Srimad Bhagavad Gita

Srimad Bhagavad Gita

di Srila Krsna Dvaipayana Vyasadeva

Traduzione dal testo originale sanscrito con testo traslitterato in caratteri romani a cura di

Sri Srimad

Bhakti Vaibhava Puri Goswami Maharaja

(Fondatore Acarya della Sri Krsna Caitanya Mìssion)

SOMMARIO

Dedica – Prefazione – Introduzione –

1. La sofferenza di Arjuna

2. La differenza tra l’anima e il corpo

3. Il principio dell’azione

4. La via della conoscenza divina

5. L’azione disinteressata dedicata al Signore Supremo

6. Il principio della meditazione

7. La conoscenza trascendentale dell’Assoluto

8. Raggiungere il Signore Supremo

9. La suprema conoscenza segreta

10. Le opulenze del Signore Supremo

11. La forma universale del Signore Supremo

12. Il principio della devozione

13. La natura, il beneficiario e lo spirito

14. Le tre qualità della natura materiale

15. Lo yoga della Persona Suprema

16. Qualità divine e demoniache

17. Le tre divisioni della fede

18. Il principio della liberazione

Totale Versi 700

APPENDICE

Gita-mahatmyam, le glorie della Bhagavad Gita (7 versi)

Cenni biografici di Sri Srimad Bhakti Vaibhava Puri Goswami Maharaja

Dedicato al grande benefattore dell’umanità,

Srila A.C. Bhaktivedanta Swami,

che ha rivelato al mondo intero le glorie della

Bhagavad-gita

PREFAZIONE

I Veda sono elogiati come il respiro dell’”Essere Supremo”, poiché sono eterni nella loro natura e non sono stati creati da nessuno. La Bhagavad-gita si riferisce ai Veda chiamandoli “Sastra”.

Quando i Veda sono nutriti appropriatamente ci sarà intorno un benessere comune, proprio come tutte le parti di un albero ricevono il giusto nutrimento quando vengono innaffiate le radici. Tutte le nostre Scritture rivelate menzionano il Karma yoga, Jnana yoga e il Bhakti yoga, le tre forme di yoga. La Bhagavad-gita ci insegna questi tre yoga. Dal primo al sesto capitolo viene descritto il Karma yoga, dal settimo al dodicesimo il Bhakti yoga e dal tredicesimo al diciottesimo il Jnàna yoga.

Gita su-gita kartavyà , kim anyaih sàstra vistaraih

Yà swayam padmanàbhasya, mukha-padmàd vinihsrtà

(Gita -màhàtmya verso 3)

Se uno legge frequentemente la Bhagavad-gita non avrà alcun bisogno di consultare altre Scritture, poiché la Bhagavad-gita fu insegnata dal Signore Supremo Sri Krsna ad Arjuna nel campo di battaglia di Kuruksetra. Krsna nel diciottesimo capitolo della Bhagavad-gita disse ad Arjuna:

yarva-guhyatamam bhúyah, srnu me paramam vacah isto ‘si me drdham iti, tato vaksyàmi te hitam (Bhagavad-gita 18-64)

Ti sto parlando della conoscenza più importante e confidenziale, poiché tu sei il Mio più caro amico. Ascoltala da Me per il tuo reale beneficio.

Man-mana bhava mad-bhakto, mad-yàji mam namaskuru Màm evaisyasi satyam te, pratijàne priyo’ si me

(Bhagavad-gita 18-65)

Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, adoraMi e offriMi i tuoi omaggi, così verrai a Me senza fallire. Te lo prometto, poiché tu sei un Mio caro amico.

Sarva-dharmàn parityajya, màm ekam saranam vraja Aham tvàm sarva-pàpebhyo, moksayisyàmi mà sucah (Bhagavad-gita 18-66).

Abbandona tutte le varie religioni e arrenditi a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni peccaminose, non temere.

Sri Krsna parlò della completa arresa ad Uddhava anche nello Srimad-Bhagavatam. “Oh Uddhava, per la ragione che ti ho già spiegato prendi esclusivamente rifugio in Me solamente (indicando Sè stesso con il dito), l’Anima di tutti gli esseri, con il cuore e con l’anima, rifiutando tutto ciò che le Sruti e le Smríti si aspettano che tu faccia.

Abbandona l’attaccamento alle cose di questo mondo che non sono stabili, e sii distaccato dimenticando tutto ciò che hai ascoltato così a lungo. Abbandona completamente ogni tendenza ad ascoltare ciò che rimane da ascoltare” (Sr. Bh. 11-12-14-15).

L’arresa a Sri Krsna è il sentiero piú sicuro. Tutti i nostri Sastra insistono ripetutamente in questa direzione. Ogni pratica priva della spirito di arresa fallirà nell’ invocare la misericordia divina. L’arresa dovrebbe essere pura e genuina, poiché solo così scioglierà il cuore del Signore Supremo, che a Sua volta non starà fermo ma correrà a salvare il Suo devoto arreso. Sforziamoci di seguire ciò che il Signore Sri Krsna ha menzionato nella Gita. Impara questa verità divina con uno spirito di sottomissione, facendo delle domande sincere e offrendo un servizio obbediente a quelle grandi personalità che non solo sono erudite, ma anche anime assolutamente realizzate. Possa Jagad Guru Om Visnupada Paramahamsa Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Goswami Thakura e il Signore Sri Krsna Caitanya Mahaprabhu (Guru e Gauranga), benedire il sincero lettore di questa Bhagavad-gita distruggendo la sua ignoranza e il suo oblio.

Bhakti Vaibhava Puri Goswami Maharaj

Introduzione

Circa cinquemila anni fa, quando Sri Krsna scomparve da questa Terra, il grande saggio Vyasadeva si rese conto che l’era di Kali, l’epoca degradata di discordia e ipocrisia, stava per dilagare sul pianeta. Per salvaguardare i principi della religione decise dunque di mettere per iscritto la conoscenza vedica, fino ad allora trasmessa oralmente. Vyasadeva si dedicò a questa impresa monumentale considerando il bene delle generazioni successive: nel Kali yuga la durata della vita umana, l’intelligenza, la memoria e la fortuna decrescono continuamente e le persone che desiderano sinceramente raggiungere la realizzazione spirituale hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Nessuno può dire di essere l’autore della conoscenza vedica, tranne Dio stesso, la Persona Suprema, dal quale questa conoscenza emana dall’alba dei tempi, ma secondo l’ordine del Signore Supremo, i Suoi devoti si impegnano a trasmettere questa conoscenza con tutte le loro forze, per diffondere la coscienza di Krsna e richiamare le anime condizionate al sublime servizio di amore e devozione a Dio.

Un’opera più completa, concisa, semplice, potente, famosa e apprezzata dell’intera letteratura vedica è senza alcun dubbio la Bhagavad Gita (letteralmente “il Canto del Beato”), che contiene in soli 700 versi l’essenza di tutta la conoscenza spirituale, capace di liberare l’anima condizionata dal ciclo di morti e rinascite.

Dal punto di vista letterario, la Bhagavad Gita fa parte della grande epopea storica Mahabharata, che narra la storia dei cinque fratelli Pandava e della grande battaglia di Kuruksetra che segnò la fine di un’era nella storia del mondo. I fratelli Pandava (“figli di Pandu”), legittimi eredi al trono imperiale, erano stati perseguitati per molti anni dai malvagi cugini, figli dello zio cieco Dhrtarastra (fratello di Pandu), che desideravano eliminarli per potersi impadronire del potere. Dopo moltissime avventure i cinque fratelli – Yudhisthira, Arjuna, Bhimasena, Nakula e Sahadeva -vengono sfidati in combattimento aperto dall’usurpatore Duryodhana e dai suoi alleati, nel luogo sacro conosciuto come Kuruksetra. I virtuosi Pandava sono sempre stati protetti dal Signore Krsna, presente personal­mente sul pianeta a quel tempo come loro parente (essendo figlio di Vasudeva, fratello di Kunti madre dei Pandava) e intimo amico di Arjuna. Al momento della dichiarazione di guerra, Krsna venne avvicinato da Arjuna e Duryodhana, entrambi alla ricerca di alleati. In particolare, Duryodhana era interessato ad assicurarsi l’appoggio militare dell’esercito di Krsna.

Considerando i legami che Lo univano ad entrambe le parti, Krsna Si offrì di aiutarle entrambe, proponendo una scelta: a una delle due parti sarebbe andato l’appoggio materiale del Suo potente esercito e all’altra la Sua presenza personale come amico e consigliere – ma Lui personalmente non avrebbe combattuto. Duryodhana, che aveva una visione materiale della vita, si affrettò a scegliere l’esercito degli Yadu, mentre Arjuna fu estremamente felice di avere la compagnia personale del suo carissimo Krsna. Questa è la differenza fondamentale tra coloro che adorano Dio per ottenere dei benefici materiali e coloro che hanno per il Signore un amore puro e disinteressato.

Eccoci dunque al momento fatidico della battaglia: gli eserciti sono schierati, pronti a combattere. Krsna guida il carro di Arjuna in mezzo alle due schiere e Arjuna è sopraffatto dalla pietà e dall’angoscia di fronte a tanti parenti, amici e maestri che stanno per massacrarsi a vicenda. Per confortare Arjuna e liberarlo dall’illusione, facendogli comprendere qual è il suo vero dovere, Krsna gli espone allora la conoscenza spirituale dell’anima, di Dio, del mondo materiale e del mondo spirituale, la natura dell’azione e della rinuncia, la natura della conoscenza e della consapevolezza, lo scopo della vita, i principi della religione, la scienza del karma e della reincarnazione, le influenze e le qualità della natura materiale, l’austerità, i diversi tipi di yoga, la realizzazione dell’Assoluto, l’universo e la creazione.

Arjuna deve combattere, poiché questo è il suo dovere sociale e morale in quanto ksatriya; davanti alla sfida del malvagio usurpatore deve proteggere il regno e i sudditi da un cattivo governo. Deve però svolgere il suo dovere mantenendo sempre ben chiara la consapevolezza dello scopo della vita e della propria identità spirituale, senza attaccamento al risultato dell’azione (non deve cioè combattere per ottenere un beneficio materiale personale), per non rimanere legato dalle conseguenze dell’azione e dal ciclo di nascite e morti ripetute. Krsna rivela ad Arjuna la propria natura suprema, mostrandogli la forma universale e la Sua forma di Vishnu a quattro braccia e rivelandogli lo scopo della Sua discesa sulla Terra.

Krsna parla molto chiaramente della Propria natura Suprema e Divina, e afferma che l’unico modo per raggiungere la liberazione consiste nel diventare Suo devoto (man-manà bhava mad-bhakto mad-yàji màm namaskuru, “pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, offriMi i tuoi omaggi e adoraMi”). Molte traduzioni della Bhagavad Gita oscurano questo punto fondamentale, perciò non sono veramente utili al lettore. E’ necessario dunque diffondere la vera conoscenza della Bhagavad Gita, ispirando tutti i componenti della società umana a sviluppare fede, comprensione, amore e devozione per il Signore Supremo, Krsna, la Suprema Personalità di Dio.

In tutte le religioni del mondo Dio è definito come onnipotente, onnisciente, onnipresente, ma allo stesso tempo tutte le Scritture del mondo Gli attribuiscono intelligenza e volontà – attributi che Lo definiscono automaticamente come una Persona. L’esperienza umana ci mostra le persone come limitate e destinate alla distruzione, poiché tutte le persone che abbiamo conosciuto hanno un inizio e una fine, una nascita e una morte, e dei limiti specifici alla propria esistenza, conoscenza, felicità, potenza, fama, bellezza, saggezza, ricchezza e rinuncia. E’ quindi facile per l’anima condizionata equivocare e intendere il concetto di personalità sul piano materiale. Questo porta spesso le persone di scarsa conoscenza a negare la personalità di Dio, in quanto “puro spirito”; da qui nasce l’equivoco impersonalista che ha le sue radici in tutte le culture del mondo, perché tutte le anime condizionate soffrono delle stesse illusioni e delle stesse malattie spirituali. La sublime conoscenza della Bhagavad Gita, che dissipa tali illusioni e guarisce tali malattie spirituali, è dunque valida per tutte le tradizioni religiose e utile a tutti gli esseri umani, senza distinzione di religione, cultura, livello intellettuale o sociale. Non dobbiamo considerare la Bhagavad Gita come un’opera limitata alla cultura indiana o alla religione induista, né come un libro appartenente a uno specifico periodo storico. La Bhagavad Gita è la conoscenza eterna dell’anima e di Dio, e come tale possiede un valore inestimabile per tutte le anime sincere che desiderano ottenere la realizzazione spirituale.

Il movimento per la coscienza di Krishna, che ha lo scopo specifico di diffondere questi sublimi insegnamenti di Krsna nella teoria e nella pratica, ha un’importanza fondamentale per lo sviluppo spirituale della società, specialmente in questa fase così critica della storia umana in cui l’uomo si trova al bivio tra totale distruzione e superamento di vecchi modelli di vita troppo limitati.

Come leggere dunque la Bhagavad Gita? Bisogna avvicinare Krsna con un atteggiamento sincero e aperto, nello stesso modo in cui si studia qualsiasi argomento che siamo interessati sinceramente ad imparare. Quando frequentiamo un corso di lingue, di matematica, di guida di veicoli o di qualsiasi altro genere, scegliamo volontariamente di accettare ciò che l’insegnante afferma -senza cinismo, senza sfide e senza arroganza. Lo ascoltiamo attentamente, cerchiamo di comprenderne il significato, facciamo delle domande per controllare se abbiamo capito e cerchiamo di applicare la conoscenza acquisita alla vita pratica. E’ soltanto dopo aver concluso il corso di studi che potremo renderci conto da soli se la conoscenza che abbiamo acquisito è stata utile oppure no; nessuno può ottenere un vero beneficio dalla ricerca della conoscenza se inizia lo stu­dio mettendo in dubbio ogni parola. Bisogna accettare quello che dice Krsna nella Bhagavad Gita, almeno per ipotesi, e cercare di applicare queste informazioni alla propria vita.

In questo lavoro possiamo e dobbiamo approfittare dell’aiuto degli altri studenti della scienza trascendentale, specialmente se frequentano un corso di studi superiore e quindi sono più esperti di noi. Per questo motivo è indispensabile cercare la compagnia dei devoti di Krsna e soprattutto del Maestro Spirituale autentico, che è il rappresentante di Krsna. Come spiega Krsna stesso nella Bhagavad Gita, la compagnia dei devoti di Krsna e del Maestro Spirituale si basa su due pilastri fondamentali: fare domande con sincerità e umiltà ed ascoltare le risposte nello stesso atteggiamento, offrire un servizio e accettare ciò che essi ci offrono.

Moltissime persone prima di noi hanno raggiunto la perfezione nella vita spirituale applicando gli insegnamenti della Bhagavad Gita. La porta è aperta anche per noi, e Krsna eternamente ci invita.

CAPITOLO 1

La sofferenza di Arjuna

Arjuna-Visada-Yoga

dhritarastra uvaca
dharma-ksetre kuru-ksetre
samaveta yuyutsavah
mamakah pandavas caiva
kim akurvata sanjaya

1. Dhrtarastra disse:

O Sanjaya, che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu, riuniti nel luogo sacro di Kuruksetra con l’intenzione di combattere?

sanjaya uvaca
dristva tu pandavanikam
vyudham duryodhanas tada
acaryam upasangamya
raja vacanam abravit

2. Sanjaya disse:

O re, avendo visto l’esercito dei Pandava disposto in formazione militare, il re Duryodhana si avvicinò al suo precettore Dronacarya e gli rivolse queste parole.

pasyaitam pandu-putranam
acarya mahatim camum
vyudham drupada-putrena
tava sisyena dhimata

3. O maestro, osserva questo grande esercito dei figli di Pandu, schierato dal tuo intelligente discepolo, il figlio di Drupada.

atra sura mahesv-asa
bhimarjuna-sama yudhi
yuyudhano viratas ca
drupadas ca maha-rathah

dhristaketus cekitanah
kasirajas ca viryavan
purujit kuntibhojas ca
saibyas ca nara-pungavah

4-5. In questo esercito abbiamo molti eroici e potenti arcieri, uguali in battaglia a Bhima e ad Arjuna: guerrieri come Yuyudhana, Virata e Drupada. Ci sono anche altri grandi e potenti guerrieri, come Dhrstaketu, Cekìtàna, il valoroso re di Kàsi, Purujit, Kunthibhoja e il grande Saibya.

yudhamanyus ca vikranta
uttamaujas ca viryavan
saubhadro draupadeyas ca
sarva eva maha-rathah

6. Ci sono il coraggioso Yudhàmanyu, l’eroico Uttamaujà, il figlio di Subhadra e i figli di Draupadi, tutti grandi combattenti su carro.

asmakam tu visista ye
tan nibodha dvijottama
nayaka mama sainyasya
samjnartham tan bravimi te

7. O migliore tra i brahmana, ti elencherò ora per tua informazione i nomi dei più grandi capi del nostro esercito.

bhavan bhismas ca karnas ca
kripas ca samitim-jayah
asvatthama vikarnas ca
saumadattis tathaiva ca

8. Ci sono grandi guerrieri invincibili come te, Bhisma, Karna, Krpa, Asvatthama, Vikarna e il figlio di Somadatta.

anye ca bahah sura

mad-arthe tyakta-jivitah
nana-sastra-praharanah
sarve yuddha-visaradah

9. Ci sono anche molti altri eroi che sono pronti a sacrificare la propria vita per me; tutti sono equipaggiati con vari tipi di armi e molto esperti nell’arte militare.

aparaptam tad asmakam
balam bhismabhiraksitam
paryaptam tv idam etesam
balam bhimabhiraksitam

10. Eppure, il nostro esercito protetto da Bhisma appare inadeguato, a paragone delle forze dei Pandava, protette da Bhima.

ayanesu ca sarvesu
yatha-bhagam avastitah
bhismam evabhiraksantu
bhavantah sarva eva hi

11. Tutti voi dovreste sostenere il patriarca Bhisma, mantenendo le vostre rispettive posizioni strategiche nello schieramento dell’esercito.

tasya sanjanaya harsam
kuru-vriddhah pitamahah
simha-nadam vinadyoccaih
sankham dadhmau pratapavan

tatah sankhas ca bheryas ca
panavanaka-gomukhah
sahasaivabhyahanyanta
sa sabdas tumulo ‘bhavat

12-13. Per incoraggiare Duryodhana il grande Bhisma, l’anziano antenato dei Kuru, nonno dei combattenti, ruggì come un leone e fece risuonare la sua conchiglia. Allora risuonarono tutti insieme all’improvviso conchiglie, tamburi di ogni genere e corni, producendo un suono tumultuoso.

atah svetair hayair yukte

mahati syandane stitau

madhavah pandavas caiva

divyau sankhau pradadhmatuh

14. In quel momento anche il Signore Krsna e Arjuna, su un meraviglioso carro tirato da bianchi cavalli, fecero risuonare le loro conchiglie trascendentali.

pancajanyam hrisikeso
devatattam dhananjayah
paundram dadhmau maha-sankham
bhima-karma vrikodarah

15. Hrsikesa suonò la Sua conchiglia Pàncajanya, Arjuna suonò la sua Devadatta. Vrkodara fece risuonare la sua enorme conchiglia Paundra.

anantavijayam raja
kunti-putro yudhisthirah
nakulah sahadevas ca
sughosa-manipuspakau

16. Il re Yudhisthira, figlio di Kunti, soffiò nella sua conchiglia Anantavijaya, e Nakula e Sahadeva suonarono le loro conchiglie, la Sughosa e la Manipuspaka.

kasyas ca paramesv-asah
sikhandi ca maha-rathah
dhristadyumno viratas ca
satyakis caparajitah

drupado draupadeyas ca
sarvasah prithivi-pate
saubhadras ca maha-bahuh
sankhan dadhmuh prithak prithak

17-18. Il re di Kasi, grande arciere, il grande guerriero Sikhandi, Dhrstadyumna, Virata, l’invincibile Satyaki, Drupada, i figli di Draupadi, il forte figlio di Subhadra, tutti fecero risuonare le proprie conchiglie.

sa ghoso dhartarastranam
hridayani vyadarayat
nabhas ca prithivim caiva
tumulo ’bhyanunadayan

19. Il terribile suono di tutte queste conchiglie riecheggiò nel cielo e sulla terra, spezzando il cuore dei figli di Dhrtarastra.

atha vyavasthitan dristva
dhartarstran kapi-dhvajah
pravritte sastra-sampate
dhanur udyamya pandavah
hrisikesam tada vakyam
idam aha mahi-pate

20. Vedendo i figli di Dhrtaràstra schierati in formazione militare, proprio nel momento in cui stavano per essere scoccate le prime frecce, il figlio di Pàndu, seduto nel suo carro con la bandiera di Hanumàn, prese in mano l’arco preparandosi ad usarlo, e rivolse a Krsna queste parole.

arjuna uvaca
senayor ubhayor madhye
ratham sthapaya me ‘cyuta
yavad etan nirikse ham

yoddhu-kaman avasthitan
kair maya saha yoddhavyam
asmin rana-samudyame

21-22. Arjuna disse:

O Acyuta (infallibile), per favore porta il mio carro in mezzo ai due eserciti. Voglio osservare quelli che sono riuniti qui con l’intenzione di combattere e contro i quali dovrò misurarmi nel corso della battaglia.

yotsyamanan avekse ’ham
ya ete ’tra samagatah
dhartarastriasya durbuddher
yudhe priya-cikirsavah

23. Desidero vedere questi malvagi che si sono riuniti qui per combattere e compiacere il figlio di Dhrtaràstra.

sanjaya uvaca
evam ukto hriikeso
gudakesena bharata
senayor ubhayor madhye
sthapayitva rathottamam

24. Sanjaya disse:

O discendente di Bharata, a queste parole di Arjuna, il Signore Krsna portò lo splendido carro in mezzo ai due schieramenti.

bhisma-drona-pramukhatah
sarvesam ca mahi-ksitam
uvaca partha pasyaitan
samavetan kurun iti

25. Fermando il carro davanti a Bhisma, Drona e tutti gli altri generali del mondo, Krsna disse ad Arjuna: Guarda, o Pàrtha, tutti i Kuru che sono qui riuniti.

tatrapasyat sthitan parthah
pitrin atha pitamahan
acaryan matulan bhratrin
putran pautran sakhims tatha
svasuran suhridas caiva
senayor ubhayor api

26. Nel mezzo degli eserciti di entrambi gli schieramenti Arjuna vide padri, nonni, maestri, zii materni, fratelli, figli, nipoti, amici, suoceri e benefattori.

tan samiksya sa kaunteyah
sarvan bandhun avasthitan
kripaya parayavisto
visidann idam abravit

27. Vedendo tutti gli amici e i parenti riuniti sul campo di battaglia, il figlio di Kunti, Arjuna, si sentì sopraffatto da una grande compassione e pronunciò queste parole:

arjuna uvaca
dristvemam sva-janam krishna
yuyutsum samupasthitam
sidanti mama gatrani
mukham ca parisusyati

28. Mio caro Krsna, vedendo tutti questi amici e parenti riuniti davanti a me con intenzioni bellicose, tutto il mio corpo trema, e la mia bocca diventa arida.

vepathus ca sarire me
roma-harsas ca jayate
gandivam sramsate hastat
tvak caiva paridahyate

29. Sul mio corpo tremante i peli si rizzano, l’arco Gandiva mi scivola dalla mano e la mia pelle brucia di febbre.

na ca saknomy avasthatum
bhramativa ca me manah
nimittani ca pasyami
viparitani kesava

30. Non ho più la forza di rimanere in piedi e la mia mente è confusa e irrequieta. O Krsna, uccisore del demone Kesi, vedo solo presagi funesti.

na ca sreyo ‘nupasyami
hatva sva-janam ahave
na kankse vijayam krishna
na ca rajyam sukhani ca

31. Non vedo alcun bene nell’uccisione di questi miei cari. O Krsna, non desidero la vittoria né il regno né altri piaceri.

kim no rajyena govinda

kim bhogair jivitena va

yesm arthe kanksitam no

rajyam bhogah sukhani ca

32. O Govinda, a che cosa servono il regno, il piacere o persino la vita stessa, se muoiono coloro per i quali desideriamo il regno e la felicità?

ta ime ’vasthita yuddhe

pranams tyaktva dhanani ca

acaryah pitarah putras

tathaiva ca pitamahah

matulah svasurah pautrah

syalah sambandhinas tatha

etan na hantum icchami

ghnato ’pi madhusudana

api trailokya-rajyasya

hetoh kim nu mahi-krite

nihatya dhartarastran nah

ka pritih syaj janardana

33-35. Coloro per il cui bene desideriamo il potere, il piacere e la felicità sono qui schierati in battaglia, pronti a sacrificare la propria vita e tutti i loro beni. Sono nostri maestri, padri, figli, nonni, zii materni, suoceri, nipoti, cognati e altri parenti. Non desidero ucciderli nemmeno per proteggere la mia propria vita:

O Janardana (sostegno di tutti gli esseri), non vedo alcun piacere nell’uccidere i figli di Dhrtarastra, anche se avessi da guadagnare i tre mondi – che dire di questa terra.

papam evasrayed asman
hatvaitan atatayinah
tasman narha vayam hantum
dhartarastran sa-bandhavan
sva-janam hi katham hatva
sukhinah syama madhava

36. Se uccidiamo questi criminali cadremo anche noi preda del peccato. O Madhava, non possiamo trovare la felicità uccidendo i figli di Dhrtarastra insieme con i loro amici e parenti, anche se meriterebbero la morte.

yady apy ete na passyanti

lobhopahata-cetasah
kula-ksaya-kritam dosam

mitra drohe ca patakam

katham na jneyam asmabhi

papad asman nivartitum

kula-ksaya-kritam dosam

prapasyadbhir janardana

37-38. La loro mente è travolta dall’avidità, non vedono alcun male nel mandare in rovina la propria famiglia e i parenti, e non considerano un peccato tradire gli amici. O Janardana, non dovremmo astenerci da un tale peccato, sapendo chiaramente quali sono gli effetti nefasti della distruzione di una dinastia?

kula-ksaye pranasyanti
kula-dharmah sanatanah
dharme naste kulam kritsnam
adharmo’bhibhavaty uta

39. Quando una dinastia va in rovina, i suoi eterni codici morali scompaiono, e con essi la famiglia soccombe alla degradazione.

adharmabhibhavat krishna

pradusyanti kula-striyah

strisu dustasu varsneya

jayate varna-sankarah

40. Quando la degradazione prevale, o Krsna, le donne della famiglia ne vengono contaminate e nasce la confusione nell’ordine sociale.

sankaro narakayaiva

kula-ghnanam kulasya ca

patanti pitaro hy esam

lupta-pindodaka-kriyah

41. La confusione nella società porta certamente a una vita infernale sia per la famiglia che per coloro che l’hanno mandata in rovina. Gli antenati di queste famiglie disgraziate sono privati delle offerte di cibo e acqua.

dosair etaih kula-ghnanam
varna-sankara-karakaih
utsadyante jati-dharmah
kula-dharmas ca sasvatah

42. A causa delle attività empie di coloro che distruggono le famiglie e portano così il disordine nella società, l’eterno codice morale delle occupazioni sociali e familiari va perduto.

utsanna-kula-dharmanam
manusyanam janardana
narake niyatam vaso
bhavatity anususruma

43. O Janardana, ho sentito dalla successione disciplica che gli uomini che sovvertono i codici morali sono costretti a vivere all’inferno.

aho bata mahat papam
kartum vyavasita vayam
yad rajya-sukha-lobhena
hantum sva-janam udyatah

yadi mam apratikaram
asastram sastra-panayah
dhartarastra rane hanyus
tan me ksemataram bhavet

44- 45. Ahimé, stiamo per commettere un gravissimo peccato, cercando di uccidere la nostra stessa gente per avidità dei piaceri del regno. Sarebbe molto meglio se ì figli di Dhrtarastra mi uccidessero in battaglia disarmato e senza opporre resistenza.

sanjaya uvaca
evam ukvarjunah sankhye
rathopastha upavisat
visriya sa-saram capam
soka-samvigna-manasah

46. Sanjaya disse:

Così dicendo, Arjuna si sedette sul carro in mezzo al campo di battaglia e gettò via l’arco e le frecce, sopraffatto dalla preoccupazione e dalla sofferenza.

CAPITOLO 2

La differenza tra l’anima e il corpo

Sankhya-Yoga

sanjaya uvaca
tam tatha kripayavistam
asru-purnakuleksanam
visidantam idam vakyam
uvaca madhusudanah

1. Sanjaya disse:

Vedendo Arjuna così triste e sopraffatto dalla pietà e dal dolore, con gli occhi gonfi di lacrime, Madhusudana cominciò a parlare.

sri-bhagavan uvaca
kutas tva kasmalam idam
visame samupasthitam
anarya-justam asvargyam
akirti-karam arjuna

2. Il Signore benedetto disse:

O Arjuna, da dove ti è venuta questa indegna debolezza, che ti pro­curerà una cattiva fama e ti impedirà di raggiungere il paradiso? E come mai ti lasci andare ad essa proprio in questo momento di pericolo?

klaibyam ma sma gamah partha
naitat tvayy upapadyate
ksudram hridaya-daurbalyam
tyaktvottisha parantapa

3. O Parantapa, non abbandonarti a questo senso di impotenza. O Partha, non è degno di te. Liberati da questa debolezza del cuore e alzati per combattere.

arjuna uvaca
katham bhismam aham sankhye
dronam ca madhusudana
isubhih pratiyotsyami
pujarhav ari-sudana

gurun ahatva hi mahanubhavan
sreyo bhoktum bhaiksyam apiha loke
hatvartha-kamams tu gurun ihaiva
bhunjiya bhogan rudhira-pradigdhan

4-5. Arjuna disse:

Come posso combattere contro Bhisma e Drona scagliando le mie frecce su di loro, o uccisore di Madhu? O vincitore dei nemici, queste persone sono degne della mia adorazione. Preferisco piuttosto vivere come mendicante, perché sebbene siano intenzionati soltanto ad ottenere un beneficio personale, sono pur sempre i miei insegnanti e se io li uccido tutte le azioni della mia vita saranno macchiate di sangue.

na caitad vidmah kataran no gariyo
yad va jayema yadi va no jayeyuh
yan eva hatva na jijivisamas
te ‘vasthitah pramukhe dhartarastrah

karpanya-dosopahata-svabhavah
pricchami tvam dharma-sammudha-cetah
yac chreyah syan niscitam bruhi tn me
sisyas te ‘ham sadhi mam tvam prapannam

6-7. Non so cosa sia meglio per noi, né se dovremmo vincerli o piuttosto essere vinti dai figli di Dhrtarastra, che sono oggi schierati in battaglia contro di noi. Se li uccidiamo, la vita non avrà più per noi alcun significato. Il mio cuore è attanagliato da questa compassione e da questa debolezza, la mia mente è perplessa e confusa e non so più quale sia il mio dovere. Ti chiedo dunque di dirmi chiaramente. cosa è meglio fare. Insegnami, perché io sono Tuo discepolo, sottomesso a Te.

na hi prapasyami mamapanudyad
yac chokam ucchosanam indiyanam
avapya bhumav asapatnam riddham
rajyam suranam api cadhipatyam

8. Anche se dovessi ottenere un potere insuperabile sopra questo vasto mondo, o anche la sovranità sopra gli dèi nel paradiso, non c’è nulla che mi sembra poter dissipare il dolore che indebolisce i miei sensi.

sanjaya uvaca
evam uktva hrisikesam
gudakesah parantapah
na yotsya iti govindam
uktva tusnim babhuva ha

tam uvaca hrisikesah
prahasann iva bharata
senayor ybhayor madhye
visidantam idam vacah

9-10. Sanjaya disse:

Dopo essersi così rivolto a Hrsikesa, Gudakesa (il vincitore del sonno e dell’ignoranza) disse a Govinda: “Non combatterò”, poi tacque.

