SRI RADHA

1. SRI RADHA

2. Radha – madre adottiva di Karna

1. SRI RADHA

Sommario:

– Sri Radha

– I Nomi di Radha

– Sri Radhastami, la potenza di questo giorno – di Srila Bhaktipromode Puri Gosvami Maharaja

La teologia Gaudiya Vaisnava contiene la conoscenza sia dell’aspetto femminile che di quello maschile della personalità di Dio.

L’esatta copia divina di Sri Krishna è conosciuta come Sri Radha. Secondo l’antichissima tradizione Vaisnava, questa duplice Divinità maschile e femminile è Dio — sono le dimensioni maschile e femminile della Verità Assoluta. Sri Radha è la totalità dell’energia e Sri Krishna è la sorgente della totalità dell’energia. Essi non sono diversi l’uno dall’altra come il muschio e il suo profumo sono sempre mescolati o come il fuoco e il suo calore sono inseparabili. Radha e Krishna sono uno sebbene abbiano assunto due forme separate per godere dei loro divertimenti d’amore. Numerosi testi di teologia spiegano come possa essere così, ma i più esaurienti sono gli scritti di Krishnadasa Kaviraja Gosvami e di Rupa Gosvami, grandissimi maestri della tradizione Vaisnava i cui libri sono stati tradotti e commentati da Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Perciò per comprendere Sri Radha i lettori farebbero bene a rivolgersi ai libri di Srila Prabhupada.


Da un punto di vista storico gli antichi
Purana rivelano gran parte dei divertimenti manifestati di Sri Radha, anche se lo Srimad-Bhagavatam (10.30.28), la crema di tutta la letteratura puranica cita il Suo nome solo una volta — con il termine indiretto anayaradhitah, che significa “colei che adora Krishna nel modo migliore.” D’altra parte, sia il Padma Purana sia il Brahma-vaivarta Purana illustrano i Suoi divertimenti d’amore con Krishna e svelano che la coppia divina è la sorgente di tutto ciò che esiste. Infatti, il Brahma-vaivarta Purana contiene un racconto esoterico della creazione in cui Radha crea insieme con Krishna il mondo materiale. La posizione dominante di Sri Radha nella teologia Vaisnava non è venuta alla luce fino a quando nel dodicesimo secolo il poeta santo Jayadeva Gosvami scrisse la sua famosa opera in sanscrito Gita Govinda. L’amore spirituale di Krishna divenne allora un tema celebrato in tutta l’India, reso in modo pittoresco nei festival e nelle espressioni artistiche, in cui la personalità di Radha arrivava talvolta a mettere in ombra quella di Krishna.

È importante sottolineare che Jayadeva aveva compreso la natura spirituale dell’amore di Radha e Krishna. Egli sapeva che le persone potevano facilmente scambiarlo per un amore materiale, paragonando la sua opera ad una poesia di amore erotico (come molti ancora fanno). Prevedendo questo malinteso egli iniziò la sua Gita Govinda con una parte intitolata Dasa-avatara in cui definisce chiaramente la natura divina di Krishna, elencando e glorificando le Sue discese trascendentali nelle diverse incarnazioni (avatara). Con una prefazione come questa, risulta ovvio che i rapporti amorosi che seguono — i rapporti di questo stesso divino Krishna che S’incarna in molti avatara — non sono comuni. In verità essi rappresentano il punto più alto dell’amore spirituale. Questo amore è stato descritto in maniera più esauriente in epoca successiva a Jayadeva. Nel quindicesimo secolo, due poeti bengalesi, Candidasa e Vidyapati, scrissero bellissimi versi in bengali sulla coppia divina.

Nel sedicesimo secolo Sri Caitanya Mahaprabhu — la forma combinata di Radha e Krishna sotto le sembianze del Loro devoto — gustò queste poesie, insieme con l’innovativa opera in lingua sanscrita di Jayadeva. A Lui piaceva anche ascoltare il racconto di Radha e Krishna contenuto nell’antichissima opera di Bilvamangala Thakura, la Sri Krishna-karnamrita e nell’opera poetica contemporanea di Ramananda Raya, la Jagannatha-vallabha-natakam. I seguaci di Sri Caitanya furono pronti ad unirvi le loro realizzazioni e le loro intuizioni basate direttamente sulla letteratura precedente. Due esempi importanti sono la Radha-rasa-sudha-nidhi-stotram, composta da Prabhodananda Sarasvati e la Radha-Krishna-ganoddesa-dipika di Rupa Gosvami; quest’ultima è senza dubbio l’esposizione più dettagliata della divina personalità di Sri Radha che sia mai stata pubblicata.

