Sri Caitanya Mahaprabhu

Sri Caitanya Mahaprabhu

di

Sua Divina Grazia

A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Sri Caitanya Mahaprabhu, il grande apostolo dell’amore di Dio e l’iniziatore del canto collettivo e pubblico dei santi nomi del Signore, apparve a Sridhama Mayapura, un quartiere della città di Navadvipa, in Bengala, la sera di luna piena del mese di Phalguna (Phalghuna purnima) nell’anno 1407 dell’era di Saka (Sakabda) – cioè nel febbraio 1486 secondo il calendario cristiano. Suo padre, Sri Jagannatha Misra, brahmana erudito del distretto di Sylhet, era venuto a studiare a Navadvipa perché questa città era a quel tempo il centro dell’insegnamento e della cultura. Dopo aver sposato Srimati Sacidevi, figlia di Srila Nilambara Cakravarti, grande erudito di Navadvipa, stabilì la sua dimora sulle rive del Gange. La sua sposa gli diede numerose figlie, ma la maggior parte morì in età precoce. Sopravvissero due figli, Sri Visvarupa e Visvambhara, che divennero oggetto dell’affetto dei loro genitori. Visvambhara, il decimo figlio, il più giovane della famiglia, si sarebbe chiamato in seguito Nimai Pandita e, dopo aver abbracciato l’ordine di rinuncia, Sri Caitanya Mahaprabhu. Sri Caitanya Mahaprabhu, che è il Signore Supremo, manifestò i Suoi divertimenti trascendentali per quarantotto anni a lasciò infine questo mondo nell’anno 1455 Sakabda, a Puri. I primi ventiquattro anni li trascorse a Navadvipa come studente a capofamiglia. Sposò dapprima Srimati Laksmipriya, che morì prematuramente durante la Sua assenza. Quando ritornò dal Bengala dell’est acconsentì alla richiesta di Sua madre di prendere una nuova sposa, Srimati Visnupriya Devi. Quest’ultima visse tutta la vita nella separazione dal Signore, poiché Sri Caitanya accettò il sannyasa, l’ordinedi rinuncia, all’età di ventiquattro anni, quando Srimati Visnupriya ne aveva appena sedici.

Diventato sannyasi, il Signore, sempre su richiesta di Sua madre, Srimati Sacidevi, Si stabilì a Jagannatha Puri per gli ultimi ventiquattro anni della Sua permanenza sulla Terra. Durante sei di questi anni viaggerà in tutta l’India, soprattutto nel sud, per diffondere il messaggio dello Srimad Bhagavatam. Sri Caitanya non predicò solo lo Srimad Bhagavatam ma anche la Bhagavad-gita, che volle rendere accessibile a tutti. La Bhagavad-gita descrive Sri Krishna come la Persona Suprema a Assoluta, il Signore stesso, il cui insegnamento ultimo, in questa grande opera di conoscenza trascendentale, è il seguente: lasciare ogni pratica religiosa per abbandonarsi completamente a Lui, Sri Krishna, il Signore Supremo, l’unico degno di adorazione. Egli assicura inoltre che i Suoi devoti saranno protetti da tutte le conseguenze dei loro peccati a si libereranno da ogni angoscia.

Purtroppo, nonostante il messaggio della Bhagavad-gita e gli insegnamenti diretti di Sri Krishna, gli uomini d’intelligenza limitata s’ingannano sulla Sua identità credendoLo tuttalpiù un grande personaggio storico. La scarsa conoscenza impedisce loro di riconoscere in Lui il Signore originale e li rende soggetti all’influenza ingannevole di varie forme di ateismo. Così il messaggio della Bhagavad-gita fu male interpretato perfino da grandi eruditi. Dopo la scomparsa di Sri Krishna dalla Terra furono compilati centinaia di commenti sulla Bhagavad-gita, scritti da eruditi di ogni tipo, mossi per la maggior parte da interessi personali. Sri Caitanya Mahaprabhu è Sri Krishna stesso, sebbene questa volta abbia scelto di apparire nella forma di un grande devoto per far conoscere all’umanità intera, ai filosofi come ai teologi, la natura trascendentale del Signore Supremo nella Sua forma originale di Sri Krishna, causa di tutte le cause. Ecco l’essenza del Suo insegnamento: Sri Krishna, apparso a Vrajabhumi (Vrindavana) come figlio di Nanda Maharaja (il re di Vraja) è Dio, la Persona Suprema, degno dell’adorazione universale. Vrindavana-dhama, il luogo dove apparve il Signore non a diverso dal Signore stesso, somma ultima di tutto il sapere, perché il nome, la forma e la fama del Signore, come il luogo in cui Egli Si manifesta, sono identici a Lui. Vrindavana-dhama deve dunque essere adorata quanto il Signore. La più alta forma di adorazione del Signore è quella delle ragazze di Vrajabhumi, manifestata attraverso il loro puro amore per Lui. Sri Caitanya Mahaprabhu la indicò come l’adorazione più alta. Egli riconobbe nello Srimad Bhagavata Purana la Scrittura perfetta, senza macchia, che conduce alla conoscenza del Signore, e insegnò che il fine ultimo dell’esistenza è quello di sviluppare prema, puro amore per Dio.

Numerosi devoti di Sri Caitanya, come Srila Vrindavana Dasa Thakura, Sri Locana Dasa Thakura, Srila Krishnadasa Kaviraja Gosvami, Sri Kavikarnapura, Sri Prabhodhananda Sarasvati, Sri Rupa Gosvami, Sri Sanatana Gosvami, Sri Raghunatha Bhatta Gosvami, Sri Jiva Gosvami, Sri Gopala Bhatta Gosvami, Sri Raghunatha Dasa Gosvami e più recentemente, in questi ultimi duecento anni, Sri Visvanatha Cakravarti, Sri Baladeva Vidyabhusana, Sri Syamananda Gosvami, Sri Narottama Dasa Thakura, Srila Bhaktivinoda Thakura e infine Sri Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, – il nostro maestro spirituale – e numerosi altri grandi eruditi e devoti del Signore, hanno scritto un notevole numero di opere sulla vita a gli insegnamenti del Signore. Questi testi si fondano tutti sugli sastra, che comprendono i Veda, i Purana, le Upanisad, il Ramayana, il Mahabharata a altri racconti autentici approvati dai grandi acarya. Ricche di conoscenza trascendentale, queste opere sono ineguagliabili sia per il contenuto che per la forma. Purtroppo, la gente ignora ancora questi Testi, composti soprattutto in sanscrito o in bengali, ma quando saranno presentati in tutto il loro splendore a ogni essere pensante, il loro sublime messaggio d’amore e anche la gloria spirituale dell’India sommergeranno questo mondo malato, inutilmente proteso alla ricerca della pace e della prosperità attraverso vie illusorie, non riconosciute dagli acarya di una successione spirituale autentica. Invitiamo i lettori di questa breve descrizione della vita e degli insegnamenti di Sri Caitanya a consultare l’opera di Sri Vrindavana Dasa Thakura, autore del Sri Caitanya-bhagavata, e di Sri Krishnadasa Kaviraja Gosvami, autore della Sri Caitanya-caritamrita. II Caitanya-bhagavata descrive in modo affascinante i primi anni della vita del Signore, mentre la Caitanya-caritamrita riporta soprattutto i Suoi insegnamenti.(1)

Gli avvenimenti che riguardano gli inizi della vita del Signore furono riuniti da uno dei Suoi principali devoti e contemporanei, Sri Murari Gupta, un medico dell’epoca, e quelli che si riferiscono invece agli ultimi anni della Sua vita furono riportati dal Suo segretario privato, Sri Damodara Gosvami, conosciuto anche con il nome di Sri Svarupa Damodara, costante compagno di Sri Caitanya Mahaprabhu a Puri. Questi due devoti raccolsero quasi tutti gli avvenimenti relativi alla vita del Signore, a tutte le opere scritte più tardi su Sri Caitanya (tra cui quelle menzionate prima) furono compilate a partire dalle memorie (kadaca) di Sri Damodara Gosvami a di Murari Gupta. II Signore apparve la sera della Phalguna purnima nell’anno 1407 Sakabda e, per Suo volere, quella sera ci fu un’eclissi di luna. Il costume indù vuole che durante un’eclissi tutti si bagnino nel Gange o in un altro fiume sacro e cantino dei mantra purificatori. Così, durante l’avvento di Sri Caitanya, l’India intera vibrava dei suoni sacri Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Questi sedici nomi del Signore, che ritroviamo in numerosi Purana e Upanisad, costituiscono il taraka-brahma nama dell’era in cui viviamo, cioè il mezzo di liberazione dall’esistenza materiale. Gli sastra insegnano inoltre che cantare o recitare questi santi nomi del Signore, senza commettere offese,(2) può liberare l’anima degradata dalla sua schiavitù materiale. I nomi del Signore sono innumerevoli, in India e in altri luoghi, e tutti hanno lo stesso valore perché designano la Persona Suprema. Ma poiché il canto di questi sedici nomi è raccomandato specialmente per l’era attuale, tutti gli uomini dovrebbero trarne vantaggio e seguire il sentiero tracciato dai grandi acarya, che raggiunsero la perfezione seguendo gli insegnamenti delle Scritture rivelate sastra. L’eclissi di luna che coincide con l’avvento del Signore sottolinea il carattere particolare della Sua missione. Questa missione era quella di predicare l’importanza del canto dei santi nomi in questa età di Kali, o età della discordia. In questa era basta un nonnulla per accendere gravi conflitti, perciò gli sastra raccomandano un metodo di realizzazione spirituale comune a tutti: il canto dei santi nomi del Signore. Gli uomini possono riunirsi per glorificare il Signore nella propria lingua con canti melodiosi, e se non commettono offese raggiungeranno progressivamente la perfezione spirituale senza dover seguire metodi più impegnativi. In questi incontri, eruditi e illetterati, ricchi e poveri, indù, cristiani e musulmani, europei, americani e indiani, candala(“mangiatori di cani”, cioè i più degradati tra gli uomini) e brahmana, tutti potranno ascoltare le vibrazioni trascendentali del canto dei santi nomi e togliere così dallo specchio del cuore tutta la polvere che il contatto con la materia vi aveva accumulato. Rispondendo alla missione del Signore, tutti gli uomini accetteranno il Suo santo nome come la base comune della religione universale. L’avvento del santo nome corrisponde dunque all’avvento di Sri Caitanya Mahaprabhu. Da piccolo, sulle ginocchia di Sua madre, il Signore smetteva di piangere non appena le donne che Gli erano intorno cominciavano a battere le mani cantando i santi nomi. I vicini notarono ciò con rispetto e ammirazione, e talvolta le ragazze si dilettavano a farLo piangere per vederlo poi calmarSi al canto dei santi nomi. Così, fin dalla tenera infanzia Sri Caitanya cominciò a mettere in evidenza l’importanza dei santi nomi. Lo chiamavano Nimai, nome che Gli diede la Sua cara madre perché prese nascita sotto un albero nima, nel cortile della casa paterna. A sei mesi, durante la tradizionale cerimonia di anna-prasana, per la prima volta si diede del cibo solido al giovane Nimai. Nel corso della festa misero davanti al bambino alcune monete da una parte e dei Testi sacri dall’altra per avere un’indicazione delle Sue future tendenze. Il giovane Nimai preferì subito lo Srimad Bhagavatam alle monete d’argento, rivelando così il Suo avvenire. Sri Caitanya è ancora un bambino che cammina carponi nel cortile di casa, quando un giorno Gli si avvicina un serpente. Il Signore comincia a giocare con il rettile riempiendo di paura e di ansietà tutti gli abitanti della casa. Ma dopo qualche momento di gioco il serpente si allontana e il bambino viene portato via da Sua madre. Un’altra volta, un ladro, attratto dai gioielli che ornano il Suo corpo, Lo rapisce. Il brigante cerca un luogo solitario per spogliare il bambino, ma si smarrisce, torna sui suoi passi e si ritrova infine davanti alla casa di Jagannatha Misra. Temendo di essere catturato, lascia subito il bambino e scappa via. Naturalmente genitori e amici sono al colmo della gioia rivedendo il bambino perduto, per il quale l’avventura e stata l’occasione di una divertente passeggiata sulle spalle del ladro.

