Viaggio Facile Verso Altri Pianeti

VIAGGIO FACILE VERSO ALTRI PIANETI

di Sua Divina Grazia

A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

SOMMARIO

VIAGGIO FACILE VERSO ALTRI PIANETI

1 L’antimateria spiegata dalle scritture

2 L’essere vivente: persona di antimateria

3 Principi di vita ed eternità

VIAGGIO FACILE VERSO ALTRI PIANETI

L’ANTIMATERIA SPIEGATA DALLE SCRITTURE

La moderna scienza materialistica scoprirà forse un giorno l’eterno Universo di antimateria, che ignora ormai da lungo tempo.

Leggiamo sul Times of India del 27 ottobre 1959 un messag­gio che descrive l’attuale teoria degli scienziati sull’antimateria: Stoccolma, 16-10-1959

“A due scienziati atomici americani viene conferito oggi il Premio Nobel per la Fisica per la scoperta dell’antiprotone, che prova come la materia esista sotto due forme: particella e anti-particella. Sono il dottor Emilio Segre, 69 anni, di origine italia­na, e il dottor Owen Chamberlain, di San Francisco.

Secondo uno dei postulati fondamentali della nuova teoria, può esistere un altro mondo o antimondo, fatto d’antimateria che sarebbe composto di particelle atomiche e sub-atomiche ruotanti su orbite inverse a quelle del mondo conosciuto. Se questi due mondi si incontrassero, sarebbero entrambi annien­tati in una luce abbagliante.”

Tre sono i concetti esposti in questa dichiarazione:

1) Esiste una particella di antimateria di qualità opposte a quelle della materia finora conosciuta.

2) Esiste un altro mondo oltre a quello conosciuto.

3) Questi due mondi possono ad un certo momento urtarsi ed annientarsi reciprocamente.

1) LA PARTICELLA DI ANTIMATERIA

L’antimateria di cui parlano i fisici non è che un altro aspet­to della materia e le sue caratteristiche sono state descritte sopra. I due primi principi si applicano anche all’antimateria descritta nei Testi vedici, ma il terzo non le si addice.

In realtà, l’antimateria di cui parleremo, avendo tutte le qualità opposte a quelle della materia, è superiore a quest’ulti­ma. La materia, per costituzione, è soggetta all’annientamento, al contrario dell’antimateria. Se la materia è distruttibile e divi­sibile, l’antimateria, che ha una natura contraria, deve essere in­distruttibile e indivisibile. Cercheremo, in quest’opera, di spiegare questi punti grazie alle preziose informazioni contenute nelle Scritture vediche.

Le Scritture vediche

Le Scritture più antiche e più conosciute del mondo sono i Veda (che si dividono in quattro parti: il Sama, lo Yajur, il Rg e l’Atharva Veda. Poichè sono molto difficili da capire, per facili­tare la loro comprensione, sono stati spiegati nella grande epo­pea storica del Mahabharata e nei diciotto Purana. II Ramayana è un’altra epopea che espone gli insegnamenti principali conte­nuti nei Veda. Dunque, i quattro Veda, il Ramayana originale, scritto da Valmiki, il Mahabharata e i Purana compongono la letteratura vedica.

Le cento otto Upanisad fanno parte dei quattro Veda e spie­gano i Purana. La Bhagavad-gita, che riassume tutti gli scritti Vedici, ne è l’essenza; è anche la porta che permette di accede­re ai Vedanta-sutra. Fu enunciata 5000 anni fa da Sri Krsna (Dio) quando, dal mondo di antimateria, venne in questo mondo materiale. La Bhagavad-gita, da sola, può dunque rivelare l’essenza di tutti i Veda.

L’antimateria: energia superiore

La Bhagavad-gita elabora i concetti dei fisici e li completa. Essa spiega, in modo estremamente chiaro e preciso, l’esistenza di due forme di energia: l’energia superiore e quella inferiore, opposte per natura. L’energia superiore (para prakrti) costitui­sce l’essere vivente e l’Universo di antimateria, mentre l’energia inferiore (apara prakrti) compone questo mondo materiale.

La materia è inerte, non ha il potere di creare poichè di natura inferiore, mentre l’energia superiore, cioè l’essere viven­te (l’anima) può animare la materia e combinare gli elementi che la compongono. La Bagavad-gita spiega che l’energia, sotto le sue due forme, para e apara prakrti, viene da Krsna, la Persona Suprema. Quando pensiamo a un’energia, la nostra mente corre naturalmente verso la sua sorgente; l’energia elet­trica, per esempio, ci fa pensare alla centrale da cui proviene; anche la luce e il calore hanno una sorgente comune, il fuoco. Un’energia non è mai indipendente, e così le due energie, l’infe­riore e la superiore, provengono entrambe da una sorgente unica. Questa sorgente deve essere “pienamente cosciente” di tutto ciò che esiste e dunque possedere intelligenza, pensiero e volontà. Deve essere quindi una persona, la Persona Suprema, Sri Krsna, Dio, l’Infinitamente Affascinante. Nei Veda, la Verità Assoluta è detta Bhagavan, l’Essere Supremo, fonte di tutte le energie. Le recenti scoperte dei fisici non sono che un inizio; bisogna che continuino le loro ricerche per arrivare alla fonte della materia.

Descrizione dell’antimateria

Che cos’è l’energia superiore, cioè la particella di antimate­ria? Mentre noi impariamo a conoscere sempre meglio l’energia materiale, la nostra conoscenza dell’antimateria rimane ancora estremamente vaga, ma la Bhagavad-gita analizza molto chiara­mente le caratteristiche della particella di antimateria:

“L’anima (particella di antimateria), abita il corpo materiale. Essa vi risiede, mentre il corpo passa progressivamente dall’infanzia alla giovinezza all’età adulta, poi alla vecchiaia. Dopo la morte, lascia il corpo vecchio e inutilizzabile per rive­stirne un altro.”

(Bhagavad-gita 2.13)

Sono le differenti fasi di vita di un corpo che mostrano quali sono le relazioni delle due energie durante la loro vita in comu­ne.

Il corpo materiale subisce questa evoluzione fintanto che la particella di antimateria lo anima, ma non appena questa lo lascia, perde tutta la sua vitalità e diventa inutilizzabile.

La particella di antimateria è dunque di gran lunga superiore

all’energia materiale. Per questo motivo, la Bhagavad-gita dice che non ci si deve lamentare per nessuno dei mutamenti del corpo:

“Effimeri, gioie e dolori vanno e vengono come le stagioni: sono causati dall’incontro dei sensi con la materia e bisogna imparare a tollerarli.”

(Bhagavad-gita 2.14)

Inoltre:

“Chi non è turbato nè dalle gioie nè dalle sofferenze, chi rimane in tutte le circostanze sereno e risoluto, è degno della liberazione.”

(Bhagavad-gita 2.15)

In altre parole, l’uomo intelligente può capire che questi dif­ferenti stadi sono dovuti soltanto all’interazione degli elementi della natura materiale, ma che egli esiste al di là delle percezioni temporanee.

“I maestri della verità hanno dedotto l’eternità del reale e la caducità dell’illusorio, dopo aver studiato la loro rispettiva natu­ra.”

(Bhagavad-gita 2.16)

Quando l’uomo comprenderà che egli esiste anche al di là della materia, sarà cosciente anche dell’esistenza dell’Universo di antimateria, nettamente distinto dall’Universo materiale.

Essere liberato significa essere indipendente dalle sofferenze della vita materiale e poter sfuggire, infine, al ciclo ripetuto di morti e rinascite.

Questa liberazione da morti e rinascite continue è una pre­rogativa dell’Universo di antimateria dove tutto (esseri e ogget­ti) è eterno, cosciente e totalmente felice. Noi ne parliamo come di un mondo poichè ci sono delle forme, delle qualità e degli oggetti, sebbene siano al di là della nostra esperienza attuale.

“Sappi (Arjuna) che non puoi annientare ciò che pervade il corpo intero (sotto forma di coscienza). L’anima è imperitura e nulla può distruggerla.”

(Bhagavad-gita 2.17)

I fisici che hanno scoperto i due aspetti della materia conti­nuino pure le loro ricerche se vogliono comprendere ciò che è la vera antimateria. La Bhagavad-gita costituisce per loro una preziosa fonte di informazione.

La particella di antimateria, più sottile e più semplice dell’atomo, è impossibile da percepire. Essa manifesta però la sua presenza con i suoi effetti. Sebbene sia infinitesimale, è straordinariamente potente; è lei infatti che mantiene in vita il corpo.

“E’ indistruttibile, eterna e senza misura. Soltanto il corpo di materia è soggetto alla distruzione.”