 


I SUOI DIVINI DIVERTIMENTI

Come si svolge la storia di Radha nel mondo delle tre dimensioni? Sebbene siano molte le versioni di questo racconto, la più avvincente si trova nel Padma Purana (Patalakhanda, Capitolo 71): circa cinquemila anni fa, una mattina di buon’ora nell’atmosfera agreste di Vraja (a circa 150 chilometri a sud dell’attuale Delhi), Maharaja Vrisabhanu faceva il suo bagno mattutino nel santo fiume Yamuna. In quel momento vide una meravigliosa bambina che galleggiava su un radioso fiore di loto completamente sbocciato. Con grande gioia prese in braccio la divina bambina e la portò alla sua regina Kirtida Devi. Quando Kirtida vide il marito con questa splendida bambina, fuori di sé dalla gioia riversò sulla piccola Radha un grandissimo affetto. Il re e la regina però si accorsero subito che la bambina non apriva gli occhi. Questo naturalmente spezzò il loro cuore e pregarono Dio affinché La benedicesse con il potere della vista.


Subito Yasoda Devi, la moglie di Nanda Maharaja, arrivò da Gokula tenendo in braccio il piccolo Sri Krishna. Vrisabhanu e Kirtida, ora genitori di Sri Radha, l’accolsero con i dovuti onori, ma Yasoda non riusciva a distogliere gli occhi dalla bambina appena nata che riposava tra le braccia di Kirtida Devi. Yasoda si avvicinò con il piccolo Krishna e non appena Krishna fu di fronte alla bambina, Ella per la prima volta aprì gli occhi. Giustamente la Sua prima visione fu il volto simile alla luna del Suo amato Sri Krishna ed Ella rimase fissa a contemplare la Sua amata forma. Anche Krishna fu sopraffatto dall’amore vedendo davanti a Sé la Sua eterna consorte nelle sembianze di una bambina. In questo modo le Scritture riportano come l’eterna coppia divina “S’incontri” ogni volta che Essi appaiono nel mondo materiale. Mentre entrambi “col passare degli anni crescono”, giocano con amici affezionati, nuotano nella Yamuna, pascolano le mucche e gustano reciprocamente gli abbracci amorosi. I testi sacri e le realizzazioni dei saggi sviluppano con cura i dettagli creando racconti che funzionano come magneti virtuali per attrarre tutti coloro che li ascoltano a tornare nel mondo spirituale.

LA DANZA D’AMORE IN CERCHIO


Tra tutti questi racconti, la
rasa-lila, la danza d’amore in cerchio descritta nello Srimad-Bhagavatam, è per molti aspetti il più importante. La danza divina avviene in una notte autunnale di luna piena quando le pastorelle (gopi) di Vrindavana, sentito il suono del flauto di Krishna, escono furtivamente dalle loro case per stare con Lui. La rasa-lila è considerata uno dei più elevati ed esoterici tra i divertimenti rivelati di Krishna e non dovrebbe mai essere confusa con i divertimenti mondani caratterizzati da desideri lascivi. Per conseguenza, i commentatori Vaisnava esprimono chiaramente un concetto: l’amore romantico umano è un riflesso sbiadito e debole dell’originale amore estatico dell’anima per Krishna, Dio, nel mondo spirituale. Lo studio della rasa-lila sotto la guida di un maestro spirituale autentico permette di realizzarla come una verità tangibile. Esso inoltre permette di sviluppare l’amore per Dio, come fanno le gopi nella loro danza d’amore.

LA MISERICORDIA DI RADHA

In breve, la teologia di Sri Radha è profonda. Le Scritture affermano che prima di ottenere la misericordia di Krishna si devono trascorrere molte vite caratterizzate da attività pie, da rituali religiosi e dalla perfezione yogica. E quando si fa questo, Krishna non è lontano. Infatti è grazie alla misericordia di Radha che si può ottenere Krishna. Radha è l’incarnazione della misericordia di Krishna e grazie a Lei si può raggiungere il culmine del percorso spirituale. Srila Prabhupada riassume tutto questo nel modo seguente: “Radharani, Tu sei molto cara a Krishna. Perciò noi Ti offriamo i nostri rispettosi omaggi.” Radharani è hari-priya: “molto cara a Krishna”. Grazie alla misericordia di Radharani possiamo facilmente ottenere Krishna. Se Radharani raccomanda: “Questo devoto è molto bravo,” Krishna mi accetta immediatamente, anche se sono un grande sciocco. Poiché sono raccomandato da Radharani, Krishna mi accetterà. Perciò a Vrindavana troverete che tutti i devoti cantano più il nome di Radharani che quello di Krishna. Ovunque andrete sentirete i devoti salutarsi con “Jaya Radhe!” Lo sentirete ancora oggi a Vrindavana. I devoti glorificano Radharani. Se per comprendere Krishna userete il metodo speculativo, vi saranno necessarie moltissime vite. Se invece eseguirete il servizio devozionale e cercherete di soddisfare Radharani, otterrete facilmente Krishna.


