UPADESAMRITA

Upadesamrita – Il nettare dell’istruzione

di

Rupa Goswami

 

(spiegazioni di A. C. Bhaktivedanta Svami)

 

Prefazione

Il Movimento per la Coscienza di Krishna è condotto sotto la supervisione di Srila Rupa Gosvami. I Gaudiya vaishnava, i vaishnava del Bengala, sono per la maggior parte seguaci di Sri Caitanya Mahaprabhu, che ebbe come discepoli diretti i sei Gosvami di Vrindavana. Per questo Srila Narottama dasa Thakura ha cantato:

rupa-raghunatha-pade ha-ibe akuti

kabe hama bujhaba se yugala-piriti

“Solo quando sentirò il desiderio di comprendere le opere lasciate dai Gosvami potrò capire le relazioni trascendentali tra Radha e Krishna.”. Sri Caitanya Mahaprabhu apparve per diffondere sulla società umana la benedizione della scienza di Krishna. E tra tutte le attività di Sri Krishna, le più elevate sono i Suoi divertimenti d’amore coniugale con le gopi. Sri Caitanya Mahaprabhu apparve con i sentimenti di Srimati Radharani, la migliore tra le gopi.

Per comprendere la missione di Sri Caitanya Mahaprabhu, e ricalcare le Sue orme, è dunque necessario seguire molto seriamente l’esempio dei sei Gosvami – Srila Rupa, Sanatana, Bhatta Raghunatha, Sri Jiva, Gopala Bhatta e Dasa Raghunatha. Srila Rupa Gosvami, che guidava tutti i Gosvami, ci ha lasciato questa Upadesamrita (Il Nettare dell’Istruzione), per ispirare la nostra vita. Così come Sri Caitanya Mahaprabhu lasciò gli otto versi conosciuti come Sikshashtaka, Rupa Gosvami ha lasciato la Upadesamrita per aiutarci a diventare puri vaishnava.

In tutte le questioni spirituali, il nostro primo dovere consiste nel controllare la mente e i sensi, altrimenti non è possibile fare alcun progresso nella vita spirituale. Nel mondo materiale, tutti sono invischiati nelle influenze della passione e dell’ignoranza. Bisogna dunque elevarsi al piano della virtù, il sattva-guna, seguendo gli insegnamenti di Rupa Gosvami, e allora ci sarà rivelato tutto quello che dobbiamo sapere per progredire ancora.

Il nostro progresso nella coscienza di Krishna dipende dal nostro atteggiamento. Ogni seguace del Movimento per la Coscienza di Krishna dovrebbe diventare un perfetto gosvami. Generalmente i vaishnava sono conosciuti come gosvami, e a Vrindavana, questo è il titolo con cui sono chiamati i responsabili di ogni tempo. Chi vuole diventare un perfetto devoto di Krishna deve diventare un gosvami. Go indica i “sensi” e svami significa “padrone”. Per raggiungere il più grande successo della vita, diventare un gosvami, e poi un puro devoto del Signore, bisogna seguire gli insegnamenti detti Upadesamrita, che sono stati lasciati da Srila Rupa Gosvami.

Srila Rupa Gosvami ha scritto molti altri libri, come il Bhakti-rasamrita sindhu, il Vidaghda-madhava e il Lalita-madhava, ma la Upadesamrita costituisce l’insegnamento più importante per il devoto neofita. Bisogna seguire questi insegnamenti con grande serietà. Allora diventerà più facile coronare di successo la nostra vita.

Hare Krishna.

A.C. Bhaktivedanta Svami

 

 

Verso I

 

vaco vegam manasah krodha-vegam
jihva-vegam udaropastha-vegam
etan vegan yo visaheta dhirah
sarvam apimam prthivim sa sisyat

 

Traduzione

La persona equanime che riesce a controllare l’impulso di parlare, le esigenze della mente, l’influenza dell’ira, e gli stimoli della lingua, dello stomaco e dei genitali, è qualificata per fare discepoli in tutto il mondo.

Spiegazione

 

Nello Srimad-Bhagavatam (6.1.9-10), Pariksit Maharaja ha posto a Sukadeva Gosvami una serie di domande intelligenti. Una di queste domande era: “Perché le persone si sottopongono all’espiazione se non riescono a controllare i propri sensi?” Ad esempio, un ladro può essere perfettamente a conoscenza della possibilità di essere arrestato per aver rubato, e può anche darsi che assista all’arresto di un altro ladro da parte della polizia, ma tuttavia continua a rubare. Ci vuole esperienza sentendo e vedendo. Qualcuno che è poco intelligente acquista esperienza vedendo, mentre quello che è più intelligente accumula esperienza ascoltando. La persona intelligente si astiene dal rubare, perchè ha ascoltato dai libri di diritto e dagli shastra o scritture, che non è buona cosa rubare, e perchè ha sentito che il ladro viene punito al momento dell’arresto. La persona meno intelligente probabilmente deve prima essere arrestata e punita per aver rubato, per imparare a smettere di rubare. Tuttavia, il furfante, l’uomo disonesto, forse ha dell’esperienza per aver visto e sentito, e può anche essere stato punito, ma continuerà ancora a rubare. Anche se quella persona espia e sconta la pena comminata dall’autorità, tornerà a rubare appena uscita di prigione. Se si considera che la punizione del carcere è una sorta di espiazione, allora a cosa serve l’espiazione? Così Maharaja Pariksit chiese:

drsta srutabhyam yat papam
janann apy atmano ‘hitam
karoti bhuyo vivasah
prayascittam atho katham

kvacin nivartate ‘bhadrat
kvacic carati tat punah
prayascittam atho ‘partham
manye kuñjara-saucavat

Egli paragonò l’espiazione al bagno di un elefante. L’elefante può fare il bagno nel fiume con molta cura, ma non appena si ritrova a riva si cosparge tutto il corpo di terra. A cosa gli è servito allora fare il bagno? Allo stesso modo, molti praticanti spirituali cantano il maha-mantra Hare Krishna, ma contemporaneamente si impegnano in molte attività proibite, pensando cantando contrasteranno le loro offese. Tra i dieci tipi di offese che si possono commettere mentre si canta il santo nome, questa offesa è denominata namno balad yasya hi papa-budhih: impegnarsi in attività peccaminose approfittando del canto del maha-mantra Hare Krishna. Similarmente, alcuni cristiani vanno in chiesa a confessare i propri peccati, pensando che confessandoli ad un prete ed eseguendo qualche penitenza, si libereranno dei risultati dei loro peccati settimanali. Non appena finisce il sabato e giunge la domenica, ricominciano con le loro attività peccaminose, in attesa di essere perdonati il sabato successivo. Pariksit Maharaja, il re più intelligente del suo tempo, condanna questo tipo di prayascitta o espiazione. Sukadeva Gosvami, essendo ugualmente intelligente, come si addice al Maestro Spirituale di Maharaja Pariksit, rispose e confermò al re, che la sua affermazione riguardo all’espiazione era corretta. Non si può contrastare un’attività peccaminosa con una attività di pia. Quindi la vera prayascitta o espiazione, è quella di risvegliare la nostra coscienza di Krishna latente. La vera espiazione implica progredire per raggiungere la vera conoscenza, e per raggiungere questo obiettivo vi è un processo autorizzato. Quando qualcuno segue un processo regolato di igiene non si ammala. L’essere umano deve essere addestrato in conformità ad alcuni principi che ravvivano la sua conoscenza originale. Questa vita metodica è denominata tapasya. Uno può elevarsi gradualmente, fino alla vera conoscenza o coscienza di Krishna, praticando austerità e il celibato (brahmacarya), controllando la mente, controllando i sensi, abbandonando i propri averi e dandoli in carità, essendo dichiaratamente veritiero, mantenendosi pulito e praticando gli yoga-asana. Tuttavia, se qualcuno è così fortunato da associarsi a un puro devoto, potrà facilmente superare tutte le pratiche per il controllo della mente, eseguite con il processo dello yoga mistico, semplicemente seguendo i principi regolatori del sentiero della coscienza di Krishna – astensione dal sesso illecito, dal mangiare carne, dal drogarsi o ubriacarsi e dal gioco d’azzardo, e dedicarsi a servire il Signore Supremo sotto la direzione di un Maestro Spirituale autentico. Srila Rupa Gosvami raccomanda questo semplice processo.

Si dovrebbe controllare per prima la facoltà della parola. Tutti noi abbiamo la facoltà della parola, non appena ci si presenta l’occasione iniziamo a parlare. Se parliamo di coltivare la coscienza di Krishna, parleremo di ogni genere di sciocchezze. Il rospo del campo parla gracidando, e allo stesso modo, chiunque ha una lingua vuole parlare, nonostante che tutto quello che ha da dire siano sciocchezze. Tuttavia, il gracidio del rospo, è solamente un invito al serpente: “Per favore, vieni qui a mangiarmi.” Nonostante ciò, quantunque il rospo stia invitando la morte, continua a gracidare.

Le conversazioni tra gli uomini materialisti ed i filosofi impersonalisti mayavadi, possono essere paragonati al gracidare delle rane. Stanno sempre a parlare di sciocchezze, invitando così la morte a catturarli. Ovviamente, il controllo della parola non significa silenzio autoimposto (il processo esterno di mauna), così come credono i filosofi mayavadi. Il silenzio può apparire utile per qualche tempo, ma alla fine rivelarsi un insuccesso. Il significato che Srila Rupa Goswami vuole dare al termine “linguaggio controllato” sostiene il processo positivo di Krishna-Katha: il discorso impiegato nel glorificare il Signore Supremo, Sri Krishna. La lingua può glorificare il nome, la forma, le qualità ed i divertimenti del Signore. Il predicatore del Krishna-Katha è sempre lontano dalle grinfie della morte. Qui sta l’importanza di controllare desiderio di parlare. È possibile controllare l’irrequietezza o l’incostanza della mente (mano-vega), quando la si fissa sui piedi di loto di Krishna. La Caitanya-caritamrta (Madhya 22.31) dice:

krishna-surya-sama ; maya haya andhakara

yahan krsna tahan nahi mayara adhikara

Krishna è come il sole, e maya è pari al buio. Se il sole è presente, non è possibile che vi sia l’oscurità.

Allo stesso modo, se Krishna è presente nella mente, non vi è alcuna possibilità che la mente venga scossa a causa dell’influenza di maya. A nulla servirà il processo yogico di annullare tutti i pensieri materiali. E’ artificiale cercare di creare un vuoto nella mente. Il vuoto non rimarrà. Al contrario, la mente sarà controllata naturalmente se si pensa sempre a Krishna, e al modo migliore per servire Krishna. Analogamente, è possibile controllare l’ira. Non possiamo fermarla completamente, ma potremo controllare la nostra ira attraverso il processo della coscienza di Krishna, se solo ci arrabbiamo con coloro che bestemmiano contro il Signore e contro i devoti del Signore. Sri Caitanya Mahaprabhu si adirò con i fratelli eretici Jagai Madhai e che avevano bestemmiato contro Nityananda Prabhu e lo avevano colpito. Nel tuo Siksastakam, il Signore Caitanya ha scritto, trnad api sunicena taror api sahisnuna: “Uno deve essere più umile di un filo d’erba e più tollerante di un albero”. Ci si può domandare perché allora il Signore manifesta la sua ira. Il punto è che si deve essere disposti a tollerare tutti gli insulti che si ricevono, ma quando si bestemmia contro Krishna o contro il Suo puro devoto, il vero devoto si arrabbia e reagisce contro i colpevoli come se fosse fuoco. Non si può fermare l’ira o krodha, ma può essere indirizzata correttamente. Fu quando si adirò che Hanuman incendiò Lanka, ma è adorato come il più grande devoto del Signore Ramacandra. Questo significa che ha usato la sua rabbia nel modo giusto. Arjuna serve come altro esempio. Lui non voleva combattere, ma Krishna incitava la sua rabbia: “Devi combattere!” Non si può combattere senza essere arrabbiati. Tuttavia, la rabbia è controllata quando viene utilizzata al servizio del Signore. Per quanto riguarda le sollecitazioni della lingua, tutti noi sperimentiamo che la lingua desidera assaporare piatti gustosi. Generalmente non dovremmo permettere alla lingua di mangiare quello che vuole, ma dobbiamo controllarla dandole prasada. L’atteggiamento del devoto è quello di mangiare solo quando Krishna gli dà prasadam. Questo è il modo per controllare l’impulso della lingua. Uno deve prendere prasada ad orari fissi, e non si deve mangiare in ristoranti e negozi di dolciumi, solo per soddisfare i capricci dello stomaco o della lingua. Se ci atteniamo al principio di mangiare solo prasada, sarà possibile controllare gli impulsi dello stomaco e della lingua. Allo stesso modo, è possibile controllare il desiderio sessuale, se non opportunamente indirizzato. Il rapporto sessuale dovrebbe essere utilizzato per creare un figlio cosciente di Krishna, ed il Movimento per la Coscienza di Krishna incoraggia il matrimonio per procreare figli coscienti di Krishna, e non per soddisfare il desiderio sessuale. Non appena i bambini saranno cresciuti un po’, potranno frequentare le apposite scuole dove riceveranno un’educazione adeguata per diventare pienamente consapevoli nella coscienza di Krishna.

Nella sua spiegazione Anuvrtti della Upadesamrita, Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura scrive che la nostra identificazione con il materiale crea tre tipi di impulsi: l’impulso di parlare, la spinta o le esigenze della mente e le esigenze del corpo. La vita dell’entità vivente diventa sfavorevole quando si cade vittima di questi tre tipi di impulsi. Qualcuno che pratica resistendo a queste esigenze o impulsi è chiamato tapasvi, ossia uno che pratica l’austerità.

Grazie a questa tapasya si può smettere di essere vittime dell’energia materiale, la potenza esterna della Suprema Personalità di Dio. Quando parliamo dell’impulso di parlare ci riferiamo ai colloqui inutili, come quelli dei filosofi impersonali mayavadi o di persone impegnate in attività interessate (tecnicamente chiamato karma-kanda) o di persone materialiste che vogliono solo godersi la vita senza alcuna restrizione. Tutti questi discorsi o pubblicazioni sono illustrazioni pratiche dell’impulso di parlare. Molte persone stanno parlando di sciocchezze e scrivono volumi di libri inutili, e questo è il risultato dell’impulso di parlare. Per contrastare questa tendenza dobbiamo orientare le nostre conversazioni verso temi relativi a Krishna. Questo è spiegato nello Srimad-Bhagavatam (1.5.10-11):

na yad vacas citra-padam harer yaso

jagat-pavitram pragrnita karhicit

tad vayasam tirtham usanti manasa

na yatra hamsa niramanty usikksayah

“Le persone sante considerano un luogo di pellegrinaggio per i corvi, quelle parole che non descrivono le glorie del Signore, che solo può santificare l’atmosfera di tutto l’universo. Le persone completamente perfette non sentono alcun piacere lì, perché sono abitanti della dimora trascendentale”.

tad-vag-visargo janatagha-viplavo

yasmin prati slokam abaddhavaty api

namany anantasya yaso ‘nkitani yat

srnvanti gayanti grnanti sadhavah

“D’altra parte, la letteratura è piena di descrizioni delle glorie trascendentali del nome, della fama, delle forme, dei passatempi, e così via, dell’illimitato Signore Supremo, costituente una creazione differente, piena di parole trascendentali, dirette a portare una rivoluzione, nella vita empia della distorta civilizzazione di questo mondo. Tali opere letterarie trascendentali, anche se composte in modo imperfetto, sono ascoltate, cantate e accettate dagli uomini purificati, che sono completamente onesti”.

La conclusione è che possiamo astenerci dai discorsi inutili e disparati, solo quando parliamo di servizio di devozione alla Suprema Personalità di Dio.

Dobbiamo sempre cercare di usare il nostro potere di parlare con l’unico scopo di illuminarci con la coscienza di Krishna. Quanto alle agitazioni della mente oscillante, queste sono divise in due categorie. La prima si chiama avirodha-priti, ossia attaccamento senza restrizioni, e l’altra si chiama virodha-yukta-krodha, la rabbia derivante dalla frustrazione. Avirodha-priti è chiamata l’adesione alla filosofia dei mayavadi, alla credenza nei risultati fruitivi dei karma-vadi e la fede in piani basati su desideri materialistici. Jnanis, karmi e pianificatori materialistici generalmente attirano l’attenzione delle anime condizionate, ma i materialisti si arrabbiano quando non possono realizzare i loro piani, e quando i loro programmi sono frustrati. La frustrazione dei desideri materiali produce l’ira. Analogamente, le esigenze del corpo possono essere suddivise in tre categorie: le richieste della lingua, dello stomaco e dei genitali. Si può notare che questi tre modi sono fisicamente situati su una linea retta nel corpo, e che le esigenze corporali cominciano con la lingua. Se uno può restringere le esigenze della lingua, limitandone l’attività al processo di mangiare prasada, allora è in grado di controllare automaticamente gli impulsi dello stomaco e dei genitali. A questo proposito Bhaktivinoda Thakura dice:

sarira avidya-jala, jadendriya tahe kala

jive phele visaya sagare

ta’ra jihva madhye ati, lobhamaya sudurmati

ta’ke jeta kathina samsare

krsna bada dayamaya, karibare jihva jaya

sva-prasada-anna dila bhai

sei annamrta khao, radha-krsna-guna gao

preme daka caitanya-nitai

“Mio Signore, questo corpo materiale è un ammasso di ignoranza, e i sensi sono un reticolato di sentieri che conducono alla morte. In un modo o nell’altro siamo caduti nell’oceano del piacere materiale dei sensi, e tra tutti i sensi, la lingua è la piú vorace e incontrollabile. È molto difficile vincere la lingua in questo mondo, ma Tu, caro Krsna, sei molto buono con noi. Tu ci hai mandato questo ottimo prasàda per aiutarci a controllare la lingua: perciò, prendiamo questo prasàda fino a piena soddisfazione, glorificando Vostre Grazie, Sri Sri Radha e Krsna, e con amore chiamiamo in aiuto Sri Caitanya e Sri Nityananda”.