Un giorno, un brahmana pellegrino viene ospitato a casa di Jagannatha Misra e mentre si appresta a fare un’offerta di cibo a Dio, il piccolo Nimai Si avvicina e comincia a gustare i cibi preparati per l’offerta. Il bambino ha toccato il cibo che non può quindi essere offerto in sacrificio, così il brahmana deve preparare una nuova offerta. La stessa cosa accade una seconda volta e una terza, dopodiché Nimai viene mandato a letto. Verso mezzanotte, quando tutta la famiglia dorme profondamente e tutte le camere sono ben chiuse, il brahmana prova a offrire di nuovo il cibo alla sua murti, ma ancora una volta il bambino sopraggiunge e rovina l’offerta. Il pellegrino si mette allora a piangere, ma nessuno lo può udire perché sono tutti addormentati. In quel momento, il bambino, che è il Signore stesso, Si mostra al fortunato brahmana nella Sua forma di Krishna, rivelandogli così la Sua vera identità. E dopo aver proibito al brahmana di svelare ciò che ha visto, ritorna da Sua madre. Numerosi episodi dello stesso genere accadono durante l’infanzia di Sri Caitanya. Talvolta il piccolo morello importuna i brahmana ortodossi che si bagnano nel Gange. Un giorno essi vanno a lamentarsi da Suo padre dicendo che invece di andare a scuola, suo figlio passa il tempo a spruzzarli. Nei frattempo il Signore entra nella casa con tutti i Suoi libri e abiti scolastici, come se tornasse da scuola. Al ghata, luogo del bagno, Egli ha anche l’abitudine di fare degli scherzi alle giovani fanciulle del vicinato, che si riuniscono là per rendere culto a Siva, nella speranza di ottenere un buon marito, com’è uso nelle famiglie indù per le ragazze non ancora sposate. Nel bel mezzo del loro rito il Signore, come un birichino, interviene rivolgendoSi loro: “Care sorelle, fatemi dono di tutte queste offerte che avete preparato per Siva. Siva è Mio devoto e Parvati la Mia servitrice. Se voi adorate Me, Siva e tutti gli altri esseri celesti saranno molto più soddisfatti.” Alcune rifiutano di obbedire al dispettoso Signore, ed Egli allora le condanna: “Voi sposerete dei vecchi, già padri di sette figli nati dalle loro precedenti mogli.” Per paura, e talvolta anche un po’ per amore, le ragazze Gli fanno dono delle diverse offerte e il Signore le benedice, promettendo loro dei buoni e giovani sposi e dozzine di figli. Queste benedizioni allietano il cuore delle giovani ragazze, che non mancano però di lamentarsi con le loro madri per questi incidenti. Così trascorre l’infanzia del Signore. A sedici anni Egli fonda il proprio catuspathi (scuola di villaggio condotta da un brahmana erudito). In questa scuola Egli parla unicamente di Krishna, anche durante i Suoi corsi di grammatica. Sri Jiva Gosvami comporrà in seguito, per soddisfare il Signore, una grammatica sanscrita le cui regole sono tutte spiegate con esempi che si avvalgono dei santi nomi del Signore. Quest’opera, conosciuta come Hari-namamrita-vyakarana è ancora in uso, specialmente nelle scuole del Bengala.

A quell’epoca giunge a Navadvipa un grande erudito del Kashmir, Kesava Kasmiri, con l’intenzione di tenere dei dibattiti pubblici sugli sastra. Il Pandita è un vero campione; ha viaggiato attraverso tutti i centri di cultura dell’India. Giunge infine a Navadvipa, dove intende sfidare i sapienti Pandita. Gli eruditi di Navadvipa scelgono di inviare Nimai Pandita (Sri Caitanya) per confondere il Pandita del Kashmir, pensando che se Nimai fosse stato vinto, poiché era solo un ragazzo, avrebbero sempre avuto la possibilità di affrontare essi stessi il temibile avversario. Se, per miracolo, Kesava Kasmiri fosse stato vinto da Nimai, la loro gloria sarebbe stata ancora più grande: ovunque si sarebbe detto che era bastato un giovane ragazzo di Navadvipa per vincere questo ineguagliabile erudito, famoso in tutta l’India.

Mentre passeggia lungo le sponde del Gange, Nimai Pandita incontra Kesava Kasmiri e gli chiede di comporre un verso sanscrito in onore del Gange. Il pandita senza esitare, ne compone cento e li recita veloce come il vento, mostrando così la sua vasta e potente erudizione. Nimai Pandita, che ricorda perfettamente tutti gli sloka, ripete il sessantaquattresimo rilevandovi alcune irregolarità di retorica e di stilistica. In particolare interroga il pandita sull’uso, in questo verso, delle parole bhavani-bhartuh, “lo sposo della sposa di Siva”, sottolineandone il carattere contraddittorio. Infatti, Bhavani indica la sposa di Siva, e chi se non quest’ultimo potrebbe essere il suo sposo (bharta)? Nimai nota anche, con grande sorpresa di Kesava Kasmiri, numerose altre lacune. Com’è possibile che un semplice studente riesca a scoprire le debolezze letterarie di un sapiente erudito? Sebbene quest’episodio sia avvenuto prima di ogni incontro pubblico, la notizia si diffonde in un attimo in tutta Navadvipa. Infine, Kesava Kasmiri riceve in sogno un ordine da Sarasvati, dea del sapere: inchinarsi di fronte Signore. Il pandita del Kashmir diventerà così un discepolo di Caitanya. Si celebra poi il matrimonio del Signore, con grande sfarzo e nella gioia di tutti. Da quel momento Egli comincia a predicare il canto collettivo e pubblico dei santi nomi nella città di Navadvipa. Ben presto alcuni brahmana cominciano a invidiare la Sua popolarità e moltiplicano gli ostacoli sul Suo cammino. Tanta è la loro malevolenza che vanno a protestare contro di Lui dal magistrato musulmano di Navadvipa. Il Bengala si trovava allora sotto il dominio dei Pathana e il governatore della provincia era il Nawab Husena Saha. II cadì prende molto seriamente le lamentele dei Brahmana e come primo provvedimento proibisce ai discepoli di Nimai Pandita di cantare ad alta voce i nomi di Hari. Il Signore, in risposta, ingiunge loro di non obbedire all’ordine del cadì, ma di continuare il sahkirtana come d’abitudine. II magistrato allora invia sul posto le guardie per interrompere i canti e rompere i mridanga. Non appena Nimai Pandita è informato dell’incidente, organizza un movimento di disobbedienza civile. Si può vedere in Lui il precursore del movimento di disobbedienza civile per una giusta causa. Una sfilata di centomila uomini con migliaia di mridanga e karatala marcia per le diverse vie di Navadvipa, sfidando l’ordine del cadì. Infine, la folla raggiunge la casa del cadì che, terrorizzato dalla moltitudine, corre rifugiarsi in cima alla sua dimora. Le migliaia di persone lì riunite si mostrano pronte alla violenza, ma il Signore interviene e tutti si calmano. Il cadì esce dal suo rifugio e tenta di raddolcire Sri Caitanya, chiamandoLo nipote. Egli, infatti, considera Nilambara Cakravarti suo zio (caca), e quindi Srimati Sacidevi, madre di Nimai Pandita, sua sorella. Come potrebbe il figlio di sua sorella adirarsi con lui, suo zio materno? Allora il Signore gli risponde che uno zio dovrebbe ricevere in casa il nipote. Chiarito ciò, Nimai Pandita e il magistrato musulmano, anche lui uomo di sapere, iniziano una lunga conversazione sul Corano a sugli sastra vedici. II Signore solleva la questione dell’abbattimento delle mucche e il cadì risponde citando il Corano. A sua volta, il cadì interroga il Signore sul sacrificio della mucca come lo presentano i Veda, e Sri Caitanya gli risponde che questo sacrificio, conforme alle Scritture vediche, non si deve considerare come un abbattimento di animali. Infatti, in questo sacrificio una mucca o un bue in età avanzata riacquistano una nuova vita con il potere dei mantra vedici. Ma all’età in cui viviamo (il kali-yuga) questi sacrifici sono proibiti perché non esistono più brahmana capaci di eseguirli con successo. Nella nostra era tutti i yajna(sacrifici) sono proibiti perché si trasformerebbero in tentativi inutili e privi di senso. A ogni fine pratico, solo il sankirtana-yajna è raccomandato per il kali-yuga. Con questi argomenti Sri Caitanya finisce col convincere il cadì. Diventato discepolo del Signore, egli lancia allora un editto secondo cui nessuno dovrà più ostacolare il Movimento dei sankirtana istituito dal Signore. E riporterà quest’ordine nel testamento, per i suoi eredi. La tomba del cadì si trova ancora oggi nella regione di Navadvìpa e i pellegrini vi si recano tuttora per offrirgli il loro omaggio. I discendenti del cadì abitano in quella località e non hanno mai ostacolato il sairktnana, neanche durante i conflitti indo-musulmani. A quell’epoca giunge a Navadvipa un grande erudito del Kashmir, Kesava Kasmiri, con l’intenzione di tenere dei dibattiti pubblici sugli sastra. Il Pandita è un vero campione; ha viaggiato attraverso tutti i centri di cultura dell’India. Giunge infine a Navadvipa, dove intende sfidare i sapienti Pandita. Gli eruditi di Navadvipa scelgono di inviare Nimai Pandita (Sri Caitanya) per confondere il Pandita del Kashmir, pensando che se Nimai fosse stato vinto, poiché era solo un ragazzo, avrebbero sempre avuto la possibilità di affrontare essi stessi il temibile avversario. Se, per miracolo, Kesava Kasmiri fosse stato vinto da Nimai, la loro gloria sarebbe stata ancora più grande: ovunque si sarebbe detto che era bastato un giovane ragazzo di Navadvipa per vincere questo ineguagliabile erudito, famoso in tutta l’India.

Mentre passeggia lungo le sponde del Gange, Nimai Pandita incontra Kesava Kasmiri e gli chiede di comporre un verso sanscrito in onore del Gange. Il pandita senza esitare, ne compone cento e li recita veloce come il vento, mostrando così la sua vasta e potente erudizione. Nimai Pandita, che ricorda perfettamente tutti gli sloka, ripete il sessantaquattresimo rilevandovi alcune irregolarità di retorica e di stilistica. In particolare interroga il pandita sull’uso, in questo verso, delle parole bhavani-bhartuh, “lo sposo della sposa di Siva”, sottolineandone il carattere contraddittorio. Infatti, Bhavani indica la sposa di Siva, e chi se non quest’ultimo potrebbe essere il suo sposo (bharta)? Nimai nota anche, con grande sorpresa di Kesava Kasmiri, numerose altre lacune. Com’è possibile che un semplice studente riesca a scoprire le debolezze letterarie di un sapiente erudito? Sebbene quest’episodio sia avvenuto prima di ogni incontro pubblico, la notizia si diffonde in un attimo in tutta Navadvipa. Infine, Kesava Kasmiri riceve in sogno un ordine da Sarasvati, dea del sapere: inchinarsi di fronte Signore. Il pandita del Kashmir diventerà così un discepolo di Caitanya. Si celebra poi il matrimonio del Signore, con grande sfarzo e nella gioia di tutti. Da quel momento Egli comincia a predicare il canto collettivo e pubblico dei santi nomi nella città di Navadvipa. Ben presto alcuni brahmana cominciano a invidiare la Sua popolarità e moltiplicano gli ostacoli sul Suo cammino. Tanta è la loro malevolenza che vanno a protestare contro di Lui dal magistrato musulmano di Navadvipa. Il Bengala si trovava allora sotto il dominio dei Pathana e il governatore della provincia era il Nawab Husena Saha. II cadì prende molto seriamente le lamentele dei Brahmana e come primo provvedimento proibisce ai discepoli di Nimai Pandita di cantare ad alta voce i nomi di Hari. Il Signore, in risposta, ingiunge loro di non obbedire all’ordine del cadì, ma di continuare il sahkirtana come d’abitudine. II magistrato allora invia sul posto le guardie per interrompere i canti e rompere i mridanga.(3) Non appena Nimai Pandita è informato dell’incidente, organizza un movimento di disobbedienza civile. Si può vedere in Lui il precursore del movimento di disobbedienza civile per una giusta causa. Una sfilata di centomila uomini con migliaia di mridanga e karatala(4) marcia per le diverse vie di Navadvipa, sfidando l’ordine del cadì. Infine, la folla raggiunge la casa del cadì che, terrorizzato dalla moltitudine, corre rifugiarsi in cima alla sua dimora. Le migliaia di persone lì riunite si mostrano pronte alla violenza, ma il Signore interviene e tutti si calmano. Il cadì esce dal suo rifugio e tenta di raddolcire Sri Caitanya, chiamandoLo nipote. Egli, infatti, considera Nilambara Cakravarti suo zio (caca), e quindi Srimati Sacidevi, madre di Nimai Pandita, sua sorella. Come potrebbe il figlio di sua sorella adirarsi con lui, suo zio materno? Allora il Signore gli risponde che uno zio dovrebbe ricevere in casa il nipote. Chiarito ciò, Nimai Pandita e il magistrato musulmano, anche lui uomo di sapere, iniziano una lunga conversazione sul Corano a sugli sastra vedici. II Signore solleva la questione dell’abbattimento delle mucche e il cadì risponde citando il Corano. A sua volta, il cadì interroga il Signore sul sacrificio della mucca come lo presentano i Veda, e Sri Caitanya gli risponde che questo sacrificio, conforme alle Scritture vediche, non si deve considerare come un abbattimento di animali. Infatti, in questo sacrificio una mucca o un bue in età avanzata riacquistano una nuova vita con il potere dei mantra vedici. Ma all’età in cui viviamo (il kali-yuga) questi sacrifici sono proibiti perché non esistono più brahmana capaci di eseguirli con successo. Nella nostra era tutti i yajna(sacrifici) sono proibiti perché si trasformerebbero in tentativi inutili e privi di senso. A ogni fine pratico, solo il sankirtana-yajna è raccomandato per il kali-yuga. Con questi argomenti Sri Caitanya finisce col convincere il cadì. Diventato discepolo del Signore, egli lancia allora un editto secondo cui nessuno dovrà più ostacolare il Movimento dei sankirtana istituito dal Signore. E riporterà quest’ordine nel testamento, per i suoi eredi. La tomba del cadì si trova ancora oggi nella regione di Navadvìpa e i pellegrini vi si recano tuttora per offrirgli il loro omaggio. I discendenti del cadì abitano in quella località e non hanno mai ostacolato il sairktnana, neanche durante i conflitti indo-musulmani.