Radharani può dare Krishna. Ella è una grandissima devota, l’emblema del
maha-bhagavata. Perfino Krishna non può comprendere la qualità della devozione di Radharani. Sebbene Krishna dica vedaham samatitani — “Io so tutto“ — Egli non riesce a comprendere Radharani. Ella è molto elevata. È alla ricerca di queste verità che Radha e Krishna discendono nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu, perché in questa forma possono gustare la misericordia più elevata e donarla agli altri. La principale manifestazione di questa misericordia è il santo nome nella forma del maha-mantra: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. In questo mantra si manifestano completamente sia Radha che Krishna. Una preghiera a Sri Radha (Hare è il vocativo di Hara, un altro nome di Radharani), con cui s’implora Krishna d’impegnarci nel servizio devozionale, la più elevata forma di yoga. Radha è il mezzo con cui si realizza questo servizio, perché Ella è l’incarnazione della devozione, l’essenza dell’amore per Krishna.

(di Satyaraja Dasa)

I Nomi di Radha

Ci sono innumerevoli nomi per la divinità nella forma femminile come ci sono per Krishna, la Sua copia maschile. Ecco alcuni dei nomi più comuni con cui i devoti La invocano.

 

Aradhana: la radice del nome Radha che significa “colei che eccelle nell’adorazione di Krishna”.

Damodara Rati: Colei che si veste per piacere a Damodara (Krishna).

Gandharvi: cantante esperta.

Gokula-taruni: Colei che è adorata da tutte le ragazze di Gokula (Vrindavana).

Govinda-mohini: Colei che confonde Krishna.

Govinda-nandini: Colei che dà piacere a Govinda (Krishna).

Govinda-sarvasva: Colei che è tutto per Govinda.

Hara: Colei che con il Suo amore rapisce il cuore di Krishna (citato nel Narada-pancaratra 5.5.59).

Krishnamayi: Colei che non è differente da Krishna.

Madana-Mohana-Mohini: Colei che incanta l’incantatore di Kamadeva. Krishna incanta tutti, compreso Kamadeva (Madana), il dio della seduzione, ma Sri Radha incanta Krishna.

Radharani: Radha, la regina.

Radhika: Colei che con la Sua adorazione di Krishna esaudisce i Suoi desideri.

Sarva-kanta-Siromani: il gioiello più prezioso fra tutte le consorti di Krishna.

Sarva-laksmi: la sorgente e la forma completa della dea della fortuna.

VrindavaneSvari: la regina di Vrindavana.

Vrisabhanu-nandini: la figlia di Vrisabhanu

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Sri Radhastami, la potenza di questo giorno

di Srila Bhaktipromode Puri Gosvami Maharaja

La potenza di questo giorno

madhava-tithi, bhakti-janani
Saranagati (Suddha-bhakata)
‘I giorni cari a Madhava come Ekadasi e Janamastami, sono la madre
della bhakti perchè fanno apparire la bhakti nel cuore.’

Sri Radha è la più cara amante di Sri Madhava e il giorno della Sua
apparizione è il gioiello della corona tra tutti i giorni a Lui cari.
Il Padma Purana afferma che quando Devarsi Narada desiderò ascoltare le
glorie di Sri Radhastami da suo padre Sri Brahma, Brahma rispose che
nessuno, tranne Sri Hari stesso, può glorificare appropriatamente il
giorno dell’apparizione della Sua amata. Sebbene il giorno di Ekadasi
sia molto caro a Sri Hari, una persona otterrà cento volte di più
meriti spirituali che conducono alla bhakti, osservando anche solo una
volta il Radhastami vrata che non osservando migliaia di Ekadasi vrata:

ekadasyah sahasrena
yat phalam labhate narah
radha janamastami punyam
tasmacchatgunadhikam

Il momento della nascita di Sri Radha

Timoroso per i pericoli possibili a Gokula Mahavana, il luogo di
nascita di Nanda-nandana Sri Krishna, Sri Nanda Maharaja si stabilì
sulla collina Nandisvara. Il suo caro amico, Sri Vrsabhanu Maharaja,
che si aspettava dei probabili disturbi anche a Ravala stabilì la sua
residenza sulla collina di Sri Varsana che si trova a sud della collina
Nandisvara. Fu a Ravala, nella dimora di Sri Vrsabhanu Maharaja e della
sua regina Kirtida che Sri Radhika, la potenza interna di Sri Krishna e
la personificazione della Sua potenza di piacere, manifestò
ilpassatempo della Sua apparizione. Questo avvenne a mezzogiorno
dell’ottavo giorno di luna crescente del mese di Bhadra, sotto
l’auspiciosa costellazione anuradha, un anno dopo la nascita di Sri
Krishna.
Sri Radha in effetti è la potenza intrinseca di Sri Krishna. Poichè
l’energia e la fonte dell’energia sono per costituzione identici
(sakti-saktimator abheda), Lei appare ogniqualvolta appare Krishna. Per
fare in modo che potessero compiere i Loro passatempi su questa Terra,
Yogamaya fece in modo che Sri Radhika apparisse un anno dopo Sri
Krishna.