Vedendo Arjuna così tormentato dal dolore e dalla disperazione in mezzo ai due eserciti, Hrsikesa sorrise e gli rivolse queste parole.

sri-bhagavan uvaca
asocyan anvasocas tvam
prajna-vadams ca bhasase
gatasun agatasums ca
nanusocanti panditah

11. Il Signore Beato disse:

Le persone per cui stai soffrendo non sono da compiangere, eppure le tue parole sembrano sagge. Chi è veramente saggio non si lamenta né per i morti né per i vivi.

na tv evaham jatu nasam
na tvam neme janadhipah
na caiva na bhavisyamah
sarve vayam atah param

12. Non ci fu mai un tempo in cui lo non esistevo, o tu non esistevi, o non esistevano questi re degli uomini. Non ci sarà mai un momento in cui qualcuno di noi cesserà di esistere.

dehino ‘smin yatha dehe
kaumaram yauvanam jara
tatha dehantara-praptir
dhiras tatra na muhyati

13. Come l’anima incarnata in questo corpo passa attraverso l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia, allo stesso modo passa in un altro corpo al momento della morte. Un uomo che ha un’intelligenza pura non si rammarica per queste cose.

matra-sparsas tu kaunteya
sitosna-sukha-duhkha-dah
agamapayino ‘nityas
tams titiksasva bharata

14. Sono i sensi e il loro contatto con gli oggetti che danno origine al cal­do e al freddo, al piacere e al dolore. O figlio di Kunti, tutto ciò appare e scompare temporaneamente come l’inverno e l’estate. Tollera, o Bharata.

yam hi na vyathayanti ete
purusam purusarsabha
sama-duhkha-sukham dhiram
so ‘mritatvaya kalpate

15. L’uomo che non è influenzato da queste manifestazioni temporanee, e che rimane indisturbato nel piacere e nel dolore è definito un uomo di saggezza stabile, ed è degno dell’immortalità.

nasato vidyate bhavo
nabhavo vidyate satah
ubhayor api dristo ‘ntas
tv anayos tattva-darsibhih

16. Le cose effimere in realtà non esistono sul livello eterno, mentre la sostanza eterna non cessa mai di esistere. Coloro che conoscono la verità fanno dunque una distinzione tra effimero ed eterno.

avinasi tu tad viddhi
yena sarvam idam tatam
vinasam avyayasyasya
na kascit kartum arhati

17. Sappi che l’anima (jiva) che pervade il corpo intero è indistruttibile. Nessuno è in grado di distruggere questa anima immortale.

antavanta ime deha
nityasyoktah saririnah
anasino ‘prameyasya
tasmad yudhyasva bharata

18. Il corpo materiale dell’anima eterna, indistruttibile e immensurabile è invece transitorio. O discendente di Bharata, alzati dunque e combatti.

ya enam vetti hantaram
yas cainam manyate hatam
ubhau tau na vijanito
nayam hanti na hanyate

19. Chi pensa che è lui (l’anima) che uccide, o che viene ucciso, in realtà non sa nulla, perché l’anima non uccide nessuno e non viene uccisa da nessuno.

na jayate mriyate va kadacin
nayam bhutva bhavita va na bhuyah
ajo nityah sasvato ‘yam purano
na hanyate hanyamane sarire

20. L’anima non nasce e non muore. Esisteva nel passato, esiste adesso e continuerà ad esistere nel futuro. E’ non nata, eterna, immortale, antica ma sempre giovane. Non è distrutta con la distruzione del corpo.

vedavinasinam nityam
ya enam ajam avyayam
katham sa purusah partha
kam ghatayati hanti kam

21. O Partha, come può una persona uccidere o far uccidere qualcuno, se sa che l’anima è eterna, non nata, immutabile e indistruttibile?

vasamsi jirnani yatha vihaya
navani grihnati naro ‘parani
tatha sarirani vihaya jirnany
anyani samyati navani dehi

22. Come un uomo getta via gli indumenti consunti e ne indossa di nuovi, similmente l’anima incarnata abbandona il corpo vecchio e in­utile e ne indossa uno nuovo.

nainam chindanti sastrani
nainam dahati pavakah
na cainam kledayanty apo
na sosayati marutah

acchedyo ‘yam adahyo ‘yam
akledyo ‘sosya eva ca
nityah sarva-gatah sthanur
acalo ‘yam sanatanah

23-24 L’anima non può essere fatta a pezzi da nessuna arma, né bruciata dal fuoco, bagnata dall’acqua o asciugata dall’aria. Non può essere tagliata, bruciata, bagnata o seccata. E’ eterna, onnipresente, inalterabile, immobile e imperitura.

avyakto ‘yam acintyo ‘yam
avikaryo ‘yam ucyate
tasmad evam viditvainam
nanusocitum arhasi

25. L’anima è inesprimibile, inconcepibile e immutabile. Se conosci questa realtà dell’anima, non dovresti addolorarti per il corpo.

atha cainam nitya-jatam
nityam va manyase mritam
tathapi tvam maha-baho
nainam socitum arhasi

jatasya hi dhruvo mrityur
dhruvam janma mritasya ca
tasmad apariharye ‘rthe
na tvam socitum arhasi

26.27 E anche se tu pensassi che l’anima nasce e muore continuamente, o Arjuna dalle forti braccia, non dovresti addolorarti comunque, perché tutti coloro che sono nati dovranno certamente morire, e chiunque muore è sicuro di rinascere: non devi crucciarti per ciò che è inevitabile.

avyaktadini bhutani
vyakta-madhyani bharata
avyakta-nidhanany eva
tatra ka paridevana

28. Gli esseri sono all’inizio non manifestati, o Bharata, nella fase intermedia sono manifesti e di nuovo nella fase finale tornano allo stato non manifestato. Non c’è dunque nulla di cui lamentarsi.

ascarya-vat pasyati kascid enam
ascarya-vad vadati tathaiva canyah
ascarya-vac cainam anyah srinoti

29. Vedere l’anima, parlare dell’anima, ascoltare dell’anima è una tale meraviglia che persino chi ne sente parlare stenta a crederci. La visione dell’anima è stupefacente, così come la sua descrizione: chi ne sente parlare non riesce a comprendere.

dehi nityam avadhyo ‘yam
dehe sarvasya bharata
tasmat sarvani bhutani
na tvam socitum arhasi

30. O Bharata, l’anima che risiede nel corpo è eterna e non può mai essere uccisa, perciò non dovresti lamentarti per alcun essere vivente.

sva-dharman api caveksya
na vikampitum arhasi
dharmyad dhi yuddhac chreyo ‘nyat
ksatriyasya na vidyate

yadricchaya copapannam
svarga-dvaram apavritam
sukhinah ksatriyah partha
labhante yuddham idrisam

31- 32 Inoltre, se consideri il tuo dovere, non puoi esitare perché per uno ksatriya non esiste attività più nobile che combattere una giusta battaglia. Felici quegli ksatriya che trovano una battaglia così meritevole, senza che abbiano fatto nulla per cercarla: per loro si aprono le porte dei pianeti celesti.

atha cet tvam imam dharmyam
sangramam na karisyasi
tatah sva-dharmam kitim ca
hitva papam avapsyasi

akirtim capi bhutani
kathayisyanti te ‘vyayam
sambhavitasya cakirtir
maranad atiricyate

bhayad ranad uparatam
mamsyante tvam maha-rathah
yesam ca tvam bahu-mato
bhutva yasyasi laghavam

avacya-vadams ca bahun
vadisyanti tavahitah
nindantas tava samarthyam
tato duhkhataram nu kim

33- 36. Se però non accetti di combattere secondo il tuo dovere, quando è giusto farlo, mancherai al tuo compito, ti macchierai di una colpa e rovinerai la tua buona reputazione. La gente parlerà per sempre della tua infamia e per un uomo d’onore, l’infamia è peggio della morte. I grandi guerrieri penseranno che ti sei sottratto allo scontro per vigliaccheria, e coloro che ti stimano crederanno che tu sia diventato un codardo. I tuoi nemici poi ti insulteranno in molti modi, sminuendo la tua potenza e ridicolizzando il tuo valore: cosa potrebbe ferirti maggiormente?

hato va prapsyasi svargam
jitva va bhoksyase mahim
tasmad uttistha kaunteya
yuddhaya krita-niscayah

37. Se vieni ucciso in combattimento salirai al paradiso, mentre se uscirai vittorioso dalla battaglia godrai dei piaceri della terra. O figlio di Kunti, alzati dunque, deciso a combattere.

sukha-duhkhe same kritva
labhalabhau jayajayau
tato yuddhaya yujyasva
naivam papam avapsyasi

38. Considera con animo equanime il piacere e il dolore, il guadagno e la perdita, la vittoria e la sconfitta, e preparati alla battaglia. In questo modo non ti macchierai di alcuna colpa.

esa te ‘bhihita sankhye
buddhir yoge tv imam srinu
buddhya yukto yaya partha
karma-badham prahasyasi

39. O Partha, finora ti ho parlato della vera conoscenza del sé (sankhya­yoga). Ora ascolta la conoscenza del bhakti-yoga, cioè il servizio d’amore al Signore Supremo, grazie al quale sarai in grado di liberarti completamente dai legami dell’azione.

nehabhikrama-naso ‘sti
pratyavayo na vidyate
sv-alpam asya dharmasya
trayate mahato bhayat

40. In questo bhakti-yoga nessuno sforzo va mai perduto e non c’è alcun pericolo di fare del male. Anche una minima quantità di servizio devozionale libera l’uomo dalla più grande paura.

vyavasayatmika buddhir
ekeha kuru-nandana
bahu-sakha hy ananta ca
buddhayo ‘vyavasayinam

41. O discendente di Kuru, coloro che hanno scelto questa via del servizio d’amore, hanno un’intelligenza stabile e si concentrano su un solo scopo, mentre le persone irresolute disperdono la loro intelligenza in molte vie diverse.

yam imam puspitam vacam
pravadanty avipascitah
veda-vada-ratah partha
nanyad astiti vadinah

kamatmanah svarga-para
janma-karma-phala-pradam
kriya-visesa-bahulam
bhogaisvarya-gatim prati

42-43. O Partha, le descrizioni ornate dei Veda che promettono vari risultati egoistici, come l’elevazione ai pianeti celesti, una nascita più elevata, potenza e altri benefici materiali, attraggono le persone meno intelligenti, che essendo attratte dalla gratificazione dei sensi e dall’opulenza affermano che in questo mondo non c’è niente di meglio.

bhogaisvarya-prasaktanam
tayapahrita-cetasam
vyavasayatmika buddhih
samadhau na vidhiyate

44. Gli sciocchi, che sono estremamente attaccati al piacere e all’opulenza vengono illusi da queste cose e poiché non sono capaci di controllare la mente non riescono mai a sviluppare una ferma devozione per il Signore Supremo.

trai-gunya-visaya veda
nistrai-gunyo bhavarjuna
nirdvandvo nitya-sattva-stho
niryoga-ksema atmavan

45. O Arjuna, i Veda trattano soprattutto delle tre influenze (o modalità) di Maya, la natura materiale. Devi liberarti dal loro influsso e stabilirti nel tuo vero sé senza lasciarti condizionare dai vari tipi di dualità.

yavan artha udapane
sarvatah samplutodake
tavan sarvesu vedesu
brahmanasya vijanatah

46. Tutti i benefici che possiamo ottenere dagli stagni sono offerti a maggior ragione da un grande corso d’acqua, e nello stesso modo tutti i benefici offerti dai Veda sono ottenuti da colui che conosce il vero significato che sta dietro ai Veda.

karmany evadhikaras te
ma phalesu kadacana
ma karma-phala-hetur bhur
ma te sango ‘stv akarmani

yoga-sthah kuru karmani
sangam tyaktva dhananjaya
siddhy-asiddhyoh samo bhutva
samatvam yoga ucyate

47-48. Devi preoccuparti dell’azione, e non dei suoi frutti. Non dovresti dunque aspirare a godere dei frutti dell’azione, né trascurare di lavorare. O Dhananjaya, stabilisciti fermamente nel servizio devozionale ed esegui i tuoi doveri prescritti, abbandonando l’attaccamento per i loro risultati. L’equilibrio mentale nel successo e nel fallimento è chiamato Yoga.

durena hv avaram karma
buddhi-yogad dhananjaya
buddhau saranam anviccha
kripanah phala-hetavah

49. O Dhananjaya, abbandona tutte le attività egoistiche e segui il principio del puro servizio devozionale. Coloro che desiderano godere dei frutti delle loro azioni sono persone meschine.

buddhi-yukto jahatiha
ubhe sukrita-duskrite
tasmad yogaya yujyasva
yogah karmasu kausalam

50. Chi si impegna nel servizio devozionale si libera dai risultati delle azioni buone e cattive già in questa vita, perciò devi cercare di dedicarti allo yoga (il servizio devozionale), che consiste nell’arte di compiere il proprio dovere.

karma-jam buddhi-yukta hi
phalam tyakva manisinah
janma-bandha-vinirmuktah
padam gacchanty anamayam

51. Coloro che sono veramente saggi rinunciano ai frutti dell’azione con l’aiuto della conoscenza del servizio devozionale, si affidano al Signore, e poiché vengono liberati dal ciclo di nascite e morti ripetute, raggiungono la posizione suprema, libera da ogni sofferenza.

yada te moha-kalilam
buddhir vyatitarisyati
tada gantasi nirvedam
srotavyasya srutasya ca

sruti-vipratipanna te
yada sthasyati niscala
samadhav acala buddhis
tada yogam avapsyasi

52-53. Quando la tua mente avrà attraversato la palude dell’illusione, diventerai indifferente a tutto ciò che hai ascoltato e che sentirai in futuro. Quando la tua mente, prima distratta dalle regole dei Veda, si stabilizzerà sulla costante meditazione sul Signore Supremo, raggiungerai la vera devozione.

arjuna uvaca
sthita-prajnasya ka bhasa
samadhi-sthasya kesava
sthita-dhih kim prabhaseta
kim asita vrajeta kim

54. Arjuna disse:

O Kesava, quali sono le caratteristiche di chi è pienamente stabilito nella perfetta conoscenza e profondamente assorto nella trascendenza? Cosa dice questa persona, e con che linguaggio? Che cosa fa? In che modo cammina e come si siede?

sri-bhagavan uvaca
prajahati yada kaman
sarvan partha mano-gatan
atmany evatmana tustah
sthita-prajnas tadocyate

55. Il Signore Supremo disse:

O Partha, quando un uomo abbandona tutti i generi di desideri mentali e diventa soddisfatto nel sé grazie alla realizzazione dell’anima, è detto ben stabilito nella saggezza.

duhkhesv anudvigna-manah
sukhesu vigata-sriphah
vita-rag-bhaya-krodhad
sthita-dhir munir ucyate

56. Colui la cui mente non è turbata dalle calamità, che è libero dal desiderio, dalla paura e dalla rabbia, che non gioisce più del necessario, è un saggio dalla mente stabile.

yah sarvatranabhisnehas
tat tat prapya subhasubham
nabhinandati na dvesti
tasya prajna pratisthita

57. Chi non ha attaccamento per nulla, non si esalta per le cose buone e non odia le cose cattive, possiede una conoscenza perfetta e stabile.

yada samharate cayam
kurmo ‘nganiva sarvasah
indriyanindriyarthebhyas
tasya prajna pratisthita

58. Quando il saggio controlla pienamente i sensi ritraendoli dai loro oggetti, come la tartaruga ritrae le membra nel guscio, la sua conoscenza è solida.

visaya vinivartante
niraharasya dehinah
rasa-varjam raso ‘py asya
param dristva nivartate

59. Gli oggetti dei sensi si distaccano dall’anima incarnata quando questa smette di assaporarli, ma il gusto per tali oggetti rimane. Anche questo gusto per gli oggetti dei sensi scompare quando si sperimenta il Signore Supremo.

yatato hy api kaunteya
purusasya vipascitah
indriyani pramathini
haranti prasabham manah

tani sarvani samyamya
yukta asita mat.parah
vase hi yasyendriyani
tasya prajna pratisthita

60- 61. O figlio di Kunti, i sensi sono talmente potenti e violenti da travolgere la mente anche di un saggio che si sforza di controllarli. Un uomo che controlla pienamente i sensi e fissa su di Me la mente e l’intelligenza è conosciuto come una persona dall’intelligenza stabile.

dhyayato visayan pumsah
sangas tesupajayate
sangat sanjayate kamah
kamat krodho ‘bhijayate

krodhad bhvati sammohah
sammohat smriti-vibhramah
smriti-bhramsad buddhi-naso
buddhi-nasat pranasyati

62- 63. Contemplando gli oggetti dei sensi, l’uomo sviluppa attaccamento per essi. Da questo attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio nasce la collera. Dalla collera deriva l’illusione, e dall’illusione la perdita della memoria. Quando la memoria si perde, l’intelligenza viene rovinata e tutto è perduto.

raga-dvesa-vimuktais tu
visayan indriyais caran
atma-vasyair vidheyatma
prasadam adhigacchati

prasade sarva-duhkhanam
hanir asyopajate
prasanna-cetaso hy asu
buddhih paryavatistate

64-65. Un uomo che controlla i sensi seguendo i principi regolatori della libertà ottiene la completa misericordia del Signore Supremo e si libera così da ogni attaccamento e avversione. Quando si raggiungono questa serenità e questa pace si giunge alla fine di ogni sofferenza, perché quando la mente diventa serena e pacifica la saggezza diventa costante.

nasti buddhir ayuktasya
na cayuktasya bhavana
na cabhavayatah santir
asantasya kutah sukham

66. Un uomo che non si controlla non può comprendere le cose, non è capace di contemplare e senza meditare non può trovare pace. Quando non si è in pace, come si può essere felici?

indriyanam hi caratam
yan mano ‘nuvidhiyate
tad asya harati prajnam
vayur navam ivambhasi

67. Quando la mente di un uomo è governata dai sensi incontrollati, travolge la sua saggezza come un vento impetuoso spazza una barca sull’acqua.

tasmad yasya maha-baho
nigrihitani sarvasah
indriyanindriyarthebhyas
tasya prajna pratisthita

68. O Arjuna dalle forti braccia, chi controlla i sensi regolando il contatto con i loro oggetti è fermamente stabilito nella saggezza.

ya nisa sarva-bhutanam
tasyam jagarti samyami
yasyam jagrati bhutani
sa nisa pasyato muneh

69. Ciò che è notte per tutti gli esseri è il tempo della veglia per chi controlla i sensi, mentre il periodo di veglia per la gente in generale è notte per il saggio.

apuryamanam acala-pratistam
samudram apah pravisanti yadvat
tadvat kama yam pravisanti sarve
sa santim apnoti na kama-kami

70. Colui che accoglie con tranquillità tutti i desideri come l’oceano non è turbato dalle correnti dei fiumi che vi affluiscono, e pur essendo sempre pieno rimane fermamente circoscritto nei suoi confini, ottiene la pace, a differenza di chi coltiva molti desideri.

vihaya kaman yah sarvan
pumams carati nihsprihah
nirmamo nirahankarah
sa santim adhigacchati

71. La felicità può essere raggiunta soltanto da chi ha rinunciato ad ogni desiderio e vive mantenendosi indifferente verso le affinità mondane, non ha alcun senso dì proprietà o appartenenza ed è privo di egoismo.

esa brahmi sthitih partha
nainam prapya vimuhyati
sthivasyam anta-kale ‘pi
brahma-nirvanam ricchati

72. O Partha (Arjuna), questo è il sentiero della vita trascendentale, dove non si rimane confusi. Chi la comprende e la mette in pratica, anche al momento della morte, può entrare nella dimora del Signore Supremo.

CAPITOLO 3

Lo yoga dell’azione

Karma-Yoga

arjuna uvaca
jyayasi cet karmanas te
mata buddhir janardana
tat kim karmani ghore mam
niyojayasi kesava

vyamisreneva vakyena
buddhim mohayasiva me
tad ekam vada niscitya
yena sreyo ‘ham apnuyam

1-2. Arjuna disse:

O Janardana, o Kesava, se l’intelligenza devozionale è, secondo Te, superiore all’azione interessata, perché dunque mi inciti a compiere questa orribile azione? La mia mente è confusa dalle Tue istruzioni apparentemente contrastanti: consigliami dunque una via precisa che mi possa condurre al beneficio supremo.

sri-bhagavan uvaca
loke ‘smin dvi-vidha nistha
pura prokta mayanagha
jnana-yogena sankhyanam
karma-yogena yoginam

3. Il Signore Supremo disse:

O Arjuna senza peccato, come ho già detto, in questo mondo esistono due categorie di uomini che giungono alla realizzazione spirituale; alcuni cercano di conoscere il Sé attraverso la speculazione mentale, altri sono interessati a comprenderLo attraverso il servizio di devozione.

na karmanam anarambhan
naiskarmyam puruso ‘snute
na ca sannyasanad eva
siddhim samadhigacchati

4. Nessun uomo può liberarsi dal karma (l’azione) e dalla vita attiva semplicemente evitando di lavorare, e nessuno può raggiungere la perfezione semplicemente attraverso la rinuncia.

na hi kascit ksanam api
jatu tisthaty akarma-krit
karyate hy avasah karma
sarvah prakriti-jair gunaih

5. Nessuno può smettere di agire, nemmeno per un solo istante, perché tutti sono costretti ad agire dalle qualità della natura materiale.

karmendriyani samyamya
ya aste manasa smaran
indriyarthan vimudhatma
mithyacarah sa ucyate

6. Chi trattiene gli organi di azione ma resta a pensare agli oggetti dei sensi, è un illuso che inganna sé stesso e un ipocrita.

yas tv indriyani manasa
niyamyarabhate ‘rjuna
karmendriyaih karma-yogam
asaktah sa visisyate

niyatam kuru karma tvam
karma jyayo hy akarmanah
sarira-yatrapi ca te
na prasiddhyed akarmanah

7-8. Chi invece controlla i sensi e la mente, o Arjuna, e dirige gli organi di azione nel lavoro senza attaccamento, è davvero superiore. Compi i tuoi doveri quotidiani, perché l’azione è migliore dell’inazione. Senza agire non è possibile nemmeno provvedere al mantenimento del corpo.

yajnarthat karmano ‘nyatra
loko ‘yam karma-bandhanah
tad-artham karma kaunteya
mukta-sangah samacara

9. L’azione compiuta per la soddisfazione del Signore Supremo è ricono­sciuta come sacrificio. Tutte le altre attività provocano legami karmici. O figlio di Kunti, svolgi dunque il tuo lavoro per la soddisfazione del Si­gnore Supremo senza alcun desiderio di godere dei suoi risultati, e in questo modo rimarrai distaccato e libero dai legami dell’azione.

saha-yajnah prajah sristva
purovaca prajapatih
anena prasavisyadhvam
esa vo ‘stv ista-kama-dhuk

10. All’inizio della creazione, il Signore di tutti gli esseri generò uomini ed esseri celesti insieme, con i sacrifici a Visnu, e li benedisse dicendo: Moltiplicatevi e siate felici compiendo yajnah, sacrifici. Questi sacrifici sono come la mucca “Kamadhenu” il cui latte soddisferà tutti i vostri desideri”.

devan bhavayatanena
te deva bhavayantu vah
parasparam bhavayantah
sreyah param avapsyatha

istan bhogan hi vo deva
dasyante yajna-bhavitah
tair dattan apradayaibhyo
yo bhunkte stena eva sah

11-12. Gli esseri celesti saranno soddisfatti di questi sacrifici e si occuperanno delle vostre necessità, concedendovi i piaceri che desiderate. Chi gode dei doni degli esseri celesti senza offrire loro nulla in cambio non è che un ladro.

yajna-sistasinah santo
mucyante sarva-kilbisaih
bhunjate te tv agham papa
ye pacanty atma-karanat

13. Le persone virtuose sono libere da qualsiasi tipo di peccato, perchè mangiano solo cibo offerto in sacrificio a Visnu, ma coloro che cucinano per se stessi sono peccatori e mangiano solo peccato.

annad bhavanti bhutani
parjanyad anna-sambhavah
yajnad bhavati parjanyo
yajnah karma-samudbhavah

14. Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di cibo per vivere; il cibo viene prodotto grazie alla pioggia, la pioggia è causata dal sacrificio e il sacrificio nasce dal lavoro.

karma brahmodbhavam viddhi
brahmaksara-samudbhavam
tasmat sarva-gatam brahma
nityam yajne pratisthitam

15. Sappi che il lavoro è prescritto nei Veda, e che i Veda hanno origine dall’Assoluto. Perciò l’Assoluto onnipervadente è eternamente situato negli atti di sacrificio.

evam pravartitam cakram
nanuvartayatiha yah
aghayur indriyaramo
mogham partha sa jivati

16. O Arjuna, un uomo che non segue il sistema di sacrificio prescritto dai Veda vive nel peccato; poiché il suo piacere deriva soltanto dalla gratificazione dei sensi, la sua vita è inutile.

yas tv atma-ratir eva syad
atma-triptas manavah
atmany eva ca santustas
tasya karyam na vidyate

naiva tasya kritenartho
nakriteneha kascana
na casya sarva-bhutesu
kascid artha-vyapasrayah

17- 18. Chi ama lo spirito, rimane perfettamente soddisfatto e felice soltanto a livello spirituale, non ha alcun dovere da compiere. Per lui, fare o non fare qualcosa in questo mondo, è una decisione libera da interesse personale egoistico. Inoltre, per raggiungere il suo scopo non deve dipendere da nessun essere creato.

tasmad asaktah satatam
karyam karma samacara
asakto hy acaran karma
param apnoti purusah

19. Compi sempre i tuoi doveri senza essere attaccato ai risultati, perché colui che compie il suo dovere senza alcun attaccamento raggiunge il Supremo.

karmanaiva hi samsiddhim
asthita janakadayah
loka-sangraham evapi
sampasyan kartum arhasi

20. Le grandi anime come Janaka raggiunsero lo scopo supremo, cioè la devozione, attraverso il compimento dei doveri prescritti. Dovresti dunque compiere il tuo dovere, allo scopo di dare il buon esempio alla gente.

yad yad acarati sresthas
tat tad evetaro janah
sa yat pramanam kurute
lokas tad anuvartate

21. Le persone comuni imitano l’esempio di un grande personaggio, cercando di seguire quello che lui considera il giusto modo di agire.

na me parthasti kartavyam
trisu lokesu kincana
nanavaptam avaptavyam
varta eva ca karmani

yadi hy aham na varteyam
jatu karmany atandritah
mama vartmanuvartante
manusyah partha sarvasah

utsideyur ime koka
na kuryam karma ced aham
sankarasya ca karta syam
upahanyam imah prajah

22-24. In tutti i tre mondi, o Partha, non esiste nulla che lo debba ottenere o che Io non abbia già, eppure continuo ad agire. O Partha, se Io rimanessi ozioso, senza compiere alcun lavoro, la gente imiterebbe il Mio modo di comportarmi e trascurerebbe il proprio dovere. Se lo non agissi secondo dovere, tutti questi mondi andrebbero in rovina e Io diventerei la causa di disordine sociale e discordie, distruggendo la pace.

saktah karmany avidvamso
yatha kurvanti bharata
kuryad vidvams tathasaktas
cikirsur loka-sangraham

25. Così come l’ignorante agisce per attaccamento al frutto dell’azione, o discendente di Bharata, anche il saggio compie il proprio dovere, ma senza attaccamento, per beneficiare il mondo.

na buddhi-bhedam janayed
ajnanam karma-sanginam
bolayet sarva-karmani
vidvan yuktah samacaran

26. Il saggio non dovrebbe turbare la mente degli ignoranti, che sono attaccati alle azioni interessate, ma piuttosto impegnarli nel lavoro, agendo lui stesso senza alcun interesse egoistico.

prakriteh kriyamanani
gunaih karmani sarvasah
ahankara-vimudhatma
kartaham iti manyate

27. Le azioni sono completamente sotto il controllo delle tre qualità della natura materiale, ma una persona confusa dall’egocentrismo crede di essere la sola causa dell’azione.

tattva-vit tu maha-baho
guna-karma-vibhagayoh
guna gunesu vartanta
iti matva na sajjate

28. O Arjuna dalle forti braccia, chi però possiede la conoscenza della Verità Assoluta non lavora perla propria gratificazione sensoriale, perché è ben cosciente della differenza tra le attività interessate tese alla gratificazione personale e il servizio devozionale al Signore Supremo.

prakriter guna-sammudhah
sajjante guna-karmasu
tan akritsna-vido mandan
kritsna-vin na vicalayet

29. Le persone confuse dalle influenze della natura materiale si attaccano ai sensi e ai loro oggetti, ma il saggio non deve turbare la mente di questi poveri ignoranti.

mayi sarvani karmani
sannyasyadhyatma-cetasa
nirasir nirmamo bhutva
yudhyasva vigata-jvarah

30. Libero da ogni ansietà, dirigi la mente verso l’anima e offri tutte le tue azioni a Me; continua a combattere senza aspirare al risultato, sbarazzandoti di ogni forma di egoismo.

ye me matam idam nityam
anutisthanti manavah
sraddhavanto ‘nasuyanto
mucyante te ‘pi karmabhih

ye tv etad abhyasuyanto
nanutisthanti me matam
sarva-jnana-vimudhams tan
viddhi nastan acetasah

31-32. Chi esegue i suoi doveri secondo le Mie istruzioni e segue fedelmente e senza malizia i Miei insegnamenti, si libera dai legami dell’azione. Chi invece evita di seguire questi insegnamenti, per calcolo personale, deve essere considerato privo di ogni conoscenza, disgraziato e ignorante.

sadrisam cestate svasyah
prakriter jnanavan api
prakritim yanti bhutani
nigrahah kim karisyati

33. Persino un uomo colto e progredito agisce secondo la propria natura, poiché tutti gli esseri viventi seguono le proprie tendenze naturali. Cosa si può ottenere limitandosi ad astenersi dalle azioni sensoriali?

indriyasyendriyasyarthe
raga-dvesau vyavasthitau
tayor na vasam agacchet
tau hy asya paripanthinau

34. Per natura, l’attrazione e la repulsione sorgono spontaneamente verso i vari oggetti dei sensi, ma non bisogna lasciarsene trascinare, perché sono nemici dell’anima.

sreyan sva-dharmo vigunah
para-dharmat sv-anusthitat
sva-dharme nidhanam sreyah
para-dharmo bhayavahah

35. Bisogna compiere il proprio dovere, anche se non perfetto, piuttosto che i doveri perfetti di altri. E’ meglio morire per il proprio dovere, perché compiere i doveri prescritti per altri è pericoloso.

arjuna uvaca
atha kena prayukto ‘yam
papam carati purusah
anicchann api varsrieya
balad iva niyojitah

36. Arjuna disse:

O Krsna, perché l’essere vivente si trova a commettere peccato, anche contro la propria volontà, come se vi fosse costretto?

sri-bhagavan uvaca
kama esa krodha esa
rajo-guna-samudbhavah
mahasano maha-papma
viddhy enam iha vairinam

37. Il Signore Supremo disse:

E’ lussuria, che emana dalle qualità materiali della passione e si trasforma in collera- il nemico formidabile dell’essere vivente, la personificazione del peccato che tutto divora.

dhumenavriate vahnir
yathadarso malena ca
yatholbenavrito garbhas
tatha tenedam avritam

38. Così come il fuoco è nascosto dal fumo, lo specchio è coperto dalla polvere e l’embrione è avvolto dall’utero, anche l’essere vivente è avvolto da diversi gradi di questa avidità di possesso.

avritam jnanam etena
jnanino nitya-vairina
kama-rupena kaunteya
duspùrenanalena ca

indriyani mano buddhir
asyadhisthanam ucyate
etair vimohayaty esa
jnanam avritya dehinam

39-40. O figlio di Kunti, la vera conoscenza è ricoperta dall’insaziabile fuoco del desiderio, costante nemico del saggio. I sensi, la mente e l’intelligenza sono la dimora della lussuria, che ricopre la vera conoscenza dell’essere vivente e lo sprofonda nell’illusione.

tasmt tvam indriyany adau
niyamya bharatarsabha
papmanam prajahi hy enam
jnana-vijnana-nasanam

41. Perciò, o discendente di Bharata, controllando i sensi fin dall’inizio dovresti vincere questa lussuria, che distrugge la vera conoscenza.

indriyani parany ahur
indriyebhyah param manah
manasas tu para buddir
yo buddheh paratas tu sah

42. Gli organi di senso sono considerati superiori alla materia, la mente è superiore agli organi di senso, l’intelligenza è superiore alla mente e la persona (l’anima) è superiore all’intelligenza.

evam buddheh param buddhva
samstabhyatmanam atmana
jahi satrum maha-baho
kama-rupam durasadam

43. O Arjuna dalle forti braccia, sapendo dunque che l’anima è superiore all’intelligenza, e rendendo stabile la mente con la conoscenza del vero sé, conquista quel nemico invincibile che è la lussuria.