Questo racconto mostra che Sri Caitanya non era un “vaisnava timido”. Un vaisnava, un devoto del Signore, ignora la paura ed è sempre pronto a tutto per servire la giusta causa. Anche Arjuna era un vaisnava e combatté valorosamente per soddisfare il Signore. Vajrangaji, o Hanuman, un altro devoto del Signore, diede una dura lezione alle truppe atee di Ravana, contro cui combatté accanto a Sri Rama, il suo adorato Signore. Il principio stesso del vaisnavismo è di soddisfare in tutti i modi il Signore. Un vaisnava è per natura non violento, pacifico e possiede tutte le qualità divine; ma non può tollerare l’impudenza di un nondevoto che bestemmia il Signore o i Suoi devoti. Dopo il suo incontro con il cadì, Sri Caitanya inizia a predicare e diffondere con più vigore il Suo bhagavata-dharma, o Movimento del sankirtana, e chiunque si oppone alla diffusione dello yuga-dharma (5) viene punito in vari modi. Per esempio, Gopala Capala, un brahmana che è lo zio materno di Sri Caitanya, sarà colpito dalla lebbra; ma vedendo il suo pentimento, Caitanya lo accetterà più tardi come suo discepolo.

Affinché il Suo messaggio si diffonda sempre più, ogni giorno Sri Caitanya predica vigorosamente e invia tutti i Suoi discepoli e compagni, compresi i capi-gruppo più importanti, come Srila Nityananda Prabhu e Thakura Haridasa, a predicare di porta in porta lo Srimad Bhagavatam. Cosi il Movimento del sankirtana inonda ben presto la città di Navadvipa. Il Signore ha stabilito il Suo centro nella casa di Srivasa Thakura e di Sri Advaita Prabhu, due dei Suoi principali discepoli grihastha. Questi due brahmana, tra i più altolocati del luogo, sono anche i più ardenti difensori del Movimento di Sri Caitanya Mahaprabhu. Vedendo la società perdersi sempre più in azioni materiali e trascurare il servizio di devozione, il solo in grado di liberare l’umanità dalle tre forme di sofferenza generate dall’esistenza materiale, Sri Advaita, nella sua compassione senza fine per il mondo degradato in cui viveva, pregò con fervore il Signore di scendere sulla Terra, e Lo adornò con costanza offrendoGli acqua del Gange e foglie di tulasi, l’albero sacro. Un giorno, Sri Nityananda e Srila Haridasa Thakura camminano per una grande via della città quando scorgono in lontananza una folla chiassosa. I passanti li informano che due fratelli ubriachi, Jagai e Madhai, disturbano i passanti. Questi due fratelli vengono da una rispettabile famiglia di brahmana, ma a causa di cattive compagnie sono diventati dei viziosi della peggiore specie. Non solo si ubriacano, ma mangiano carne, vanno a caccia di donne, derubano la gente e peccano in mille altri modi. Sentendo ciò, Srila Nityananda Prabhu decide che queste due anime cadute saranno le prime a essere salvate. Se solo si riuscisse a sottrarli alla loro esistenza peccaminosa, il nome glorioso di Sri Caitanya sarebbe ancora più glorificato! Con quest’idea, Nityananda Prabhu e Haridasa si fanno strada tra la folla, raggiungono i due fratelli e li pregano di cantare i santi nomi del Signore, Hari. A questa richiesta, i due fratelli ubriachi s’infuriano e lanciano a Nityananda Prabhu le parole più odiose, quindi si gettano all’inseguimento dei due devoti, molestandoli a lungo. Giunta la sera, ognuno racconta al Signore le attività del giorno, e il Signore è contento nell’udire che Nityananda e Haridasa hanno tentato di liberare due esseri così degradati. II giorno seguente, Nityananda Prabhu torna dai due fratelli, ma questa volta, non appena si avvicina, uno dei due gli lancia un coccio di terracotta, causandogli una ferita alla testa. Invece di protestare per quel gesto odioso, Nityananda Prabhu, nella sua infinita generosità, dice loro: “Non importa che mi abbiate fatto violenza. Desidero ancora che voi cantiate i santi nomi di Hari.” Uno dei due fratelli, Jagai, sorpreso da quest’atteggiamento, si prosterna subito ai piedi di Nityananda Prabhu e gli chiede di perdonare l’offesa del suo miserabile fratello. E quando Madhai tenta ancora di far violenza a Nityananda Prabhu, Jagai glielo impedisce e lo implora di seguire il suo esempio. Nel frattempo, la notizia del ferimento di Nityananda è giunta al Signore, che Si precipita sul luogo in preda alla collera. ServendoSi del Suo Sudarsana-cakra, la Sua arma finale a forma di disco, è pronto a uccidere i due colpevoli. Ma Nityananda Prabhu Gli ricorda la Sua missione di liberare le anime disperatamente cadute del kali-yuga. E Jagai e Madhai sono i tipici esempi di queste anime degradate. In realtà, quasi tutti gli uomini di questa era sono paragonabili a questi due fratelli, anche quando vengono da famiglie rispettabili e sono dotati di qualità materiali. Le Scritture annunciano che tutti gli uomini di questa era saranno al livello dei sudra più degradati o ancora più in basso. Notiamo che Sri Caitanya Mahaprabhu non ha mai riconosciuto il sistema stereotipo delle caste, fondato sui diritti acquisiti per nascita; Egli preferì seguire rigidamente la via tracciata dagli sastra, che si basa sulla svarupa, l’identità reale di ogni essere.

Quando Caitanya invocò il Sudarsana-cakra, Srila Nityananda Prabhu Lo implorò di accordare il Suo perdono ai due fratelli, che si gettarono ai piedi del Signore e Lo pregarono di dimenticare il loro infimo comportamento. Anche Nityananda Prabhu chiese a Sri Caitanya di accettare queste due anime pentite e il Signore acconsentì a una condizione: avrebbero dovuto abbandonare completamento tutte le loro attivita peccaminose e i loro vizi. I due fratelli accolsero questa condizione, e il Signore li accettò come discepoli. In seguito Egli non fece mai cenno alla loro passata malvagità. Questa è la magnanimità di Sri Caitanya. Nell’era in cui viviamo nessuno può pretendere di essere libero dal peccato. Sarebbe cosa impossibile. Ma Sri Caitanya accoglie tra i Suoi discepoli ogni genere di peccatori, a condizione che essi promettano di non indulgere più nei loro vizi dopo aver ricevuto l’iniziazione da un maestro spirituale autentico. Si possono trarre numerosi insegnamenti dalla storia di Jagai e Madhai. Nell’età di Kali quasi tutti gli uomini sono paragonabili a questi due fratelli. Se desiderano liberarsi dalle conseguenze dei loro atti colpevoli devono prendere rifugio in Sri Caitanya Mahaprabhu e, dopo l’iniziazione spirituale, astenersi da ogni attività condannata dagli sastra. Queste regole sono descritte dal Signore nei Suoi insegnamenti a Srila Rupa Gosvami.

Nel corso della Sua vita di grihastha, Sri Caitanya non fece tanti miracoli quanti ce ne aspetteremmo da un tale personaggio. Ma un giorno, nella casa di Srinivasa Thakua, Egli compì una grande meraviglia. Il sankirtana è al suo culmine, quando il Signore chiede ai Suoi devoti che cosa desiderino mangiare. “Dei manghi”, rispondono. Sri Caitanya chiede allora che Gli venga portato un nocciolo di mango, sebbene il frutto sia fuori stagione. Dopo aver avuto il nocciolo di mango, lo pianta nel cortile di Srinivasa, e subito spunta un germoglio che diventa in brevissimo tempo un albero di mango, carico di frutti maturi in tale quantità che i devoti riuniti non potevano mangiarli tutti. Quest’albero rimase nel cortile di Srinivasa, e i devoti poterono cogliere in ogni istante tanti frutti quanti ne desideravano. Sri Caitanya ha un’altissima stima per i sentimenti d’amore che provano le giovani ragazze di Vrajabhumi (Vrindavana) verso Krishna, e per rispetto al loro puro servizio di devozione al Signore, un giorno Si mette a cantare i santi nomi delle pastorelle invece che i nomi di Krishna. Alcuni Suoi discepoli, che studiano sotto la Sua tutela, Gli si avvicinano e udendoLo rimangono attoniti. Scioccamente, senza riflettere, consigliano al Signore di cantare piuttosto i nomi di Krishna. Sri Caitanya, disturbato nella Sua estasi da questi insensati, li punisce e li manda via. Questi discepoli erano quasi coetanei di Caitanya e credevano a torto che Egli fosse al loro stesso livello. Si riunirono e decisero di comune accordo di ribellarsi se Egli avesse osato ancora punirli in quel modo. L’incidente diede alla gente l’occasione per certi discorsi maliziosi sul Signore. Informato di questo, Sri Caitanya cominciò a riflettere sui vari tipi di uomini che popolano la società. Egli notò in particolare che gli studenti, i professori, gli yogi, i non-devoti e differenti tipi di atei e di materialisti si oppongono alla pratica del servizio di devozione al Signore. Egli pensò allora: “La Mia missione è di liberare tutti gli esseri caduti di questa era. Ma se commettono offese verso di Me considerandoMi un uomo comune, non riceveranno il beneficio della Mia presenza. Per iniziare la vita spirituale devono, in un modo o nell’altro, renderMi omaggio.” Il Signore decise allora di accettare il sannyasa, l’ordine di rinuncia, perché generalmente gli uomini hanno tendenza a offrire il loro rispetto a un sannyasi. Cinquecento anni fa, in India come altrove, la società non era così degradata come oggi. La gente mostrava rispetto ai sannyasi che, da parte loro, osservavano rigidamente le regole della vita di rinuncia. Sri Caitanya Mahaprabhu non era molto favorevole all’accettazione del sannyasa nell’era di Kali, ma questo solo perché sono rare le persone capaci di osservare le regole della vita di rinuncia. Egli decise tuttavia di abbracciare quest’ordine e diventare un perfetto sannyasi affinché le masse Gli portassero rispetto. Infatti è dovere di tutti offrire rispetto a un sannyasi, che è considerato il maestro spirituale di tutti i varna e gli asrama. Nei giorni in cui Caitanya pensa di prendere il sannyasa, Kesava Bharati un sannyasi della scuola mayavada che risiede nella località di Katwa, in Bengala, si trova in visita a Navadvipa. II Signore lo invita a pranzare con Lui e, approfittando dell’occasione, gli chiede di darGli il sannyasa. Da un punto di vista formale soltanto, poiché l’ordine di sannyasa deve essere ricevuto da un sannyasi. Cosi, sebbene indipendente sotto ogni aspetto, il Signore, per conformarSi alle norme stabilite negli sastra, accetta il sannyasa da Kesava Bharati, anche se quest’ultimo non appartiene alla sampradaya (successione spirituale) vaisnava.

Dopo il Suo incontro con Kesava Bharati, Sri Caitanya lascia Navadvipa per andare a Katwa, dove accetterà il sannyasa per pura formalità. Srila Nityananda Prabhu, Candrasekhara e Mukunda Datta Lo accompagnano durante il viaggio e Lo assisteranno nei particolari della cerimonia. Questo episodio è descritto dettagliatamente nel Caitanya-bhagavata di Srila Vrindavana Dasa Thakura. Alla fine del suo ventiquattresimo anno, nel mese di Magha (gennaio-febbraio), Sri Caitanya diventa sannyasi. Il resto della Sua vita sarà dedicato pienamente alla diffusione del bhagavata-dharma. Quest’attività Lo assorbiva già completamente quando era ancora grihastha, ma non appena incontrò i primi ostacoli sulla Sua via sacrificò anche le comodità della Sua casa per salvare le anime cadute. Prima i Suoi assistenti erano Srila Advaita Prabhu e Srila Srivasa Thakura, ma dopo aver preso il sannyasa, il loro ruolo passò a Srila Nityananda Prabhu, che fu mandato in Bengala per predicare, e ai sei Gosvami (Rupa Gosvami, Sanatana Gosvami, Jiva Gosvami, Gopala Bhatta Gosvami, Ragunatha Dasa Gosvami e Raghunatha Bhatta Gosvami), che sotto la guida di Srila Rupa e Sanatana furono mandati a Vrindavana per scoprire i luoghi santi che conosciamo oggi. In questo modo, Caitanya Mahaprabhu rivelò l’area dell’attuale Vrindavana e mostrò l’importanza di Vrajabhumi.

Subito dopo aver ricevuto il sannyasa, Caitanya manifesta il desiderio di recarSi a Vrindavana. Si mette dunque in cammino e viaggia per tre giorni consecutivi nel Radha-desha (7), pieno d’estasi all’idea di andare a Vrindavana, ma Srila Nityananda Prabhu Lo fa deviare dalla Sua strada e Lo conduce alla dimora di Advaita Prabhu a Shantipur. Là il Signore trascorre qualche giorno, e Sri Advaita, sapendo che Caitanya sta per lasciare la casa per sempre, manda a cercare Sua madre, Saci a Navadvipa perché possa incontrare suo figlio un’ultima volta. Gente priva di scrupoli insinua che dopo aver accettato il sannyasa Caitanya incontrò anche la Sua sposa a cui avrebbe offerto i Suoi sandali di legno perché li adorasse, ma quest’incontro non è menzionato da nessuna fonte autentica. Sacidevi incontra dunque sue figlio nella casa di Advaita Prabhu, e quando viene a conoscenza del Suo atto di rinuncia, ne rimane rattristata. In cambio, ella chiede a Suo figlio di stabilirSi nella città di Puri per ricevere più facilmente Sue notizie, e Caitanya acconsente a quest’ultimo desiderio della Sua cara madre. Poi partirà in direzione di Puri, lasciando tutti gli abitanti di Navadvipa in un mare di lamenti.