Esistono sei categorie di rasa (gusti), e chi è agitato da uno di essi, diventa schiavo degli impulsi della lingua. Alcuni sono attratti dal gusto della carne, dal pesce, dai molluschi, dalle uova e da altre sostanze prodotte dallo sperma e dal sangue, che si mangiano nella forma di corpi morti. Altri sono attratti da verdure, piante, spinaci o latticini; tutto comunque è destinato alla soddisfazione della lingua. Il fatto di mangiare allo scopo di soddisfare i sensi -compreso l’uso eccessivo di spezie come il peperoncino e il tamarindo- non si addice alle persone coscienti di Krsna. L’uso di pan, di haritaki, di noci di betel, l’abitudine alle varie spezie usate per la preparazione del pan, al tabacco, all’LSD, alla marijuana, all’oppio, ai liquori, al tè e al caffè, deriva da un falso bisogno , che non è lecito. Se ci abituiamo ad accettare soltanto gli avanzi del cibo offerto a Krsna, potremo liberarci, dal potere di maya. Verdure, cereali, frutta, latticini e acqua sono i cibi adatti a essere offerti al Signore, come prescrive Sri Krsna stesso. Tuttavia anche coloro che accettano prasada soltanto per il suo sapore piacevole e mangiano troppo, cadono vittime del desiderio di soddisfare le richieste della lingua. Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha insegnato a evitare i piatti troppo raffinati, anche se si tratta di prasada. Se offriamo dei cibi squisiti alla Divinità con l’intenzione di mangiare quel cibo così buono, restiamo coinvolti nel desiderio di soddisfare la lingua. Anche se accettiamo l’ invitò di un ricco con l’idea di poter gustare cibi squisiti, stiamo cercando di soddisfare le richieste della lingua. Nella Caitanya-caritamrta (Antya 6.227) è detto:

jihvàra làlase yei iti-uti dhàya

sisnodara paràyana krsna nàhi pàya

“Chi corre qua e là cercando di soddisfare il proprio palato, sempre schiavo dei desideri dello stomaco e dei genitali, non è in grado di raggiungere Krsna.”

Come abbiamo già detto, la lingua, lo stomaco e i genitali si trovano in linea retta, e rientrano nella stessa categoria. Sri Caitanya ha detto, bala na khàibe ara bhàla na paribe: “Non vestitevi in modo lussuoso, e non mangiate cibi deliziosi” (C. c., Antya 6.236). Almeno secondo questa analisi, coloro che soffrono di disturbi di stomaco dovrebbero essere in grado di controllare gli impulsi dello stomaco. Il desiderio di mangiare più del necessario provoca subito molti problemi nella nostra esistenza. Se invece osserviamo i giorni di digiuno, come Ekadasi e Janmastami, potremo limitare le richieste dello stomaco.

Per quanto riguarda le richieste dei genitali, possiamo distinguere due categorie -quelle lecite e quelle illecite. Quando un uomo ha raggiunto la maturità, può sposarsi secondo le regole degli sastra e generare figli degni. Questo è lecito, è religioso. Altrimenti adotterà molti mezzi artificiali allo scopo di soddisfare tali impulsi, e sarà incapace di limitazioni. Quando una persona indulge nel sesso illecito, così è definito dagli sastra, sia col pensiero che con le parole, sia facendo progetti o compiendo l’atto in sé, oppure soddisfacendo il desiderio in modo artificiale, resta preda della rete di maya. Queste istruzioni non si applicano solo agli uomini di famiglia, ma anche ai tyagi, coloro che hanno scelto l’ordine di rinuncia. Nel settimo capitolo del Prema-vivarta, Sri Jagadananda Pandita afferma:

vairàgi bhài gràmya-kathà na sunibe kàne gràmya-varta na kahibe yabe milibe ane svapane o na kara bhai stri-sambhàsana grhe stri chàdiyà bhài àsiyàcha vana yadi caha pranaya rakhite gaurangera sane chota haridasera katha thàke yena mane Mila nà khaibe ara bhala nà paribe hrdayete ràdhà-krsna sarvadà sevibe

“Caro fratello, tu sei nell’ordine di rinuncia e non dovresti ascoltare discorsi che si riferiscono alle cose di questo mondo, né parlarne quando ti incontri con altri. Non dovresti pensare alle donne, neppure in sogno. Tu hai accettato l’ordine di rinuncia con un voto che ti proibisce di frequentare le donne. Se vuoi la compagnia di Caitanya Mahaprabhu, devi sempre ricordare la storia di Chota Haridasa il quale fu respinto dal Signore. Non mangiare cibi troppo raffinati né indossare abiti molto ricercati, ma rimani sempre umile e servi Sri Sri Radha e Krisna nel piú profondo dei cuore”.

In conclusione, chi riesce a controllare questi sei impulsi -parola, mente, collera, lingua, stomaco e genitali- dev’essere chiamato svami o gosvami. Svami significa maestro, padrone, e gosvami significa “padrone” di go, dei sensi. Quando si accetta l’ordine di rinuncia, si assume automaticamente il titolo di svami. Questo non significa, diventare padrone della propria famiglia, della comunità o della società; è dei sensi che dobbiamo essere padroni. Se non si è padroni dei sensi, non bisogna farsi chiamare gosvami, perché si è piuttosto go-dasa, servitore dei sensi. Seguendo le orme dei sei Gosvami di Vrndavana, tutti gli svami e i gosvami dovrebbero impegnarsi pienamente nel trascendentale servizio d’amore al Signore. Al contrario, i go-dasa s’impegnano al servizio dei sensi, o al servizio, del mondo materiale. Non fanno altro. Prahlada Maharaja ha descritto i go-dasa col -nome di adanta-go, coloro che sono incapaci di controllare i sensi. Un adanta-go non può diventare un servitore di Krsna. Nello Srimad-Bhagavatam (7.5.30), Prahlada Maharaja ha detto “matìr na krsne paratah svato va mitho ‘bhipadyeta grhavratanam adanta-gobhír visatam tamísram punah punas carvita-carvananam”: “Per coloro che hanno deciso di continuare la loro esistenza in questo mondo materiale per godere del piacere dei sensi, non c’è possibilità di diventare cosciente di Krsna, né con uno sforzo personale, né ascoltando gli insegnamenti di altri o con scambi di opinione. Trascinati dai loro sensi sfrenati nelle piú profonde tenebre dell’ignoranza, essi s’affannano come pazzia a masticare ciò che è già stato masticato”.

Verso II

atyaharah prayasas ca

prajalpo niyamagrahah

jana-sangas ca

laulyam ca sadbhir bhaktir vinasyati

TRADUZIONE

Rovina il proprio servizio devozionale chi si fa coinvolgere in queste sei attività-. 1) mangiare più, del necessario o raccogliere piú denaro del necessario; 2) sforzarsi troppo per cose materiali molto difficili da ottenere; 3) parlare senza necessità di argomenti materiali; 4) seguire le regole delle Scritture soltanto per il gusto di seguirle e non per progredire nella vita spirituale, o trascurare le regole e agire a capriccio, in modo indipendente; 5) frequentare persone dalla mentalità materialista che non sono interessate alla coscienza di Krsna; e 6) essere troppo avidi di successi materiali.

SPIEGAZIONE

La forma umana è fatta per una vita semplice e un pensiero elevato. Poiché tutti gli esseri condizionati sono soggetti al controllo della terza energia del Signore, questo mondo materiale è fatto in modo che tutti siano obbligati a lavorare. La Suprema Personalità di Dio, possiede tre energie, o potenze, principali. La prima è detta antaranga-sakti, la potenza interna; la seconda è detta tatastha-sakti, la potenza marginale; e la terza è detta bahiranga-sakti, la potenza esterna. Gli esseri viventi costituiscono la potenza marginale, e sono situati tra la potenza interna e quella esterna. Essendo subordinati a Dio, la Persona Suprema, Suoi eterni servitori, gli esseri infinitesimali, detti jivatma, devono rimanere soggetti al controllo della potenza interna o di quella esterna. Quando sono controllati dalla potenza interna, manifestano la loro occupazione naturale e costituzionale: l’impegno costante nel servizio di devozione al Signore. Lo conferma la Bhagavad-gita (9.13):

mahatmanas tu mam parta daivim prakrtim asritah bhajanty ananya-manaso jñatva bhutadim avyayam

“O figlio di Prtha, coloro che non sono illusi, le grandi anime, sono situati sotto la protezione della natura divina. Sapendo che Io sono la Suprema Personalità di Dio, originale e inesauribile, essi si dedicano completamente al servizio di devozione”.

Il termine mahatma si riferisce a chi è dotato di mente ampia, non ristretta. Le persone dalla mentalità ristretta, sempre impegnate a soddisfare i propri sensi, allargano talvolta il loro campo di attività al fine di fare del bene agli altri, impegnandosi in qualche “ismo” -nazionalismo, umanitarismo o altruismo. Possono arrivare perfino a dimenticare il proprio piacere personale per il piacere degli altri, come capita per esempio ai componenti di una stessa famiglia, comunità o società, a livello nazionale o internazionale. In realtà, questa è soddisfazione dei sensi, anche se estesa dal piano personale a quello comunitario o sociale. Può essere un’ottima cosa dal punto di vista materiale, ma tali attività non hanno alcun valore spirituale. La base di queste attività è sempre la soddisfazione dei sensi, personale o estesa. Soltanto chi arriva a soddisfare i sensi del Signore Supremo può essere chiamato mahatma, una grande anima.

Nel verso della Bhagavad-gita che abbiamo appena citato, l’espressione daivim prakrtim si riferisce al controllo della potenza interna, la potenza di piacere della Suprema Personalità di Dio. Questa potenza di piacere si manifesta nella forma di Srimati Radharani, o della Sua espansione Laksmi, la dea della fortuna. Quando le anime individuali, dette jiva, si trovano sotto il controllo dell’energia interna, s’impegnano unicamente a soddisfare Krsna o Visnu. Questa è la posizione del mahatma. Chi non è mahàtma è duràtma, una persona dalla mentalità ristretta, e questi duràtma sono affidati al controllo della potenza esterna del Signore, mahàmaya.

In realtà, tutti gli esseri individuali in questo mondo materiale sono soggetti al controllo di mahamaya, che ha il compito di soggiogarli all’influenza delle tre forme di sofferenza: adhidaivika-klesa (le sofferenze causate dagli esseri celesti, come la siccità, i terremoti e 1e tempeste), adhibhautika-klesa (le sofferenze causate da altri esseri viventi, come gli insetti e i nemici), e adhyatmika-klesa (le sofferenze causate dal proprio corpo e dalla propria mente, come le malattie fisiche e mentali). Daiva-bhutatma-hetavah: le anime condizionate devono affrontare molte difficoltà, soggette come sono a queste tre forme di sofferenza, sotto il controlla dell’energia esterna.

Il più grosso problema che si presenta alle anime condizionate è il ripetersi di nascita, malattia, vecchiaia e morte. Nel mondo materiale bisogna lavorare, per mantenere il corpo e l’anima, ma come si pub lavorare in un modo che sia favorevole alla pratica della coscienza di Krsna? Tutti hanno bisogno di possedere cibo, cereali, abiti, denaro e altre case necessarie al mantenimento del corpo, ma non bisogna accumulare pi ú dello stretto necessario. Seguendo questo principio naturale, non s’incontreranno difficoltà nel mantenimento del corpo.

Per legge di natura, gli esseri che si trovano sui gradini piú bassi della scala dell’evoluzione non mangiano né accumulano piú del necessario. Per conseguenza, nel regno animale non si verificano generalmente problemi economici, carestia o povertà. Se mettiamo per strada un sacca di riso, gli uccelli verranno a mangiarne qualche chicco e poi voleranno via. Un essere umano, invece, si porterà via tutto il sacco. Mangerà tutto quello che il suo stomaco potrà reggere, e poi cercherà di conservare il resto in un magazzino. Secondo le Scritture, il- fatto di raccogliere piú del necessario (atyahàra) è un atto proibito. Attualmente il mondo intero soffre a causa di questo comportamento egoistico.

Accumulare e mangiare più del necessario è anche la causa di prayàsa, lo sfarzo non necessario. Secondo il piano di Dio, tutti nel mondo possono vivere tranquilla mente con un po’ di terra e una mucca da latte. L’uomo non ha bisogno di andare da un luogo all’altro per guadagnarsi da vivere perché puó coltivare cereali e mungere il latte nello stesso luogo in cui vive. Questo potrebbe risolvere tutti i problemi economici. Fortunatamente, l’uomo ha ricevuto un’intelligenza superiore per coltivare la coscienza di Krsna, la comprensione di Dio, la sua relazione con Lui, e lo scopo supremo della vita, l’amore per Dio. Tuttavia gli uomini che pur non interessandosi della realizzazione di Dio si considerano civili, usano la propria intelligenza per accumulare piú del necessario e mangiano solo per soddisfare la lingua. Per volontà di Dio esiste la possibilità di produrre cereali e latte in quantità sufficienti per tutti gli esseri umani del mondo, ma invece di usare la loro intelligenza superiore per coltivare la coscienza di Dio, i cosiddetti “uomini intelligenti” si danno da fare per produrre molte cose inutili e dannose. Per questa ragione vengono aperte fabbriche, mattatoi, case di prostituzione e negozi di liquori. Se consigliassimo alla gente di non accumulare troppo, di non mangiare troppo o di non lavorare eccessivamente per procurarsi un benessere artificiale, saremmo accusati di auspicare un ritorno alla vita primitiva. Generalmente gli uomini non amano la vita semplice e il pensiero elevato: questa è la loro sfortuna.

La vita umana è fatta per la realizzazione di Dio, e l’essere umano ha ricevuto un’intelligenza superiore proprio a questo scopo. Coloro che sanno che questa intelligenza superiore è destinata a farci raggiungere un livello piú elevato, dovrebbero seguire gli insegnamenti delle Scritture vediche. Accettando queste istruzioni dalle autorità superiori si può veramente raggiungere la conoscenza perfetta e dare un vero significato alla vita.

Nello Srimad -Bhagavatam (1.2.9) Sri Suta Gosvami descrive così il vero dharma dell’uomo:

dharmasya hy apavargyasya

nartho ‘rthayopakalpate

narthasya dharmaikantasya

kamo labhaya hi smrtah

“Tutti i doveri prescritti (dharma) sono certamente destinati a farci raggiungere la destinazione suprema. Non dovrebbero mai essere compiuti per un guadagno materiale. Inoltre, chi è impegnato nel dovere prescritto (dharma) supremo, non dovrebbe mai usare i suoi guadagni materiali per coltivare il piacere dei sensi”.

Il primo passo della civiltà umana consiste nel dovere prescritto compiuto secondo gli insegnamenti delle Scritture. L’intelligenza superiore di un essere umano dovrebbe essere addestrata al fine di comprendere il dharma fondamentale. Nella società umana si trovano diverse concezioni religiose, variamente caratterizzate e definite come indú, cristiane, ebree, musulmane, buddiste, e così via; infatti, senza religione la società umana non è migliore di quella animale.

Come abbiamo già detto (dharmasya hy àpavargyasya nàrtho `rthàyopakalpate), la religione ha lo scopo di farci ottenere la liberazione, non il pane quotidiano. Talvolta l’uomo, si crea un falso sistema religioso che mira al progresso materiale, ma in questo modo si allontana molto dalla finalità del vero dharma. Religione significa comprendere le leggi di Dio, perché obbedendo a queste leggi ci si libera infine dai legami materiali. Questo è il vero significato della religione. A causa dell’atyahara, il desiderio eccessivo di ottenere tale prosperità, la gente sfortunatamente considera la religione un mezzo verso la prosperità materiale. La vera religione, invece, insegna alla gente ad accontentarsi di ciò che è veramente necessario alla vita, e insieme a coltivare la coscienza di Krsna. Anche se lo sviluppo economico è necessario, la vera religione lo assicura solo nella misura in cui tale sviluppo è veramente necessario all’esistenza materiale. Jivasya tattva jijnasa: il vero scopo della vita è informarsi sulla Verità Assoluta. Se il nostro sforzo (prayàsa) non è diretto verso la conoscenza della Verità Assoluta, non faremo che moltiplicare i nostri sforzi per soddisfare esigenze artificiali. Un candidato alla vita spirituale dovrebbe evitare di sforzarsi per ottenere ciò che è materiale.

Un altro impedimento è costituito dal prajalpa, i discorsi inutili. Quando incontriamo degli amici sorge spontaneo l’impulso di chiacchierare, anche se ciò che diciamo non ha piú significato del gracchiare delle rane. Se dobbiamo parlare, parliamo del movimento per la coscienza di Krsna. Coloro che non fanno parte del movimento per la coscienza di Krsna s’interessano di leggere una gran quantità di giornali, riviste e romanzi, si divertono a risolvere cruciverba e a fare altre cose assurde. In questo modo la gente spreca tempo ed energia preziosi. Nei paesi occidentali gli uomini anziani che si sono ritirati dalla vita attiva e sono in pensione, giocano a carte, vanno a pescare, guardano la televisione e fanno interminabili, quanto inutili, discussioni di carattere politico e sociale. Queste e altre frivolezze rientrano nella categoria del prajalpa. Le persone intelligenti che s’interessano della coscienza di Krsna non dovrebbero mai partecipare a simili attività.

