BHAKTIPEDIA

BIBLIOTECA
BIOGRAFIE
DEI PERSONAGGI
VIDEO / AUDIO
LINK D’INTERESSE

Una Ghirlanda di Verità Vaishnava


Una Ghirlanda di Verità Vaishnava

Srila Bhaktivinoda Thakura

Prefazione

“La verità essenziale, espressa in modo conciso, è vera eloquenza”

Eccone la prova

Questo trattato teologico presenta la fondamentale verità religiosa in un chiaro e conciso formato di domanda e risposta. Intrecciato in India nel 1891 da

Om Visnupada Srila Bhaktivinoda Thakura

Scrivete e traducete tanti, tanti libri sulla filosofia di Sri Caitanya. Libri piccoli, economici, alla portata di tutti, in modo che tutti possano facilmente procurarseli e trovar il tempo di leggerli a proprio eterno beneficio.”

B. V. Puri Maharaja

Una Ghirlanda di Verità Vaishnava

Capitolo

NAVA PRAMEYA SIDDHANTA (Nove verità dell’evidenza)

D.- Quale istruzione ci ha lasciato Sri Caitanya Mahaprabhu, il supremamente degno di adorazione?

R.- La Sua istruzione è: osservare con estrema cura e attenzione le nove direttive riguardanti la verità che ci ha lasciato Sri Madhvacarya attraverso la guru­parampàra, il succedersi di maestro e discepolo.

D.- Chi forma la guru parampara?

R.- Il guru originale, adi-guru, di tutti i maestri spirituali che si succedono uno dopo l’altro, è Bhagavan, la suprema tra tutte le personalità divine. Rivelando la Sua grande misericordia, Egli diede al Signore Brahma, il poeta originale o adi-kavi, gli insegnamenti riguardanti la verità. Brahma a sua volta li passò a Sri Narada, il quale li trasmise a Vyasa, e successivamente Vyasa li passò a Sri Madhvacarya. Le istruzioni ricevute attraverso questa linea di maestro­discepolo sono guru parampara-upadesa.

D.- Quali sono queste nove istruzioni date da Sri Madhvacarya?

R- Esse sono:

1. Bhagavan, e Lui solo, è la suprema verità, l’unica, senza confronti.

2. Egli è l’oggetto della conoscenza rivelata in tutti i Veda.

3. L’universo è reale, satya.

4. Le differenze (tra isvara, jiva e materia) sono reali.

5. Le anime individuali, jivatma, sono tutte servitrici del Signore Hari.

6. Le anime sono differenti in accordo alle loro differenti situazioni.

7. Liberazione, moksa, è il nome che riceve il raggiungimento dei piedi di loto di Bhagavan.

8. La pura adorazione di Bhagavan, amala-bhajana, è l’unico modo per ottenere la liberazione.

9. La percezione diretta, pratyaksa, la logica, anumana, e il suono spirituale, sabda, sono i tre assodati tipi di prova.

Capitolo

SOLO BHAGAVAN È LA SUPREMA VERITÀ

D.- Chi è Bhagavan, la suprema tra tutte le personalità divine?

R.- È Bhagavan che espande tutte le jiva e tutta la materia attraverso la Sua propria inconcepibile energia, acintya-sakti, e poi entra in questa creazione come il Signore Supremo, isvara-svarupa.

Egli inoltre trascende tutte le anime e tutta la materia nella forma dell’impersonale sfolgorio Brahman, brahma-svarupa, che supera, di gran lunga, qualsiasi possibile immaginazione.

E ancora, è Lui che manifesta la Sua divina potenza, para-sakti, per rivelare la Sua forma di eternità, conoscenza e beatitudine, sac-cid-ananda svarupa, diventando così per tutte le anime l’oggetto della devozione.

D.- Quali sono í differenti tipi di potenze del Signore?

R.- Siamo incapaci di descrivere in pieno le potenze del Signore. La ragione è che le Sue sakti non hanno alcun tipo di limitazione, mentre noi siamo limitati, pertanto le Sue energie sono dette para-sakti. Queste sakti sono completamente impercettibili per noi. Ciò nondimeno, al di là della materia, nel divino reame della Sua para-sakti, ogni cosa trova il suo compimento senza sforzo alcuno. La para-sakti, quindi, conduce simultaneamente in modo automatico le incombenze dello spirito e della materia, che per loro natura sono in contrapposizione.

D.- Allora Bhagavan è subordinato alla sakti?

R.- Non è che Bhagavan sia una cosa e la sakti un’altra. Come il potere di bruciare del fuoco è inseparabile dal fuoco allo stesso modo la sakti di Bhagavan è inseparabile da Bhagavan.

D.- Se Bhagavan è la sola e unica verità, perché allora Sri Caitanya Mahaprabhu dà ai Suoi devoti delle istruzioni riguardanti il servizio di devozione offerto a Sri Krsna, krsna-bhakti?

R.- Bhagavan ha sei qualità eterne: possiede in pieno la ricchezza, la forza, la fama, la bellezza, la conoscenza e la rinuncia.

Diverse forme del Signore, bhagavad-svarupa, si manifestano in accordo a come certe di queste citate qualità sono espresse in maggiore o minore grado.

Per esempio quando la Sua manifestazione di ricchezza è al culmine, allora si manifesta come Narayana il Signore di Vaikuntha.

Quando predomina la Sua bellezza e la Sua dolcezza, allora Si manifesta come Vrindavana-Candra Sri Krsna.

Di fatto, solo Sri Krsna è la suprema manifestazione di Bhagavan.

D.- Quanti tipi di forme ha il Signore?

R- Tutte le Sua forme sono pienamente coscienti, bellissime, traboccanti di beatitudine divina, supremamente affascinanti, vigorosamente attive e percettibili attraverso il puro amore.

In conformità alla differente natura delle differenti anime, la forma eterna del Signore si manifesta in un infinito numero di modi. Quindi, in accordo a queste differenze nella manifestazione del Signore, le anime dotate di differenti nature sono eternamente attaccate a Lui nella loro propria forma originale. Solo la forma di Sri Krsna è l’eterna beata svarupa.