Durante il viaggio verso Puri, Caitanya visita numerosi luoghi importanti, tra cui il tempio di Gopinathaji, la cui murti è famosa per aver rubato del riso al latte a beneficio del Suo devoto Srila Madhavendra Puri. Da allora, la murti di Gopinathaji è conosciuta col nome di Ksira-cora Gopinatha. Quando Gli raccontano la storia di Gopinathaji, Sri Caitanya l’ascolta con grande piacere. La tendenza a rubare si manifesta anche sul piano della coscienza assoluta, ma quando appare nell’Assoluto perde ogni natura perversa e diventa persino degna dell’adorazione di Sri Caitanya sulla base della considerazione assoluta che il Signore a la Sua tendenza a rubare fanno Uno. I particolari di questo racconto si trovano nella Caitanya-caritamrita di Krishnadasa Kaviraja Gosvami.

Dopo la visita al tempio di Ksira-cora Gopinatha di Remuna a Balasora, in Orissa, il Signore Si ferma nel tempio di Saksi Gopala, la cui murti è famosa per aver giocato il ruolo di testimone in un litigio di famiglia tra due devoti brdhmana. Anche il racconto di questa storia riempie di gioia il Signore, poiché Egli vuole mostrare agli atei che la forma della murti nel tempio, forma degna di adorazione è riconosciuta da tutti i grandi acarya, non è affatto un idolo, come sostengono gli uomini di scarso sapere. La murti nel tempio è la manifestazione area di Dio, la Persona Suprema, del tutto identica a Lui. Ecco come il Signore Si dà al Suo devoto in proporzione all’amore che questi Gli porta. La storia in cui intervenne Saksi Gopala inizia da un, litigio familiare tra due devoti del Signore. Per risolvere la controversia a mostrare loro un favore speciale, il Signore Si spostò nella Sua forma arca da Vrindavana a Vidyanagara, un villaggio di Orissa. Poi da questo villaggio la murti fu portata a Kataka, dove migliaia di pellegrini la visitano tuttora mentre si recano a Jagannatha Puri. Sri Caitanya trascorse la notte al tempio di Saksi Gopala prima di riprendere il viaggio. Lungo il cammino Nityananda Prabhu ruppe il bastone di sannyasi del Signore, che apparentemente in collera con lui continuò da solo il Suo cammino verso Puri, lasciando indietro i Suoi compagni.

A Puri, entrando nel tempio di Jagannatha, Sri Caitanya Si sente subito inondato dall’estasi spirituale e cade al suolo privo di sensi. I guardiani del tempio non sono in grado di comprendere ciò che sta accadendo al Signore, ma un pandita molto erudito, Sarvabhauma Bhattacarya, lì presente, capisce che questa perdita di coscienza non e un fatto comune. Saivabhauma Bhattacarya, che era a quel tempo il più importante pandita alla corte del re di Orissa, Maharaja Prataparudra, si sente affascinato dallo splendore di gioventù che emana dal corpo di Sri Caitanya Mahaprabhu; inoltre egli è in grado di comprendere la rarità di tale estasi spirituale, che si manifesta solo nei devoti più avanzati, già situati sul piano trascendentale e completamente dimentichi dell’esistenza materiale. Solo un’anima liberata può mostrare questi sintomi, e Bhattacarya, grande erudito, può cogliere la natura di questo fenomeno alla luce delle Scritture, che gli sono familiari. Egli chiede dunque ai guardiani del tempio di non disturbare questo sannyasi sconosciuto, ma piuttosto di condurLo a casa sua, dove. potrà sorvegliare meglio il Suo stato d’incoscienza. Il Signore viene quindi trasportato subito nella casa di Sarvabhauma Bhattacarya, che possedeva allora una grandissima autorità grazie alla sua posizione di sabha pandita, o preside della facoltà di stato di Lettere sanscrite. L’erudito pandita desiderava analizzare scrupolosamente l’estasi trascendentale di Caitanya, perché succede spesso che qualche devoto senza scrupoli imiti tale estasi, simulandone i sintomi; essi sperano, vantandosi di aver raggiunto la perfezione spirituale, di attirare a se le persone ingenue per poi sfruttarle. Ma un sapiente erudito come Bhattacarya sapeva scoprire tali impostori a smascherarli subito. Sarvabhauma Bhattacarya, alla luce degli sastra, accertò tutti i sintomi di estasi mostrati da Sri Caitanya Mahaprabhu. Condusse quest’analisi come uomo di scienza e non accecato da un banale sentimentalismo. Esaminò i movimenti dello stomaco, i battiti del cuore e la circolazione dell’aria nelle narici. Tastando il polso del Signore verificò in Lui la sospensione completa di ogni attività fisica. Dalla leggera vibrazione di qualche fibra di cotone posta davanti alle narici di Caitanya, poté notare tuttavia una leggera attività respiratoria. Dopo diversi esperimenti giunse alla conclusione che lo stato d’incoscienza del Signore corrispondeva a un’estasi autentica, e si sentì in dovere di prendere verso di Lui le misure necessarie. Ma Sri Caitanya Mahaprabhu era un caso un po’ particolare. Egli Si risvegliava solo al suono dei santi nomi del Signore cantati dai Suoi devoti. Sarvabhauma Bhattacarya ignorava questo metodo di risveglio poiché non conosceva ancora Sri Caitanya. Quando Lo aveva visto per la prima volta nel tempio Lo aveva scambiato per un pellegrino qualunque.

Nel frattempo, i compagni del Signore, giunti al tempio poco dopo, sentono parlare della Sua estasi e vengono informati che Egli a stato portato via da Bhattacarya. I pellegrini del tempio si raccontavano ancora quest’episodio. Fortunatamente, uno di loro ha incontrato Gopinatha Acarya, che conosce Gadadhara Pandita e che è il cognato di Sarvabhauma Bhattacarya; da lui si viene a sapere che Sri Caitanya giace privo di sensi nella casa di quest’ultimo. Gadadhara Pandita presenta tutti i suoi compagni a Gopinatha Acarya, che li conduce a casa di Bhattacarya, dove il Signore è ancora disteso, privo di sensi, immerso nell’estasi spirituale. Subito, i devoti riuniti cominciano a cantare ad alta voce i santi nomi di Dio, o Hari, come d’abitudine, e immediatamente il Signore riprende coscienza. Dopo questo fatto, Bhattacarya riceve tutti i membri del gruppo, compreso Sri Nityananda Prabhu, e chiede loro di considerarsi suoi ospiti d’onore. Il gruppo va poi a fare un bagno nell’oceano con il Signore, mentre Bhattacarya fa i preparativi necessari al loro soggiorno nella casa di Kasi Misra, preoccupandosi del loro riposo e del loro cibo. In questo compito lo assiste suo cognato, Gopinatha Acarya. I due cognati si scambiano amichevolmente alcune opinioni sulla divinità di Sri Caitanya, e Gopinatha Acarya, che conosceva già il Signore, cercava di affermare che Egli era Dio stesso, la Persona Suprema, mentre Bhattacarya sosteneva che Egli era un grande devoto, ma non Dio Entrambi basavano i loro argomenti sugli sastra e non su qualche giudizio sentimentale e popolare. Gli avatara e le manifestazioni di Dio sono riconosciuti dagli sastra e non da una votazione popolare organizzata da fanatici. Sri Caitanya Mahaprabhu è veramente un avatara, ma nell’età di Kali numerosi impostori e fanatici creano i loro propri avatara, senza alcun riferimento alle Scritture. Sarvabhauma Bhattacarya e Gopinatha Acarya non erano né poveri di spirito né preda di un sentimentalismo eccessivo; entrambi cercavano invece di dimostrare le proprie tesi avvalendosi degli sastra, le Scritture che hanno autorità in campo spirituale. In seguito si seppe the Bhattacarya era anche lui originario di Navadvipa ed egli lascio capire che Nilambara Cakravarti, il nonno materno di Sri Caitanya, era stato un compagno di scuola di suo padre. Perciò il giovane sannyasi suscitava in lui sentimento di affetto paterno. Bhattacarya era il precettore di numerosi sannyasi della successione di Sankaracarya (Sankara-sampradaya), a cui egli stesso apparteneva. Egli volle quindi che anche il giovane sannyasi, Sri Caitanya, ascoltasse i suoi insegnamenti sul Vedanta. Gli adepti del culto di Sankara sono generalmente conosciuti come vedantisti, ma non si può concludere che la Sankara-sampradaya detenga il monopolio del Vedanta. Il Vedanta è studiato da tutte le sampradaya, ma ciascuna ne dà la propria interpretazione. E i maestri della Sankara-sampradaya sono famosi per ignorare generalmente il sapere dei vedantisti vaisnava. E per questa ragione che il titolo di Bhaktivedanta ci fu dapprima conferito dalla successione vaisnava. Sri Caitanya accetta dunque di ascoltare l’insegnamento di Bhattacarya sul Vedanta ed entrambi si siedono insieme nel tempio di Jagannatha. Per sette giorni, senza fermarsi, Bhattacarya continua la sua esposizione, che il Signore ascolta con grande attenzione, senza interromperlo neanche una volta. Il Suo silenzio non tarda a sollevare dubbi in Bhattacarya, che finisce per interrogare Caitanya. Perché non ha rivolto domande o fatto commenti sulle sue spiegazioni del Vedanta? Sri Caitanya risponde allora che Egli è un ben misero discepolo: ha ascoltato l’insegnamento di Bhattacarya sul Vedanta perché quest’ultimo riteneva che ciò fosse il dovere di un sannyasi, ma aggiunge subito che Egli è in disaccordo con le tesi esposte. Il Signore voleva dire così che i pretesi vedantisti che appartengono alla Sankara-sampradaya o qualsiasi altra sampradaya devono essere considerati come semplici tecnici del Vedanta se non seguono le istruzioni del suo autore, Srila Vyasadeva. Essi non possono risvegliarsi pienamente al grande sapere del Vedanta. La spiegazione del Vedanta Sutra è data dall’autore stesso dell’opera nel suo Srimad Bhagavatam, e chi non ha recepito il messaggio dello Srimad Bhagavatam potrà solo molto difficilmente penetrare quello del Vedanta. Bhattacarya, grande erudito, può cogliere l’accenno sarcastico del Signore sul vedantismo popolare. Gli chiede dunque perché non ha rivolto alcuna domanda sui punti ritenuti da Lui inaccettabili. Bhattacarya può intuire il significato del profondo silenzio del Signore durante tutti questi giorni in cui ha solo ascoltato. Sicuramente Sri Caitanya ha qualche altra cosa in mente, ed è ciò che vuole farGli svelare.

Sri Caitanya prende allora la parola: “Caro maestro, capisco il senso dei sutra del Vedanta, come janmady asya yatah, sastra-yonitvat e athato brahmajijnasa, ma quando li spiegate a modo vostro, Mi diventa difficile capirli. Il proposito finale dei sutra è già contenuto e spiegato nei sutra stessi, e i vostri commenti lo celano con qualcosa di estraneo. Volontariamente rifiutate il loro senso immediato, al quale preferite una vostra interpretazione indiretta.” Il Signore Si riferisce a tutti quei vedantisti che, per conseguire i loro propri fini, interpretano il Vedanta Sutra secondo la moda, con il limitato potere della loro intelligenza. Egli condanna ogni interpretazione che trascuri il significato diretto di Scritture autentiche come il Vedanta. Sri Caitanya continua: “Srila Vyasadeva ha presentato direttamente l’essenza dei mantra delle Upanisad nel Vedanta Sutra. Purtroppo, voi rifiutate il loro significato diretto interpretandoli a modo vostro con qualche ripiego. L’autorità dei Veda è immutabile e si eleva al di là di ogni discutibilità. Tutto ciò che vi è affermato deve essere accettato senza riserve, altrimenti la loro autorità viene sfidata. Se, per esempio, la conchiglia e lo sterco di mucca sono considerati puri sebbene rappresentino rispettivamente l’osso a l’escremento di un animale, è perché l’autorità dei Veda ha stabilito che sono pure”. Nessuno, con la sua ragione imperfetta, può superare l’autorità dei Veda. I precetti dei Veda devono essere osservati alla lettera, senza speculazioni. Pretesi seguaci della norma vedica danno le loro interpretazioni di questa norma e creano così molteplici sette e raggruppamenti religiosi che si pretendono discendenti della tradizione dei Veda. L’avatara Buddha rinnegò apertamente l’autorità dei Veda e instaurò la propria religione. Perciò il buddismo non è riconosciuto dai rigidi aderenti alla norma vedica. Ma gli pseudoadepti dei Veda causano più danno dei buddisti. I buddisti hanno almeno il coraggio di rifiutare apertamente i Veda! Sri Caitanya Mahaprabhu condannò tutti coloro che pur rispettando esteriormente l’autorità dei Veda indirettamente se ne allontanano. L’esempio della conchiglia a dello stereo di mucca, di cui Egli Si avvale nella Sua dimostrazione, è molto appropriato. Si potrebbe obiettare che se gli escrementi di mucca sono puri, quanto più puro devono essere quelli di un brahmana erudito! Ma tale argomento non regge di fronte ai Veda. Lo sterco di mucca è riconosciuto puro, ma non gli escrementi del brahmana per quanto elevato sia. Questa è la norma vedica.