CAPITOLO 4

La via della conoscenza divina

Jnana-Yoga

sri-bhagavan uvaca
imam vivasvate yogam
proktavan aham avyayam
vivasvan manave praha
manur iksvakave ‘bravit

1. Il Signore Supremo disse:

Io ho insegnato questo yoga eterno al dio del sole, Vivasvan. Vivasvan l’ha insegnato a Manu, il padre dell’umanità, e a sua volta Manu l’ha trasmesso a Iksvaku.

evam parampara-praptam
imam rajarsayo viduh
sa kaleneha mahata
yogo nastah parantapa

2. O Parantapa, i saggi tra i re hanno ricevuto questa conoscenza suprema trasmessa attraverso la successione di maestri e discepoli. E’ passato molto tempo, e tale conoscenza è andata perduta in questo mondo.

sa evayam maya te ‘dya
yogah proktah puratanan
bhakto ‘si me sakha ceti
rahasyam hy etad uttamam

3. Oggi ti spiego questa antica suprema conoscenza, perché sei Mio devoto e amico.

arjuna uvaca
aparam bhavato janma
param janma vivasvatah
katham etad vijaniyam
tvam adau proktavan iti

4. Arjuna disse:

O Krsna, il dio del sole, Vivasvan, è nato molto prima che Tu nascessi. Come posso credere che Tu gli abbia insegnato questo yoga all’inizio dei tempi?

sri-bhagavan uvaca
bahuni me vyatitani
janmani tava carjuna
tany aham veda sarvani
na tvam vettha parantapa

5. Il Signore Supremo disse:

O Arjuna, sia tu che lo abbiamo attraversato moltissime nascite. Io le posso ricordare tutte, ma tu no.

ajo’pi sann avyayatma
bhutanam isvaro ‘pi san
prakritim svam adhishaya
sambhavamy atma-mayaya

6. Benché lo sia non nato e immutabile, e benché lo sia il Signore di tutto l’universo, appaio ugualmente in questo mondo attraverso l’opera della Mia potenza personale.

yada yada hi dharmasya
glanir bhavati bharata
abhyutthanam adharmasya
tadatmanam srijamy aham

7. O discendente di Bharata, ogni volta che la religione declina e l’irreligione aumenta, lo Mi manifesto.

paritranaya sadhunam
vinasaya ca duskritam
dharma-samstapanarthaya
sambhavami yuge yuge

8. Discendo personalmente in tutte le epoche per liberare i devoti, annientare i miscredenti e ristabilire i principi della religione.

janma karma ca me divyam
evam yo vetti tattvatah
tyaktva deham punar janma
naiti mam eti so ‘rjuna

9. O Arjuna, chi conosce la natura trascendentale della Mia nascita e delle Mie gesta non rinasce più in questo mondo materiale e dopo la morte raggiunge la Mia dimora eterna.

vita-raga-bhaya-krodha
man-maya mam upasritah
bahavo jnana-tapasa
puta mad-bhavam agatah

10. Chi è libero dalla passione, dalla paura e dalla collera, fermamente attaccato a Me, completamente arreso a Me, viene purificato dalla Mia conoscenza trascendentale e raggiunge così il Mio divino amore.

ye yatha mam prapadyante
tams tathaiva bhajamy aham
mama vartmanuvartante
manusyah partha sarvasah

11. O Partha, Io ricambio l’adorazione delle persone nella misura in cui si affidano a Me. Tutti seguono la Mia via, in ogni modo possibile.

kanksantah karmanam siddhim
yajanta iha devatah
ksipram hi manuse loke
siddhir bhavati karma-ja

12. Coloro che desiderano il successo nelle attività interessate adorano gli esseri celesti in questo mondo, perché tale metodo permette di ottenere molto velocemente il successo nell’azione interessata.

catur-varnyam maya sristam
guna-karma-vibhagasah
tasya kartaram api mam
viddy akartaram avyayam

13. Il sistema di organizzazione della società (varna e asrama) è stato introdotto da Me, sulla base delle qualità e delle attività. Benché lo sia il creatore di tale sistema, sappi che lo sono al di là di ogni azione, l’essere immutabile.

na mam karmani limpanti
na me karma-phale spriha
iti mam vo ‘bhijanati
karmabhir na sa badhyate

14. Non sono legato da alcuna azione in questo mondo, né desidero godere di qualche risultato dell’azione. Chi Mi conosce veramente in questo modo si libera a sua volta dalle reazioni delle sue attività mondane.

evam jnatva kritam karma
purvair api mumuksubhih
kuru karmaiva tasmat tvam
purvaih purvataram kritam

15. Tutte le anime liberate del passato, conoscendo questa verità, si sono impegnate nell’azione libera dal desiderio personale. Dovresti dunque seguire la via dell’azione dimostrata con l’esempio dai saggi dei tempi antichi.

kim karma kim akarmeti
kavayo ‘pi atra mohitah
tat te karma pravaksyami
yaj jnatva moksyase ‘subhat

16. Persino coloro che sono intelligenti trovano difficoltà a determinare ciò che è azione e ciò che è inazione. Ora ti parlerò dell’azione, e questa conoscenza ti libererà da ogni peccato.

karmano hy api boddhavyam
boddhavyam ca vikarmanah
akarmanas ca boddhavyam
gahana karmano gatih

17. E’ molto difficile comprendere profondamente le complessità dell’azione; bisogna dunque capire chiaramente le caratteristiche specifiche dell’azione, dell’azione proibita e dell’inazione.

karmany akarma yah pasyed
akarmani ca karma yah
sa buddhiman manusyesu
sa yuktah kritsna-karma-krit

18. Chi vede l’azione nell’inazione e l’inazione nell’azione, è un essere umano molto intelligente. Si trova sul livello divino, pur essendo impegnato in ogni genere di attività.

yasya sarve samarambhah
kama-sankalpa-varjitah
jnanagni-dagdha-karmanam
tam ahuh panditam budhah

19. I saggi affermano che la conoscenza più elevata è quella di chi ha bruciato il desiderio di azione egoistica con il fuoco della conoscenza spirituale, e che compie ogni azione senza alcun desiderio di gratificazione dei sensi.

tyaktva karma-phalasangam
nitya-tripto nirasrayah
karmany abhipravritto’pi
naiva kincit karoti sah

20. Questa persona è sempre soddisfatta e indipendente, ha abbandonato ogni attaccamento a godere dei frutti delle sue azioni, e pur essendo sempre impegnata nell’azione, non agisce affatto.

nirasir yata-cittatma
tyakta-sarva-parigrahah
sariram kevalam karma
kurvan napnoti kilbisa

21. Chi svolge l’azione per guadagnarsi da vivere, mantenendo il corpo, la mente e i sensi sotto il controllo dell’intelligenza, senza desiderare il frutto delle proprie azioni e senza aspirare a nulla in questo mondo, è libero da ogni virtù e vizio nati dall’azione.

yadriccha-labha-santusto
dvandvatito vimatsarah
samah siddhav asiddhau ca
kritvapi na nibadhyate

22. E’ soddisfatto di qualsiasi cosa ottenga senza particolare sforzo, ha trasceso la dualità degli opposti, è libero da malizia e odio, ed è stabile sia nel successo che nel fallimento. Le sue azioni dunque non lo incatenano, anche se è completamente impegnato nell’agire.

gata-sangasya muktasya
jnanavastita-cetasah
yajnayacaratash karma
samagram praviliyate

23. Chi non è attaccato alle tre qualità della natura materiale, ed è situato nella conoscenza divina, fonde completamente le sue azioni nella trascendenza.

brahmarpanam brahma havir
brahmagnau brahmana hutam
brahmaiva tena gantavyam
brahma-karma-samadhina

24. Chi è completamente assorto in attività spirituali raggiungerà sicuramente il regno spirituale, poiché è pienamente arreso alle attività spirituali, dove il sacrificio è completo e ciò che viene offerto appartiene alla stessa natura divina.

daivam evapare yajnam
yoginah paryupasate
brahmagnav apare yajnam
yajnenaivopajuhvati

25. Alcuni yogi offrono sacrifici agli esseri celesti, e alcuni offrono sacrifici al fuoco del Brahman Supremo.

srotradinindriyany anye
samyamagnisu juhvati
sabdadin visayan anya
indriyagnisu juhvati

26. Alcuni compiono il sacrificio offrendo i propri sensi come ghi sacrificale nel fuoco del controllo dei sensi, altri compiono il sacrificio offrendo gli oggetti dei sensi – come il suono – al fuoco dei sensi.

sarvanindrya-karmani
prana-karmani capare
atma-samyama-yogagnau
juhvati jnana-dipite

dravya-yajns tapo-yajna
yoga-yajnas tathapare
svadhyaya-jnana-yajnas ca
yatayah samsita-vratah

27-28. Coloro che sono interessati alla realizzazione spirituale attraverso il controllo della mente e dei sensi offrono le azioni dei dieci sensi e le arie vitali (il respiro) come sacrificio al fuoco della mente controllata. Tutti questi tipi di sacrificio possono essere divisi in quattro categorie, come Dravya yajna, Tapo yajna, Yoga yajna e Svadhyaya yajna. Coloro che seguono queste vie del sacrificio sono considerati asceti e seguono voti severi.

apane juhvati pranam
prane ‘panam tathapare
pranapana-gati ruddhva
pranayama-parayanah
apare niyataharah
pranan pranesu juhvati

29. Alcune persone che scelgono l’hatha yoga praticano il pranayama arrestando il movimento del prana nell’apana e viceversa, fino ad arrestare il movimento di entrambi praticando il kumbhaka (arresto del respiro). Altri limitano il nutrimento e celebrano il sacrificio offrendo il proprio prana nel fuoco dei prana.

sarve ‘py ete yajna vido
yajna-ksapita-kalmasah
yajna-sistamrita-bhujo
yanti brahma sanatanam

30. Tutti questi spiritualisti sono esperti nel principio del sacrificio, e poiché con il compimento di sacrifici distruggono i propri peccati, finiscono con il raggiungere il Brahman eterno nutrendosi del nettare che rimane dopo il compimento del sacrificio.

nayam loko ‘sty ayajnasya
kuto ‘nyah kuru-sattama

evam bahu-vidha yajna
vitata brahmano mukhe
karma-jan viddhi tan sarvan
evam jnatva vimoksyase

31-32. O Arjuna, discendente di Kuru, coloro che non compiono sacrifici non ottengono neppure questo mondo, che dire del prossimo. I sacrifici sono dunque di diversi generi, come sono descritti nei Veda, e tutti nascono dal compimento del lavoro attivo: se comprendi bene questo punto sarai liberato.

sreyan dravya-mayad yajnaj
jnana-yajnah parantapa
sarvam karmakhilam partha
jnane parisamapyate

33. O Parantapa (Arjuna), la conoscenza è una forma di sacrificio superiore a tutti i sacrifici materiali. Tutte le forme di attività, senza eccezione, culminano nella conoscenza trascendentale.

tad viddhi pranipatena
papriprasnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattva-darsinah

34. Accetta un maestro spirituale per imparare a conoscere la verità. Fagli delle domande sulla verità con un atteggiamento umile e obbediente e ti illuminerà con questa conoscenza.

yaj jnatva na punar moham
evam yasyasi pandava
yena bhutany asesani
draksyasy many atho mayi

35. Illuminato dalla conoscenza divina saprai che tutti gli esseri viventi sono parte di Me, sono in Me e sono Miei.

api ced asi papebhyah
sarvebhyah papa-krit-tamah
sarvam jnana-plavenaiva
vjinam santarisyasi

36. Anche se tu fossi considerato il peggiore tra tutti i peccatori, potrai ugualmente attraversare questo oceano di sofferenze con l’aiuto della nave della conoscenza trascendentale.

yathaidhamsi samiddho ‘gnir
bhasma-sat korute ‘rjuna
jnanagnih sarva-karmani
bhasma-sat kurute tatha

37. Così come il fuoco ardente riduce in cenere il legno, o Arjuna, similmente il fuoco della conoscenza trascendentale brucia tutti i frutti dell’azione.

na hi jnanena sadrisam
pavitram iha vidyate
tat svayam yoga-samsiddhah
kalenatmani vindati

38. In questo mondo non c’è nulla che sia puro come la conoscenza trascendentale. Tale conoscenza è il frutto maturo di tutti gli yoga. Chi ha raggiunto il successo nel karma yoga arriva con il tempo a realizzare tale conoscenza del proprio vero sé.

sraddhaval labhate jnanam
tat-parah samyatendriyah
jnanam labdhva param santim
acirenadhigacchati

39. Un uomo che ha piena fede e ha controllato i sensi raggiunge la conoscenza trascendentale. Eseguendo questo naiskarma-karma-yoga, ottiene presto la felicità eterna.

ajnas casraddadhanas ca
samsayatma vinasyati
nayam loko ‘sti na paro
na sukham samsayatmanah

40. Invece l’uomo ignorante, che non ha fede nel naiskarrna-karma-yoga ed è pieno di dubbi, perisce miseramente. Per l’uomo che dubita sempre non c’è felicità né in questo mondo né nel prossimo.

yoga-sannyasta-karmanam
jnana-sanchinna-samsayam
atmavantam na karmani
nibadhnanti dhanajjaya

41. O Dhananjaya, chi ha rinunciato ai frutti delle proprie azioni, ha eliminato i dubbi con la conoscenza divina ed è fermamente situato nel sé, non è più legato da alcuna azione.

tasmad ajnana-sambhutam
hrit-stham jnanasinatmanah
chittvainam samsayam yogam
atishottisha bharata

42. O Bharata, questo scetticismo è nato nella tua mente dall’ignoranza soltanto: troncalo con la spada della conoscenza trascendentale e combatti in questa battaglia, applicando il naiskarma-karma-yoga.

CAPITOLO 5

L’azione disinteressata dedicata al Signore Supremo

Karma-Sannyasa-Yoga

arjuna uvaca
sannyasam karmanam krishna
punar yogam ca samsasi
yac chreya etayor ekam
tan me bruhi su-niscitam

1. Arjuna disse:

O Krsna, prima mi hai detto di rinunciare all’azione, poi mi hai consigliato di lavorare con devozione. Ora, Ti prego, dimmi chiaramente, in modo definitivo, quale di queste due vie è migliore per me.

sri-bhagavan uvaca
sannyasah karma-yogas ca
nihsreyasa-karav ubhau
tayos tu karma-sannyasat
karma-yogo visisyate

2. Il Signore Supremo disse:

Entrambe queste vie sono benefiche per gli esseri umani, ma tra le due, il lavoro nel servizio devozionale è migliore che l’abbandono del lavoro.

jneyah sa nitya-sannyasi
yo na dvesti na kanksati
nirdvandvo hi maha-baho
sukham bandhat pramucyate

sankhya-yogau prithag balah
pravadanti na pandtah
ekam apy asthitah samyag
ubhayor vindate phalam

3-4. Chi non prova né attaccamento né repulsione per i frutti delle sue azioni ed è stabile e libero dalle dualità degli opposti del mondo relativo è veramente rinunciato e poiché ha lasciato tutto viene facilmente liberato da tutti i legami dell’azione. Soltanto le persone immature, e non i saggi, parlano di azione e rinuncia come di due strade differenti. Chi è fermamente stabilito in una di esse raggiunge la meta di entrambe.

yat sankhyaih prapyate sthanam
tad yogair api gayate
ekam sankhyam ca yogam ca
yah pasyati sa pasyati

5. Lo scopo che viene raggiunto attraverso la rinuncia soltanto si può ottenere anche con il servizio devozionale. Chi riconosce che la rinuncia e il servizio devozionale sono la stessa cosa, vede le cose così come sono.

sannyasas tu maha-baho
duhkham aptum ayogatah
yoga-yukto munir brahma
na cirenadhigacchati

6. Non si può diventare felici semplicemente rinunciando alle proprie attività, se non ci si impegna nel servizio di devozione al Signore. Impegnandosi nel servizio al Signore, i saggi diventano puri e quindi raggiungono il Signore Supremo.

yoga-yukto visuddhatma
vijitatma jitendriyah
sarva-bhutatma-bhutatma
kurvamm api na lipyate

7. Un uomo saggio impegnato nel servizio devozionale al Signore Supremo possiede un’intelligenza pura, una mente pura e il controllo di sé, è caro a tutti e tutti sono cari a lui. Anche se compie varie attività, non ne è mai incatenato.

naiva kincit karomiti
yukto manyeta tattva-vit
pasyan srinvan sprisan jighrann
asnan gacchan svapan svasan

pralapan visrijan ghnann
unimisan nimisann api
indriyanindriyarthesu
vartanta iti dharayan

8-9. L’uomo che agisce senza attaccamento pensa “io non sto facendo nulla”, perché in tutte le attività – guardare, ascoltare, toccare, odorare, assaporare, camminare, respirare e dormire, parlare, afferrare e lasciar andare, aprire e chiudere gli occhi – sa che le azioni sono compiute dai sensi.

brahmany adhaya karmani
sangam tyaktva karoti yah
lipyate na sa papena
padma-patram ivambhasa

10. Chi agisce senza attaccamento, dedicando le sue azioni al Signore Supremo, non è toccato dal peccato, come la foglia del fiore di loto non è toccata dall’acqua.

kayena manasa buddhva
kevalair indriyair api
yoginah karma kurvanti
sangam tyaktavatma-suddhaye

11. Per purificarsi, coloro che si impegnano nel servizio di devozione compiono i propri doveri con il corpo, la mente, l’intelligenza e anche con i sensi, abbandonando ogni attaccamento.

yuktah karma-phalam tyaktva
santim apnoti naistikim
ayuktah kama-karena
phale sakto nibadhyate

12. Un saggio che ha rinunciato al frutto delle sue azioni raggiunge una pace perfetta, mentre uno sciocco è trascinato dal desiderio e attaccato ai risultati, perciò resta incatenato.

sarva-karmani manasa
sannyasyaste sukham vasi
nava-dvare pure dehi
naiva kurvan na karayan

13. Il saggio che ha rinunciato ad ogni azione con intelligenza e discernimento rimane sempre soddisfatto, governando se stesso nella città dalle nove porte; non compie azioni né fa compiere azioni.

na kartrivam na karmani
lokasya srijati prabhuh
na karma-phala-samyogam
svabhavas tu pravartate

14. Il signore di questo corpo materiale, cioè l’anima, non è responsabile di alcuna azione né dei suoi risultati; tutto questo emana dall’ignoranza dell’essere vivente.

nadatte kasyacit papam
na caiva sukritam vibhuh
ajnanenavritam jnanam
tena muhyanti janatavah

15. II Signore Supremo non considera la virtù o il vizio di nessuno. Poiché l’intelligenza pura è ricoperta dalla mancanza di conoscenza, la gente viene confusa dalle tre qualità della natura materiale.

jnanena tu tad ajnanam
yesam nasitam atmanah
tesam aditya-vaj jnanam
prakasayati tat param

16. Quando invece si è illuminati dalla divina conoscenza l’ignoranza scompare, così come le tenebre scompaiono al sorgere del sole, e questa conoscenza rivela ogni cosa.

tad-buddhayas tad-atmanas
tan-nisthas tat-parayanah
gacchanty apunar-avrittim
jnana-nirdhuta-kalmasah

17. Quando l’intelligenza, la mente e la determinazione sono focalizzate sul Signore Supremo, ci si purifica da ogni peccato attraverso la conoscenza trascendentale e si raggiunge il regno felice da dove non si torna più. Coloro che sviluppano una relazione divina con Me non sono mai attratti dai benefici materiali.

vidya-vinaya-sampanne
brahmane gavi hastini
suni caiva sva-pake ca
panditah sama-darsinah

18. I saggi vedono tutti con occhio equanime, sia che si tratti di un brahmana umile e colto, di una mucca, di un elefante o di un selvaggio degradato che si nutre di carne di cane.

ihaiva tair jitah sargo
yesam samye sthitam manah
nirdosam hi samam brahma
tasmad brahmani te sthitah

19. Coloro che hanno questa visione mentale equanime sono riusciti a superare la propria natura persino in questo mondo. Sono senza macchia, sullo stesso livello del Brahman, e sono stabiliti nel Brahman.

na prahrisyet priyam prapya
nodvijet prapya capriyam
sthira-buddhir asammudho
brahma-vid brahmani sthitah

bahva-sparsesv asaktatma
vindaty atmani yat sukham
sa brahma-yoga-yuktatma
sukham aksayam asnute

20-21. Chi conosce il Brahman e vi è fermamente stabilito non è soggetto all’illusione e ha una mente equilibrata. Non è esaltato da ciò che è piacevole né addolorato da ciò che è spiacevole. Libero dall’attaccamento per gli oggetti esteriori, trova la felicità eterna nel proprio vero sé e in Me come Brahman, poiché è fermamente attaccato a Me.

ye hi samsparsa-ja bhoga
duhkha-yonaya eva te
ady-antavantah kaunteya
na tesu ramate budhah

22. Una persona intelligente non cerca mai i piaceri sensuali, che sono la fonte di ogni sofferenza. Le sofferenze umane nascono dal contatto dei sensi con il mondo materiale; hanno sempre un inizio e una fine, e quindi non sono eterne.

saknotihaiva yah sodhum
prak sarira-vimoksanat
kama-krodhodbhavam vegam
sa yuktah sa sukhi narah

23. Chi è capace di resistere alla forza del desiderio e della collera anche prima di lasciare il corpo, è un saggio, e raggiunge la felicità.

yo’ntah-sukho ‘ntar-aramas
tathantar-jyotir eva yah
sa yogi brahma-nirvanam
brahma-bhuto ‘dhigacchati

24. Chi aspira sinceramente alla felicità spirituale interiore, all’armonia interiore e all’illuminazione interiore si trova veramente in contatto con il Brahman, è un vero yogi e raggiunge il Supremo.

labhante brahma-nirvanam
risayah ksina-kalmasah
chinna-dvaidha yatatmanah
sarva-bhuta-hite ratah

25. I saggi che sono liberi da ogni peccato e da ogni dubbio, che hanno controllato se stessi e si danno da fare per il bene di tutti raggiungono la felicità trascendentale.

kama-krodha-vimuktanam
yatinam yata-cetasam
abhito brahma-nirvanam
vartate viditatmanam

26. I saggi che sono liberi da ogni passione e collera, che sono controllati ed esperti nella vera conoscenza del loro sé reale e di Me, saranno certamente liberati molto presto.

sparsan kritva bahir bahyams
caksus caivantare bruvoh
pranapanau samau kritva
nasabhyantara-carinau

yatendriya-mano-buddhir
munir moksa-parayanah
vigateccha-bhaya-krodho
yah sada mukta eva sah

27-28. Evitando gli oggetti esteriori dei sensi, fissando la visione in mezzo alle sopracciglia, equilibrando il respiro in entrata con quello in uscita dalle narici, controllando la mente, i sensi e l’intelligenza, il trascendentalista si libera dal desiderio, dalla paura e dalla collera. Chi rimane sempre in questa condizione è certamente liberato.

bhoktaram yajna-tapasam
sarva-loka-mahesvaram
suhridam sarva-bhutanam
jnatva mam santim ricchati

29. Sappi che Io sono il beneficiario dei frutti di tutti i sacrifici, il Signore adorato di tutti i saggi e il benefattore di tutti gli esseri viventi. I saggi che Mi conoscono come la Suprema Personalità di Dio raggiungono la liberazione.

