BHAKTIPEDIA

Tutte le glorie a Sri Sri Guru e Gauranga

IL VULCANO DORATO

DALLA LAVA DIVINA

SWAMI B.R. SRIDHAR

INDICE

INTRODUZIONE

Prima parte:

LA VITA DI SRI CHAITANYA MAHAPRABHU

L’AVATARA DORATO

UNA MISTERIOSA INCARNAZIONE

L’AMICO DEI CADUTI

LA PAZZIA DI NIMAI PANDITA

TRAGEDIA PER LA SEPARAZIONE

Seconda parte:

SIKSASTAKAM

I PRECETTI DI SRI CHAITANYA MAHAPRABHU

IL SANTO NOME DI KRISHNA

ILLIMITATI NOMI DI DIO

PIÙ UMILE DI UN FILO D’ERBA

PURA DEVOZIONE

IL RE DELLA TERRA DELL’AMORE

ANELANDO LA PERFEZIONE

SENZA TE PER SEMPRE

UNIONE NELLA SEPARAZIONE

Terza parte:

CONCLUSIONE

UNA GOCCIA DI AMORE DIVINO

INTRODUZIONE

Sri Chaitanya Mahaprabhu predicò la piena concezione teista data dallo Srimad-Bhagavatam. Lo Srimad-Bhagavatam tratta principalmente lo studio comparato teistico e l’ontologia della coscienza di Krishna. Esso supera tutta l’altra letteratura Vedica, persino i Purana. Il Brahma-vaivarta Purana ed il Padma Purana presentano, entro certi limiti, l’importanza della devozione a Krishna attraverso la narrazione e la storia, ma sono carenti rispet­to al modello filosofico e ontologico dato dal Mahapurana: lo Srimad-Bhagavatam. Lo Srimad-Bhagavatam può soddisfare tutti gli studiosi Vedantici, dal momento che rappresenta la coscienza di Krishna nella sua completa dignità. Lo Srimad-Bhagavatam espone come più ele­vato ottenimento del teismo non la coscienza, l’intelligenza o l’ontologia, ma l’estasi, la bellezza e l’armonia (rasa). Nello Srimad-Bhagavatam, rasa é tutto ciò che conta. É un trattato unico, in quanto trasporta il teismo dal piano dei giochi di prestigio intellettuali al dominio dei rasa.

Una volta cominciai a scrivere un libro che doveva essere uno studio riassuntivo dei diciottomila versi dello Srimad-Bhagavatam. Bhaktivinoda Thakura condensò i principi dell’intero Bhagavata in mille versi nel suo Bhagavatarka-marici-mala. Avevo in mente di conso­lidarlo ancora di più e rappresentarlo all’interno di trecento versi. Iniziai quel libro, ma non potei finirlo.

Lo Srimad-Bhagavatam é un vasto trattato in lingua sanscrita, colmo di essenziali informazioni, referenze storiche ed esposizioni sulle maggiori scuole di filosofia. Nello Srimad-Bhagavatam sono anche menzionati molti punti di minore importanza di storia e geografia i quali, seppure non essenziali, ne supportano le conclusioni. Tutto ciò che non é necessario nello Srimad-Bhagavatam viene eliminato nel momento in cui il suo significato raggiunge la più pura e intensa gloria negli insegnamenti di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Così, se desideriamo cogliere la vera essenza dello Srimad-Bhagavatam, dob­biamo studiare la vita e i precetti di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Proprio come gli insegnamenti del grande autore dello Srimad-Bhàgavatam, Srila Vyàsadeva, erano filtrati dalla realizzazione di Sukadeva Goswàmi, così l’essenza dello Srimad-Bhagavatam é stata stillata dalla vita e dai precetti di Sri Chaitanya Mahaprabhu.

Quindi, dal momento che gli insegnamenti di Sriman Mahaprabhu rappresentano l’essenza dello Srimad­Bhàgavatam., mi piacerebbe introdurre qui uno dei versi che ho originariamente composto per introdurre il mio studio riassuntivo. Questo ‘verso glorifica la posizione di Gadàdhara Pandita, il più intimo associato di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Gadàdhara Pandita era solito leggere lo Srimad-Bhàgavatam a Jagannàtha Puri, nel tempio Tota-Gopinàtha. Lui leggeva, e Sriman Mahaprabhu e grandi devoti come Svarupa Dàmodara e Ramananda Raya erano il suo auditorio:

nilambhodhi-tate sada sva-viraha-ksepanvitam bàndhavam srimad-bhagavati katha madiraya sanjivayan bhàti yah srimad-bhàgavatam sada sva-nayanasru-payanaih pujayan gosvami-prabaro gadàdhara-vibhúr-bhúyat mad-eka-gatih

‘Lungo il litorale del vasto oceano blu, Gadàdhara Pandita era solito leggere lo Srimad-Bhàgavatam a Sri Chaitanya Mahaprabhu, il quale stava soffrendo a causa dell’enorme pena interiore dovuta alla separazione da Se stesso (Krishna). Gadàdhara Pandita forniva il vino del krsna-lila per intossicare il suo afflitto amico e darGli sollievo. Mentre leggeva, lacrime cadevano dai suoi occhi come offerte di fiori sulle pagine dello Srimad­ Bhagavatam. Possa la soddisfazione di quella brillante personalità, Gadàdhara Pandita, il migliore dei Goswàmi, essere il mio unico obiettivo nello scrivere questo libro”.

Il titolo di questo libro é Il Vulcano Dorato dalla Lava Divina. Sri Chaitanya Mahaprabhu sentiva un forte dolore di separazione da Krishna, che bruciava come il fuoco e fu espresso come Siksastakam. Questo é spiegato nel Prema Dhama Deva Stotram (54):

sri-svarúpa-ràya-sanga-gambhiràntya-lilanam dvadasabda-banhi- garba- vipralambha- silanam radhikadhirudha-bhava -kanti- krsna- kunjaram prema- dhama- devam eva-naumi-gaura-sundaram

“ImmergendoSi profondamente nella realtà della propria bellezza e dolcezza, rubò lo stato d’animo di Radharani e, rivestendo Se stesso della Sua brillante lucentezza, apparve come Sri Chaitanya Mahaprabhu. Durante gli ultimi dodici anni dei suoi manifesti diverti­menti, Egli fu profondamente assorto in uno stato d’ani­mo di unione e separazione e condivise le profonde sen­sazioni del Suo cuore con i Suoi più intimi devoti. Nell’agonia della separazione da Krishna, eruzioni vulcaniche d’estasi sgorgavano dal Suo cuore e i Suoi insegnamenti, conosciuti come Siksastakam, apparvero dalle Sue labbra come colate di lava dorata. Mi prostro ai piedi di Sri Chaitanya Mahaprabhu, il Vulcano Dorato dalla Lava Divina”.

Egli stava vomitando il fuoco della penosa separazione da Krishna nella forma di Siksastakam. Per questo Sri Chaitanya Mahaprabhu é paragonato a un vulcano dorato e il Siksastakam é comparato a lava divina.

Sri Chaitanya Mahaprabhu ci ha insegnato che il prin­cipio di separazione occupa il posto più elevato nella divinità. Proprio come il concetto più intenso di estasi é l’associazione con Krishna, così il concetto più intenso di dolore é la separazione da Krishna. E ancora, la soffe­renza sentita nella separazione da Krishna é di gran lunga più intensa dell’estasi provata in Sua compagnia. Sriman Mahaprabhu dice: “Non riesci a capire la dolorosa situazione in cui sei? I tuoi sensi devono essersi atrofizzati completamente, altrimenti saresti morto a causa del dolore per la separazione da Krishna. É inconcepibile. Noi apparteniamo a Lui completamente. Lui é tutto per noi, ma non riusciamo a vederLo. Siamo forzatamente separati da Lui. Come possiamo tollerare questo?” Bhaktivinoda Thakura una volta disse: “Non posso tollerare la separazione da Krishna più a lungo. Posso tirare avanti tre o quattro giorni ancora, dopo di che dovrò lasciare questo corpo”.

Amare Krishna significa che dovremo “morire per vivere”. All’inizio l’amore divino sembra come lava, morte, ma in realtà é nettare, vita. Molte persone anche in questo mondo ordinario sono frustrate in amore. Qualche volta impazziscono e si suicidano perchè non possono tollerare il dolore. Ma la pena che proviene dalla separazione da Krishna, per quanto paragonata a lava, non é nociva come lava. Kaviràja Goswàmi spiega:

bàhye visa-jvàla haya, bhitare ànanda-maya, krsna premàra adbhuta carita

“La meravigliosa caratteristica del divino amore per Krishna é che, per quanto esternamente agisca come lava ardente, internamente é come dolce nettare che colma il cuore della più grande gioia”.

Nonostante Sri Chaitanya Mahaprabhu provò il più grande dolore per la separazione da Krishna, tuttavia, all’interno del Suo cuore, sperimentò la più profonda gioia estatica. I sintomi estatici manifestati da Sri Chaitanya Mahaprabhu non sono mai stati trovati nella storia del mondo e neppure espressi in alcuna scrittura. In Lui troviamo la più alta concezione della Realtà Ultima. Questo é spiegato nel mio Prema Dhama Deva Stotram (66):

àtma-siddha-sava lila-púrna-saukhya-laksanam svànubhàva-matta-nrtya-kirtanàtma-vantanam advayaika-laksya-purna-tattva-tat-paràtparam prema-dhàma-devam eva naumi gaura-sundaram

“Questa é la conclusione che conquista tutto. Il più alto concetto di Realtà Ultima deve essere anche la più alta forma di ananda, estasi. Sri Chaitanya Mahaprabhu é Krishna, estasi Personificata, che assapora la propria dolcezza danzando in una gioia estatica. Il Suo Santo Nome é la causa della Sua estasi, che si esprime dan­zando, e il Santo Nome é l’effetto della Sua estasi, espressa cantando. La causa é l’effetto. La dinamo crea energia estatica la quale Lo fa danzare, e il Suo canto distribuisce questa estasi agli altri”.

In questo modo, con ogni parola della Sua bocca di loto e ogni gesto e movimento della sua meravigliosa forma dorata, Sri Chaitanya Mahaprabhu compie i Suoi estatici divertimenti di amore divino.

Srila Bhakti Sundar Govinda Dev-Goswàmi Maharaj apparve in questo mondo il 17 Dicembre 1929 a Bamanpara, un. piccolo villaggio rurale nel distretto di Burdwan, nel Bengala Occidentale. Entrò a far parte della Sri Chaitanya Saraswat Math nel 1947, quando aveva 17 anni. Qualche settimana dopo, Srila Bhakti Raksak Sridhar Dev-Goswami Maharaj sorprese tutti annunciando che il suo giovane discepolo sarebbe diventato in seguito il suo successore.

Srila Sridhar Maharaj stesso si occupò dell’educazione di Srila Govinda Maharaj e gli diede un’ottima istruzione riguardo la grammatica e la composizione Sanscrita, così come sulle conclusioni degli sastra (letteratura Vedica). Fin dall’inizio Srila Govinda Maharaj dimostrò una straordinaria memoria e abilità nell’imparare velocemente solo con l’ascolto. Più tardi fu mandato a Calcutta dove stette con Srila A.C. Bhaktivedanta Swami Maharaj e imparò la Bhagavad-Gita da lui. Srila Govinda Maharaj si è sempre mostrato abile nel rappresentare con competenza il profondo siddhanta, o conclusioni spirituali, dei suoi insegnanti e mol­ti dei prominenti discepoli e seguaci di Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thàkura ebbero molta stima di lui e gli accorda­rono le loro benedizioni. Il 26 marzo del 1986, Srila Guru Maharaj diede formalmente la sua sedia a Srila Govinda Maharaj e personalmente lo fece sedere come suo successore ed acharya (precettore e guardiano) della Sri Chaitanya Saraswat Math. Srila Govinda Maharaj ha inoltre viaggiato estensivamente per il mondo; in ogni luogo devoti e studiosi hanno apprezzato il penetrante intendimento e la bellezza dei suoi insegnamenti. Come il suo maestro spirituale, ha attratto molte persone per il suo forte senso comune, la profonda intelligenza e la sua natura disinteressata e non settaria. Oggi, con molti centri e discepoli, e libri pubblicati in varie lingue, Srila Govinda Maharaj é diventato il leader della fiorente missione mondiale della coscienza di Krishna.

Srila Bhakti Raksak Sridhar Dev-Goswami Maharaj é il principale puro devoto ed é il patriarca dei seguaci di Sri Chaitanya Mahaprabhu. É un intimo discepolo ed eterno associato di Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura, il fondatore-acharya della Sri Gaudiya Math, il quale fu a capo di una rivoluzione spirituale che aveva lo scopo di inondare il mondo con la coscienza di Krishna. Noto per la sua mera­vigliosa capacità di portare alla luce il significato profondo delle Scritture, Srila Sridhar Maharaj una volta compose un poema che descriveva la posizione ontologica di Srila Bhaktivinoda Thakura e la catena della successione disciplica proveniente dal ceppo di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Srila Bhaktisiddhanta Saraswati fu così soddisfatto dal suo poema che commentò: “Sridhar Maharaj sta trasportando la conce­zione di Bhaktivinoda Thakura. Ora sono contento poichè sebbene io dovrò andarmene, almeno un uomo rimarrà dopo di me in grado di rappresentare le mie conclusioni”.

Nel momento in cui si preparava a lasciare questo mondo mortale, Srila Bhaktisiddhànta Saraswati espresse il desiderio di fissare la sua coscienza sui piedi di loto di Sri Rupa Manjari. Chiamò il suo amato discepolo a lato del suo letto e gli chiese di cantare la famosa canzone di Narottama Dasa Thakura: Sri Rupa Manjari Pada. In quel momento, in ciò che é stata descritta come una “trasmissione di potere”, egli diede ingresso a Srila Sridhar Maharaj nell’eterno entourage di Sri Rupa Manjari. Comunque, secondo la visione di Srila Sridhar Maharaj, egli fu posto in qualità di portiere, di guar­diano della devozione (Bhakti Raksaka), per proteggere il deposito delle verità conclusive riguardanti la piena concezione teistica di Sri Krishna, la Meravigliosa Realtà, così come é presentata nello Srimad Bhagavatam e predicata da Sri Chaitanya Mahaprabhu e dalla linea di successione disciplica che é discesa da Lui, conosciuta come Sri Chaitanya Saraswat Sampradaya.

Sri Nityananda Prabhu. Per la grazia di Nityananda Prabhu accresciamo la nostra attrazione per Sri Gauranga. Nityananda Prabhu ci aiuta a consolidare le fondamenta sulle quali possiamo fare ulteriori progressi. La sua misericordia talvolta eccede perfino quella di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Egli non permetterà neppure a chi vuole evitare la coscienza di Krishna di sfuggire. Se qualcuno dice: “Non la voglio”, Nityananda Prabhu non glielo permetterà. Dirà: “No! Tu devi volerla! Ti faccio questa richiesta ardentemente: accettala. Usala e sarai in grado di sentire il valore della coscienza di Krishna”. Era solito andare ramingo qua e là, rotolando nella polvere con le lacrime agli occhi dicendo: “Accetta il nome di Gauranga e ti sarò venduto.”

Per la Sua misericordia, persino le anime più cadute possono raggiungere la meta suprema. E’ l’aspetto più generoso del cuore del guru-tattva, per questo dobbiamo chinare la nostra testa a Lui, accettare i Suoi santi piedi e abbandonarci a Lui.

Sri Chaitanya Mahaprabhu é la Suprema Verità Assoluta nella sua perfetta e più dinamica espressione. L’influenza di Radharani su Krishna Lo ha trasformato in devoto, alla ricerca di Se stesso. Krishna (la personifi­cazione di estasi e bellezza) é pazzo nell’assaporare il proprio nettare interno. Il Suo danzare indica che traboc­ca d’estasi, e il Suo movimento sankirtana é la distribu­zione di questa estasi agli altri.

Sri Sri Radha e Krishna. Sri Krishna é la fontana originale di tutti i piaceri, estasi Egli stesso, e Srimati Radharani é la personificazione dell’amore estatico per Dio. Radha e Krishna sono uno e medesimo, ma hanno assunto due forme. In questo modo si gustano l’un l’altra, assaporando la dolcezza dell’amore divino. Il servizio a Sri Sri Radha e Krishna a Vrndavana può essere ottenuto solo attraverso la pura devozione ai piedi di loto di Sri Sri Guru e Gauranga.

PRIMA PARTE

LA VITA

DI

SRI CHAITANYA MAHAPRABHU

L’AVATARA DORATO

Negli insegnamenti di Karabhàjana Rsi troviamo menzionate le differenti incarnazioni per le differenti ere (gli yuga-avatara). Nel Dvàpara-yuga, lo yuga-avatàra é menzionato nel modo seguente:

dvàpare bhagavan syamah pìta-vàsà nijàyudhah

Srivatsàdibhir ankais ca laksanair upalaksitah

“Nel Dvàpara-yuga, il Signore Krishna appare del colore di una scura nube carica di pioggia, indossando indumenti vivacemente colorati. É decorato con mera­vigliosi ornamenti, il Suo petto porta il segno dello Srivatsa e impugna le Sue armi”.

Dopo la descrizione dello yuga-avatàra del Dvàpara­yuga, Karabhàjana Rsi menziona il kali-yuga-avatàra:

iti dvàpara urv-isa stuvanti jagad-isvaram

nànà-tantra-vidhànena kalàv api tathà srnu

Dice: “Oh re, fino al Dvapara-yuga, ho terminato la descrizione delle incarnazioni che, per le differenti ere, vengono a ricordare alle persone il dovere più appro­priato per la loro era. Loro vengono e ci dicono: “Se fai questo, otterrai il più grande beneficio”. O re, quando l’era di Dvàpara termina, arriva l’era di Kali. L’incarna­zione per l’era di Kali é stata menzionata in molti punti nelle scritture, ed ora mi accingo a spiegarti quelle informazioni”. (S.B. 11.5.31)

Quindi dice:

krsna-varnam tvisakrsnam sàngopàngàstra-pàrsadam

yajnaih sankirtana-pràyair yajanti hi su-medhasah

In modo celato, questo verso spiega l’avvento di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Il significato ordinario di krsnavarnam é `di colore nero’. Ma tvisa ‘krsnam significa: `Il Suo splendore non é nero’. Accompagnato dai Suoi associati, Egli é adorato con il metodo del sankirtana, il canto del Santo Nome di Krishna, e coloro dotati di un’intelligenza penetrante praticheranno questo tipo di adorazione.

IL REGALO DORATO DEL SIGNORE DORATO

Jiva Goswàmi spiega il significato di questo verso con un suo verso parallelo:

antah krsnam bahir gauram darsitàngàdi-vaibhavam

kalau sankirtanàdyaih sma krsna-caitanyam asritàh

“Prendo rifugio in Sri Krishna Chaitanya, il quale esteriormente é di una carnagione dorata, ma interna­mente é Krishna stesso. In questa era di Kali Egli dispie­ga le Sue espansioni nel compiere il canto congregazio­nale del Santo Nome di Krishna. Che é nerastro all’in­terno significa che internamente é Krishna; che é dorato all’esterno significa che ha accettato lo stato d’animo di Srimati Radharani. Nell’era di Kali, quel Signore dorato lo si vede accompagnato dalle Sue espansioni, associati e devoti intimi eseguendo sankirtana “.

Qualcuno potrebbe arguire che il significato di krsna­ varnam é che il Suo colore é nero e il Suo lustro é anche nero. Ma come é possibile questo? Tutto ciò sarebbe ridondante. La congiunzione tra le parole tvisa e akrsnam significa che il Suo colore é krsna, nero, ma il Suo lustro é akrsna: “non-nero”. Quindi, qualcuno potrebbe dire: “`Non-nero’ non significa necessariamente dorato. Perchè dovrebbe significare dorato?” La risposta si trova nello Srimad-Bhagavatam.

Una volta Vasudeva inviò l’astrologo-sacerdote Garga Rsi a Vrndavana per compiere la cerimonia dell’impo­sizione del nome a Krishna. Quel giorno, Garga Rsi arrivò alla casa di Nanda Maharaj e spiegò che Vasudeva lo aveva inviato. Disse: “Il tuo bambino é ora cresciuto e la cerimonia dell’imposizione del nome deve essere eseguita”. In quella occasione, egli pronunciò il verso seguente:

àsan varnàs trayo by asya grhnato ‘nuyugam tanúh

suklo raktas tathà pita idànim krsnatam gatah

“Nelle passate incarnazioni, questo ragazzo é apparso con differenti carnagioni: bianca, rossa e d’oro, in accordo alla particolare era nella quale Egli apparve. Ora ha assunto questo colore nerastro”.

Egli disse: “Krishna viene di un colore bianco nel Satya-yuga, rosso nel Tetra-yuga, e viene anche con una carnagione dorata. Ora, in questo Dvàpara-yuga, é venu­to nel colore nero”. Quindi, il riferimento al colore dorato (pita) si trova qui, perchè quel colore é l’unico rimasto per la presente era di Kali. C’é un altro riferimento a questo colore dorato nelle Upanisad: yada pasyah pasvate rukma-varnam: “Krishna, il Brahman Supremo, appare in una forma dorata”. Rukma-varnam significa dorato. E anche qui, “non-nero” vuole dire dorato.

Krishna voleva venire come incarnazione per questa era di Kali, così come desiderava mantenere la Sua pro­messa fatta a Vrndavana: “Canterò la gloria delle gopi, specialmente di Radharani. Canterò il Suo nome, la Sua gloria, e mi rotolerò nella polvere della terra!” Ma Radharani disse: “Non permetterò al Tuo corpo di rotolare nella polvere di questa terra. Ti coprirò con il mio lustro”.

Sia lo stato d’animo che la lucentezza di Radharani catturano Krishna quando viene qui in Kali-yuga; e questo non succede in tutti i Kali-yuga, ma solo in Kali­yuga speciali.

In tutti i giorni di Brahma, in ogni yuga, discende lo yuga-avatara, ma Krishna appare solo una volta in un giorno di Brahma, ossia una volta ogni quattromiliardi­trecentomilioni di anni. A quel tempo, l’Originaria Personalità di Dio (svayam bhagavàn) appare insieme alle Sue dimore, Vrndavana e Navadwipa. Inoltre Krishna e Mahaprabhu non vengono qui soli, ma discen­dono con tutta la Loro parafernalia e i loro convenevoli compagni.

LA DOLCEZZA ASSAPORA SE STESSA

In questa era di Kali Egli svolge una duplice funzione: predica nàma-sarikirtana e, più importante, assume l’umore e il temperamento di Radharani per gustare la propria dolcezza, rasa. Egli stesso é rasa. Krishna pensa: “Quale é l’intensità del più profondo rasa che é in Me? Mi piacerebbe provarlo”. Ma dal momento che solo i devoti possono provarlo prese la posizione di Radharani per gustare Se stesso come Krishna: la centrale, finale e perfetta dimora del rasa. Solo Radharani può assaporare il rasa massimo, così deve prendere la Sua natura, il Suo stato d’animo e temperamento per provare la Sua estasi intrinseca. Per quella ragione Egli discese. Il Suo primo compito era propagare nàma-sarikirtana, e il secondario, interno e privato motivo era compiere svabhajana­-vibhajana: gustare la Sua estasi intrinseca nello stato d’animo di Radharani. A Puri, con Ramananda Raya, Svarupa Damodara e altri compagni intimi, assaporò continuamente l’enorme oceano dell’unione nella separazione per dodici anni. Durante i Suoi ultimi dodici anni passò il Suo tempo solo nel gustare quel dolce maturo.

Questa incarnazione é generalmente adorata attraver­so il sankirtana. Senza sankirtana, Gauranga e i Suoi associati non possono essere adorati. Egli é il promotore del sankirtana, Lui ama il sankirtana, e trae soddisfa­zione solo dal sankirtana. Solo coloro che hanno meriti sufficienti (sukrtivàn), Lo adoreranno mediante questo processo. La gente ordinaria non può entrare a far parte di questa campagna. Solo coloro che hanno una buona guida interiore e buona fortuna possono cogliere la vera essenza della verità ed impegnarsi nell’eseguire nàma­sankirtana.

L’AMORE E’ SUPREMO

Un cervello poco evoluto non può individuare ciò che è giusto e ciò che é sbagliato, o quanto questo sia prezio­so. Non può capire o seguire questa elevata linea di pen­siero. Un uomo dovrebbe essere giudicato in base ai suoi ideali, alle sue aspirazioni per le cose più elevate. Se l’ideale é grande, l’uomo é grande. E quale dovrebbe essere il più grande ideale? L’amore. L’amore é la cosa suprema. L’amore divino e la bellezza sono le cose più elevate che siano mai state conosciute al mondo, e coloro che possono cogliere questo sono realmente in possesso di un buon intelletto (su-medhasah). Chi possiede questo elevata ideale dovrebbe essere considerato un uomo di prim’ordine. Lui solo può comprendere e praticare sankirtana. Lui solo può intraprendere questo sentiero, questo metodo per soddisfare l’Essere Supremo cantando i Santi Nomi del Signore.

L’INCARNAZIONE VELATA

Questo é menzionato nello Srimad-Bhàgavatam, così come nel Mahabharata e in altre scritture Vediche. Karabhàjana Rsi, l’ultimo dei nove grandi yogi, ci ha dato un indizio per comprendere Sri Chaitanya Mahaprabhu come incarnazione speciale per questa era. Egli ha menzionato l’incarnazione per l’era di Kali in modo mistico. Potremmo pensare: perchè non é stato descritto in modo evidente? Tanti altri avatàra sono stati descritti chiaramente, ma quando lo Srimad-Bhàgavatam descrive Sri Chaitanya Mahaprabhu come incarnazione per questa era di Kali, la discute in modo mistico. La risposta si trova negli insegnamenti di Pralhàda Maharaj, il quale dice: “Oh Signore, uno dei Tuoi nomi é Triyuga, che significa colui che si incarna nelle tre ere (Satya, Tetra, e Dvapara) ma non in Kali. E perchè? Perchè l’incarnazione per l’era di Kali é travestita (channah kalau yad abhavas tri-yugo ‘tha sa tvam)”. Qui troviamo la chiave per comprendere la maniera mistica di rappre­sentare Sri Chaitanya Mahaprabhu ad una fortunata e intelligente cerchia di persone (su-medhasah), della quale persone ordinarie non possono avere alcun indizio.

dhyeyam sadà paribhava-ghnam abhista-doham

tirthàspadam siva-virinci-nutam saranyam

bhrtyàrti-ham pranata-pàla bhavàbdhi-potam

vande mahà-purusa te caranàravindam

“Oh Mahaprabhu, i Tuoi piedi di loto sono l’oggetto più elevato della meditazione, perchè non solo distrug­gono il tormento dell’esistenza materiale, ma donano la più grande soddisfazione a tutte le anime che vi prendono rifugio. I Tuoi piedi di loto purificano persino tutte le persone sante e i luoghi sacri. Il Signore Siva e il Signore Brahma aspirano a rifugiarsi sotto i Tuoi piedi di loto. Oh Mahaprabhu, Tu dai rifugio a chiunque semplicemente si prosterna innanzi a Te, e sollevi i Tuoi servitori arresi da tutte le miserie. Nella grande nave dei Tuoi piedi di loto, possiamo attraversare questo oceano di miserie materiali. Oh Mahaprabhu, mi prostro ai Tuoi piedi di loto”.

Dopo aver menzionato l’incarnazione di Dio per l’era di Kali, improvvisamente lo Srimad-Bhagavatam inizia questo canto in lode a quel grande yuga-avatàra, Sri Chaitanya Mahaprabhu. A gran voce il Bhagavatam ha cominciato a celebrare le lodi della guida per Kali-yuga. Questo segue il verso che allude all’avatàra del Kali yuga. Krsna-varnam significa colui che descrive sempre Krishna, il quale ha sempre sulle sue labbra le parole: “Krishna, Krishna, Krishna”. Un altro significato di que­sta espressione é: “Colui che é Krishna stesso, ma il cui lucente rivestimento non é nero”. Se osserviamo profon­damente, scopriamo che nascosto sotto il Suo splendore dorato si trova lo scuro corpo di Krishna. Con i Suoi compagni personali Egli é disceso in questo piano; e l’unico modo di servirLo é attraverso il sankirtana, la recitazione collettiva del suono divino. Questi sono i sintomi grazie ai quali possiamo riconoscere la Sua posi­zione divina.

Sri Chaitanya Mahaprabhu é un’incarnazione velata; Egli viene in incognito. Un tale avatàra é adorato da chi possiede un intelletto divino. In questo modo, lo Srimad-Bhagavatam descrive prima la non comune, straordinaria personalità di Sri Chaitanya Mahaprabhu in modo misti­co, quindi decanta la Sua nobiltà e grandezza.

Lo Srimad-Bhagavatam spiega: “Quella stessa perso­nalità che venne come Ràmachandra e Krishna é nuova­mente apparsa. É venuto per dirigerti verso la vera soddi­sfazione della vita. Egli sta estraendo dall’alto il più dolce nettare per la soddisfazione di ognuno. Sempli­cemente meditate su di Lui, e tutti i vostri problemi scompariranno. Egli é l’agente che purifica tutti i luoghi santi di pellegrinaggio e tutte le persone sante con il Suo contatto, con il Suo sankirtana, perchè estrae la cosa più elevata dal piano più elevato. Persino Brahma e Siva, sconcertati dal Suo nobile dono, cominceranno a cantare le Sue lodi. Aspireranno ardentemente a prendere rifugio e ad abbandonarsi ai Suoi piedi di loto. Le sofferenze di tutti coloro che verranno ad offrire il loro servizio a Lui saranno rimosse, e le loro più profonde necessità interiori saranno soddisfatte. Egli si prenderà cura di chi si rifu­gerà in Lui; sarà data loro protezione così come ogni cosa di cui possano avere bisogno. In questo mondo dove regna la mortalità, dove continuamente sperimentiamo gli indesiderabili cambiamenti dovuti a ripetute nascite e morti, in quest’area nella quale nessuno desidera vivere, una grande nave verrà per noi, ci prenderà con sè e ci trasporterà lontano da questa sgradita posizione. Lascia­teci cadere ai piedi di quella grande personalità che é venuta a dare il nettare supremo”.

Lo Srimad-Bhagavatam continua:

tyaktvà su-dustyaja-surepsita-ràjya-laksmim

dharmistha àrya-vacasà yad agàd aranyam

maya-mrgam dayitayepsitam anvadhàvad

vande maha-purusa te caranàravindam

“Oh Signore Supremo, Tu abbandonasti persino la dea della fortuna e la Sua grande opulenza, la quale é così difficile da lasciare, ed é inseguita persino dagli dei. Con l’intento di stabilire perfettamente i principi della religio­ne, partisti per la foresta per onorare la maledizione di un brahmana. Per liberare le anime peccaminose che inse­guono piaceri illusori, Tu li cerchi e concedi loro il Tuo servizio devozionale. Allo stesso tempo sei impegnato nel cercare Te stesso, nella ricerca di Sri Krishna: la Meravigliosa Realtà”.

Srila Visvanàtha Chakravarti Thakura ha spiegato che, sebbene questo verso sembri riferirsi al Signore Ramachandra, il quale lasciò il Suo regno e andò con Sitàdevi nella foresta per adempiere all’incarico affi­datoGli da Suo padre, si applica anche a Sri Chaitanya Mahaprabhu. Visvanàtha Chakravarti Thakura ha estra­polato il significato interno di questo verso e lo ha applicato al caso di Sri Chaitanya Mahaprabhu.

Tyaktva su-dustyaja-surepsita-ràjya-laksmim significa che Egli lasciò prosperità imperiali, che sono difficili da abbando­nare. Generalmente questo si riscontra nel caso del Signore Ràmachandra, ma Visvanàtha Chakravarti Thakura dice che surepsita-ràjya-laksmim significa la preziosa e devota compagnia di Visnupriya-devi. Materialmente questo può non apparire come una grande cosa, ma la dedizione per Sriman Mahaprabhu che Visnupriya ha mostrato nel suo cuore supera qualunque livello di maestosità imperiale; e Lui ha dovuto lasciarla. Un tale livello di sacrificio e servizio non si é mai incontrato, neppure tra le grandi società degli dei. Nell’interesse del benessere pubblico, ha dovuto ignorare il servizievole, amorevole atteggiamento di Visnupriya.

LA MALEDIZIONE DI UN BRAHMANA

Questo verso accenna alla maledizione di un brahmana. Questo brahmana disse a Sriman Mahaprabhu: “Voglio partecipare a tuoi kirtana notturni nei quali Tu assapori il krsna-lila, ma le porte sono chiuse”. Quando Sriman Mahaprabhu compiva il kirtana e gustava il vraja-lila di Krishna, lo faceva con le porte chiuse e a notte fonda. Ma questo brahmana si credeva una persona religiosa e molto qualificata, perchè viveva bevendo solo latte e nient’altro, per cui disse: “Io devo avere accesso a quel kirtana. Non mi nutro d’altro che di latte; perchè non dovrebbe essermi permesso?” Sri Chaitanya Mahaprabhu rispose: “Bere latte non é una qualifica per entrare in coscienza di Krishna”. Il brahmana disse: “Allora ti maledico a perdere la tua vita familiare!” “D’accordo”, disse Mahaprabhu, e accettò la maledizione. Più tardi prese il sannyasa e rincorse coloro che erano stati deviati da Màyàdevi con l’intento di salvarli. Allo stesso tempo, sebbene fosse Krishna, accettò il temperamento di Srimati Radharani. Per queste due ragioni Egli abban­donò la Sua apparente vita mondana: agì per il benessere del pubblico e, dopo aver portato a termine questo com­pito, spese gli ultimi dodici anni della Sua vita assapo­rando il più intimo anelo di Srimati Radharani e inse­guendo la propria dolcezza interiore. Questo fu ciò che egli venne a mostrare al mondo. In questo mistico modo lo Srimad-Bhagavatam ha proclamato la magnanima apparizione di Sri Chaitanya Mahaprabhu.

UNA MISTERIOSA INCARNAZIONE

Dopo che Sri Chaitanya Mahaprabhu ebbe preso il sannyasa, andò a vivere a Jagannàtha Puri. Là convertì il più grande erudito di quei tempi: Sàrvabhauma Bhattacharya. Dopo essersi incontrato con Sri Chaitanya Mahaprabhu, il grande erudito Sàrvabhauma Bhattacharya interrogò il cognato Gopinatha Acharya a proposito dell’avatara per l’attuale era di Kali. Gopinatha viveva a Navadwipa ed era seguace di Sri Chaitanya Mahaprabhu. A modo suo, Sàrvabhauma cominciò ad elogiare Sri Chaitanya Mahaprabhu come un bellissimo uomo ed un grande erudito.

“Ho una grande attrazione verso di Lui,” disse, “ma non penso sia saggio che ad una così giovane età Egli abbia preso il sannyasa, l’ordine di rinuncia. Ha una vita così lunga davanti a Sè; come potrà essere in grado di mantenere alta la dignità della vita da sannyasi, una vita di rinuncia? Non posso stare seduto con le mani in mano. Questo ragazzo mi piace davvero molto. Cercherò di aiutarLo in qualità di guardiano così che, attratto dal fascino dei piaceri mondani, non debba perdere il Suo prestigio abbandonando il sannyasa.

Gopinatha non potè tollerare tutti questi consigli detti con fare protettivo e disse a Sarvabhauma: “Questo giovane uomo, così bello, affascinante e colto, ha attratto la tua attenzione e tu vorresti diventare il Suo guardiano per preservare la purezza della Sua vita. Tu pensi di doverLo aiutare? Non sai che Lui, in realtà, é l’incarnazione di Dio per questa era? Egli é l’avatara per il Kali-yuga; ha inaugurato lo yuga-dharma del nama-sankirtana a Navadwipa, e la Sua apparizione é menzionata nelle scritture”. Sàrvabhauma rispose: “No! No! Non stai par­lando ad una persona qualsiasi. Non credere di potermi dare a bere qualunque cosa! Sono un osso duro. Che cosa stai dicendo? Non c’é alcun kali-yuga-avatàra. Uno dei nomi di Visnu menzionati nel Visnu-sahasra-nàma nel Mahabharata é Triyuga: “Il Signore che appare solo in tre ere”. Questo significa che il Signore non ha incarna­zioni nel Kali-yuga eccetto Kalki, il quale é una incarna­zione per i passatempi, non l’incarnazione per l’era”. Gopinàtha rispose: “Ti consideri così erudito, ma sebbe­ne tu abbia studiato tutte le scritture e sia così orgoglioso della tua erudizione, il Mahàbhàrata e lo Srimad­ Bhagavatam sono le scritture principali per i seguaci degli eterni principi religiosi, e tu non hai ancora una conoscenza dettagliata in proposito”.