(Bhagavad-gita 2.18)

L’eternità dell’essere è dunque per noi di importanza fonda­mentale. La scienza raggiungerà il suo apogeo quando cono­scerà perfettamente le caratteristiche di quest’essere di antima­teria e quando saprà liberarlo dalla prigionia del corpo. Il con­flitto risultante dalla distruzione dei due mondi opposti descrit­to dai fisici è analogo a quello esistente tra il corpo materiale e la particella di antimateria. La particella eterna cerca costante­mente di sfuggire al suo scomodo contatto con il corpo provvi­sorio. Ed è proprio questo conflitto che ci rivela che la nostra vera esistenza è differente da quella della materia. Poichè la particella di antimateria è presente, il corpo invecchia ad ogni istante. Possiamo constatare, per accertare questo fatto, che noi esistiamo ancora, sebbene i nostri abitacoli precedenti, corpi di differenti età, siano andati distrutti. Il corpo, dal momento che è stato creato, deve finire. Ora, tutto ciò che perisce fu un giorno creato; questa è una regola che si applica tanto al mondo quan­to al corpo materiale, ma poichè l’anima non perisce mai, non ha una data di nascita:

“L’anima non conosce nè nascita nè morte. Non nata, im­mortale, primordiale, eterna, non ebbe mai un inizio e non avrà mai fine. Non muore con il corpo.”

(Bhagavad-gita 2.20)

“L’anima che risiede nel corpo è eterna e non può mai esse­re uccisa.”

(Bhagavad-gita 2.30)

La particella di antimateria possiede dunque delle qualità difficilmente concepibili per l’intelligenza umana, in quanto sono contrarie a tutto ciò che conosciamo. Originale, più antica di qualsiasi elemento materiale, essa è eternamente giovane e nuova. Anche in contatto con la materia, non subisce nessuna delle leggi della natura materiale:

“Nessun’arma può troncare l’anima, nè il fuoco bruciarla, nè l’acqua bagnarla, nè il vento disseccarla. E’ eterna, onnipresen­te, inalterabile e fissa; è invisibile, inconcepibile e immutabile.” (Bhagavad-gita 2.23-24-25)

La Bhagavad-gita ha così descritto la particella di antimate­ria, rivelando le sue qualità eccezionali. Essa descrive inoltre l’Universo di antimateria esistente al di là del nostro Universo materiale. Là tutto è eterno, cosciente, pieno di felicità e cono­scenza.

2) L’UNIVERSO DI ANTIMATERIA

La Bhagavad-gita e le altre Scritture vediche hanno dunque descritto la particella di antimateria e l’hanno classificata come un’energia superiore: l’essere vivente. La si può chiamare anche jiva: l’anima. Quest’anima non può essere generata da una com­binazione, per quanto ingegnosa, di elementi materiali.

Otto elementi materiali compongono il corpo mortale. La terra, l’acqua, il fuoco, l’aria e l’etere costituiscono il corpo fisi­co; la mente, l’intelligenza e l’ego materiale formano il corpo sottile. Essi costituiscono l’energia inferiore, mentre l’essere vivente è l’energia superiore. Questi elementi, come anche l’essere vivente, sono chiamati “energie” perchè sia l’uno che l’altro sono dominati dal principio energetico, l’Essere Supre­mo, Sri Krsna, dal quale emanano.

Gli scienziati sono stati per molto tempo fermi alle frontiere di questi otto elementi materiali. E’ incoraggiante vedere come abbiano ora scoperto un indizio che, con uno studio approfondi­to, darà loro accesso alla particella e quindi all’Universo di anti­materia. Ci auguriamo che con il progresso e con il tempo si arrivi finalmente ad apprezzare il valore dell’Universo di anti­materia, dove non esistono imperfezioni, poichè le caratteristiche dell’antimateria sono totalmente opposte a quelle della materia.

Esistono due gruppi di uomini che indagano sull’esistenza della particella di antimateria, ma entrambi giungono a delle conclusioni errate. I primi, materialisti comuni, ne negano l’esi­stenza o affermano che essa muore con il corpo. I secondi, i sàrikhya, accettano la particella di antimateria come la negazio­ne della materia e analizzano minuziosamente le due, ma come conclusione delle loro ricerche, affermano che la particella di antimateria è completamente inattiva.

Questi due gruppi trovano enormi difficoltà nello studio dell’antimateria e dell’Universo che essa costituisce, perchè spe­culano basandosi sulla propria esperienza limitata alla materia.

Li si potrebbe paragonare a una rana che tenta, dal fondo del suo pozzo, di valutare la larghezza e la profondità di un oceano mai visto. “E’ due volte più grande di questo pozzo?” si domanda. “Tre volte più grande? Quattro volte?” Le è eviden­temente impossibile calcolarlo in questo modo.

Ma il Signore Supremo, padrone della materia e dell’antima­teria, viene in questo mondo spinto da una compassione incon­dizionata per fornirci un vasto insegnamento sull’Universo di antimateria.

Ci rivela attraverso alcuni Scritti, come la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam, la natura di questo Universo e quella degli esseri viventi. Ci insegna che Dio e l’essere infinitesimale parte­cipano entrambi della stessa qualità di antimateria.

Sapendo questo, ci si può fare un’idea approssimativa della natura del Signore Supremo grazie ad uno studio accurato degli esseri viventi. Ogni essere è un individuo e Dio è la Persona Suprema. I Testi vedici Lo chiamano Krsna. Egli è il padrone dei due tipi di energia. Sri Krsna conferma questa dichiarazione nella Bhagavad-gita:

“Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falso ego: questi otto elementi, distinti da Me, costituiscono la Mia energia inferiore. Oltre a questa energia materiale, un’altra energia è Mia, un’energia superiore, spirituale: la costituiscono gli esseri viventi che lottano con la natura materiale e per cui l’Universo si anima.”

(Bhagavad-gita 7.7)

Il Signore è la Verità Suprema e Assoluta e le Sue due energie si manifestano sotto forma di Universi di materia e di anti­materia. Sri Krsna spiega anche questo nella Bhagavad-gita: “Nessuna verità Mi è superiore. Tutto su di Me riposa, come perle su un filo.”

(Bhagavad-gita 7.7)

Il soggetto dell’antimateria era stato trattato nella Bhagavad­-gita molto prima che la scienza giungesse a concepirne l’esisten­za. Queste Scritture spiegano come la filosofia esposta in essa fu insegnata molto tempo prima al deva del sole (Bhagavad-gita 4.1-2-3).

Questo implica dunque che la Persona Suprema, Dio, aveva enunciato i princìpi della Bhagavad-gita almeno 120 milioni di anni prima della battaglia di Kuruksetra, nel corso della quale ebbe luogo il dialogo della Bhagavad-gita (5000 anni fa).

La scienza moderna non fa che avvicinarsi di una frazione infinitesimale alle verità che si trovano in quest’opera. Tra que­ste c’è una descrizione dell’Universo di antimateria che ci per mette di affermare senza il minimo dubbio che questo si trova nel regno dell’eternità, il sanatana-dhama.

Eternità dell’universo di antimateria. Le fonti della conoscenza.

Come le energie materiali descritte sopra costituiscono il mondo di materia, l’energia vivente costituisce il mondo di anti­materia, abitato da esseri immateriali. Non c’è niente là che sia materia inerte; tutto è principio vivente e Dio è la Persona Suprema. Gli abitanti dell’Universo di antimateria possiedono vita, conoscenza e felicità eterne. In altri termini, possiedono le qualità di Dio.

Se sapessero che gli esseri, così come Dio, appartengono al mondo di antimateria, gli scienziati renderebbero enormi servizi a tutti, ricercando la costituzione di questo mondo e scoprendo com’è organizzato, le forme delle cose, le caratteristiche dei suoi abitanti, ecc. Lo Srimad-Bhagavatam è, tra le opere vedi­che, il libro che studia più dettagliatamente questo soggetto e la Bhagavad-gita ne è un primo approccio. Questi due Testi di enorme importanza dovrebbero essere studiati con profonda attenzione da tutti gli scienziati, i quali potrebbero trarne nume­rose indicazioni indispensabili per accelerare i loro progressi. Gli spiritualisti e i materialisti formano due gruppi distinti. Lo spiritualista riceve la sua conoscenza da Scritture che fanno testo autorevole, come i Veda. I Testi vedici sono trasmessi da maestro a discepolo che, succedendosi, formano una catena di maestri autentici. La Bhagavad-gita menziona questa successione di maestri spirituali (parampara). Krsna dice che enunciò milioni di anni fa questa scienza spirituale a Vivasvan (il deva del sole), il quale la comunicò a suo figlio Iksvàku, fondatore della dinastia a cui appartiene Sri Rama (avatara di Krsna). All’epoca dell’avvento di Krsna sulla Terra, 5000 anni fa, questa lunga linea di maestri era stata interrotta, e subito Krsna provvi­de a insegnare di nuovo la Bhagavad-gita ad Arjuna, facendo di lui il Suo primo discepolo nell’era attuale.

Nella nostra epoca, gli spiritualisti ricevono la conoscenza che fu esposta ad Arjuna e trasmessa dai suoi successori. E’ questo dunque il modo perfetto per acquisire le verità concer­nenti la materia e l’antimateria.

I materialisti non credono nè all’esistenza dell’Universo di antimateria nè all’esistenza di Dio. E sebbene siano spesso per­sone intelligenti e istruite, rimangono degli esseri sfortunati perchè si lasciano ingannare dalle manifestazioni della materia, la cui influenza preclude loro ogni conoscenza dell’Universo di antimateria.