CAPITOLO 6

Il principio della meditazione

Dhyana-Yoga

sri-bhagavan uvaca
anasritah karma-phalam
karyam karma karoti yah
sa sannyasi ca yogi ca
na niragnir na cakriyah

yam sannyasam iti prahur
yogam tam viddhi pandava
na hy asannyasta-sankalpo
yogi bhavati kascana

1-2. Il Signore Supremo disse:

Il sannyasi e lo yogi è colui che compie i propri doveri prescritti senza attaccamento ai loro frutti, non chi ha abbandonato il fuoco del sacrificio o rinunciato a ogni azione. O figlio di Pandu, sappi che ciò che viene chiamato sannyasa (rinuncia) in realtà non è altro che yoga (azione disinteressata). Nessuno che non abbia completamente rinunciato ai desideri può diventare uno yogi.

aruruksor muner yogam
karma karanam ucyate
yogarudhasya tasyaiva
samah karanam ucyate

3. Per i neofiti, l’unica meta è il compimento dell’azione per la purificazione spirituale, mentre per coloro che hanno già raggiunto lo yoga, l’unica meta è il raggiungimento della pace eterna.

yada hi nendriyarthesu
na karmasv anusajjate
sarva-sankalpa-sannyasi
yogarudhas tadocyate

4. Chi non ha attaccamento per gli oggetti dei sensi e per le loro azioni, chi ha completamente sottomesso la propria volontà, si dice che abbia raggiunto lo yoga.

uddhared atmanatmanam
natmanam avasadayet
atmaiva hy atmano bandhur
atmaiva ripur manah

5. Un essere vivente caduto nel pozzo della materialità può venire liberato da una mente libera da ogni genere di attaccamento materiale. L’essere vivente non deve lasciarsi deprimere dall’attrazione del mondo; in diverse circostanze la mente è amica dell’essere vivente e anche sua nemica.

bandhur atmatmanas tasya
yenatmaivatmana jitah
anatmanas tu satrutve
vartetatmaiva satru-vat

6. La mente è amica dell’essere che ha completamente controllato il sé, e nemica di chi non ha alcun controllo.

jitatmanah prasantasya
paramatma samahitah
sitosna-sukha-duhkhesu
tatha manapamanayoh

7. Chi è stabilmente situato nello yoga ha conquistato la mente, non è mai turbato dal caldo e dal freddo, dalla felicità e dalla sofferenza, dall’onore e dal disonore, ed è profondamente assorto nella meditazione sul Signore Supremo.

jnana-vijnana-triptatma
kuta-stho vijitendriyah
yukta ity ucyate yogi
sama-lostrasma-kancanah

8. E’ soddisfatto in sé della conoscenza acquisita e della realizzazione trascendentale, ed è perfettamente controllato. Vede con occhio equanime ogni cosa, che si tratti di argilla, di pietra o d’oro.

suhrin-mitrary-udasina-
madhyastha-dvesya-bandhusu
sadhusv api ca papesu
sama-buddhir visisyate

9. E’ molto onorato perché considera i benefattori, gli amici, i nemici, le persone neutrali, ì mediatori, gli invidiosi, i parenti e le persone virtuose con occhio equanime.

yogi yunjita satatam
atmanam rahasi sthitah
ekaki yata-cittatma
nirasir aparigrahah

10. Un trascendentalista che vive in un luogo solitario concentrerà la mente sul Signore Supremo, cercando di liberarsi dai desideri di azioni interessate.

sucau dese pratisthapya
sthiram sanam atmmanah
naty-ucchhritam nti-nicam
cailajina-kusottaram

tatraikagram manah kritva
yata-cittendriya-kriyah
upavisyasane yunjyad
yogam atma-visuddhaye

11-12. Per praticare lo yoga bisogna recarsi in un luogo solitario e preparare un seggio di erba kusa, coprendolo con una pelle di daino e una stoffa morbida, in un luogo santificato, né troppo alto né troppo basso. Poi bisogna sedersi e praticare lo yoga per purificare il proprio cuore, controllando la mente.

samam kaya-siro-grivam
dharayann acalam sthirah
sampreksya nasikagram svam
disas canavalokayan

prasantatma vigata-bhir
brahmacari-vrate sthitah
manah samyamya mac-citto
yukta asita mat-parah

13-14. Mentre si pratica lo yoga bisogna tenere il corpo diritto, con il collo e la testa eretti, fissare la visione sulla punta del naso e meditare sulla forma di Visnu a quattro braccia, liberi dalla paura e stabiliti nel voto di brahmacarya.

yunjann evam sadatmanam
yogi niyata-manasah
santim nirvana-paramam
mat-samstham adhigacchati

15. Con la pratica costante e determinata dello yoga, un trascendentalista raggiunge la dimora del Signore mettendo fine all’esistenza materiale.

naty-asnatas tu yogo ‘sti
na caikantam anasnatah
na cati-svapna-silasva
jagrato naiva carjuna

yuktahara-viharasya
yukta-cestasya karmasu
yukta-svapnavabodhasya
yogo bhavati duhkha-ha

16-17. Lo yoga non è per chi mangia troppo o troppo poco, o Arjuna, per chi dorme troppo o resta sveglio troppo a lungo. Chi è moderato nel mangiare, dormire, lavorare e vegliare, e controllato nelle sue attività, può liberarsi da ogni sorta di sofferenza con la pratica dello yoga.

yada viniyatam cittam
atmany evavatisthate
nisprihah sarva-kamebhyo
yukta ity ucyate tada

18. Uno yogi si situa nella trascendenza, quando è distaccato da tutti i desideri e le affinità materiali, e controlla i pensieri fissandoli sul sé e sulla Divinità.

yatha dipo nivata-stho
nengate sopama smrita
yogino yata-cittasya
yunjato yogam atmanah

19. La mente di uno yogi situato nella trascendenza è stabile e reale come la fiamma di una lampada che non vacilla in una casa senza correnti di vento.

yatroparamate cittàm
niruddham yoga-sevaya
yatra caivatmanatmanam
pasyann atmani tusyati

20. Quando la mente si distacca completamente da tutte le attività materiali attraverso la pratica dello yoga, si dice che si trovi in samadhi, nella trance dello yoga. In questa fase è in grado di vedere il sé attraverso l’intelligenza pura e trova piacere nel proprio sé.

sukham atyantikam yat tad
buddhi-grahyam atindriyam
vetti yatra na caivayam
stitas calati tattvatah

21. In questo stato di felicità ottiene una grandissima gioia trascendentale e gode attraverso sensi divini. Una volta situato a questo livello non si allontana mai dalla verità.

yam labdhva caparam labham
manyate nadhikam tatah
yasmin sthito na duhkhena
gurunapi vicalyate

tam vidyad duhkha-samyoga-
viyogam yoga-samjnitam

22-23. Quando raggiunge tale felicità, la considera superiore a qualsiasi altra cosa, e grazie a tale gioia non è mai scosso dalle tribolazioni di questo mondo, per quanto gravi. Questa è la vera libertà da tutte le sofferenze che nascono dal contatto con la materia.

sa niscayena yoktavyo
yogo ‘nirvinna-cetasa
sankalpa-prabhavan kamams
tyaktva sarvan asesatah
manasaivendriya-gramam
viniyamya samantatah

sanaih sanair uparamed
buddhya dhriti-grihitaya
atma-samstham manah kritva
na kincid api cintayet

24-25. Abbandona completamente tutti i desideri nati dalla falsa identifi­cazione, controlla tutti i sensi attraverso la mente, raggiunge il distacco completo dalla percezione sensoriale grazie alla sua pura intelligenza e infine realizza il proprio sé, pienamente distaccato da tutte le relazioni mondane.

yato yato niscalati
manas cancalam asthiram
tatas tato niyamyaitad
atmany eva vasam nayet

26. La mente è instabile e irrequieta per natura, e ha la tendenza a vagare in modo incontrollato. Bisogna però sforzarsi accuratamente di portarla sotto controllo.

prasanta-manasam hy enam
yoginam sukham uttaman
upaiti santa-rajasam
brahma-bhutam akalmasam

27. Con tale pratica si superano tutte le avversità e fissando la mente su di Me, si raggiunge la gioia più grande. Una persona che si trova a questo livello è liberata, pacifica ed esente da ogni peccato.

yunjann evam sadatmanam
yogi vigata-kalmasah
sukhena brahma-samsparsam
atyantam sukham asnute

28. Rendendo stabile e determinato il sé, lo yogi che non ha più desideri sperimenta facilmente la gioia infinita dell’unione con la Divinità.

sarva-bhuta-stam atmanam
sarva-bhutani catmani
iksate yoga-yuktatma
sarvatra sama-darsanah

29. Un vero yogi contempla il Signore Supremo in ogni essere e vede anche tutti gli esseri in Lui, realizzando così l’onnipresenza del Signore supremo.

yo mam pasyati sarvatra
sarvam ca mayi pasyati
tasyaham na pranasyami
sa ca me na pranasyati

30. Colui che Mi vede ovunque e vede ogni cosa in Me, non Mi perde mai, e lo non lo perdo mai.

sarva-bhuta-sthitam yo mam
bhajaty ekatvam astitah
sarvatha vartamano ‘pi
sa yogi mayi vartate

31. Lo yogi che Mi conosce come l’Anima Suprema onnipervadente, Mi adora e vive sempre in Me in ogni circostanza.

atmaupamyena sarvatra
samam pasyati yo ‘rjuna
sukham va yadi va duhkham
sa yogi paramo matah

32. O Arjuna, colui che ama tutti gli esseri come se stesso e condivide le loro gioie e i loro dolori come se fossero i propri, è un grande yogi.

arjuna uvaca
yo ‘yam yogas tvayaproktah
samyena madhusudana
etasyaham na pasyami
cancalatvat sthitim sthiram

33. Arjuna disse:

O Madhusudana, non sono in grado di comprendere il principio del sistema yoga che mi hai appena consigliato. Mi sembra impraticabile, anzi intollerabile, perché la mente è instabile e irrequieta.

cancalam hi manah krishna
pramathi balavad dridham
tasyaham nigraham manye
vayor iva su-duskaram

34. O Krsna, la mente è sempre inquieta, turbolenta, ostinata e molto forte; io credo che mantenere la mente sotto controllo sia difficile quanto controllare il vento.

sri-bhagaavan uvaca
asamsayam maha-baho
mano durnigraham calam
abhyasena tu kaunteya
vairagyena ca grihyate

35. Il Signore Supremo disse:

Certamente, o Arjuna dalle forti braccia, la mente è instabile e difficile da piegare. E’ però possibile riuscirci con la pratica costante e il distacco.

asamyatatmana yogo
dusprapa iti me matih
vasyatmana tu yatata
sakyo ‘vaptum upayatah

36. Chi non si sforza di controllare la mente con la pratica costante e l’ascesi non può praticare lo yoga, ma chi controlla la mente con il metodo adeguato raggiunge la perfezione nella pratica dello yoga.

arjuna uvaca
ayatih sraddhayopeto
yogac calita-manasah
aprapya yoga-samsiddhim
kam gatim krishna gacchati

37. Arjuna disse:

O Krsna, se un uomo ha fede ma non è abbastanza determinato, e non riuscendo a mantenere la mente fissa sullo yoga, fallisce nel suo scopo, quale sarà il suo destino?

kaccin nobhaya-vibhrastas
chinnabhram iva nasyati
apratistho maha-baho
vimudho brahmanah pathi

38. O Krsna dalle potenti braccia, non perisce forse come una nuvola dispersa, avendo abbandonato entrambe le vie, privo di qualsiasi sostegno, confuso nella sua ricerca del Brahman?

etan me samsayam krishna
chettum arhasy asesatah
tvad-anyah samsayasyasya
chetta na hy upapadyate

39. O Krsna, dissolvi il mio dubbio, perché nessun altro all’infuori di Te può farlo.

sri-bagavan uvaca
partha naiveha namutra
vinasas tasya vidyate
na hi kalyana-krit kascid
durgatim tata gacchati

40. Il Signore Supremo disse:

O Partha, colui che pratica lo yoga non viene mai distrutto, né in questo mondo né nel prossimo. Chi si impegna per il bene di tutti non è mai sopraffatto dal male.

prapya punya-kritam lokan
usitva sasvatih samah
sucinam srimatam gehe
yoga-bhasto ‘bhijayate

41. Coloro che falliscono sulla via dell’astanga yoga si possono dividere in due categorie, cioè quelli che l’hanno praticato per poco tempo, e quelli che hanno praticato a lungo. Coloro che cadono dopo una breve pratica dello yoga godono dei piaceri del paradiso per lunghissimo tempo, e in seguito rinascono nella famiglia di brahmana virtuosi o nella famiglia di persone ricche.

atha va yoginam eva
kule bhavati dhimatam
etad dhi durlabhataram
loke janma yad idrisam

42. Coloro invece che sono caduti dopo una lunga pratica dello yoga rinascono in una famiglia di saggi yogi: una simile nascita è davvero molto rara.

tatra tam buddhi-samyogam
labhate paurva-dehikam
yatate ca tato bhuyah
samsiddhau kuru-nandana

43. O discendente di Kuru, poiché è nato in quella famiglia, lo yogi ritrova la sua antica intelligenza divina e torna a sforzarsi di raggiungere la perfezione nello yoga.

purvabhyasena tenaiva
hriyate hy avaso ‘pi sah
jijnasur api yogasya
sabda-brahmativartate

44. Grazie alla divina intelligenza della sua vita precedente, lo yogi che cerca la conoscenza supera facilmente i principi ritualistici prescritti nei Veda.

prayatnad yatamanas tu
yogi samsuddha-kilbisah
aneka-janma-samsiddhas
tato yati param gatim

45. Con una pratica attenta e costante lo yogi si libera gradualmente da ogni contaminazione e dopo essersi dedicato a questo yoga per moltis­sime vite ottiene la perfezione suprema.

tapasvibhyo ‘dhiko yogi
jnanibhyo ‘pi mato ‘dhikah
karmibhyas cadhiko yogi
tasmad yogi bhavarjuna

46. Lo yogi è superiore all’asceta e persino superiore al saggio, quindi infinitamente superiore a chi agisce in modo egoistico. Sii dunque uno yogi, o Arjuna.

yoginam api sarvesam
mad-gatenantar-atmana
sraddhavan bhajate yo mam
sa me yuktatamo matah

47. Lo yogi che segue la via della pura devozione, che Mi adora con grande fede ed è fermamente attaccato a Me è il migliore tra tutti gli yogi.

CAPITOLO 7

La conoscenza trascendentale dell’Assoluto

Jnana-Vijnana-Yoga

sri-bhagavan uvaca
mayy asakta-manah partha
yogam yunjan mad-asrayah
asamsayam samagram mam
yatha jnasyasi tac chrinu

l. Il Signore Supremo disse:

Ascolta ora, o Partha, come puoi conoscerMi completamente, praticando lo yoga con una mente stabile, attaccata a Me.

jnanam te ‘ham sa-vijnanam
idam vaksyamy asesatah
yaj jnatva neha bhuyo ‘nyaj
jnatavyam avasisyate

2. Ora ti dirò in dettaglio il principio della conoscenza trascendentale della Mia personalità meravigliosa; quando avrai ottenuto questa cono­scenza non ci sarà altro da imparare al mondo.

manusyanam sahasresu
kascid yatati siddhaye
yatatam api siddhanam
kascin mam vetti tattvatah

3. Tra centinaia di migliaia di esseri umani, uno solo si sforza di raggiungere la perfezione della felicità trascendentale, e tra coloro che hanno raggiunto la perfezione, è raro trovare uno che Mi conosca nella Mia Essenza Primaria.

bhumir apo ‘nalo vayuh
kham mano buddhir eva ca
ahankara itiyam me
bhinna prakritir astadha

4. Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falsa identificazione: queste sono le otto componenti della Mia energia esterna.

apareyam itas tv anyam
prakritim viddhi me param
jiva-bhutam maha-baho
yayedam dharyate jagat

5. O Arjuna dalle forti braccia, oltre alla Mia energia esterna (apara-prakrti) Io possiedo un’altra energia, conosciuta come jiva sakti, che è superiore alla Mia energia esterna. Tutti gli esseri viventi provengono da questa potenza superiore.

etad-yonini bhutani
sarvanity upadharaya
aham kritsnasya jagatah
prabhavah pralayas tatha

6. Tutti i mondi senzienti e non senzienti emanano da queste Mie due potenze. Io sono dunque la causa della creazione e della distruzione di questo mondo.

mattah parataram nanyato
kincid asti dhananyaya
mayi sarvam idam protam
sutre mani-gana iva

7. O Dhananjaya, non c’è nessuno più grande di Me. Tutti gli universi esistono in Me, come gemme infilate in una collana.

raso ‘ham apsu kaunteya
prabhasmi sasi-suryayoh
pranavah sarva-vedesu
sabdah khe paurusam nrisu

8. O figlio di Kunti, lo sono il sapore dell’acqua, la luce del Sole e della Luna, la sillaba Om in tutti i Veda, il suono nell’etere e l’abilità negli esseri umani.

punyo gandhah prithivyam ca
tejas casmi vibhavasau
jivanam sarva-bhutesu
tapas casmi tapsvisu

9. Io sono il santo profumo della terra, il calore del Sole e del fuoco, la vita di tutti gli esseri viventi e le austerità dell’asceta.

bijam mam sarva-bhutanam
viddhi partha sanatanam
buddhir buddhimatam asmi
tejas tejasvinam aham

10. O Partha, sappi che lo sono il seme eterno di tutti gli elementi, l’intelligenza dell’intelligente e la potenza del potente.

balam balavatam caham
kama-raga-vivarjitam
dharmaviruddho bhutesu
kamo ‘smi bharatarsabha

11. O Bharatarsabha (Arjuna), Io sono la forza del forte privo di passione e di collera. Io sono il sesso che non è contrario ai principi della religione.

ye caiva sattvika bhava
rajasas tamasas ca ye
matta eveti tan viddhi
na tv aham tesu te mayi

tribhir guna-mayair bhavair
ebhih sarvan idam jagat
mohitam nabhijanati
mam ebhyah param avyayam

12-13. Tutte le manifestazioni della virtù (sattva), passione (rajas) e ignoranza (tamas) del mondo sono il risultato delle qualità e delle attività della Mia potenza illusoria. Sono dunque sotto il Mio controllo, ma lo non dipendo affatto da loro. Il mondo intero è soggetto all’illusione delle tre qualità della Mia potenza illusoria (sattva, rajas e tamas), perciò la gente non Mi conosce, perché lo sono inesauribile, immutabile e indipendente da queste tre qualità.

daivi hy esa guna-mayi
mama maya duratatyaya
mam eva ye prapadyante
mayam etam taranti te

14. E’ estremamente difficile superare la Mia Maya soprannaturale, costituita dalle tre qualità, ma coloro che si sottomettono a Me soltanto possono attraversarla agevolmente.

na mam duskritino mudhah
prapadyante naradhamah
mayayaparitha-jnana
asuram bhavam asritah

15. Gli sciocchi miscredenti, i più degradati tra gli uomini, coloro che hanno perso l’intelligenza a causa dell’illusione e coloro che hanno una natura demoniaca non si sottomettono a Me.

catur-vidha bhajante mam
janah sukritino ‘rjuna
arto jijnasur artharthi
jnani ca bharatatarsabha

16. O Arjuna, migliore tra i discendenti di Bharata, quattro tipi di persone virtuose Mi adorano: coloro che soffrono, i curiosi, coloro che desiderano la ricchezza e coloro che cercano la conoscenza.

tesam jnani nitya-yukta
eka-bhaktir visisyate
priyo hi jnanino ‘tyartham
aham sa ca mama priyah

17. Tra tutti, il saggio diventa il migliore ottenendo la pura conoscenza attraverso il servizio devozionale diretto a Me. Mi è molto caro, e anche lo sono molto caro a lui.

udarah sarva evaite
jnani tv atmaiva me matam
asthitah sa hi yuktatma
mam evanuttamam gatim

18. Queste quattro categorie di devoti sono tutte grandi anime, ma colui che è situato nella Mia conoscenza trascendentale vive in Me e Mi è molto caro.

bahunam janmanam ante
jnanavan mam prapadyate
vasudevah sarvam iti
sa mahatma su-durlabhah

19. Dopo molte vite, il saggio si sottomette a Me, sapendo che lo sono la causa di tutte le cause. Un devoto così grande è molto raro.

kamais tais tair hrita-jnanah
prapadyante ‘nya-devatah
tam tam niyamam asthaya
prakritya niyatah svaya

20. Chi agisce per proprio interesse egoistico è privo della Mia conoscenza trascendentale, adora gli esseri celesti per soddisfare i propri desideri materiali e segue le diverse regole e norme adatte alla propria natura.

yo yo yam yam tanum bhaktah
sraddhayarcitum icchati
tasya tasyacalam sraddham
tam eva vidadhamy ahan

21. Io risiedo in ogni essere vivente come sua guida interiore, e rafforzo la sua fede in quel particolare deva (essere celeste) che scelgono di adorare.

sa taya sraddhaya yuktas
tasyaradhanam ihate
labhate ca tatah kaman
mayaiva vihitan hi tan

22. Adorando un particolare essere celeste con una ferma fede si ottiene il soddisfacimento dei desideri, ma in realtà tutti i benefici sono concessi da Me soltanto.

antavat tu phalam tesam
tad bhavaty alpa-medhasam
devan deva-yajo yanti
mad-bhakta yanti mam api

23. Le persone meno intelligenti adorano gli esseri celesti e i frutti che ottengono da tale adorazione sono limitati e transitori. Coloro che adorano gli dei sono elevati ai loro pianeti, ma alla fine i Miei devoti raggiungono Me.

avyaktam vyaktim apannam
manyante mam abuddhayah
param bhavam ajananto
manavyayam anuttamam

24. Le persone che Mi considerano non manifestato rimangono ignoranti persino quando studiano le scritture vediche, poiché non conoscono la Mia forma suprema, immutabile ed eterna.

naham prakasah sarvasya
yoga-maya-samavritah
mudho ‘yam nabhijanati
loko mam ajam avyayam

25. La Mia forma umana di Syamasundara è eterna. Poiché è avvolta dalla Mia potenza interna (Yoga-maya) non si manifesta alle anime cadute, perciò gli sciocchi e gli ignoranti non riconoscono la Mia forma imperitura.

vedaham samatitani
vartamanani carjuna
bhavisyani ca bhutani
mam tu veda na kascana

26. Poiché sono il Signore Supremo lo conosco tutto del passato, del presente e del futuro. Conosco anche tutti gli esseri viventi, ma a causa della loro confusione, gli uomini non conoscono la Mia forma eterna di Syamasundara.

iccha-dvesa-samuthena
dvandva-mohena bharata
sarva-bhutani sammoham
sarge yanti parantapa

27. O Parantapa (Arjuna), quando entrano in questo mondo materiale tutti gli esseri viventi sono confusi dalle sue dualità, come il piacere e il dolore, nate dall’attaccamento e dall’avversione.

yesam tv anta-gatam papam
jananam punya-karmanam
te dvandva-moha-nirmukta
bhajante mam dridha-vratah

28. Coloro che sono stati purificati da ogni peccato grazie alle loro azioni virtuose Mi adorano con grande determinazione, liberi dall’illusione e dalla dualità di questo mondo.

jara-marana-moksaya
mam asritya yatanti ye
te brahma tad viduh kritsnam
adhyatmam karma cakhilam

29. Coloro che si sforzano di ottenere la liberazione dalla vecchiaia e dalla malattia si sottomettono a Me nel servizio devozionale. Conoscono bene le attività trascendentali e le attività egoistiche.

sadhibhutadhidaivam mam
sadhiyajnam ca ye viduh
prayana-kale ‘pi ca mam
te vidur yukta-cetasah

30. Coloro che Mi conoscono come la Suprema Personalità della Divinità, come il principio che controlla la manifestazione materiale e il Signore degli esseri celesti, sostegno di tutti i sacrifici, possono conoscerMi anche al momento della morte.

CAPITOLO 8

Raggiungere il Signore Supremo

Taraka-Brahma-Yoga

arjuna uvaca
kim tad brahma kim adhyatmam
kim karma purusottama
adhibhutam ca kim proktam
adhidaivam kim ucyate

adhiyajnah katham ko ‘tra
dehe ‘smin madhusudana
prayana-kale ca katham
jneyo ‘si niyatatmabhih

1-2. Arjuna disse:

O Purusottama, cosa significano i termini Brahman, Adhyatma, Karma, Adhibhùta e Adhidaiva?

O Madhusudana, che cos’è l’Adhiyajna (il Signore del sacrificio) in questo corpo? In che modo le persone impegnate nel servizio di devozione Ti conoscono al momento della morte?

sri-bhagavan uvaca
aksaram brahma paramam
svabhavo ‘dhyatmam ucyate
bhuta-bhavodbhava-karo
visargah karma-samjnitah

3. II Signore Supremo disse:

L’essere vivente, eterno, indistruttibile e immutabile, è detto Brahman, e la sua natura eterna è chiamata Adhyatma. Le attività compiute per lo sviluppo di questi corpi materiali sono dette Karma.

adhibhutam ksaro bhavah
purusas cadhidaivatam
adhiyajno ‘ham evatra
dehe deha-britam vara

4. Ciò che è soggetto al cambiamento e alla distruzione è detto Adhibhuta. Adhidaiva indica il Virata Purusa universale, che costituisce la Divinità che presiede agli esseri celesti e ai sensi. Io sono conosciuto come Adhiyajna, l’Anima Suprema che risiede nel cuore di tutti gli esseri viventi.

anta-kale ca mam eva
smaram muktva kalevaram
yah prayati sa mad-bhavam
yati nasty atra samsayah

5. Chi si ricorda di Me al momento della morte viene senza dubbio benedetto dalla Mia conoscenza divina e raggiunge la Mia natura.

yam yam vapi smaran bhavam
tyajaty ante kalevaram
tam tam evaiti kaunteya
sada tad-bhava-bhavitah

6. Qualsiasi stato di esistenza si ricordi al momento della morte, si raggiunge certamente quella posizione.

tasmat sarvesu kalesu
mam anusmara yudhya ca
mayy arpita-mano-buddhir
mam evaisyasy asam

7. Pensa dunque a Me sempre, e combatti in questa battaglia. Compiendo i tuoi doveri con la mente e l’intelligenza concentrate su di Me, certamente Mi raggiungerai.

abhyasa-yoga-yuktena
cetasa nanya-gamina
paramam purusam divyam
yati parthanucintayan

8. O Partha, il Signore Supremo può essere raggiunto ricordandoLo con un’attenzione intensa e con la pratica costante dello yoga.

kavim puranam anusasitaram
anor aniyamsam anusmared yah
sarvasya dhataram acintya-rupam
aditya-varnam tamasah parastat

9. Il Signore Supremo è onnisciente ed eterno, controlla ogni cosa ed è infinitamente piccolo. E’ il sostegno di tutti, eternamente adolescente, inconcepibile, e Si rivela spontaneamente come il Sole radioso, al di là delle concezioni materiali.

prayana-kale manasacalena
bhaktya yukto yoga-balena caiva
bhruvor madhye pranam avesya samyak
sa tam param purusam upaiti divyam

10. Chi ricorda il Signore Supremo con devozione, al momento della morte, fissando il pràna (l’aria vitale) in mezzo alle due sopracciglia secondo lo yoga che ha praticato durante la vita, raggiungerà sicuramente il Signore.

yad aksaram veda-vido vadanti
visanti yad yatayo vita-ragah
yad icchanto brahmacaryam caranti
tat te padam sangrahena pravaksye

11. Ora ti parlerò del metodo per raggiungere lo scopo supremo, descritto dagli studiosi dei Veda come Aksara (Parama Purusa), nel quale dimorano i grandi saggi distaccati dai legami del mondo, e per il quale i brahmacari praticano l’astinenza.

sarva-dvarani samyamya
mano hridi nirudhya ca
murdhny adhayayatmanah pranam
asthito yoga-dharanam

om ity ekaksaram brahma
vyaharan mam anusmaran
yah prayati tyajan deham
sa yati paramam gatim

12-13. Chi lascia il corpo controllando tutti i sensi con la pratica dello yoga, fissando la mente sul cuore e l’aria vitale (pràna) tra le sopracciglia, pronunciando la sillaba sacra Om, sicuramente raggiunge il Mio regno eterno e felice.

ananya-cetah satatam
yo mam smarati nityasah
tasyaham sulabhah partha
nitya-yuktasya yoginah

14. O Partha (Arjuna) colui che Mi ricorda senza mai deviare Mi raggiunge facilmente.

mam upetya punar janma
duhkhalayam asasvatam
napnuvanti mahatmanah
samsiddhim paramam gatah

15. I puri devoti non sono soggetti alla rinascita, che è temporanea e fonte di sofferenze, perché hanno raggiunto la perfezione più alta.

a-brahma-bhuvanal lokah
punar avartino ‘rjuna
mam upetya tu kaunteya
punar janma na vidyate

16. O Arjuna, a cominciare dal pianeta più basso fino al più alto pianeta del mondo materiale (cioè Brahmaloka) tutti sono costretti a rinascere, ma chi prende rifugio in Me attraverso il servizio di devozione non è tenuto a nascere nuovamente.

sahasra-yuga-paryantam
ahar yad brahmano viduh
ratrim yuga-sahasrantam
te ‘ho-ratra-vido janah

avyaktad vyaktayah sarvah
prabhavanty ahar-agame
ratry-agame praliyante
tatraivavyakta-samjnake

17-18. Un giorno di Brahma dura mille cicli di quattro ere secondo il calcolo umano; altrettanto dura la sua notte. Tutti gli esseri viventi sono

manifestati all’alba della giornata di Brahma, e vengono annientati con l’inizio della sua notte.

bhuta-gramah sa evayam
bhutva bhutva praliyate
ratry-agame ‘vasah partha
prabhavaty ahar-agame

19. Ogni volta questa moltitudine di esseri viventi viene ad esistere all’alba del giorno di Brahma e si dissolve all’inizio della sua notte.

paras tasmat tu bhavo ‘nyo
‘vyakto ‘vyaktat sanatanah
yah sa sarvesu bhutesu
nasyatsu na vinasyati

20. Esiste però un’altra natura, che è eterna e superiore alla natura materiale. E’ così meravigliosa ed eterna che quando tutto questo mondo è distrutto, continua a rimanere immutabile.

avyakto ‘ksara ity uktas
tam ahuh paramam gatim
yam prapya na nivartante
tad dhama paramam mama

21. La Mia dimora suprema è la destinazione finale di tutti gli esseri viventi: è non manifestata e infallibile. Chi la raggiunge non torna più indietro.

purusah sa parah partha
bhaktya labhyas tv ananyaya
yasyantah-sthani bhutani
yena sarvam idam tatam

22. O Partha, questa Suprema Personalità di Dio è la più grande di tutte e può essere raggiunta attraverso la devozione incontaminata. E’ onnipresente, e ogni cosa esiste in Lui.

yatra kale tv anavrittim
avrittim caiva yoginah
prayata yanti tam kalam
vaksyami bharatarsabha

agnir jyotir ahah sukkhah
san-masa uttarayanam
tatra prayata gacchanti
brahma brahma-vido janah

dhumo ratris tatha krishnah
san-masa daksinayanam
tatra candramasam jyotir
yogi prapya nivartate

23-25. O Bharatarsabha (Arjuna), ora ti parlerò dei momenti in cui lo yogi, lasciando questo mondo, deve tornarvi oppure no. Coloro che conoscono il Brahman Supremo spirano al momento dell’influsso del dio del fuoco, nella luce, in un giorno di buon augurio, durante la quindicina di luna crescente e durante i sei mesi nei quali il sole si muove a nord dell’equatore. I karma yogi che lasciano il corpo nel fumo, di notte, nella quindicina di luna calante o nei sei mesi in cui il sole passa a sud dell’equatore, o che raggiungono il pianeta della Luna, devono tornare in questo mondo.

sukla-krisne gati hy ete
jagatah sasvate mate
ekaya yaty anavrittim
anyayavartate punah

26. Esistono due vie eterne per lasciare questo mondo: una è la via della luce e l’altra è la via dell’oscurità. Coloro che muoiono sulla via della luce non sono tenuti a tornare indietro, ma coloro che muoiono sulla via dell’oscurità sono destinati a tornare.

naite sriti partha janan
yogi muhyati kascana
tasmat sarvesu kalesu
yoga-yukto bhavarjuna

27. O Partha, un devoto che conosce questi due sentieri eterni della luce e dell’oscurità non è mai confuso dalle tre qualità della natura materiale. O Arjuna, segui dunque sempre il culto della pura devozione.

vedesu yajnesu tapahsu caiva
danesu yat punya-phalam pradistam
atyeti tat sarvam idam viditva
yogi param sthanam upaiti cadyam

28. Un puro devoto non perde i buoni risultati che si ottengono dallo studio dei Veda, dal compimento dei sacrifici, dalle austerità, dalla carità e da tutte le altre attività. Attraverso il servizio devozionale ottiene tutto questo, e raggiunge il supremo regno della felicità.