D.- Che cos’è il “lila di Krsna”

R.- Tra gli illimitati variegati reami dell’intero mondo spirituale, la parte che supera ogni supremo incanto si chiama Sri Vrndavana.

Sac-cid-ananda Sri Krsna è là presente nella forma di Sri Sri Radha-Krsna, allo scopo di eseguire dei passatempi eterni.

Quando le anime manifestano la loro propria forma di divina beatitudine, allora risiedono in Vrndavana nello stato d’animo delle amiche di Sri Radhika (poiché Lei è la personificazione della suprema beatitudine) e così queste anime ottengono la qualifica per partecipazione negli eterni passatempi di Sri Krsna.

D.- Quali sono gli ostacoli per l’ottenimento di Sri Krsna lila?

R.- Ci sono due tipi di ostacoli:

l. la coscienza materiale, jada-buddhi, e

2. oltre al concetto di coscienza materiale, c’è la coscienza impersonale, nirvisesa-buddhi.

D.- Che cos’è la coscienza materiale?

R- La coscienza materiale è una consapevolezza che è limitata da tempo, spazio, oggetti, aspirazioni, pensieri attività, tutti di carattere materiale.

In accordo alla coscienza materiale, il reame di Vrndavana-dhama viene visto come un luogo materiale, il tempo si suddivide in tre parti (passato, presente e futuro), gli oggetti si riferiscono a tutte le cose periture, e le aspirazioni si riferiscono alle speranze di felicità impermanente, come il raggiungimento dei pianeti celestiali, ecc.

In questa condizione l’anima può pensare solo in termini materiali, finendo per immaginare che le seguenti attività temporanee siano degne di tutta la sua attenzione:

la cultura della civiltà, l’etica morale, la conoscenza scientifica, lo sviluppo industriale e l’aumento della prosperità domestica.

D.- Che cos’è la coscienza impersonale?

R.- Innanzitutto, nel mondo materiale il principio che separa tutte le cose è chiamato visesa, la distinzione basata sulla qualità materiale. Semplicemente rinunciando al pensiero materiale, ci si libera solo del concetto di distinzione materiale, e di conseguenza la coscienza cade nel reame di nirvisesa non­distinzione. In questa condizione si diventa incapaci di percepire la differenza tra gli oggetti materiali, poiché il sé è situato in nirvana o fuso con la dimora impersonale del Brahman.

Questa condizione non è affatto felice.

Privata della naturale felicità dell’anima eternamente cosciente, prema, l’estasì d’amore che si prova per il Signore, rimane nascosta. Gli eterni passatempi di Sri Krsna sono certamente al di là della materia, di fatto essi sono dotati di cin-maya-visesa, o distinzione divinamente cosciente.

D.- Se I passatempi di Sri Krsna sono al di là della materia, perché allora Egli esegue i Suoi lila nel mondo materiale alla fine del Dvapara-yuga?

R- Il Krsna-lila è certamente trascendentale alla materia, ma attraverso il potere della Sua inconcepibile potenza, acintya-shakti, Egli manifesta i Suoi passatempi all’interno della sfera materiale.

Tuttavia, per quanto siano manifestati in questa sfera, i passatempi di Sri Krsna non si mischiano mai con la materia, né diventano soggetti alle leggi materiali.

Questi lila di Krsna hanno due fasi: 1) prakata, manifesti nel mondo materiale; 2) aprakata, manifesti solo nel mondo spirituale, al di là della materia.

Entrambe le condizioni sono suddha-cinmaya, pervase dalla più pura coscienza divina.

I suoi líta sono eseguiti solo a Vaikuntha, il più puramente sacro dei sacri reami, e sono concentrati nella foresta di Vrindavana.

La loro manifestazione nel mondo materiale e nel cuore delle jiva si deve solo alla Sua acintya-sakti e alla Sua immotivata misericordia.

Le anime condizionate che condividono la coscienza materiale, jada-buddhi, sono sfortunatamente imbrogliate persino quando il lila di Krsna viene eseguito nel mondo della materia.

Il contatto che esse hanno con la materia fa veder loro il lila con una visione imperfetta ed errata.

Chiunque diventi libero da jada-buddhi, come avvenne durante i passatempi di Sri Caitanya Mahaprabhu con le due efferate canaglie Jagai e Madhaì, sarà capace anche di comprendere queste verità.

Le fortunate anime che provano il sollievo di vedersi togliere la scorretta visione materiale sono allora attratte verso i passatempi del Signore. Finché le jiva non possono comprendere Sri Krsna tattva, la verità che riguarda il Signore, non possono nemmeno gustare rasa, il dolce gusto divino.

D.- Queste verità riguardanti Krsna-tattva sono principi religiosi del vaisnava dharma. Che succede a quelli che seguono altri tipi di religioni?

R.- Le differenti religioni hanno diverse istruzioni per l’adorazione sia di Isvara, il Dio personale, sia di Paramatma, l’Anima Suprema localizzata nel cuore, o di Brahman, la Sua energia impersonale che tutto pervade, ma questi tre tipi di religioni stanno in ultima analisi puntando nella direzione di Krsna­

tattva

Dopo essersi evolute in direzione ascendente, attraverso i loro vari stadi di sviluppo, le jìva finiranno per ottenere Krisna-bhakti.

Pur raggiungendo l’incompiutezza dei loro vari cammini religiosi, Sri Krisna-bhakti è ancora disponibile per loro.

La consapevolezza della suprema natura di Sri Krsna­tattva è la conoscenza ultima inerente in ogni singola entità vivente.

Capitolo 3°

LO SI PUO’ CONOSCERE ATTRAVERSO TUTTI I VEDA

D.- Come si può conoscere la verità riguardante il Signore, Bhagavan-tattva?

R.- Ciò può essere conosciuto dalla conoscenza dell’anima della verità assiomatica, svatah-sídda-jnana.

D.- Che cos’è la verità assiomatica?