Le loro ricerche scientifiche, però, li condurranno gradual­mente alla comprensione di queste cose e forse, un giorno, conosceranno anche le caratteristiche dell’Universo in cui risie­de la Persona Suprema, Dio. Benchè gli esseri che vivono insie­me a Dio siano Suoi subordinati, non è possibile immaginare il loro rapporto: basti dire che la felicità di cui essi godono è di intensità uguale alla Sua. Nel mondo di antimateria non esiste nessuna differenza tra colui che domina e colui che è dominato, poichè le relazioni sono libere da tutte le imperfezioni della vita materiale, come l’orgoglio e l’invidia.

Precarietà dell’Universo di materia

I fisici affermano che quando elementi materiali opposti entrano in collisione si distruggono a vicenda. La Bhagavad-gita conferma questo punto di vista: ciò avviene perchè il mondo materiale è di natura distruttiva.

Questa creazione è dominata dalle tre influenze della natura (guna), cioè sattva (virtù), rajas (passione) e tamas (ignoranza). L’universo materiale è creato sotto l’influsso della passione, mantenuto dalla virtù e annientato dall’ignoranza. Questi tre guna governano tutto l’universo, perciò ad ogni ora, ad ogni minuto, ad ogni secondo, quest’opera di creazione, di preserva­zione e di annientamento continua nell’universo intero.

Il pianeta più evoluto dell’universo materiale si chiama Satyaloka o Brahmaloka. I suoi abitanti possiedono immensi poteri ed il personaggio che vi predomina è Brahma, il primo essere creato nell’universo materiale. E’ un essere simile a noi, non possiede poteri sufficienti a eguagliare Dio, ma Gli è subor­dinato. Anche Brahmaloka è soggetta a queste leggi della natu­ra, ma la durata della vita su quel pianeta è molto più lunga per­chè vi prevale l’influenza della virtù.

Una giornata della vita di Brahma (12 ore) equivale a mille cicli di quattro ere del nostro universo: Satya, Treta, Dvapara e Kali. Ogni ciclo dura 4.320.000.000 dei nostri anni. La notte di Brahma ha la stessa durata della sua giornata. Ci sono trenta giorni in un mese di Brahma e dodici mesi in uno dei suoi anni (il tempo si calcola secondo lo stesso metodo solare in vigore sulla Terra). Brahma vive per cent’anni, così la durata della sua vita, secondo il calcolo terrestre, è di 4.320.000.000 x 1.000 x 2 x 30 x 12 x 100, cioè 311 bilioni e 40 miliardi di anni. Alla morte di Brahma, il pianeta Brahmaloka viene distrutto. La vita su Brah­maloka, che è dunque fantasticamente lunga in rapporto alla nostra vita terrena, ha la brevità di un lampo in rapporto alla vita eterna di cui si gode nell’universo di antimateria.

Per questa ragione il narratore della Bhagavad-gita, Sri Krsna, sottolinea l’importanza dell’universo dove Egli dimora, spiegando che alla morte di Brahma tutti i pianeti e gli universi del mondo materiale sono distrutti, e gli esseri che non si sono impegnati in attività spirituali sono obbligati a rientrare nello stato non manifestato. Dopo un certo intervallo, alla nascita di un nuovo universo materiale, essi riprendono un corpo materia­le.

La fine dell’universo di materia avviene dunque in due modi: o per annientamento parziale, che si ripete alla fine di ogni giorno di Brahma (4.320.000 anni x 1.000), nel corso del quale i pianeti superiori come Brahmaloka non sono distrutti, o alla fine della vita di Brahma, quando l’intera manifestazione cosmica è assorbita nel corpo di antimateria dal quale gli elementi materiali erano stati precedentemente emanati e poi manifestati.

II mondo di antimateria, che è di gran lunga al di là del mondo materiale, non si distrugge mai. E’ possibile, come dico­no gli scienziati, che due mondi materiali opposti scontrandosi si distruggano reciprocamente, ma il vero universo di antimate­ria non è mai soggetto alla distruzione. Le uniche informazioni che gli scienziati materialisti possono avere di questo universo eterno si basano sul fatto che i princìpi della sua esistenza sono esattamente contrari a quelli del mondo materiale.

Soltanto gli esseri liberati, che hanno perfettamente compre­so la costituzione dell’energia superiore, possono dare tutte le informazioni concernenti l’antimateria. Queste autorità sono delle fonti infallibili, poichè il loro sapere nasce dall’ascolto sot­tomesso del messaggio di Dio, la Persona Suprema.

Come accedere al mondo dell’antimateria? L’universo di materia non è che l’ombra dell’universo di antimateria, quindi i tratti distintivi di quest’ultimo sono molto più numerosi. Quando Arjuna assunse il ruolo di discepolo per ricevere la conoscenza da Krsna, Gli pose tutte le domande necessarie per la comprensione di questi due mondi, e Krsna gli rispose in modo che tutti potessero trarre vantaggio dalle Sue parole.

Il personaggio principale dell’universo di antimateria è Sri Krsna, che esiste nella Sua forma e personalità originali e nelle Sue numerose altre forme spirituali. Krsna, come le Sue emanazioni plenarie, non può essere conosciuto se non ci si impegna in attività spirituali, poichè bisogna purificare completamente le proprie abitudini e il proprio cuore prima di poter comprendere Dio e penetrare nel Suo universo. Soltanto gli esseri che, duran­te la loro vita sulla Terra, hanno servito con tutto l’impegno la Persona Suprema raggiungeranno l’universo di antimateria dopo aver lasciato il corpo.

Dio, Krsna, è la Verità suprema e l’antimateria (l’intero uni­verso di antimateria con i suoi esseri) così come la materia, emanano da Lui. Egli è la radice di tutto ciò che esiste. Come i rami e le foglie di un albero sono nutriti soltanto quando si annaffiano le radici, così solo colui che adora e serve Krsna può conoscere dettagliatamente la natura dei mondi di materia e di antimateria senza dover fare, come i materialisti, difficili ricer­che. E soltanto coloro che ritornano nell’universo di antimateria grazie alla pratica di attività spirituali (il bhakti-yoga) possono ottenere l’immortalità. Ecco il segreto della Bhagavad-gita.

L’ESSERE VIVENTE: PERSONA DI ANTIMATERIA

1) VIAGGIO COSMICO CON L’ASTANGA-YOGA

Varietà di pianeti

Nel quinto capitolo della Brahma-samhita c’è una descrizio­ne dei diversi sistemi planetari che esistono nell’universo mate­riale. La Bhagavad-gita ne conferma l’esistenza e indica che sono situati nelle centinaia di migliaia di universi che, tutti insie­me, rappresentano solo una frazione dell’energia creatrice di Dio. La maggior parte di questa energia creatrice si manifesta nell’universo di antímateria detto paravyoma (Vaikuntha-loka). I fisici, nel corso delle loro ricerche sull’antimateria, un giorno forse lo confermeranno. I121 febbraio 1960, un messaggio pro­veniente da Mosca riferiva:

“Il professor Boris Vorontosov-Velianino, famoso astrono­mo russo, ha dichiarato che deve esistere nell’universo un numero infinito di pianeti abitati da esseri dotati di ragione.”

Questa notizia conferma la dichiarazione della Brahma­-samhita:

yasya prabhà prabhavato jagadanda-koti­kotisv asesavasudàdi vibhùti-bhinnam tad brahma niscalan anantam asesa-bhùtam govindam àdi-purusam tam aham bhajàmi.

“Adoro Govinda, il Signore primordiale, il cui fulgore perso­nale è la manifestazione illimitata del brahmajyoti. Esistono, in questo brahmajyoti, innumerevoli universi con innumerevoli pianeti.”

(Brahma-samhita)

Secondo questa preghiera che Brahma rivolse a Krsna, non solo esistono innumerevoli pianeti, ma anche innumerevoli uni­versi che fluttuano tutti nello sfolgorio emanante dal corpo spi­rituale di Krsna.

L’astronomo russo dice ancora che tutti questi pianeti, se ne contano almeno cento milioni, sono abitati. La sua opinione fu sostenuta anche dal professor Alpatov, un biologo che dichiarò inoltre che alcuni di questi pianeti devono aver raggiunto un grado di sviluppo paragonabile a quello della Terra.

Il messaggio di Mosca continuava così: “E’ possibile che una vita simile a quella della Terra fiorisca su questi pianeti. Il chimico Nikolat Zhirov, parlando dell’atmo­sfera di questi pianeti, segnalò che l’organismo di un marziano, per esempio, potrebbe molto bene adattarsi ad un’esistenza normale con una temperatura corporea più bassa.

E’ noto che la composizione gassosa dell’atmosfera di Marte potrebbe benissimo permettere la vita a esseri che vi si fossero adattati.”

La Brahma-samhita chiama vibhuti-bhinnam (vibhuti: potere specifico e bhinnam: diverso) questa adattabilità degli organi­smi ai diversi tipi di pianeti.

Questo significa che ognuno degli innumerevoli pianeti è dotato di un tipo particolare di atmosfera e che gli esseri che lo abitano sono più o meno avanzati nei campi della scienza, della psicologia, ecc. secondo l’atmosfera del pianeta.