tata arabhya nandasya
vrajah sarva-samrddhiman
harer nivasatma-gunai
ramakridam abhun nrpa
Srimad-Bhagavatam (10.5.18)

In questo verso Sri Sukadeva Gosvami si rivolge a Pariksit Maharaja
dicendo: “O Re, poichè Nanda-vraja, la terra di Sri Nanda Maharaja, è
la residenza del Signore Supremo Sri Hari, è eternamente munifica in
ogni aspetto. Ciò è dovuto alle sue trascendentali virtù. Inoltre, nel
momento in cui Sri Krishna vi apparve, è diventata ramayah akridam
viharasthanam, il luogo dei passatempi di Laksmi-devi.” Ciò sta ad
indicare che Srimati Radhika, la personificazione di tutte le Laksmi,
di tutte le opulenze e della buona fortuna, apparve dopo la nascita di
Sri Krishna.
Sri Jiva Gosvamipada scrive nel Sri Gopala-campu (Purva 15.19-20):

satyam bahusuta-ratnakara-
tam sa prapa gopa-dugdhabdhih
kintvamrta-dyuti-radha
laksmi-jananadgat purttim
‘L’oceano di latte sotto forma di un gopa di nome Sri Vrsabhanu, ebbe
molti figli preziosi come gemme. Nonostante ciò egli ottenne la
perfezione unicamente a causa del fatto che Laksmi, nella forma di Sri
Radha dalla radiosità d’ambrosia, apparve come sua figlia.’

sa khalu sri-krsna-janama-varsanantara
varse sarva-sukhasatre radha namni
naksatre janeti radhabhidhiyate
‘Questa stessa ragazza manifestò il passatempo della Sua nascita un
anno dopo l’apparizione di Sri Krishna, durante la più
auspiciosa costellazione chiamata anuradha. Per questo fu chiamata
Radha.’

La prima storia dell’apparizione di Sri Radha

Quando Sri Varunadeva, il deva dell’oceano, vide il gioiello
inestimabile che Sri Krishna conservava nel Suo palazzo, disse pieno di
gioia:

adya me nibhrto deho
dyaivartho ‘dhigatah prabho
tvat-pada-bhajo bhagavann
avapuh param adhvanah
Srimad-Bhagavatam (10.28.59
‘O Signore, oggi la mia vita ha raggiunto il successo e ho ottenuto la
più grande ricchezza. Sebbene io sia il padrone di tutti gli oceani che
sono la riserva delle gemme preziose, non ho mai ottenuto un tesoro
come questo. I servitori dei Tuoi piedi di loto hanno ottenuto la
liberazione (adhvahna samsarasya paramavapuh). Anch’io sono Tuo
servitore e ti prego di avere la stessa benedizione.’

Il Padma Purana descrive come Sri Radha apparve nel luogo dove Sri
Vrsabhanu Maharaja era solito compiere i riti sacrificali
(yajna-sthala):

iti srutvapi sa radha
pyagata prthivim tatah
bhadre masi site pakse
astami samjnike tithau

vrsabhanoryajnabhumau
jata sa radhika diva
yajnartham sodhitayam ca
drsta sa divyarupini

rajanandamana bhutva
tam prapya nijamandiram
dattavan mahisim nitva
sa ca tam paryapalayat
Padma Purana (Brahma-khanda 7.40-42)

‘A mezzogiorno dell’ottavo giorno di luna crescente del mese di Bhadra,
la bellezza celestiale Sri Radhika apparve dalla terra che Vrsabhanu
Maharaja stava scavando per il compimento di uno yajna. Col cuore in
festa Sri Vrsabhanu Maharaja La portò alla sua residenza e La presentò
alla sua nobile regina, Sri Kirtida-devi che La accettò e La crebbe.’