“NON UOMO MA DIO”

In quel momento, Gopinatha Acharya citò alcuni passaggi dallo Srimad-Bhagavatam e dal Mahàbhàrata (krsna-varnam tvisa krsnam, suvarna-varna hemango). In questo modo sottolineò la sua affermazione: “Qui tro­viamo l’avatàra indicato per l’era di Kali. Egli é apparso per diffondere il nàma-sankirtana. Non é un uomo, ma il Signore Supremo, Krishna stesso”. Sàrvabhauma disse: “No, no. Lascia perdere. Pensa agli affari tuoi. Non pen­sare di potermi istruire”. E discussero in questo modo.

In seguito, Sàrvabhauma Bhattacharya disse a Sri Chaitanya Mahaprabhu: “Mi piacerebbe insegnarti la filosofia del Vedanta, così che Tu possa mantenere il livello della Tua rinuncia. Ti insegnerò che questo mondo non é nulla, in modo tale che Tu non senta più alcuna attrazione verso di esso e non debba tornare ancora alla vita mondana”. Sri Chaitanya Mahaprabhu disse: “Certo, tu sei il mio guardiano. Qualunque cosa tu dica, io devo farla. Verrò e imparerò la filosofia del Vedanta da te, a qualunque ora tu ritenga opportuna”.

Quindi Gopinatha Acharya disse a Sri Chaitanya Mahaprabhu: “Sàrvabhauma parla in questo modo perchè non conosce la Tua vera identità”. Sriman Mahaprabhu allora rispose: “Perchè stai parlando contro di lui? Egli é il mio guardiano. Era il compagno di classe di mio padre, per questo nutre un grande affetto per Me. É a causa del suo affetto che si é posto come Mio guardiano e si preoc­cupa del Mio bene. Non trovo alcuna colpa in questo”.

SETTE GIORNI DI SILENZIO

Pochi giorni dopo, Sri Chaitanya Mahaprabhu comin­ciò ad ascoltare il Vedanta da Sarvabhauma Bhattacharya e, mentre questi parlava, egli rimaneva in silenzio come un bravo ragazzo, come se stesse ascoltando con fare sottomesso. Ma dopo che Sàrvabhauma ebbe insegnato a Sri Chaitanya Mahaprabhu per sette giorni, qualche dub­bio sorse nella sua mente. Pensò: “Che succede? Sono un così grande erudito nel Vedanta e nella logica, e sto cercando di fare del mio meglio usando tutta la mia intelligenza per rivelarGli il significato interno del Vedanta, ma non ottengo alcuna reazione da Lui. Se ne sta tranquillamente seduto ascoltando il mio discorso come se fosse sordomuto. E non posso dire che non mi stia capendo, perchè ha una intelligenza acuta. Di questo ne sono certo, eppure non dà segno di apprezzare nè alcun tipo di risposta. Non solleva alcuna questione nè dà alcuna indicazione che lasci intendere se ha capito oppure no; nulla del genere. Quindi, cosa sto facendo?” Non poteva trattenersi più a lungo. Rivolse la domanda direttamente al Signore: “Da più di sette giorni Ti sto spiegando il significato interno del Vedanta. Molti sannyasi vengono da me per impararlo, ma Tu non hai alcuna domanda da porre riguardo i miei discorsi, le mie spiegazioni? Mantieni uno strano e meraviglioso silen­zio. Qual é la ragione?”

ERUDIZIONE ATEA

Quindi, Sri Chaitanya Mahaprabhu Si rivelò. Disse: “Sarvabhauma, quello che tu stai spiegando é alla base della filosofia di Sankara; ma ho sentito dire che fu per ordine del Signore che Sankaràchàrya occultò il signifi­cato reale del Vedanta. Il suo autore, Vyàsadeva, é una persona totalmente teista, ma tutto ciò che tu stai dicendo é basato su di una erudizione atea”.

Sàrvabhauma era un uomo molto intelligente. Comprese: “Molto gentilmente, Egli vuole dirmi che ciò che sto spiegando é tutto falso. Durante gli ultimi sette giorni mi sono sforzato diligentemente al massimo delle mie capacità per spiegare il Vedanta, ed ora Lui mi rivela la Sua vera posizione e dice che tutto ciò che sto spie­gando é fasullo. Cosa sta dicendo?” Allora, molto gentil­mente e con qualche esitazione Sàrvabhauma chiese a Sriman Mahaprabhu: “Tu dici che quello che ho spiegato per gli ultimi sette giorni é del tutto privo di sostanza e irreale. Allora puoi darmi Tu il giusto significato? Se tutto quello che ho detto é improprio e falso, allora qual é il significato reale del Vedanta?” Sri Chaitanya Mahaprabhu umilmente rispose: “Se tu Mi ordini di spiegare il Vedanta, ci proverò. I sútra, o i codici del Vedanta, brillano di luce propria. Sono auto-evidenti. La corretta lettura dei sutra conduce al Parabrahman, Krishna”. Sri Chaitanya Mahaprabhu cominciò con questa introduzione. Disse che lo Srimad-Bhagavatam é la vera spiegazione e il commento del Vedanta. É men­zionato nel Garuda-Puràna:

artho ‘yam brahma-sutranam bharatartha-vinirnayah

gayatri-bhasya-rupo ‘sau vedartha-paribrmhitah

“Lo Srimad-Bhàgavatam rappresenta il vero significato del Vedanta-sutra e sebbene sia molto difficile estrapolare il significato reale dei centomila versi epici del Mahabharata (la grande storia del mondo), lo Srimad-Bhàgavatam é venuto a darci il suo reale significato. La madre di tutta la conoscenza Vedica é il Gayatri mantra. Lo Srimad -Bhagavatam ci dà l’essenza del Gayatri in modo davvero completo; e anche le verità supplementari dei Veda si trovano contenute all’interno dello Srimad-Bhagavatam.” Quindi il Vedanta deve essere spiegato in luce della verità che é stata espressa nello Srimad-Bhàgavatam. Solo allora il vero significato può essere compreso.

L’ASPIRAZIONE DELLE ANIME LIBERATE

Quando Sriman Mahaprabhu menzionò lo Srimad-Bhagavatam. Sarvabhauma non potè negarne la validità. Disse: “Sì, anche a me piace lo Srimad-Bhagavatam; specialmente questo bellissimo verso. In quel momen­to. Sarvabhauma, per ristabilire il prestigio perduto, cominciò a spiegare il verso atmarama dello Srimad­-Bhagavatam:

atmaramas ca munayo nirgrantha apy urukrame

kurvanty ahaitukim bhaktim ittham-bhúta guno harih

“Perfino le anime liberate, completamente soddisfatte nel sè, sono irresistibilmente attratte dalle qualità super­eccellenti di Krishna e ad abbandonarsi a Lui in pura devozione”.

Sarvabhauma esplicò questo verso in nove modi differenti, mentre Sri Chaitanya Mahaprabhu, come prima, ascoltava in silenzio. Dopo che ebbe terminato la sua spiegazione Sarvabhauma pensò di aver riguada­gnato la sua posizione. Ancora, per cortesia, chiese a Sri Chaitanya Mahaprabhu: “Sei soddisfatto di questa spiegazione? Se Tu puoi dare più luce a questo verso, Ti ascolterò”. Sri Chaitanya Mahaprabhu gli disse: “Se me lo ordini, ci posso provare”. Quindi Egli diede diciotto tipi differenti di spiegazioni dello stesso verso, lasciando da parte le nove già date da Sarvabhauma.

In quel momento, mentre ascoltava la spiegazione di Sri Chaitanya Mahaprabhu, Sarvabhauma gradualmente vide che stava perdendo la sua posizione. Il suo orgoglio lo lasciò. Attonito pensò: “Questo giovane, questo ragaz­zo, non é una persona ordinaria. Un intelletto ordinario non può confutare i miei argomenti. Ignorando tutti i miei tentativi di spiegare questo verso, Egli ha dato di esso diciotto meravigliose spiegazioni. Spiegazioni così consistenti, irresistibili, devozionali e bellissime supe­rano tutte quelle che ho esposto con tanto sforzo e dispendio di energia. Nessun essere umano può superare le mie interpretazioni. Nessun intelletto umano può con­frontarsi col mio. Questa spiegazione comprende tutto. Ma proviene da questo giovane! Come può essere possibile?”

RIVELAZIONE MISTICA

Gradualmente perdette la fede in se stesso e rimase sconcertato. Si ricordò che Gopinàtha Achàrya aveva detto che Sriman Mahaprabhu non era un essere umano e pensò: “Non é possibile che un umano spieghi le cose in questa maniera. Deve avere qualcosa di soprannaturale”. Quindi Sri Chaitanya Mahaprabhu rivelò a Sàrvabhauma la sua posizione spirituale come Narayana e Krishna combinati. In trance, Sàrvabhauma vide tutte ciò e cadde ai piedi del Signore, quasi completamente privo di sensi. Quando si risvegliò dallo stato di trance, vide quel ragaz­zo ancora seduto lì con grande umiltà come uno studente. Quindi Sri Chaitanya Mahaprabhu gli chiese: “Posso andare per oggi?” E Sarvabhauma rispose: “Sì, puoi andare ora”. Il Signore se ne andò, e Sarvabhauma rima­se lì. Dopo qualche tempo rinsavì e cominciò a pensare: “Che cosa ho visto? Narayana a quattro braccia e Krishna che suona il flauto! Non fui sconfitto da un uomo, questa é la mia consolazione. Sarvabhauma divenne un uomo diverso e compose due versi:

vairagya-vidya-nija-bhakti-yoga-

siksartham ekah purusah puranah

Sri-krsna-caitanya-sarira-dhàri

krpàmbudhir yas tam aham prapadye

“Mi arrendo ai piedi di loto di Sri Chaitanya Mahaprabhu, che é un oceano di misericordia. Egli é l’originaria Personalità di Dio, Krishna, ed é disceso per insegnarci il reale significato della conoscenza, della rinuncia e della devozione a Lui”.

kàlàn nastam bhakti-yogam nijam yah

pràduskartum krsna-caitanya-nàmà

àvirbhutas tasya pàdàravinde

gàdham gàdham liyatàm citta-bhrngah

“Che le api da miele della mia mente si immergano profondamente nei piedi di loto di Sri Chaitanya Mahaprabhu, il quale é la Suprema personalità di Dio, Krishna stesso. Egli é apparso per ristabilire il sentiero della pura devozione, che si é quasi completamente perso a causa dell’influenza del tempo”.

UN SAPORE SUPREMO

Questi due versi furono composti da Sarvabhauma Bhattacharya per esprimere che Sri Chaitanya Mahaprabhu é il Signore Supremo in persona. La mattina presto del giorno seguente, Sriman Mahaprabhu, con un po’ di prasadam proveniente dal tempio di Jagannatha, corse da Sarvabhauma mentre questi era ancora nel letto. Esclamò ad alta voce: “Sarvabhauma, com’é meraviglioso questo prasadam! Ha un sapore davvero straordinario. Per favore, assaggialo! Sono venuto con questo prasadam per te”. Sarvabhauma si alzò dal letto nel momento stesso in cui Mahaprabhu gli offrì il prasadam, e non potè fare altro che accettarlo senza lavarsi la bocca. Solitamente un brahmana Pandita, come prima cosa la mattina presto si pulisce la bocca, si lava, offre diverse preghiere e solo allora prende il prasadam. Ma quando Sri Chaitanya Mahaprabhu personalmente arrivò e glielo offrì con le Sue stesse mani, che cosa poteva fare Sarvabhauma? Doveva accettare quel prasadam. Sri Chaitanya Mahaprabhu gli disse: “Abbiamo in passato assaporato il gusto di così tante cose come il ghi, il riso, i dolci e le spezie. Sappiamo che sapore hanno, ma que­sto é meraviglioso. Questo é stato toccato dalle labbra di Krishna in persona. É straordinariamente meraviglioso e saporito”. Quindi Sàrvabhauma mangiò avidamente quel prasadam e cominciò a pronunciare dei mantra:

suskam paryusitam vàpi nitam va dúra-desatah

pràpti màtrena bhoktavyam nàtra kàla-vicàranà

“Una persona dovrebbe mangiare il maha-prasada non appena lo riceve, senza considerare il tempo e il luogo, persino se é secco, raffermo o portato da un paese lontano”.

na desa-niyamas tatra na kàla-niyamas tathà

pràptam annam drutam sistair bhoktavyam harir abravit

“Il prasada di Sri Krishna va preso non appena lo si riceve, senza esitazioni. Non ci sono principi regolatori riguardanti il tempo e il luogo. Questo é l’ordine della Suprema Personalità di Dio”.

OGGI HO CONQUISTATO IL MONDO

Egli prese il prasadam, e il Signore e il servitore si abbracciarono e cominciarono a danzare in estasi. Men­tre danzavano, i sintomi dell’estasi apparvero in entrambi. Sudavano, tremavano e versavano lacrime. Assorto nell’amore estatico, Mahaprabhu disse: “Oggi ho conqui­stato il mondo intero, perchè ho convertito uno studioso del calibro di Sarvabhauma Bhattacharya. Ora egli ha una tale fede nel maha-prasada che senza compiere alcun rituale Vedico, l’ha mangiato. La Mia missione ha avuto successo!”

Da quel giorno in poi, Sarvabhauma Bhattacharya non conobbe altro che i piedi di loto di Sri Chaitanya Mahaprabhu, e potè spiegare le scritture con la conclusione della devozione. Vedendo che Sàrvabhauma si era convertito a Sri Chaitanya Mahaprabhu, Gopinatha Acharya cominciò a battere le mani e a danzare. Disse: “Dunque, Sarvabhauma, cosa pensi ora?” Sarvabhauma rispose: “Gopinatha, tu sei un vero amico, perchè a causa della tua. grazia ho ricevuto la misericordia di Sri Chaitanya Mahaprabhu”.

L’AMICO DEI CADUTI

Sebbene sia dovere della giustizia ricercare quali­fiche, la misericordia non ha tali limitazioni. La mise­ricordia divina non si preoccupa di trovare alcuna quali­fica, ma é sempre pronta a compensare il debole e l’incapace. Solo una cosa é richiesta: il nostro sincero anelo di riceverla. Nel Chaitanya-charitamrta é detto:

krsna-bhakti-rasa-bhavita matih

kriyatàm yadi kuto ‘pi labhyate

tatra laulyam api mulyam ekalam

janma-koti-sukrtair na labhyate

“Il puro servizio devozionale a Krishna non può essere ottenuto compiendo attività pie neppure per milioni di nascite. Può essere acquistato solamente pagando un prezzo: intensa brama. Dovunque questa sia reperibile, una persona dovrebbe acquistarla immedia­tamente”. Nessuna qualifica proveniente da vite prece­denti ci potrà aiutare ad ottenere la coscienza di Krishna; solo un ardente desiderio e fede sono importanti.

E quale é l’effetto della coscienza di Krishna?

bhidyate hrdaya-granthis chidyante sarva-samsayah

ksiyante càsya karmàni mayi drste ‘khilàtmani

“La nostra più profonda aspirazione per il rasa, l’estasi, é sepolta nel cuore, e il cuore é legato e sigillato. Però l’ascoltare e il cantare le glorie di Krishna rompe i lacci del cuore, il quale si risveglia e si apre per ricevere Krishna: la riserva del piacere, estasi personificata (raso vai sah, akhila-rasàmrta-murtih)”.

IL CUORE DESIDERA ESTASI

Il nostro cuore desidera estasi, incanto e dolcezza. Tutto ciò é sentito dal cuore, non dal cervello, per questo é al cuore che si é data più importanza. L’effetto succes­sivo é sentito nel piano della conoscenza. Dopo aver avuto un assaggio della dolcezza divina, i dubbi scom­paiono (rasa-varjam raso ‘py asya param drstva nivartate). Quando abbiamo un assaggio della vera estasi (rasa), tutti i dubbi si chiariscono. Assaporando la coscienza di Krishna il cuore viene catturato, e quando il cuore é stato catturato, l’estasi dell’amore per Dio, prema, comincia a fluire. Essendo soddisfatto il cuore dirà: “Questo é quello che stavo cercando!” Quindi il cervello lo seguirà pensando: “Sì, non possono esserci dubbi, questo é il più alto obiettivo della nostra ricerca. Dissolve tutto il resto”. Il cuore dirà: “Ho ottenuto prema, amore divino, questa é la cosa più elevata! D’ora in avanti smetterò tutte le altre attività”. Quindi il karma chiuderà i battenti. Dopo essere venuto a contatto con la coscienza di Krishna, il primo risultato sarà che il cuore si risveglia. Quando il cuore é catturato, il cervello approva e il nostro karma, che incanala energia nella direzione sbagliata, si arresterà. La coscienza di Krishna é la vera ricchezza del cuore.

É la natura della misericordia divina quella di pro­pagarsi senza tenere conto di alcuna legge. La sola considerazione é il nostro desiderio di riceverla. La misericordia é offerta in questo modo: “La vuoi?” Se noi semplicemente affermiamo: “Sì, é meravigliosa ed estre­mamente gustosa!” Allora possiamo averla. Se la nostra preghiera é sincera, nient’altro é richiesto. É una sem­plice transazione. Se la desideriamo, la riceveremo. La coscienza di Krishna é molto semplice. Non importa che una persona sia adatta o meno. Chiunque semplicemente la desideri potrà riceverla.

Ma cosa ne é di coloro che non desiderano questo dono divino? Per loro, Sri Chaitanya Mahaprabhu ha distribuito una misericordia speciale attraverso il Suo più magnanimo agente sollecitante: Sri Nityananda Prabhu. Nityananda Prabhu non permetterà di fuggire nemmeno a coloro che vogliono evitare la coscienza di Krishna. Se qualcuno dice: “Non la voglio”, Nityananda Prabhu non glielo permetterà. Egli dirà: “No! Tu devi volerla. Te lo chiedo ardentemente; accettala! Usala e sarai in grado di sentire il valore della coscienza di Krishna”. Un commer­ciante intelligente, per conquistare il mercato, può distri­buire gratuitamente un campione del suo prodotto ai suoi clienti dicendo: “Prendine uno gratis! Non hai da pagare nessun prezzo ora. Te lo regalo. Usalo, e se cogli il valo­re, l’utilità del mio prodotto, compralo”. In seguito, tutti lo compreranno.

PER FAVORE, ACCETTA GAURANGA!

In modo simile, Nityananda Prabhu viaggiò attraverso tutto il Bengala facendo il Suo umile appello. Nityananda Prabhu bussava alle porte e cadeva ai piedi dei Suoi clienti dicendo: “Per favore, accetta questo! Non Mi respingere. Non mandarMi via. Per favore, fa quello che dico. Poni tutta la tua attenzione su Gauranga e sarai beneficiato al di là di qualunque aspettativa. Questa é la Mia richiesta”. Egli versava lacrime, Si rotolava davanti alla loro porta dicendo: “Tu sei riluttante nell’accettare questo, ma non dubitare. Io ti imploro, accettalo! Credi a Me. Accetta Gauranga, per favore!” In questo modo Nityananda Prabhu era solito girovagare per entrambe le sponde del Gange, andando qui e là, predicando a propo­sito di Sri Chaitanya Mahaprabhu.

Nityananda Prabhu conosce solo Gauranga. Egli é rappresentato nel krsna-lila come Baladeva. Apparen­temente Baladeva compie il rasa-lila, ma all’interno del Suo cuore sta organizzando il rasa-lila per Krishna: la Sua natura mostra agli esperti della devozione che Egli é sempre dedicato a Krishna. Altrimenti non sarebbe Baladeva. Non possiede pensieri tesi al soddisfacimento del Suo piacere personale; ogni atomo del Suo corpo é sempre ansioso di organizzare situazioni per il divertimento di Krishna. Allo stesso modo, ogni atomo del corpo di Nityananda Prabhu é sostanza trascendentale co­sciente; ogni atomo del Suo corpo ha come obiettivo solo il servizio e la soddisfazione di Sri Chaitanya Mahaprabhu.

“VIENI GIÙ DAL TUO TRONO!”

Un giorno Sachidevi, la madre di Mahaprabhu, sognò che Krishna e Balarama erano su di un trono e Nityananda Prabhu stava dicendo a Baladeva: “Vieni giù dal; Tuo trono! I Tuoi giorni sono scaduti. Ora sarà installato il mio Signore Gauranga”. Baladeva ribattè: “No! Io ho il mio Signore, Krishna”. Ci fu una lotta, però Nityananda Prabhu ebbe la meglio e tirò Baladeva giù dal trono, dicendo: “I tuoi giorni sono terminati. Ora é giunto il tempo per il Mio maestro, Gauranga. Tu sei un trasgres­sore, un usurpatore. Devi scendere da lì”. Baladeva non potè sconfiggere Nityananda, che lo tirò giù dal trono.

Questa é la natura della relazione tra Nityananda Prabhu e Sri Chaitanya Mahaprabhu. Nityananda non possiede nulla di Suo; il Suo tutto é Sri Chaitanya Mahaprabhu. Come Baladeva é per Krishna, così Nityananda Prabhu é per Sri Chaitanya Mahaprabhu. Lo scopo della discesa di Sri Chaitanya Mahaprabhu era distribuire il servizio devozionale per Vrndavana più generosamente. D’altro canto, Nityananda Prabhu era solito cantare:

bhaja Gauranga, kaha Gauranga laha gaurànger nàme

ye jana Gauranga bhaje sei amàra pràna re

“Adora Gauranga, parla di Gauranga, canta il nome di Gauranga. Chiunque adori Sri Gauranga é la Mia vita ed anima”. Nityananda Prabhu tentò del Suo meglio per fare in modo che la moltitudine accettasse Sri Chaitanya Mahaprabhu. Che cosa disse? “Unisciti direttamente alla campagna di Sri Chaitanya Mahaprabhu e sicuramente otterrai Vrndavana”.

Ovviamente Navadwipa, la dimora di Sri Chaitanya Mahaprabhu, non é meno preziosa di Vrndavana, la dimora di Krishna. Lo stesso rasa che si trova a Vrndavana é presente a Navadwipa in un’altra forma. Alcuni devoti hanno una particolare attrazione per il vrndavana-lila altri per il navadwipa-lila, e un terzo gruppo é attratto da entrambi i campi; però il navadwipa-lila é il più generoso. A Vrndavana, i divertimenti di Krishna sono confinati a un circolo intimo, mentre a Navadwipa essi vengono distribuiti. Per questo il gaura­-lila é più generoso del krsna-lila.

Nel Chaitanya-charitamrta (Mad. 25.261), Krsna­dasa Kaviràja Goswami spiega la sua concezione sulla differenza tra il gaura-lila e il krsrna-lila:

krsna-lila amrta-sara, tàra ‘sata ‘sata dhàra,

dasa-dike vahe yàhà haite

se caitanya-lila haya, sarovara aksaya,

mano-hamsa caràha’ tàhàte

Dice: “Non c’é dubbio che nel krsna-lila si trovi il più elevato e nettareo sapore del rasa. Ma cosa é il gaura-­lila? Nel gaura-lila il nettare del krsna-lila non rimane confinato ad un circolo limitato, ma viene distribuito da tutte le parti. É proprio come se da tutte le dieci direzioni del nettareo lago del krsna-lila, scaturissero centinaia di ruscelli”.

La nostra più elevata aspirazione é ottenere il servizio a Srimati Radharani, ma all’inizio dobbiamo avvicinare Sri Nityananda Prabhu attraverso la Sua manifestazione nella forma di guru. Nityananda Prabhu consolida le fondamenta che ci aiutano a fare ulteriori progressi nella devozione. Progressi rapidi senza delle buone fondamenta invitano reazioni negative, per questo la miseri­cordia di Nityananda Prabhu é la nostra necessità primaria. Questo approccio culmina nel servizio a Srimati Radharani (nitaiyer-karuna haba braje radha-krsna pabe).

La filosofia del Vaisnavismo Gaudiya consiste nel­l’essere reintegrati come il servitore del servitore al grado estremo. Il nostro obiettivo non é diventare uno con Krishna (ricevere il servizio); vogliamo offrire il nostro servizio. La metà predominata della Verità Asso­luta é potenza negativa (l’energia che serve) e la metà predominante riceve quel servizio. Il nostro maggiore interesse sarà raggiunto quando, in accordo alla nostra natura costituzionale, otterremo la nostra posizione nella linea dei servitori nella metà negativa predominata.

Per la grazia di Nityananda Prabhu accresciamo la nostra attrazione per Sri Gauranga. Se riceviamo la gra­zia di Sri Gauranga, riceviamo tutto al massimo grado. Questa é la via più sicura per avvicinare Radha-Govinda. Se cercassimo di raggiungere Radha-Govinda in qualche altro modo, il nostro tentativo sarebbe naturalmente artificiale e difettoso. Se tentassimo di avvicinare Radha-Govinda direttamente, evitando Sri Gauranga, incontre­remmo grandi difficoltà.

UN INVESTIMENTO IN NAVADWIPA

Quindi dovremmo investire tutta la nostra energia nel servizio di Sri Gauranga. Così ci troveremo automa­ticamente elevati verso la più alta sfera. Prabodhànanda Saraswati Thàkura prega:

yathà yathà gaura-padàravinde

vindeta bhaktim krta-punya-ràsih

tathà tathotsarpati hrdy akasmàd

Radha-padàmbhoja-sudhàmbhu-rasih

“Se dedichiamo noi stessi ai piedi di loto di Sri Gauranga, otterremo automaticamente il nettareo servi­zio a Srimati Radharani a Vrndavana”.

Un investimento in Navadwipa Dhama porterà auto­maticamente a Vrndavana. Come costui sarà portato là, gli rimarrà sconosciuto. Ma coloro che hanno buona for­tuna investono tutto nel servizio di Gauranga. Così facendo, arriveranno un giorno a scoprire che ogni cosa é stata automaticamente offerta ai Divini Piedi di Srimati Radharani. Lei accetterà loro al Suo intimo servizio, impegnandoli dicendo: “Oh, voi avete una buona racco­mandazione da Navadwipa; vi assegno immediatamente questo servizio”. Srimati Radharani si presenta nella forma di Gauranga, con l’elemento addizionale della magnanimità. Nella nostra considerazione dei passa­tempi di Sri Gauranga non può esserci spazio per alcun tipo di egoistico sensualismo, poichè Egli appare come un sannyasi e un devoto.

Ovviamente, se andiamo ad analizzare Sri Chaitanya Mahaprabhu troveremo Krishna con le sembianze di Radharani. Secondo la filosofia impersonalista, quando il negativo e il positivo si combinano, diventano un’unità indifferenziata. Ma la filosofia Vaisnava afferma che quando entrambi gli aspetti di Dio, positivo e negativo, si combinano, la personalità non é perduta. Piuttosto, nei panni del negativo, il positivo viene convertito e comin­cia a cercare Se stesso nello stato d’animo del più elevato cercatore. Secondo il Vaisnavismo, quando il positivo e il negativo si combinano, non creano equilibrio, ma il loro carattere dinamico si mantiene sempre. La combina­zione di Radha e Govinda é Sri Gauranga, e per la grazia di Nityananda Prabhu, possiamo essere attratti a Lui.

LA MISERICORDIA CHE ABBRACCIA TUTTO

La misericordia di Nityananda Prabhu talvolta eccede la misericordia di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Dal momento che può venirsi a creare un cattivo precedente, talvolta Mahaprabhu non può accettare alcune anime cadute. Deve tenere in considerazione il loro status così come altre cose. Invece la misericordia di Nityananda Prabhu non tiene conto di alcuna circostanza sfavore­vole: é estremamente prodiga e quasi cieca. Non fa alcuna discriminazione tra i differenti livelli di peccatori. La Sua misericordia abbraccia tutto, e Sri Chaitanya Mahaprabhu non può rifiutare la Sua raccomandazione. Nityananda Prabhu offre rifugio persino a coloro che sono stati rifiutati da Sri Chaitanya Mahaprabhu e gra­dualmente Mahaprabhu li deve accettare. Per cui la grazia di Nityananda é la più grande sia in magnanimità che in circonferenza, ed é la nostra consolazione che per la Sua misericordia persino le anime più cadute possono raggiungere la meta suprema.

Una volta Sri Chaitanya Mahaprabhu disse ai Suoi seguaci: “Persino se Nityananda Prabhu si dovesse tro­vare con una donna caduta del più basso tipo, bevendo vino in un’osteria, dovete sapere che Lui é al di sopra di queste cose. Nonostante Lo possiate trovare impegnato nel compiere basse attività, Egli non é mai implicato. Può sembrare connesso con innumerevoli attività degradate, ma dovete sapere che é sempre riverito dal creatore dell’universo, il Signore Brahma, e da altri eccelsi devo­ti. La misericordia di Nityananda Prabhu é così potente che se una persona semplicemente prende un pezzo della fascia che Egli porta attorno ai fianchi e lo indossa con rispetto, sarà salvato dai disturbi provocati dai sensi materiali”. Per questo preghiamo: “Possa la mia mente essere sempre fissa sui Suoi piedi di loto; offro i miei omaggi a Sri Nityananda Prabhu”.

INGHIOTTITE DA MAYA

Sri Chaitanya Mahaprabhu prese il sannyasa per il beneficio di tutte quelle anime inghiottite da maya. Inseguì e rincorse le anime cadute per liberarle dal l’illusione dando loro il Santo Nome di Krishna, e Nityananda Prabhu, come la Sua ombra, Gli correva die­tro ovunque andasse. Si era completamente abbandonato e identificato con la causa di Mahaprabhu. Per questo dobbiamo prostrarci a Nityananda Prabhu. Sri Chaitanya Mahaprabhu era assorto nell’assaporare la dolcezza del Radha-Govinda lila, profondamente immerso all’interno di quella realtà. Tuttavia, allo stesso tempo, voleva libe­rare tutte quelle anime il cui cuore non era stato divorato dalle false nozioni di rinuncia e sfruttamento. Egli ordinò a Nityananda Prabhu: “Vai in Bengala e cerca di libe­rarli; dai loro l’amore divino per Radha e Krishna”.

Ordinò a Nityananda Prabhu di distribuire l’amore divino per Radha-Govinda, invece Nityananda cominciò a predicare a proposito di Sri Gauranga. Pensò: “Sarà meglio per loro adorare Gauranga; questo li aiuterà nella loro presente condizione a liberarsi dalle loro offese e, così facendo, raggiungeranno automaticamente una posi­zione nel lila di Radha-Govinda”. Gli fu ordinato di pre­dicare il nome di Krishna, invece cominciò a predicare il nome di Gauranga.

Quindi, per il nostro bene, ci prostriamo a Nityananda Prabhu con tutta la nostra umiltà.

Preghiamo: “Oh, Nityananda Prabhu, oh gurudeva, per favore dammi una goccia di ferma fede in Srí Gauranga, il quale é Radha-Govinda combinati mentre assaporano la dolcezza del nettare divino dei divertimenti di Vrndavana. Dammi una goccia di fede, così che un giorno possa ottenere l’amore divino ed entrare in quel dominio”.

Se rifiutiamo Nityananda Prabhu e Sri Chaitanya Mahaprabhu, la nostra aspirazione di servire Radha-­Govinda sarà un sogno, un’astratta immaginazione priva di realtà. Nityananda Prabhu é il rifugio di tutte le anime cadute. Del guru-tattva egli é l’aspetto che possiede il cuore più generoso. Dobbiamo chinare la nostra testa a Lui, accettare i Suoi santi piedi e abbandonarci a Lui.

Nel regno spirituale di Vaikuntha, Nityananda Prabhu é rappresentato come Sankarsana, il Signore Supremo che é considerato essere il sostegno di tutto ciò che esiste. La Sua energia mantiene tutto ciò che esiste. Egli é il Baladeva originario, la Personalità di Dio. Dunque dovremmo vedere i divertimenti di Nityananda Prabhu con piena coscienza della Sua dignitosa posizione, nonostante Egli usasse andare ramingo qua e là, roto­landosi nella polvere con le lacrime agli occhi dicendo: “Accetta il nome di Gauranga e ti sarò venduto”. Nono­stante Egli assunse questa bassa posizione, deve essere considerato in luce della Sua reale, dignitosa posizione. Dobbiamo arrenderci a Lui con questa attitudine.

Balarama é rappresentato in diverse parti del mondo spirituale sotto differenti aspetti. Egli venne qui come Nityananda Prabhu con Sri Chaitanya Mahaprabhu. La verità circa Nityananda Prabhu é stata esaustivamente esplicata nel Chaitanya-charitamrta e nel Chaitanya-­Bhagavata. Lì é descritto che Egli si diverte assaporando i Suoi divertimenti in compagnia di Suo fratello minore. A quel Nityananda dobbiamo chinare la nostra testa.

Sri Krishna prema, amore divino, é una sostanza in­concepibile, molto piacevole ed estatica. I grandi santi che hanno avuto un assaggio di quella meravigliosa sostanza hanno gettato via ogni altra sorta di aspirazione, inclusa la stessa salvezza, la quale é prodigalmente elo­giata dai Veda. Ma Nityananda Prabhu, sebbene sia uno con Baladeva, é più grande di Lui. Perchè? Perchè sta distribuendo amore divino.

Che cos’é l’amore divino? É così importante e prezio­so, molto più elevato di qualunque altra sorta di otteni­mento, per cui colui che può dare amore divino é di gran

lunga superiore di chi dà lavoro, ricchezza, piacere e persino salvezza dharma, artha, kama, moksa). Se arri­viamo a capire che Krishna é subordinato a Srí Chaitanya Mahaprabhu, allora ovviamente Balarama é subordinato a Nityananda Prabhu. In tutti i campi Essi sono simili, ma quando la magnanimità si aggiunge a Balarama, Egli diviene Nityananda Prabhu.

In primo luogo, la posizione dell’amore divino deve essere stabilita: i grandi santi respingono la salvezza e altre cose dopo che hanno percepito lievemente la fra­granza dell’amore divino. Una volta che la posizione dell’amore divino é stabilita, possiamo capire che chi può darlo deve necessariamente essere superiore a colui che dà tutte le altre cose.

Perciò Nityananda Balarama é superiore a Karanodakasayi Visnu, la Superanima di tutti gli universi insieme; a Garbhodakasayi Visnu, la Superanima di questo univer­so, e a Ksirodakasayi Visnu, la Superanima di tutti gli esseri viventi. E quel Balarama é venuto qui come Nityananda Prabhu (non con maestosità, grandezza o potenza, ma con forma umana), per distribuire amore divino. Ed é colui che dà Gauranga. La Sua grandezza é provata da questo fatto. Possiamo capire questo da un ulteriore esame dei diversi aspetti della Sua vita, passo per passo.

Nityananda Prabhu nacque a Ekachakra, dove passò i primi anni della Sua vita. I Suoi genitori, amici e vicini erano colmi di gioia estatica, essendo coinvolti nei Suoi dolci divertimenti infantili. Fin dalla Sua infanzia deliziò l’intera atmosfera dì Ekachakra, e in questa gioiosa atmosfera passò gli anni della Sua fanciullezza.

Un giorno, quando Nityananda era ancora giovane, arrivò un sannyasi a casa Sua e Lo chiese ai Suoi geni­tori. Il sannyasi andava ramingo per i luoghi santi e pregò i genitori di avere Nityananda in carità. Lo prese con se e Nityananda vagò per quasi tutti i luoghi santi, seguendo quel sannyasi. Si dice che quel sannyasi fosse Madhavendra Puri.