R.- Ci sono due tipi di jnana:

1. assiomatica, svatah-siddha;

2. quella che dipende dai sensi, indriya paratantra.

La conoscenza assiomatíca è la verità naturale che è inerentemente un aspetto della forma originale dell’anima in quanto puro spirito.

È eterna, proprio come la totalità del divinamente cosciente reame. Questa conoscenza assiomatica è chiamata veda o amnaya.

Veda, la forma di pura conoscenza siddha jnana­-rupa, si è manifestata nel mondo materiale nella forma di Rg, Sama, Yajur e Atharva, in concomitanza con le anime condizionate, baddha jiva: questa è la sola conoscenza assiomatica, svatah-siddha jnana.

Qualsiasi altra conoscenza che le anime ordinarie possono accumulare attraverso l’uso dei sensi materiali rientra nel secondo tipo di conoscenza, indriya-paratantra, dipendente dai sensi.

D.- Si può conoscere Baghavan-tattva, la verità riguardante il Signore, attraverso la conoscenza acquisita per mezzo dei sensi, indriya paratantra­jnana?

R- No. Bhagavan è al di là di ogni possibile percezione da parte dei sensi materiali. Per questa ragione è conosciuto come Adhoksaja. I sensi, così come tutti i concetti materiali raccolti dalle percezioni dei sensi, restano sempre lontanissimi da Bhagavat­tattva la verità che riguarda il Signore.

D.- Se Bhagavan è conoscibile attraverso la conoscenza assiomatica, svatah-siddha jinana, dovremmo già essere in grado di conoscerLo attraverso quel tanto di svatah-siddha jnana che già abbiamo. Qual è, quindi, la necessità di studiare le scritture vediche?

R- Veda è davvero presente, nella forma di svatah­siddha jnana, nell’esistenza di ogni singola anima.

In accordo ai vari livelli delle differenti anime allo stato materialmente condizionato, questa conoscenza potrà manifestarsi spontaneamente a qualcuno e rimanere velata per un altro. Perciò, per aiutare le dimentiche anime condizionate a ridestare in sé le verità eternamente assiomatiche, Veda si manifesta anche nella forma di libri che possono essere studiati, recitati ed ascoltati.

D.- Abbiamo sentito dire che si può percepire e comprendere Bhagavan solo attraverso bhakti, il servizio di devozione. Se ciò è corretto, come possiamo allora dire che Lo si può percepire per mezzo di jnana, persino se si tratta di svatah-siddha jnana?

R.- Svatah-siddha jnana è un sinonimo di bhakti. Quando si parla di temi attinenti alla verità suprema, paratattva, alcuni usano il termine jnana e altri bhakti.

D.- Perché allora, nelle scritture che trattano della devozione, bhakti-shastra, si condanna jnana?

R.- I bhakti-shastra esprimono una grande reverenza per svatah-siddha jnana, dichiarando addirittura che oltre a questa conoscenza spirituale puramente evidente non c’è nessun’altra benefica prosperità.

I tipi di jnana condannati dai bhakti-shastra sono:

1. indriya paratantra jnana, la conoscenza basata sulla percezione dei sensi;

2. nirvisesa jnana, conoscenza impersonale non­distinta.

La seconda è semplicemente un’assenza della prima.

 

D.- Tutte le scritture vediche parlano di:

1. Karma, attività compiute con l’intenzione di goderne i frutti;

2 . Jnana, conoscenza speculativa;

3. Bhakti, servizio di devozione.

Da quale di queste può essere conosciuta Bhagavat ­tattva, la verità che riguarda il Signore?

R- Esaminando nell’insieme le dichiarazioni di tutti i Veda, risulta evidente che sono tutte in completo accordo sul fatto che oltre a Bhagavan non c’è davvero nient’altro degno di essere conosciuto.

Il karma, tutte le attività menzionate nei Veda di cui si anela a godere il frutto, in definitiva conduce a Bhagavan.

Quando la conoscenza speculativa, jnana, fruttifica nella sua condizione più pura, allora chi la sta coltivando abbandona ogni dualità sorta da visesa-jnana o da nirvisesa jnana, e fa di Bhagavan la sua meta.

Il processo del servizio di devozione, bhakti, coltiva già per natura una relazione diretta con Bhagavan, perciò il Signore può essere conosciuto attraverso tutti i V éda.

Capitolo 4° L’UNIVERSO É REALE

D.- Cè chi dice: “Questo universo è falso, è fatto solo di maya”. Questa affermazione stabilisce la verità?

R- Questo universo è reale, ma è temporaneo e perituro. Le due caratteristiche “reale” e “eterno” hanno significati separati.

L’universo materiale non è eterno, perché verrà infine distrutto in accordo al desiderio del Signore.

Di fatto, però, è una realtà, non è falso.

Ogni qualvolta le scritture affermano che questo universo è falso, si deve capire che questa affermazione si riferisce semplicemente alla sua natura temporanea e peritura.

D.- Che cos’è maya?

R.- La potenza divina di Bhagavan, parasakti, si compone di un’infinita varietà di energie. Tra tutte queste noi siamo a conoscenza di tre in particolare, i principi di:

1 cit, coscienza

2. jiva anima spirituale;

3. maya, illusione materiale.

Dalla Sua energia cit il Signore fa apparire la manifestazione delle Sue forme e dei Suoi passatempi personali, bhagavat-tattva -prakasa.

Dall’energia detta jiva Egli manifesta un numero illimitato di minuscole particelle atomiche di coscienza, dalla Sua energia maya estrae la manifestazione di questo universo materiale.

Tutto ciò che è prodotto da maya è perituro, ma per tutta la durata della sua manifestazione è comunque reale.

Capitolo 5°

BHEDA, LA DIFFERENZA, È REALE

D.- Ogni qualvolta si parla di Bhagavan e della jiva si dice che sono coscienti, caitanya, la differenza tra di loro è dunque reale o immaginaria?

R.- La coscienza di Bhagavan è onnipervadente, vibhu-caitanya, e quella delle jiva è infinitesimale, anu-caitanya.

