva

punar janma na vidyate

Bevendo l’acqua del Gange della Ghita, la quintessenza divina del Mahabharata che emana dalla santa bocca di loto del Signore Vishnu, una persona non rinascerà più nel mondo materiale. In altre parole, recitando con devozione la Ghita, si interrompe il ciclo di nascita e morte.

VERSO 6

sarvopanisado gàvo

dogdhà gopàla-nandanah

pàrtho vatsah sudhir bhokta

dugdham gitàmrtam mahat

Le Upanishad sono come la mucca e Shri Krishna, il figlio di Nanda è il pastorello che le munge. Arjuna è il vitello, il meraviglioso nettare della Ghita è il latte, e i fortunati puri devoti sono coloro che bevono e gustano quel latte.

VERSO 7

ekam sastram devaki-putra-gìtam

eko devo devaki-putra eva

eko mantras tasya nàmàni yàni

karmàpy ekam tasya devasya seva

Una sola scrittura è necessaria: la divina Ghita cantata dal Signore Shri Krishna; un solo venerabile Signore: il Signore Shri Krishna; un solo mantra: i Suoi santi nomi; e un solo dovere: il servizio devozionale per quel supremo, venerabile Signore, Shri Krishna.