Jana-sanga si riferisce alla compagnia di persone che non s’interessano della coscienza di Krsna. È necessario evitare accuratamente tali compagnie. Srila Narottama dasa Thakura ci ha dunque consigliato di vivere soltanto in compagnia di devoti coscienti di Krsna (bhakta-sane vasa). Bisogna sempre impegnarsi al servizio del Signore in compagnia dei Suoi devoti. Frequentare coloro che s’interessano delle stesse cose è un grande aiuto per qualsiasi attività. E’ per questa ragione che i materialisti formano varie associazioni e circoli allo scopo di aiutarsi l’un l’altro. Nel mondo degli affari, per esempio, esistono istituzioni come la borsa valori e la camera di commercio Similmente, noi abbiamo fondato l’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna per dare alla gente la possibilità di frequentare persone che non hanno dimenticato Krsna, Questa compagnia spirituale offerta dal nostro Movimento ISKCON cresce giorno per giorno. Molte persone provenienti da diverse parti del mondo si uniscono a questa associazione al fine di risvegliare la propria coscienza di Krsna latente.

Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura scrive nel suo commento Anuvrtti che uno sforzo eccessivo compiuto dagli speculatori mentali o dagli aridi filosofi per acquisire la conoscenza rientra nella categoria detta atyàhàra (raccogliere piú del necessaria). Secondo lo Srimad-Bhàgavatam, lo sforzo con cui i filosofi speculativi scrivono una grande quantità di volumi per discutere di un’arida filosofia priva di coscienza di Krsna, è assolutamente vano. Il lavoro dei karmi che scrivono libri e libri sullo sviluppo economico rientra anch’esso nella categoria atyahara. Similmente, sono inclusi in questo atyàhara anche coloro che non provano interesse per la coscienza di Krsna e desiderano soltanto accrescere i loro possedimenti materiali -sia nella forma di conoscenza scientifica sia nella forma di guadagno economico.

I karmi si affannano per accumulare una quantità di denaro sempre maggiore, ma lo fanno per le generazioni future, perché non sanno quale sarà la loro prossima destinazione. Interessandosi sola di accumulare denaro per figli e nipoti, questi sciocchi non sanno nemmeno quale sarà la loro posizione nella prossima vita. Sono malti gli esempi .a questo proposito. Un grande karmi accumulato un’enorme fortuna per i suoi figli e nipoti, ma poi, costretto dal suo karma, dovette rinascere nella casa di un ciabattino che abitava vicino al palazzo che lui stesso aveva costruito nella vita precedente per i suoi figli. Accadde così che quando volle tornare in quel palazzo, i precedenti figli e nipoti del ciabattino lo presero a, calci. Senza sviluppare interesse per la coscienza di Krsna, karmi e jnani continueranno a sprecare la vita in attività vane.

Accettare alcune regole delle Scritture per un benefi­cio immediato, come fanno gli opportunisti, è detto niyama-agraha, cosí come trascurare le regole degli sastra, che sono destinate a farci progredire spiritualmente, é detto ni yama-àgraha. La parola àgraha significa “desiderio di accettare”, e agraha “evitare di accettare”. Aggiungendo l’una o l’altra di queste parole al termine niyama (“regole”) si ottiene la parola niyamagraha. Niyamàgraha può dunque avere un doppio significato a seconda della particolare combinazione delle due parole. Le persone interessate alla coscienza di Krsna non dovrebbero desiderare di seguire le regole Krsna lo sviluppo economico, ma dovrebbero obbedire alle regole delle Scritture per progredire nella coscienza di Krsna. Dovrebbero seguire scrupolosamente i principi regolatori evitando i rapporti sessuali illeciti, il consumo di carne e di sostanze inebrianti e il gioco d’azzardo.

Bisogna anche evitare la compagnia dei mayavadi, che si limitano ad insultare i vaisnava (devoti). I bhukti-kami, che desiderano la felicità materiale, i mukti-kami, che desiderano raggiungere la liberazione fondendosi nell’esistenza dell’assoluto senza forma (Brahman), e i siddhi-kami, che desiderano la perfezione dello yoga mistico, sono classificati tutti come atyàhàri. La compagnia di queste persone non è affatto raccomandabile.

Il desiderio di espandere la mente perfezionando lo yoga mistico, fondendosi nell’esistenza del Brahman, o raggiungendo un’arbitraria prosperità materiale, appartiene sempre alla categoria dell’avidità (laulya). Ogni tentativo di acquisire questi benefici materiali o un preteso avanzamento spirituale, sarà di ostacolo alla via della coscienza di Krsna.

Le ostilità che oppongono oggi capitalisti e comunisti sono dovute al fatto che sia gli uni che gli altri non seguono i consigli di Srila Rupa Gosvami, sull’ atyahara. I capitalisti di oggi accumulano ricchezze in quantità maggiore del necessario, e i comunisti, invidiosi della loro prosperità, vogliono nazionalizzare ogni proprietà e ricchezza. I comunisti sfortunatamente non sanno come risolvere il problema della ricchezza e della sua distribuzione, e per conseguenza, quando i beni dei capitalisti finiscono nelle mani dei comunisti, non si risolve nulla. Opponendosi a entrambe le ideologie, la filosofia cosciente di Krsna afferma che ogni ricchezza appartiene a Krsna. Finché tutti i beni non saranno amministrati in modo cosciente di Krsna, quindi, l’umanità non potrà vedere risolti ‘i suoi problemi economici. La soluzione non si può avere facendo passare le ricchezze nelle mani dei comunisti o dei capitalisti. Se c’è una banconota da cento dollari sul marciapiede, qualcuno potrebbe raccoglierla e mettersela in tasca, ma questo non sarebbe un comportamento onesto. Un altro potrebbe vedere il denaro e decidere di lasciarlo lì pensando che non sta a lui toccare ciò che appartiene a un altro. Anche se non ruba il denaro per il proprio profitto, quest’uomo non lo usa nel modo giusto. Un terzo, infine, vedendo il denaro, potrebbe raccoglierlo, cercare l’uomo che l’ha perso e restituirglielo. Quest’uomo non ruba quel denaro per spenderlo per sé; e nemmeno lo trascura lasciandolo per strada. Raccogliendolo e riconsegnandolo a chi l’ha perso, dimostra di essere onesto e anche saggio.

Il trasferimento della ricchezza dai capitalisti ai comunisti non è sufficiente per risolvere i problemi politici di oggi perché è stato dimostrato che quando un comunista ottiene del denaro, lo usa per il proprio piacere. Le ricchezze del mondo appartengono in realtà a Krsna, e ogni essere vivente, uomo o animale, per diritto di nascita può usare la proprietà di Dio per vivere. Quando una persona prende piú del necessario per il proprio mantenimento -che sia capitalista o comunista- è sempre un ladro, ed in quanto tale è soggetto alla punizione per opera delle leggi di natura.

Le ricchezze del mondo dovrebbero essere usate per il benessere di tutti gli esseri viventi, come desidera madre natura. Tutti hanno il diritto di vivere utilizzando le ricchezze del Signore. Quando l’uomo imparerà l’arte di utilizzare scientificamente le proprietà del Signore, non cercherà più di privare gli altri dei loro diritti. Allora potremo avere una società modello. Il principio fondamentale per questa società spirituale è affermato nel primo mantra della Sri Isopanisad:

isavasyam idam sarvam

yat kiñca jagatyam jagat

tena tyaktena bhuñjitha

ma grdhah kasya svid dhanam

“Ogni cosa animata o inanimata all’interno dell’universo è proprietà del Signore, ed è posta sotto il Suo controllo. Bisogna dunque accettare solo ciò che è necessario per noi stessi, ciò che ci è stato assegnato per il nostro mantenimento, e non cercare altre cose, sapendo bene a chi tutto appartiene”.

I devoti coscienti di Krsna sanno bene che questo mondo materiale è stato progettato secondo il piano del Signore per soddisfare tutte le esigenze di vita, per tutti gli esseri, senza che essi debbano violare i diritti o la vita dì altri. Questo piano perfetto prevede la giusta quantità di ricchezze per ognuno, secondo i suoi bisogni reali, e in questo modo tutti potrebbero vivere tranquilli, secondo il principio di una vita semplice e di un pensiero elevato. Purtroppo i materialisti che non hanno fede nei piani di Dio, né desiderano raggiungere uno sviluppo spirituale piú elevato, sprecano l’intelligenza che hanno ricevuto da Dio, al solo fine di accrescere i loro possedimenti materiali. Così continuano a inventare nuovi sistemi -come il capitalismo o il comunismo materiale- per migliorare la propria posizione materiale. Non s’interessano delle leggi di Dio o di uno scopo superiore. Sempre ansiosi di soddisfare i loro innumerevoli desideri di piacere dei sensi, si distinguono per la loro abilità nello sfruttare il prossimo.

Quando la società umana si libererà da questi errori fondamentali che Srila Rupa Gosvami enumera (atydhara, etc.), le ostilità tra uomini e animali, tra capitalisti e comunisti, cesseranno completamente. Inoltre, saranno risolti tutti i problemi dovuti a una cattiva amministrazione economica o politica, e all’instabilità sociale. Questa coscienza pura viene risvegliata da un’adeguata educazione spirituale e dalla pratica scientificamente presentata dal movimento per la coscienza di Krsna.

Il nostro movimento per la coscienza di Krsna offre una comunità spirituale che può portare la pace nel mondo. Ogni uomo intelligente dovrebbe purificare la propria coscienza e sbarazzarsi dei sei ostacoli sopra menzionati che si presentano sulla via del servizio devozionale, prendendo rifugio di tutto cuore in questo movimento per la coscienza di Krsna.

Verso III

utsahan niscayad dhairyat

tat-tat-karma- pravartanat

sanga-tyagat sato vrtteh

sadbhir bhaktih prasidhyati

TRADUZIONE

Ci sono sei principi favorevoli all’esecuzione del puro servizio devozionale: 1) essere, entusiasti, 2) sforzarsi con fiducia, 3) essere pazienti, 4) comportarsi secondo i principi regolatori (come sravanam kirtanam visnoh smaranam – ascoltare, cantare e ricordare Krsna), 5) abbandonare la compagnia dei non-devoti e 6) seguire le orme degli acarya precedenti. Questi sei principi assicurano, senza -alcun dubbio, il completo successo nel puro servizio devozionale.

SPIEGAZIONE

Il servizio devozionale non è un argomento di speculazione sentimentale o un’estasi immaginaria. La sua vera essenza è l’attività pratica. Srila Rupa Gosvami, nel suo Bhakti-rasamrta-sindhu ha così definito il servizio devozionale:

anyabhilasita-sunyam jñana- karmady-anavrtam anukulyena krsnanu- silanam bhaktir uttama.

“L’uttama bhakti, la pura devozione per la Suprema Personalità di Dio, Sri Krsna, consiste nel rendere servizio devozionale al Signore in modo favorevole. Questo servizio devozionale dovrebbe essere libero da ogni motivazione estranea e dall’azione interessata (karma), da jnana impersonale e da ogni altro desiderio egoistico. La bhakti dev’essere coltivata. Quando diciamo “coltivare” ci riferiamo all’attività. Coltivare la spiritualità non significa starsene pigramente seduti con la scusa della meditazione, come insegnano alcuni falsi yogi. Questa meditazione oziosa può essere d’aiuto per coloro che non hanno alcuna informazione sul servizio devozionale, e per questa ragione essa è talvolta raccomandata come un modo per evitare di essere distratti da attività materiali. Meditazione significa mettere fine a tutte le attività assurde, almeno per quel momento. Il servizio devozionale, però, non si limita a mettere fine a tutte le assurde attività mondane, ma richiede impegno in attività devozionali molto significative. Sri Prahlada Maharaja raccomanda:

sravanam kirtanam visnoh smaranam pada-sevanam

arcanam vandanam dasyam sakhyam atma-nivedanam

I nove metodi del servizio devozionale sono i seguenti (S.B., 7.5.23):

1) sravana: ascoltare il nome e le glorie di Dio, la Persona Suprema;

2) kirtana: cantare le Sue glorie

3) smarana: ricordare il Signore;

4) pada-sevana: servire i piedi di loto del Signore;

5) arcana: adorare la Divinità;

6) vandana: offrire preghiere al Signore;

7) dasya: agire come un servitore del Signore;

8) sakhya: fare amicizia con il Signore;

9) atma-nivedana: sottomettersi completamente al Signore.

Sravanarn, l’ascolto, è il primo passo per acquisire la conoscenza trascendentale. Non bisogna ascoltare persone non autorizzate, ma cercare di avvicinare la persona giusta, come raccomanda la Bhagavad-gita (4.34): tad viddhi pranipatena pariprasnena sevaya upadeksyanti te jñanam jñaninas tattva-darsinah.

“Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L’anima realizzata può rivelarti la conoscenza poiché ha visto la verità.”

La Mundaka Upanisad raccomanda ancora, tad vijnanartham sa gurum evabhigacchet: “Per comprendere questa scienza trascendentale, bisogna avvicinare un maestro spirituale autentico.” Questo metodo di ricevere umilmente la conoscenza trascendentale piú confidenziale non si basa sulla semplice speculazione mentale. A questo proposito, Sri Caitanya Mahaprabhu disse a Rupa Gosvami: brahmanda bhramite kona bhàgyavan jiva guru-krsna prasàde pàya bhakti-lata-bija.

“Nel corso del suo vagabondare attraverso la creazione universale di Brahma, qualche anima fortunata potrà ricevere il seme della bhakti-lata, la pianticella del servizio devozionale. Questo avviene per grazia del guru e di Krsna.” (C.c., Madhya 19.151). Il mondo materiale è un luogo di esilio per gli esseri individuali, i quali per natura sono anandamaya, fatti per cercare il piacere. In realtà, essi desiderano essere liberati dall’esilio di questo mondo di felicità condizionata, ma non conoscendo il metodo per liberarsi sono costretti a trasmigrare da una specie all’altra e da un pianeta all’altro. A causa di ciò gli esseri individuali vagano per, tutto l’universo materiale. Quando grazie alla buona fortuna si entra in contatto con un puro devoto, e si ascoltano pazientemente le sue parole, s’intraprende la strada del servizio devozionale. Questa possibilità viene offerta a una persona sincera. L’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna sta offrendo questa opportunità all’umanità intera. Se per, fortuna siamo in grado di approfittare di questa opportunità per impegnarci nel servizio devozionale, la via della liberazione si apre subito davanti a noi.

Dobbiamo accogliere questa opportunità di tornare a Dio, nella nostra dimora originale, con grande entusiasmo. Senza entusiasmo, non ci può essere successo. Persino nel mondo materiale è necessario sentire entusiasmo per il proprio campo di attività se si vuole ottenere il successo. Studenti, uomini d’affari, artisti, e chiunque altro desideri il successo deve avere entusiasmo. Similmente, dobbiamo essere pieni di entusiasmo nel servizio devozionale. Entusiasmo significa azione, ma azione per chi? La risposta è che bisogna agire sempre per Krsna -krsnarthakhila-cesta (Bhakti-rasamrta-sindhu).

In ogni fase della vita si devono compiere le attività devozionali sotto la guida del maestro spirituale per raggiungere la perfezione del bhakti-yoga. Questo non significa che si devono restringere o limitare le proprie attività. Poiché Krsna è onnipresente, nulla è indipendente da Lui, come Krsna stesso conferma nella Bhagavad-gita (9.4):

maya tatam idam sarvam jagad avyakta-murtina mat-sthàni sarva-bhútàni na càham tesv avasthitah

“Questo universo è tutto penetrato da Me nella Mia forma non-manifestata. Tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro”. Seguendo le direttive del maestro spirituale autentico, bisogna compiere tutto ciò che è favorevole al servizio di Krsna. In questo momento, per esempio, stiamo usando un dittafono. Il materialista che inventò questo apparecchio voleva destinarlo agli uomini d’affari o a scrittori di argomenti mondani. Certamente non gli era mai passata per la mente l’idea di usare il dittafono al servizio di Dio, ma noi lo stiamo usando per scrivere opere coscienti di Krsna. Certo, la fabbricazione del dittafono appartiene pienamente all’ambito dell’energia di Krsna. Tutte le parti che compongono l’apparecchio, comprese le parti elettroniche, sono fabbricate a partire da differenti combinazioni e interazioni delle cinque categorie fondamentali dell’energia materiale, cioè bhumi, jala, agni, vayu e akasa. L’inventare ha usato il propria cervello per creare questo meccanismo complicato, e anche il suo cervello, come gli altri componenti, è stato fornito da Krsna. Secondo le parole di Krsna, mat-sthani sarvabhútàni: “Tutto dipende dalla Mia energia”. Perciò il devoto comprende che tutto dev’essere messo al servizio di Krsna, perché nulla è indipendente da Lui.

Lo sforzo eseguito con intelligenza nella coscienza di Krsna è definito utsàha, entusiasmo. I devoti trovano il modo giusto per usare ogni cosa al servizio del Signore (nirbandhah krsna-sambandhe yuktam vairàg yam ucyate). Il servizio devozionale non è meditazione oziosa, ma azione pratica nel campo della vita spirituale.

Queste attività devono essere eseguite con pazienza. Non bisogna essere impazienti nella coscienza di Krsna. In verità, questo movimento per la coscienza di Krsna fu iniziato da una persona sola, e all’inizio sembrava che non ci fosse risposta. Tuttavia, poiché abbiamo continuato a svolgere con pazienza le nostre attività devozionali, gradualmente il pubblico ha cominciato a comprendere l’importanza di questo movimento, e ora la gente è ansiosa di partecipare. Non bisogna essere impazienti nella pratica del servizio devozionale, ma si devono accettare le istruzioni del maestro spirituale e seguirle con pazienza, affidandosi alla misericordia del guru e di Krsna. II raggiungimento del successo nelle attività coscienti di Krsna richiede egual misura di pazienza e di fiducia. E’ naturale che una ragazza appena sposata desideri dei figli da suo marito, ma non può aspettarsi di averli subito dopo il matrimonio. Certo, appena sposata può cercare di concepire un figlio, ma deve sottomettersi a suo marito e aver fiducia che il bambino si svilupperà e nascerà a tempo debito. Similmente, nel servizio devozionale sottomissione significa che dobbiamo diventare fiduciosi. Il devoto pensa, avasya raksibe krsna: “Sicuramente Krsna mi proteggerà e mi aiuterà nel mio servizio devozionale.” Questa è, fiducia.