Fu così che un giorno, sentendo estasi all’interno del Suo cuore, Nityananda Prabhu potè capire che Sri Gauranga aveva cominciato i Suoi divertimenti di sankirtana a Navadwipa. Con questa ispirazione, arrivò a Navadwipa Dhama.

UN SOGNO STRAORDINARIO

Quel giorno, Mahaprabhu disse ai suoi seguaci: “Ho sognato che un uomo straordinariamente grandioso, su di un carro contrassegnato dallo stendardo con la palma di Balarama veniva alla Mia porta e diceva: “Dov’é la casa di Nimai Pandita?” due, tre, quattro volte, ancora e ancora continuava a dire: “Dov’é la casa di Nimai Pandita?” Mahaprabhu continuò: “Quel grande perso­naggio deve essere arrivato la notte scorsa a Navadwipa. Cercate di trovarLo”. Cercarono e ricercarono, ma non poterono trovarLo in nessun luogo.

Quindi Mahaprabhu disse loro: “LasciateMi provare”. Si diresse direttamente alla casa di Nandanacharya, e quando Sri Chaitanya Mahaprabhu e i Suoi seguaci giun­sero improvvisamente lì, trovarono Nityananda Prabhu seduto nella veranda. Dopo aver visto Chaitanya Mahaprabhu, Nityananda Prabhu Lo fissò intensamente per qualche istante. Assorto in Lui, svenne. In questo modo, in un giorno, Egli divenne il più intimo associato di Sriman Mahaprabhu. Quando gli fu ordinato da Sri Chaitanya Mahaprabhu di dare a tutti la coscienza di Krishna, Egli cominciò a distribuire la coscienza di Gauranga, l’amore divino per Sri Gauranga. Quel Nityananda Prabhu é il salvatore di tutte le anime cadute, non fa alcuna discriminazione del livello della loro cadu­ta: Per questo ci inchiniamo ai Suoi santi piedi.

Sri Chaitanya Mahaprabhu una volta ebbe una con­versazione segreta con Nityananda Prabhu a Jagannatha Puri. Qualcuno dice che quando Nityananda Prabhu andò in Bengala e si sposò, fu perchè Mahaprabhu Gli chiese di farlo. La nostra opinione é che siccome le persone della cosiddetta “alta società” erano sovraccariche di vanità, a Nityananda Prabhu fu chiesto di approcciare le masse, e dato che Gli fu ordinato di mescolarSi a loro in maniera molto familiare allo scopo di predicare, fu rite­nuto necessario per Lui sposarSi. Altrimenti, se Si fosse mescolato familiarmente con uomini di famiglia, si sarebbero potute sollevare accuse al Suo livello di rinun­cia. Per agevolare questo proposito di predica, si sposò. Dovette adottare questa politica e accettare questo ruolo. Probabilmente gli fu detto di agire così da Sri Chaitanya Mahaprabhu; non fu una Sua decisione. Naturalmente, sposato o non sposato, non significava nulla per Lui. Come Egli venne in contatto con Jahnavadevi, la Sua eterna consorte, é descritto nel Bhakti-ratnàkara. Sembra che quando stava predicando per il Bengala, andò anche a predicare nella casa del padre di Jàhanavàdevi Suryadasa Pandita, il fratello di Gauridàsa Pandita, il quale era già un seguace di Gaura-Nityananda. Suryadasa Lo aiutò intimamente nel Suo lavoro di propaganda, tanto che la sua casa ne costituì un’ottima base. E Suryadàsa, il quale aveva due figlie, ne offrì una in sposa a Nityànanda Prabhu. In ultima istanza, Srìla Nityànanda Prabhu e Srimati Jàhanavàdevi sono eternamente asso­ciati, e sebbene il Loro matrimonio sia avvenuto appa­rentemente per necessità, in realtà esso é parte del Loro eterno lila.

Certamente, qualche cosiddetto sannyàsi si approfitta di questo per abbandonare il proprio voto di celibato e sposarsi, dando come scusa il matrimonio di Nityànanda Prabhu. Ma non é provato il fatto che Nityànanda Prabhu fosse un sannyàsi. In realtà il nome Nityànanda é un nome da brahmachàri. “Ananda” é un suffisso che si aggiunge al nome di un brahmachàri. Ànanda, Svarúpa, Prakasa e Chaitanya sono diversi tipi di nomi per brahmachari. II nome Ànanda si trova anche nell’ordine del sannyasa, ma non si trova citato alcun titolo di sannyasa riferito a Nityananda Prabhu. Inoltre non é menzionato in alcun luogo il sannyasa guru di Nityananda Prabhu, sebbene sappiamo che il Suo diksa guru fu Màdhavendra Puri, che era anche il guru di Advaita Prabhu e Isvara Puri.

Nityananda Prabhu é conosciuto come un avadhuta. Avadhuta non significa sannyasi, ma una persona che non si preoccupa molto delle sue pratiche esterne e qualche volta fa cose che non dovrebbero essere fatte. Quando una persona eccelsa é vista impegnata in attività di basso tipo, viene considerata un avadhuta. Si intende che egli é superiore a questo, ma le sue attività sono di natura inferiore. Ava significa basso e dhuta significa che può rimuovere o purificare.

Nityananda Prabhu ruppe in tre il bastone da sannyasi (ekadanda); questo indica che quando viene preso il sannyasa, l’ordine di rinuncia, si dovrebbe accettare non uno, ma tre danda, che simboleggiano la dedizione di corpo, mente e parole al servizio del Signore. Anche Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura Prabhupada fu ispirato da questa azione di Nityananda Prabhu a dare il tridanda sannyasa ai Suoi discepoli, in contrapposizione all’ ekadanda sannyasa che era precedentemente in uso in Bengala. Il sistema del tridanda sannyasa era in uso nel sud­est dell’India dai Vaisnava che seguivano Ramanujacharya, e Sila Bhaktisiddhanta lo introdusse per l’era moderna.

CONCETTI ERRONEI: ATTACCHIAMOLI E DISTRUGGIAMOLI!

Lo stile di Nityananda Prabhu era in qualche modo singolare. La Sua strategia consisteva nel sollevare i più caduti. Come Napoleone, la cui politica era attaccare la posizione più forte dell’esercito opposto, così Nityananda Prabhu voleva catturare i più peccatori. Generalmente pensiamo che un santo scappi da questo mondo di maya e se ne vada in un luogo solitario dove possa entrare in una grotta e dedicarsi alla meditazione. I santi indiani solitamente predicano: “Abbandona tutto, vai in un luogo solitario, trova una grotta e impegnati completamente a comprendere Dio”. Ma il nostro guru Maharaj era diver­so. Come Mahaprabhu e Nityananda Prabhu, egli voleva attaccare maya e, come un grande generale, dichiarò guerra totale all’illusione e persino a tutte le altre concezioni esistenti di religione. “Perchè ci sono questi fraintendimenti e concezioni errate?” pensò. “Ogni cosa appartiene a Krishna: isàvàsyam idam sarvam. Questo é chiaro, semplice e dolce. Come possiamo pensare: “Questo é per me, quello é per Lui?” Perchè dovremmo permettere a questi concetti errati di permanere? Attac­chiamoli e distruggiamoli tutti!”

Ci disse: “Kirtana significa predicare contro i concetti erronei. Come soldati, dovete andare porta a porta e pre­dicare la coscienza di Krishna (l’interesse di Krishna), la concezione Krishna. Se loro capiranno che ogni cosa é per Krishna, saranno salvi. Questa verità é chiara e sem­plice. Perchè non dovrebbero capirla? Cercate di cattu­rarli, di liberarli da questo mondo di concetti erronei e malintesi dove ora stanno soffrendo a causa di reazioni”.

Per questo non abbiamo paura di nulla. Una volta, un Vaisnava che amava la vita solitaria, chiese al nostro guru maharaj: “Perchè stai a Calcutta? Questo é il posto di Satana, dove le lotte per gli interessi privati sono più acute. Lascialo, e vieni nel sacro Dhàma”. Ma Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura aveva scelto apposi­tamente questo luogo, per cui disse: “Preferisco rappre­sentare il credo di Sri Chaitanya Mahaprabhu in un luogo estremamente contaminato”. Per questa ragione voleva mandare uomini in Occidente. “L’Oriente é conquistato dall’incanto della civiltà occidentale,” disse, “per questo prima deve essere distrutta la civiltà occidentale, e quando il suo incanto sarà svanito tutto il mondo verrà ad unirsi alla campagna di Sri Chaitanya Mahaprabhu”. Questo era lo stesso spirito col quale Nityànanda Prabhu sollecitava le anime cadute di questo mondo, nel Suo ten­tativo di portarle ai piedi di loto di Sri Chaitanya Mahaprabhu.

LA PAZZIA DI NIMAI PANDITA

All’epoca dell’avvento di Sri Chaitanya Mahaprabhu il Bengala si era allontanato molto dalla coscienza di Krishna. Le persone a quel tempo erano diventate così degradate che passavano il loro tempo spendendo i soldi come fossero acqua per vedere il matrimonio dei gatti. Deviando dall’adorazione del Signore Supremo, Krishna, erano soliti adorare la dea serpente Visahari, o colei che controlla i demoni, Kali. Molto raramente il nome di Krishna si sentiva dalle loro bocche. Solo qualcuno dei gentiluomini indù cantava i santi nomi di Govinda, Hari o Krishna, mentre si bagnavano nel Gange. Inoltre Navadwipa Dhàma, il luogo dell’avvento di Sri Chaitanya Mahaprabhu, era sotto il dominio Maomettano. Il Kazi governava Navadwìpa, e il sentimento religioso indù era represso dalla dura mano del regime islamico.

Advaita Àchàrya era un grande erudito e il più anziano tra i seguaci di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Egli apparve a Navagràma a Sri Hatta, una provincia orientale del Bengala, e risiedette a Sàntipura. Ontologicamente parlando, Sri Advaita Acharya é l‘avatàra di Mahàvisnu, colui che crea il cosmo materiale attraverso l’azione della Sua energia illusoria. Advaita Achàrya é il devoto che ardentemente invitò Sri Chaitanya Mahaprabhu a discendere qui come yuga-avatàra per accudire al bene di tutte le anime. Egli cominciò ad adorare il Signore con acqua del Gange e foglie di Tulasi ed invocò la Sua grazia pre­gando: “Oh Signore, per favore, vieni e libera queste persone; i tempi sono giunti per liberarli con la distri­buzione del dolce nome di Krishna. Vieni, Mio Signore, loro sono i più poveri.” In questo modo, Advaita Acharya attrasse Sri Chaitanya Mahaprabhu, implorando per la causa delle anime cadute. Naturalmente il tempo era arrivato per l’avvento dell’incarnazione di questa era, lo yuga-avatàra, ma ugualmente Advaita Achàrya eseguiva la funzione di invitare e dare il benvenuto a Sri Chaitanya Mahaprabhu.

L’AVVENTO DI SRI CHAITANYA

Quando il Signore Supremo era sul punto di apparire, Advaita sentì nel suo cuore: “La mia preghiera sta per essere soddisfatta, sta arrivando!” Alla fine scoprì che la Suprema Personalità di Dio era personalmente apparsa nella casa di Sri Jagannàtha Misra e Sachidevi come loro figlio appena nato: Nimài Visvambhara. Così Advaita Achàrya andò ad offrire il dovuto rispetto al bambino e ai Suoi genitori nel giorno del divino avvento.

Quando il bambino fu un po’ cresciuto, Sri Advaita Prabhu venne a inchinarsi ai piedi del ragazzino, Nimài. Sachidevi, la madre di Nimài, rabbrividì: “Cosa state facendo? Voi siete un anziano Pandita, un erudito Vedico. Se voi mostrate questo tipo di rispetto al mio giovane ragazzo, rovinerete il Suo futuro! Cosa fate?” Si dice che ogni volta che Advaita Acharya chinava la Sua testa davanti a una Divinità, la statua si frantumava se era falsa, se non c’era l’autentica presenza del Signore. Ma in questo caso, quando Advaita pose la Sua testa ai piedi del ragazzo, Nimài appoggiò un piede sulla testa di Advaita. Tutti rimasero attoniti e si domandarono: “Che tipo di potenza spirituale possiede questo ragazzo? Un tale erudito e anziano devoto quale Advaita si é prostra­to a questo ragazzo, e il ragazzo ha posato un piede sulla Sua testa ma non ne ha risentito affatto! Chi é costui?”

L’INFANZIA DI NIMAI

Quando Nimài era un ragazzino, si camuffava con una coperta ed entrava nella piantagione di banane nella casa del vicino. Colpendoli con la testa era solito abbattere i banani. I vicini allora uscivano e pensavano: “Deve essere entrato un toro e aver demolito il nostro giardino!” Con questi divertimenti il Signore stava insegnando ai Suoi devoti: “Sto demolendo tutti i vostri banani che saranno usati con un proposito diverso dal Mio servizio. Nel senso più elevato, voi siete i Miei eterni compagni, e posso fare qualunque cosa con i vostri possedimenti per soddisfare il mio piacere temporaneo”. Talvolta carpiva un frutto dalla mano di Sridhara Pandita, dicendo: “Oh, dammi questa banana. Non sarò in grado di pagarti alcun prezzo”. Sridhara Pandita Gli diceva: “Perchè ti comporti così? Tu sei un ragazzo brahmana, non posso rifiutarTi nulla. Ma non dovresti fare queste cose. Sono un uomo povero. Se Tu mi prendi le cose migliori, come potrò guadagnarmi da vivere?” In questo modo Nimài eseguiva ì Suoi divertimenti di rubare frutta.

Come Nimài Pandita crebbe, era solito mostrare ad Advaita Acharya grande rispetto. Ma Advaita non poteva tollerarlo. Così disse: “So che non sei una persona comu­ne. Tu sei una personalità soprannaturale, trascendentale dell’ordine più elevato. Ma in senso materiale, sei più giovane di me, per questo mi mostri rispetto, ma io non posso tollerarlo. Questo é troppo per me”.

Ma cosa poteva fare Advaita? Nimai gli mostrava il Suo formale rispetto ogni volta che si incontravano, così Advaita architettò un piano per porre fine a questa cosa e pensò tra sè: “Vedremo quanto sei astuto”.

Egli lasciò Navadwipa, andò a Sàntipura e cominciò a predicare contro la scuola devozionale. La notizia che Advaita Acharya dopo così tanto tempo come devoto, stava predicando contro la scuola devozionale, giunse a Nimài. Stava predicando che jnana, la conoscenza, é più elevata della devozione: “La devozione allontana il Signore” argomentava, “e la conoscenza Lo trae molto vicino. Grazie alla conoscenza, si pensa: “Voglio fare esperienza di Te, oh, Signore”, mentre la devozione dice: “Egli é adhoksaja: trascendentale. Non può essere perce­pito dai nostri sensi”. Quindi la scuola devozionale Lo allontana col dire: “É solo il Suo dolce volere che può darci una connessione”. Ma seguendo il sentiero della conoscenza, la suprema autorità é all’interno di te, nel tuo cuore. La scuola devozionale é quindi chiaramente secondaria”.

“NON UCCIDERE QUELL’ANZIANO!”

In questo modo, Advaita Achàrya cominciò a predi­care. Quando la notizia raggiunse le orecchie di Nimài Pandita; Egli andò con Nityànanda a punire Advaita. Si tuffarono nel Gange e nuotarono fino a Sàntipura, dove trovarono Advaita Achàrya. Nimài lo affrontò: “Cosa stai facendo, Àchàrya? Perchè mi invitasti a venire qui? Con l’acqua del Gange e foglie di Tulasi. Tu pregasti perchè lo apparissi e ora ti prendi gioco di Me? Qual é il Tuo problema?” In questo modo Nimài cominciò a puni­re Advaita. Quando cominciò a schiaffeggiarlo, la vec­chia moglie di Advaita Achàrya cominciò a piangere: “Che state facendo? Non uccidete quell’anziano!”

Nityànanda Prabhu sorrideva e Haridasa Thàkura, perplesso, stava in piedi a breve distanza cercando di capire: “Qual é la questione?” Quindi Advaita Achàrya Prabhu provò una grande soddisfazione e disse: “Ti ho dato una lezione adesso. Tu sei venuto a castigarmi. Hai perso. Ti ho vinto!” Advaita Prabhu cominciò a danzare. “Oggi ti ho sconfitto, Mio Signore! Tu mi hai punito. Dove é andato a finire quel rispetto formale che mostravi sempre nei Miei confronti?” In questo modo Advaita Achàrya esultò ed offrì a Mahaprabhu una festa a base di sàk, la Sua preparazione preferita.

Il Signore donò tanta grazia ad Advaita Prabhu, il quale sebbene fosse un anziano erudito àchàrya, fu punito con le sberle. Non é possibile punire o disonorare qualcuno che rispettiamo, ma solo i nostri intimi amici. La mancanza di rispetto e il disonore sono possibili solo quando c’é una grande intimità. I puri devoti desiderano essere puniti. “Puniscici” pregano, ma la punizione dal quartiere più elevato non ha un basso prezzo.

IL POEMA MISTICO DI ADVAITA

Molti anni dopo, un attimo prima che Sri Chaitanya Mahaprabhu cominciasse a manifestare i Suoi ultimi divertimenti di estasi divina, Advaita Achàrya Prabhu scrisse mistiche parole poetiche che inviò al Signore tramite Jagadànanda Pandita:

bàulake kahiha-loka haila bàula bàulake kahiha-hàte nà vikàya càula bàulake kahiha-kàye nàhika àula bàulake kahiha-ihà kahiyàche bàula

“Dì al nostro Prabhu, che si comporta come un pazzo, che tutti hanno perduto la propria sanità, e il riso, quando cresce di prezzo, perde di valore. A causa dell’amore per Dio, l’umanità mezza impazzita rigetta questo mondo e tutto ciò che un tempo riteneva caro; dì a Lui che un uomo pazzo porta questo al Suo orecchio”.

Quando Sri Chaitanya Mahaprabhu lesse questo mistico poema, il Suo umore divenne grave. Svarupa Dàmodara era lì e chiese: “Cosa c’é scritto?” Mahaprabhu rispose: “Non so quale sia il significato reale, ma Advaita Acharya é un grande “adoratore”, e una certa classe di “adoratori” é solita pensare: “Inviteremo la divinità, e per un po’ di tempo cercheremo di tenerLa qui per adorarLa. Quando avremo terminato la nostra adorazione Le dire­mo addio”. Forse Advaita pensa: “Ora é tempo che la Divinità se ne vada”. Non so se questo é il vero signi­ficato, ma forse questo é ciò che intende”. Svarupa Damodara prese il poema, lo lesse, e si fece molto pensieroso: “Oh, Advaita Prabhu sta dicendo che la ri­chiesta dell’apparizione di Sri Chaitanya Mahaprabhu é stata soddisfatta, ed ora Egli non ha bisogno di predicare più a lungo il Santo Nome di Krishna come incarnazione di questa era. Il compito dell’avatara é terminato, per cui può andarsene”.

GLI ULTIMI DODICI ANNI

Dopo di ciò, Sri Chaitanya Mahaprabhu rimase in questo mondo per altri dodici anni, ma non come prima. Il Suo umore era piuttosto cambiato. Da quel giorno in avanti, Egli provò una grande separazione da Krishna nello stato d’animo di Radharani. La follia divina diven­ne predominante in Lui e i Suoi contatti sociali furono interrotti quasi del tutto. Ràmànanda Ràya e Svarupa Dàmodara erano i Suoi assistenti a quel tempo. Non mantenne a lungo le Sue relazioni sociali: il fuoco al Suo interno stava bruciando, il fuoco della separazione. Era assorto nella ricerca di Radharani per Krishna dopo che Krishna lasciò Vrndavana. In questo stato di divina follia Egli spese dodici anni in una stanza chiusa, all’interno del recinto della casa di Kàsi Misra.

Qualche volta di notte, attraversando in stato di inco­scienza il muro divisorio, correva ad incontrare il Signore Jagannàtha. Quando Svarupa Dàmodara e i Suoi altri servitori si accorgevano improvvisamente che non si udiva provenire nessun suono del nome di Krishna dal­l’interno della Sua stanza, cominciavano la ricerca: “Mahaprabhu non é lì; dov’é?” Talvolta lo trovavano caduto di fronte all’ingresso principale del tempio di Jagannàtha: le Sue gambe e le Sue mani ritratte all’in­terno del Suo corpo come le estremità di una tartaruga si ritirano all’interno del guscio. Si percepiva una dolcis­sima fragranza emanare dal Suo corpo, e le mucche si raggruppavano lì per odorarLo. Mentre Mahaprabhu stava disteso in trance, internamente gustava i diverti­menti di Radha e Govinda con le gopi a Govardhana. Nel frattempo, Svarupa Damodara e gli altri facevano del loro meglio per rianimarLo dal Suo stato di trance cantando il Santo Nome di Krishna.

Quando Mahaprabhu veniva destato, si lamentava: “Cosa avete fatto? Stavo assaporando l’esperienza più felice ma voi, facendo rumore, Mi avete tirato quaggiù “. E cosa creava rumore? Il canto Hare Krishna. E chi stava cantando il nome di Krishna? Svarupa Damodara e altri del suo calibro. La profondità dell’esperienza di Sri Chaitanya Mahaprabhu nella Sua trance divina era così intensa che Egli scambiò il canto del Santo Nome di Krishna per rumore. Quindi possiamo cantare il Santo Nome di Krishna, e può essere un semplice rumore. Tuttavia, da un’altra angolazione, possiamo vedere che krsna-nama ha un valore così immenso che venne prefe­rito rispetto alla partecipazione diretta al krsna-lila. Ma l’istruzione data à noi dai nostri acharya, i precettori spirituali della nostra linea, é che dovremmo considerare il nostro canto come semplice rumore.

Un giorno, Sri Chaitanya Mahaprabhu stava vagando in prossimità della spiaggia. Una ragazza stava cantando con fervore le lodi del Signore Jagannatha e Sri Chaitanya Mahaprabhu si precipitò verso quel suono attraversando una pericolosa selva di spine. Senonchè Govinda, il Suo servitore, in qualche modo riuscì a fermarLo. Quando Egli capì cosa stava succedendo disse: “Oh, é una ra­gazza che sta cantando? Govinda Mi ha salvato la vita“.

MEZZO FOLLE IN ESTASI

Qualche volta, d’improvviso, avvertiva nel Suo cuore che Krishna stava giocando con le gopi nello Yamuna. Con questo umore si tuffava nell’oceano, piangendo: “Krishna!” Si tuffava e perdeva i sensi mentre le onde giocavano con Lui. Accorgendosi della Sua scomparsa, i Suoi devoti si preoccupavano: “Dov’é Mahaprabhu?” e, guidati da Svarupa Damodara, cominciavano la ricerca. Una volta, la notte era quasi terminata e ancora non riuscivano a trovarLo. Alla fine un pescatore venne correndo, mezzo impazzito, cantando: “Krishna, Krishna, Krishna!”

“Cosa é successo?” chiese Svarupa Damodara. Il pe­scatore rispose: “Ogni notte pesco, ma questa notte ho lanciato la rete e ho preso qualcosa di molto pesante. Quando ho cominciato a tirarlo, ho pensato che fosse un grosso pesce, ma quando l’ho portato sulla spiaggia ho scoperto che era una grande figura umana e nel momento in cui sono andato per liberare il corpo dalla rete, in qualche modo l’ho toccato; ora sono mezzo matto”. Quindi Svarupa Damodara disse: “Devi aver visto il nostro Sri Chaitanya Mahaprabhu”. “No, ho già visto Lui prima,” disse il pescatore. “Egli ha una bellissima figura. Non é Lui. É un’altra cosa”. Svarupa Damodara disse: “Ad ogni modo, cerca di mostrarci dov’é”.

Andarono e videro la lunga figura del Signore, le Sue giunture slogate, disteso sulla sabbia, privo di sensi. Svarupa Damodara e gli altri cominciarono a cantarGli il Santo Nome di Krishna nell’orecchio, fino a quando ri­tornò in Sè. In quel momento Sri Chaitanya Mahaprabhu cominciò a descrivere il lila di Krishna che aveva visto in trance. In questo modo, dopo che la poesia di Advaita Àchàrya Gli fu inviata, Sri Chaitanya Mahaprabhu visse i Suoi ultimi dodici anni nello stato d’animo di intensa separazione che Srimati Radharani sentiva per Krishna.

LA FOLLIA DI NIMAI PANDITA

Questo intenso grado di divina follia fu esibito da Sri Chaitanya Mahaprabhu durante i Suoi ultimi giorni su questa terra. Ma perfino nel corso della Sua vita a Navadwipa, quando Mahaprabhu era il grande ragazzo ­erudito Nimai Pandita, dopo che ritornò da Gaya e cominciò a mostrare segni di devozione per Krishna tutti pensavano che fosse diventato pazzo. Le persone normali dell’epoca dissero: “Nimai Pandita era un brav’uomo, un gentiluomo, ma dopo il Suo ritorno da Gaya é completamente cambiato, e compie diverse cose indesiderabili. Vuole predicare così tante nuove idee. Cos’é successo? É diventato matto. Non si preoccupa di alcuna regola e regolamento, usanze sociali, o delle antiche scritture; solo “Krishna, Krishna, Krishna”. Prima era normale, ma recentemente é diventato anormale. Certamente possiede un’intelligenza poderosa. Quando era professore, non temeva neppure l’erudizione dei più grandi Pandita. Facilmente sconfisse il campione tra gli eruditi: Kesava Kasmiri, e molti altri. Ma adesso Lo abbiamo perso. Ora é diverso. Non si preoccupa dei brahmana o delle scrit­ture che seguiamo. Ha una nuova opinione che sta presentando al mondo. Le Sue maniere sono incompren­sibili”. I vicini si lamentarono con Sua madre, Sachidevi: “Sachidevi, cosa succede? Nimai non era così prima; ora non si occupa più di noi. Non ha perfino più attrazione per Sua moglie. Che cosa é diventato? Tu sei la figlia di un signore, eppure guarda la tua sfortuna! Cosa si può fare? Il fatto é che il tuo unico figlio, Sachi, é diventato pazzo. Devi provvedere ad una appropriata cura medica”. Fu così che Sachìdevi chiamò il kaviràja, il dottore.

Il dottore preparò una piccola vasca da bagno, da riempire con olio di Visnu, che si suppone essere estre­mamente rinfrescante. Fu quindi chiesto a Nimai Pandita di fare un bagno in quella vasca. Egli lo fece, e improv­visamente cominciò a ridere e giocare nella vasca. Si immergeva e nuotava nell’olio, ridendo pazzamente, quando Srivasa Thàkura giunse per una visita e chiese: “Come sta Nimài Pandita?” Sachìdevi gli disse: “Guarda la mia sfortuna! Il mio Nimài é diventato completamente matto. Ho chiamato il dottore, che ha preparato questo trattamento”. Non appena mostrò a Srìvàsa in che modo Nimài stava giocando nella vasca, Srivàsa chiese: “Cos’é questo?” e Sachi rispose: “I miei vicini mi hanno consi­gliato di fare così”. Srìvàsa disse: “Tu sei una donna molto gentile. Non sai come relazionarti con gli altri. Io voglio quello che ha Nimài! Il tuo ragazzo possiede krsna-prema, e io desidero una goccia di quello. Se solo ci fosse permesso di vivere qualche giorno di più, avrem­mo l’opportunità di vedere molti meravigliosi diverti­menti di Krishna”.

Quindi Nimài rinsavì momentaneamente e disse a Srìvàsa: “Se anche tu avessi detto che sono pazzo, sarei corso al Gange e avrei posto fine alla Mia vita. Almeno tu hai compreso chi sono; questa é la Mia consolazione, Srivàsa. Se tu avessi detto alla gente: “Lui é matto”, allora avrei concluso che non esiste uomo qui che possa

accettare ciò che sono venuto a dare. Avrei dovuto entra­re nel fiume ed annegarMi senza esitazioni”.

Prima che Nimài Pandita andasse a Gaya era un grande erudito. Quando ritornò da Gaya sovraccarico di devozione, ricominciò a insegnare grammatica come prima, ma ora mostrava Krishna nella grammatica. Inter­pretava le radici della grammatica sanscrita dimostrando la relazione tra il sanscrito e Krishna. Spiegava che il suono é solo una vibrazione, e “vibrazione” significa la potenza di Krishna. É la potenza di Krishna che purifica tutto, che fa muovere ogni cosa. Se la potenza si ritrae, ogni cosa muore. In questa maniera, Nimai Pandita vole­va spiegare la grammatica in termini di Krishna.

I Suoi studenti si sentirono disturbati: “E questo cos’é?” pensarono; “Siamo venuti per imparare il sanscrito da Nimai Pandita, ma ora le nostre necessità accademiche non saranno soddisfatte. Ma, allo stesso tempo, l’insegnamento che riceviamo da Lui non lo si può ricevere in nessun altro luogo; per questo non possiamo abbandonarLo. Ma come migliorare lo stile del Suo insegnamento?” Così andarono dal maestro precedente di Nimai Pandita: Gangadasa Pandita. Egli era stato il tutore di Nimai nella Sua infanzia. Gangadasa disse: “Voi siete tutti fortunati di essere studenti di Nimai Pandita. É un professore così bravo. Di cosa vi lamen­tate?” Gli studenti dissero: “Eravamo davvero compiaciuti di studiare sotto la guida di Nimai Pandita. Ma ora, da quando é ritornato da Gaya, sta spiegando tutto quanto in una maniera piuttosto nuova. Spiega il sanscrito in riferimento al Santo Nome di Krishna. Egli ha certa­mente compreso una filosofia veramente elevata; ma questo non servirà al nostro proposito di studiare gram­matica. Ha certamente valore, ma non aiuterà i nostri studi. Per favore, Gli chieda di cambiare il Suo stile; nutre rispetto per voi perchè eravate il Suo insegnante. Solo voi potete influire su di Lui”. “D’accordo,” disse, “chiedeteGli di venire da me domani”.

Gli studenti andarono da Nimai Pandita e Gli dissero: “Il Vostro professore Vi sta chiamando. Vuole vederVi”. Nimai disse: “Va bene. andrò a vederlo”. Più tardi andò da Gangàdàsa Pandita e gli offrì i Suoi rispettosi omaggi. Gangadasa disse: “Come stai ragazzo mio? Sono felice di sentire che sei andato a Gaya ad assolvere i Tuoi doveri religiosi verso i Tuoi antenati. Tutto questo é molto buono, ma cosa sta succedendo? I Tuoi studenti si sono lamentati con me. É vero che non ti preoccupi di inse­gnare loro adeguatamente? Perchè non ti curi ti insegnare come facevi prima? Tutti loro apprezzavano i Tuoi inse­gnamenti, ma dopo che sei tornato da Gaya hai adottato un nuovo stile. Non continuare così, insegna loro correttamente. Ho sentito la gente dire che sei diventato un devoto. Ma non erano devoti i Tuoi avi? Certamente Tu sei diventato un devoto straordinario. Ma non deviare. Ciò che Tu insegni a proposito della devozione non sembra essere necessario, non é vera grammatica. Pensi di stare dando nuova luce con le Tue nuove interpre­tazioni? Pensi che i Tuoi professori precedenti fossero tutti sciocchi? Cosa hai da dire?” Nimai era silenzioso.

“Allora siamo d’accordo. Conserva la calma, segui i Tuoi predecessori e insegna bene ai ragazzi, così che in futuro non debba sentire alcuna lamentela contro di Te. I Tuoi studenti non andranno in nessun’altra scuola. Sono molto affezionati a Te, per cui insegna loro bene”. Quindi Nimài Pandita prese la polvere dei piedi del Suo maestro e disse: “Va bene, cercherò di obbedire ai vostri ordini. É a causa della polvere dei vostri piedi che nessuno può sfidare la Mia erudizione. Non vi preoccupate. Insegnerò loro bene”.

“PERCHÉ DOVREI ADORARE KRISHNA?”

Qualche giorno dopo, Nimai Pandita cominciò a can­tare il nome gopi, gopi, mentre era in trance devozionale. Qualche grande erudito che occupava una posizione sociale elevata andò da Lui e disse: “Nimài Pandita! Tu eri un grande Pandita, e ora sei un devoto. Questo non importa; ma perchè canti gopi, gopi? Canta il nome di Krishna. Secondo le scritture quello ti porterà beneficio. Ma Tu stai cantando: gopi, gopi. Che beneficio otterrai da questo? Tu sei matto”. Nimai disse: “Chi é questo Krishna? Perchè dovrei adorarLo? É un ladro e un cac­ciatore di donne!” E Nimai prese un bastone e li cacciò via. Più tardi cominciarono a parlare tra di loro, dicendo: “Nimai Pandita é diventato pazzo da legare. Siamo andati per dargli dei buoni consigli, e Lui é venuto con un bastone per ucciderci! Noi non siamo figli di persone ordinarie. Abbiamo una posizione elevata in società, e la nostra dignità familiare. Gli faremo vedere noi!” Così cominciarono a cospirare per insegnare a Nimai Pandita una buona lezione dandoGli una bella percossa.

In quel momento Nimai Si lamentò improvvisamente: “Ho preso le misure più ampie per liberare queste anime miserabili, ma ora vedo che stanno semplicemente com­mettendo più peccati accusandoMi e cospirando per punirMi. Per cosa sono venuto? Quale metodo sarà effi­cace per liberarli? Dovrò accettare il ruolo di un sannyasi, altrimenti penseranno che sono semplicemente uno di loro, un uomo di famiglia. Ma se divento un sannyasi, un predicatore, allora avranno forse un po’ di rispetto. Diranno: “Noi siamo tutti uomini di famiglia; Lui é diventato un sannyasi. Deve essere riverito”. Quindi, in virtù di quella riverenza, otterranno qualche beneficio. Altrimenti dovranno andare all’inferno per aver pensato che sono un uomo ordinario. Per far sì che Mi rispettino, così che possano essere beneficiati, dovrò accettare il ruolo di sannyasi ‘. Così rivelò a Nityananda Prabhu e a qualcun altro: “L’ultimo giorno del primo mese di questo anno, prenderò il sannyasa”.

TRAGEDIA PER LA SEPARAZIONE

Secondo il calcolo solare, fu nel giorno di Makara­sankrànti, una congiunzione auspiciosa delle stelle, che Nimai Pandita andò a Kàtwa a prendere il sannyasa, l’ordine di rinuncia. Dopo di ciò divenne noto come Sri Chaitanya Mahaprabhu. Attraversò il Gange a nuoto e, con i vestiti bagnati. corse verso Kàtwa. Un attimo prima che questo succedesse disse ad alcuni dei Suoi amici, inclusi Nityananda Prabhu, Gadadhara Pandita, Mukunda e altri: “Il momento in cui accetterò l’abito della rinuncia é molto vicino”.

Solo pochi giorni prima di questo, un gruppo di oppositori si era levato contro Nimai Pandita. Coloro che credevano che la natura materiale sia il principio più elevato e che la coscienza sia un prodotto della materia, cominciarono ad accusare Nimai Pandita. Egli pensò: “Sono venuto per liberare gli uomini più degradati, ma se loro commettono offese contro di Me, non avranno spe­ranze di elevarsi”. Improvvisamente disse: “Sono venuto con la medicina che dà il più grande beneficio, ma ora Mi accorgo che la loro malattia sta rapidamente peggiorando e sembra al di là di ogni cura. Seguirà il suo corso come predestinata. I pazienti stanno commettendo offese oltrag­giando il medico. Stanno architettando un piano per insultarMi. Mi considerano un uomo di famiglia, un cugino. Mi prendono per uno di loro. Sono venuto con la migliore medicina per l’attuale era così degradata, ma ora vedo che complottano contro di Me. In questo modo saranno condannati. Devo almeno mostrare che non sono uno di loro”. Pensò: “Lascerò la vita di famiglia, pren­derò il sannyasa e vagherò di villaggio in villaggio, di città in città, predicando il Santo Nome di Krishna”. Questa fu la Sua decisione, e nel giro di pochi giorni an­dò a Kàtwà per prendere il sannyasa da Kesava Bhàrati Maharaj.