CAPITOLO 9

La conoscenza segreta suprema

Rarja -guhya-Yoga

sri-bhagavan uvaca
idam tu te guhyatamam
pravaksyamy anasuyave
jnanam vijnana-sahitam
yaj jnatva moksyase ‘subhat

1. Il Signore Supremo disse:

O Arjuna, poiché sei libero dalla malizia, ti spiegherò questa conoscenza profonda e segreta, questa esperienza che permette a chi la comprende di venire liberato dal male e dal ciclo di nascite e morti.

raja-vidya raja-guhyam
pavitram idam uttamam
pratyaksavagamam dharmyam
su-sukham kartum avyayam

2. E’ una scienza regale, un segreto sovrano, una suprema fonte di purificazione. Si percepisce per esperienza diretta, costituisce la perfezione della religione, è facile e gioioso da praticare, eterno e imperituro.

asraddadhanah purusa
dharmasyasya parantapa
aprapya mam nivartante
mrityu-samsara-vartmani

3. O Parantapa (Arjuna), coloro che non hanno fede in Me sono incapaci di acquisire la conoscenza suprema del servizio devozionale e quindi vengono gettati nel vortice della morte e della rinascita in questo mondo materiale.

maya tatam idam sarvam
jagad avyakta murtina
mat-sthani sarva-bhutani
na caham tesu avasthitah

4. L’intero universo è pervaso dalla Mia forma non manifestata. Tutti gli esseri esistono in Me, ma lo non sono in loro.

na ca mat-sthani bhutani
pasya me yogam aisvaram
bhuta-bhrin na ca bhuta-stho
mamatma bhuta-bhavanah

5. Allo stesso tempo, gli esseri non rimangono veramente in Me. Contempla il Mio mistero divino: il Mio spirito, che è la fonte di tutti gli esseri, sostiene tutte le cose, ma non rimane circoscritto ad esse.

yathakasa-sthito nityam
vayuh sarvatra-go mahan
tatha sarvani bhutani
mat-sthanity upadharaya

6. Come l’aria, che è onnipervadente, esiste eternamente nello spazio, similmente tutti gli esseri esistono in Me.

sarva-bhutani kaunteya
prakritim yanti mamikan
kalpa-ksaye punas tani
kalpadau visrijamy aham

7. O figlio di Kunti, ogni manifestazione materiale entra nella Mia natura alla fine del ciclo e di nuovo Io le ricreo attraverso la Mia natura all’inizio di un nuovo ciclo.

prakritim svam avastabhya
visrijami punah punah
bhuta-gramam imam kritsnam
avasam prakriter vasat

8. Questo mondo materiale è sotto il Mio controllo, perciò si manifesta ripetutamente per Mia volontà.

na ca mam tani karmani
nibadhnanti dhananjaya
udasina-vad asinam
asaktam tesu karmasu

9. O Dhananjaya, queste azioni non possono legarMi, sempre distaccato da esse, lo rimango neutrale.

mayadhyaksena prakritih
suyate sa-caracaram
hetunanena kaunteya
jagad viparivartate

10. O figlio di Kunti, questa natura materiale produce tutte le cose immobili e immobili dì questo mondo, sotto la Mia supervisione. Così la manifestazione cosmica viene ad esistere numerose volte.

avajananti mam mudha
manusim tanum asritam
param bhavam ajananto
mama bhuta-mahesvaram

11. Gli sciocchi Mi deridono quando Mi manifesto in una forma umana. Non sanno che lo sono il Signore Supremo dell’universo.

moghasa mogha-karmano
mogha-jnana vicetasah
raksasim asurim caiva
prakritim mohinim sritah

12. Coloro che sono preda di questa illusione sono attratti dal temperamento demoniaco e ateo. In quella condizione confusa sono

sconfitti nel loro desiderio di raggiungere la liberazione, l’azione interessata e l’acquisizione della conoscenza.

mahatmanas tu mam partha
daivim prakritim asritah
bhajanty ananya-manaso
jnatva bhutadim avyayam

13. O Partha, le grandi anime protette dalla natura divina Mi adorano con pura devozione, come la fonte primordiale e inesauribile di ogni cosa.

satatam kirtayanto mam
yatantas ca dridha-vratah
namasyantas ca mam bhaktya
nitya-yukta upasate

14. Questi grandi devoti cantano sempre il Mio Nome divino, la Mia Forma, le Mie Qualità e i Miei Divertimenti. Mi adorano con grande determinazione allo scopo di diventare Miei servitori eterni.

jnana-yajnena capy anye
yajanto mam upasate
ekatvena prithaktvena
bahudha visvato-mukham

15. Altri che si impegnano nell’acquisizione della conoscenza Mi adorano come il Signore Supremo in differenti forme, come il Signore dell’universo.

aham kratur aham yajnah
svadhaham aham ausadham
mantro ‘ham aham evajyam
aham agnir aham hutam

pitaham asya jagato
mata dhata pitamahah
vedyam pavitram omkara
rik sama yajur eva ca

gatir bharta prabhuh saksi
nivasah saranam suhrit
prabhavah pralayah sthanam
nidhanam bijam avyayam

tapamy aham aham varsam
nigrihnamy utsrijami ca
amritam caiva mrityus ca
sad asac caham arjuna

16-19. O Arjuna, lo sono il rituale, il sacrificio, l’oblazione, la medicina, il mantra, il burro chiarificato, il fuoco, l’offerta, il padre di questo universo, la madre, il sostegno e l’antenato, l’oggetto della conoscenze e la sillaba Om, i Veda (cioè il Rg, il Sama e lo Yajur), lo scopo più elevato, la fonte del mantenimento, il padrone, il testimone, la dimora, il rifugio, l’amico, la creazione e la distruzione, la causa dell’esistenza, il seme eterno, il caldo dell’estate e il freddo dell’inverno, la pioggia nella stagione delle piogge. Io sono il nettare immortale, la morte e la verità eterna. Questa meditazione costituisce un metodo di adorazione della Mia forma universale.

trai-vidya mam soma-pah puta-papa
yajnair istva svar-gatim prarthayante
te punyam asadya surendra-lokam
asnanti divyan divi deva-bhogan

20. Coloro che si dedicano all’azione interessata, si purificano da ogni peccato studiando i Veda e bevendo il succo del soma (bevanda celestiale). Gradualmente pregano di raggiungere i pianeti celesti adorandoMi attraverso i sacrifici e dopo essere nati in paradiso, godono di piaceri celesti.

te tam bhuktva svarga-lokam visalam
ksine punye martya-lokam visanti
evam trayi-dharmam anuprapanna
gatagatam kama-kama labhante

21. Dopo aver goduto dei piaceri del paradiso, quando i risultati della loro virtù si sono esauriti tornano in questo mondo materiale. Coloro che si dedicano all’azione interessata seguendo lealmente gli insegnamenti dei Veda sono gettati nel ciclo di nascite e morti.

ananyas cintayanto mam
ye janah paryupasate
tesam nityabhiyuktanam
yoga-ksemam vahamy aham

22. Coloro che accettano invece la via del servizio devozionale e meditano su di Me, offrono ogni cosa a Me senza mantenere alcun desiderio egoistico e sviluppando invece attaccamento per Me. Io soddisfo le loro necessità e conservo ciò che possiedono.

ye ‘py anya-devata-bhakta
yajante sraddhayanvitah
te ‘pi mam eva kaunteya
yajanty avidhi-purvakam

23. O figlio di Kunti, qualsiasi cosa si offra agli esseri celesti, è in realtà destinata a Me. Per mancanza di una conoscenza adeguata il fedele offre queste cose ai deva, cosa contraria alle regole prescritte.

aham hi sarva-yajnanam
bhokta ca prabhur eva ca
na tu mam abhijananti
tattvenatas cyavanti te

24. Io sono l’unico beneficiario e il Signore di ogni sacrificio. Coloro che ignorano la Mia vera natura trascendentale, sono destinati a cadere.

yanti deva-vrata devan
pitrin yanti pitri-vratah
bhutani yanti bhutejya
yanti mad-yajino ‘pi mam

25. Coloro che adorano gli esseri celesti, gli antenati, gli spiriti e i fantasmi rinasceranno in mezzo agli esseri che sono stati oggetto della loro adorazione, e così i Miei devoti raggiungono Me.

patram puspam phalam toyam
yo me bhaktya prayacchati
tad aham bhakty-upahritam
asnami prayatatmanah

26. Se una persona Mi offre con amore, devozione e affetto anche solo una foglia (di Tulasi, una pianta sacra), un fiore, un frutto o una goccia d’acqua Io accetto la sua offerta.

yat karosi yad asnasi
yaj juhosi dadasi yat
yat tapasyasi kaunteya
tat kurusva mad-arpanam

27. O figlio di Kunti, tutto ciò che fai, tutto ciò che mangi, tutto ciò che sacrifichi, tutto ciò che doni e le austerità che compi, consacra a Me tutto questo.

subhasubha-phalair evam
moksyase karma-bandhanaih
sannyasa-yoga-yuktatma
vimukto mam upaisyasi

28. O Arjuna, in questo modo sarai libero dagli effetti buoni e cattivi del combattimento, e accettando questo principio di rinuncia sarai liberato e giungerai a Me.

samo ‘ham sarva-bhutesu
na me dvesyo ‘sti na priyah
ye bhajanti tu mam bhaktya
mayi te tesu capy aham

29. Io Mi comporto con equanimità e imparzialità verso tutti gli esseri viventi, e non ho né nemici né amici. Ma coloro che Mi adorano con devozione risiedono in Me e Io risiedo in loro: questa è la Mia caratteristica.

api cet su-duracaro
bhajate mam ananya-bhak
sadhur eva sa mantavyah
samyag vyavasito hi sah

30. Se una persona è impegnata nel servizio devozionale al Signore, anche se avesse commesso le azioni più odiose, sarà considerata un santo perché si trova sulla giusta via.

ksipram bhavati dharmatma
sasvac-chantim nigacchati
kaunteya pratijanihi
na me bhaktah pranasyati

31. O figlio di Kunti, il Mio devoto diventa ben presto una persona virtuosa e raggiunge una pace duratura. Lo dico con grande enfasi: il Mio devoto non perisce mai.

mam hi partha vyapasritya
ye ‘pi syuh papa-yonayah
stryò vaisyas tatha sudras
te ‘pi yanti param gatim

32. O Partha, coloro che prendono completo rifugio in Me, anche se fossero nati da donne di bassa condizione, comprese le prostitute, ivaisya (commercianti) e i súdra (persone di bassa categoria sociale) e gli intoccabili, tutti raggiungono la destinazione suprema. I Miei devoti non sono confinati a una particolare casta, tradizione religiosa, sesso, colore, razza, setta o comunità.

kim punar brahmanah punya
bhakta rajarsayas tatha
anityam asukham lokam
imam prapya bhajasva mam

33. Se le persone più degradate si purificano da ogni peccato attraverso il servizio di devozione, non c’è alcun dubbio che i virtuosi bràhmana e ksatriya (le classi superiori degli insegnanti e dei governanti) vedranno ben presto scomparire ogni sofferenza attraverso il servizio devozionale.

man-mana bhava mad-bhakto
mad-yaji mam namaskuru
mam evaisyasi yuktvaivam
atmanam mat-parayanah

34. O Arjuna, pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, offriMi il tuo omaggio e adora Me soltanto. Concentrandoti totalmente su di Me, sicuramente Mi raggiungerai.

CAPITOLO 10

Le opulenze del Signore Supremo

Vibhuti-Yoga

sri-bhagavan uvaca
bhuya eva maha-baho
srinu me paramam vacah
yat te ‘ham priyamanaya
vaksyami hita-kamyaya

1. II Signore Supremo disse:

O Arjuna dalle braccia potenti, ascolta di nuovo i Miei insegnamenti supremi, che ora ti spiegherò per il tuo bene, perché tu Mi sei molto caro e le Mie parole ti daranno un piacere immenso.

ne me viduh sura-ganah
prabhavam na maharsayah
aham adir hi devanam
maharsinam ca sarvasah

2. Io sono la fonte di tutti gli esseri celesti e dei grandi saggi. Per questo motivo non conoscono le Mie gesta trascendentali che compio in forma umana in questo mondo materiale.

yo mam ajam anadim ca
vetti loka-mahevsaram
asammudhah sa martyesu
sarva-papaih pramucyate

3. Colui che Mi conosce come non nato, senza inizio, il Signore Supremo di tutti i pianeti, è libero dall’illusione e purificato da ogni peccato.

buddhir jnanam asammohah
ksama satyam damah samah
sukham duhkham bhavo ‘bhavo
bhayam cabhayam eva ca

ahimsa samata tustis
tapo danam yaso yasah
bhavanti bhava bhutanam
matta eva prithag-vidhah

4-5 Intelligenza, conoscenza, libertà dall’illusione, capacità di perdonare, veridicità, controllo dei sensi interni ed esterni, piacere e dolore, nascita e morte, paura e coraggio, non violenza, equanimità, soddisfazione, austerità, carità, fama e infamia – tutte queste diverse qualità degli esseri umani sono create da Me.

maharsayah sapta purve
catvaro manavas tatha
mad-bhava manasa jata
yesam loka imah prajah

6. I sette saggi, i quattro brahmacari (i Kumara) e i quattordici Manu sono tutti nati da Me. Tutti gli esseri viventi in questi mondi discendono da loro.

etam vibhutim yogam ca
mama yo vetti tattvatah
so ‘vikalpena yogena
yujyate natra samsayah

7. Senza dubbio, colui che conosce le Mie opulenze e il Mio potere, si impegna nel servizio di devozione.

aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matvabhajante mam
budha bhava-samanvitah

8. Io sono la fonte primaria di tutti i mondi materiali e spirituali. Ogni cosa emana da Me. I saggi che lo comprendono perfettamente si impegnano nel Mio servizio di devozione e Mi adorano con amore e grande attenzione.

mac-citta mad-gata-prana
bodhayantah parasparam
kathayantas ca mam nityam
tusyanti ca ramanti ca

9. Con la mente fissa in Me, consacrando a Me la loro vita, i Miei puri devoti sono sempre concentrati su di Me e derivano grande piacere nell’illuminarsi a vicenda e nel conversare sulle Mie gloriose qualità e gesta.

tesam satata-yuktanam
bhajatam priti-purvakam
dadami buddhi-yogam tam
yena mam upayanti te

10. A coloro che Mi adorano con amore e devozione, Io do un amore incontaminato nato dall’intelligenza pura, che permette loro di raggiungere il Mio regno felice.

tesam evanukampartham
aham ajnana-jam tamah
nasayamy atma-bhava-stho
jnana-dipena bhasvata

11. Nella Mia misericordia incondizionata verso di loro, dall’interno del loro cuore, dove Io risiedo, distruggo l’oscurità nata dall’ignoranza con la lampada della conoscenza pura.

arjuna uvaca
param brahma param dhama
pavitram paramam bhavan
purusam sasvatam divyam
adi-devam ajam vibhum

ahus tvam risyah sarve
devarsir naradas tatha
asito devalo vyasah
svayam caiva bravisi me

12-13. Arjuna disse:

O Signore, grandi saggi come Narada, Asita, Devala e Vyàsa hanno dichiarato che Tu sei il Brahman Supremo, la dimora suprema, il Santissimo, la Suprema Personalità di Dio, l’eterna persona divina, non nata e sublime. Ora Tu mi dichiari personalmente la stessa cosa.

sarvam etad ritam manye
yan mam vadasi kesava
na hi te bhagavan vyaktim
vidur deva na danavah

14. O Kesava, tutto ciò che mi hai raccontato, io lo accetto come verità. Né gli esseri celesti né gli esseri demoniaci possono conoscere Te o la Tua personalità divina.

svayam evatmanatmanam
vettha tvam purusottama
bhuta-bhavana bhutesa
deva-deva jagat-pate

15. O Purusottama, fonte di tutti gli esseri viventi, Signore di tutti gli elementi, Signore di tutti gli dei, Signore dell’universo, Tu conosci Te stesso attraverso la Tua potenza personale.

vaktum arhasy asesena
divya hy atma-vibhutayah
yabhir vibhutibhir lokan
imams tvam vyapya tistasi

16. Soltanto Tu sei in grado di descrivere i Tuoi poteri divini, con i quali pervadi tutti questi universi. Ti prego, parlamene in dettaglio.

katham vidyam aham yogims
tvam sada paricintayan
kesu kesu ca bhavesu
cintyo ‘si bhagavan maya

17. O Signore dello yoga, come potrò conoscerTi in una costante contemplazione? Quali sono i Tuoi differenti aspetti sui quali devo meditare?

vistarenatmano yogam
vibhutim ca janardana
bhuyah kathaya triptir hi
srinvato nasti me ‘mritam

18. O Janardana (Krsna), Ti prego, parlami ancora di più della Tua grande, potenza e della Tua gloria. Ascoltare le Tue glorie aumenta la mia sete per le Tue parole di nettare invece di placarla.

sri-bhagavan uvaca
hanta te kathayisyami
divya hy atma-vibhutayah
pradhanyatah kuru-srestha
nasty anto vistarasya me

19. II Signore Supremo disse:

O migliore tra i discendenti di Kuru, le Mie opulenze sono senza limiti. Tra esse, ti parlerò di alcuni degli aspetti più importanti.

aham atma gudakesa
sarva-bhutasava-sthitah
aham adis ca madhiyam ca
bhutanam anta eva ca

20. O Gudàkesa (Arjuna), Io sono l’anima e la guida interiore di tutti gli esseri viventi. Io sono l’inizio, la metà e la fine di tutti gli esseri.

adityanam aham visnur
jyotisam ravir amsuman
maricir marutam asmi
naksatranam aham sasi

vedanam sama-vedo ‘smi
devanam asmi vasavah
indriyanam manas casmi
bhutanam asmi cetana

rudranam sankaras casmi
vitteso yaksa-raksasam
vasunam pavakas casmi
meruh sikharinam aham

21-23. Tra i dodici Aditya lo sono Visnu, tra gli astri sono il Sole radioso, tra i Marut sono Marici, e tra gli astri notturni, sono la Luna.

Tra i Veda, sono il Sàma Veda, tra gli esseri celesti sono Indra, tra i sensi sono la mente, e negli esseri viventi sono la consapevolezza.

Tra i Rudra sono Sankara (Siva), tra gli Yaksa e i Raksasa sono Kuvera (il signore delle ricchezze), tra i Vasu sono Pavaka (il fuoco), tra le montagne, il Monte Sumeru.

purodhasam ca mukhyam mam
viddhi partha brihaspatim
senaninam aham skandah
sarasam asmi sagarah

maharsinam brigur aham
giram asmy ekam aksaram
yajnanam japa-yajno ‘smi
sthavaranam himalayah

24-25. O Arjuna, tra i sacerdoti sono Brhaspati, tra i generali sono Karttikeya (il signore delle battaglie), e tra gli specchi d’acqua, l’oceano. Tra i grandi saggi sono Bhrgu, tra tutte le parole sono la sillaba Om, tra i sacrifici sono il japa yajna o Nama yajna (la recitazione dei santi nomi), tra gli oggetti immobili sono l’Himalaya.

asvatthah sarva-vriksanam
devarsinam ca naradah
gandharvanam citrarathah
siddhanam kapilo munih

uccaihsravasam asvanam
viddhi mam amritodbhavam
airavatam gajendranam
naranam ca naradhipam

ayudhanam aham vajram
dhenunam asmi kamadhuk
prajanas casmi kandarpah
sarpanam asmi vasukih

26-28. Tra gli alberi, sono l’Asvattha, tra i saggi e gli esseri celesti sono Narada, tra i Gandharva sono Citraratha, tra le persone illuminate sono il saggio Kapila. Tra i cavalli, sappi che lo sono Uccaihsrava, tra gli elefanti vediMi come Airavata, tra gli uomini sono il monarca. Tra le armi sono il fulmine, tra le mucche sono la Kamadhenu, sono Cupido fonte di ogni creazione, e tra i serpenti sono Vasuki.

anantas casmi naganam
varuno yadasam aham
pitrinam aryama casmi
yamah samyamatam aham

prahladas casmi daityanam
kalah kalayatam aham
mriganam ca mrigendro ‘ham
vainateyas ca paksinam

29-30. Tra i Naga lo sono Ananta, tra le creature acquatiche sono Varuna, tra gli antenati sono Aryama, e tra i dispensatori di giustizia sono Yama, il Signore della morte. Tra i Daitya sono il fervente Prahlada, tra i conquistatori sono il Tempo, tra gli animali sono il leone, re della foresta, tra gli uccelli sono Garuda, l’aquila che trasporta Visnu.

pavanah pavatam asmi
ramah sastra-bhritam aham
jhasanam makaras casmi
srotasam asmi jahnavi

sarganam adir antas ca
madhyam caivaham arjuna
adhyatma-vidya vidyanam
vadah pravadatam aham

31-32. Tra i purificatori sono il vento, tra i guerrieri che portano armi sono Rama, tra gli animali acquatici sono Makara lo squalo e tra i fiumi sono il Gange. O Arjuna, Io sono l’inizio, la metà e la fine di ogni creazione. Tra tutte le scienze, sono la scienza spirituale, o la conoscenza del sé incarnato, tra gli elementi della logica sono la verità conclusiva.

aksaranam a-karo ‘smi
dvandvah samasikasya ca
aham evaksayah kalo
dhataham visvato-mukhah

mrityuh sarva-haras caham
udbhavas ca bhavisyatam
kirtih sri vak ca narinam
smritir medha dhritih ksama

33-34. Tra le lettere dell’alfabeto sono la prima vocale, tra le parole composte sono la parola doppia, tra i distruttori sono il Mahàkàla Rudra, tra i creatori sono Brahma.

Sono la Morte che tutto divora, e sono l’origine di tutto ciò che verrà. Nelle donne sono la fama, la bellezza, la capacità espressiva, la memoria, l’intelligenza, la lealtà e la capacità di perdonare.

brihat-sama tatha samnam
gayatri chandasam aham
masanam marga-sirso ‘ham
ritunam kusumakarah

35. Tra gli inni sono il grande Sama, tra le metriche sono la Gayatri, tra i mesi sono Màrgasirsa (che corrisponde a novembre-dicembre) e tra le stagioni sono la primavera.

dyutam chalayatam asmi
tejas tejasvinam aham
jayo ‘smi vyavasayo ‘smi
sattvam sattvavatam aham

vrisninam vasudevo ‘smi
pandavanam dhananjayah
muninam apy aham vyasah
kavinam usana kavih

36-37. Tra gli ingannatori sono il gioco d’azzardo, tra le cose splendenti sono la luce stessa, nelle persone intraprendenti sono la vittoria e l’avventura, e sono la forza del forte.

Tra i Vrsni lo sono Vasudeva, tra i Pandava sono Dhananjaya (Arjuna), tra i saggi sono Vyàsa, e tra i poeti sono Sukràcàrya (il precettore dei demoni).

dando damayatam asmi
nitir asmi jigisatam
maunam caivasmi guhyanam
jnanam jnanavatam aham

38. Tra le punizioni sono il bastone, tra coloro che cercano la vittoria sono il principio morale, tra le cose segrete sono il silenzio stesso, e tra i saggi sono la conoscenza.

yac capi sarva-bhutanam
bijam tad aham arjuna
na tad asti vina yat syan
maya bhutam caracaram

nanto ‘sti mama divyanam
vibhutinam parantapa
esa tuddesatah prokto
vibhuter vistaro maya

39-40 O Arjuna, Io sono il seme di tutte le cose. Nessuna cosa mobile o inerte può esistere senza di Me. O Parantapa (Arjuna), non c’è limite alle Mie manifestazioni divine. Ciò che ti ho detto è soltanto una semplice indicazione delle Mie infinite opulenze.

yad yad vibhutimat sattvam
srimad urjitam eva va
tat tad evavagaccha tvam
mama tejo-‘msa-sambhavam

atha va bahunaitena
kim jnatena tavarjuna
vistabhyaham idam kritsnam
ekamsena sthito jagat

41-42. Sappi, o Arjuna, che tutte le creazioni belle, gloriose, sublimi e potenti emanano da Me e costituiscono una scintilla del Mio divino splendore.

Che bisogno c’è di conoscere tutti questi dettagli, o Arjuna? Io pervado e sostengo l’universo intero con un semplice frammento di Me stesso.

CAPITOLO 11

La forma universale del Signore Supremo

Visva-rupa-darsana-Yoga

arjuna uvaca
mad-anugrahaya paramam
guhyam adhyatma-samjnitam
yat tvayoktam vacas tena
moho ‘yam vigato mama

bhavapyayau hi bhutanam
srutau vistaraso maya
tvattah kamala-patraksa
mahatmyam api cavyayam

1-2. Arjuna disse:

O Signore, ora la mia illusione è stata dissipata dall’ascolto dei Tuoi consigli trascendentali più confidenziali, che mi hai offerto nella Tua compassione per me.

O Signore dagli occhi di loto, ho ascoltato da Te la spiegazione della creazione e della distruzione di tutti gli esseri viventi e delle Tue glorie inesauribili.

evam etad yathattha tvam
atmanam paramesvara
drastum icchami te rupam
aisvaram purusottama

manyase yadi tac chakyam
maya drastum iti prabho
yogessvara tato me tvam
darsayatmanam avyayam

3-4. O Essere Supremo, Signore Supremo, comprendo la Tua vera posizione, eppure desidero vedere in che modo sei entrato in questa manifestazione cosmica. Desidero contemplare questa Tua Forma Universale.

O mio Signore, padrone di tutti i poteri mistici, se pensi che io sia in grado di visualizzare questa Forma Universale, Ti prego di mostrarmela.

sri-bhagavan uvaca
pasya me partha rupani
sataso ‘tha sahasrasah
nana-vidhani divyani
nana-varnakritini ca

5. Il Signore Supremo disse:

O Partha, contempla le Mie opulenze, in centinaia di migliaia di forme divine diverse, di vari colori e aspetti.

pasyadityan vasun rudran
asvinau marutas tatha
bahuny adrista-purvani
pasyascaryani bharata

ihaikastham jagat kritsnam
pasyadya sa-caracaram
mama dehe gudakesa
yac canyad drastum icchasi

6-7. O Bharata, guarda i dodici Aditya, gli otto Vàsu, gli undici Rudra, i due gemelli Asvini e i quarantanove Marut, insieme ad altri che nessuno ha mai visto prima o sentito descrivere.

L’intero universo e tutto ciò che desideri contemplare, tutto è compreso nelle Mie opulenze. O Gudakesa, contempla tutte queste cose contenute nel Mio corpo.

na tu mam sakyase drastum
anenaiva sva-caksusa
divyam dadami te caksuh
pasya me yogam aisvaram

8. Poiché non sei in grado di contemplare la Mia forma gloriosa con i tuoi occhi umani, lo ti dò una visione divina con la quale vedere le Mie opulenze mistiche.

sanjaya uvaca
evam uktva tato rajan
maha-yogesvaro harih
darsayam asa parthaya
paramam rupam aisvaram

aneka-vaktra-nayanam
anekadbhuta-darsanam
aneka-divyabharanam
divyanekodyatayudham

divya-malyambara-dharam
divya-gandhanulepanam
sarvascarya-mayam devam
anantam visvato-mukham

9-11 Sanjaya disse­:

O re, così dicendo Hari, il Signore dello yoga supremo, manifestò la Sua Forma Universale ad Arjuna. Questa forma era straordinariamente meravigliosa, con molte bocche ed occhi, con molti ornamenti divini e molte armi divine, decorata con ghirlande divine e abiti, e dolci profumi celestiali per tutto il corpo: tutto era meraviglioso, risplendente, illimitato. I volti erano dappertutto.

divi surya-sahasrasya
bhaved yugapad utthita
yadi bhah sadrisi sa syad
bhasas tasya mahatmanah

12. Se centinaia di migliaia di soli sorgessero contemporaneamente nel cielo, forse potrebbero dare un’idea dello splendore di quella potentissima Forma, la Visva-rupa.

tatraika-stham jagat kritsnam
pravibhaktam anekadha
apasyad deva-devasya
sarire pandavas tada

tatah sa vismayavisto
hrista-roma dhananjayah
pranamya sirasa devam
kritanjalir abhasata

13-14. Arjuna contemplò gli infiniti universi, che pur essendo divisi in molte parti, si trovavano situati tutti insieme nel corpo della forma universale del Signore.

Dhananjaya (Arjuna) rimase esterrefatto, immobile per lo stupore, con i peli ritti per l’estasi, e offrendo il suo omaggio al Signore Supremo Gli rivolse le sue preghiere a mani giunte.

arjuna uvaca
pasyami devams tava dehe
sarvams tatha bhuta-visesa-sanghan
brahmanam isam kamalasana-stham
risims ca sarvan uragams ca divyan

aneka-bahudara-vaktra-netram
pasyami tvam sarvato ‘nanta-rupam
nantam na madhyam na punas tavadim
pasyami visvesvara visva-rupa

15-16 Arjuna disse:

O Signore, nel Tuo corpo divino posso vedere tutti gli esseri celesti, tutti gli esseri viventi, Brahma seduto sul suo fiore di loto, Siva, tutti i saggi e i serpenti divini.