II Signore continua: “I precetti vedici trovano in se stessi la loro autorità e se qualche mente materialistica tenta d’interpretare i Veda a modo suo sfida quest’autorità. Quale insensato si crederà più intelligente di Srila Vyasadeva? Questi si è chiaramente espresso nei suoi sutra. Tutto ciò che vi apporteranno persone meno illuminate di lui non può certamente aiutare la loro comprensione. Il suo Vedanta Sutra splende come il sole di mezzogiorno e chiunque cerchi di dare la propria interpretazione del radiante Vedanta Sutra non farà che velarne la luce con le nubi della sua immaginazione. “Il fine dei Veda e dei Purana è lo stesso. Entrambi rivelano la Verità Assoluta, che si trova al di la di ogni cosa. La Verità Assoluta è realizzata come la Persona Suprema è Assoluta, maestro ultimo di tutto ciò che esiste. Come tale, l’Essere Divino deve possedere pienamente e perfettamente bellezza, ricchezza, fama, potenza, saggezza e rinuncia. Tuttavia, per quanto sorprendente possa sembrare, succede che l’Essere Supremo venga descritto come impersonale. Se alcune parti dei Veda offrono questa descrizione, è solo al fine di annullare ogni concezione materiale del Tutto Assoluto. Infatti l’aspetto personale del Signore Supremo differisce completamente da ogni aspetto materiale che ci offre la nostra esperienza. Ogni essere vivente è una persona individuale ed è parte integrante del Tutto Supremo, di cui costituisce un semplice frammento. Se le parti integranti del Tutto sono persone individuali, com’è possibile che la loro fonte, il Tutto da cui emanano e a cui appartengono, sia impersonale? Il Tutto è la Persona Suprema e Assoluta, Sovrana tra gli esseri relativi.

“I Veda ci informano che da Lui (detto Brahman) tutto emana e in Lui tutto riposa. Dopo la grande devastazione tutto si fonde in Lui e in Lui soltanto. Perciò Egli è il fine, l’origine e la causa di tutte le cause; queste cause non possono riferirsi a un oggetto impersonale. I Veda ci insegnano inoltre che Lui, l’Uno, Si è fatto molteplice, e quando questo fu il Suo desiderio Egli impregnò la natura materiale con il Suo sguardo. Prima di posare il Suo sguardo sulla natura materiale non esisteva ne la creazione ne l’ordine cosmico. Il Suo sguardo non può dunque essere materiale. La mente e i sensi materiali non esistevano prima che il Signore posasse il Suo sguardo sulla natura materiale. Così, i Veda provano, senza possibilità di dubbio, che la Persona Suprema possiede degli occhi e una mente trascendentali. Non hanno niente di materiale. La Sua “impersonalità” è dunque solo la negazione di ogni qualità materiale in Lui, e non un rifiuto della Sua personalità spirituale. Il Brahman designa in ultima analisi Dio, la Persona Suprema. La realizzazione del Brahman impersonate è solo una concezione negativa della creazione materiale. Il Paramatma costituisce l’aspetto localizzato del Brahman in tutti i corpi materiali. Ma la realizzazione finale, quella del Brahman Supremo, corrisponde alla realizzazione di Dio, la Persona Suprema; questo è ciò che stabiliscono tutte le Scritture rivelate. Egli è la sorgente ultima di tutti i Visnu-tattva.

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“I Purana costituiscono altri supplementi dei Veda. I mantra vedici presentano difficoltà troppo grandi per l’uomo comune. Le donne, i sudra e i membri degradati delle famiglie di vaisya, di ksatriya e di brahmana sono incapaci di cogliere il senso profondo dei Veda. Subentrano allora l’Itihasa, o Mahabharata, e i Purana perché sono composti in modo da permettere una facile comprensione delle verità contenute nei Veda. “Nelle sue preghiere a Sri Krishna ancora bambino, Brahma dichiara che la fortuna degli abitanti di Vrajabhumi, su cui regnano Sri Nanda Maharaja a Yasodamayi, non conosce limiti, perché l’eterna Verità Assoluta Si a fatta loro intimo parente. I mantra vedici affermano che la Verità Assoluta non possiede né braccia né gambe, tuttavia Si sposta più velocemente di qualsiasi essere e prende ogni cosa che Le viene offerta con devozione. Così, sebbene le braccia e le gambe dell’Essere Supremo siano differenti dalle membra materiali, l’Assoluto è veramente una persona, come dimostrano queste affermazioni dei Veda. “II Brahman, dunque, non a mai impersonale. Tuttavia, un’interpretazione indiretta dei mantra vedici può lasciare credere, a torto, che la Verità Assoluta sia impersonate. La Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema, possiede tutte le perfezioni all’infinito, perciò è dotata anche di una forma trascendentale di esistenza eterna, di conoscenza e felicità. Come si può quindi sostenere che la Verità Assoluta è impersonale? “Il Brahman, dotato di tutte le perfezioni, ha innumerevoli potenze, che si dividono, secondo l’autorità del Visnu Purana (6.7.60), in tre gruppi principali, corrispondenti alle tre principali energie del Signore, Sri Visnu. L’energia spirituale e l’energia che costituisce gli esseri viventi formano la Sua energia superiore, mentre l’energia materiale, prodotto dell’ignoranza, costituisce la Sua energia inferiore. L’energia a cui appartengono gli esseri viventi é designata col termine tecnico di ksetrajna. Questa ksetrajna-sakti, sebbene sia qualitativamente uguale al Signore, può, sotto l’influenza dell’ignoranza, cadere sotto il dominio dell’energia materiale e subire ogni sorta di sofferenza materiale. In altre parole, gli esseri viventi, che appartengono all’energia marginale, si situano tra l’energia spirituale, superiore, e l’energia materiale inferiore. E secondo la loro maggiore vicinanza all’energia materiale o a quella spirituale, essi conoscono livelli d’esistenza più o meno elevati. “Il Signore Supremo trascende l’energia inferiore e quella marginale. Egli è situato completamente nella Sua energia spirituale, che si manifesta in tre modi: esistenza eterna, felicità eterna e conoscenza eterna. L’esistenza eterna appartiene alla Sua potenza sandhini, la felicità e la conoscenza appartengono rispettivamente alle Sue potenze hladhini e samvit. Come Signore Supremo, fonte di tutte le energie, Egli è il controllore supremo dell’energia spirituale, marginale e materiale, e tutte queste energie e potenze sono legate a Lui attraverso l’eterno servizio di devozione.

“Il Signore Supremo gode dunque di una felicità infinita nella Sua forma trascendentale eterna. Non è quindi incredibile che si osi sostenere che Egli sia privo di potenze? Egli è il controllore di tutte le energie, mentre gli esseri individuali sono frammenti di una delle Sue energie. Una differenza incalcolabile separa dunque il Signore dagli esseri individuali. Come si può affermare che il Signore e gli esseri individuali siano identici sotto ogni aspetto? La Bhagavad-gita dichiara che gli esseri individuali appartengono all’energia superiore del Signore. Le leggi di intima correlazione tra l’energia e la sua fonte ci permettono di comprendere che gli esseri individuali e il Signore formano, in questo senso, un’unica realtà, ma rimangono eternamente distinti nella misura in cui l’energia è sempre differente dalla sua fonte. “Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e falso ego appartengono all’energia inferiore del Signore e si distinguono dagli esseri viventi, che appartengono invece alla Sua energia superiore. Questo è l’insegnamento della Bhagavad-gita (7.4). “La forma trascendentale del Signore esiste eternamente nella felicità spirituale più pura. Come potrebbe essere dunque un prodotto della virtù materiale? Perciò, chiunque rifiuti di credere nella forma personale del Signore è certamente un essere demoniaco della peggiore specie, intoccabile per la sua bassezza, indegno perfino di essere guardato e meritevole di essere castigato dai re delle regioni di Plutone. Coloro che pretendono di seguire la norma vedica ma disdegnano queste conclusioni rappresentano un vero pericolo per la società, ancora più dei buddisti, le cui concezioni atee e irriverenti dei Veda sono universalmente riconosciute. Srila Vyasadeva, nella sua grande bontà ha racchiuso tutta la conoscenza vedica nel suo Vedanta Sutra, ma c hi ascolta il commento che ne danno i mayavadi (coloro che appartengono alla Sankara-sampradaya) sarà certamente deviato dal sentiero della realizzazione spirituale.

“Il Vedanta Sutra tratta soprattutto della teoria delle emanazioni, secondo cui tutte le manifestazioni materiali emanano dalla Persona Suprema e Assoluta, Dio, attraverso le Sue molteplici e inconcepibili potenze. Questa teoria é illustrata con l’esempio della pietra filosofale, che può trasformare in oro una quantità illimitata di ferro pur mantenendo la sua integrità. Infatti, il Signore Supremo, con le Sue inconcepibili potenze, può creare infiniti universi pur rimanendo identico a Sè, perfetto e completo in Sè stesso. Egli è purna, completo in Sè stesso, e sebbene un numero infinito di purna, di tutti ugualmente completi in sè stessi, emanino da Lui, Egli rimane sempre purna. “La scuola mayavada sostiene la tesi dell’illusione, basando la sua teoria sul fatto che la Verità Assoluta, dando origine alle Sue emanazioni, Si trasformerebbe. Se fosse così, Vyasadeva sarebbe nell’errore. Per non affrontare la realtà, gli impersonalisti hanno dunque abilmente perfezionato questa teoria dell’illusione, secondo cui l’intera creazione sarebbe irreale. Ma la manifestazione cosmica non ha nulla d’irreale, è semplicemente temporanea. Come si può dire che solo a causa della sua provvisorietà, una cosa non ha esistenza reale? D’altra parte il concetto secondo cui il corpo materiale costituisce l’essere in sè non corrisponde certamente alla realtà. “Il pranava, o l’omkara (om), é l’inno originale dei Veda. Tutti gli inni vedici riposano su questo pranava omkara, vibrazione sonora spirituale non differente dalla forma del Signore. Il tattvamasi è solo un termine secondario nei Testi vedici e non può costituire l’inno originale dei Veda. Sripada Sankaracarya ha dato invece più importanza al termine tattvamasi che al principio fondamentale dell’omkara.”

Così Sri Caitanya parlò del Vedanta Sutra, sfidando tutta la propaganda della scuola mayavada. Bhattacarya tentò di giustificarsi, di difendere la scuola mavavada giocando con la logica e la grammatica, ma gli argomenti implacabili del Signore ebbero il sopravvento sulla sua erudizione. Sri Caitanya sostenne che siamo tutti uniti al Signore Supremo da un legame eterno, e questa unione, realizzata con differenti relazioni, si manifesta attraverso il servizio di devozione, che è la nostra funzione eterna. Questo servizio trova la sua conclusione nel prema, il puro amore per Dio. Dal puro amore per Dio consegue l’amore per tutti gli altri esseri, perchè il Signore costituisce in Sè stesso la totalità degli esseri viventi. Sri Caitanya aggiunse che ogni insegnamento vedico non legato a questi tre elementi – la nostra relazione eterna con Dio, i nostri rapporti con Lui e lo sviluppo del nostro amore per Lui – non può essere che falsato e futile. Aggiunse inoltre che la filosofía mayavada, insegnata da Sripada Sankaracarya, è solo una spiegazione illusoria dei Veda, ma precisò che doveva essere così, perchè Sankaracarya aveva ricevuto dal Signore Supremo il compito di predicare in questo modo. Il Padma Purana c’ informa, infatti, che il Signore Supremo ordinò un giorno Siva di allontanare da Sè (il Signore Supremo) la razza umana. A che scopo Dio voleva nasconderSi? Per incoraggiare gli uomini a moltiplicarsi di piú. Siva disse a Devi, sua sposa: “Nell’era di Kali predicherò sotto la forma di un brahmana la filosofia mayavada, che non è altro che un buddismo, mascherato.” Dopo aver ascoltato le parole di Sri Caitanya Mahaprabhu, Bhattacarya rimane colpito dalla meraviglia e dall’ammirazione, e fissa il Signore nel più profondo silenzio. Ma il Signore gli assicura che non c’è alcuna ragione di meravigliarsi: “Io dico semplicemente che il servizio di devozione a Dio, la Persona Suprema, è il fine ultimo della vita umana.” Egli cita poi uno sloka dello Srimad Bhagavatam e gli garantisce che anche le anime liberate, assorte in ciò che è spirituale e nella realizzazione dell’Assoluto, adottano il servizio di devozione al Signore, Sri Hari, perchè l’Essere Divino possiede qualità spirituali tali da affascinare persino le anime liberate. Bhattacarya esprime allora il desiderio di ascoltare da Sri Caitanya la spiegazione del verso atmarama dello Srimad Bhagavatam (1.7.10). Il Signore Supremo chiede a Bhattacarya di dare prima la sua spiegazione, poi Egli farà conoscere la Sua. Bhattacarya inizia allora una spiegazione molto erudita dello sloka (3), avvalendosi di numerosi elementi di logica. Egli dà nove differenti spiegazioni dello sloka, , basate soprattutto sulla logica (egli è il logico più famoso del tempo). Il Signore rende allora omaggio alla sua erudizione, poi, su richiesta di Bhattacarya, spiega a Sua volta lo sloka. Egli ne dà diciotto differenti spiegazioni, senza riprendere nessuna delle nove presentate da Bhattacarya. Dopo aver ascoltato la spiegazione di Sri Caitanya sull’atmarama sloka(3), Bhattacarya è convinto che una tale conoscenza non può venire da una creatura terrena. Prima, Sri Gopinatha Acarya aveva tentato di convincerlo della divinita di Caitanya, ma invano. Ora Bhattacarya è così meravigliato per le affermazioni del Signore sul Vedanta Sutra e per le sue spiegazioni sull’atmarama sloka, che comincia a sospettare di aver commesso una grave offesa ai piedi di loto di Sri Caitanya, non riconoscendoLo come Krishna stesso. Subito si abbandona a Lui, si pente del suo comportamento sconveniente, e il Signore, nella Sua grande bontà, lo accetta come Suo devoto. Poi, nella Sua infinita misericordia, gli mostra la Sua forma di Narayana, a quattro braccia, poi la Sua forma di Krishna, a due braccia e con un flauto tra le dita. Bhattacarya si prosterna subito ai piedi di loto del Signore e compone immediatamente numerosi sloka alla Sua gloria. Per la grazia di Sri Caitanya egli compone circa cento versi di glorificazione. Poi il Signore lo abbraccia, e per l’estasi spirituale Bhattacarya perde coscienza della sua condizione física. Lacrime, brividi, palpiti, gocce di sudore, ondate di emozione, movimenti di danza, impeti di canto, pianti, in breve gli otto sintomi dell’estasi spirituale appaiono nel corpo di Bhattacarya. Sri Gopinatha Acarya si stupisce e si rallegra della sorprendente conversione di suo cognato, avvenuta per la grazia del Signore. Tra i cento famosi sloka composti da Bhattacarya alla gloria del Signore, due sono particolarmente notevoli e riassumono la missione di Sri Caitanya:

1. Mi abbandono al Signore Supremo, apparso ora nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu. Oceano di misericordia infinita. Egli è venuto a insegnarci il distacco dalla materia, la vera conoscenza e il servizio di devozione alla Sua Persona.

2. Poiché il puro servizio di devozione al Signore era sprofondato nell’oblio dei tempi, Sri Caitanya è apparso per ravvivarne i princípi. Rendo dunque il mio omaggio ai Suoi piedi di loto.

Sri Caitanya ha stabilito l’equivalenza della parola mukti e della parola Visnu, che designa la Persona Suprema, poichè raggiungere la mukti, la liberazione dalla schiavitù dell’esistenza materiale, significa raggiungere il servizio di devozione al Signore. E Signore Si dirige poi verso l’India del sud, dove trascorrerà un periodo di tempo. Converte in devoti di Krishna tutti quelli che incontra sul Suo cammino, e questi devoti a loro volta convertono numerosi altri al servizio di devozione, o bhagavata-dharma. Infine, giunge alle sponde del fiume Godavari dove incontra Srila Ramananda Raya, governatore di Madras, che è alle dipendenze di Maharaja Prataparudra, re di Orissa. I Suoi incontri con Ramananda Raya costituiscono un documento di fondamentale importanza sulla realizzazione più elevata della conoscenza trascendentale. Le loro conversazioni costituirebbero da sole materia per un’intera opera, ma noi ne diamo qui solo un breve riassunto. Sri Ramananda Raya, sebbene sembri appartenere a un ceto sociale inferiore a quello dei brahmana, è un’anima pienamente realizzata. Egli non è un sannyasi, occupa infatti un posto elevato nel governo dello Stato, tuttavia Sri Caitanya Mahaprabhu riconosce in lui un’anima liberata per l’alto grado della sua conoscenza spirituale e della sua realizzazione, cosi come aveva accettato tra i Suoi discepoli Srila Haridasa Thakura, uno dei Suoi devoti anziani che era di origine musulmana. Numerosi altri grandi devoti del Signore provengono da famiglie, razze e religioni diverse. L’unico criterio di Caitanya è il grado di devozione manifestato da ognuno. Egli non dà alcuna importanza alle apparenze esteriori; S’interessa solo dell’anima e della sua attività. È facile capire dunque che tutta l’opera missionaria del Signore si pone sul piano spirituale, e che il culto di Sri Caitanya Mahaprabhu, o non si riallaccia ad alcuna considerazione di carattere materiale, si tratti di campo sociale, politico, economico o altro. Lo Srimad Bhagavatam, su cui si fonda il culto di Sri Caitanya, rappresenta il più puro imperativo spirituale per l’anima. Quando Sri Caitanya incontrò Sri Ramananda Raya sulle rive del fiume Godavari, il primo tema che discussero fu quello dell’istituzione del varnasrama o varnasrama-dharma. Sri Ramananda Raya afferma che l’adesione ai principi del varnasrama-dharma, che divide la società in quattro varna e quattro asrama, permette a chiunque di accedere alla realizzazione spirituale. Il Signore, invece, considera il varnasrama-dharma superficiale e incapace di permettere una realizzazione completa dei valori spirituali. La perfezione ultima consiste nel distaccarsi dalla materia per elevarsi al trascendentale servizio d’amore al Signore, in proporzione a questo distacco. Il Signore Supremo riconosce subito chiunque progredisca su questa via. Il servizio di devozione rappresenta dunque l’apice dello sviluppo di tutte le forme di conoscenza. Quando Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, venne a liberare tutte le anime cadute, raccomandò il metodo seguente: poiché gli esseri emanano dal Signore Supremo e Assoluto e tutto ciò che ci circonda costituisce la manifestazione delle Sue energie, ognuno deve adorarlo attraverso la propria occupazione. Questa è la via perfetta e approvata da tutti i grandi acarya dei tempi passati e presenti. Il varnasrama-dharma si fonda più o meno su principi morali e non permette una realizzazione completa della realtà spirituale; perciò Sri Caitanya Mahaprabhu, giudicandolo superficiale, lo rifiutò come via verso l’Assoluto e chiese a Ramananda Raya di approfondire la sua riflessione. Sri Ramananda Raya suggerisce allora la via della rinuncia ai frutti delle proprie azioni per offrirli al Signore. La Bhagavad-gita insegna a questo proposito: “Qualsiasi cosa tu fai, mangi, sacrifichi e prodighi, così come le austerità che pratichi, offri tutto a Me, o figlio di Kunti” (9.27). OffrirGli il frutto delle nostre opere significa situare il Signore a un livello più elevato di quello del concetto impersonale proprio del varnasrama-dharma tuttavia, poiché non è chiaramente definita la relazione che unisce. l’essere individuale al Signore, Sri Caitanya rifiuta anche questa proposta e chiede nuovamente a Ramananda Raya di approfondire la questione. Quest’ultimo suggerisce allora di rinunciare al varnasrama-dharma per aderire al servizio di devozione. Ma il Signore rifiuta ancora una volta la sua tesi, perché chi abbandona brutalmente la propria posizione rischia di non raggiungere il fine desiderato.

Ramananda Raya propone allora la realizzazione spirituale libera da ogni concezione materiale dell’esistenza come la più alta meta accessibile all’uomo. Ma il Signore si oppone ancora una volta perché questo principio, applicato da gente senza scrupoli, ha già suscitato grande confusione; non si può fare un tale salto in modo cosí brusco. Ramananda Raya suggerisce infine di ricercare sinceramente la compagnia di anime realizzate e di ascoltare con sottomissione il messaggio spirituale dei divertimenti della Persona Suprema. Questa volta Sri Caitanya dà con gioia il Suo consenso. Quest’ultima via può essere tracciata a partire dall’insegnamento di Brahmaji, secondo cui il Signore Supremo é ajita, cioè nessuno può avvicinarLo o vincerLo. Ma Egli può diventare jita, conquistato, con il mezzo più semplice. È sufficiente che l’essere desideroso di avvicinarLo si liberi da ogni arroganza e dalla pretesa di essere lui stesso Dio, diventi umile e sottomesso, si sforzi di vivere pacificamente, assorto nell’ascolto dei discorsi di anime spiritualmente realizzate, che rivelano il messaggio del bhagavata-dharma, la religione eterna che glorifica il Signore Supremo e i Suoi devoti. Glorificare le grandi personalità è un istinto dell’uomo, ma sono pochi quelli che imparano a glorificare il Signore. Tuttavia, questo semplice atto di glorificare Dio in compagnia di devoti realizzati permette di raggiungere la perfezione dell’esistenza (4). Il devoto realizzato è colui che si abbandona completamente al Signore senza mantenere attaccamenti per il benessere materiale. Nella società umana, la prosperità materiale, il piacere dei sensi e la loro ricerca nascono dall’ignoranza. Pace e amicizia non possono esistere in una società separata da Dio e dai Suoi devoti. È necessario dunque ricercare sinceramente la compagnia di puri devoti e ascoltare con pazienza e sottomissione le loro parole, qualunque sia la nostra condizione sociale. Appartenere ai ceti superiori o inferiori della socictà non rappresenta un ostacolo alla realizzazione spirituale. È sufficiente ascoltare regolarmente l’insegnamento di un’anima realizzata. Talvolta, sull’esempio degli acarya che nel passato hanno realizzato la Verità Assoluta, un precettore tiene conferenze sui Testi vedici, dando così a tutti la possibilità di ascoltare il messaggio di Dio. Sri Caitanya Mahaprabhu ha particolarmente raccomandato questa facile via di realizzazione spirituale, che è conosciuta generalmente col nome di bhagavata-dharma e di cui lo Srimad Bhagavatam costituisce la guida perfetta.

Oltre a questi argomenti, il Signore e Sri Ramananda Raya scambiano discorsi spirituali ancora più elevati. Ma volontariamente non li riporteremo qui, perchè è necessario stabilirsi sul piano spirituale prima di poterli apprezzare. Abbiamo comunque raccolto questi discorsi in un’altra opera: L’Insegnamento di Sri Caitanya Mahaprabhu.

A conclusione del Suo incontro con Sri Ramananda Raya, Sri Caitanya gli consiglia di lasciare il suo impiego al servizio del governo per venire a Puri, dove avrebbero potuto vivere insieme e godere di uno scambio di puri sentimenti spirituali. Qualche tempo dopo, Sri Ramananda Raya si dimette dall’incarico con una pensione concessagli dal re e si reca a Puri, dove diventa uno dei più intimi devoti del Signore. A Puri si trova anche un’altra nobile anima, Sikha Maiti, anche lui devoto fortemente legato al Signore. Con loro, e con uno o due altri Suoi compagni, Sri Caitanya passerà diciotto anni a Puri discorrendo di questioni spirituali molto profonde, nella più grande estasi spirituale. Tutti questi discorsi furono annotati dal Suo segretario, Sri Damodara Gosvami, uno dei quattro più intimi devoti del Signore. Sri Caitanya viaggia molto anche attraverso l’India del sud, dove dara l’iniziazione al santo Tukarama, il grande santo del Maharastra. Una volta iniziato dal Signore, il santo Tukarama sommergera la provincia del Maharastra con l’ondata benedetta del Movimento del sankirtana, che continua ancora a inondare la parte sud-ovest della grande penisola indiana. Sempre nell’India del sud, il Signore riporta alla luce due Testi antichi di grande importanza: la Brahma Samhita, che è un riassunto dello Srimad Bhagavatam, e il Krishna-karnamrita, due Scritture autentiche destinate a essere studiate da tutti coloro che seguono la via devozionale. Dopo questo viaggio nell’India del sud, Sri Caitanya ritorna a Puri, dove tutti i Suoi devoti, che si consumano nell’attesa del Suo ritorno, ritrovano all’improvviso la vita. Il Signore Si stabilirà definitivamente in questa città, dove rivelerà continuamente nuovi divertimenti relativi alle Sue realizzazioni spirituali. L’avvenimento più importante di quel periodo è l’udienza che Egli accorda al re Prataparudra. Questo monarca, grande devoto, si considerava un servitore del Signore e si sentiva in dovere di spazzare il Suo tempio. Sri Caitanya Mahaprabhu apprezzò molto questa sottomissione del re. Questi aveva pregato Sarvabhauma Bhattacarya e Ramananda Raya di combinargli un incontro con il Signore; tuttavia, nonostante la richiesta dei Suoi due intimi devoti, Sri Caitanya aveva categoricamente rifiutato questo favore. Egli insisteva sul pericolo che rappresenta, per un sannyasi, il fatto di stringere rapporti con donne o con persone interessate al denaro e alle questioni mondane. Non dimentichiamo che Sri Caitanya era un perfetto sannyasi. Nessuna donna poteva avvicinarLo, neanche per porgerGli i suoi omaggi, ma doveva restare lontano dal Signore. Questo perchè Egli, in quanto acaryae maestro perfetto, voleva aderire rigidamente anche ai minimi doveri del sannyasi. Oltre a essere un avatara, Sri Caitanya mostrava il carattere dell’uomo ideale. Cosi, anche i Suoi rapporti con gli altri erano irreprensibili. Come acaryaera più rigido di una saetta, ma anche più soave di una rosa. Uno dei Suoi compagni, Haridasa il giovane, un giorno commise il grave sbaglio di guardare con cupidigia una giovane donna, e il Signore, presente in ogni essere nella Sua forma di Anima Suprema, potè conoscere il desiderio impuro della sua mente. Subito Egli lo scacciò dalla Sua compagnia e non gli permise mai più di ritornare vicino a Lui, sebbene tutti Lo implorassero di perdonarlo. Haridasa il giovane, incapace di sopportare la separazione dal Signore, si tolse la vita. Quando la notizia giunse a Sri Caitanya, che non aveva dimenticato l’offesa, Egli disse semplicemente che era un castigo meritato.