Proprio il giorno prima che partisse, dal pomeriggio fino alla sera, ci fu una adunanza spontanea di devoti nella casa di Nimai Pandita. Ogni anno in Bengala quel giorno si celebra la Laksmi-puja, l’adorazione della dea della fortuna, e vengono preparati e distribuiti dolci speciali. Nimai, sapendo che la mattina seguente avrebbe lasciato Navadwipa per prendere il sannyasa, attrasse i suoi seguaci a tal punto che quasi tutti i principali devoti vennero a farGli visita quella sera.

IL MAHA-MANTRA HARE KRISHNA

Vennero con ghirlande di fiori ed altre offerte per il Signore. Nimai accettava le ghirlande e quindi le poneva al collo dei devoti che le avevano offerte. Solo quattro dei Suoi più intimi devoti erano a conoscenza del fatto che Lui stesse partendo; i devoti ordinari non sapevano che quella sarebbe stata la Sua ultima notte a Navadwipa.

Con le Sue stesse mani Egli inghirlandò i colli dei Suoi devoti facendo loro un appello: “Cantate sempre il nome di Krishna. A nessuna condizione abbandonate questo krsna-nama. Non fate nient’altro. Mentre lavorate, man­giate, dormite o camminate, giorno o notte (qualunque cosa voi facciate) cantate continuamente il nome di Krishna. Parlate sempre di Krishna, niente altro. Se dav­vero avete alcuna reale attrazione per Me, allora non fate niente senza cantare il nome di Krishna”.

“Coltivate la coscienza di Krishna. Krishna é l’origine di tutti noi. É nostro padre; noi veniamo da Lui. Il figlio che non mostra gratitudine verso suo padre é sicuro di venire punito nascita dopo nascita. Cantate sempre questi nomi del Signore:

hare krsna hare krsna krsna krsna hare hare

hare rama hare rama rama rama hare hare

Nessun altro principio religioso é richiesto. Cantate Hare Krsna. Questo non é un mantra ordinario, ma é il maha-mantra, il più grande dei grandi mantra, la vera essenza di tutti i mantra conosciuti al mondo. Seguite solo questo, sempre. Non é necessario seguire nes­sun’altra indicazione.

“Ricordate il vostro Signore, la vostra casa. Questa é una terra straniera; non avete nulla a cui ambire qui. Cercate sempre di tornare a casa, di tornare a Dio”. Il Signore parlò in questo modo, e tutti i devoti arrivarono intuitivamente, perchè era l’ultima notte di Nimai Pandita a Navadwipa.

IL SIGNORE E IL VENDITORE DI FRUTTA

A notte tarda venne un devoto di nome Kholàvechà Sridhar che era solito commerciare alberi di banano e i suoi frutti: vendeva i frutti, verdi o maturi, e le grosse foglie che servivano da piatti. Qualche volta Nimai gli pagava la frutta meno del loro valore, e alle volte agguan­tava i frutti migliori. Sridhar venne a trovarlo tardi quella notte e Gli offrì una zucca scelta. Nimài pensò: “Ho speso quasi tutta la Mia vita carpendo così tante cose da lui, ed ora, in questa ultima notte, egli ha portato questa meravigliosa zucca. Non posso resistere”. Così chiese a Sachidevi: “Madre, Sridhar mi ha donato questa meravi­gliosa zucca. Per favore pensa a come può essere prepa­rata”. All’ora di andare a dormire qualcuno arrivò con del latte. Nimai Disse: “Madre, per favore, con questo latte e questa zucca, prepara in po’ di riso dolce”. Così Sachidevi preparò del riso dolce con la zucca: zucca bollita con il latte, il riso e lo zucchero.

A notte fonda, intorno alle tre della mattina, Nimài andò via. Lasciò Visnupriyà-devi addormentata nel letto. Sua madre Sachìdevì, intuendo ciò che stava per acca­dere, rimase sveglia tutta la notte vigilando la porta. Nimai le offrì i Suoi omaggi e partì. Come una figura di pietra Madre Sachìdevi rimase sulla porta mentre Nimai se ne andava. Ammutolita, non riuscì a proferire parola.

Poco dopo le tre del mattino Nimai attraversò il Gange a nuoto, e nei Suoi abiti bagnati si diresse verso Kàtwà, ad una distanza di venticinque miglia. La raggiun­se intorno alle nove o dieci. Là contattò Kesava Bharati per prendere il sannyasa.

LA TRISTEZZA DI MADRE SACHI

La mattina presto i devoti vennero a trovare Nimai, e trovarono Sachidevi come una statua, seduta alla porta. La porta era aperta e l’interno era completamente vuoto.

“Cosa succede Sachìdevi?” chiesero. Lei disse loro: “Oh, stavo aspettando voi, devoti. Prendete voi possesso della casa. Andrò da qualche altra parte. Non posso più entrare in questa casa. Voi siete i Suoi compagni; voi siete i legittimi proprietari. Occupatela voi”. Cominciarono ad attorniarla e consolarla: “Te ne andrai? E che ne sarà della giovane moglie che ha lasciato? La ragazza ha solo quattordici anni. Chi la proteggerà? Non puoi evitare la responsabilità che ti é stata data. É sulle tue spalle”. In questo modo vennero a consolarla cercando di darle qualche speranza.

Improvvisamente i devoti udirono che Nimai Pandita, Sri Gauranga, aveva lasciato Navadwìpa. Vennero a sapere che era andato a Kàtwà, all’asrama di Kesava Bhàrati per prendere il sannyasa, dicendo addio per sem­pre agli abitanti di Navadwipa.

Un’ombra scura discese su di loro. Molti versarono lacrime e piansero per Lui. Molti di loro corsero verso Kàtwà. Nimai Pandita era un erudito senza precedenti e dall’aspetto meraviglioso: alto, attraente e benevolo. Aveva già reso la gente pazza con il Santo Nome di Krishna. Aveva liberato i due grandi peccatori Jagài e Màdhài dalla loro deplorevole vita. Aveva frenato il sovrano mussulmano, il Kazi, che aveva rotto il tamburo mrdanga. In qualità di famoso pandita, aveva sconfitto molti eruditi che vennero per conquistare Navadwìpa, la quale era a quel tempo rinomata per l’alto livello della sua cultura, specialmente della conoscenza della logica.

A quel tempo la logica (nyàya), l’adorazione del­l’energia materiale (tantra), e l’induismo ufficiale (smrti) erano culturalmente sviluppate a Navadwipa, che era sommamente rinomata per l’erudizione. Se i pandita non erano in grado di sconfiggere gli eruditi di Navadwipa non potevano diventare famosi. Dal lontano Kashmir, Kesava Kàsmìri era venuto a Navadwipa per ottenere il certificato di pandita, e fu sconfitto da Nimai Pandita. Kesava Kasmiri era un tale grande pandita che giravano voci che fosse il figlio prediletto di Saraswati, la dea del sapere. Nessuno poteva fronteggiarlo. Eppure fu scon­fitto da Nimai Pandita.

EFFULGENTE COME IL SOLE NASCENTE

Nonostante ciò Nimài Pandita lasciò Navadwipa e accettò il sannyasa perchè la gente di Navadwipa non riusciva ad apprezzarLo. Raggiunse Kàtwà dove, proprio sulla riva del Gange, c’era un sannyàsi di nome Kesava Bhàrati. Nimài andò da lui e gli chiese il sannyasa. Kesava Bhàrati si rese conto d’improvviso che il suo asrama era inondato di luce. All’inizio gli parve come se il sole stesse sorgendo di fronte a lui; poi vide che una luminosa persona si stava avvicinando. Si alzò dalla sedia e, sforzando la vista, si accostò meravigliato: “E questo cos’é?” pensò.

Quindi realizzò che il grande devoto-erudito Nimài Pandita era arrivato. Egli apparve di fronte a lui dicendo: “Voglio prendere il sannyasa da te”. Ma Kesava Bhàrati non potè accettare l’offerta di Nimài. “Sono affascinato dalla Tua bellezza e personalità” disse, “ma sei così gio­vane, hai solo ventiquattro anni. Che ne pensano Tua madre. Tua moglie e il Tuo guardiano? Senza consultar­mi con loro non posso arrischiarmi a darti l’abito della rinuncia”.

Allo stesso tempo, dal momento che era Makara­sankrànti, una celebre festività, molte persone erano venute per fare il bagno nelle sacre acque del Gange. Si erano adunate lì e la voce si espanse come il fuoco: “Nimai Pandita di Navadwìpa é venuto a prendere il sannyasa”. Molti uomini accorsero, fino a quando si creò una grande folla.

AFFETTUOSA OPPOSIZIONE

Si opposero tutti al sannyasa di Mahaprabhu. Qualcuno tra loro levò la voce in protesta: “Kesava Bhàrati! Non ti permetteremo di dare il santi sannyasa a questo giovane ragazzo. Egli ha una famiglia: Sua madre e Sua moglie. Non te lo permetteremo. Se darai il sannyasa a questo incantevole, giovane, bellissimo ragazzo, noi distruggeremo il tuo àsrama immediatamente. Non può essere!”

Ma Nimài insistette per prendere il sannyasa. Alla fine, Kesava Bhàrati Gli chiese: “Dunque, Tu sei quel Nimài Pandita del quale abbiamo sentito parlare così tanto? Molti grandi eruditi vennero per conquistare Navadwipa, la famosa sede dell’erudizione, e Tu li sconfiggesti tutti. Sei Tu quel Nimài Pandita?” “Sì”, disse Nimài. Kesava Bhàrati Gli disse: “Posso darTi il sannyasa, ma devi chiedere il permesso di Tua madre, altrimenti non Te lo darò; non posso darteLo”. Imme­diatamente Nimài cominciò a correre verso Navadwipa per chiedere il permesso, ma Kesava Bhàrati pensò: “Ha una tale carismatica personalità che può ottenere qualun­que cosa”.

Nimài fu richiamato indietro. Kesava Bhàrati Gli dis­se: “Con la Tua straordinaria personalità puoi ottenere qualunque cosa. Andrai là, affascinerai i Tuoi guardiani, otterrai il permesso e tornerai indietro. Niente é impos­sibile per Te”.

La gente ordinaria era davvero inferocita, e diceva a Kesava Bhàrati: “Non ti permetteremo, Swàmiji, di dare il sannyasa a questo giovane ragazzo. É impossibile! Se lo farai, allora dovremo demolire il tuo asrama”. Sri Chaitanya Mahaprabhu cominciò un kirtana, cantando Hare Krishna e danzando come un pazzo. La moltitudine adirata cresceva, talvolta creando disturbo. In questo modo l’intero giorno passò senza che fosse presa alcuna decisione. La notte passò facendo sankirtana. Il giorno seguente la volontà di Nimài prevalse, sebbene ci fossero ancora delle opposizioni.

LACRIME DA MILIONI DI OCCHI

Nityananda Prabhu, Chandrasekhara (lo zio materno di Nimai), Mukunda Datta e Jagadànanda Pandita arrivarono lì gradualmente. La cerimonia del sannyasa cominciò quel pomeriggio. Fu chiesto a Chandrasekhara Achàrya di compiere la cerimonia per conto di Nimài Pandita, il quale cominciò a cantare e a danzare incantando l’auditorio.

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koti-kantha-krsna-kirtanàdhya-danda-dhàranam

nyàsi-vesa-sarva-desa-hà-hutàsa-kàtaram

prema-dhàma-devam eva naumi gaura-sundaram

“Mentre fiumi di lacrime cadevano da milioni di occhi, Egli Si compiaceva nel vederSi tagliare la Sua bellissima chioma. Milioni di voci cantavano le glorie di Krishna mentre Sri Krishna Chaitanya accettava il bastone della rinuncia. Da quel momento in poi, ovunque Egli andasse, chiunque Lo vedeva nell’abito da sannyàsi piangeva addolorato. Canto le glorie di quel bellissimo Signore dorato, colui che dona l’amore divino”.

IL SANNYASA DI MAHAPRABHU

La scena si svolse a Katwa. Quattrocentosettantaquat­tro anni fa, Sri Chaitanya Mahaprabhu prese il sannyasa. Era giovane e bellissimo, di alta statura. Aveva solo ven­tiquattro anni e dei bellissimi capelli ondulati. Un bar­biere al quale fu chiesto di raderLo fece per avvicinarsi a Lui, ma si allontanò: non si azzardava a toccare il corpo di Nimài. Cominciò a lamentarsi: “Come posso tagliare dei così bei capelli da una così bella testa?”

Allo stesso modo molti altri piangevano e si lamen­tavano a voce alta: “Che cosa terribile sta per essere com­piuta qui! Chi é il fautore di questo sannyasa? Chi ha avuto il cuore così duro da creare il sannyasa-asrama, dove si deve abbandonare tutto ciò che é vicino e caro e andare porta a porta, elemosinando, lasciando i propri amici e parenti a piangere sconsolati? Che cos’é questa creazione del Supremo? É logica? É una cosa felice? É la più crudele!”

Nimài Pandita sorrideva. Dopo che al barbiere fu ripetutamente ordinato, in qualche modo fu costretto a tagliare i capelli di Nimài. All’inizio non si arrischiava a toccarli e diceva: “Non posso toccarLo”. Ma alla fine dovette assumersi il compito di tagliare i bellissimi ca­pelli ondulati dal meraviglioso viso del geniale venti­quattrenne. Cominciò a tagliare. Alcune persone non poterono tollerare la scena. Qualcuno persino impazzì. Nel mezzo di pianti, gemiti e lamenti della minacciosa moltitudine, l’evento si compì.

Nimai era privo di sensi. Dopo che era stato rasato solo a metà, si alzò e cominciò a cantare un kirtana e a danzare in giubilo estatico. Dopo che Lo ebbe rasato, il barbiere promise: “Non raderò mai più nessuno con que­ste mani! Piuttosto vivrò mendicando. Questo é il mio ultimo servizio come barbiere”. Dopo tutto questo si mise a fare il pasticciere.

Alla fine le suppliche di Nimài acquietarono la folla e, poco prima di mezzogiorno, gradualmente, avvenne l’inevitabile: la cerimonia del sannyasa fu eseguita. Chandrasekara Àchàrya, lo zio materno di Nimai Pandita, fu deputato a compiere il rituale. Quando il mantra stava per essere proferito, Nimài Pandita chiese a Kesava Bharati: “É questo il mantra che mi stai per dare? L’ho sentito in un sogno”. Sussurrò il mantra nell’orecchio del Suo guru, il quale acconsentì dicendo: “Sì, questo é il mantra che ti darò”. Quindi il mantra fu dato.

Anche il nome che fu dato a questo sannyàsi, non fu dato in modo ordinario. Un nome molto singolare si manifestò tramite Kesava Bhàrati: “Krishna Chaitanya”. Nessuno dei dieci nomi che vengono generalmente dati ai sannyasi fu dato a Nimài Pandita, ma il nome che Gli fu dato fu Krishna Chaitanya. Non appena udì quel no­me, la gente cominciò a gridare: Sri Krishna Chaitanya Mahaprabhu, ki jaya!” “Tutta la gloria a Sri Krishna Chaitanya!”

Il padre di Srinivàsa Àchàrya era un compagno di classe di Nimai Pandita. Sulla strada che conduceva alla casa di suo suocero, sentì che Nimai Pandita era venuto a prendere il sannyasa Si precipitò là e, assistendo ad ogni cosa, ammutolì; devastato dal dolore, divenne mezzo pazzo. Dopo questo avvenimento nulla uscì dalla sua bocca se non “Chaitanya”. Qualunque cosa gli si dicesse, egli diceva solo: “Chaitanya!” Impazzì. Per questo il suo nome divenne Chaitanya dàsa. Il suo nome precedente svanì, e tutti usavano chiamarlo Chaitanya dàsa. Non potè sopportare la scena del sannyasa di Nimài Pandita.

Sri Chaitanya Mahaprabhu, vestito a nuovo con gli abiti rossi, abbracciò il Suo guru, ed entrambi comin­ciarono a danzare cantando il nome di Krishna. Dopo qualche tempo, fu spiegato il significato del nome. Kesava Bhàrati Maharaj disse: “Sri Krishna Chaitanya significa che Tu risveglierai la coscienza di Krishna per il mondo intero. Tu sei disceso per rendere coscienti di Krishna tutte le persone. Così il nome più adatto per Te non può essere che Sri Krishna Chaitanya”.

IL MONDO NETTAREO

Mahaprabhu era lieto, pensando: “Sto andando a liberare così tante anime dalla loro eterna miseria ed afflizione. Ho promesso di liberare il mondo intero da questo oceano di miseria- ed elevare tutti al mondo nettareo, ed ora sto per adempiere questo compito”. Era sorridente, ma tutti quelli intorno a Lui erano immersi in un oceano di disperazione e tristezza.

Qualche erudito enfatizza il fatto che Chaitanya Mahaprabhu accettò il sannyasa da Kesava Bhàrati, il quale era un mayavadi, un impersonalista. Ma nonostante Kesava Bhàrati possa essersi esternamente mostrato in quel modo, si é visto che venendo a contatto con Mahaprabhu divenne devoto. Altrimenti possiamo anche pensare che egli fosse un devoto venuto nelle spoglie di un impersonalista per aiutare la predica di Mahaprabhu assistendolo nella formalità sociale di prendere il sannyasa. A quel tempo, in tutta l’India, i mayàvàdi-sannyàsi rice­vevano maggior riconoscimento dei Vaisnava-sannyàsi, e Kesava Bhàrati occupava già quella posizione. Mahaprabhu prese l’abito da sannyasa da lui per un Suo proprio fine, per aiutare la Sua attività di predica. Tutte queste cose si possono spiegare in modi differenti. In ogni caso, dopo che Mahaprabhu ebbe preso il sannyasa, Kesava Bhàrati cominciò a cantare e a danzare con Chaitanya Mahaprabhu. Partecipò al sankirtana e si convertì immediatamente.

LA CONCEZIONE KRISHNA: UNIONE IN SEPARAZIONE

Fu così che la cerimonia del sannyasa di Nimài Pandita ebbe luogo. Qual é il significato del Suo sannyasa? É ridondante, ausiliario, o una parte neces­saria all’avanzamento spirituale? É desiderabile? Sebbene apparentemente indesiderabile, tuttavia ha una sua necessità. Nella concezione Krishna di teismo, esiste una profonda e radicata correlazione tra l’unione con il Signore e la separazione da Lui. Senza separazione, l’unione non può radicarsi profondamente. Il dolore della separazione può penetrare nelle profondità del cuore molto di più della beatitudine. Una tale apprensione aumenterà la nostra soddisfazione. Più grande é il nostro desiderio, più grande sarà la soddisfazione. Questo é par­ticolarmente vero in questioni d’amore. Se non c’é la ne­cessità di una cosa, essa non ha valore. Questo principio lo si trova ovunque. Un bicchiere d’acqua é una cosa ordinaria, ma secondo il grado della sua necessità, il suo valore aumenterà. Quindi il grado di necessità é la cosa più importante. Necessità significa separazione. La ne­cessità indipendente dalla soddisfazione é separazione, fame.

La separazione gioca il ruolo più importante sia nel Navadwipa che nel Vrndavana lila. Quanti anni di unio­ne ci furono tra Krishna e le gopi? Krishna rimase a Vrndavana solo dall’età di sette fino all’età di dodici anni: cinque anni. Quindi andò a Mathura. Certo, é men­zionato nel Padma Purana che in casi particolari o stra­ordinari, la crescita dovrebbe essere misurata moltipli­cando l’età per uno e mezzo. Così quando Krishna ha otto anni, dovrebbe essere considerato dodicenne. Quan­do ne ha dodici, bisognerebbe considerarlo diciottenne. Quindi, secondo la Sua crescita, Krishna fu a Vrndavana dall’età di dodici all’età di diciotto; ma secondo i Suoi anni, dall’età di sette fino ai dodici.

LA PROFONDITÀ DELL’AMORE DIVINO

Krishna rimase a Dvaraka per lungo tempo; comples­sivamente Egli visse su questa terra per centoventicinque anni. Dopo che lasciò Vrndavana all’età di dodici anni, le gopi sperimentarono l’angoscia della separazione per tutta la loro vita. Questa lunghissima separazione ha reso la loro devozione così dignitosa; la prova della sepa­razione dimostra se l’amore é vero. Mai si é vista nella storia una separazione così prolungata e una prova tanto grande; eppure la profondità del loro amore non diminuì. A1 contrario, un’inconcepibile, sempre crescente profon­dità di amore divino si trovò in loro.

Tanto a Vrndavana quanto a Navadwipa il retroscena é piuttosto simile. A Navadwipa, per ottenere la vittoria sul gruppo oppositore, Mahaprabhu lasciò la Sua vita fami­liare; e anche nel vrndavana-lila si verifica una situa­zione analoga. Però, in questo caso, l’opposizione viene da Mathura nella forma di Agha, Baka, Putana, Trnàvarta e altri demoni mandati dal re Kamsa. Per estirpare l’op­posizione, Krishna dovette andare a Mathura. Quando arrivò là, scoprì che l’opposizione si era allargata: Jaràsandha (il suocero di Kamsa), Kàlayavana, Sisupala, Dantavakra e molti altri erano ostili a Krishna. Quindi Krishna promise alle gopi che, dopo aver sconfitto i Suoi nemici, sarebbe tornato a Vrndavana a giocare spensie­ratamente con loro. Per sradicare il gruppo oppositore, Krishna dovette andare via e disse alle gopi a Kuruksetra: “Ho qualche altro nemico; dopo che avrò finito con loro, Mi riunirò a voi”. Questa sorta di speranza fu data alle gopi a Kuruksetra.

Anche qui, per vincere il gruppo oppositore, Mahaprabhu dovette lasciare Navadwipa. Più tardi, quando dopo cinque anni ebbe conquistato tutti gli eruditi e i religiosi di differenti posizioni e credo dell’India, tornò a Navadwipa, ognuno era trasformato. Le masse Lo avvicinavano come impazzite. É difficile concepire il tipo di follia con la quale la massa accostava Sri Chaitanyadeva, il figlio del loro stesso villaggio.

IL GANGE RICOLMO DI TESTE UMANE

Attraversarono il Gange. L’intero Gange, per quanto lo si poteva osservare, traboccava di teste umane. Correvano verso di Lui da tutte le direzioni a tal punto che la selva fu appiattita dai piedi umani. Sri Chaitanya Mahaprabhu rimase per qualche giorno nelle vicinanze di Vidyànagara, quindi andò verso Vrndavana, cantando il Santo Nome di Krishna. Migliaia di devoti correvano dietro di Lui, scavando la terra per prendere la polvere dei Suoi santi piedi e creando grossi buchi nel terreno. Per circa diciotto anni Sri Chaitanya Mahaprabhu svolse vita da erudito come Nimài Pandita, dopo di che, per circa sei anni, girovagò in lungo e in largo per l’India, inclusa Vrndavana. Gli ultimi diciotto anni della Sua vita rimase a Jagannàtha Puri ininterrottamente. Durante i primi sei anni della Sua vita come sannyàsi, Si mescolò con la gente in generale. Gli ultimi dodici anni della Sua vita Si ritirò quasi del tutto dalla società umana e Si dedicò a gustare profondamente l’unione nella separa­zione di Radha-Govinda.

Molti sintomi straordinari di estasi che non sono mai stati sperimentati in alcun luogo, e dei quali neppure si è mai sentito parlare, furono espressi da Lui. La separa­zione può generare tali meravigliosi effetti nel corpo e nella mente.

SRI GAURANGA-AVATÀRA

Sri Gauranga-avatara possiede due caratteristiche: l’apparente ragione del Suo avvento é liberare in gene­rale la gente dal peccato e dare loro il più grande raggiungimento della vita: portarli verso Vrndavana, vraja-lila, dando loro il Santo Nome di Krishna. Questa in realtà é la funzione dello yuga-avatara, l’incarnazione di Dio per l’era. Il Signore venne a distribuire il suono divino e a mostrare come attraverso di esso si possa rag­giungere la posizione più elevata. Ma aveva anche un altro proposito da soddisfare: una volta ogni giorno di Brahma, in speciali kali-yuga, Krishna stesso viene nel­l’umore di Radharani per cercare Se stesso. Egli vuole assaporare il sentimento di Radharani, capire la natura del Suo anelo interiore per Lui, in che modo possa gusta­re la dolcezza di Krishna e quale gioia ne tragga.

Krishna voleva fare esperienza del perchè Radha é così pazza di Lui. Egli pensava: “Cosa c’é in Me che La rende così immensamente pazza? Quale dolcezza riesce ad estrarre da Me? Non riesco a determinarlo”. Voleva rivestire Se stesso dell’umore di Sri Radhika e cercare di assaporare il proprio Sè da quello stato d’animo. Così venne come Sri Chaitanya.

Quando egli concepì una tale incarnazione, ci viene detto che Radharàni, da parte Sua, disse: “Capiterà che Tu rotolerai follemente sulla terra, dicendo il Mio nome, ma non potrò tollerarlo. Coprirò il Tuo corpo con la Mia forma dorata. Non Ti permetterò di rotolare sulla terra. Ti coprirò con il Mio abbraccio”. Per questo, coloro che conoscono l’aspetto ontologico di Sri Chaitanyadeva, dicono: “Offro i miei rispetti a Sri Chaitanyadeva, il cui temperamento e colore sono di Radharani, e il cui Sè interiore é Krishna che cerca Se stesso, che assapora Se stesso, cercando di capire perchè Radharani impazzisce nell’ assaporarLo e quale sorta di dolcezza trovi in Lui (radha-bhava-dyuti-suvali-tam maumi krsna-svarúpam).

Sri Chaitanya Mahaprabhu rimase in questo mondo per quarantotto anni. Durante gli ultimi dodici anni della Sua vita Si dedicò con profonda attenzione nel gustare Se stesso. Proprio come tutti impazziscono nel provare dolcezza, così anche Krishna, dolcezza personificata, impazzisce nell’assaporarSi.

Introspezione significa conoscere il proprio sè. La coscienza può conoscere la coscienza. Così come si può percepire il proprio corpo, o la coscienza può concepire se stessa, così l’estasi può gustare estasi. Questo é confermato da Svarupa Damodara Prabhu, il segretario personale di Sri Chaitanya Mahaprabhu, il quale é consi­derato essere Lalita-sakhi, la più cara amica di Srimati Radharani nei divertimenti di Krishna. Lui ha detto chi é Sri Chaitanyadeva:

radha krsna-pranaya-vikrtir hlàdini saktir asmàd

ekàtmànàv api bhuvi pura deha-bhedam gatau tau

caitanyàkhyam prakatam adhuna tad-dvayam caikyam àptam

radha-bhàva-dyuti-suvalitam naumi krsna-svarupam

“Adoro Sri Chaitanya Mahaprabhu, il quale é Krishna stesso, arricchito delle emozioni e della radiosità di Srimati Radharani. In quanto metà predominata e predo minante, Radha e Krishna sono eternamente uno, con individuali identità separate. Ora si sono nuovamente unite come Sri Krishna Chaitanya. Questa inconcepibile trasformazione della dativa potenza interna di piacere ha origine nella relazione d’amore tra Radha e Krishna”.

In questo verso Svarupa Damodara dice che i passa­tempi di Radha-Krishna e quelli di Sri Chaitanya Mahaprabhu sono paralleli ed eterni. É difficile dire che l’inverno venga prima e l’estate lo segua, o che l’estate venga prima e l’inverno la segua. Similmente, negli eterni divertimenti del Signore, il movimento é circolare. Quindi Svarupa Damodara dice: “Che il Chaitanya­ avatara sia prima e il Krishna-avatara dopo, o che il Krishna-avatara sia prima e il Chaitanya-avatara dopo é difficile da dire. Entrambi sono eterni”.

E chi é Radha? É lo sviluppo della dolcezza che scaturisce da Krishna stesso. La dolcezza, nella forma evoluta come Radha, emana dall’interno di Krishna; Srimati Radharani é una particolare potenza che sorge da Krishna stesso: hladini-sakti. Per questo Radha e Krishna non possono essere concepiti come entità separate; entrambi sono uno e medesimo. Però diciamo che in tempi remoti si divisero in due. Quindi ancora entrambi si combinano come Sri Chaitanya Mahaprabhu, la lucentezza e temperamento del quale sono di Srimati Radharani, e la cui natura e realtà interiore é Krishna. Fuoco e calore non possono essere separati; sole e luce non possono esistere separatamente. Sono uno e mede­simo. La Verità Assoluta é una sostanza assoluta (advaya jnana), ma qualche volta Radha e Govinda si mostrano divisi, e poi si uniscono ancora. Quando sono insieme Si gustano reciprocamente, e talvolta sperimen­tano una dolorosa separazione senza che ci sia possibilità di unione. Questa é la loro divina natura.

Sri Rúpa Goswàmi ci spiega questo nel modo seguente:

aher iva gatih premnah svabhàva-kutilà bhavet

ato hetor ahetos ca yunor màna udancati

Egli dice che, così come un serpente si muove natu­ralmente in maniera sinuosa, a zigzag, così la natura dell’amore é naturalmente sinuosa. Non é diretta. Per questo le parti in questione talvolta si scontrano, con o senza motivo, e sopravviene la separazione. La separa­zione é necessaria per i divertimenti trascendentali di Radha e Krishna.

L’ANGOSCIA DELLA SEPARAZIONE

Ci sono quattro tipi di separazione: purva-raga, mana pravasa e prema-vaicittya. Purva-raga significa prima dell’incontro. Accade quando Radha e Govinda non si sono in realtà incontrati, ma in qualche modo si é stabilito un remoto contatto tra Loro attraverso il nome dell’altro, un ritratto, o qualcosa del genere. Quando Radha sente il nome di Krishna o il suono del Suo flauto non avviene un reale incontro, ma si stabilisce un contatto. Il suono del flauto di Krishna, o il Suo nome, possono dar luogo a purva-raga; e Krishna può sperimentare qualcosa del genere ascoltando il suono del nome di Srimati Radharani. In questo modo esiste il tormento della separazione, ma non un incontro reale. Il nome é così dolce che Lui non può contenerSi; e Lei non può contenere Se stessa.

Quando il nome di Krishna giunge all’orecchio di Srimati Radharani, Lei ne viene turbata e pensa: “É possibile che in questo mondo esista un nome così dolce?” Questa é la Sua reazione, e ne fa anche espe­rienza. Sente: “Non posso incontrarLo!” Uno spasimo di separazione sopraggiunge nel Suo cuore. Questo é purva-raga: la sofferenza della separazione che soprav­viene prima dell’incontro.

Mana é un altro tipo di separazione. Màna significa che, nel momento in cui si incontrano, sorgono degli screzi tra Loro dovuti a cose di poco conto. Questa é la vera natura dell’amore. Per questo, Srila Rupa Goswami dice che l’amore si muove in maniera curva come un serpente. Non é morboso, ma questa é la natura del sentiero dell’amore. Qualche volta per una ragione insi­gnificante, o senza ragione, nasce un sentimento: “Mi sta rifiutando; Mi vuole evitare”. Quindi Srimati Radharani pensa: “Non voglio la Sua compagnia”. Sebbene esista apprezzamento al cento per cento, momentaneamente sorge dal fondo qualche sentimento di ostilità; soprav­viene un conflitto tra i sentimenti di entrambi, e vogliono evitare la compagnia reciproca.

GELOSIA TRASCENDENTALE

Nel prema-vaicittya, la gelosia accresce a tal punto che, sebbene siano insieme, sorge internamente un pen­siero che li fa sentire lontani l’uno dall’altra. Questo distinto tipo di separazione si incontra solamente nel madhura-rasa. Prema-vaicittya é quella condizione che sorge quando Krishna e Radha sono vicini, ma vedendo la Sua stessa ombra riflessa sul corpo di Krishna, Radha é così gelosa che pensa sia un’altra donna. Così una grande angoscia di separazione nasce in Lei e pensa: “Cos’é questo? Un’altra donna é lì!” La Sua mente si indigna. Ma la Sua amica Lalita la rassicura: “Cosa stai dicendo? É solo la Tua immagine riflessa! Riesci a ve­derla?” Quindi Radharani torna in sè e realizza: “Oh, é proprio la Mia ombra”. Per cui quel sentimento svanisce immediatamente. Questo é un esempio di prema-vaicittya. Questi sono soggetti trascendentali estremamente elevati e, sebbene non si debbano trattare nei dettagli, rappresentano la natura dell’amore divino in unione e separazione. Sono entrambi interdipendenti, in quanto Uno non può stare senza l’Altro, e la separazione é creata volontariamente per dare intensità all’unione.

Un altro tipo di separazione é chiamato pravasa. Ci sono due tipi di pravasa: uno si manifesta quando la separazione é per un tempo limitato; l’altro quando Uno ha lasciato il paese per andare in un luogo lontano, come quando Krishna andò a Mathura per adempiere ai Suoi doveri. Questi sono i quattro tipi di sofferenza dovuta alla separazione provati tra l’Amante e l’Amata.

Naturalmente questi temi trascendentali sono estre­mamente elevati e non dovremmo indulgere in essi incautamente, perchè se proiettassimo caratteristiche mondane sul piano supremo, pregiudicheremmo la nostra futura realizzazione. La nostra esperienza mondana tende a portarci verso il basso, per questo dobbiamo procedere con cautela. Ciò che noi concepiamo al presente non si trova nel piano dei passatempi di Krishna. É un piano di esistenza di molto superiore al mondo della nostra espe­rienza. La nostra visione é adulterata. Abbiamo solo una concezione impura della realtà originale. Dobbiamo tenere questo a mente, e con cautela possiamo relazio­narci a queste cose.

É più sicuro trattare i temi della separazione tra Radha e Govinda piuttosto che quelli della Loro unione. Naturalmente dobbiamo comprendere che l’angoscia della separazione sperimentata da Radha e Govinda non ha nulla a che fare con questo piano. Quindi, con questa precauzione, possiamo parlare, entro certi limiti, della separazione, ma sarebbe estremamente pericoloso per noi discutere o pensare a quando Radha-Govinda e i Loro intimi amici sono insieme e si dilettano della mutua compagnia, perchè se ci rapportassimo ai passatempi di Radha e Krishna con una concezione materiale, commet­teremmo una grande offesa. Per tanto, é più pericoloso pensare all’unione di Radha e Govinda, che coltivare sentimenti di separazione, come Mahaprabhu ha mostra­to con il Suo esempio.

Nella separazione da Krishna, Sri Chaitanya Mahaprabhu pensa: “Non posso tollerare neppure la Mia stessa vita senza Krishna! Senza la Sua grazia, senza la Sua compa­gnia, non posso mantenere la Mia indesiderabile esi­stenza”. Questo tipo di sentimento ci aiuta, ma non dovremmo imitarlo; piuttosto dovremmo rispettosamente accettarlo come il nostro ideale più elevato. Questo ci aiuterà a spazzare via le nostre sporche, indesiderabili abitudini (anartha). Ad ogni modo, anche se scende qualche lacrima, non dovremmo pensare che abbiamo realizzato il livello più elevato: questo genere di pensieri deve essere evitato. Sri Chaitanya Mahaprabhu stesso dice: “Non posseggo una goccia di amore divino in Me; altrimenti, come potrei mantenere la Mia vita materiale?”

Sri Chaitanya Mahaprabhu accettò il sannyasa per fare in modo che gli abitanti di Navadwípa fossero attirati dalla forza dell’affetto verso questo elevato stadio. La Sua anziana madre Sachidevi piangeva dispe­ratamente. La Sua giovane moglie Visnupriya-devi pas­sava i Suoi giorni senza poter fare nulla. Mahaprabhu prese il sannyasa per emozionare e iniettare nel cuore delle persone l’amore divino che era venuto a dare. Essi pensarono: “Chi era Nimai Pandita? Quale grande bene­ficio venne a darci?” Il fatto che Egli lasciò tutto li avvi­cinò alla Sua causa. Per tutte queste ragioni il Signore accettò il sannyasa.