Come abbiamo già spiegato, non dobbiamo restare inattivi, ma seguire con entusiasmo i princípi regolatori -tat-tat-karma pravartana. Trascurando i principi regolatori si distrugge il servizio devozionale. In questo movimento per la coscienza di Krsna si devono osservare quattro princípi regolatori fondamentali che vietano i rapporti sessuali illeciti, il consumo di carne e di sostanze inebrianti, e il gioco d’azzardo. I1 devoto dev’essere entusiasta, nel seguire questi princípi. Se diventa negligente riguardo a uno di essi; il suo, progresso sarà certamente ostacolato. Srila Rupa Gosvami raccomanda dunque, tat-tat-karma-pravartanàt: “Bisogna seguire scrupolosamente i princípi regolatori della vaidhi bhakti.” Oltre questi quattro divieti (yama) ci sono regole positive (niyama), come il canto quoti­diano di sedici giri sul rosario (japa-mala ). Queste attivi­tà regolate devono essere compiute fedelmente, -e con entusiasmo. Questo é detto tat-tat-karma pravartana, la varietà nell’impegno del servizio devozionale.

Per raggiungere il successo nel servizio di devozione, bisogna inoltre lasciare la compagnia delle persone indesiderabili, come karmi, jnani, yogi, e altri non-devoti. Un giorno, uno dei capifamiglia devoti di Sri Caitanya Mahaprabhu Gli chiese di parlare dei princípi generali del vaisnavismo e delle normali attività del vaisnava, e Caitanya Mahaprabhu rispose immediatamente, asat-sanga-tyaga-ei vaisnava-acara: “La caratteristica di un vaisnava è che lascia la compagnia delle persone materialiste, dei non-devoti”. Srila Narottama dasa Thakura ha dunque raccomandato, tandera carana sevi bhakta-sane vasa: bisogna vivere in compagnia dei puri devoti e seguire i principi re golatori stabiliti dagli acarya precedenti, i sei Gosvami Sri Rapa Gosvami, Sri Sanatana Gosvami, Sri Jiva Gosvami, Sri Raghunatha dAsa GosvAmi. Sri Gopala Bhatta Gosvami e Sri Raghunatha Bhatta Gosvami). Chi vive in compagnia dei devoti avrà poche occasioni di frequentare persone che non sono devote. L’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna sta aprendo molti centri al solo fine di invitare la gente a vivere in compagnia dei devoti e a praticare i princípi regolatori della vita spirituale.

Servizio devozionale significa attività trascendentali. Al livello trascendentale non esiste la contaminazione delle tre influenze della natura materiale. Questa é la visuddha-sattva, il livello della pura virtù, dove la virtù non è contaminata dall’influsso della passione e dell’ignoranza. Nel movimento per la coscienza dí Krsna chiediamo a tutti di alzarsi presto il mattino, entro le quattro, e di partecipare al mangala-arati, l’adorazione del mattino, poi di impegnarsi a leggere lo” Srimad-Bhagavatam, di dedicarsi al kìrtana, e cosí via. In questo modo svolgiamo continuamente attività di servizio devozionale, per ventiquattro ore al giorno. Questo impegno è definito sato vrtti, seguire le orme degli acaryra precedenti, i quali riempivano con grande abilità ogni istante della loro giornata con attività coscienti di Krsna.

Se seguiamo scrupolosamente i consigli che Srila Rupa Gosvami ci dà in questo verso – coltivare entusiasmo, fiducia e pazienza, lasciare la compagnia delle persone poco raccomandabili, seguire i principi regolatori, rimanere in compagnia dei devoti – faremo i progressi sicuri nel servizio devozionale. A questo proposito Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura osserva che il fatto di coltivare la conoscenza attraverso la speculazione filosofica, di accumulare opulenze materiali sviluppando le attività interessate, e di desiderare le yoga-siddhi, le perfezioni materiali, ci impegna in azioni contrarie ai principi del servizio devozionale. Bisogna perdere ogni interesse per queste attività transitorie, e rivolgere invece la nostra attenzione ai principi regolatori del servizio devozionale. Secondo la Bhagavad-gita (2.69): ya Ma sarva-bhútanam tasyam jagarti samyami yasyam jàgrati bhutani sa nisa pasyato muneh

“Quella che per tutti gli esseri è la notte diventa, per l’uomo che ha dominato i sensi, il tempo della veglia; quello che per tutti è il tempo della veglia è la notte per il saggia raccolto.”

L’impegno nel servizio devozionale offerto al Signore é la vita stessa dell’essere individuale. È la méta desiderata dell’esistenza, e la perfezione suprema della vita umana. Bisogna acquisire questa fiducia, e sapere inoltre che tutte le attività che non sono servizio devozionale – come la speculazione mentale, l’azione interessata o le pratiche mistiche- non ci daranno mai alcun beneficio duraturo. La completa fiducia nella via del servizio devozionale ci permetterà di raggiungere la meta che desideriamo, mentre il fatto di seguire altre vie ci renderà irrequieti. Nel settimo Canto dello Srimad-Bhagavatam è affermato: “Bisogna essere pienamente convinti che coloro che hanno lasciato il servizio devozionale per impegnarsi in grandi austerità con altri scopi non hanno la mente purificata, nonostante tutte le loro austerità, perché non hanno alcuna informazione sul trascendentale servizio d’amore al Signore”.

Sempre nel settimo Canto è affermato: “Benché possano dedicarsi a grandi austerità e penitenze, gli speculatori mentali e coloro che compiono attività interessate devono comunque cadere perché non hanno alcuna informazione sui piedi di loto del Signore.” I devoti del Signore, invece, non cadono mai. Nella Bhagavad-gita (9.31), Dio, la Persona Suprema, rassicura Arjuna, kaunteya pratijànihi na me bhaktah pranasyati: “Dichiaralo pure con forza, o figlio di Kunti, il Mio devoto non perirà mai.”

Sempre nella Bhagavad-gita (2.40), Krsna afferma: nehàbhikrama-nàso ‘sti pratyavayo na vidyate svalpam apy asya dharmasya tràyate mahato bhayat

“In questo sforzo non c’è perdita o diminuzione, e un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura piú temibile”.

Il servizio devozionale è così puro e perfetto, che non appena lo avremo intrapreso, ci sentiremo trascinati fino al successo finale. Talvolta una persona lascia le sue normali occupazioni e spinto dal sentimento si rifugia ai piedi dì loto del Signore Supremo, entrando così nella pratica preliminare del servizio dì devozione. Anche se questo devoto immaturo cade, non perde nulla. D’altra parte, che cosa guadagna chi esegue i propri doveri prescritti secondo il varna e l’asrama, ma non pratica il servizio devozionale? Il devoto caduto potrà anche rinascere in una famiglia degradata, ma riprenderà comunque il suo servizio devozionale al punto in cui l’aveva lasciato. Il servizio di devozione è ahaítuky apratihata; non è dovuto a qualche causa materiale, né qualche causa materiale può mettervi fine o può comprometterlo in modo permanente. Il devoto deve dunque avere fiducia nel suo impegno e non interessarsi eccessivamente delle attività dei karmi, dei jnani e degli yogi.

Certamente si possono trovare molte buone qualità in coloro che si dedicano alle attività interessate, e in coloro che si dedicano alla speculazione filosofica e allo yoga mistico, ma tutte le buone qualità si sviluppano automaticamente nella personalità di un devoto. Non è necessario alcuno sforzo estraneo. Come afferma lo Srimad-Bhagavatam (5.18.12), tutte le qualità degli esseri celesti si manifestano progressivamente in colui che ha sviluppato il puro servizio di devozione. Poichè non si interessa ad alcuna attività materiale, il devoto non viene contaminato dalla materia. E’ immediatamente elevato al livello della vita trascendentale. Chi invece si impegna nell’attività materiale – che si faccia passare per jnani, yogi, karmi, per filantropo, nazionalista, o qualsiasi altra cosa – non potrà raggiungere l’alto livello del mahatma. Rimane un duratma, una persona dalla mente ristretta. Secondo la Bhagavad Gita (9.13):

mahatmanas tu mam partha
daivim prakritim asritah
bhajanty ananya-manaso
jnatva bhutadim avyayam

“O figlio di Pritha, coloro che non sono illusi, le grandi anime, sono situati sotto la protezione della natura divina. Sapendo che io sono Dio, la Persona Suprema, originale e inesauribile, essi si dedicano completamente al servizio di devozione”.

Poiche tutti i devoti del Signore sono situati sotto la protezione della Sua potenza suprema, non dovrebbero allontanarsi dalla via del servizio devozionale per intraprendere quella dei karmi, dei jnani o degli yogi.

Questo è detto utsahan niscayad dhairyat tat-tat-karma pravartanat, eseguire con entusiasmo la attività regolate del servizio devozionale senza incontrare ostacoli.

VERSO IV

dadati pratigrhnati

guhyam akhyati prcchati

bhunkte bhojayate caiva

sad-vidham priti-laksanam

Traduzione

Offrire doni in carità, accettare doni caritatevoli, rivelare i propri pensieri in confidenza, fare domande confidenziali, accettare prasada e offrire prasada sono i sei segni d’amore scambiati tra un devoto e l’altro.

Spiegazione

In questo verso Srila Rupa Goswami spiega come dedicarsi alle attività devozionali in compagnia di altri devoti. Ci sono sei categorie di attività: 1. fare regali ai devoti; 2. accettare dal devoto qualunque cosa possa offrire in cambio; 3. aprire la propria mente ai devoti; 4. informarsi da loro sul servizio confidenziale al Signore; 5. onorare il prasada, il cibo spirituale offerto dai devoti; 6. offrire il prasada ai devoti. Il devoto esperto spiega, e il devoto inesperto impara da lui: questo è guhyam akhyati prcchati. Quando un devoto distribuisce il prasada, gli avanzi del cibo offerto a Dio, la Persona Suprema, per mantenere il nostro spirito di servizio devozionale dobbiamo accettare questo prasada come grazia del Signore ricevuta attraverso i puri devoti. Dovremmo anche invitare i puri devoti a casa nostra, offrire loro il prasada ed essere pronti a soddisfarli in ogni cosa. Questo è bhunkte bhojayate caiva.

Anche nelle relazioni sociali ordinarie queste sei forme di scambi tra amici sono assolutamente necessarie. Quando, per esempio, un uomo d’affari desidera incontrare un altro uomo d’affari, organizza un banchetto in un hotel, e nel corso della festa esprime ciò che desidera fare. Poi, chiede informazioni al suo amico e collega sul modo migliore di agire e talvolta si ha anche uno scambio di doni. Così, ogni volta che c’è priti, affetto e confidenza, ci sono queste sei forme di scambio.

Nel verso precedente Srila Rupa Goswami raccomanda di lasciare la compagnia dei materialisti e di frequentare invece i devoti (sanga-tyagat sato vrtteh). L’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna è stata fondata per facilitare queste sei forme di scambi d’amore tra devoti. Essa ha avuto inizio senza aiuto, ma poichè la gente continua ad interessarsi ed accetta questo genere di scambi, la nostra Associazione si sta espandendo in tutto il mondo. Siamo lieti che la gente stia contribuendo in modo così generoso allo sviluppo dei programmi della nostra Associazione; le persone accettano volentieri ogni nostra offerta, per quanto umile, nella forma di libri e riviste che trattano esclusivamente di argomenti relativi alla coscienza di Krishna. Talvolta organizziamo dei festival Hare Krishna ed invitiamo gli amici e sostenitori a partecipare ed accettare il prasada. Benché, per la maggior parte, i nostri sostenitori appartengano agli strati più alti della società, vengono a gustare quel po’ di prasada che possiamo offrire loro. Talvolta, amici e sostenitori fanno domande molto confidenziali sui diversi modi di compiere il servizio devozionale e noi cerchiamo di dare spiegazioni. in questo modo la nostra Associazione si sta diffondendo con successo in tutto il mondo e in tutte le nazioni l’intellighenzia sta apprezzando sempre di più le nostre attività coscienti di Krishna. La vita della società cosciente di Krishna è nutrita da queste sei forme di scambi affettuosi tra i suoi componenti; bisogna quindi dare a tutti l’opportunità di frequentare i devoti della iskcon, perchè sarà sufficiente accettare queste sei forme di scambio, per poter risvegliare completamente la coscienza di Krishna latente in ogni essere. Nella Bhagavad Gita (2.62) è detto, sangat sanjayate kamah: i nostri desideri e le nostre ambizioni si sviluppano sulla base delle compagnie che frequentiamo. Si dice spesso: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, e se un uomo comune frequenta i devoti, risveglierà sicuramente la propria coscienza di Krishna.

La comprensione della coscienza di Krishna è innata in ogni essere individuale, e ah già raggiunto un certo sviluppo quando l’essere raggiunge la forma umana. E’ detto nella Caitanya-caritamrta (Madhya 22.107):

nitya-siddha krsna-prema sadhya kabhu naya

sravanadi-suddha-citte karaye udaya

“Il puro amore per Krishna è presente eternemente nel cuore degli esseri viventi. Non è qualcosa che si debba ottenere dall’esterno. Quando il cuore si purifica con l’ascolto e il canto, l’essere si risveglia spontaneamente”. Poichè la coscienza di Krishna è innata in ogni essere, tutti dovrebbero avere la possibilità di sentir parlare di Krishna. Semplicemente ascoltando e cantando – sravanam kirtanam – il nostro cuore si purifica direttamente e vediamo risvegliarsi la nostra coscienza di Krishna originale. La coscienza di Krishna non viene imposta artificialmente al cuore, ma vi si trova già. Quando cantiamo il santo nome di Dio, la Persona Suprema, il nostro cuore si purifica da ogni contaminazione materiale. Nel primo verso del Suo Siksastaka, Sri Caitanya Mahaprabu afferma:

ceto-darpana-marjanam bhava-maha-davagni-nirvapanam sreyah-kairava-candrika-vitaranam vidya-vadhu jivanam anandambudhi-vardhanam prati padam purnamrtasvadanam sarvatma-snapanam param vijayate sri-krsna-sankirtanam

“Tutte le glorie al sankirtan di Sri Krishna, che purifica il cuore da tutta la polvere accumulata nel corso degli anni e spegne l’incendio della vita condizionata, fatta di nascite e morti ripetute. Il movimento del sankirtana è la più grande benedizione per tutta l’umanità, perchè diffonde i raggi della luna benefica. E’ la vita di ogni conoscenza trascendentale, accresce l’oceano della felicità trascendentale e ci permette di gustare pienamente il nettare che desideriamo da sempre”.

La puruficazione non tocca soltanto colui che canta il maha-mantra, ma anche il cuore di tutti coloro che sentono la vibrazione trascendentale

hare krishna hare krishna krishna krishna hare hare

hare rama hare rama rama rama hare hare

Persino le anime incarnate in corpi di animali inferiori, di insetti, di alberi e in altre specie di vita, risulteranno purificate e preparate alla piena coscienza di Krishna col semplice ascolto di questa vibrazione trascendentale. Lo spiegò Thakura Haridasa, quando Caitanya Mahaprabhu gli chiese in che modo gli esseri inferiori all’uomo avrebbero potuto essere liberati dai legami materiali. Haridasa Thakura disse che il Canto dei santi nomi é cosi potente che perfino praticando il canto nella parte piil sperduta della giungla, gli alberi e gli animali col semplice ascolto di questa vibrazione avrebbero progredito nella coscienza di Krsna. Sri Caitanya Mahaprabhu stesso ne dette un’effettiva dimostrazione quando attraverò la foresta di Jharikhanda. Al Suo passaggio, tigri, serpenti, cervi e tutti gli altri animali abbandonarono ogni istinto di aggressività e presero a cantare e danzare nel sankirtana. Naturalmente, noi non possiamo imitare le attività di Sri Caitanya Mahaprabhu, ma dobbiamo seguire le Sue orme. Noi non siamo così potenti da poter incantare animali inferiori come tigri, serpenti, gatti o cani, da indurli a danzare, ma cantando i santi nomi del Signore potremo veramente attrarre alla coscienza di Krsna il cuore di molte persorne, in tutto il mondo. Il fatto di aiutare a distribuire il Santo nome del Signore é l’esempio più elevato che si può avere di beneficenza o di carità (il principio dadati). Nello stesso modo, bisogna seguire il principio pratigrhnati ed essere pronti a ricevere il dono trascendentale. Bisogna inf ormarsi sul movimento per la coscienza di Krsna e aprire la propria meme per cornprendere la situazione di questo mondo materiale. In questo modo é possibile seguire il principio detto guhyam akhyati prcchati.

I componenti dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna invitano devoti e sostenitori a mangiare con loro durante le feste della domenica, in ogni loro Centro. Molte persona interessate vengono a onorare il prasada, e quando é possibile invitano i membri dell’Associazione nelle loro case, dove offrono un ricco prasada. In questo modo sia i componenti dell’Associazione sia gli altri ricevono un beneficio. La gente dovrebbe smettere di frequentare i cosiddetti yogi, jnani, karmi e filantropi, perché la loro compagnia non può dare beneficio a nessuno. Chi vuole veramente raggiungere lo scopo della vita umana deve frequentare i devoti del movimento per la coscienza di Krishna, l’unico movimento che insegna a sviluppare l’amore per Dio.