Gli scienziati che cercano di esplorare lo spazio interstellare per raggiungere altri pianeti con metodi meccanici si devono rendere conto che gli organismi adattati all’atmosfera terrestre non possono vivere in quella di un altro pianeta se non artifi­cialmente. Perciò i tentativi di raggiungere la luna o il sole non sono di grande interesse, dato che l’uomo non potrà mai adat­tarsi all’atmosfera di questi pianeti e vivervi in modo naturale.

Viaggi interplanetari

Si può dunque tentare di recarsi sui pianeti che desideriamo raggiungere, ma il successo del tentativo dipenderà dai cambia­menti psicologici della persona che desidera fare questo viaggio.

Le trasformazioni graduali del corpo dipendono più o meno da cambiamenti psicologici perchè la mente è il nucleo del corpo materiale. E’ così che avviene, per esempio, la metamorfosi del bruco in farfalla. Anche il cambiamento di sesso di un uomo o di una donna dipendono in parte da una trasforma­zione mentale, sebbene sia in seguito operato attraverso tecni­che mediche.

Secondo gli insegnamenti della Bhagavad-gita una persona che, in punto di morte, concentra la mente sulla forma persona­le di Dio, Sri Krsna, entra immediatamente nel regno spirituale, l’universo di antimateria. Ciò significa che colui che esercita la mente ad allontanarsi dalla materia e a volgersi verso la forma spirituale di Dio, seguendo i metodi prescritti dal bhakti-yoga, può facilmente raggiungere il regno di Dio, l’universo di antimateria.

Allo stesso modo, una persona che desideri recarsi su un altro pianeta dell’universo materiale potrà farlo dopo aver lasciato questo corpo, cioè dopo la morte. Ma sarà necessario seguire un metodo particolare anche per raggiungere la luna, il sole, Marte o qualsiasi altro pianeta.

Infatti la Bhagavad-gita afferma:

“Sono i pensieri, i ricordi dell’essere all’istante di lasciare il corpo, che determinano la sua condizione futura.” (Bhagavad-gita 8.6) Maharaja Bharata, grande re di un’epoca passata, aveva rinunciato al regno per vivere in severe austerità. Ma in punto di morte pensò a un cervo al quale si era affezionato e divenne un cervo nella vita successiva. Tuttavia, grazie alla sua elevata coscienza spirituale, si ricordò chiaramente della sua vita passa­ta e si rese conto del suo errore.

E’ importante capire che sono le azioni compiute durante la nostra vita che influenzeranno i nostri pensieri in punto di morte.

Lo Srimad-Bhagavatam descrive il metodo che si deve segui­re per recarsi sulla Luna.

“I materialisti che non conoscono il regno di Dio cercano sempre di acquisire ricchezze, gloria e adulazione. Essi non si interessano dapprima che al benessere della loro propria fami­glia, poi il loro desiderio di prosperità si estende progressiva­mente al loro ambiente e infine alla loro nazione.

Certi ottengono gli oggetti dei loro desideri seguendo meccanicamente i doveri rituali prescritti dalle Scritture vediche, dimostrandosi anche inclini a onorare con offerte e oblazioni i loro antenati e i deva che influenzano l’ordine cosmico.

Abituati a offrire questi sacrifici e a rispettare le cerimonie, essi raggiungono la Luna dopo la morte. Ma se, dopo aver rag­giunto la Luna, una persona non si eleva a pianeti ancora più evoluti, si degrada e deve ritornare allora sulla Terra o su un pianeta simile, e durante la dissoluzione della manifestazione cosmica anche il materialista che è stato capace di raggiungere il sistema planetario più avanzato dovrà morire.”

(Srimad-Bhagavatam 3.32)

C’è un numero illimitato di pianeti Vaikuntha nell’universo spirituale, il paravyoma. Per darci un’idea dell’infinità di questi pianeti, le Scritture vediche ci informano che essi sono tre volte più numerosi di quelli dell’universo materiale.

Il materialista è sempre molto preoccupato per l’organizza­zione politica del suo pianeta che è così insignificante, se si con­sidera l’immensità della creazione di Dio! II nostro mondo, con i suoi innumerevoli pianeti, è come un granello di senape in un sacchetto di questi minuscoli granelli. Purtroppo, il materialista tenta in ogni modo di vivere confortevolmente dove si trova e spreca così la vita umana per cercare un benessere che non potrà mai soddisfarlo pienamente. Invece di perdere tempo in speculazioni finanziarie, potrebbe ricercare una vita di sempli­cità e di alto pensiero spirituale, e sfuggire così ai tormenti perpetui che gli causa la materia.

La cosa migliore da fare in questo mondo è quella di prepa­rarsi a ritornare nell’universo spirituale. Pertanto, se alcuni si ostinano ancora a voler godere dei beni terreni, possono proiet­tarsi su altri pianeti materiali più piacevoli ed ospitali, pratican­do uno yoga particolare: l’astanga-yoga. Ma pensare che si possa vivere su un pianeta differente recandovisi con dei missili, è solo un bel sogno da bambini!

L’astanga-yoga

Con l’astanga-yoga, metodo molto difficile da seguire per l’uomo di oggi, si può diventare maestri dei movimenti dell’aria che passa nel corpo. L’essere vivente (l’anima), particella infini­tesimale di antimateria, è trasportata dalle cinque specie di aria sottile che circolano nel corpo. Praticando l’astanga-yoga si può condurre l’anima, attraverso queste arie, da un cakra all’altro, cioè dalla regione dell’ombelico a quella dell’addome, poi a quella del cuore e a quella della clavicola, in seguito tra le due sopracciglia e infine all’orifizio del cranio detto brahma­randhra. A questo punto lo yogi può raggiungere il pianeta che desidera.

Gli scienziati hanno potuto calcolare la velocità del vento e della luce, ma sanno molto poco sulla velocità della mente e dell’intelligenza. Noi abbiamo alcune esperienze della rapidità della mente perchè possiamo trasportarla, in un momento, in luoghi distanti centinaia di migliaia di chilometri. L’intelligenza però le è superiore, e l’anima è superiore anche a quest’ultima, perchè non è fatta di materia come i due elementi precedenti, ma di antimateria. L’anima è numerose centinaia di migliaia di volte più potente dell’intelligenza. Ci è dunque difficile immagi­nare la rapidità che l’anima può avere nei suoi viaggi da un pia­neta all’altro. Essa viaggia con la propria forza e non ha bisogno di nessun veicolo materiale. L’anima, scintilla spirituale, è molto più luminosa, più splendente, più potente del sole, della luna o dell’elettricità. Purtroppo questa nostra società di animali un po’ civilizzati (che consiste solo nel mangiare, dormire, riprodursi e difendersi) ha ingannato l’uomo e gli ha fatto dimenticare la potenza della sua anima. Così l’uomo spreca la propria vita, tra­scurando di realizzare la sua identità vera e spirituale. E proprio per salvarlo dalla pseudo-civiltà attuale, che lo conduce alla rovina, Caitanya Mahaprabhu apparve insieme con Nityananda.

Lo Srimad-Bhagavatam descrive come si può, praticando lo yoga, viaggiare verso altri pianeti. Quando l’anima è progressi­vamente elevata fino all’orifizio del cranio, essa corre il rischio di uscire dagli occhi, dal naso, dalle orecchie o dalla bocca. Que­sti orifizi costituiscono ciò che si chiama la settima orbita della forza vitale, ma lo yogi può chiuderli sospendendo completa­mente la respirazione. Quindi fissa l’anima tra le sopracciglia e, in quel preciso momento, pensa al pianeta sul quale desidera recarsi lasciando il corpo. E quando la posizione cosmica è favo­revole, può anche raggiungere la dimora di Krsna, nel regno spirituale dei Vaikuntha. Se giunge là non dovrà mai più rina­scere in un corpo di materia.

Lo yogi perfetto, padrone di se stesso (cioè della particella di antimateria) può scegliere il momento in cui lasciare il corpo ed entrare nell’universo di antimateria, attraverso una via partico­lare che collega i due universi. Gli yogi che compiono questo atto straordinario seguono un metodo descritto nella Bhagavad­-gita.

“Coloro che hanno realizzato la Verità suprema possono raggiungere l’universo spirituale lasciando il proprio corpo durante il periodo di uttarayana, cioè quando il sole si dirige verso il nord, o in quei momenti propizi durante i quali i deva governano il fuoco e la luce domina sull’atmosfera.” (Bhagavad-gita 8.24)

I deva sono potenti personaggi incaricati di amministrare le attività cosmiche. Gli uomini che sono incapaci di vedere la complessità dell’organizzazione cosmica rifiutano l’idea che l’aria, l’elettricità, il giorno, la notte, ecc. possano essere perso­nalmente diretti da esseri sovrumani. Ma gli yogi perfetti sanno come soddisfare questi amministratori invisibili e trarre profitto dalle facilitazioni che apportano loro. Abbandonano il corpo quando vogliono e si recano o nell’universo di antimateria o sui pianeti più evoluti del mondo materiale.