“DEVO CORRERE A VRNDAVANA”

Dopo che la funzione di assegnazione del sannyasa fu terminata, Sri Chaitanya Mahaprabhu impazzì. Pensò: “Devo correre a Vrndavana. Ho abbandonato tutti i con­tatti con questo mondo. Non ho attrazione per esso. Devo correre a Vrndavana e dedicarMi esclusivamente al ser­vizio di Krishna”. In trance, cominciò a cantare un verso dello Srimad-Bhagavatam nel quale Krishna dà a Uddhava una descrizione del sannyasa. Questo verso fu recitato da un tridandi bhiksu, un mendicante. Mahaprabhu citò questo verso, pensando: “Ho accettato questo abito da sannyasi perchè é favorevole alla Mia vita spirituale. Ora nessuno nella società ha diritto di rivendicare nulla da Me, e potrò dedicarMi completamente al servizio di Krishna. Sto andando a Vrndavana senza avere altri vincoli o legami con nessuno”. In questo modo cominciò a cantare e danzare in estatica follia. Kesava Bharati Maharaj Lo abbracciò ed entrambi, guru e discepolo, cantarono e danzarono insieme. In quel momento Mahaprabhu recitò il verso del brahmana che, nel­l’ultima fase della sua vita, prese il tridanda sannyasa e dovette tollerare le torture della società in diverse forme. Egli disse:

etàm sa àsthàya paràtma-nisthàm

adhyàsitàm purvatamair maharsibhih

aham tarisyàmi duranta-pàram

tamo mukundànghri-nisevayaiva

“I grandi saggi precedenti accettarono e mostrarono il sentiero del sannyasa. Ora ho accettato la stessa forma di vita. Abbandonando tutto il resto, correrò verso Vrndavana. Là, cantando il nome di Mukunda, Krishna, attraverserò l’oceano dell’ignoranza. Oltrepassando maya, giungerò a Vrndavana ed entrerò pienamente al servizio di Krishna”.

L’abito da sannyasi é solo un adattamento esteriore, ma la vera essenza é servire Mukunda. Così, citando questo verso, subito cominciò a dirigersi da Katwa a Vrndavana. Vicino alla sponda del Gange entrò nella giungla, pensando: “Ora il mio dovere é raggiungere Vrndavana il più presto possibile e là, in un luogo soli­tario, mi siederò a cantare il nome di Krishna”.

Sri Chaitanya Mahaprabhu corse verso Vrndavana ed entrò nella giungla prima di sera. Nityananda Prabhu, Chandrasekhara Acharya, Mukunda Datta e Jagadananda Lo seguirono attraverso il bosco. Qualche volta, mentre correva, cadeva improvvisamente a terra e cominciava a gridare: “Krishna, Krishna!” e rialzandoSi improvvisa­mente cominciava a correre senza direzione apparente: verso nord, sud, est, ovest.

VAGANDO IN TRANCE

Talvolta correva talmente velocemente che i devoti non riuscivano a rintracciarLo, specialmente di notte, quando Lo perdevano nell’oscurità. Quindi rimanevano sconcertati, pensando: “Sri Chaitanya Mahaprabhu, il nostro Signore e Maestro, ci ha lasciato!” Ma improvvisamente Lo sentivano da lontano, che gridava: “Krishna, Krishna, Krishna!” gemendo in un tono pietoso. Quindi correvano in quella direzione e Lo trovavano sdraiato al suolo, piangente:

kàhàn mora pràna-nàtha murali-vadana

kàhàn karon kàhàn pàn vrajendra-nandana

“Dov’é il Mio amato Krishna? Non posso tollerare la Sua separazione. Dov’é il Signore della Mia vita che suona il Suo flauto? Cosa posso fare adesso? Dove devo andare per incontrare il figlio di Nanda Maharaj?” Piangeva con un tono pietoso, straziante. Completamente disorientato, senza avere coscienza di alcuna direzione, diceva: “Chi sei tu? Sto andando a Vrndavana. Perchè Mi disturbi?” Dopo averLo assistito ricominciavano a diri­gersi verso occidente, verso Vrndavana. Sri Chaitanya Mahaprabhu continuava a vagare in trance. Ma la grande attrazione verso i Suoi devoti non Gli permise di andare verso occidente.

Approfittando della Sua trance, in qualche modo Nityànanda Prabhu Lo indirizzò verso Sàntipura. É men­zionato nel Chaitanya-Bhagavata che partendo da Kàtwa andarono verso occidente fino a quando raggiunsero un luogo vicino a Vakresvara, circa a sei miglia a nord-est di Dubraràjpura, nella regione del Birbhum. A Visramatala, sull’altra sponda del fiume Adjai, esiste un posto che é considerato il punto dove Sri Chaitanya si sedette. Si dice che lì Mahaprabhu volse la testa da occidente a oriente, ossia da Vrndavana a Santipura.

Vagarono per tutto il resto della sera, e quindi un altro giorno e un’altra notte. Finalmente, la sera del terzo giorno Egli ritornò a Sàntipura attraverso Kàlna, grazie agli accorgimenti di Nityànanda Prabhu, il quale apparve di fronte a Mahaprabhu nella veste rossa di un rinunciato. Sebbene Gli fosse molto familiare, Sri Chaitanya Mahlprabhu non riconobbe Nityànanda. Vide un sannyàsi dinanzi a Lui e pensò: “Sto andando a Vrndavana e c’é un sannyasi qui di fronte a Me”. Così disse: “Oh, Sripada sannyasi, dove stai andando?”

“Verrò a Vrndavana con Te”. “Quanto dista Vrndavana da qui?”

Nityananda Gli mostrò il Gange, vicino a Kàlna, dicendo: “Guarda, proprio lì c’é lo Yamuna”. Mahaprabhu disse: “Oh, siamo arrivati così vicino allo Yamuna!” Quindi fece il bagno nello Yamuna cantando il verso seguente:

cid-ànanda-bhànoh sada nanda-sunoh

para-prema-pàtri drava-brahma-gàtri

aghànàm lavitri jagat-ksema-dhàtri

pavitri-kriyàn no vapur mitra-putri

“Oh, figlia del sole: sebbene tu sia apparsa nella forma di acqua, sei la più cara al figlio di Nanda, che é il sole spirituale. Tu dissipi i peccati di tutti i peccatori. Ti prego, purifica questo corpo mortale” (Kavi Karnapura: Chaitanya Chandrodaya-nàtaka 5.13).

Poco prima che Sri Chaitanya Mahaprabhu arrivasse sulla sponda del Gange, Nityànanda Prabhu mandò Chandrasekahara ad informare Advaita Achàrya di veni­re. Quando Mahaprabhu domandò ad Advaita Acharya: “Sei proprio tu, Advaita? Come sapevi che ero a Vrndavana?” Advaita Acharya rispose: “Questo deve essere uno scherzo! Ovunque Tu sia é Vrndavana. Ed é la mia fortuna che Tu sia venuto qui, vicino al Gange”.

“Oh, questo é il Gange?” “Sì.”

Quindi Mahaprabhu, riportando la Sua coscienza in questo mondo, disse: “Oh, dunque é una cospirazione di Nityananda Prabhu. Lui Mi ha portato qui sulla riva del Gange dicendoMi che era lo Yamuna. É tutto un ingan­no! Sono caduto preda del Suo tranello”.

Advaita Àchàrya argomentò: “No, no, Nityananda Prabhu non ha detto alcuna menzogna. Tu hai realmente fatto il bagno nello Yamuna. La confluenza dello Yamuna e del Gange é ad Allahabad, ed é menzionato negli sastra che il lato occidentale é lo Yamuna, mentre il lato orien­tale é il Gange. Ora Tu hai fatto il bagno nella parte occi­dentale per cui, secondo le scritture, Ti sei bagnato nello Yamuna. Quindi Nityananda non ha detto nessuna bugia. Ad ogni modo, sono venuto con questi nuovi vestiti per Te. Lascia il Tuo abito bagnato e accetta questa nuova veste. Ho anche cucinato qualcosa per te. Hai digiunato per tre giorni e oggi, in quanto sannyàsi, devi accettare qualcosa in carità nella Mia casa. Sono un uomo povero,” disse a mani giunte, “ma Tu devi venire”. Lo portarono con la barca a Sàntipura, alla casa di Advaita Acharya. La mattina seguente venne Sachidevi, e Mahaprabhu passò circa dieci o dodici giorni a Santipura eseguendo Ortana.

CHE COS’É VRNDAVANA?

Che cos’é realmente Vrndavana? É uno stato di co­scienza. In differenti stati di coscienza ci sono differenti realtà soggettive. Tutto emana dalla potente volontà del Signore. Egli é il soggetto, e la Sua potenza e dolce desi­derio sono totalmente soggettivi. Il Signore disse: “Che luce sia” e luce fu. Egli disse: “Che ci sia l’acqua” e ci fu acqua. Egli disse: “Che sia la terra” e fu la terra. Se, come un ipnotizzatore, il soggetto superiore vuole far vedere al soggetto inferiore qualcosa, egli non può che vedere quella cosa. Siamo tutti in un mondo immaginario, sog­gettivo, ma sopra l’immaginazione esiste il piano super­soggettivo della realtà. Quindi Krishna rivela Se stesso a colui che ha sviluppato una coscienza pura, e nello stato di pura coscienza, una persona può percepire la reale natura della realtà soggettiva (sattvam visuddham va sudeva-sabditam).

Per mostrarci che Vrndavana é ovunque, Mahaprabhu correva qui e là in estasi. Quando si incontrarono, Advaita Prabhu Gli disse: “Certamente Tu scherzi quan­do dici che stai andando a Vrndavana. Ovunque Tu sia, quella é Vrndavana; abbiamo esperienza di questo. Ciò che Tu dici é molto singolare: “Sto andando a Vrndavana”. Semplicemente per insegnarci il valore di Vrndavana ti comporti in questo modo”.

LA TERRA DELL’AMORE

Vrndavana, il piano più elevato della divinità, é uno stato di coscienza. Al di sopra del piano della riverenza e del rispetto che si incontra a Vaikuntha, c’é Vrndavana. Esso é aprakrta, sovramondano.

La conoscenza é stata classificata in cinque categorie. La più bassa é la conoscenza acquisita attraverso la pro­pria esperienza sensoriale: pratyaksa, ciò che abbiamo acquisito attraverso i nostri sensi. Questo é il primo stadio. La seguente é la conoscenza che non abbiamo sperimentato con i nostri sensi, ma abbiamo ottenuto dall’esperienza di altri (paroksa); per esempio: gli scienziati fanno esperimenti e ricerche, e noi riceviamo qualche conoscenza dalle loro invenzioni e scoperte.

Il terzo stadio é al di sopra del livello dell’esperienza umana (aparoksa). É qualcosa come un sonno profondo. Quando ci risvegliamo diciamo: “Ho dormito di gusto; ho dormito davvero bene, profondamente”. Ma quando siamo assorti in un profondo sonno senza sogni, non siamo coscienti di quello stato. Quando ritorniamo da quello stato profondo di sonno senza sogni, abbiamo una vaga memoria di quella esperienza, ma é offuscata. Aparoksa é una sorta di vaga esperienza, indistinta, dove il soggetto e l’oggetto materiale si incontrano, e l’oggetto materiale svanisce nel soggetto. Sankaràchàrya, il grande esponente dell’impersonalismo, esplica la gradazione della coscienza fino a questo punto.

LA QUARTA DIMENSIONE

Da un altro punto di vista, il grande devoto ed erudito Ramanujacharya, così come altri acharya Vaisnava, sono dell’opinione che esista un quarto stadio al di là di questo. Quel piano é chiamato adhoksaja, trascendentale, ossia che esiste al di là della portata dei nostri sensi, siano essi grossolani o sottili. É un piano che possiamo esperire solo quando, in virtù del suo dolce desiderio, discende in questo nostro grossolano piano di comprensione; se si ritrae, siamo impotenti; non possiamo trovarlo. Non pos­siamo dire che la Verità Assoluta sia sotto il controllo della nostra conoscenza. Non possiamo misurarla in questa maniera. É indipendente. Per la sua dolce volontà può discendere e noi possiamo sperimentare quella regione superiore; però se si ritrae, noi siamo praticamente mente impotenti; non possiamo fare nulla. Possiamo piangere o supplicare, ma non possiamo entrare lì forza­tamente, con le nostre sole forze. Questo é il quarto piano della coscienza, ed é grandioso, estremamente potente e ispiratore. Solo se si rivela a noi possiamo avere qualche esperienza di quel piano conosciuto come Vaikuntha, l’illimitata regione spirituale della riverenza e della po­tenza. Questo é il piano adhoksaja.

Dunque esiste pratyaksa, l’esperienza diretta fatta attraverso i propri sensi; quindi paroksa, la conoscenza ricevuta attraverso l’esperienza di altri; quindi aparoksa, il piano negativo della coscienza indistinta; e quindi la quarta dimensione: adhoksaja. Noi siamo nel sottosuolo. La vera conoscenza é in alto, sulla superficie, al di là della nostra esperienza. Se potessimo fare un foro attra­verso le spesse coperte, che ricoprono le nostre espe­rienze, potremmo venire a contatto con un altro piano di coscienza, ossia adhoksaja. Adho-krtam indriya jam jnanam adhoksaja si riferisce alla conoscenza superiore che può spazzare via la nostra conoscenza basata sul­l’esperienza di questo mondo. Quella conoscenza tra­scendentale, sovramentale, é il quarto stadio di cono­scenza. Quel piano é differente sotto tutti gli aspetti: non é simile a questo mondo.

Ma attraverso lo Srimad-Bhagavatam e Sri Chaitanya Mahaprabhu veniamo a sapere che esiste un quinto piano di conoscenza che é molto simile a questo mondo mate­riale, pur non essendo mondano. É chiamato aprakrta. É Goloka, la piena concezione teista che si può trovare solo nel dominio di Krishna. La conoscenza centrale del­l’Assoluto deve avere una connessione persino con il livello più basso della creazione materiale; deve essere in grado di armonizzare la porzione peggiore del mondo illusorio. Esso é conosciuto come apràkrta, sovramon­dano. Entrare in quella regione suprema é possibile solo attraverso l’amore divino.

Ogni cosa può essere compensata solo attraverso l’amore. Si dice che una madre amorevole pensa che il suo bambino cieco abbia bellissimi occhi di loto. É accecata dall’affetto. Allo stesso modo, ciò che é insignifi­cante e inferiore, può essere compensato solo attraverso l’amore, che riluce meravigliosamente. Quello é prema, amore divino.

Attraverso la misericordia, la pietà, la grazia, un re può mettersi a giocare con un bambino nella strada. L’affetto può rendere questo possibile. A questo livello, la diversità tra ciò che é alto e ciò che é basso scompare.

LA POTENZA SPIRITUALE INCANTATRICE

Gli abitanti di Vrndavana si considerano persone co­muni. Questo é jnana-sunya-bhakti, l’amore divino libero da ogni genere di calcolo, che non tiene in conside­razione neppure l’opulenza e la potenza del Signore. Quella devozione é al di sopra persino di Vaikuntha, e procede grazie al sortilegio di yogamaya, la potenza spirituale incantatrice. É per la particolare arte di yogamaya che coloro che occupano la posizione più elevata si sentono i più insignificanti. L’amore rimuove le differenze tra grande e piccolo, alto e basso. Tale piano di esistenza é Vrndavana. Lì troviamo la devozione libe­ra da ogni traccia di calcolo (jnàna-súnya-bhakti). É per­sino possibile che i residenti di Vrndavana non cono­scano la loro eccelsa posizione.

Advaita Prabhu dice a Sri Chaitanya Mahaprabhu: “Ovunque Tu sia, lì c’é Vrndavana”. Narottama Dasa Thakura dice che ovunque troviamo un puro devoto di Krishna, lì c’é Vrndavana (yata vaisnavagana sei sthàna Vrndavana. Prema-Bhakti-Chandrika). Esteriormente possiamo pensare che essi siano membri di questo mondo ordinario, ma l’oggetto di tutte le loro conversa­zioni e del loro agire é Vrndavana. Eppure, sebbene essi siano a Vrndavana, non si sentono lì.

Non sono coscienti della loro posizione eccelsa. Un re, quando non é molto cosciente del suo potere, si crede un uomo ordinario. É qualcosa del genere. Qualcuno può essere un grande dottore, ma mosso dall’affetto può fare il lavoro di un infermiere per un suo paziente. A causa del suo amore e del suo affetto per il paziente, può abbas­sarsi a fare un tale lavoro, ma é ancora grande. Questa é la bellissima natura della vita a Vrndavana: é grande senza atteggiarsi a tale, senza che l’atmosfera appaia grandiosa. Sebbene essi siano davvero grandi, appaiono semplici. Quando la potenza si veste di affetto e amore e si esprime con umiltà: quella é Vrndavana. Ed é anche Navadwipa.

Lo Srimad-Bhagavatam e Sri Chaitanya Mahaprabhu dicono che Vrndavana é il luogo più elevato e lodevole per noi dove vivere. Là, il Signore Supremo Krishna e le gopi vivono nel bosco. Non troviamo l’opulenza e grandi edifici, ma se realmente riusciamo a riconoscere la gran­dezza, la vedremo a Vrndavana. Se giudichiamo impar­zialmente i fatti, vediamo che la loro posizione é vera­mente grande, ma attraverso l’umiltà danno l’apparenza di essere scesi al nostro stesso livello. Il modo di vivere che incontriamo a Vrndavana é davvero molto dolce e bello. Mahaprabhu venne a mostrarcelo attraverso lo Srimad-Bhagavatam. Krishna é il Signore di quella terra e le mucche, le colline, i boschi e il fiume Yamuna contribuiscono a creare un ambiente favorevole.

Per cui Mahaprabhu accettò il sannyàsa per inse­gnarci, per elevarci e renderci abitanti permanenti di quel luogo. Egli dice che in realtà il nostro vero sè vive in quel piano, ma la nostra coscienza é stata sfortunatamente focalizzata all’esterno. Siamo ora catturati dall’aspetto materiale di questa creazione e pensiamo che stiamo sof­frendo: ma é tutto un’illusione. Dobbiamo curare questa mania. Mania significa follia, e ora siamo impossessati da questa mania. Proprio come un uomo pazzo lascia la sua casa e vaga nella strada raccogliendo pezzi di carta e stoffa, così noi siamo concentrati su questo mondo; ma quando la pazzia se ne andrà, ci sveglieremo a casa nostra.

UNA GRANDE TRAGEDIA

Dobbiamo tornare a Dio, tornare a casa. Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “La tua casa é un luogo bellissimo. Devi cercarla. Perchè sei sempre tormentato con gli orrori della guerra, delle epidemie, dei terremoti, di malattie indesiderate, rubando e lottando con così tanti vicini? Alla base di tutto questo é il fatto che ti sei iden­tificato con questo mondo materiale e con questo corpo di carne e sangue. Devi ripercorrere il sentiero e tornare a casa tua”. Questo é necessario. La nostra terra natale é un luogo talmente bello, amorevole e divino. Sri Chaitanya Mahaprabhu accettò il sannyasa per noi, con il proposito di ricondurci a casa, dove possiamo avere le comodità di casa, la dolcezza di una casa. Se abbiamo una qualche coscienza di casa, allora non possiamo che apprezzare un tale proposito: casa dolce casa.

Il sannyasa di Sri Chaitanya Mahaprabhu é un evento apparentemente molto crudele per i Suoi devoti e per i membri della Sua famiglia, ma aveva come unico obiet­tivo quello di riportarci a casa nostra. Per accrescere l’estasi dell’unione, fu necessario per Sri Chaitanya Mahaprabhu mostrare separazione dai Suoi devoti e parenti. Separazione ed unione si aiutano reciproca­mente. Il sannyasa di Mahaprabhu, la Sua rinuncia, é una grande tragedia di separazione.

SECONDA PARTE

SIKSASTAKAM

I PRECETTI DI

SRI CHAITANYA MAHAPRABHU

IL SANTO NOME DI

KRISHNA

ceto-darpana-marjanam bhava-mahadavagni-nirvapanam

sreyah-kairava-candrika-vitaranam vidya-vadhu jivanam

anandambudhi-vardhanam prati padam purnamrtasvadanam

sarvatma-snapanam param vijayate sri-krsna-sankirtanam

TRADUZIONE

“Il Santo Nome di Krishna

pulisce lo specchio del cuore

ed estingue l’incendio delle miserie

nella foresta di nascite e morti.

Come il loto notturno sboccia

con i rinfrescanti raggi della luna,

così il cuore comincia a fiorire

con il nettare del nome.

E l’anima alla fine si risveglia

al suo vero tesoro interiore,

una vita di amore con Krishna.

Ancora e ancora assaporando nettare,

l’anima s’immerge e riaffiora

nell’oceano sempre crescente

del giubilo estatico.

Tutti gli aspetti del sè

che possiamo concepire

sono soddisfatti e purificati pienamente,

e alla fine conquistati

dall’influenza sempre propizia

del Santo Nome di Krishna”.

ILLUMINAZIONE

Sri Chaitanya Mahaprabhu é il pioniere del Sri Krishna sankirtana. Egli disse: “Sono venuto ad inaugu­rare il canto del Santo Nome di Krishna, e quel nome raggiungerà ogni angolo dell’universo (prthivite ache yata nagaràdi-gràma sarvatra pracàra haibe mora nama)”.

Qual é il significato di sankirtana? Samyak significa “pieno” e kirtana vuol dire “canto”. Queste due parole insieme formano la parola sankirtana che generalmente significa “canto congregazionale del Santo Nome di Krishna”. Ma samyak significa pieno non solo in quan­tità, ma anche in qualità. Piena quantità significa esteso a un grande numero: congregazionale; piena qualità significa completo elogio. Elogio completo può signifi­care solo la glorificazione di Krishna, di nessun altro dio.

Quindi sankirtana significa completo kirtana, un canto in lode al tutto completo, alla Verità Assoluta. Qualunque altra cosa é solo una rappresentazione parziale e di conseguenza difettosa e limitata. Quindi Krishna dovrebbe essere lodato. Le Sue glorie dovrebbero essere cantate, perchè Egli é tutto. Lui é il maestro, il dispen­satore tanto del bene quanto del male, il Controllore Assoluto di ogni cosa. Ogni cosa é dovuta a Lui. La sod­disfazione di tutta la vita la si può trovare in Lui solo. Così come i movimenti di un cavallo possono essere controllati dalle redini, ma se queste vengono lasciate correrà liberamente, la lode che non é ostacolata da nessun proposito materiale correrà direttamente verso Krishna, la Causa Suprema.

La parola sri significa Laksmidevi: la potenza di Krishna. Questo vuol dire che nel sankirtana Krishna é adorato insieme alla Sua potenza, dato che la Sua potenza é contenuta in Lui.

Sri Chaitanya Mahaprabhu dice che sri krsna sankirtana non potrà che fiorire in tutto il mondo, trion­fare senza alcun impedimento (paraffi vijayate sri-krsna sankirtanam). Deve, essere un fluire spontaneo, incon­trollato, naturale. Deve essere esclusivo, indipendente e senza riserve. La lode a Krishna deve essere cantata col­lettivamente: questa vibrazione é benefica per tutto il mondo. Solo attraverso l’abbandono e la pura devozione possiamo dedicarci al sri krsna sankirtana.

PULIRE LO SPECCHIO DELLA MENTE

Quali sono le diverse fasi attraverso le quali pas­seremo cantando il Santo Nome di Krishna? Durante la prima fase si pulisce lo specchio della mente. Se lo spec­chio del sistema mentale é coperto di polvere non possia­mo vedere le cose chiaramente e i consigli delle Scritture non vi si possono riflettere in modo adeguato. Quali sono i differenti tipi di polvere che coprono lo specchio della nostra mente? I nostri infiniti, effimeri e organizzati desideri sono considerati polvere, e i nostri cuori e le nostre menti sono coperti da strati e strati di questa polvere. Per questo non possiamo vedere le cose propria­mente: non si possono riflettere correttamente nella nostra mente perchè essa é coperta dagli illimitati ordinari desideri di questo mondo materiale (bhukti­mukti-siddhi-kàmi-sakali `asànta’).

Quindi il primo effetto del sri krsna sankirtana é la pulizia della mente. Il sistema sociale Vedico (varnasrama-dharma) é stato costituito per questo pro­posito. Se adempiamo ai nostri doveri sociali perfet­tamente, senza alcuna attrazione per le conseguenze, otteniamo la purificazione della nostra coscienza. Ma il primo beneficio che ci dà nama-sankirtana é il risultato finale del varnasrama-dharma: la purificazione del cuore e della mente. Quindi potremo comprendere i con­sigli delle Scritture adeguatamente.

Il seguente effetto del canto del Santo Nome é che estingue l’incendio dell’esistenza materiale nella foresta delle ripetute nascite e morti. Noi siamo forzati a nascere e a morire ancora. L’ondata materiale cattura l’anima, la quale si mescola con quella vibrazione a diversi livelli. Tutto questo é interrotto grazie al secondo effetto del sri krsna sankirtana, e veniamo liberati.

Con il primo passo, l’intelligenza viene purificata. Con il secondo passo, il Santo Nome ci libera dalla gran­de conflagrazione delle tre miserie che sono: àdhyàtmika, le miserie riguardanti il corpo e la mente, come le malattie e le ansietà mentali; àdhibautika, le miserie causate dai nostri vicini: uomini, animali, insetti e tanti altri esseri viventi; àdhidaivika: catastrofi naturali come carestie, inondazioni e terremoti. Dobbiamo soffrire a causa di questi tre tipi di miserie che ardono nel nostro cuore come il fuoco. Ma tutto é estinto per sempre con il secondo passo del nama-sankirtana, che ci soccorre.

LA META SUPREMA DELLA VITA

Lo stadio successivo é sreyah-kairava-candrika-vitaranam: il Santo Nome di Krishna ci dona la meta suprema della vita. Dopo aver eliminato questi due aspetti negativi, comincia l’ottenimento positivo che in ultimo ci condurrà alla realtà, alla reale verità che é eterna, propizia e meravigliosa. Il canto del Santo Nome ci eleva a quel mondo di bene che é al di sopra di questo mondo di difficoltà e, in termini generali, raggiungiamo la meta suprema, la fortuna più elevata e il beneficio più grande. Se analizziamo questo nel dettaglio, scopriamo che a questo stadio il Santo Nome di Krishna ci porta a un’intima relazione con Krishna, la quale comprende neutralità, servitù, amicizia e affetto filiale (santa, dasya, sakhya e vàtsalya rasa). Sreyah cela la grazia di Nityananda Prabhu, in quanto é per Sua grazia che ci può essere concesso di adorare Radha e Krishna a Vrndavana (nitaiyer karuna habe braje ràdhà krsna pabe).

Lo stadio ulteriore é vidya-vadhu jivanam. Il Santo Nome ci prepara per l’abbandono totale a Krishna che esiste nell’amore coniugale (madhura rasa), dove i devo­ti si abbandonano senza riserve alla disposizione di Krishna.

Lo stadio seguente é anandàmbudhi-vardhanam. Quando raggiungiamo il livello appropriato mentre can­tiamo il nome di Krishna, scopriamo l’oceano trascen­dentale che é al di sopra di ogni sorta di esperienza. Il nome viene a imporsi sopra di noi in accordo al grado del nostro abbandono, e quando il nostro abbandono é totale, sentiamo un nuovo tipo di gioia estatica; sperimentiamo un infinito oceano di gioia, il quale non é statico, ma sempre dinamico. Lì troviamo una nuova vita e una feli­cità differente. Non diviene mai insipida nè statica, ma in ogni istante ci dà una prova di come l’oceano d’estasi sia illimitato.

LA COMPLETA PURIFICAZIONE DEL SÈ

L’ultimo effetto é che la nostra intera esistenza viene purificata. Questo tipo di piacere non contamina, bensì purifica. Godimento significa sfruttamento. Il godimento materiale crea una reazione e la contaminazione attacca chi sfrutta, ma in questo caso, dal momento che Krishna é l’aggressore, il risultato é la purificazione. Tutti i piaceri che vengono dal centro, dal desiderio autocratico di Krishna, ci purificano completamente.

In questo verso, le parole sarvatma-snapanam signi­ficano che tutti i differenti aspetti del sè che possiamo concepire vengono istantaneamente soddisfatti e purifi­cati cantando il Santo Nome di Krishna. Esiste anche un altro significato di sarvatma-snapanam. Se noi lodiamo Krishna collettivamente, saremo purificati secondo la nostra capacità. Tanto chi canta quanto chi ascolta, così come chiunque venga a contatto con il suono trascenden­tale verrà purificato. Snapanam significa “purificante”. Quella vibrazione purifica tutto e tutti coloro che vengono a contatto con essa.

Per questo Mahaprabhu dice: “Continuate con il sankirtana, il canto congregazionale del Santo Nome di Krishna”. Naturalmente il sankirtana deve essere genuino, di conseguenza l’associazione con i santi é necessaria. Non é un tentativo empirico: stiamo tentando di avere un contatto con il regno più elevato, incon­dizionato, il quale può discendere qui ad aiutarci. Dobbiamo avere quel contatto con la realtà suprema, perchè é tutto ciò che importa. Il Santo Nome di Krishna non é solamente un suono fisico; non é un semplice movimento di labbra, ma contiene un aspetto più grande ed elevato (namaksara bahiraya bate tabu name kabhu naya). É completamente spirituale. Noi siamo nel piano marginale dell’esistenza, per cui ci é necessaria una con­nessione più elevata per far in modo che l’onda discenda dal regno superiore e venga a noi, ed estenda la sua influenza anche al di fuori.

Ovunque andrà, il sankirtana del Santo Nome di Krishna produrrà questi sette risultati. Questo é il signi­ficato del primo verso di Mahaprabhu. Il primo effetto é che il Santo Nome pulisce l’anima, la quale é stata attac­cata dalla sporcizia dei desideri del mondo materiale. Come secondo effetto conferisce mukti, liberazione, per­fetta indipendenza dalle forze materiali. Il terzo effetto ci porta la vera fortuna: l’apertura del tesoro dell’anima. Le risorse innate dell’anima si dispiegano gradualmente con il Santo Nome di Krishna. Sri Chaitanya Mahaprabhu include qui le altre forme di relazione con l’Assoluto Personale. Nel descrivere il passo successivo Egli assu­me l’umore della devozione coniugale, dove l’anima si offre senza riserve al piacere di Krishna, abbandonando ogni cosa incondizionatamente per il Suo massimo piacere.

“HO BISOGNO DI MILIONI DI BOCCHE”

L’effetto successivo é che si assapora l’estatica asso­ciazione di Krishna a Vrndavana, la Sua dimora. Chi può cantare in maniera appropriata il nome di Krishna si esprimerà con un particolare tipo di ego:

tunde tàndavini ratim, vitanute tundàvali-labdhaye

karna-kroda-kadambini ghatayate karnàrbudebhyah sprham

cetah-pràngana-sangini vijayate sarvendriyànàm krtim

no jàne janita kiyadbhir amrtaih krsneti varna-dvayi

“Quando il Santo Nome di Krishna appare sulle labbra di un devoto comincia. a danzare follemente. Quindi il nome lo possiede e lo manipola, come se la persona dalle cui labbra proviene perdesse completa­mente il controllo delle sue stesse labbra. Allora il devoto dice: “Quanto posso assaporare dell’estasi del Santo Nome con una sola bocca? Ho bisogno di milioni di boc­che per gustarne la sua illimitata dolcezza. Non sentirò mai alcuna soddisfazione cantando con una bocca sola”. Quando il suono “Krishna” penetra nell’orecchio egli sente quel suono trascendentale risvegliarsi nel suo cuore. “Cosa sono due orecchie?” pensa, “questa é la più grande ingiustizia del creatore, ho bisogno di milioni di orecchie! Così se potessi ascoltare il dolce nome di Krishna il mio cuore potrebbe essere un po’ soddisfatto. Voglio milioni e milioni di orecchie per ascoltare il dolce nome di Krishna”. Questo é il sentimento di un devoto quando la sua attenzione é attratta verso il Santo Nome. Quindi egli sviene, si perde immergendosi in un oceano di estasi e gioia. Con grande disillusione egli dice: “Non sono riuscito a capire la quantità e la qualità del nome di Krishna. Sono perplesso. Che sorta di melliflua dolcezza contiene questo nome?” In questo modo si meraviglia chi canta il nome.

IL CANTO MISTICO DEL FLAUTO DI KRISHNA

Questo ci é stato insegnato da Sri Chaitanya Mahaprabhu, il quale disse: “Canta appropriatamente il Santo Nome, la rappresentazione sonora della dolcezza assoluta”. La stessa dolcezza si trova anche nel canto del flauto del Signore. Il suono del flauto di Krishna ha il potere mistico di incantare e deliziare tutti e tutto. Nel­l’ascoltare il suono del flauto di Krishna, la corrente dello Yamuna si paralizza. Il dolce suono del flauto di Krishna attrae gli alberi, gli uccelli e gli animali. Ogni cosa rima­ne meravigliata a contatto con la dolce vibrazione del Suo flauto.

La vibrazione sonora può operare miracoli; il suono ha la più grande capacità di catturare. Il suono può fare e disfare. Può fare qualunque cosa: possiede una tale e intrinseca capacità. Esso proviene dal piano più sottile, al di là dell’etere. Quel suono universale é dolcezza e bontà assoluta. Quanta potenza contiene! In che modo ci cattura! Possiamo fluttuare come un filo d’erba nella corrente di quel dolce suono a tal punto che é persino possibile che non ritroviamo più la nostra stessa personalità. Possiamo perdere noi stessi lì, ma non muoriamo: l’anima é eterna. Tuffandoci, siamo traspor­tati su e giù dalla corrente di quel dolce suono. Siamo meno qualificati di un filo di paglia, e il suono di Krishna é così grande e così dolce che può giocare con noi a suo piacimento. Non possiamo concepire quanta potenza é nel nome, nel suono che é identico all’assoluta bontà e dolcezza.

Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Non rifiutare que­sto suono poichè é uno e medesimo con Krishna”. Assoluta dolcezza e bontà, tutto é contenuto all’interno del Santo Nome. E il Santo Nome si presenta davanti a noi in modo molto accessibile; niente é richiesto per acquistarlo: nè soldi, nè energia fisica. Tutte queste cose non sono necessarie. Che cosa é richiesto? Sincerità.

Chi semplicemente accetta questo suono divino con sincerità, si arricchirà talmente che nessuno si capaciterà di una tale crescita e bontà. Chiunque può averlo molto facilmente, ma si deve cantare sinceramente con tutto il cuore. Naturalmente sincerità presuppone di andare da un agente appropriato, da un santo, e ricevere il Santo Nome da lui.

Sri krsna sankirtana é stato acclamato da Sri Chaitanya Mahaprabhu, il quale inaugurò il movimento sankirtana venendo come Radha-Govinda combinati. Il suo consiglio estremamente prezioso e necessario é di partecipare con spirito sincero a questo sri krsna sankirtana, il più purificante suono trascendentale che conferisce la liberazione, dà piena soddisfazione e ci accorda un ottenimento talmente positivo che ci per­diamo in un oceano di gioia e di inconcepibile dolcezza.

Questa é la grazia di Sriman Mahaprabhu, il quale proclama: “Che sri krsna sankirtana si espanda in questo mondo mortale, che possa beneficiare ognuno infini­tamente perchè questo é il più elevato beneficio per il mondo intero. Esso abbraccia tutti e ci libera dalle soffe­renze, situandoci al livello più elevato di realizzazione”.

Nell’attuale degradata era di Kali solo nama-sankirtana può aiutarci. Certamente, nama-sankirtana é benefico in ogni era ma é specialmente raccomandato per Kali-yuga, perchè in quest’era tutti gli altri tentativi incontreranno l’opposizione di molte forze. I problemi e le onde di questo mondo materiale non possono opporsi al nama-sankirtana, per questo dobbiamo adottarlo. Se dedichiamo noi stessi esclusivamente a questo otterremo la soddisfazione più elevata della vita. Non é necessario aderire ad alcun’altra campagna dal momento che sono tutte difettose e parziali. Il nama-sankirtana é la cosa più universale, attraente e benefica, e ci porta alla meta suprema. Solo questo può soddisfare tutti.

