Scienza moderna e conoscenza mistica

Scienza moderna e conoscenza mistica

di Srila Valihara Prabhu

Oggi la civiltà umana sta vivendo un profondo smarrimento, una vera crisi che investe gli aspetti culturale, morale, sociale e politico. Questo dimostra in modo evidente che i valori materiali e la visione del mondo su cui si sostiene la civiltà moderna o post-moderna, sono fragili e illusori. Possiamo paragonare questa civiltà ad una grande nave che sta gradualmente per affondare con tutti i suoi passeggeri. La causa principale di tutto ciò è da attribuire soprattutto alla scienza moderna che critica esplicitamente i principi tradizionali su cui si fonda la spiritualità autentica.

Gli scienziati d’oggi sostengono che la scienza spirituale non può spiegare la vita e il cosmo e che l’unica metodologia per comprendere la realtà è solo quella sperimentale, basata su dati sensoriali. Essi credono che soltanto le leggi della fisica e della trasformazione regolano il cosmo e la vita e di conseguenza vadano compresi mediante lo studio delle molecole. Questa concezione conduce all’idea che l’esistenza umana non abbia alcun significato in quanto le molecole di per sé non hanno alcuno scopo ed esistono solo come interazioni e processi chimici e fisici. La scienza, con la fisica e la biologia in maniera particolare, fino ad ora ha sostenuto il paradigma meccanicistico per spiegare tutti i fenomeni di questo mondo. Ma come si manifestano le diverse forme di vita? Perché e come la coscienza si sviluppa negli esseri viventi? Che cosa mette in movimento la materia inerte con i vari fenomeni inerenti ad essa? Esiste una intelligenza superiore di ordine universale?

Rispetto a queste domande sono necessarie delle risposte che vengono da un tipo di conoscenza che la scienza non possiede. Al riguardo, il riduzionismo scientifico dimostra notevole ignoranza, perché si occupa solo della conoscenza del mondo oggettivo e cerca erroneamente di applicarne i principi ai fenomeni della coscienza e della vita. Gli scienziati non sanno che esistono realtà sottili macrocosmiche e microcosmiche che superano ogni conoscenza razionale e sensoriale.

Al contrario degli scienziati, i mistici hanno sempre sostenuto attraverso le loro realizzazioni interiori che c’è un livello superiore ed esistono valori più elevati dell’esistenza che non possono essere compresi dalla scienza moderna riduttiva. Questi grandi saggi del passato hanno affermato che il cosmo e la vita sono manifestati da una intelligenza superiore e che tutti gli esseri sono anime spirituali, dotate di un quantum di coscienza.

Il paradigma mistico si basa sulle leggi complesse e sottili della vita, analizzando la natura della Verità Assoluta Spirituale. Questa scienza mistica trae origine dal contesto filosofico e teologico della letteratura dei Veda, le più antiche scritture al mondo. In accordo ai Veda le anime spirituali sono energie superiori perché sono caratterizzate dalla presenza della coscienza che distingue la vita dalla materia. Conoscere sé stessi significa comprendere che siamo esseri spirituali. In realtà non siamo né questo corpo né la mente. La nostra natura è composta da felicità, eternità e conoscenza. Questi tesori si potranno scoprire solo quando entreremo in noi stessi attraverso la pratica mistica. L’estasi interiore, risultato della conoscenza spirituale, è la più alta forma di felicità che si può manifestare all’interno di ogni essere.

Il sé spirituale, nonostante risieda in un corpo materiale temporaneo è indipendente da esso. La Bhagavad – Gita (2.17 – 20) afferma:

Sappi che non può essere distrutto ciò che pervade il corpo. Nessuno può distruggere l’anima eterna.”

Per l’anima non vi è nascita né morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna e primordiale. Non muore quando il corpo muore.”

Come una persona indossa abiti nuovi e lascia quelli usati, così l’anima si riveste di nuovi corpi materiali, abbandonando quelli vecchi e inutili.”