Sri Caitanya Mahaprabhu non accettava compromessi sui principi e sulla disciplina di un sannyasa. Così, pur sapendo che il re Prataparudra era un grande devoto, Si era sempre rifiutato di vederlo a causa delle sue attività nel mondo materiale. Il Signore voleva cosí sottolineare il comportamento ideale dello spiritualista. Lo spiritualista deve evitare ogni punto di contatto con le donne e il denaro. Tutto ciò è sfavorevole. Ma alla fine, per l’abile mediazione dei compagni del Signore, il re ottenne il Suo favore. Ciò dimostra che gli amati devoti del Signore possono aiutare il neofita ancora più generosamente del Signore stesso. Perciò un puro devoto non commette mai offese nei confronti di un altro puro devoto. Il Signore misericordioso può perdonare un’offesa ai Suoi piedi di loto, ma un’offesa ai piedi di un devoto è molto pericolosa per chi desidera sinceramente progredire nel servizio di devozione. Durante gli anni in cui Sri Caitanya rimane a Puri, migliaia di fedeli vengono a vederLo nel corso delle feste annuali del ratha-yatra , quando il Signore, nella Sua forma di Jagannatha, è condotto a passeggio su un carro. Durante queste feste, la purificazione del tempio di Gundica sotto la sorveglianza personale di Sri Caitanya rappresenta un’altra importante cerimonia. Il sankirtana di Caitanya a Puri offriva uno spettacolo unico alle folle riunite. Questo è il modo per attirare l’attenzione di tutti gli uomini sulla realizzazione spirituale. Il Signore stesso ha istituito questo Movimento di sankirtana universale, e i dirigenti di tutte le nazioni dovrebbero trarre vantaggio da questo Movimento spirituale per dare ai cittadini la pace e l’armonia più pura. Questa è ora l’esigenza più urgente del mondo intero. Dopo qualche tempo, il Signore lascia nuovamente Puri, questa volta per viaggiare nel nord dell’India e visitare Vrindavana e i luoghi vicini. Mentre attraversa le giungle di Jharikhanda, nel Madhya Bharata, tutti gli animali – tigri selvagge, elefanti, orsi, cervi, ecc. – si uniscono a Lui per partecipare al sankirtana. Egli dimostra così che diffondendo il Movimento del sankirtana, o glorificazione pubblica e in gruppo del Signore con il canto dei Suoi santi nomi, anche le bestie possono trovare la pace e l’armonia. Che dire allora degli uomini che si suppone siano già civilizzati! Nessun uomo degno di questo nome rifiuterà di unirsi al Movimento del sankirtana. Questo movimento non fa discriminazione di razza, classe, religione o specie. E la migliore prova é quella di vedere il Signore che, nella Sua grande missione, invita anche gli animali a unirsi al Suo Movimento. Al ritorno da Vrindavana, Sri Caitanya Si ferma a Prayaga, dove incontra Rupa Gosvami e il suo giovane fratello Anupama. Di là si reca a Benares, dove insegna la scienza trascendentale a Sanatana Gosvami per due mesi consecutivi. Le Sue istruzioni a Sanatana Gosvami costituiscono un lungo racconto, che sarebbe impossibile riportare qui nei particolari, ma che possiamo presentare a grandi linee.

Sanatana Gosvami, precedentemente conosciuto con il nome di Dabira Khasa, faceva parte del gabinetto governativo del Bengala sotto il regime del Nawab Husena Saha, ma decise di lasciare il suo servizio per unirsi al Signore. Di ritorno da Vrindavana, Sri Caitanya, assistito da un brahmana del Maharastra, è ospite a Varanasi (Benares) di Sri Tapana Misra e di Candrasekhara. Varanasi, a quell’epoca, subisce l’influsso di un grande sannyasi mayavadi detto Sripada Prakasananda Sarasvati. Ma quando Sri Caitanya Mahaprabhu è presente nella città, la gente si sente attratta da Lui e dal Suo imponente Movimento del sankirtana. Ovunque vada, specialmente al tempio. di Visvanatha, migliaia di pellegrini Lo seguono. Alcuni sono affascinati dal Suo aspetto fisico, altri dai Suoi canti melodiosi alla gloria del Signore Supremo. I sannyasi mayavadi che ancora oggi invadono Benares, si chiamano tra loro con il nome di Narayana. Ma alcuni di quelli che videro il Signore in mezzo al Suo gruppo di sankirtana capirono che Lui era Narayana in persona, e la notizia giunse al grande sannyasi Prakasananda. In India c’è sempre una cena rivalità spirituale tra la scuola mayavada e quella bhagavata. Così, quando Prakasananda sentì parlare di Sri Caitanya capì che si trattava di un sannyasi vaisnava e cercò di umiliarLo agli occhi di quelli che Lo avevano incontrato. Egli Lo condannò per la Sua diffusione del Movimento del sankirtana, che considerava puro e semplice sentimentalismo religioso. Prakasananda, studioso molto erudito del Vedanta, esortava i suoi discepoli a concentrare tutta l’attenzione sul Vedanta, senza attribuire alcuna importanza al sankirtana. Un brahmana vaisnava, che diveanterà in seguito un devoto di Sri Caitanya, non apprezzò affatto la critica di Prakasanda e si recò dal Signore per esprimerGli il suo rammarico. Una cosa l’aveva colpito: dopo aver pronunciato il nome di Krishna davanti al sannyasi Prakasananda, questi aveva iniziato una violentissima critica; egli, però, lo aveva sentito pronunciare piú volte il nome di Caitanya. Il brahmana si era meravigliato nel vedere che il sannyasi Prakasananda non era riuscito a pronunciare il nome di Krishna neanche una volta, sebbene avesse nominato più volte quello di Caitanya. Sri Caitanya sorrise e gli spiegò la ragione per cui i mayavadi non possono emettere il suono del santo nome di Krishna. I mayavadi, sebbene pronuncino costantemente le parole brahman, atma o Caitanya, commettono gravi offese ai piedi di loto di Krishna, e per questo motivo diventano incapaci di pronunciare anche solo il Suo santo nome. Il nome di Krishna non è differente da Sri Krishna stesso, il Signore Supremo. Nel regno dell’assoluto, dove tutto è pura felicità spirituale, nome, forma e persona non differiscono. Il corpo e l’anima della Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, non sono differenti l’uno dall’altro. In questo, Egli Si distingue dalle anime infinitesimali, sempre differenti dai corpi di cui sono rivestite. A causa della posizione assoluta di Sri Krishna è molto difficile per l’uomo comune conoscerLo così come Egli è. I Suoi nomi, glorie, forma e divertimenti partecipano tutti della stessa identità trascendentale, e non possono essere percepiti con i sensi materiali. Gli scambi spirituali che caratterizzano i divertimenti del Signore sono una sorgente di felicità infinitamente più grande della realizzazione del Brahman o dell’identificazione di sè con l’Assoluto. Altrimenti perchè uomini già situati nella beatitudine del Brahman si sarebbero lasciati affascinare dalla felicità trascendentale dei divertimenti del Signore?”

I devoti di Sri Caitanya organizzano allora un incontro a cui invitano tutti i sannyasi, compreso il Signore e Prakasananda Sarasvati. La riunione fa da sfondo a un lungo dialogo tra i due eruditi. Sri Caitanya e Prakasananda, sul valore spirituale del Movimento del sankirtana, e ne daremo qui un breve accenno. II grande sannyasi mayavadi Prakasananda chiede al Signore le ragioni per cui Egli preferiste la pratica del sankirtana allo studio del Vedanta Sutra. È dovere del sannyasi consacrarsi allo studio del Vedanta Sutra, e gli afferma. Perchè quindi dedicarsi al sankirtana? Il Signore gli risponde molto umilmente: “Se ho preferito il sankirtana allo studio del Vedanta, è perchè non sono molto intelligente.” Sri Caitanya Si presenta così come il modello delle moltitudini sciocche che popolano questa era, del tutto incapaci di studiare la filosofia del Vedanta. Gli sciocchi che nonostante tutto tentano di farlo riescono solo a gettare nel caos la società. “A causa della Mia scarsa intelligenza, continua il Signore, il Mio maestro spirituale Mi proibì di giocare con la filosofia dei Vedanta. È meglio cantare i santi nomi del Signore, Mi disse, perchè potrò liberarMi così dalle catene della materia.” In questa età di Kali non c’è altra religione oltre alla glorificazione del Signore con il canto o la recitázione dei Suoi santi nomi. Questo è l’insegnamento di tutte le Scritture rivelate. Il Mio maestro spirituale Mi fece conoscere uno sloka del Brihan-naradiya Purana:

harer nama harer nama harer namaiva kevalam kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha

che si traduce così: “Canta i santi nomi, canta i santi nomi, canta i santi nomi del Signore, perché in questa era di discordia e d’ipocrisia non c’è altro modo, non c’è altro modo, non c’è altro modo per raggiungere la liberazione. Così, per ordine del Mio maestro spirituale, ho cominciato a cantare i santi nomi di Hari e ora non riesco più a fermarMi. Ogni volta che pronuncio i santi nomi dimentico Me stesso e comincio a ridere, a piangere e a danzare, come se avessi perduto la ragione. Credevo persino che questo canto Mi avesse reso pazzo e ne parlai al Mio maestro spirituale. Ma egli disse che questi erano gli effetti del canto del santi nomi, che ha il potere di generare emozioni trascendentali di estrema rarità ed è il sintomo dell’amore per Dio, fine ultimo dell’esistenza. L’amore per Dio supera la liberazione (mukti), perciò si dice che rappresenti l’apice della realizzazione spirituale, il quinto grado delta perfezione. (5) Il canto dei santi nomi di Krishna permette di raggiungere quest’amore per Dio. Ed è una grande fortuna per Me ricevere questa benedizione d’inestimabile valore.” Dopo aver ascoltato queste dichiarazioni, il sannyasi mayavadi chiede al Signore che male ci sia a studiare il Vedanta se si cantano anche i santi nomi. In realtà Prakasananda Sarasvati sa bene che Sri Caitanya era conosciuto prima con il nome di Nimai Pandita e che era un celebre erudito di Navadvipa; pensa quindi che il Signore abbia sicuramente qualche scopo da perseguire nel dichiararSi privo d’intelligenza. Il Signore, allora, sorridendo dice: “Se Me lo permettete, vorrei dare una risposta alla vostra domanda.” Tutti i sannyasi, incantati dall’atteggiamento umile e leale di Caitanya, Gli lasciano intendere che non si sentiranno in alcun modo offesi qualunque cosa Egli possa dire. Allora il Signore Si rivolge a loro in questi termini: “Il Vedanta Sutra è costituito di parole o suoni spirituali, pronunciati da Dio, la Persona Suprema e Assoluta. Il Vedanta non può comportare quindi nessuna delle imperfezioni umane – errore, illusione, inganno e incapacità. II Vedanta Sutra esprime il messaggio delle Upanisad, e la trasmissione diretta dell’insegnamento che racchiude deve certamente essere glorificata. Invece le interpretazioni divergenti di Sankaracarya non chiariscono affatto,il vero significato del sutra, perciò non possono essere che distruttive e nefaste. “Il termine Brahman designa il più grande di tutti gli esseri, superiore a tutti, maestro di tutte le perfezioni assolute. In ultima analisi, Brahman è il Signore Supremo, Dio, ma viene velato da interpretazioni oblique nel tentativo di dimostrare che Egli è di natura impersonale. Tutto ciò che esiste nel mondo spirituale, si tratti della forma, del corpo, della dimora o di ciò che circonda il Signore, tutto è pieno di felicità trascendentale. Là tutti gli esseri godono della conoscenza e della felicità eterna. Acarya Sankara non è da rimproverare per la sua interpretazione del Vedanta, ma chiunque accetti il suo commento viene inesorabilmente sviato, perchè chi considera il corpo trascendentale del Signore Supremo come qualcosa di materiale certamente commette la più grave bestemmia.” Le parole del Signore in questa occasione somigliano molto a quelle scambiate con Bhattacarya, a Puri. Con i Suoi argomenti che non ammettono replica, Egli annulla ancora una volta le interpretazioni mayavadi del Vedanta Sutra. Tutti i sannyasi li riuniti dichiarano allora che Sri Caitanya è la personificazione stessa dei Veda, il Signore Supremo in persona. Immediatamente tutti si convertono alla bhakti e accettano il santo nome di Krishna, quindi prendono il loro pasto insieme al Signore, che siede in mezzo a loro. Dopo la conversione dei sannyasi mayavadi, la popolarità di Sri Caitanya a Varanasi cresce sempre più, e migliaia di persone si riuniscono per vederLo di persona. Così il Signore stabilisce l’importanza primaria dello bhagavata-dharma e spazza via tutti gli altri sistemi di realizzazione spirituale. Da quel giorno tutta Varanasi fu inondata dal sublime Movimento del sankirtana.