La religione è una prerogativa speciale della società umana e costituisce la linea di demarcazione tra società umana e società animale. Gli animali non hanno chiese, moschee o sistemi religiosi. In ogni parte del mondo, per quanto degradato possa essere il modo di vivere, esiste sempre un qualche sistema religioso. Perfino le tribù aborigene della giungla hanno un loro sistema religioso. Quando una religione si evolve fino ad arrivare all’amore per Dio, raggiunge il successo. Come è affermato nel primo Canto dello Srimad-Bhagavatam (1.2.6):

sa vai pumsam paro dharmo

yato bhaktir dhoksaje

ahaituky apratihata

yayatma suprasidati

“La suprema occupazione (dharma) per l’umanità intera è quella che permette agli uomini di raggiungere il servizio d’amore e devozione al Signore trascendentale. Per soddisfare completamente l’anima, questo servizio devozionale dev’essere immotivato e ininterrotto”.

Se la società umana desidera veramente la pace della mente, la tranquillità e l’amicizia tra uomini e nazioni, deve sviluppare nei suoi componenti l’amore latente per Krishna, Dio, la Persona Suprema. Allora tutti si sentiranno immediatamente in pace e tranquilli.

A questo proposito Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura avverte tutti i devoti impegnati nel diffondere il movimento per la coscienza di Krishna di non parlare con gli impersonalisti mayavadi, che sono sempre decisi ad opporsi a ogni movimento che cerchi Dio. Il mondo è pieno di mayavadi e di atei, ed i partiti politici di tutto il mondo approfittano della filosofia mayavada e di altre filosofie atee per promuovere il materialismo. Talvolta, si alleano persino con un potente partito politico allo scopo di opporsi al movimento per la coscienza di Krishna. Poichè educa gli uomini alla coscienza di Dio, i mayavadi e gli altri atei non vogliono che il movimento per la coscienza di Krishna si sviluppi. Questa è la politica degli atei. Non si guadagna nulla a nutrire un serpente con latte e banane, perché i serpenti non sono mai soddisfatti. Anzi, mangiando banane e latte non fanno che accumulare veleno (kevalam visa-vardhanam). Se diamo da bere del latte ad un serpente non faremo che aumentare il suo veleno. Per lo stesso motivo non dobbiamo confidarci coi serpenti mayavadi e coi karmi perché questa apertura non ci sarà di alcun aiuto. La cosa migliore è evitare ogni contatto con loro, guardandosi dal fare loro domande confidenziali, perché essi non sono in grado di dare buoni consigli. Non dobbiamo estendere inviti ai mayavadi o agli atei, nè accettare i loro inviti, perchè queste relazioni intime possono contaminarci data la loro mentalità atea (sangat sanjayate kamah). Indirettamente questo verso ci raccomanda di non dare o di non accettare nulla dai mayavadi e dagli atei. Anche Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha avvertito, visayira anna khaile dusta haya mana: “mangiando cibo preparato da materialisti la mente si contamina”. A meno di essere molto avanzati, non si è in grado di usare il contribuo di tutti per un ulteriore progresso del movimento per la coscienz di Krishna; per proncipio, quindi, non bisogna accettare doni dai mayavadi o dagli atei. In verità Sri Caitanya Mahaprabhu ha vietato ai Suoi devoti di frequentare anche gli uomini comuni che sono troppo attaccati al piacere materiale dei sensi.

Per concludere, dobbiamo sempre stare accanto ai devoti, osservare i principi regolatori, seguire le orme degli acarya ed obbedire sempre agli ordini del maestro spirituale. In questo modo riusciremo a sviluppare il nostro servizio devozionale ed a risvegliare la nostra coscienza di Krishna. Il devoto che non è nè un neofita nè un maha-bhagavata (un devoto molto elevato), ma si trova nella fase mediana del servizio devozionale, dovrebbe amare Dio, la Persona Suprema, fare amicizia con i devoti, mostrare misericordia verso gli ignoranti e respingere le persone invidiose e demoniache.

Questo verso è una sintetica menzione dell’arte di scambiare una relazione d’amore con Dio, la Persona Suprema, e di fare amicizia con i devoti. Secondo il principio dadati, un devoto avanzato dovrebbe spendere almeno il cinquanta per cento dei suoi guadagni per il servizio del Signore e dei Suoi devoti. Srila Rupa Goswami lo ha dimostrato con l’esempio della sua vita. Quando decise di ritirarsi, distribuì il cinquanta per cento di ciò che aveva guadagnato nella sua vita, al servizio di Krishna, il venticinque per cento ai suoi parenti e tenne il venticinque per cento per sè, in caso di emergenza. Tutti i devoti dovrebbero seguire il suo esempio. Di tutti i nostri guadagni, il cinquanta per cento dovrebbe essere speso per Krishna e i Suoi devoti: questo sarà il giusto dadati.

Nel verso seguente, Srila Rupa Goswami ci informa sul genere di vaisnava che dobbiamo scegliere come amico, e sul modo di servire i vaisnava.

VERSO V

krsneti yasya giri tam manasadriyeta

diksasti cet pranatibhis ca bhajantam isam

susrusaya bhajana-vijnam ananyam anya-

nindadi-sunya-hrdam ipsita-sanga-labdhya

Traduzione

Bisogna onorare nei propri pensieri il devoto che canta il santo nome di Sri Krishna, bisogna offrire umili omaggi al devoto che ha ricevuto l’iniziazione (diksa) spirituale ed è impegnato nell’adorazione della Divinità e bisogna frequentare e servire fedelmente il puro devoto che è fermamente situato nel servizio devozionale e ha il cuore completamente libero dalla tendenza a criticare gli altri.

Spiegazione

Per applicare in modo intelligente i sei scambi d’amore di cui parlava il verso precedente, bisogna scegliere le persone adatte, discriminando attentamente.

Srila Rupa Goswami ci consiglia dunque di incontrare i vaisnava nel modo giusto, sulla base della loro particolare posizione. In questo verso ci insegna il modo di comportarci con tre categorie di devoti – il kanista-adhikari, il madhyama-adhikari e l’uttama-adhikari. Il kanistha-adhikari è il devoto neofita che ha ricevuto l’iniziazione all’hari-nama dal maestro spirituale e cerca di cantare il santo nome di Krishna. Bisogna rispettare questa persona nei propri pensieri, come kanistha-vaisnava. Il madhyama-adhikari ha ricevuto l’iniziazione spirituale dal maestro spirituale ed è stato da lui pienamente impegnato nel trascendentale servizio d’amore al Signore. Il madhyama-adhikari deve essere considerato in una posizione mediana sulla via del servizio devozionale. L’uttama-adhikari, il devoto più elevato, è una persona molto avanzata nel servizio di devozione. L’uttama-adhikari non desidera criticare gli altri, perchè ha il cuore perfettamente pulito e ha raggiunto la perfezione della pura coscienza di Krishna.

Secondo Srila Rupa Goswami, la compagnia e il servizio offerto a questo maha-bhagavata, ossia ad un perfetto vaisnava, sono le cose più desiderabili.

Non dobbiamo rimanere kanistha-adhikari, cioè restare situati al livello inferiore del servizio devozionale interessandosi soltanto all’adorazione della Divinità nel tempio. Questo devoto è descritto nell’undicesimo Canto dello Srimad-Bhagavatam (11.2.47): arcayam eva haraye, pujam yah sraddhayehate, na tad-bhaktesu canyesu, sa bhaktah prakrtah smrtah – “una persona fedelmente impegnata nell’adorazione della Divinità nel tempio, ma che non sa come comportarsi nei confronti dei devoti o della gente in generale, è detta prakrta-bhakta, o kanista-adhikari”.

Bisogna dunque elevarsi dalla posizione di kanista-adhikari fino al livello di madhyama-adhikari, che è descritto così nello Srimad-Bhagavatam (11.2.46): isvare tad-adhinesu, balisesu dvisatsu ca, prema-maitri-krpopeksa, yah karoti sa madhyamah – “il madhyama-adhikari è un devoto che adora Dio, la Persona Suprema, come il supremo oggetto d’amore, fa amicizia coi devoti del Signore, si mostra misericordioso verso gli ignoranti ed evita le persone che sono per natura invidiose”.

Questo è il modo di coltivare il servizio devozionale nel modo giusto: perciò in questo verso Srila Rupa Goswami ci ha consigliato come comportarci con le diverse categorie di devoti. L’esperienza ci ha dimostrato che esistono differenti categorie di vaisnava. Generalmente i prakrta-sahajiya cantano il maha-mantra Hare Krishna, ma sono ancora attaccati alle donne, al denaro e alle sostanze inebrianti. Benché cantino il santo nome di Krishna, queste persone non sono ancora completamente purificate. Bisogna rispettare mentalmente queste persone, ma si deve evitare di stare troppo in loro compagnia. A coloro che, pur essendo innocenti, sono trascinati dalle cattive compagnie si deve mostrare particolare favore, sempre che siano desiderosi di ricevere istruzioni dai puri devoti, mentre a quei devoti neofiti che sono effetivamente iniziati dal maestro spirituale autentico e si impegnano seriamente nell’eseguire gli ordini del maestro spirituale bisogna offrire rispettosi omaggi.

In questo movimento per la coscienza di Krishna si offre la stessa possibilità a tutti, senza disciminazioni di casta, di colore o di religione. Tutti sono invitati a unirsi a questo movimento, a sedersi con noi, a prendere il prasada ed a sentire parlare di Krishna. Quando vediamo che qualcuno è veramente interessato alla coscienza di Krishna e vuole ricevere l’iniziazione, lo accettiamo come discepolo affinchè canti il santo nome del Signore. Quando un devoto neofita riceve effettivamente l’iniziazione e s’impegna nel servizio di devozione agli ordini del maestro spirituale, dev’essere considerato un vero vaishnava e gli si devono offrire i propri omaggi. Tra tanti vaishnava come questi, uno forse s’impegnerà molto seriamente al servizio del Signore, seguendo scrupolosamente tutti i principi regolatori, cantando il numero prescritto di giri sul japa e fissando sempre il suo pensiero sul modo di espandere il movimento per la coscienza di Krishna. Questo vaisnava dev’essere considerato un uttama-adhikari, un devoto molto progredito e si deve cercare sempre la sua compagnia.

La Caitanya-caritamrta (Antya, 4.192) spiega il metodo che permette al devoto di sviluppare attaccamento per Krishna:

diksa-kale bhakta kare atma-samarpana
sei-kale krsna tare kare atma-sama

“Al momento dell’iniziazione, quando il devoto si sottomette completamente al servizio del Signore, Krishna lo considera al Suo stesso livello”.

L’iniziazione spirituale, detta diksa, è spiegata da Srila Jiva Gosvami nel Bhakti-sandarbha (868)

divyam jnanam yato dadyat
kuryat papasya sanksayam
tasmad dikseti sa prokta
desikais tattva-kovidaih

“Grazie a diksa si perde gradualmente l’interesse per il piacere materiale e si sente l’attrazione per la vita spirituale”.

A questo proposito sono molti gli esempi pratici che abbiamo visto specialmente in Europa ed in America. Molti dei nostri studenti provenienti da famiglie ricche e rispettabili, perdono rapidamente ogni interesse per il piacere materiale e provano un grande desiderio di entrare nella vita spirituale. Anche se vengono da famiglie molto ricche, molti di essi accettano di vivere in condizioni abbastanza scomode. In verità, per amore di Krishna sono pronti a vivere in qualsiasi condizione, pur di restare nel tempio e stare in compagnia dei vaishnava. Una persona che è così disinteressata al piacere materiale, è degna di essere iniziata dal maestro spirituale. Per progredire nella vita spirituale, lo Srimad-Bhagavatam (6.1.13) raccomanda: tapasa brahmacaryena samena ca damena ca. Quando una persona desidera seriamente accettare diksa, dev’essere pronta all’austerità, alla castità e al controllo della mente e del corpo. Inoltre, deve desiderare di ricevere l’illuminazione spirituale (divyam jnanam): allora è pronta per l’iniziazione. Un altro nome tecnico di divyam jnanam è tad-vijnana, la conoscenza del Supremo. Tad-vijnana-artham sa gurum evabhigacchet: chi è interessato all’argomento trascendentale della Verità Assoluta, deve essere iniziato. Questa persona dovrebbe avvicinare un maestro spirituale per ottenere diksa. Lo Srimad-Bhagavatam (11.3.21) raccomanda ancora: tasmad gurum prapadyeta jijnasuh sreya uttanam. “Chi desidera veramente conoscere la scienza trascendentale della Verità Assoluta deve avvicinare un maestro spirituale”.

Non bisogna accettare un maestro spirituale se non si seguono le sue istruzioni, né si deve accettare un maestro spirituale per fare esibizione di vita spirituale secondo la moda. Bisogna essere jijnasu, molto desiderosi di imparare da un maestro spiritualmente autentico. Le nostre domande devono riferirsi rigidamente alla scienza trascendentale (jijnasuh sreya uttamam). La parola uttamam si riferisce a ciò che è al di sopra della conoscenza materiale. Tama indica “le tenebre di questo mondo materiale” e ut significa “trascendentale”. Di solito la gente si interessa molto delle informazioni di carattere materiale, ma chi ha perso questo interesse e desidera soltanto ascoltare argomenti trascendentali è pronto per l’iniziazione. chi è stato effetivamente iniziato da un maestro spirituale autentico e si impegna seriamente al servizio del Signore, deve essere accettato come un madhyama-adhikari.

Il canto dei santi nomi di Krishna è così sublime che chi canta il maha-mantra Hare Krishna senza commettere offese, evitando con cura le dieci offese, può certamente elevarsi fino a comprendere che non c’è differenza tra il santo nome del Signore ed il Signore stesso. Chi è arrivato a questa comprensione deve essere molto rispettato dai devoti neofiti. Dobbiamo sapere con certezza che se il canto del santo nome del Signore non è libero da offese, non è possibile diventare un candidato degno di progredire nella coscienza di Krishna. Nella Sri Caitanya-caritamrta (Madhya 22.69), è detto:

yahara komala sraddha, se ‘kanistha’ jana
krame krame tenho bhakta ha-ibe ‘uttama’

“Chi ha una fede debole e facile a piegarsi è detto neofita, ma se seguirà gradualmente il metodo prescritto, si eleverà al livello di devoto di prim’ordine”.

Tutti cominciano la propria vita devozionale dal livello di neofita, ma chi canta il numero prescritto di giri di hari-nama sarà gradualmente elevato fino al più alto livello, quello di uttama-adhikari. Il movimento per la coscienza di Krishna prescrive sedici giri al giorno, perchè la gente dei paesi occidentali non riesce a concentrarsi a lungo cantando sul japa. Perciò è stato raccomandato il numero più basso di giri. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura diceva spesso che chi non riusciva a cantare almeno sessantaquattro giri di japa (cioè centomila nomi) doveva essere considerato un’anima caduta (patita). Secondo questo calcolo, siamo praticamente tutti nella condizione di anime cadute, ma poiché stiamo cercando di servire il Signore Supremo con grande serietà e senza ipocrisia, possiamo confidare nella misericordia di Sri Caitanya Mahaprabhu, che è famoso come patita-pavana, il liberatore delle anime cadute.

Quando Srila Satyaraja Khan, un grande devoto di Sri Caitanya Mahaprabhu, chiese al Signore com’era possibile riconoscere un vaishnava, il Signore rispose:

prabhu kahe, -“yanra mukhe suni eka-bara
krsna-nama, sei pujya, -srestha sabakara”

“Udendo una persona pronunciare anche una sola volta il nome di ‘Krishna’, dobbiamo pensare che quella persona dev’essere considerata la migliore tra la gente comune” (C.c., Madhya 15.106).

Sri Caitanya Mahaprabhu continuò:

“ataeva yanra mukhe eka krsna-nama
sei ta ‘vaisnava, kariha tanhara sammana”

“Chi è interessato a cantare il santo nome di Krishna, o ama praticare il canto dei nomi di Krishna, dev’essere considerato un vaisnava e rispettato come tale, almeno mentalmente” (C.c. Madhya 15.111).

Uno dei nostri amici, un famoso musicista inglese, è rimasto attratto dal canto dei santi nomi di Krishna ed anche nei suoi dischi ha introdotto numerose volte il santo nome di Krishna. In casa offre i suoi omaggi alle immagini di Krishna ed anche ai predicatori della coscienza di Krishna. Sotto ogni aspetto, ha una grande stima del nome e delle attività di Krishna; per questa ragione noi gli offriamo il nostro rispetto senza riserve, perché vediamo che questo signore sta avanzando gradualmente nella coscienza di Krishna. Dobbiamo sempre mostrare rispetto verso queste persone. Per concludere, chiunque stia cercando di progredire nella coscienza di Krishna e canti regolarmente il santo nome, deve essere sempre rispettato dai vaishnava. D’altra parte abbiamo potuto constatare personalmente che alcuni dei nostri contemporanei, considerati grandi predicatori, sono gradualmente caduti nella concezione mteriale della vita perchè hanno mancato di cantare il santo nome del Signore.

Nei Suoi insegnamenti a Sanatana Goevami, Sri Caitanya Mahaprabhu ha diviso il servizio devozionale in tre categorie.

sastra-yukti nahi jane drdha, sraddhavan
‘madhyama-adhikari’ sei maha-bhagyavan

“Una persona che pur non avendo una conoscenza conclusiva molto forte degli sastra, ha sviluppato una ferma fede nel canto del maha-mantra Hare Krishna ed esegue il servizio devozionale prescritto, deve essere considerato un madhyama-adhikari. Una persona simile è molto fortunata” (C.c., Madhya 22.67).