Questa differenza tra di loro non è quindi immaginaria, bensì un vero e proprio dato di fatto.

Bhagavan è il Signore della Sua maya-sakti, mentre le jiva sono subordinate a maya-sakti.

D.- Quanti tipi di differenze, bheda, ci sono?

R.- Ci sono due tipi di bheda: vyavaharika, riferita al comportamento, e tattvika, riferita alla virtù.

D.- Che cos’è vyavaharika-bheda?

R- Ciò si può illustrare prendendo ad esempio la differenza tra un vaso di terracotta e un pezzo di stoffa.

Sembrano due cose differenti, ma entrambe hanno la stessa origine: il terreno della Terra.

Nella condizione originale, come terreno, non c’è nessuna differenza tra il vaso e la stoffa.

Questo tipo di differenza è definito vyavaharika-bheda.

D.- Che cos’è tattvika-bheda?

R- Quando una cosa differisce da un’altra sia nella sua funzione sia nella sua causa originale, questo tipo di differenza si definisce tattvika-bheda.

D.- La differenza tra la jiva e Bhagavan è vyavaharika o tattvika?

R- Tattvika.

D.- Perché?

R- Perché non c’è alcuna possibile condizione, di nessun tipo, che possa permettere alla jiva di diventare Bhagavan.

D.- Come possiamo comprendere allora le profonde affermazioni delle scritture, maha-vakya, come per esempio la seguente: “tat-tvam-así”; “Tu sei quello”?

R- Il grande saggio Svetaketu ricevette le seguenti istruzioni: “Tu sei un’anima spirituale, non sei nato dalla materia, bensì dalla coscienza, caítanya. “Da questa lezione non si deve però mai correre alla conlusione che tu possa essere la suprema coscienza onnipervadente, víbhu-caítanya.

D.- Allora le affermazioni delle scritture riguardanti l’unità della jiva con l’onnipervadente fulgore del Brahman non trovano applicazione?

R- Dal punto di vista della jíva, la differenza tra di loro è eterna, e dal punto di vista del Brahman la non­differenza è eterna. Perciò differenza e non-differenza (bheda e abheda) sono entrambe eterne e vere.

D.- Come possiamo comprendere questa contraddittoria conclusione?

R.- Per l’inconcepibile potenza del Signore, acintya-saktí, tutte le verità contraddittorie coesistono in completa armonia, ma le jiva infinitesimali, poiché possiedono un’intelligenza molto limitata, pensano che tali cose siano impossibili.

D.- Perché allora si sentono sempre delle condanne alla filosofia dell’unità?

R- Coloro che propongono la filosofia dell’unità dicono che anche la differenza è eterna e provando ciò essi hanno correttamente compreso la indubbia verità di acintya-bheda-abheda, simultanea e inconcepibile unità e differenza.

Coloro che predicano la filosofia di bheda-abheda sono impeccabili, mentre coloro che sostengono l’una o l’altra, bheda o abheda, sono condannati per la loro adesione ad una verità unilaterale.

D.- Chi è dell’opinione che ci sia solo abheda, non­differenza?

R.- I nirvisesa-vadi, sostenitori della non-distinzione, accettano unicamente la filosofia di abheda, mentre i savisesa-vadi, sostenitori dell’eterna distinzione, non accettano questa filosofia di abheda.

D.- Chi accetta la filosofia savisesa?

R.- Tutte le sampradaya vaisnava l’accettano.

D.- Quante sampradaya hanno i vaisnava?

R.- Ci sono quattro principali dottrine vaisnava:

1. Dvaita,

2. Vsista-advaita,

3. Dvaita-advaita,

4. Suddha-dvaita.

D.- C’è qualche disaccordo ontologico nelle loro vedute?

R- Non c’è alcun vero disaccordo tra le loro dottrine, poiché sono tutte savisesa-vadi, credenti nella distinzione eterna.

Nessuna di loro tollera la filosofia della sola unità, kevala-abheda.

Questi quattro gruppi vaisnava hanno tutti affetto verso il Signore, e di conseguenza accettano i veri principi dell’energia del Signore, bhagavata-sakti.

Gli esponenti della scuola dvaita, i dvaita-vadi, dicono che quelli della scuola esclusivamente advaita sono totalmente ciechi. Ciò dipende dal fatto che i dvaita-vadi possono vedere l’aspetto eterno della dottrina della dualità, dvaita-vada. Questa è l’opinione di Sri Madhvacarya.

I visista-advaita-vadi, dicono che tutte le cose sono dotate di attributi e perciò non possono mai essere advaita o non-duali.

I dvaita-advaita-vadi sono molto espliciti nelle loro vedute, che denunciano con chiarezza la filosofia impersonale di advaita.

Anche la dottrina di suddha-advaita condanna la filosofia advaita e stabilisce la propria conclusione enfatizzando la pura forma degli eterni attributi.

Per quanto si possa dare uno sguardo generale, se c’è un’adeguata comprensione di queste quattro scuole della dottrina vaisnava, è ovvio che non c’è alcun disaccordo tra di loro.

D.- Perché allora Sri Caitanya Mahaprabhu ha accettato solo la dottrina di Sri Madhvacarya?

R- La speciale caratteristica della dottrina di Madhvacarya è che sconfigge con molta chiarezza i fallaci errori della filosofia advaita.

Mantenendo questa posizione di forza, il doloroso disturbo causato dalla filosofia impersonale viene scaraventato via lontano.

Perciò, per apportare alle sfortunate anime condizionate, indebolite inoltre dagli attacchi di kali­-yuga, un beneficio in grado di dimostrarsi sicuro, Sri Caitanya Mahaprabhu ha accettato la dottrina di Madhvacarya. Ma facendo ciò non ha in alcun modo minimizzato l’importanza delle altre tre dottrine vaisnava.

Va benissimo accettare qualsiasi tipo di savisesa-vada filosofia dell’eterna distinzione, perché ciò certamente apporterà eterni buoni auspici.

Capitolo 6° LA JIVA È AL SERVIZIO DI SRI HARI

D.- Qual è l’eterna posizione naturale, nitya-dharma, dell’anima spirituale?