Durante la permanenza del Signore a Varanasi, anche Sanatana Gosvami giunge nella città, subito dopo aver abbandonato le sue funzioni. Come sappiamo, egli era un ministro nel governo del Bengala, allora sotto il regime del Nawab Husena Saha. Aveva avuto qualche difficoltà a dimettersi dal suo incarico perchè il Nawab era restio a privarsi di un aiuto così prezioso. Tuttavia riuscì nel suo intento e si recò a Varanasi dove Sri Caitanya gli insegnerà i princípi del servizio di devozione. Il Signore gli spiegherà la condizione originale, naturale ed eterna degli esseri individuali, la causa della loro schiavitù alla materia, la loro relazione eterna, la loro unione con il Signore Supremo: la posizione trascendentale di Dio, la Persona Suprema, le Sue differenti manifestazioni ed emanazioni, o avatara, il Suo dominio sulle varie parti dell’universo, la natura della Sua dimora spirituale; la gamma delle attività devozionali e i loro diversi gradi di sviluppo, i principi regolatori che permettono di elevarsi gradualmente verso la perfezione spirituale; i sintomi da cui si riconoscono i differenti avatara che appaiono nelle varie epoche e il modo per identificarli avvalendosi delle informazioni fornite a questo proposito dai Testi rivelati. Gli insegnamenti del Signore a Sanatana Gosvami costituiscono un importante capitolo della Sri Caitanya-caritamrita, e la loro descrizione richiederebbe un intero volume. Durante il Suo viaggio, il Signore giunge a Mathura, dove visita tutti i luoghi importanti di pellegrinaggio, e di lì Si reca a Vrindavana. Sri Caitanya era apparso nella famiglia di un brahmana di classe molto elevata, inoltre, come sannyasi, era un precettore per tutti i varna e gli asrama. Tuttavia Egli accettava il pasto che Gli offrivano tutti i vaisnava, qualunque fosse la loro origine sociale. A Mathura, per esempio, i brahmana di Sanodiya erano considerati poco elevati nella gerarchia sociale, ma il Signore accettò di condividere il loro pasto, soprattutto perchè a ospitarLo era un discepolo della famiglia di Madhavendra Puri(6). A Vrindavana, Sri Caitanya fa il bagno in ventiquattro importanti ghata, o luoghi di bagno, e attraversa le dodici foreste (vana).Gli uccelli e le mucche Lo accolgono come se fosse un loro vecchio amico. Poi il Signore abbraccia gli alberi di queste foreste e con questo gesto prova tutti i sintomi dell’estasi spirituale. Talvolta perde coscienza, ma torna in Sè appena sente il canto dei santi nomi di Krishna. In realtà, tutte le manifestazioni spirituali visibili sul corpo del Signore durante il Suo viaggio nelle foreste di Vrdavana sono uniche e incomprensibili, perciò ne diamo qui solo un breve accenno.

A Vrindavana, Sri Caitanya visita numerosi luoghi importanti, tra i quali Kamyavana, Adisvara, Pavana-sarovara, Khadiravana, Sesasayi, Khelatirtha, Bhandiravana, Bhadravana, Srivana, Lohavana, Mahavana, Gokula, Kaliyahrada, Dvadasaditya, Kesitirtha e altri. Quando vide il luogo dove si svolse la danza rasa entrò subito in una grande estasi. Durante la Sua permanenza a Vrindavana rimase ad Akrura-ghata. A Vrindavana, il Suo servitore, Krishnadasa Vipra, Lo convince a tornare a Prayaga per fare un bagno purificatore nell’occasione del Maghamela.(7) Sulla strada per Prayaga incontrano alcuni Pathana, tra cui si trova un Moulana erudito. Sri Caitanya S’intrattiene a conversare con loro per qualche tempo e alla fine li convince che anche il Corano parla del bhagavata-dharma e di Krishna. Tutti si convertono al servizio di devozione. Arrivato a Prayaga, Sri Caitanya incontra Srila Rupa Gosvami e il fratello minore, vicino al tempio di Bindu-Madhava. Questa volta il Signore riceve un’accoglienza più degna da parte degli abitanti di Prayaga. Vallabha Bhatta, che risiede ad Adaila, un villaggio situato sulla riva opposta di Prayaga, invita il Signore a casa sua, ma durante la strada Sri Caitanya Si getta nel fiume Yamuna, ed è a gran fatica che viene tirato fuori, privo di sensi. Infine, Sri Caitanya raggiunge la dimora di Vallabha Bhatta, uno dei Suoi principali ammiratori, anche se questi istituirà in seguito il suo proprio gruppo, la Vallabha-sampradaya. Sulle rive del Dasasvamedha-ghata, a Prayaga, Sri Caitanya istruisce Rupa Gosvami nella scienza del servizio di devozione durante dieci giorni. A beneficio di Rupa Gosvami, Egli analizza le 8.400.000 specie viventi e in particolare le divisioni della specie umana: distingue coloro che aderiscono ai principi vedici, e, tra loro, gli esseri che agiscono per i frutti delle loro azioni, poi gli empiristi e infine le anime liberate. Egli affermerà inoltre che i puri devoti di Krishna sono molto rari.

Srila Rupa Gosvami è il fratello minore di Sanatana Gosvami. Quando si dimise dal suo incarico governativo, portò con sè due barche cariche di monete d’oro, centinaia di migliaia di rupie accumulate nell’esercizio delle sue funzioni. Ma prima di lasciare la casa per raggiungere Sri Caitanya Mahaprabhu, divise così le sue ricchezze: metà per il servizio al Signore, un quarto per i suoi familiari e un quarto per i suoi bisogni personali in caso di necessità. In questo modo diede il perfetto esempio del comportamento che deve adottare ogni capofamiglia. Sri Caitanya gli insegna dunque la scienza del servizio di devozione, paragonandola a una pianta. Egli consiglia al Gosvami di proteggere con grande cura la pianta della bhakti dall’elefante infuriato che rappresenta l’offesa commessa verso un puro devoto del Signore. Bisogna proteggerla anche dai desideri di godimento materiale, di liberazione monistica e di perfezione yoga (con lo hatha-yoga), perché tutte queste attività sono dannose allo sviluppo del servizio di devozione. Anche la violenza verso gli esseri viventi, la sete di guadagno e di fama terrena rappresentano altrettanti ostacoli sulla via della bhakti, o bhagavata-dharma. Il servizio di devozione puro dev’essere libero da ogni desiderio per il piacere dei sensi, libero anche da ogni desiderio per i frutti delle azioni e da ogni sforzo orientato ad acquisire conoscenze monistiche. Occorre anche liberarsi da ogni identificazione materiale, e soltanto allora, situati nella purezza trascendentale, si potrà servire il Signore con i sensi interamente purificati. Finchè rimane anche il minimo desiderio di godere con i sensi, di fare Uno con l’Assoluto o di acquisire poteri mistici, non c’è possibilità di raggiungere il puro servizio di devozione. Il servizio di devozione viene svolto in due fasi: dapprima come esercizio, poi in modo più spontaneo, motivato da sentimenti più profondi. Quando si raggiunge il piano dell’emozione spontanea, si può progredire ancora sviluppando attaccamento per il Signore, sentimenti più vivi, amore, e percorrere nell’ascesa verso la perfezione devozionale tappe sempre più elevate, che nessuna parola italiana può tradurre. Abbiamo comunque cercato di spiegare la scienza del servizio di devozione in un’opera intitolata Il nettare della devozione, basata sul Bhakti-rasamrita-sindhu di Rupa Gosvami, che è una grande autorità in materia. Il puro servizio di devozione si manifesta in cinque differenti gradi di scambi.

1. Lo stato di realizzazione spirituale che segue la liberazione dalla schiavitù materiale corrisponde a uno scambio che si può considerare neutro (santa).

2. Poi, una volta sviluppata in sè la conoscenza sublime delle perfezioni interne del Signore, il devoto può raggiungere il livello di scambio attivo detto dasya.

3. Su questa nuova base il devoto può sviluppare un rispettoso sentimento fraterno verso il Signore che diventa poi di amicizia e gli fa considerare il Signore eguale a Sè stesso. Queste due tappe sono dette sakhya, o servizio di devozione in amicizia.

4. Al di là si trova il livello di affetto parentale per il Signore, e questo scambio è detto vatsalya.

5. Infine, c’è il livello dei sentimenti amorosi, o madhurya, considerato il più alto grado di amore per Dio, sebbene sul piano qualitativo non esista alcuna differenza tra i cinque livelli di scambio sopra descritti.

Sri Caitanya dà a Rupa Gosvami questi insegnamenti sulla scienza devozionale, poi lo manda a Vrindavana per riscoprire i luoghi, da tanto tempo dimenticati, dove si svolsero i trascendentali divertimenti del Signore, Sri Krishna. Sri Caitanya ritorna poi a Varanasi, dove converte i sannyasi mayavadi e istruisce il fratello maggiore di Rupa Gosvami, come abbiamo gia raccontato. Sri Caitanya Mahaprabhu lascia, come insegnamento scritto, solo otto versi (sloka), conosciuti come Siksastaka. Tutti gli altri scritti sul culto divino che Egli divulgò sono dovuti alla penna dei principali discepoli del Signore, i sei Gosvami di Vrindavana, e dei loro successori. La filosofía di Sri Caitanya Mahaprabhu è di gran lunga la più feconda, e bisogna riconoscere in essa la spiritualità oggi più viva, con la potenza di diffondersi come visva-dharma, la religione universale. Siamo felici che alcuni saggi animati da grande entusiasmo, come Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Maharaja e i suoi discepoli, abbiano già sviluppato il soggetto come merita. Quanto a noi aspettiamo con ansia di vedere i giorni felici in cuí regnerà il bhagavata-dhanna, o prema-dharma, istituito da Sri Caitanya Mahaprabhu. Gli otto sloka scritti da Sri Caitanya Mahaprabhu sono i seguenti:

I

ceto-darpana-marjanam bhava-maha-davagni-nirvapanam sreyah-kairava-candrikavitaranam vidya-vadhu-i-jivanam anandambudhi-vardhanam pratipadam purnamritasvadanam sarvatma-snapanam param vijayate sri-krishna-sankirtanam

Gloria al sankirtana di Sri Krishna che spazza via dai nostri cuori tutta la polvere accumulata nel corso degli anni, ed estingue il fuoco dell’esistenza condizionata con le sue nascite e morti ripetute. Il Movimento del sankirtana é la più grande benedizione per l’umanità perchè diffonde i suoi raggi come la luce benevola. È la vita di tutta la conoscenza trascendentale, accresce l’oceano di felicità trascendentale e ci permette di gustare pienamente il nettare che desideriamo da sempre.

II

namnam akari bahu-dha nija-sarva-saktis tatrarpita niyamitah smarane na kalah etadrisi tava kripa bhagavan mamapi durdaivam idrisam ihajani nanuragah

O Signore, il Tuo santo nome può dare ogni benedizione agli esseri viventi, perciò Tu possiedi centinaia e migliaia di nomi, come Krishna o Govinda, e in questi nomi trascendentali hai investito tutte le Tue potenze trascendentali. Non ci sono rigide regole per cantare questi nomi. O Signore, nella Tua infinita misericordia, ci permetti di avvicinarTi facilmente con il canto dei Tuoi santi nomi, ma io sono così sfortunato che non ho alcuna attrazione per essi.

III

trinad api sunicena taror api sahisnuna amanina manadena kirtanyah sada harih

Si dovrebbero cantare i santi nomi del Signore in un umile stato di mente, considerandoci inferiori a un filo di paglia nella strada, diventando più tolleranti di un albero, privi di ogni senso di falso prestigio e sempre pronti a offrire i nostri rispetti agli altri. In questo stato di mente si possono cantare i santi nomi del Signore costantemente.

IV

na dhanam na janam na sundarim kavitam va jagad-isa kamaye mama janmani janmanisvare bhavatad bhaktir ahaituki tvayi

O Signore onnipotente, non desidero ricchezze, non desidero belle donne e non voglio discepoli. Desidero solo impegnarmi nel Tuo incondizionato servizio d’amore, vita dopo vita.

V

ayi nanda-tanuja kinkaram patitam mam visame bhavambudhau kripaya tava pada-pankaja sthita-dhuli-sadrisam vicintaya

O Krishna, figlio di Nanda Maharaja, sono il Tuo servitore eterno, ma per una ragione o per l’altra sopo caduto nell’oceano di nascite e morti. Ti prego, salvami da quest’oceano di morti e ponimi, come un atomo di polvere, ai Tuoi piedi di loto.

VI

nayanam galad-asru-dharaya vadanam gadgada-ruddhaya gira pulakair nicitam vapuh kada tava nama-grahane bhavisyati

O Signore, quando i miei occhi si orneranno di un flusso incessante di lacrime d’amore recitando i Tuoi santi nomi? Quando le mie parole si spezzeranno pronunciando i Tuoi santi nomi, e quando i peli del mio corpo si rizzeranno al canto dei Tuoi santi nomi?

VII

yugayitam nimesena caksusa pravrisayitam sunyayitam jagat sarvam govinda-virahena me

O Govinda, sentendo la Tua separazione ogni istante mi sembra dodici anni o più. Le lacrime sgorgano dai miei occhi come torrenti di pioggia e il mondo intero mi sembra vuoto in Tua assenza.

VIII

aslisya va pada-ratam pinastu mam adarsanam marma-hatam karotu va yatha tatha va vidadhatu lampato mat-prana-nathas tu sa eva naparah

Krishna è e sarà sempre il mio unico Signore, anche se mi schiacciasse nel Suo abbraccio o mi spezzasse il cuore con la Sua assenza. Egli è completamente libero di agire come desidera in ogni circostanza, ma rimarrà sempre, incondizionatamente l’eterno Signore che io adoro.