Il madhyama-adhikari è uno sraddhavan, una persona dalla fede ferma, candidata a progredire ulteriormente nel servizio devozionale. Perciò nella Caitanya-caritamrta (Madhya 22.64) è detto:

sraddhavan jana haya bhakti-adhikari
‘uttama’, ‘madhyama’, ‘kanistha’ – sraddha-anusari

“Ci si qualifica come devoti a livello elementare, a livello intermedio ed a livello più elevato del servizio devozionale a seconda dello sviluppo della fede (sraddha)”.

Sempre nella Caitanya-caritamrta (Madhya 22.62) è detto:

‘sraddha’-sabde – visvasa kahe sudrdha niscaya
krsne bhakti kaile sarva-karma krta haya

“Offrendo un servizio trascendentale a Krishna, si compiono automaticamente tutte le attività sussidiarie. Questa fiducia, questa ferma fede favorevole al compimento del servizio devozionale, è detta sraddha”.

Sraddha, la fede in Krishna, è l’inizio della coscienza di Krishna. Fede significa fede forte. Le parole della Bhagavad-gita sono insegnamenti autorevoli per gli uomini di fede e tutto ciò che Krishna dice nella Bhagavad-gita deve essere accettato così com’è, senza interpretazioni. Questo è il modo in cui Arjuna accettò la Bhagavad-gita. Dopo aver ascoltato la Bhagavad-gita, Arjuna disse a Krishna, “sarvam etad rtam manye yan mam vadasi kesava”, “o Krishna, accetto completamente come verità tutto ciò che mi hai detto” (B.g., 10.14).

Questo è il modo corretto per comprendere la Bhagavad-gita; questo atteggiamento è chiamato sraddha. Non si può accettare solo una parte della Bhagavad-gita, secondo la propria interpretazione personale e respingerne un’altra. Questa non è sraddha. Sraddha significa accettare gli insegnamenti della Bhagavad-gita nella loro totalità, e specialmente l’insegnamento finale, sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja: “abbandona ogni forma di religione e semplicemente sottomettiti a Me” (B.g., 18.66). Quando si diventa completamente fedeli a questa istruzione, la fede diventa la base per avanzare nella vita spirituale.

Chi si impegna pienamente nel canto del maha-mantra Hare Krishna realizza gradualmente la propria identità. Krishna Si rivela solo a colui che canta fedelmente il mantra Hare Krishna: sevonmukhe hi jihvadau svayam eva sphuraty adah (Bhakti-rasamrta-sindhu 1.2.234). Non possiamo realizzare Dio, la Persona Suprema, con qualche mezzo artificiale. Dobbiamo impegnarci fedelmente al servizio del Signore. Questo servizio inizia dalla lingua (sevonmukhe hi jihvadau), il che significa che dovremmo sempre cantare i santi nomi del Signore e accettare il krishna-prasada. Non dovremmo cantare o mangiare nient’altro. Quando si segue fedelmente questo metodo, il Signore Supremo Si rivela al devoto.

Quando una persona realizza di essere l’eterno servitore di Krishna, perde interesse per tutto ciò che non sia servizio a Krishna. Pensando sempre a Krishna, cercando sempre nuovi modi di diffondere il santo nome di Krishna, si comprende che l’unico dovere consiste nell’espandere il movimento per la coscienza di Krishna in tutto il mondo. La persona che agisce in questo modo dev’essere riconosciuta come uttama-adhikari, e la sua compagnia deve essere accettata immediatamente secondo le sei forme di scambio (dadati, pratigrhnati … ecc.). In verità, il vaishnava elevato, l’uttama-adhikari, deve essere accettato come maestro spirituale. Tutto ciò che possediamo dobbiamo offrirlo a lui; infatti è prescritto che dobbiamo offrire al maestro spirituale tutto ciò che abbiamo. Il brahmacari, in particolare, dovrebbe chiedere l’elemosina agli altri e offrirla al proprio maestro spirituale. Tuttavia, non si deve imitare il comportamento di un devoto elevato, di un maha-bhagavata, senza avere raggiunto la realizzazione spirituale, perchè tale imitazione ci porterebbe presto a degradarci.

In questo verso Srila Rupa Gosvami consiglia al devoto di avere intelligenza sufficiente per distinguere tra kanistha-adhikari, madhyama-adhikari e uttama-adhikari. Il devoto deve inoltre conoscere la propria posizione e non cercare di imitare un devoto situato a un livello più elevato. Srila Bhaktivinoda Thakura ci ha dato suggerimenti pratici, dicendo che un vaishnava uttama-adhikari può essere riconosciuto dalla sua capacità di convertire al vaishnavismo molte anime cadute. Non si deve diventare maestro spirituale se non si è raggiunto il livello di uttama-adhikari. Anche il vaishnava neofita o il vaishnava situato a livello intermedio possono accettare discepoli, ma questi discepoli devono essere situati al loro medesimo livello. Si deve quindi concludere che non potranno progredire molto verso lo scopo supremo della vita, sotto la sua guida insufficiente. Il discepolo deve dunque stare attento e accettare un uttama-adhikari come maestro spirituale.

Verso VI

drstaih svabhava-janitair vapusas ca dosair
na prakrtatvam iha bhakta janasya pasyet
gangambhasam na khalu budbuda-phena-pankair
brahma-dravatvam apagacchati nira-dharmaih

Traduzione

Essendo situato nella sua posizione originale di coscienza di Krishna, il puro devoto non si identifica con corpo. Questo devoto non dovrebbe essere considerato da un punto di vista materiale. In realtà, non si deve considerare il fatto che il corpo di quel devoto sia nato in una famiglia inferiore o sia di carnagione sgradevole, che sia deforme, malato o infermo. Secondo la visione ordinaria, queste imperfezioni possono anche apparire importanti nel corpo di un devoto, ma nonostante questi difetti apparenti, il corpo del puro devoto non può mai essere contaminato. Accade proprio come nel caso delle acque del Gange che talvolta, durante la stagione delle piogge, si riempiono di bolle, di schiuma e di fango. Le acque del Gange non si contaminano mai e coloro che sono avanzati nella coscienza spirituale si bagneranno nel Gange senza alcuna considerazione per le condizioni dell’acqua.

Spiegazione

La suddha-bhakti, l’attività dell’anima in sé – in altre parole, l’impegno nel trascendentale servizio d’amore al Signore – è compiuta in una condizione liberata. Nella Bhagavad-gita (14.26) è detto:

mam ca yo ‘vyabhicarena
bhakti-yogena sevate
sa gunan samatityaitan
brahma-bhuyaya kalpate

“Colui che si impegna completamente nel servizio di devozione senza mai deviare, trascende subito le tre influenze della natura materiale e raggiunge così il livello del Brahman”.

Avyabhicarini bhakti significa devozione pura. Una persona impegnata nel servizio devozionale deve essere libera da motivazioni materiali. Entrando a far parte del movimento per la coscienza di Krishna è necessario cambiare coscienza. Quando la coscienza è orientata verso il piacere materiale, è coscienza materiale, e quando è diretta verso il servizio a Krishna, è coscienza di Krishna. L’anima sottomessa serve Krishna senza considerazioni materiali (anyabhilasita-sunyam). Jnana-karmady-anavrtam: il puro servizio devozionale, che trascende le attività del corpo e della mente, come jnana (la speculazione mentale) e karma (l’azione interessata), è detto pura bhakti-yoga. Il bhakti-yoga è l’attività naturale dell’anima, e chi si impegna veramente nel puro e incontaminato servizio devozionale è già liberato (sa gunan samatityaitan). Il devoto di Krishna non è soggetto alle condizioni materiali, anche se le sue caratteristiche corporee possano far pensare che sia materialmente condizionato. Non dobbiamo dunque vedere un puro devoto secondo un’ottica materiale. Chi non è veramente devoto non può vedere in modo perfetto un altro devoto. Come spiegava il verso precedente, ci sono tre categorie di devoti – kanistha-adhikari, madhyama-adhikari e uttama-adhikari. Il kanistha-adhikari non sa distinguere un devoto e un non devoto. Si preoccupa solo di adorare la Divinità nel tempio. Il madhyama-adhikari, invece, è in grado di distinguere tra devoto e non devoto e anche tra il devoto e il Signore. Si comporta così in modo differente verso Dio, la Persona Suprema, verso il devoto e verso il non devoto.

Nessuno deve criticare i difetti del corpo di un puro devoto. Se questi difetti ci sono, non devono essere presi in considerazione. Ciò che dobbiamo considerare è la vera missione del maestro spirituale, cioè il servizio devozionale, il puro servizio al Signore Supremo. Come afferma la Bhagavad-gita (9.30):

api cet suduracaro
bhajate mam ananya-bhak
sadhur eva sa mantavyah
samyag vyavasito hi sah

Anche se talvolta un devoto sembra impegnato in attività detestabili, deve essere considerato un sadhu, una persona santa, perchè la sua vera identità è quella di chi è impegnato nel servizio d’amore al Signore. In altre parole, non deve essere considerato un essere umano comune.

Anche se può non essere nato in una famiglia di brahmana o di gosvami, il puro devoto non deve mai essere trascurato, se si impegna al servizio del Signore. In realtà, non può esistere una famiglia di gosvami sulla base di considerazioni materiali, di casta o di eredità. Il titolo di goswami è in realtà monopolio dei puri devoti; per questa ragione parliamo dei sei Gosvami, guidati da Rupa Gosvami e da Sanatana Gosvami. Rupa Gosvami e Sanatana erano diventati praticamente musulmani e avevano cambiato il loro nome in Dabira Khasa e Sakara Mallika, ma Sri Caitanya Mahaprabhu stesso li rese Gosvami. Il titolo gosvami non è dunque ereditario. Il termine Gosvami indica una persona che sa controllare i sensi, che è padrone dei sensi. Il devoto non è controllato dai sensi, ma li controlla. Per conseguenza, anche se non è nato in una famiglia di gosvami dovrebbe essere chiamato svami o gosvami.

Secondo questo criterio, i gosvami che sono discendenti di Sri Nityananda Prabhu e di Sri Advaita Prabhu sono certamente devoti, ma non si devono fare discriminazioni riferendosi ai devoti che provengono da altre famiglie; in realtà, i devoti che provengono da famiglie di acarya precedenti e quelli che provengono da famiglie ordinarie devono essere trattati nello stesso modo. Non si deve pensare: “Ah, questo è un gosvami americano” e considerarlo in modo sfavorevole. Nè si deve pensare: “Questo è un nityananda-vamsa-gosvami”. Ci sono state delle proteste contro il fatto che noi diamo il titolo di gosvami ai vaishnava americani del movimento per la coscienza di Krishna. Talvolta, qualcuno arriva a dire esplicitamente ai devoti americani che essi non sono veri sannyasi e non possono fregiarsi del titolo di gosvami. Tuttavia, sulla base degli insegnamenti di Srila Rupa Gosvami in questo verso, un gosvami americano non è differente da un gosvami nato in una famiglia di acarya.

D’altra parte, un devoto che ha ottenuto il titolo di gosvami senza essere nato da un padre brahmana o da un gosvami della famiglia di Nityananda o di Advaita Prabhu non deve sviluppare falso orgoglio pensando di essere diventato un gosvami. Deve sempre ricordare che se si gonfia di orgoglio, cadrà immediatamente. Questo movimento per la coscienza di Krishna trasmette una scienza trascendentale dove non c’è posto per l’invidia. Questo movimento è fatto per i paramahamsa che sono completamente liberi da ogni invidia (paramam nirmatsa-ranam). Che sia nato in una famiglia di gosvami o che abbia ricevuto il titolo di gosvami, nessuno deve essere invidioso. L’invidia fa cadere immediatamente dal livello di paramahamsa.

Se prendiamo in considerazione i difetti fisici di un vaihnava, stiamo commettendo un’offesa ai piedi di loto di quel vaishnava, e un’offesa ai piedi di loto di un vaishnava è una colpa molto grave. Sri Caitanya Mahaprabhu definiva questa offesa hati-mata, l’offesa dell’elefante impazzito. Un elefante infuriato può provocare un vero disastro, specialmente quando entra in un giardino ben curato. Bisogna dunque stare molto attenti a non commettere alcuna offesa nei confronti di un vaishnava. Ogni devoto deve essere pronto ad accettare istruzioni da un vaishnava superiore, e il vaishnava superiore deve essere pronto ad aiutare un vaishnava inferiore, in ogni cosa. La posizione di inferiorità o superiorità si valuta secondo lo sviluppo spirituale nella coscienza di Krishna. E’ proibito considerare le attività di un puro vaishnava secondo un’ottica materiale. Specialmente da parte di un devoto neofita è ritenuto un grave insulto considerare un puro devoto secondo criteri materiali. Bisogna dunque evitare di osservare il puro devoto esteriormente; si deve cercare invece di vedere le sue caratteristiche interiori e cercare di comprendere il suo impegno nel trascendentale servizio d’amore del Signore. In questo modo possiamo evitare di giudicare il puro devoto secondo un punto di vista materiale e così gradualmente diventare noi stessi devoti purificati.

Coloro che pensano che la coscienza di Krishna sia limitata a un certo gruppo di persone o di devoti, o ad un certo territorio, generalmente hanno la tendenza ad osservare le caratteristiche esterne del devoto. Questi neofiti, incapaci di apprezzare il grande servizio del devoto avanzato, cercano di portare il maha-bhagavata al loro stesso livello. Abbiamo sperimentato questa difficoltà nella diffusione della coscienza di Krishna in tutto il mondo. Sfortunatamente siamo circondati da fratelli spirituali neofiti che non apprezzano le straordinarie attività di diffusione della coscienza di Krishna in tutto il mondo. Essi si limitano a cercare di portarci al loro livello e cercano di criticarci in tutti i modi. Siamo molto addolorati per le loro attività ingenue e la loro scarsa conoscenza. Una persona che ha ricevuto il potere di impegnarsi effettivamente nel servizio confidenziale del Signore non dovrebbe essere trattata come un comune essere umano, perché è detto che senza ricevere il potere da Krishna, nessuno può diffondere il movimento per la coscienza di Krishna in tutto il mondo.

Chi critica un puro devoto commette un’offesa (vaishnava-aparadha) pericolosa che ostacola l’avanzamento di chi desidera progredire nella coscienza di Krishna. Una persona non può trarre alcun beneficio spirituale dall’offendere i piedi di loto di un puro vaishnava. Tutti dovrebbero dunque stare molto attenti a non nutrire invidia verso un vaishnava che ha ricevuto il potere da Krishna, un suddha-vaishnava. E’ un’offesa anche pensare che questo vaishnava possa essere punito, così come è offensivo anche cercare di dargli consigli o di correggerlo. Si può distinguere tra un vaishnava neofita e un vaishnava avanzato valutando le loro attività. Il devoto elevato è sempre situato nella posizione di maestro spirituale, ed il neofita e sempre considerato suo discepolo. Il maestro spirituale non deve essere soggetto ai consigli di un discepolo, né è obbligato a ricevere istruzioni da coloro che non sono suoi discepoli. Questa è l’essenza dei consigli di Srila Rupa Gosvami nel sesto verso.

Verso VII

syat krsna-nama-caritadi-sitapy avidya-
pittopatapta-rasanasya na rocika nu
kintv adarad anudinam khalu saiva justa
svadvi kramad bhavati tad-gada-mula-hantri

TRADUZIONE

Il santo nome, il carattere, i divertimenti e le attività di Krishna sono tutti di una dolcezza trascendentale, come lo zucchero candito. Benché la lingua di una persona affetta dall’itterizia dell’avidya (ignoranza) non riesca a gustare nulla di dolce, è meraviglioso che basti cantare con attenzione questi dolci nomi ogni giorno, perchè la lingua vi trovi gradualmente un gusto naturale, e la malattia venga estirpata alla radice.

SPIEGAZIONE

Il santo nome di Sri Krishna, le Sue qualità, i Suoi divertirnenti e così via, partecipano tutti della natura della verità, della bellezza e della felicità assolute. Per natura sono estremamente dolci, come lo zucchero candito che piace a tutti. L’ignoranza, invece, è paragonata a una malattia del fegato, l’itterizia, che è causata da un eccesso di bile. Un malato di itterizia non riesce a gustare il sapore dello zucchero, anzi, lo trova amaro. Nello stesso modo l’avidya (l’ignoranza) distorce la capacità di gustare la dolcezza del nome, delle qualità, della forma e dei divertimenti di Krishna. Ma, nonostante questa malattia, se ci dedichiamo con cura e attenzione alla coscienza di Krishna, cantando il santo nome e ascoltando i divertimenti trascendentali di Krishna, la nostra ignoranza sarà distrutta, e la nostra lingua riuscirà finalmente a gustare la dolcezza della natura trascendentale di Krishna e di ciò che Lo circonda. Questo ritorno alla salute spirituale, è possibile soltanto coltivando regolarmente la coscienza di Krishna. Quando un uomo nel mondo rnateriale s’interessa maggiormente del modo di vivere dei materialisti che alla coscienza di Krishna, è considerato ammalato. La condizione di normalità consiste nel rimanere un eterno servitore del Signore (jivera ‘svarupa’ haya–krsnera ‘nitya-dasa’). Questa salute spirituale s’incrina quando I’essere individuale dimentica Krishna, perché è rimasto attratto dall’aspetto esterno dell’energia maya di Krishna.

Questo mondo di maya è detto durasraya, che significa “falso, ossia cattivo rifugio”. Chi ripone la sua fede nel durasraya si condanna a sperare nell’impossibile. Nel mondo materiale tutti cercano di diventare felici, e benché tutti i loro sforzi vengano sempre frustrati, I’ignoranza non permette loro di vedere gli errori che commettono. La gente cerca di correggere un errore con un altro errore: questo è il modo in cui si lotta per sopravvivere nel mondo materiale. Se a una persona che si trova in queste condizioni consigliamo di dedicarsi alla coscienza di Krishna e di vivere felice, vedremo che non accetterà il consiglio.