R. – Il nitya-dharma della jiva è krsna-dasya, servire Sri Krsna.

D.- Qual è vaidharmya, l’innaturale e caduta posizione dell’anima spirituale?

R.- La caduta della jiva si ha quando:

1. un’anima che è preda dell’illusione accetta la dottrina della non-differenza, abheda, e ricerca il nirvana impersonale;

2. un’anima stolta ricerca beneficio nei piaceri materiali.

D.- Perché definisci innaturali queste cose?

R.- Sono innaturali perché l’anima spirituale è composta di coscienza eterna, cinmaya, e l’unica natura eterna di cinmaya è la felicità, ananda, e l’amore. priti.

Nella dottrina impersonale della scuola nirvisesa­veda non c’è felicità; l’obbiettivo finale è semplicemente quello di negare l’anima.

E nella filosofia vaisesika, quella della scuola materialista visesa-veda, quell’unica eterna distinzione spirituale dell’anima è obliterata, cancellata. Dunque, in entrambi i casi, il risultato è la rovina della jiva.

D.- Chi ricerca la felicità materiale?

R- Le persone confuse dal loro karma materiale conducono attività che danno frutti nell’imprigionante sentiero dell’azione e della reazione, e a causa di ciò inseguono la felicità futura sorretti dalle speranze di raggiungere i paradisiaci pianeti materiali, ecc.

D.- Chi ricerca potere e influenza nella sfera materiale?

R.- Coloro che hanno raggiunto la perfezione nel sentiero dell’astanga-yoga, il processo composto di otto parti, e anche coloro che praticano il sentiero del sadanga-yoga, composto di sei parti, ricercano quel potere nella sfera materiale che viene concesso come uno dei frutti del loro misticismo, vibhuti.

D.- Che rimane dell’anima spirituale se si rigetta tanto a felicità materiale quanto il nirvana impersonale?

R- -Allora l’anima riposa nella sua naturale gioiosità. Quei due tipi di cosiddetta felicità non sono che semplici designazioni materiali, upadhika; mentre la realizzazione della naturale ed eterna estasi dell’anima non è una designazione materiale, è nirupadhika.

D.- Qual è la realizzazione della vera felicità dell’anima?

R- L’anima spirituale che è spogliata della sua relazione con la materia, percepisce l’estasi della felicità di coltivare la sua relazione con Sri Krsna: una gioia incontenibile, senza limiti, caratteristica della sua pura coscienza. Quella è la naturale felicità della jiva.

Capitolo 7° DIFFERENTI LIVELLI DI JIVA

D.- Le jiva sono tutte di un tipo o ci sono dei differenti livelli relativi?

R- Ci sono differenti livelli relativi tra le jiva.

D.- Quanti tipi di livelli ci sono?

R- Due tipi: ci sono le jiva che vivono nella realtà della loro naturale forma eterna, svarupa, e quelle che vivono nel sogno della loro falsa designazione materiale, upadhi.

D.- Qual è la designazione materiale dell’anima?

R.- La designazione materiale dell’anima consiste di tutte le forme di maya che catturano l’anima, come risultato di aver voltato le spalle a Krsna.

D.- Perché le anime non rimangono nella loro vera posizione, libere dalle designazioni materiali?

R- Le anime che, come loro eterna occupazione, non accettano nient’altro che il servizio non lasciano la loro trascendenza, che è naturale nella loro vera posizione o svarupa, per seguire le designazioni materiali.

La loro attrazione ad essere rivolte verso Krsna non ha fine. Ma coloro che acconsentono alla nozione di ricercare egoisticamente il godimento della loro cosiddetta felicità, volgono le spalle a Krsna, e per questa ragione sono incatenate nella prigione del mondo materiale fatto di maya.

D.- Sarebbe meglio se Krsna proteggesse le anime spirituali da tali sfortunate concezioni erronee; perché non lo fa?

R.- A questo riguardo c’è da dire che Sri Krsna dà alle anime spirituali, in quanto Sue espansioni, una qualità d’indipendenza: un libero arbitrio che permette loro di scegliere tra amarLo o andar dietro alle illusioni egoiste. Se un’anima sceglie di fare un uso egoistico di questa indipendenza, allora la sua svarupa, l’essenziale forma eterna, cade in una posizione di materia insensibile. In questa instupidita condizione, l’anima non può percepire la beatitudine della sua vera indipendenza spirituale, una gioia illimitata che è naturale per un’anima composta di coscienza eterna, cit.

D.- Qual è la forma eterna, svarupa, della jiva? R- La jiva è composta di cit, e godere l’ananda è il suo solo dharma.

D.- Quanti livelli relativi ci sono tra le anime situate nella loro svarupa, la naturale ed eterna posizione?

R- Ci sono cinque tipi, perché ci sono cinque eterni rasa. nitya-rasa, nel mondo spirituale. Essendo naturalmente situate nel loro rispettivo rasa, le jiva rappresentano perciò differenti livelli di esistenza eterna.

D.- Quali sono i cinque differenti rasa?

R- Neutralità (santa), servizio (dasya), amicizia (sakhya), posizione di genitore (vatsalya) e affetto coniugale (srngara).

D.- Per favore, spiegane il significato.

R- In breve:

1. L’attaccamento a Krsna che non comporta una stretta relazione personale con Lui è chiamato santa-rati.

2. L’attaccamento a Krsna nel quale c’è una relazione personale, ma che consiste in un sentimento di servizio reso con timore e reverenza è chiamato dasya-rati.

3. L’attaccamento a Krsna che ha una relazione personale, che è sprovvisto di reverenza al punto da arrivare alla confidenza dell’amicizia è chiamato sakhya-rati.

4_ L’attaccamento a Krsna che ha una relazione personale ed è colmo di un traboccante sentimento di amore, sneha, che porta la jiva a volersi prender cura di Krsna come fa un genitore è chiamato vatsalya-rati.