In questa maniera possono essere aiutate tutte le anime che ora sono scollegate da Krishna. Nessun altro movimento é necessario. Sri Chaitanya Mahaprabhu ci dice: “Dedicati esclusivamente a questo. Esso abbraccia e soddisfa tutto ed é raggiungibile con il minimo dispen­dio di fatica e di energia. Lasciate che fiorisca in questa era di Kali per il benessere dell’intero universo e per ristabilire tutte le anime nella loro posizione normale”.

Nell’ultimo verso dello Srimad-Bhagavatam la con­clusione del libro si presenta come segue: nàma-sankirtanam yasya sarva-pàpa-pranàsanam pranàmo duhkha-samanas tam namàmi harim param.

Papa significa tutte le anomalie, tutte 1e cose indesi­derabili: il peccato. Lo sfruttamento materiale e la libera­zione sono incluse all’interno delle anomalie, o attività peccaminose. Perchè si considera peccaminosa la libera­zione? Perchè é una condizione anormale; la nostra fun­zione naturale é servire Krishna, ma questo non avviene con la salvezza. La semplice salvezza non include il ser­vizio a Krishna, per questo é considerata una posizione anormale e di conseguenza peccaminosa. Ignorare il nostro dovere naturale e mantenerci in disparte non può che essere peccaminoso.

IL DONO SPIRITUALE DI VYASA

Il verso conclusivo dello Srimad-Bhagavatam dice: “Il Santo Nome di Krishna può alleviarci da tutti i pec­cati, da tutte le qualità immonde e da tutte le miserie. Prostriamoci a Lui”. Pronunciando questo verso, lo Srimad-Bhagavatam termina; quel grande trattato divie­ne silenzioso. L’ultima parola del Bhagavatam é nama-sankirtana. Il Bhagavatam diede una tale importanza al canto del Santo Nome di Krishna, e Sri Chaitanya Mahaprabhu cominciò a svilupparlo a partire da questo punto. L’ultima opera di Srila Vyasadeva, il compilatore della letteratura Vedica, porta il teismo a un tale stadio e lo dà al pubblico annunciando: “Canta il nome di Krishna! Fai questo, niente di più é necessario. AccettaLo!” Questa é la vera conclusione dello Srimad-Bhagavatam, il più grande dono spirituale di Vyasadeva: “Canta il Santo Nome di Krishna e comincia la tua vita in questa era con la più ampia e completa concezione teista”.

IL NETTARE DEL NETTAREO

Possiamo considerarci fortunati di esserci avvicinati a questo pensiero estremamente utile e generoso, di esser­gli andati così vicino da poterlo toccare, accettare e lasciarci trasportare dalle sue onde secondo le nostre capacità. Dopo essere passati attraverso così tante conce­zioni e il fascino di diverse prospettive, abbiamo lasciato tutto questo dietro di noi e siamo approdati alla riva dell’oceano di nama-sankirtana. Ora possiamo tuffarci in questo oceano e cominciare a nuotare nelle onde del nama-sankirtana, il nettare del nettareo, per la grazia del nostro guru e la misericordia dei Vaisnava.

Questa é loro proprietà e noi siamo i loro schiavi. Abbiamo l’audacia di lanciare il nostro corpo e nuotare in quell’oceano nettareo! La concezione suprema del­l’ottenimento spirituale, che é nuotare nel Radha-kunda, si può anche incontrare nella forma eccelsa del nama­sankirtana. Il verso seguente esporrà le possibilità negative.

Srila Bhaktivinoda Thakura ha scritto un commento in sanscrito del Siksastakam, così come la traduzione in bengali; la sua presentazione é la più originale. Anche Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura Prabhupada fece il suo commento al Siksastakam. Dovrebbero essere attentamente studiati, per comprendere questi punti in una maniera più completa. Comunque, nei miei discorsi, espongo semplicemente ciò che sento nel mio cuore. Qualunque cosa venga alla mia mente riguardo questi versi, la esprimo, e tutto ciò é il risultato di quanto ho raccolto e, appreso da Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thàkura, Bhaktivinoda Thàkura, Rupa Goswami, Sanatana Goswami, Sri Chaitanya Mahaprabhu e tutti gli àchàrya predecessori. Per loro grazia ho potuto acquisire questo tesoro; e sto ora tentando di estrarne l’essenza.

LA CONCEZIONE KRISHNA CONQUISTA TUTTO

Accettando il sentiero della devozione inizia una completa trasformazione del nostro sistema interno, e gradualmente la nostra attrazione per il mondo esterno svanisce. Esiste una guerra all’interno, e quando la concezione Krishna entra nel cuore di un devoto, tutte le altre idee e pensieri si devono gradualmente ritirare. Questo é spiegato nello Srimad-Bhàgavatam (2.8.5):

pravistah karna-randhrena svànàm bhàva-saroruham

dhunoti samalam krsnah salilasya yatha sarat

Quando arriva la stagione autunnale, scompare il fan­go dall’acqua. Allo stesso modo, quando la concezione Krishna entra nel cuore di qualcuno, tutte le altre con­cezioni e aspirazioni si ritirano gradualmente, lasciando Krishna in possesso di ogni cosa. Quando una reale goccia della coscienza di Krishna entra nel cuore, tutte le forze oppositrici devono ritirarsi, e Krishna conquisterà e prenderà possesso di tutto.

Questa é la natura della coscienza di Krishna: nulla può reggere la competizione, persino la cosiddetta devozione per i semidei o la fede in credi come il Cristia­nesimo, l’Islamismo o altri. Tutte le altre concezioni teiste si devono ritirare, lasciando il campo libero alla concezione Krishna. Nessun aggressore può sostenere la lotta contro la coscienza di Krishna, l’assoluta e dolce bellezza.

La bellezza, la dolcezza e il fascino possono catturare e sconfiggere il potere. In realtà noi aneliamo la bellezza e la dolcezza, la misericordia, l’affetto, l’amore divino (prema). Il distribuire la propria energia e generosità per compensare gli altri (distribuire se stessi), alla fine con­quisterà tutti. É più soddisfacente dare che prendere. Amore divino significa morire per vivere: non vivere per te stesso, ma vivere per gli altri. La più generosa forma di vita, la totale, estrema dimenticanza di sè, si trova nella coscienza di Krishna.

La coscienza di Krishna é così bella che chi la svi­luppa perde la propria identificazione ed esistenza. Diviene totalmente dimentico di sè. Possiede un tale incanto! Chi rimarrà a lottare contro Krishna? Tutti colo­ro che vengono a lottare contro di Lui vengono disarmati. Se in qualche modo Krishna entra nel cuore, non può esistere altra conseguenza se non che Lui prende pos­sesso di ogni cosa. Tale benevola, generosa e dolce per­sona é Krishna: la Meravigliosa Realtà.

ILLIMITATI NOMI DI DIO

nàmnàm akàri bahudhà nija-sarva-saktis

tatràrpita niyamitah smarane na kàlah

etàdrsi tava krpà bhagavan mamàpi

durdaivam idrsam ihàjani nànuràgah

TRADUZIONE

“Oh mio Signore, il Tuo Santo Nome

accorda benedizioni a tutti.

Tu possiedi illimitati nomi

come Krishna e Govinda

attraverso i quali Ti riveli.

Nei Tuoi incalcolabili Santi Nomi

hai gentilmente riposto

tutta la Tua trascendentale potenza,

e per cantare questi nomi

non esistono strette regole

riguardanti il tempo e il luogo.

Per la Tua misericordia incondizionata,

sei disceso nella forma di suono divino,

ma la mia più grande disdetta

é che non sento amore

per il Tuo Santo Nome”.

ILLUMINAZIONE

Qui viene detto: “Oh mio Signore, Tu hai rivelato il canto dei Tuoi Santi Nomi, ed hai riposto tutta la Tua potenza in questi nomi”. Sia il Santo Nome di Krishna che la Sua potenza sono eterni. Tutte le potenze ed energie si trovano all’interno del Santo Nome di Krishna. Non esistono un particolare luogo o momento fissati per cantare il nome. Non é che si può cantare solo al mattino, o solo dopo aver fatto il bagno, o solo dopo essersi recati in un luogo santo; non ci sono tali condizioni. Chiunque può cantare il Santo Nome di Krishna in ogni momento, in ogni luogo e in qualsiasi circostanza.

In questo verso Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Oh Krishna, Tu hai dato a tutti la più sublime opportunità. Tu sei così infinitamente buono che ci hai dato il servizio al Tuo Santo Nome (nama-bhajana). Ma la mia é la peg­giore sfortuna: non trovo alcun sincero desiderio in me per cantare il nome; non avverto alcun anelo spontaneo per cantare il Tuo nome. Cosa posso fare?”

Questo é il secondo degli otto precetti di Sri Chaitanya Mahaprabhu. Dice: “Oh Signore, da parte Tua hai dato ogni cosa per sollevarmi da questo mondo mate­riale di relatività. Il Tuo tentativo di liberarmi é talmente magnanimo che tutto ciò che chiedi da me é una piccola cooperazione nell’accettare la Tua grazia, ma io faccio orecchie da mercante alla Tua magnanima chiamata. Oh, mio Signore, sono senza speranza”.

Sri Chaitanya Mahaprabhu nel primo verso del Suo Siksastakam, o gli otto precetti, ci ha dato una grande speranza. Egli spiega che, quando ci si impegna debitamente, il canto del Santo Nome di Krishna ci può far progredire passo per passo, rivelando sette effetti. Il primo é la purificazione della coscienza; il secondo, la liberazione da tutte le relatività materiali. Come terzo effetto, la bontà positiva si risveglia all’interno del nostro cuore e ci trasporta a Vrndavana. Quindi, sotto la guida della svarupa-sakti, l’energia interna del Signore, yogamaya, veniamo al concetto vadhu: noi siamo poten­za e dobbiamo servire Krishna incondizionatamente. Vadhu significa quel rasa che ci dà un contatto completo con il Signore (madhura-rasa).

ESTATICO OCEANO DI GIOIA

Dopo aver raggiunto questo stadio, quali sono gli altri effetti che si rivelano? Si diviene una particella nel­l’oceano della gioia, e quella gioia non é insipida o statica, ma sempre nuova e dinamica; é purificante al massimo grado. Sebbene ci sia permesso di conservare la nostra individualità, avvertiamo che tutte le sfere della nostra esistenza si purificano completamente quando cantiamo il nome di Krishna. E questo non avrà effetto solo su di me, ma su tutti coloro che verranno a contatto con questo nama-sankirtana. Sperimenteranno una con­versione di massa, una purificazione di massa; la più grande purificazione. Questi sono i sette risultati del canto del Santo Nome.

Dopo aver espresso la tesi nel Suo primo verso, nel secondo verso ne dà l’antitesi. Quando una così grande speranza si trova nel Santo Nome, perchè abbiamo così tanti problemi? Dov’ é la difficoltà? Perchè non capiamo il beneficio della magnanima concessione della divinità che si incontra nel Santo Nome? Una grazia inestimabile sta venendo da parte di Krishna. Ci ha dato così tante opportunità, chiedendo il minimo da parte nostra. Dobbiamo provare un po’ di piacere, un serio desiderio di accettare il Santo Nome. Ma qui sorge la. difficoltà: non ne abbiamo alcuno. Per cui, quale speranza possiamo avere? Come possiamo ottenerlo? Possiamo accostare il Santo Nome formalmente, ma non dal profondo del nostro cuore. Quindi grazie a quale procedimento pos­siamo realmente essere beneficiati e fare progressi? Il terzo verso risponde a questa domanda.

Nonostante una persona possa pensare di non possedere il minimo requisito per ricevere questo dono, non é ancora un caso senza speranza. La natura stessa di questa realizzazione la conduce ad una concezione di umiltà. Quando si comincia a praticare la devozione verso il Signore illimitato, non si può che sentire che in relazione all’infinito, non c’é nulla che abbia valore in se stesso. Si pensa: “Non ho niente da dare in cambio; per­sino il minimo requisito per ricevere la grazia del Signore é assente in me”. Questo porta all’idea che: “Non ho qualificazioni. Sono completamente vuoto”.

Un devoto sente all’interno del suo cuore che non solo é inadeguato, ma troppo spregevole per servire il Signore. Krsnadàsa Kaviràja Goswàmi dice: “Sono più infimo di un verme negli escrementi e più peccatore di Jagài e Màdhài (jagai màdhài haite muni se pàpistha purisera kita haite muni se laghistha)”. Non dovremmo scoraggiarci quando pensiamo di non avere nemmeno il più piccolo merito che é richiesto per il servizio del Santo Nome di Krishna, perchè questo tipo di coscienza é naturale per un devoto.

Allo stesso tempo, dobbiamo guardarci dall’insin­cerità della nostra devozione; l’insincerità é nostra ne­mica. Pensare: “Non possiedo la minima attrazione o gusto per il Signore” va bene; ma pensare: “Ho del gusto, un serio desiderio, un po’ di devozione per il Signore” é pericoloso.

IL MONDO EGOISTICO

Se vogliamo avere un contatto con l’infinito, dob­biamo essere completamente vuoti; la nostra abnega­zione deve essere totale. Gli ottenimenti materiali sono cose negative, e dobbiamo distaccarci da essi completa­mente. Dovremmo pensare: “Non sono nulla; non ho qualifiche per venire accettato o usato al servizio del Signore. Sono completamente inadatto”. Dobbiamo distaccarci completamente dal mondo egoistico e lasciarci catturare da yogamaya, l’energia interna del Signore. Uno schiavo non ha posizione; la posizione é detenuta dal maestro. Ogni cosa é Sua. Realizzare questo é la nostra reale qualifica. Non appena affermiamo di avere qualche qualifica, cominciano le nostre difficoltà. Lo stesso Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Non trovo alcuna traccia di amore per Krishna nel Mio cuore (na prema-gandho ‘sti daràpi me harau)”. Questo é il mo­dello di umiltà. Ma questo sentimento deve essere sincero; non deve essere un’imitazione. Dobbiamo fare attenzione. Non dobbiamo arrischiarci ad imitare i devoti eccelsi. Sentire sinceramente, capire che noi non possediamo niente e che ogni cosa appartiene a Lui: questa é la sola qualifica richiesta per cantare il Santo Nome di Krishna.

PIÙ UMILE DI UN FILO D’ERBA

trnad api sunicena taror iva sahisnuna

amànina mànadena kirtaniyah sadà harih

TRADUZIONE

“Chi è più umile di un filo d’erba,

più tollerante di un albero,

ed offre il dovuto onore agli altri

senza desiderarne per se stesso

é qualificato per cantare sempre

il Santo Nome di Krishna”.

ILLUMINAZIONE

Principalmente dovremmo esprimerci con questo sen­timento: dovremmo pensare a noi stessi come il peggiore tra i peggiori. Srila Bhaktivinoda Thakura ha analizzato il significato di questo verso nel modo seguente: persino un filo d’erba ha un suo valore, ma noi non abbiamo neppure il valore che ha un filo d’erba. Non abbiamo alcun valore positivo. Se un uomo non é educato é un conto, ma un pazzo é peggio di una persona maleducata: può pensare, ma solo in modo anormale. Quindi Srila Bhaktivinoda Thàkura dice: “Ho un po’ di coscienza, un po’ di intelligenza, ma é tutta male indirizzata. Un filo d’erba non si muove nella direzione sbagliata. Quando lo calpestiamo, non ha la tendenza a scattare nella direzione opposta. Un filo d’erba può essere piegato qui e là da una tempesta o dall’ambiente esterno, mentre io sarò sempre riluttante ad andare in una certa direzione. Se le onde dell’ambiente mi vogliono portare in una particolare direzione, io cercherò di oppormi. Se tu realmente consi­deri il mio valore, la mia posizione é inferiore a quella di un filo d’erba, perchè ho la tendenza: ad oppormi”.

Se vogliamo portare noi stessi in un’intima relazione con la bontà infinita, dobbiamo pensare: “Non ho valore. Piuttosto, il mio valore é negativo. É la mia tendenza ad oppormi alla grazia del Signore. Se Krishna vuole darmi la Sua grazia, io cerco di resistere. Sono costituito in una tale maniera, che vado incontro al suicidio spirituale. Krishna viene a darmi la Sua grazia, ma io mi oppongo a Lui: l’energia che é al mio interno cerca il suicidio. Questa é la mia posizione, mentre un filo d’erba non si oppone a nessuno. Questa é la mia detestabile posizio­ne”. Dobbiamo realizzare che noi siamo in questa diffici­le posizione. Con tale attitudine possiamo accettare la bontà della Verità Assoluta nella forma del Suo Santo Nome.

Non dovremmo pensare che il sentiero sarà piano; molti problemi possono venire dall’esterno. Quando i devoti vanno a cantare Hare Krishna per le strade, molta gente viene e grida: “Hei, scimmie! Scimmie dalla faccia rossa!” Così tanti ostacoli e opposizioni verranno e cer­cheranno di danneggiarci o di dissuaderci ad abbando­nare questo sentiero, ma noi dobbiamo esercitare la tolle­ranza di un albero. Perchè si fa l’esempio di un albero? Questo é stato analizzato nella maniera seguente: se nessuno versa da bere ad un albero, questo non protesta: “Oh, dammi dell’acqua!” Se qualcuno viene a disturbare l’albero, strappando le sue foglie, tagliando i suoi rami, o persino abbattendolo, l’albero rimane in silenzio; non reagisce. Dovremmo cercare di vedere come gli insulti, la povertà, le punizioni e altre cose sfavorevoli siano necessarie per purificarci, e con la minima punizione saremo liberati dall’esistenza materiale.

Attraverso la coscienza di Krishna siamo venuti a contatto con l’obiettivo più elevato della vita, la realiz­zazione suprema della vita. Quale prezzo siamo disposti a pagare per questo? É inconcepibile. Tenendo sempre a mente la meta più elevata, dobbiamo accettare con il viso sorridente qualunque piccola richiesta ci venga fatta. Se davvero confidiamo, se abbiamo fede nel nostro luminoso futuro, allora saremo lieti di pagare qualunque piccolo prezzo la natura voglia prendere da noi.

“KRISHNA! TI DARÒ UNA LEZIONE”

Una volta, Srila Gaurakisora Dasa Bàbàjì Mahàràj, il maestro spirituale di Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thàkura, camminava per le vie di Navadwipa, elemosi­nando un po’ di riso da varie case. La gente del villaggio qualche volta attacca o insulta i devoti. Così non rispar­miarono neppure un’anima tanto eccelsa. Mentre cammi­nava da quelle parti, alcuni ragazzi gli lanciarono pietre e lo buttarono a terra. Lui commentò: “Krishna, mi stai trattando con crudeltà! Andrò a lamentarmi di Te con Tua madre Yasoda”. Questa era la sua visione, e in que­sto modo armonizzava ogni cosa. Dovremmo imparare a vedere Krishna in ogni cosa che viene a disturbarci o ad attaccarci. Ovviamente, dal punto di vista filosofico, senza il volere di Dio non può succedere niente. Ma in modo concreto, un devoto vede: “Oh, Krishna, Tu sei dietro questi ragazzi. Tu mi stai disturbando. Ti darò una lezione. So come trattarTi. Andrò a parlare con madre Yasoda, e lei Ti castigherà“.

I devoti avanzati sono stabiliti nella coscienza che Krishna é dietro ogni cosa, e vedono tutto da questo punto di vista. Questa attitudine é la nostra lanterna che ci guiderà nell’adattarci a quelle cose che apparente­mente sono sfavorevoli. É un dolce assestamento, per questo ci viene consigliato di essere più tolleranti di un albero. Può succedere che noi non ci opponiamo, tuttavia qualche opposizione verrà a disturbarci; e noi dobbiamo tollerare.

In più, dobbiamo mostrare il nostro rispetto agli altri. Il prestigio é il più grande e più sottile nemico del devoto di Krishna. L’orgoglio é il peggior nemico per il devoto di Krishna. L’orgoglio conduce, alla fine, alle conclu­sioni dei mayavadi, i monisti. Loro dicono: “so ‘ham: Io sono!” Non: “daso ‘ham: Io sono subordinato” ma: “Io provengo dall’Elemento Supremo; io sono Quello: sono Lui”, eliminando dalle loro considerazioni il fatto che noi siamo minuscoli e soffriamo miseramente. Tutte queste cose pratiche vengono ignorate dai mayavadi, gli imper­sonalisti. In realtà il desiderio di una posizione (pratistha), il nostro ego, é il nostro peggior nemico. In questo verso ci viene consigliato di rapportarci con il prestigio e la posizione in modo speciale.

L’AREA DEGLI SCHIAVI DI KRISHNA

Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Non devi deside­rare rispetto da nessuno, neppure dall’ambiente stesso; allo stesso tempo devi onorare tutti e tutto nell’ambiente secondo la posizione. Mostra rispetto, ma non desiderare alcun rispetto da fuori”. Dobbiamo essere molto attenti riguardo a questo, perchè l’orgoglio é il nostro nemico nascosto, il nostro peggior nemico. Se in qualche modo possiamo evitare o conquistare questo nemico, saremo in grado di entrare nell’area degli schiavi di Krishna e unir­ci a coloro che hanno sacrificato la loro vita interamente a Lui. Il significato generale di questo verso é: “Non cercare mai posizione o prestigio in nessun luogo. Allo stesso tempo, onora tutti secondo il tuo intendimento”.

UN GRANDE INSULTO

Quando Srila Bhaktisiddhànta Saraswati Thakura, il nostro maestro spirituale, all’inizio della prima decade del 1930, andò a Vrndavana, guidava una macchina. In quel periodo, questo era insolito per un santo. Un giorno, un sacerdote insultò il nostro guru deprecando la posizione di Srila Raghunatha Dasa Goswami, il precettore di quella che é la concezione suprema secondo la nostra realizzazione spirituale. Egli si vantò: “Noi siamo non solo residenti di una terra santa, ma anche membri di una elevata casta sacerdotale (brahmana). Quindi possiamo offrire la nostra benedizione a Dasa Goswami. Egli nacque in una famiglia di bassa estrazione, e lui stesso chiese una tale benedizione da noi”.

Certamente, in grande umiltà, Dasa Goswami una volta pregò:

gurau gosthe gosthàlayisu sujane bhusuragane

svamantre ‘sri-nàmni vraja-nava-yuva-dvandva-‘sarane

sadà dambham hitva kuru ratim apurvàm atitaràm

aye svàntarbhràtas catubhir abhiyàce dhrta-padah

“Oh mente, sorella mia! Cado ai tuoi piedi e ti implo­ro: “Abbandona tutto il tuo orgoglio ed assapora sempre l’amore estatico mentre ricordi la guida divina, il sacro luogo di Vrndavana, i pastori e le pastorelle di Vraja, i devoti amanti del Signore Supremo Sri Krishna, gli dei sulla terra (i puri brahmana), il gayatri mantra, il Santo Nome di Krishna e la giovane coppia divina di Vraja, Sri Sri Radha-Govindasundara”.

Il sacerdote sottolineò: “Noi siamo residenti della santa terra di Vrndavana, ed anche brahmana, quindi sia­mo nella condizione di poter elargire la nostra benedizione a Raghunatha Dasa Goswami”. Ascoltando queste parole, il nostro guru maharaj, il quale in quel momento era al Radha-kunda, cominciò a digiunare e commentò: “Cosa devo sentire? Questo individuo é sotto il controllo della lussuria, dell’ira e dell’avarizia e dice che può mostrare la sua grazia a Dasa Goswami, il più rispettato precettore della nostra linea! E io devo stare ad ascoltare tutto ciò?” Senza ribattere alla sua affermazione, decise di digiunare. Anche noi smettemmo di mangiare, e tutto il nostro gruppo cominciò il digiuno. Quindi un signore del luogo venne a sapere che tutti noi stavamo digiunando e si diede da fare per trovare il sacerdote blasfemo e portarlo di fronte al nostro guru maharaj. Quel sacerdote supplicò di essere perdonato. Il nostro guru mahàràj fu soddi­sfatto e, dopo aver mostrato a costui il debito rispetto, ruppe il suo digiuno. In quell’occasione qualcuno disse al nostro guru mahàràj: “Sono tutti degli sciocchi igno­ranti. Perchè sei così toccato dalle loro parole? Dovresti ignorarle”. Il nostro guru mahàràj rispose: “Se io fossi un ordinario bàbàji e sentissi un tale commento, mi coprirei semplicemente le orecchie e me ne andrei. Ma sto sostenendo il ruolo di un àchàrya, colui che insegna con l’esempio. Quale giustificazione avrei per essere portato in macchina se non mi opponessi a tali commenti contro il mio gurudeva?”

Ripetutamente usava questa espressione: “Perchè sto guidando un automobile qui a Vrndavana?” Diceva: “Se fossi stato un niskincana bàbàji, un santo che vive in solitudine e indossa solo un pezzo di stoffa, non mi sarei opposto a quest’uomo. Per salvare me stesso, avrei sem­plicemente lasciato il posto e sarei andato altrove. Ma dal momento che sto guidando una grande automobile nella posizione di acharya, un insegnante, devo difendere la dignità dei grandi devoti. Ho accettato questa posizione e non posso evadere da queste circostanze. Devo affrontarle e fare ogni cosa é in mio potere affinchè esse non passino inosservate o senza opposizioni”.

L’umiltà, nella sua applicazione pratica, deve essere adattata o modificata. Una volta, quando un tempio Hare Krishna fu attaccato, venne usata una pistola per difen­derlo. In seguito ci furono delle lamentele tra le persone del luogo. Dissero: “Oh, loro sono umili? Sono tolle­ranti? Perchè sono andati contro l’insegnamento di Sri Chaitanya Mahaprabhu di essere più umili di un filo d’erba e più tolleranti di un albero? Non é possibile che siano devoti!” Molte lamentele giunsero a me, ma io li difesi dicendo: “No, hanno agito correttamente. L’istru­zione di essere più umile di un filo d’erba significa che uno dovrebbe essere umile rispetto a un devoto, non a un pazzo”.

Le persone in generale sono ignoranti. Sono pazze. Non sanno cosa é buono o cattivo, quindi le loro conside­razioni non hanno valore. Chi é qualificato per giudicare quando un devoto sta offrendo rispetto a tutti senza aspettarsene alcuno per se stesso? Chi giudicherà se egli é davvero umile e tollerante: un pazzo? Le persone igno­ranti? Possiedono loro alcuno strumento per giudicare chi é umile, chi é tollerante e chi é rispettoso verso gli altri? Deve esserci un modello in base al quale giudicare l’umiltà. A noi interessa il criterio dato dai più grandi pensatori, non la considerazione delle masse ignoranti.

IL MODELLO DI UMILTÀ

Naturalmente, chiunque può ingannare il pubblico ordinario con un’umiltà superficiale. Ma far mostra di umiltà non é vera umiltà. La vera umiltà deve provenire dal cuore, ed avere un proposito sincero. L’umiltà, la tolleranza e l’assenza di orgoglio devono essere consi­derate secondo il giudizio di una persona equilibrata, normale, non secondo il parere degli ignoranti, che sono come elefanti, tigri e sciacalli. Dovremmo permettere a costoro di giudicare cos’é l’umiltà, o cos’é l’audacia e l’impertinenza? Certamente no. Un devoto dovrebbe for­se pensare: “Le Divinità e il tempio stanno per essere molestate, ma io rimarrò in disparte senza far nulla. Dovrò essere umile e tollerante. Un cane sta entrando nel tempio; dovrei mostrargli rispetto?” No. Questa non é vera umiltà. Dobbiamo avere un concetto equilibrato di realtà. Non dobbiamo permettere che queste anomalie continuino in nome dell’offrire rispetto agli altri. Non dob­biamo pensare che permettendo a chiunque di offendere i devoti o abusare del tempio, e che concedendo ai cani di entrarvi siamo umili e tolleranti e stiamo mostrando rispetto agli altri. Non siamo interessati solo al signi­ficato esteriore delle scritture, ma al significato reale.

Che sono umile significa che sono lo schiavo dello schiavo di un Vaisnava. Dobbiamo procedere con questa coscienza. Se qualcuno viene a molestare il mio maestro, dovrei sacrificare prima di tutto me stesso, pensando: “Poichè sono di minore importanza, il mio sacrificio non rappresenta una perdita. Devo sacrificare me stesso per mantenere la dignità del mio guru, dei devoti, del mio Signore e della Sua famiglia”.

Dobbiamo sempre capire che cosa va onorato. Noi offriamo i nostri rispetti alla più grande verità, il Signore dei Signori; il nostro comportamento dovrebbe essere in consonanza a questo. Se dentro di noi conserviamo sem­pre il più alto concetto di relatività, vedremo che occu­piamo la posizione più bassa. Se il nostro guardiano é in pericolo, sacrificheremo noi stessi. Tutto questo dovreb­be essere tenuto in considerazione quando cerchiamo di comprendere il significato di umiltà. Non dell’imitazione fisica, ma dell’umiltà genuina. É questione di realiz­zazione pratica. Fama ed onore devono essere date al Signore e ai Suoi devoti, a nessun altro.

Naturalmente, al più alto livello di devozione, l’umil­tà dovrà ridimensionarsi in un altro modo per i paramahamsa bàbàji, i santi più elevati, i quali sono come cigni ed hanno abbandonato tutti i contatti con questo mondo materiale. Ma nella fase in cui si predica, la seconda classe di devoti deve accettare le cose in maniera differente. Come disse il nostro guru mahàràj: “Se avessi avuto la posizione di un bàbàji, un santo solitario e passivo, mi sarei allontanato da quel posto senza fare alcuna opposizione. Ma quando stiamo predicando e abbiamo assunto la responsabilità di gui­dare così tante anime alla dimora del Signore, dobbiamo comportarci di conseguenza adattandoci alla situazione”. Generalmente possiamo essere indifferenti verso coloro che ci sono nemici, ma quando predichiamo per conto del Signore in modo organizzato, il nostro dovere cam­bia: non possiamo essere indifferenti agli antagonisti.

Jiva Goswami menziona nei suoi scritti che, in accordo alla particolare condizione sociale di ciascuno, queste cose dovrebbero essere tenute in considerazione e quindi agire secondo la necessità. Egli ha espresso la sua risoluzione per la quale, se un devoto detiene una posizione di potere, se é un re, e qualcuno blasfema ripetu­tamente un vero Vaisnava, o una persona santa, il re dovrebbe porre in vigore un castigo corporale, esiliando l’offensore dalla sua nazione o tagliandogli la lingua (vaysnava nindaka jihva hàta). Questo non é il dovere delle persone ordinarie, le quali, se agissero così, provo­cherebbero tumulti. Non dobbiamo essere ansiosi di infliggere punizioni corporali a nessuno.

Hanuman é un Vaisnava, ma lo si é visto uccidere così tante vite. Lo stesso é vero per Arjuna e molti altri devoti. Persino Krishna e Ramachandra sono stati visti uccidere molti demoni in guerra. Una semplice esibi­zione fisica di mitezza non costituisce il vero significato di umiltà. Quando c’é un insulto al guru o ai Vaisnava, il devoto si opporrà ai blasfemi a seconda del potere che detiene.

Bhaktivinoda Thàkura, in una delle sue canzoni, dice che non solo dovremmo tollerare le azioni malvagie degli altri e i disturbi dell’ambiente, ma dovremmo fare del bene a chi ci tortura. É dato l’esempio di un albero. Mentre una persona taglia un albero, usufruisce dell’om­bra e delle comodità che l’albero offre persino nel mo­mento in cui lo sta abbattendo. In conclusione, egli dice che l’umiltà, la misericordia, il rispetto per gli altri è la rinuncia al nome e alla fama, sono le quattro qualifiche per cantare il Santo Nome di Krishna.

Siamo i più poveri tra i poveri. Dovremmo sempre es­sere coscienti che siamo mendicanti. Dovremmo pensare: “Sebbene io sia un mendicante, sono venuto a mendica­re per ciò che é più elevato; che nessuna distrazione mi dissuada dal mio tentativo”. Allo stesso tempo, il nostro atteggiamento verso l’ambiente esterno dovrebbe essere rispettoso.

In questa maniera, venendo educati alla concezione Krishna della divinità, ad ognuno dovrebbe essere dato rispetto a seconda della posizione che occupa. L’istru­zione principale per l’adorazione del Santo Nome di Krishna (nàma-bhajana) é che dovremmo assumere la posizione dello schiavo dello schiavo dello schiavo del Signore. Se vuoi cantare il nome di Krishna, allora non sprecare le tue energie con le cose effimere di questo mondo. Non permettere alla tua attenzione di essere disturbata da minuscole acquisizioni come il prestigio o gli ottenimenti relativi ai soldi o a comodità fisiche. Ricorda: tu stai cercando la cosa più grande, e tutto il resto é veramente piccolo in comparazione alla coscienza di Krishna. Per cui, non sprecare la tua energia e il tuo tempo prezioso. Fai economia. Hai l’opportunità di raggiungere la meta suprema della vita.

PURA DEVOZIONE

na dhanam na janam na sundarìm

kavitàm và jagad-isa kàmaye

mama janmani-janmanisvare

bhavatàd bhaktir ahaituki tvayi

TRADUZIONE

“Oh Signore, non possiedo alcun desiderio

di accumulare ricchezze, seguaci,

belle donne o salvezza.

La mia sola preghiera é di servirti

con devozione immotivata,

nascita dopo nascita”.

ILLUMINAZIONE

Dovremmo cercare di muoverci in questa direzione. Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Non desidero denaro (na dhanam), non desidero alcuna popolarità o servitori (na janam), non voglio la compagnia di belle donne (na sundarim). Non voglio un buon nome o la fama di un poeta (kavitam va)”. Questo é il significato generale di questo verso; che é stato profondamente trattato nei com­menti di Srila Bhaktivinoda Thakura.

Il nostro guru mahàràj ha commentato che in questo verso, denaro, seguaci, donne ed erudizione rappresentano il dovere, la ricchezza, i piaceri sensoriali e la salvezza (dharma, artha, kama, moksa): Srila Bhaktivinoda Thàkura ha spiegato che, in questo contesto “ricchezza” si riferisce a quella che si ottiene compiendo i doveri prescritti. Può anche significare artha, o crescita econo­mica. Egli dice che “seguaci” significa la relazione fisica per avere le comodità: moglie, figli e così via. La parola sundarim significa kama, la compagnia di belle donne. Kavitam, poesia, rappresenta moksa, la liberazione. La liberazione apparentemente possiede un alto valore ma in realtà, come la poesia, é fatta solo di parole fiorite. La liberazione é immaginaria, in quanto il risultato ultimo della liberazione é che l’esistenza dell’individuo svanisce.

CAPITALISTI AL SERVIZIO

Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Oh Signore del­l’universo, ti prego solo per avere una devozione sponta­nea per Te, non motivata dal desiderio di alcuna ricom­pensa. Desidero una naturale attitudine a servirTi”. Prema significa affetto, amore. Prema significa: “Ti ser­virò, e come remunerazione Tu devi darmi una maggiore inclinazione a servirTi, più energia e più desiderio per il Tuo servizio. Il mio affetto per Te aumenterà, e l’interesse si convertirà in capitale, proprio come negli affari finanziari”. In questo modo un devoto prega Krishna: “Ti sto servendo, e se vuoi pagarmi qualcosa, allora dammi un capitale maggiore per incrementare la mia inclinazione a servirti, così che diventi intensa”.

“Mio Signore, ovunque io nasca, in accordo al mio karma, aspiro solo al Tuo servizio, e prego solo per otte­nere il Tuo servizio immotivato, senza desiderare nulla in cambio”. Le tentazioni generali, che ci circondano sui quattro lati, sono di quattro tipi: soldi, seguaci, donne e liberazione, e questo significa dharma, artha, kama e moksa. In questa maniera, la gradazione dei differenti obiettivi della vita é stata scientificamente rappresentata.

Ma Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Non ho attra­zione per alcuna di queste cose, ma solo per Te, mio Signore. Non aspiro nemmeno alla liberazione. Non Ti chiederò: “Dammi la liberazione, così che, una volta liberato, sarò in grado di servirTi meglio”. Questa sorta di condizione non si deve porre alla divinità. Questa é la più pura delle preghiere: “In accordo al mio karma, posso nascere uccello o animale, in ogni luogo, persino all’inferno; non mi importa. Tutta la mia aspirazione si concentra verso una cosa sola: io prego che la mia attra­zione per Te non vada mai persa. Prego che possa sempre intensificarsi”.