O Signore dell’universo, o Visva-rupa (Forma Universale), nel Tuo corpo divino io vedo innumerevoli braccia, ventri, bocche ed occhi. In tutto questo non si scorge inizio, metà o fine.

kiritinam gadinam cakrinam ca
tejo-rasim sarvato diptimantam
pasyami tvam durniriksyam samantad
diptanalarka-dyutim aprameyam

17. La Tua Forma Divina onnipervadente è adornata di corone, mazze e dischi, ed è difficile da contemplare poiché risplende come il Sole radioso.

tvam aksaram paramam veditavyam
tvam asya visvasya param nidhanam
tvam avyayah sasvata-dharma-gopta
sanatanas tvam puruso mato me

18. Tu sei inesauribile, l’Essere Supremo, che deve essere conosciuto da tutti. Sei l’Essere migliore in tutti gli universi, immutabile: Sei il sostegno della religione e l’eterna personalità del Divino.

anadi-madhyantam ananta-viryam
ananta-bahum sasi-surya-netram
pasyami tvam dipta-hutasa vaktram
sva-tejasa visvam idam tapantam

19. Tu non hai inizio, metà o fine. Le Tue glorie sono illimitate. Le Tue braccia sono innumerevoli, e il Sole e la Luna sono i Tuoi occhi. Con il Tuo splendore personale, illumini questo universo intero.

dyava-prihivyor idam antaram hi
vyaptam tvayaikena disas ca sarvah
dristvadbhutam rupam ugram tavedam
loka-trayam pravyathitam mahatman

20. La Terra, il cielo e lo spazio intermedio sono tutti pervasi da Te soltanto. O Signore, vedo questa Tua forma terribile e meravigliosa, che lascia sconcertati tutti i pianeti.

ami hi tvam sura-sangha visanti
kecid bhitah pranjalayo grinanti
svastity uktva maharsi-siddha-sanghah
stuvanti tvam stutibhih puskalabhih

rudraditya vasavo ye ca sadhya
visve ‘svinau marutas cosmapas ca
gandharva-yaksasura siddha-sangha
viksante tvam vismitas caiva sarve

21-22. Gli esseri celesti entrano nella Tua forma divina; alcuni, spaventati, Ti pregano a mani giunte. I grandi saggi Ti contemplano cantando inni. I Rudra, gli Aditya, i Vasu, i Sadhya, i Visvadeva, i due gemelli Asvini kumara, i Marut, gli antenati, i Gandharva, gli Yaksa, i demoni e isiddha, tutti Ti contemplano in preda allo stupore.

rupam mahat te bahu-vaktra-netram
maha-baho bahu-bahuru-padam
bahudaram bahu-damstra-karalam
dritsva lokah pravyathitas tathaham

23. O Signore dalle braccia potenti, tutti gli abitanti di tutti i pianeti sono esterrefatti come me e turbati alla vista dei Tuoi innumerevoli volti, occhi, braccia, gambe, piedi, ventri e denti terribili.

nabhah-sprisam diptam aneka-varnam
vyattananam dipta-visala-netram
dristva hi tvam pravyathitantaratma
dhritim na vindami samam ca visno

24. O Signore Visnu, sono sconvolto nel vederTi in questo corpo che tocca il cielo, multicolore, risplendente, con le bocche spalancate e gli occhi enormi.

damstria-karalani ca te mukhani
drisvaiva kalanala-sannibhani
diso na jane na labhe ca sarma
prasida devesa jagan-nivasa

25. Sono confuso nel vedere i Tuoi volti di morte e i Tuoi denti terrificanti, e sto perdendo l’equilibrio della mente. O Signore, rifugio dell’universo, Ti prego, sii misericordioso con me.

ami ca tvam dhritarastrasya putrah
sarve sahaivavani-pala-sanghaih
bhismo dronah suta-putras tathasau
sahasmadiyair api yodha-mukhyaih

vaktrani te tvaramana visanti
damstra-karalani bhayanakani
kecid vilagna dasanantaresu
sandrisyante curnitair uttamangaih

yatha nadinam bahavo ‘mbu-vegah
samudram evabhimukha dravanti
tatha tavami nara-loka-vira
visanti vaktrany abhivijvalanti

yatha pradiptam jvalanam patanga
visanti nasava samriddha-vegah
tathaiva nasaya visanti lokas
tavapi vaktrani samriddha-vegah

26-29. I figli di Dhrtarastra insieme con tutti i re loro alleati, Bhisma, Drona, Karna e tutti i guerrieri del nostro esercito si precipitano nelle Tue bocche tra i denti terribili; alcuni sono schiacciati e la loro testa è polverizzata.

Così come le numerose correnti dei fiumi corrono verso l’oceano, nello stesso modo questi eroi del mondo mortale si precipitano nelle Tue bocche fiammeggianti.

Come le falene si lanciano in un fuoco ardente per trovarvi la morte, nello stesso modo questi uomini si lanciano nelle Tue Bocche a tremenda velocità, verso la propria distruzione.

lelihyase grasamanah samantal
lokan samagran vadanair jvaladbhih
tejobhir apurya jagat samagram
bhasas tavograh pratapanti visno

akhyahi me ko bhavan ugra-rupo
namo ‘stu te deva-vara prasida
vijnatum icchami bhavantam adyam
na hi prajanami tava pravrittim

30-31. O Signore Visnu, Tu divori ogni persona, da ogni direzione, con le Tue bocche ardenti, e Ti manifesti coprendo tutti gli universi con il Tuo terribile splendore e calore. O Signore, dimmi chi sei Tu, in questa forma così terrificante? Ti offro il mio omaggio, abbi pietà di me. Non sono consapevole della Tua natura, e desidero conoscerTi.

sri-bhagavan uvaca
kalo ‘smi loka-ksaya-krit pravriddho
lokan samahartum iha pravrittah
rite ‘pi tvam na bhavisyanti sarve
ye ‘vastitah pratyanikesu yodhah

32. Il Signore Supremo disse:

O Arjuna, lo sono il tempo, che distrugge il mondo e che si è manifestato per distruggere questa enorme moltitudine di uomini. Tranne voi (i Pandava), tutti i guerrieri presenti qui saranno uccisi.

tasmat tvam uttistha yaso labhasva
jitva satrun bhunksva rajyam samriddham
mayaivaite nihatah purvam eva
nimitta-matram bhava savya-sacin

33. Alzati dunque e preparati alla battaglia, vinci i tuoi nemici e godi di un regno fiorente. Costoro sono già stati uccisi da Me. O Savyasàcin (Arjuna), tu non sei che uno strumento di questa battaglia.

dronam ca bhismam ca jayadrathamc ca
karrnam tathanyam api yodha-viran
maya hatams tvam jahi ma vyathista
yudhyasva jetasi rane sapatnan

34. Non aver paura di uccidere Drona, Bhisma, Jayadratha, Karna e tutti gli altri guerrieri, che sono già stati condannati da Me. Tu pensa solo a combattere e vincerai tutti i nemici in battaglia.

sanjaya uvaca
etac chrutva vacanam kesavasya
kritanjalir vepamanah kiriti
namaskritva bhuya evaha krishnam
sa-gadgadam bhita-bhitah pranamya

35. Sanjaya disse:

Dopo aver ascoltato le parole di Kesava (Krsna), Kiriti (Arjuna) giunse le mani tremante e si prostrò a terra, sconvolto dalla paura, poi si rivolse nuovamente a Krsna con voce spezzata.

arjuna uvaca
sthane hrsikesa tava prakirtya
jagat prahrsyaty anurajyate ca
raksamsi bhitani diso dravanti
sarve namasyanti ca siddha-sanghah

kasmac ca te na nameran mahatman
gariyase brahmano ‘pi adi-kartre
ananta devesa jagan-nivasa
tvam aksaram sad-asat tat param yat

36-37. Arjuna disse:

O Hrsikesa, giustamente il mondo esulta nella Tua gloria. I demoni fuggono in ogni direzione per la paura, e le persone illuminate Ti offrono il loro omaggi. Tutto si svolge in modo perfetto.

O Signore, perché non dovrebbero renderTi omaggio? Tu sei più grande di Brahma, sei illimitato, il Dio di tutti gli dei. Non potrebbero agire altrimenti. O Causa primordiale, tu sei il Rifugio dell’universo, l’Eterno, l’Infallibile, che trascende questa manifestazione materiale.

tvam adi-devah purusah puranas
tvam asya visvasya param nidhanam
vettasi vedyam ca param ca dhama
tvaya tatam visvan ananta-rupa

vayur yamo ‘gnir varunah sasankah
‘prajapatis tvam prapitamahas ca
‘namo namas te ‘stu sahasra-kritvah
‘punas ca bhuyo ‘pi namo namas te

38-39. Tu sei la personalità primordiale, l’Essere più antico, la Dimora finale di tutto ciò che vive. Tu sei il soggetto e l’oggetto della conoscenza, il Regno Felice. O Signore infinito, Tu hai pervaso questa intera manifestazione cosmica.

Tu sei l’aria, Yama (il dio della morte), Varuna (il dio delle acque), la Luna, Prajàpati (il signore della creazione), e Prapitamàha (l’antenato di tutti, padre di Brahma). Ti offro dunque il mio devoto omaggio, mille e mille volte, ancora e ancora.

namah purastad atha pristhatas te
namo ‘stu te sarvata eva sarva
ananta-viryamita-vikramas tvam
sarvam samapnosi tato ‘si sarvah

40. O Signore, mi prostro a Te, davanti, dietro, e da ogni lato. Tu sei il Supremo Potente. Sei onnipervadente, perciò sei ogni cosa.

sakheti matva prasabham yad uktam
he krishna he yadava he sakheti
ajanata mahimanam tavedam
maya pramadat pranayena vapi

yac cavahasartham asat-krito ‘si
vihara-savyasana-bhojanesu
eko ‘tha vapy acyuta tat-samaksam
tat ksamayate tvam aham aprameyam

41-42. Senza essere consapevole delle Tue glorie, in passato Ti ho chiamato Krsna, Yàdava, “amico mio”. Se Ti ho mancato di rispetto per pazzia o per amore, mentre giocavamo, riposavamo, sedevamo 0 pranzavamo insieme, da soli o tra amici, perdonami, o Signore Infinito.

pitasi lokasya caracarasya
tvam asya pujyas ca gurur gariyan
na tvat-samo ‘sty abhyadhikah kuto ‘nyo
loka-traye ‘py apratima-prabhava

43. Tu sei il padre dell’universo, mobile e immobile, il maestro spirituale degno di adorazione. Nessuno Ti è uguale o superiore. Il Tuo potere è immensurabile in tutti i tre mondi.

tasmat pranamya pranidhaya kayam
prasadaye tvam aham isam idyam
piteva putrasya sakheva sakhyuh
priyah priyayarhasi deva sodhum

44. In realtà Tu sei il Signore Supremo. Ti offro dunque i miei omaggi prostrandomi a Te, e imploro la Tua misericordia. Benedicimi come un padre benedice il figlio, un amico benedice l’amico, un amante benedice l’amata.

adrista-purvam hrisito ‘smi dristva
bhayena ca pravyathitam mano me
tad eva me darsaya deva rupam
prasida devesa jagan-nivasa

45. Qui ho visto la Tua Forma Universale, che nessuno aveva mai visto prima. Sono estremamente felice, eppure sono anche sconvolto dalla paura. O Signore, mostrami dunque la Tua normale Forma. Abbi misericordia di me, o Signore dei signori, o dimora dell’universo.

kiritinam gadinam cakra-hastam
icchami tvam drastum aham tathaiva
tenaiva rupena catur-bhujena
sahasra-baho bhava visva-murte

46. Ora desidero contemplare come prima la Tua forma a quattro braccia, coronata e con la mazza e il disco (dalla quale la Tua Forma Universale si manifesta nella regione cosmica). O Forma Universale dalle mille braccia, Ti prego, torna a manifestare la Tua forma di Vasudeva, a quattro braccia.

sri-bhagavan uvaca
maya prasannena tavarjunedam
rupam param darsitam atma-yogat
tejo-mayam visvam anantam adyam
yan me tvad anyena na drista-purvam

47. Il Signore Supremo disse:

O Arjuna, ora hai visto questa forma immanente e sovrumana, manifestata su questo livello mondano dalla Mia potenza interna. Nessuno l’aveva mai vista prima di te, questa forma radiosa, gloriosa e infinita.

na veda-yajnadhyayanair na danair
na ca kriyabhir na tapobhir ugraih
evam-rupah sakya aham nri-loke
drastum tvad anyena kuru.pravira

ma te vyatha ma ca vimudha-bhavo
dristva rupam ghoram idrin mamedam
vyapeta-bhih prita-manah punas tvam
tad eva me rupam idam prapasya

48-49. O grande guerriero tra i discendenti di Kuru, nessuna misura di studio dei Veda, sacrifici, carità, lavoro o grandi austerità può rendere capaci di contemplare questa Mia Forma Universale. Nessuno prima di te aveva mai visto questa forma universale: tu sei l’unico.

Non essere spaventato o turbato da questa forma terribile. Sii libero da ogni paura, e lascia che il tuo cuore si rallegri, contemplando di nuovo la Mia normale forma eterna.

sanjaya uvaca
ity arjunam vasudevas tathoktva
svakam rupam darsayam asa bhuyah
asvasayam asa ca bhitam enam
bhutva punah saumya-vapur mahatma

50. Sanjaya disse:

O re (Dhrtaràstra), dopo aver rivolto queste parole ad Arjuna, il Signore Supremo Vàsudeva gli mostrò dapprima la Sua forma umana a quattro braccia, e poi la Sua forma umana a due braccia (Krsna) per confortare Arjuna, che era turbato.

arjuna uvaca
dristvedam manusam rupam
tava saumyam janardana
idanim asmi samvrittah
sa-cetah prakritim gatah

51. Arjuna disse:

O Janàrdana (Krsna), contemplando la Tua dolce forma umana la mia mente ritrova l’equilibrio e riacquisto la mia natura originale.

sri-bhagavan uvaca
su-durdarsam idam rupam
dristavan asi yan mama
deva apy asya rupasya
nityam darsana-kanksinah

naham vedair na tapasa
na danena na cejyaya
sakya evam-vidho drastum
dristavan asi mam yatha

52-53. Il Signore Supremo disse:

La Mia forma umana, eterna e bellissima, che hai visto, è molto rara da contemplare. Persino Brahma, Siva e gli altri esseri celesti aspirano ardentemente a uno sguardo di questa meravigliosa forma umana. Nessuna misura di studio dei Veda, compimento di austerità, carità o sacrifici può aiutare a vedere questa Mia meravigliosa ed eterna forma umana, che tu hai ora visto.

bhaktya tv ananyaya sakya
aham evam-vidho ‘rjuna
jnatum drastum ca tattvena
pravestum ca parantapa

mat-karma-krin mat-paramo
mad-bhaktah sanga-varjitah
nirvairah sarva-bhutesu
yah sa mam eti pandava

54-55. O Arjuna, o Parantapa, soltanto grazie al puro servizio devozionale si può percepire, osservare e realizzare la Mia Persona. Solo i Miei veri devoti possono entrare nel Mio regno di felicità.

O Pandava, colui che compie ogni azione per Me, Mi considera l’unico scopo supremo, coltiva il puro servizio devozionale, evita in ogni modo le cattive compagnie ed è sempre compassionevole verso tutti gli esseri viventi può raggiungere la Mia forma di Sri Krsna.

CAPITOLO 12

Il principio della devozione

Bhakti-Yoga

arjuna uvaca
evam satata-yukta ye
bhaktas tvam paryupasate
ye capy aksaram avyaktam
tesam ke yoga-vittamah

1. Arjuna chiese:

O Signore, chi sono i migliori yogi, coloro che si impegnano nel Tuo servizio devozionale o coloro che adorano il Brahman non manifestato?

sri-bhagavan uvaca
mayy avesya mano ye mam
nitya-yukta upasate
sraddhaya parayopetas
te me yuktatama matah

2. Il Signore Supremo disse:

Coloro che fissano la mente su di Me con grande affetto, impegnati nel puro servizio di devozione, sono i migliori tra tutti gli yogi.

ye tv aksaram anirdesyam
avyaktam paryupasatc
sarvatra-gam acintyam ca
kuta-stham acalam dhruvam

sanniyamyendriya-gramam
sarvatra sama-buddhayah
te prapnuvanti mam eva
sarva-bhuta-hite ratah

3-4 Coloro che Mi adorano come il Brahman impersonale, il non-manifestato, onnipervadente, inconcepibile, immutabile, immobile ed eterno, mantenendo i sensi sotto controllo e mostrandosi equanimi verso tutti, sempre impegnati a fare il bene di tutti gli esseri, Mi raggiungono sicuramente, ma con molta difficoltà.

kleso ‘dhikaratas tesam
avyaktasakta-cetasam
avyakta hi gatir duhkham
dehavadbhir avapyate

5. Il progresso è difficile per coloro che sono attaccati al Brahman impersonale e non manifestato. L’anima incarnata trova molto arduo procedere su questa strada.

ye tu sarvani karmani
mayi sannyasya mat-parah
ananyenaiva yogena
mam dhyayanta upasate

tesam aham samuddharta
mrityu-samsara-sagarat
bhavami na cirat partha
mayy avesita-cetasam

6-7. Coloro che Mi adorano consacrando a Me ogni azione attraverso il metodo del servizio devozionale e meditano su di Me senza deviare, vengono presto salvati da Me dall’oceano di nascite e morti.

mayy eva mana adhatsva
mayi buddhim nivesaya
nivasisyasi mayy eva
ata urdhvam na samsayah

8. Concentra dunque la mente sulla Mia eterna e bellissima forma umana. Fissa la tua intelligenza pura al Mio servizio, e indubbiamente vivrai eternamente in Me.

atha cittam samadhatum
na saknosi mayi sthiram
abhyasa-yogena tato
mam icchaptum dhananjaya

9. Se però, Dhananjaya, non riesci a concentrarti su di Me senza mai deviare, pratica i principi del bhakti yoga, attraverso i quali potrai sviluppare il desiderio di raggiungerMi.

abhyase ‘py asamartho ‘si
mat-karma-paramo bhava mad-artham api karmani
kurvan siddhim avapsyasi

10. Se non sei in grado di seguire il bhakti yoga dovresti allora dedicare tutte le tue azioni a Me, perché lavorando per la gratificazione dei Miei sensi raggiungerai certamente la perfezione.

athaitad apy asakto ‘si
kartum mad-yogam asritah
sarva-karma-phala-tyagam
tatah kuru yatatmavan

11. Se non sei capace di agire in questa consapevolezza, cerca allora di rinunciare ai frutti delle tue azioni, e di situarti nella consapevolezza del sé.

sreyo hi jnanam abhyasaj
jnanad dhyanam visisyate
dhyanat karma-phala-tyagas
tyagac chantir anantaram

12. Se non sei in grado di seguire questa pratica, cerca allora di acquisire la conoscenza. Certamente la meditazione è migliore della conoscenza, e la rinuncia ai frutti dell’azione è meglio della meditazione, perché tale rinuncia permette di raggiungere la pace.

advesta sarva-bhutanam
maitrah karuna eva ca
nirmamo nirahankarah
sama-duhkha-sukhah ksami

santustah satatam yogi
yatatma dridha-niscayah
mayy arpita-mano-buddhir
yo mad-bhaktah sa me priyah

13-14. Una persona che è libera dalla malizia, gentile verso tutti gli esseri viventi, che non pensa di essere proprietario di nulla, libera dal falso ego, equanime davanti a piacere e al dolore, tollerante e capace di perdonare, sempre soddisfatta e impegnata nel servizio devozionale con grande determinazione, attaccata a Me attraverso la mente e l’intelligenza -questa persona Mi è molto cara.

yasman nodvijate loko
lokan nodvijate ca yah
harsamarsa-bhayodvegair
mukto yah sa ca me priyah

anapeksah sucir daksa
udasino gata vyathah
sarvarambha-parityagi
yo mad-bhaktah sa me priyah

yo na hrisyati na dvesti
na socati na kanksati
subhasubha-parityagi
bhaktiman yah sa me priyah

15-17. Chi non crea problemi agli altri e non è disturbato dall’ansietà, è equanime nel piacere e nel dolore, libero dalla collera, dalla paura e dall’angoscia, Mi è molto caro.

Un devoto neutrale, puro, efficiente, indifferente, libero dal dolore e dall’ansietà di ottenere il frutto delle sue azioni Mi è molto caro.

Un devoto che non viene mai trascinato dalla felicità o dall’infelicità, non si addolora e non aspira a nulla, e che evita le cose vantaggiose e svantaggiose, Mi è molto caro.

samah satrau ca mitre ca
tatha manapamanayoh
sitosna-sukha-duhkhesu
samah sanga-vivarjitah

tulya-ninda-stutir mauni
santusto yena kenacit
aniketah sthira-matir
bhaktiman me priyo narah

ye tu dharmamritam idam
yathoktam paryupasate
sraddadhana mat-parama
bhaktas te ‘tiva me priyah

18-20. Chi è equanime verso amici e nemici, equilibrato nell’onore e nel disonore, nel caldo c nel freddo, nel piacere c nel dolore, che evita le cattive compagnie ed è indifferente alla lode e al biasimo, silenzioso e sempre soddisfatto, non attaccato alla casa, fisso nella conoscenza e impegnato nel servizio devozionale, Mi è molto raro.

Coloro che seguono la via del servizio devozionale con grande fede, considerandoMi la meta suprema, Mi sono molto cari.

CAPITOLO 13

La natura, i1 beneficiario e lo spirito

Prakrti-Purusa-Viveka-Yoga

arjuna uvaca
prakritim purusam caiva
ksetram ksetra-jnam eva ca
etad veditum icchami
jnanam jneyam ca kesava

1. Arjuna disse:

O Kesava, desidero capire cosa sono Prakrti (la natura), Purusa (il beneficiario), Ksetra (il campo), Ksetrajna (il conoscitore del campo), Jnana (la conoscenza) e Jneya (l’oggetto della conoscenza).

sri-bhagavan uvaca
idam sariiram kaunteya
ksetram ity abhidhiyate
etad yo vetti tam prahuh
ksetra-jna iti tad-vidah

ksetra-jnam capi mam viddhi
sarva-ksetresu bharata
ksetra-ksetrajnayor jnanam
yat taj jnanam matam mama

tat ksetram yac ca yadrik ca
yad-vikari yatas ca yat
sa ca yo yat-prabhavas ca
tat samasena me srinu

2-4. II Signore Supremo disse:

O figlio di Kunti, questo corpo umano è chiamato il campo, e chi conosce questa verità è detto il conoscitore del campo.

O Bharata, sappi che lo sono il conoscitore del campo in tutti i campi individuali. La vera conoscenza è ciò che si riferisce al campo e al suo conoscitore: questa è la Mia opinione.

O Arjuna, ascolta ora brevemente da Me cos’è questo campo, come è formato, qual è la sua origine, chi è il Conoscitore del campo e cos’è il Potere.

risbhir bahudha gitam
chandobhir vividhaih prithak
brahma-sutra-padais caiva
hetumadbhir viniscitaih

5. Il principio di Ksetra è stato descritto in modi diversi da diversi saggi in varie scritture vediche, ma viene stabilito nella sua verità conclusiva con un ragionamento perfetto nei Brahma sutra.

maha-bhutany ahankaro
buddhir avyaktam eva ca
indriyani dasaikam ca
panca cendria-gocarah

iccha dvesah sukham duhkham
sanghatas cetana dhritih
etat ksetram samasena
sa-vikaram udahritam

6-7. I cinque grandi elementi, l’identificazione distorta, l’intelligenza, il non manifestato, i dieci organi di senso, la mente e i cinque oggetti dei sensi, il desiderio, l’avversione, il piacere, il dolore, l’aggregazione, la consapevolezza e la stabilità – tutto questo, in breve, viene considerato il campo di attività e il prodotto delle sue interazioni.

amanitvam adambhitvam
ahimsa ksantir arjavam
acaryopasanam saucam
sthairyam atma-vinigrahah

indriyarthesu vairagyam
anahankara eva ca
janma-mrityu-jara-vyadhi-
duhkha-dosanudarsanam

asaktir anabhisvangah
putra-dara-grihadisu
nityam ca sama-cittatvam
istanistopapattisu

mayi cananya-yogena
bhaktir avyabhicarini
vivikta-desa-sevitam
aratir jana-samsadi

adhyatma-jnana-nityatvam
tattva-jnanartha-darsanam
etaj jnanam iti proktam
ajnanam yad ato ‘nyatha

8-12. Umiltà, assenza di arroganza, non violenza, capacità di perdonare, semplicità, servizio al maestro spirituale, pulizia, stabilità, controllo di sé, distacco dagli oggetti dei sensi, assenza di egotismo, percezione della negatività di nascita morte vecchiaia e malattia, distacco dai figli, dalla moglie, dalla casa e da tutto il resto, equilibrio costante della mente davanti ad avvenimenti favorevoli e sfavorevoli, la vita in un luogo solitario e distacco dalla gente in generale, enfasi sulla conoscenza del sé e ricerca della Verità Assoluta – tutto ciò deve essere considerato come la vera conoscenza, mentre tutto il resto è ignoranza.

jneyam yat tat pravaksyami
yaj jnatvamritam asnute
anadi mat-param brahma
na sat tan nasad ucyate

sarvatah pani-padam tat
sarvato ‘ksi-iro-mukham
sarvatah srutimal loke
sarvam avritya tisthati

13-14. Ora ti dirò qual è il principio di Jneya, cioè quello che deve essere conosciuto pienamente, per ottenere la vita immortale. Questo principio di conoscenza è senza inizio, soggetto a Me: si tratta del Brahman, che si trova al di là della regione delle cause e degli effetti di questo mondo materiale.

Le Sue mani, le Sue gambe, i Suoi occhi e i Suoi volti sono ovunque: esiste nell’universo e include ogni cosa esistente.

sarvendriya-gunabhasam
sarvendriya-vivarjitam
asaktam sarva-bhric caiva
nirgunam guna-bhoktri ca

15. L’Anima Suprema manifesta tutte le funzioni dei sensi, è libera da tutti i sensi materiali, sempre distaccata, sostiene l’universo. E’ nirguna, cioè libera da tutte le qualità mondane, e gode di tutte le sei supreme qualità

bahir antas ca bhutanam
acaram caram eva ca
suksmatvat tad avijneyam
dura-stham cantike ca tat

16. La Verità Suprema risiede sia all’interno che all’esterno di tutti gli esseri, è sia mobile che immobile, e poiché è estremamente sottile è incomprensibile e simultaneamente lontana e vicina.

avibhaktam ca bhutesu
vibhaktam iva ca sthitam
bhuta-bhartri ca taj jneyam
grasisnu prabhavisnu ca

jyotisam api taj jyotis
tamasah param ucyate
jnanam jneyam jnana-gamyam
hridi sarvasya visthitam

17-18. Benché sempre indivisa, esiste distribuita in tutti gli esseri viventi. E’ conosciuta come il sostegno di ogni cosa, e allo stesso tempo crea e distrugge tutto ciò che esiste nel mondo.

E’ la fonte di luce di tutti gli oggetti luminosi, e trascende ogni oscurità. E’ la conoscenza, lo scopo della conoscenza, che abita nel cuore di ciascuno.

iti ksetram tatha jnanam
jneyam coktam samasatah
mad-bhakta etad vijnaya
mad-bhavayopapadyate

19. O Arjuna, ti ho brevemente descritto i principi di Ksetra, Jnana, Jneya e Jnànàgamya: questa conoscenza è conosciuta come jnàna basata su vijnàna, il mezzo con i quali i Miei devoti raggiungono il nirguna-prema, il puro e incontaminato amore divino.

prakritim purusam caiva
viddhy anadi ubhav api
vikarams ca gunams caiva
viddhi prakriti-sambhavan

20. O Arjuna, sappi che la natura materiale e gli esseri viventi sono entrambi eterni (cioè senza inizio) e che le loro qualità e perversioni nascono ugualmente dalla natura materiale.

karya-karana-kartritve
hetuh prakritir ucyate
purusah sukha-duhkhanam
bhoktritve hetur ucyate

21. La natura è l’origine di tutte le cause e gli effetti nel mondo, mentre l’essere vivente è il principio primario della sensazione di piacere e dolore.

purusah prakriti-stho hi
bhunkte prakriti-jan gunan
karanam guna-sango ‘sya
sad-asad-yoni-janmasu

22. Un essere vivente imprigionato nella natura materiale gode delle tre qualità inerenti alla natura; l’attaccamento per tali qualità è la causa di tutte le sue nascite, buone e cattive.

upadrastanumanta ca
bharta bhokta mahesvarah
paramatmeti capy ukto
dehe ‘smin purusah parah

23. Il Paramatma, l’Anima Suprema (Krsna), conosce, controlla e gode del nostro cuore. Il Parama purusa, il Sé supremo che risiede in questo corpo è la Guida interiore, il Testimone, il Sostegno, il Beneficiario e il Signore Supremo.

ya evam vetti purusam
prakritim ca gunaih saha
sarvatha vartamano’pi
na sa bhuyo ‘bhijayate

24. Chi conosce questa conoscenza del principio dell’essere vivente e della natura materiale con le sue qualità non rinascerà mai più, qualunque sia la sua posizione in questo mondo.

dhyanenatmani pasyanti
kecid atmanam atmana
anye sankhyena yogena
karma-yogena-capare

anye tv evam ajanantah
srutvanyebhya upasate
te ‘pi catitaranty eva
mrityum sruti-parayanah

25-26. Alcuni contemplano l’Anima Suprema armonizzando l’intelligenza, altri Lo trovano praticando il Sankhya yoga e altri con lo yoga dell’azione.

Altri, che ignorano questa conoscenza trascendentale, adorano il Signore Supremo ascoltando le Sue descrizioni, e possono così attraversare le regioni della morte seguendo ciò che hanno sentito.

yavat sanjayate kincit
sattvam sthavara-jangamam
ksetra-ksetrajna-samyogat
tad viddhi bharatarsabha

27. Sappi, o migliore tra i discendenti di Bharata, che l’intera creazione, mobile e immobile, nasce dalla combinazione di Purusa e Prakrti, cioè dal conoscitore del campo con il campo di attività.

samam sarvesu bhutesu
tisthantam paramesvaram
vinasyatsv avinasyantam
yah pasyati sa pasyati

28. Colui che conosce il Signore Supremo, il Paramatma, e sa che risiede ugualmente in tutte le cose che esistono, eternamente esistente in tutte le cose che sono periture, è un veggente, cioè un jnani che vede e conosce la verità trascendentale.

samam pasyan hi sarvatra
samavasthitam isvaram
na hinasty atmanatmanam
tato yati param gatim

29. Chi realizza veramente che il Signore Supremo risiede ugualmente in tutte le cose, non si lascia degradare dalla propria mente. Anzi, si sta dirigendo verso la destinazione trascendentale.

prakrityaiva ca karmani
kriyamanani sarvasah
yah pasyati tathatmanam
akartaram sa pasyati

yada bhuta-prithag-bhavam
eka-stham anupasyati
tata eva ca vistaram
brahma sampadyate tada

30-31. Il saggio che possiede la vera conoscenza non si considera l’autore dell’azione e non si preoccupa delle proprie azioni, rendendosi conto che è la natura a compiere tutte le azioni.

Chi percepisce veramente il fatto che tutti gli esseri viventi sono radicati nella natura, e che dalla natura nascono tutte le emanazioni del mondo, raggiunge lo scopo supremo, il Brahman.

anaditvan nirgunatvat
paramatmayam avyayah
sarira-stho ‘pi kanteya
na karoti na lipyate

32. Il Signore Supremo, Paramatma, che è senza inizio e libero da ogni qualità mondana, è imperituro, non fa nulla e non è toccato da nulla, pur risiedendo sempre nel cuore umano.

yatha sarva-gatam sauksmyad
akasam nopalipyate
sarvatravasthito dehe
tathatma nopalipyate

33. Proprio come lo spazio, pur essendo onnipresente, non viene toccato da nulla poiché ha una natura sottile, nello stesso modo la jiva (l’anima) pur essendo situata in tutto il corpo umano non viene influenzata dalle tre qualità della natura materiale.

yatha prakasayaty ekah
kritsnam lokam imam ravih
ksetram ksetri tatha kritsnam
prakasayati bharata

34. Proprio come il sole illumina l’intero mondo con la sua luce, nello stesso modo l’essere vivente, che è fuso nel corpo, illumina l’intero corpo di consapevolezza.

ksetra-ksetrajnayor evam
antaram jnana-caksusa
bhuta-prakriti-moksam ca
ye vidur yanti te param

35. Coloro che vedono la differenza tra il corpo e il proprietario del corpo, e sono in grado di comprendere il processo di liberazione da questo legame, certamente raggiungeranno i piedi di loto del Signore Supremo, Sri Krsna, nella Sua felice dimora.