5. L’attaccamento a Krsna che raggiunge il livello di familiarità dì un’amante, e che è dotato del completo splendore della bellezza è chiamato srngara-rati.

D.- Ci sono dei differenti aspetti di amore, rati, o di rasa?

R- L’amore è nutrito dalla combinazione di questi quattro ingredienti:

1. vibhava – caratteri di supporto e stimolanti specifici.

2. anubhava – tredici risultanti sintomi di estasi.

3. sattvika – otto sintomi estatici particolarmente dirompenti.

4. vyabhicari – trentatre emozioni transitorie d’accompagnamento.

Il divino intrecciarsi di questi quattro ingredienti stimola il continuo sgorgare dell’eternamente perfetto rasa.

D.- Quanti differenti livelli ci sono nelle condizioni materialmente designate?

R- Ci sono tre tipi basilari:

1. Le jiva con una coscienza nascosta, come gli alberi e le piante, ecc.

2. Le jiva con una coscienza inibita o soffocata, come gli animali, gli uccelli, ecc.

3. Le jiva con una coscienza allo stato di germoglio, come le persone sprovviste di devozione, ecc.

D.- Quanti differenti tipi di jiva ci sono, considerando quelle materialmente condizionate e quelle spiritualmente liberate?

R- Ci sono tre tipi basilari:

1. nitya-mukta o anime eternamente liberate. Esse sono trascendentali alla materia;

2. baddha-m ukta, o coloro che stanno vivendo nel mondo materiale, ma non ne sono imprigionate;

3. nitya-baddha o anime perpetuamente condizionate, completamente impigliate in perplessità materiali.

D.- Che tipo di anime viene classificato come nítya­baddha, anime perpetuamente condizionate?

R- Sono considerate nítya-baddha i tre tipi di anime la cui coscienza è nascosta, inibita o soffocata e allo stato di germoglio.

D.- Quanti tipi di baddha-mukta ci sono?

R- Ci sono due tipi:

l . le jiva con una coscienza in fiore, come i praticanti sul sentiero della devozione, sadhana-bhakta;

2. le jiva con una coscienza completamente fiorita, come i devoti che stanno gustando le effusioni dell’estatico servizio di devozione dovuto al fatto di essere situati nel loro naturale rasa eterno, sthayi-bhava-bhakta.

D.- Dove risiedono i nítya-baddha e i baddha-mukta?

R.- Vivono nel mondo di maya.

D.- Dove risiedono i nitya-mukta?

R- Nel mondo spirituale di Vaikuntha, il luogo dove non c’è alcuna ansietà.

D.- Quanti livelli comparativi di anime con una coscienza allo stato di germoglio ci sono?

R- Ce ne sono molti, ma in linea di massima è possibile classificarli in sei tipi generali:

l. Le tribù incivili di gente ignorante, come gli aborigeni Pulinda, i montanari Sabara, ecc.

2. Le razze civilizzate che hanno uno sviluppo della scienza e della conoscenza materiale, con un’enfasi sulla produzione industrializzata di beni materiali, esse non sanno quale sia l’appropriata condotta morale, né hanno una vera fede in Dio; queste sono le caratteristiche dei mleccha, le razze che si cibano di carne, ecc.

3. Le razze che non hanno alcun Dio personale, ma che hanno una grande attrazione per la bellezza naturale del mondo materiale, come i buddisti, ecc.

4. Le razze la cui etica comprende una filosofia e una fede riguardanti un Dio immaginario, come succede ai Karma-vadi, gli adoratorí dei vari Deva, ecc., che fanno del bene con la speranza di essere elevati ai pianeti superiori. Diciamo un Dio immaginario perché essi credono che questo o quel Deva sia la Suprema personalità divina.

5. Le razze che accettano il vero Signore della creazione, ma non Gli offrono servizio con uno spirito di devozione.

6. Le razze che hanno una forte attrazione per la dottrina della finale unità impersonale, nirvisesa­vada, come i jnana-kandi, coloro che praticano il sentiero della conoscenza spirituale fatto dì alterchi e dibattiti intellettuali.

D.- Quali sono i differenti livelli di tutte queste classificazioni di anime?

R- A partire dalle entità che hanno una coscienza nascosta, su fino alle entità con una coscienza allo stato di germoglio, esse sono tutte classificate in accordo al grado della loro occupazione nei principi del servizio di devozione offerto al Signore, bhakti­tattva.

Tra le entità con una coscienza in fiore, i devoti, e le entità la cui coscienza è completamente fiorita, i devoti in estasi, i livelli di comparazione sono ovvii.

Capitolo 8°

LIBERAZIONE È IL RAGGIUNGIMENTO DEI PIEDI DI LOTO DI KRSNA

D.- Quanti differenti tipi di liberazione, moksa, ci sono?

R- È detto che ci sono cinque tipi di moksa:

1. salokya, vivere sullo stesso pianeta del Signore;

2. sarsti, ottenere opulenze divine simili al Signore;

3. samipya, diventare un intimo associato del Signore;

4. sarupya, ottenere un aspetto fisico simile al Signore;

5. ayujya, fondersi nello sfolgorio impersonale del Signore.

Tra queste la sayujya-nirvana, il concetto di liberazione ottenuta diventando tutt’uno in suprema unità, è specificatamente l’errata macchinazione della filosofia della non-differenza, nirvisesa-vada.

Questo errore non deve essere preso in considerazione dalle anime stolte.

Dal punto di vista del Brahman impersonale, questa forma di fusione è una forma di realizzazione. Ma quando un’anima diventa perfezionata conoscendo la verità della simultanea unità e differenza, bheda­-abheda, allora l’aspetto di unità, che in precedenza aveva il potere di obliterare ogni differenza, è incapace di rimanere prominente.

D.- Che cos’è allora vera liberazione?

R- Solo la realizzazione, nella sua forma più pura, dei piedi di loto di Sri Krsna è vera liberazione.

D.- Perché è chiamata liberazione solo la realizzazione dei piedi di loto di Sri Krsna?