Bhakti, devozione, é ahaithuki, senza causa. É natu­rale e non ha altre aspirazioni. Qualcuno potrebbe dire: “Se dovessi reinvestire sempre l’interesse del capitale, non godrei mai del profitto”. Però noi siamo interessati al piacere di dare noi stessi: “Che gli altri si divertano a mie spese”, questa é la base del piacere più elevato. Il devoto pensa: “Che Krishna si diverta con gli altri. Io farò da capro espiatorio”.

Bhaktivinoda Thakura dice che quando un bambino non ha conoscenza e un nemico o un infermità viene ad attaccarlo, egli non può difendersi. Allo stesso modo, all’inizio, quando la nostra realizzazione del Santo Nome é come ad un livello infantile, i crimini e le offese al nome possono prevalere. Ma quando la nostra realizza­zione cresce, nessuna offesa può toccarci. Però molte offese vengono ad attaccare il principiante.

LA SQUADRA SUICIDA

Bhaktivinoda Thàkura dice: “Il Santo Nome é così bello, misericordioso e attraente. Che io possa morire insieme a tutte le offese contro di Lui, così che gli altri possano godere del Suo nettare”. Egli voleva sacrificare se stesso proprio come, durante la guerra, le squadre sui­cide saltavano nei fumaioli delle navi con le bombe sotto le ascelle. Le squadre suicide ebbero inizio con la campagna del Giappone contro i britannici, e quando Hitler udì della loro assenza di paura, disse: “Abbiamo ancora qual­cosa da imparare dal Giappone”. Per cui, Bhaktivinoda Thàkura prega: “Voglio porre fine alla mia vita insieme a tutte le offese al Nome, così che gli altri possano gustare il nettare del Santo Nome”.

Anche Vasudeva Datta pregava: “Riversa i peccati di tutte le anime su di me, e gettami nell’inferno eterno, così che loro possano essere beneficiati. Dai a loro amore per Krishna”. A causa di questo elevato e generoso sentimento, egli non muore. É detto: “Muori per vivere” Quando abbiamo così tanto apprezzamento per il Signore che proviamo questo tipo di sentimento, scopriamo i vivo ottenimento di una vita più elevata. Questo é i piacere che vogliamo.

L’ultimo verso del Siksastakam di Sri Chaitanya Mahaprabhu spiegherà questo sentimento. Un altro esempio dello stesso si trova quando il grande saggio Narada venne dalle gopi e chiese la polvere dei loro piedi di loto per curare il mal di testa di Krishna. In loro troviamo il più alto grado di abnegazione, e questo é il proposito centrale della devozione. La vita vera di un devoto si fonda sul sacrificio. Quanto maggiore é il sacrificio, tanto maggiore sarà il beneficio. E sacrificio significa “morire per vivere”. Questo é il mio detto prefe­rito. Sono parole di Hegel: “Morire per vivere”. Krishna é il consumatore più eccelso che il mondo conosca. Non dovremmo esitare a darci a Lui.

IL RE DELLA TERRA DELL’AMORE

TRANSLITTERAZIONE

ayi nanda-tanuja kinkaram

patitam màm isame bhavàmbudhau

krpayà tava pàda-pankaja

­sthita-dhuli-sadrsam vicintaya

TRADUZIONE

“Oh, figlio di Nanda Mahàràj,

sono il tuo eterno servitore,

ma a causa del mio karma,

caddi in questo terribile oceano

di nascite e morti.

Accetta questa anima caduta

e considerala un granello di polvere

ai Tuoi Santi Piedi di loto”.

ILLUMINAZIONE

Qui Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Oh Signore, per favore, prendimi in considerazione; voglio entrare nel regno del Tuo sguardo misericordioso. Non so come aver cura di me nel modo appropriato, per cui imploro Te di accudirmi. Per favore, accettami e permettimi di en­trare. Tu sei il mio guardiano. Voglio vivere sotto la Tua protezione”.

E chi é costui? Abbiamo sentito parlare di diverse concezioni di Dio, ma qui troviamo una bellissima con­cezione di Dio: Krishna, il figlio di Nanda Mahàràj. Questa concezione la si incontra solo a Vrndavana.

Raghupati Upàdhyàya, un grande erudito spirituale, in un’occasione incontrò Sri Chaitanya Mahaprabhu vicino a Mathura. Lì ebbero una discussione e Mahaprabhu gli chiese: “Chi desideriamo avere come nostro maestro? Quale é la meta finale della nostra vita?” Raghupati Upàdhyàya rispose:

srutim apare smrtim itare

bhàratam anye bhajantu bhava-bhitàh

aham iha nandam vande

yasyàlinde param brahma

“Coloro che temono di rinascere in questo mondo possono seguire le indicazioni date dalle scritture Vedi­che; altri possono seguire il Mahabharata; ma per quanto mi riguarda, seguo Nanda Mahàràj, nel cortile del quale la Suprema Verità Assoluta gioca come un bambino”. Nel sistema del varnasrama-dharma, i doveri sociali Vedici, le persone sono generalmente sotto la guida della legge Vedica o smrti. In questo modo sono impegnati in doveri corporali che hanno parvenza di santità. Comun­que, coloro che sono liberi dalle esigenze corporali, e stanno cercando di trascendere questa vita di sfruttamento e piaceri materiali, generalmente prendono come guida le Upanisad perchè lì sono dati consigli più elevati. Raghupati Upadhyaya disse: “A me non importano tutte queste cose, ma sento il bisogno di seguire la guida del mio cuore. Non sono molto interessato in questioni cere­brali, io credo che la vera pace esista in relazione al cuo­re, e il mio cuore é sempre attratto da Nanda, il padre di Krishna. Le autorità affermano che Krishna é la Suprema Verità Assoluta, e quello stesso Assoluto va a carponi nel cortile di Nanda Maharaj. Pertanto é lì che io vedo una concreta realtà”. In che modo Nanda Mahàràj ha attratto la Suprema Verità Assoluta? Nello Srimad-Bhagavatam (10.8.46), il re devoto Pariksit Maharaj, chiede a Sukadeva Goswami, il ragazzo santo:

nandah kim akarod brahman sreya evam mahodayam yasoda ca mahà-bhàgà papau yasyàh stanam harih

“Oh conoscitore del Brahman, tu sei sempre, immerso nell’esclusivo mondo cosciente. Nessun riferimento al­l’oggettività mondana si può trovare in te, in quanto sei sempre assorto nel mondo soggettivo dello spirito. La tua coscienza non é mai attratta da questo nostro mondo oggettivo, ed affermi che Krishna é la Suprema Verità Assoluta. Ho fatto una domanda a te, il mio maestro: quali doveri eseguì Nanda, quale sorta di realizzazione ebbe per avere la Verità Assoluta così intimamente al punto di apparire come suo figlio e andare in giro a car­poni per il suo cortile? Pare come se Nanda Lo tenesse in pugno. Cos’ é questo? É la cosa più meravigliosa. É possibile?”

LA SOSTANZA ASSOLUTA SUCCHIA IL SUO SENO?

“Gli yogi, i rsi, i grandi eruditi e coloro che compiono penitenze dicono che talvolta hanno una rapida e rara visione dell’oggetto della loro aspirazione e realizzazio­ne, ma la perdono improvvisamente. Non possono man­tenere la loro attenzione su quel piano per un lungo periodo di tempo. Come é possibile che la Sostanza Suprema sieda in braccio a Yasoda e succhi il suo seno? Se una tale cosa é vera; se é davvero possibile, allora perchè non dovrei essere attratto dal metodo per il quale posso avere così tanta intimità con l’entità suprema?”

Raghupati Upàdhyàya, nelle sue preghiere esprime un ego simile. Dice: “Non voglio impigliarmi in discussioni sottili e analisi delle Scritture; desidero semplicemente abbandonarmi a Nanda e al suo gruppo. Voglio iscrivere il mio nome nella lista del gruppo dove Nanda é la guida suprema”.

Utilizzando l’energia (karma), possiamo raggiungere una buona destinazione; se non abbiamo fede nei risultati ottenibili tramite il karma, possiamo tentare di ottenere la salvezza elevando la nostra coscienza (jnàna). Ma se indaghiamo sulla soluzione della vita, con l’aiuto di esperti del regno spirituale superiore, come Nanda e il suo gruppo, possiamo entrare nella terra dell’amore e della dedizione.

La mia fede, il mio comune senso religioso, mi dice che se riuscissi a vedere quella Suprema Verità Assoluta (che é così rara da trovare), reale, concreta e intima, che attrae direttamente il mio cuore, perchè dovrei imbar­carmi in una altra folle impresa? Mi appellerei diretta­mente all’oggetto della mia ricerca. Se qualcuno mi dicesse che un falco ha afferrato un mio orecchio, dovrei dare la caccia al falco senza prima toccare il mio orecchio per vedere se é ancora lì? Se posso avere la Verità Assoluta così intimamente, perchè dovrei correre a destra e a manca? Se scoprissi che la Verità Assoluta é teneramente venuta con tutto il Suo incanto, che il Suo fascino non é un segreto e molte grandi personalità sano attratte da Lui, perchè dovrei correre dietro alla fanta­smagoria di chi si dedica alla meditazione, ai pensieri astratti o alla rinuncia? Giammai.

É senso comune. Le autorità in materia forniscono una chiara comprensione sul fatto che Krishna, il figlio di Nanda, é Supremo. Per cui, quando arriviamo a capire questo, possiamo chiedere: “Oh figlio di Nanda, re del paese dell’amore: imploro il Tuo affetto. Sono il Tuo servitore. Sento dentro di me che un vincolo mi lega a Te. Ti sono subordinato, ma in qualche modo mi trovo in una situazione avversa. Sento che ci sono così tanti nemici in me, che tentano di allontanarmi da Te, impe­dendomi di dedicarTi tutta la mia attenzione. Allo stesso tempo, sento nel mio cuore che Tu sei il mio maestro, che sei tutto per me. Il mio cuore non sarà soddisfatto senza la Tua compagnia. Per questo Ti supplico: mi trovo in circostanze sfavorevoli, sto soffrendo, e senza la Tua grazia, non trovo alcun significato o sollievo per questa situazione di prigionia”.

L’ANIMA: COME UN RAGGIO DI SOLE

Qui viene detto: “Sento che non sono eternamente connesso a Te. Se così fosse, questa separazione sarebbe stata impossibile. A differenza di un avatara, non sono una Tua porzione plenaria”. Altre incarnazioni del Signore Supremo sono Sue espansioni plenarie (svàmsa), ma la jiva é una rappresentazione parziale della Sua potenza (vibhinnamsa). Nella Bhagavad-gita Krishna dice che le entità viventi sono le Sue parti e particelle eterne. L’ anima proviene dalla potenza marginale (krsnera tatasthà-sakti; bhedàbheda prakàsa). L’anima é una atomica parte frammentaria della potenza del Signore, come un raggio di sole. Ma qui, il devoto prega: “Non sono parte nè particella del Tuo corpo, non sono nemmeno un raggio. Al massimo posso essere parago­nato a un granello di sabbia, a una particella di polvere, ma non a un punto del raggio di luce emanante dallo splendore del Tuo corpo”. In questo modo Sriman Mahaprabhu rappresenta per il nostro beneficio come dovrebbe essere la nostra petizione: “Non posso compia­cermi pensando che posseggo una fortuna tale da poter essere considerato una parte inseparabile di Te. Sono una Tua parte separata, però desidero la Tua grazia. Per favore, sii generoso con me; invoco la Tua misericordia per avere un dono speciale. Accettami in qualsiasi posi­zione, anche la più bassa, purchè possa avere una relazio­ne con Te. Almeno questo può essermi concesso: consi­derami una particella di polvere ai Tuoi piedi. Questa é la mia preghiera”.

ANELANDO LA PERFEZIONE

nayanam galad-asru-dhàraya

vadanam gadgada-ruddhaya gira

pulakair nicitam vapuh kada

tava nàma-grahane bhavisyati

TRADUZIONE

“Oh Signore, quando le lacrime

scorreranno dai miei occhi come onde,

e la mia voce tremerà in estasi?

Quando si rizzeranno i peli del mio corpo

nel cantare il Tuo Santo Nome?”

ILLUMINAZIONE

In questo verso, la preghiera precedente del devoto é stata soddisfatta ed egli ha quindi acquisito una posizione nel dominio di Krishna. Ora la sua ambizione non ha fine. Sebbene adesso occupi una posizione sicura, prega ancora per un’ulteriore promozione. Prima aspirava solo ad una posizione insignificante come la polvere sotto le piante dei divini piedi di Krishna. Quindi il dono fu con­cesso. Il tocco dei piedi di Krishna arrivò alla polvere, e questa fu convertita come al tocco di una bacchetta magica. Adesso sopraggiunge automaticamente una più grande ed elevata domanda.

Il devoto pensa: “E questo cos’é? Ho pregato solo per diventare polvere ai Tuoi piedi, però cos’é che sento ora dentro di me? Sono la polvere della terra, e Tu sei la Suprema Verità Assoluta. Ma al semplice tocco dei Tuoi piedi di loto, la polvere si é trasformata in una sostanza così grande e inconcepibile. Sono stupefatto: “Come é avvenuta questa trasformazione?” Ora scopro che neces­sito di una intimità maggiore. Prima aspiravo a servirTi ma adesso, per il tocco dei Tuoi piedi di loto, quella spe­ranza si é convertita in attrazione spontanea (raga-marga)”.

IL RE DELL’AFFETTO

Attrazione spontanea può significare solo Krishna, non Narayana o Ramachandra. Krishna significa: “Colui che é adorato attraverso l’affetto e l’amore divino”. É il re dell’affetto, il centro dell’affetto e dell’amore. L’intera concezione che il devoto aveva concernente la devozione cambiò solo venendo a contatto con i piedi di loto di Krishna, e fu favorito con il desiderio di una maggiore intimità; un amore e un affetto più grandi vennero a gra­ziare quel servitore. Fu innalzato ad un tale piano di dedizione che la sua preghiera cambiò. Egli pensa: “E questo cos’é? Non posso trattenere le mie lacrime. Scendono incessantemente, e quando cerco di cantare il Tuo nome, mio Signore, sento che perdo il controllo. Qualche interfe­renza proveniente da un altro luogo mi muove, disturban­do i miei normali pensieri e aspirazioni. Sento che sono nel mezzo di un altro piano. Non sono in nessun luogo. Ho perso il controllo; sono divenuto una bambola nelle mani di qualche altro potere”.

I PIEDI DI LOTO: UNA BACCHETTA MAGICA

“La mia aspirazione mi sta trasportando verso qual­cosa d’altro. Adesso non solo desidero una connessione a distanza con Te ma, venendo a contatto con la bacchetta magica dei Tuoi piedi di loto, la mia aspirazione si é trasformata. Vedo che così tanti devoti sono occupati a servirti e a cantare il Tuo nome, e vedendo questo, le mie speranze sono cresciute”.

“Voglio essere elevato a quella posizione. Posso visualizzare quella posizione da lontano, ma ora la mia ardente preghiera é che possa essere elevato a quel livel­lo. La Tua associazione mi ha risvegliato una tale sete. Voglio essere manipolato da Te. Gioca con me come Tu desideri, a Tuo modo. Il mio cuore anela ad una relazione con Te. Quando canto il Tuo nome con questo senti­mento scopro che le mie concezioni precedenti sono mutate, e il mio nuovo anelo é per un livello di amore spontaneo. Prego affinchè Tu mi innalzi al piano del Tuo affetto e amore divino”.

SENZA TE PER SEMPRE

yugàyitam nimesena caksusa pràvrsàyitam

sunyàyitam jagad sarvam govinda-virahena me

TRADUZIONE

“Oh Govinda!

Senza di Te, il mondo é vuoto.

Lacrime inondano i miei occhi

come pioggia,

e un istante pare un’eternità”.

ILLUMINAZIONE

Qualche volta questo verso si trova tradotto: “Oh, Govinda, senza di Te, sento che un momento é come dodici anni o più “. A volte la parola yuga é tradotta “dodici anni”. Qualche devoto afferma questo perchè Mahaprabhu fece esperienza della più intensa separazio­ne da Krishna nell’umore di Radharani per dodici anni. Nel dizionario sanscrito é detto che uno yuga significa dodici anni. Questa é una concezione. Un altro signifi­cato é “millennio” o “era”. Uno yuga può anche signifi­care una quantità illimitata di tempo.

Sri Chaitanya Mahaprabhu dice: “Un momento sem­bra un illimitato periodo di tempo. I miei occhi versano lacrime come torrenti. Nella stagione delle piogge avvengono così tante inondazioni, ed ora mi pare che i miei occhi stiano straripando. Il visibile diventa invi­sibile per me. Non posso vedere nulla. La mia mente sente un’attrazione talmente forte verso il centro dell’in­finito che ovunque io posi lo sguardo, non vedo niente. Ogni cosa appare vacante, perchè sento come se Govinda si fosse allontanato da me”.

SRI KRISHNA: LA MERAVIGLIOSA REALTÀ

“Ritrovo in me questo singolare tipo dì sensazione: non provo interesse per nulla. Tutti i miei interessi sono rivolti verso Govinda, a tal punto che mi sento estraneo all’ambiente che attualmente mi circonda. Non possiedo nulla, mi sento privato della coscienza: é andata in un altro luogo, verso l’infinito. Quando c’é siccità, tutti i fiumi e i laghi si prosciugano. L’acqua si muove verso il mondo gassoso. Non si trova una goccia d’acqua da nessuna parte. É qualcosa del genere. Ovunque l’incanto si ritira ed ogni cosa é vuota. I miei sensi, la mia mente e tutto il resto sono stati risucchiati, attratti dalla somma­mente attraente, incantevole, dolce Personalità di Dio: Sri Krishna, la meravigliosa realtà”. Talvolta sembra che l’intervallo tra l’unione e la separazione sia come molti millenni. Un devoto pensa: “Ho perso la coscienza del­l’incontro con Krishna molto, molto tempo fa”. Conserva un lieve ricordo: “Ho avuto qualche contatto con Krishna, ma é avvenuto così indietro nel tempo, é così lontano, che pare un intervallo di tempo illimitato. Una volta ebbi una lieve reminiscenza, ma ora é scomparsa, forse per sempre”. Egli sente un tale grande grado di disillusione e disperazione.

Questo é l’esempio del mondo infinito. Proprio come misuriamo le distanze tra i pianeti e le stelle in anni luce, qui il sentimento trascendentale si calcola in riferimento a un tale modello. Che audacia abbiamo nel relazionarci a cose così grandi e al di là della nostra giurisdizione!

All’inizio il devoto pensava: “Se verrò elevato a quel livello di servizio, il mio cuore sarà compiaciuto. La mia sete sarà placata e sentirò quiete e soddisfazione dentro di me”. Ma lo sviluppo crescente della sua devozione lo porta ad un piano di vita inaspettato. É la natura dell’amore divino che quando una goccia di quella medicina viene data ad un paziente intensamente desideroso, questo si crede curato; in realtà, viene trasportato in una posizione pericolosa.

Egli pensa: “Vedendo i devoti versare lacrime inces­santemente, i peli del loro corpo rizzarsi e la loro voce spezzarsi cantando il nome di Krishna, rimasi incantato.

Questi sintomi mi attrassero e pensai che se avessi potuto ottenere tutto ciò, avrei provato una reale soddisfazione; ma ora che ho raggiunto questo piano, che cosa ho tro­vato? Proprio l’opposto”.

Venendo realmente a contatto con l’infinito, si sente privo di speranze. Egli pensa: “Non c’é limite al pro­gresso. Al contrario, più vengo a contatto intimo con l’infinito, più sento di non avere speranza”. Più avanziamo, più scopriamo che é illimitato. ScoprendoLo illimitato, perdiamo la speranza, ma non possiamo tornare indietro. Non c’é possibilità di ritornare sui nostri passi; possiamo solo avanzare. Questo é lo spirito di un devoto genuino.

Nello scoprire la caratteristica infinita della nostra prospettiva, non possiamo abbandonarla e disperiamo, pensando: “Il nettare più elevato si trova proprio qui, di fronte a me, ma non posso assaggiarlo; sono incapace di toccarlo o tenerne un po’ in mano. Ma nonostante ciò, il suo incanto é così immenso che non posso liberarmi dalle sue reti. E senza di quello, un breve lasso di tempo sembra come milioni di anni”.

FIUMI DI LACRIME

Il devoto pensa: “Oh, molte lunghe ere sono passate, e ancora sono nel desiderio! Sto cercando di averlo, ma non posso, e il tempo passa. Anche il tempo é infinito. Molti fiumi di lacrime nascono dai miei occhi; le lacrime cadono profusamente dai miei occhi sul mio corpo, ma non trovo il modo di raggiungere la meta. La mia mente é completamente vacante. Non vedo alcun futuro per me. Non provo nessun incanto, nessuna attrazione per alcuna altra cosa che possa sembrare una consolazione per questo corpo infermo”.

“Non vedo possibilità di consolazione da nessuna parte. Tutte le alternative sono state eliminate. Sono completamente nella stretta della coscienza di Krishna e dell’amore per Krishna. Se c’é qualcuno che può venire a darmi sollievo, che mi aiuti! Sono perduto, impotente. Se c’é qualcuno che può venire ad aiutarmi, per favore venga a salvarmi”.

Sri Chaitanya Mahaprabhu dice che quando siamo profondamente situati nell’amore per Krishna, non pos­siamo abbandonarlo, ma la nostra sete aumenta e non sentiamo soddisfazione. Siamo nel mezzo di una situa­zione apparentemente orribile.

L’anelito per Krishna che si risveglia nella mente prende questa direzione. Quando un devoto viene real­mente a contatto con Krishna, la sua posizione diviene totalmente esclusiva ed elimina tutto il resto. Tutta la sua attenzione sarà per Krishna. In questo verso, Sri Chaitanya Mahaprabhu descrive come un devoto progredisce, destandosi ad una concezione più elevata di Krishna e quindi, vedendo Krishna proprio di fronte a sè ma non potendoLo avere, sente questo tipo di sepa­razione. Più egli progredisce, più si ritrova in una posi­zione di impotenza. Questo elevato avvertimento di Sri Chaitanya Mahaprabhu ci aiuta ad adattare noi stessi a questo intenso sentimento di separazione. Egli ci dice: “Ti perderai nella coscienza di Krishna; e quale sarà la tua posizione? Tu sei come una goccia e sarai gettato nell’oceano dell’amore divino”.

UNIONE NELLA SEPARAZIONE

aslisya và pàda-ratàm pinastu màm

adarganàn marma-hatàm karotu và

yathà tathà và vidadhàtu lampato

mat-pràna-nàthas tu sa eva nàparah

TRADUZIONE

“Krishna può abbracciarmi con amore

o calpestarmi sotto i Suoi piedi.

Può spezzare il mio cuore

nascondendoSi a me.

Che quel donnaiolo faccia quello che vuole,

ma sarà sempre il solo

Signore della mia vita”.

ILLUMINAZIONE

Questa é la più grande medicina per i devoti. Siamo venuti a misurare l’incommensurabile, ma dobbiamo sempre abbracciare questo principio. Nel cercare di en­trare in contatto con l’infinito Signore dell’amore e della bellezza, dobbiamo ricordare che Egli é infinito. É l’unico per noi, ma Lui possiede molti devoti come noi con i quali relazionarSi. Può abbracciarci con grande affetto e adorazione, ma dobbiamo essere preparati per l’opposto. Noi possiamo attaccarci ai Suoi piedi, ma Lui può calpestarci crudelmente. Abbiamo afferrato i Suoi piedi con grande speranza, con tutto il cuore; eppure possiamo scoprire che Lui ci calpesta e non si occupa dei nostri tentativi e del nostro affetto.

É possibile che stiamo dando il meglio di noi e la nostra offerta venga disprezzata odiosamente. Egli può abbracciarci, ma allo stesso tempo dobbiamo essere pre­parati al fatto che può trattarci con estrema crudeltà. Può calpestare tutte le nostre offerte sotto i Suoi piedi. Dobbiamo essere pronti tanto per il Suo amore quanto per il Suo disdegno. Dovremmo essere preparati per ogni circostanza avversa.

Krishna può essere indifferente. Può non interessarSi. Quando ci sta punendo, ci é vicino; ma la Sua indif­ferenza é più intollerabile della punizione. Il devoto pensa: “Krishna mi sta ignorando, mi disprezza a tal punto che non vuole avere alcun contatto con me. Non mi conosce? Sono un estraneo, uno sconosciuto per Lui?”

Possiamo accettare il castigo come una benedizione, ma l’indifferenza lacera il cuore.

Il dolore della separazione sentito da un devoto può persino raggiungere un livello più elevato. Krishna può abbracciare affettuosamente un altro proprio di fronte ai nostri occhi, davanti alla nostra faccia, senza preoccu­parSi minimamente di noi. Possiamo pensare: “Questa é mia proprietà, é mio diritto”, ma può essere concesso ad un altro proprio davanti a noi. Tutto ciò sarà fonte di cre­scente afflizione per noi.

Questa é la legge dell’affetto. La legge dell’amore non può tollerare l’indifferenza. É troppo da sopportare, ma dobbiamo essere preparati. Dobbiamo essere pronti sin dall’inizio al fatto che questo é il significato di krsna-prema, l’amore divino per Krishna, perchè Lui é un auto­crate. Lui é amore. Amore divino significa misericordia, non giustizia. Non c’é legge lì. Abbiamo eletto l’amore divino come nostra maggiore fortuna, per cui dobbiamo essere preparati ad essere trattati senza giustizia. Non c’é giustizia nell’amore divino, quindi non possiamo recla­mare nulla; non ne abbiamo il diritto.

Questa é la natura della sostanza più elevata, ed é estremamente rara da incontrare. Ma da parte nostra é richiesta un’adesione a quel principio senza esitazioni. É amore vero, e dobbiamo essere pronti per quello. In tutte le circostanze avverse, questa é la vera natura di krsna-prema: “morire per vivere”. Se puoi accogliere tutte que­ste differenti tappe, buone o cattive, allora puoi entrare in questo piano eccelso.

L’AMORE É AL DI SOPRA DELLA LEGGE

La giustizia é all’interno della legge; la misericordia é al di sopra della legge. Prema, l’amore divino, é anch’esso al di sopra della legge, però possiede una legge propria. Un altro verso, con un significato parallelo a questo del Siksastakam, é stato presentato da Srila Rupa Goswami Prabhupada:

viracaya mayi dandam dina-bandho dayàmi và

gatir iha na bhavattah kàcid anyà mamàsti

nipatatu sata-koti-nirbharam và navàmbhah

tad api kila-payodah stuyate catakena

C’é un tipo di piccolo uccello chiamato chataka, il quale beve solo acqua piovana. Non beve mai alcuna acqua dalla terra, che sia di fiume, fonte o lago. Per sua natura anela all’acqua piovana, con il becco rivolto verso l’alto. Srila Rupa Goswami cita questo esempio per mostrare come un devoto dovrebbe sempre essere in aspettativa per “l’acqua piovana” dell’amore di Krishna e per nessun altro amore.

Il devoto prega il Signore: “Tu sei l’amico dei caduti, per cui ho qualche speranza. Puoi concedermi la Tua grazia, o punirmi severamente. In ogni caso, non ho altra alternativa se non abbandonarmi completamente ai Tuoi piedi di loto”.

La nostra attitudine all’abbandono dovrebbe essere proprio come quella dell’uccello chataka, che ha sempre i suoi occhi fissi al cielo, pregando per l’acqua piovana, L’acqua piovana può scendere profusamente, non solo a sufficienza per colmare la sua piccola pancia, ma abba­stanza per annegare il suo corpo intero. Può arrivare un tuono dall’alto; una saetta inattesa può apparire nel blu e porre fine al suo piccolo corpo e spedirlo nel luogo della non-esistenza, ma la natura di quell’uccello rimane ancora quella di pregare esclusivamente per l’acqua piovana. Non prenderà acqua da nessun altro luogo in nessuna circostanza. Il nostro atteggiamento verso Krishna dovrebbe essere così: sia che Egli estenda op­pure no la Sua misericordiosa mano su di noi, é nostro dovere abbandonarci a Lui.

A questo proposito mi torna alla memoria un verso. Quando Krishna incontrò Srimati Radharani e le gopi a Kuruksetra dopo una lunga separazione di forse cento anni, Egli sentì che aveva commesso un grave crimine separandoSi da loro. AvvicinandoSi alle gopi, special­mente a Srimati Radharani, e ricordando le loro qualità di amore e abbandono, Si sentì il più grande criminale, a tal punto che si inchinò per toccare i piedi di loto di Srimati Radharani.

Un poeta ha rappresentato la scena in questo modo, e quel poema é stato raccolto da Rupa Goswami nel suo Padyavali. In quel periodo Krishna era il re supremo del­l’India ma, quando venne a contatto con le gopi e l’atmosfera di Vrndavana, Si sentì il più grande criminale e, inchinandosi, stava quasi per toccare i piedi di loto di Radharani quando Lei, indietreggiando, esclamò: “Cosa stai facendo? Perchè ti inchini per toccarMi i piedi? É inaudito. Hai perso la testa?”

IO SONO LA VERA CRIMINALE

“Tu sei il maestro di tutto. Non si può esigere alcuna spiegazione da Te. Tu sei swami. Sei Mio marito e il Mio maestro e lo sono la Tua servitrice. Può essere successo che per qualche tempo Tu fossi impegnato in qualche altro luogo; ma quale é la Tua colpa per questo? Tutto ciò non importa, perchè le Scritture e la società Ti danno ragione. Non c’é crimine, non c’é peccato da parte Tua. Tu non hai fatto niente di sbagliato”.

“Io sono la vera criminale. Sono io la meschina, la colpa é tutta Mia. Non sei Tu responsabile della Nostra separazione, dunque perchè credi di essere Tu il colpe­vole, o di aver commesso qualcosa di sbagliato? La pro­va che sono io la vera criminale é che mantengo la Mia vita; non sono morta per il dolore della separazione”.

“Sto mostrando la Mia faccia al mondo, ma non Ti sono fedele. Non Mi sono potuta avvicinare a quel livello di fede che avrei dovuto mantenere nel Tuo amore; per cui sono io la criminale, non Tu. I santi affermano nelle Scritture che la moglie dovrebbe essere grata e devota esclusivamente a suo marito, il suo signore. Per cui in questo incontro avrei dovuto cadere ai Tuoi piedi ed implorare il Tuo perdono perchè realmente non ho amore per Te. Sto mantenendo questo corpo, e mostrando la Mia faccia in società. Non sono una compagna adatta per Te, quindi per favore perdonaMi. Tu stai implorando il Mio perdono? Questo é proprio l’opposto di come le cose dovrebbero essere. Cos’é questa storia? Per favore non fare così”.

Questo dovrebbe essere l’ideale del nostro affetto per Krishna. Noi, il finito, dovremmo avere questo attegiamento verso l’infinito. In qualunque momento Lui può prestarci poca attenzione, ma noi dovremmo rivolgerGli tutta la nostra. Non ci sono alternative. Sri Chaitanya Mahaprabhu ci consiglia di avere una devozione esclu­siva verso Krishna e, dal momento che noi siamo insigni­ficanti, il nostro atteggiamento dovrebbe essere di questo tipo.

Se vogliamo una cosa così grande, allora non c’é alcuna ingiustizia se verremo trattati con disprezzo. La nostra prospettiva, il nostro intendimento e adattamento dovrebbero essere il sacrificio e la dimenticanza di sè, proprio come quando qualcuno va a lottare per il proprio paese sul campo di battaglia: non c’é spazio per il lusso o eccessivi desideri.

Ricordo a questo proposito che quando Gandhi formò il suo esercito non-violento, uno dei soldati volontari chiese: “Per favore, prepara del té per noi”. Gandhi gli rispose: “L’acqua del fiume può essere distribuita, ma non il té. Se sei disposto ad accettare questo, allora pos­siamo andare avanti”. Se vogliamo relazionarci con il vrndavana-lila di Krishna, non possiamo porre alcuna condizione. Quindi potremo capire il metodo raccoman­dato da Sriman Mahaprabhu: essere più umili di un filo d’erba. Non dovrebbero esserci lamentele da parte nostra; non solo per quanto riguarda la posizione este­riore della nostra vita presente, ma persino nei confronti della vita eterna, ogni lamento da parte nostra dovrebbe essere eliminato attentamente. Dobbiamo accettare pie­namente le vie del Signore. Krishna può accettarci o rifiutarci; dobbiamo assumerci questo rischio. Solo allora potremo fare progressi.

In un modo o nell’altro, se potessimo entrare nel gruppo dei servitori di Krishna, scopriremmo che ognuno ha una natura di questo tipo e quando si riuniscono si consolano l’un l’altro all’interno dei rispettivi gruppi. Nelle distinte relazioni di servizio esistono differenti gruppi di servitori dalla natura simile, e si consolano a vicenda parlando di Krishna (krsna-katha). Nella Bhagavad-gita (10.9, 12) Krishna dice:

mac-citta mad-gata pràna bodhayantah parasparam kathayantas ca màm nityam tusyanti ca ramanti ca

“I miei devoti si riuniscono, parlano di Me e si scambiano pensieri che consolano i loro cuori. Vivono come se questi discorsi su di Me fossero il loro cibo. Questo dà loro il più grande piacere, e si accorgono che quando parlano di Me tra di loro, é come se stessero godendo della Mia presenza”.

tesàm evànukampàrtham aham ajnana-jam tamah nasayàmy àtma-bhàva-stho jnana-dipena bhàsvata;

“Talvolta, quando il sentimento della separazione da Me nei Miei devoti é veramente acuto, appaio improv­visamente davanti a loro, placando la sete della Mia compagnia”.

LA DOLCEZZA NEL DOLORE

In questo ultimo verso del Suo Siksàstakam, Sri Chaitanya Mahaprabhu ha dato un altro tipo di consola­zione veramente raffinata ed elevata.

Questo é stato con­fermato da Krsnadasa Kaviràja Goswàmi, il quale ha scritto:

bàhye visa -jvàla haya,bhitare ànanda -maya krsna-premara adbhuta carita;

“Non temere. Esternamente puoi sentire un orribile dolore di separazione, ma internamente, sentirai un in­comparabile tipo di rasa, il più piacevole sentimento di pace, gioia o estasi”. Esternamente può esserci l’angoscia della separazione, ma internamente c’é la più grande soddisfazione.

In questa maniera le Scritture ci avvisano, e la nostra esperienza pratica corrobora la nostra fede in questa sot­tile materia. Il poeta inglese Shelley ha scritto:

“La nostra più sincera risata

é pregna di qualche dolore;

le nostre più dolci canzoni sono quelle

che raccontano i più tristi pensieri”.

Quando leggiamo un racconto epico dove c’ é una straziante separazione tra l’eroe e l’eroina, é così dolce per noi che, sebbene versiamo lacrime, non riusciamo a lasciare il libro. Quando sentiamo dell’angoscia di Sita-devi, di come Ramachandra La bandisce e La abbandona nel bosco senza protezione nonostante Lei aspetti un figlio, é davvero doloroso. Versiamo molte lacrime, ep­pure continuiamo a leggere. C’é dolcezza nel dolore. É possibile!

La separazione da Krishna é così. La speciale caratte­ristica del krsna-prema é che esternamente sentiamo un estremo dolore, come lava, ma internamente il nostro cuore é colmo di una straordinaria gioia estatica. Questo è ciò che Sri Chaitanya Mahaprabhu ci ha dato. Quanto più riusciamo ad afferrare del significato delle Sue istru­zioni, tanto più saremo pronti per quel livello di vita. Questo é il prezzo da pagare per andare a Vrndavana. Quando conosciamo tante altre persone simili a noi, allo­ra la nostra gioia non conosce limiti. Quando incontria­mo altri che hanno la nostra stessa natura e la nostra stessa mentalità, troviamo consolazione. Non dobbiamo temere. A dispetto di tutto dovremmo pensare fermamen­te che lì é la nostra casa e dobbiamo tornare a casa, tor­nare a Dio.

