Yudhisthira

Yudhisthira è il maggiore dei cinque fratelli Pandava, uno dei protagonisti del Mahābhārata. Figlio del re Pandu e della regina Kunti, è stato da lei concepito insieme al deva Yama, il signore della giustizia e della morte (dal momento che Pandu non poteva concepire figli per effetto della maledizione di un brahmano); per questa ragione Yudhisthira era famoso per la sua onestà e totale aderenza al Dharma.

Come descritto nel Mahābhārata, Yudhisthira ed i suoi fratelli dovettero combattere la sanguinosa guerra di Kurukshetra contro i loro cento cugini, i Kaurava, per la sovranità del regno.

dal Mahabharata -Mahaprasthanika Parva-

‘Indra disse: “Non c’è posto in Paradiso per le persone con i cani. Inoltre, le divinità chiamate Krodhavasa tolgono tutti i meriti di queste persone. Riflettendo su questo, agisci, o re Yudhistira il giusto. Abbandona questo cane. In ciò non c’è crudeltà”.

Yudhistira rispose: “È stato detto che l’abbandono di qualcuno che è devoto è infinitamente peccaminoso: è uguale al peccato in cui si incorre uccidendo un Brahmana, quindi, grande Indra, oggi non abbandonerò questo cane per desiderio della mia felicità. Anche questo fa parte del mio voto che perseguo costantemente, ossia che non abbandono mai una persona terrorizzata, né che mi sia devota, né chi cerca la mia protezione dicendo che è indigente, né chi è afflitto, né uno che è venuto da me, né uno che è incapace di proteggere se stesso, né uno che è preoccupato per la vita. Non rinuncerò mai a un tale dovere finché la mia vita non sarà finita “.

Indra insisté: “Qualunque dono, sacrificio profuso o libagioni versate sul fuoco sacro, tutto ciò viene portato via dai Krodhavasa se viene visto da un cane. Abbandona quindi questo cane. Avendolo abbandonato, raggiungerai le regioni delle divinità. Dopo aver abbandonato i tuoi fratelli e Krishna, tu, o eroe, hai conquistato una regione di felicità con le tue stesse azioni: perché sei così stupefatto? Hai rinunciato a tutto, perché allora non rinunci a questo cane?

Yudhistira ribatté: ” Non c’è né amicizia né inimicizia con coloro che sono morti, questo è ben noto in tutti i mondi. Quando i miei fratelli e Krishna morirono, non sono stato in grado di farli rivivere. Per tale motivo li ho abbandonati. Tuttavia, non li ho abbandonati fintanto che erano vivi. Intimorire chi ha cercato protezione, l’uccisione di una donna, il furto di ciò che appartiene a un Brahmana e ferire un amico, ognuno di questi quattro atti, O Shakra, ritengo che eguagli l’abbandono di qualcuno che è devoto” …’