Questo movimento per la coscienza di Krishna si sta diffondendo in tutto il mondo al solo scopo di porre rimedio a questa ignoranza grossolana. Le masse sono sviate e ingannate da capi ottusi. Le guide della società umana -politici, filosofi e scienziati- sono ottusi, perché non sono coscienti di Krishna. Secondo la Bhagavad-gita, sono privi di ogni vera conoscenza, perché il loro ateistico modo di vivere li rende peccatori, disonesti e degradati.

na mam duskrtino mudhah
prapadyante naradhamah
mayayapahrta jnana-
asuram bhavam asritah

“Gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, coloro la cui conoscenza è rubata dall’illusione e coloro che hanno una natura atea e demoniaca: questi miscredenti non si abbandonano a Me (B.g., 7,15). Queste persone non si sottomettono mai a Krishna e si oppongono invece agli sforzi di coloro che desiderano prendere rifugio in Krishna. Quando questi atei s’insediano in posizioni di guida della società, l’intera atmosfera diventa sovraccarica di ignoranza. In tale condizione la gente non si mostra molto entusiasta di accogliere questo movimento per la coscienza di Krishna, proprio come un malato d’itterizia non apprezza il gusto dello zucchero candito. Tuttavia dobbiamo sapere che per le malattie di fegato, lo zucchero candito è I’unica medicina specifica. Similmente, nell’attuale stato di confusione dell’umanità, la coscienza di Krsna, il canto del santo nome del Signore – Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare. Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare – è l’unico rimedio per guarire il mondo. Benché la coscienza di Krishna possa non essere appetibile per una persona ammalata, Srila RUpa Gosvami consiglia a tutti coloro che vogliono guarire dalla malattia materiale di prendere questa medicina con grande cura e attenzione. La cura inizia recitando il maha-mantra Hare Krishna, perchè cantando questi santi nomi del Signore una persona condizionata dalla materia sarà liberata da ogni errata concezione (ceto-darpana-marjanam). Avidya, la confusione sulla propria identità spirituale, è la base dell’ahankara, il falso ego nel cuore.

La vera malattia è nel cuore. Se la mente è pulita, però, se la coscienza è purificata, una persona non potrà essere danneggiata dalla malattia materiale. Per pulire la mente e il cuore da ogni falsa concezione biiogna dedicarsi al canto o alla recitazione di questo, mahamantra Hare Krishna che è facile e benefico. Cantando il Santo Nome del Signore, ci si libera immediatamente dal fuoco ardente dell’esistenza materiale.

Nel canto del santo nome del signore si distinguono tre fasi: lo stadio in cui si commettono offese, Io stadio di purificazione in cui le offese diminuiscono, e lo stadio puro. Quando un neofita comincia a cantare il mantra Hare Krishna, commette generalmente molte offese. Le offese di base sono dieci e il devoto che le evita, può intravedere la fase seguente, che è situata tra il canto offensivo ed il canto puro. Chi raggiunge lo stadio della purezza è immediatamente liberato. questo è detto bhava-maha-davagni-nirvapanam. Non appena si è liberati dal fuoco ardente dell’esistenza materiale, è possibile gustare la dolcezza della vita trascendentale.

Per concludere, se ci si vuole liberare dalla malattia materiale, bisogna dedicarsi al canto del mantra Hare Krishna. Il movimento per la coscienza di Krishna, in particolare, è destinato a creare un’atmosfera in cui la gente possa cantare il mantra Hare Krishna. Si inizia con un pò di fede e quando questa fede cresce attraverso il canto, è possibile entrare a far parte dell’Associazione. Noi mandiamo gruppi di sankirtana in tutto il mondo e vediamo che persino nelle zone più lontane del mondo, dove non si sa nulla di Krishna, il maha-mantra attrae migliaia di persone nelle nostre fila. In alcune zone solo pochi giorni dopo aver sentito il mantra, la gente comincia a imitare i devoti rasandosi la testa e cantando il maha-mantra Hare Krishna. Può essere soltanto desiderio di imitare, ma imitare qualcosa di buono è senz’altro positivo. Alcune tra queste persone svilupperanno gradualmente il desiderio di ricevere l’iniziazione del maestro spirituale e si offriranno di accettare l’iniziazione.

Le persone sincere vengono iniziate e questa fase è detta bhajana-kriya. In questa fase ci si impegna effettivamente al servizio del Signore cantando regolarmente il maha-mantra Hare Krishna, recitando sedici giri di japa al giorno ed astenendosi dai rapporti sessuali illeciti, dal gioco d’azzardo, dal consumo di carne e di sostanze inebrianti. Il bhajana-kriya ci fa raggiungere la libertà dalla contaminazione della vita materiale. Non si ama più andare al ristorante o in albergo per gustare le cosiddette squisitezze a base di carne e cipolle, né si sente il desiderio di fumare o di bere tè o caffè. Non solo ci si astiene dai rapporti sessuali illeciti, ma si evita completamente ogni rapporto sessuale e non si desidera perdere tempo nella speculazione o nel gioco d’azzardo.

In questo modo è naturale liberarsi da tutto ciò che è negativo (anartha-nivrtti). La parola anartha si riferisce a tutto ciò che è indesiderabile, e gli anartha vengono distrutti quando ci si attacca al movimento per la coscienza di Krishna.

Quando ci si è liberati dalle negatività, I’impegno delle persone nelle attività coscienti di Krishna diventa stabile. Infatti si sviluppa attaccarnento per queste attività, e si sperimenta I’estasi nel compimento del servizio devozionale. Questo è il livello di bhava, il risveglio preliminare dell’amore latente per Dio. Così, l’anima condizionata si libera dall’esistenza materiale e perde interesse per la concezione della vita basata sul corpo, per l’opulenza materiale, la conoscenza materiale e ogni genere di attrazione materiale. Allora, si riesce a comprendere chi è Dio, la Persona Suprema, e chi è maya.

Pur essendo presente , maya non può disturbare il devoto che ha già raggiunto il livello di bhava per il fatto che il devoto è in grado di riconoscere la vera posizione di maya. Maya significa dimenticare Krishna, e la coscienza di Krishna e la dimenticanza di Krishna stanno l’una vicino all’altra, proprio come la luce e I’ombra.

Chi rimane nell’ombra non può godere dei benefici della luce, e chi rimane nella luce non può essere disturbato dal buio dell’ombra. Dedicandosi alla coscienza di Krishna, si raggiunge gradualmente la liberazione e si rimane nella luce. Le tenebre allora non possono più toccarlo. Come conferma la Caitanya-caritamrta (Madhya 22.31):

krsna – sur ya-sama; maya haya andhakara
yahan krsna, tahan nahi mayara adhikara

“Krishna è paragonato alla luce del sole e maya è paragonata alle tenebre. Ovunque sia presente la luce del sole, non possono esserci le tenebre. Non appena ci si avvicina alla coscienza di Krishna, il buio dell’illusione, cioè l’influenza dell’energia esterna, svanirà immediatamente”.

VERSO VIII

tan-nama-rupa-caritadi-sukirtananu-
smrtyoh kramena rasana-manasi niyojya
tisthan vraje tad-anuragi jananugami
kalam nayed akhilam ity upadesa-saram

TRADUZIONE

L’essenza di ogni insegnamento è questa: bisogna utilizzare tutto il proprio tempo -giorno e notte – nel cantare e ricordare in modo favorevole il nome divino del Signore, la forma trascendentale, le qualità e i divertimenti eterni, impegnando gradualmente la lingua e la mente. In questo modo bisogna vivere a Vraja [Goloka Vrindavana-dhama] e servire Krishna sotto la guida dei devoti. Bisogna seguire le orme dei devoti più cari del Signore, che sono profondamente attaccati al Suo servizio.

SPIEGAZIONE

La mente può essere nostra amica o nostra nemica, perciò dobbiamo educarla in modo che si comporti come nostra amica. Il movimento per la coscienza di Krishna mira in particolar modo ad addestrare la mente ad impegnarsi sempre nell’interesse di Krishna. La mente contiene centinaia di migliaia di impressioni, non solo di questa vita, ma anche delle moltissime vite passate. Talvolta, queste impressioni si sovrappongono e producono immagini contraddittorie. In questo modo le attività della mente possono diventare pericolose per l’anima condizionata. Gli studenti di psicologia

conoscono bene i diversi cambiamenti psicologici della mente. Nella Bhagavad-gita (8.6) è detto:

yam yam vapi smaran bhavam
tyajaty ante kalevaram
tam tam evaiti kaunteya
sada tad-bhava-bhavitah

“senza dubbio sono i ricordi che si hanno all’istante di lasciare il corpo che determinano la condizione futura dell’essere, o figlio di Kunti.”

Al mornento della morte la mente e l’intelligenza dell’essere individuale creano la forma sottile di una particolare forma corporea destinata alla prossima vita.

Se la mente s’impunta su qualcosa di non molto favorevole, dovrà prendere un corpo corrispondente

nella prossima vita. D’altra parte, chi riesce a pensare a Krishna al momento della morte può essere trasferito nel mondo spirituale, a Goloka Vrndavana. Questo meccanismo della reincarnazione è molto sottile; per questo Srila Rupa Gosvami consiglia ai devoti di educare la mente in modo da non ricordare altro che Krishna. Similmente, la lingua dev’essere educata a parlare soltanto di Krshna e a gustare solo Krsna-prasada.

Srila Rupa Gosvami ulteriormente raccomanda, tisthan vraje: bisogna vivere a Vrndavana, o in una

parte qualsiasi di Vrajabhumi. Vrajabhumi, la terra di Vrndavana, si estende per un’area di ottantaquattro krosa, un krosa equivale a circa cinque chilòmetri quadrati. Quando si sceglie Vrndavana come propria dimora, bisogna prendere rifugio in uno dei suoi grandi devoti. In questo modo, bisogna sempre pensare a Krishna e ai Suoi divertimenti. Lo spiega ancora meglio Srila Rupa Gosvami nel suo Bhakti-rasamrta-sindhu

(1.2.294):

krsnam smaran janam casya
prestham nija-samihitam
tat-tat-katha-ratas casau
kuryad vasam vraje sada

“Il devoto dovrebbe vivere sempre nel regno trascendentale di Vraja, e impegnarsi sempre in krsnam smaran janam casya prestham, il ricordo di Sri Krishna e dei suoi amati compagni. Seguendo le orme di questi compagni, e affidandosi alla loro guida eterna, si puo sviluppare un intenso desiderio di servire Dio, la Persona Suprema.

Srila Rupa Gosvami spiega ancora nel Bhakti-rasamrta-sindhu (1.2.295):

seva sadhaka-rupena
siddha-rupena catra hi
tad-bhava-lipsuna karya
vraja-lokanusaratah

“Nel regno trascendentale di Vraja (Vraja-dhama) bisogna servire il Signore supremo, Sri Krishna, con un sentimento simile a quello dei suoi compagni, e affidarsi alla guida personale di uno dei compagni di Krishna, seguendo le sue orme. Questo metodo può essere applicato sia nella fase di sadhana (la pratica della spiritualità quando si è ancora allo stato condizionato), sia nella fase di sadhya (realizzazione di Dio), quando si è diventati un siddha-purusa, un’anima spiritualmente perfetta”.

Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura ha commentato cosi questo verso: Chi non ha ancora sviluppato interesse per la coscienza di Krishna dovrebbe abbandonare ogni motivazione materiale ed educare la mente a seguire progressivamente i principi regolatori, cioè a cantare e ricordare Krishna e il Suo nome, la sua forma, le sue qualità, i suoi divertimenti e tutto ciò che Lo circonda. In quesio modo, quando si è risvegliato il gusto per queste cose, bisogna cercare di vivere a Vrndavana, impiegando tutto il nostro tempo nel ricordo costante del nome di Krishna, della sua fama, dei suoi divertimenti e delle sue qualità, sotto la guida e la protezione di un devoto esperto. Questa è l’essenza stessa di tutti gli insegnamenti sul modo di coltivare il servizio devozionale.

“Allostadio iniziale, ild evoto neofita deve sempre impegnarsi nell’ascolto della krsna-katha. Questo è detto sravana-dasa, la fase di ascolto. Ascoltando costantemente il santo nome trascendentale di Krsna e ascoltando ciò che riguarda la Sua forma trascendentale, le sue qualità e i suoi divertimenti, è possibile raggiungere il livello di accettazione detto varana-dasa, in cui ha inizio l’attaccamento per l’ascolto della krsna-katha. Quando si riesce a cantare in estasi, si raggiunge il livello detto smaranavastha, che consiste nel ricordare.

Ricordo, concentrazione, meditazione, ricordo costante e stato di estasi sono le cinque caratteristiche evolutive della krsna-smarana. In un primo tempo, il ricordo di Krishna può essere interrotto, ma più tardi diventa costante. Quando il ricordo è ininterrotto, diventa concentrazione e prende il nome di meditazione.

Quando la meditazione si espande e diventa costante, è detta anusmrti. Con l’anusmrti ininterrotta si entra nella fase di samadhi, cioè di estasi spirituale. Dopo che si è realizzato lo sviluppo completo di smarana-dasa, ossia di samadhi, l’anima arriva a comprendere la propria posizione originale e costituzionale. Allora riesce a comprendere perfettamente e con chiarezza la propria relazione eterna con Krishna. Questo livello è detto Sampatti-dasa, la perfezione della vita.

“La Caitanya-caritamrta consiglia ai neofiti di lasciare ogni genere di motivazione personale e d’impegnarsi semplicernente nel servizio devozionale regolato al Signore, secondo gli insegnamenti delle scritture. In questo modo, il neofita può sviluppare gradualmente attaccamento per il nome, la fama, la forma e le qualità di Krishna. Una volta raggiunto questo attaccamento, è possibile servire spontaneamente i piedi di loto di Krishna anche senza seguire le regole. Questo livello è detto raga-bhakti, servizio devozionale nell’amore spontaneo.

A questo livello, il devoto è in grado di seguire le orme di uno dei compagni eterni di Krishna a Vrndavana. Questa è raganuga-bhakti. Raganuga-bhakti, il servizio devozionale spontaneo, può essere compiuto nel santa-rasa da chi aspira a essere come una delle mucche di Krsna, oppure il bastone o il flauto che Krishna tiene in mano, o i fiori attorno al collo di Krishna. Net dasya-rasa si seguono le orme di servitori come Citraka, Patraka o Raktaka.

Nel sakhya-rasa dell’amicizia è possibile diventare un amico come Baladeva, Sridama o Sudama. Nel vatsalya-rasa, caratterizzato da un affetto materno o paterno, si può diventare come Nanda Maharaja e Yasoda, e nel madhurya-rasa, caratterizzato dall’amore coniugale, si può diventare come Srimati Radharani o le sue amiche come Lalita, e le Sue servitrici (manjari), come Rupa e Rati. Questa è l’essenza di ogni insegnamento sul servizio devozionale”.

VERSO IX

vaikunthaj janito vara madhu-puri tatrapi rasotsavad
vrndaranyam udara-pani-ramanat tatrapi govardhanah
radha-kundam ihapi gokula-pateh premamrtaplavanat
kuryad asya virajato giri-tate sevam viveki na kah

TRADUZIONE

Il luogo sacro conosciuto come Mathura, è spiritualmente superiore a Vaikuntha, il mondo trascendentale, perchè è là che il Signore è apparso. Superiore a Mathura-puri, è la foresta trascendentale di Vrndavana, per i devertimenti della rasa-lila di Krishna. Superiore alla foresta di Vrndavana è la collina Govardhana, che fu sollevata dalla mano divina di Sri Krishna e fu teatro di molti Suoi giochi d’amore. Al di sopra di tutti questi luoghi si erge supremo il perfetto Sri Radha-kunda, che è inondato dall’ambrosia e dal nettare di prema per il Signore di Gokula, Sri Krishna. Dov’è dunque la persona intelligente che non desidera servire questo divino Radha-kunda, che si trova ai piedi della collina Govardhana?

SPIEGAZIONE

Il mondo spirituale costituisce i tre quarti dell’intera creazione di Dio, la Persona Suprema, e ne è la parte più elevata. Per sua natura, il mondo spiriuale è superiore al mondo materiale; però Mathura e la zona che la circonda, pur sembrando appartenere al mondo materiale, sono considerate superiori al mondo spirituale, perchè Dio, la Persona Suprema, apparve personalmente a Mathura. Le foreste interne di Vrndavana sono considerate superiori a Mathura, per la presenza delle dodici foreste (dvadasa-vana) tra cui Talavana, Madhuvana e Bahulavana, che devono la loro vasta fama ai vari divertimenti del Signore. Così, la foresta più interna di Vrndavana è considerata superiore a Mathura, ma superiore a questa foresta è la divina collina di Govardhana, che con la Sua meravigliosa mano di loto Krishna sollevò come un ombrello per proteggere i Suoi compagni, gli abitanti di Vraja, dalle piogge torrenziali mandate dal furioso Indra, il re degli esseri celesti. E’ sempre alla collina di Govardhana che Krishna porta al pascolo le mucche con i Suoi amici oastorelli, ed è sempre lì che dà appuntamento alla Sua adorata Sri Radha e Si dedica con Lei ai Suoi divertimenti amorosi. Il Radha-kunda, ai piedi della collina Govardhana, supera tutti questi luoghi, perché è inondato dall’amore per Krishna. I grandi devoti preferiscono vivere accanto al Radha-kunda perché questo luogo racchiude molti ricordi degli eterni amori tra Krishna e Radharant (rati-vilasa). Nella Caitanya-caritamrta (Madhya-lila) è detto che quando Sri Caitanya Mahaprabhu visitò per la prirna volta la zona di Vrajabhumi, non trovò subito il Radha-kunda. Questo significa che Sri Caitanya Mahaprabhu stava cercando l’esatta posizione del Radha-kunda. Finalmente trovò quel luogo sacro, dove restava solo un piccolo stagno. Dopo esserSi bagnato in quel minuscolo stagno rivelò ai suoi devoti che quello era il vero Radha-kunda. Più tardi lo stagno fu riportato alla luce dai devoti di Sri Caitanya, guidati dai sei Gosvami, come Rupa e Raghunatha dasa. Attualmente il Radha-kunda è ormai un lago di notevoli dimensioni. Srila Rupa Gosvami ha dato molta importanza al Radha-kunda a causa del desiderio di ritrovarlo che Sri Caitanya Mahaprabhu nutriva. Chi dunque vorrebbe lasciare il Radha-kunda per stabilirsi altrove? Nessuna persona dotata d’intelligenza trascendentale vorrebbe farlo.