Non siamo stranieri lì. É qui che siamo stranieri: ognuno mi tratta a suo piacimento. Ma Vrndavana é la nostra più grande speranza e ci offre la prospettiva più elevata. É il luogo della soddisfazione interiore. Noi aspiriamo a quello; non possiamo che continuare ad aspi­rare per la nostra vera casa. Che cosa sono la vera gioia e l’estasi? Non sono sentimenti a noi familiari. Questo é il nostro problema attuale. Però, più progrediamo nella coscienza di Krishna, più diverremo coscienti di un sentimento concreto di vera gioia ed estasi, bellezza e incanto, e in questo modo ci sentiremo incoraggiati sempre di più. Yamunàchàrya dice:

yad-avadhi mama cetah krsna-pàdàravinde nava-nava-rasa-dhàmany udyatam rantum àsit tad-avadhi bata nàri-sa ngame smaryamàne bhavati mukha-vikàrah susthu nisthivanam ca

“Prima che venissi a contatto con l’amore di Krishna a Vrndavana, i piaceri terreni erano molto importanti per me; ma ora, se alcun sapore mondano affiora alla mia me­moria, la mia faccia si sfigura e sputo al solo pensiero”.

Se solo avessimo un piccolo assaggio di quell’estasi, in un attimo verremmo alla conclusione che nessun tipo di pace o di piacere appartenenti a questo mondo materiale può reggere il confronto. Allo stesso tempo, una volta che siamo situati in quell’atmosfera, nessuna soffe­renza può disturbarci o nuocerci in alcun modo.

Esiste anche un altro fatto: sebbene veniamo avvisati ad essere preparati ad una dolorosa separazione, nella realtà l’evento non é così crudele. Krishna dice: mayi te tesu capy aham: “Sono sempre con i Miei devoti”. Ovunque ci sia un devoto esclusivo, Krishna é lì come la sua ombra, muovendosi sempre invisibilmente dietro di lui. Questa é la natura del Signore:

aham bhakta-paràdhino hy asvatantra iva dvija sàdhubhir grasta-hrdayo bhaktair bhakta-jana-priyah

Il Signore dice a Durvasa: “Sono lo schiavo dei Miei devoti; non ho libertà al di fuori del loro volere. Poichè sono completamente puri e devoti a Me, il Mio cuore é controllato da loro, e lo risiedo sempre nei loro cuori. Io dipendo non solo dai Miei devoti, ma persino dai servi­tori dei Miei devoti. Persino i servitori dei Miei devoti Mi sono cari”.

KRISHNA NON É UNA GOLOSITÀ

Dobbiamo essere preparati per ogni circostanza sfavorevole, ma non dobbiamo scoraggiarci. Krishna é molto affettuoso; il Suo interesse nei nostri confronti é il più vivo e sincero. Il Suo affetto verso di noi non conosce rivali. Ancora Sri Chaitanya Mahaprabhu ci ha dato un’avvertenza in questo verso: “Sei venuto a cercare Krishna? Krishna non é una golosità da mercato che puoi acquistare e consumare così facilmente. Stai cercando di ottenere il più grande tra i grandi, per cui devi essere pronto a tutto”.

Contemporaneamente i devoti verranno da noi dicen­do: “Non temere. Siamo tutti come te. Camminiamo in­sieme in linea retta. Non avere paura; siamo qui con te”. Ci viene detto che i devoti di Krishna sono persino più compassionevoli verso di noi che Krishna stesso. La consolazione e la fortuna della nostra vita sono i Suoi devoti, e Krishna dice: mad bhaktanam ca ye bhaktàh:

“Chi é servitore del Mio servitore é il Mio vero servi­tore”.

Sadhu-sanga, l’associazione con i santi, é la cosa più importante e preziosa per noi. Per avanzare e progre­dire verso l’infinito, la nostra compagnia é la nostra guida, é tutto ciò che conta. Dobbiamo stabilirci ferma­mente in questa conclusione:

sàdhu sanga,” “sàdhu sanga,”-sarva sàstre kaya lava-màtra sàdhu-sange sarva-siddhi haya

“La conclusione che é stata data nelle Scritture é che si possono ottenere tutte le perfezioni con l’aiuto dei santi. Per raggiungere la meta suprema la nostra più gran­de ricchezza é una buona compagnia”.

TERZA PARTE

CONCLUSIONE

UNA GOCCIA DI AMORE DIVINO

Solo Sri Chaitanya Mahaprabhu può darci il concetto completo di teismo. É la Sua grazia, la Sua dolce volontà. É la Sua ricchezza, non la proprietà di molti. Krishna é un autocrate. É il supremo. Chiunque venga scelto per ricevere la Sua ricchezza, la riceverà. Nessuno può solle­vare la questione: “Se non vedo non pago”, qui non c’é spazio per tali slogan.

Al fine di spiegare questo per il nostro beneficio, Bhaktivinoda Thakura, considerando se stesso un’anima caduta, dice: “La mia posizione é quella di un servitore di Krishna, ma sono senza di Lui. Chi sono? Sono uno schiavo di Krishna, uno schiavo del Signore, ma sono privo del mio maestro. Che ironia é questa”. Puoi ge­mere, puoi pentirti, puoi lamentarti, ma Lui ha tutti i diritti riservati. Quando ti risveglierai a questo elevato stato di resa, riceverai quella ricchezza. Ma prima dob­biamo capire che Krishna é al di sopra di tutte le leggi. Altrimenti arrendersi non avrebbe senso. Se analizziamo la resa alla base, dobbiamo interrogarci su dove comin­cia. Ovunque vengano stabilite delle ragioni, arrendersi non é più necessario. Non possiamo pensare: “Dobbiamo lottare per i nostri diritti”. Entro certi limiti possiamo lottare per i nostri diritti in questo mondo, ma nei diverti­menti di Krishna non c’é spazio per questa mentalità.

“TUTTI I DIRITTI RISERVATI”

Persino la dea della fortuna, Laksmidevi, non può entrare lì, che dire di altri. É inconcepibile. Krishna non é soggetto a nessuna legge e nessuno Lo ha in pugno. “Tutti i diritti riservati”. Tutto é la Sua dolce volontà. Ma Lui é il bene assoluto; questa é la nostra consolazione. Non possiamo entrare nel Suo dominio per questioni di diritto. Persino il Signore Brahma, il Signore Siva e Laksmidevi non possono entrare li. Ma, nonostante que­sto, se seguiamo il sentiero tracciato da Sri Chaitanya Mahaprabhu, possiamo entrare ed ottenere una posizione.

Dobbiamo cercare la magnanimità di Sri Chaitanya Mahaprabhu. É così rara, dolce, preziosa e desiderabile ed é anelata anche dal Signore Brahma e dal Signore Siva. Loro stanno implorando per una goccia della Sua misericordia. Ma Sri Chaitanya Mahaprabhu l’ha portata qui come un diluvio ed ha inondato tutti con quel nettare, una goccia del quale é rara da ottenere e persino immaginare. Dobbiamo avvicinarci alla Sua misericordia con un atteggiamento di anelo e speranza. Il Suo dono é così gran­de e magnanimo. Chi può comprenderlo?

Con due versi dello Srimad-Bhagavatam, uno proveniente dalle labbra di Krishna stesso, e l’altro dalle labbra di Uddhava, Egli ci porta direttamente a quel luogo supremo, eliminando tutte le cose esterne. Krishna dice:

na tatha me priyatama atma-yonir na sankarah na ca sankarsano na srir naivàtmà ca yathà bhavàn

“Oh, Uddhava! Nè Brahma, nè Siva, nè Baladeva, nè Laksmi e neppure Io stesso Mi sono tanto cari come lo sei tu”.

E Uddhava dice:

àsàm aho carana-renu-jusàm aham syàm . vrndàvane kim api gulma- atausadhinàm

yà dustyajam sva-janam àrya-patham ca hitvà bhejur mukunda-padavîm srutibhir vimrgyàm

“Le gopi di Vrndavana hanno abbandonato la com­pagnia dei loro mariti, dei figli e di altri membri della famiglia, ai quali é molto difficile rinunciare, e hanno sacrificato persino i loro principi religiosi per rifugiarsi ai piedi di loto di Krishna, che sono cercati persino dai Veda. Oh! Concedimi la fortuna di nascere come un filo d’erba a Vrndavana, così che possa prendere la polvere dei piedi di queste grandi anime sulla mia testa!”

LA MARCIA PROGRESSIVA VERSO LA DIVINITÀ

La gradazione di teismo può essere tracciata a partire dal Signore Brahma, il creatore dell’universo, all’intimo amico di Krishna, Uddhava, a Dvaraka. Uddhava ci con­duce direttamente a Vrndavana per rivelarci la devozione più elevata, eliminando le diverse alternative che si pro­spettano nella nostra marcia progressiva verso la divinità. Dobbiamo marciare in avanti, e la via é quella del­l’abbandono, della devozione amorosa, non la mera devozione formale.

vaikunthàj janito varà madhu-puri tatràpi rasotsavàd vrndàranyam udàra-pàni-ramanàt tatràpi govardhanah ràdhà-kundam ihàpi gokula-pateh premàmrtàplàvanàt kuryàd asya viràjato giri-tate sevàm viveki na kah

“Superiore al reame spirituale di Vaikuntha é Mathura, dove Krishna apparve prima. Superiore a Mathura é la foresta di Vrndavana dove Krishna gustò la danza rasa. Ancora migliore é la collina Govardhana, dove ebbero luogo i più confidenziali passatempi d’amore. Ma superiore a tutti é il Radha-kunda, il quale é situato ai piedi della collina Govardhana, e detiene la posizione suprema poichè trabocca del nettare del più eccelso amore divino. Tra coloro che sono familiari con la scienza della devozione, chi non aspirerà al servizio divino per Srimati Radharani al Radha-kunda?”

IL CUORE DI KRISHNA

Dobbiamo riporre la nostra fede in queste tematiche sottili. Solo attraverso la fede pura possiamo essere condotti in questo luogo supremo. La concezione più ele­vata si trova nel cuore di Krishna. Noi dobbiamo entrare nel cuore di Krishna e in nessun altro luogo.

Nonostante i divertimenti coniugali di Krishna con le gopi (madhurya-lila) siano supremi, essi non possono sussistere da soli: ci sono molte altre cose presenti nei Suoi divertimenti. I divertimenti di Krishna con i Suoi amici e genitori sono essenziali per supportare i Suoi divertimenti amorosi. Certamente l’amore coniugale é l’elemento principale, però é dipendente da altri acces­sori. Devono esserci la famiglia di Krishna, i Suoi amici e tutti i vari gruppi di servitori. Persino lo stesso am­biente naturale di Vrndavana svolge un compito prezioso nel gioco.

E che cosa é Vrndavana? La sabbia del fiume Yamuna, i boschi, gli uccelli, i pavoni, i cervi, le mucche, i pastori, le grotte della collina Govardhana e i parenti materni… Ogni cosa é presente, ben disegnata e adeguata per sup­portare i divertimenti di Sri Krishna.

Vrndavana é necessaria per i divertimenti di Radha e Govinda. Quando Radharani incontra Krishna a Kuruksetra, la Sua mente corre a Vrndavana. Pensa: “Krishna é qui e anch’Io lo sono”, ma la mente di Lei ritorna a Vrndavana. A Kuruksetra Srimati Radharani anela all’ambiente di Vrndavana; vuole avere la compagnia di Krishna là. Tutti gli oggetti e gli associati divini hanno il loro particolare valore e non possono essere eliminati.

Radha-Govinda non possono essere portati via da Vrndavana più di quanto Sri Chaitanya Mahaprabhu possa essere allontanato da Navadwipa. É tutto un sistema. Non si può separare una delle parti dal resto. Ogni devoto ha una particolare parte da giocare, allo scopo di creare armonia nei divertimenti di Krishna. Altrimenti il lila non sarebbe vivo, ma morto, artificiale e inutile. Non sarebbe neppure immaginabile. Il krsna-lila é un tutto organico.

Srimati Radharani dice: “La Mia mente sta correndo dritta verso Vrndavana. Ho il principale oggetto del pia­cere, Krishna stesso, ma é inutile senza l’ambiente favo­revole di Vrndavana”. In questo modo il dolore della separazione di Radharani raggiunge il punto più elevato a Kuruksetra, quando ha ottenuto l’oggetto della Sua unione dopo una prolungata separazione. Krishna é molto vicino ma, non essendo circondati dalla paraferna­lia favorevole di Vrndavana, non può trarre un vero bene­ficio dalla loro unione. In questa maniera Bhaktivinoda Thàkura ha esplicato l’umore di Srimati Radharani a Kuruksetra.

UN GURU RIVOLUZIONARIO

Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura una volta rivelò l’importanza di Kuruksetra in un modo unico. Le parole del nostro guru maharaj erano, per la maggior parte, davvero rivoluzionarie. Quando ero un principian­te, con solo due anni circa di esperienza nella Gaudiya Math, ero in carica al tempio di Kuruksetra. Una volta venni alla sede principale a Calcutta, che era una casa in affitto a Ulta Danga, in occasione di un festival annuale di predica. Dopo il festival stavo tornando a Kuruksetra.

Srila Prabhupada stava pensando di aprire una “Esposi­zione Teista” a Kuruksetra, mostrando con diorama (figure modellate) come Krishna e i Suoi amici arrivarono lì da Dvaraka, e le gopi da Vrndavana.

É menzionato nello Srimad-Bhagavatam che durante l’eclissi solare vennero a fare il bagno nel Rama-hrad, un lago sacro a Kuruksetra. Srila Prabhupada voleva mo­strare quei divertimenti con dei diorama, così la mostra fu organizzata. Ordinò di stampare dei volantini e venti­mila ne circolarono nell’area, invitando la gente a venire all’esibizione.

VRNDAVANA: PER PENSATORI SUPERFICIALI?

In questa occasione, egli ci disse: “Voi tutti sapete che Vrndavana piace solo ai simulatori, alle persone non sin­cere e agli uomini che pensano superficialmente”. Rimasi estremamente perplesso nell’ascoltare questo. Avevo sentito dire che Vrndavana é il luogo della più elevata perfezione spirituale. Avevo sentito che chi non é dive­nuto maestro dei sensi non può entrare a Vrndavana. Solo le anime liberate possono accedere a Vrndavana. Coloro che non sono liberi dalle richieste dei loro sensi possono vivere a Navadwipa, ma solo le anime liberate possono vivere a Vrndavana. Ora Prabhupada stava di­cendo che i pensatori superficiali apprezzano Vrndavana, mentre un uomo con vero bhajan, una reale aspirazione divina, anelerà a vivere a Kuruksetra.

Ascoltando questo, mi sentii come se fossi caduto dalla cima di un albero. “Cos’é questo?” Pensai. Sono un ascoltatore molto acuto, per cui ero molto ansioso di captare il significato delle sue parole. L’insegnamento successivo che ci diede fu che Bhaktivinoda Thakura dopo aver visitato molti differenti luoghi di pellegri­naggio, commentò: “Mi piacerebbe spendere gli ultimi giorni della mia vita a Kuruksetra. Costruirei una capan­na vicino al Rama-hrad e passerei il resto della mia vita lì. Kuruksetra é il vero luogo del bhajan”.

I MERCANTI ASTUTI

Perchè? Il servizio é più prezioso a seconda del grado della sua necessità. I mercanti astuti cercano i mercati in tempo di guerra perchè in quella situazione pericolosa i soldi si spendono come acqua, senza considerazione per il loro valore. Possono guadagnare più denaro se soprav­viene la guerra. Allo stesso modo, quando la necessità di Srimati Radharani raggiunge il suo zenit, il servizio a Lei diviene estremamente prezioso. In proporzione alla sua necessità, il servizio acquista valore. A Kuruksetra Srimati Radharani é nel più grande bisogno perchè Krishna é così vicino, ma il Loro vrndavana-lila é impossibile. In una partita di calcio, se il pallone giunge a pochi centimetri dal goal ma ritorna indietro, é considerata una grande perdita. Similmente, dopo una lunga separazione, Krishna é arrivato a Kuruksetra, quindi il desiderio di unione sentito dai Suoi devoti é giunto al punto culminante minante. Ma poichè Egli riveste il ruolo di re, non posso­no incontrarsi intimamente. Le circostanze non permetto­no al Vrndavana-lila di avere luogo. Per cui, in quel momento, Srimati Radharani ha bisogno il massimo servizio dal Suo gruppo, le sakhi.

Bhaktivinoda Thakura dice che, in quella situazione, una goccia di servizio estrarrà la maggiore quantità di prema, amore divino. Nei divertimenti di Radha-Govinda sono presenti due aspetti: sambhoga, l’unione divina, e vipralambha, la divina separazione. Quando Radha e Krishna sono molto vicini l’Uno all’Altra, ma non possono incontrarSi intimamente, il servizio reso in quell’istante può procurare al servitore l’ottenimento più grande. Quindi Bhaktivinoda Thàkura dice: “Costruirò una capanna sulle sponde del Ràma-hrad a Kuruksetra e mediterò su come rendere servizio alle Coppia Divina. Se riuscirò a raggiungere quel livello dove la prospettiva di servizio é così elevata, allora non ci sarà più possibilità di tornare in questo piano mondano”.

LA QUINTA NOTA

Arrivando a Kuruksetra, Srimati Radharani disse:

priyah so ‘yam krsnah saha-cari kuru-ksetra-militas

tathàham sà ràdhà tad idam ubhayoh sangama-sukham

tathàpy antah-khelan-madhura-murali-pancama-juse

mano me kàlindi-pulina-vipinàya sprhayati

“Oh, amica mia, alla fine Mi sono riunita al Mio ama­tissimo Krishna a Kuruksetra. Io sono la stessa Radharani, e Lui é lo stesso Krishna. Stiamo assaporando il Nostro incontro, ma lo vorrei ritornare sulle sponde del Kalindi dove potevo ascoltare la dolce melodia del Suo flauto che emetteva la quinta nota sotto gli alberi del bosco di Vrndavana”. (Padyavali)

Ovunque siano Radharani e Krishna, Vrndavana e necessaria. Vrndavana significa un’atmosfera propizia. In questo senso Vrndavana é unica.

Quando Krishna incontrò gli abitanti di Vrndavana a Kuruksetra, per prima cosa andò verso il gruppo di Nanda e Yasoda, dopo la loro lunga separazione, per offrire i Suoi rispetti ai genitori. Nel mezzo della loro grande disillusione, essi sentirono: “Oh, il nostro ragazzo alla fine é venuto a trovarci”. Fu come se la vita fosse ritornata dalla morte. Dopo aver mostrato loro qualche attenzione, Krishna organizzò di incontrarsi con le gopi e apparve improvvisamente tra di loro. Esternamente, Krishna era il leader di molti re in India e le gopi erano venute da qualche luogo sconosciuto della foresta, da una società di pastori. Esternamente non avevano posizione, e Krishna occupava la posizione più elevata nella società politica e regale. Egli era la figura centrale, come la pu­pilla nell’occhio, e loro erano impotenti, povere e in una condizione marginale. Le gopi supplicarono Krishna dicendo:

àhus ca te nalina-nàbha padàravindam

yogesvarair hrdi vicintyam agàdha-bodhaih

samsàra-kupa-patitottaranàvalambam

geham jusàm api manasy udiyàt sada nah

Il gruppo delle gopi disse a Krishna: “Oh, Tu che hai un ombelico di loto, noi sappiamo che i grandi maestri yogi, i quali non hanno nulla a che fare con questo mondo materiale, cercano di meditare sui Tuoi santi piedi di loto. Si interessano della più elevata realizzazione nel mondo della coscienza. Dicono di concentrare la loro massima attenzione sui Tuoi piedi di loto. E anche coloro che sono impegnati ad elevare la loro vita in questo mondo di sfruttamento sono occupati ad adorare i Tuoi piedi di loto per fuggire all’incatenamento delle azioni e reazioni. I Tuoi piedi di loto sono il centro dell’interesse degli elevazionisti materiali (karmi) così come dei salva­zionisti (jnani e yogi)”.

LA TERRA DI KRISHNA

“E chi siamo noi? Siamo semplici persone di paese, e le mucche sono la nostra ricchezza. Siamo mercanti di animali che vivono nei campi, commerciando con le mucche e vendendo yogurt e latte nei sobborghi della società. Non siamo nè sfruttatori scientifici (karmi) nè apparteniamo alla classe di chi investiga nel campo della coscienza. Conosciamo solo la vita familiare. Non abbia­mo altre qualifiche. Siamo occupate nella nostra vita familiare, nella sezione più bassa della società. Ma ab­biamo l’audacia di implorarTi poichè ci considereremmo

benedette se in qualsiasi momento Tu volessi gentil­mente considerare il nostro cuore come un luogo degno per posare i Tuoi piedi di loto. Siamo occupate con le questioni familiari. Non conosciamo la vita conforme alle Scritture o i metodi di chi ricerca la salvezza. Non sappiamo nulla di yoga, jnana, del Vedanta o dei Veda. Il nostro interesse principale non riguarda nè le Scritture nè la comune morale. Noi occupiamo una posizione insi­gnificante nella società e semplicemente preghiamo affinchè all’interno della nostra vita familiare possiamo ricordare i Tuoi santi piedi di loto. Per favore, concedici questo. Non possiamo aspettarci nulla di più da Te”. Questa fu la loro petizione.

Krishna rispose dicendo:

mayi bhaktir hi bhútànàm amrtatvàya kalpate

distyà yad àsin mat-sneho bhavatinàm mad-àpanah

“Sì, lo so. Le persone desiderano avere devozione per Me, per ottenere la vita eterna. Vengono a Me e Mi adorano per attraversare il limite della mortalità e vivere eternamente. Per queste ragioni desiderano servirMi, ma voi siete fortunate perchè nutrite un affetto naturale per Me. Questo, alla fine, vi porterà a Me”.

Questo é il significato formale o superficiale di ciò che Krishna disse alle gopi. Ma i grandi precettori della nostra linea hanno distillato un altro significato da queste preghiere. Essi sono coscienti della reale, privata rela­zione esistente tra le due parti, per cui hanno estratto un altro significato che si fonda sul sentimento divino tra l’amante e l’amata.

Quando le gopi pregavano Krishna a Kuruksetra, il reale significato delle loro parole era questo: “Oh, ricor­diamo che una volta Tu mandasti Uddhava a consolarci. Egli recitò diversi passi dalle Scritture su come l’intero mondo sia mortale, non valga nulla, e dovremo morire; l’affetto non ha un gran valore e l’attaccamento deve essere eliminato. Egli disse che dobbiamo cercare di liberarci da ogni attrazione per l’ambiente circostante e ottenere così la salvezza. Tu desideravi dirci tutte queste cose apparentemente dolci attraverso Uddhava”.

“Adesso, Tu stesso ci stai mostrando il medesimo sentiero. Dici di essere grande e che tutti dovrebbero cercare, nel loro supremo interesse, di pensare a Te”. Questa spiegazione si trova nel Chaitanya-charitàmrta. Le gopi dicono a Krishna: “Pensi che noi siamo yogi che si soddisfano con astratte meditazioni su di Te? Che pos­siamo soddisfarci attraverso l’immaginazione? Noi non apparteniamo a quella categoria. E non siamo neppure karmi, lavoratori interessati, che incorrono in grandi debiti con la natura e quindi vengono alla Tua porta per ottenere sollievo, pregando: “Oh Signore, per favore, liberaci dai nostri peccati”. Non proveniamo da nessuno di questi due settori.

“Chi siamo noi? Vogliamo vivere con Te come se fossimo una famiglia. Non siamo interessate nè in pen­sieri astratti nè nell’utilizzarTi per lavare le colpe del karma ed annullare le nostre attività peccaminose. Non desideriamo usarti per nessun altro proposito. Vogliamo avere con Te una vita familiare. Non lo sai questo? Ma ancora ci mandi messaggi attraverso Uddhava, e ora questo! Non ti vergogni di Te stesso?” Questo é il signi­ficato interno.

LA RISPOSTA INTIMA DI KRISHNA

Anche la risposta di Krishna contiene un significato confidenziale. Egli risponde: “Voi sapete che tutti Mi desiderano. Attraverso la devozione vogliono che lo li aiuti a raggiungere la posizione più elevata nel mondo del beneficio eterno. Si considerano fortunati se possono avere una relazione con Me. Ma, d’altra parte, Io mi ritengo fortunato perchè sono venuto a contatto con il prezioso affetto che ho scoperto nei vostri cuori”.

Le gopi lessero il significato interno in questo modo; e quando Radharani potè vedere questo significato della risposta di Krishna, ne fu soddisfatta e pensò: “Ovunque Egli possa essere fisicamente, nel cuore é solo Mio”. Risolse così il Suo intimo problema e tornò a Vrndavana pensando: “Non può che tornare ancora a riunirsi a noi molto presto”.

Nel Padyavali, Srila Rupa Goswami rivela il signi­ficato profondo di questo verso. Quando Krishna andò dove erano le gopi a Kuruksetra, improvvisamente in­contrò Srimati Radharani e si inchinò come per toccarLe i piedi. Radharani cominciò a retrocedere dicendo: “Cosa stai facendo? Stai cercando di toccare i Miei piedi?” Si indignò: “Tu non hai fatto nulla di sbagliato. Sei il Mio maestro. Tu hai la libertà di fare qualunque cosa voglia. Io sono la Tua servitrice e dovrei cercare di soddisfarTi con tutte le Mie forze. Tu non hai commesso alcun crimi­ne. Sono Io la criminale. Perchè? Sto ancora mantenendo il Mio corpo e la Mia vita. Questo é il Mio crimine: non ho potuto morire a causa della separazione da Te! Ho continuato a mostrare la Mia faccia in pubblico. Non sono degna del Tuo divino affetto. L’intero fardello per aver rotto i codici dell’amore é sulla Mia testa”.

NON UN PIZZICO DI AMORE DIVINO

Così parlò Srimati Radharani. Inoltre, in un verso si­mile, Sri Chaitanya Mahaprabhu dice:

na prema-gandho ‘sti daràpi me harau

krandàmi saubhàgya-bharam prakàsitum

vamsi-vilàsy-ànana-lokanam vina

vibharmi yat pràna-patangakàn vrtha

“Non ho nemmeno un pizzico di amore divino per Krishna dentro di Me. Nemmeno un accenno di amore per Krishna si può scovare in Me. Potreste chiederMi: “Allora perchè stai versando lacrime così profusamente e senza interruzione? Giorno e notte, Tu versi sempre la­crime per Krishna. Come lo spieghi?” Oh, voi non sape­te! Faccio questo solo per dare spettacolo e ingannare le persone comuni per far loro credere che posseggo divino amore per Krishna. In questa maniera voglio diventare famoso come grande devoto di Krishna. Ma sono un ipocrita. Perchè dico questo? Ecco la prova positiva: sono ancora in vita. Non posso morire! Se avessi alcun vero amore per Krishna, sarei morto a causa della separa­zione da Lui. Questa é la prova categorica che non possiedo alcuna traccia di Krsna-prema in Me”.

Krsna-prema é talmente elevato ed attraente che una volta venuti a contatto con esso, nessuno può mantenere la sua vita senza. É così elevato, così bello, così incanta­tore. É un divoratore di cuori! É impossibile persino concepirlo. L’amore divino ad un tale livello é conosciu­to come prema. Questo divino amore per Krishna non può incontrarsi in questo mondo materiale. Se per caso a qualcuno capitasse di fare qualche esperienza di questa eccelsa e vitale devozione, morirebbe istantaneamente nel momento in cui sopraggiungesse una separazione. É talmente bello e magnanimo. La nostra sola ricerca in questo mondo é indirizzata a trovare quell’amore divino. Sri Chaitanya Mahaprabhu venne a distribuirlo a tutti per il nostro bene.

AVVELENIAMOCI ..”

Ho sentito che un gruppo di persone in Sud-America ha commesso un suicidio collettivo perchè hanno sentito che il loro modo di vivere, nel quale avevano grande fede, stava per essere distrutto dall’attuale civilizzazione. Non hanno potuto tollerare questo, fatto così hanno pensato: “Avveleniamoci e lasciamoci questo mondo alle spalle. Così potremo vivere salvi nel mondo della nostra fede. Non abbiamo attrazione verso nulla in questo mondo materiale. Andiamo in pace. Noi siamo membri del mondo pacifico. Andiamo a gustare quella pace che non dipende da alcuna acquisizione materiale”.

Noi siamo d’accordo che non ci sia incanto qui che possa farci esitare a distaccarci da questo mondo. Però siamo anche in disaccordo e affermiamo che la nostra vita in questo mondo é preziosa. Perchè? Perchè con questa vita possiamo acquisire l’aspirazione più elevata, e da questo piano ottenere l’opportunità di raggiungere la meta. Questa vita umana é così preziosa perchè con essa possiamo intraprendere il sentiero che conduce alla con­cezione divina più elevata. Questo corpo umano é estre­mamente prezioso e raramente ottenibile. Nello Srimad ­Bhagavatam (11.9.29) si afferma:

labdhvà su-durlabham idam bahu-sambhavànte

mànusyam artha-dam anityam apiha dhirah

túrnam yateta na pated anu-mrtyu yàvan

nihsreyasàya visayah khalu sarvatah syàt

“La forma di vita umana é ottenuta molto raramente e sebbene temporanea, ci dà l’opportunità di raggiungere la meta suprema della vita. Quindi, chi é serio e intel­ligente, dovrebbe immediatamente impegnarsi per rag­giungere la perfezione, prima che un’altra morte sopraggiunga. Ci sono così tante forme di vita: le forme acqua­tiche, i vegetali, gli animali terrestri, gli uccelli, i fanta­smi e altri esseri viventi, ma solo in questa posizione umana possediamo la chiave per la soluzione completa dei problemi della vita”.

Se riusciamo ad utilizzare questa vita umana in modo valido, possiamo guadagnare la chiave con la quale libe­rarci da tutte le catene che ci inducono a vivere in questo mondo problematico. Possiamo sbarazzarci della schia­vitù di tutti i problemi fisici o mentali. La chiave é qui, in questa forma di vita umana. Jiva Goswami dice che le forme di vita inferiore non hanno sufficiente capacità di comprensione per realizzare la verità più elevata, e le forme di vita più elevate, come i semidei, a causa delle precedenti acquisizioni di energia o karma, che hanno accumulato da ogni parte, sono circondati dai principali oggetti di piacere. É difficile sfuggire all’incanto di que­ste influenze e cominciare a prospettarsi una vita nuova in un piano più elevato di coscienza. Questa forma di vita umana costituisce la posizione più vantaggiosa per sfug­gire da questo ingarbugliamento e raggiungere l’obiet­tivo supremo della nostra vita divina.

IL CONCETTO SUPREMO DI MAGNANIMITA’

A volte le persone chiedono: “Perchè Sri Chaitanya Mahaprabhu scelse di dare la concezione suprema di amore divino (krsna-prema) alla classe più bassa di per­sone, alla gente di Kali-yuga?” Ma questa é la vera natura di Sri Chaitanya-avatara. Perchè le gopi, le quali sono considerate devote per eccellenza, provengono da una posizione sociale relegata? Qual é il significato del più alto concetto di magnanimità? Quale dovrebbe essere la sua natura? Di aiutare i più bisognosi.

Dal momento che Sri Chaitanya Mahaprabhu pro­viene dalla posizione più elevata, non può dare una cosa ordinaria, e la Sua attenzione non può che rivolgersi ai più bisognosi. É innaturale? La magnanimità suprema deve tener conto del più basso e più bisognoso, e se desidera aiutarli, lo farà con la propria moneta. Non può distribuire loro solo vetro e sassi. Quando possiede l’opulenza di gemme e gioielli, perchè dovrebbe cercare dei sassi da distribuire alle persone più povere? Non può che elargire alla gente più misera e caduta ciò che Egli considera essere vera ricchezza.

MAHAPRABHU: IL GRANDE MESSIA

Per questo dovremmo tutti cadere ai piedi del grande Messia: Sri Gauranga Mahaprabhu. I Suoi devoti dicono: “Se dovessimo concepire un luogo dove Gauranga non appaia, non potremmo mantenere la nostra vita. Rabbri­vidiamo al pensiero di vivere senza un tale magnanimo amico come Sri Gauranga”. Come può una persona vivere la sua vita senza Gauranga? É impossibile. Non vale la pena di stare al mondo senza Gauranga.

Sri Gauranga é sommamente magnanimo. Sri Chaitanya Mahaprabhu e i Suoi associati, il Pancha-tattva, sono venuti per sollevare tutte le anime dalla loro condizione caduta. Generalmente, solo persone meritorie possono ottenere di entrare a Vrndavana, nel krsna-lila. Ma Krishna in persona é disceso nella veste di Sri Chaitanya Mahaprabhu per curare gli offensori e le loro offese e concedere loro l’ingresso a Vrndavana. Semplicemente cantando i nomi del Pancha-tattva e ricordando il Loro lila, persino dalla posizione più bassa possiamo essere purificati e preparati per partecipare al Vrndavana-lila.

A Goloka-Vrndavana, Radha-Govinda stanno assa­porando i Loro divertimenti di amore divino all’interno del Loro circolo. Ed esiste un altro luogo dove Radha-Govinda sono combinati come Sri Chaitanya Mahaprabhu. Krishna stesso nell’umore di Radharani sta gustando la propria dolcezza con i Suoi accompagnatori. Dobbiamo realizzare tutto questo attraverso il procedimento racco­mandato. Chi é Sri Chaitanya Mahaprabhu? Egli venne qui per accordarci il dono che ci promuoverà alla meta suprema della vita.

COSCIENZA DI GAURA

Portare Sri Gauranga più vicino alla nostra anima significa ottenere, persino inconsciamente, una garanzia per il nostro avanzamento nel krsna-lila. Per le anime cadute é più utile coltivare devozione per Sri Gauranga. Questo ci darà la maggiore soddisfazione della vita con la minima difficoltà. La devozione a Gauranga non ci condurrà ad una coscienza di Krishna casuale od erronea, ma alla vera coscienza di Krishna. Possiamo ottenere una coscienza di Krishna completa e qualcosa di più. Che cosa? La distribuzione della coscienza di Krishna. Krsnadasa Kaviraja Goswami, il quale ha dato il Sri Chaitanya-charitamrta (la più preziosa letteratura teolo­gica che abbia mai visto la luce del giorno), ha scritto:

krsna-lila amrta-sara, tàra sata sata dhàra,

dasa-dike bahe yàha haite

se caitanya-lila haya, sarovara aksaya,

mano-hamsa caràha’ tàhàte

“Cosa é il krsna-lila? É la vera essenza del nettare. É il distillato di dolcezza, felicità ed estasi. La dolcezza della cosa più dolce che si possa concepire é rappre­sentata nel krsna-lila. Dunque cos’é il chaitanya-lila? Nel chaitanya-lila, quel dolce nettare del krsna-lila scorre in tutte le dieci direzioni in cento rivoli, come se scaturisse da una fonte. Quella fonte é il chaitanya-lila”. Nonostante il chaitanya-lila appaia più tardi del krsna-lila, il chaitanya-lila ne é la sorgente, la base. Vediamo che Krishna appare nell’era precedente, il Dvapara-yuga, e quindi Sri Chaitanya Mahaprabhu appare più tardi, nel Kali-yuga. Tuttavia, il Loro lila é eterno. Prima c’é il datore, poi viene il dono. E il dono di Sri Chaitanya Mahaprabhu é che distribuisce al mondo, in tutte le dieci direzioni, illimitati ruscelli di dolce krsna-lila.

Krsnadasa Kaviraja Goswami conclude:

“Oh devoti, venite! Come tanti cigni, dovete nuotare nel lago dei divertimenti di Chaitanya Mahaprabhu. Da quel lago il krsna-lila fluisce nel mondo in innumerevoli torrenti. I devoti, come nuvole, prendono il nettare da quel lago, e lo distribuiscono generosamente alle anime fortunate. Venite a vivere in quel lago. Chiedete al cigno della vostra mente di prendere rifugio in quel lago. Possa quel cigno nuotare nel lago nettareo della vita e dei precetti di Sri Chaitanya Mahaprabhu, dal quale centinaia di colate di nettare stanno scorrendo in tutte le direzioni. Oh devoti, offro a vai questa umile preghiera”.