CAPITOLO 14

Le tre qualità della natura materiale

Gunatraya-vibhaga-Yoga

sri-bhagavan uvaca
param bhuyah pravaksyami
jnananam jnanam uttamam
yaj jnatva munayah sarve
param siddhim ito gatah

idam jnanam upasritya
mama sadharmyam agatah
sarge ‘pi nopajayante
pralaye na vyathannti ca

1-2. Il Signore Supremo disse:

Ora ti parlerò nuovamente della migliore tra le conoscenze, che ha permesso ai saggi di raggiungere la perfezione suprema. Stabilendosi in questa suprema conoscenza, i devoti raggiungono un livello trascendentale come il Mio; non rinascono più sulla terra, e non sono turbati dalla distruzione finale.

mama yonir mahad brahma
tasmin garbham dadhamy aham
sambhavah sarva-bhutanam
tato bhavati bharata

3. La natura materiale, chiamata il grande Brahman, è l’utero che Io fecondo con il seme di ogni cosa e da questa fecondazione, o discendente di Bharata, deriva la nascita di tutti gli esseri viventi.

sarva-yonisu kaunteya
murtayah sambhavanti yah
tasam brahma mahad yonir
aham bija-pradah pita

4. A prescindere dalla forma di vita nella quale nascono, o figlio di Kunti, tutti gli esseri sono figli della natura materiale, e poiché lo introduco il loro seme nella natura materiale, lo sono il padre di tutti.

sattvam rajas tama iti
gunah prakriti-sambhavah
nibadhnanti maha-baho
dehe dehinam avyayam

5. La bontà, la passione e l’ignoranza sono le tre qualità della natura materiale. Quando l’essere vivente entra in contatto con questa natura materiale, viene intrappolato da tali qualità.

tatra sattvam nirmalatvat
prakasakam anamayam
sukha-sangena badhnati
jnana-sangena canagha

6. O Arjuna senza peccato, tra queste tre qualità, la bontà o virtù (sattva gutta) è inoffensiva e illuminante, essendo pura, perciò lega l’essere vivente all’attaccamento per la conoscenza e la felicità materiale.

rajo ragatmakam viddhi
trisna-sanga-samudbhavam
tan nibadhnati kaunteya
karma-sangena dehinam

7. O figlio di Kunti, la passione (rajo guna) emana dalla moltitudine di desideri e aspirazioni, e per questo l’essere rimane intrappolato nelle azioni interessate della natura materiale.

tamas tv ajnana-jam viddhi
mohanam sarva-dehinam
pramadalasya-nidrabhis
tan nibadhnati bharata

8. L’influsso dell’ignoranza (tamo guna) produce l’illusione in tutti gli esseri viventi, e li lega con la pazzia, l’ozio e il sonno.

sattvam sukhe sanjayati
rajah karmani bharata
jnanam avritya tu tamah
pramade sanjayaty uta

rajas tamas cabhibhuya
sattvam bhavati bharata
rajah sattvam tamas caiva
tamah sattvam rajas tatha

sarva-dvaresu dehe ‘smin
prakasa upajayate
jnanam yada tada vidyad
vivriddham sattvam ity uta

lobhah pravrittir arambhah
karmanam asamah spriha
rajasy etani jayante
vivriddhe bharatarsabha

aprakaso ‘pravrittis ca
pramado moha eva ca
tamasy etani jayante
vivriddhe kuru-nandana

9-13. O discendente di Bharata, la qualità della virtù lega l’essere vivente con l’attaccamento alla felicità, la passione lo lega ai frutti dell’azione interessata, e l’ignoranza lo lega alla pazzia.

Talvolta la qualità della virtù prevale sopra la passione e l’ignoranza, a volte la passione predomina sulla virtù e l’ignoranza, e talvolta l’influsso dell’ignoranza diventa predominante sopraffacendo la virtù e la passione. Questo è il modo in cui le qualità della natura interagiscono e competono tra loro per la supremazia.

L’aumento dell’influsso della virtù si può notare quando tutti gli organi di senso del corpo sono illuminati dalla conoscenza.

O migliore tra i Bharata, l’aumento della passione si nota dai sintomi dell’avidità, dei desideri illimitati e da uno sforzo intenso.

O figlio di Kuru, l’aumento dell’influsso dell’ignoranza si può notare dall’oscurità, dall’inerzia, dall’illusione e dalla pazzia.

yada sattvepravriddhe tu
pralayam yati deha-bhrit
tadottama-vidam lokan
amalan pratipadyate

rajasi pralayam gatva
karma-sangisu jayate
tatha pralinas tamasi
mudha-yonisu jayate

14-15. Chi lascia il corpo sotto l’influsso della virtù raggiunge il regno felice dei grandi saggi.

Chi muore sotto l’influsso della passione rinasce tra coloro che sono impegnati nell’azione interessata, mentre chi muore sotto l’influsso dell’ignoranza rinasce tra gli animali.

karmanah sukritasyahuh
sattvikam nirmalam phalam
rajasas tu phalam duhkham
ajnanam tamasah phalam

sattvat sanjayate jnanam
rajaso lobha eva ca
pramada-mohau tamaso
bhavato ‘jnanam eva ca

urdhvam gacchanti sattva-stha
madhye tisthanti rajasah
jghanya-guna-vritti-stha
adho gacchanti tamasah

16-18. Chi agisce sotto l’influsso della virtù si purifica. L’influenza della passione porta alla sofferenza, e l’ignoranza porta alla stupidità.

La conoscenza emana dalla qualità della virtù, l’avidità si sviluppa dall’influsso della passione, e illusione e stupidità nascono dall’influsso dell’ignoranza.

Coloro che vivono nella virtù si elevano a Satyaloka, coloro che sono sotto la passione rimangono nei pianeti intermedi, e coloro che sono in ignoranza sono condannati all’inferno.

nanyam gunebhyah kartaram
yada drastanupasyati
gunebhyas ca param vetti
mad-bhavam so ‘dhigacchati

gunan etan atitya trin
dehi deha-samudbhavan
janma-mrityu-jara-duhkhair
vimukto ‘mritam asnute

19-20. Quando una persona vede soltanto le tre qualità della natura materiale in ogni attività, e vede che il Signore Supremo trascende tutte queste qualità, riesce a conoscere la Mia natura trascendentale. Quando l’essere vivente incarnato in un corpo umano trascende queste triple qualità della natura materiale, viene liberato dalla nascita, dalla morte, dal decadimento, dalla malattia e da ogni altra sofferenza, e gode del nettare dell’immortalità già in questa vita.

arjuna uvaca
kair lingais trin gunan etan
atito bhavati prabho
kim-acarah katham caitams
trin gunan ativartate

21. Arjuna chiese:

O Signore, quali sono le caratteristiche di chi ha trasceso le tre qualità della natura materiale? Come si comporta e come si è liberato da tali influenze?

sri-bhagavan uvaca
prakasam ca pravrittim ca
moham eva ca pandava
na dvesti sampravrittani
na nivrittani kanksati

udasina-vad asino
gunair yo na vicalyate
guna vartanta ity evam
yo ‘vatisthati nengate

22-23. Il Signore Supremo disse:

O figlio di Pandu, chi ha trasceso le tre qualità materiali non prova avversione per l’illuminazione, l’attaccamento e l’ignoranza quando si manifestano, né li desidera quando scompaiono.

Chi ha trasceso le tre influenze della natura materiale rimane distaccato e libero da preoccupazioni, sapendo che in realtà tutto è compiuto dalle qualità della materia.

sama-duhkha-sukhah sva-sthah
sama-lostasma-kancanah
tulya-priyapriyo dhiras
tulya-nindatma-samstutih

manapamanayos tulyas
tulyo mitrari-paksayoh
sarvarambha-parityagi
gunatitah sa ucyate

24-25. Non è turbato dal piacere né dal dolore, considera in modo equanime l’argilla, la pietra e l’oro, e poiché è equilibrato nella propria essenza spirituale, rimane calmo davanti alla lode e al biasimo.

Chi ha trasceso le tre qualità della natura materiale considera in egual modo l’onore e il disonore, gli amici e i nemici; ha abbandonato ogni attività egoistica.

mam ca yo ‘vyabhicarena
bhakti-yogena sevate
sa gunan samatityaitan
brahma-bhuyaya kalpate

brahmano hi pratisthaham
amritasyavyayasya ca
sasvatasya ca dharmasya
sukhasyaikantikasya ca

26- 27. Chi si impegna fermamente nel servizio devozionale a Me supera queste tre qualità della natura materiale e giunge al livello del Brahman. Io sono la base del Brahman, lo stato finale della felicità imperitura, che è immortale, infallibile ed eterno.

CAPITOLO 15

Lo yoga della Persona Suprema

Purusottama-Yoga

sri-bhagavan uvaca
urdhva-mulan adhah-sakham
asvattham prahur avyayam
chandamsi yasya parnani
yas tam veda sa veda-vit

adhas cordhvam prasritas tasya sakha
guna-pravriddha visaya-pravalah
adhas ca mulany anusantatani
karmanubandhini manusya-loke

1-2. II Signore Supremo disse:

Esiste un albero baniano, che ha le radici che crescono dall’alto e i rami dal basso; le sue foglie sono i mantra vedici. Chi conosce questo albero conosce i Veda.

Nutriti dalle tre qualità della natura materiale, i rami di quest’albero si aprono verso l’alto e verso il basso. Gli oggetti dei sensi sono i suoi ramoscelli. Alcune radici si estendono verso il basso: sono quelle legate alle attività egoistiche.

na rupam asyeha tathopalabhyate
nanto na cadir na ca sampratistha
asvattham enam su-virudha-mulam
asanga-sastrena dridhena chittva

3. La vera forma di quest’albero è molto difficile da percepire in questo mondo. Non ha inizio, né fine, né sostegno. Le sue profonde radici dovrebbero essere tagliate con l’arma affilata del distacco.

tatah padam tat parimargitavyam
yasmin gata na nivartanti bhuyah
tam eva cadyam purusam prapadye
yatah pravrittih prasrita purani

nirmana-moha jita-sanga-dosa
adhyatma-nitya vinivritta-kamah
dvandvair vimuktah sukha-duhkha-samjnair
gacchanty amudhah padam avyayam tat

4-5. Bisogna dunque cercare la Verità Assoluta, perché dopo averla realizzata non si torna più in questo mondo. Giunti alla Verità, bisogna sottomettersi al Signore Supremo, che è la fonte di ogni cosa e da tempo immemorabile contiene ogni esistenza.

Questo eterno livello di felicità viene raggiunto da coloro che sono liberi dal falso prestigio, dall’illusione e dalle false relazioni, che hanno vinto l’attaccamento per i frutti dell’azione, si sono purificati da ogni desiderio e non sono turbati dalle dualità di piacere e dolore.

na tad bhasayate suryo
na sasanko na pavakah
yad gatva na nivartante
tad dhama paramam mama

6. Questa Mia felice dimora non ha bisogno né di sole né di luna né di fuoco per essere illuminata. Chi raggiunge la Mia dimora non torna mai più in questo pianeta mondano.

mamaivamso jiva-loke
jiva-bhutah sanatanah
manah-sasthanindriyani
prakriti-sthani karsati

7. In questo mondo materiale tutti gli esseri viventi sono Miei frammenti eterni; a causa del loro condizionamento, lottano duramente con i sei sensi, tra cui la mente.

sariram yad avapnoti
yac capy utkramatisvarah
grihitvaitani samyati
vayur gandhan ivasayat

srotram caksuh sparsanamca
rasanam ghranam eva ca
adhisthaya manas cayam
visayan upasevate

8-9. Quando l’essere vivente passa in un altro corpo porta con sé i sensi e i loro desideri, come l’aria trasporta il profumo dei fiori.

Dopo aver ottenuto un altro corpo, l’essere vivente gode degli oggetti dei sensi con l’aiuto dell’orecchio, dell’occhio, della lingua, del naso, del senso del tatto e della mente.

utkramantam sthitam vapi
bhunjanam va gunanvitam
vimudha nanupasyanti
pasyanti jnana-caksusah

10. Le persone illuse non riescono a percepire l’essere vivente che lascia il corpo o risiede in un corpo, gode dei sensi o viene trascinato dalle tre qualità della natura, ma il saggio può percepire l’anima con l’occhio della conoscenza pura.

yatanto yoginas cainam
pasyanty atmany avasthitam
yatanto ‘py akritatmano
nainam pasyanty acetasah

11. Il trascendentalista illuminato è capace di percepire chiaramente questa situazione attraverso i propri sforzi, ma chi non è situato al livello della realizzazione del sé non è in grado di percepirlo, pur sforzandosi in ogni modo.

yad aditya-gatam tejo
jagad bhasayate ‘khilam
yac candramasi yac cagnau
tat tejo viddhi mamakam

gam avisya a bhutani
dharayamy aham ojasa
pusnami causadhih sarvah
somo bhutva rasatmakah

aham vaisvanaro bhutva
praninam deham asritah
pranapana-samayuktah
pacamy annam catur-vidham

12-14 Lo splendore del Sole che illumina il mondo intero, la grandiosità !della Luna e la gloria del fuoco, provengono da Me.

Io sono il sostegno di tutti gli esseri viventi della Terra, poiché infondo la Mia potenza sovrana nel terreno, e nella forma della Luna succosa nutro tutte le piante, le verdure e i raccolti.

TrasformandoMi nel fuoco della vita, entro nel corpo di tutti gli esseri viventi e con l’aiuto delle arie vitali, digerisco i quattro tipi di cibi.

sarvasya caham hridi sannivisto
mattah smritir jnanam apohanam ca
vedais ca sarvair aham eva vedyo
vedanta-krid veda-vid eva caham

15. Io risiedo nel cuore di ognuno. La memoria, la conoscenza e l’oblio emanano da Me. Io sono l’oggetto della conoscenza nei Veda, anzi, lo sono l’autore del Vedanta e il suo vero esperto.

dvav imau purusau loke
ksaras caksara eva ca
ksarah sarvani bhutani
kuta-stho ‘ksara ucyate

uttamah purusas tv anyah
paramatmety udahritah
yo loka-trayam avisya
bibharty avyaya isvarah

16-17. Nel mondo esistono due tipi di esseri viventi: uno è fallibile (ksara) e l’altro è infallibile (aksara). Tutti gli esseri viventi di questo mondo materiale sono fallibili, mentre quelli del mondo spirituale sono infallibili. Oltre a questi due tipi di esseri viventi, c’è il Signore Supremo, che mantiene tutti i mondi rimanendo presente in essi.

yasmat ksaram atito ‘ham
aksarad api cottamah
ato ‘smi loke vede ca
prathitah purusottamah

yo mam evam asammudho
janati purusottaman
sa sarva-vid bhajati mam
sarva-bhavena bharata

18-19. Io sono situato al di sopra degli esseri fallibili e anche di quelli infallibili, e poiché sono il più grande, sono famoso come il Signore Supremo, sia nel mondo materiale che nei Veda.

Chi è libero dall’illusione e Mi conosce come la Suprema Personalità di Dio, conosce ogni cosa. O discendente di Bharata, questa persona si impegna dunque nel Mio servizio devozionale con grande sincerità.

iti guhyatamam sastram
idam uktam mayanagha
etad buddhva buddhiman syat
krita-krityas ca bharata

20. O anima senza peccato, ti ho così rivelato la verità più segreta delle scritture vediche. Chi la comprende pienamente diventa immediatamente illuminato e benedetto.

CAPITOLO 16

Le qualità divine e le qualità demoniache

Daivàsura-sampad-vibhaga-Yoga

sri-bhagavan uvaca
abhayam sattva-samsuddhir
jnana-yoga-vyavasthitih
danam damas ca yajnas ca
svadhyayas tapa arjavam

ahimsa satyam akrodhas
tyagah santir apaisunam
daya bhutesv aloluptvam
mardavam hrir acapalam

tejah ksama dhritih saucam
adroho nati-manita
bhavanti sampadam daivim
abhijatasya bharata

1-3. Il Signore Supremo disse:

La mancanza di paura, la purezza di cuore, la conoscenza spirituale, la carità, il controllo dei sensi, lo spirito di sacrificio, l’austerità, lo studio dei Veda, la semplicità, la non violenza, la veridicità, l’assenza di collera, il distacco dalle relazioni materiali, la tranquillità, la generosità, la gentilezza verso gli animali, l’assenza di avarizia, la mitezza, il riserbo, la stabilità, la capacità di perdonare, il vigore, la tolleranza, la santità, la compassione e l’umiltà – o Bharata, una persona nata in un momento di buon auspicio possiede queste qualità divine.

dambho darpo ‘bhimanas ca
krodhah parusyam eva ca
ajnanam cabhijatasya
partha sampadam asurim

daivi sampad vimoksaya
nibandhayasuri mata
ma sucah sampadam daivim
abhijato ‘si pandava

4-5. O figlio di Prtha, coloro che sono nati in momenti di cattivo auspicio sono arroganti, orgogliosi, egoisti, collerici, crudeli e ignoranti: queste sono considerate qualità demoniache.

Le qualità divine portano alla salvezza, mentre le qualità demoniache portano all’incatenamento a questo mondo. O Arjuna, non ti preoccupare: tu sei nato con qualità divine.

dvau bhuta-sargau loke ‘smin
daiva asura eva ca
daivo vistarasah prokta
asuram partha me srinu

6. O Partha, in questo mondo ci sono due tipi di creazioni: una è divina e l’altra è demoniaca. Ti ho già spiegato le qualità divine, ora ti parlerò delle qualità demoniache.

pravrittim ca nivrittim ca
jana na vidur asurah
na saucam napi cacaro
na satyam tesu vidyate

7. Le persone demoniache non sanno ciò che deve essere fatto e ciò che non dovrebbe essere fatto. Non conoscono la pulizia, la buona condotta o la veridicità.

asatyam apratistam te
jagad ahur anisvaram
aparaspara-sambhutam
kim anyat kama-haitukam

etam dristim avastabhya
nastatmano ‘lpa-buddhayah
prabhavanty ugra-karmanah
ksayaya jagato ‘hitah

kamam asritya duspuram
dambha-mana-madanvitah
mohad grihitvasad-grahan
pravartante ‘suci-vratah

8-10. I personaggi demoniaci affermano che questo mondo è irreale, privo di fondamento, e che non esiste un Dio che lo controlla; secondo loro è un semplice prodotto della lussuria, e ha l’unico scopo di soddisfare lussuria e avidità.

Con questa mentalità gli esseri demoniaci, che hanno poca intelligenza e un temperamento violento, vivono solo per la distruzione del mondo. Spinti da un’avidità insaziabile, questi arroganti, vanagloriosi egoisti si impegnano in attività odiose, e a causa della loro illusione sono attratti dagli oggetti effimeri.

cintam aparimeyam ca
pralayantam upasritah
kamopabhoga-parama
etavad iti niscitah

asa-pasa-satair baddah
kama-krodha-parayanah
ihante kama-bhogartham
anyayenartha-sancayan

11-12. Sono convinti che la gratificazione dei sensi sia la necessità primaria della società umana, fino all’ultimo istante. Non esiste limite alle loro speculazioni. Legati da centinaia di migliaia di desideri, dalla lussuria e dalla collera, accumulano denaro con metodi illegali, per gratificare i propri sensi.

idam adya maya labdam
imam prapsye manoratham
idam astidam api me
bhavisyati punar dhanam

asau maya hatah satrur
hanisye caparan api
isvaro ‘ham aham bhogi
siddho ‘ham balavan sukhi

adhyo ‘bhijanavan asmi
ko ‘nyo ‘sti sadriso maya
yaksye dasyami modisya
ity ajnana-vimohitah

13-15. Pensano: “Ora ho accumulato tutte queste ricchezze, e le mie speranze si sono realizzate. Possiedo tutti questi beni, e ne otterrò ancora di più in futuro.

Ho ucciso quel mio nemico, ben presto saranno uccisi anche gli altri. Io sono il padrone, il beneficiario, sono perfetto, potente e felice.

Io sono il più ricco, ho molti seguaci; chi è grande quanto me? Io celebrerò il sacrificio, offrirò la carità e me ne compiacerò.” Questi sono i discorsi delle persone confuse dall’ignoranza.

aneka-citta-vibhranta
moha-jala-samavritah
prasaktah kama-bhogesu
patanti narake ‘sucau

atma-sambhavitah stabdha
dhana-mana-madanvitah
yajante nama-yajnais te
dambhenavidhi-purvakam

16-17. Assuefatti alla gratificazione dei sensi, con la mente distratta e legati dalle catene dell’attrazione, sono condannati alla perdizione. Vanagloriosi, insolenti, illusi dalla ricchezza e dal falso prestigio, celebrano pomposamente dei sacrifici che sono tali solo di nome, senza seguire gli insegnamenti delle scritture.

ahankaram balam darpam
kamam krodham ca samsritah
mam atma-para-dehesu
pradvisanto ‘bhyasuyakah

18. Confusi dal falso prestigio, orgogliosi della loro potenza e schiavi di lussuria e collera, si comportano con malizia contro di Me, il Signore Supremo, che risiedo nel loro cuore e in quello degli altri nello stesso modo, e sono invidiosi dei santi.

tan aham dvisatah kruran
samsaresu naradhaman
ksipamy ajasram asubhan
asurisv eva yonisu

asurim yonim apanna
muddha janmani janmani
mam aprapyaiva kaunteya
tato yanty adhamam gatim

19-20 Coloro che sono invidiosi, crudeli e degradati Io li getto sempre nelle forme di vita più abiette e disgraziate in questo mondo. Nascendo in situazioni ignominiose, queste persone sono del tutto incapaci di raggiungerMi, e si preparano a rinascere sempre più in basso.

tri-vidham narakasyedam
dvaram nasanam atmanah
kamah krodhas tatha lobhas
tasmad etat trayam tyajet

etair vimuktah kaunteya
tamo-dvarais tribhir narah
acaraty atmanah sreyas
tato yati param gatim

21-22. Ci sono tre porte fatali che si aprono sull’inferno: la lussuria, la collera e l’avidità. Ogni persona equilibrata dovrebbe dunque abbandonare queste tre cause di degradazione dell’anima.

O figlio di Kunti, quando si libera da queste tre porte dell’inferno l’uomo cerca il proprio vero beneficio eterno e gradualmente raggiunge la felicità eterna, la destinazione suprema.

yah sastra-vidhim utsrijya
vartat kama-karatah
na sa siddhim avapnoti
na sukham na param gatim

23. Una persona che non segue gli insegnamenti delle scritture e agisce solo secondo il proprio capriccio non può raggiungere la perfezione o la felicità.

tasmac chastram pramanam te
karyakarya-vyavasthitau
jnatva sastra-vidhanoktam
karma kartum iharhasi

24. Le scritture sono dunque la guida che insegna i principi del dovere e di ciò che gli è contrario. Sapendo che il servizio devozionale al Signore Supremo è lo scopo di tutte le scritture, dovresti dedicare attivamente la tua vita al servizio di devozione.

CAPITOLO 17

Le tre divisioni della fede

Sraddhàtraya-vibhaga-Yoga

arjuna uvaca
ye sastra-viddhim utsrijya
yajante sraddhayanvitah
tesam nistha tu ka krisna
sattvam aho rajas tamah

1. Arjuna disse:

O Krsna, qual è la condizione di coloro che_ trasgrediscono gli insegnamenti delle scritture e svolgono una adorazione secondo il proprio capriccio? Si trovano in virtù, passione o ignoranza?

sri-bhagavan uvaca
tri-viddha bhavati sraddha
dehinam sa svabhava-ja
sattviki rajasi caiva
tamasi ceti tam srinu

sattvanurupa sarvasya
sraddha bhavati bharata
sraddha-mayo ‘yam puruso
yo yac-chraddhad sa eva sah

2-3. II Signore Supremo disse:

Esistono tre tipi di fede, a seconda della natura dell’essere vivente. Sono la fede in virtù, la fede in passione e la fede in ignoranza. Ora ti spiegherò in dettaglio le loro caratteristiche.

O Bharata, la fede di ciascun essere vivente è caratterizzata dalla sua natura; ogni essere possiede un qualche tipo di fede, anzi, una persona è determinata dal genere di fede che coltiva.

yajante sattvika devan
yaksa-raksamsi rajasah
pretan bhuta-ganams canye
yajante tamasa janah

4. Gli uomini che si trovano nella virtù adorano gli esseri celesti, quelli sotto l’influsso della passione adorano i demoni e quelli che sono in ignoranza adorano gli spiriti e i diavoli.

asastra-vihitam ghoram
tapyante ye tapo janah
dambhahankara-samyuktah
kama-raga-balanvitah

karsayantah sarira-stham
bhuta-gramam acetasah
mam caivantah sarira-stham
tan viddhy asura-niscayan

5-6. Sappi che le persone di fede demoniaca sono incoscienti, vanagloriose, orgogliose, sempre desiderose di lussuria, attaccamento e potere, e praticano severe austerità non prescritte dalle scritture, tormentando gli elementi del loro corpo e il sé interiore che è parte di Me.

aharas tv api sarvasya
tri-vidho bhavati priyah
yajnas tapas tatha danam
tesam bhedam imam srinu

7. Esistono tre tipi di cibi, a seconda delle tre influenze della natura materiale; nello stesso modo si distinguono tre tipi di sacrifici, austerità e carità. Ora ti parlerò delle differenze caratteristiche.

ayuh-sattva-balarogya-
sukha-priti-vivardhanah
rasyah snigdhah sthira hridya
aharah sattvika-priyah

katv-amla-lavanaty-usna-
tiksna-ruksa-vidahinah
ahara rajasasyesta
duhkha-sokamaya-pradah

yata-yamam gata-rasam
puti paryusitam ca yat
ucchistam api camedhyam
bhojanam tamasa-priyam

8-10. Gli alimenti che accrescono la longevità, la gioia, la forza, la salute, la felicità e il gusto sono cari alla persona che è situata nella virtù: sono i cibi dolci, succosi, grassi e piacevoli al palato.

I cibi che sono troppo amari, troppo acidi, salati, molto piccanti, molto caldi o molto secchi causano tristezza, dolore e malattia, e sono cari alle persone che sono sotto l’influsso della passione.

Gli alimenti che sono stati cucinati più di tre ore prima di essere mangiati, privi di gusto, raffermi, avanzati da altri, decomposti, sporchi o degradati (come la carne, il pesce e le uova, gli intossicanti ecc.) sono preferiti dalle persone in ignoranza.

aphalakanksbhir yajno
vidhi-disto ya ijyate
yastvayam eveti manah
samadhaya sa sattvikah

abhisandhaya tu phalam
dambhartham api caiva yat
ijyate bharata-srestha
tam yajnam viddhi rajasam

vidhi-hinam asristannam
mantra-hinam adaksinam
sraddha-virahitam yajnam
tamasam paricaksate

11-13. II sacrificio che viene compiuto per senso del dovere da chi non desidera nulla in cambio, secondo gli insegnamenti delle scritture, appartiene alla natura della virtù.

O migliore tra i discendenti di Bharata, quel sacrificio che viene celebrato con interessi egoistici, per ottenere dei benefici materiali, appartiene all’influsso della passione.

Un sacrificio che viene celebrato senza seguire gli insegnamenti delle scritture, senza offrire cibo, senza la recitazione di mantra, senza offrire nulla al sacerdote o senza fede, appartiene alla natura dell’ignoranza.

deva-dvija-prajna-
pujanam saucam arjavam
brahmacaryam ahimsa ca
sariram tapa ucyate

14. L’adorazione al Signore, il rispetto offerto ai brahmana, agli insegnanti, ai superiori e a coloro che sono veramente saggi, la pulizia e la purezza, la semplicità, la castità e la non violenza sono considerate le austerità del corpo.

anudvega-karam vakyam
satyam priya-hitam ca yat
svadhyayabhyasanam caiva
van-mayam tapa ucyate

15. Le austerità che non portano danno a nessuno, che sono fatte secondo verità, piacevoli, che includono parole benefiche e condotta benefica, lo studio costante e la pratica dei Veda sono le austerità della parola.

manah-prasadah saumyatvam
maunam atma-vinigrahah
bhava-samsuddhir ity etat
tapo manasam ucyate

16. La serenità, la tranquillità, il silenzio, il controllo di sé e la purificazione del cuore sono conosciute come le austerità della mente.

sraddhaya paraya taptam
tapas tat tri-vidham naraih
aphalakanksibhir yuktaih
sattvikam paricaksate

satkara-mana-pujartham
tapo dambhena caiva yat
kriyate tad iha proktam
rajasam calam adhruvam

mudha-grahenatmano yat
pidaya kriyate tapah
parasyotsadanartham va
tat tamasam udahritam

17-19. Questi tre tipi di austerità, eseguiti da una persona che ha fede e devozione, senza desiderio di ottenere qualche beneficio egoistico, appartengono alla natura della virtù.

Le austerità praticate con grande pompa per ottenere gloria, onore e applausi sono transitorie, incerte, e appartengono alla passione.

Le austerità che sono compiute in modo stupido, torturando il proprio sé o per la distruzione di altri sono considerate sotto l’ignoranza.

datavyam iti yad danam
diyate ‘nupakarine
dese kale ca patre ca
tad danam sattvikam smritam

yat tu pratyupakarartham
phalam uddisya va punah
diyate ca pariklistam
tad danam rajasam smritam

adesa-kale yad danam
apatrebhyas ca diyate
asat-kritam avajnatam
tat tamasam udahritam

20-22. Un dono offerto a una persona meritevole, nel momento appropriato, nel luogo giusto e senza aspettarsi nulla in cambio, è considerato carità che appartiene alla virtù. Un dono offerto con esitazione o con la speranza di ottenere qualcosa in cambio è detto influenzato dalla passione. Quel dono che viene dato nel posto e nel momento sbagliati o a una persona che non lo merita, senza rispetto e con avversione, è detta carità in ignoranza.

om tat sad iti nirdeso
brahmanas tri-vidhah smritah
brahmanas tena vedas ca
yajnas ca vihitah pura

tasmad om ity udahritya
yajna-dana-tapah-kriyah
pravartante vidhanoktah
satatam brahma-vadinam

23-24. Le tre parole “Om, Tat e Sat” sono menzionate nelle scritture per indicare il Brahman fin dall’inizio della creazione. I brahmana pronunciano queste parole per recitare gli inni vedici e durante la celebrazione del sacrificio per soddisfare il Signore Supremo.