L’importanza del Radha-kunda, però, non può essere compresa dalle altre vaisnava-sampradaya, né I’importanza spirituale e la natura divina del Radha-kunda possono essere comprese dalle persone che non provano interesse per il servizio devozionale di Sri Caitanya Mahaprabhu. Questo Radha-kunda è adorato soprattutto dai Gaudiya Vaisnava, i seguaci del signore Sri Krishna Caitanya Mahaprabhu.

VERSO X

karmibhyah parito hareh priyataya vyaktim yayur jnaninas
tebhyo jnana-vimukta-bhakti-paramah premaika-nisthas tatah
tebhyas tah pasu-pala-pankaja-drsas tabhyo ‘pi sa radhika
prestha tadvad iyam tadiya-sarasi tam nasrayet kah krti

TRADUZIONE

Negli sastra è detto che tra tutti coloro che si dedicano all’attività interessata, colui che ha una maggiore conoscenza dei valori superiori delta vita ha ricevuto il favore del Signore Supremo, Hari. Tra le numerose persone di grande conoscenza [jnani], colui che è effettivamente liberato in virtri della sua conoscenza può dedicarsi al servizio di devozione, ed è superiore agli altri. Ma chi ha raggiunto prema, il puro amore per Krishna, gli è superiore. Le gopi sono le più elevate tra tutti i grandi devoti perché dipendono sempre e completamente da Sri Krishna, il pastorello trascendentale. Tra le gopi, Srimati Radharani è Ia più cara a Krishna. Il Suo kunda [lago] è caro a Krishna quanto la più diletta tra le gopi. Chi dunque non vorrà vivere accanto al Radha-kunda, e in un corpo spirituale pervaso di sentimenti d’estasi devozionale [aprakrta-bhava], offrire un servizio d’amore alla coppia divina, Sri Sri Radha-Govinda, che Si dedica ai Suoi astakaliya-lila, i Suoi eterni divertimenti quotidiani che si manifestano in otto modi. In verità, coloro che compiono il servizio devozionale sulle rive del Radha-kunda, sono le persone più fortunate dell’universo.

SPIEGAZIONE

Praticamente oggi tutti sono impegnati in attività interessate di vario genere. Coloro che desiderano

ottenere guadagni materiali mediante I’azione sono detti karmi, ossia persone dedite all’azione interessata. Tutti gli esseri viventi in questo mondo materiale sono discesi qui sotto I’influsso di maya, come afferma il Visnu Purana (6.7.61):

visnu-saktih para prokta
ksetrajnakhya tatha para
avidya-karma-samjnanya
trtiya saktir isyate

I saggi hanno diviso le energie di Dio, la persona suprema, in tre categorie -l’energia spirituale, l’energia marginale, e l’energia materiale. L’energia materiale è considerata l’energia di terz’ordine (trtiya saktih). Quegli esseri che si trovano sotto la giurisdizione dell’energia materiale talvolta s’impegnano a lavorare duramente come cani e porci solo per il piacere dei sensi. Ma in questa vita, o nella prossima, dopo aver compiuto attività virtuose, alcuni karmi sono potentemente attratti a compiere diverse forme di sacrifici menzionati nei Veda. Così, grazie alla potenza dei loro meriti, sono elevati ai pianeti celesti. In realtà, coloro che compiono sacrifici seguendo scrupolosarnente le istruzioni dei Veda sono elevati alla luna, e ai pianeti situati sopra di essa. Corne afferma la Bhagavad-gita (9.21), ksine punye martya-lokam visanti: dopo aver esaurito gli effetti delle loro cosiddette attività virtuose, essi devono tornare sulla Terra, che è chiamata martya-loka, il luogo della morte. Benché queste persone possano aver raggiunto i pianeti celesti grazie alle attività virtuose compiute, e possano godervi di una vita lunga rnolte migliaia di anni, dovranno comunque tornare su questo pianeta quando i risultati delle loro attività virtuose si saranno esauriti.

Questa è la posizione dei karmi, compresi coloro che agiscono in modo virtuoso e coloro che agiscono in modo empio. Su questo pianeta possiamo vedere molti uomini d’affari, politici e altri, che s’interessano soltanto della felicità materiale. Cercano di accumulare denaro con ogni mezzo, senza considerare se le loro azioni siano empie o virtuose. Queste persone sono dette karmi, materialisti grossolani. Tra i karmi ci sono anche i vikarmi, coloro che agiscono senza farsi guidare dalla conoscenza vedica. Coloro che agiscono sulla base della conoscenza vedica celebrano sacrifici per soddisfare Sri Visnu e ricevere le Sue benedizioni ed essere poi elevati ai sistemi planetari superiori. Questi karmi sono superiori ai vikarmi perché seguono fedelmente le direttive dei Veda e sono certamente cari a Krishna. Nella Bhagavad-gita (4.11), Krishna dice: ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham, “Cosi come si sottomettono a Me, in proporzione Io li ricompenso”.

Nella Sua bontà, Krishna soddisfa i desideri dei karmi e dei jnani, e a maggior ragione soddisfa i bhakta. Benché talvolta i karmi vengano elevati ai sistemi planetari superiori, finché rimarranno attratti dall’azione interessata dovranno accettare nuovamente un corpo materiale dopo la morte. Chi agisce in modo virtuoso potrà ottenere un nuovo corpo tra gli esseri celesti, sui sistemi planetari superiori, o raggiungere qualche altra posizione che permetta un livello superiore di felicità materiale. D’altra parte, coloro che s’impegnano in attività empie si degradano e devono rinascere come animali, come alberi e piante. Cosi coloro che agiscono con motivazioni interessate, che non si preoccupano degli insegnamenti dei Veda (i vikarmi), non sono apprezzati dalle persone sagge e sante. Come afferma lo Srimad-Bhagavatam ( 5.5.4):

nunam pramattah kurute vikarma
yad indriya-pritaya aprnoti
na sadhu manye yata atmano ‘yam
asann api klesada asa dehah

“I materialisti che si affannano come cani e porci solo per la soddisfazione dei sensi in realtà sono pazzi. Non fanno che dedicarsi a ogni sorta di abominio, al solo scopo di godere dei sensi. Le attività materiali non sono affatto degne di un uomo intelligente perché come risultato di queste attività si riceve un corpo materiale, pieno di sofferenza”. Il fine della vita umana è quello di liberarci da queste tre forme di sofferenza insite nell’esistenza materiale stessa. Sfortunatamente coloro che si dedicano all’attività interessata sono pazzi per il denaro, e cercano con ogni mezzo di accaparrarsi comodità materiali temporanee: per questo essirischiano pensino di cadere nelle specie inferiori di vita. Nella loro stoltezza i materialisti fanno continui progetti per rirovare la felicità in questo mondo materiale. Non si fermano meppure un iscante a considerare che potranno vivere soltanto per un certo mumero di anni, la maggior parte dei quali va perdura nel tentativo di guadagnare denaro per il piacere dei sensi. Tutte queste attività terminano con la morte. I materialisti non-riflettono che dqpo aver lasciato il corpo potrebbero essere imprigionati in corpi di animali inferiori, di piante o di alberi. Cosi, tutte le loro azioni determinano il fallimento dello scopo della vita. Non solo nascono ignoranti, ma continuano ad agire nell’ignoranza, pensando di ottenere benefici materiali nella forma di grattacieli, grosse automobili, posizioni di prestigio e cosi via. I materialisti non sanno che nella vita successiva cadranno in una posizione degradata, e che tutte le loro azioni li condurranno solo a parabhava, la sconfitta, Questa è la conclusione dello Srimad-Bhagavatam (5.5.5.): para-bhavas tavad abodha-jatah.

Bisogna dunque sviluppare il desiderio di comprendere la scienza dell’anima (atma-tattva). Finché non si arriva al piano dell’atma-tattva, che ci fa comprendere di essere anima e non corpo, si rimane al livello dell’ignoranza. Tra migliaia, e persino tra milioni di persone ignoranti che sprecano il tempo a soddisfare i sensi, forse uno raggiungerà il livello della conoscenza, comprendendo i valori più alti della vita. Una persona simile è detta jnani. Il jnani sa che l’azione interessata lo lega all’esistenza materiale e lo fa trasmigrare da una forma corporea a un’altra. Come lo Srimad-Bhagavatam spiega con l’espressione sarira-bandha (legato all’esistenza del corpo), finché l’uomo mantiene l’idea del piacere dei sensi, avrà la mente assorta nel karma, l’azione interessata, e questo lo obbligherà a trasmigrare da un corpo all’altro.

Un jnani è dunque considerato superiore a un karmi, perché almeno si astiene dalle attività ciecamente rivolte verso il piacere dei sensi. Questa è la conclusione di Dio, la Persona suprema. Tuttavia, pur essendo libero dall’ignoranza del karmi, il jnani è considerato ,ancora situato nell’ignoranza (avidya), finché non raggiunge il livello del servizio di devozione. Persino chi è considerato un jnani, una persona avanzata nella conoscenza, ha una conoscenza che è considerata impura, perché non ha informazioni sul servizio devozionale e trascura l’adorazione diretta dei piedi di loto di Dio, la Persona suprema.

Quando si dedica al servizio devozionale, il jnani supera rapidamente i comuni jnani. Una persona così elevara è definita jnana-vimukta-bhakti-parama. Il modo in cui il jnani si avvicina al servizio devozionale è descritto nella Bhagavad-gita (7.19),dove Krsna afferma:

bahunam janmanam ante
jnanavan mam prapadyate
vasudevah sarvam iti
sa mahatma sudurlabhah

“Dopo numerose nascite e morti colui che ha la vera conoscenza si sottomette a Me, sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e tutto ciò che esiste. Un’anima così grande è molto rara”. I realtà, una persona dimostra di essere saggia quando si sottomette ai piedi di loto di Krishna, ma un tale mahatma, un’anima così grande è molto rara.

Dopo essersi avvicinata al servizio di devozione secondo i principi regolatori, una persona può arrivare al livello dell’amore spontaneo per Dio seguendo le orme dei grandi devoti come Narada, Sanaka, Sanatana. Allora Dio, Persona Suprema, riconosce la sua superiorità. I devoti che hanno sviluppato amore per Dio si trovano certamente in una posizione elevata.

Tra tutti questi devoti, le gopi sono riconosciute come superiori perchè non pensano ad altro che alla soddisfazione di Krishna. Né le gopi si aspettano qualcosa in cambio da Krishna. Anzi, talvolta Krishna le sottopone a grandi sofferenze, separandosi da loro. Ma le gopi non possono comunque dimenticare Krishna. Quando Krishna lasciò Vrdavana per Mathura, le gopi furono prese da una grande tristezza e passarono il resto della vita piangendo per la separazione da Krishna. Questo significa che in un certo senso non furono mai veramente separate da Krishna. Non c’è differenza tra il pensare a Krishna e il restare in Sua compagnia. Anzi, vipralambha-seva, pensare a Krishna in separazione, come faceva Sri Caitanya Mahaprabhu, è di gran lunga superiore al fatto di servire Krishna direttamente. Così, tra tutti i devoti che hanno sviluppato un puro amore e una pura devozione per Krishna, le gopi sono le più elevate, e tra tutte questa grandi gopi, Srimati Radharani è la più elevata. Nessuno può superare il servizio di Srimati Radharani. In realtà, neppure Krishna riesce a comprendere i sentimenti di Srimati Radharani; è per questa ragione che Egli prese la posizione di Radharani ed apparve nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu: al solo fine di comprendere i Suoi sentimenti trascendentali.

Srila Rupa Gosvami giunge gradualmente alla conclusione che Srimati Radharani è la più grande devota di Krishna, e che il Suo kunda (lago), Sri Radhakunda, è il luogo supremo. Lo conferma un passo dal Laghu-bhagavatamrta (Uttara-khanda 45) come citato nella Caitanya-caritamrta:

yatha radha priya visnos
tasyah kundam priyam tatha
sarva-gopisu saivaika
visnor atyanta-vallabha

“Proprio come Srimati Radharani è cara al Signore Supremo, Krishna (Visnu), così il luogo dove Ella Si bagna (Radha-kunda) è molto caro a Krishna. Tra tutte le gopi, Lei sola è suprema, la più amata dal Signore”.

Tutti coloro che sono interessati alla coscienza di Krishna devono dunque prendere rifugio nel Radha-kunda e là dedicarsi al servizio devozionale per tutta la vita. Questa è la conclusione di Rupa Gosvami nel decimo verso della Upadesamrta.

VERSO XI

krsnasyoccaih pranaya-vasatih preyasibhyo ‘pi radha
kundam casya munibhir abhitas tadrg eva vyadhayi
yat presthair apy alam asulabham kim punar bhakti-bhajam
tat premedam sakrd api sarah snatur aviskaroti

TRADUZIONE

Tra i molti oggetti di favore e di delizia, e tra tutte le adorabili ragazze di Vrajabhumi, Srimati Radharani è certamente la più amata da Krishna. E, sotto ogni aspetto, il Suo divino kunda Gli è ugualmente caro, come affermano i grandi saggi. Senza dubbio, il Radha-kunda è raggiunto molto raramente anche dai più grandi devoti; perciò a maggior ragione sarà difficile raggiungerlo per i devoti comuni. Chi, anche una sola volta si bagna semplicemente in quclle sacre acque, sente risvegliare in sé il puro amore per Krishna.

SPIEGAZIONE

Perché il Radha-kunda è cosi elevato? La sua grandezza è dovuta al fatto che esso appartiene a Srimati Radharani, che è il supremo oggetto dell’amore di Krishna. Tra tutte le gopi, Ella è la più amata. Similmente il Suo lago, Sri Radha-kunda, è descritto dai grandi saggi come il lago che è caro a Krishna quanto Radha stessa. In verità l’amore di Krishna per il Radha-kunda e quello per Srimati Radharani sono uguali, sotto ogni punto vista. Anche per grandi personalità pienamente impegnate nel servizio devozionale è rnoito difficile raggiungere il Radha-kunda, a maggior ragione quindi è difficile da raggiungere per i devoti comuni che si limitano a impegnarsi nella pratica del vaidhi bhakti.

È detto che un devoto svilupperà immediàtamenie il puro amore per Krishna sulla scia delle gopi se si bagna anche una sola volta nel Radha-kunda. Srila Rupa Gosvami raccomanda a chi non può vivere sempre sulle rive del Radha-kunda, di bagnarsi il più spesso possibile nelle sue acque. Questa è la cosa più importante nel compimento del servizio devozionale. Srila Bhaktivinoda Thakura scrive a questo proposito che Sri Radha-kunda è il luogo supremo per coloro che desiderano avanzare nel servizio devozionale sulle orme delle amiche (sakhi) e delle servitrici intime (manjari) di Srimati Radharani. Gli esseri viventi .che desiderano tornare nella loro dimora originale, nel regno trascendentale di Dio, a Goloka Vrndavana, raggiungendo il loro corpo spirituale (siddha-deha) dovrebbero vivere a Radha-kunda, prendere rifugio nelle ancelle che servono intimamente Sri Radha, e sotto la loro guida, impegnarsi costantemente al Suo servizio. Questo è il metodo più elevato per coloro che si impegnano nel servizio di devozione sotto la protezione di Sri Caitanya Mahaprabhu. A questo proposito Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura scrive che persino i grandi saggi e i grandi devoti, come Narada e Sanaka, non hanno la possibilità di andare a bagnarsi nel Radha-kunda. Che dire dunque dei devoti comuni? Se per una grande fortuna, otteniamo la possibilità di arrivare al Radha-kunda e possiamo bagnarci in esso anche una sola volta, potremo sviluppare il nostro amore trascendentale per Krishna, proprio come fecero le gopi. Si raccomanda anche di vivere sulla riva del Radha-kunda e di concentrarsi nel servizio di amore al Signore. Ci si deve bagnare in quelle acque regolarmente e abbandonare ogni idea materiale, rifugiandosi in Sri Radha e nelle gopi, Sue assistenti. Chi si impegna in questo modo costante durante la vita, al momento di lasciare il corp ritornerà da Dio per servire Sri Radha nello stesso modo in cui ha desiderato di servirla sulle rive del Radha-kunda. Per concludere, vivere sulle rive del Radha-kunda e bagnarsi nelle sue acque ogni giorno rappresenta la più alta perfezione del servizio devozionale. Si tratta di una posizione difficile da raggiungere perfino per grandi saggi e devoti come Narada. Non c’è dunque limite alla gloria di Sri Radha-kunda. Servendo il Radha-kunda si può ottenere la possibilità di diventare un’assistente di Srimati Radharani, sotto la guida eterna delle gopi.

A.C. Bhaktivedanta Swami