I materialisti che vivono sulla Terra non sono coscienti di questa disposizione, ma la Bhagavad-gita ce ne rivela l’esisten­za:

“Lo yogi che lascia il corpo nella notte, nel fumo, durante il declino della luna o durante i sei mesi che vedono il sole passare al sud, deve ritornare in questo mondo. La stessa cosa è per chi ha raggiunto la luna.”

(Bhagavad-gita 8.25)

Chi non è uno yogi, ma muore in un istante propizio grazie alle austerità, agli atti pii e caritatevoli e ai sacrifici che ha com­piuto, pub elevarsi fino ai pianeti superiori.

Il perfetto yogi, invece, che riesce a lasciare il suo corpo rimanendo tuttavia pienamente padrone della propria coscien­za, può andare da un pianeta all’altro tanto facilmente quanto un uomo comune si reca da un punto all’altro del suo quartiere. Se desidera rimanere nel mondo materiale, potrà godere della vita in differenti modi, giungendo fino ad occupare la posizione di Brahma, sul pianeta Brahmaloka, o a visitare anche i Siddha­loka, dove vivono gli esseri materialmente perfetti, capaci di dominare la gravità, lo spazio, il tempo, ecc. E’ inutile per que­sto che egli abbandoni la mente e l’intelligenza (coperture sotti­li), è sufficiente che si liberi dal suo corpo fisico. Il corpo mate­riale non è che il rivestimento dell’anima. La mente, l’intelligen­za e il falso ego sono i primi involucri e formano il corpo sottile; il corpo fisico, composto di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, forma l’involucro esterno. Ogni persona evoluta può lasciare il corpo quando vuole, dopo aver raggiunto la perfezione nello yoga e dopo aver capito le rispettive nature della materia e dell’anima e la relazione che le lega.

Dio ci ha dato una libertà totale e la scelta di vivere dove vogliamo: nell’universo spirituale o in quello materiale, su un pianeta di nostra scelta.

L’abuso di questa indipendenza offerta da Dio ci ha fatto cadere nel mondo materiale e ci obbliga ora a subire le soffe­renze generate da questa vita.

Queste sofferenze sono di tre specie: quelle causate dal nostro corpo e dalla nostra mente, quelle che ci sono inflitte dalle altre creature e quelle dovute alle forze della natura. Mil­ton ha bene illustrato nel suo libro “Paradiso perduto” la mise­rabile vita che l’anima ha scelto di vivere nel mondo materiale. Essa può comunque decidere di riguadagnare questo paradiso e ritornare così da dove è venuta, all’origine di tutte le cose. Si può, in meno di un secondo, raggiungere i pianeti spirituali Vaikuntha e assumere un corpo spirituale che ci permetterà di viverci. Bisognerà solo abbandonare la nostra forma fisica e sot­tile e lasciare il corpo attraverso l’orifizio del cranio, desideran­do uscire dall’universo di materia.

2) IL BHAKTI-YOGA, VIA D’ACCESSO ALL’UNIVERSO DI ANTIMATERIA

Che cos’è il bhakti-yoga, cioè l’attività spirituale?

Il termine yoga significa “unione con la Verità assoluta” e bhakti significa “servizio, amore puro”.

Quando un uomo si ammala, consulta un medico che gli pre­scrive una cura. Anche il materialista soffre e i suoi mali si manifestano come nascita, malattia, vecchiaia e morte. II maestro spirituale, medico trascendentale, gli propone un tratta­mento che egli purtroppo si rifiuta di seguire e, di conseguenza, il materialista continua a subire i tormenti che gli sono inflitti dalla vita terrena. Sarebbe meglio per lui impegnarsi in attività spirituali e accedere così al mondo di antimateria dove la vita è eterna, invece di rimanere in un ripetersi continuo di morti e rinascite.

Per entrare nell’universo di antimateria c’è un metodo ben più sicuro delle ipotesi scientifiche: è il bhakti-yoga, che si può praticare anche continuando ad occupare il proprio posto nella società. I materialisti dipendono dalla forza limitata del pensie­ro sperimentale, dalla speculazione mentale e dalle congetture della scienza. Sarà loro impossibile avvicinare l’universo di anti­materia, poichè con i mezzi di cui dispongono, navicelle spaziali, satelliti, missili, ecc., non possono raggiungere neppure i pianeti situati nelle più alte regioni dell’universo materiale. Anche gli yogi di cui abbiamo parlato prima, che hanno una perfetta pa­dronanza dei poteri soprannaturali, hanno delle difficoltà a penetrare in queste regioni.

Piuttosto che impiegare questi metodi, la Bhagavad-gita ci consiglia di adottare il bhakti-yoga, se la nostra meta è quella di entrare nell’universo di antimateria. Se pratichiamo questo yoga, come lo prescrivono gli spiritualisti e le Scritture vediche, non s’incontrerà mai nè delusione, nè sconfitta. Anche se gli ostacoli sono numerosi, i bhakta (yogi che praticano il bhakti­yoga) possono facilmente sormontarli. E’ sufficiente che segua­no fedelmente la via tracciata dalla successione di maestri spiri­tuali. Chi s’incammina sul sentiero del bhakti-yoga è sicuro di progredire infallibilmente nel viaggio della vita verso l’universo di antimateria. Nessuno sarà deluso se adotta questa via. Gli stessi risultati che si ottengono con lo studio dei Veda, con il compimento di sacrifici e atti caritatevoli, si possono raggiunge­re più semplicemente praticando il bhakti-yoga. Si tratta dun­que di un rimedio molto efficace e applicabile da tutti. Krsna stesso l’ha reso facile da praticare per la gente dell’era di Kali, apparendo sotto la forma di Sri Caitanya Mahaprabhu, l’avatara più sublime e magnanimo (1485-1534). Grazie ai Suoi insegna­menti e al Suo esempio possiamo capire rapidamente i princìpi del bhakti-yoga e, praticandolo, potremo distruggere tutti i nostri dubbi, spegnere il fuoco ardente dei tormenti materiali e gustare la felicità suprema.

I principi del bhakti-yoga

Ogni pianeta possiede un’atmosfera particolare e, se si vuole andare su un certo pianeta dell’universo materiale, bisogna adattare il proprio corpo a quelle condizioni ambientali (per esempio, anche se vogliamo andare dall’Europa in India, dove il clima è differente, bisogna cambiare tipo di vestiti). E’ quindi necessario cambiare completamente il corpo se si vuole andare sui pianeti spirituali Vaikuntha. Per recarsi su uno di questi pia­neti è necessario lasciare sia il nostro corpo sottile che quello fisico, poichè bisognerà raggiungere l’universo di antimateria in una forma totalmente spirituale. Questo cambiamento di corpo avrà luogo automaticamente alla morte se lo desideriamo, ma avremo questo desiderio soltanto se lo avremo coltivato duran­te la vita. Quando si agisce unicamente con lo scopo di godere della vita materiale, si radica in noi il desiderio di rimanere nell’universo materiale, mentre quando si pratica il bhakti-yoga si risveglia in noi il desiderio di raggiungere il regno di Dio.

Chi vuole prepararsi ad un viaggio facile verso l’universo di antimateria, dove la vita è esente da nascita, vecchiaia, malattia e morte, deve adottare i seguenti princìpi:

1. Il discepolo serio deve accettare di seguire gli insegnamen­ti di un maestro spirituale autentico, per essere istruito in modo scientifico. E’ assolutamente impossibile realizzare l’Assoluto dipendendo solo dai propri sensi, materiali e difettosi. Devono quindi essere spiritualizzati, cioè impegnati al servizio di Dio, sotto la guida di un maestro spirituale.

2. Lo studente deve poi ricevere dal suo maestro spirituale l’iniziazione, che segna la prima tappa del suo cammino spiri­tuale.

3. Il discepolo deve essere pronto a soddisfare in tutti i modi il maestro spirituale. Egli è il puro intermediario tra Dio e il discepolo ed è capace di guidarlo verso i Vaikuntha (pianeti spi­rituali), poichè possiede le seguenti qualificazioni:

a) Conosce perfettamente i metodi spirituali e le Scritture, come la Bhagavad-gita, lo Srimad-Bhàgavatam, il Vedànta, le Upanisad ecc.

b) E’ un essere realizzato che ha stabilito un contatto tangibile con il Signore Supremo. Può dunque, con la sua grazia, far progredire meravigliosamente colui che si impegna in questa via.

4. Il discepolo deve porre al suo maestro delle domande per­tinenti per allontanare tutte le incertezze dal suo cammino. Il maestro saprà guidarlo, non in modo arbitrario, ma secondo i princìpi mostrati dai saggi che hanno raggiunto, essi stessi, la realizzazione di Dio.

I nomi di queste autorità sono rivelati nelle Scritture, che bisogna seguire sotto la direzione di un maestro autentico, che non devia mai dalla strada che essi hanno tracciato.

5. Il discepolo deve sempre seguire le orme di questi grandi saggi. Questa deve essere la sua linea d’azione; senza cercare naturalmente di imitarli in modo superficiale, egli dovrà proce­dere con sincerità sulle loro orme, sempre tenendo conto dell’epoca e delle circostanze particolari.