Per raggiungere dunque il Signore Supremo i trascendentalisti compiono sacrifici, carità e austerità pronunciando la parola Om.

tad ity anabhisandhaya
phalam yajna-tapah-kriyah
dana-kriyas ca vividhah
kriante moksa-kanksibhih

25. Vari riti di sacrificio, austerità e carità dovrebbero essere compiuti pronunciando la parola “Tat”. Lo scopo di tali attività virtuose è quello di liberarsi dai legami della natura materiale.

sad-bhave sadhu-bhave ca
sad ity etat prayujyate
prasaste karmani tatha
sac-chabdah partha yujyate

yajne tapasi dane ca
sthitih sad iti cocyate
karma caiva tad-arthiyam
sad ity evabhidhiyate

26 – 27. O figlio di Prtha, la parola Sat si riferisce al Brahman, agli adoratori del Brahman, e anche alle attività divine compiute in loro onore.

Il termine “Sat” indica anche la stabilità nel compimento dei sacrifici, delle austerità e della carità, così come le attività compiute allo stesso scopo.

asraddhaya hutam dattam
tapas taptam kritam ca yat
asad ity ucyate partha
na ca tat pretya no iha

28. O figlio di Prtha, il sacrificio, la carità, l’austerità e l’azione compiuti senza fede sono tutti Asat, cioè il contrario di Sat. Non portano alcun beneficio in questa vita o nella prossima.

CAPITOLO 18

Il principio della liberazione

Moksa-Yoga

arjuna uvaca
sannyasasya maha-baho
tattvam icchami veditum
tyagasya ca hrisikesa
prithak kesi-nisudana

1. Arjuna disse:

O Hrsikesa dalle braccia potenti, o Kesinisudana, desidero conoscere la distinzione tra i termini sannyasa (ordine di rinuncia della vita) e tyaga (rinuncia).

sri-bhagavan uvaca
kamyanam karmanam nyasam
sannyasam kavayo viduh
sarva-karma-phala-tyagam
prahus tyagam vicaksanah

2. Il Signore Supremo disse:

I saggi chiamano sannyasa la rinuncia ai doveri obbligatori e occasionali, mentre chiamano tyaga l’abbandono dei risultati di tutte le attività interessate.

tyajyam dosa-vad ity eke
karma prahur manisinah
yajna-dana-tapah-karma
na tyajyam iti capare

niscayam srinu me tatra
tyage bharata-sattama
tyago hi purusa-vyaghra
tri-vidhah samprakirtitah

3-4. Gli esperti del sankhya sostengono che a causa della sua natura egoista e difettosa, il karma deve essere evitato ad ogni costo, mentre i sostenitori della filosofia mimamsaka sostengono che non bisogna mai abbandonare le attività propizie, come yajna (il sacrificio), dana (la carità), tapasya (l’austerità) e così via.

O migliore tra i discendenti di Bharata, ascolta da Me la spiegazione della rinuncia (tyaga). Ci sono tre tipi di rinuncia menzionati nelle scritture.

yajna-dana-tapah-karma
na tyajyam karyam eva tat
yajno danam tapas caiva
pavanani manisinam

etany api tu karmani
sangam tyaktva phalani ca
kartavyaniti me partha
niscitam matam uttamam

5-6. Non bisogna mai abbandonare in nessun caso il compimento del sacrificio, della carità, e dell’austerità, che sono doveri di tutte le anime condizionate e che quindi vanno sicuramente eseguiti. Queste attività purificano anche le grandi anime.

O figlio di Prtha, anche questi doveri devono essere eseguiti senza attaccamento e senza desiderarne i risultati. Questa è la Mia opinione definitiva.

nyatasya tu sannyasah
karmano nopapadyate
mohat tasya parityagas
tamasah parikirtitah

duhkham ity eva yat karma
kaya-klesa-bhayat tyajet
sa kritva rajasam tyagam
naiva tyaga-phalam labhet

7-8. La rinuncia ai doveri prescritti non è consigliabile. Se qualcuno rinuncia a tali doveri per illusione, la sua rinuncia è detta influenzata dall’ignoranza.

Colui che abbandona i propri doveri quotidiani, considerandoli faticosi oppure per paura, sta eseguendo una rinuncia influenzata dalla passione: tale rinuncia non porta ad alcun risultato.

karyam ity eva yat karma
niyatam kriyate ‘rjuna
sangam tyakva phalam caiva
sa tyagah sattviko matah

na dvesty akusalam karma
kusale nanusajjate
tyagi sattva-samavisto
medhavi chinna-samsayah

9-10. O Arjuna, la rinuncia chiamata sattvika, cioè in virtù, si ha quando si compiono i propri doveri prescritti per puro senso del dovere, abbandonando ogni attaccamento e desiderio di vantaggio personale. Coloro che sono dotati di virtù non hanno alcun dubbio a riguardo dell’azione. Non deridono le azioni spiacevoli né sono attaccati alle azioni piacevoli.

na hi deha-bhrita sakyam
tyaktum karmany asesatah
yas tu karma-phala-tyagi
sa tyagity abhidhiyate

anistam istam misram ca
tri-vidham karmanah phalam
bhavaty atyaginam pretya
na tu sannyasinam kvacit

11-12. Per l’anima condizionata non è possibile abbandonare ogni dovere, perciò è veramente rinunciato chi abbandona i frutti delle sue azioni. Coloro che non hanno rinunciato ai frutti delle loro azioni dopo la morte devono raccogliere i tre tipi di risultati delle loro azioni, cioè quelli desiderabili, quelli indesiderabili e quelli misti. Coloro che si trovano invece nell’ordine di rinuncia sono immuni da questi risultati.

pancaitani maha-baho
karanani nibodha me
sankhye kritante proktani
siddhaye sarva-karmanam

adhisthanam tatha karta
karanam ca prithag-vidham
vividhas ca prithak cesta
daivam caivatra pancamam

13-14. Ascolta ora da Me le cinque cause di successo in tutte le azioni, menzionate nelle scritture vediche.

Le cause di successo dell’azione sono: adhisthàna (il corpo), karta (l’agente soggettivo), i cinque sensi, cesta (le varie attività) e l’Anima Suprema.

sarira-van-manobhir yat
karma prarabhate narah
nyayyam va viparitam va
pancaite tasya hetavah

tatraivam sati kartaram
atmanam kevalam tu yah
pasyaty akrita-buddhitvan
na sa pasyati durmatih

yasya nahankrito bhavo
buddhir yasya na lipyate
hatvapi sa imal lokan
na hanti na nibadhyate

15-17. Tutto ciò che un uomo compie con il corpo, la mente e le parole – che sia giusto o sbagliato – viene causato da questi cinque fattori.

Di conseguenza le persone cattive che per mancanza di conoscenza e di intelligenza si considerano gli unici soggetti dell’azione, sono cieche e ignoranti.

Chi è libero dall’egotismo e non è mentalmente attaccato ai frutti delle azioni non uccide nessuno, e anche se uccidesse tutti non è legato dalle sue azioni.

jnanam jneyam parijnata
tri-vidha karma-codana
karanam karma karteti
tri-vidhah karma-sangrahah

jnanam karma ca karta ca
tridhaiva guna-bhedatah
procyate guna-sankhyane
yathavac chrinu tany api

18-19. La conoscenza, l’oggetto della conoscenza e il conoscitore sono i tre fattori che costituiscono il motivo dell’azione, mentre i sensi che sono gli strumenti dell’azione, l’azione in sé e il soggetto sono i tre mezzi fondamentali dell’azione.

La conoscenza, l’azione e il soggetto dell’azione sono di tre tipi, a seconda delle tre influenze della natura materiale. Ora te le descriverò.

Sappi che la conoscenza stabilita nella virtù vede l’unico principio eterno in tutti gli esseri divergenti.

sarva-bhutesu yenaikam
bhavam avyayam iksate
avibhaktam vibhaktesu
taj jnanam viddhi sattvikam

prithaktvena tu yaj jnanam
nana-bhavan prithag-vidhan
vetti sarvesu bhutesu
taj jnanam viddhi rajasam

yat tu krisna-vad ekasmin
karye saktam ahaitukam
atattvartha-vad alpam ca
tat tamasam udahritam

20-22. Sappi che la conoscenza influenzata dalla passione, nettamente diversa, vede principi divergenti in esseri diversi.

La conoscenza in ignoranza è attratta a un particolare oggetto effimero considerandolo l’Essere eterno e perfetto, ed è irrazionale, illusoria, non reale e insignificante.

niyatam sanga-rahitam
araga-dvesatah kritam
aphala-prepsuna karma
yat tat sattvikam ucyate

yat tu kamepsuna karma
sahankarena va punah
kriyate bahulayasam
tad rajasam udahritam

anubandham ksayam himsam
anapeksya ca paurusam
mohad arabhyate karma
yat tat tamasam ucyate

23-25. L’azione è detta virtuosa quando è eterna, compiuta senza attaccamento, attrazione o repulsione, da chi non ha desideri egoistici. L’azione passionale è compiuta con grande sforzo, per arroganza e desiderio egoistico.

L’azione ignorante è compiuta in modo cieco e incosciente, senza considerare le conseguenze, gli svantaggi, la malizia o la reale capacità.

mukta-sango ‘naham-vadi
dhrity-utsaha-samanvitah
siddy-asiddhyor nirvikarah
karta sattvika ucyate

ragi karma-phala-prepsur
lubdo himsatmako ‘sucih
harsa-sokanvitah karta
rajasah parikirtitah

ayuktah prakritah stabdhah
satho naiskritiko ‘lasah
visadi dirgha-sutri ca
karta tamasa ucyate

26-28. Chi è libero da ogni attaccamento materiale e dall’orgoglio, possiede invece pazienza ed entusiasmo, è indifferente al successo e al fallimento, agisce nella virtù. Chi è dedito alle passioni, aspira fortemente al frutto delle proprie azioni, attaccato alle relazioni mondane e amante della malizia, degradato e schiavo del piacere, del dolore e della tristezza, agisce nella passione. Chi ama le azioni ingiuste e inadatte, tese alle attività materialistiche, capricciose e fraudolente, parla degli altri con disprezzo ed è pigro, sempre depresso o tetro e rimanda sempre il lavoro, agisce nell’ignoranza.

buddher bhedam dhrites caiva
gunatas tri-vidham srinu
procyamanam asesena
prithaktvena dhananjaya

pravrittim ca nivrittim ca
karyakarye bhayabhaye
bandham moksam ca ya vetti
buddhih sa partha sattviki

yaya dharmam adharmam ca
karyam cakaryam eva ca
ayathavat prajanati
buddhih sa partha rajasi

adharmam dharmam iti ya
manyate tamasavrita
sarvarthan viparitams ca
buddhih sa partha tamasi

29-32. O Dhananjaya, ora ti spiegherò dettagliatamente i tre tipi dì intelligenza e determinazione, secondo le tre influenze della natura materiale.

L’intelligenza che permette di fare distinzioni chiare tra tendenza positiva e tendenza negativa, tra dovere e ciò che vi è contrario, paura e sicurezza, condizionamento e libertà, è fissa nella virtù.

O Partha, l’intelligenza che non riesce a distinguere perfettamente tra virtù e vizio, tra dovere e azioni contrarie al dovere, e così via, è influenzata dalla passione.

L’intelligenza che è avvolta dalla stupidità confonde la religione con l’irreligione e forma idee opposte riguardo alle cose, è nell’ignoranza.

dhritya yaya dharayate
manah-pranendriya-kriyah
yogenavyabhicarinya
dhritih sa partha sattviki

yaya tu dharma-kamarthan
dhritya dharayate ‘rjuna
prasangena phalakanksi
dhritih sa partha rajasi

yaya svapnam bhayam sokam
visadam madam eva ca
na vimuncati durmedha
dhritih sa partha tamasi

33-35. O Partha, la determinazione nella virtù è quella che sostiene le funzioni della mente, della vita, dei sensi e delle azioni con una concentrazione potente.

La determinazione sotto la passione è quella che sostiene la religiosità, la ricchezza e la gratificazione dei sensi in vista dei vantaggi egoistici che possono procurare.

La determinazione sotto l’ignoranza è quella che si attacca stupidamente ai sogni, alla paura, alla tristezza, al dolore e all’attrazione.

sukham tv idanim tri-vidham
srinu me bharatarsabha
abhyasad ramate yatra
duhkhantam ca nigacchati

yat tad agre visan iva
pariname ‘mritopamam
tat sukham sattvikam proktam
atma-buddhi-prasada-jam

visayendriya-samyogad
yat tad agre ‘mritopaman
pariname visam iva
tat sukham rajasam smritam

yad agre canubandhe ca
sukham mohanam atmanah
nidralasya-pramadottham
tat tamasam udahritam

36-39 O migliore tra i discendenti di Bharata, ascolta da Me quali sono i tre tipi di felicità che con la pratica costante danno piacere e mettono fine alla sofferenza.

La felicità nella virtù è quella nata dalla realizzazione e dalla fiducia in sé, e che pur essendo difficile e spiacevole all’inizio, alla fine diventa sana e dolce come il nettare.

La felicità in passione è quella che nasce dall’unione dei sensi con gli oggetti dei sensi: all’inizio sembra nettare, ma a lungo andare è veramente velenosa.

La felicità in ignoranza è quella che sia all’inizio che alla fine provoca confusione e illusione, nata dal sonno, dalla pigrizia e dall’ebbrezza.

na tad asti prithivyam va
divi devesu va punah
sattvam prakriti-jair muktam
yad ebhih syat tribhir gunaih

40. Non esiste un solo essere vivente in questo mondo, o un essere celeste in paradiso, che sia libero da queste tre qualità della natura materiale.

brahmana-ksatriya-visam
sudranam ca parantapa
karmani pravibhaktani
svabhava-prabhavair gunaih

samo damas tapah saucam
ksantir arjavam eva ca
jnanam vijnanam astikyam
brahma-karma svabhava-jam

sauryam tejo dhritir daksyam
yuddhe capy apalayanam
danam isvara-bhavas ca
ksatram karma svabhava-jam

krisi-go-raksya-vanijyam
vaisya-karma svabhava-jam
paricaryatmakam karma
sudrasyapi svabhava-jam

41-44 O Arjuna, i doveri dei brahmana, degli ksatriya, dei vaisya e dei sudra si dividono a seconda delle loro qualità innate.

Controllo dei sensi interni ed esterni, austerità, purezza, tolleranza, semplicità, conoscenza del sé e della divinità secondo gli insegnamenti delle scritture, ferma convinzione o fede nella vera natura del sé, della divinità e della materia, sono le qualità caratteristiche e i doveri del brahmana.

Eroismo, solennità, pazienza, abilità, coraggio sul campo di battaglia, carità, capacità di governare, sono le caratteristiche e i doveri dello ksatriya.

Coltivare la terra, allevare il bestiame, creare ricchezza con imprese commerciali sono le occupazioni caratteristiche del vaisya, mentre il dovere del sudra è quello di servire le altre tre classi sociali.

sve sve karmany abhiratah
samsiddhim labhate narah
sva-karma-niratah siddhim
yatha vindati tac chrinu

yatah pravrittir bhutanam
yena sarvam idam tatam
sva-karmana tam abhyarcya
siddhim vindati manavah

45-46. Una persona che si impegna regolarmente nei suoi doveri prescritti raggiunge il successo. Ora ascolta come una persona può raggiungere il successo nella vita svolgendo i propri doveri prescritti. Adorando il Signore Supremo, che è la fonte di tutti gli esseri, onnipresente, attraverso il compimento dei propri doveri prescritti, si raggiunge il successo.

sreyan sva-dharmo vigunah
para-dharmat sv-anusthitat
svabhava-niyatam karma
kurvan napnoti kilbisam

47. Svolgere la propria occupazione anche in modo incompleto è meglio che occuparsi del lavoro di un altro, anche se per svolgerlo perfettamente. Eseguendo i doveri che gli sono stati prescritti secondo la sua natura, un uomo non commette alcun peccato.

saha-jam karma kaunteya
sa-dosam api na tyajet
sarvarambha hi dosena
dhumenagnir ivavritah

asakta-buddhih sarvatra
jitatma vigata-sprihah
naiskarmya-siddhim paraman
sannyasenadhigacchati

48-49. O Kaunteya, non bisogna mai abbandonare in nessun caso i doveri assegnati secondo la natura e le qualificazioni specifiche, anche se non si riesce a compierli adeguatamente. Proprio come talvolta il fuoco viene avvolto dal fumo, così pure tutte le imprese sono più o meno coperte da imperfezioni.

Una persona distaccata dalle cose e dalla felicità materiale può raggiungere i risultati della rinuncia attraverso il controllo di sé: questa è la fase finale della rinuncia.

siddhim prapto yatha brahma
tathapnoti nibodha me
samasenaiva kaunteya
nistha jnanasya ya para

buddhya visuddhaya yukto
dhrityamanam niyamya ca
sabdadin visayams tyaktva
raga-dvesau vyudasya ca

vivikta-sevi laghv-asi
yata-vak-kaya-manasah
dhyana-yoga-paro nityam
vairagyam samupasritah

ahankaram balam darpam
kamam krodham parigraham
vimucya nirmamah santo
brahma-bhuyaya kalpate

50-53. O figlio di Kunti, ora ti dirò brevemente in che modo l’essere vivente raggiunge il Brahman, il più alto livello di perfezione.

Una persona che è purificata dall’intelligenza, ha controllato la mente, si è distaccata completamente da ogni piacere sensuale, libera dall’attaccamento e dall’avversione, che ama la solitudine, segue un’alimentazione moderata, si controlla nelle azioni, nei pensieri e nelle parole, medita volentieri ed è completamente libera da egotismo, lusso, potenza, avidità e collera- questo è il vero asceta, che può facilmente realizzare il Brahman.

brahma-bhutah prasannatma
na socati na kanksati
samah sarvesu bhutesu
mad-bhaktim labhate param

54. Una persona situata in questo livello divino realizza immediatamente il Brahman. Non si lamenta mai né aspira ad acquisire delle cose. Vede ogni essere vivente in modo equanime: in questo modo può sviluppare la pura devozione per Me.

bhaktya mam abhijanati
yavan yas casmi tattvatah
tato mam tattvato jnatva
visate tad-anantaram

55. Soltanto attraverso il puro servizio devozionale si può comprendere il Signore Supremo. Quando si raggiunge la piena consapevolezza nel servizio di devozione, si può entrare nella dimora del Signore Supremo.

sarva-karmany api sada
kurvano mad-vyapasrayah
mat-prasadad avapnoti
sasvatam padam avyayam

cetasa sarva-karmani
mayi sannyasya mat-parah
buddhi-yogam upasritya
mac-cittah satatam bhava

56-57. Il Mio devoto, pur essendo impegnato in ogni sorta di attività, raggiunge il regno eterno e immutabile, grazie alla Mia misericordia e protezione.

Consacrando a Me con il cuore tutti i doveri e sottomettendo a Me la tua intelligenza, applica sempre a Me la tua mente e la tua attenzione.

mac-cittah sarva-durgani
mat-prasadat tarisyasi
atha cet tvam ahankaran
na srosyasi vinanksyasi

yad ahankaram asritya
na yotsya iti manyase
mithyaisa vyavasayas te
prakritis tvam niyoksyati

58-59. Se concentri su di Me tutta la tua attenzione riuscirai, per la Mia misericordia, a superare tutti gli ostacoli. Se d’altra parte scegli di non ascoltarmi perché sei orgoglioso, sarai perduto.

Se dovoto al falso ego ti rifiuterai di combattere, la tua posizione sarà falsa; la tua natura di ksatriya avrà comunque il sopravvento e dovrai combattere.

svabhava-jena kaunteya
nibhaddhah svena karmana
kartum necchasi yan mohat
karisyasy avaso ‘pi tat

60. O figlio di Kunti, a causa dell’illusione non desideri agire secondo i Miei ordini, ma la tua natura ti costringerà comunque a farlo.

isvarah sarva bhutanam
hrid-dese ‘rjuna tisthati
bhramayan sarva-bhutani
yantrarudhani mayaya

tam eva saranam gaccha
sarva-bhavena bharata
tat-prasadat param santim
sthanam prapsyasi sasvatam

61-62. O Arjuna, il Signore Supremo Si trova nel cuore di ogni essere vivente, e dirige ciascuno esattamente come un burattinaio dirige le sue marionette.

O discendente di Bharata, prendi completo rifugio in Lui soltanto; per la Sua misericordia raggiungerai la pace trascendentale e la dimora eterna e felice.

iti te jnanam akhyatam
guhyad guhyataram maya
vimrisyaitad asesena
yathechasi tatha kuru

sarva-guhyatamam bhuyah
srinu me paramam vacah
isto ‘me dridham iti
tato vaksyami te hitam

63-64. Ti ho così esposto la conoscenza più confidenziale. Riflettici bene sopra, e poi agisci come credi.

Ascolta da Me la conoscenza più confidenziale, che ti trasmetto per il tuo bene, perché Mi sei molto caro.

man-mana bhava mad-bhakto
mad-yaji mam namaskuru
mam evaisyasi satyam te
pratijane priyo ‘si me

65. Pensa a Me, sii Mio devoto, adoraMi e offriMi il tuo omaggio: in questo modo Mi raggiungerai certamente. Questa è la Mia solenne promessa, perché tu Mi sei molto caro.

sarva-dharman parityajya
mam ekam saranam vraja
aham tvam sarva-papebhyo
moksaysiyami ma sucah

66. Abbandona tutte le pratiche di religiosità e semplicemente sottomettiti a me soltanto. Non aver paura, Io ti proteggerò da ogni peccato.

idam te natapaskaya
nabhaktaya kadacana
na casusrusave vacyam
na ca mam yo ‘bhyasuyati

ya idam paramam guhyam
mad-bhaktesv abhidhasyati
bhaktim mayi param kritva
mam evasyaty asamsayah

67-68. Questa conoscenza segreta non può essere trasmessa a una per­sona empia, a chi non ha devozione, a chi non è disposto a servire il Signore Supremo, o a chi è invidioso di Me.

Chi trasmette tale conoscenza confidenziale ai Miei devoti Mi raggiunge sicuramente attraverso la pura devozione.

na ca tasman manusyesu
kascim me priya-krittamah
bhavita na ca me tasmad
anyah priyataro bhuvi

69. In questo mondo, nessuno è o sarà più caro a Me di questa persona.

adhyesyate ca ya imam
dharmyam samvadam avayoh
jnana-yajnena tenaham
istah syam iti me matih

sraddhavan anasuyas ca
srinnuyad api yo narah
so ‘pi muktah subhal lokan
prapnuyat punya-karmanam

70-71. Io dichiaro che colui che studia questa sacra conversazione tra noi, Mi adora attraverso l’intelligenza.

Anche chi ascolta questa conversazione con attenzione, interesse e fede, libero dall’invidia, raggiunge la dimora degli esseri virtuosi, libero dalle reazioni di ogni peccato.

kaccid etac chrutam partha
tvayaikagrena cetasa
kaccid ajnana-sammohah
pranastas te dhananjaya

72. O Dhananjaya, hai ascoltato tutto con attenzione? La tua ignoranza e la tua illusione si sono dissipate?

arjuna uvaca
nasto mohah smritir labdha
tvat-prasadan mayacyuta
sthito ‘smi gata-sadehah
karisye vacanam tava

73.Arjuna disse:

O Acyuta, per la Tua misericordia la mia illusione è scomparsa e ho ritrovato la memoria. La mia mente è ora equilibrata, i miei dubbi sono vinti, e sono pronto ad agire secondo i Tuoi ordini.

sanjaya uvaca
ity aham vasudevasya
parthasya ca mahatmanah
samvadam imam asrausam
adbhutam roma-harsanam

74. Sanjaya disse:

O re, ho ascoltato questa meravigliosa ed emozionante conversazione tra Arjuna e Krsna e mi sono rizzati i peli sul corpo.

vyasa-prasadac chrutavan
etad guhyam aham param
yogam yogesvarat krisnat
saksat kathayatah svayam

75. E’ grazie alla misericordia di Vyasadeva che ho potuto ascoltare direttamente questa conoscenza così confidenziale spiegata da Sri Krsna, il vero Signore di tutti gli yoga.

rajan samsmritya samsmritya
samvadam imam adbhutam
kesavarjunayoh punyam
hrisyami ca muhur muhuh

76. O re, ogni volta che ricordo questo meraviglioso dialogo tra Sri Krsna e Arjuna, provo un grande piacere.

tac ca samsmritya samsmritya
rupam aty-adbhutam hareh
vismayo me mahan rajan
hrisyami ca punah punah

77. Ogni volta che ricordo la forma meravigliosa del Signore Supremo, Sri Krsna, sono meravigliato e sopraffatto dalla gioia.

yatra yogesvarah krisno
yatra partho dhanur-dharah
tatra srir vijayo bhutir
dhruva nitir matir mama

78. Dove c’è Sri Krsna, il Signore dello yoga, e dove si trova Arjuna, il grande arciere, ci saranno sempre opulenza, vittoria, potere, successo e moralità. Questa è la mia opinione.

Gita-mahatmyam

le glorie della Bhagavad-gita (7 versi)

Gita sàstram idam punyam, yah pathet prayatah pumàn

visnoh padam avàpnoti, bhaya sokàdi varjitah

1) Colui che recita questa trascendentale Bhagavad-gita controllando i sensi, sarà libero da tutte le ansietà della vita. Sarà libero da tutta la paura e dal lamento ed otterrà i piedi di loto di Visnu.

Gitadhyayana-silasya prànàyàma parasya ca

Naiva santi hi pàpàni, púrva janma krtàni ca

2) Colui che recita la Bhagavad-gita e che pratica il pranayama, per la grazia del Signore sarà libero da tutti i peccati commessi nelle vite passate e nella vita presente.

Malanir mocanam pumsàm, jala-snànam dine dine

Sakrd-gitàmbhasi snànam, samsara-inala-nàsanam

3) Colui che si lava con l’acqua tutti i giorni sarà libero dalla contaminazione e dallo sporco. Similmente colui che si bagna anche una sola volta nelle acque sacre della Bhagavad-gita simili al Gange, sarà libero da tutti i tipi di contaminazione materiale.

Gita sugita kartavya, kim anyaih sàstra vistaraih

Yà svayam padmanàbhasya, mukha-padmàd vinihsrta.

4) Poiché la Bhagavad-gita è stata esposta dalla bocca di Padmanàbha, Sri Krsna, si dovrebbe recitare tutti i giorni. Non ci sarà quindi bisogno di leggere altre Scritture.

Bhàratàmrta sarvasvam, visnor vaktràd-vinihsrtam

Gita-gangodakam pitva, punar janma na vidyate

5) La Bhagavad-gita è stata esposta dalla bocca di loto di Sri Krsna (I’origine di Visnu ed il condensato di nettare del Mahabharata). Colui che beve l’acqua del Gange ottiene la liberazione. Che dire dunque di chi beve il nettare della Bhagavad-gita? Non rinascerà mai più, e sarà liberato dal ciclo di nascite e morti.

Sarvopanisado gàvo, dogdhà gopàla-nandanah Pàrtho vatsah sudhir bhokta, dugdham gitàmrtam mahat

6) La Bhagavad-gita che è l’essenza di tutte le Upanisads, è paragonata ad una Vacca sacra che viene munta dal Signore Gopàla-nandana Krsna (il figlio di Nanda Mahàràja), che è famoso per essere un pastorello. Arjuna è paragonato ad un vitello. I puri devoti e le persone erudite berranno a sazietà questo latte nettareo della Bhagavad-gita.

Ekam sàstram devaki-putra-gitam, eko devo devaki-putra eva

Eko mantras tasya nàmàmi yàni, karmàpy ekam tasya devasya seva

7) Che ci sia una unica Scrittura, la Bhagavad-gita, proveniente dalla bocca di loto di Sri Krsna. Che ci sia un unico Dio per tutti, Sri Krsna, figlio di Devaki. Che ci sia un unico inno, una unica preghiera, un unico mantra: il canto dei Suoi santi nomi,

Hare Krsna Hare Krsna Krsna Krsna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

E che ci sia una unica attività o lavoro: il servizio devozionale alla Suprema Personalità di Dio, Sri Krsna.

Om tat sat

Cenni biografici di

Sri Srimad Bhakti Vaibhava Puri Goswami Maharaja

Srila Bhakti Vaibhava Puri Goswami Maharaja è apparso in questo mondo il 27 gennaio 1913 a Berhampur nello stato dell’Orissa in India. In gioventù, inspirato da ideali di libertà ha partecipato attivamente al Movimento della non-violenza di Gandhi, prodigandosi per 1’indipendenza dell’India. Dopo aver completato gli studi accademici si laurea in medicina Ayurvedica. Il 3 agosto 7936 nel giorno della apparizione di Sri Balarama, a Sridhama Màyàpur in Bengala, riceve l’iniziazione all’Harinama dal suo maestro spirituale, Srila Bhakti Siddhanta Sarasvati Goswami Thakura Prabhupada, fondatore della Gaudiya Math e prominente Acàrya. Da quel momento Srila Puri Goswami Maharaja si dedica completamente allo studio e alla pratica delle Scritture Vediche (Bhagavad-gita, Srimad Bhagavatam, Upanisad, Purana ecc.), e alla diffusione della Coscienza di Krsna. Stretto osservante del brahmacarya (celibato), nel 1966 accetta formalmente l’ordine di rinuncia, il sannyasa. Nello stesso anno fonda la “Sri Krsna Caitanya Mission” che al presente ha centri in tutta l’India, in Italia e in diverse parti del mondo. Dotato di grande conoscenza ed erudizione e conoscitore di molte lingue (sanscrito, hindi, inglese, oriya, bengali, telugu), nonostante l’età avanzata viaggia costantemente in tutto il mondo per predicare il messaggio di Krsna, tenendo conferenze e discorsi che ispirano alla vita spirituale. Fondatore e presidente della “Sri Bhakti Bigyana Nityananda Book Trust”, pubblica libri in diverse lingue. La Bhagavad-gita è stata fedelmente tradotta da lui dal sanscrito all’inglese, non facendo alcuna modifica o interpretazione personale, proprio come il Signore Krsna l’ha esposta ad Arjuna, il Suo devoto. Allo stesso modo oggi giunge a noi tramite l’antico sistema di trasmissione da maestro a discepolo (Guru Parampara). Questa edizione va ad aggiungersi alla già nota di Srila A.C. Bhaktivedanta Swami Maharaja, contribuendo così alla comprensione della Stessa.