La seconda storia dell’apparizione di Sri Radha

Un’altra storia descrive che un giorno, di mattino presto, in un altro
luogo di Vraja, Sri Vrsabhanu Maharaja stava facendo il bagno nel fiume
Yamuna. Vide nelle vicinanze fluttuare un fiore di loto completamente
sbocciato e luminoso su cui giaceva questa bambina dalla bellezza
immacolata. Con grande felicità La prese tra le sue braccia e La portò
a casa dalla sua regina Kirtida-devi. Col cuore traboccante di gioia
Kirtida-devi La abbracciò e si prese cura di Lei con grande affetto. Ma
quando il re e la regina notarono che gli occhi della bambina non si
aprivano, si sentitono profondamente afflitti e pregarono ai piedi di
loto del Signore Supremo di poterLa benedire con il potere della vista.
Nel frattempo, nel loro palazzo di Raval, la regina di Sri Nanda
Maharaja, Yasoda-devi, giunse da Gokula portando con sè il piccolo Sri
Krishna. La coppia regale di Raval la accolse con grande onore. Sri
Yasoda-devi vide la cecità della bambina appena nata che Kirtida-devi
teneva tra le braccia. In quel momento avvenne una cosa stupefacente:
non appena Yasoda-nandana Sri Krishna si trovò faccia a faccia con
quella bambina, Lei aprì gli occhi. La prima cosa che vide fu il viso
di luna del Suo amato Sri krishna, e Lei semplicemente Lo guardò. Anche
Krishna rimase scosso dopo aver guardato con un intenso sentimento il
viso di luna della Sua più cara amata. Il Loro divino incontro avvenne
tramite l’incontro dei Loro occhi. La felicità di Vrsabhanu Maharaja e
della sua regina non aveva limiti, ed essi celebrarono l’accaduto con
grandi festeggiamenti.
Srila Rupa Gosvamipada, nel suo libro intitolato Sri Lalita-madhava ha
dato una versione simile.

Intenso desiderio di avere il servizio a Sri Radha

Srila Rupa Gosvami, Srila Sanatana Gosvami, Srila Raghunatha dasa
Gosvami e altri Gosvami hanno amorevolmente cantato le glorie di Sri
Radharani. In quale stupefacente modo Srila Prabhodananda Sarasvatipada
ha gustato le Sue glorie nel suo Sri Radha-rasa-sudha-nidhi! Il modo in
cui Sri Srila Bhaktivinoda Thakura ha composto il Svaniyamastaka e
altre preghiere dimostra la gloria del suo intenso desiderio di
ottenere il servizio a Sri Radha, il radha-dasya.
Questo stesso sentimento si trova anche negli scritti dell’adorabile
Sri Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Prabhupada, ossia nel suo
Anubhasya o commentario della Sri Caitanya-caritamrta; nel suo Anuvrtti
della Sri Upadesamrta di Srila Rupa Gosvami; nella sua poetica
traduzione dei dieci stadi di divyonmada che Srila Rupa Gosvami ha
descritto nel Sri Ujjvala-nilamani, nella Sri Brahmara-gita e nella Sri
Mahisi-gita; nel mangalacarana o invocazione del suo commentario
Prarthanarasa-vrtti del Prarthana di Srila Narottama dasa Thakura
Mahasaya; e nel mangalacarana del suo Gaudiya-bhasya, il commentario
del Sri Caitanya-bhagavata. Queste meravigliose espressioni di
desiderio per il radha-dasya sono per noi una continua e potente
ispirazione.
Il giorno in cui il mio riverito maestro spirituale, Srila Prabhupada,
ha incontrato per la prima volta il suo maestro spirituale, om
visnupada Sri Srimad Gaurakisora Prabhu, lo vide che caminava verso il
Sri Svananda-sukhanda-kunja, vestito come un avaduta mentre cantava
continuamente una particolare canzone. Con le sue stesse mani Srila
Prabhupada scrisse questa canzone e la tenne con sè, considerandola il
più caro tesoro del suo bhajana.

La preghiera accorata di Srila Gaurakisora Maharaja

Come servitori dei servitori di Srila Prabhupada, il nostro unico
obiettivo è di cercare quel tesoro segreto. I Sei Gosvami hanno
dimostrato l’ideale del piangere con profonda ansietà mentre vagavano
per la terra di Vraja gridando: “ha radhe! ha radhe!” Nel compiere il
bhajana, il nostro unico patrimonio è rappresentato dal nostro pianto
puro e sincero di ottenere la misericordia trascendentale della
personificazione della misericordia stessa, Sri Radharani. Non c’è
altro modo per ottenere questo tesoro se non con la misericordia senza
causa di Sri Gurudeva. Quel canto devozionale che Srila Babaji Mahasaya
cantava, recita così:

kothaya go premamayi radhe radhe
radhe radhe go, jaya radhe radhe
‘Dov’è Colei che è la personificazione di prema Tutte le glorie a Sri
Radha.’

dekha diye prana rakha, radhe radhe
tomara kangala tomaya dake, radhe radhe
‘O Radha, ti prego, dammi il Tuo darsana e salva la mia vita. Questo
mendicante disgraziato implora la Tua misericordia e grida: Radhe!
Radhe!’

radhe vrndavana-vilasini, radhe radhe
radhe kanu-mana-mohini, radhe radhe
‘O Radha, Tu gioisci dei passatempi gioiosi nella foresta di Vrndavana
dove incanti la mente di Krishna.’

radhe asta-sakhira siromani, radhe radhe
radhe vrsabhanu-nandini, radhe radhe
‘O Radha, Tu sei il gioiello della corona tra le otto sakhi principali.
O Radha, figlia di Vrsabhanu Baba.’