6. Il discepolo deve essere pronto a cambiare le sue abitudini e ad agire secondo le istruzioni contenute nei libri autorevoli in materia di realizzazione spirituale. Deve liberarsi da ogni attac­camento e avversione con il solo scopo di soddisfare il Signore, seguendo così l’esempio di Arjuna descritto nella Bhagavad-gita.

7. Deve vivere in un’atmosfera spirituale.

8. Deve accontentarsi di possedere solo il necessario per la sua sussistenza e non cercare invece di accumulare più dell’indi­spensabile.

9. Deve osservare i giorni di digiuno (come l’undicesimo giorno della luna crescente o calante).

10. Deve rispettare i brahmana, i bhakta (servitori del Signo­re), l’albero baniano e la mucca (che fornisce il latte, alimento completo).

Queste sono le regole preliminari del bhakti-yoga. In seguito se ne adotteranno gradualmente altre.

11. Evitare di commettere offese mentre si pratica il bhakti­yoga e si cantano i Santi Nomi del Signore.

12. Evitare di frequentare assiduamente chi non pratica il bhakti-yoga.

13. Non accettare un numero esagerato di discepoli. Ciò significa che uno studente che ha seguito con successo le prime dodici regole può diventare egli stesso maestro spirituale, così come un normale studente può prendersi cura di una classe con un limitato numero di allievi.

14. Non atteggiarsi a uomo erudito anche se si ha grande attitudine a citare passi di libri. E’ sufficiente avere una solida conoscenza dei testi necessari, perché il sapere contenuto negli altri è superfluo. La pratica regolare delle quattordici regole menzionate sopra permette al discepolo di mantenere il suo equilibrio mentale in qualsiasi circostanza, nella perdita come nel guadagno. Quando avrà raggiunto questo livello superiore, nè lamento nè illusione lo affliggeranno più.

15. Essere sempre rispettosi verso Dio, verso coloro che Lo servono con devozione e verso tutte le religioni.

16. Non tollerare mai che si bestemmi il Signore e i Suoi bhakta.

17. Non prendere parte a discussioni frivole su donne o sulla vita familiare altrui.

18. Non infliggere nessuna sofferenza, nè mentale nè fisica, agli altri esseri viventi, chiunque essi siano.

Tra i diciotto punti menzionati sopra, le prime tre regole positive sono assolutamente essenziali per il discepolo determi­nato a progredire spiritualmente.

Ci sono altre quarantaquattro regole, tra cui il Signore ne scelse cinque, che sono le più importanti, tenendo conto delle circostanze attuali.

1. Vivere in compagnia dei bhakta.

Vivere in loro compagnia significa porre loro delle domande intelligenti e ascoltarli attentamente; offrire loro del cibo ed accettarne in cambio; far loro doni e prendere tutto ciò che ci offrono.

2. Cantare o recitare il Santo Nome del Signore in qualsiasi circostanza.

Cantare il Nome del Signore è una pratica di realizzazione spirituale facile e libera. Si può cantare uno qualunque degli innumerevoli Nomi del Signore in qualsiasi momento, facendo il possibile per evitare le offese.*

II Signore Caitanya raccomandò il canto dei maha-mantra (grande canto della liberazione). E’ un metodo sublime che bisogna adottare nella nostra epoca per raggiungere il regno dell’antimateria.

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* Per offesa s’intendono tutti gli atti mentali, verbali o fisici che secondo le Scritture ostacolano il progresso spirituale del devoto. Noi ci limitiamo qui ad elencare le dieci più importanti:

1) Ingiuriare, criticare o invidiare i bhakta che hanno consacrato la loro vita alla propagazione dei Santi Nomi del Signore.

2) Separare la Persona Suprema dal Suo Santo Nome, dalla Sua forma, dalle Sue qualità e dalle Sue attività, considerandole come materiali. Non riconoscere la Persona Suprema, Sri Krsna, come la Verità Assoluta, mettere il Signore e i deva sullo stesso piano, o ancora, credere nell’esistenza di numerosi dei.

3) Considerare il maestro spirituale come un uomo comune, voler mettersi al suo posto o trascurare le sue istruzioni.

4) Criticare o minimizzare le Scritture.

5) Giudicare le glorie del maha-mantra come esagerate o prenderle come un’invenzione. Interpretare o deridere i Santi Nomi del Signore.

6) Compiere coscientemente atti colpevoli contando sul canto del maha-mantra per annullarne le conseguenze.

7) Ritenere che i riti, le austerità, la rinuncia e i sacrifici portino gli stessi frutti del canto del maha-mantra.

8) Parlare delle glorie del maha-mantra agli infedeli e agli ignoranti che rifiutano di ascoltare.

9) Essere disattenti durante il canto del maha-mantra.

10) Rimanere attaccati alla vita materiale o disinteressarsi del maha-mantra anche dopo aver ascoltato le Sue glorie e compreso gli insegnamenti del maestro spirituale.

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Questo canto di sedici parole è formato da tre nomi: Hare, la potenza interna di Dio; Krsna “l’infinitamente affascinante”, nome originale di Dio; Rama, “la fonte di ogni felicità”, altro nome del Signore.

Il maha-mantra: Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama Hare Hare, può essere cantato o recitato su un rosario.

3. Ascoltare gli insegnamenti spirituali della Bhagavad-gita. Questo è possibile grazie alle conferenze pubbliche tenute dai bhakta e alle traduzioni fedeli della Bhagavad-gita.

4. Abitare a Mathura, luogo di nascita di Sri Krsna.

Si può rendere la propria casa santificata come Mathura, installando la forma arca del Signore. Dopo essere stati iniziati dal maestro spirituale, tutti i membri della famiglia possono adorarla.

5. Adorare con amore e devozione la forma arca dopo che è stata installata, affinchè l’atmosfera della casa diventi simile alla dimora del Signore. II maestro spirituale, che conosce quest’arte sublime, può mostrare al suo discepolo il metodo appropriato.

Tutti, in qualsiasi parte del mondo, possono adottare queste cinque regole e così, seguendo questo semplice metodo, ognuno può prepararsi a ritornare nell’universo spirituale, che è la sua dimora. Per maggiori dettagli sulla pratica del bhakti-yoga, si consiglia di leggere le seguenti opere: il Bhakti-rasamrta-sindhu di Rupa Gosvami, il Caitanya-caritamrta di Krsnadasa e natural­mente la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam.

Questo passaggio nell’universo spirituale è possibile solo dopo essersi liberati gradualmente dal corpo fisico e dal corpo sottile che avvolgono l’anima.

I cinque princìpi del bhakti-yoga, menzionati sopra, sono così pregni di potenza spirituale che una persona che li segue sinceramente, anche se è un neofita, può molto rapidamente raggiungere lo stadio di bhava, le prime emozioni di amore divi­no sperimentate a livello spirituale, che trascendono le facoltà mentali. Un completo abbandono nell’amore per Dio produce un cambiamento psicologico che ci permetterà di penetrare nell’universo spirituale immediatamente dopo aver lasciato il corpo materiale.

Come il ferro, messo a contatto col fuoco, cessa la sua fun­zione di ferro per agire come fuoco, così anche nel suo corpo di materia il bhakta, grazie al suo contatto d’amore con Dio, è situato su un piano completamente spirituale.

Ci si deve impegnare nel bhakti-yoga con determinazione e sforzarsi di consolidare questa determinazione vivendo in com­pagnia di grandi bhakta e ricordandosi dei loro insegnamenti. Tutti gli ostacoli svaniranno allora in un lampo e il discepolo attraverserà i differenti livelli di realizzazione spirituale che lo renderanno consapevole del suo avanzamento, sviluppando il suo sincero attaccamento al Signore.

Il bhakti-yoga è il metodo che permetterà a tutti di ravvivare l’amore per Dio, primo dovere degli esseri dotati di forma umana.

I bhakti-yogi

Nella storia ci sono esempi di grandi personaggi, santi e re, che raggiunsero la perfezione più alta con il bhakti-yoga. Molti l’ottennero praticando anche una soltanto delle nove attività che costituiscono il bhakti-yoga:

1) L’imperatore Pariksit ascoltando lo Srimad Bhàgavatam da Sukadeva Gosvàmi.

2) Sukadeva Gosvàmi recitando, senza alterarlo; il messaggio spirituale che aveva ricevuto dal suo illustre padre Srila Vyà­sadeva.

3) Prahlàda Mahàràja ricordandosi costantemente del Signo­re sotto la guida del grande santo Nàrada Muni.

4) Laksmi, la dea della fortuna, servendo i piedi di loto del Si­gnore.

5) Prthu Maharaja, adorando il Signore.

6) Àkrùra, pregando il Signore.

7) Hanuman, famoso servitore del Signore Ràmacandra, ubbi­dendo ai Suoi ordini.

8) Arjuna, grande guerriero, legandosi in amicizia con il Signo­re.

9) Bali Maharaja, offrendo tutto ciò che aveva al Signore, anche la vita.

Singolarmente o nel loro insieme, queste attività sono tutte assolute e non valutabili dal punto di vista quantitativo e quali­tativo, sebbene a livello spirituale esista la varietà.