R- Perché il rifugio dei piedi di loto di Sri Krsna ti mette automaticamente in libertà dalle influenze della materia. Le altre forme di liberazione sono solo situazioni temporanee, poiché l’anima deve ricadere di nuovo quando gli effetti sono conclusi. Ma l’estatica beatitudine di bere il nettare dei piedi di loto del Signore è permanente, perciò che altro potrei proprio definire liberazione?

D.- Potresti dare un esempio, per favore?

R- Quando si accende una lampada, essa simultaneamente diffonde la sua illuminazione e distrugge l’oscurità. In questo esempio, l’oscurità rappresenta il principio della liberazione impersonale, e la luce rappresenta il principio di essere situati ai nettarei piedi di loto di Sri Krsna. La luce della lampada è perenne, l’oscurità no. Può esistere solo per un breve periodo, mentre l’illuminazione della luce è eterna.

Capitolo 9°

LA PURA ADORAZIONE DI SRI KRSNA

È LA CAUSA DI LIBERAZIONE

D.- Che cosa si deve fare per ottenere la liberazione che consiste nel bere il nettare dei piedi di loto di Sri Krsna?

R- Si ottiene quel nettare impegnandosi con devozione nella pura adorazione di Krsna, amala­krsna-bhajana.

D.- Spiega meglio questo amala-krsna-bhajana.

R- Quando un’anima soggiogata al mondo materiale esegue un’adorazione libera da impurità, con il solo proposito di ottenere attrazione verso Krsna, ciò si definisce amala-krsna-bhajana.

D.- Quali sono le impurità che intralciano il krsna­bhajana?

R- Le tre impurità sono: il desiderio di gratificazione materiale dei sensi, il desiderio di avere per meta la fusione impersonale e il desiderio di poteri mistici.

D.- Quali sono i desideri di gratificazione materiale dei sensi?

R- Essi sono di tre tipi: il desiderio di godere dei piaceri sensuali mondani, il desiderio di godere nei paradisiaci pianeti materiali nella prossima vita e il desiderio di godere dell’apparente pace derivante dall’arida rinuncia.

D.- Affermi che si deve abbandonare la gratificazione sensuale, i principi religiosi che apportano felicità nella prossima vita e persino la rinuncia; ma come si potrà mantenere il proprio corpo? Come beneficiare del mondo? Come alleviare i disturbi che sorgono dall’entusiasmo per la sensualità?

R- Non è possibile abbandonare completamente le faccende dei sensi materiali, i principi religiosi intesi per il benessere del mondo o la rinuncia che apporta pace.

Tuttavia, almeno il desiderio di godere di queste cose, così come gli entusiastici sforzi per ottenerle, devono certamente essere abbandonati.

D.- Come può essere possibile ciò?

R- Semplicemente esegui tutti i doveri fisici, mentali e sociali necessari tenendoti in accordo al sistema del varna-asrama-dharma, la divisione spirituale della struttura sociale.

Devi eseguire tutte queste attività in modo tale che ti siano di adeguata assistenza nella coltivazione del servizio di devozione offerto a Sri Krsna.

Compiendo ciò in modo appropriato, vedrai che non ci sarà alcun impedimento alla tua diretta coltivazione della pura coscienza di Krsna.

Usa qualsiasi cosa che ti viene facile, in accordo al tuo modo di vivere per nutrire la tua diretta coltivazione della devozione. Ciò ti aiuterà nel tuo avanzamento divino. poiché un tale stile di vita soddisfa automaticamente e simultaneamente tutti i doveri, la religiosità e la rinuncia.

D.- I doveri e le attività materiali sono certamente molto differenti dalle verità spirituali; eseguendo tali attività. come si potrà nutrire la propria eterna natura spirituale?

R- Il segreto è integrare le faccende dei sensi, la conoscenza materialistica e tutte le relazioni materiali, facendole combinare con le emozioni d’estasi che fanno sorgere la pura krsna-bhakti.

Occupa tutti i tuoi sensi soltanto nel servizio della divinità la sacra forma del Signore.

Illumina l’anima col puro attaccamento per Krsna mangiando il Suo prasadam, canta le Sue meravigliose qualità, odora foglie di tulasi unte di pasta di sandalo che hanno toccato i piedi di Krsna, ascolta e canta argomenti riguardanti Krsna, tocca le persone e le cose che sono relazionate con Krsna, vai a vedere Krsna nel tempio, ecc.

In questo modo tutte le tue attività saranno gradualmente offerte a Krsna, e quando tali cose porteranno al risveglio dei sintomi estatici, allora i tuoi impedimenti svaniranno e sarai conosciuto come un devoto, un sadhaka.

D.- Se accetto uno stile di vita semplice, con solo lo stretto necessario per mantenere il corpo, e se elimino i desideri materiali con la pratica e i regolamenti, non potrei allora ottenere innanzitutto samadhi per mezzo solo della conoscenza, e quindi gradualmente sviluppare devozione per Krsna?

R- No, perché l’attaccamento ai sensi e agli oggetti dei sensi è così fermamente radicato nella coscienza.

Persino se ti sforzi nelle pratiche yoga di yama, controllo dei sensi, niyama, pratica regolata, e pratyahara, ritrazione della mente dalle attrazioni mondane, è pur sempre difficilissimo eliminare la tua relazione con gli oggetti dei sensi.

La natura dell’attaccamento è tale che, a meno che non sperimenti un oggetto superiore di percezione, sarai incapace di abbandonare quello precedente. Ma se mantieni una cosa superiore di fronte a te, in modo che il tuo prorompente flusso di attaccamento possa slanciarsi verso di esso, allora potrai molto facilmente abbandonare il tuo attaccamento verso qualsiasi anteriore oggetto dì percezione.

Perciò, se esegui le devote attività che ho precedentemente menzionato, già quello costituisce da solo amala-krsna-bhajana, immacolata devozione per Krsna.

D.- Che cosa si definisce allora samala-krsna­bhajana, adorazione di Krsna contaminata da impurità?