Inoltre è fondamentale, per la comprensione della presenza del sé spirituale, di accogliere l’invito dei Veda e dei saggi mistici a studiare la descrizione chiara e logica dei tre stati di esistenza dell’essere, conosciuti come citavastha-traya. Questi stati sono definiti jagrata, svapna e susupti e cioè veglia, sonno e sonno profondo senza sogni. Li troviamo descritti nelle Upanishad e in altre Scritture Vediche come il Bhagavata Purana, considerato il frutto maturo di tutta la letteratura dei Veda.

Nello stato di veglia (jagrata) i sensi sono tutti attivi e la mente attraverso di essi sperimenta la realtà circostante. La coscienza a questo livello percepisce l’ambiente esterno, oggettivo, attraverso i sensi di acquisizione (occhi, orecchi, naso, lingua e pelle), i cinque sensi d’azione (mani, gambe, bocca, genitali e ano) e i sensi sottili (mente, intelligenza e falso ego). Le teorie materialistiche degli scienziati e dei filosofi moderni si basano su conclusioni derivate dalla percezione dei sensi e della mente, che essi considerano il più valido strumento d’indagine al fine di raggiungere la conoscenza. Tuttavia considerare i sensi come valido ed unico mezzo per ottenere la conoscenza del sé spirituale e della realtà circostante è alquanto inefficace, in quanto la percezione sensoriale è soggetta a difetti. Gli scienziati moderni hanno compreso che nel momento in cui cambiano il loro punto d’osservazione verificano che le verità riscontrate in precedenza mutano inevitabilmente.

Poi c’è lo stato di sonno (svapna), in cui si dorme e gli organi di senso sono inattivi, ma la mente, l’intelligenza e il falso ego sono attivi. A questo livello la mente stessa crea oggetti e creature oniriche sulla base delle esperienze avute nello stato di veglia. Il nostro io vede, sente e desidera senza l’aiuto del corpo ma per mezzo della mente. Viene considerato anche il punto di congiunzione tra lo stato di veglia e lo stato di sonno profondo.

Nello stato di sonno profondo senza sogni (susupti), la mente, l’intelligenza, il falso ego e i sensi grossolani sono completamente inattivi. A questo stadio solo il sé spirituale è attivo sebbene condizionato.

Attraverso l’analisi di questi livelli d’esistenza o coscienza, possiamo affermare chiaramente che esiste un io indipendente dal corpo mentale e dal corpo fisico, un sé cosciente al di là del tempo e dello spazio che passa da uno stato all’altro. Jagrata, svapna e susupti sono tutti livelli di coscienza materiale. La letteratura vedica afferma che questa identità spirituale, l’atma, quando è priva del condizionamento si situa al suo livello di esperienza naturale chiamato Turiya, la Quarta Dimensione, il livello trascendentale. A questo livello il sé spirituale raggiunge la liberazione dai legami materiali.

La Gopala-tapani Upanisad indica un quinto stadio conosciuto come turiyatita, un livello che va oltre turiya, oltre la liberazione:

om yo’sau jagrat-svapna-susuptim atitya turyatito gopalah

Gopala trascende gli stati di veglia, sonno e sonno profondo, così come lo stato della trascendenza.” (Gopala-tapani Upanisad 2.96).

Turiyatita è il livello in cui l’anima entra nella dimensione della varietà spirituale in cui vive Dio, la Persona Suprema. In questa atmosfera la forma dell’anima sboccia completamente, instaurando con Dio una eterna relazione d’amore. Il processo sistematico per comprendere l’anima e la sua forma si chiama bhakti-yoga, la disciplina spirituale che ci conduce ad amare la Verità Assoluta, la Persona Suprema.

La saggezza dei Veda quindi sostiene che siccome la scienza materiale è inadeguata per comprendere l’Assoluto e l’origine della vita si deve coltivare la conoscenza spirituale. Sviluppando tale conoscenza potremo ravvivare la nostra originale identità come esseri divini. A questo stato d’esistenza non ci identificheremo più con il corpo fisico e il corpo sottile ma vivremo sul piano puramente trascendentale, il piano della coscienza di Dio.