L’imperatore Ambarisa eseguì tutte le nove attività e rag­giunse anch’egli la perfezione. Offrì tutti i suoi pensieri ai piedi del Signore, la voce per descrivere l’universo spirituale, le mani per pulire il Suo tempio, le orecchie per ascoltare con sottomis­sione le parole di Sri Krsna, gli occhi per contemplare la forma arca del Signore, il corpo per abbracciare il corpo dei santi bhakta, le narici per apprezzare il profumo dei fiori offerti a Krsna, la lingua per assaporare il cibo offerto a Lui, le gambe per recarSi al Suo sacro tempio e tutte le energie della sua vita per servire il Signore senza desiderare nessuna soddisfazione personale. Tutti questi atti gli permisero di raggiungere la perfe­zione più alta della vita, che supera tutto ciò che la scienza materialistica può raggiungere.

E’ dunque importante per tutti impegnarsi in queste attività spirituali, perchè la perfezione della vita è il solo scopo dell’es­sere umano. Purtroppo, nella civiltà moderna, l’uomo crede di non avere altri doveri che verso il proprio Paese. In verità, que­sti doveri sociali, nazionali, umanitari, hanno un’importanza fondamentale solo per coloro che non svolgono i propri doveri spirituali. Fin dalla nascita, l’uomo ha non soltanto obblighi verso gli esseri superiori che dirigono le forze della natura, ma anche verso i grandi saggi che hanno lasciato dietro di sè immensi tesori di sapienza e, con l’esempio, il cammino da seguire. Numerosi sono anche gli obblighi verso i suoi antenati, i membri della sua famiglia, e molte altre persone ancora. Ma quando compie il suo vero dovere, quello di raggiungere la per­fezione spirituale, contemporaneamente svolge anche tutti gli altri alla perfezione senza dover fare sforzi separati.

Il servitore di Dio non è mai causa di disturbo per la società, ma al contrario vi apporta grandi benefici. Poichè non è attratto a nessuna azione impura, il bhakta può rendere servizi inestima­bili e disinteressati alla società, per la pace e la prosperità di tutti. E anche se gli accade di commettere un errore, il Signore l’aiuta a correggerlo rapidamente. Il bhakta non ha bisogno di rinunciare a tutto per vivere come un eremita, ma può praticare il bhakti-yoga anche mantenendo la sua posizione nella società; egli rinuncia automaticamente ad un sistema di vita inferiore senza dover fare nessuno sforzo inutile.

Quest’arte spirituale, il bhakti-yoga, è il più grande dono che i saggi indiani abbiano fatto al mondo. Chiunque sia nato in India, in particolare, ha il dovere di rendere la propria esistenza perfetta adottando i princìpi di questa grande scienza e di comunicarli poi a tutti quelli che ignorano ancora lo scopo della vita. La società umana è destinata a raggiungere questo grado di perfezione aumentando gradualmente la conoscenza della Verità. Molti saggi dell’India hanno raggiunto questo livello; perchè gli altri dovrebbero attendere ancora migliaia di anni per arrivarci? Perchè non informarli immediatamente, affinchè possano risparmiare tempo ed energie e trarre il miglior profit­to da una forma di vita che hanno ottenuto solo dopo milioni di rinascite?

PRINCIPI DI VITA ED ETERNITA’

Un romanziere russo scrisse che il progresso scientifico per­metterà un giorno all’uomo di vivere eternamente. Questo romanziere non credeva evidentemente all’esistenza di Dio, Creatore supremo. Noi accogliamo però con piacere la sua idea partendo dal punto di vista che, in realtà, il vero sapere scientifi­co descritto dalla Bhagavad-gita condurrà l’uomo nell’universo spirituale, dove la vita è eterna. L’esistenza dei Creatore supre­mo e onnipresente sarà allora rivelata. I poteri di questo Essere superiore sono inimmaginabili e ben al di là dei calcoli della scienza materiale. Ogni essere possiede una forma eterna, ora avvolta a strati di materia grossolana e sottile; morire significa spogliarsi di questi rivestimenti provvisori, quindi non sfuggire­mo mai alla morte fintanto che saremo prigionieri di un corpo materiale. Lo scrittore russo può dare libero corso alla sua immaginazione, come tutti i romanzieri, ma nessun uomo intel­ligente che possieda anche la minima conoscenza delle leggi naturali potrà mai sostenere che l’uomo sarà in grado di vivere eternamente in questo mondo.

La legge della vita materiale.

Si può capire il corso della natura materiale osservando sem­plicemente un frutto. Il frutto si sviluppa dal fiore, cresce su un ramo, diventa ogni giorno più maturo finchè cade e si decompone nella terra. Lascia un seme che, a sua volta, diventa un albe­ro e produce numerosi frutti che col passare del tempo segui­ranno lo stesso destino.

Il corpo dell’essere umano segue un’evoluzione analoga. L’uomo prende la sua forma organica nel grembo di una madre immediatamente dopo il rapporto sessuale e cresce a poco a poco nell’utero. Dopo la nascita cresce ancora, diventa bambi­no, adolescente, adulto, poi vecchio, infine s’indebolisce e muore. Non c’è dunque differenza tra l’evoluzione organica dell’uomo e quella del frutto. Come il frutto, anche l’uomo lascia dietro di sè dei semi, i figli, ma il suo corpo di materia non può esistere eternamente. Questa è la legge della natura. Come ignorarla? Nessuno scienziato, per quanto abile sia, può mutare il corso della natura, così come nessun astronomo può deviare l’orbita dei pianeti: l’uomo può creare, tutt’al più, delle imita­zioni di pianeti: i satelliti artificiali. I bambini rimarranno forse impressionati ed attribuiranno grande importanza agli ideatori di questi satelliti, ma l’uomo intelligente dovrebbe piuttosto vol­gere la propria attenzione verso il Creatore dei veri corpi cele­sti, come il sole, le stelle e i pianeti, il cui numero è talmente elevato che nessuno scienziato è in grado di calcolarlo. Se un satellite artificiale ha un creatore, è logico che anche gli immen­si pianeti abbiano un creatore. Se ci vogliono tanti cervelli scientifici per costruire e mettere in orbita un satellite artificia­le, quanto dev’essere perfetto il cervello di chi ha creato le galassie di stelle e le mantiene nelle loro orbite? Ma gli atei, che non hanno conoscenza del Creatore supremo, non sanno mai dare risposte soddisfacenti.

Essi avanzano alcune teorie sulla creazione che portano infine a svariate dichiarazioni. “E’ difficile da capire”, “non possia­mo concepirlo, ma è molto probabile”, “è incomprensibile”, e via dicendo. Non fanno che esprimere delle ipotesi basate su induzioni errate, per il semplice fatto che non attingono a fonti di informazione valide. La Bhagavad-gita ci dà, al contrario, notizie solide e autentiche. Se noi accettiamo questo libro come testo autorevole, è perchè fu accettato come tale dai grandi filo­sofi dell’India, come Sankaracarya, Sri Ramanujacarya, Sri Cai­tanya Mahaprabhu e altri ancora. La Bhagavad-gita dichiara che tutte le forme (esseri e cose) che compongono il mondo materiale sono destinate a morire e a decomporsi, qualunque sia la durata della loro vita.

Ogni forma materiale è soggetta alla legge del cambiamento, sebbene l’energia materiale si conservi nel suo perpetuarsi. Quindi in realtà tutto è eterno, ma in questo mondo la materia prende forma, poi subisce il suo processo di trasformazioni suc­cessive (permane per qualche tempo, giunge alla maturità, invecchia, deperisce, infine muore). Ecco il destino di tutte le cose composte di elementi materiali. I materialisti hanno sugge­rito che c’è, al di là del mondo materiale, “un’altra forma”, lontana dai limiti della visibilità, a noi estranea e inconcepibile. Questa non è che una confusa definizione dell’universo spiritua­le. Ma il principio dell’anima è molto più vicino: esiste in ogni essere. Quando l’anima lascia il corpo, questo viene privato della vita; infatti è proprio la particella spirituale, presente nel corpo di un bambino, che gli permette di crescere. Questo svi­luppo s’interrompe nel momento in cui l’anima lascia il corpo, poichè la materia passa da una forma all’altra solo quando è in contatto con l’anima.

L’universo intero si sviluppa così: emana dall’energia dell’Essere Supremo e si manifesta sotto forme gigantesche come il sole, la luna, la terra ecc. I quattordici gruppi di sistemi planetari (descritti nei Veda) sono tutti retti da questo principio, sebbene siano differenti per dimensioni e qualità.

E’ dunque la forza spirituale che crea, ed è solamente grazie alla sua presenza che lo sviluppo, il movimento e la trasforma­zione hanno luogo nell’universo.