R.- L’adorazione di Krsna eseguita da chi mantiene la mentalità di ottenere qualche guadagno, da chi si sforza nella pratica dello yoga o nutre speranze di liberazione impersonale, tutto ciò è detto samala, macchiato da impurità. Queste condizioni rendono impossibile ottenere la vera liberazione nel rifugio dei piedi di loto di Krsna.

D.- Per favore, riassumi la condizione di colui la cui adorazione è immacolata.

R.- Diventare una persona giusta è semplicemente mantenere il corpo senza peccato, pur vivendo nel mondo materiale: accetta un tale stile di vita come “devozione secondaria” di Krsna-bhakti. Ciò che ti viene facile acquisire durante la tua vita, accettalo come favorevole per la diretta coltivazione del servizio reso con devozione.

D.- Quanti tipi di diretta coltivazione ci sono?

R- Ci sono nove tipi:

1. sravana, l’ascolto.

2. kirtana, il canto.

3. smarana, il ricordo.

4. pada-sevana, il servizio reso ai piedi del Signore.

5. arcana, l’adorazione della divinità.

6. vandana, l’offerta di preghiere.

7. dasya, diventare Suo servitore.

8. sakhya, diventare Suo amico.

9. atma-nivedana, offrire la totalità del proprio sé.

D.- Che cosa succederà coltivando tutte queste pratiche?

R.- Attraverso la graduale rivelazione delle emozioni estatiche, sperimenterai il risveglio del puro amore divino prema.

D.- Che cos’è prema?

R.- Non può essere spiegato a parole, è un gusto divino, rasa. Possa tu provarlo da te e allora saprai.

D.- Durante lo stadio di pratica della devozione, a quali cose dobbiamo stare attenti?

R.- Si deve evitare vikarma, le attività indecenti e akarma, l’inattività. Si eviti anche di essere confusi dal karma, di praticare l’arida rinuncia, l’arida conoscenza e le offese.

D.- Quante cose costituiscono vikarma, le attività indecenti?

R.- Ci sono numerosi tipi di vikarma. I seguenti sono solo alcuni dei più importanti:

. Invidia.

. Crudeltà

. Durezza di cuore.

. Violenza verso qualsiasi entità vivente.

. Desideri lussuriosi rivolti verso l’altrui consorte.

. Ira.

. Avidità per i possedimenti altrui.

. Assorbimento nel vantaggio egoistico.

. Imbroglio.

. Mancanza di rispetto.

. Orgoglio.

. Illusione mentale.

. Impudicizia e sporcizia.

. Vandalismo, danneggiare gli altri.

D.- Che cos’è akarma?

R-. Ateismo, ingratitudine e mancato servizio alle grandi anime.

 

D.- Che cos’è karma?

R- Karma si riferisce alle attività pie, dettate dal dovere. Ci sono numerosi tipi di attività pie, e la seguente lista enuncia alcuni dei doveri più importanti:

Aiutare gli altri.

Servire i propri superiori.

Carità.

Sviluppo costruttivo.

Veridicità.

Pulizia.

Semplicità.

Perdono.

Misericordia.

. Occupazione in accordo alle proprie qualifiche.

. Appropriata rinuncia.

. Considerazione imparziale, senza pregiudizi.

D.- In che modo diventiamo confusi da karma?

R.- Ciò avviene quando le acquisizioni materiali, guadagnate grazie alle attività pie, rendono la mente compiacente e perciò si finisce per girare le spalle a quel che porta all’avanzamento dell’anima.

D.- Che cos’è l’arida rinuncia?

R.- La rinuncia praticata con grande sforzo è definita arida o sovversiva. Quando il proprio servizio di devozione aumenta, allora si è automaticamente situati nella vera rinuncia; ciò è definito puro distacco o appropriata rinuncia.

D.- Che cos’è l’arida conoscenza?

R.- È chiamata arida conoscenza quella che non si focalizza in modo specifico sulla verità eterna della coscienza divina.

D.- Quanti tipi di aparadha, attività che ci fanno voltare le spalle al servizio di devozione, ci sono?

R- Ci sono due tipi di offese: seva-aparadha, offese commesse durante l’esecuzione del servizio di devozione, e nama-aparadha, offese commesse recitando o cantando i Santi Nomi.

D.- Riassumendo, come possiamo definire in breve amala-bhajana, adorazione immacolata?

R- Accettare il corso della propria vita con un sentimento di distacco, ottenere una pura conoscenza del Signore, ascoltare e cantare le Sue glorie in compagnia delle persone sante: tutto ciò é considerata adorazione immacolata.

Capitolo 10

TRE EVIDENZE

SABDA – PRATYAKSA – ANUMANA

D.- Che cos’è pramana, l’evidenza?

R.- Pramana è ciò che permette di accertare la verità.

D.- Quanti tipi di evidenza ci sono?

R.- Tre tipi.

D.- Quali sono?

R.- Suono spirituale, sabda, percezione diretta, pratyaksa e logica, anumana.

D.- Che cos’è il suono spirituale?

R.- Tutte le scritture vediche sono evidenze nella forma di suono spirituale, poiché esse sono la manifestazione della conoscenza assiomatica, svatah-siddha- jnana. Esse sono in assoluto la migliore forma di evidenza. La ragione è che senza tale forma di evídenza, non è possibile conoscere la verità che vive eternamente oltre la materia temporale.

D.- Perché il Signore o il mondo spirituale non possono essere osservati dalla percezione diretta e dalla logica?

R.- L’evidenza della percezione diretta, pratyaksa, è semplicemente quella conoscenza che viene raccolta dalle materialistiche impressioni sensuali. La logica, anumana, può prospettare conclusioni solo fino a quella stessa risorsa di osservazione materiale. Queste due forme di evidenza possono dare solo una conoscenza del mondo materiale, niente più.

D.- Perché allora accettiamo i processi della percezione diretta e della logica nell’accertare la verità della meta suprema della vita?

R.- Perché essi sono degli effettivi strumenti con i quali confermare la perfetta veridicità di quell’informazione ricevuta da sabda-pramana, l’evidenza come suono spirituale: i Veda.

*********** *********** ***********