(gosai) niyama kare sadai dake, radhe radhe
‘I Sei Gosvami sempre gridavano: Radhe! Radhe!’

(gosai) eka-bara dake kesi-ghate
abara dake vamsi-vate, radhe radhe
‘…a volte al Keshi-ghata, a volte al Vmsi-vata, Radhe! Radhe!’

(gosai) eka-bare dake nidhu-vane
abara dake kunja-vane, radhe radhe
‘…a volte a Nidhuvana, a volte al Seva-kunja, Radhe! Radhe!’

(gosai) eka-bara dake radha-kunde
abara dake syama-kunde, radhe radhe
‘…a volte al Radha-kunda, a volte al Syama-kunda, Radhe! Radhe!’

(gosai) eka-bara dake kusuma-vane
abara dake govardhane, radhe radhe
‘…a volte al Kusuma-sarovara, a volte a Giriraja Govardhana, Radhe!
Radhe!’

(gosai) eka-bara dake tala-vane
abara dake tamala-vane, radhe radhe
‘…a volte a Talavana e a volte a Tamalavana, Radhe! Radhe!’

(gosai) malina vasana diye gaya,
vrajera dhulaya gadagadi jaya, radhe radhe
‘I semplici abiti dei Sei Gosvami appaiono sporchi perchè si rotolano
sempre nella polvere di Vraja gridando: Radhe! Radhe!’

(gosai) mukhe radha radha bale,
bhase nayanera jale, radhe radhe
‘Gridando Radhe! Radhe! i loro occhi si riempivano di flussi di
lacrime.’

(gosai) vrndavane kuli kuli kende bedaya
radha bali’, radhe radhe
‘Essi vagavano per le vie di Vrindavana gridando. Radhe! Radhe!’

(gosai) chapanna danda ratri-dine
jane na radha-govinda vine, radhe radhe
‘Essi non conoscevano altri se non Radha-Govinda di giorno e di notte.
Radhe! Radhe!

tara para cari danda suti’ thake
svapne radha-govinda dekhe, radhe radhe
‘Essi si riposavano solo per quattro danda (1 ora e 36 minuti). Ed
anche durante quel riposo ricevevano il darsana di Sri Radha-Govinda in
sogno. Radhe Radhe!’

Solamente quando offrirò sinceramente la mia vita e anima
all’ottenimento di questo tesoro di estremo valore, sentendo vera
ansietà e un profondo desiderio di ottenerlo, comprenderò che Sri
Gurudeva mi ha accettato a cuore aperto. O, quando verrà questa grande
fortuna I giorni che mi resteranno da vivere in questa vita saranno
allora giunti alla fine!

Il nome trascendentale di Srimati Radhika

Srila Rupa Gosvamipada racconta la seguente storia nel preludio della
sua descrizione dei centootto nomi di Sri Radha: Una volta Sri
Radharani si immerse in un sentimento di rabbia verso Sri Krishna e,
nonostante le Sue numerose suppliche, Lei si rifiutò di perdonarLo.
Quando Sri Krishna lasciò quel luogo col cuore pieno di afflizione, Sri
Radharani subito abbandonò il Suo sentimento di rabbia. Nel Suo cuore
si creò un vortice di pensieri riguardanti le qualità di Krishna e si
sentì così addolorata e pentita: “ParlandoGli così aspramente ho
rigettato Krishna che è un oceano colmo di virtù. Tornerà più da Me”
Vedendo il Suo pentimento, una Sua amica, Tungavidya, famosa per la sua
saggezza, Le si rivolse con queste parole: “O bellissima Radha,
abbandona il Tuo rispetto per Krishna e ascolta le mie parole. Non
preoccuparti pensando: ‘Ho rigettato Krishna che è un oceano colmo di
virtù con le mie parole dure. Tornerà più da me’ C’è stata una sakhi
di nome Kandarpa-sundari che era ansiosa di stabilire una relazione con
te con un sentimento di sakhya-bhava, un sentimento di amicizia. Sri
Purnamasi devi l’ha consigliata di cantare i Tuoi centootto nomi per
soddisfare il suo desiderio. Sri Vrnda-devi, la divinità di Vrndavana,
che è al corrente delle maniere di Sri Purnamasi-devi, ha scritto
questi nomi con il sindura (vermiglio) e in questo stesso momento li
sta offrendo al Signore delle Tua vita, Sri Krishna. Soffrendo per la
separazione da Te, Krishna sente sollievo pronunciando questi centootto
nomi.”
Si dice che i nomi di Sri Radha, essendo molto attraenti ed essendo la
personificazione di un mantra estremamente potente, dovrebbero essere
scritti con il sindura. Nella sua introduzione al Sri
Premendu-sudhasatra, Srila Rupagosvamipada narra gli incredibili ed
eccezionali sentimenti di questi centootto nomi di Sri Radha, la dea di
Vrindavana. Egli ha composto anche altri inni che sono estremamente
piacevoli. Similmento, Srila Raghunatha dasa Gosvami nel suo Stavavali
ha scritto i centootto nomi di Sri Radha e anche altre preghiere.
In effetti Krishna, accattivato dall’amore di Sri Radha, canta
incessantemente il Suo nome. Perciò il nome di Sri Radha è come un
profondo ed esoterico mantra. Senza essersi rifugiati esclusivamente in
Sri Radha, non è possibile ricevere la misericordia di Sri Krishna.