La vita non è generata da una semplice reazione chimica, come pretendono certi scienziati. L’interazione dei diversi ele­menti della materia è messa in movimento da un Essere supe­riore che crea dei corpi destinati a diventare l’abitacolo dell’e­nergia spirituale. E’ l’essere vivente che muove la materia secondo i propri desideri. Non si sono mai visti dei materiali da costruzione unirsi insieme per prendere all’improvviso la forma di una casa, ma è l’essere vivente che manipola la materia per costruirsi una dimora. La materia non è che un aggregato di ele­menti, è l’anima che la muove. Soltanto la gente di vedute limi­tate rifiuta questa conclusione. Non bisogna lasciarsi confonde­re dalla forma gigantesca dell’universo materiale, ma si deve piuttosto imparare a discernere, dietro tutte queste manifesta­zioni, l’esistenza di una intelligenza suprema. Il possessore di questa intelligenza è l’Essere supremo, il Creatore ultimo, Dio, Sri Krsna. Le Scritture vediche, e in particolare la Bhagavad­gita, ci danno una dettagliata descrizione del Creatore.

La Bhagavad-gita nega totalmente l’idea che la vita “arriva da sola” grazie ad una combinazione favorevole tra certe sostanze psichiche e chimiche.

“O figlio di Kunti, alla fine di ogni vita di Brahma, tutte le cose entrano in Me, e quando Brahma rinasce, Io creo di nuovo. L’intero ordine cosmico è sotto il Mio controllo. Per Mia

volontà si manifesta e per Mia volontà è distrutto. Sotto la Mia direzione la natura materiale produce tutti gli esseri, mobili e immobili.”

(Bhagavad-gita 9.7-8-9-10)

Krsna afferma così che Egli è il padrone di tutto ciò che esi­ste.

Perchè gli scienziati non restituiscono la vita ad un uomo morto, se si vantano di poter creare l’energia vivente in un labo­ratorio con la combinazione di alcuni elementi psichici e chimi­ci? Eppure un corpo umano fornisce loro tutti gli elementi materiali necessari! Gli scienziati devono comprendere definiti­vamente che l’energia vivente, cioè la forza spirituale, non può essere generata dalla materia, in qualunque modo la si manipo­li, ma che entra nella materia sotto la direzione di Dio, la Perso­na Suprema.

Ai giorni nostri, i russi e gli americani sono senz’altro molto avanzati nei vari rami della tecnologia, ma purtroppo sono infi­nitamente meno avanzati nella scienza spirituale. Bisognerà che essi approfondiscano un giorno questa scienza se desiderano rendere la società umana in grado di raggiungere il vero pro­gresso. Gli stessi russi ignorano che la filosofia comunista è per­fettamente descritta nello Srimad-Bhagavatam. Questo libro insegna che tutte le ricchezze esistenti, risorse naturali, agricole e minerarie, sono concesse dal Creatore ultimo, ed ogni essere ha diritto di prenderne solo la parte che gli spetta. Vi si aggiun­ge inoltre che ogni uomo non deve possedere più di quello di cui ha bisogno per il buon funzionamento del proprio corpo, e che se desidera o prende più della sua parte, sarà punito.

E’ detto anche che gli animali devono essere trattati come figli. Siamo convinti che nessuna politica può descrivere il comunismo in modo così perfetto come lo Srimad-Bhagavatam.

Gli esseri differenti dagli uomini possono essere trattati come fratelli o figli soltanto se si ha una concezione completa del Creatore e della vera natura di ogni essere vivente.

L’eternità dell’essere

Il desiderio di immortalità che hanno sempre avuto gli uomi­ni si può realizzare soltanto nell’universo dell’antimateria. Questo desiderio è il sintomo della nostra vita spirituale ancora addormentata e il raggiungimento di questa vita eterna dovreb­be essere la mèta della civiltà umana. Con il bhakti-yoga ogni essere può realizzare la perfezione della vita e ritornare nell’uni­verso spirituale. Il bhakti-yoga, religione eterna dell’uomo, è una grande scienza spirituale sulla quale l’India ha prodotto numerose opere. Nel momento in cui la scienza materiale ha preso il sopravvento su tutti gli altri campi (compreso quello religioso) sarebbe molto costruttivo vedere i princìpi del bhakti­yoga confermati dagli scienziati moderni.

Il dottor Sri Radhakrishnan dichiarò in una conferenza reli­giosa mondiale che la religione non sarebbe stata accettata dalla civiltà moderna se non fosse stata accettata anche dalla scienza. Noi siamo felici di rispondere che il bhakti-yoga può essere messo alla prova: chiunque lo pratichi sinceramente può render­si conto dell’esistenza dell’anima, situata nel cuore di ogni esse­re, e che tutti sono eternamente legati al Signore Supremo.

Sriman Ràmànujàcàrya definisce la parola sanatana (eterno) come ciò che non ha inizio nè fine. Quando parleremo quindi del sanatana-dharma (religione eterna) queste caratteristiche le saranno applicate. A designare ciò che non ha inizio nè fine non può essere certo un concetto chiuso e settario, limitato da fron­tiere. Le varie confessioni religiose possono avere un inizio negli annali dell’uomo, ma il sanatana-dharma non ha origine nella storia, perchè fa eternamente parte dell’essere vivente. Alla luce della scienza moderna sarà possibile constatare che il sanatana-dharma è l’attività principale di tutti gli esseri dell’universo.

Un uomo può appartenere ad una particolare fede, cristiana, buddista, induista, musulmana o ad altre confessioni. Questo è dovuto, in generale, al fatto che è nato in una certa epoca, in un luogo determinato e che si è trovato in circostanze particolari, ma queste designazioni non sono definitive. Un indù può diven­tare musulmano, un musulmano cristiano o buddista, e via dicendo. Rimarrà però, in ogni circostanza, il fatto che dovrà servire sempre qualcuno. Il sanàtana-dharma non è un dogma temporaneo che si pratica per qualche tempo; è il compagno costante dell’essere vivente.

Poichè l’essere umano non è autonomo, deve sempre dipen­dere da altri e quindi sottomettersi a diverse persone o struttu­re. L’attitudine a servire che deriva da questa dipendenza è insita nell’essere umano come la liquidità è insita nell’acqua. Si serve sempre qualcuno, gli altri o i nostri sensi, ma la perfezione di questa tendenza naturale è servire Dio. Questo servizio offerto al Signore è il sanatana-dharma.

Ci sono numerosi riferimenti ai princìpi del sanàtana-dhar­ma nella Bhagavad-gita, dove Krsna afferma (Bg.7.10) che Egli è la sorgente originale di tutte le cose e che Egli è dunque sanà­tanam. Le Upanisad descrivono la sorgente di tutto ciò che esi­ste come il Tutto Completo; sebbene le Sue innumerevoli ema­nazioni siano anch’esse complete in se stesse, la sorgente sanà­tana originale non diminuisce e non cambia mai grazie alla Sua natura immutabile. Tutto ciò che muta sotto l’influenza del tempo o delle circostanze non è sanàtana; invece la fonte di tutti gli elementi, animati e inanimati, esiste senza che la Sua forma e le Sue qualità diminuiscano. Il Signore Si dichiara Padre di tutte le specie di vita e afferma che tutti gli esseri sono Sue parti infi­nitesimali.

La Bhagavad-gita (Canto del Signore) è dunque destinata a tutti, poichè rivela la natura sanàtana del Signore Supremo, della Sua dimora (al di là dell’universo materiale) e di quella di tutti gli esseri viventi.

La Bhagavad-gita afferma che il mondo materiale pullula di sofferenze, riconducibili alla nascita, alla malattia, alla vecchiaia e alla morte; soltanto nella dimora del Signore Supremo, il sanatana-dhama, vi è assenza totale di sofferenza. Là non c’è nessun bisogno della luce del sole, della luna o dell’elettricità, i pianeti sono dotati di luce propria, la vita è eterna, tutta felicità e conoscenza. Tutti gli esseri devono dunque ritornare alla loro vera dimora, l’universo spirituale, per vivere in compagnia del sanàtana purusa, Sri Krsna. Nessuno deve ostinarsi a rimanere legato a questa Terra, dove c’è ben poca felicità! Soltanto gli uomini meno intelligenti fanno dei piani per potersi elevare ai pianeti superiori e ricavare dalle loro pratiche religiose solo benefici di breve durata. L’uomo intelligente abbandona ogni attività pseudo-religiosa e, prendendo direttamente rifugio ai piedi di loto di Krsna, riceve la Sua completa protezione.

Il sanàtana-dharma, l’attività eterna dell’essere vivente, è dunque il bhakti-yoga, grazie al quale tutti possono conoscere il Signore e ritornare nel Suo regno eterno, il sanàtana-dhama, perchè non esiste nessuna barriera per chi vuole adottare questi princìpi eterni espressi nella Bhagavad-gita.

L’umanità deve dunque utilizzare adeguatamente questa facile via, così preziosa in un’epoca in cui. gli uomini soffrono nell’oscurità del materialismo. Con la loro scienza hanno sco­perto la bomba atomica, ma se scoppierà una guerra, che cosa accadrà alla razza umana? Il solo rifugio per l’umanità è nel sanàtana-dharma, che le indicherà lo scopo finale della vita e le offrirà la possibilità di un facile viaggio verso i pianeti dell’universo di antimateria. Perchè quindi non scegliere di vivere in compagnia di Dio e godere di una felicità e di una conoscenza assolute?