Umiltà e Servizio; non orgoglio ed erudizione

Il nostro adorabile Srila Prabhupada ha detto: “Sri Krishna è adhoksaja
saktiman, il possessore di tutte le potenze che esistono oltre il
raggio della mente materiale, dell’intelligenza e dei sensi. Sri Radha
è adhoksaja saktimata, la potenza spirituale di Sri Krishna che allo
stesso modo è situata oltre il nostro raggio mondano. La filosofia dei
tarka-pantha, che credono nel processo della dialettica grossolana per
poter acquisire la conoscenza, è definita ananya miyate iti maya, ossia
attraverso lo sforzo intellettuale si ottiene la comprensione di maya.
Tuttavia la suprema eccellenza della filosofia degli srauta-pantha che
seguono il processo dell’ascolto nella successione disciplica come
mezzo per acquisire la conoscenza, è definita anaya radhitah iti radha:
tramite il processo dell’adorazione si ottiene Sri Radha. Per loro
l’unico stadio di perfezione è impegnarsi nel dar piacere e soddisfare
Sri Krishna con il loro corpo, tutte le parti del loro corpo e con i
sensi.”
I tarka-pantha possono mostrare il loro orgoglio ma non possono mai
neppure raggiungere la porta del regno della bhakti. Istruendo la sua
mente, Srila Raghunatha dasa Gosvami nel suo Sri Manah-siksa umilmente
ci insegna a rinunciare a tutto l’orgoglio e sviluppare subito un
incessante e sublime rati per Sri Gurudeva, per Sri Vraja, per i
residenti di Vraja, per i Vaisnava, per i brahmana che sono come i deva
di questa Terra, per i nostri diksa-mantra, per i santi nomi del
Signore, e per il supremo rifugio dei piedi di loto di Sri
Radha-Govinda, l’eternamente giovane coppia di Vraja. Finchè l’orgoglio
per la propria ricchezza, erudizione, bellezza e nascita in una
famiglia di alto rango rimarranno nel proprio cuore, sarà impossibile
praticare anche solo un pochino il servizio devozionale.
Inoltre conservare l’orgoglio per il proprio bhajana, per la devozione,
la rinuncia e così via, diventa un fatale ostacolo alla via della
devozione. Dovremmo sempre costantemente ricordare il verso trinadapi
sunicena pronunciato da Sriman Mahaprabhu e rifugiarci esclusivamente
ai piedi di loto di Srila Gurudeva, pregando costantemente per la
misericordia di Sri Radharani. E’ in questa maniera che dobbiamo sempre
cercare la misericordia di Sri Krishna, l’amante di Sri Radha.

bina radha prasadena
hari-bhakti sudurlabha
‘Senza la misericordia di Sri Radha, è estremamente difficile ottenere
l’hari-bhakti.’

radha-bhajane yadi mati nahi bhela
krsna-bhajana taba akarana gela
Gitavali (Sri Radhastaka, canto 8)
‘Se nel mio cuore non appare il desiderio di servire Sri Radhika,
allora l’adorazione di Krishna diventa inutile.’

L’obiettivo più adorabile

Nel libro intitolato Krama-dipika, Sri Krishna rivolge queste parole al
deva del Sole:

mama nama-satenaiva
radha-nama sad-uttamam
yah smaret tu sada radham
na jane tasya kim phalam
‘Il nome di Sri Radha è superiore a centinaia di Miei nomi. Non posso
neppure calcolare il risultato che si ottiene ricordando costantemente
il Suo nome.’

Proprio come Sri Krishna che addolorato dalla separazione della Sua
amata pronuncia sempre il nome ‘Radha’, così Sri Radha afflitta dal
dolore della lontananza dal Suo amato costantemente canta il nome
‘Krishna’. Perciò l’unico nome significativo per la jiva da cantare è
il radha-krsna yugala mantra (l’Hare Krishna mantra).
Nella Rya Ramananda Samvada sta scritto:

‘sampattira madhye jivera kon sampatti gani
‘radha-krsne prema yanra, sei bada dhani’
(Sri Caitanya-caritamrta Madhya-lila 8.247)
‘Sri Caitanya Mahaprabhu chiese: “Tra i molti capitalisti, chi possiede
la più grande ricchezza”
Raya Ramananda rispose: “Colui che è arricchito dall’amore per Sri
Radha e Sri Krishna è il più grande capitalista.”’

gana-madhye kona gana – jivera nija dharma’
‘radha-krsnera prema-keli – yei gitera marma
(Sri Caitanya-caritamrta, Madhya-lila 8.250)
‘Sri Caitanya Mahaprabhu chiese: “Tra tutte le liriche, qual è la
lirica che descrive la reale occupazione dell’entità vivente”
Raya Ramananda rispose: “Le liriche che cantano degli affari amorosi di
Sri Radha e Sri Krishna sono superiori a tutte le altre.”’

‘dhyeya-madhye jivera kartavya kon dhyana’
‘radha-krsna-padambuja-dhyana – pradhana’
(Sri Caitanya-caritamrta, Madhya-lila 8.253)
‘Sri Caitanya Mahaprabhu chiese: “Tra i molti tipi di meditazione quale
è necessario alle entità viventi”
Raya Ramananda ripose: “Il primo dovere di ogni entità vivente è di
meditare sui piedi di loto di Sri Radha e Sri Krishna.”

‘sarva tyaji’ jivera kartavya kahan vasa’
‘vraja-bhumi vrndavana yahan lila-rasa’
(Sri Caitanya-caritamrta, Madhya-lila 8.254)
Sri Caitanya Mahaprabhu chiese: “Dove dovrebbe risiedere l’entità
vivente, abbandonando ogni altro luogo”
Raya Ramananda rispose: “Dovrebbe risiedere nel luogo sacro di
Vrindavana o Vrajabhumi, dove Sri Krishna ha compiuto la rasa-lila.”

‘sravana-madhye jivera kon srestha sravana’
‘radha-krsna-prema-keli karna-rasayana’
(Sri Caitanya-caritamrta, Madhya-lila 8.255)
Sri Caitanya Mahaprabhu chiese ancora: “Tra tutti i discorsi che la
gente ascolta, qual è il migliore da ascoltare per l’entità vivente”
Raya Ramananda rispose: “Ascoltare degli affari amorosi di Sri Radha e
Krishna è l’argomento che soddisfa di più le orecchie.”

‘upasyera madhye kon upasya pradhana’
‘srestha upasya – yugala ‘radha-krsna’ nama’
(Sri Caitanya-caritamrta, Madhya-lila 8.256)
Sri Caitanya Mahaprabhu chiese: “Tra tutti gli oggetti di adorazione,
qual è il supremo”
Raya Ramananda rispose: “L’oggetto di adorazione più alto è il santo
nome di Sri Radha e Sri Krishna.”

(Tratto dal Sri Caitanya-vani, anno 16 numero 8 – 1976)

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2. Radha – madre adottiva di Karna

Kunti aveva ricevuto un mantra dal saggio Durvasa e quando lo recitò, pensando a Vivasvan, questi, inondando la stanza di una luce abbagliante, le apparve. Subito la ragazza si rese conto di essersi comportata troppo superficialmente chiamando davanti a sé una divinità solo per un gioco infantile così, dopo avergli offerto delle preghiere, si scusò con lui.

“Non devi scusarti affatto,” rispose Vivasvan sorridendo, “poiché la tua avvenenza è tale che può attrarre anche un abitante dei pianeti superiori. Ora io sono qui, pronto a soddisfare ogni tuo desiderio.”

Kunti impiegò del tempo prima di capire l’enormità della verità, e quando la comprese si sentì disperata.

“Come posso io generare un figlio?” disse fra le lacrime. “Non sono ancora sposata, e se facessi una cosa del genere nessuno mi vorrebbe più.”

“Non preoccuparti per questo,” rispose il deva, “poiché nostro figlio nascerà immediatamente dopo la nostra unione e tu non perderai la verginità”.

Così nacque Karna.

Al momento della nascita indossava un’armatura naturale e due meravigliosi orecchini, che erano un tutt’uno col corpo. Kunti, estasiata dalla straordinaria bellezza e grazia del bambino, sentì nascere in sé un grande amore materno; pure la ragione le impose di non lasciarsi trasportare dai sentimenti per cui, ponendolo in una cesta, lo abbandonò alla corrente del Gange, facendolo sorvegliare a distanza da una ragazza.

Non molte ore dopo la cesta venne raccolta da Atiratha, un guidatore di carro da guerra della casta dei Suta, e dalla moglie Radha i quali, non avendo avuto figli e desiderandone uno da tempo, lo adottarono.

Fino agli ultimi tragici giorni della battaglia di Kurukshetra, pochissimi sarebbero venuti a conoscenza della storia dell’unione di Kunti con Vivasvan.